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Lettera del deputato Bastogi, 

e proposta di una società di capitalisti

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TORNATA DEL 31 LUGLIO 1862

PRESIDENZA DEL COMMENDATORE TECCHIO, PRESIDENTE


SOMMARIO. Annullamento dell'elezione del collegio d'Erba. = Relazione sul disegno dì legge concernente la dotazione della Corona. = Comunicazione d’invito per la funzione d'inaugurazione del monumento a Cristoforo Colombo a Genova. — Seguito della discussione del disegno di legge sulle Casse dei depositi e prestiti — Emendamenti dei deputati Catucci, Nisco e Castellano all’articolo 15 — Opposizione del deputato Mosca, e del ministro pei lavori pubblici — Reiezione della proposta del deputato Castellano. = Lettera del deputato Bastogi, e proposta di una società di capitalisti italiani per la costruzione delle ferrovie meridionali. = Il presidente riferisce sulla deliberazione presa dalla Presidenza della Camera unitamente al presidente del Consiglio circa i disegni di legge da porre in discussione — Istanze del deputato Ricciardi e del ministro per l’agricoltura e commercio per altre leggi. — Osservazioni e dichiarazioni del deputato Minghetti — Spiegazioni e Istanza del presidente del Consiglio — Si approva la proposta del ministro Popoli, e si respìngono quelle dei deputati Solaris, Ricciardi e Castellano per aggiunte — Sì approva la deliberazione della Presidenza circa l’ordine del giorno. = Emendamenti dei deputati Nisco, Mancini all'articolo 19 — Opposizioni dei deputati Vegezzi, relatore, e Panattoni e del ministro pei lavori pubblici—Osservazioni del deputato Broglio — Reiezione dell'emendamento del deputato Mancini — Emendamenti del deputato Nisco all’articolo 20 — Opposizioni del deputato Rastelli, e spiegazioni del deputato Valerio. = Presentazione dei disegni dì legge votati dal Senato: tassa sulle carte da giuoco; marche del bollo; e istanza per la votazione.

La seduta è aperta alle ore 2 1/2 pomeridiane.


COMUNICAZIONE DI UNA LETTERA DEL DEPUTATO BASTOGI, E DI UN SUO CONTROPROGETTO
PER LA CONCESSIONE DELLA COSTRUZIONE DELLE FERROVIE MERIDIONALI.

PRESIDENTE. Annuncio alla Camera che l’onorevole nostro collega Bastogi mi ha or ora inviato una lettera, in data del 31 luglio 1862, affinché ne dia comunicazione alla Camera.


“Illustrissimo signor presidente,


“Mi pregio trasmetterle copia di una lettera da me oggi diretta al signor ministro dei lavori pubblici per domandare la concessione delle ferrovie meridionali. La prego a voler comunicare alla Camera la lettera ed i documenti che l’accompagnano.

“Qualunque sia per essere il giudizio del Parlamento, sono certo che il medesimo sarà lieto di vedere come i capitalisti italiani comincino a stringere insieme le loro forze per intraprendere le più grandi opere nazionali.

“Gradisca, illustrissimo signor presidente, i sensi della mia più distinta stima. „

La lettera dell’onorevole Bastogi al ministro dei lavori pubblici, della quale è unita copia alla lettera a me diretta, è la seguente:


 Illustrissimo signor ministro,


“Poiché era a mia notizia che due compagnie di capitalisti esteri si facevano concorrenza per ottenere la concessione della costruzione e dell'esercizio delle strade ferrate meridionali, mi parve potesse giovare alla dignità ed agl’interessi del nuovo regno d’Italia che anche una compagnia di Italiani si accingesse al concorso. (Bravo!)

“Era mio desiderio che si rendesse manifesto come gl’italiani, quando vogliano collegare insieme le singole forze, ne possano creare una economica tale che valga ad esplicare tutta la potenza produttrice della ricchezza nazionale.

“Per dare al Governo ed al Parlamento una prova che questo desiderio, il quale è pure vivissimo in tutti gl’italiani, può veramente essere soddisfatto; per dare il primo esempio fra noi di una grande associazione di capitalisti nazionali, oso sottoporre alla S. V. illustrissima, in mio nome, un’offerta e un capitolato per assumere la concessione delle strade ferrate meridionali, e quindi costituire una società anonima col capitale di cento milioni. E perché incerto non resti il concorso dei capitalisti e la costituzione della società, trasmetto alla S. V. illustrissima i documenti comprovanti essere già fin d’ora assicurato in azioni il capitale di 100 milioni.

“Mi reco finalmente a debito di mettere a disposizione di V. S. illustrissima, per guarentigia della mia offerta, il deposito preliminare di 2 milioni di lire, valore nominale di rendita 5 per cento italiana.

“Non è mestieri che io esponga a V. S. illustrissima i vantaggi di ogni maniera che, quando fosse accettata, deriverebbero dalla mia proposta al paese.

“Ad ogni modo sono certo che essa riuscirà gradita al giusto orgoglio di un ministro del regno d’Italia.

“P. S. Sebbene tutto il capitale della futura società sia sottoscritto, mi obbligo a cedere a favore dei Napoletani e dei Siciliani 20,000 (venti mila) azioni, purché siano soscritte entro dieci giorni. „   

P. B.


Questa lettera e la proposta e i documenti a cui si riferisce saranno depositati nella segreteria affinché i signori deputati ne prendano cognizione;

Molte voci. Si stampino!

Prego la Camera di dichiarare se essa intende che la proposta e i documenti si debbano immediatamente stampare. (Si! si!)

Sarà immediatamente consegnata alla tipografia perché venga al più presto possibile stampata.

Avverto che la lettera diretta al ministro ha un poscritto così concepito:   

“Sebbene tuttodì capitale della società sia soscritto, mi obbligo a cedere a favore dei Napoletani e dei Siciliani numero venti mila azioni, purché siano soscritte entro dieci giorni. „

CADOLINI. Domando che contemporaneamente alla stampa questa proposta sia inviata alla Commissione.

Voci. Oh! è impossibile! (Rumori)

PRESIDENTE. Se l’onorevole Bastogi ce ne favorirà un’altra copia, sarà possibile questa contemporanea trasmissione e alla tipografia e alla Commissione: altrimenti niuno è che non vegga come non si possa attuare la proposta dell’onorevole Cadolini.

CADOLINI. Se si impiega una settimana per stampare questa proposta, come si è fatto di altre, è impossibile che si prenda in considerazione. (Rumori)

PRESIDENTE. Ho interpellata la Camera se voleva che prima venisse rimessa alla Commissione, ed ho avvertito che non c’è che una 'copia sola, quindi è impossibile che vada nello stesso tempo e alla stamperia e alla Commissione.

Depretis, ministro pei lavori pubblici. Siccome prima che entrassi alla Camera l’onorevole nostro collega Bastogi mi ha rimesso l’originale, credo, della lettera e della proposta che ha letto il signor presidente, e che tengo ancora qui suggellata; e siccome la Commissione deve esaminare questa proposta, se l’ufficio di Presidenza della Camera non potrà abbastanza in tempo far allestire un’altra copia, io stesso manderò l’originale che mi fu rimesso alla Commissione.

PRESIDENTE. Mi pare che questo sarà il miglior partito, perché sono alquanto voluminosi i documenti uniti alla lettera.

Il relatore della Commissione sulle ferrovie ha facoltà di parlare.

TREZZI, relatore. Io non volevo dire che quanto ha esposto ora il ministro dei lavori pubblici, giacché la stampa porterebbe un dispendio di tempo grandissimo. Non ci sarebbe più il tempo di far esaminare la proposta che io credo non sarà molto diversa da quella che fu sottoposta già alla Camera nei rapporti coi signori Rothschild e Talabot. Quindi non sarebbero da esaminare che le diversità che passano fra questa, e poi esporre il voto che la Commissione crederà di dover dare in proposito.

Voci a sinistra. Si stampi.

PRESIDENTE. Dacché il ministro dei lavori pubblici ha detto che darà l’originale delle lettere alla Commissione, mi pare che è provveduto a tutto.

La proposta e i documenti son già trasmessi alla tipografia e fra poco saprò quanti giorni occorreranno per la stampa.

 

DELIBERAZIONE DELLA PRESIDENZA SULL'ORDINE
DEL GIORNO, DISCUSSIONE IN PROPOSITO.

PRESIDENTE. Ora debbo riferire alla Camera il risultamento della conferenza che d’ordine della Camera stessa ebbe luogo tra il presidente del Consiglio dei ministri e tutti i membri dell'ufficio della Presidenza che sono presenti in Torino.

Fu determinato, e si propone alla Camera:

Che domani mattina non si tenga seduta, e la Camera venga radunata al tocco e si ponga in discussione la legge di modificazione alla legge sul reclutamento dell’esercito;   

Che domani a sera si tenga seduta segreta pel bilancio interno della Camera, e, se rimane tempo, relazioni di petizioni in seduta pubblica;

Che se domani si manifestasse sulla legge del reclutamento tale conflitto di opinioni per cui la legge stessa non potesse essere condotta a termine ne venga sospesa la discussione, e sia questa rinviata dopo la discussione e votazione delle tre leggi che seguono; e queste sono:

Alienazione dei beni demaniali:

Passaggio dei beni della Cassa ecclesiastica al demanio;

Ferrovie meridionali e lombarde.

Per la discussione di queste tre leggi fu determinato e si propone alla Camera che abbiano luogo nei giorni di sabato, di domenica e successivi, se fa bisogno, due tornate al giorno, l’una al mattino alle ore otto, l’altra alle ore due pomeridiane; e per modo che il mattino si discutano le leggi di alienazione dei beni demaniali e passaggio dei beni della Cassa ecclesiastica al demanio, e nella seduta pomeridiana si discuta la legge delle ferrovie meridionali e lombarde.

Per risparmio di tempo, e siccome la discussione di queste tre leggi avrà luogo simultaneamente, così simultaneamente, si procederà allo squittinio segreto sulle medesime dopo che saranno tutte è tre votate per alzata e seduta.

Frattanto essendo stata oggi stesso presentata la relazione sulla legge della dotazione della Corona, questa legge appena stampata, sarà posta in discussione anche a preferenza di ogni altra.

Quanto alla legge del credito fondiario, il presidente del Consiglio dei ministri ha fatto molte istanze perché anch’essa venga posta in discussione nello scorcio della Sessione; ma la Presidenza non ha creduto di poter prendere una deliberazione in proposito, massime che la relazione non è ancora presentata e non si sa quando il sarà.    

La Presidenza non omette di esprimere il proprio rammarico che non le sia possibile di proporvi di porre in discussione anche altre leggi, le quali sarebbero molto importanti, ma che attesa la necessità che molti o tutti hanno bisogno di riposo e di recarsi ai lari domestici, non è in modo alcuno sperabile che attualmente vengano condotte a fine.

Del resto, s’intende da sè, che se mai avremo libero un qualche interstizio, la Presidenza porrà in discussione taluna di quelle altre leggi di lavori pubblici che già sono inscritte all’ordine del giorno, e sulle quali probabilmente non avrà luogo grave discussione.

(Ricciardi, Cavour, Saffi ed altri deputati domandano la parola — Vivi segni d’impazienza. )

Avrà primo la parola il deputato Ricciardi; dopo è iscritto il deputato Minghetti.

Ricciardi. Vedo con estremo rammarico che la concessione delle ferrovie di Sardegna non sia stata posta fra le leggi da votarsi.

Signori, il voto per 1§ ferrovie di Sardegna non è solamente (Rumori) un voto economico, ma bensì un voto politico, il quale avrà un doppio significato: primo, cioè, che la Camera pensa oramai ad occuparsi davvero della Sardegna, finora così negletta; secondo, che col dotarla al più presto, e, se fosse possibile, per unanime acclamazione, di una rete di ferrovie, vuol dire all’Europa che pronti saremmo a sorgere concordemente in favore della Sardegna, ove mai prepotenza nemica volesse ritoglierci questa provincia italiana. (Rumori prolungati)    '

Debbo ora protestare contro la soppressione delle interpellanze domenicali (Rumori e segni d’impazienza) e contro la riduzione del tempo da consacrarsi alle petizioni. Signori, vi sono cento e più petizioni le quali aspettano da più di sei mesi... (Rumori generali)

PRESIDENTE. Favoriscano di far silenzio, perché gli stenografi possano raccogliere le parole dell’oratore. (I rumori continuano)

RICCIARDI. Vi sono in Torino cittadini italiani, i quali aspettano l’esito di alcune petizioni, e sarebbe veramente una delusione crudele per essi loro se tali petizioni non fossero riferite.

Quanto alle interpellanze, ve ne sono talune di grave momento, le quali non debbono essere pretermesse. (Rumori di dissenso al centro ed alla destra)

Io insisto quindi affinché la Presidenza modifichi la sua proposta nel modo da me indicato.

PRESIDENTE. La parola è al ministro d’agricoltura e commercio.

PEPOLI, ministro per l’agricoltura e commercio. Signori, confesso il vero che mi duole altamente di non veder compreso fra le leggi che debbono essere poste in discussione in questo scorcio di Sessione il progetto relativo all’unificazione delle monete, la cui relazione è stata presentata, credo, mercoledì, ed a quanto mi disse il signor segretario, sarà stampata e distribuita domani.

 Io insisto vivamente perché questa legge unificatrice sia posta in discussione, trattandosi di cosa altamente necessaria.

Ogni giorno nascono nelle provincie del torbidi, delle perturbazioni a causa di questa difformità di monete. Coloro che sono stati nelle provincie meridionali sanno che danno abbia arrecato il non avere unificata la moneta, l’avere lasciato in corso monete dei Governi caduti.

Quest’unificazione è una necessità economica e politica, e siccome questa relazione è già stata presentata,. siccome il voto degli uffici è stato unanime nell’approvare questa legge, e che quindi a riguardo di essa non potranno elevarsi grandi discussioni, io insisto perché questa legge, la quale segna un’epoca nuova nella nostra unificazione   

Una voce a sinistra. Oh! oh!

PEPOLI, ministro d agricoltura e commercio. Sì, mi permettano di dire che segna un’epoca nuova, perché farà scomparire per sempre anche questa memoria delle nostre divisioni passate e delle nostre vergogne.

(Sì! sì! — Bene!)

PRESIDENTE. La parola è al deputato Minghetti.

MINGHETTI. La Presidenza, quando ha preso in esame questa mattina quali fra le leggi in pronto si potessero mettere in discussione in questo scorcio di Sessione, era persuasa che il suo progetto non avrebbe potuto a meno di sollevare molte obbiezioni; ma siccome dopo lungo esame è stata unanime nelle sue conclusioni, così essa intende di mantenere immutato e indiviso il suo programma che può essere dalla Camera rifiutato in complesso o accettato in complesso. (Rumori a sinistra)

Una voce. 0 modificato.

MINGHETTI. La Camera ha dato alla Presidenza l’incarico di esaminare i vari progetti che erano pronti per la discussione e di presentare la sua proposta. Questa proposta naturalmente può essere rifiutata, può essere surrogata da un’altra, ma è mio dovere il dichiarare che la Presidenza avendo unanimemente preso questa deliberazione, intende che la sua proposta sia posta ai voti in complesso e complessivamente, o rifiutata o accettata. (Rumori) Ciò non toglie, ripeto, chela Camera possa accettare qualunque altra proposta le piaccia. L’onorevole deputato Ricciardi si è lagnato che non si mettano in discussione le ferrovie della Sardegna. Certamente questo è un progetto interessante, ma del quale non è ancora stata presentata la relazione. Io potrei citare due altre leggi, le quali erano di sommo momento inquantoché erano dirette a far cessare una flagrante ingiustizia, e che nondimeno sono state dalla Presidenza poste fra quelle che non possono discutersi in questi giorni, voglio parlare di quella che veniva immediatamente dopo l’attuale, cioè la cessazione dell’imposta dei diciotto centesimi addizionali ai tributi diretti nei ducati di Parma e di Modena, e quella sul dazio-consumo...

DI CAVOUR. Domando la parola.

MINGHETTI.... leggi importantissime entrambe e di‘ rette, come dissi, a far cessare una flagrante ingiustizia. Nondimeno la Presidenza ha creduto di non metterle all’ordine del giorno per rendere la sua'  proposta possibile ad attuarsi, imperocché, se scambieremo i nostri desiderii colla possibilità, invece di votare tante leggi, non ne voteremo nessuna. Questo è stato il convincimento della Presidenza, la quale però esprime la speranza che le due leggi che lio testé accennate, e delle quali furono già distribuite le relazioni, saranno messe all’ordine del giorno per le prime alla riconvocazione futura.

Quanto al metodo della discussione la Presidenza ha accettato la proposta Saffi, proposta la quale non fa che ripetere ciò che l’anno passato fu dalla Camera praticato, che, cioè nella seduta del mattino si discutevano alcune leggi, altre si discutevano nella seduta della sera. Discutendosi quindi contemporaneamente due leggi, ne viene che contemporanea ne sia pure la votazione.

Io credo che gli onorevoli deputati che hanno sollecitato con tanta istanza e giustamente le ferrovie meridionali dovranno essere contenti che la Commissione proponga che sabbato, al pomeriggio, se ne cominci la discussione.

Mi resta a dire una sola parola all’onorevole ministro d’agricoltura e commercio.

Io sono interamente d’accordo con lui sull’importanza della legge per la riforma monetaria, sono interamente d’accordo con lui ch’essa non darà luogo a molta opposizione, e, quanto a me, se dovesse venire in discussione, io sarei lieto di prendere la parola per sostenere il suo progetto (Rumori), ma dico che se si vuol riuscire a ciò che la Camera voti realmente alcune leggi, dobbiamo guardarci bene dal moltiplicarne il numero, perocché la durata straordinaria di questa Sessione, e la stagione nella quale siamo, non ci permettono di sperare che la Camera rimanga a lungo riunita.

La legge per l’alienazione dei beni demaniali e quella del passaggio al demanio dei beni della Cassa ecclesiastica non ne formano, direi quasi, che una sola, e probabilmente la discussione generale sarà unica per entrambe. Mentre la concessione delle ferrovie meridionali impegna il tesoro per gravissima somma, le due leggi predette versano al tesoroi mezzi per sopperire alle esigenze finanziarie.

Ma se vogliamo occuparci della maggiore o minore convenienza politica ed economica di tutti gli altri progetti, l’ordine del giorno perde la sua ragione d’essere, e la Presidenza, piegando il capo alle deliberazioni della Camera, deve avvertirla dei motivi che l’indussero alla proposta così ristretta. Infine ripeto che, qualunque siano state le differenze d’opinione fra noi, fu accettato a pieni voti l’ordine del giorno che presentiamo alla Camera..

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il deputato Di Cavour.

Voci. Ai voti! ai voti!

RATTAZZI, presidente del Consiglio. Mi permetta l’onorevole Minghetti che io rettifichi una sua asserzione, che, a mio credere, non è esatta.

Egli ha affermato che le deliberazioni della Presidenza sono state prese ad unanimità di voti.

Se egli intende dire che l’ordine del giorno, che era già il risultato delle varie votazioni, è stato adottato ad unanimità, questo è perfettamente vero; ma se egli parla delle singole deliberazioni... (No! no;) sovra ciascun progetto, debbo dire che intorno a ciò v’è stato dissenso. L'unanimità nella deliberazione che era il risultato delle parziali deliberazioni precedenti era naturale. Poiché la maggioranza aveva eliminato alcuno dei progetti di legge che erano stati proposti per la discussione, si doveva all’unanimità votare per quei progetti che la maggioranza aveva ammessi. Così rettificato, od almeno così spiegato il fatto (poiché se il deputato Minghetti ha inteso la cosa in questo senso non è caso di rettificazione), ben si vede che unanimità non vi fu nell’ufficio della Presidenza.

Fu infatti proposto nell’adunanza della Presidenza di mettere all’ordine del giorno il disegno di legge relativo alla monetazione, ma la maggioranza non volle acconsentirvi, come saprà l’onorevole Minghetti, pel motivo che questa proposta di legge dovrebbe dar luogo ad una lunga discussione, mentre alcuni ritenevano invece che la discussione sarebbe stata brevissima. Quanto a me, ritengo pure che tale proposta non possa dar luogo a grandissima discussione, poiché tutti gli uffizi furono d’accordo nel proporne l’approvazione. E quando pure si dovesse impiegare una tornata per questo disegno d1 legge, l’importanza del medesimo è così grande, specialmente sotto l’aspetto politico, che io credo la Camera possa anche spendere una tornata di più, e i signori de putati trattenersi anche ventiquattr’ore di più in Torino per anticipare di tre mesi il benefizio di questa legge. Io quindi, malgrado il voto della maggioranza della Presidenza in questa parte, pregherei la Camera a voler mettere questo disegno di legge all’ordine del giorno.

Non istà quanto diceva l’onorevole Minghetti, che la Camera non possa far altro che accettare o respingere l’intero progetto della Presidenza; la Camera può anche modificarlo, ed in ciò non credo che la Presidenza se ne possa tenere offesa. Essa ha creduto, per non aggravare di troppo i lavori della Camera, che non fosse conveniente di metterlo in questo scorcio di Sessione all’ordine del giorno; ma io confido che. la Camera, la quale vede l’urgenza della legge stessa, malgrado che la Presidenza non abbia stimato di ciò fare, vorrà comprendere questo disegno di legge fra quelli a discutersi imprescindibilmente prima del chiudersi della Sessione.

PEPOLI, ministro per l'agricoltura e commercio. Domando la parola per una spiegazione di fatto che, spero, persuaderà la Camera della necessità di votare questa legge.

L’onorevole Minghetti deve conoscere che è in corso un contratto in Napoli per la coniazione di moneta d’argento, che questa deve farsi al titolo di 900. Si tratta di un’operazione di 12 milioni di lire; ora, se non si cambia titolo, l’onorevole Minghetti ben comprende che questa moneta appena coniata verrà subito esportata con grave danno dello Stato, e che in questa coniazione lo Stato ci può perdere da 300 a 400 mila lire. Parmi dunque che valga ben la pena che la Camera spenda 24 ore di più per impedire allo Stato il danno che verrebbe dal ritardo di questa legge alle finanze.

Io prego pertanto l’onorevole Minghetti di voler ammettere che questa legge sia posta in discussione. Non mi farò certo a ripetere quanto ha detto testé l’onorevole mio collega il ministro dell’interno, ma insisto altissimamente nel doppio interesse e del paese e dell’erario.

Voci. Ai voti! ai voti!

PRESIDENTE. Il deputato Minghetti ha la parola per un fatto personale.

MINGHETTI. Sono altamente sorpreso e mi duole moltissimo che l’onorevole presidente del Consiglio sia entrato a discorrere delle deliberazioni prese nel seno della Presidenza. Io aveva già dichiarato che vi era stato da prima differenza d’opinioni, ma che alla fine il complesso della nostra proposta, la quale si compone di varie parti, era stato adottato all’unanimità. Io mantengo questa affermazione, ma non voglio seguirlo su quel terreno.

Vengo al punto essenziale. Ho detto e ripeto che la Presidenza, nel caso che una di quelle leggi che propone per l’ordine del giorno sia compiuta, e l’altra che la procede parallela non lo sia, si riserva la facoltà di introdurne una di quelle ohe non possono richiedere seria discussione.

Perciò spero che anche il progetto dell’onorevole ministro di agricoltura e commercio potrà venir discusso. Ma come si farebbe a metterlo ora all’ordine del giorno quando non ne è ancora distribuita la relazione?

PEPOLI, ministro per l’agricoltura e commercio. Mi ha detto il segretario che domani potrà essere distribuita.

DEPRETIS, ministro pei lavori pubblici. Neanche la relazione per le ferrovie meridionali non è distribuita.

RATTAZZI, presidente del Consiglio. Anzi, per questa bisognerà ancora aspettare qualche giorno, stante l’esame da farsi della nuova proposta.

MINGHETTI. Quanto a me io non posso dire di accettare o non accettare la proposta del ministro del commercio; bisognerebbe prima che ne parlassi coi miei colleghi coi quali fu presa la deliberazione.

Il concetto della Presidenza non è di escludere assolutamente il progetto che sta tanto a cuore al Ministero, poiché potrebbe venire la circostanza di votarlo, ma essa non credette di porlo all’ordine del giorno come non ne pose altri molti, importantissimi anch’essi, i quali mirano a far cessare mali gravi in alcune provincie. La Presidenza non ha posto mente che a due cose: da un lato l’urgenza di votare la gran rete delle ferrovie meridionali che imporrà allo Stato una forte spesa, dall’altro la necessità di dare allo Stato i mezzi di far fronte alle esigenze finanziarie. Tutto il resto le è sembrato dover cedere il passo a queste leggi, volendo assicurarne la votazione.

PEPOLI, ministro per l’agricoltura e commercio. Io propongo in emendamento di questa proposta della Presidenza che sia messa all’ordine del giorno anche la legge sull'unificazione monetaria.

PISANELLI. Domando la parola per una mozione d’ordine.     .

Ma pare che vi sarebbe un partito nel quale si potrebbero accordare la proposta della Presidenza e i desiderii giustissimi del Ministero. La Presidenza propone che le leggi siano discusse in varie tornate; ebbene, io pregherei la Camera di concedere, per un giorno, una tornata straordinaria, una terza tornata... (Rumori generali di dissenso)

PRESIDENTE. Essendo chiesta la chiusura della discussione, la pongo ai voti.

(La discussione è chiusa. )

Il ministro di agricoltura e commercio ha proposto in via di emendamento che fra le leggi comprese nella proposta presentata dalla Presidenza si aggiunga anche quella dell’unificazione dello monete.

Pongo ai voti questa proposta.

(La Camera approva. )

Ora pongo ai voti la risoluzione proposta dalla Presidenza...

SALARIS. Chiedo di parlare.

RANIERI. Signor presidente, ho chiesto di parlare. (Rumori)

SALARIS. Io propongo che siano anche comprese in questa proposta le ferrovie della Sardegna. (Mormorio)

PRESIDENTE. Il deputato Salaris propone in via di emendamento che si comprendano anche le ferrovie della Sardegna.

Pongo ai voti questa proposta.

(Dopo doppia prova e doppia controprova, è rigettata. )

Il deputato Ranieri ha facoltà di parlare.

RANIERI. Poiché si tratta d’un mandato di fiducia, io accetto, anzi m’inchino innanzi alla risoluzione della Presidenza. Ma per l’onore e la dignità di tutta la deputazione napoletana io dichiaro e protesto che quando noi tutti avevamo data la nostra parola di non muoverci dal nostro posto se amendue le leggi non fossero votate, l’escogitato parallelismo era al tutto superfluo.

PRESIDENTE. Ha sentito l’onorevole Ranieri essersi dal deputato Minghetti testé osservato che in ciò non vi è punto di novità, perché anche l’anno scorso, negli ultimi giorni della Sessione si tenne lo stesso metodo che oggi viene proposto.

Non si può dunque supporre che il parallelismo delle discussioni sulle tre leggi a cui si allude, e la simultaneità della votazione definitiva sulle medesime siano stati dalla Presidenza ideati per questo, perché ella sospettasse della diligenza e delle buone intenzioni di qualunque siasi dei membri della Camera.

Voci. Ai voti! ai voti!

MELLANA. Io ho chiesto la parola per dichiarare che riconosco nel deputato Minghetti il diritto di portare il suo giudizio sulle varie leggi che sono presentate, ma non posso riconoscergli questo diritto quando parla in nome della Presidenza, quando in questa qualità si fa a portare a priori un giudizio sulle leggi.

Egli, parlando di una legge che divide le opinioni della Camera, l’ha chiamata una flagrante ingiustizia. Questa opinione la poteva emettere l’onorevole Minghetti come deputato, ma io respingo. questo giudizio, ove fosse il risultato delle opinioni emesse dalla Presidenza, perché essa non può pregiudicare le discussioni della Camera. (Mormorio)

PRESIDENTE. Pongo ai Voti...

RICCIARDI. Chiedo la parola. (Rumori)

Voci. Ai voti! ai voti!    .

PRESIDENTE. Era inutile che si chiudesse la discussione se vogliono ancora prendere la parola.

RICCIARDI. Si tratta di un’interpellanza fatta al presidente del Consiglio rispetto alla scuola di Cuneo, alla quale esso presidente del Consiglio aveva promesso di rispondere. (Rumori)

PRESIDENTE. Proponga un emendamento aggiuntivo.

RICCIARDI. Io propongo quale emendamento aggiuntivo che almeno a questa interpellanza sia riserbato un posticino qualunque (Ilarità e rumori), e siccome la risposta dell’onorevole ministro provocherà probabilmente una controrisposta, io chiedo che si riserbi alla Camera la facoltà di rispondere al Ministero.

PRESIDENTE. Pongo ai voti l’emendamento aggiuntivo del deputato Ricciardi, il quale propone che si ponga all’ordine del giorno anche le risposte del Ministero e le successive repliche relative allo scioglimento della scuola di Cuneo.

(Non è approvato. )

Il deputato Minghetti ha la parola.

MINGHETTI. Vi rinuncio.

CASTELLANO. Prego la Camera di consentire che sia anche incluso nell’attuale fissazione dell’ordine del giorno un altro progetto di legge che forse non darà luogo a discussione alcuna, ma che è di grandissima importanza; quello cioè che è stato proposto dal ministro guardasigilli per provvedere alla supplenza delle Corti d’assisie. Trattasi di evitare lo sconcio che il corso della giustizia penale abbia, in mancanza di siffatti provvedimenti, a rimaner soffermato in talune parti del regno, e credo mio obbligo di coscienza, ed anche come membro della Commissione incaricata dell’esame di quel progetto di legge, di richiamare la sollecitudine della Camera su cosiffatto argomento.

PRESIDENTE. Pongo ai voti la proposta del deputato Castellano, perché sia messa all’ordine del giorno la legge relativa alle Corti d’assisie.

(Non è approvata. )

Pongo ai voti le determinazioni proposte dalla Presidenza circa l’ordine del giorno.

(Sono adottate. )

 (Movimenti generali)


Il primo scandalo toscopadano: le ferrovie meridionali di Zenone di Elea


















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