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La rivoluzione napoletana del 1820-1821 tra "nazione napoletana" e "global liberalism" di Zenone di Elea

ATTO DI ACCUSA A CARICO DEGLI ASSENTI

1.° ex Tenente Generale GUGLIELMO PEPE.

2.° ex Tenente Generale MICHELE CARASCOSA.

3.° ex Tenente Colonnello LORENZO DE CONCILIIS.

4.° BARTOLOMMEO PAOLELLA ex Capitano del Reggimento Sanniti.

5.° GIOVANNI RUSSO ex Colonnello del Reggimento Re Cavalleria.

6.° VINCENZO PISA ex Maggiore dello stesso Reggimento.

7.° GAETANO GRAZIANI ex Capitano del Reggimento Principe Cavalleria.

8.° SERAFINO D'AURIA ex Tenente del detto Reggimento.

9.° D. LUIGI MINICHINI Sacerdote.

10.° D. GIUSEPPE CAPPUCCIO Sacerdote.

Imputati di cospirazione contro lo stato, eseguita

ne primi giorni di luglio dell'anno 182o,

contro de’ quali si procede in contumacia

dalla G. C. Speciale delegata da

S. M. (D. G. )

N A P O L I

NELLA TIPOGRAFIA DI MICHELE MIGLIACCIO

1823

Napoli li 4 Dicembre 1822.

(se vuoi, scarica il testo in formato ODT o PDF)

IL REGIO PROCURATOR GENERALE

ESPONE ALLA GRAN CORTE SPECIALE DELEGATA QUANTO SIEGUE

1.° Dopo una guerra generale che gli straordinari avvenimenti della rivoluzione richiamarono su quasi tutti i Popoli per venticinque anni interi, il giorno fausto di una pace consolatrice risplende in fine sull'agitata Europa. I mali di ogni genere gravitati per un periodo sì lungo sulle nazioni vedono il loro termine. Il flagello della guerra, e dell'anarchia che avevano distrutto nove milioni di uomini cessano felicemente. L'ordine rinasce dalle ruine. I legami sociali si ristabiliscono sulle basi dell'indipendenza, sicurezza, e tranquillità di ogni nazione. Il sagro tutelare principio della legittimità fu allora solennemente riproclamato a quest'oggetto si interessante. Dei trattati di alleanza si stipolano tra Sovrani onde proteggere e garentire la pace ridonata dopo gli sforzi i più prodigiosi.

Il concorso attivo de Popoli coi loro Augusti Monarchi a questo avvenimento il più grande nella storia del mondo, offrì la pruova classica della loro decisa indignazione contro i nemici de Troni, e dell'ordine sociale esistente.

Mercé questa restaurazione si videro i Sovrani legittimi anche per dritto pubblico delle genti nel caso di operar essi liberamente il vero bene del loro Popoli, e si videro al pari nuovamente proscritte la violenza, la ribellione, che sole producono la rovina degli Stati e degl'Imperi, richiamando prima le fazioni, la divergenza degl'interessi, l'anarchia delle guerre civili, i loro orribili eccessi, indi il dispotismo militare, il furore delle conquiste, una guerra generale ed atroce, e fluttuando sempre in questo fatale corso di sventure distruggono lo scopo della società in vece di consolidarlo, e richiamano la rovina de'  Popoli, come l'esperienza la più dolorosa aveva pur troppo dimostrato.

2. Ma lo spirito di parte sviluppato e sostenuto nella crisi rivoluzionaria, non cedendo alle lezioni dell'esperienza,  né ai calcoli del vero interesse delle Nazioni proseguì le sue manovre colla speranza colpevole di rioccuparne il potere, mira principale de’ faziosi, benché coverta sotto ingannevoli apparenze. S'invoca il presidio illegale, e criminoso delle società segrete, e si procura diramarle di forze per riaccendere l'incendio: si moltiplicano in tal guisa, e la catastrofe di nuove sventure si prepara.

In questo Regno dopo cessata l'occupazione Militare, il nostro Augusto Sovrano restituito allora ai suoi Popoli, si era con massime cure occupato del loro vero e solido ben essere colla giustizia, colla clemenza e colla pace, coll'oblio generoso di tutti i fatti precedenti, colla fiducia la più piena, e con un'amministrazione paterna in tutti i rami. La prosperità pubblica, le di cui sorgenti seppero tutte aprir si, n'era stata la benefica conseguenza. Tutto fioriva, e le piaghe cruenti prodotte dal turbine che aveva sconvolta l'Europa erano già sparite fra cinque anni soli.

3.° Ciò non ostante la setta de’ Carbonari che si era introdotta all'epoca dell'occupazione è destinata ad operare in questa bella parte d'Italia la rivolta a mano armata contro un Monarca che aveva sparse tante beneficenze, e resa la Nazione felice. Non potendo essa intraprendere all'istante la rovina totale della monarchia, si decide usurparne prima le prerogative le più essenziali, che sole possono sostener l'ordine pubblico. Con questo scopo si cospira per cambiare la forma del Governo, ed introdurre violentemente la Costituzione di Spagna.

4.°. Quella parte della forza militare, ch'era aggregata nel suo seno, ed altri di essa, che avevano i medesimi scopi della setta, violando la Legge dell'onore, del proprio dovere, e del giuramento s'impegna all'esecuzione. I mezzi di agire si concertano, e si conchiudono. Si discende dai cospiratori a vari attentati per oprare lo sviluppo e coseguire il fine. Alcuni accidenti gli rendono inutili. Si raddoppiano allora le manovre: si fanno nuovi progetti.

5.° Alla testa della cospirazione erano il Tenente Generale Guglielmo Pepe, il Tenente Generale Michele Carascosa, il Maresciallo Napolitano dell'arma di Cavalleria, ora defunto, ed il Tenente Colonnello Lorenzo de Conciliis Capo dello stato Maggiore della terza Divisione Territoriale in Avellino, molto confidente, ed istrumento principale di Pepe, ch’era stato più anni al Comando di quella Divisione, da cui si era rimosso solamente il di 15 Giugno 182o. e destinato nella 5. Divisione delle Calabrie per la quale non era partito ancora, e trovavasi in Napoli. Altri Uffiziali Superiori, e Capi de’ Corpi di. Cavalleria vi erano al i pari concorsi. uno Squadrone di Cavalleria del Reggimento Borbone stanzionato in Nola è destinato ad inalberare il primo lo stendardo della rivolta sotto il Comando del 3otto Tenente Michele Morelli, e Giuseppe Silvati, per essere poi seguito da altri Corpi, e facendo così un'Armata Costituzionale costringere violentemente il Governo allo scopo della setta colle armi medesime che erano destinate a difenderlo e sostenerlo.

6.° Verso la fine di Giugno 182o. erasi tutto preparato per lo sviluppo con intelligenza, consenso, e concerto de' cennati Generali Pepe, Carascosa, Napolitano, Tenente Colonnello de Conciliis, ed altri. Dovea Morelli disertare da Nola, e cominciar l'impresa con Silvati, ma si differì, onde attendere, come fece sentire il Generale Pepe a Morelli per mezzo del Tenente Fresenga del Reggimento Re Cavalleria acquartierato in Foggia, fino a che si sarebbe avuta la risposta dal Generale Carascosa, per saper così quando precisamente dovea farsi il movimento, che come soggiunse Pepe a Fresenga non poteva tardare più di due o tre giorni. Ecco un fatto dimostrativo che Carascosa era tra i principali cospiratori. Tutta la sua condotta posteriore vieppiù lo stabilisce.

7.° Si diede, di fatti, principio alla rivolta a capo di tre giorni. Il giorno designato su quello del primo Luglio in cui si celebrava la festa di S. Teobaldo asserto protettore della setta. Morelli allora con Silvati disertano da Nola con centotrenta uomini di Cavalleria tutti settari di unita ad alcuni altri settari pagani al numero di ventuno condotti dal Prete Luigi Minichini famoso nei fasti della setta. Prende Morelli con Silvati e Minichini la strada di Avellino Capitale del Principato Ulteriore, ove giusta il piano stabilito dovea condursi, e nelle vicinanze del Cardinale proclama l'insurrezione. Passa indi in Monteforte comune vicino ad Avellino, e pure spiega la voce della rivolta. Tiene indi un abboccamento nella limitrofa comune di Mercogliano col surriferito Tenente Colonnello de Conciliis che l'attendeva per eseguire la rivoluzione. L'abboccamento tra de Conciliis, e Morelli avea per iscopo le misure da prendere, onde farlo avanzare in Avellino. Nella sera de Conciliis parla col Tenente del Genio Giuseppe de Donato venuto allora da Napoli per facilitare l'operazione, e riceve dal suddetto la pianta delle fortificazioni da farsi sulle alture di Monteforte, onde impedire il camino della Puglia con Napoli. Morelli ritorna nella sera medesima in Monteforte, ove si unisce ad esso nell'istessa sera un distaccamento del Reggimento Sanniti, ch'era in Avellino. Questo era diretto dal Capitano Bartolommeo Paolella. Vi si uniscono pure delle frazioni di Gendarmeria a Cavallo, e de Fucilieri Reali.

8.° La mattina del tre questi distaccamenti, con Morelli, Silvati, Minichini, e de’ settari pagani allora concorsi si conducono in Avellino, e vi si proclama il cambiamento del Governo. Le Autorità che rimasero colà, fedeli, furono oppresse, e vilipese.

Il cennato Tenente del Genio de Donato la mattina del tre proseguì il viaggio per Foggia, ove era di quartiere il cennato Reggimento Re Cavalleria. In quella Città alla notizia della mossa di Morelli, che de Donato recò, il Colonnello del Reggimento, Giovanni Russo, il Maggiore Vincenzo Pisa, ed altri Uffiziali ch erano nella cospirazione, di unita ad altri che pure vi erano implicati, proclamarono pure il cambiamento del Governo. Ecco la prova, che le file della congiura erano già da prima preparate, dalla forza Militare, e si sviluppavano da essa secondo il. piano stabilito, di unita ad altri settari.

In Avellino nel medesimo giorno tre concorrono altri Carbonari pagani, e de' Militi del Reggimenti di -quella Provincia. Tutta questa forza ribelle si arroga in quel giorno il titolo di Armata Costituzionale e ne assume il comando il cennato Tenente Colonnello de Conciliis.

9.° Il Governo non tralasciò di adoprare fin dal primi momenti i mezzi opportuno per reprimere tal ribellione. Di fatti quando ricevé nel dì due la notizia del primo movimento eseguito dallo Squadrone, che disertato da Nola si era condotto nella Provincia di Principato Citeriore, destinò al comando della terza Divisione Territoriale, in cui era compresa quella Provincia il Tenente Generale Carascosa, ignorando che costui era nella cospirazione. Accordo pure al medesimo un alter-ego per resistere ai ribelli, ed estinguere la rivolta.

Egli che era all'opposto nella congiura, e colludeva coi cennati Tenente Generale Pepe, Napolitano, de Conciliis, e con altri cospiratori, vide che meglio poteva favorire la loro causa con rendere inattive le Truppe che dovea comandare contro di essi. Di fatti benché partì subito per Nola la mattina de'  15, non intraprese veruna operazione in quel giorno. Non era ignoto a Morelli nel dì tre che Carascosa benché destinato nella sera del due al comando della forza contro i ribelli, non avrebbe smentito la parte che aveva dapprima nella cospirazione. Ciò risulta dall'interrogatorio di Morelli, il quale precisamente dichiarò che il Capitano Cirillo Aiutante di Pepe spedito al medesimo in Napoli da De Conciliis nel di due per avvertirlo della seguita rivoluzione, riferì al suo ritorno al di tre che quel Generale non veniva in Provincia, ma rimaneva in Napoli per qualche altro giorno. Soggiunse Morelli che alcuni paesani nell'istessa notte del tre riportarono la notizia che il General Pepe rimaneva di fatti, in Napoli per qualche altro giorno, per meglio organizzare la spedizione di altre truppe pel Campo di Monteforte, e che non si fosse temuto di alcuno attacco, perché il Generale Carascosa era di accordo con lui

10.° Il fatto verificò questa notizia. Carascosa nel dì seguente quattro non intraprese neppure ve runa spedizione contro i ribelli, adducendo in pretesto che i medesimi si erano fortificati in gran numero nelle alture di Monteforte ed egli non aveva ancora forza sufficiente. Ciò era falso. Nel di quattro era già riunita una Colonna di quattromila uomini comandata dal Tenente Generale Sig. Duca di Roccaromana, mentre al contrario le forze del ribelli sulle cennate alture al Ponte del Gaudo non erano che di Militi, e Carbonari pagani nel numero di circa settecento uomini diretti da Minichini, e da altri settari male armati, senza munizioni corrispondenti, senza perizia nell'arte della Guerra, senza capi sperimentati nel mestiere delle armi, e con un picciolo numero di circa venti Soldati dello Squadrone di Morelli, dacché gli altri fino a centotrenta erano altrove. Le alture di Monteforte non erano poi le gole delle Alpi, che in alcuni siti sono resi forti dalla natura, ma per esse vi passava la strada consolare. Altri ripari non si erano adoprati, che degli alberi recisi, e messi su quella strada. Mancavano i ribelli nel dì 3. e 4. su quei luoghi anche di Artiglieria. Ebbero alcuni pezzi ma nella notte del dì cinque come si dirà in appresso.

11.° Non ignorava poi Carascosa nel di 4 che la forza del ribelli era tenue, e sprovista di mezzi atti ad una resistenza utile, poiché in quel giorno il Maggiore Lombardo suo Ajutante di Campo di ritor“no dà luoghi ov'erano i rivoltosi, li rapportò a voce in presenza anche di Monsignor Torrusio Vescovo di Nola, che i medesimi erano in numero scarso, in modo che potevano essere anche da esso solo Maggiore dissipati con uno squadrone di Cavalleria. Se anche quell'Uffiziale che ha subito un giudizio ed a parità è stato dichiarato non colpevole poteva infingere arditezza per occultar altri fini, Carascosa che senti la sua proposizione in pubblico avanti un Prelato, ed altri, se non era colluso co' ribelli, non si sarebbe rimasto ozioso come fece.

12.° Il giorno 4. medesimo Carascosa spedì un Giudice Regio in Monteforte da de Conciliis, e Moselli, sotto il colore di parlamentario, ma ciò che avvenne, come Morelli dichiarò nel suo interrogatorio, dimostra tutt'altro fine. Difatti Morelli confessò che nel colloquio tenuto da quel Giudice con De Conciliis, comprese che Carascosa non avrebbe attaccato. Palesò di più Morelli, che finito il colloquio, De Conciliis pieno di allegrezza lo assicurò vieppiù apertamente che Carascosa prendeva parte nel comune interesse, ed era di perfetto accordo col Generale Pepe.

13.° La rivolta così marciò senza ostacoli, e fu anzi agevolata da chi era incaricato di estinguerla. I ribelli in Avellino, e in Monteforte sicuri di non essere attaccati, prendono maggiore audacia, e proseguono l'intrapresa.

Altri Carbonari pagani si uniscono a loro e tra questi vi fu il troppo ben noto Sacerdote Giuseppe. Cappuccio di Mirabella che concorse in loro aiuto colle armi, in unione di altri settari egualmente armati. Nel dì 3, e 4. i ribelli che erano dalla parte di S. Severino in sito opposto a Monteforte resistono alle forze reali della 4. Divisione Territoriale che da Salerno furono dirette contro di essi dal Signor Tenente Generale Nunziante in due Colonne comandate cioè una dal Maresciallo Campana, e l'altra da esso. Questi Generali non soccorsi nel dì 5. da Carascosa, che aveva l'Alter Ego, sono obbligati riconcentrarsi,

14.° Nel giorno 5 costui di fatti non intraprese nemmeno veruna ostilità contro i ribelli, benché le Truppe da esso comandate non erano lontane che alquante miglia. È da rimarcarsi giusta la dichiarazione di un Tenente Colonnello, che egli fu prevenuto da questo Uffiziale dell'imminente arrivo di sei altri battaglioni di fanteria con sei pezzi di Artiglieria, e di una Compagnia di Pionieri, che di fatti giunsero per rinforzare la Divisione. Neppure allora ordinò verun, movimento, adducendo sempre il pretesto che i ribelli si erano di molto accresciuti, e che temeva di essere da essi attaccato direttamente in quella mattina.

Questa asserzione era pure gratuita, poiché i rivoltosi postati per quelle alture dalle quali poteva all'istante fugarli per le ragioni di sopra indicate, erano giunti appena a soli mille circa in quel giorno 5. e trovavansi in questo numero anche nel seguente di sei, giusta i boni delle razioni loro somministrate. Non avevano neppure nella mattina de' 5 alcuna Artiglieria.

15.° Il Signor. Capitan Generale Nugent, che come Capo del Comando Supremo faceva allora le funzioni di Ministro della guerra condottosi nel giorno 5 medesimo su i luoghi, ebbe abboccamento con Carascosa per respingerlo all'operazione Militare. Si vide mentre vi era esso montare la Cavalleria per marciar con le altre Truppe contro i rivoltosi, e tutti generalmente si persuasero che in fine l'attacco andava a darsi, ma partito il medesimo si vide smontare quella Truppa per ordine anche di Carascosa, e nulla più intraprendersi. Ecco un altro fatto, che riunito a tutti gli altri già descritti, ben dimostra che Carascosa erasi impegnato a sostenere i ribelli coi quali era colluso, e non a distruggerli. È marcabile che l'occupazione di Salerno fatta dai ribelli in quel giorno, e precisamente dalla picciola Colonna comandata dal surriferito Paolella doveva indurre qualunque Generale, se era bene intenzionato e fido, alle imprese immediate, onde impedire i progressi ulteriori del medesimi. Non attaccandoli egli dava loro tempo di rendersi più forti. Si riuscì in essetti in questo scopo.

16°. Nell'indicato giorno cinque il Reggimento Principe Cavalleria che faceva parte della cennata 4. Divisione Territoriale in Salerno andò a riunirsi in Avellino ai ribelli, portando seco de pezzi di Artiglieria. Alcuni di questi nella notte del 5. al 6. soltanto furono tradotti sulle alture di Monteforte. Così i ribelli ebbero de cannoni, allora u non prima, al numero di due e non più.

Tra gli Uffiziali che fecero disertare questo Reggimento, e lo seguirono, vi furono il Capitano Gaetano Graziano, ed il Tenente Serafino d'Auria.

Ambidue contribuirono al misfatto per iscopo, di Setta, e di concerto cogli altri cospiratori, ed i ribelli. Graziano fu quello che dimostrando al Signor Colonnello Tocco poco prima della diserzione un proclama diretto da De Conciliis, fece sentire che il Reggimento non avrebbe seguito le truppe reali dirette dal lodato Tenente Generale Sig. Marchese Nunziante. Che D'Auria su quello che nell'istante in cui poco dopo disertò il Reggimento si pose colla sciabla avanti la porta del Quartiere, mentre il Colonnello voleva uscirne per richiamarlo all'onore, e minacciandolo di morte lo trattenne da questo espediente. Così i rivoltosi avevano il doppio vantaggio di veder crescer de loro forze, e non soffrire veruno attacco dalle truppe di Carascosa com'era appunto il piano concertato.

17.° La notizia della diserzione del Reggimento Principe Cavalleria giunse in Napoli la sera del 5. a i circa le due in tre ore. Allora il Generale Pepe, e Napolitano vedendo le cose spinte al segno premeditato, depongono la simulazione con cui si erano coverti fin allora ed abbandonano la Capitale con due frazioni di Cavalleria Ferdinando, e Regina, e con un'altra del Reggimento Fanteria Real Napoli ch'erano nella cospirazione: si conducono in Monteforte e quindi in Avellino. Colà Pepe assume il comando in Capo di tutte le truppe riunite, e del comando della Cavalleria si investì il Maresciallo Napolitano. A queste truppe combinate con le prime, con i militi, e co settari si dà pure il titolo di Armata Costituzionale. In tal modo il piano fu condotto al suo sviluppo completo.

18.° Intanto per la diserzione del Reggimento Principe da Nocera in quel giorno 5. delle tre Frazioni da Napoli nella notte dell'istesso giorno, per l'audacia dei ribelli non repressa da Carascosa, per l'inazione colpevole di questo Generale, per lo sviluppo in Napoli in quella notte del partito che i ribelli vi avevano, per la parte che questo partito prese la notte medesima del 5 nella metropoli, S. M. costretta da questa serie di circostanze le più violenti, emise nel giorno sei la promessa delle basi di una Costituzione fra otto giorni, con ordine alle truppe di restituirsi ai loro Corpi, ed ogni altro alle sue ordinarie occupazioni.

19.° Fu questo Editto pubblicato a circa le ore meridiane nel Campo delle Truppe Reali sotto gli ordini di Carascosa. Egli che in quel giorno istesso, cioè prima di riceverlo, era pure rimasto inattivo, termina così la sua spedizione contro i ribelli senza aver agito in verun modo, così colluso con essi, cooperando al loro trionfo. La sua collusione è più sensibile quando si riguarda ciò che un Uffiziale Superiore allora su i luoghi ha deposto cioè che anche nella mattina del 6. prima di riceversi l'Editto, avrebbe egli potuto attaccare i rivoltosi con vantaggio, poiché le truppe erano ben disposte. Di fatti niuna diserzione fino a quel momento era seguita, e tutte erano ben intenzionate o o 2o.° Le Truppe ribelli dopo l'Editto non lasciano le loro posizioni poiché la promessa di una Costituzione non sodisfaceva il loro impegno d'introdurre violentemente quella di Spagna. Gli avvenimenti s'inoltrano: tutto è in tumulto: si dispone la marcia per la Capitale della Colonna de ribelli ch'era in Salerno, ed in Nocera. In Napoli la crisi prodotta dal partito in fermento era oltremodo violenta. Allora il Governo fu obbligato piegare all'impostagli Costituzione di Spagna nel di Setto. ; L'armata ribelle si era intanto mossa da Avellino nell'istesso giorno sette sotto il Comando di Pepe, ed in unione de'  Militi, e dei Carbonari pagani condotti da Minichini, Cappuccio, e da altri. Nel dì 9 riunita nel Campo di Marte parti dal medesimo facendo il suo ingresso trionfale per la Città.

21.° Fu il Governo costretto al pari dal voto del partito vittorioso a nominar Carascosa per Ministro della Guerra ed egli accettò. Così costui fece conoscere vieppiù chiaramente di aver tradito nella spedizione affidatagli il suo Sovrano e l'onor militare, poiché non era questa una promozione che allora senza il consenso del partito poteva farsi,  né questo vi avrebbe mai concorso, se non gli era grato per la sua attiva cooperazione allo scopo della setta. I giornali, e le opere di quell'epoca seppero lodare la sua condotta, e mai la biasimarono. Ecco come il nesso di tante prove riunite dimostra la sua reità vieppiù, e non da dubitarne.

22.° Tutti questi fatti a carico di esso Carascosa, e degli altri sopranominati nove individui.

Ex General Pepe

Ex-Capitano Paolella

Ex Colonnello Russo

Ex Maggiore Pisa

Ex Capitano Graziano

Ex Tenente Sarafino d'Auria

Sacerdote Luigi Minichini

Sacerdote Giuseppe Cappuccio; sono stati contestati con maggior dettaglio e sviluppo, non meno che le vicende posteriori della rivolta ed il di lei fine, discussi e verificati nel giudizio avanti questa Gran Corte Speciale Delegata a cui furono sottoposti Morelli, e Silvati, i Capi de rispettivi Corpi, come parimente molti degli Uffiziali, e bassi Uffiziali di essi de quali parecchi rimasero condannati con decisione de Io Settembre 1822.

23.° I fatti narrati stabiliscono la prova di reità non solo di Carascosa, ma degli altri surriferiti nove individui, e la fondano sufficientemente.

L'ex Colonnello Russo fu arrestato, e poi evase.

24.° Contro di essi 1o e di altri complici ch'era-no assenti, trovasi spedito mandato di arresto fin da marzo dell'istesso anno, cioè prima dell'indicato giudizio contro i già detenuti. Essendosi cominciato il giudizio in contumacia contro a questi 1o imputati per ora, salvo il dritto d'introdurlo anche contro gli altri, ed adempiti gli atti di procedimento che le leggi di rito penale stabiliscono, niun di loro si è presentato.

A T T E S O   T U T' T O   C I O�f

Il Regio Proccurator Generale

Accusa i seguenti 1o. imputati assenti.

1.° Ex Tenente Generale Guglielmo Pepe.

2.° Ex Tenente Generale Michele Carascosa.

3.° Ex Tenente Colonnello Lorenzo de Conciliis.

4.° Bartolommeo Paolella ex Capitano del Reggimento Sanniti.

5.° Giovanni Russo ex Colonnello del Reggimento Cavalleria.

6.° Vincenzo Pisa ex Maggiore dell'istesso Reggimento Principe Cavalleria.

8.° Serafino d'Auria ex Tenente del detto Reggimento.

9.° Sacerdote D. Luigi Minichini.

10.° Sacerdote D. Giuseppe Cappuccio

di cospirazione tramata, ed eseguita da essi per iscopo di setta in concerto, ed unione ancora di altri, cambiando nei primi giorni di Luglio 182o colle armi la forma del Governo leggittimo, a termini dell articolo 125 Leggi Penali. Perlocché chiede che siano essi dalla Gran Corte Speciale Delegata giudicati in contumacia, giusta le forme del rito.

GAETANO BRUNDESINI

















Nicola Zitara mi chiese diverse volte di cercare un testo di Samir Amin in cui is parlava di lui - l'ho sempre cercato ma non non sono mai riuscito a trovarlo in rete. Poi un giorno, per caso, mi imbattei in questo documento della https://www.persee.fr/ e mi resi conto che era sicuramente quello che mi era stato chiesto. Peccato, Nicola ne sarebbe stato molto felice. Lo passai ad alcuni amici, ora metto il link permanente sulle pagine del sito eleaml.org - Buona lettura!

Le développement inégal et la question nationale (Samir Amin)










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