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Presentazione di disegni di legge 

del ministro pei lavori pubblici

[La seduta viene occupata quasi integralmente dalla discussione sulla provincia di Benevento - i disegni di legge verranno discussi il 2 luglio 1861]

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TORNATA DEL 15 MAGGIO 1861
PRESIDENZA DEL COMMENDATORE RATTAZZI.

SOMMARIO. Sorteggio degli uffici. — Omaggi. — Congedi. — Relazione sull’accertamento del numero dei deputati. impiegati, e sul progetto di legge per la costruzione di una ferrovia da Porta a Massa. — Verificazioni di elezioni — Elezione del collegio di Spoleto — Il deputato Brofferio combatte la convalidazione proposta dalla Commissione, e domanda un'inchiesta — Vi si oppongono il ministro per l’interno, ed il relatore Solaris — L'inchiesta è rigettala, e l'elezione è convalidata. — Presentazione di disegni di legge del ministro pei lavori pubblici: per il miglioramento del porto di Rimini; per lo svincolamento della cauzione dei signori Mortoti Peto, ed altri, relativa alla ferrovia dal Varo alla Parmignola, e per la concessione al signor Talabot per la costruzione di una ferrovia da Napoli al mare Adriatico, e cenni in proposito — Istanza del deputato Amari circa la ferrovia della Sicilia, e risposta del ministro. — Annunzio d'interpellanza del deputato Ricciardi circa alcuni fatti di Napoli, e osservazione del ministro — È stabilita per lunedi. — Discussione del progetto di legge del deputato Caso, e di altri, per sospensione del decreto della luogotenenza circa la nuova provincia di Benevento — Il deputato Gretta oppone la questione pregiudiziale alla proposta della Giunta — È combattuta dal deputato Macchi relatore, e appoggiata dal deputato Massari — Proposta sospensiva e pregiudiziale del deputato Caracciolo, e di altri, combattuta dal deputato Pica — Considerazioni in vario senso dei deputati Pisanelli, Torre, Conforti, Nisco, Ciccone, Macchi relatore, Capone, e del ministro per l'interno — È respinta la proposta del deputato Pica — Si approva quella del deputato Caracciolo, con aggiunta del deputato Massari.

La seduta è aperta all'una e mezzo pomeridiane.

CAVALLOTTI, segretario, dà lettura del processo verbale della tornata precedente, il quale è approvato.

[...]


PRESENTAZIONE DI SCHEMI DI LEGGE: 1° PER LAVORI DI ESCAVAZIONE ALI PORTO DI RIMINI; 2° PER LIBERARE LA CAUZIONE PRESTATA DAI SIGNORI MORTON PETO E COMPAGNIA PER LA CONCESSIONE DILLA FERROVIA LIGURE; 3° PER APPROVARE LA CONCESSIONE DI USA FERROVIA DA NAPOLI AL MARE ADRIATICO.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il signor ministro dei lavori pubblici per presentazione di disegni di legge.


PERUZZI, ministro dei lavori pubblici. Ho l’onore di presentare alla Camera tre disegni di legge, d’accordo col mio collega il ministro delle finanze.

Il primo di questi si riferisce allo stanziamento d’una somma di 226,000 lire per lavori d’escavazione al porto di Rimini.

Il secondo è per dichiarare libera la cauzione di L. 500,000 prestata dai signori Morton Feto e Williams R. Wagstaff. per la concessione della ferrovia ligure loro fatta, che non ebbe effetto.

Il terzo ha per oggetto di approvare la convenzione relativa alla concessione d’una ferrovia da Napoli al mare Adriatico alla volta d’Ancona da una parte, ed alla volta di Otranto e di Taranto dall'altra.

La Camera ricorderà che nella seduta del 5 aprile, rispondendo all’interpellanza relativa ai lavori pubblici dell’ex-reame di Napoli, io ebbi l’onore di assicurare che, per i ragguagli che aveva avuti, per quanto dipendeva dalle condizioni tecniche dell’opera, si sarebbe potuto ottenere una comunicazione ferroviaria tra Torino e la città di Napoli nello spazio di 18 mesi, meno due interruzioni, ad Ancona e traverso l’Apennino.

Ora mi è grato poter assicurare la Camera che ho potuto ottenere per parte dei concessionari l’impegno di dar aperta questa strada da Ancona sino a Napoli pel 1° gennaio 1863, meno le due anzidette interruzioni, a condizione, oltre alle solite garanzie e solite penalità, che, se essi non arriveranno a dare aperto l’esercizio da Ancona a Napoli pel 1° gennaio 1863, perderanno un premio di tre milioni, e dovranno pagare un milione di penale per ogni mese di ritardo.

Prego la Camera a voler dichiarare d’urgenza questo progetto, giacché tutti intendono come per raccogliere il capitale che è ingentissimo da spendere in così breve tempo, e per dare massima attività ai lavori, è necessario che sia presto convertito in legge questo progetto.

PRESIDENTE. La Camera dà atto al signor ministro dei lavori pubblici della presentazione di questi due progetti di legge che saranno stampati e distribuiti.

Secondo la fatta domanda, se non ci sono opposizioni, s’intenderà decretato d’urgenza il progetto di legge per la conferma della convenzione relativa alla ferrovia da costrursi sul territorio napolitano.

(È dichiarato d’urgenza. )

AMARI. Domanderò al signor ministro dei lavori pubblici quando avremo il piacere di aver presentate tutte le leggi che riguardano le strade ferrate della Sicilia.

Sono quindici giorni che, per quanto io so, è stato fatto il deposito di sei milioni; la Sessione è molto avanzata; perciò io prego il signor ministro ad affrettarsi, affinché possa essere votata la legge che deve approvare le convenzioni colla società che dovrà intraprendere quei lavori, tanto legittimamente dalla Sicilia desiderali e sperati.

PERUZZI, ministro dei lavori pubblici. Già nella relazione sul progetto di legge che ho avuto l’onore di presentare, ho annunziato che fra pochi giorni sarebbe stato presentato anche il disegno di legge sopra le strade ferrate della Calabria e della Sicilia.

È verissimo quello che asserisce il deputato Amari, che fino dal 30 di aprile fu fatto il deposito di sei milioni di lire richiesto dalla convenzione provvisoria; ma in quella convenzione era detto altresì che dovesse essere compilato d’accordo il capitolato. Ora, per la compilazione di questo capitolato, erano stati accordati quindici giorni, e stamane mi è stato annunciato che esso è quasi preparato e che domani mi sarà rimesso.

In pochi giorni io prenderò ad esame quest’affare di tanta importanza, ed appena compiuto quest’esame, avrò l’onore di presentare alla Camera il relativo disegno di legge.


ANNUNZIO D’INTERPELLANZE

SULLE CONDIZIONI DI NAPOLI.

RICCIARDI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare.

RICCIARDI. Io vengo da Napoli e intendo riferire alla Camera quello che ho veduto e sentito durante il mio soggiorno in quella città. Io non voglio sollevar tempeste, bensì desidero di esporre fatti assai gravi, sopra alcuni dei quali vorrei alcuni schiarimenti dagli onorevoli ministri.

Io desidererei che la mia esposizione potesse aver luogo il più presto possibile. So che l’uso è di dar tempo ai signori ministri per fare le loro risposte; ma, trattandosi di cose urgenti, io pregherei la Camera di permettermi di esporre il più presto possibile i fatti su cui intendo interpellare i signori ministri, acciocché essi, quantunque non presenti, possano prenderne cognizione domani nel rendiconto uffiziale, e siano in grado di dare posdomani le loro risposte.

Io vorrei dare lutto il tempo possibile ai signori ministri per rispondere alle mie domande, perché, in generale, rispondendo immediatamente, non possono dare risposte precise e positive.

Signori, io credo che in questo momento la questione italiana si riassùma nella questione di Napoli. Ricordatevi che in tutti i tempi gli avvenimenti delle provincie meridionali hanno esercitata un’altissima influenza sugli avvenimenti d’Italia.

Io non citerò che due fatti dolorosi...

PRESIDENTE. (Interrompendo) Prego l’onorevole Ricciardi di consentire che s’oda, prima d’inoltrarsi nello svolgimento del merito, se il signor ministro intende rispondere fin d’ora.

MINGHETTI, ministro per l’interno. Io proporrei di fissare la discussione a lunedì, se l’onorevole interpellante crede.

RICCIARDI. È troppo tardi lunedì!

MINGHETTI, ministro per l'interno. Se l’onorevole interpellante vuol far la sua esposizione fin d’ora, io poi non mi oppongo, ma mi riserverò in questo caso di rispondere quando lo crederò opportuno. Però reputerei più consentaneo agli usi parlamentari di fissare un giorno determinato per l'interpellanza e la risposta.

GALLENGA. Io non credo che il ministro possa esimersi dal rispondere, se nel discorso del signor Ricciardi occorressero cose che assolutamente obblighino il ministro a dare delle spiegazioni; se perciò il signor ministro non è preparalo a dare adesso queste spiegazioni, io credo che la discussione non può in questa seduta  né seguire,  né incominciare; onde penso che le interpellanze del deputalo Ricciardi debbano essere differite ad un altro giorno.

RICCIARDI. Io me ne rimetto alla sapienza della Camera.

MINGHETTI, ministro per l'interno, io desidero che queste interpellanze siano portale all’ordine del giorno di lunedì; io intanto avrò l’occasione di conversare col signor Ricciardi, e spero che non avrà difficoltà d’indicarmi in particolare i punti sommari sui quali intende portare le sue interpellanze.

PRESIDENTE. Il signor Ricciardi aderisce a che sia differita la discussione a lunedì?

RICCIARDI. Aderisco, perché non posso fare altrimenti. (Si ride)


DISCUSSIONE DEL PROGETTO DI LEGGE DEL DEPUTATO CASO E DI ALTRI SULLA NUOTA CIRCOSCRIZIONE DELLA PROVINCIA DI BENEVENTO.

PRESIDENTE. L’ordine del giorno porta la discussione sul progetto di legge per la sospensione del decreto 17 febbraio 1861 della luogotenenza di Napoli intorno alla circoscrizione della nuova provincia di Benevento.

Do lettura del progetto di legge quale venne formolato dalla Commissione:

«Art. 1. Il decreto della regia luogotenenza di Napoli, che costituisce la provincia di Benevento, verrà attuato colle modificazioni indicate nelle tabelle qui unite.

«Art. 2. Il ministro dell’interno è incaricato dell’esecuzione della presente legge. »

MINGHETTI, ministro per l’interno. Domando la parola.

PRESIDENTE. Ha la parola.

MINGHETTI, ministro per l’interno. La Camera vorrà permettermi ch’io ascolti la discussione che avrà luogo, prima di dichiarare se il Ministero accetta o no questa proposta della Commissione. Di vero, quando la quistione fu portata alla Camera, trattavasi di sospendere un decreto, la cui esecuzione deve aver luogo il primo giugno e per cui molti apparecchi sono già fatti. «La Commissione ha credulo di sostituire a questo concetto un altro concetto, che è quello di modificare fin d’ora quella circoscrizione, facendone una nuova e definitiva. .

È evidente che la questione in gran parte dipende dagli interessali, e che, qualora tutti gli onorevoli deputati che rappresentano quelle provincie si trovassero d’accordo nel riconoscere questa modificazione siccome vantaggiosa a tutta la provincia di Benevento ed alle altre finitime, il Ministero non avrebbe in tal caso nessuna ragione di oppugnare questa proposta; qualora per contro questo non avvenisse, allora mi riservo di chiarire il pensiero del Governo nel seguito della discussione.

macchi, relatore. Trattandosi di un progetto di legge il quale riguarda interessi locali, la Commissione ha creduto più conveniente di ordinare i suoi studi per modo da risolvere nel seno della Commissione il maggior numero di dubbi e di difficoltà, e così lasciare alla Camera minor adito a perdersi in troppo lunga discussione. Con ciò si sarebbe ottenuto anche il vantaggio di risparmiare molto tempo, il quale è un rilevante tesoro; tanto più che ci faceva un senso di fastidio il pensiero di dover occupare la Camera di interessi locali, mentre tanta mole di interessi generali ci sta sulle spalle.

Per il che la Commissione si è fatta un dovere di chiamare nel suo seno in via amichevole i proponenti, la legge di sospensione del decreto di luogotenenza, e debbo dire ad onore del loro patriottismo che, avendo noi consentite alcune modificazioni richieste dalla natura delle cose e dalla più manifesta giustizia, questi proponenti aderirono al progetto della Commissione.

Ciò ho creduto bene di dire, perché la discussione sarà agevolataed assai quando la Camera sappia che la Commissione ha il consenso dei proponenti la legge, ed eziandio perché mi è grato profittare di questa occasione per rendere omaggio sincero alla liberale condiscendenza di cui diedero prova cotesti nostri colleghi.

PRESIDENTE. La discussione generale è aperta.

GRELLA. Domando la parola.

Io intendo di promuovere una questione pregiudiziale...

PRESIDENTE. Appunto intendeva di dare a lei la parola prima che agli altri oratori iscritti, limitandola però alla questione pregiudiziale.

GRELLA. Dalla relazione presentata dall’onorevole Macchi, la Camera avrà rilevato che colui il quale più si oppose all’avviso della Commissione fui appunto io. È mestieri perciò che manifesti le ragioni che m’indussero, e che tuttavia mi spingono ad avversare la proposta che vi è stata sottomessa.

Che cosa chiedevano e l’onorevole Caso e gli altri sette nostri colleglli col disegno di legge che presentavano? La semplice sospensione del decreto della luogotenenza di Napoli del 17 febbraio, fino a che il Parlamento non avesse volala la legge sulla ripartizione generale del paese.

Che cosa ha fatto la Commissione? Una completa riforma della circoscrizione territoriale stabilita nel mentovalo decreto.

MACCHI, relatore. Chiedo di parlare.

GRELLA. Ora io domando: doveva, poteva la Commissione discutere e riferire di ciò che non era stato preso in considerazione dalla Camera, di ciò che non era stato trattato dagli uffici? Io penso di no. La questione era stata messa in termini assai precisi: conveniva accogliere o respingere il progetto dell’onorevole Caso? o, in altre parole, doveasi o non dare esecuzione al decreto del 17 febbraio?

Ecco di che doveva soltanto occuparsi la Commissione; ma mutare sostanzialmente quel progetto, presentarne anzi un altro d’indole tutt’affalto diversa, io per me credo che ciò sia contrario e alla logica ed agli usi parlamentari.

Nessuno più di me riconosce le lodevolissime intenzioni che mossero la Commissione nell’agire in tal modo;  né io sarei della minoranza se fosse riuscita nel suo generoso proposito. Questi egregi deputati si lusingavano di poter conciliare tutti i vari interessi e pregiudizi municipali e privali che una nuova circoscrizione territoriale suole sempre urtare, scompigliare ed allarmare.

Ma, dacché si vide che il vantaggio dell’uno era il danno dell’altro, dacché si toccò con mano essere impossibile il contentare tutti, dacché insomma si riconobbe che quest’amalgama era un’utopia, io non mi so più dar ragione del perché si sia voluto continuare in una via, che non solo non conduceva più allo scopo prefisso, ma che invece portava a ledere enormemente gl’interessi di un’intera provincia, della provincia cioè di Principato Ulteriore.

Messo quindi da banda questo pio, ma infruttuoso proposito, io non so vedere qual altro principio, qual altro sistema abbia tenuto la Commissione nel creare la sua nuova circoscrizione. Ha forse stimato di fare un’equa e scambievole transazione fra tutte le provincie interessate? No, o signori, perché, se transazione vi è stata, questa si è fatta a spese solo della provincia di Avellino. Infatti Molise restituisce a Terra di Lavoro due mandamenti avuti in compenso, ma dall’altra parte riprende due dei cinque mandamenti ceduti a Benevento; Terra di Lavoro ripiglia quattro o cinque mandamenti e qualche comune; Salerno riprende uno, ed il migliore dei due mandamenti da essa staccati; solo la provincia di Avellino deve continuare a cedere a Benevento tutto ciò che era stabilito nel decreto del 17 febbraio, cioè sei mandamenti e due comuni, e ciò non ostante restituire alle limitrofe e vastissime provincie di Salerno e di Terra di Lavoro tre mandamenti ed una popolazione di circa 40 mila anime. Or mi si dica se questa transazione sia equa o leonina.

PICA. Domando la parola.

GRELLA. Forse la Commissione ha preso per norma le petizioni presentate nella Camera da vari comuni? Neppure, o signori, poiché, se ha dato ascolto ai richiami di Baiano e di Montoro, perché trattavasi di toglierli dalla provincia di Avellino, ha poi messo in non cale le petizioni di molti altri comuni.

MACCHI, relatore. Di quali comuni?

GRELLA. Di Guardia San Fremondi, di Sant’Agata de’ Goti, e che so io.

MACCHI, relatore. Sant’Agata de’ Goti no, certo.

GRELLA. Anzi si è giunti a togliere ad Avellino un mandamento, il quale non aveva ancora reclamato.

Si sarà forse tenuto conto delle ragioni topografiche? Niente affatto. Dei compensi ricevuti Avellino vien privato di tre mandamenti che sono a due ore di distanza da quel capoluogo, ed invece gli si lasciano tre altri mandamenti che distano di 40 o SO miglia. Qua un monte, ma solcato da strada maestra, è bastato a far sì che un mandamento non potesse essere aggiunto ad un’altra provincia, e là monti e fiumi senza strade e senza ponti non sono stati di ostacolo alla aggregazione.

Insomma, da qualunque lato si osservi il progetto della Commissione, è impossibile lo scorgere un principio complessivo e generale da cui sia stalo informato. E sarei ben curioso di sapere quali siano quelle ragioni di più vasta utilità, come dice la relazione, che richieggono il sacrifizio della mia provincia natia.

È cosi che si è creduto di rettificare il decreto del 17 febbraio, il quale almeno aveva, se non altro, il vantaggio di essere stato fatto sopra luogo e da persone che conoscevano un poco meglio le condizioni, gli interessi e la posizione di quei paesi.

Ma, nel modo proposto, a quali sconci si provvede, a quali reclami si soddisfa, senza far sorgere e nuovi e maggiori sconci e reclami?

Se quel decreto ha suscitato delle lagnanze, la Commissione, valutandole e trovandole giuste, poteva indursi ad appoggiare la sospensione proposta, ma non mai trascendere a modificare quello che in quel decreto era stato stabilito. Questo non era il suo compito, poiché niun mandato aveva ricevuto a tale oggetto.

Non è poi la sola circoscrizione di Benevento che ha suscitato tanto rumore di opposizione; egual sorte hanno incontrato e le circoscrizioni sancite con la legge del 1859, e le circoscrizioni ordinate dal dittatore Farini nell’Emilia, e quelle dell'Umbria e delle Marche fatte dai regii commissari Pepoli e Valerio; oltre a trecento ammontano i ricorsi trasmessi al Ministero contro queste circoscrizioni, come ho letto su di un giornale. Eppure niuna di esse è stata finora, per quanto io mi sappia, menomamente alterata.

Perché dunque fare un’eccezione per il solo decreto del 17 febbraio?.

La revisione di tali disposizioni, l’esame di tutti i reclami a cui le scelte hanno dato luogo, trovano sede conveniente ed opportunissima nella discussione della legge, che già ci è stata presentata dal signor ministro dell’interno, sulla ripartizione generale del regno. Ma, se si vuole affrettare siffatta rettifica riguardo a Benevento, si presenti pure un analogo disegno di legge, ma non si trasformi così sul tamburo una proposta meramente sospensiva in una nuova circoscrizione territoriale.

La Camera deve osservare, discutere, illuminarsi su quanto si sottopone alla sua sanzione, e ciò anzitutto si fa negli uffizi, specialmente poi per le leggi di tal nalura le quali richiedono il sussidio di carte topografiche ed infinite nozioni di fatto. Così solo si può formare quel convincimento che deve esser guida al nostro voto.

Ma ora, signori, potreste, chiamati così all’impensata a deliberare su questo nuovo rimpasto di provincie e di paesi, senza preliminari discussioni negli uffici, senza esame di elemento veruno, senza che neppure vi attendeste una simile proposta, dacché credevate che si trattasse solo di sospendere l’esecuzione di una circoscrizione territoriale, ma non mai di farne una nuova; potreste, dico, essere sicuri del suffragio che sareste per dare?

Per queste ragioni io prego la Camera di voler respingere la proposta della Commissione, e rimettendo la quistione nei primitivi suoi termini, decidere solo se debba sospendersi, oppur no, il decreto della luogotenenza di Napoli del 17 febbraio ultimo.

PRESIDENTE. Il deputato Grella propone una risoluzione in questo senso?

GRELLA. Io propongo solo di restringere tutta la discussione al progetto di legge del signor Caso.

PRESIDENTE. In questo caso lo invito a formolare la sua proposta per iscritto.

MASSARI. Domando la parola per appoggiare la proposizione pregiudiziale.

PRESIDENTE. La parola ora è al deputalo Macchi sulla medesima.

MACCHI, relatore. Io debbo giustificare la. Commissione del suo operato.

Mi duole, sinceramente mi duole, che ogni studio fatto dalla Commissione per risparmiare alla Camera il fastidio di questa discussione sia riuscito indarno. Però non creda la Camera che io voglia abusare del suo tempo, e sarò brevissimo nel compiere il debito mio di giustificare l’operato della Commissione.

Non è vero che alla Commissione fosse imposto di agire come se fosse un corpo di giurali, e decidere pel semplice sì o pel semplice no.

Il deputato Caso ed i colleghi suoi hanno presentato alla Camera una legge, colla quale volevano fosse sospeso il decreto del luogotenente.

La Commissione ebbe incarico di esaminare questa legge, a patto che, se mai non ci fosse stata una ragione di suprema ingiustizia che si opponesse all'adempimelo del decreto luogotenenziale, la respingesse.

Questo è il mandato che ebbe il maggior numero dei commissari. Con questo mandato noi ci siamo raccolti. Avevamo dunque dinanzi a noi il decreto del luogotenente, il quale prescrive che col 1° di giugno l’antico ducato di Benevento sia costituito in nuova provincia. Naturalmente, perché questo ducato (che non contava che 25 mila abitanti) fosse costituito proporzionatamente alle circostanti provincie, era necessario che si pigliasse di qua e di là alle provincie finitime un po’ di abitanti e un po’ di territorio.

D’altra parte avevamo la legge Caso, la quale, nel supposto che questo riparto fosse fatto in modo arbitrario ed ingiusto, voleva che si respingesse in modo assoluto quel decreto.

Allora noi ci siamo messi d’accordo, ed abbiamo cercato di esaminare colla maggiore ponderazione tutti i reclami dieci venivano falli. Ed a che cosa siamo riesciti, o signori? Siamo riesciti a questo, che, mentre dapprima avevamo contro il decreto della luogotenenza, la proposta di legge Caso sottoscritta da selle deputati, ed un cumulo di petizioni e di pro teste (che non si finirebbe più se si avessero a leggere), or siamo ridotti a forza di buona volontà, a forza di condiscendenza a metterci d’accordo, lasciando discorde il solo deputato Grella.

Non fu dunque fruttuosa l’opera della vostra Commissione? non fu buona? non fu patriottica?

Non è vero che la vostra Commissione venga a proporvi adesso una legge nuova allatto. Essa decide che il decreto della luogotenenza, per cui col 1° di giugno l’antico ducato di Benevento deve essere costituito in provincia, abbia la sua attuazione. Solo, in via di eccezione, toglie alcuni di quei mandamenti, che per esso avrebbero dovuto essere spostali, e li attribuisce alle provincie cui erano uniti dapprima.

Per questo noi abbiamo avuto il consenso di tutti i depualti che sono interessati in queste provincie; e spero che il deputato Conforti, per il mandamento di Montoro, ed il deputato Ciccone, per quello di Lauro, faranno valere le ragioni le quali hanno indotto la Commissione a fare queste eccezioni al decreto della luogotenenza.

Dunque non è vero che la Commissione abbia proposto una nuova legge; non è vero che abbia ecceduto il suo mandato.

PRESIDENTE. Il deputato Massari ha facoltà di parlare sulla questione pregiudiziale.

MASSARI. Io non abuserò certamente del tempo della Camera, dirò solo pochissime parole per appoggiare la questione pregiudiziale proposta dall’onorevole mio amico il deputato Grella. E mi conforta tanto più in questo pensiero ciò che è succeduto testé nella Camera, poiché il discorso del deputato Grella, oltre al sostenere la questione pregiudiziale, è ancora entrato, mi perdoni, un tantino nella questione di merito.

È naturale che i deputati delle altre provincie interessate vogliano replicare per dimostrare alla Camera che le obbiezioni fatte dall’onorevole deputato Grella non sono sussistenti. Quindi è che io credo che la Camera, precisamente per evitare una lunga discussione, la quale, riferendosi ad interessi locali, potrebbe anche finire col diventare irritante, dovrebbe adottare la questione pregiudiziale, vale a dire dichiarare che per ora passa all’ordine del giorno, lasciando poi al tempo, al Ministero.... .

MACCHI, relatore. Non è questo il senso della proposta Grella.

MASSARI ed ai Consigli provinciali e comunali la cura (Interruzione).

CONFORTI. No! no!

MASSARI. Io non so che cosa abbia detto dì strano da destare la disapprovazione dell’onorevole mio amico Conforti. Io faccio la proposta per amore di concordia e non entro nella questione di merito sulla quale sono in completo disaccordo cogli onorevoli componenti la Commissione, perché credo, lo ripeto, forse per la millesima volta, che la luogotenenza napoletana non avesse il diritto di far ciò che ha fatto. (Segni di assenso)

Il decreto emanato dal prodittatore diceva che la nuova provincia sarebbe stata costituita mediante una legge. Ora io domando alla Camera se può chiamarsi legge un decreto emanato la vigilia della riunione del Parlamento dalla luogotenenza napoletana. Se gli onorevoli miei amici, ed in questo momento oppositori, non vogliono che la questione si allarghi e occupi il tempo della Camera, debbono unirsi a me per domandare la questione sospensiva.

PRESIDENTE. Darò lettura della proposta del deputato Grella; essa non corrisponde precisamente a quella dell’onorevole deputato Massari.

L’ordine del giorno del signor Grella è così concepito:

«La Camera, abbandonando il progetto della Commissione, passa alla discussione del progetto di legge del deputato Caso. »

Dunque il signor Grella non vorrebbe che si abbandonasse la discussione, solo vorrebbe che si discutesse su quello del deputato Caso, anziché su quello della Commissione.

Ha la parola il signor Ciccone sulla questione pregiudiciale.

CICCONE. Mi attengo alla questione pregiudiciale.

La questione pregiudiciale si può riguardare sotto due aspetti: nel primo è stata presentata dalla Commissione, ed è questo: è egli giusto che Benevento abbia a divenire il centro e la sede di apposita provincia? L’altro aspetto offre una questione più importante: è egli utile, è convenevole, è consentaneo alla logica, alla politica, che si faccia immantinenti questa costituzione d’una novella provincia? Dunque io esaminerò queste due questioni, le quali costituiscono in una la questione pregiudiziale. (Bisbiglio) È questione pregiudiziale, perché, quando si viene a stabilire che non è giusto, che non è conveniente la costituzione di una nuova provincia, non è più necessario vedere se debba immediatamente attuarsi il decreto o sospendersi....

PRESIDENTE. Avverto il deputato Ciccone che queste sue dimostrazioni entrano nel merito. La questione ora verte sull’eseguire o sospendere la legge della luogotenenza, la quale ha formata questa provincia.

CICCONE. In tal caso mi riservo la parola quando venga la questione sul merito.

PISANELLI. Domando la parola sulla questione pregiudiciale.

PRESIDENTE. Vi è il deputato Pica che ha chiesta la parola anche sulla questione pregiudiziale. Prima d’accordargliela però, se mi permette, darò lettura di un altro ordine del giorno, ch’è pure sospensivo e più largo di quello proposto dal deputato Grella.

Quest’ordine del giorno è del deputato Caracciolo, ed è cosi concepito:

«La Camera, fermo intanto il decreto del 17 febbraio, invita il Ministero a proporre una legge per la riforma della circoscrizione territoriale della provincia di Benevento, udito il parere dei nuovi Consigli provinciali e comunali, e passa all’ordine del giorno. »

Il deputato Pica ha la parola.

PICA. Io prego la Camera di ricordare che, venuta la proposta del deputato Caso e di altri deputati delle provincie di Terra di Lavoro, di Molise, di Salerno e di Capitanata, la Camera, dopo aver presa in considerazione questa proposta (presa in considerazione, la quale esclude, a parer mio, la possibilità di passare ora all’ordine del giorno puro e semplice, ma obbliga la Camera a discutere sia il progetto di legge ch’è stato presentato dalla Commissione, sia il progetto di legge ch’è stato già preso in considerazione), la Camera, dico, ha rinviato alla Commissione nominata nei diversi uffici tutte le petizioni che sono venute da parecchi comuni delle provincie già indicate, affinché fossero tenuti presenti dalla Commissione medesima.

È stato per ciò, o signori, che nel seno della Commissione, se si è mostrata una divergenza in quanto alla questione pregiudiziale, di vedere se il decreto della luogotenenza di Napoli fosse, oppur no, costituzionale, meritasse, oppur no, d’essere per intero sospeso, tuttavia, prendendo in considerazione tutte le diverse petizioni che erano venute, le quali mostravano come le circoscrizioni fatte dalla luogotenenza di Napoli in esecuzione di un decreto proditlatoriale avessero turbata l’economia di cinque intere provincie, e come questo fosse un male a cui bisognava assolutamente rimediare, si è dietro queste considerazioni che la Commissione, all’unanimità, meno il signor Grella, dopo aver inteso i rappresentanti delle diverse provincie, come anche coloro che avevano presentato il progetto di legge, ha creduto che questo, come gli altri alti della luogotenenza, fossero necessariamente sommessi alla revisione del Parlamento, e che questa revisione, quanto più presto possa aver luogo, tanto più sarebbe opportuno.

Nè si maravigli il signor ministro di ciò che io asserisco, poiché, se per le Marche e per l’Umbria, come per l’Emilia, vi è stato un periodo di tempo nel quale il commissario vi aveva un potere assoluto, la luogotenenza di Napoli questo potere assoluto non lo ebbe mai; quindi, qualunque provvedimento che siasi fatto per ragioni d’urgenza in quelle provincie, ha essenzialmente un carattere provvisorio, ed è sempre subordinato all’esame del Parlamento; e quando questo, o per effetto di petizioni o per proposta di qualche deputato, è chiamato a rivedere siffatti provvedimenti, ha il diritto, ha il dovere di provvedere

Voci. Anche gli altri!

PICA. Parlando adunque intorno alla questione pregiudiziale io diceva, e ripeto alla Camera, quando una proposta di legge è stata presa in considerazione, quando è stata inviata agli uffizi, e questi l’hanno esaminala ed hanno nominata una Commissione; quando con atti posteriori la Camera ha rinviato a questa Commissione tutte le petizioni che alla questione stessa si riferivano, non si può più pretendere che si passi all’ordine del giorno puro e semplice.

Non rimangono che due cose a fare: o discutere quello che è stato preso in considerazione, o discutere quello presentalo dalla Commissione; e questi o ammetterli o rigettarli.

Mi pare adunque che l’ordine del giorno puro e semplice non possa essere accolto, e che la Camera debba essere chiamata a pronunciarsi fra il progetto della Commissione e quello dei deputali Caso, Cardente e socii.

Io prego la Camera di ricordarsi che due cause hanno mossola Commissione a preparare questo progetto: l’una è la necessità di rispettare il decreto dittatoriale che aveva creato la provincia di Benevento; l’altra, il desiderio di lasciar sussistere, per quanto era possibile, gli atti della luogotenenza di Napoli, senza sollevare innanzi alla Camera una questione irritante intorno all'estensione di questo potere.

V’era, per giunta, il bisogno di provvedere contemporaneamente ed alla proposta fatta da sette onorevoli deputati, ed alle molteplici petizioni che erano venute.

Quindi è con un’idea di conciliazione, con un’idea di provvedere sollecitamente ai mali di quel paese, coll’idea di far comprendere alle provincie meridionali che, se qualche cosa siasi fatta che sia abusiva, sia nociva all’interesse delle popolazioni, qui sta il Parlamento per correggere, per rimediare, per accorrere immediatamente, è in quest’idea, con questi intendimenti che la Commissione ha presentato il progetto di legge che voi dovete discutere.

Insisto quindi perché, ponendo da banda la questione pregiudiale, si entri a discutere il progetto della Commissione tal quale è stato presentato.

MACCHI, Relatore. Domando la parola per fare una rettificazione a nome della Commissione.

PRESIDENTE. Ha la parola.

MACCHI, relatore. Facendo plauso a quanto disse l’onorevole deputato Pica, sono però nella necessità di rettificare una circostanza di fatto da lui affermata; ed è che nel seno della Commissione non si decise nulla intorno alla validità dei decreti emanati dalla luogotenenza di Napoli. Anzi, come è accennalo nella mia relazione, la maggioranza della Commissione sarebbe stata d’avviso che, visto il decreto del Governo centrale, col quale veniva costituita la luogotenenza di Napoli, quella luogotenenza avesse, non solo il diritto, ma il dovere di dare esecuzione al decreto del dittatore Garibaldi.

PISANELLI. La Camera commise ad una Giunta la proposizione fatta dal deputato Caso. Questa proposizione conteneva la domanda della sospensione della legge della circoscrizione per la provincia di Benevento, emanata il 17 febbraio.

Per verità io credo che la Commissione avrebbe dovuto restringere il suo compito a questo solo punto: la circoscrizione ordinala lede, offende essa interessi così gravi da credere opportuna ed utile la sospensione della legge? Nell’affermativa, proporre alla Camera la sospensione della legge; nella negativa, proporne l’esecuzione.

Io fo pieno plauso alle rette intenzioni dei commissari, al patriottismo de’ suoi membri, al desiderio apportato nelle loro discussioni di conciliare tutti gl’interessi; ma, per verità, non credo che, stando in questo luogo, chiusi in uno degli uffici di questa Camera, si potessero valutare esattamente tutte le ragioni pcrle quali, ponendo in accordo alcuni interessi, vengano a scompigliarsene alcuni altri; credo perfino che i deputati stessi che rappresentano quella provincia non possano al giusto valutare le conseguenze che da una risoluluzione qualunque possono nascere; credo infine che  né la Commissione,  né la Camera, si possano in questo punto mutare in Comitato destinato a decidere se, spostando un paese da una provincia e trabalzandolo in un’altra, si farebbe il bene di quel paese, il danno di un altro.

Signori, questi trabalzi di paesi, questi spostamenti, queste aggregazioni e queste disgregazioni non possono assolutamente formar oggetto di una discussione della Camera.

Esse debbono affidarsi alle Commissioni locali, a coloro che sono sui luoghi, che possono investigare, che possono esaminare tutti i fatti, tutti gli argomenti, tutti i reclami e tutte le parole perfino degli abitanti di quei luoghi interessati, a coloro che sono e si suppongono i rappresentanti legittimi di quelle località.

Noi qui siamo i rappresentanti di tutto il paese; ma le rappresentanze speciali, in alcuni casi, più prossime, più efficaci, la voce delle quali debbo essere necessariamente udita quando si tratta di una questione locale, sono i Consigli comunali e provinciali.

Ora, dirò, si sono consultati i Consigli comunali dei diversi comuni che si vogliono trabalzare e rimescolare così a capriccio? Si sono consultali i Consigli provinciali delle diverse provincie che sono interessate in questa questione?

Nè i comuni,  né i Consigli provinciali hanno dato il loro voto, hanno data la loro voce su questa questione

MACCHI, relatore. Sì, l’hanno data......

PISANELLI. Adunque credo, signori, di poter affermare che il rapporto fatto dalla Commissione testifica alla Camera una cosa sola, testifica, cioè, che il decreto emanato dalla luogotenenza intorno alla circoscrizione ferisce interessi gravi, che esso possa con più giustizia essere rifallo; che esso, infine, non ha l’assenso della Commissione medesima.

In questo stato di cose io credo che la Camera debba dire: si sospenda l’esecuzione di quel decreto, sia invitato il Ministero a provvedere, con una legge, per una migliore e più giusta circoscrizione, prendendo tutte quelle indicazioni locali che sono necessarie, quelle informazioni che sono opportune.

Io non credo che la Camera, essendosi verificato per la bocca dei commissari medesimi che quel decreto offende le ragioni di molti di coloro i quali sono interessati, non credo che possa trasmutarsi in questo punto in un collegio locale, in una Commissione locale, e comporre a suo modo questa nuova provincia che si vuole costituire.

Signori, il traffico dei paesi noi l’abbiamo rimproverato ai grandi Congressi; ma anche i piccoli paesi, anche le piccole borgate hanno diritti, aspirazioni, bisogni, i quali debbono essere rispettati nelle loro posizioni, nelle loro relazioni ed in tutti i loro interessi.

Io dunque richieggo, facendo plauso alla questione sospensiva proposta dall’onorevole Grella, che la Camera sospenda ogni discussione intorno alla questione di merito proposta dalla Commissione, e che si limiti a deliberare sulla questione sospensiva che il deputato Caso proponeva.

PRESIDENTE:. Il deputato Torre ha facoltà di parlare sulla questione sospensiva.

TORRE. Io fo pieno plauso alle parole dette dall’onorevole Pisanelli, che i popoli non si possono vendere, e che la Camera non deve imitare quello che si è fatto altre volte, cioè di comporre e scomporre regni a piacimento dei grandi. Ed appoggiandomi appunto a quest’idea, io credo dover illuminare la Camera sui fatti accaduti, e mostrare come la circoscrizione territoriale della provincia di Benevento si sia fatta appunto con quel consentimento universale che oggi richiedeva l’onorevole Pisanelli.

È noto oramai che il generale Garibaldi il 20 ottobre mandò fuori un decreto, con cui stabiliva che l’antico ducato di Benevento dovesse far parte integrale delle provincie meridionali, e dovesse esso stesso ampliarsi a provincia proporzionatamente alle provincie contermini.

Ma non crediate, o signori, che il generale Garibaldi abbia fatto questo decreto, spinto semplicemente da un affetto di venerazione per una città storica ed infelice, ma io credo che vi sia stato indotto dalle istanze e dalle domande che gli giungevano da molti municipi.

Diffatti, o signori, io ho con me un buon numero di documenti, i quali mostreranno come questi municipi abbiano domandato di far parte della provincia di Benevento.

Di questi documenti vi intratterrò più tardi; ora chieggo dalla benevolenza della Camera che mi permetta che io le inetta sott’occhio un sunto storico de’ fatti che precedettero il decreto della luogotenenza, acciò la Camera stessa, illuminata da questo fedele racconto, possa emettere poi il suo volo con piena conoscenza di causa.

Nell’ottobre e nel novembre erano giunte al dicastero dell'interno in Napoli varie instanze di comuni e di mandamenti i quali domandavano di far parte della provincia di Benevento.

Fu allora che quel dicastero decise di nominare una Commissione, che studiasse la circoscrizione territoriale per l’ampliamento della provincia" di Benevento. E qui occorre notare che la nomina dei commissari fu lasciala ai consiglieri provinciali delle provincie interessate.

Tra i documenti giunti al signor ministro dell’interno da Napoli, io trovo che, con lettera del 10 dicembre 1860, il governatore della provincia di Molise annunzia che il Consiglio di governo di quella provincia aveva scelto a suo rappresentante presso la Commissione il signor Eugenio Grimaldi.

I consiglieri di governo che parteciparono a questa decisione, e sono firmati nell’atto, furono i signori Casoli, Vittori, ed il governatore De Luca. L’atto è del 5 dicembre.

Trovo un altro documento del 5 dicembre da Avellino, con cui i consiglieri di governo, presidente il signor Giuseppe-Belli, governatore, Giorgia, Romaldi, Uberti, Del Franco ed Orgemont scelgono l’onorevole deputato Grella a commissario presso la Commissione centrale; finalmente trovo una lettera del governatore di Terra di Lavoro, con cui è annunziato al Ministero dell’interno che in luogo del signor Costantino Crisci, che si era scusato, era stato prescelto a commissario l’onorevole signor Antonio Ciccone, che ora siede deputato al Parlamento.

CICCONE. Domando la parola.

TORRE. Colla data del 29 novembre, il consigliere di luogotenenza marchese D’Afflitto avvertì il governatore di Benevento che aveva scritto al direttore dell’ufficio topografico di

Napoli per avere un ufficiale del genio, il quale potesse cooperare coi suoi lumi alla circoscrizione della provincia.

Leggo le precise parole del dispaccio del marchese d’Afflitto, che sono del tenore seguente: «Trovo a manifestarle che con pari data ho pregato il direttore dell’ufficio topografico ad indicarmi un ufficiale del genio, che pei suoi studi, e per le sue cognizioni intorno a coteste località, possa essere idoneo a far parte di apposita Commissione, la quale si riunirà in questo dicastero dopo che vi avrà egli esibito il relativo lavoro completo. »

Con lettera del 7 dicembre il direttore del Ministero dell’interno, l’onorevole deputato De Blasiis, approva che Benevento sia rappresentato nella Commissione del governatore.

PRESIDENTE. Osservo al deputato Torre che egli entra un po’ troppo nel merito della quistione. La pregherei di limitarsi per ora alla questione pregiudiciale che è stata proposta.

TORRE. Perdoni, io racconto fatti, che comproverò con documenti.

PRESIDENTE. Non contesto l’esattezza dei fatti ch’ella espone; ma diceva semplicemente che questi appartengono ad un ordine d’idee relativo al merito di questa legge, e non alla questione pregiudiciale che ora si sta discutendo. Pertanto Io pregherei di restringere le sue osservazioni a quest’ultima questione.

TORRE. Ma, signor presidente, perdoni. Io voglio provare che sono stati consultati gl’interessi dei comuni che si vogliono aggregare alla provincia di Benevento, e che non si è poi fatto quel mercato di cui si parlò nella Camera. Questo è necessario di chiarire, affinché la Camera con piena conoscenza di causa possa decidere se abbia o no da sospendersi questo lavoro, che si disse così mal fatto. Non essendo informata dei fatti, non so quale decisione potrebbe emettere la Camera.

PRESIDENTE. Prosegua.

TORRE. Con lettera del 29 dicembre, il direttore generale della guerra annunzia al consigliere dell’interno che la direzione generale del genio aveva prescelto a far parte della Commissione il maggiore Francesco Verneau.

L’8 febbraio la Commissione si radunò, e nel processo verbale che abbiamo tra le carte pervenute al signor ministro dell’interno dalla luogotenenza di Napoli, trovo che «la Commissione, veduto il lodato decreto, gli antecedenti, e sopratutto il progetto presentato dal governatore signor Torre, col quale si propone di apportarsi delle riseghe alle confinanti provincie di Terra di Lavoro, Molise e Principato Ultra, nello scopo di comporsi il territorio giurisdizionale della novella provincia per un insieme di popolazione di 269,172 anime, compresa quella che stanzia nel ducato di Benevento; veduta ed esaminala la corrispondente mappa geografica; intesi i rilievi di ciascuno di detti componenti la Commissione nell’interesse della rispettiva provincia, rilievi pur presentati nelle discussioni preliminari tenute precedentemente per l’oggetto dalla Commissione stessa; inteso il lodato maggiore del genio, signor Verneau, per la parte materiale della circoscrizione della novella provincia, a voli unanimi si è concordata nel seguente progetto. »

E qui seguono i nomi di tutti i mandamenti assegnati alla provincia di Benevento, i quali mandamenti formano un assieme di 269,172 abitatori.

Dunque la Commissione formò il suo progetto, il quale era ancor più vasto di quello che la luogotenenza ha pubblicato.

Del resto, signori, siccome io diceva, ho presso di me una raccolta di documenti i quali metteranno ad evidenza come i municipii i quali sono stati aggregali a Benevento, hanno domandato essi stessi, per la maggioranza almeno, di farne parte.

Ora, è inutile ch’io ripeta uno per uno i nomi di questi municipi, i quali sono circa cinquanta. Voglio però cavarne la conseguenza che le autorità municipali non solo sono state consultate, ma esse stesse hanno prevenuto, diciam così, questo desiderio, esse stesse si sono pronunciate.

Ora, esaminando queste domande dei municipi, e calcolando sulla tabella statistica delle provincie italiane testé pubblicata dal Ministero dell’interno, il numero degli abitanti di questi stessi comuni, che hanno domandato di voler essere aggregati a Benevento, si riconosce che ascende a 160,000; a Benevento invece sono stati assegnati 244,000.

Quale è la causa di questa differenza?

Questa differenza sparisce, se si considera che molti di questi comuni i quali hanno chiesto l’annessione alla provincia di Benevento sono capi di mandamento, come Baselìce, Pescolamazza, San Bartolommeo, Cerreto, Morcone, Colle, Pontelandolfo, San Giorgio della Montagna, San Giorgio la Molara, Vitulano. Questi sono capi di mandamento, e certamente non è da supporre che i comuni i quali vi sono annessi abbiano voluto dissentire dalla volontà di questi capoluoghi, anzi è da supporre che i comuni uniti a questi capoluoghi non abbiano fatto la domanda solo perché l’avevano fatta i loro capomandamenti.

Aggiungerò che vi sono perfino dei mandamenti i quali han chiesto di far parte della provincia di Benevento e non hanno potuto finora ottenerlo, ma spero l’otterranno. Infatti abbiamo già veduto il mandamento di Cervinara, che pure è di 14205 abitanti, il mandamento di Montefoscolo che ne ha 15665, i quali hanno chiesto di essere annessi a questa provincia.

Esaminiamo ora, o signori, brevemente le ragioni che indussero questi municipii a domandare l’aggregazione alla provincia di Benevento. Queste ragioni sono tali che a ine sembra che il Parlamento ne debba tener conto. Queste ragioni, o signori, sono topografiche, economiche e morali. Comincierò dalle prime. La maggior parte di questi municipii hanno dimostrato' nelle loro petizioni che i confluii da essi rappresentati sono a più breve distanza da Benevento che dall’attuale capoluogo della loro provincia. Per brevità ne citerò solo alcuni. San Marco de’ Cavoli è discosto per sole dodici miglia da Benevento, mentre ne corrono trenta dal capoluogo da cui oggi ancora dipende. Buonalbergo è a dieci miglia da Benevento e ventiquattro da Avellino, di pessima strada e con due fiumi da valicare. Casaltore undici sole miglia è lontano da Benevento e venticinque da Avellino; Campolattaro è separato da Benevento per sole nove miglia e non meno di venticinque da Campobasso, dai quale capoluogo Colle è discosto diciotto miglia di strada orribile e disastrosa, e sole quattordici da Benevento; Monte Male da quest’ultima città è separata da sole sette miglia d’ottima strada, e venti di strada disagiata e pericolosa da Avellino. Ponte si discosta di sei sole miglia da Benevento e ventotto da Campobasso, e cosi Pontelandolfo non ha che dodici miglia di distanza da Benevento e ventiquattro dall’attuale suo capoluogo. Ma io, o signori, non proseguirò in questa minuta enumerazione, non volendo abusare della vostra sofferenza, ma mi limito a dire che la maggior parte de’ comuni e de’ mandamenti ascritti alla provincia di Benevento sono compresi in una periferia di breve raggio da quest’ultima città, invece sono dagli attuali loro capoluoghi assai discosti.

A queste ragioni topografiche quei municipii hanno aggiunto ragioni economiche. In tutte queste instanze che io ho tra le mani, o signori, è detto che desiderano quei comuni unirsi a Benevento, perché in Benevento trovano pronto smercio le loro derrate, perché in Benevento si possono provvedere del necessario, poiché, essendo Benevento vicino a Napoli, i generi vi sono a miglior mercato.

Parecchi di questi municipii, anzi, dirò meglio, i più hanno aggiunto nelle loro domande delle ragioni morali. Io prendo qui a caso qualcuna di queste petizioni e vi scorgo nella prima, la quale è del comune di Montecalvo, che, tra gli altri vantaggi, per esempio, grande giovamento ne avrebbe la gioventù per l’istruzione, per esservi in Benevento molti collegi, ai quali da gran tempo era solita accorrere per istruirsi la gioventù.

Ne prendo un’altra, ed è quella del comune di Montefusco; in essa si legge che tra i due paesi vi è un attivo commercio, la gioventù ricevendovi splendida educazione in Benevento, ed infine che havvi tra la civiltà dei due popoli una naturale e reciproca omogeneità di educazione nelle scambievoli relazioni di affetto e di amicizia.

Quello di San Bartolommeo cosi si esprime:

«Imploriamo adunque ardentemente che si esaudiscano i nostri voti, i quali sono di volere far parte integrale della provincia di Benevento. Storica simpatia ci spinge all’amplesso fraterno de’ Beneventani, e come di origine sannitica, e come solidali nelle sventure del medioevo, e come incoli della medesima regione,» ecc.

Così pure non annoierò la Camera nel riportare tutti i considerando di questi municipi che hanno domandato di aggregarsi alla nuova provincia di Benevento, poiché riuscirei veramente soverchio. Solo mi restringo alla lettura di una di queste instanze, perché l’onorevole Pisanelli possa convincersi che nella circoscrizione di Benevento non si è fatto mercato di popoli, ma bensì si è tenuto calcolo del consentimento della maggioranza di quei municipi. Io sono a pregarlo....

PISANELLI. La parola era male adoperata, lo prego di non tenersi alla lettera.

TORRE. Prego l’onorevole Pisanelli a por mente alla rappresentanza di un municipio, il quale non si è contentato soltanto di manifestare per mezzo del sindaco e del decurionato la volontà di aggregarsi, ma persino ha domandato il voto dell’intera popolazione.

Permetta la Camera che io legga questo documento, il quale non è lungo; con esso si prova come il sindaco di Sammartino abbia perfino spinto lo scrupolo a voler interrogare tutta intera la popolazione.

 Il municipio di Sammartino, riunito in seduta straordinaria, ha risoluto di umiliare un indirizzo all’inclito dittatore Garibaldi, perché si compiacesse di aggregare queste popolazioni alla provincia di Benevento; e perché la domanda sia avvalorata dal consenso generale della popolazione, l’ha chiamata in assemblea nella piazza di questo capoluogo. Raccoltasi ieri la maggior parte di coloro che sono idonei a trattare i pubblici affari, il sindaco ha interpellati lutti a dare ciascuno separatamente dagli altri il proprio avviso, sul se crede oppur no utile tale aggregazione. A siffatta interpellazione il popolo tutto con unanime grido ha risposto che vuole ed insiste per l’aggregazione. »

Anzi pare che questo signor sindaco, non contento di questa prova, ha voluto perfino la controprova. Diffatti nell’instanza sta scritto:

«Dietro di che, il sindaco, per meglio accertarsi se tra la moltitudine vi fossero persone dissenzienti, ha premurato queste ultime a rimaner ferme nel luogo ove. si trovavano, e per lo contrario a recarsi sulla vicinia strada della chiesa tutti coloro che bramano l’annessione. Dietro quest’invito, lutti sono passati nell’ultima designata via, rimanendo deserta la piazza. »

Io non voglio annoiare più oltre la Camera leggendo altri documenti; ma posso assicurare che, dai computi da me fatti, le domande di questi municipi, considerati pure i capoluoghi di mandamento, raggiungono almeno la cifra di popolazione che è stata assegnata alla provincia di Benevento.

Ed io ho voluto insistere su questi particolari per indurre nella Camera la convinzione: 1° che il Governo della luogotenenza in questo affare non ha agito a caso, come si volle da alcuni affermare, ma agi dietro la richiesta stessa degli interessali; 2“ che la circoscrizione della provincia di Benevento ha un’impronta, dirò così, tutta liberale; 5° che voi o signori, accordando la vostra approvazione al decreto luogotenenziale del 17 febbraio, non farete che secondare il voto di quelle popolazioni.

PRESIDENTE. Il deputato Conforti ha facoltà di parlare.

CAPONE. Vorrei anch’io parlare sulla questione pregiudiziale.

PRESIDENTE. Se me l’avesse detto, gli avrei data la parola.

CAPONE. Sono il primo iscritto per parlare, e credevo che finisse questa benedetta discussione; ma giacché dura ancora, permetta che anch’io parli sulla questione pregiudiziale.

PRESIDENTE. Io debbo accordare facoltà di parlare agii altri oratori che sono iscritti prima; dopo parlerà lei.

Ora la parola spelta al deputato Conforti.

CONFORTI, Dirò pochissime parole intorno alla questione pregiudiciale.

Non si contende menomamente che la provincia di Benevento debba essere. Io medesimo firmai il decreto col quale fu stabilito che la provincia di Benevento sarebbe stata formala da un’apposita legge.

Non entrerò a discutere se poteva la luogotenenza fare quella circoscrizione; io la ritengo come legittima; ammettendo la legalità del decreto di luogotenenza, l’onorevole ministro dell’interno vede bene che non se ne contende il potere. Ma sono costretto a combattere risolutamente quello che ha sostenuto l’onorevole deputalo Grella.

Egli dice: il deputato Caso presentava un progetto di legge, per mezzo del quale domandava che si sospendesse l’attuazione della legge risguardante la formazione della provincia di Benevento. La Commissione poteva unicamente approvare o modificare quel progetto, ma non poteva sostituirvi un progetto totalmente diverso e fare una diversa circoscrizione. In verità questa instanza non ha nessun valore, poiché la Commissione ha fatto un controprogetto, e questo era compiutamente ne’ suoi poteri.

La circoscrizione di Benevento rimane, solo si emendano alcuni sconci, anzi alcuni gravi disordini prodotti da quella circoscrizione; la quale, mi permetta l’onorevole signor Torre, si fece un po’ tumultuariamente anzi, e senza veruna di quelle cautele che si serbano quando si tratta dello spostamento delle popolazioni.

Non parlo della circoscrizione propriamente delle provincie di Benevento, ma dei territorii tolti da altre provincie ed aggregati ad Avellino, e specialmente del mandamento di Montoro, contro ogni buona logica, anzi contro ogni regola di buon senso.

Ed invero si faceva questa aggregazione, senza che s’interrogasse la provincia di Salerno,  né per mezzo del suo Consiglio di governo,  né per mezzo della deputazione provinciale,  né altrimenti. Essa non venne neppur rappresentata da un delegato.

Se la Commissione ha fatto un controprogetto lo ha fatto legittimamente, perocché nessun articolo dello Statuto e del regolamento vi si oppone.

Debbo poi aggiungere che la Commissione ha proceduto con tutte le possibili cautele e cercalo di soddisfare tulli i legittimi interessi. L’onorevole deputato Macchi, relatore della Commissione, ebbe la pazienza di Giobbe. (Si ride) Egli pose tutto l’ingegno nel risolvere il gran problema, che consiste nella conciliazione degli opposti, e per la sua giobbiana pazienza (Si ride) vi è riuscito.

Un solo fu irreconciliabile, il deputato Grella, il quale, siccome aveva~rappresentato la sua provincia, la provincia di Avellino, e la provincia di Salerno non fu rappresentata da veruno, erasi con molto zelo adoperato, affinché Avellino uscisse da quella circoscrizione un po’ più balda, un po’ più grassa, un po’ più pasciuta. (Ilarità)

Infatti, dopo quella circoscrizione, la provincia di Avellino che doveva contribuire una larga parte alla nuova provincia e quindi rimanere più smilza, ha un numero di abitanti ed una estensione di territorio maggiore di prima.

Nè si dica che la Camera sia incompetente a rettificare la circoscrizione. Non si tratta di una nuova circoscrizione, ma soltanto di emendare alcune parli di essa che discordano da ogni ragione. Per modo di esempio, la Commissione ha restituito Montoro a Salerno; e come non farlo? Montoro giace in una fertile e pittoresca pianura. A ridosso di Montoro vi sono gli Apennini che quasi sono a perpendicolo. Andare a Salerno, ch’è il capoluogo, è una passeggiala piana, agevole ad ogni modo. Per andare in Avellino bisogna salire, salire e sempre salire per erte montagne, e non sicure. Con qual logica si toglie Montoro a Salerno, che è il suo centro naturale, e si trasporta ad Avellino in contraddizione della natura?

Ma il deputato Grella dice che c'è una strada. Anche pel Moncenisio vi è una strada.

La serie di tutte queste cautele usale dalla Commissione basta a dileguare i dubbi dell’onorevole deputato Pisanelli, e persuaderlo che non la Commissione della Camera, ma ben altri volle imitare il Congresso di Vienna. La Commissione ha discusso pacatamente le questioni, ha consultato le carte geografiche, ha udito le ragioni di diversi deputati che più s’interessavano ad un pacifico e regolare scioglimento della controversia; ha letto, discusso e ponderato le diverse rappresentanze dei comuni, dei mandamenti che rifiutarono assolutamente di aggregarsi ad altri centri, c con l’accordo di tutti, dal deputato Grella in fuori, ha risolto la quistione nel miglior modo che si poteva.

Signori deputati, questa quistione non è cosi lieve come si potrebbe credere a prima vista. Si tratta, è vero, d’interessi locali; ma si tratta d’interessi gravi, vivi, dirò anzi importantissimi.

Io temo che, deludendosi le speranze che le popolazioni disgregate dai loro centri naturali riposero nelle vostre deliberazioni, non sorgano gravi disordini. Per lo manco io temo che le popolazioni deluse non comincino a diffidare di un Parlamento che rappresenta gl’interessi ed i diritti degl'Italiani. (Segni di approvazione)

MINGHETTI, ministro per l'interno. Domando la parola.

Se la facondia bastasse a vincere una causa, io credo che la causa propugnata dall’onorevole preopinante sarebbe già vinta presso il Parlamento. Per una parte egli mi lia disarmato completamente rispetto al principio generale, ammettendo la legittimità dei decreti della luogotenenza. Per l’altra parte egli ha rappresentati tutti i vantaggi della nuova circoscrizione che la Commissione venne surrogando alla proposta di legge dell’onorevole Caso. Ma la riflessione sui fatti e sulle circostanze che accompagnano questa proposta mi rende, mio malgrado, contrario all’idea esposta dall’onorevole Conforti.

Quando la Commissione sostituì un progetto di nuova circoscrizione al decreto antecedente, che deve andare in attività col 1° giugno, essa fece veramente prova del miglior volere, del desiderio più grande di conciliazione, ed io dichiaro che, se fosse riuscita a mettere tutti d’accordo, per quanto mi paresse strano di fare una circoscrizione in Parlamento, direi quasi all’improvviso, tuttavia nell’adesione o nel silenzio di tutti quelli che sono interessati e che conoscono i luoghi, io avrei attinto la persuasione di poter deviare dalla massima generale, ed accettare il progetto clic la Commissione recava innanzi. Ma dal momento che questo progetto, il quale ha pure incontrata l’annuenza della maggioranza della Commissione, e forse sarà ottimo, ed anche sarà forse destinato a trionfare nell’avvenire, dal momento, dico, che esso trova in questa Camera delle opposizioni, io confesso che non saprei farlo mio, e darvi l’adesione del Governo. Bensì mi pare più ragionevole che si consultino prima sulle modificazioni, che vorrebbersi portare alla circoscrizione già decretata, quei rappresentanti locali, che sono i veri e legittimi organi dell’opinione pubblica sopra la questione, voglio dire i Consigli comunali e provinciali. Per conseguenza io, con dispiacere, non posso accettare il progetto della Commissione. Ma accetterò io invece la sospensione proposta dall’onorevole Caso? Nemmeno. Io non nego che la circoscrizione, fatta col decreto luogotenenziale del 17 febbraio, possa avere degl’inconvenienti, e fors’anche gravi; io però non lo affermo, perché, non avendo cognizioni tecniche e locali bastevoli, non oso giudicare se quella circoscrizione sia buona o cattiva.

Le ragioni che ho sentito esporre da molti dei proponenti stessi mi paiono tali da far dubitare del completo valore dell’attuale circoscrizione; non posso però a meno di riconoscere che la massima parte di questa circoscrizione deve essere buona, poiché la Commissione stessa, nel lavoro che ha fatto, nella massima parte l’accettava. Si tratta dunque, non di disfare, ma di riformare, di modificare; ed io ammetterò, se vuoisi, che questa circoscrizione debba modificarsi. Ma non veggo ragione bastevole perché, innanzi di modificare la circoscrizione, legittimamente fatta con decreto del 17 febbraio, nel punto che stanno per essere eletti i consiglieri provinciali, perché, dico, non debbasi attendere che siano riuniti e ascoltare le osservazioni e i voti che saranno per proferire.

Io ricordo che, quando l’onorevole Farini reggeva l’Emilia, fece un decreto nel quale, stabilendo una circoscrizione nuova, dichiarò nondimeno che i Consigli provinciali sarebbero stati chiamati a dare il loro voto, e che, per conseguenza, la circoscrizione non si avrebbe per definitiva se non dopo aver udito le ragioni degl’interessati.

Ora, io credo che il medesimo esempio possa seguirsi nella questione di cui si tratta. Ma a questo si opporranno due cose.

Si dirà, innanzi lutto, voi spostate degl’interessi, contrariate dei sentimenti, procacciate dei fastidi per dover poi disfar fra breve l’opera vostra.

Rispondo primieramente, in quanto alla massima parte dei comuni compresi nel decreto del 17 febbraio, di no, perché è concesso che quella circoscrizione nella massima parte è fatta bene; in quanto alla minor parte non vorrei che ci esagerassimo gl’inconvenienti che nasceranno dall’essersi aggregato un comune ad un mandamento, a questa o quella provincia, sicché gli abitanti sian costretti di andare piuttosto a un capoluogo che ad un altro.

Se questo mandamento, se questo comune sapessero che la loro aggregazione è definitiva, io comprenderei facilmente l’irritazione loro, e che potessero nascere quelle perturbazioni alle quali ha fatto allusione l’onorevole Conforti; ma dal momento che essi sanno che non è se non una cosa temporanea, potranno adattarsi a soffrire dei fastidi che saranno temporanei,  né parran loro troppo grandi, sapendo che, dietro le rappresentanze dei Consigli provinciali, verranno proposte all’attuale circoscrizione quelle modificazioni che saranno ravvisate opportune.

Su questo punto io non ho alcuna difficoltà, quando la Camera lo voglia, e come Io propone l’ordine de) giorno dell’onorevole Caracciolo, di assumere l’impegno di presentare alla Camera i reclami delle deputazioni colle opinioni del Ministero.

Queste ragioni mi sembrano tali da dover mantenere l’esecuzione del decreto e combattere la sospensione. Ma ve ne sono delle altre di ragione politica e più elevata. La prima è che la sospensione manterrebbe la delegazione di Benevento come era, vale a dire come un piccolo circondario in mezzo ad altri paesi quasi estranei; le lascierebbe il carattere, se mi è lecito dir così, pontificio.

Ora io desidero che questo carattere scompaia il più presto possibile anche nella circoscrizione, e se anche questo dovesse costare qualche dispiacere a qualche comune, che ne avrà poi ammenda rapida, preferisco, per questa ragione politica, di passar sopra alle sue querimonie.

L’altra ragione si è che io credo un cattivo sistema quello di sospendere decreti che siano già in corso. Io penso che questo sistema delle sospensioni sia sintomo d’impotenza. Il Parlamento è chiamato a fare nuove leggi. Se cominciamo a sospendere un decreto, dopo la prima sospensione ne verranno cento; dopo i decreti di Napoli verranno quelli di Sicilia, quelli dell'Umbria e delle Marche, e fors’anco dell’Emilia e della Toscana; e così, invece di organizzare l’Italia in una grande unità con leggi comuni, noi perderemo il tempo a discutere se le leggi passate debbano o non prevalere. In quanto a me, io sono convinto che il compito della Camera non sia di ritessere il passato, ma di creare l’avvenire. (Bene! Bravo!)

CONFORTI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Il deputato Nisco ha facoltà di parlare.

NISCO. Io aveva chiesta la parola per affermare che, se nel mandamento di San Giorgio la Montagna, composto di sedici comuni, soltanto la comunità di San Giorgio la Montagna aveva data la sua adesione per l’annessione a Benevento, è stato perché tutti gli altri comuni credevano che quella del capoluogo di mandamento fosse sufficiente. Io dunque voleva soltanto fornire uno schiarimento di fatto, ed appoggiare così le parole dette dall’onorevole mio amico il deputato Torre.

In quanto poi all’urgenza di por termine a questa questione, e di sanzionare la circoscrizione della provincia di Benevento, non dirò parola; perciocché, dopo quelle pronunciate dagli onorevoli miei colleghi che hanno discorso su questo argomento, e dopo quelle del signor ministro per l’interno, parmi che ogni altra osservazione sarebbe oziosa, sarebbe anzi un abusare della bontà della Camera, e creare nuove difficoltà.

Dico però che i mandamenti ora uniti alla provincia di Benevento furono così soddisfatti di questa nuova circoscrizione che furono i soli della provincia di Avellino tenutisi tranquilli; in guisa che tutte le istigazioni venute dalla fucina romana rimasero inutili. Del qual rimarchevole fatto ne è cagione l’aver veduto quelle comunità appagato un voto loro, l’aver veduto che la libertà e la nazionalità si incarnavano in materiali vantaggi; esempio da essere valutato ed in più larghe proporzioni imitato, con studio perseverante, in tutte le provincie meridionali, economicamente degradate dalla mala signoria caduta.

Laonde, se per poco si sospendesse la circoscrizione della provincia di Benevento, si darebbe un crudele disinganno a quelle popolazioni. Io prego la Camera a voler prendere in considerazione che qui noi ci stiamo occupando veramente del bene dei popoli italiani, non nelle grandi masse soltanto, ma nelle singole comunità, da cui la nazione si forma. Ogni parte di popolo, per quanto piccola sia, ha, come disse l’onorevole Pisanelli, diritto di vedere assicurata la propria condizione di benessere e del proprio avvenire. Diffatti, la sola speranza di essere stata fermata questa condizione è stata sufficiente per mantenere non contaminate da reazioni tutte quelle contrade che, chiuse da una cerchia di montagne, compongono l’avvallamento superiore del Calore.

Io quindi domando alla Camera che voglia dichiarare la circoscrizione fatta dalla luogotenenza come buona e valida, quante volte non volesse ammettere le modificazioni proposte dalla Commissione.

PRESIDENTE. Il deputato Capone ha facoltà di parlare.

CICCONE. Perdoni la Camera, siccome il signor Capone parlerà nel senso in cui discorse di già il deputato Nisco...

PRESIDENTE. Io non so in qual senso parlerà il deputato Capone.

CICCONE...tutti parleranno nel senso del Ministero, e così non mi sarebbe concessa la soddisfazione di poter dire poche parole in altro senso.

CAPONE. Parli pure, io le cedo la parola prima.

CICCONE. Io credo che il signor ministro per gli affari interni, allorquando ha presentato quelle leggi che riguardano l’amministrazione municipale e provinciale, aveva in pensiero, fra le altre cose, di risolvere la questione delle regioni, di proporre una circoscrizione territoriale, o la medesima che vige attualmente, o modificata in un certo modo. È qualche tempo che il signor ministro ha sottoposto alla Camera quella legge, ed è ben naturale supporre, anzi abbiamo tutto il diritto di credere che non dovesse più tardar lungo tempo a presentare la nuova circescrizione territoriale. Ora, io dico, si tratta di fare una nuova circoscrizione transitoria, si tratta di fondare una provincia nuova in Benevento. Questa deve essere fatta a spese di tre altre provincie contermini, e perché abbia ad essere compensata la provincia di Principato Ulteriore, è necessario che sia turbata la tranquillità e la pace delle provincie di Principato Citeriore e di Capitanata. Io ignoro se il signor ministro dell'interno abbia riflettuto un poco a lutti i turbamenti che vanno a portarsi nei differenti centri delle provincie che hanno le loro ramificazioni in tutti i punti più estremi del territorio provinciale. Io fo semplicemente osservare che ciascun circondario col centro provinciale ha relazione rispetto ai registri dello stato civile, riguardo agli archivi notarili, relativamente agli affari di registro e bollo, e per le sentenze civili e penali; ha relazione riguardo al catasto, per le questioni d’iscrizioni e d’ipoteche, per l’amministrazione delle opere pie e di beneficenza, per le proprietà indivise che spettano a più comuni, pei lavori pubblici consortili che si fanno nell’interesse di molti comuni nel medesimo tempo, i quali possono essere mandati l’uno in una provincia, l’altro in un’altra. E accade ancora nei contralti che il trasporto di un villaggio o città da una provincia a un’altra offenda, pel mutato domicilio, gl’interessi di una delle parti contraenti. Insomma, tutti questi affari differenti si trovano strettamente legati e compenetrati dagli estremi di una provincia al centro della medesima.

Ora, quando voi staccate da una provincia una parte di territorio e l’aggregate ad un’altra, voi venite non solo a turbare le molteplici ed intricate relazioni che passano tra quel territorio che voi avete staccato ed il centro cui apparteneva, ma venite a turbare ancora le stesse relazioni del territorio staccato col nuovo centro cui lo aggregate. Ora io sono certo che  né un anno,  né forse molti anni basterebbero per poter porre riparo a tutti questi disordini; quindi in questa circostanza si verrebbe con una nuova circoscrizione territoriale ad accrescere il disordine. Io non so capire perché bisogna precipitare in una questione in cui è assolutamente necessario il temporeggiare.

Signori, le città e le circoscrizioni provinciali non si fondano a capriccio; esse nascono dalla natura degli interessi sociali, dalle necessità sociali.

Io ricordo alla Camera quello che avvenne a Maria Teresa quando voleva fondare una nuova città: ella invitava Federico II a mettere per quella città la seconda pietra, perché ella voleva porre la prima; Maria Teresa pose la prima pietra, Federico II mise la seconda.

Quando Federico II si separò da Maria Teresa disse: io e Maria Teresa abbiamo fondato una città; ella ha messo la prima pietra, io ci ho messa l’ultima; e questa fu la nuova città eretta da Maria Teresa.

Se vogliamo evitare, o signori, i frizzi di Federico II, dobbiamo guardarci dai capricci di Maria Teresa.

Io ho inteso dire che, quando il consigliere di luogotenenza per gli affari interni aveva fatto la distribuzione territoriale della nuova provincia, aveva studiato i luoghi, aveva consultato gli interessi economici; ebbene io ho l’onore di dire che quegli studi o non furono fatti, o furono fatti assai male, imperocché vi sono certe separazioni di territorii staccati dai loro centri naturali ed aggregati ad un centro a cui non dovrebbero appartenere.

Che, se mai la Camera mantenesse questo fatto del consigliere luogotenenziale, consacrerebbe la più assurda delle mostruosità. Io non vi parlo  né di Venafro,  né di Baiano,  né di altri territorii, io vi presento il solo fatto di Lauro.

Il circondario di Lauro è aggregato ad Avellino, non vi è alcuna strada di comunicazione fra quelle due contrade; d’estate si può passare il monte forse coi muli, ma d’inverno le strade sono assolutamente impraticabili.

Ebbene da Lauro quando si vuol andare ad Avellino bisogna passare per Nola, da cui si vuol distaccare; in linea retta la distanza è di circa dieci miglia; colla nuova circoscrizione bisognerebbe farne nientemeno che ventiquattro.

Queste condizioni topografiche, che non sono state affatto rispettate, portano la violazione delle stesse condizioni economiche, imperocché si debbe tener per fermo (e lo posso assicurare io che conosco i luoghi e le persone) che in Lauro non vi sono 10 persone che sieno state una volta in lor vita in Avellino, neppure per la curiosità di vederla; mentre non passa settimana che ne scendono a centinaia da Lauro a Nola nei giorni di mercato. Io non so concepire come si possa aver il coraggio di separare quello ch’è riunito da natura, e congiungere quello che da natura è separato. Un canonico direbbe: Quos Deus coniunxit, homo non separet.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il deputato Conforti.

Voci. Ai voti!

CONFORTI. Signori miei, lasciatemi dire altre due parole.

Voci. Parli!

CONFORTI. In verità io sono maravigliato delle ragioni che addusse l’onorevole ministro dell’interno per sostenere che non si debba sospendere neppure per poco tempo l’attuazione della nuova provincia di Benevento.

Due sono le ragioni addotte dall’onorevole signor ministro. La prima è una ragione politica; perocché non conviene, secondo il suo dire, che Benevento rimanga due o tre mesi come rimase per molti secoli.

Di tanta fretta io non veggo,  né so vedere una grande ragione politica.

L’altra ragione addotta dal signor ministro si riassume in queste parole: sospendere non si può; è meglio far male che sospendere. (Movimento) Ma se il signor ministro ritiene che la fatta circoscrizione non è pienamente lodevole, e che si sono aggregati comuni e mandamenti a danno d’interessi materiali, senza tener conto della topografia e senza consultare i Consigli di governo, il signor ministro ha riconosciuto che vi sono interessi, i quali vengono lesi coll’attuazione di quella legge.

Ora, domando, non sarebbe miglior partito sospendere per pochi mesi questa circoscrizione insino a tantoché una Commissione a ciò nominata possa far la circoscrizione regolarmente, anziché dire ai paesi giustamente ricalcitranti: aggiratevi intorno al nuovo centro per ora, ché dopo pochi mesi ritornerete ad aggirarvi intorno al centro antico?

La sospensione di una legge che si riconosce difettiva non dimostra l’instabilità, ma la saggezza del Governo; mentre il disfare quello che si è già fatto dopo pochi mesi, dimostra che si procedè molto avventatamente, od almeno senza quel riserbo che si richiede nelle cose riguardanti la pubblica amministrazione.

Insomma io non veggo la ragione per cui la sospensione dell’attuazione d’una legge sia strana ed inusitata. Abbiamo spesse volte udito il ministro della giustizia a domandare la proroga di varie leggi,  né per questo ho creduto che si sia turbato il mondo. Io quindi son d’avviso che si mantenga il progetto della Commissione o si sospenda l’attuazione della circoscrizione fino ad un tempo determinato, che potrebbe essere brevissimo.

Eletto dal collegio di San Severino, io conosco il mandamento di Montoro, so la giusta ripugnanza di aggregarsi ad Avellino. Questa ripugnanza è fondata sopra tutte quelle ragioni che ha nella sua rappresentanza esposto il municipio, di cui la Camera è stata ragguagliata. È poi degno d’attenzione che Montoro fu distaccato da Salerno, senza che fosse udito alcuno degli interessati; direi qualche cosa di più, ma voglio tacere per prudenza.

MACCHI, relatore. Bisogna che io faccia una dichiarazione a nome della maggioranza della Commissione.

La Commissione ebbe per incarico sopratutto di dare forza al decreto della luogotenenza, e di rimediare, se era il caso, a quella parte di circoscrizione che, a suo giudizio, più manifestamente offendesse la giustizia e gl’interessi dei privati.

Ora la Commissione ha creduto di adempiere al suo mandato, riconoscendo come avente forza di legge quel decreto luogotenenziale, e introducendo nella circoscrizione fatta da quel decreto quelle modificazioni che essa ha credute più conformi agl’interessi locali ed al rispetto della giustizia. Però la maggioranza della Commissione non pretende di aver fatto cosa inappellabile, quantunque abbia fatto tutto per il meglio, e si tenga lusingata in sua coscienza di aver fatto il meglio possibile.

Ora, dopo la proposta fatta dal ministro dell’interno, la maggioranza della Commissione ragiona di questa maniera: o la circoscrizione come venne dalla Commissione modificata è giusta e conforme agl’interessi dei paesi, ed è certo che i Consigli provinciali, che il Ministero ci promette d’interrogare al piùpresto, confermeranno l’operato nostro; od i Consigli provinciali troveranno di far meglio, e la maggioranza della Commissione è mille volte più lieta di veder l’opera sua migliorala da autorità più competente, piuttosto che persistere a voler imporre una circoscrizione, la quale possa ledere gl’interessi di quegli abitanti.

Per queste ragioni, adunque, essa mi dà l’incarico di aderire alla proposta del signor ministro.

PRESIDENTE. Darò lettura di queste due proposte, che sarebbero pregiudiziali.

Una di queste, che pare la più larga, è del deputato Caracciolo, ed è così concepita:

«La Camera, fermo intanto il decreto del 17 febbraio ultimo, invita il Ministero a proporre una legge per la riforma della circoscrizione territoriale della provincia di Benevento, udito il parere dei nuovi Consigli provinciali e comunali, e passa all’ordine del giorno. »

L’altra proposta è del deputato Grella

GRELLA. La ritiro; però mi riservo di proporla di nuovo quando non fosse approvata quella testé letta.

MASSARI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare.

MASSARI. Vorrei proporre di aggiungere all’ordine del giorno (e credo che gli onorevoli colleghi che l’hanno firmato con me non ci avranno difficoltà, e credo che non ne avrà neppure l’onorevole ministro dell’interno), vorrei che dopo le parole: a proporre, si aggiungesse: nel più breve termine possibile. (Segni di adesione dal banco della Giunta)

PRESIDENTE. Allora porrò ai voti l’ordine del giorno coll’aggiunta proposta.

PICA. Chiedo di parlare per contraddire l’ordine del giorno, e per richiamare l’attenzione della Camera su questo fatto.

Il decreto prodittatoriale ordinava che una nuova provincia fosse formata, e che questa provincia dovesse aver per capoluogo Benevento. La luogotenenza non poteva che eseguire questa disposizione, e per eseguirla aveva (almeno l’onorevole ministro lo crede; per me ne dubito), aveva il diritto di fare la circoscrizione e di staccare dalle provincie circonvicine tanto numero di mandamenti quanto fosse sufficiente a costituire la provincia di Benevento. E che questa e non altra fosse l’idea che la stessa luogotenenza concepiva de’ suoi diritti e de’ suoi doveri, si vede dacché essa chiamò l’onorevole signor Torre a rappresentare la futura provincia di Benevento ed a curarne gli interessi, ed invitò i Consigli di governo delle provincie di Molise, di Terra di Lavoro, e, se non vado errato, di Avellino, a nominare de’ commissari, affinché prestassero la loro opera in questa circoscrizione. Quando questi commissari furono chiamati, sorse una novella questione, se. convenisse, cioè, alle provincie che dovevano concorrere a formare quella di Benevento, accordare dei compensi sulle provincie circonvicine.

Questa idea del compenso nasceva nella mente di un solo dei commissari, poiché, mentre l’onorevole signor Grella, che rappresentava la provincia di Avellino, accettava questo principio di compenso, l’onorevole Torre era perfettamente indifferente, e due altri, che rappresentavano la provincia di Terra di Lavoro e la provincia di Molise, dissentivano da questa idea. Gli è dunque una seconda cosa che si è venuta a formare in seno a questa Commissione. Si è stabilito il principio di dare compensi a quelle provincie che devono contribuire col loro territorio, colle loro popolazioni a formare la nuova provincia di Benevento.

Ammesso questo principio, che cosa doveva farsi, o signori? 0 si stava alle leggi vigenti fino a quell’epoca nelle provincie meridionali, e bisognava sentire i Consigli provinciali di quelle altre provincie che si chiamavano a prestare i compensi; o si voleva rispettare la legge vigente qui, e allora bisognava rivolgersi al Parlamento e chiedergli che formasse questa novella circoscrizione. Invece, senza sentire alcun rappresentante della provincia di Salerno, se ne è staccato un comune, e contro le proteste dei rappresentanti di Terra di Lavoro si è accordato un compenso esorbitante alla provincia di Avellino. Si è adunque usciti, o signori, e dai limiti del decreto prodittatoriale e dalle incombenze che la stessa luogotenenza aveva date alla Commissione; e innanzi a voi adesso veniva una doppia questione, cioè se la provincia di Benevento dovesse rimanere quale si era formata, e se le altre provincie dovessero essere scomposte per questa idea di compenso.

Ora io non troverei nessuna difficoltà a che si rispettasse quella parte, colla quale nel decreto del 17 febbraio 1861 si è creata la provincia di Benevento, perché qualche forma almeno si è serbata nella creazione di questa provincia, alcuni commissari almeno sono stati uditi, ma desidererei che l’onorevole ministro dell’interno consentisse a sospendere quella parte di questo decreto, colla quale si sono dati dei compensi, si sono aggregati dei comuni, si sono separati dalle primitive loro province, senza che la voce di questi comuni fosse ascoltata,  né quella dei Consigli provinciali, senza che alcun provvedimento si fosse preso per sapere la loro volontà. E tanto più insisterò in questo proposito, in quanto che sono appunto questi mandamenti che riclamano innanzi a voi, e chieggono che, contro il loro voto, non siano aggregati a provincie a cui quel decreto luogotenenziale le ha congiunte.

Quindi io propongo una modificazione a quell’ordine del giorno, che, cioè, lasciando fermo il decreto luogotenenziale in quanto alla formazione della provincia di Benevento, fosse, per tutto il resto dei compensi alle altre provincie, sospeso fino a che il ministro dell’interno non presenti una nuova legge di circoscrizione.

PRESIDENTE. Domanderò se questo emendamento è appoggiato.

(È appoggiato. )

Il deputato Capone ha facoltà di parlare.

CAPONE. Signori, il partito proposto dall’onorevole Pica mi pare che offra tutti gl’inconvenienti della sospensione assoluta, senza averne nessuno dei vantaggi. Non so veramente come possa la Camera elevarsi a giudice, se si debba o no sospendere l’aggregazione di questo o di quel mandamento.

Quali saranno gli elementi per questo giudizio? Altri non possono essere che le poche parole più o meno eloquentemente dette da tutti gl’interessati.

Ora, siccome io domando alla Camera che non aggiusti fede alle mie parole, perché sono appunto uno degl’interessati, così per la stessa ragione chiedo che la Camera non istia alle parole degli altri interessati.

Però non può la Camera restare del pari indifferente al discorso del ministro dell’interno.

Quando il ministro dell’interno veniva a dirci che il peggiore dei partiti era la sospensione, questo lo diceva certamente perché era egli convinto del gravissimo disordine che doveva arrecare nella contabilità e nelle singole parti dell’amministrazione di tutti quei piccoli comuni la sospensione chiesta dall’onorevole Pica.

Diffatti, qualunque siano questi comuni, sono soggetti al pagamento delle imposte provinciali.

Quale sarà l’ammontare di queste imposte che dovranno pagare? A qual capoluogo dovranno essi indirizzarsi? Per quali opere pubbliche vorranno pagare? Quali strade, quali stabilimenti vorranno che abbiansi la preferenza?

Tutte queste questioni ed altre moltissime che potrebbonsi aggiungere restano in sofferenza, ove accordiate la sospensione generale o parziale del decreto luogotenenziale, e l’amministrazione delle provincie (e noti la Camera che non è una sola, ma son ben cinque) ne resta incerta, l’autorità governativa perplessa. Quindi gl’interessi di queste cinque provincie troverebbonsi necessariamente in una pericoIosa condizione.

Oltre questo, signori, che giova la sospensione che domandasi oggi con tanta istanza alla Camera?

Una delle due: o vuolsi un voto efficace, e questo è oggi ormai impossibile; o si vuole un voto incapace di effetto, e questo non può riuscire che dannosissimo, massime al decoro del Governo e all’autorità della legge.

Diffatti, perché la tanto desiderata sospensione fosse efficace, e tanto efficace da impedire l’esecuzione del decreto luogotenenziale (poiché questo non abbisogna di alcuna approvazione del Parlamento), occorre che si sospenda con una legge promulgata col consenso dei tre poteri dello Stato.

Ma noi non abbiamo che soli quindici giorni; si può credere sinceramente che in quindici giorni (e tutte volte che la Camera voglia entrare a discutere il merito della proposta, di sicuro la discussione si prolungherà di assai), è, dico, possibile che in quindici giorni questa legge possa essere votata dalle due Camere e promulgata dal potere esecutivo, affinché possa per da vero arrestare il decreto luogotenenziale? No, per fermo. Dunque a che persuadere la Camera ad accogliere la sospensione generale o parziale, quando quel decreto debbe essere per la condizione istessa delle cose inesorabilmente eseguito?

Se poi si vuol provocare un voto della Camera, direi così, di mera pompa, e soltanto per istabilire un antecedente da giovarsene quando che sia, i danni di un tal voto sarebbero visibilmente grandissimi.

In vero, fino alla promulgazione della legge definitiva il decreto, mentre pur dovrebbe essere eseguito, troverebbesi discreditato, anzi condannato preventivamente da un voto della Camera.

E quale peggiore stato di una legge che, mentre purè tale giuridicamente, è intanto spoglia di ogni credito e di ogni decoro morale, come quella a cui i rappresentanti della nazione hanno già inflitto un biasimo, l’han già condannata a morte?

Vi ha di più. Come dovrà comportarsi il Ministero? Dovrà fare eseguire il decreto del luogotenente non ancora legalmente rivocalo, ovvero dovrà fare ossequio al voto della Camera, voto che non è legge, e potrebbe pure da ultimo non diventarlo mai? Tutto ciò quale effetto morale può produrre in tutto il nuovo regno italico, quale nelle provincie meridionali, dove pur il principio di autorità abbisogna tanto di essere afforzato, di essere rinvigorito, anzi affatto restaurato, lascio considerarlo alla Camera.

Se non che, giunto a questo punto, panni intravedere la questione, che pur sembra di mero interesse locale, e direi quasi di campanile, dominata da un interesse molto più alto, da un vero interesse generale.

In verità, una volta che la Camera ammetta il principio di sospendere, e di sospendere senza piena cognizione di causa, senza esser mossa da nessuna grave cagione, ne viene di conseguenza ad infirmare l’autorità delegata al luogotenente del Re. Or non dimentichiamo, o signori, che la luogotenenza non era che il rappresentante del Governo centrale; quindi, biasimando un atte di quella, veniamo ad infliggere un, biasimo manifesto, assoluto al Governo del Re.

Nè basta, o signori; con questo biasimo, dato così alla leggiera, autorizzate qualunque reclamo di sospensione si voglia fare, e voi sapete bene quali e quante ve ne sono state già domandate. In faccia a pretese di sospensioni in massa, a meno che la Camera non voglia gettare apertamente il discredito su tutti gli atti della luogotenenza, non mi pare che sia prudente partito la sospensione, di sicuro non molto accortamente proposta.

Or bene, se, invece di adottare la sospensione, noi ci acconciamo al parere del signor ministro dell’interno, quale potrà essere l’effetto di questa decisione? qual male potrà nascerne? Che alcuno dei mandamenti aggregali (giacché, come diceva il signor ministro, la maggioranza dei comuni aggregati a questa o a quella provincia non entra più in discussione, la Commissione medesima deve convenirne), come, per esempio, quello di Lauro e qualche comune possa o non possa far parte della provincia di Benevento o di Avellino, o debba rimanerne a quella di Terra di Lavoro o di Salerno.

Signori, se per una questione affatto locale, noi veniamo a gettare con tanta facilità il biasimo su tutto il Consiglio di luogotenenza e sul Governo centrale insieme, noi apriamo la porta ad ogni sorta di pretese, e perfino a quella di una sospensione generale di qualunque provvedimento, di qualunque legge sia mai stata promulgata dai luogotenenti del Re. Parrà prudente e politico partito di abbassar tanto i rappresentanti del principio di autorità nelle provincie meridionali, dove appunto, come dicevo in principio, evvi oggi tanto bisogno di vedervi ristaurato il decoro e l’autorità del Governo, come il rispetto e l’ubbidienza alle leggi? Se la Camera non misura tutta la gravezza della quistione che abbiamo a mano, sia certa che in quei paesi si crederà che il Parlamento voglia o possa disfare tutto ciò ch’è stato fatto sinora in quelle provincie, e perfino rovesciarvi l’intero edilizio con tanta pena costruito...(Rumori)

PRESIDENTE. Prego l’onorevole deputato di tenersi alla questione che si discute.

CAPONE. Parrai, invero, non essermi mai dipartito dalla quistione, e se io insisto sull’importanza dell’interesse generale che involge la presente disputa, è soltanto perché bisogna con ogni cura attendere che i principii non venghino intaccati, e che, giudicando spensieratamente d’interessi particolari, non si offendano gl’interessi generali della nazione e della società civile.

In fatto la sospensione, sulla quale or ora voterete, non è la sola che vi è chiesta; or io dirò francamente che credo giusto ed anche perfettamente politico il rivocare questa e quella legge (massime quando discorresi delle leggi pubblicate con tanta furia negli ultimi tempi nelle provincie meridionali, leggi che in generale sono tutt’altro che oro), ma credo sempre mal fallo il sospenderne l’attuazione.

Questo, in verità, discredita la legge, la condanna preventivamente, e quando vuoisi richiamarla in attività, sarà priva di quella autorità morale, senza la quale le leggi ed i Codici son lettera morta ed affatto inutili.

Quindi, o signori, in vista del discredito che la sospensione apporta inevitabilmente alla legge ed al legislatore, è che vi prego di respingerla incondizionatamente. Anche più vivamente, se sia possibile, pregóvi di rigettare l’emendamento dell’onorevole Pica, perché, accogliendolo, vi fareste patroni di eccezioni e di favori, intorno ai quali la vostra coscienza non ha nessun elemento per crederli giusti, od in qualche modo ragionevoli.

Voci. Ai voti! ai voti!

PRESIDENTE. La Camera ritiene qual è la proposta del deputato Caracciolo, accettata dal Ministero e dalla maggioranza della Commissione.

Alla medesima propone un emendamento il deputato Pica, da lui formolato in questi termini:

«Che, lasciando fermo il decreto luogotenenziale del 17 febbraio, in quanto alla circoscrizione della nuova provincia di Benevento, si sospendano le aggregazioni fatte alle altre provincie, invitandosi il ministro per l’interno ad esaminare le domande dei comuni su questo punto. »

Metto ai voti questo emendamento.

(Non è approvato. )

Metto ai voti la proposta del deputato Caracciolo, accettata dal Ministero e dalla maggioranza della Commissione, del seguente tenore:

«La Camera, fermo intanto il decreto del 17 febbraio, invita il Ministero a proporre, nel più breve termine, una legge per la riforma della circoscrizione territoriale della provincia di Benevento, udito il parere dei nuovi Consigli provinciali e comunali, c passa all’ordine del giorno. »

(La Camera approva. )

Non rimanendo più nulla di pronto per discutere, io proporrei alla Camera di non tenere seduta pubblica per due giorni, e di occuparci invece negli uffizi, e rimandare la seduta pubblica a sabbato, in cui vi potrebbero aver luogo relazioni di petizioni.

DI CAVOUR C., presidente del Consiglio. Io pregherei l’onorevole presidente della Camera a voler rivolgere qualche eccitamento alla Commissione incaricata dell’esame del progetto di legge da me presentato sulla riforma delle tasse marittime.

Sono due mesi che l’ho presentato.

PRESIDENTE. Osserverò all’onorevole presidente del Consiglio che quest’oggi stesso il relatore della Commissione, recentemente incaricato, mi ha detto che andava appunto a casa a preparare la relazione di quel disegno di legge e che fra due giorni, senza fallo, egli sarà in grado di presentarla. Debbo in pari tempo avvertire che egli non è in colpa, se di già non l’ha preparata, perché l’incarico di quel lavoro erasi dato ad altro relatore, che ne fu distolto.

Trovandosi presente il deputato Ricciardi, il quale ha esternato il desiderio di svolgere la proposta di legge che ha fatta prima d’ora, gli domanderò quando intenda di fare questo svolgimento.

RICCIARDI. Sono agli ordini della Camera; sabato, se lo crede.

PRESIDENTE. Sarà messo all’ordine del giorno per la seduta di sabbato.

La seduta è levata alle ore 5.


Ordine del giorno per la tornata di sabbato:


1° Discussione per la presa in considerazione del progetto di legge del deputato Ricciardi intorno all'incameramento dei beni di manomorta e istituti di beneficenza;

2° Relazione di petizioni.

COSTITUZIONE DEGLI UFFIZI ADDI’ 15 MAGGIO 1861.

UFFIZIO I. Presidente, Cavour Gustavo — Vicepresidente, Ugdulena — Segretario, Torrigiani

Commissario per le petizioni, Mazza.

UFFIZIO II. Presidente, Pasini — Vicepresidente, Bichi

Segretario, Macchi — Commissario per le petizioni, Falconcini.

UFFIZIO III. Presidente, Capriolo—Vicepresidente, Chiapusso — Segretario, Alfieri — Commissario per le petizioni, De Donno.

UFFIZIO IV. Presidente, Cantelli — Vicepresidente, Salvaglieli— Segretario, Menotti — Commissario per le petizioni, Salvoni.

UFFIZIO V. Presidente, Poerio—Vicepresidente, Regnoli — Segretario, Salaris — Commissario per le petizioni, Zanardelli.

UFFIZIO VI. Presidente, Zanolini — Vicepresidente, Tonello — Segretario, Airenti — Commissario per le petizioni, Chiaves.

UFFIZIO VII. Presidente, Vegezzi Zaverio — Vicepresidente, Conforti — Segretario, Gallenga — Commissario per le petizioni, Negrotto.

UFFIZIO VIII. Presidente, Pisanelli — Vicepresidente, De Blasiis — Segretario, Toscanelli — Commissario per le petizioni, CepoIIa.

UFFIZIO IX. Presidente, Lanza Giovanni — Vicepresidente, Andreucci — Segretario, Piroli — Commissario per le petizioni, Raeli,






















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