Eleaml - Nuovi Eleatici



La rivoluzione napoletana del 1820-1821 tra "nazione napoletana" e "global liberalism" dii Zenone di Elea

STORIADELLA MASSONERIA E DELLE SOCIETÀ SEGRETE 

PER F. T. e B. CLAVEL

TRADUZIONE DI CARLO SPERANDIO 

Fatta sulla 3 edizione francese con sue note illustrative

Proprietà Letteraria

NAPOLI

Tipografia S. Pietro a Maiella n. 31.

1873

(se vuoi, scarica il testo in formato ODT o PDF)


Illustrissimo e Potentissimo 

S G M DELL’ORDINE

Mosso dal sentimento di venerazione, che m'ispira l’altezza dei nostri meriti tanto profani che massonici, e dal dovere di gratitudine, che tutti riprofessano per la spinta e riordinamento che avete dato all'ordine muratorio in Italia, non posso far di meno, senza darmi una mentita, di cogliere la prima occasione che si presenta per manifestarcelo pubblicamente.

Il primo debito che sento, come massone, si è quello di chiederci il permesso di intraprendere la traduzione della storia della Massoneria di F. T. e B. Clavel: il secondo di dedicarvi la mia traduzione; e mi stimerei onorato del rostro compatimento se vi degnaste accettarne la dedica, ed accordarmi il permesso di pubblicare l'opera.

Gradite i sensi della mia rispettosa stimo, e devoto attaccamento. coi quali ho l'onore di segnarmi,

Napoli 18 Novembre 1866

Devotissimo Vostro

Carlo Sperandio.

Al Serenissimo E Potentissimo

Gran Maestro Dell'ordine P. Francesco De Luca 

Carlo Sperandio Candidamente Dedica


PREFAZIONE

Il successo di questo libro ha di molto passato le nostre speranze: due edizioni successive, di cui se ne i tirato un gran numero di copie, si sono vendute in pochissimo tempo: e noi siamo contenti di potere constatare che il punto di vista, sotto del quale noi abbiamo presentata la massoneria, non è stato senza influenza sul raddoppiamento di attività, che d'allora si è manifestata da tutte le parti nelle logge, e sulle determinazioni che han ricondotto ai lavori massonici una quantità di uomini di cuore e di capacità che se ne erano allontanati. poiché essi non erano stati messi in grado di apprezzarne l’utilità e l'importanza. Tuttavia questo successo non fu stabilito senza qualche protesta. L'ignoranza e l’uso di onorevoli suscettibilità, troppo pronte non pertanto a commuoversi, si sono elevati con tale una certa violenza contro le pretese rivelazioni che si racchiudono nell’opera nostra. Noi siamo stati accusati al Grand'Oriente, come violatori del giuramento di discrezione che abbiamo prestalo facendoci iniziare, e ci siamo visti l'oggetto di censura di questa autorità massonica (1). Un tale rigore ci dovea tanto sorprendere, che, prevedendo i rimproveri d'indiscrezione che ci sarebbero indirizzati, avemmo la precauzione di rispondere precedentemente con degli argomenti, secondo noi, senza replica. Ecco in effetti ciò che leggevasi nella prefazione della nostra 1. edizione.

Ci è sembrato indispensabile di fare precedere la prima parte della nostra storia da un’introduzione ove si trovano descritti i simboli, le cerimonie e le diverse usanze dell'associazione massonica, ed ove i misteri di questa associazione sono spiegati e comparati con i miti dell’antichità. Ed a questo proposito noi ci affrettiamo di far rimarcare che noi nulla abbiamo detto che non sia stato già stampato un centinaio di volte, non solamente dai nemici della massoneria, ma anche da molti suoi membri i più zelanti e i più commendabili, con l’approvazione implicita o formalmente espressa della gran loggia e dei grandi orienti.

«Siccome un’asserzione di questa natura ha bisogno di essere giustificata, ci sia permesso di appoggiarla con alcune pruove. Nel 1723 la Gran Loggia di Londra diede incarico ad alcuni suoi adepti di riunire e di pubblicare gli statuti, le dottrine, le istruzioni e le diverse cerimonie interne della libera moratoria. Questa raccolta apparve poco tempo dopo, sotto il nome del fratello Anderson con il visto della Gran Loggia. Tutte le altre amministrazioni massoniche hanno tradotto o ristampato il libro di Anderson, o ne hanno pubblicati degli analoghi. Il Grand'Oriente di Francia è pure andato più lungi, nel 1777 fece comparire un giornale coi titolo État du Grand'Orient, nel quale si trovavano rapportati e descritti i suoi lavori più segreti. Poscia questo giornale nel 1813 venne surrogato con la pubblicazione dei processi verbali delle due feste solstiziali dell’anno. Ivi si riportavano i discorsi dell’oratore, i rendiconti dei lavori del semestre, e fino il nostro formulario il più misterioso. Nei giorni nostri non vi è una loggia che per la tenuta delle sue assemblee, delle ricezioni, non si sena dei rituali stampati dal Grand’Oriente francese. Questi rituali si vendono pure pubblicamente, e vennero inseriti anche nel X tomo delle Ceremonies et Coutumes religieuses di Bernard Picard, edizione del 1809.

«Se ad alcuni membri del Grand'Oriente ripugna questo genere di pubblicazioni, la maggioranza vi si mostra favorevole, poiché ama di propagare in mezzo alla moltitudine dei fratelli le nozioni troppo poco sparse della massoneria. Questo è tanto vero, che è già da alcuni anni, che il Grand'Oriente nominò capo della sua segretaria il fratello, Bazot, il quale precedentemente aveva posto alla luce un Manuale nel quale erano riprodotti i rituali massonici (2), ed un Indagatore ove sono riportate le parole, i segni ed i toccamenti di tutti i gradi: la nomina adunque del fratello Bazot dà una implicita sanzione alla pubblicazione di quest'opera. Questa tendenza del Grand'Oriente di favorire la propagazione delle conoscenze massoniche, si è di recente chiaramente manifestata, coll'autorizzare nel 1841, mercé una deliberazione speciale, l'impressione del Corso interpretativo del fratello Ragon, che contiene la spiegazione dei simboli e dei misteri più segreti della massoneria.

«Gli altri Orienti massonici hanno generalmente mostrato desiderio di vedere queste conoscenze spandersi tra i fratelli di loro giurisdizione. Nel 1812 la Madre Loggia del rito scozzese filosofico autorizzava il fratello Alessammo Lenoir a pubblicare il suo libro intitolato: La Franc-maçonnerie rendue à sa veritable origine, ove i misteri massonici sono descritti ed interpretati, siccome nell'opera di Ragon. D'altra parte il Supremo Consiglio di Francia, che annoverava fra i suoi membri il fratello Wuillaume, autore di un Indagatore di tutti i gradi, si affrettò, quando riprese i suoi interrotti lavori, di mandarne delle copie a tutte le officine di sua giurisdizione.

«Noi potremmo senza alcun incomodo moltiplicare le citazioni di questo genere; ma gli esempi da noi riportati sono più che sufficienti a permetterci di pubblicare la nostra Introduzione.A noi è sembrato evidente, che ci era permesso di fare ciò che altri avevano fatto prima di noi, e ciò che i grandi orienti avevano permesso e tollerato. Fatta questa considerazione tutti i nostri scrupoli sono svaniti, e non abbiamo più esitato un istante a dare la luce a questo lavoro. Però ci siamo astenuti di trattare certe materie che ci è sembrato che dovevano restare nascoste; come pure abbiamo posto ogni studio per non descrivere alcuno de’ meni che servono a far riconoscere i massoni fra di loro. «Ci verrà detto senza dubbio, che i libri da noi citati erano destinati solamente a coloro che facevano parte della società. Questo è vero, e noi abbiamo scritto unicamente per essi. Ma siccome gli autori di quei libri, non potettero garentire che non cadessero in mani profane, noi ci spogliamo di ogni responsabilità, e non possiamo minimamente garantire che anche il nostro lavoro non subisca la sorte di tutte le cose stampate (3). Però, a dirla francamente, noi ci vediamo un grave inconveniente. Il segreto della massoneria non sta, ed i fratelli istruiti lo sanno benissimo, nei rituali e nelle cerimonie. Qual danno può egli derivare che i profani sappiano da noi stessi ciò che siamo, ciò che facciamo e quanto vogliamo? Non sarà questa una vittoriosa risposta a tutte le stoltezze ed a tutte le calunnie che hanno sparse sul nostro conto? Tale pubblicità non può essere che favorevole, e le farà fare numerosi proseliti (4). Bisogna notare, infatti, che lo immenso sviluppo preso dalla nostra società, data solamente dall’epoca che il libro di Anderson ha sollevato al pubblico il fitto velo che aveva fino a quel tempo nascosto i misteri massonici.

Del resto, se le considerazioni che precedono non sono state assai possenti per dimostrare al Grand’Oriente la non colpabilità della nostra opera, noi siamo stati ampiamente risarciti dalla severità usata contro di noi per le testimonianze d interesse che abbiamo ricevute dall'immensa maggioranza dei nostri fratelli. Una delle logge più importanti di Parigi, la Clemente Amicizia, che aveva già protestato contro il nostro giudizio, ha voluto darci una novella prova di fiducia e di stima, chiamandoci a dirigere i suoi lavori, ed incaricando il fratello Pagnerre, nostro editore e nostro amico, di rappresentarlo siccome deputato presso il senato della massoneria francese. Finalmente, essendosi interamente ricreduto delle cattive prevenzioni che aveva concepite contro di noi, questo corpo ci ha entrambi ammessi nelle sue Ala con una benevolenza veramente fraterna.

Abbiamo accumulato in questa storia tale abbondanza di date e di fatti, che malgrado tutta l'attenzione da noi postavi, nelle prime edizioni alla correzione del testo, è stato quasi impossibile che non v’incorresse qualche errore. Questa volta ci siamo studiati di evitare un tale inconveniente, e per giungervi sicuramente siamo rimontati alle sorgenti d onde abbiamo attinto; ed in grazia di una scrupolosa collazione abbiamo con fondamento la fiducia, che l'edizione attuale è totalmente esente d’inesattezze.

Non si è fermato solamente in ciò il miglioramento da noi introdottovi. Siccome avevamo interesse di conservare la paginazione delle precedenti edizioni onde fosse facile di verificare tutte le citazioni fatte in quest'opera, pure non abbiamo tralasciato alcuna occasione per intercalare dei fatti nuovi, quando ci è sembrato dovessero interessare. Il capitolo riguardante le società segrete politiche è stato interamente rifatto, e di molto aumentato, ove si parla in particolar modo delle società irlandesi, inglesi ed americane, sulle quali ci siamo procurati importanti ed estese notizie. L'appendice che segue l’introduzione ha pure subito delle correzioni e considerevoli aggiunte; e quella che dà termine al libro si è così ingrossala di tante notizie staccate, che la lunghezza ha troncato il cammino alla narrazione, e Is maggior parte forma tanti pezzi cosi nuovi che importanti. Fra queste aggiunte noi citiamo specialmente i brani riguardanti i carbonari e l’ordine reale dell'Heredom di Kilwinning; gli schiarimenti dati sulla creazione del rito scozzese antico ed accettato in America, degli aneddoti poco conosciuti delle serietà segrete politiche alemanne; infine degli imperlanti ragguagli sulle associazioni della Polinesia, degli aréoys e degli oulitaos, ecc.

Può darsi che tutto lo studio nostro e tutta la nostra perseveranza non iutiero punto bastati a porci in istato di formare un insieme di nozioni cosi estese e complete sulle associazioni segrete, se molti fratelli non meno istruiti che zelanti non ci avessero facilitato tale compito vasto e penoso, mettendo a nostra disposizione il risultato delle loro ricerche personali e delle collezioni che posseggono. Fra questi annoveriamo in particolar modo il fratello Morisons Greenfield, che ci ha generosamente prestato tutti i tesori dei suoi archivii, i più abbondanti ed i più importanti che avessero giammai esistito;— il fratello Marconnaj, che ci ha fornito importanti e numerosi documenti sulle società del Canadà e degli Stati Uniti di America;—il fratello Teodoro Juge, a quale dobbiamo interessanti materiali sulla Svizzera: —il fratello Foelix, infine, antico venerabile della loggia Mayence il fratello Klosso. gran maestro della Madre Loggia dell'unione eclettica a Francoforte sul Meno, ci hanno entrambi comunicato preziose notizie intorno all'istoria massonica della Germania. È dunque un dovere per noi di pagare qui a questi fratelli un giusto tributo di riconoscenza per l’utile concorso che ci hanno voluto prestare.



PARTE PRIMA

STORIA DELLA MASSONERIA

INTRODUZIONE

Segni esteriori della Massoneria— Proselitismo Massonico — Pi posta di un Pruno—Il Gabinetto di Riflessione — Descrizione della loggia—Posti, insegne e funzioni degli uffiziali —Apertura dei lavori di Apprendista — Visitatori — Gli Onori Massonici — Ricezione di un Profano — Discorso dell'Oratore dogmi, morale, regole generali della Massoneria, riti, organizzazione delle Grandi Logge e dei Grandi Orienti ec. — Chiusura dei lavori di Apprendista — Banchetto— Loggia di Adozioni — La Signora di Naintull viene ricevuta Massone—Collocamento della prima pietra ed inaugurazione dì un nuovo Tempio — Istallazione di una Loggia e dei suoi uffiziali— Adozione di un Luflon— Cerimonie funebri — Ricezione di un Compagno — Ricezione di Maestro — Interpretazione dei Simboli Massonici — Quadrato mistico — Appendice — Statistica universale della Massoneria — Calendario — Alfabeto — Abbreviazioni.

In Parigi l'attenzione dei viandanti è particolarmente attirata da alcuni misteriosi segni e geroglifici che decorano le insegne di un gran numero di mercanti. Quivi si vedono tre punti disposti in triangolo, là una squadra ed un compasso intrecciali, più lontano havvi un’altra mostra fregiata da una stella fiammeggiante, avente un G nel centro, in altre veggonsi dei rami di acacia intrecciati. Alle volle tutti questi simboli, diversi fra loro, sono riuniti a guisa di trofeo. Al Palais Royal in via Fers e nella via Saint Denis, nelle vetrine delle botteghe veggonsi degli oggetti quasi del medesimo genere, come grembiali di pelle, fasce cerulee, rosse, nere, bianche, arancio, cariche di emblemi massonici fra loro diversi, dei quali a suo tempo parleremo; in altri luoghi si vedono delle croci, dei pellicani, delle aquile, dei rosoni cc. Questi simboli e queste insegne sono della massoneria associazione segreta che il governo francese tollera, e che ha le sue diramazioni in tutto il globo (5)).

Può darsi che non siavi un abitante di Parigi, non uno straniero, che non sia stato sollecitato perché si aggregasse alla società massonica. A coloro che voglionsi persuadere ad entrare, si dice: «essere la Massoneria un’istituzione filantropica, progressista, i di cui membri vivono in fratellanza e sotto il livello d’una dolce eguaglianza. Là si dimenticano le frivole distinzioni della nascita e della fortuna e quelle altre distinzioni non meno assurde delle opinioni e delle credenze. Unica superiorità che la Massoneria riconosce è quella dell’intelligenza; ma è mestieri che l'ingegno sia modesto e non aspiri a dominare. Una volta ammessi ai lavori, si trovano mille occasioni per essere utili ai proprii simili, e nelle traversie della vita si ricevono delle consolazioni e, se v’ha duopo, dei soccorsi. Il massone è cittadino dell'universo, poiché non v’è punto della terra sul quale non incontri dei fratelli solleciti ad accoglierlo, senza bisogno di essere a loro raccomandato diversamente, che dal nome di massone, né di farsi conoscere che per il segno e la misteriosa parola adottata dalla gran famiglia degli iniziati.»

Per determinare i curiosi si aggiunge che la massoneria conserva un segreto che non è, né può essere che il retaggio dei soli massoni. Per decidere gli uomini amanti di piaceri, si fanno valere i frequenti banchetti, i buoni pasti, il vino generoso eccitatore della gioia ed atto a bene unire le fila di una dolce ed intima fratellanza. Quando è un artista 0 un mercante, si dice che la Massoneria sarà loro fruttuosa, aumentando il numero delle sue conoscenze e delle sue pratiche. In tal modo si hanno argomenti per tutte le tendenze, per tutte le intelligenze e per tutte le classi; può darsi però che si fondi un pò troppo sull’influenza dei precetti e degli esempii massonici, per rettificare le false idee e per depurare i sentimenti egoistici che decidono qualche persona a farsi ricevere. Da che l'individuo che si cerca di attirare ha ceduto alle ragioni 0 all’eloquenza dell'apostolo massone, esso viene avvertito che deve pagare un dritto di ricezione ed una quota annuale destinata a sopperire alle spese dell’assemblea e ad altre spese della loggia alla quale sarà presentato; poiché i massoni anche in una stessa città sono divisi in piccole comunità separate 0 logge, distinte fra loro da diversi nomi, come les Neufs soeurs, la Trinitè, les Trinosophes, la Clemente amitiè, ec. Nella maggior parte delle città ogni loggia ha un locale o tempio a sé, ma in Francia e in Inghilterra un medesimo locale serve a più logge (6).

I profani debbono essere maggiori di età, di condizione libera, di costumi onesti, che godano una buona riputazione, e siano sani di corpo e di mente.

Essi vengono proposti all’iniziazione nella tornata più prossima, scrivendo su di una scheda il nome e cognome, l'età, la professione e tutto ciò che può servire a farlo riconoscere, la quale carta è gettala alla fine dei lavori in un sacco o in un cassetto, chiamato sacco delle proposizioni, che viene presentato a ciascuno degli astanti in ragione della sua dignità, funzione e grado; la richiesta trovala nel sacco delle proposizioni viene letta dal venerabile o presidente della loggia, la quale è chiamata a votare collo spoglio delle palle sul prendere in considerazione la domanda. Se tutte le palle contenute nel bossolo sono bianche, si dà corso alla proposizione; se poi trovansi tre palle nere, il profano viene definitivamente respinto e senza appello. Una o due palle nere fanno aggiornare la deliberazione ad un mese. In questo intervallo i fratelli che hanno volato contro la presa in considerazione sono obbligati di portarsi dal venerabile per fargli conoscere i motivi che li hanno indotti a votare contro. Se questi motivi saranno giusti, egli ne fa conscia la loggia nella prima riunione, e la proposta è rinviata. In caso contrario, egli prega que’ fratelli a desistere dalla loro opposizione, e se non vi può riuscire, rende la loggia giudice delle ragioni allegale contro l’ammissione del profano; quando la maggioranza è dello stesso avviso di lui; essa passa alla presa in considerazione. La regola vuole che dopo questo scrutinio, il venerabile dia segretamente a tre fratelli la missione di raccogliere delle notizie sulla moralità del profano. Ma troppo di sovente questo dovere e infranto: il venerabile trascura di nominare i commissarii o questi non adempiono al mandato, e la loggia chiude gli occhi sull’irregolarità. Da ciò accade che si ammettono nei templi massonici molte persone che sarebbe meglio lasciare al di fuori.

Nella tornata seguente a quella in cui si riceve l’incarico, i commissarii gettano il rapporto nel sacco delle proposizioni ed il venerabile ne dà lettura all’assemblea; se le informazioni ottenute sono sfavorevoli, il profano viene respinto senza esservi bisogno di consultare la loggia; in caso contrario, lo scrutinio circola nuovamente, e quando la votazione riesce ad unanimità, la ricezione viene fissala al mese venturo.

Il profano non viene mai condotto nella loggia dal fratello presentatore. Ad un fratello che egli non conosce è dato tale incarico. Al suo arrivo viene chiuso in una camera tappezzata di nero, ove sono dipinti degli emblemi funebri, e si leggono sulle mura delle iscrizioni nel genere delle seguenti:

«Se una vana curiosità qui ti condusse, parti. Se temi di conoscere i tuoi difetti, non puoi rimanere fra noi. Se sei capace di simulazione, trema: qui tu sarai compreso.

«Se tieni alle umane distinzioni, vanne, qui non se ne conoscono.

«Se l’anima tua ha provato spavento, non andare più oltre — Si potrà esigere da te il più gran sagrificio, anche quello della tua vita. Vi sei tu rassegnato?»

Codesta camera è quella che chiamasi Gabinetto di riflessione, ed il recipiendario dovrà ivi redigere il suo testamento e rispondere in iscritto alle domande seguenti: «Quali sono i doveri dell'uomo verso Dio? Verso i simili? Verso sé stesso?» (7). Nel frattempo che il profano, lasciato solo, medita nel silenzio su quei diversi quesiti, i fratelli riuniti nella loggia procedono all'apertura dei lavori.

Quella che chiamasi loggia non è altro se non una gran sala della forma di un parallelogrammo o quadrilungo, i cui quattro lati portano i nomi de' punti cardinali. La parte più lontana ove siede il venerabile si chiama Oriente ed è di rincontro alla porta d'ingresso. Essa si compone di un rialto largo, di tre gradini al disopra del pavimento, ed è recinta da una balaustra; l'altare posto innanzi al trono sta sopra un secondo strato alto di quattro gradini, in guisa che l’Oriente sta all’altezza del pavimento di sette gradini. Un baldacchino di colore ceruleo seminato di stelle di argento sormonta il trono; nel fondo del baldacchino nella parte superiore havvi un Delta raggiante o gloria, nel cui centro si legge in caratteri ebraici il nome di Jehova.Alla sinistra del baldacchino vi è il disco del sole, alla destra quello della crescenza della luna. Queste sono le sole immagini ammesse in loggia.

All'occidente, ai due lati della porta d’ingresso,si elevano due colonne di bronzo, con i capitelli ornati di melagranate semiaperte: sulla colonna sinistra vi è scolpita la lettera B. sull’altra la lettera J; presso di questa siede il primo sorvegliante e presso di quella il secondo sorvegliante. Questi due ufficiali hanno innanzi un altare triangolare con molti emblemi massonici. Essi sono gli aiutanti ed i supplenti del venera Iole, e come lui tengono in mano un maglietto, segno di autorità.

Il tempio è ornato nel suo perimetro di dicci altre colonne, si che in totale formano dodici. Nel mezzo dell’arcotrave che passa sulle colonne, vi e un cordone con dodici nodi, detto laccio d'amore, le estremità del quale sono terminale da un fiocco (detto fiocco dentellato), che viene a posarsi sulle colonne J e B. Il cielo descrive una curva, e dipinto in ceruleo ed e seminato di stelle. Dall'oriente partono tre raggi dipinti figuranti il levare del sole.

La Bibbia, una squadra, un compasso, una spada ritorta, detta spada fiammeggiante, sono poste sull’altare del venerabile, e tre grandi candelieri sormontati da lunghi cerei sono distribuiti nella loggia, l’uno all'est o al basso dei gradini dell'oriente, il secondo all’ovest presso il primo sorvegliante, e l’ultimo al sud.

Ai due lati della loggia vi sono diverse linee di scranne ove prendono posto i fratelli non funzionarli. Queste sono quelle che chiamansi colonne del nord e del mezzodì.

In qualche loggia il baldacchino che ombreggia il trono e di seta scarlatta, ed allora il secondo sorvegliante occupa il centro della colonna del mezzodì. Questo ha luogo nelle logge dette scozzesi ed in tutte le logge inglesi ed americane. Negli Stati Uniti il venerabile (worshipful master) si copre con un sottobraccino (8) guarnito di piume nere e decorato di una larga coccarda del medesimo colore. In luogo di maglietto egli tiene un masso simigliante ad un campanello da scrivania. I sorveglianti (senior warden a junior warden) sono situati in una specie di nicchia ornata di drappo frangiato, e portano appoggiato alla coscia, come gli araldi d’armi, un bastone di ebano tornito a forma di colonna.

Indipendentemente dal venerabile e dai sorveglianti, che figuratamente chiamansi le tre luci, si conta nella loggia un certo numero di ufficiali i quali, egualmente che i primi, sono ogni anno eletti a scrutinio a San Giovanni d'inverno. Questi sono l’oratore, il segretario, il tesoriere, l’ospedaliere, l’esperto, il maestro di cerimonie, il guardabolli e suggelli, l'archivista, l'architetto, il maestro dei banchetti, il copritore o guardia del tempio. Le logge scozzesi hanno inoltre un primo ed un secondo diacono, un portabandiera ed un portaspada. In Inghilterra e negli Stati Uniti le logge non hanno tanti uffiziali. Vi è solamente il venerabile (worshipful master), il primo e secondo sorvegliante (senior andjunior wardens), il segretario (secretarv), il tesoriere (treasurer), un cappellano (chaplain), primo e secondo diacono (senior and junior deacons), una guardia interna (inner guard), una guardia esterna o tegolatore (auter guarder tyler), ed un esperto (steward).Nelle logge misraimite, i sorveglianti hanno i nomi di assessori, i diaconi quello di accoliti, e l’ospedaliere è detto elemosiniere.

La maggior parte degli uffiziali occupano nella loggia un determinato posto; Foratore ed il segretario hanno i loro seggi all’Oriente accanto alle balaustre, il primo alla sinistra ed il secondo alla destra del venerabile; il tesoriere è alla estremità della colonna del mezzodì, al disotto dell’oratore; l’ospedaliere alla estremità della colonna del nord, al disotto del segretario; ciascuno di codesti funzionarti ha innanzi a sé un tavolino. L'esperto ed il maestro di cerimonie sono assisi sopra a due panchetti al basso dei gradini dell'oriente, uno avanti allo spedaliere e l’altro avanti al tesoriere. Il primo diacono siede all’oriente alla destra del venerabile, il secondo diacono all’occidente alla sinistra del primo sorvegliante; il copritore dietro al secondo diacono presso alla porta d’ingresso. L’esterno, che si chiama la sala de’ passi perduti, è abitualmente guardalo da un fratello servente, dalla loggia stipendiato.

Le insegne particolari servono a distinguere gli uffiziali dagli altri membri della loggia. Ciascuno di essi porta una larga fascia cerulea di seta a forma di collare, la di cui punta discende sul petto; su di questi collari ordinariamente vi sono ricamali dei rami di acacia o degli altri simboli massonici, ed alla punta vi è sospeso un gioiello, la di cui natura varia secondo le diverse attribuzioni degli uffiziali che ne son decorati. Il venerabile porta una squadra, il primo sorvegliante un livello, il secondo un filo a piombo, Foratore un libro aperto, il segretario due piume incrociate, il tesoriere due chiavi, il primo esperto o fratello terribile una falce ed una ampolletta ad arena, il guardasuggelli un involto ed un piccolo suggello, lo spedaliere una mano che sostiene una borsa, il maestro di cerimonie un bastone ed una spada incrociati, il maestro dei banchetti il corno dell’abbondanza, l’architetto due righe incrociate, la guardia del tempio o copritore una chiave. I diaconi hanno dei bracciali di nastro bianco, gli esperti ed il copritore portano una spada, i maestri di cerimonie un bastone, ed i diaconi un lungo bastone bianco e qualche volta una lancia.

In Inghilterra, in Italia, in Olanda e negli Stati Uniti, i distintivi non sono uniformemente cerulei, ma sono di un colore particolare scelto dalla loggia. I fratelli che non hanno alcuna funzione sono decorati di un semplice grembiale bianco di pelle.

É il venerabile che convoca e presiede le assemblee, apre e chiude i lavori, comunica agli iniziati i misteri della massoneria, mette in deliberazione tutte le materie di cui si occupa l’ufficina, accorda, rifiuta o toglie la parola, riassumete opinioni, chiude le discussioni, ed ordina la votazione, infine sorveglia l’amministrazione ed andamento della loggia. I sorveglianti dirigono le colonne del Mezzodì e del Nord; è per loro mezzo che i massoni, che ivi seggono, domandano la parola al presidente. Essi richiamano all’ordine i fratelli che deviano. L’oratore pronuncia i discorsi d’istruzione o di pompa. Egli richiama all’osservanza degli statuti generali della massoneria e dei regolamenti particolari della loggia, se vede che vengono infranti; egli in ogni discussioni dà le sue conclusioni, immediatamente prima del riassunto del venerabile.

I processi verbali delle riunioni o pezzi di architettura, lo tavole di riunione, ed in generale tutte le scritture della loggia sono redatte e spedite dal segretario. Egli fa parte come il venerabile di tutte le commissioni e ne redige i rapporti.

Il tesoriere è il depositario delle finanze della loggia. L’ospedaliere è la guardia di tutti i doni che i fratelli depositano nel Tronco di beneficenza, alla fine di ogni tornata. Gli inglesi e gli americani non hanno l’ospedaliere. Presso di noi ogni anno ciascun massone regala una somma per sollevare i fratelli indigenti. La quale è indirizzata alla Madre-Loggia; e questa ne fa la distribuzione per mezzo dei suoi commessi di carità o commissioni di beneficenza.

I massoni estranei alla loggia, che si presentano per visitarla, sono tegolati, cioè a dire, esaminati dal fratello esperto. Questo ufficio in Inghilterra ed in America è affidato alla guardia esterna o tegolatore.

È il fratello esperto o il suo supplente, o pure il fratello terribile quello che prepara il recipiendario, e gli serve di guida in tutti i viaggi e le pruove alle quali deve sottomettersi. Nelle logge inglesi questa funzione è eseguita dal senior deacon o primo diacono.

Le attribuzioni dei maestri di cerimonie, del guardabolli, dell’archivista. e del maestro dei banchetti, sono bene spiegate dal nome stesso che portano questi ufficiali.

L’architetto è il depositario dei mobili della loggia. É colui che ordina e sorveglia tutti i lavori di costruzione e decorazione che l’ufficina ha potuto deliberare. copritore guardiano dell’ingresso non apre l’uscio né ai fratelli, né ai profani se non dopo il compimento delle volute formalità. È a lui che i fratelli visitatori danno la parola semestrale quando s'introduco no nel tempio.

Il primo diacono ha l’incarico di trasmettere gli ordini del venerabile al primo sorvegliante ed agli altri uffiziali della loggia, durante i lavori, i quali, come le deliberazioni, le ricezioni ed i discorsi, non possono essere interrotti. Il secondo diacono è nelle medesime circostanze l’intermediario tra il primo ed il secondo sorvegliante e fra que sto e gli alti fratelli che decorano le colonne.

Il portabandiera ed il portaspada hanno delle funzioni ad esercitare soltanto in America ed in Iscozia nelle pubbliche processioni, e fra noi solo in loggia nelle cerimonie di pompa, e nel ricevimento di deputazioni di alti dignitarii; infine il portabandiera apre il cammino del corteggio, e il portaspada precede immediatamente il venerabile.

Il cappellano delle logge inglesi pronunzia le invocazioni e le preci nelle grandi occasioni. Questi comunemente è un sacerdote che trovasi affiliato in una loggia qualunque.

É sempre di sera che i massoni si riuniscono; il tempio non ha finestre; esso è illuminato da un numero determinato di lumi o stelle. Questo numero è di nove, dodici, ventuno, ventisette, trentasei, ottantuno, secondo la grandezza della sala e l’importanza della solennità.

Quando il venerabile vuole aprire i lavori, batte più colpi col suo maglietto sull'altare. Allora i fratelli seggono ai posti loro destinati, ed il copritore chiude la porta.

Dopo questo preambolo, il venerabile sta in piedi avanti al trono, si copre, prende la spada fiammeggiante con la mano sinistra, appoggiandone il pomo sull’altare, con la destra prende il maglietto e batte un colpo, che i sorveglianti ripetono, ed incomincia il dialogo seguente:

Il Venerabile: Fratello primo sorvegliante, quale è il primo dovere di un sorvegliante in loggia?

Il Primo Sorvegliante: È di assicurarsi se il tempio è coperto.

All’ordine che gli ha dato il venerabile, il primo sorvegliante incarica il secondo diacono d’informarsi presso al copritore se vi sono profani nel vestibolo del tempio, e se dalle case circonvicine si può vedere o ascoltare ciò che andrà a farsi. Il copritore apre la porta, visita i passi perduti, si assicura che tutto è chiuso all’esterno, e viene a rendere conto di questo esame al secondo diacono, il quale ne fa conoscere il risultato al primo sorvegliante. Nelle logge inglesi ed americane le cose si fanno più semplicemente. La guardia interna si limita a battere con il pomo della spada alla porta, e la guardia esterna con la medesima percussione risponde; ciò vuol dire che il tempio è coperto.

Dopo ciò, il dialogo seguita:

(Il primo sorvegliante) La loggia è coperta.

(Il Venerabile) Quale è il secondo dovere?

(Il primo sorvegliante) È di assicurarsi se tutti i presenti sono massoni.

(Il Venerabile) Fratello primo e secondo sorvegliante, percorrete dal nord al mezzodì, e fate il vostro dovere. Impiedi all'ordine, fratelli miei.

A questa chiamata, tutti i fratelli si alzano, si rivolgono verso l’oriente e si mettono nella positura sacra. I sorveglianti lasciano i loro posti e si dirigono dall’ovest all'est ed esaminano successivamente tutti i presenti, che al loro avvicinarsi fanno il segno massonico, in maniera che coloro che trovansi ad essi innanzi non possano nulla vedere. Terminata questa verifica, tornano i sorveglianti ai loro posti, informando il venerabile che nella loggia non vi è alcun profano o alcun cowan (nemico), secondo l'espressione dei massoni inglesi.

Il venerabile, dopo avere interrogato i diaconi e la maggior parte di tutti gli uffiziali intorno ai posti che occupano in loggia e le funzioni che adempiono, continua le sue domande:

(Il venerabile) Perché, fratello secondo sorvegliante, sedete al sud?

(Il secondo sorvegliante) Per meglio vedere il sole al suo meridiano, onde inviare gli operai dal lavoro alla ricreazione e viceversa, affinché il maestro ne ricavi onore e gloria.

(Il venerabile) Ove sta il fratello primo sorvegliante?

(Il secondo sorvegliante) All'ovest.

(Il venerabile) Perché, fratello primo sorvegliante, sedete all’ovest?

(Il primo sorvegliante) Siccome il sole si corica per chiudere il giorno, nel medesimo modo il primo sorvegliante sta qui per chiudere la loggia, pagare gli operai ed inviarli contenti e soddisfatti.

(Il venerabile) Perché il venerabile siede all’est?

(Il primo sorvegliante) Siccome il sole sorge all'est quando principia il giorno, il venerabile sta lì per aprire la loggia, dirigerla nei suoi lavori e rischiararla con i suoi lumi.

(Il venerabile) A che ora sogliono i massoni aprire i loro lavori?

(Il primo sorvegliante) A mezzodì, venerabile.

(Il venerabile) Che ora è, fratello secondo sorvegliante?

(Il secondo sorvegliante) É mezzodì, venerabile.

(Il venerabile) Essendo mezzodì, ed è questa l’ora in cui dobbiamo aprire i nostri lavori, compiacetevi, miei cari fratelli, di venire in mio aiuto.

Il venerabile batte tre colpi che i sorveglianti ripetono, si volge al primo diacono, scoprasi il capo e gli dice la parola all’orecchio. Il primo diacono la comunica al primo sorvegliante e questi per mezzo del secondo diacono la comunica al secondo sorvegliante.

(Il secondo sorvegliante) Venerabile, tutto è in regola.

(Il venerabile) Giacché tutto è giusto e perfetto, in nome del Grande Architetto dell’Universo, dichiaro questa loggia aperta. A me, fratelli miei. .

Tutti i fratelli con lo sguardo verso il venerabile fanno a sua imitazione il segno e la batteria di Apprendista con l’esclamazione houzzé!!

(Il Venerabile) I lavori sono aperti; prendete posto, fratelli.

Questo formulario è quello più generalmente usalo, ed è quello delle logge dette scozzesi e di tutte le logge che seguono i riti degli antichi massoni, o rito inglese; ed è usato nelle vaste possessioni della Gran Brettagna, nei diversi stati dell’Unione americana, nell’Annover, in Italia, ec. Esso poco differisce da quello delle logge dette francesi, l’esclamazione di queste è tira! l’esclamazione delle logge misraimiteè alleluja.Le inglesi ed americane non hanno né esclamazioni né batterie manuali.

Immediatamente dopo aperti i lavori, il venerabile invita il segretario a dare conoscenza all’assemblea della tavola tracciata negli ultimi lavori; vai quanto dire, dare lettura del processo verbale dell’ultima tornata. Appena questa è terminata, egli invita i sorveglianti a domandare ai fratelli delle loro colonne se hanno osservazioni sul pezzo di architettura, che è stato loro communicato. Poi se nessuna correzione è stata domandala, egli chiede all’oratore le sue conclusioni, ed ai fratelli di manifestare la loro sanzione: la quale vicn data elevando le due mani e facendole cadere con rumore sopra il grembiale. In tal guisa, presso a poco, si procede per prendere delle deliberazioni.

Quando dei fratelli estranei alla loggia si presentano per visitare i lavori, vengono ammessi dopo approvazione del processo verbale, il quale non si legge che in famiglia. In questo mentre si tengono in una camera vicina, ove il fratello servente fa loro scrivere sopra un libro, detto registro di presenza, il loro nome, cognome, grado, ed il nome della loggia alla quale appartengono; ed essi non vengono ammessi nel tempio, se non sono investiti del terzo grado, e non sono muniti del loro diploma.

Per ravviso dato dal copritore di trovarsi dei visitatori nei passi perduti, il venerabile manda il maestro delle cerimonie per tenere loro compagnia, e l’esperto per tegolarli e vedere se realmente sono massoni. Compila questa cerimonia, l’esperto si fa rimettere i diplomi, che uniti al registro di presenza depone sul tavolo dell’oratore della loggia. Quest’ufiìziale confronta le firme poste al ne varietur dei diplomi con quelle che i visitatori hanno vergato sul foglio di presenza, e quando ne ha riconosciuta l’identità, fa conoscere il risultato del suo esame al venerabile, il quale ordina che i visitatori vengono ammessi. Gli onori che rendonsi loro variano secondo i gradi e le cariche di cui sono rivestiti.

Se sono semplicemente maestri, si dà loro l’ingresso con le forme consacrale, ed il venerabile fa loro una corta allocuzione, alla quale uno di essi risponde; e dopo avere applaudito massonicamente alla loro presenza, si fanno sedere ad una delle due colonne.

In qualche loggia, che vanta di essere conforme alle antiche tradizioni, il venerabile indirizza ai visitatori le seguenti domande prima di permettere loro di prender posto:

— Fratello visitatore, d’onde venite?

— Dalla loggia di San Giovanni, venerabile.

— Che cosa ci portate?

— Gioia, salute e prosperità a tutti i fratelli.

— Null’altro ci portate?

— Il maestro della mia loggia vi saluta tre volte tre.

— Che cosa si fa nella loggia di San Giovanni?

— Si edificano templi per la virtù e si scavano tombe per il vizio.

— Che cosa venite a fare qui?

— Vincere le mie passioni, sommettere la mia volontà e fare nuovi progressi nella massoneria.

— Che cosa domandate, fratello mio?

— Un posto fra Vol.

Esso è accordato.

Quando il visitatore è decorato di alti gradi, i membri della loggia si riuniscono al suo passaggio unendo le punte delle loro spade al disopra della sua testa, formando ciò che chiamasi la volta di acciaro. In questo frattempo il venerabile ed i sorveglianti battono alte nativamente dei colpi di martello sopra i loro altari e non terminano se non quando il visitatore è giunto all'oriente. Allora i fratelli tornano al loro posto, ed il venerabile esprime al visitatore le felicitazioni della loggia; il visitatore risponde, si applaudisce e ciascuno torna a sedere.

Quando il visitatore appartiene alle autorità massoniche, gli si manda nei passi perduti una deputazione di sette fratelli, portanti spade e stelle; il maestro di cerimonie che cammina innanzi lo prende per la mano e Io conduce all'ingresso del tempio. Là trovasi il venerabile che gli presenta sopra di un cuscino i tre maglietti dell'officina e pronuncia un discorso analogo alla circostanza. Il visitatore prende i maglietti e si avanza verso l'oriente sotto la volta di acciaro, seguito dal venerabile, da' due sorveglianti, dal maestro di cerimonie e dai sette membri della deputazione. Arrivato al trono, rende i maglietti al venerabile ed ai sorveglianti, indirizzando a ciascuno delle parole di ringraziamento. In seguito la loggia applaudisce ed i lavori riprendono il loro corso.

Gli onori più distinti sono riservati al gran maestro. Quando si presenta a visitare una loggia, gli s’inviano tosto nella sala di aspetto due maestri di cerimonie accompagnati da nove fratelli portanti stelle, poi il venerabile preceduto dal portabandiera e dal portaspada, circondalo dai due sorveglianti e da dodici fratelli con stelle, si reca presso di lui, e tenendogli un discorso, gli offre sopra un cuscino i tre maglietti, le chiavi del tesoro e quelle della loggia, e lo conduce all’oriente, facendolo passare fra una doppia ala di fratelli formanti la volta di acciaro sul passaggio del corteggio; là si compie il medesimo cerimoniale del caso precedente. Se il gran maestro vuole ritirarsi, il corteggio che lo ha introdotto si riunisce nuovamente e Io accompagna fino al vestibolo del tempio. Il venerabile ed i sorveglianti restano ai loro posti battendo i loro maglietti sull’altare fino a che egli non sia uscito dal tempio. Si rendono pure degli onori ai venerabili delle logge che si presentano come visitatori. Questi sono simili a quelli che si praticano ai fratelli di alti gradi che noi abbiamo di sopra descritti.

Generalmente, quando gli onori sono stati resi al principio di una seduta, i fratelli che sopraggiungono sono introdotti senza cerimonie e condotti al posto, che il grado dà loro il diritto di occupare in loggia.

Si è molto prodighi in Francia degli onori massonici. Nelle logge inglesi ed americane si procede più semplicemente. Dopo essere stato convenevolmente tegolato dall’auter guard, che lo decora di un grembiale dei colori della loggia, non permettendogli di portare altre insegne, il visitatore è introdotto con le formalità di uso. Egli si ferma un momento fra le due colonne, fa il saluto massonico al worshipful master, ai due wardens, quindi si siede ove meglio gli piace di sceglierò. Solamente nelle grandi occasioni queste logge ricevono i visitatori con qualche pompa.

Essendo giunto il momento di ricevere il profano, il fratello terribile va nel gabinetto di riflessione, e con la punta della spada prende il testamento e le sue risposte, e le porta al venerabile che ne dà conoscenza alla loggia. Se non si trova alcuna proposizione contraria ai principii massonici, il fratello terribile ritorna presso il candidato, gli benda gli occhi e gli toglie tutti i metalli che ha seco. Immediatamente dopo, gli scopre il seno ed il braccio sinistro, più il ginocchio destro, gli fa togliere dal piede destro la scarpa, gli avvolge il collo di una corda, di cui egli ha gli estremi in mano, ed in questo stato lo conduce alla porta del tempio, ove lo fa bussare tre volto con violenza.

— Venerabile (dice il primo sorvegliante), si batte da profano!

— Vedete (dice il venerabile) chi è il temerario che osa in tal guisa disturbare i nostri lavori! In questo punto il copritore che ha aperto la porta mette la punta della spada sul petto nudo del recipiendario e dice ad alta voce:

— Chi è l'audace che cerca di forzare la porta del tempio?

— Tranquillatevi (risponde il fratello terribile); nessuno ha l'intenzione d’entrare, malgrado vostro, in questo sacro recinto. L'uomo che ha bussato è un profano desideroso di vedere la luce, e viene umilmente ad implorarla dalla nostra rispettabile loggia.

— Domandategli (dice il venerabile) come ha egli osato di concepire la speranza di ottenere un favore così grande?

— Perché (risponde il fratello terribile) è nato libero ed è di buoni costumi.

— Giacché è così (dice il venerabile), fategli dichiarare il suo nome, il luogo della nascita, la sua età, la religione, la professione ed il suo domicilio.

Il profano risponde a tutte queste domande. In seguito il venerabile dà l'ordine d’introdurlo. Il fratello terribile lo conduce fra le due colonne, ponendogli la punta della sua spada sul seno sinistro.

— Che cosa sentite? Che cosa vedete? (dice il venerabile).

— Non vedo nulla (risponde il profano); ma sento la punta di un’arma.

— Imparate (dice il venerabile): l’arma di cui voi sentite la punta è l’immagine del rimorso che vi lacererebbe il cuore, se mai foste tanto disgraziato da tradire la società nella quale sollecitate l’ammissione; e lo stato di cecità nel quale vi trovate figura le tenebre in cui stanno tutti coloro che non hanno ricevuta la iniziazione massonica. Rispondete, signore. É di vostra piena volontà, senza pressione o suggestione alcuna, che qui vi presentate?

— Si, signore.

— Riflettete al passo che state per dare. Voi ora subirete delle pruove terribili. Vi sentite il coraggio di sfidare tutti i pericoli ai quali potrete essere esposto?

— Si, signore.

— Allora io non rispondo più di voi!... Fratello terribile (dice il venerabile), recate questo profano all’esterno del tempio, e conducetelo in tutti quei luoghi ove deve passare il mortale che aspira a conoscere i nostri segreti.

Si conduce il recipiendario nel vestibolo. Là per confonderlo gli si fa fare qualche giro intorno a sé stesso e lo si rientra immediatamente nel tempio. Il copritore ha aperto i due battenti della porta. Si è situato un pò prima un gran telaio, di cui il vuoto è riempilo da diverse fasce di carta forte, che diversi fratelli da ciascun lato sostengono.

— Che bisogna farne del profano? (domanda il fratello terribile).

— Introducetelo nella caverna (risponde il venerabile).

Allora due fratelli lanciano con violenza il profano sul quadro, la carta si rompe e gli lascia libero il passo, due fratelli dal lato opposto lo ricevono sulle loro braccia incrociate. Si chiudono con forza i due battenti della porta. Un anello di ferro, ricondotto più volle sur una sbarra dentellata del medesimo metallo, imita il rumore di una serratura che si chiude a più giri. In questo frattempo si osserva il più profondo silenzio. Infine, il venerabile batte un forte colpo di maglietto, dicendo:

— Conducetelo presso del secondo sorvegliante e fatelo mettere in ginocchio.

— Quando l’ordine è stato eseguito, egli dice: Profano, prendete parte alla preghiera che noi andiamo ad indirizzare in vostro favore all’autore di tutte le cose.

Miei fratelli, egli continua, umiliamoci innanzi al sovrano Architetto dei mondi; riconosciamo la sua potenza e la nostra nullità. Manteniamo il cuore e l’anima nostra nei limiti dell’equità, e sforziamoci con buone opere di elevarci fino a lui. Egli è uno, esiste da sé medesimo, ed è da lui che lutti gli esseri hanno ricevuta l’esistenza. Egli si rivela in tutto e per tutto, egli vede e giudica ogni cosa. Degnati, o Grande Architetto dell’universo, proteggere gli operai di pace che sono riuniti nel tuo tempio: anima il loro zelo, fortifica l'anima loro nella lotta delle passioni, infiamma il loro cuore all’amore della virtù, e dà loro l'eloquenza e la perseveranza necessaria per fare amare il tuo nome, osservare le tue leggi ed estenderne l’impero. Presta a questo profano la tua assistenza, e reggilo fra le tue braccia tutelari, nel mezzo delle prove che andrà a subire: Amen!

Tutti i fratelli rispondono: Amen!

— Il Profano, in chi riponete la vostra confidenza?

— In Dio (risponde il recipiendario).

— Giacché riponete la vostra confidenza in Dio, seguite la vostra guida con passo sicuro, e non temete alcun pericolo.

Il fratello terribile rialza il profano e lo pone fra le due colonne.

Il venerabile prosieguo:

— Signore, prima che questa assemblea vi ammetta alle pruove, è cosa utile che le diate la certezza, che voi siete degno di aspirare alla rivelazione dei misteri, di cui essa possiede il prezioso deposito. Vogliate rispondere alle domande che io in suo nome v’indirizzo.

Si fa sedere il recipiendario. É usanza che la sedia che gli si presenta sia coperta di scabrosità ed abbia dei piedi d’ineguale altezza. Si vuol vedere fino a qual punto la tortura fisica che egli prova influisca sulla chiarezza delle sue idee.

Il venerabile gl'indirizza diverse domande intorno alcuni punti di metafisica.

Dalle sue risposte deve risultare che egli crede in Dio, ed è persuaso che tutti gli uomini si. debbono affetto reciproco, qualunque fossero le loro opinioni politiche e religiose, la patria e la condizione. Il venerabile commenta tutte le risposte del recipiendario, le sviluppa, e gli fa un breve cenno di filosofia e di morale. Poi aggiunge:

— Voi avete convenientemente risposto, signore. Intanto, tutto ciò che vi ho detto, vi ha esso pienamente soddisfallo? persistete nell’idea di farvi ricevere massone?

Sulla risposta affermativa del recipiendario, il venerabile riprende:

— Allora saprete a quali condizioni voi sarete ammesso fra noi, se però resterete vittorioso delle pruove che vi restano a subire. Il primo dovere, di cui voi ne darete giuramento, sarà di conservare un silenzio assoluto sui segreti della massoneria. D secondo dei vostri doveri sarà quello di combattere le passioni che degradano l'uomo e lo rendono infelice, di praticare le virtù più dolci e più benefiche. Soccorrere il fratello nel pericolo, prevenire i suoi bisogni e assisterlo nelle sciagure; illuminarlo con i proprii consigli quando è sul punto di mancare; incoraggiarlo a fare il bene quando l’occasione si presenta, tale è Ja condotta che deve tracciare un libero muratore. Il terzo dei vostri doveri sarà l’uniformarvi agli statuti generali della massoneria ed alle leggi particolari della loggia, e di eseguire tutto ciò che vi sarà prescritto in nome della maggioranza di questa rispettabile assemblea. Ora che conoscete i principali doveri di un massone, vi sentite la forza e siete risoluto di metterli in pratica?

— Si, signore.

— Pria d'ogni altra cosa, noi esigiamo il vostro giuramento, ma questo giuro deve esser fatto su d’un calice sacro. Se voi siete sincero, potete bere con sicurezza; ma se nel fondo del vostro cuore voi mentite, non giurate; più tosto allontanate questo calice, e temete dell’istantaneo e terribile effetto della bevanda che esso contiene! Acconsentite di giurare?

— Si, signore.

— Fate avvicinare questo aspirante all’altare (dice il venerabile).

Il fratello terribile conduce il recipiendario a piedi all’altare.

Fratello sacrificatore (prosegue il venerabile), presentate a questo aspirante il calice sacro, che agli spergiuri è tanto fatale.

Il fratello terribile mette nelle mani del profano un calice a due divisioni, mobile intorno ad un asse. Da un lato vi è dell’acqua, dall’altro un liquido amaro.

(Il venerabile dice):

— Profano, ripetete con me il vostro giuramento: «Io prometto stretta e rigorosa osservanza dei doveri prescritti ai liberi muratori, e se manco al mio giuramento…...»

Qui il fratello terribile fa bere al recipiendario una parte dell’acqua contenuta nel calice. Quindi facendo peso sulla mano onde impedire che ne beva molto, fa girare il vaso, di maniera che la divisione che contiene la bevanda amara venga a prendere il posto di quella che conteneva l’acqua e si trovi in tal modo di fronte al profano…. «Io acconsento che la dolcezza di questa bevanda si cangi in amaritudine, e che il suo salutare effetto divenga per me quello di un lento veleno». Il fratello terribile fa bere la bevanda al recipiendario.

Il venerabile dà un forte colpo di maglietto.

— Signore! Che veggo? (egli dice con voce forte). Che significa quell’alterazione che si va manifestando nei vostri lineamenti? Smentisce forse la vostra coscienza quanto voi ci avete assicurato, e la dolcezza di quella bevanda si sarebbe cambiata in amarezza? Allontanate il profano.

Si conduce il profano fra le due colonne.

— Se avete l'idea d'ingannarci, signore (dice il venerabile), non sperate di pervenirvi: la continuazione delle vostre pruove ce lo manifesterebbe chiaramente. Credetemi, sarebbe meglio per voi di ritirarvi in questo istante medesimo, or che ne avete ancora il diritto; giacché fra poco sarà troppo tardi. La certezza che noi avremo della vostra perfidia vi sarebbe fatale, bisognerebbe che rinunciaste di rivedere la luce del giorno. Meditale seriamente su ciò che dovete fare. Fratello terribile (aggiunge il venerabile, dando un forte colpo di maglietto), impadronitevi di questo profano,' e fatelo sedere sullo scannello di riflessione (il fratello terribile esegue quest’ordine con asprezza). Che stia in balìa alla sua coscienza e che all’oscurità che copre i suoi occhi si unisca l'orrore di una solitudine assoluta!

Tutti gli astanti osservano per qualche minuto il più profondo silenzio.

— Ebbene, signore, avete ben riflettuto a ciò che dovete fare? Vi ritirerete o persisterete a sfidare le pruove?

— Persisto (dice il recipiendario).

— Fratello terribile, fate fare a questo profano il primo viaggio; e state ben attento onde garentirlo da ogni pericolo.

Il fratello terribile esegue quest’ordine; da lui diretto, il recipiendario fa tre volte il giro della loggia. Egli cammina su di alcune tavole mobili, posate sopra a delle ruote, e piene di scabrosità che spariscono sotto i suoi piedi; egli calca delle altre tavole inclinate ad altalena, che ad un tratto mancano sotto di lui, per cui sembra di cadere in un abisso. Egli monta i gradini d una scala interminabile, e quando crede di essere arrivato ad un'altezza considerevole, e che gli è imposi di precipitarsi, cade a tre piedi al disotto di sé medesimo. In questo frattempo dei cilindri di latta ripieni di arena, girando intorno ad un asse per mezzo di una manovella, imitano il rumore della gragnuola; ed altri cilindri con le loro rotazioni, stropicciando una stoffa di seta fortemente tesa, imitano il sibilo del vento: dei fogli di latta sospesi alla volta da un' estremità e violentemente agitati simulano il rumoreggiare del tuono ed il chiarore dei lampi. Infine delle grida di dolore, dei vagiti di bambini, si uniscouo a questo spaventevole rumore. Terminato il viaggio, il fratello terribile conduce il recipiendario presso al secondo sorvegliante, alle spalle del quale gli fa battere tre colpi conia palma della mano. A questo, il secondo sorvegliante si alza, posa il suo magliette sul cuore del recipiendario e dice bruscamente:

— Chi va là?

— É un profano (risponde il fratello terribile) che domanda di essere ricevuto massone.

— Come ha osato sperarlo?

— Perché nacque libero e di buoni costumi.

— Che passi.

— Profano, siete disposto a tare un secondo viaggio?

— Si, signore (risponde il recipiendario).

Il secondo viaggio ha luogo. In questo il recipiendario non incontra gli ostacoli che lo hanno tormentato nel corso dei primo viaggio. Il solo rumore da lui ascoltalo è un cozzare di spade.

Quando egli ha fatto i tre giri intorno alla loggia, dal fratello terribile viene condotto al primo sorvegliante; ivi si ripetono i cerimoniali e le domande che hanno seguito il primo viaggio. Allora il fratello terribile prende la mano destra al profano e la bagna tre volte in un vaso pieno d’acqua. Subito ha luogo il terzo viaggio in mezzo ad un profondo silenzio; dopo il terzo giro, il fratello terribile conduce il recipiendario all'oriente, alla destra del venerabile, ove si ripete nuovamente il cerimoniale con le domande e risposte che hanno seguito gli altri due viaggi.

— Chi va là? domanda il venerabile quando il recipiendario gli ha battuto tre volte sulla spalla.

— È un profano che domanda il favore di essere ricevuto massone (risponde il fratello terribile).

— Come ha osato sperarlo?

— Perché è nato libero e di buoni costumi.

— Giacché voi lo asserite, che passi per la pianura purificatrice, affinché a lui nulla più rimanga di profano.

Quando il recipiendario discende i gradini dell'oriente per andare fra le due colonne, il fratello terribile lo fa passare fra le fiamme tre volte. L'istrumento di cui egli si serve per ottenere questo effetto è la lampada a licopodo, o solfo vegetabile; essa è formata da un lungo tubo di metallo terminato all'estremo da una lampada a spirito, chiusa da un crivello a forma di corona, nei buchi del quale passa la polvere di licopodo, racchiusa nell'interno; all'estremo opposto del tubo vi è un imboccatura, che soffiandovi fa traversare la polvere per la fiamma dello spirito.

— Profano (dice il venerabile), i viaggi sono felicemente terminati; voi siete stato purificato dalla terra, dall'acqua e dal fuoco. Non so trovare parole convenienti onde lodare il vostro coraggio: faccia il cielo che non vi venga meno, ora che una sola pruova vi rimane. In questa società (in cui desiderate entrare) vi si potrà chiedere di versare per essa fino all'ultima goccia del vostro sangue. Vi acconsentireste?

— Si, signore.

— Noi abbiamo bisogno di convincerci che quanto dite non è una vana asserzione. Siete voi contento che vi si apra tosto una vena?

— Si, signore.

Alcuni recipiendarii si oppongono, dicendo aver essi da poco pranzato, ed un salasso fatto durante la digestione può produrre gravi conseguenze. In questo caso il venerabile invita il chirurgo della loggia a toccare il polso, il chirurgo esegue ed afferma sempre che il salasso può farsi senza alcun inconveniente.

— Fratello chirurgo, fate il vostro dovere (dice il venerabile). — Il fratello chirurgo gli lega il braccio, e con uno steccadenti gli punge la pelle che sta nella vena. Un altro fratello, che tiene in mano un fiasco di strettissimo collo, che si ha cura di riempire di acqua tiepida, ne fa cadere un filetto molto fino sul braccio del recipiendario, il quale va a cadere in un bacile contenendo altra acqua, simulandosi in tal guisa un salasso al braccio. L’operazione si compie secondo le forme usitate, e quando essa è terminata si fa tenere al recipiendario il braccio in una sciarpa.

Il venerabile poscia gli dice che tutti i massoni portano sul petto un marchio misterioso, che serve a farli riconoscere, e gli domanda se. avrebbe piacere di poter mostrare questo marchio che si applica per mezzo di un ferro rovente. Sulla risposta affermativa, il venerabile dà ordine di imprimergli il suggetto massonico. Questa operazione si fa in più maniere. La più comune è di applicare sul seno del recipiendario una candela in quell'istante smorzata; alle volte il fondo d’un bicchiere piccolissimo scaldato al fuoco di alcune carte. Infine per ultima pruova il venerabile lo invita a dire a bassa voce all'ospedaliere (che perciò gli si fa vicino) l’offerta che ha intenzione di fare per il sollievo ai massoni poveri.

— Signore! voi quanto prima raccoglierete il frutto della vostra fermezza nelle pruove, e dei sentimenti tanto accetti al Grande Architetto dell’universo, cioè quelli della pietà e della beneficenza che avete manifestato. (Il venerabile aggiunge) Fratello maestro di cerimonie, conducete il candidato al fratello primo sorvegliante, affinché gl’insegni a — zi — fare il primo passo nell’angolo di un rettangolo. Voi gli farete fare gli altri due, e lo condurrete immediatamente all’ara dei giuramenti.

I tre passi nell'angolo del quadrilungo non sono altro che i tre passi detti marcia di apprendista. Quando il primo sorvegliante ha insegnato questa marcia al recipiendario, viene questo condotto all'altare del maestro di cerimonie.

Le logge di Francia non hanno un altare particolare per la prestazione del giuramento; quello del venerabile è destinato a questa solennità. Nelle logge inglesi ed americane l’altare dei giuramenti è situato in mezzo al tempio, un po’ prima di arrivare ai gradini dell’oriente. Esso è triangolare ed ornato di drappi con frange, vi è sopra la Bibbia aperta, e sudi essa la squadraci compasso eia spada fiammeggiate. Il maestro di cerimonie fa genuflettere il profano a piedi dell’altare e gli appoggia la punta del compasso sulla mammella sinistra. Il venerabile battendo un colpo di maglietta, dice:

— In piedi ed all'ordine! Il neofita ora presta il solenne giuramento.

Tutti i fratelli si alzano prendendo una spada, e si tengono durante la prestazione del giuramento nella positura consueta.

Pronunciato il giuramento, il maestro di cerimonie conduce il recipiendario fra le due colonne; tutti i fratelli lo circondano volgendo verso di lui le spade sguainate in modo come egli fosse un centro dal quale partissero dei raggi. Il maestro di cerimonie gli si pone dietro, gli scioglie i nodi della benda ed attende che il venerabile dia il segno di fargliela cadere. Nel medesimo tempo un fratello tiene la lampada (a licopodo) un metro distante dal neofita.

— Fratello primo sorvegliante (dice il venerabile), visto che il co raggio e la perseveranza di questo aspirante l'hanno fatto sortire vittorioso da queste lunghe pruove, lo giudicate voi degno di ammetterlo fra noi?

— Si, venerabile (risponde il primo sorvegliante).

— Che cosa domandate per lui?

— La luce.

— Che la luce sia (dice il venerabile).

Indi egli batte tre colpi di maglietta; al terzo colpo il maestro delle cerimonie toglie la benda al recipiendario; nel medesimo istante il fratello che ha in mano la lampada a licopodo soffia nell'imboccatura e produce una forte luce.

— Non temete, mio fratello, dice il venerabile al neofita, di queste spade che vi circondano. Esse non minacciano che gli spergiuri. Se voi sarete fedele alla massoneria, come noi vogliamo sperare, queste spade saranno pronte a difendervi; ma se in contrario voi la tradirete, nessun angolo della terra vi potrebbe essere un sicuro asilo contro queste spade vendicatrici. (Tutti abbassano le spade, ed il venerabile ordina al maestro di cerimonie di condurre il nuovo fratello all’altare. Quando egli vi è giunto si fa inginocchiare; il venerabile gli poggia la lama della spada fiammeggiante sul capo, dicendo): In nome del Grande Architetto dell’universo ed in virtù dei poteri che mi vennero confidati, vi creo e nomino apprendista massone, membro di questa rispettabile loggia (9). —In seguito egli batte tre colpi sulla lama della spada con il suo maglietta; quindi fa alzare il fratello e gli cinge un grembiale di pelle bianca, simbolo del lavoro; gli dà un paio di guanti bianchi, simbolo della purità dei costumi imposta ai massoni, ed un altro paio per donna onde li regalasse a quella da lui più stimata; poscia gli rivela i misteri appartenenti al grado di apprendista massone, dandogli il triplice bacio fraterno.

Il neofita viene ricondotto fra le due colonne ed è proclamato nella nuova qualità; e tutti i fratelli, dietro ordine del venerabile, applaudiscono alla sua iniziazione con la batteria manuale, l’acclamazione ed il segno.

Il nuovo iniziato, dopo aver ripresi gli abili deposti pria d’iniziarsi, vice condotto, per questa sola volta, (f)a prender posto ad una sedia particolare all’estremità est della colonna del nord; il fratello oratore gl’indirizza un discorso, concepito presso a poco in questi termini:

«Fratello mio, questo è il titolo che riceverete e darete in mezzo a noi; esso vi dice i sentimenti che dovete avere fra noi e quelli di cui sarete l’oggetto.

«Coll’aggregarvi nella società massonica, avete contratto delle numerose ed importanti obbligazioni. Il nostro degno venerabile non ha potuto indicandone che qualcheduna nel corso delle numerose pruove che avete subite: permettetemi, che io vi finisca d’istruire su questo interessantissimo punto.

«La società massonica esige da ciascun uomo che ammette nelle sue file la credenza ad un essere supremo creatore e motore dell'universo, e che professi quel piccolo numero di dogmi base di ogni religione. La medesima lo autorizza di seguire a sua piena libertà, fuori della loggia, il culto che a lui più piace, purché lasci ai suoi fratelli usare io pace la medesima facoltà. Vuole altresì che si uniformi ai precetti della morale universale, cioè che sia buono e caritatevole, sincero e discreto, indulgente e modesto, equo e giusto, temperante e probo; però essa non è contenta che egli faccia esclusivamente il bene, ma inculca che egli si studii onde farsi una buona riputazione.

«Il massone non fa alcuna distinzione fra gli uomini, qual siasi il colore del loro viso, la latitudine della loro patria, la loro condizione sociale, le loro credenze religiose, e le loro opinioni politiche, quando essi sono virtuosi.

«Si debbano abbracciare tutti col medesimo sentimento di benevolenza, ed aiutarli tutti all’occasione, con tutti i mezzi dei quali egli può disporre. Ma dovendo scegliere fra un profano ed un suo fratello che si trovino in una sciagura, o corrano qualche pericolo, è in preferenza al massone che deve apprestare il suo aiuto.

«L’osservanza delle leggi e la sommissione all’autorità sono nel numero dei doveri più importanti per il massone. Se, come cittadino, giudica cattive le istituzioni ed i codici che reggono la sua patria, egli sarà meritevole di lode se ne fa conoscere i mali con tutti i mezzi che la legislazione in vigore mette a sua disposizione, avendo cura di farlo senza eccezione di persone, solo pel giusto scopo del bene pubblico. Però gli è impedito d’immischiarsi nei complotti o nelle cospirazioni; poiché queste trame sono sempre contrarie alla lealtà ed all’equità: alla lealtà, poiché i cospiratori non attaccano il loro nemico di fronte; all’equità, poiché un piccolo numero di persone tentano d’imporre per forza o per sorpresa alla maggioranza la loro volontà.

«Se dunque avvenisse che giungeste a sapere che uno dei vostri fratelli s’ accingesse a simili imprese, dovreste distoglierlo con la persuasione; ma se vi persistesse, non gli prestate il vostro appoggio. Nulla meno, se questo fratello venisse a soccombere, niente si opporrebbe che voi avreste compassione della sua sciagura; a menoché egli non fosse colpevole di un reato particolare, come, per esempio, di avere attentato alla vita di un suo simile; ed il legame massonico ne farebbe anche un dovere di usare tutta la vostra influenza personale, o quella dei vostri amici, per giungere a scemare il rigore della pena in cui sarebbe incorso.

«É proibito ai massoni di discutere fra loro, sì nell'interno come all’esterno della loggia, di materie religiose e politiche, poiché l'effetto di queste discussioni è quello di gettare la discordia là ove regnava la pace, l’unione e la fratellanza. Questa legge massonica non soffre alcuna eccezione. Il massone non deve sapere ciò che accade nel mondo profano, se non quando si presenta l’occasione di sollevare qualche sciagura.

«I massoni sono tenuti di avere l’un per l’altro tutto l’amore e tutti quei riguardi che si hanno fra uomini che meritano la medesima stima. Sono obbligati di darei il nome di fratelli e di trattarsi fraternamente, si nella loggia come fuori. Ma siccome nel mondo non tatti hanno del principio di eguaglianza la stessa idea che ne ha la massoneria, bisogna che quei massoni di cui la condizione sociale è infima non affettino con i loro fratelli di un grado elevato una familiarità che potrebbe loro nuocere nello spirito dei profani; bensì gli ultimi, da parte loro, debbono studiarsi di temperare con la loro affabilità ciò che il bisogno di questa società può avere di amaro pei loro fratelli meno favoriti dalla fortuna: ma costoro debbono far sparire col lavoro e col costante esercizio delle loro facoltà quell’ineguaglianza ch'esiste fra la loro posizione e quella dei loro fratelli favoriti dalla sorte.

«Nel numero dei doveri più sacri per i massoni, vi è quello che li obbliga di soccorrersi scambievolmente. Questo dovere dev'essere adempito senza fasto e sena ostentazione, cordialmente, come un atto tatto naturale, che lo stesso soccorritore potrebbe all’occorrenza reclamare come un diritto. Però un massone non è tenuto di venire in soccorso del suo fratello che nel limite delle sue facoltà, in modo che il dono da lui fitto non porti disquilibrio nella sua famiglia, o gli impedisca di soddisfare ai proprii bisogni. Da canto suo, il massone che viene a chiedere l’aiuto dei fratelli, deve farlo con franchezza, senza superbia e senza umiltà, e non deve offendersi di un rifiuto, poiché questo non può essere dettato che dall'impossibilità di essergli utile.

«Tutto dò che può produrre un raffreddamento o una rottura nel legame fraterno che unisce l’uno all’altro, dev’essere evitato dal massone con ogni cura. Inmodocché se in qualsiasi circostanza ciò avvenisse, niuno è autorizzalo soppiantare il suo fratello, nuocergli nei suoi interessi o nella sua riputazione. Al contrario, tutti debbono costantemente rendersi i buoni ufficii che da loro dipendono, difendere reciprocamente il loro onore, quando viene attaccalo. Bisogna soprattutto essere conciliativi in affari, e non litigare l'uno contro l’altro; e nel caso che essi avessero scelto la loggia per accomodare qualche vertenza, e non vi fosse riuscita, allora essi debbono vedere nella decisione dei magistrati una sentenza giusta sott'ogni rapporto, e debbono ritornare alla primiera fratellanza; però, secondo l’espres4 lesione delle vecchie costituzioni massoniche, r non con Indignazione, a come si fa ordinariamente, ma senza collera, senza rancore, e non facendo né dicendo nulla che possa ostare all'amor fraterno».

«Dopo questi doveri generali, che voi, caro fratello, dovete adempire con religiosa puntualità, vi sono dei doveri particolari, i quali non sono di minore importanza. Bisogna considerarli come la chiave della volta massonica; poiché, se essi venissero infranti, finterò edificio crollerebbe nell'istante medesimo.

«Ogni massone è obbligato di far parte di una loggia, ed assistere alle sue riunioni, semprecché i suoi interessi personali o il bene della famiglia non gli sono d'impedimento assoluto. La morte o una grave malattia lo possono solamente dispensare da questo importante obbligo. Non si ha il diritto di disertare un solo istante dal santo compito da ciascuno devotamente assunto. Quantunque questo compito sia immenso, e la vita intera non potesse bastare a compierlo, non pertanto il minimo progresso che ottengono i suoi sforzi è un bene per il mondo, e per lui stesso un titolo di gloria; ed egli si deve stimare felice che i suoi predecessori non abbiano condotta l'opera a termine, e gli abbiano lasciato ancora una parte di lavoro.

«Ciascuno di noi, mio caro fratello, deve cooperarsi per aumentare il numero degli operai chiamati ad elevare il pio edilizio della massoneria. Guardiamoci però d’introdurre nelle nostre ufficine gli uomini che non avrebbero tutte le qualità che si richiedono, o di cui noi non possiamo garentire la morale. Ciò sarebbe profanare la santa istituzione e darla in mano ad esseri non degni. Sarebbe cento volte meglio per il bene della nostra associazione che fosse racchiusa in un piccolo numero di persone scelte, anziché vedere le nostre dottrine pervertite, il nostro scopo deviato, ed il biasimo universale prendere il posto nella giusta considerazione che ci è dovuta.

«Non solamente è necessario che il massone assista ai lavori della sua loggia, regolarmente ed alle ore indicate, ma fa d'uopo che egli studii con cura i regolamenti che la governano, e che si uniformi strettamente alle prescrizioni relative ai suoi rapporti con i fratelli, alle funzioni di cui può essere rivestito, alle deliberazioni, alle elezioni ed agli altri lavori in generale. Tutta la possanza della libera muratoria risiede essenzialmente nella fedele osservanza di queste sapienti forme.

«L’apprendista deve ubbidire al compagno, il compagno al maestro, il maestro agli uffiziali che egli ha liberamente eletti. Ogni apprendista che adempie esattamente ai suoi doveri può essere ricevuto compagno, dopo un intervallo di cinque mesi; ogni compagno può divenire maestro dopo sette mesi dalla ricezione di compagno; ogni maestro è atto a poter coprire le diverse funzioni della massoneria, dalla più umile alla più elevata, fino a quella di gran maestro.

«Questo grado di maestro è per tutti i nuovi massoni, e lo dev’essere anche per voi, caro fratello, lo scopo d’una lodevole ambizione. Ed è allorquando lo avrete ottenuto che potrete efficacemente contribuire al bene che il sistema massonico ha la missione di operare nel mondo. Questo bene è immenso, fratello mio; e credo che basti enunciarlo per eccitare il vostro entusiasmo e per animarvi d’un generoso ardore. Cancellare in mezzo agli uomini le distinzioni di colore, di rango, di credenze, di opinioni e di patria; annientare il fanatismo e la superstizione; estirpare gli odii nazionali e con essi il flagello della guerra: in una parola, fare di tutto il genere umano una sola famiglia unita dall’amore, dal dovere, dal lavoro e dal sapere: ecco, fratello mio, la grande opera che ha intrapresa la massoneria, alla quale voi siete chiamato ad unire i vostri sforzi. A noi stessi, bisogna confessarlo, sembrerebbe una magnifica ma sterile utopia, se i risultati ottenuti nel passato non ci dessero pel futuro una fede intera nella possibilità d'una completa realizzazione.

«In effetti, notate, fratello mio, quale possente e felice influenza non ha la massoneria esercitato nel progresso sociale in meno di due secoli, quando, abbandonando lo scopo materiale della sua istituzione, si è unicamente applicata a proseguirne lo scopo filosofico!

«Quando essa ha lanciato nel mondo i primi missionarii di carità fraterna, gli uomini si facevano la guerra in nome d'un Dio di pace e di concordia; Roma e Ginevra, nelle loro empie lotte, facevano scorrere rivi di sangue per qualche dogma incompreso; e ciò che la scure risparmiava, era d'ambo le parti divorato dai roghi: cattolici, protestanti, cristiani, ebrei, musulmani, settarii di VEchmai e di Chiva erano aizzati gli uni contro gli altri da odii feroci ed implacabili. Ditemi, caro fratello, ove sono ite ora queste frenesie religiose?

«Che ne avvenne degli odii nazionali, non meno cicchi e barbari, i quali spingevano i popoli al macello, secondo la voglia di qualche ambizioso?

«Che ne avvenne della santificazione dell'ozio, che sotto il nome di nobiltà, profondeva il disprezzo sul lavoro, e collocava l’artigiano in un ilotismo iniquo ed assurdo?

«Che ne fu della schiavitù ereditaria dei servi? che ne sarà quanto prima della schiavitù delle razze dei neri?

«Tutte le barriere che dividevano gli uomini sono crollate, fratello mio, grazie al misterioso apostolato della massoneria. Se l’umana libertà presenta ancora qualche lacuna, non andrà guari che essa stenderà da ogni dove il suo benefico impero; se la guerra non è del tutto annientata, essa avviene meno sovente, e sempre la vista di un segno massonico è valevole ad estinguerne il furore.

«Non vi è dubbio che il cristianesimo avea di già proclamato il principio di fratellanza fra gli uomini; ma la sola massoneria ha il felice privilegio di poterlo applicare. Il Cristo ha detto: Il mio regno non è di questo mondo a; la massoneria dice invece: a Il mio regno è di questo mondo». Cristo comandava dei sagrificii, i quali doveano essere ricompensati in cielo; i sagrificii che ordina la massoneria hanno la loro ricompensa sulla terra. Il cristianesimo e la massoneria si completano l’uno con l’altra, e possono prestarsi un mutuo soccorso pel benessere dell’umanità.

«Io vi ho dimostrato lo scopo, fratello mio. Ora sta in voi di fare tutti gli sforzi per potervi giungere. Siate da ora innanzi il propagatore discreto e zelante delle nostre dottrine, ma sopra tutto non mancate di applicarle in ogni vostra azione. Rammentatevi che voi esercitate un alto ministero sociale, e la società misurerà la stima che deve alla massoneria dall’esempio che voi darete.

«I riti praticati sulla superficie del globo sono molti. Il più antico ed il più propagato è il rito inglese.In seguito vengono il rito francese, che nel Belgio ed in Olanda chiamasi rito antico riformato; il rito della Grande Loggia; dei tre globi di Berlino; il sistema di Zinnendorf; il rito scozzese antico ed accettato, ec. ec. (10).

«Ciascuno di questi riti s’amministra separatamente. Ogni paese racchiude un amministrazione distinta per ogni rito. Comunemente il governo di un rito si forma dai deputati delle logge che lo hanno adottato, e questa è l’organizzazione primitiva e la sola logica della massoneria. In Inghilterra, per esempio, in Iscozia, in Irlanda, in ciascuno degli Stati dell’Unione Americana, in qualche contrada dell’Alemagna, ogni ufficina è rappresentata nella Gran Loggia dal venerabile e dai sorveglianti; e se questa è molto lontana dalla capitale, da un delegato (proxy) che sostituisce il venerabile, e si sceglie da sé i sorveglianti. Ogni tre mesi poi si riuniscono assemblee generali, che chiamanti comunicazioni del quarto, nelle quali si decidono a maggioranza di voti tutte le quistioni che possano interessare la società, le logge v’inviano il loro tributo, vi si fa il rapporto dei lavori trimestrali, il tesoriere ed i diversi comitati di beneficenza vi rendono i loro conti. Inoltre, vi sono due assemblee, una in San Giovanni d’Estate e l’altra in San Giovanni d Inverno, per la celebrazione delle feste dell'ordine. L'elezione di tutti gli uffiziali si fa nell'ultima di queste assemblee, e tutti i membri della Gran Loggia concorrono individualmente. Nell’intervallo delle comunicazioni del quarto, l’amministrazione è confidata al gran maestro o al suo deputato, al gran tesoriere, al gran segretario, ed alla gran loggia di stewards,che tiene le sue sedute ogni mese.

«La Francia conta tre governi massonici, la di cui organizzazione differisce in molti punti: questi sono il Grand'Oriente di Francia; il Supremo Consiglio del 33° grado del rito scozzese antico ed accettato; la Potenza Suprema del rito di Misraim.

«Il Grande Oriente si forma dei venerabili delle logge propriamente dette, e dei presidenti delle diverse ufficine che praticano gli alti gradi dei riti francese, scozzese antico ed accettato, d’Heredom filosofico e rettificato.In mancanza dei loro presidenti, questi diversi corpi sono rappresentati da' deputati speciali, da essi eletti a maggioranza di voti, in ogni anno. Il Grande Oriente si attribuisce la potenza suprema dogmatica, legislativa, giudiziaria ed amministrativa di tutte le ufficine d’ogni rito e d’ogni grado esistente in tutto il territorio della Francia. La direzione n’è rimessa nelle mani di 81 ufficiali scelti e nominati a scrutinio fra i deputati eletti dalle diverse ufficine che ne riconoscono l’autorità. Gli elettori sono gli stessi uffiziali; ma le loro scelte debbono essere sanzionate dal Grand'Oriente, cioè da tutti i deputati, riuniti in assemblea generale. Il Grand’Oriente si divide in cinque camere principali: la Camera di corrispondenza e delle finanze, che costituisce l’amministrazione propriamente detta: la Camera simbolica, che si occupa di tutto ciò che concerne le ufficine dei tre primi gradi: il Supremo Consiglio dei riti, il quale delibera su tutto ciò che concerne le ufficine di grado superiore; la Camera di consiglio e di appello, la quale dà il suo parere su tutti gli affari che interessano l’esistenza delle ufficine, e pronuncia la sentenza definitiva nelle quistioni che sorgono tra le ufficine, o tra i fratelli: infine, il Comitato centrale e di elezione, il quale si occupa delle medesime materie a porte chiuse. Indipendentemente da queste cinque camere, il Grande Oriente racchiude in sé il Gran Collegio dei riti, il quale conferisce gli alti gradi; un Comitato di finanza, statistica e beneficenza, ed un Comitato d’ispezione del segretariato e degli archivi.

«Il Supremo Consiglio del rito scozzese antico ed accettato si compone dei membri del 33° ed ultimo grado di questo rito, in numero di ventisette. Egli è pure amministrativo e legislativo; decreta le imposte, e pronuncia in tutti i casi che riguardano un dogma o qualche materia contenziosa. Al disopra di questo corpo vi è la Gran Loggia centrale, la quale è formata di tutti i massoni dell'obbedienza investiti del 30°, 31°, 32° e 33° grado, dei deputati delle ufficine dei dipartimenti e dell’estero, e dei presidenti delle ufficine risedenti in Parigi. La Gran Loggia centrale è divisa in sezioni. La prima sezione è detta simbolica e si occupa delle ufficine dei tre primi gradi; la seconda sezione, detta capitolare, si occupa degli affari concernenti i gradi dal 4° al 18° incluso; in fine la terza sezione, detta degli alti gradi, si occupa degli affari dal grado 19° al 32’ incluso, e conferisce questi gradi in Parigi. Queste sezioni comprendono tutti i membri della Gran Loggia, secondo i loro gradi e la natura dei mandati di cui sono investiti. Le due prime sezioni danno il loro parere sulle materie che loro sono attribuite; questo parere è inviato alla terza sezione, la quale lo trasmette al Supremo Consiglio, aggiungendovi il suo avviso particolare; il Supremo Consiglio decide qual giudice sovrano; esso al bisogno è supplito dalla sua Commissione amministrativa, la quale è rivestita di tutti i suoi poteri, ove può accadere che le decisioni della più alta importanza ed interesse per qualche ufficina siano decise dalla maggioranza di due voti contro uno.

«Il rito di Misraim si compone di 90 gradi, divisi in quattro serie. La prima serie, detta simbolica, comprende i primi 33 gradi. Essa è governata ed amministrata dalla prima camera della Potenza Suprema, formata dei grandi ministri costituenti l'87° grado. La seconda serie, chiamata filosofica, riunisce i 33 gradi seguenti; l'amministrazione è devoluta ai grandi ministri costituenti l'88 grado, seconda camera della Potenza Suprema. La terza serie, detta mistica, è formata dai gradi 67° al 77° incluso; essa è retta dai grandi ministri costituenti l’89° grado, terza camera della Potenza Suprema. Infine, la quarta serie chiamasi cabalistica, e si compone dei gradi superiori fino al 90°; essa è specialmente governata dalla quarta camera, chiamata Supremo Gran Consiglio generale dei sovrani gran maestri assoluti del 90 ed ultimo grado del rito di Misraim e delle sue quattro serie. Veruna decisione delle altre tre camere non può essere eseguita se il Supremo Gran Consiglio genitali non l'abbia appronta, e questa apprensione medesima è sottoposta alla sanzione sovrana del Superiore Gran Conservatore, o Gran Maestro, che può a suo talento riformarla o annullarla.

«Il nostro degno venerabile vi ba già communicati molti segreti della massoneria; gli altri vi saranno svelati a misura che avanzerete di grado. Tutto vi sarà detto quando avrete ricevuto il grado di maestro.

«Eccovi intanto, come oggetto di semplice curiosità, col quale io terminerò questa lunga istruzione, l’interpretazione morale dell’allegoria massonica, come l’ha tracciata d'una maniera pittoresca e concisa uno dei nostri fratelli del secolo passato: «Non è per un vano capriccio che noi ci diamo il titolo di massoni. Noi edifichiamo il più vasto edificio immaginabile, poiché non conosce altri limiti che quelli della a terra. Gli uomini illustri e virtuosi ne sono le pietra viventi, che noi uniamo insieme con il cemento dell’amicizia. Noi, seguendo le regole a della nostra architettura morale, costruiamo delle fortezze inespugnabili attorno all'edificio, onde difenderlo dagli assalti del vizio e dell'errore. I nostri lavori hanno per disegno le costruzioni del Supremo Architetto. Noi contempliamo le sue perfezioni e nel gran de edificio del mondo e nell’ammirabile struttura di tutti i corpi celesti. Noi gli edifichiamo, con le mani della virtù, un santuario nel fondo dei nostri cuori; ed i in tal guisa che il massone è trasformato in pietra angolare di tutti gli esseri creati».

A tali generalità si aggiungono usualmente alcune nozioni particolari concernenti le regole d’ordine e di buon governo da osservarsi in loggia quando i lavori sono aperti. Queste regole si riducono alle seguenti:

Ogni membro d’una loggia, al suo giungere nei passi perduti, si decora delle insegne del suo grado, vai quanto dire del grembiale, e batte alla porta i colpi misteriosi. Avvertito, da un segno dell'interno, che esso è stato udito, attende per entrare che il copritore gli apra l'uscio.

Se trovasi la loggia nel corso di una deliberazione, egli o resta fuori o si astiene di votare. Introdotto, cammina nel modo prescritto, si ferma fra le due colonne, saluta massonicamente l’oriente, l'occidente ed il mezzodì, e si pone all'ordine, cioè nella posizione consacrata, ed attende che il venerabile gli dica di prendere posto. Se egli è apprendista, il suo posto è al nord; se compagno, al sud; se maestro, indifferentemente all’una o all’altra colonna.

Non è lecito uscire dal tempio o passare da una colonna all'altra, senza averne ottenuto il permesso, nel primo caso dal venerabile, nel secondo dal sorvegliante.

Un massone deve stare decentemente nella sua colonna, non parlare né ad alta né a bassa voce, e tanto meno discorrere in lingua straniera con i fratelli vicini. Tutta la sua attenzione dev'essere dedicata ai lavori. Quando vuol fare qualche osservazione o qualche domanda, egli si alza, si rivolge verso il sorvegliante della colonna, batte due dita della mano destra nella palma della sinistra per attirare l’attenzione di esso sorvegliante, si pone all'ordine, attendendo che la parola gli sia accordata. Allora egli espone la sua idea, in termini chiari, precisi e misurati. Egli non può parlare più di due volte sul medesimo soggetto. Se nel mezzo del suo discorso il venerabile batte, egli si ferma, e non continuerà che quando sarà novellamente invitato. Se egli usa espressioni inconvenienti o ironiche, o se egli commette qualche altro fallo sia contro i precetti massonici sia contro le discipline, il venerabile gli fa presentare il tronco di beneficenza, ed egli senza mormorare vi deposita la sua offerta.

È pure di uso, che, prima della chiusura dei lavori, il venerabile faccia l'istruzione, cioè indirizzi una serie di domande ai sorveglianti i quali rispondono secondo una formola adottata. Questa specie di catechismo rammenta le differenti circostanze della ricezione. Noi ritorneremo su di questo argomento quando spiegheremo le allegorie massoniche.

Le cerimonie, che non sono speciali ai gradi di compagno e di maestro, hanno luogo in loggia di apprendista, affinché tutti i membri dell'ufficina vi possano prendere parte.

Si è veduto che tutte le feste dell’ordine si celebrano due volte all’anno, la prima a San Giovanni d’inverno, la seconda a San Giovanni di Estate. Ciascuna di queste riunioni si tonnina con un banchetto, a cui tutti i massoni senza eccezione sono obbligati di prendere parte.

La sala dove si fa il banchetto dev'essere, come la loggia, al coperto degli sguardi profani. Essa viene decorata di ghirlande di fiori, e si sospendono al muro la bandiera della loggia e quelle delle logge che hanno inviata una deputazione. La tavola è formata a ferro di cavallo. Il venerabile sta al capo di tavola, i sorveglianti agli estremi. Nell'interno, di fronte al venerabile, seggono il maestro di cerimonie ed i diaconi. I diversi oggetti che trovansi in tavola sono disposti in quattro linee parallele. La prima linea, partendo dalla sagoma esterna della tavola, contiene i coperti, la seconda i bicchieri, la terza le bottiglie, la quarta le vivande.

La loggia di tavola ha un vocabolario particolare: la tavola si chiama officina, la tovaglia velo, la salvietta bandiera, il piatto tegola, il cucchiaio cazzuola, la forchetta zappa, i coltelli spade. Si dà il nome di barili alle bottiglie, di cannoni ai bicchieri, di materiali ai cibi, di pietra bruta al pane. Il vino è polvere forte; l’acqua, polvere debole; i liquori, polvere fulminante; il sale, sabbia; il pepe, cemento o sabbia gialla. Mangiare si dice masticare; tirare una cannonata vale bere. Questo gergo massonico è d’invenzione francese, e non rimonta ad epoca molto remota, come indica qualcheduna delle parole adottate. Ad ogni modo debbesi adottare questo linguaggio; ed ogni lapsus linguae è punito da una cannonata di polvere debole, cioè un bicchiere d acqua. La medesima pena è inflitta a tutte le altre colpe commesse in tavola. L’istrumento del supplizio è presentato al colpevole dal maestro di cerimonie (11).

Durante il pranzo, si fanno sette brindisi o saluti di obbligo. Ciò non impedisce di farne degli altri; ma in questo caso i termini dei brindisi debbono essere approvati anticipatamente dal venerabile. I manuali inglesi contengono, per questi brindisi supplementari, le formolo scritte, che i massoni imparano. I brindisi massonici sono cinquantotto. I profani pretendono che questa circostanza non sia estranea alla misura presa dalla Grande Loggia di New-York, che interdisse fuso dei liquori spiritosi nei banchetti. È più probabile, che la Gran Loggia abbia voluto ricordare ai massoni che essi debbono l’esempio della sobrietà. Del resto, eccovi qualch’una delle formole inglesi: — «Salute, felicità e a concordia a tutti massoni liberi ed accettati sparsi sul globo! Possano essi essere sempre pronti a soccorrere i fratelli nelle sventure e non mai mancare dei mezzi per compiere questo dovere! —Possa l’amore a fraterno, base della massoneria, non solamente perpetuarsi ed accrescersi in mezzo a noi, ma penetrare e spandersi in mezzo alla società! Auguriamoci come massoni di essere affezionati a nostri amici, fedeli fra noi, sommessi alle leggi, e giusti anche verso i nostri nemici! Auguriamoci di paventare molto meno la morte, che il più piccolo rimprovero della nostra coscienza! che il genere umano divenga una sola famiglia!»

I sette brindisi di obbligo sono: 1°, negli stati monarchici, alla salute del re e sua famiglia; e nelle republiche, al magistrato supremo; 2° alla salute del Gran Maestro e dei capi dell’ordine; 3° alla salute del venerabile della loggia; 4° dei sorveglianti; 5° degli altri uffiziali; 6° dei visitatori; 7° ed ultimo di tutti i massoni sparsi sui due emisferi, felici o infelici, liberi o schiavi, stazionarii o viaggiatori. Nelle logge inglesi i brindisi di obbligo sono soltanto tre, si beve alla salute del sovrano, del Gran Maestro nazionale, e di tutti i massoni.

Quando si fanno i brindisi, la masticazione cessa. I fratelli si alzano mettendosi all'ordine, e mettono la bandiera sulla spalla sinistra; ad invito del venerabile, essi caricano i loro cannoni, e li allineano sulla tavola. Quando tutto questo è eseguito, il venerabile dice: «Cari fratelli, noi andiamo a fare un brindisi che ci è molto caro e prezioso, quale è quello... Noi faremo fuoco, buon fòco, e il fuoco più forte e più fulgido di tutti i fuochi. Fratelli, la mano destra alla spada! In alto la spada! — Saluto di spada! — Spada nella mano sinistra!— La mano destra alle armi! (ai bicchieri). — In alto le armi! — pronti! (qui i fratelli avvicinano il bicchiere alla bocca). Fuoco! (si beve porzione di ciò che sta nel bicchiere). Buon foco! — (si beve ancora un poco). — Il più forte e fulgido di tutti i fuochi! (si vuota il bicchiere). Le armi in riposo! (si avvicina il bicchiere alla spalla destra). Avanti le armi! — Salutiamo con le armi! — Uno I (a questo comando si avvicina il cannone alla spalla sinistra). —Due! (si ritorna alla spalla destra) — Tre! (si riporta avanti). — Basso le armi! Uno! Due! Tre! (a ciascuno di questi comandi i fratelli fanno dei movimenti, abbassando il cannone verso la tavola. Al terzo essi lo posano con rumore ed uniti sulla tavola, facendo sentire un sol colpo). A me, fratelli miei! (tutti i fratelli imitando il venerabile fanno il segno, la batteria e l'acclamazione).

L’uso di fare precedere ogni fuoco dall’espressione di qualche sentimento, o di qualche voto per il fratello che è l’oggetto del brindisi, è molto generalizzato. Ogni brindisi deve essere contraccambiato da colui al quale viene indirizzato. Il maestro di cerimonie risponde per gli assenti e pei nuovi iniziati. Appena si è fatto il brindisi per il sovrano, il maestro di cerimonie si pone fra i due sorveglianti, domanda la parola, e risponde per il re. Compito il ringraziamento, egli tira una cannonata nella forma voluta,rompendo immantinenti il bicchiere, affinché questo non possa mai più servire ad una occasione meno solenne. Spetta al primo sorvegliante di fare il brindisi perii venerabile; perciò egli prega il venerabile d'invitare i fratelli a caricare ed allineare, per un brindisi che vuole avere l’onore di proporre. Quando tutto ciò sarà stato eseguito, egli fa noto che il brindisi che propone è alla salute del venerabile, e comanda le armi nel modo consueto. Fra il sesto e settimo brindisi, si fanno tutti quegli altri che si stimano analoghi alla circo stanza, e tra il terzo e quarto si recitano i pezzi di architettura, o discorsi, e i cantici, cioè le canzoni le quali debbono avere la massoneria per oggetto.

Il settimo brindisi si unisce con la chiusura dei lavori di masticazione. Qui si chiamano i serventi i quali si mettono fra i sorveglianti ed i maestri di cerimonie. Le armi caricate ed allineate, i fratelli in piedi ed all’ordine disposti in circolo, ciascuno dà una punta della sua bandiera al suo vicino di destra e di sinistra, e riceve in cambio una delle loro punte; ciò chiamasi formare la catena di unione. Allora il venerabile proclama il brindisi ed intuona un cantico; tutti i fratelli ripetono a coro il ritornello.

Terminato il cantico, il venerabile, dopo aver comandato le armi, dà ai suoi vicini di destri e sinistra il bacio fraterno e la parola d'ordine che circola nelle colonne, e gli è riportata dall’occidente dal maestro di cerimonie. In seguito ha luogo la chiusura nel modo consueto.

La legge massonica esclude imperiosamente le donne dalla partecipazione de' misteri. Nullameno i francesi han transatto con questa legge. Vicino alla vera massoneria si è creata una massoneria di convenzione, specialmente consacrata alle donne, le quali esercitano tutte le funzioni e non disdegnano di ammettere gli uomini nelle loro assemblee. Questa chiamasi massoneria di adozione.

Essa come l’altra ha le sue prove, i suoi gradi, i suoi segreti e le sue insegne. Questi sono i pretesti delle riunioni, ma lo scopo vero è il banchetto ed il ballo che non mancano mai. La sala ove tengono i banchetti è divisa in quattro regioni. L'oriente chiamasi Asia; l'occidente, Europa; il sud, Africa; il nord, America. La tavola è a ferro di cavallo. Tutto trovasi disposto come nei banchetti degli uomini. La presidente siede alla regione d’Asia; essa ha il titolo di Gran Maestra, ed è assistita da un Gran Maestro. La sorella ispettrice, assistita dal fratello ispettore, e la sorella depositaria, assistita dal fratello depositario, occupano le due estremità del ferro di cavallo, la prima nella regione americana e la seconda nella regione africana.

Le logge di adozione hanno pure una lingua propria. Chiamasi:

Il tempio — Eden.

Le porte — Barriere.

Il processo verbale — Scala.

Il bicchiere — Lampada.

Il vino — Olio rosso.

L’acqua — Olio bianco.

La bottiglia — Brocca.

Versare il vino nel bicchiere — Fornire la lampada.

Bere — Soffiare la lampada o spegnere la lampada.

Eseguire la batteria manuale — Esaltare per cinque, ovvero fare il suo dovere per cinque.

L'ordine consiste nel mettere le mani sul petto, la destra sulla sinistra, formando con i due pollici il triangolo.

L’acclamazione è la parola Èva! ripetuta cinque volte.

Si fanno i brindisi presso a poco nel modo medesimo che nelle logge degli uomini. La Gran Maestra si serve pure del magliette per richiamare l’attenzione dell’assemblea.

Gli ordini si trasmettono per mezzo degli uffiziali d’ambo i sessi, i quali occupano i posti dei sorveglianti. Si fanno fornire le lampade ed allineare, e quando tutto è all’ordine, la Gran Maestra dice: «Miei fratelli e sorelle, il brindisi che vi propongo è quello di... In onore di una salute che ci è tanto cara, spegniamo le lampade per cinque. La mano destra alla lampada! — Alzate la lampada! — Spegnete la lampada! — La lampada avanti! — Posate la lampada!— Uno, due, tre, quattro, cinque»!

La Gran Maestra e tutti gli assistenti, a sua imitazione, portano quattro volte la lampada sul cuore, ed al quinto tempo la posano con rumore sulla tavola. In seguilo si esalta per cinque, cioè si battono cinque colpi con le mani, esclamando ogni volta Èva!

Benché la legge che interdice alle donne l’accesso nelle logge sia assoluta, non pertanto essa è stata infranta una volta in una circostanza molto notevole. La loggia dei Fratelli Artisti, preseduta dal fratello Cuvelier de Trie, dava una festa di adozione. Pria d’introdurre le donne, i fratelli aveano aperto i loro lavori ordinarii. Nel numero dei visitatori, che attendevano nei passi perduti, trovavasi un giovane uffiziale in uniforme di capo squadrone. Gli si domandò il suo diploma. Egli esitò alcun poco, ma poi rimise una carta piegata all’esperto, il quale senza aprirla la portò all’oratore. Questa carta era un brevetto di aiutante di campo, rilasciato alla signora di Xaintrailles, moglie del generale di questo nome, che ad esempio delle signorine di Ferning e di altre eroine repubblicane, erasi distinta nelle guerre della rivoluzione, ed avea guadagnato i gradi con la spada. Quando l’oratore lesse alla loggia il contenuto di questo brevetto, la meraviglia fu generale. Gli spiriti si esaltarono, e fu spontaneamente deciso, che il primo grado, non della massoneria di adozione, ma della vera massoneria, sarebbe conferito in quella stessa seduta ad una donna, che tante volte avea manifestato delle virtù virili, ed avea meritato di essere incaricata di missioni importanti, che esigeano tanto coraggio quanta discrezione e prudenza. Si andò subito dalla signora di Xaintrailles per farle sapere la decisione della loggia, e domandarle se voleva accettare un favore, che fino a quel giorno non aveva avuto riscontro.

La sua risposta fu affermativa. «Io sono uomo per la mia patria, disse, e sarò tale anche per i miei fratelli».

La ricezione ebbe luogo con la debita riserva, e da quel tempo in poi la signora di Xaintrailles prese di sovente parte ai lavori della loggia.

Affinché una loggia possa conferire legittimamente l’iniziazione massonica, è mestieri che essa sia regolare. Questa regolarità incomincia dal dì in cui viene spedita la lettera di costituzione, la quale è rilasciata dalla gran loggia, alla dipendenza della quale essa è costituita. Sette massoni, che sieno maestri, possono aprire una loggia; ogni loggia deve tenere le sue riunioni in un sito dedicato a quest’uso e solennemente consacralo.

In Iscozia e negli Stati Uniti particolarmente, i massoni che fanno costruire un tempio ne posano processionalmente la prima pietra. A questo scopo i fratelli si riuniscono in casa di uno di essi. Quivi tutti si decorano delle loro insegne.

Il recinto del luogo ove si tiene l'assemblea viene guardato da copritori esterni. La seduta è aperta, ed il fratello che deve presedere alla cerimonia n’espone l'oggetto con un discorso. Quindi il corteggio si forma e si dirige, attraverso le vie, al luogo ove deve elevarsi l’edificio progettato.

Alla testa, camminano due copritori con la spada nuda alla mano, seguiti dalla colonna di armonia, o da fratelli che suonano diversi istrumenti. Vengono poscia un terzo copritore e diversi stewards o sperti, i quali si riconoscono alle loro bacchette bianche. Dietro agli steward, vengono successivamente, il segretario con la sua borsa, il tesoriere col suo registro, il venerabile, avendo a sé d’innanzi il portabandiera, ed ai suoi lati i due sorveglianti; quindi un coro di cantori, l’architetto della loggia ed il portaspada. Questi fratelli sono seguiti da un venerabile il quale porta sopra un cuscino la bibbia, la squadra ed il compasso; dal cappellano; dagli ufficiali della gran loggia, che hanno potuto conferirsi sul luogo; dal principale magistrato della città; dai venerabili e sorveglianti delle logge vicine, con le loro bandiere spiegale; dopo costoro viene il venerabile della più antica di queste logge, che porta appoggiato sul petto il libro delle costituzioni, cioè gli statuii generali della massoneria; infine il presidente della festa, il quale è il Gran Maestro o il suo delegalo. Due esperti chiudono il corteggio.

Giunti sul luogo ove deve compiersi la cerimonia, il corteggio passa sotto un arco di trionfo, e va a distribuirsi sopra gradini eretti per l’occasione. Il presidente ed i suoi assistenti hanno seggi separali. Quando tutti hanno preso posto ed il silenzio si è stabilito, il coro intuona un inno in onore della massoneria. Terminato il canto, il presidente si alza con tutti i fratelli ed il cappellano recita una breve preghiera: all’ordine del presidente, il tesoriere depone sur una pietra, la quale viene elevata con una macchina, delle monete e delle medaglie dell’epoca. Ciò fatto, i canti ricominciano e la pietra è discesa ed impiombala convenientemente al posto che deve occupare.

Allora il presidente lascia il suo seggio, e seguito dai principali uffiziali della loggia, va a battere tre colpi con il suo maglietto sulla pietra, ove trovasi incisa la data della fondazione, il nome del sovrano regnante, o del magistrato supremo in esercizio, quello del Gran Maestro della massoneria ec. Dopo avere adempito a questa formalità misteriosa, il presidente rimette all'architetto i diversi istrumenti di cui si servono i massoni e lo investe dell'incarico speciale dei lavori di costruzione del novello tempio. Ritornato al suo posto, pronuncia un discorso analogo alla circostanza; si fa girare un tronco a beneficio degli operai, che debbono cooperarsi alla fabbricazione del tempio, e la cerimonia si termina con un altro cantico in onore della massoneria. Indi il corteggio si riforma e torna al luogo d’onde era partito. La si chiudono i lavori, e tutti gli astanti vanno ad aprire i lavori di masticazione.

Quando il tempio è costruito, esso viene inaugurato con solennità. L’assemblea si riunisce in una stanza vicino alla loggia, ove senza aprire i lavori, tutti si decorano delle loro insegne, e si collocano secondo l'ordine gerarchico, delle funzioni e del grado. Allora il venerabile fa conoscere l'oggetto della riunione, ed invita i fratelli a portarsi processionalmente nel nuovo tempio. Un esperto apre il corteggio alla testa dei fratelli d'armonia. Quindi vengono i membri della loggia, col gesto all'ordine e la spada in mano. Dietro ad essi vengono i maestri di cerimonie, il segretario con il suo libro d oro, l’oratore con i regolamenti dell’officina, il tesoriere con il suo registro, l'ospedaliere con il tronco di beneficenza, il guardabolli e suggelli con il bollo e suggello della loggia, gli altri uffiziali con l’insegna del loro ufficio.

Seguono i visitatori, quindi il venerabile, preceduto dal portabandiera e dal portaspada, che reca sur un cuscino i tre maglietti della loggia, la bibbia, la squadra ed il compasso. Ai suoi lati vi sono i sorveglianti che camminano a mani vuote.

La processione è terminata dai membri della gran loggia, se ve ne sono, o da due esperti armati di spada, che chiudono il corteggio.

Il tempio non è rischiarato che da tre lampade a piedi dell’altare, nelle quali brucia dello spirito di vino, e dalla gloria di Jeova, che trovasi coperta di un velo nero, ossia dal triangolo luminoso che trovasi sul baldacchino. Il corteggio si scioglie nell'istante in cui si entra in loggia, ed ognuno prende posto, tranne il venerabile, i sorveglianti ed i maestri di cerimonie, i quali rimangono all’occidente fra le due colonne.

— Fratelli miei (dice il venerabile), il primo voto che dobbiamo fare entrando in questo tempio è quello che il Grande Architetto, dell'Universo, al quale lo abbiamo dedicato, lo accetti; il secondo, che tutti i massoni, che verranno a lavorarvi dopo di noi, sieno sul nostro esempio animati dallo stesso spirito di fratellanza, di unione, di pace ed amore dell’umanità.

Terminate queste parole, il venerabile seguito dai sorveglianti fa un primo viaggio attorno al tempio, cominciando dal mezzodì. Arrivato a piedi dell'altare, egli accende le tre stelle del suo candeliere, e il candelabro dell’oriente contemporaneamente; il maestro di cerimonie scopro la gloria di Jeova.

— Che queste luci misteriose (dice il venerabile), illuminando i profani, che avranno accesso nel tempio, permettano loro di apprezzare la grandezza e la santità dei nostri lavori.

Il venerabile ed i sorveglianti fanno un secondo viaggio, passando per il nord. Giunti all’altare del primo sorvegliante, quest’ufficiale accende le sue stelle ed il candelabro dell’occidente, dicendo:

— Che questo sacro fuoco purifichi l’anima nostra, che la luce celeste ci rischiari, e che i nostri lavori sieno ben accetti al Grande Architetto dell’universo!

In seguito ha luogo un terzo viaggio. Il secondo sorvegliante, giunto al suo posto, accende la sua stella ed il candelabro del mezzodì.

— Che queste luci (egli dice) ci dirigano nella condotta delle nostre opere! Che esse c’ infiammino dell’amore del lavoro, di cui il Grande Architetto dell’Universo ha fatto una legge, e continuamente ce ne dà tanti adorabili esempii!

Dopo queste tre fermate, il venerabile ed i sorveglianti ritornano all’altare dell’oriente. Il maestro di cerimonie pone dell’incenso nel profumino; gli altri ufficiali accendono le candele poste sui loro altari, ed i fratelli serventi completano l’illuminazione della loggia. Durante questo tempo, i fratelli restano in piedi e con la spada in mano.

— Ricevi, o Grande Architetto dell'Universo (dice il venerabile), gli omaggi che da questo nuovo tempio ti rendono gli operai riuniti nel suo recinto. Non permettere mai che esso venga profanato dall’inimicizia o dalla discordia. All’incontro fa sì che la tenerezza fraterna, l'affetto, la carità, la pace e la felicità vi regnino costantemente, e che uniti pel bene, i nostri lavori abbiano questo risultato. Amen!

Tutti i fratelli rispondono Amen!

— Fratelli primo e secondo sorvegliante (dice il venerabile), riprendete i maglietti, di cui fino ad oggi faceste sì saggio e prudente uso. Continuate a mantenere, con il loro aiuto, l'ordine e l’unione nelle vostre colonne, e vegliate affinché il solo rumore delle loro armoniche percussioni giunga fino al mio orecchio durante i lavori. La prosperità di questa officina e la concordia dei fratelli dipendono da essi.

Il venerabile indirizza parimenti alcune istruzioni ai diversi uffiziali, i quali dai maestri di cerimonie vengono ricondotti al loro posto.

Allorché questa cerimonia è terminata, si fa sentire un' armonia, e quando questa è cessata, i lavori vengono aperti al grado di apprendista, nella forma consueta. É usanza che l’oratore pronunci un discorso per l’opportunità, ed un banchetto termina la solennità.

Inaugurato il tempio, si passa all’istallazione della loggia, se questa formalità non è stata già adempita, cioè se la loggia è di recente fondata e non ancora ha ricevuta la lettera di costituzione. Quando la Gran Loggia costituente sta troppo lunge per poter inviare dei commissarii scelti dal suo seno per istallare la loggia, dà l’incarico di essere rappresentala in questa solennità, sia ai membri di qualche loggia dei dintorni, sia a qualche membro della medesima loggia. Giunto il dì della cerimonia, il venerabile apre i lavori, fa approvare il processo verbale della tornata precedente, e riceve i visitatori ed i deputati delle logge. Informato che i commissarii istallatovi trovansi nel vestibolo, attende che loro vengano aperte le porte dell’officina; egli incarica tre dei principali ufficiali per riconoscerli, verificare i loro poteri, e tener loro compagnia, fino a che aia tetto pronto per riceverli. Quando questi tre deputati hanno compita la loro missione, un maestro di cerimonie, che li accompagna, trasmette al venerabile il. risultato del loro esame, e lo rende avvertito che i commissarii istallatoti domandano essere ammessi nel tempio. A questo avviso il venerabile sospende i lavori. I diversi uffiziali si tolgono l'insegna di ufficio, e la pongono al braccio sinistro. Una deputazione di sette fratelli portatori di stelle, preceduta da due maestri di cerimonie e dal portabandiera, dalla colonna armonica, dal portaspada, da un maestro di cerimonie con un cuscino, sul quale sono i tre maglietti dell'officina, tre mazzi di fiori e tre paia di guanti bianchi, seguita da due esperti con la spada nuda in mano, va nei passi perduti: là il capo della deputazione complimenta i commissarii istallatoti, rimettendo nelle loro mani i maglietti, i guanti ed i fiori, e li conduce alla porta della loggia. Il venerabile li riceve accompagnato dai suoi due sorveglianti, e nuovamente li complimenta, dirigendosi con essi verso l'oriente, attraverso ad una doppia ala di fratelli, che con la spada alla mano formano la volta di acciaro sul passaggio del corteggio. Giunto al trono, il presidente dei commissarii vi prende posto, rimette i maglietti dei sorveglianti agli altri due commissarii, ed apre i lavori della Gran Loggia. Il venerabile ed i sorveglianti dell’officina seggono alla destra degl'istallatori.

Appena aperti i lavori, il presidente invita il segretario a dar lettera dei poteri della commissione istallatrice e delle lettere di costituzione accordate alla loggia, ordinandone la trascrizione nel libro d’oro. Quindi rimette all’oratore gli statuti generali, facendosene dar ricevuta; comanda la lettura del quadro di tutti i membri dell’officina, richiedendone una copia conforme; quindi fa chiamare l'appello di tutti i fratelli presenti, tranne i visitatori, facendoli successivamente prestare il giuramento di fedeltà alla Gran Loggia costituente. Compiute tutte queste formalità, egli indirizza alla loggia un discorso, nel quale ricorda i principali doveri che impone la massoneria; ne espone lo spirito ed i vantaggi, e l’esorta a volervisi conformare con una puntualità religiosa. Quindi tutti i fratelli si alzano e si pongono all'ordine con la spada in mano, ed egli proclama in questi termini l’istallazione della loggia: «In nome della Gran Loggia di……….. noi commissarii investiti dei suoi poteri, istalliamo, in eterno, all'oriente di……..… la loggia di San Giovanni, sotto il titolo di distintivo di……..… La loggia è istallata».

Allora si accende il candelabro a sette lumi, si versa dell'incenso in tre profumini poeti innanzi agl'istallatori, tutti gli uffiziali si decoravano delle loro insegne, e la musica si fa sentire. Immediatamente dopo, gl’istallatori chiudono i lavori della Gran Loggia, rimettendo i maglietti dell'officina al venerabile ed ai sorveglianti, i quali riprendono il loro posto.

Quando il venerabile ha preso il maglietto, indirizza ai commissari! i ringraziamenti della loggia, e fa applaudire con una triplice batteria. Ed in seguito annunzia che i lavori, già stati sospesi, riprendono forza e vigore, pronunciando un discorso analogo alla circostanza. Quando egli ha terminato, la musica si fa sentire novellamente, e la festa termina con un banchetto fraterno. Abbiamo veduto che ogni anno le logge rinnovano i loro uffiziali. Gli uffiziali. mantenuti nelle loro funzioni e i nuovi eletti vengono istallati alla festa dell'ordina. Se il venerabile in esercizio viene rieletto, è il primo sorvegliante che lo istalla. Se si elegge un altro venerabile, esso viene istallato dal suo predecessore. Il fratello che deve istallare il venerabile apre i lavori e fa deporre sull'altare le insegne che servono a fare riconoscere gli uffiziali. Si avverte allora che il venerabile trovasi ne) peristilio e domanda di entrare nel tempio. Le porte gli sono immediatamente aperte, ed è condotto all’oriente sotto la volta di acciaro o al battere dei maglietti. Il fratello che tiene il maglietto gl’indirizza qualche parola di felicitazione, e gli fa prestare il giuramento di uniformarsi ai regolamenti generali della massoneria ed a quelli della loggia, di dirigere i lavori ed il governo dell'officina senza debolezza, ma nemmeno con asprezza, e di non mai dimenticare, che egli è il primo fra suoi eguali. Prestato questo giuramento, egli proclama il venerabile, fa applaudire alla sua nomina ponendogli al collo il collare del suo uffìzio, gli dà il bacio fraterno e gli rimette il maglietto di direzione.

Istallato che sia, il venerabile risponde alle felicitazioni ed agli applausi della loggia, e procede all'istallazione degli altri uffiziali. Successivamente egli fa piazzare ciascuno di essi da uno dei membri senza funzioni, poscia chiama i fratelli eletti all'altare, fa loro prestare il giuramento di bene adempiere ai doveri che impone la carica loro confidata dalla loggia, indi dà qualche istruzione a questi fratelli, e li proclama decorandoli del collare del lor uffizio, li abbraccia e li fa condurre dal maestro di cerimonie al loro posto.

Ancora due importanti cerimonie si compiono nelle logge, e queste sono l'adozione dei loweton, e le pompe funebri dei fratelli.

Un loweton è il figlio di un massone. Questo nome si snatura generalmente, e se n’è fatto lofton, loweton, loteson; una tal cosa dipende dall'essersene perduta l'etimologia, essendo la sua origine molto antica. Gl'iniziati nei misteri d’Iside portavano anche in pubblico una maschera dorata, somigliante alla testa di un lupo, o criseo: perciò dicevasi d’un isiade: «questi è un lupo», o «questi è un criseo»; figlio d’un iniziato era chiamato giovane lupo o lupicino. Macrobio ci dice intorno a quest’argomento, che gli antichi trovavano un rapporto tra il lupo ed il sole, rappresentato dall’iniziato nella cerimonia della sua ricezione.

«In effetti (dicevano essi), all’avvicinarsi del lupo il gregge fugge e sparisce; lo stesso avviene delle costellazioni, le quali sono un gregge di stelle, che fuggono e spariscono all’apparire e del sole». È per una simile ragione che i Compagni del dovere, detti Figli di Salomone, ed i Compagni stranieri si danno pure la qualifica di lupi.

Vi è l’uso in molte logge, che quando la moglie di un massone è sul punto di partorire, l’ospedaliere, se è medico, o pure, se egli non lo è, un altro fratello di questa professione va da essa, s’informa della sua salute in nome dell’officina, offrendole il soccorso dell'arte sua, ed anche dei soccorsi pecuniarii, se crede che ne ha bisogno. Nove giorni dopo lo sgravo, il venerabile ed i sorveglianti vanno a visitarla, e la felicitano di questo avvenimento.

Se il neonato è un maschio, la loggia è appositamente convocata per procedere alla sua adozione; si tapezza il tempio di foglie e di fiori, e si dispongono dei profumini per bruciare degli incensi. Il loweton e la sua nutrice sono messi, prima dell’apertura dei lavori, in una stanza vicina al tempio. I lavori si aprono. I sorveglianti padrini del loweton si portano presso di lui alla testa di una deputazione di cinque fratelli.

Giunti presso al loweton, il capo della deputazione, in una allocuzione che indirizza alla nutrice, le raccomanda di non solamente vegliare sulla preziosa salute della creatura, di cui l’è confidala la guardia, ma di coltivare pure la sua giovane intelligenza, e di non tenere secolei altri discorsi che sensati e veritieri. Il loweton è allora diviso dalla sua nutrice, il padre lo pone sur un cuscino, ed è introdotto nel tempio dalla deputazione, la quale si avanza fino ai gradini dell’oriente, passando sotto una volta di fogliami, e là si ferma.

Fratelli miei (dice il venerabile), che cosa qui ci conducete? — Il figlio di uno dei nostri fratelli (dice il primo sorvegliante), che la loggia avrebbe piacere di adottare.

— Quali sono i suoi nomi, e quale è il nome massonico che voi gli date? Il padrino risponde aggiungendo al nome di famiglia ed a quello della creatura un nome caratteristico, come Vivacità, Devozione, Beneficenza, o altro della stessa natura.

Allora il venerabile discende i gradini dell'oriente, si avvicina al loweton con le mani stese sulla testa, ed indirizza una prece al cielo, affinché la creatura si renda degna un giorno dell’amore e delle cura che l’officina gli ha usato. Quindi egli getta dell’incenso nel profumino, pronuncia il giuramento di apprendista, che i padrini ripetono per il loweton, lo cinge di un grembiale bianco, lo costituisce e lo proclama figlio adottivo della loggia, e fa applaudire questa adozione.

Compito questo cerimoniale, egli risale al trono, fa sedere i sorveglianti ed il loweton alla testa della colonna del nord, e loro fa sapere in un discorso gli obblighi ai quali sono astretti, con il nome di padrini. Dopo la risposta del sorvegliante, il corteggio che ha introdotto il fanciullo si ricompone, e lo conduce novellamente alla sua nutrice.

L'adozione di un loweton costringe tutti i membri della loggia al dovere di vegliare sulla sua educazione, e più tardi, se fa duopo, facilitargli i mezzi di costituirsi; si stende un processo verbale circostanziato della cerimonia, il quale viene da tutti i membri firmato, ed è inviato al padre del fanciullo. Questo pezzo di architettura dispensa il fanciullo dalle prove, quando avrà l'età di poter partecipare ai lavori massonici. Allora si limiterà la loggia a fargli solamente prestare il giuramento.

In Francia i rituali delle pompe funebri massoniche sono varii, dapoiché ogni loggia si crede in diritto di fare il cerimoniale secondo il suo capriccio. Non è così fra gli stranieri. Ecco come procedono le logge inglesi ed americane: In questi due paesi non si rendono gli onori funebri, se non si ha almeno il grado di maestro. Informati della morte e del dì in cui debbono aver luogo l’esequie, il venerabile della loggia, alla quale apparteneva il defunto, indirizza a tutti i fratelli della loggia, ed a tutti i venerabili delle logge di quella città e dei dintorni, l’invito di assistere alla cerimonia. In Iscozia ed in America i fratelli si muniscono dei loro distintivi di officio e delle loro bandiere; in Inghilterra ci vuole l’autorizzazione della Gran Loggia per poter portare le insegne in pubblico. Riuniti alla casa del defunto, i fratelli si decorano delle loro insegne, se v'è d’uopo dei loro ornamenti, e si mettono in ordine. I fratelli più giovani e le logge più recentemente costituite si pongono in prima riga. Ogni loggia forma una divisione separata, e cammina nell'ordine seguente: Un copritore con la spada nuda, gli esperti con le loro bacchette bianche, i fratelli che non hanno alcuna carica a due a due, il segretario ed il tesoriere con i distintivi del loro officio, i due sorveglianti che si tengono per mano, indi l’ex venerabile ed il venerabile in esercizio. Al seguito di tutte le logge invitate, si avanza la loggia di cui il defunto fratello faceva parte. Tutti i membri portano in mano dei fiori o delle foglie. Il copritore alla testa, dopo di lui vengono gli esperti, i fratelli dell’armonia con i loro tamburi coperti e le loro trombe guarnite di sordine, i membri della loggia senza funzioni, il segretario, il tesoriere, i sorveglianti, l’ex venerabile, ed il più antico membro della loggia portando un cuscino coperto da velo nero sul quale vi è la bibbia e gli statuti generali, il venerabile in esercizio, un coro, il cappellano, il feretro, sul quale sono posati il grembiale e la fascia del defunto e due spade in croce; a destra ed a manca quattro fratelli tengono ciascuno un punto del drappo nero, ed in ultimo i parenti del morto; il corteggio funebre è chiuso da due esperti ed un copritore.

Giunti alla porta del cimitero, i membri della loggia del defunto si fermano fino a che i fratelli invitati non siano arrivati vicino alla fossa, ed abbiano formato intorno ad essa un gran circolo per riceverli; allora essi si avanzano verso la tomba, il cappellano e gli uffiziali prendono posto alla testa, il coro e la musica ai lati, ed i parenti ai piedi. Il cappellano recita una preghiera, e si canta un inno funebre. Tutti i presentì indirizzano un triplice addio alla spoglia inanimata del loro fratello. Quindi il corteggio si riordina e ritorna alla casa del morto, ove i fratelli si dividono.

Qualche tempo dopo, il venerabile convoca la loggia per rendere al defunto gli ultimi onori massonici. Le mura sono tapezzate di nero; nove lampade nelle quali brucia dello spirito di vino sono distribuite d’intorno, nel centro si alza un cenotaffio, i lavori si aprono in grado di maestro, una musica funebre viene eseguita; quindi il venerabile fa sentire una sorda percossa e si esprime cosi: — Chi fra tanti viventi non vedrà la morte? L’uomo cammina sotto la seduzione di vane apparenze. Accumula delle ricchezze, ma non può dire che ne godrà. Egli morendo nulla porta seco; la sua gloria, se ne ha, non lo segue nella tomba. Egli è giunto sulla terra nudo, ed egli vi ritorna nello stato in cui venne. Il Signore gli aveva accordata la vita, egli se la ritira. Che il Signore sia benedetto!

Quando il venerabile ha cessato di parlare, la colonna armonica esegue un pezzo funebre. I fratelli fanno il giro del cenotaflìo, e passando gettano dei rami di mortella in una cestelletta posta a piedi del monumento. Terminata questa cerimonia, il venerabile ordina che il feretro venga aperto, ed egli prende in mano un involto mistico, che per la sua forma si avvicina molto al fallus degli antichi, ed è un simbolo della vita.

— Che io muoia (egli dice) della morte del giusto, e che il mio ultimo istante sia simile al suo. — Ciò detto, pone l’involto nella tomba, dicendo:

— Onnipossente Padre, noi rimettiamo l'anima del nostro fratello nelle tue mani.

Tutti i fratelli battono tre colpi con la palma della loro destra sull’avambraccio sinistro, ed egli continua:

— Che sia fatta la volontà del Signore. (Uno dei fratelli risponde): Così sia. —Quindi il venerabile fa una preghiera, chiude il feretro e ritorna all’altare. Ciascuno siede. Uno dei membri della loggia pronuncia l'orazione funebre; il venerabile raccomanda a tutti di amarsi e vivere in pace durante questo rapido passaggio sulla terra; e tutti fanno la catena d’unione, dandosi il bacio fraterno.

Queste sono le differenti cerimonie funebri che si usano nelle logge, salvo alcune variazioni. Gli apprendisti hanno il diritto di assistere a tutte le cerimonie, incluse le funebri, sebbene i lavori si aprano in grado di maestro; ma si ha la precauzione di ammetterli dopo l'apertura dei lavori, e di farli uscire dal tempio pria che essi vengono chiusi.

Non si tengono i lavori di compagno che quando vi è una ricezione, o secondo l’espressione degli inglesi, cerimony of passing. Poiché tanto in America che in Inghilterra ciascuna delle prime tre ricezioni è designata con un vocabolo particolare; questi sono: made per l’apprendista, passed per il compagno, e raised per il maestro.

I lavori di compagno si aprono presso a poco nei medesimi termini che quelli di apprendista. Per avere il diritto alla seduta, bisogna essere provveduto del grado di compagno. Aperti i lavori, si legge il processo verbale dell’ultima seduta, indi s’introducono i fratelli visitatori.

Prima di far entrare il candidalo, si spiega sul suolo della loggia una tela ove sono dipinti varii simboli; una finestra ed una porta stanno situate all’oriente ed all'occidente. Sette gradini conducono alla porta di occidente, la quale è fiancheggiata dalle colonne J. e B. Al di là di questa porta si vede un pavimento a mosaico bianco e nero. Un po’ più lunge vedesi una squadra, le di cui estremità sono rivolte verso l’oriente. Vi è alla destra della squadra un maglietto, alla sinistra un quadro ove sono tracciate delle figure geometriche. Al di sopra della squadra vedesi il prospetto di un tempio, il livello, il filo a piombo, una pietra di cui la base è cubica ed il vertice è piramidale, un globo celeste ed un regolo graduato da ventiquattro divisioni, una pietra bruta, una cazzuola, una stella fiammeggiante, un compasso aperto con le punte dirette verso il basso della tela, il sole e la luna; tre candelabri sono posti all’oriente, all’occidente ed al mezzodì, ed il cordone nodoso contorna il quadro.

Il candidato con gli occhi scoperti, tenendo in mano un regolo, la di cni estremità sta appoggiata sulla spalla sinistra, è condotto alla porta della loggia dal maestro di cerimonie, che lo fa bussare da apprendista.

— Vedete chi batte (dice il venerabile).

—É un apprendista (risponde il maestro di cerimonie) che domanda passare dalla perpendicolare al livello.

Allora si fa entrare il recipiendario. Giunto fra le due colonne, egli si ferma ed il venerabile domanda al secondo sorvegliante se il candidato, che domanda un aumento di salario, ha compilo il tempo, e se i fratelli della sua colonna sono contenti del suo lavoro. Sulla risposta affermativa del sorvegliante, il venerabile fa una serie di domande al candidato onde vedere se conosce bene i simboli del primo grado; subito dopo, egli ordina al maestro di cerimonie di fargli fare i cinque viaggi misteriosi.

Il maestro di cerimonie prende per la mano destra il recipiendario, e gli fa fare cinque volte il giro della loggia. Durante il primo viaggio o giro, il recipiendario ha nella mano sinistra un magliette ed uno scarpello; nel secondo, un regolo ed un compasso; nel terzo, un regolo nella mano sinistra, ed appoggiata alla sua spalla sinistra l’estremità di una leva di ferro; nel quarto viaggio ha una squadra ed un regolo; nel quinto, nulla. Alla fine di ogni viaggio, egli si ferma all'occidente, ed il venerabile gli spiega l'uso materiale degli utensili che portava in mano, facendogli conoscere la loro destinazione morale: Il compagno deve al Grande Architetto dell'universo un tempio, di coi egli medesimo è la materia e l'operaio; gli utensili simbolici gli debbono servire a fare sparire le scabrosità dei materiali, e dar loro delle forme regolari e simmetriche, affinché il suo edificio sia eguale in tutte le sue parti, e tenda per quanto è possibile alla perfezione.

Terminati questi cinque viaggi, il venerabile ordina al recipiendario di fare l'ultimo lavoro di apprendista. Il recipiendario prende un magliette e batte tre colpi sulla pietra bruta che trovasi dipinta sulla tela aperta nel mezzo della loggia.

Il venerabile richiama tosto la sua attenzione sulla stella fiammeggiante, che pure trovasi nel quadro, e gli dice:

— Considerate fratello mio, questa stella misteriosa, e non la perdete mai di vista: essa è il simbolo del genio che c’ incalza alle grandi cose, e, con più ragione ancora, essa è il simbolo di quel fuoco sacro, di quella porzione di luce divina, di cui il Grande Architetto dell’Universo ha formata l’anima nostra, ed ai raggi della quale noi possiamo distinguere e praticare la giustizia e la verità. La lettera G, che voi vedete nel suo centro, vi offre due grandi e sublimi idee. Essa è il monogramma di uno dei nomi dell’Altissimo, ed è pure l’iniziate della parola geometria.La geometria ha per base essenziale l’applicazione delle proprietà dei numeri alle dimensioni dei corpi, e sopra tutti al triangolo, al quale si appartengono quasi tutte le ligure, e che presenta allo spirito i simboli più sublimi.

Dopo questa allocuzione, il candidato è condotto all’altare, ove presta il suo giuramento. Egli è costituito iniziato e proclamato nella sua qualità dal venerabile, e la loggia applaudisce alla sua ricezione. Quando tutto queste formalità sono adempiute, il maestro di cerimonie fa sedere alla testa della colonna del mezzodì, e l’oratore gli indirizza un discorso nel quale si spiega dettagliatamente il senso dei simboli massonici, che sono dipinti sulla tela aperta nel centro della loggia, di cui noi più sopra abbiamo dato la descrizione.

Il nuovo compagno impara che quel tracing board, come lo chiamano gl’inglesi, rappresenta, nel suo insieme, il tempio di Salomone di cui nome ebraico (Schelomoh) significa pacifico.La prima delle due colonne che adornano l’ingresso si chiama B... cioè forza, la seconda J... ossia costanza.L’una è bianca e l’altra nera, per alludere ai due principii, di creazione e di distruzione, di vita e di morte, di luce e di tenebre, di cui il giuoco alternativo sostiene l’equilibrio universale. I sette gradini, per i quali si arriva alla porta di occidente, indicano le successive prove per le quali l’iniziato deve passare per giungere a questa perfezione che apre l’accesso al santo dei santi. Il mosaico, formato di quadretti bianchi e neri, simboleggia la duplice forza che a poco a poco attira l’uomo verso lo spirito e verso la materia, verso la virtù e verso il vizio.

Il compasso che sta alla testa del quadro e la squadra che si vede al basso, presentano le medesime idee sotto emblemi diversi. Il compasso è il cielo ove l'iniziato deve mirare costantemente, la squadra la terra ove le sue passioni lo ritengono. Si dice che il vero massone trovasi fra la squadra ed il compasso, per esprimere questa idea: che egli è scevro di affezioni materiali, e che aspira a ritornare alla sua celeste origine. La stella fiammeggiante è il divino luminare, che lo guida nel49 le tenebre morali, come la stella polare conduce il nocchiero nel mezzo della notte. Le tre porte e le tre finestre, che veggonsi all’oriente, all'occidente ed al mezzodì, figurano i tre punti del firmamento, ove si mostra il sole, e per le quali la luce illumina il tempio. I tre candelabri figurano a le tre grandi luci della massoneria, il sole, la luna ed il maestro della loggia». Il globo celeste delinea i limiti del tempio. Il prospetto indica l’entrata della camera di mezzo, cioè la linea che separa il tempo che finisce dal tempo che incomincia, la morte dalla vita, le tenebre dalla luce. La pietra bruta e il simbolo dell’anima del massone pria che il lavoro morale che si è imposto ne abbia fatto sparire i difetti. La pietra, di cui la base è cubica e l’altezza piramidale, o la pietra cubica a punta, è simbolo dell’anima perfezionata che aspira di ritornare alla sua sorgente. Questo è l'attributo speciale del compagno. Gli utensili massonici, che sono distribuiti sulla tela, rammentano, in generale, al massone la santità del lavoro; in particolare, ognuno di questi utensili racchiude un precetto. Il compasso prescrive al massone di elevare a sé d’intorno una barriera contro l’invasione del vizio e dell’errore: il livello gli dice difendersi dalle seduzioni dell’orgoglio: il maglietto, di lavorare senza posa per perfezionarsi: la squadra ed il filo a piombo, di essere equo e retto: la cazzuola, di essere indulgente coi fratelli e compatire i loro difetti: il quadro ove sono tracciale le figure geometriche significa di non mai allontanarsi dal piano che il maestro gli ha prescritto di seguire: infine la riga di ventiquattro pollici indica il debito di consacrare ogni istante al compimento dell'opera che egli ha intrapresa. Il cordone nodoso, o il cordone formato a laccio di amore, che contorna il quadro, dice al massone che la società di cui egli fa parte circonda. la terra, e che la distanza, invece di dividere i legami che uniscono i membri gli uni con gli altri, deve all’incontro avvicinarli fortemente.

Quando l’oratore ha terminato il suo discorso, si procede all'esecuzione dei lavori segnali sull’ordine del giorno; quindi la loggia vicn chiusa nella maniera medesima come venne aperta.

Tanto nel grado di apprendista quanto in quello di compagno, la decorazione del tempio non offre alcuna differenza, mentre nel grado di maestro l’aspetto è interamente cambiato. Il parato è nero, adornalo di teschi, di scheletri e di ossa incrociate: questi simboli sono dipinti o ricamali in bianco. Una sola candela di cera gialla all’oriente rischiara la loggia, che chiamasi camera di mezzo. Il venerabile, al quale si dà il titolo di rispettabilissimo, ha sull'altare, oltre alla spada fiammeggiante, la bibbia, la squadra, il compasso ed il suo maglietto di direzione, ed una lanterna cieca formata da un teschio, per cui la luce esce soltanto dalla bocca e dagli occhi. I sorveglianti in luogo di magi ietto tengono in mano un involto di carta di nove pollici di circonferenza e diciotto di lunghezza. Il primo sorvegliante ha sul suo altare una squadra, ed il secondo una riga di ventiquattro pollici. Nel centro della loggia vi è un materasso ricoperto di un drappo mortuario. Alla testa di questa specie di tomba vi si pone una squadra, ai piedi verso Ponente un compasso aperto, al disopra un ramo di acacia. Tutti i fratelli hanno la testa coperta, e portano, indipendentemente dai loro grembiali e collari di utfìcio, una larga fascia bleu nero, sulla quale vi è ricamato il sole, la luna e sette stelle, e dalla quale pende una squadra ed un compasso incrociato; questa fascia cala dalla spalla sinistra all'anca destra.

Si procede ai lavori di questo grado nel modo medesimo che si fa per gli altri due precedenti. Non vi è altra diversità che il formolario della ricezione.

Il candidato è portato alla porta della camera di mezzo, nelle logge dette scozzesi, dal maestro di cerimonie; nelle logge francesi, dall’esperto; nelle logge inglesi ed americane, dal primo diacono ovvero senior deacon.Egli ha i piedi scalzi, le braccia ed il seno destro nudi ed una squadra attaccata al braccio destro. Una fune, di cui il suo conduttore tiene l’estremo, gli gira per tre volte alla cinta, e gli si è tolto qualunque sorta di metallo poteva avere indosso. Il maestro di cerimonie gli fa battere da compagno. A questo rumore l'assemblea si scuole.

— Rispettabilissimo (dice il primo sorvegliante con voce alterata), un compagno picchia la porta.

— Vedete (risponde il rispettabilissimo) come ha potuto egli giungere fin qui, ed informatevi che vuole, e chi è questo compagno.

Il sorvegliante, essendosi informato, dice:

— É il maestro di cerimonie che presenta alla loggia un compagno, che ha terminato il suo tempo, e che domanda entrare fra i maestri.

— Perché (dice il rispettabilissimo) viene egli a disturbare il nostro dolore? Non avrebbe egli dovuto al contrario, in un simile momento, allontanare ogni persona sospetta, e particolarmente un compagno? Chi sa che questo compagno che egli conduce non sia uno di quei miserabili, cagione dei nostri dolori, e se il cielo medesimo non sia quello che lo conduce alla nostra giusta vendetta? Fratello esperto, armatevi ed impadronitevi di questo compagno; visitate con cura tutta la sua persona, e sopra tutto le mani; assicuratevi infine che su di lui non esista alcuna traccia di complicità nel terribile delitto che è stato commesso.

L'esperto si reca dal candidato, e lo visita da per tutto, strappandogli con forza il grembiale. Egli rientra immediatamente nella loggia, lasciando alla porta il candidato guardato da quattro fratelli armati.

— Rispettabilissimo (dice l'esperto), io vengo dall'aver eseguito i vostri ordini. Nulla bo ravvisato sul compagno che potesse accusarlo di un omicidio. I suoi abiti sono puliti, le sue mani pure, ed il grembiale che io vi reco è senza macchie.

— Venerabili fratelli (dice il rispettabilissimo), voglia il Grande Architetto dell’Universo che il presentimento che mi preoccupa non sia fondato, e che questo compagno non sia uno di quelli cui deve perseguitare la nostra vendetta! Non credete opportuno interrogarlo? Le sue risposte certamente ci diranno che cosa dobbiamo pensare di lui.

Tutti i fratelli fanno segno di acconsentire.

— Fratello esperto (dice il rispettabilissimo), domandate a questo fratello come ha osato sperare di venire fra noi?

— Dando la parola di passo (dice ilrecipiendario).

— La parola di passo! (grida il venerabile). Come può egli conoscerla? Non può essere che in conseguenza del suo delitto.... Venerabile fratello primo sorvegliante, portatevi da lui ed esaminatelo con scrupolosa cura.

Il primo sorvegliante esce dalla loggia, esamina minutamente gli abili del recipiendario, gli visita tosto la mano destra, e grida:

— Gran Dio! che veggo?

Quindi lo prende perii collo e con voce minacciosa gli dice:

— Parla, sciagurato! come darai la parola di passo? Chi te l’ha potuta insegnare?

— Io non la conosco (dice il recipiendario); sarà la mia guida che ve la darà per me.

Questa risposta è portata al venerabile, il quale dice:

— Fatevela dare, venerabile fratello primo sorvegliante.

Il maestro di cerimonie dice questa parola all'orecchio del primo sorvegliante, il quale tosto, dice:

— La parola di passo è giusta, rispettabilissimo.

S'introduce allora il recipiendario, facendolo camminare all’indietro, ed in tal modo si conduce ai piedi del simulacro di tomba. L’ultimo maestro ricevuto vi è sopra disteso, coperto con il drappo mortuario dai piedi alla cinta, tenendo in mano un ramo di acacia; giunto là, il recipiendario si volta colla faccia all’oriente.

— Compagno (gli dice il rispettabilissimo), o dovete essere molto imprudente, o non avete sentimento di convenienza, per presentarvi qui nel momento che noi deploriamo la perdita del nostro rispettabile maestro Hiram-Abi,a tradimento ucciso da tre compagni, e quando tutti i fratelli del vostro grado ci sono sospetti. — Parlate: avete voi preso parte a questo terribile attentato? Eravate voi nel numero di coloro che lo hanno commesso? Guardate l’opera loro!

Si fa vedere al recipiendario il corpo che sta nel sarcofago.

— No (risponde egli).

— Allora fate viaggiare questo compagno (dice il rispettabilissimo).

Il maestro di cerimonie prende il recipiendario per la mano destra e gli fa fare il giro della loggia. Quattro fratelli armati lo accompagnano, ed un esperto lo segue tenendo un capo della corda che gli cinge la vita.

Giunto dal rispettabilissimo, il recipiendario gli balte tre colpi sulla spalla.

— Chi è? (dice il rispettabilissimo).

— E’ un compagno (dice il maestro di cerimonie) che ha terminato il suo tempo e domanda passare alla camera di mezzo.

— Come egli spera di giungervi?

— Con la parola di passo.

— Come la darà se egli la ignora?

— La darò io per lui.

Il maestro di cerimonie si avvicina all’orecchio del rispettabilissimo, e la dà per lui.

Passa T…….. (dice il rispettabilissimo).

Terminato questo cerimoniale, il recipiendario è condotto all’occidente, di dove si fa ritornare all’oriente con la marcia misteriosa del grado di maestro. Giunto all’altare, egli s’inginocchia; gli si pongono le due punte di un compasso aperto sul seno, gli si fa stendere la mano sulla bibbia, ed egli presta il suo giuramento.

— Alzatevi, fratello J... (gli dice il rispettabilissimo). Voi andrete a rappresentare il nostro rispettabile maestro Hiram-Abi, che fu crudelmente assassinato quando si edificava il tempio di Salomone, come or ora vi racconterò.

In questo momento il rispettabilissimo scende dal trono, si pone al basso dei gradini dell'oriente rimpetto al recipiendario, ed il resto dei fratelli circondano il sarcofago, abbandonato furtivamente dal fratello che vi si era collocalo.

Essendosi ogni cosa così disposta, il rispettabilissimo parla nei seguenti termini al recipiendario:

Hiram-Abi, celebre architetto, era stato da Hiram re di Tiro inviato a Salomone, per dirigere la costruzione del tempio di Gerusalemme. Il numero degli operai era immenso: Hiram-Abi li distribuì in tre classi, che percepivano una mercede proporzionala al grado di abilità che le distingueva. Queste tre classi erano quelle di apprendista, compagno e maestro. Gli apprendisti, i compagni ed i maestri aveano i loro misteri particolari, e fra loro si riconoscevano per via di parole, di segni, e di un tatto distinto per ogni grado. Gli apprendisti percepivano il loro salario alla colonna B, i compagni alla colonna J, ed i maestri nella camera di mezzo; e questo dai pagatori del tempio non veniva pagato all’operaio che si presentava a riceverlo se prima non veniva rigorosamente tegolato nel suo grado. Tre compagni vedendo prossimo il compimento della costruzione del tempio, e non avendo potuto ricevere le parole di maestro, si determinarono di averle per forza dal rispettabile fratello Hiram, ond’essere riconosciuti come maestri negli altri paesi, e farsi accrescere la mercede. Questi tre miserabili, chiamati Jubelas, Jubelos e Jubelum, sapevano che Hiram andava ogni giorno a mezzodì a pregare nel tempio, durante il tempo che gli operai riposavano. Essi lo spiarono, e quando lo videro nel tempio, ciascuno di essi occupò una delle porte: Jubelas si piazzò sotto quella di mezzodì, Jubelos sotto quella d’occidente, e Jubelum sotto quella d’oriente; e quivi attesero che si presentasse per uscire. Hiram si diresse prima verso la porta del mezzodì e trovò Jubelos, che gli domandò la parola di maestro; egli gliela negò, non avendo quello compito il periodo necessario; a questo Jubelos gli vibrò un colpo violento attraverso la gola con il regolo di ventiquattro pollici, di cui era armato.

Giunto a questo punto del racconto, il rispettabilissimo sospende la narrazione ed il recipiendario è dal maestro di cerimonie condotto al secondo sorvegliante.

— Datemi la parola di maestro (dice il secondo sorvegliante).

— No (risponde il recipiendario).

Questa risposta e questa domanda si ripetono tre volte; all'ultima il secondo sorvegliante gli dà un leggiero colpo di regolo attraverso la gola.

Hiram-Abi, riprende il rispettabilissimo, fuggì alla porta di occidente. Egli vi trovò Jubelos, che non avendo come Jubelas potuto ottenere la parola di maestro, gli dà un tremendo colpo al cuore con una squadra di ferro.

Qui il rispettabilissimo nuovamente s’interrompe, ed il recipiendario è condotto presso al primo sorvegliante, che gli domanda la parola di maestro per tre fiate; ed essendo essa tre volte ricusata, gli dà un colpo di squadra al cuore. Ciò fatto, il recipiendario è ricondotto innanzi al rispettabilissimo, il quale continua il suo discorso cosi:

— Infranto dal colpo, Hiram-Abi raccolse quanto avea di forze, e tentò di salvarsi per la porte di oriente. Quivi trovò Jubelum, che gli domandò, come i precedenti complici, la parola di maestro; e ricevutane egualmente la negativa, gli tirò sì forte un colpo di maglietto sulla fronte, che lo fece cader cadavere ai suoi piedi. Terminate queste parole, il rispettabilissimo batte vivamente col suo maglietto il recipiendario sulla fronte, e due fratelli, posti ai suoi lati, lo spingono nella simulata tomba che trovasi dietro di lui. Quindi vien coperto dal drappo mortuario, e si pone su di lui il ramo di acacia.

— I tre assassini essendosi riuniti (prosegue il rispettabilissimo), domandaronsi a vicenda la parola di maestro. Vedendo che non l’avevano potuto carpire da Hiram, e disperati di non aver potuto nulla ricavare dal loro delitto, non pensarono ad altro che a farne sparire le tracce. Perciò presero il corpo e l’occultarono sotto alcuni rottami; giunta la notte, essi lo portarono fuori di Gerusalemme, e lo seppellirono su di una montagna. Il rispettabile maestro Hiram-Abi non comparendo più ai lavori come era solito, Salomone ordinò a nove maestri di farne ricerca. Questi fratelli, seguendo ciascuno differenti direzioni, il secondo giorno giunsero sulla vetta del Libano; quivi uno di essi, stanco pel cammino fatto, si riposò sopra un mucchio di terra e si avvide che questa era stata di recente smossa; subito egli chiamò i suoi compagni e fece notare la sua osservazione. Tutti si posero a scavare la terra e non tardarono a scoprire il corpo di Hiram-Abi; essi videro con dolore che questo rispettabile maestro era stato assassinato. Non osando per rispetto spingere più oltre le loro ricerche, ricoprirono la fossa, ed onde riconoscere il sito, tagliarono un ramo di acacia e ve lo piantarono sopra. Allora si ritirarono presso Salomone, al quale fecero il loro rapporto. —Fratelli miei (prosegue il rispettabilissimo), imitiamo questi antichi maestri. Venerabili fratelli primo e secondo sorvegliante, partite ognuno alla lesta della vostra colonna e datevi alla ricerca del rispettabile maestro Hiram-Abi. I sorveglianti fanno il giro della loggia e si dirigono l’uno per il nord e l'altro pel mezzodì. Il primo si ferma presso del recipiendario, solleva il drappo che lo copre, gli pone da un lato il ramo di acacia, e volgendosi verso il rispettabilissimo, dice:

— Ho rinvenuta una fossa di recente scavala, ove giace un cadavere che io suppongo esser quello del nostro maestro Hiram-Abi;vi ho piantato sul luogo un ramo di acacia, onde riconoscerlo più facilmente.

— A questa trista novella (risponde il rispettabilissimo), Salomone sentissi penetrare dal più profondo dolore. Egli opinò che la spoglia mortale chiusa nella fossa non poteva essere d’altri che del suo grande architetto Hiram-Abi.Egli ordinò ai nove maestri di eseguire la disumazione del cadavere e di portarlo in Gerusalemme. Raccomandò loro caldamente di ricercare su lui la parola di maestro, osservando che se non l'avessero trovata dovevano ritenerla come smarrita; ed in questo caso ingiunse loro di ben rammentarsi il gesto e la parola che avrebbero profferita all’aspetto del cadavere, affinché questo segno e questa parola fossero da allora in poi sostituiti alla parola ed al segno perduto. I nove maestri si rivestirono dei grembiali e dei guanti bianchi, e giunti sul monto Libano tolsero il corpo. Fratelli miei (dice il rispettabilissimo), imitiamo anche in questo i nostri antichi maestri, e proviamoci insieme di alzare gli avanzi del nostro sventurato maestro Hiram.

Il rispettabilissimo fa il giro del sarcofago, alla testa di tutti i fratelli; giunti alla destra del recipiendario, egli si ferma e toglie l’acacia.

— Eccoci giunti al luogo che chiude il corpo del nostro rispettabile maestro: questo ramo di acacia è il lugubre segnale che ce lo dinota. Dissotterriamo, venerabili fratelli, la sua spoglia mortale, Il rispettabilissimo solleva il drappo funebre, ed il recipiendario è scoperto interamente. In seguilo egli fa il segno, pronuncia la parola di maestro, e compie il resto del cerimoniale.

Quando il nuovo maestro ha rinnovato il suo giuramento, viene costituito, proclamato e riconosciuto; si fa sedere alla destra del rispettabilissimo, e l'oratore gl’indirizza un discorso, del quale ecco il sunto:.

— «Venerabile fratello,or ora il rispettabilissimo ha terminato di svelarvi i più segreti misteri della massoneria. Ora spetta a me di spiegarcene l’allegoria generale.

«La nostra istituzione, fratello mio, rimonta ai più antichi tempi; essa nelle sue forme esteriori ha subita l’influenza dei secoli, ma il suo spirito rimase sempre le stesso.

«Gli indiani, gli egiziani, i siri, i greci, i romani, come voi ben conoscete, avevano dei misteri. I templi in cui erano praticali, offrivano nel loro assieme l’immagine simbolica dell’universo.Di sovente le volle di questi templi erano stellate come il firmamento, ed esse erano sostenute da dodici colonne, le quali simboleggiavano i dodici mesi dell'anno. La fascia che coronava le colonne chiamavasi zooforo o zodiaco, e ad ogni segno celeste corrispondeva una colonna. Alcune volte la lira di Apollo, simbolo di quella melodia che, secondo gli antichi iniziati, produceva il movimento dei corpi celesti, ma che i nostri organi troppo imperfetti non possono rappresentarsi, tenea il posto dello zodiaco. Il corpo di questa lira era formato dal cranio e dalle due corna di un bove; animale che, essendo stato impiegato ad arare la terra, era divenuto il simbolo dell'astro che la feconda; le corde al numero di sette alludevano ai sette pianeti allora conosciuti.

«I medesimi tipi simbolici trovavansi nei templi dei Galli e degli Scandinavi. L’Edda rapporta che un re svevo chiamato Gilfo (12), introdottosi nel palazzo di Asgard, cioè nel soggiorno degli Dei, vide il tetto di questo palazzo, posto ad un'altezza infinita, coperto di scudi dorali o di stelle. Egli aveva incontralo sulla soglia un uomo che esercitavasi a lanciare in aria sette spade. Nella lingua geroglifica degli iniziati, le spade ed i pugnali simboleggiano i raggi degli astri; dunque queste spade figurativamente si riferivano al sistema planetario, ed il palazzo di Asgard figurava l’universo.

L’antro di Mitra o dio sole (13) era un altro simbolo del mondo. Gli iniziati della Persia consacrarono gli antri al culto di questo dio; essi li ripartivano in divisioni geometriche e figuravano in piccolo l’ordine e le disposizioni dell'universo. É a loro esempio che venne l’uso di celebrare i misteri negli antri, e ciò spiega perche Pitagora e Platone chiamavono il mondo un antro. Nel cerimoniale delle ricezioni, i mitriaci passavano per sette porte, poste sur una lunghissima scala. Ogni porta figurava uno di quei pianeti attraverso dei quali, secondo lo dottrine di tutti gli iniziati, passavano successivamente le anime che vi si purificavano, e finalmente giungevano al firmamento, soggiorno della luce increata, dalla quale esse eransi distaccate in origine per venire ad abitare la terra ed unirsi ai corpi.

«La massoneria, fratello mio, ha simboli analoghi. Io non vi parlerò di quella etimologia che fa derivare la parola loggia dal sanscrito locao Ioga,che significa mondo, essendo ben conosciuta l’affinità che esiste fra la lingua sanscrita e la lingua greca e latina, dalle quali hanno tratto origine i moderni idiomi; e per questa ragione una tale etimologia non deve sembrare stentata (14). Io vi farò solamente osservare, che, secondo il catechismo di apprendista, le dimensioni della loggia sono quelle dell'universo; che la sua lunghezza è dall’oriente all’occidente, la sua larghezza dal mezzodì al settentrione, la sua profondità dalla terra al suo centro, e la sua altezza di innumerevoli cubiti; i pilastri che la sostengono sono la saggezza, la forza e la bellezza, attributi principali della creazione; infine che bisogna ascendere sette gradini per giungere alla porta della loggia, e questi gradini richiamano alla memoria la scala simbolica di Mitra.

«In tutti i misteri antichi, come nelle iniziazioni massoniche, il cerimoniale della ricezione figurava la rivoluzione dei corpi celesti e la loro azione fecondatrice sulla terra. Questo cerimoniale faceva pure allusione alle diverse purificazioni dell'anima, durante il suo passaggio attraverso i pianeti, ove ella si riveste di corpi più puri, a misura che essa si avvicina alla sua sorgente, la luce increata. I sacerdoti che presiedevano all’iniziazione le attribuivano la virtù di dispensare l’anima dell’iniziato dalle diverse peregrinazioni planetarie; quest’anima alla morte dell’adepto passava direttamente al soggiorno dell’eterna beatitudine.

«Per una conseguenza naturale di queste premesse emblematiche, gli uffiziali che presiederono alle iniziazioni degli antichi, e particolarmente a quelle dei misteri eleusini (15), rappresentavano i grandi agenti della creazione. Il gerofante, che può paragonarsi al venerabile della loggia, figurava il Semi Urgos o Grand'Architetto, o pure il costruttore del mondo. Il dadoduccof secondo ministro, è lo stesso che il nostro primo sorvegliante; rappresentava il sole e ne portava l'immagine sul petto. L’epitomo, o il nostro secondo sorvegliante, rappresentava la luna e portava l’immagine di questo pianeta. Infine il cerigeo;0 araldo sacro, ovvero il nostro oratore, simboleggiava la parola, ossia la vita nella lingua mistica. Nelle iniziazioni scandinave, si trovano i medesimi ministri, meno l’ultimo. Gilfo essendo entrato, come vedemmo, nel palazzo di Asgard, «vide, dice l’Edda, tre troni innalzati uno sull’altro, e sur. ognuno un uomo seduto. Egli domandò chi dei tre era il re (16). La sua guida rispose: colui che vedete seduto sul primo trono è il re, e si chiama Har, cioè sublime; il secondo Jafnhar, l’eguale del sublime; ma colui più in alto si chiama Frèdie ovvero il numero tre». I cristiani dei loro misteri primitivi hanno conservato una gerarchia simbolica del medesimo genere: il papa, dal greco pappas, padre, creatore; il vescovo, episkopos, sorvegliante; l’arcivescovo, da arche episkopos, primo sorvegliante. Voi ricorderete, fratello mio, che i catechismi massonici sono molto chiari su di ciò che riguarda la parte simbolica dei primi tre ufficiali della loggia; infatti essi dicono che nel momento in cui l'apprendista riceve l’iniziazione, egli vede i tre sublimi lumi della massoneria, cioè il sole, la luna ed il maestro della loggia.

«Indipendentemente dalla gerarchia delle funzioni, gli antichi iniziati avevano una gerarchia di gradi. Così gl’isiadi passavano per tre gradi d’iniziazione: i misteri d’Iside, di Serapide e di Osiride. Dopo il tempo delle prove, gl’iniziati ai misteri eleusini diventano misti, e quindi opopti (17). I pittagorici avevano tre gradi, cioè uditori, discepoli e dottori; i primi cristiani avevano pure tre gradi: uditori, competitori e fedeli; i manichei egualmente tre gradi: uditori, eletti maestri (18). I soli mitriaci ne avevano sette, cioè soldato, leone, corvo, persiano, bromius, helios e padre. Ad imitazione di tutte le iniziazioni, la massoneria ha pure tre gradi: apprendista, compagno e maestro.

«Come oggi, gli antichi compivano il cerimoniale mistico segretamente, e non si era ammessi ad esserne testimone, che dopo aver subito delle lunghe e penose prove, ed essersi obbligati con un giuramento solenne di non divulgarne fra i profani né i dettagli né il significalo. Macrobio ci spiega i motivi di questa riserva. «La natura (egli dice) teme di essere esposta nuda a tutti gli sguardi; essa non solaci mente ama di travestirsi per sfuggire agli occhi grossolani del volgo, a ma ancora esige dai saggi un culto emblematico. Ecco perché gl’iniziati medesimi non giungono alla conoscenza dei misteri, che per la ce tortuosa via di andirivieni allegorici».

«Il paragone, che ora ho terminato, era indispensabile, affinché poteste ben capire ed ammettere ciò che mi resta a dirvi. Benché secondo la nostra tradizione Salomone sia il fondatore della massoneria, il personaggio che ha la parte principale nella leggenda è Hiram, l’architetto del tempio di Gerusalemme. Hiram, come Osiride, Mitra, Bacco, Balder e tutti gli Dei celebrati nei misteri antichi, è una delle mille personificazioni del sole. Hiram in ebreo vuol dire vita orgogliosa; designando così la posizione del sole rapporto alla terra. Secondo lo storico Gioseffo, Hiram era figliuolo d’un abitante di Tiro chiamato Ur, cioè fuoco. Si chiama pure Hiram-Abi, Hiram padre, come i latini dicevano Jovis pater, Giove padre, Liber pater, Bacco padre. E perciò evvi fra Hiram ed Hiram-Abi la medesima differenza che presso gli Egizii esisteva fra Horus ed Osiride.Questa distinzione esprime il sole che tramonta nel solstizio d inverno, ed il sole che sorge nell’epoca medesima.

«Hiram è rappresentato come il capo della costruzione del tempio di Salomone. Questa allegoria massonica si ritrova nelle favole del paganesimo, ed anche nella bibbia.

Nelle prime vediamo Apollo, o il sole, lavorare come muratore alla costruzione delle mura di Troja, e Cadmo, che pure è il sole, costruire Tebe dalle sette porte che avevano il nome dei selle pianeli. L’Edda degli Scandinavi parla d'un architetto che propose agli Dei di costruire loro una città, domandando per salario il sole e la luna.

«Nella bibbia si leggono al libro dei Proverbii queste parole significative: La sapienza divina si è fabbricata una casa, ella ha lavorate sette colonne (19)».

«In oltre bisogna notare che s’impolveravano col gesso i recipiendarii in alcune antiche iniziazioni (20).

«Durante il cerimoniale che si è compiuto, fratello mio, nella vostra triplico ricezione, noi abbiamo figurata la rivoluzione annuale del sole, e voi avete rappresentalo quest’astro; il medesimo rito era in uso nelle antiche iniziazioni. Il mito dei tre gradi massonici, fratello mio, abbraccia le principali divisioni del corso annuale del sole.

«Il primo grado al tempo che scorre fra il solstizio d’inverno e l’equinozio di primavera, il secondo al tempo che comprendesi fra l’equinozio di primavera e quello di autunno, ed il terzo al tempo che segue fino al solstizio d’inverno.

«Quando veniste per essere ricevuto massone, foste rinchiuso in un luogo tenebroso e circondato dalle immagini della distruzione; voi ne usciste con gli occhi coperti da una benda e mezzo nudo. Tutte queste circostanze facevano allusione al sole d'inverno senza luce, senza calore e senza forza, ed alla natura triste e spogliata dei suoi soliti ornamenti. In allora voi eravate l’Horus degli Egiziani, l’Jacchus degli Ateniesi, il Casmilus di Samotracia: in una parola, il sole nascente.

«Siete stato introdotto nel tempio, vi avete fatto tre viaggi in mezzo al rumore e fra le reiterate scosse che provava il suolo sul quale incamminavate; quindi purificato dall'acqua e dal fuoco, i vostri occhi si aprirono alla luce. In tutto ciò, non riconosceste le vicissitudini dei tre mesi dell’anno che traversa il sole al principio della sua rivoluzione, gli uragani, le piogge, ed infine la primavera che rende la pace, la vita e la chiarezza alla natura? Il fratello terribile, che vi accompagnava e vi sottoponeva alle prove, è Tifone, il cattivo fratello d’Osiride, il cattivo principio che lolla sempre contro la luce ed il suo calore vivificante.

«La ricezione al grado di compagno offre una continuazione della medesima allegoria. In questo grado voi non eravate più quell’apprendista che sgrossava la pietra bruta, ossia il sole che getta dei semi di fecondità su di una terra sterile; voi eravate f abile operaio che dà forme eleganti e simmetriche alla materia. Voi faceste cinque viaggi più un sesto, ed allora vi si comunicò una parola che significava spiga, per ricordarvi l’azione feconda del sole durante i sei mesi dell’anno che corrono fra i due equinozii.

«Nel grado di maestro, in cui ora siete stato ricevuto, la scena si oscura, onde simboleggiare quel tempo nel quale il sole principia a declinare verso l’emisfero inferiore. La leggenda che vi si è narrata ci fa sapere che il tempio, essendo quasi terminato, cioè che il sole essendo giunto ai tre quarti del suo corso annuale, tre cattivi compagni, ossia i tre mesi autunnali, cospirarono contro i giorni di Hiram-Abi; per consumare il loro allentato, si nascosero alle tre porte del tempio poste a mezzodì, ad occidente e ad oriente, i tre punti del cielo ove comparisce il sole; e nel momento che Hiram, avendo terminato la sua preghiera, si presenta alla porta di mezzodì per uscire, uno dei tre compagni gli domanda la parola sacra, che Hiram non era in grado di dare. La parola, come vi dissi, è la vita: la presenza del sole nella sua forza provoca, in effetti, le acclamazioni ed i canti di tutto ciò che ha vita, e la sua assenza rende tulio muto. Hiram, avendo ricusato di dare la parola, è tosto colpito alla gola da un colpo di riga di ventiquattro pollici. Questo numero è quello delle ore della rivoluzione diurna del sole; è il compimento cioè di questa divisione del tempo, è quella del giorno in ventiquattro ore, la quale porta il primo colpo all’esistenza del sole. Hiram s’immagina poter fuggire per la porta di occidente, ma ivi trova il secondo compagno, il quale al suo rifiuto di dare la parola sacra, lo colpisce al cuore con una squadra di ferro. Invero, se voi dividete iu quattro parli il cerchio dello zodiaco, e dai due punti di sezione più prossimi tirate due rette convergenti verso il centro, avrete una squadra, cioè un angolo aperto a novanta gradi. Il secondo colpo dato al maestro allude al danno apportato al sole dalla seconda distribuzione del tempo,cioè dalla divisione dell’anno in quattro stagioni. Infine Hiram-Abi, sperando poter fuggire per la porta d’oriente, vi si presenta; ma vi trova il terzo compagno, che al rifiuto della parola domandala gli vibra un colpo mortale alla fronte con un maglietto. La forma cilindrica del maglietto figura il compimento totale del circolo dell’anno.

«Le circostanze che seguono sono dedotte da questo tema principale, ed hanno sempre relazione alla morte fittizia del sole.

«Appena i compagni ebbero consumato l’assassinio d'Hiram, furono colli da rimorsi e da paure, e pensarono di far disparire le tracce del loro delitto. Perciò da prima nascosero il cadavere sotto alcuni rottami, simbolo della brina e del disordine che apporta l’inverno; quindi andarono a seppellirlo sul monte Libano. Bisogna notare che questo monte ha una parte importante nelle leggende di Adonai o Adonis, i di cui misteri, stabiliti fra i Tiri, s erano introdotti fra gli Ebrei,i quali avevano dato al dio il nome di Thammuz.E sul monte Libano che Adonai fu messo a morte da un cinghiale, simbolo dell’inverno, come fa vedere Macrobio, e quivi fu trovato da Venere.

«Non comparendo più Hiram, Salomone inviò a ricercarlo da nove Maestri, simbolo de nove mesi buoni dell’anno. Giunti sul monte Libano, essi scopersero il corpo inanimato d’Hiram. che i tre cattivi compagni avevano ivi sepolto. Essi pongono sulla fossa un ramo di acacia, albero che gli Arabi antichi conoscevano sotto il nome di huzza consacrato al sole.

«Questo è il ramo di mirto dell'iniziazione greca, il ramo doro di Virgilio, il vischio dei Galli e degli Scandinavi, il biancospino dei cristiani. Infine, dopo che il cadavere del maestro vien disseppellito, la parola sacra è cambiata, poiché è un altro sole che nasce.

«Tale è in sostanza quell'allegoria dei maestri, di cui le idee fondamentali si trovano nelle favole di Osiride, di Adonai, di Bacco, di Balder, e di tutti gli altri dii celebrali nei misteri dell'antichità.

«In tutto ciò si vede un uomo virtuoso assassinato, del quale si vuol nascondere la morte; vi sono delle ricerche, vi è una sepoltura sulla quale elevasi una pianta; ciò è in una parola la medesima idea.

«Nella vostra ricezione al grado di maestro, noi abbiamo messo in azione la storia d’Hiram-Abi.Voi siete entrato rinculando nella loggia, per figurare il cammino retrogrado del sole d’inverno. Indi foste condono al mezzodì, all’occidente ed all’oriente, ove ad imitazione d’Hiram-Abi voi avete ricevuto i tre colpi mortali. Ricevendo l’ultimo, il vostro cadavere fittizio venne spinto in una fossa, sulla quale si piantò un ramo di acacia. Benché gli antichi iniziati siano stati molto avari circa la spiegazione del cerimoniale dei misteri, noi troviamo nullameno negli scritti che ci hanno lasciati delle tracce di una cerimonia analoga. É perciò che dopo Luciano vi era nell’iniziazione di Adonai un momento in cui il recipiendario si coricava in terra. Particolarmente a Chio ed a Tenedo, nei misteri di Dionisio o Bacco (il sole), gl’iniziati, secondo Porfirio, ricordavano la favola di Bacco messo a morte dai Titani; ed «il dio era rappresentato da un uomo che viene sagrilicato». Lampridio, nella sua vita dell’imperatore Commodo, ci fa sapere che questo principe, assistendo ai misteri di Mitra, uccise un uomo di sua mano; ma lo scrittore ha cura d’insinuare, che quella non era che una semplice simulazione incruenta. Quando voi foste messo nella fossa, i due sorveglianti, seguiti dai fratelli da loro comandati, hanno fatto intorno al feretro, in commemorazione della ricerca del corpo d’Hiram, due giri in senso opposto, l'uno da oriente ad occidente e l’altro da occidente ad oriente. Secondo Celso citato da Origene, i mitriadi compivano nei loro misteri una processione del medesimo genere, «per rappresentare il doppio movimento delle stelle fisse e dei pianeti». Terminato questo cerimoniale, si è simulata sulla vostra persona la cerimonia della disumazione, come ebbe luogo, giusta le leggende sacre, per il corpo d’Hiram, d’Osiride ed altri dei. In ultimo vi si è fatta eseguire una marcia, che ricorda quella del sole nell’ecclittica, in cui alternativamente passa dall'uno all’altro lato della linea equinoziale, indicata in questa loggia dalla tomba d'Hiram-Abi.

«Gli ornamenti, di cui foste decorato, fanno parte delle allegorie solari, come le altre circostanze della vostra ricezione. Il vostro grembiale per la sua forma semicircolare simboleggia l’emisfero inferiore. La fascia, che voi portate dalla spalla destra all’anca sinistra, è la fascia dello zodiaco; il suo colore è ceruleo, perché, come gli antichi iniziati, i massoni attribuiscono questo colore ai segni inferiori dello zodiaco. Il gioiello sospeso alla punta della vostra fascia, si compone di un compasso sur una squadra: il compasso è il simbolo del sole; la testa figura il disco di quest’astro, le gambe ne rappresentano i raggi. La squadra allude a quella porzione della circonferenza della terra, che il sole rischiara dallo zenit.

«In tutte le cerimonie che si compiscono in loggia, voi costantemente troverete le medesime idee. Perciò la nostra istituzione invoca S. Giovanni, cioè Giano, il sole dei solstizii. Così, noi celebriamo in due epoche dell’anno la festa del nostro patrono, con un cerimoniale tutto astronomico. Il desco al quale ci sediamo ha la forma di un ferro di cavallo, e figuratamente rappresenta la metà del cerchio zodiacale. Durante l'agape, noi portiamo sette brindisi, e questo numero é quello dei pianeti, ai quali gli antichi iniziati portavano sette brindisi.

«Nella massoneria vi è un altro punto di rassomiglianza con le dottrine delle antiche iniziazioni, e questo è l’uso dei numeri mistici, ma ristretto ai soli impari come i più perfetti: Numeros Deus impare gaudet. Per non portare più oltre questa spiegazione, di già troppo prolungata, non vi svolgerò la teoria di questi simboli; poiché se la vorrete conoscere, la troverete nei Versi Aurei, in Macrobio, in Aulo Gellio, in Ticho-Brahe, ce. cc. Vi basterà sapere, pel momento, che le simboliche età dei tre gradi che vi sono stati successivamente dati, si rannodano a questa teoria: (apprendista ha tre anni, numero della generazione, che comprende i tre termini di agente, paziente e prodotto:il compagno ne ha cinque; numero della vita attiva, caratterizzata nel1’ uomo dai cinque sensi: il maestro ne ha sette, numero della perfezione, allusivo ai sette pianeti pria conosciuti, i quali completavano il sistema astronomico; alludendo pure alla purificazione che subivano le anime traversando per sette mondi, i quali le rendevano atte ad essere ammesse nel soggiorno di luce, seggio o focolare dcll'ANIMA UNIVERSALE».

Terminato questo discorso, il sacco delle proposizioni ed il tronco di beneficenza circolano. Si chiudono tosto i lavori nel modo medesimo dei due gradi precedenti.

Il quadro che abbiamo tracciato, offre un’immagine perfetta della massoneria, e nulla ne abbiamo omesso di essenziale. Ogni paese, ogni rito, ed anche ogni loggia, egli è vero, apportano delle modifiche nel cerimoniale e nel formulario dei lavori massonici; ma queste modifiche, di cui abbiamo segnato le più notabili, in fondo sono assai insignificanti, e lo spirito dell’istituzione non è in alcun modo alterato: la differenza più importante sta nella parola di riconoscimento. I creatori del rito francese hanno creduto poter invertire l’ordine senza veruno inconveniente, per esempio dando la parola sacra di compagno all’apprendista, e sostituendo alla parola di passo di maestro, che essi usano nel primo grado, una parola che non significa nulla. Da ciò risulta che i massoni ricevuti in Francia, provano gravi difficoltà per farsi riconoscere nel loro grado negli altri paesi. Noi crediamo che i fratelli ci saranno grati di metterli in istato di evitare questo scoglio con l’aiuto del quadrato mistico qui annesso, che racchiude le parole sacre e di passo del rito degli antichi massoni liberi ed accettati d’Inghilterra, il più generalmente praticato. Ad essi sarà facile di leggere questa tavola, di cui noi ci dispensiamo di dare la chiave, ed essi ben ne capiranno il motivo..

T I B U B A H.
I U N. O M E C
O A B M N A N
H L C A A E, C
Z. I E H L H O
O S B T I C A
B A C B H. N. A
Daremo fine a quest’introduzione della storia della massoneria con Un’Appendice, ove abbiamo riunito tutte le informazioni, le quali non abbiamo potuto includere nel corpo del nostro lavoro; e, non temiamo di dirlo, esse formeranno l’assieme più interessante e più compiuto che in questa materia si sia pubblicato (21).

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APPENDICE

A — Statistica Universale della Massoneria

I — Geografia MassonicaStati, isole e continenti ove la massoneria è apertamente praticata. Europa — Inghilterra, Anhalt-Benbourg, Anhalt-Dessau, Baviera, Belgio, Brema, Brunswick, Danimarca, Scozia, Spagna, Francia, Francoforte-sul-Meno, Guernesv (isola di), Amburgo, Annover, Assia-Darmstadt, Olanda, Holstein-Oldemburgo, Isole Jonie, Irlanda, Jersev (isola di), Lubecca, Lussemburgo, Malta (isola di), Meclemburgo-Schwerin, Meclemburgo-Strelitz, Norvegia, Oldemburgo (gran ducato di), Posen (ducato di), Prussia, Reuss (principato di), Sassonia, Sassonia-Cobùrgo, Sassonia-Gotha, Sassonia-Hildburghausen, Sassonia-Meiningen, Sassonia-Weimar, Schwartzemberg-Rudolstadt, Svizzera, Svezia.

Asu — Cevlan (isola di), China (Cantón), Indostan (Allahabad, Bej a pura, Bengala, Carnate, Concan, Guzurate), Pondicherv, Principe di Galles (isola del).

Oceania, Australia—Nuova Galles del Sud. Malesia, Giava_(isola di), Sumatra (isola di), Polinesu. Marchesi (isole).

Africa, Algrria. — Borbone (oggi isola Riunione), Canarie (isole), Capo di Buona-Speranza, Ghinea, Maurizio (isola), Sant'Elena (isola), Senegambi.

America, Antille (Maggiori) — Cuba, Haiti, Giamaica, Porto-Rico. A irr il le (Minori), Antigoa, Barbada, Bermuda, Curacan, Dominique, Granada, Guadalupa, Martinicca, Previdenza, San-Bartolomeo, San-Cristoforo, Santa-Croce, Sant’Eustachio, San-Martino, San-Tommaso, San-Vincenzo, Trinità (la). Continente, Brasile, Brunswick (Nuovo), Caledonia (Nuova), Canada, Columbia (Repubblica di), Scozia (Nuova), Stati Uniti (Alabama, Arkansas, Carolina del Nord e del Sud), Columbia (distretto di), Connecticut, Delaware, Florida, Georgia, lllinese, Indiana, Jova (territorio di), Kentuchv, Luigiana, Maine, Marvland, Massachusetts, Michigan, Mississipi, Missouri, New-Hampshire, New-Jersey, New-York, Ohio, Pennsylvania, Rhode-Island, Tennessee, Vermont (Virginia), Guatimala (repubblica di), Guiana inglese, francese, olandese, Labrador, Messico, Perù, Rio della Plata, Terra nuova, Texas, Venezuela (repubblica di).


II — NOMENCLATURA DEI GRADI DI CUI SI COMPONGONO I SISTEMI O RITI MASSONICI PIÙ GENERALMENTE USATI

Rito Antico Riformato. Questo rito nel Belgio e nell’Olanda praticato, è, tranne alcune modifiche, il rito moderno o francese.

Rito degli antichi Massoni liberi ed accettati d'Inghilterra. Massoneria di San Giovanni, 1. Apprendista, 2. Compagno, 3. Maestro. — Massoneria dell’Arca Reale, 4. Maestro d’insegna, 5. Maestro passato, 6. Eccellentissimo Massone, 7. Arca Reale. Questo rito è praticato in Inghilterra, in tutte le possessioni britanniche, in quasi tutta l’America, ed in una parte della Germania e della Svizzera, cioè dai quattro quinti della massoneria del globo. Il rito francese è quello che più si allontana da tutti gli altri riti.

Indipendentemente dai gradi che abbiamo citati, gl’Inglesi hanno pure dei gradi detti cavallereschi, i quali non sono riconosciuti da|le grandi logge, ma che non sono proibiti di praticarsi; tali sono il Gran-Sacerdote, i Cavalieri della Croce Rossa, del Tempio, di Malta, del Santo Sepolcro, dell’Ordine Teutonico, di Calatrava, d’Alcantara, della Redenzione, del Cristo, della Madre di Cristo, di San Lazzaro, della Stella, dello Zodiaco, dell’Annunziazione della Vergine, di San Michele, di Santo Stefano e dello Spirito Santo. Nell’America del Nord, la massoneria è divisa, 1. in massoneria manuale o strumentale, la quale comprende i tre primi gradi simbolici (apprendista, compagno e maestro), ovvero the probationary degress of craft massonry (i gradi d’esperimento della massoneria), governata dalle Grandi Logge; 2. in massoneria scientifica, racchiudente i gradi del sistema dell’Arca Reale, governata dai Grandi Capitoli; 3. in massoneria filosoficao templaria, composta dai seguenti gradi: Cavalieri della Croce Rossa, del Tempio e di Malta, dell’insegna Cristiana e Guardia del Conclave, del Santo Sepolcro, del santo ed illustrissimo ordine della Croce, governata dai Grandi accampamenti. Queste tre specie di corpi massonici sono distinti e separati, poiché l’uno non ha il diritto d’immischiarsi nell’amministrazione dell’altro. Ogni Stato dell’Unione ha la sua gran loggia, il suo capitolo ed il suo grande accampamento. Tutti i grandi capitoli hanno per centro il Gran capitolo generale; tutti i grandi accampamenti dipendono dal Gran conclave, i quali successivamente tengono le loro assemblee in una delle grandi città della repubblica.

Rito o Massoneria Eccletica. — 1. Apprendista, 2. Compagno. 3. Maestro.

(I membri di questo regime, che è quello della Gran Loggia di Francoforte sul Meno, e che si avvicina molto alla massoneria inglese. rigettano tutti gli alti gradi; ma hanno formato delle biblioteche, in cui trovansi riuniti tutti i rituali degli alti gradi di tutti i riti, ed i fratelli della loro comunione hanno la facoltà di consultarli}.

Rito Scozzese Antico ed Accettato. — Gradi Simbolici. — 1. Classe: 1. Apprendista, 2. Compagno, 3. Maestro. — 2. Classe: 4. Maestro greto, 5. Maestro perfetto, 6. Segretario intimo, 7. Prevosto e Giudice, 8. Intendente dei fabbricati. — 3. Classe: 9. Maestro eletto dei nove, 10. Maestro eletto dei quindici,IL Sublime cavaliere eletto. —4. Classe: 12. Gran maestro architetto, 13. Arca Reale, 14. Grande Scozzese della volta sacra di Giacomo VI. — 5. Classe: 15. Cavaliere d’Oriente, 16. Principe di Gerusalemme, 17. Cavaliere d’Oriente ed Occidente, 18. Sovrano principe Rosa Croce. — Gradi filosofici. 6. Classe: 19. Gran pontefice o sublime scozzese, 20. Venerabile gran maestro di tutte le logge, 21. Noachita o cavaliere prussiano, 22. Arca Reale o principe del Libano, 23. Capo del Tabernacolo, 24. Principe del Tabernacolo, 25. Cavaliere del Serpente di bronzo, 26. Principe di Grazia, 27. Sovrano comandante del Tempio. —7. Classe: 28. Cavaliere del Sole, 29. Grande Scozzese di Sant’Andrea di Scozia, 30. Grande eletto cavalier Kadosch. Gradi amministrativi, 31. Grand’ispeU tore, inquisitore, commendatore, 32. Sovrano principe del real segreto. 33. Sovrano grand’ispettor generale.

Rito Scozzese Filosofico. — 1. 2. 3. Cavaliere dell’Aquila nera, o Rosa Croce (diviso in tre parti), 4. Cavaliere del sole, 5. Cavaliere della Fenice, 6. Sublime filosofo, 7. Cavaliere dell’iride, 8. Vero massone, 9. Cavaliere degli Argonauti, 10. Cavaliere del Toson d’Oro, 11. Grand’ispettore perfetto iniziato, 12. Grand’ispettore grande scozzese, 13. Sublime maestro dell’anello luminoso.

(I tre gradi Simbolici secondo il rito scozzese antico ed accettato formano la base del rito scozzese filosofico, nondimeno restano fuori di questo sistema. Sono questi tre gradi che lo uniscono alla massoneria universale. Lo stesso accade nell’Ordine del Tempio. I gradi il, 12 e 13 non formano che un solo grado diviso in tre classi. I fratelli che lo posseggono, compongono il corpo amministrativo del regime. Il rito scozzese filosofico è quasi io stesso che quello ermetico di Monpellier).

Rito Scozzese Primitivo. 1. Apprendista, 2. Compagno, 3. Maestro, 4. Maestro perfetto, 5. Maestro irlandese, 6. Eletto dei nove, 7. Eletto dell’incognito, 8. Eletto dei quindici, 9. Maestro illustre, 10. Eletto perfetto, 11. Piccolo architetto, 12. Grand’architetto, 13. Sublime architetto, 14 Maestro nella perfetta architettura, 15. Arca Reale, 16. Cavaliere prussiano, 17. Cavaliere d’Oriente, 18. Prìncipe di Gerusalemme, 19. Venerabile delle logge, 20. Cavaliere d’Occidente, 21. Cavaliere della Palestina, 22. Sovrano nrincipe RosaCroce, 23. Sublime scozzese, 24. Cavaliere del Sole, 25. Grande scozzese di Sant’Andrea, 26. Massone del segreto, 27. Cavaliere dell’Aquila nera, 28. Cavalier Kadosch, 29. Grand’eletto della verità, 30. Novizio dell’interno, 31. Cavaliere dell’interno, 32. Prefetto dell’interno. 33. Commendatore dell’interno.

(Questo rito si pratica principalmente nel Belgio. La sua sede è in Namur (Paesi Bassi) nella loggia della Buona Amicizia).

Rito o Sistema di Fester, o della Gran-Loggia di Reaf-York all’Amicizia di Berlino. 1. Apprendista, 2. Compagno, 3. Maestro, 4. Santo dei santi, 5. La giustificazione, 6. La celebrazione, 7. La vera luce, 8. La patria, 9. La perfezione.

(Questi gradi sono attinti dai rituali dei Rosa Croce d’Oro, da quelli della stretta osservanza del capitolo illuminato di Svezia, e dall’antico capitolo di Clermont, in Parigi. Abbandonato nel 1800 dalla Grande Loggia di Real-York all’Amicizia, la quale non conservò che i tre gradi della massoneria primitiva, e dalle logge della costituzione d'Inghilterra, il rito di Fester oggi non è più praticato che da un piccolo numero d’officine in Prussia).

Rito Francese o Moderno. Gradi turchini o simbolici. 1. Apprendista, 2. Compagno, 3. Maestro. — Alti gradi. 4. Eletto, 5. Scozzese, 6. Cavaliere d’Oriente, 7. Rosa Croce.

Rito della Gran Loggia ai tre Globi, in Berlino. 1. Apprendista, 2. Compagno, 3. Maestro (governati dalla Gran Loggia), 4. a IO. Gradi superiori (essi vengono amministrati dal Supremo Oriente interno, i membri del quale sono eletti dalla Gran Loggia).

Rito d’Haiti. Si compone dei tre riti degli antichi massoni liberi ed accettati d’Inghilterra, dei gradi del regime dell’Arca Reale e di quelli dei Cavalieri Americani, tranne leggiere modificazioni.

Rito d’Eredom o di Perfezione. 1. Apprendista, 2. Compagno, 3. Maestro,4. Maestro segreto, 5. Maestro Perfetto, 6. Segretario intimo, 7. Intendente delle fabbriche, 8. Prevosto e giudice, 9. Eletto dei Nove, 10. Eletto dei quindici, il. Eletto illustre, capo delle dodici tribù, 12. Gran maestro architetto, 13. Arca Reale, 14. Grand’eletto antico e maestro perfetto, 15. Cavaliere della Spada, 16. Principe di Gerusalemme, 17. Cavaliere d'Oriente e d’Occidente, 18. Cavaliere Rosa Croce, 19. Grande Pontefice, 20. Gran patriarca, 21. Gran maestro della chiave massonica, 22. Principe dei Libano, 23. Sovrano principe adepto, capo del gran concistoro, 24. Illustre cavaliere commendatore dell’Aquila bianca e nera, 25. Illustrissimo sovrano principe della massoneria, gran cavaliere, sublime commendatore del real segreto.

Rito di Mis ——l. (a) serie —l. (a) classe. 1. Apprendista, 2. Compagno, 3. Maestro. —2. classe. 4. Maestro segreto, 5. Maestro perfetto, 6. Maestro per curiosità, 7. Maestro in Israello, 8. Maestro Inglese. — 3. classe. 9. Eletto dei nove, 10. Eletto dell’incognito, IL Eletto dei quindici, 12. Eletto perfetto, 13. Eletto illustre. — 1.(a) classe. 14. Scozzese trinitario, 15. Scozzese compagno, 16. Scozzese maestro, 17. Scozzese parigino, 18. Maestro Scozzese, 19. Eletto dei III (incogniti), 20. Scozzese della volta sacra di Giacomo VI, 21. Scozzese di Sant’Andrea. — 5. (a) classe. 22. Piccolo architetto, 23. Grand’architetto, 24. Architettura, 25. Apprendista perfetto architetto, 26. Compagno perfetto architetto, 27. Maestro perfetto architetto, 28. Perfetto architetto, 29. Sublime Scozzese, 30. Sublime Scozzese di Eredom. —6. (a) classe. 31. Arca-Reale, 32. Grande Azza, 33. Sublime Cavaliere della Scelta, capo della l(a) serie. —2? serie. —7. classe. 34. Cavaliere della sublime scelta, 35. Cavaliere prussiano, 36. Cavaliere del Tempio, 37. Cavaliere dell’Aquila, 38. Cavaliere dell’Aquila nera,39. Cavaliere dell’Aquila rossa, 40. Cavaliere d’Oriente, bianco, 41. Cavaliere d’Oriente. —8. (a) Classe. 42. Commendatore d’Oriente, 43. Gran Commendatore d’Oriente, 44. Architetto dei sovrani commendatori del Tempio, 45. Principe di Gerusalemme. —9. Classe. 46. Sovrano principe Rosa Croca di Kilwinning e dell’Eredom, 47. Cavaliere d Occidente, 48. Sublime Filosofo, 49. Caos I, discreto; Caos II, saggio, 51. Cavaliere del Sole. —10. Classe. 52. Supremo commendatore degli astri, 53. Filosofo sublime; — Clavi massoneria 54. 1.° grado, minore, 55. 2.° grado, lavatore, 56. 3.° grado, suggeritore, 57. 4.° grado, fondatore, 58. Vero massone adepto. 59. Eletto sovrano, 60. Sovrano dei sovrani, 61. Maestro delle logge, 62. Altissimo e Potentissimo, 63. Cavaliere di Palestina,64. Cavaliere dell’Aquila bianca, 65. Grand’eletto Cavaliere Kadosch; 66. Grande inquisitore e commendatore. —3. Serie. — Il. Classe. 67. Cavaliere beneficente, 68. Cavaliere dell’Arcobaleno; 69. Cavaliere del B. o della Hanuka detto Hynaroth, 70. Saggissimo principe Israelita. — 12. Classe. 71. Sovrano principe Talamudim, 72. Sovrano principe Zakdim, 73. Grand-Haram. —13. Classe. 74. Sovrano Gran principe Haram, 75. Sovrano principe Hasidim. —14. (a) Classe. 76. Sovrano gran principe Hasidim, 77. Grande ispettore, intendente e regolatore generale dell’ordine. — 4. Serie. — 15. (a) Classe. 78. 79. 80. 81. — 16. Classe. 82. 83. 84. 85. 86. (gradi velati). —17. Classe. 87. Sovrano gran principe, gran maestro costituente, legittimo rappresentante dell’ordine per la 1. serie... 88. Sovrano gran principe, gran maestro costituente, legittimo rappresentante per la 2. serie... 89. Sovrano gran principe ec. per la 3. serie, 90. Sovrano gran maestro assoluto, potenza suprema dell’ordine.

Rito o Regime Rettificato 1. Apprendista, 2. Compagno, 3. Maestro, 4. Maestro Scozzese. 5. Cavaliere della Città santa o della Beneficenza. ' Questo è il rito della stretta osservanza rivisto al convento di Wilhelmsbad senza gradi templarii. Il quinto grado è velato ed è diviso in tre sezioni: novizio, professo e cavaliere).

Rito o Sistema di Scheoeder 1. Apprendista, 2. Compagno, 3. Maestro. Ha molti altri alti gradi la cui base è la magia, la teosofìa e l’alchimia. (Questo rito è in vigore in sole due logge della costituzione d’Amburgo).

Rito Svedese. A. 1. Apprendista, 2. Compagno, 3. Maestro. B.4. Apprendista e Compagno di Sant’Andrea, 5. Maestro di Sant’Andrea, 6. Fratello Stuart, C.7. Fratello Favorito di Salomone, 8. Fratello favorito di San Giovanni o della Fascia bianca, 9. Fratello favorito di Sant’Andrea o della Fascia violetta. P. Fratello della Croce Rossa. — 1. Classe. 10. Membro del Capitolo, non dignitario. — 2. (a) Classe. 11. Gran dignitario del Capi71 — ld. —. I Classe. 12. II maestro regnante (il re di Svezia), che ha per titolo: Salomonia sanctifìcatiis, illuminatus, magnus Jehovah (22).

RITO O SISTEMA DI SVEDEMBORG, 1. 2. 3. Apprendista, Compagno, Maestro teosofo, 1. Teosofo illuminato, 5. Fratello ceruleo, fi. Fratello rosso.

Rito o Ordine del Tempio. Casa d'iniziazione, I. Iniziato (Apprendista massone), 2. Iniziato dell’interno (Compagno massone), 3. Adepto (Maestro massone), 1. Adepto d’Oriente (eletto dei lo del rito scozzese), □. Grande adepto dell’Aquila nera di San Giovanni (eletto dei nove). Casa di domanda, 6. Patrocinatore dell’ordine, adepto perfetto del Pellicano (Rosa Croce). Condente, 7. Scudiere, 8. Cavaliere o Levita della guardia interna (il primo di questi due gradi non è che una preparazione per giungere al secondo; essi non formano che un grado solo: il Kadosch filosofico).

Rito o Sistema di Zinnendorf.. 4. Massoneria Cerulea o gradi di San Giovanni, 1. Apprendista, 2. Compagno, 3. Maestro. B. Massoneria Rossa, 1. Apprendista scozzese, 5. Maestro scozzese. C. Capitolo, 6. Favorito di San Giovanni, 7. Fratello eletto. (Questo rito è quello della Grande Loggia Nazionale di Germania in Berlino).


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III - TAVOLA DI TUTTE LE LOGGE ESISTENTI SUL GLOBO

Indici dilli abbreviazioni. — r. a., rito degli antichi massoni liberi ed accettati d’Inghilterra; m. ec., massoneria eccletica; r. a. rii., rito antico riformato; r. ff., rito francale, r. a. a. ed a., rito scozzese antico ed accettato; r. rat, regime rettificato.; r. filo., rito scozzese filosofico; r. di Ere., rito di Eredom; r. lisd., rito di Misdraim; r. h., rito d’Haiti; r. di 8chr., rito di Schroeder; r. 3. gl., rito della G. L. ai 3 globi; r. Zinn., rito di Zinnendorf; r. sved., rito svedese; 6. L., Gran Loggia; G. 0., Grand'Oriente; 8up. Coni., 8upremo Consiglio del 39° grado del rito acoueae antico ed accettato; Pol. 8up., potenza suprema del 90° grado del rito di Misdraim; G. eap., Gran capitolo; A. B., Area Reale; B. C., Rosa Croce; G. cono. SI(9), Gran concistoro del 32 grado del rito scozzese antico ed accettato.

NUMERO delle legge RITI che esse seguono CORPI MASSONICI che le hanno costituite STATI ove sono stabiliti questi corpi CITTÀ ove essi riseggono GRANDI CAPITOLI degli alti gradi da cui dipendono DATE DEI QUADRI donde sono ricavate le notizia
639 r. a. G. L. unite d’Inghilterra INGHILTERRA Londra 0. cip. di A. R. 1842
6 m. ee. G. L. del Sole Baviera Bairut
1844
27 r. a. rif. G. 0. belga Belgio Brusselle G. eap. dei R. C. — Sup. Cona. 33. (0) (23) 1842
13 r. fr. G. O. del Brasile (24) Brasile Rio-Janeiro Sup. Codi. 33.°
11 r. a. G. L. nazionale di Danimarca DANIMARCA Copenaghen
1844
336 r. a. G. L. di San Giovanni Scozia Edimburgo G. L. Di Eredom di Kilwinning (25) 1840
U r. a. G. L. d’Alabama Stati Uniti Tuscaloosa G. cap. di A. R. 1844
10 r. a. G. L. d’Arkansas Id. Little Rock Id. 1843
12 r. a. G. L. della Carolina del Nord Id. Raleigh Id. 1841
15 r. a. G. L. della Carolina del Sud Id. Charlestown G. cap. diA. R. -Sup. Cons. 33°(inattiva) 1832
9 r. a. G. L. del dist. di Columbia Id. Washington G. cip. di A. R. 1826
35 r. a. G. L. di Connecticut id. New Heaven Id. 1841
3 r. a. G. L. di Delaware Id. Douvres
1841
10 r. a. G. L. delle floride Id. Tallahassee
1841
19 r. a. G. L. di Georgia Id. Milledgeville Id. 1841
57 r. a. G. L di Kentuckv Id. Louiaville Id. 1841
8 t. a. G. L. dell'IlIInese Stati Uniti Vandalia
1826
17 r. a. G. L. d’Indiana Id. Indianopoli G. cap. di A. R. 1841
21 r. s. a. G. L. della Luigiana Id. Nuova Orleans Sup. con. del 33° 1844
56 r. a. G. L. del Meao Id. Augusta G. cap. diA. R. 1841
25 r. a. G. L. di Marvland Id. Baltimora G. cap. dei A. R-G. conc. 32° 1841
29 f. a. G. L. di Maasachusset Id. Boston G. cap. di A. R. 1841
34 r. a. G. L. del Mississipi Id. Natchez ld. 1841
33 r. a. ' G. L. di Missouri Id. San Luigi Id. 1844
24 r. a. G. L. del New Hampshire Id. Coneord Id. 1841
9 r. a. G. L. di NewJerscv Id. Trenton Id. 1841
93 r. a. G. L. di New-Verk Id. New-York G. cap. diA. R. —S. C. del 33°(inattivo) 1843
58 r. a. G. L. dell'Ohio. Id. Laneastre G. cap. diA. R. 1843
46 r. a. G. L. di Pensiivania Id. Filadelfia G. cap. di A. R. —G. conc. 32° 1841
13 r. a. G. L. diRhod Island Id. Previdenza ld. 1841
30 r. a. G. L. di Tennessee Id. Nashville G. cap. di A. R. 1841
34 t. a. G. L. di Vermont Id. Monpellieri ld. 1841 '
63 na. G. L. di Virginia Id. Richmond Id. 1841

r. f. f




i r. s. a. ed a. i




278 Metti. I r. fil. ’, r. di Ere., G. O. di Francia Francia Parigi G. concistoro dei riti 1844
35 r. tj. ed a. Sup. Cons. di Francia ld. ld.
1844
4 r. mia. Poten. Sup. Id. ld.
1841
13 m. ec. G. L. dell’Unione ecclettica Francforte SUL Mexo Francoforte
1844
24 r. s. a. ed a. G. L. d’Haiti Haiti Porto del Principe G. conclave— Sup. cons. 33° 1840
26 r. di Schr. G. L. d'Amburgo Amburgo Amburgo
1844
16 r. a. r. a. rif. G. L. dell’Annover Annover Annover G. cap. di R. C. 1844
75 r. s. a. ed a. 1 G. L. d'Olanda Olanda Aia

373 r. e. G. L. d'Irlanda Irlanda Dubita G. eap. A. R. — S. I cono. 33° g. I G. eap. di H. R. M. f di Kilvining. 1 1844
20 r ns. a. ed a. G. O. Del Messico (26) Messico lessico G. cap. di A. R.
105 r. 3. gl. , 6. L. al 3 globi Paussu Berlino Sup. Orieo. interno
30 r. a. G. L. di real York all'Amicizia Id. Id.

56 r. Zina. G. L. naxionale Alemanna Id. Id. G. cap. dei fratelli eletti 1844
11 r. a. G. L. di Saasonia Sassona Dresda
1844
17 r. sved. G. L. di Svesta Svizia Stockolma G. eap. dei fr. della croce rossa 1844
12 r. a. G. L. di Svinerà Svizzera Berna
1844
6 r. ret Direttorio Svtaero ld. Zurigo
1844
i “ r. a. G. L. del Texas Tbzas Austin G. eap. di A. R. 1842
15 r. a. a. ed a. 8up. cons. de! 33° Venezuela Caracas
1844
2996





A queste 2,996 logge bisogna aggiungere:

15 logge in Europa, isolate;

21 logge in America e nelle Indie che non dipendono da nessuna autorità; e poi circa

40 logge che il grand(1) oriente non fa figurare sui quadri, essendo esse stabilite in paesi ove la massoneria d proibita. Il numero totale delle logge esistenti è

3072




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IV - TAVOLA DELLE PRINCIPALI FONDAZIONI MASSONICHE

Alemagna. Istituzione delle scuole, fondata in Berlino nel 1819 dalla Gran Loggia nazionale di Germania, pel ricovero dei figli delle vedove dei massoni. Questo stabilimento ogni anno si arricchisce col prodotto dei doni, che non cessano di fargli i massoni di tutte logge di Prussia. Gli allievi da esso formati seguono la maggior parte delle carriere libere. Ospizio in favore dei poveri e degli orfanelli, in Praga. Casa di soccorso per le partorienti in Schftswig. Biblioteche pubbliche in Berlino, Presburgo, tettino e Roscnburgo. Seminario normale per l'educazione primaria in Meiningen. Scuole pubbliche e gratuite per i ragazzi indigenti d’ambo i sessi in Dresda. Istituzione elementare del fratello Liederskron, in Erlangen. Stabilimento per le vedove, Cassa di soccorso massonico, Scuole domenicali e Biblioteca delle logge in Rostock. Scuola domenicale dei massoni per l’educazione dei figli dei massoni poveri, in Lipsia. Cassa di soccorso per le vedove dei massoni, Comitato per sotterrare fratelli morti poveri, fondato dalla loggia Apollo della medesima città. Scuola primaria, e Scuola industriale gratuite, fondate dalla loggia Vera Unione di Schweiduitz. Istituzione di socorso per le vedove e gli orfani dei massoni, in Gera, fondata dalla loggia Archimede all'Lnione eterna. Istituzione del medesimo genere in Goettiga fondata dalle logge Augusta al cerchio d'oro, di questa città, il Tempio dell'Amicizia, d’Heiligenstadt, e Pitagora alle tre riviere, di Munden. Un’altra in Gustrow, fondata dalla loggia Febo ed Apollo, che aprì pure delle scuole, per istruire e mantenere i fanciulli poveri della città, figli di massoni e di profani. Scuola domenicale per l’istituzione dei giovani operai. Cassa di pensioni per le vedove ed i figli dei massoni; Distribuzione gratuita di vestimento e libri per i poveri ragazzi, istituita dalla loggia alle Tre Montagne, in Freyberg. Cassa di soccorso per le vedove ed i figli de massoni, stabilita in Marienwerder, dalla loggia Arpa d'oro. Istituzione di beneficenza della loggia San-Giovanni l'Evangelista, in Darmstadt. Istituzione a favore delle vedove dei massoni, fondata nel 1842 dalla loggia Iside, in Lauban.

Amburgo. Stabilimento di beneficenza per soccorrere i poveri non massoni, poiché le logge distribuiscono direttamente dei soccorsi ai fratelli bisognosi.

Francia. Casa centrale di soccorso fondata in Parigi dal Grand’Oriente di Francia il 21 marzo 1840. Questa casa, nella quale sono dati i soccorsi giornalieri, è destinata a ricevere i massoni disgraziati, per un tempo determinato, procurando ad essi il lavoro. La prima idea di questa istituzione appartiene alla loggia Clemente Amicizia di Parigi. Associazione dei massoni scozzesi. Il supremo consiglio di Francia ha presieduto il 27 dicembre 1842 alla formazione di una società civile fra tutti i massoni, l’iniziativa della quale appartiene al barone Taylor, già fondatore della società degli artisti drammatici. Lo scopo dell’associazione dei massoni scozzesi è di creare e di costituire un capitale, gl’interessi del quale saranno impiegati a soccorrere i massoni poveri, ed in preferenza i membri dell’associazione. Ogni socio deve pagare una cotizzazione di sei franchi annui. Società di patronato pei fanciulli poveri della città di Lione, Fondata nel 18'11 da nove logge di questa città: L’asilo del saggio, i Cavalieri del Tempio, il Cantore, i figli d’Hiram, la Squadra ed il Compasso, il Perfetto Silenzio, la Sincera Amicizia, Semplicità e Costanza, Unione e Confidenza, per proposizione del fratello Cesare Bertholon. Questo istituito sorveglia allo sviluppo intellettuale e morale dei fanciulli poveri, provvede al loro ben essere materiale, li pone ad imparare un mestiere, e secondo il loro sesso li fornisce degl’istrumenti necessarii all’arte che apprendono; e quando sono giunti ad una età in cui possono procacciarsi il pane, hanno una piccola dote per aprirsi un negozio. La loggia di Giovanna dArco, in Orleans, ha ultimamente gettate le fondamenta d’un asilo per i massoni viaggiatori, ove saranno alloggiati e nutriti fino all’arrivo di altri per rimpiazzarli.

Inghilterra. Comitato di beneficenza. Questo comitato ha per iscopo di assistere i massoni nelle disgrazie. Scuola reale dei massoni. Ha per iscopo di accogliere ed educare gli orfani dei massoni. Istituzione massonica. Essa provvede all’educazione ed ai vestiti dei figli orfani dei poveri massoni. Questi tre stabilimenti, posti sotto il patronato del sovrano, dispongono di somme considerevoli ed estendono la loro beneficenza sur un gran numero di persone. Asilo per i massoni vecchi ed infermi; Fondi reali massonici di beneficenza. Istituzioni che adottano dei massoni indigenti, ed assicurano ad essi delle pensioni, la minima delle quali è di 250 fr. e la più forte di-1,200 fr. l’anno.

Irlanda. Scuole delle orfane dei massoni, in Dublino. Le allieve sono alloggiate, nutrite, vestite ed istruite. — Orphan institution, istituzione in favore degli orfani, fondata in Limerick dalla loggia Unione n ° 13. — Orphan institution, stabilita in Cork dalla loggia di questa città.

Olanda. Istituto dei ciechi, fondato nel 1808 in Amsterdam dal prodotto d’una sottoscrizione delle logge olandesi. Gli allievi sono ammessi in questa scuoia gratuitamente se sono poveri, o a pagamento se ne hanno i mezzi. Ai fanciulli s’insegna la lettura, la grammatica, l’aritmetica, la geografia, la storia, la religione, la musica vocale e strumentale, ed altri mestieri, come quello di compositore tipografico, di panieraio, impagliatore, ec. Le ragazze sono egualmente considerate nello insegnamento, istruendole nei mestieri di cucitrici, ricamatrici, ec. L’amministrazione di quest’istituto si compone di sei membri, dei quali tre debbono essere massoni.

Questo non è il solo beneficio che hanno ricevuto gl’infelici dalla massoneria olandese. In meno di 50 anni le logge di questo paese hanno distribuito in soccorsi più di 75,000 ducati (circa900,000 franchi).

Molte logge hanno fondate delle bibblioteche considerevoli, composte di libri scientifici, sulla storia e la massoneria, le quali sono aperte a tutti i massoni esteri o regnicoli che si presentano.

Stati-Uniti d'America. Banca massonica dello Stato di New-York, in New-York, destinata ad aiutare i massoni che hanno bisogno di danaro per sostenere il loro commercio. È una specie di società di mutuo soccorso. Scuola per istituire figli dei massoni poveri, fondata dalla Gran Loggia di Missouri. Seminario d'istruzione per gli orfani dei massoni, fondata nell’agosto 1812 dalla G. L. di Kentucky. Scuola pei figliuoli dei massoni, aperta in Bing Soring dalla G. L. di Tennessee nell'ottobre 1812. Asilo per i ragazzi orfani dei massoni, fondato 1’8 Novembre 1842 dalla G. L. di Georgia.

Svezia. Casa di soccorso per gli orfanelli fondata in Stockolma, nel 1753, dal prodotto di collette speciali fatte nelle logge svedesi. Questa istituzione è ricchissima. Essa nel 1767 venne dal fratello Boham dotata di una somma di 130,000 fr.; e nel 1778 d’una rendita di 26,000 franchi annui dalla regina di Svezia.


LISTA DEI TEMPLI MASSONICI PIÙ NOTABILI

Altemburgo (Alta Sassonia). Il locale della loggia, Archimede alle tre tavole di disegno. Uno dei più belli della Germania. Venne coniata una medaglia per commemorare la sua inaugurazione.

Baltimora (Stati Uniti). Tempio massonico per le assemblee di tutte le logge di questa città. Quest’edificio è costato alla società 40,000 dollari (212,000 franchi).

Bridgbtown (isola della Barbada). Tempio delle logge unite, inaugurato il 19 gennaio 1843.

Brunswik. Locale della loggia Carlo alla colonna coronata.

Bbusselle. Tempio della loggia degli Amici filantropi, uno dei più belli, più vasti e più completi che si conosca. Esso è particolarmente destinato a conferire i differenti gradi del rito scozzese antico ed accettato, al quale appartiene la loggia. .

Capo di buona speranza. La loggia olandese la Buona Speranza, stabilita in questo locale, fece costruire, nel 1803, un magnifico tempio, il quale costa più d una botte d’oro (27).

Darmstadt. Tempio della loggia di San Giovanni evangelista alla concordia, costruito nel 1817. Il gran duca di Hesse regalò il terreno, tutto il legname necessario, ed una considerevole somma, tolta dalla sua cassa e da quella dello stato, onde sopperire alle altre spese di costruzione. Il granduca medesimo pose la prima pietra dell’edificio, alla testa dei fratelli, il 11 giugno. Questo è il primo esempio di processione pubblica in questa parte di Germania.

Edimburgo. Locale della Gran Loggia di San Giovanni in Niddry-Street.Quest’edificio fu altra volta una sala destinata a dare dei concerti, e si chiamava Sala di Santa Cecilia. La Gran Loggia la comperò, facendola accomodare pei lavori massonici. Le logge da lei dipendenti vi concorsero con una forte sottoscrizione. Solamente la loggia della Cappella di Maria versò una somma di 1,000 lire sterline (25,000 fr.).

La loggia Cappella di Maria possiede pure una sala dove tiene le sue riunioni, in High-Street in Edimburgo.

Eislebbn. Tempio della loggia all(1) Albero fiorilo, inaugurato 1’8 giugno 1843.

Francoforte sul meno. Ogni loggia di questo paese ha fatto costruire a sue spese un locale per le sue riunioni. La maggior parte di questi locali costarono delle somme considerevoli. Delle sale speciali sono destinate per circoli, frequentati ogni sera dai membri della loggia e dai massoni delle altre officine della città. Vi si trovano delle biblioteche, delle sale di lettura, ed anche dei ristoratori.

Freiberg (Sassonia). Tempio della loggia alle Tre Montagne.

Glogau (Bassa Slesia). Tempio della loggia della leale Riunione.

Gotha. Tempio della loggia Ernesto al compasso. Costruzione elegantissima e bellissima.

Groninga. Locale dell'Unione massonica, inaugurata il 6 ottobre 1825.

Halle (paese di Macdeburgo). Tempio della loggia alle Tre Spade.

Kaounpour (India). Massonic hall, costruito nel 1837, a spese delle loggie della città.

Lancaster (Ohio — Stati Uniti). Tempio della Gran Loggia, costruito, nel 1843.

Lipsia. Edificio della scuola domenicale dei massoni.

Londra. Freemasons hall. Questo magnifico edificio costò più di 750,000 franchi alla massoneria inglese, e fu costruito nel 1775. Il fabbricato è lungo 92 piedi, largo 43 ed alto più di 60. La decorazione della sala delle riunioni è d’una ricchezza straordinaria. La volta è ornata del sole in oro brunito circondato da’ dodici segni dello zodiaco; l'organo, che sta dalla parte orientale, costò 25,000 franchi. Oggi la proprietà vale più di 1,500,000 franchi. Si riunisce in questo locale solamente la Gran Loggia. Molte loggie di Londra, delle contee e delle possessioni oltre mare, hanno fatte ore costruire a loro spese dei vasti locali per tenervi le riunioni.

Marsiglia. La maggior parte delle logge di questo paese sono proprietarie del locale ove tengono le loro riunioni. Il tempio della loggia degli Scozzesi è uno dei più vasti e più riccamente decorati che si conosca. La loggia propriamente detta è alta ottanta o cento piedi.

New-York. Frumasons hall. La prima pietra di questo bell'edificio venne posata il 25 giugno 1826. L’edificio è di stile gotico, ed è costruito di — 80 granito, lungo 50 piedi ed alto 125. comprese le torrette, le quali sono più di 10, onde la sua altezza effettiva è di 70 piedi. Fra tante specialità, che presenta quest’edificio, bisogna citare la porta dell’ingresso principale, la quale è di quercia massiccia, d’un solo pezzo e di 4 piedi di spessezza.

Nordhacsen (Turingia). Tempio della loggia Innocenza coronata. È un edificio di recente costruzione.

Parigi. Tempio massonico nella strada Dogana numero 12 e 16. Questo tempio è destinato alla seduta del Grand’Oriente di Francia e delle logge da lei dipendenti nella capitale; nulla ha di notabile all’esterno, ma all’interno è molto grande, convenientemente diviso, e decorato con tanto gusto quanta ricchezza. Una medaglia consacrò la memoria dell'inaugurazione di questo tempio, costruito nel 21 giugno 1813. (Nell’Almanacco pittoresco della massoneria del vedesi il disegno di questa medaglia). Gli altri locali di Parigi sono fabbricati da speculatori i quali li affittano alle logge.

Filadelfia (Stati Uniti). Tempio massonico di stile gotico. Questo edificio venne costruito per sottoscrizione, ed è costato delle somme enormi. £ l’edificio più alto di Filadelfia. La Gran Loggia e tutte le logge di sua dipendenza stabilite in città e nei contorni, il capitolo dell'Arca Reale, gli accampamenti dei cavalieri del Tempio e di Malta, vi tengono le loro riunioni in giorni stabiliti. Esso venne fabbricato nel 1819, sul terreno di un altro masonic hall distrutto dal fuoco. I comm issarti incaricati di raccogliere le sottoscrizioni, si presentarono dal famoso Stefano Gérard, tanto conosciuto per le sue immense ricchezze. Egli segnò per la somma di 500 dollari (2,675 franchi). Sorpresi, che un uomo, che erasi da lungo tempo ritirato dalle logge, facesse un dono così forte, i collettori si confusero, e lo ringraziarono in nome della massoneria. Io ho dunque sotto scritto per una fortissima somma!» disse Stefano Gérard. Riprese la lista, ed aggiunse un zero alla cifra che aveva scritta, in modoché la sua sottoscrizione divenne di 5,000 dollari (26,750 franchi). Egli versò immantinenti la somma nelle mani dei commissarii, dicendo: Questo è più degno di Stefano Gérard, e giustificherà un pò meglio i vostri ringraziamenti». Molte altre logge degli Stati Uniti hanno fatto costruire a loro spese belli e vasti locali magnici. Ma sia capriccio, sia che quei locali mancano delle comodità necessarie, i fratelli preferiscono di unirsi all’ultimo piano di qualche casa particolare.

Porto del principe. Tempio della Stella d’Haiti. La prima pietra di questo edificio venne posata il 23 gennaio 1832, dal gran maestro del Grande Oriente d’Haiti, dal generale Inginac, e da un numeroso concorso di massoni decorati delle loro insegne.

Posen. Tempio massonico costruito nel 1817, per le assemblee della loggia Piast alle tre colonne di Sarmenti, e delle altre logge di questa città; la prima pietra ne venne posata con grande apparato massonico il giorno 3 maggio, da una riunione di tutti i fratelli.

Rotterdam. Tempio della loggia l’Unione, costruito nel 1805.

Spaldimg (Inghilterra). Masonic hall. Questo edificio di costruzione elegante, essendo stato distrutto due volte dal fuoco, venne ora ricostruito; l'interno è decorato di belle pitture geroglifiche.

Valenciennes. Tempio della loggia L'Unione Perfetta e San Giovanni del deserto riunite. Quest’edificio di recente costruzione è di stile egiziano, ed è d ’ una vasta estensione.


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B. — Calendario massonico.

Ciòcche havvi di meno uniforme nella massoneria è il calendario.

I massoni della costituzione della Gran Loggia d’Inghilterra impiegano esclusivamente nei loro atti stampati l’era cristiana.

Gl’inglesi, scozzesi, irlandesi, americani, francesi, belgi, olandesi ed in parte gli alemanni, hanno un’era comune, quella della luce, che nel 1811 comprendeva 5844 anni.

Nel rito di Misdraim hanno aggiunto quattro anni a questa cifra dopo il 1821, ed essi datano dal 5848; questa è l’età attribuita al mondo dal vescovo d’Usserius. Il supremo Consiglio del 33° grado di Charlestown e quello di Dublino hanno pure adottata quest’era massonica.

Indipendentemente dall’era della luce, o dei 5814 anni, i fratelli del rito scozzese antico ed accettato usano ancora Vera della restaurazione, che abbraccia un periodo di 5604 anni; questa è l’era ebraica. I Cavalieri del sole, 28° grado di questo rito, rigettano ogni specie d’epoca, e seguono gli anni loro con sette zeri, 000,0000.

I massoni d’Inghilterra, di Scozia, d'Irlanda ed America incominciano l’anno della luce con l’anno cristiano, al 1° gennaio. Così il 1° gennaio anno luci 5844, risponde fra essi al 1° gennaio anno domini 1844.

Pei fratelli del rito francese l’anno massonico incomincia il primo marzo. Questo mese prende il nome dell’ordine numerico che occupa, e chiamasi il primo mese, aprile il secondo mese, e così di seguito.

Nel rito scozzese antico ed accettato si segue il calendario ebraico, ed ai mesi si dà il nome di lune. Ecco, come esempio di questo modo di computare il tempo, i giorni d’onde partono le lune del 5841:

GIORNI della neomenia (nuova luna) dei mesi massonici NUMERO dei giorni di ogni mese massonico DATE corrispondenti nel calendario GIORNI della neomenia (nuova luna) dei mesi massonici NUMERO dei giorni di ogni mese massonico DATE corrispondenti nel calendario gregoriano
Nissam 30 21 marzo 1844 Heshvan 29 14 ottobre
Ijar 29 20 aprile Kislev 29 12 novembre
Sivan 19 maggio Theved 29 11 dicembre
Thamuz 29 18 giugno Schevat 30 9 gennaio 1843
Ab 17 luglio Adar 30 8 febbraio
Eliul 29 16 agosto Heshvan 29 10 marzo
Tishri 14 settembre


La società massonica ha delle feste speciali. I fratelli dei primi tre gradi celebrano il San Giovanni Battista il 24 giugno, e il San Giovanni Evangelista il 27 dicembre Per eccezione, la Gran Loggia d’Inghilterra solennizza San Giorgio il 22 aprile, e la Gran Loggia di Scozia, Sant’Andrea il 30 novembre; la maggior parte dei membri degli alti gradi del rito scozzese antico ed accettato celebrano pure delle feste particolari: i Cavalieri d’Oriente, lo(0) grado, il 23 marzo ed il 22 settembre; i Prìncipi di Gerusalemme, 16° grado, il 23 marzo e 20 dicembre; i Cavalieri Rosa Croce, 18° grado, il giovedì santo; i grandi scozzesi di Sant’Andrea, 29° grado, il 30 novembre, giorno di Sant’Andrea; infine i grand’Ispettori generali, 33° grado, il 1° ottobre, ed il 27 dicembre, giorno di San Giovanni Evangelista.


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C. – Alfabeto Massonico

I. SISTEMA FRANCESE

Formazione

C. – Alfabeto Massonico I. SISTEMA FRANCESE

II. SISTEMA INGLESE

Formazione

C. – Alfabeto Massonico  II. SISTEMA INGLESE

Questi due alfabeti sono delle modifiche dell’alfabeto primitivo, il quale aveva pure delle varianti; in effetti si vede da vecchi documenti francesi che il sistema n° 1, cioè quello formato di due linee perpendicolari e due orizzontali, servì di base a tutti gli alfabeti, ed i segni che ne furono dedotti non corrispondono alle medesime lettere dell’alfabeto volgare come i segni attuali. Un documento pubblicato qualche anno fa in Olanda, in caratteri massonici, egualmente differiva» in quanto al valore dei segni, dall'alfabeto moderno.

Ecco i modelli di questi due alfabeti antichi, dei quali se oe forma facilmente la scomposizione; e si vedrà che nel caso ove si trovano due lettere, la prima si forma solamente delle linee della porzione di figura che gli è propria, e la seconda, della medesima porzione di figura con un punto nel centro; quando sono tre lettere, l'ultima si forma mettendo due punti nel mezzo.

ANTICO TIPO FRANCESE ANTICO TIPO OLANDESE
ANTICO TIPO FRANCESE ANTICO TIPO OLANDESE


D. — Abbreviazioni massoniche

Il segno abbreviativo dei massoni si compone di tre punti disposti in triangolo i quali si pongono dopo l’iniziate della parola che vuoisi abbreviare.

Ciò ha luogo in Francia e nei paesi ove si parla francese, come nel Belgio, nella Svizzera francese, nella repubblica d’Haiti, nella Luigiana, ec., ove questo genere di abbreviazione è in uso. Gli inglesi, scozzesi, irlandesi, alemanni ed americani abbreviano con un sol punto; ma ciò accade raramente, poiché generalmente scrivono l'intera parola (28).



E. — Protocolli massonici

I processi verbali delle riunioni delle logge si estendono nei termini seguenti: A.. G. -. D. -. G.. A.. D. -. U. ’. In nome e sotto gli auspicii del (qui si pone il nome dell’autorità massonica da cui dipende la loggia). I membri della R. -. Log. -, di San Giovanni di Scozia, sotto il titolo distintivo si sono regolarmente riuniti in un luogo fortissimo e coverto, se regnano la pace, la concordia e la carità, all’O. -. di il 1° giorno del 1° mese dell’anno di V. -. L.. 5811 (1° marzo 1811) (29). Il maglietto di direzione è tenuto all’O. ’. (oriente) dal F. ’ Ven, titolare; i FF. primo e secondo Sorvc.. seguono all’Occi.. (alla testa della loro colonna); il F. occupi il banco dell’Orat.. (oratore); ed il F.... Seg. (segretario), tiene la matita e bozza la tavola dei lavori.

A mezzo giorno in punto i Lav.. sono aperti nel Gr.(e). di App. ’. (apprendista).

Le tavole di convocazione portano in capo la formola sacramentale: A.. G.. Dj. G. ’. A. ’. D. ’. U.., In nome e sotto gli auspicii, ec All’O.. di ec. S.. S.. S.. (tre volte salute) (30)»; e si terminano così: H. 1. -. P. -. D. -. S. -. C.. I. ’. N.. M. -. C. V. -. S. -. C.. E. -. C. -. T. -. G. -. O. -. C. S.. D.. (ho il piacere di salutarli con i numeri misteriosi che vi sono conosciuti e con tutti gli onori che vi sono dovuti)». Qualche volta si aggiunge: N. -. D. I. V.. ().. M. -. (non dimenticate i vostri ornamenti massonici).


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CAPITOLO PRIMO

Origine della Massoneria. — Insegnamento segreto dello scienze e delle arti in Egitto. — Corporazioni degli architetti sacri di questo paese. — Gli operai dionisici della Grecia, della Siria, della Persia e dell’india. — I massoni ebrei e tirii. — Il tempio di Salomone. — I Cassidii e gli Essenii. — Particolari degni di Osservazione — I collegi degli architetti romani. — Le corporazioni libere di operai costruttori del medioevo in Italia, in Alemagna, ec. — I fratelli pontefici. — I templarii. — La società della cazzuola in Firenze. — Distruzione delle società massoniche sul continente. — I compagni del dovere. — Le confraternite massoniche in Inghilterra. — Loro statuti sotto Altestano e sotto Eduardo III. — Poema massonico anglo sassone —Editto del Parlamento contro i massoni durante la minorità di Enrico VI — La regina Elisabetta. — La confraternita massonica nella Scozia. — Stato della società nella Gran Brettagna nel secolo XVII. — Importante decisione della loggia di San Paolo in Londra nel 1703. — Ultima trasformazione della società massonica. 

Il costume dei popoli dell’antichità insegnare segretamente le scienze, le arti ed i mestieri. Presso gli egizii, per esempio, i sacerdoti formavano classi separate, le quali davansi ad una branca speciale delle umane conoscenze. Ogni classe faceva passare i suoi iniziati per una serie determinata di studii, proprii alla scienza che essa professava, sottomettendoli in oltre, per ogni grado del noviziato, a prove che avevano per iscopo rassicurarsi della loro vocazione; ed in tal modo si aggiungeva forza al mistero di cui l’istruzione era già coperta per il pubblico. Le altre caste procedevano in simil guisa nell’insegnamento delle arti e dei mestieri che erano in loro dominio.

I Persiani, i Caldei, i Siri, i Romani, i Galli adottarono questo sistema, di cui si trovano tracce presso le nazioni moderne, sino alla fine del secolo XVII. Anche oggi gl’Inglesi impiegano tradizionalmente la parola mystery (mistero) qual sinonimo di mestiere.

Come tutte le altre scienze, l’architettura era insegnata in segreto fra gli Egiziani. Essi aveano, oltre all'architettura civile, un’architettura sacra che attingeva i suoi tipi emblematici nello spettacolo che la natura offre ai nostri occhi. I giovani di ogni casta che vi erano istruiti, erano nel tempo medesimo iniziati nei misteri della religione, e formavano al di fuori del sacerdozio una corporazione distinta che sui disegni tracciati dai sacerdoti edificavano i templi e gli altri monumenti consacrati al culto degli dei (31). I membri di questa corporazione godevano una grande stima ed occupavano un posto elevato nella società. Vedesi ancora nelle rovine della città di Siene in Egitto un numero di tombe scavale per ricevere dei corpi imbalsamati, tutte rimontanti ai tempi dei primi Faraoni della diciottesima dinastia, e fanno parte della cripta reale: qualch’una appartiene a capi operai o ispettori delle cave di Silsilis (32). Gli Egizii portarono in Grecia i loro misteri e le istituzioni da questi dipendenti. Presso i Greci, al d:re di Plutarco, Osiride prese il nome di Bacco; Iside, quello di Cerere, e la pamilia egiziana divenne la dionisia greca; non bisogna perciò maravigliarsi che l’organizzazione degli architetti sacri fosse simile nei due paesi.

I sacerdoti di Dionisio o Bacco furono i primi che elevarono i teatri ed istituirono le rappresentazioni drammatiche, le quali in principio erano strettamente legate al culto degli dei. Gli architetti incaricati della costruzione di questi edificii dipendevano dal sacerdozio per la iniziazione e si chiamavano operai dionisici o dionisiasti.

Mille anni circa prima dell’era nostra, i misteri di Bacco furono stabiliti nell’Asia Minore da una colonia Greca. Ivi gli operai dionisici perfezionarono l’arte loro e la portarono a quel grado di sublimità, attestato da’ ruderi ancora esistenti dei monumenti da loro elevali. Essi aveano il privilegio esclusivo d’innalzare i templi, i teatri ed ogni altro pubblico edificio in tutta la contrada. Essi divennero numerosissimi, e li ritroviamo con i medesimi nomi fra gli Assiri, i Persiani e gli Indi. La loro organizzazione in Teos, che i re di Pergamo assegnarono loro per dimora, quasi trecento anni avanti Gesù Cristo, offre una rassomiglianza parlante con quella della massoneria alla fine del XVII secolo. Essi avevano un’iniziazione particolare, parole e segni di riconoscimento. Erano divisi in comunità separate, come delle logge, che chiamavansi collegi, sinodi, società, e veniano distinte da nomi particolari, come la comunità di Attalus (xotvèv twv avwtxwwv) e quella dei compagni di Eschine (xotvàv Ejrz oupipiopia;). Ciascuna di queste tribù stava sotto la direzione di un maestro e di presidenti o sorveglianti, che essi eleggevano ogni anno. Nelle loro cerimonia segrete, i fratelli si servivano simbolicamente degli utensili della loro professione. Essi avevano in certe epoche dei banchetti e delle assemblee generali, nelle quali davano premii agli operai più abili. I più ricchi fra loro dovevano soccorrere ed assistere gl’indigenti ed i malati. A coloro i quali avevano ben meritato della confraternita si elevavano dei monumenti sepolcrali, come se ne veggono ancora vestigi nei cimiteri di Siverbessar e di Eraki. Delle persone estranee all’arte di fabbricare veniano di sovente aggregate in qualità di patroni o membri onorarii; e come si argomenta da una iscrizione tumularla riportata da Chandler, è molto facile che Attalo II re di Pergamo appartenesse sotto questo titolo alla società. Nella madre patria, i dionisiastici erano organizzati nel medesimo modo; le leggi di Solone concedevano loro dei privilegi particolari (33).

Si è veduto che questa corporazione era principalmente sparsa in Egitto ed in Siria. Essa doveva avere pure degli stabilimenti nella Fenicia, paese limitrofo, in quell’epoca in cui tutti i popoli si copiavano. Se era primitivamente sconosciuta in Giudea, il che non è probabile, poiché secondo la bibbia gli Ebrei, di origine egiziana come i Fenicii, avevano fatto in Egitto il mestiere di muratori, essa vi dovett’essere introdotta nella costruzione del tempio di Salomone. Solamente ebbe un nome differente in questo paese, dipendendo i misteri giudaici da un altro Dio e non da Bacco.

I muratori giudei erano certamente legati ad una organizzazione che si estendeva fuori della Giudea. La bibbia ci fa vedere che essi si confondevano con i muratori di Tiro, malgrado la ripugnanza ordinaria degli israeliti per gli stranieri; e la tradizione massonica, che non bisogna tralasciare di tener presente, dice che gli operai i quali contribuirono all’edificazione del tempio, si riconoscevano fra loro per via di parole e di segni segreti, simili a quelli usali dai muratori delle altre contrade. Vi era dippiù, fra gli Ebrei ed i Tiri, conformità di genio allegorico, specialmente in ciò che riguardava l’architettura sacra.

Secondo Gioseffo, 0 tempio di Gerusalemme fu costruito sul medesimo disegno, col medesimo scopo e dal medesimo architetto del tempio di Ercole e di Astarte in Tiro. «Le proporzioni e le misure del tabernacolo, dice quest'autore, dimostrano, che era un’imitazione del sistema del Mondo.» A chiarimento di tale asserzione vedesi, per esempio, che i dodici pani, racchiusi nel tabernacolo, erano un' allusione dei dodici mesi dell'anno; i settanta pezzi del candelabro alludevano alle settanta divisioni delle costellazioni; le sette lampade di esso, ai sette pianeti, ec. Nè questa era un'opinione emessa da Gioseffo per adulare i romani, i coi templi offrivano la medesima significazione simbolica, poiché nei Proverbii di Salomone leggesi questo passaggio caratteristico, già citato altrove, il quale si accorda perfettamente con ciò che ha detto lo storico ebreo: «La sapienza divina si è fabbricata una rasa, ella ha lavorate sette colonne». Ed a questo proposito chi si rammenta le spiegazioni che racchiude il discorso dell'oratore della loggia di maestro, vi osserverà essere nel medesimo senso che i massoni, i quali si pretendono discendenti dai costruttori ebrei e tirii, interpretano i simboli del loro tempio.

Del resto, esisteva anticamente in Giudea un'associazione religiosa la cui origine si fa rimontare all'epoca della costruzione del tempio di Salomone, i membri della quale erano chiamati Cassida o Assadii. «Scoliger, dice Basnage, fa dei Cassidii una confraternita di devoti, ovvero un ordine di Cavalieri del tempio di Gerusalemme, poiché la loro associazione aveva a particolare scopo il dirigere questa fabbrica ed ornarne i portici». Tutti sono concordi a riconoscere che dal seno di questa società uscì la celebre setta degli essenii, di cui gli ebrei ed i padri della Chiesa hanno parlato con egual venerazione; ed Euschio pretende che Gesù fosse iniziato a questi misteri.

Gli essenii formarono delle comunità separate, le quali erano fra loro unite dai legami della fratellanza. I beni di tutte erano proprietà di ciascuna, e tutti i membri indistintamente ne potevano usare per i loro bisogni personali. Gli essenii si dedicavano all'esercizio delle professioni meccaniche; costruivano da sé medesimi le loro case; ed è probabile che non restringessero solo a questo uso privato l’impiego delle loro cognizioni architettoniche. Essi aveano dei misteri ed una iniziazione, gli aspiranti doveano sottostare a tre anni di prove, e dopo la loro ricezione veniano decorati di un grembiale bianco. Filone di Alessandria, che ci dà particolari sugli essenii dell’Egitto o terrapeutici,dice ben chiaramente, che quando essi erano riuniti ed ascoltavano le istruzioni dei loro capi, portavano «la mano destra sul petto un po' al di disotto del mento e la sinistra più abbasso lungo il fianco.» Questa particolarità merita essere notata. Il segno che essa indica sarà facilmente compreso dai massoni. Ciò concorda egualmente con la positura attribuita da Macrobio a Venere lagrimosa dopo la morte di Adone, i cui misteri, tutti fenicii, erano celebrati in Tiro, città d’onde venne inviato Hiram architetto del tempio di Salomone.

É probabile che Filone, il quale scriveva in Egitto, abbia citato tale circostanza, per dare ad intendere a questa associazione, che gli essenti erano in comunanza di misteri con essa; la quale citazione, senza di ciò, non offrirebbe che una indicazione puerile. Basnage dice in fatti che gli essenti professavano molti misteri degli Egiziani, e si è veduto che questi misteri erano in fondo gli stessi di quelli dei dionisiaci (34).

Dai ravvicinamenti precedenti sarà difficile non inferire che i massoni ebrei e i dionisiasti non formassero una sola e medesima associazione sotto nomi diversi. Pur nondimeno, ciò non sarebbe che una semplice congettura alla quale mancherà sempre la sanzione dei fatti positivi. Ed in vero, negli autori non si trova alcun testo preciso che lo provi formalmente, e questo importante punto storico è condannato a restare sempre oscuro ed immerso nel dubbio.

Non è cosi per i rapporti che hanno esistito fra i dionisiasti e le corporazioni degli architetti romani. Questi rapporti sono istericamente stabiliti, ed in modo incontestabile. Verso l’anno 714 avanti l’era volgare, Numa istituì a Roma dei collegi di artefici (collegia artifìcwn), al disopra dei quali eranvi i collegi architettonici (collegia fabrorum). Si designavano pure questo associazioni sotto il nome di società di fratellanza (solidalitates, fraternitates). I loro membri primitivi erano Greci, da Numa fatti venire appositamente dall’Attica per organizzarla. Dalla medesima epoca data in Roma lo stabilimento dei liberi o feste di Bacco.

L'ottava delle dodici tavole, ricavate come si sa dalla legislazione di Solone, contiene delle disposizioni generali, applicabili ai collegi romani. Queste associazioni avevano il diritto di formarsi gli statuti particolari e di concludere contratti, purché sì gli uni come gli altri non fossero in opposizione delle leggi dello stato. Esse avevano una giurisdizione e giudici distinti. I collegi degli architetti erano di quelli che godevano l'immunità dalle contribuzioni; e tale franchigia, accordata anche alle corporazioni di artefici costruttori durante il medio evo, è l’origine della qualificazione di liberi muratori data ai loro membri.

I collegi romani esistevano nel medesimo tempo come società civili e come istituzioni religiose; e le loro relazioni collo stato ed il sacerdozio erano determinate con precisione dalla legge. Essi tenevano le loro assemblee a porte chiuse, e ne escludevano i profani. Le macerine, casolari o logge ove si riunivano, erano ordinariamente situale nche vicinanze dei templi delle divinità più in voga, i cui sacerdoti servivano sia da costruttori, sia da provveditori di arredi sacri. In queste assemblee, ove le decisioni erano prese a maggioranza di voti, i fratelli si consultavano circa la distribuzione ed esecuzione dei lavori, e vi iniziavano i nuovi membri nei segreti delle arti loro e nei loro misteri particolari, di cui uno dei punti caratteristici era l'impiego simbolico degli utensili della propria professione. I fratelli erano divisi in tre classi: apprendisti, compagni e maestri; si obbligavano con giuramento di assistersi e soccorrersi reciprocamente; si riconoscevano fra loro mercé alcuni segni segreti; e dei diplomi che erano loro rilasciati documentavano la loro qualità. I loro presidenti, eletti per cinque anni, chiamavansi magistri (maestri). Essi aveano degli anziani (seniores),dei sorveglianti, dei censori, dei tesorieri che incassavano le quotizzazioni mensuali riscosse da ciascuno di essi, guardasuggelli, archivisti, segretarii, medici particolari e fratelli servienti. Aveano facoltà di ammettere come membri di onore, ed anche come dame d’onore (matrones), persone non appartenenti alla loro condizione; ma poiché questa autorizzazione era sovente cagione di conciliaboli politici e religiosi, i quali erano proibiti, gl’imperatori la revocarono; e vi ebbero leggi che determinarono, almeno. per qualche collegio, il numero dei membri di cui poteva esso venir composto.

Successivamente questi collegi divennero il teatro di tutte le iniziazioni straniere, e si diedero a tutte le dottrine secrete; bisogna credere che sia per ciò che ci vennero trasmesse le dottrine dei misteri ebraici, che la massoneria professa anche oggi. Ed in fatti, noi vediamo sin dal regno di Giulio Cesare gli ebrei autorizzati di tenere le loro sinagoghe in Roma ed in altre città dell’impero; ed ai tempi di Augusto molti cavalieri romani giudaizzavano ed osservavano pubblicamente il sabato. In seguito, il cristianesimo ne prese il luogo nei collegi, dopo avere invano tentato di ottenere per i suoi settarii nominatmente i dritti ed i privilegi delle corporazioni. I collegi di artefici e principalmente quelli che professavano i mestieri necessarii per l’architettura religiosa, civile, navale ed idraulica, si sparsero in Roma, nelle città municipali e nelle province. Quando essi ideavano di fabbricare una città, di costruire un tempio, una chiesa, un palazzo, queste corporazioni erano convocale dai punti più lontani per comando dell’imperatore onde si occupassero in comune di questi lavori. Indipendentemente dai collegi di architetti stabiliti in luoghi determinati nelle città, vi erano ancora, al seguito delle legioni, delle piccole corporazioni architettoniche, incaricate di tracciare il piano di tutte le fortificazioni militari; talché i lavori di campi trincerali, di strade strategiche, di ponti, di archi di trionfo, ec. veniano coadiuvali dai soldati nell'esecuzione materiale dell’opera. Tutte queste corporazioni civili e militari, composte la maggior parte di abili artisti e di scienziati, contribuirono a migliorare i costumi, le lettere e le arti dei Romani, ovunque questa nazione portò le sue armi vittoriose (35). I collegi fino alla caduta dell’impero vissero in tutto il loro vigore. Le invasioni dei barbari li ridussero ad un piccolo numero, ed essi continuarono a declinare, finché quegli ignoranti e feroci serbarono il culto dei loro dei. Ma quando si convetirono al cristianesimo, le corporazioni fiorirono novellamente, che vennero ammessi come membri onorarii e come patroni, loro una grande spinta, occupandole a fabbricare chiese e monasteri. Queste corporazioni sotto la dominazione lombarda brillarono di una viva luce in Italia. Comparvero in quest’epoca sotto il nome di corporazioni franche, o confraternite. Le più celebri erano quelle di Como, e si vede nel Muratori che aveano quivi acquistalo una tale superiorità che il titolo di magistri comacini, maestri di Como, divenne il nome generico di tutte le corporazioni di architetti (36). La loro organizzazione si era mantenuta fino allora; aveano sempre i loro insegnamenti segreti ed i loro misteri, da loro chiamati cabala; aveano le loro giurisdizioni ed i loro giudici particolari; le loro immunità e le loro franchigie.

Ben presto il loro numero moltiplicossi all’infinito e la Lombardia da esse coperta di edificii religiosi, non bastava più ad occuparle tut te. Alcune di esse riunironsi, costituendosi in una sola e grande associazione o confraternita, con lo scopo di andare ad esercitare la loro professione al di là delle Alpi, in tutti i paesi ove il cristianesimo, da poco stabilito, mancava ancora di chiese e monasteri. I papi secondarono questo disegno; poiché conveniva loro di aderire alla propagazione della fede mercé il maestoso spettacolo di vaste basiliche e tutti i prestigi dell’arte, di cui circondavano il culto. Essi conferirono alle nuove corporazioni, ed a quelle che si sarebbero formate in seguito per il medesimo oggetto, un monopolio che abbracciava l'intera cristianità, convalidato da tutta la garenzia e l’inviolabilità che la loro supremazia spirituale li poneva in caso di accordare. I diplomi che rilasciarono a queste corporazioni, accordavano protezione e privilegio esclusivo di costruire tutti gli edifici religiosi, e concedevano «il diritto di dipendere unicamente e direttamente dai papi»; le affrancava «da tutte le leggi e statuti locali, dagli editti regi e dai regolamenti municipali, concernenti tanto le servitù quanto tutte le altre imposizioni obbligatorie per gli abitanti del paese». I membri delle corporazioni aveano il privilegio di stabilire da sé medesimi il loro salario, e regolare nei loro capitoli generali lutto ciò che apparteneva al loro governo interno. «Venne proibito a tutti gli artefici, non appartenenti alla società, di farle concorrenza, non che ai sovrani di proteggere i loro sudditi, in tale ribellione contro la Chiesa». Fu a tutti ingiunto «di rispettare le sue lettere di cerimonie e di convenienze, ed obbedire ai suoi ordini, pena la scomunica». I pontefici sanzionarono quel procedimenti assoluti, coi quali Hiram re di Tiro inviava degli architetti a Salomone per edificare il tempio di Gerusalemme (37).

Le associazioni massoniche, pria composte solamente di italiani, non tardarono di ammettere nelle loro file artefici di quei paesi ove eseguivano dei lavori; in tal guisa vi entrarono successivamente greci, spagnuoli, portoghesi, francesi, belgi, inglesi ed alemanni. Vennero ricevuti molti preti, monaci e militari, i quali cooperavano ai lavori sia come architetti, sia come operai. Alcuni di questi ultimi si separarono, formando delle società appartate, che aveano per iscopo speciale di costruire ponti, argini e difendere i viaggiatori contro i malfattori che infestavano le strade.

Stavano in questo numero i fratelli pontefici, i quali occoparonsi solamente dei ponti. Nel 1178 si stabilirono in Avignone, fabbricarono il ponte di questa città, e quasi tutti i ponti della Provenza, dell'Alvernia, della Lorena e del Lionese; formarono una società religiosa, ed ammettevano nelle loro file anche i secolari. Tutto ciò risulta da un atto del 1169, nel quale vien data la qualità di mercanti agli individui che appartenevano all’ordine dei pontefici (38).

I templarii si occuparono di costruire ponti, ospizii e fare le riparazioni alle strade. Una delle strade di Spagna, detta froda dei templarii, e propriamente quella che partendo dai Pirenei passa per Roncivalle e termina nella Bassa Navarra, fu opera di quei cavalieri. Essi proteggevano i passaggieri su tutta la sua estensione. I templarii assunsero l'incarico della manutenzione delle tre strade romane che esistevano al di là dei Pirenei. Si è loro attribuita la fabbrica della maggior parte dei ponti, ospizii ed ospedali eretti dall’epoca di Roussillon fino a quella di San Giacomo di Compostela, nelle province di Catalogna, d’Aragona, di Navarra, di Burgos, di Palencia, di Leon, d’Astorga e di Galizia (39).

Sembra che al finire del XV secolo, degli individui ammessi nelle confraternite massoniche, come membri d’onore e patroni, avessero formato, al di fuori di queste corporazioni, delle società particolari, che lasciavano da parte lo scopo materiale dell’associazione, occupandosi dello scopo mistico. In fatti nel 1512 si vide la Compagnia della Cazzuola in Firenze, composta di sapienti e di personaggi molto distinti negli ordini civili; il simbolo era la cazzuola, il martello e la squadra, ed il patrono era quello dei massoni Scozzesi, Sant’Andrea. Nella medesima città venne fondata nel 1480 un’altra società sotto il titolo di accademia platonica. La sala ove questa tenea le sue riunioni esiste ancora; le sculture di cui essa è ornata presentano degli attributi e dei simboli massonici.

Comunque fossero organizzate, noi troviamo le corporazioni di operai costruttori in tutte le contrade di Europa. Esse innalzarono nel secolo XIII e XIV le cattedrali di Colonia e di Meissen; verso il 1440, quella di Valenciennes; fabbricarono dopo il 1385 il famoso convento di Bathalha in Portogallo, ed il monastero di Monte Cassino in Italia. I più grandi monumenti della Francia, dell’Inghilterra e della Scozia sono opere loro. Ogni costruzione porta le loro impronte simboliche. Anche nel duomo di Wurzbourg davanti alla porta della camera dei morti, si vede, in un lato del capitello d’una colonna, l’iscrizione misteriosa di Jachim e dall’altro Iato sul fusto della colonna la parola Booz.Così ancora la figura del Cristo che occupa il punto più alto del prospetto di destra della chiesa di San Dionigi, ha la mano in un modo ben conosciuto dai massoni attuali. Ovunque queste corporazioni si sono presentate, esse avevano alla loro testa un capo che governava la massa, e sopra dieci uomini se ne nominava uno che col nome di maestro dirigeva gli altri nove. Essi quindi elevavano delle costruzioni temporanee attorno al luogo ove dovevano fabbricare.

Allora essi organizzavano il servizio e si mettevano all’opera. Quando il bisogno si Iacea sentire, mandavano a chiedere degli aiuti alle altre associazioni. Ai poveri domandavano degli operai; ai ricchi materiali e mezzi di trasporto che erano loro accordati per spirito di religione. Quando i loro lavori erano terminati, levavano il loro campo ed andavano a cercare fortuna altrove. L’abbate Grandidier ci ha conservato, da un vecchio registro della tribù dei massoni di Strasburgo, duie preziose notizie sull’associazione che fabbricò la cattedrale di quella città. Quest’edificio incominciato nel 1217 sotto la direzione di Hervin e di Steinbach fu terminato nel 1439. i muratori che la costruirono erano maestri, compagni ed apprendisti. Il luogo ove essi si radunavano era chiamato butte, casuccia, loggia, che equivale al latino maceria. Essi impiegavano simbolicamente gli utensili della loro professione, e li portavano come insegne; aveano, quali principali attributi, la squadra, il compasso ed il livello; si riconoscevano per via di parole e di segni particolari che chiamavano das wortzeichen, segno di parola, e der gruss, saluto. Gli apprendisti, i compagni ed i maestri erano ricevuti con delle cerimonie alle quali presedeva il segreto. Essi ammettevano come affiliati liberi delle persone che non appartenevano al mestiere di muratori, come si vede dalla squadra ed il compasso intrecciati che servivano di impronta a Giovanni Grieninger, editore di Strasburgo, nel 1525, epoca in cui le corporazioni erano ancora in pieno vigore in quella città.

Le confraternite di Strasburgo erano divenute celebri in Alemagna. Tutte le altre si accordarono a riconoscere la loro superiorità, ed esse ricevettero il titolo di haupt hutte. Gli hutien che si erano ad essa annodati erano quelli di Svevia, di Hasse, di Baviera, di Franconia, di Sassonia, di Turingia e dei paesi situati lungo la Mosella. I maestri di questi hutten si riunirono a Ratisbona nel 1459, e stesero il 23 aprile l'atto di fratellanza, che stabiliva gran maestro unico e perpetuo delle confraternite generali dei muratori liberi in Alemagna il capo della chiesa di Strasburgo. L'imperatore Massimiliano confermò questa decisione con un diploma dato in quella città nel 1498. Carlo Quinto, Ferdinando ed i loro successori lo rinnovarono. Un'altra grande loggia che esisteva in Vienna, dalla quale dipendevano le logge di Ungheria e della Stiria, e la Gran Loggia di Zurigo che aveva a sua dipendenza tutte gli hùtten della Svizzera, avevano il diritto di ricorrere alla confraternita di Strasburgo nei casi gravi e dubbiosi. Essa aveva una giurisdizione indipendente e sovrana, e giudicava senza appello tutte le cause che le veniano portate secondo le regole e gli statuti della società. Questi statuti furono rinnovati e stampati nel 1563 (40).

Heldmann e Tillier hanno raccolto dei curiosi particolari sulla storia della corporazione muratoria della Svizzera nel medesimo periodo. Eglino ce la mostrano incominciando dalla costruzione della cattedrale di Berna sotto la direzione di Mattia Heintz, e di Strasburgo, sotto la direzione di Mattia OEsinger, architetto del duomo di Ulma; e sotto quella di suo figlio Vincenzo OEsinger. In quell'epoca Berna era la sede della Gran Loggia elvetica. Dopo il compimento della cattedrale di questa città nel 1502 la Grande Loggia si trasferì in Zurigo. Nel 1522 la confraternita, essendosi occupata di affari estranei all'arte di fabbricare, il suo gran maestro Stefano Rùlzislorfer di Zurigo venne per questo fatto citato innanzi alla dieta; ma siccome egli non comparve per difendersi, la confraternita fu sospesa su tutta l’estensione della confederazione elvetica.

I documenti risguardanti le corporazioni di architetti in Francia sono quasi nulli; però trovasi quasi su tutte le chiese di queste contrade traccia della loro esistenza; e la storia d’Inghilterra afferma che a diverse riprese prima del secolo XI molti inglesi furono chiamati in questo paese per cooperare alla costruzione delle chiese, castelli e fortificazioni, che venivano in Francia erette. Secondo Massdorf, le confraternite architettoniche in Francia doveano essersi moltiplicate in gran numero e dovettero giungere fino al XVI secolo. In quest'epoca, in seguito alle loro dissolutezze, la giurisdizione della Gran Loggia di Strasburgo, dalla quale dipendevano negli ultimi tempi, sembra che le avesse considerevolmente ristrette, e forse interamente issarono, come avvenne nel 1707 in Alemagna. In fatti con legge del 16 marzo di quell’anno, la dieta dell’impero le tolse questa giurisdizione, come pure quella che esercitava la Gran Loggia di Vienna e quella di Magdeburgo, che erasi stabilita più di recente; ordinando che le contestazioni, che sarebbero per io avvenire accadute fra i lavoratori, doveano essere sottoposte al tribunale civile.

Già da lungo tempo le confraternite, per le quali si erano istituiti questi tribunali, più non esistevano, e le giurisdizioni di Strasburgo, Vienna e Magdeburgo non aveano altro da giudicare fuorché le contestazioni che avveniano fra gl’intraprenditori e i particolari, per lavori mal eseguiti. La riforma di Lutero, scotendo fin dalla base il potere papale, aveva dato un colpo mortale anche alle associazioni di muratori. Il dubbio era penetrato in tutti gli animi, per cui non s’intraprendeano più costruzioni di vaste chiese, le quali volevano il fervore religioso e dispendiosi sagrificii; perciò le corporazioni, non avendo più scopo, si erano disciolte. I membri più ricchi erano divenuti intraprenditori di fabbriche ed aveano preso gli altri al loro soldo in qualità di operai. Fio da quest’epoca erasi stabilita fra costoro un’altra istituzione (le compagnonnage), che da tempi immemorabili esisteva in lutti gli altri corpi di mestieri, ed anche fra i muratori che si erano tenuti lontani dalle grandi associazioni privilegiate, e si erano occupati esclusivamente di costruzioni civili (41). Queste ultime società si erano formate sugli avanzi dei collegi romani. I vizii del regime feudale le avevano forzate a modificare in molti punti la loro primitiva organizzazione, però avevano conservate intatte le antiche cerimonie misteriose.

Noi abbiamo detto che tutte le iniziazioni e tutte le dottrine segrete avevano trovato accesso nei collegi romani, e da questo motivo è dipesa la diversità dei misteri del compagnonnage.La iniziazione dei primi cristiani si era conservata fino a quest’epoca nei corpi di mestieri estranei all’arte di costruire. Il recipiendario rappresentava Gesù, e lo facevano passare per tutte le fasi della passione dell’Uomo Dio. I misteri degli operai di costruzione, estranei alle associazioni privilegiate, i quali davansi i nomi di compagni passeggieri e di lupi mannari, erano un miscuglio di giudaismo e cristianesimo; essi parlavano della tragica morte del maestro Giacomo, uno dei costruttori del tempio di Salomone, assassinato da cinque cattivi compagni, istigati da un sesto, chiamato padre Sobiso. Nel compagnonnage sorto dalle associazioni privilegiate, i misteri sono interamente giudaici; e, come nella massoneria, si tiene parola dell’assassinio allegorico del maestro Hiram (42). É da notarsi che questa associazione di compagnonnage deve essere la più antica, almeno per quanto hanno confessato le altre associazioni del medesimo genere» Anzi è probabile che i sanguinosi conflitti, giornalmente accaduti fra i diversi ordini di compagni, abbiano avuto per origine la rivalità di setta e la gelosia ben naturale che doveano ispirare agli uni i privilegi di. cui gli altri godevano a loro detrimento (43).

Sotto la dominazione dei Romani, l'isola Britannica possedeva un gran numero di collegi di architetti, gli uni stabiliti nelle città e gli altri dipendenti dalle legioni. La maggior parte di questi collegi cessarono di esistere all’epoca delle guerre dei Pitti, degli Scoti e dei Sassoni. Questi avendo trionfato dei loro nemici e consolidata la loro autorità, si occuparono di ricostruire i monumenti distrutti e di riformare i collegi. Perciò fecero venire in Inghilterra molte delle corporazioni di architetti che stavano in Francia, in Italia,-in Ispagna e nell’Impero d'Oriente (44).

Ma le continue invasioni dei Danesi e le rapine che commetteano questi barbari, si opposero al successo dei loro tentativi, talché le costruzioni incominciate furono interrotte e gli architetti stranieri ripatriarono.

Un documento del regno di Eduardo III ci fornisce preziose notizie intorno alla storia delle società massoniche in Inghilterra nel X secolo. Vi si legge che Altestano nipote di Alfredo il Grande, mettendo a profitto gli ozii della pace, fece costruire varii grandi edificii ed accordò una protezione speciale alla confraternite dei muratori. Egli chiamò in Inghilterra molti membri delle corporazioni di Francia, nominandoli sorveglianti dei lavori di costruzione, ed incaricandoli di raccogliere gli statuti, i regolamenti e le obbligazioni che governavano i collegi romani, le quali erano rimaste in vigore fra le associazioni di muratori del continente, con lo scopo di formarne un corpo di leggi per i muratori d’Inghilterra. Questo importante lavoro ebbe luogo in una assemblea generale della confraternita, tenuta nel mese di giugno 926 a york, e preseduta in qualità di gran maestro da Edvino, figlio minore del re, precedentemente iniziato nella massoneria.

Da questo momento le confraternite ebbero in Inghilterra, sotto il nome di Gran Loggia, un governo regolare, di cui la direzione inevasi in York, e nelle sue riunioni annuali decideva e provvedeva a tutto ciò che poteva interessare la società. Il numero dei muratori crebbe, le logge si moltiplicarono ed il paese si arricchì di un gran numero di chiese, monasteri ed altri vasti edificii (45).

Sotto i regni ché seguirono quello di Altestano, la confraternita fu egualmente incoraggiata e sostenuta; molti personaggi del più alto stato, come prelati, principi ed anche dei re, vi si fecero aggregare, e la maggior parte di essi figurano nella lista dei gran maestri. Nel 1155 le logge vennero amministrate dall’ordine del Tempio, che ne conservò la direzione fino all’anno 1199. Tre secoli dopo, l’ordine di Malta si pose alla testa della confraternita, dandogli quello splendore che avea perduto durante le sanguinose lotte delle case di York e di Lancastro. Nel 1492, la confraternita si svincolò dal protronato di questi cavalieri, ed elesse per Gran Maestro John Islip abbate di Westminster. Da allora per un dato tempo venne governata da lordi, vescovi e famosi architetti, come Inigo Jones e Cristoforo Wren.

Gli statuti del regno di Attestano furono sottomessi ad una revisione sotto Eduardo III nell'anno 1350; ciò è attestato da un manoscritto di quell'epoca, il quale è una specie di aggiunta agli statuti revisti, e dal quale si traveggono le qualifiche e le forme che dimostrano più esplicitamente i documenti posteriori (46). Il testo degli statuti al quale si riferisce questo documento sembra essere stato distrutto con altri manoscritti, nel 1720, per motivi che mai furono ben noti. Ma questa perdita è fino ad un certo punto riparata da una recente scoverta di un poema anglo-sassone del secolo XIV, sui regolamenti ad uso delle congregazioni dei massoni inglesi. Secondo ogni apparenza, l'autore del poema ha messo in versi gli statuti del 1350 affine di farli facilmente ritenere a memoria dagli operai ai quali erano destinati. Ciò che vi si legge sull’organizzazione della confraternita dei muratori e sulle regole alle quali era sottomessa in quell’epoca remota, ha un rapporto meraviglioso con ciò che dicono le Costituzioni stampate nel 1723 per ordine della Gran Loggia di Londra (47).

La società dei muratori non fu sempre protetta in Inghilterra come fu sotto i regni di Altestano e di Eduardo III. Sia che lo spirito indipendente che manifestava facesse ombra al governo, sia che il clero s’irritasse per l’indifferenza che affettava in materia di eresia, essendo essa composta di uomini di tutte le comunioni religiose, sia effettivamente che in seguito di qualche sua assemblea si fosse resa colpevole, come fu accusata, di alcuni alti d’insubordinazione e di ribellione, il parlamento inglese, ad istigazione del vescovo di Winchester tutore di Enrico VI, emanò un editto contro la confraternita. Questo bill proibiva i capitoli e le congregazioni di muratori, punendo i contravventori con la prigionia ed una ammenda che veniva stabilita dal re (48).

Però sembra che questa legge non fosse messa in atto; infatti nei registri latini di William Molari, priore di Cantorbery (49), si legge che nell’anno 1429, quando Enrico era ancora minore, vi fu una loggia in Cantorbery, sotto il patronato dell'arcivescovo Enrico Chicheley, alla quale assistettero Tommaso Stapylton maestro (venerabile), e John Morris, custos de la lodge lathomorum, ovvero sorvegliante della loggia dei massoni, con quindici compagnie tre apprendisti, i nomi dei quali vi sono registrali.

Il 27 dicembre 1561, la confraternita teneva la sua assemblea annuale in York, sotto la presidenza di Tommaso Sackville gran maestro, allorché nel mezzo dei lavori venne avvertita che la regina Elisabetta, ingannata intorno all’oggetto della riunione, aveva inviato dei soldati per iscioglierla. Il gran maestro ed i sorveglianti si mossero tosto ad incontrare il drappello, e pervennero a decidere gli officiali che lo comandavano di sospendere l’esecuzione degli ordini loro, finché personalmente avessero verificalo se l’assemblea era tanto criminosa quanto la regina supponeva. Difatti, introdotti nella loggia, furono ton il loro consenso sottomessi alle prove ed iniziati nei misteri della massoneria. In tal modo essi potettero assistere alle deliberazioni della Gran Loggia, che vennero riprese dopo la loro ricezione. Meravigliati di quanto si faceva in queste riunioni, si affrettarono d’istruirne la regina, esprimendosi con tale entusiasmo, che Elisabetta non solo rinunciò di perseguitare i massoni, ma li pose sotto la sua speciale protezione. Difatti nell’anno seguente, quinto del suo regno, diede uno statuto che implicitamente aboliva l’editto del 1425.

La confraternita dei massoni di Scozia era organizzata come quelle di Germania e d'Inghilterra; e verso il 1150 fondò uno stabilimento nel villaggio di Kilwiuning, e poco dopo su diversi altri punti del paese. La loggia Cappella di Maria in Edimburgo, possiede un vecchio registro ove sono trascritte le elezioni dei maestri, dei sorveglianti e degli altri officiali dall’anno 1398 in poi. Nei primi anni del XV secolo, i fratelli avevano il diritto di eleggere il loro gran maestro, o in mezzo alla nobiltà o fra il clero, e sottomettere quest’elezione alla sanzione reale. Il gran maestro eletto era autorizzato di porre una imposta di quattro lire scozzesi per ciascun massone e percepire un diritto per la recezione di ciascun individuo. Egli aveva una giurisdizione che estendevasi su tutti i fratelli, e nelle riunioni nominava dei sostituti che in suo nome giudicavano le cause di poca importanza. Nel 1637 Giacomo II tolse ai massoni l’elezione del gran maestro, conferendo questa carica a William Saint-Clair barone di Rosslyn, ed ai suoi eredi in linea retta. I muratori di Scozia, verso il 1650, confermarono l’eredità del grado di gran maestro alla famiglia Rosslyn, con due atti successivi riportali nel manoscritto di Hay, che trovasi nella biblioteca degli avvocati in Edimburgo. La confraternita di Scozia non brillò come quella d’Inghilterra, ma anche essa fece la sua parte, avendo elevato un gran un mero di chiese e monasteri, le rovine dei quali, ancora esistenti, ci affermano la loro perizia nell’architettura.

Verso il principio del XVII secolo si ritrova la società dei muratori nella Gran Brettagna, con il suo carattere ed il suo scopo primitivo. Essa componevasi, come prima, di operai costruttori riuniti fra loro da un mistero, ed intraprendevano in comune la costruzione dei pubblici edificii. I suoi membri godevano un potere discrezionale onde formarsi in logge nelle vicinanze di ogni edificio in via di costruzione, previa l'approvazione del maestro dell’opera per poter lavorare in qualche grado, tutte le volte che lo credevano opportuno. In quell’epoca non si conosceva il modo, d’investire i venerabili ed i sorveglianti delle logge, d’invertire le assemblee in grandi logge, né tampoco il diritto del gran maestro di rilasciare le patenti costituzionali a delle riunioni speciali di fratelli, autorizzando loro di riunirsi in certi luoghi ed in condizioni determinale. I fratelli erano individualmente sommessi all’esecuzione dei regolamenti deliberati sugli oggetti d’interesse comune o di disciplina interna della confraternita, la quale riunivasi in assemblea generale una o due volte l'anno, e l’autorità del gran maestro non estendevasi giammai al di là della porta dell'assemblea. Ogni loggia stava sotto la direzione di un maestro o venerabile scelto per la circostanza, ed il suo potere cessava con la seduta nella quale gli era stato conferito. Quando veniva stabilita una loggia in qualche luogo per un tempo determinato, un attestato dei fratelli presenti, inscritti nel foglio di presenza, era a loro modo di vedere una prova sufficiente della regolare costituzione dell’officina. Benché tutti i membri fossero muratori di pratica (operative masons), pur tuttavolta iniziavano da per ogni dove degli uomini di diverse professioni, dai quali la confraternita potesse ritrarre un profitto. Per questa ragione la loggia Cappella di Maria di Edimburgo, nel 1641, iniziò Roberto Moray quartier mastro generale delle armi scozzesi; nel 1646 Elia Ashmole sapiente antiquario, ed il colonnello Mainwaring di Kertbingham, in Warington nella contea di Lancastro; nel 1682 il cavaliere William Wilson ed altre distinte persone furono ricevute in Londra nella compagnia de massoni, ed assistettero al banchetto che seguì la seduta. Il titolo di massone che ricevevano le persone estranee al mestiere era onorifico, né dava loro alcuno di quei diritti che godevano i veri operai; esse venian designate col nome di accepted masons, cioè massoni accettati o aggregati.

I disordini che desolarono l’Inghilterra verso la fine del regno di Carlo I e durante i tempi che seguirono, fecero un gran male alla confraternita. Gli accepted masons, che appartenevano al partito realista, si provarono di spingere la confraternita ad immischiarsi negli intrighi politici e contribuire alla restaurazione degli Stuardi. Benché Carlo li, ricevuto massone nel suo esilio, rimontando sul trono avesse accordato una speciale proiezione alla società, nulla però ci prova che egli avesse ricevuto da essa un aiuto molto efficace per riprendere il potere sovrano. Anzi le mene dei suoi partigiani fecero allontanare dalle logge i pacifici e sensati massoni; e da quell’epoca in poi, non ostante la grande attività e lo zelo del gran maestro Cristoforo Wren, il numero delle logge decresceva ogni giorno, e quelle poche rimaste nel 1703 erano quasi deserte.

In quest'anno la loggia di San Paolo in Londra (oggi l'Antichità n.° 2) prese una decisione che fece cambiare la faccia della confraternita; essa decretò:

«I privilegi della massoneria non saranno più da ora in avanti il dritto esclusivo dei massoni costruttori. Uomini di diverse professioni saranno chiamati a goderne, purché siano regolarmente approvati ed iniziati nell’ordine (50)».

Questa innovazione, che forse non avea per iscopo che di aumentare il numero sempre decrescente dei membri della confraternita, ed aiutarla più tardi a riprendere la sua importanza e la sua attività primitiva, ebbe delle conseguenze che ciascuno era ben lontano dal prevedere. Vi era nelle dottrine della massoneria un principio civilizzatore che non domandava di svilupparsi; ma quando gli ostacoli, che lo contenevano e lo soffocavano nei limiti ristretti di un’associazione meccanica, furono spezzati, si abbandonò a tutta la sua potenza di espansione, penetrò in un istante nelle viscere del corpo sociale, e l'animò di una vita novella. É dunque da questa decisione della loggia di San Paolo che data Fera dalla massoneria moderna, o piuttosto della fase attuale della massoneria; poiché noi crediamo aver provato che questa società rimonta alle prime età del mondo, che oggi è ciò che era altra volta, e non ha fatto che rinunciare allo scopo materiale della sua istituzione: la costruzione degli edificii religiosi e di quelli di utile generale.


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CAPITOLO II

Riorganizzazione della liberà moratoria nei tre reami della gran Brettagna: —Effetti della decisione della loggia di San Paolo, ritardati dagli avvenimenti politici. — Situazione della società massonica. — Assemblea di quattro logge di Londra bel 717. — Formazione della Grande Loggia d'Inghilterra. — Nomina di un gran maestro. — Importante disposizione organica. — Antichi documenti delle società riunite. — Distruzione di una parte di questi documenti. — Introduzione di un nuovo modo di elezione del gran maestro. — Istallazione del gran maestro duca di Montagu. — Processione massonica. — Stampa delle costituzioni delle confraternite. — L'antica Grande Loggia di York. — Essa prende il titolo di Gran Loggia di Tutta l'Inghilterra. — Giurisdizione di due grandi logge tracciata amichevolmente. — Elezione illegale del duca di Wharton come gran maestro. — Il duca di Montagu si dimette da gran maestro. — Progresso straordinario della società. — Creazione dell'officio di gran segretario. — Istallazione del comitato di carità. — Ragguagli su questa istituzione. — Aneddoti. — Riunione della loggia di Galles alla Grande Loggia. — Creazione dell’officio di gran maestro provinciale. — Formazione della loggia di stewards.— Sospensione delle pubbliche processioni. — Caricature cagionate da questa decisione. — Iniziazione del duca di Lorena, poscia imperatore di Germania, e del principe di Galles padre di Giorgio III. — Fondazione della Gran Loggia d'Irlanda. — Istallazione della Gran Loggia di Scozia. — W. Saint-Clair di Rosslyn si dimette da gran maestro ereditario. — Elezione di questo fratello alle funzioni di gran maestro. — La Madre Loggia di Kiiwinning. — Buone opere della Grande Loggia di Scozia. — Essa pone processionalmente la prima pietra dell'ospizio reale di Edimburgo. 

Le discussioni politiche e religiose che turbarono la fine del regno di Anna, l'assunzione di Giorgio di Brunswick elettore dell’Annover al trono d’Inghilterra, e le rivoluzioni che seguirono in favore di Francesco Eduardo Stuardo, conosciuto sotto il nome di Pretendente, non permisero che la decisione della loggia di San Paolo avesse portali quei risultati che si attendevano; molte logge cessarono di riunirsi, e le assemblee e le feste annuali furono generalmente neglette. Fu resa ancor più trista la situazione della massoneria dal perché Cristoforo Wren, dopo il 1702, essendo carico di anni e d’infermità, fu obbligato di dare la sua dimissione, e la confraternita si trovò senza capo ed abbandonala interamente a se stessa.

Le cose stavano in questo stato, quando i massoni di Londra e dei dintorni risolvettero di fare un novello tentativo per dare un po’ di vigore alla loro istituzione cadente. Le sole logge che esistevano allora nel sud d'Inghilterra erano quelle che si riunivano nella taverna all'insegna dell'Oca e del Grillo, in Saint Paul's Church-vard; in quella della Corona, in Parker’s lane, Convenl-Garden; e in quella dell'Uva e del Bicchiere, in Cbannel-Row, Weslminslcr. Si unirono a queste quattro logge molti massoni, e nel mese di febbraio 1717 tennero un’assemblea nella taverna del Pomo. Il loro primo lavoro fu quello di costituirsi in Grande Loggia pro tempore; decisero che le comunicazioni del quarto o riunioni trimestrali, e le feste annuali di San Giovanni riprendessero per lo avvenire il loro corso regolare, stabilendo di riunirsi il 2i giugno per eleggere un gran maestro, e continuare le operazioni incominciale.

La riunione ebbe luogo nella taverna dell’Oca e del Grillo, locale della loggia di San Paolo, la più antica delle logge. I lavori vennero aperti sotto la presidenza del più vecchio, quindi venne presentata una lista i; candidali per l’ufficio di gran maestro. I nomi furono successivamente letti, ed i fratelli a maggioranza assoluta con l'alzata della mano elessero Antonio Saver, il quale venne immediatamente istallato nella sua dignità dal maestro in carica e felicitalo dall’assemblea, che gli rendeva omaggio». Il gran maestro, avendo precedentemente destinato i suoi sorveglianti, aprì la discussione degli affari segnati all'ordine del giorno. Si decise che il diritto di formarsi in logge, il quale fino allora non aveva avuto limiti, appartenesse a quei massoni che ottenevano la confìrma dalla Gran Loggia, la quale doveva esser data con una patente costituzionale; inoltre che le nuove logge non potessero conferire che il solo grado di apprendista, riservandosi la Gran Loggia di conferire gli altri due gradi ed esigerne i diritti (51); tutte le logge costituite dovessero farsi rappresentare nelle assemblee della comunicazione del quarto dal loro venerabile e dai sorveglianti; infine dovessero annualmente trasmettere alla Gran Loggia il rapporto dei lavori eseguili, ed una copia letterale dei regolamenti che intendevano adottare pel loro governo interno. Si propose che dei vecchi statuti e degli usi tradizionali della confraternita se ne formasse un corpo di leggi generali, per servire di regola e di modello alle logge, onde le leggi particolari di queste non si allontanassero dai regolamenti generali. L’assemblea accolse con gran piacere questa proposta, ma non prese alcuna misura per operarne la realizzazione immediata.

L’esperienza fece vedere quanto fossero sagge le disposizioni prese in questa riunione. Ciò nondimeno la società non progredì molto sotto l'amministrazione del fratello Payer; le logge esistenti non si accrebbero che di un piccolo numero di persone, e solamente due nuove logge furono costituite.

Il fratello Giorgio Payne, che successe a quel gran maestro nel 1718, spiegò molto zelo e molta attività; la confraternita deve a lui la scoperta e l’ordinamento di un gran numero di manoscritti, la maggior parte anglosassoni, relativi al governo, alla storia e agli antichi usi della massoneria.

Un francese, il dottore Desagutiers, venne eletto gran maestro nel 1719. Nell’anno seguente il fratello Payne venne rieletto, e sotto la sua abile direzione gli affari della società prosperarono al di là di ogni speranza. Però nel 1720 la confraternita fece una perdita irreparabile; la maggior parte dei manoscritti, scoperti due anni prima dal venerabile, vennero dati alle fiamme «da qualche fratello scrupoloso, allarmato, dice Preston, della pubblicità che si voleva dare a questi documenti».

Fin allora il gran maestro era stato nominato a maggioranza di voti, sur una lista di candidati tracciata durante la seduta. Questo metodo di elezione nel 1721 venne cambiato Nell’assemblea della comunicazione del quarto tenuta nel mese di marzo di quell’anno, si decise che il gran maestro in funzione avesse la facoltà di eleggere il suo successore, sottoponendo questa scelta alla sanzione dei fratelli, che ogni anno doveano reclamare, sia per rimpiazzare il novello gran maestro, sia per farlo continuare nelle sue funzioni. In virtù di questa decisione il fratello Payne propose per suo successore il duca di Montagu. Questo personaggio occupava un posto eminente nello Stato; era venerabile di una delle Logge di Londra, ed avea sempre mostrato la più viva sollecitudine per lutto ciò che interessava l’onore e la prosperità della confraternita, per la qu31 cosa venne accettato con grande entusiasmo dalla Gran Loggia, vedendo nella sua nomina il principio di novelli buoni successi per la massoneria.

Il 24 giugno seguente, il gran maestro Payne, i suoi sorveglianti, i grandi uffiziali della Gran Loggia, i venerabili e i sorveglianti di dodici logge di sua dipendenza, si riunirono alla taverna delle Armi della Regina in Saint Paul’s Church-yard, ove la vecchia loggia di San Paolo teneva le sue riunioni. Ivi sulla proposizione del duca di Montagu la Gran Loggia iniziò molte persone distinte, e fra queste lord Stanhope, dopo conte di Chesterfield. I fratelli decorati dei loro grembiali, e con note bandiere spiegate, uscirono in processione per le strade per recarsi alla sala dei Cartai in Landgatc-street, ove furono ricevuti con grande dimostrazione di gioia da cento cinquanta massoni che li attendevano. Il duca di Montagu fu solennemente istallato dal suo predecessore, e l’assemblea ascoltò la lettura del progetto per la storia e per lo statuto della società, che il fratello Payne aveva ricavato dagli antichi manoscritti raccolti nel 1118.

Posteriormente questo progetto fu commesso all’esame di due commissioni successive. Dopo il rapporto dell'ultima commissione il ministro anglicano James Anderson ed il dottore Desaguliers furono incaricati di rivedere e rifondere interamente l’opera del gran maestro Payne e presentarne una novella redazione. Il 25 marzo 1722, la Gran Loggia ebbe conoscenza del lavoro di questi fratelli, lo approvò ed ordinò che venisse immediatamente stampato. Però non venne alla luce che l’anno seguente sotto il titolo di Costituzione dell'antica ed onorevole confraternita dei massoni liberi ed accettati. Da questo momento, l’organizzazione della massoneria fu posata sopra solide basi e la sua prosperità andava ogni giorno aumentando.

Intanto che questi avvenimenti si svolgevano in Londra, l’antica Loggia di York non restò inattiva. Si vede dai libri da essa pubblicati, che in quell’epoca le sue assemblee annuali avevano luogo regolarmente come per lo passato. Lo stesso era per le logge da lei dipendenti, nelle quali molte persone di allo stato si erano successivamente fatte iniziare. Nel 1705 ebbe per gran maestro Sir Giorgio Tempest. Più tardi gli furono successori il fratello Roberto Benson lord-maire di York, sir Walter Hewkesworth baronetto ec. Sembra che la fondazione di una gran loggia a Londra, sotto il nome usurpato di Grande Loggia d'Inghilterra, non avesse in principio incontrato delle opposizioni da parte della Grande Loggia di York. Anzi le due autorità tracciarono di comune accordo i limiti delle loro rispettive giurisdizioni; e non ostante che la Gran Loggia di York avesse voluto constatare la sua legittimità ed il suo dritto di supremazia, prendendo il titolo di Grande Loggia di TUTTA l’Inghilterra, i massoni del nord e del sud non tralasciarono di stare in fraterna relazione. Non fu che lungo tempo dopo, come si vedrà, che avvennero delle divisioni fra i due corpi, ed i fratelli che si erano arrolali sotto le loro bandiere cessarono tutt’a un tratto di communicare fra loro, e si lanciarono dall’una parte e dall'altra la folgore dell’anatema.

Nel 1722 la Gran Loggia di Londra mantenne il duca di Montagu al posto di gran maestro. Questa riconferma fu dal duca di Wharton vista con dispiacere, avendo sperato succedergli. Il 21 giugno egli convocò una grande assemblea, per la quale avea fatto preparare un sontuoso banchetto. Verso la fine del pasto, quando tutte le teste erano riscaldate dai vapori dei vini che si erano serviti con profusione, i partigiani dell'anfitrione prendendo uno per volta la parola attaccarono vivamente la rielezione del duca di Montagu, chiamandola un atto impolitico, tale da scoraggiare i fratelli il cui zelo ed il credilo potevano esser messi a profitto della massoneria. Essi fecero valere tutti i titoli che avrebbero dovuto determinare la Gran Loggia a dare il posto di Gran Maestro al duca Wharton, e proposero all’assemblea, nella quale i membri della dieta massonica, dicevano essi, non erano che delegali ad annullare reiezione del duca di Montagu, di eleggere al suo posto il duca Wharton. Fu difficile resistere alla forza dei diversi argomenti usati in questa occasione onde convincere gli spiriti, per cui ottennero una vittoria completa. Gli amici del duca di Wharton lo elessero gran maestro per acclamazione, ed il loro voto fu ripetuto con entusiasmo da tutti i fratelli presenti.

Questo procedimento, essendo stato dalla Gran Loggia dichiarato illegale ed incostituzionale, si formarono due partiti, l’uno contro l’altro inimicissimi, e sostennero la loro causa con estremo calore. Delle divisioni fatali per la massoneria ne sarebbero derivate, so il duca di Montagu non avesse evitalo il pericolo con un alto di prudenza e di abnegazione personale che gli diede la stima e l’affezione di tutti. Quando venne a sua conoscenza l’accaduto, convocò straordinariamente la Gran Loggia; ed in questa assemblea, esagerando ad arte le forze dell'opposizione che erasi formala contro di lui, pregò i fratelli di permettergli, per ristabilire la buona armonia disgraziatamente turbala, che egli si dimettesse dalle sue funzioni in favore del suo concorrente, che a lui sembrava aver riunito la maggioranza dei voti. Il duca di Wharton, che era presente, restò confuso da quel procedimento pieno di nobiltà e di vero spirito massonico. Per cui egli confessò spontaneamente i suoi torli, rinunciando al titolo che gli era stato illegalmente dato; e non accettò l'uffizio di gran maestro che dopo reiterate istanze del duca di Montagu, il quale protestando che egli ne avrebbe adempiute il dovere con molto zelo e devozione, disse che ognuno avrebbe dimenticato per qual via vi fosse giunto. In effetti la sua amministrazione ebbe i risultali più favorevoli per la società, il numero delle logge crebbe considerevolmente tanto in Londra che nelle contee e sobborghi, e la Gran Loggia fu costretta di creare l’ufficio di gran segretario, per potere dar sfogo alla moltiplicala corrispondenza.

Al duca di Buccleugh, che successe a questo gran maestro nei 1723, si deve la prima idea dei Comitali di carità (Committee of charity), istituzione che ebbe per oggetto di soccorrere i fratelli nelle disgrazie. Il duca di Richmond, eletto nel 1724, gettò le basi di questo stabilimento, e lord Paisley conte di Abercorn, l’anno seguente diede l’ultima mano all'opera dei suoi predecessori. Oggi il comitato dispone di somme considerevoli, ed i suoi fondi vengono alimentati da offerte volontarie e da una contribuzione annuale di 4 scellini (5 L.) per ciascun massone del distretto di Londra, e di 2 scellini (2 L. 50 cent.) per ciascun membro delle logge delle contee, dei reggimenti e dell’estero. Fra i doni volontarii raccolti dai comitati, si cita particolarmente quello di 1,000 lire sterline (25,000 L.) fallo nel 1819 dal fratello William Preston, autore delle Illustrations of masonry. Il Committee of charity distribuisce degli abbondanti soccorsi ai fratelli indigenti. La minor somma da esso data ammonta a 5 lire sterline (125 L.). Nel 1825 sottoscrisse per 50 lire sterline (1,250 L.) in favore della vedova dei viaggiatore Belzoni, per la quale era stata aperta una pubblica sottoscrizione. Prima di questo fatto avea prestato 1,000 lire sterline (25,000 L.) a un fratello While, coltellinaio in Londra, il magazzino del quale era stato distrutto dal fuoco; quando il debitore, fedele alla sua promessa, venne a riportare la somma che gli era stata prestala, il comitato lo pregò di accettare quel danaro e costituirne una dote per sua figlia.

Nel 1726 le logge che esistevano da tempo immemorabile nella provincia di Galles, i membri delle quali erano conosciuti sotto il nome di brethren of Wales (fratelli di Galles), domandarono di porsi sotto la bandiera della Gran Loggia di Londra. La loro richiesta fu accettata, ed in quest’occasione fu istituita la carica di gran maestro provinciale. Il fratello investito di questa carica, che sussiste anche oggi, è il rappresentante immediato del gran maestro nel distretto sul quale si estende la sua autorità. Esso giudica le quistioni che si suscitano tra le logge e tra i fratùii, riunisce e presiede alla Gran Loggia provinciale, la quale, come la Gran Loggia nazionale, è formala dei venerabili e dei sorveglianti, e dei proxies o procuratori dei poteri di tutte le logge di sua dipendenza. I decreti delle gran logge provinciali non hanno esecuzione se non quando hanno ricevuta la sanzione della gran loggia superiore, ammeno che non si tratti di materie urgenti, o di un oggetto puramente locale. Nel 1737 la rapida estensione presa dalla società rese necessaria la creazione dell’ufficio di deputato gran maestro provinciale, per sollevare in parte il peso che cagionava al gran maestro effettivo l'amministrazione delle logge sommesse alla sua obbedienza.

Per effetto di questa prosperità sempre crescente della società, le assemblee di comunicazione del quarto, e quelle delle feste annuali della Gran Loggia, erano divenute numerosissime; la qual cosa cagionava una gran confusione nel servizio dei banchetti. Nel 1728 si fece rivivere l’antica usanza di nominare dei commissarii incaricati di occuparsi dell’ordinamento delle feste e dei banchetti, avendo questa misura prodotto ottimi risultati; la Gran Loggia decise nel 1735, che da queste commissioni dovea formarsi un comitato promotore che prenderebbe il nome di loggia di stewards. Poco tempo dopo, questa loggia prese a suo carico, mediante un appalto, la fornitura dei commestibili, il pagamento dei salarii ai cuochi, ai guardarobbieri ed a tutti gli altri servienti di tavola.

Le feste dell’ordine erano ordinariamente accompagnate da processioni solenni. In queste occasioni i fratelli percorrevano le vie decorati di grembiali, fasce ed altri massonici distintivi; portavano le loro bandiere, le due colonne portatili J e B, le spade fiammeggianti, i quadri simbolici; in una parola, tutti gli oggetti che si trovavano segretamente conservati in loggia, erano portati con gran pompa ed esposti alla vista di tutti i profani; bande musicali e cantanti si faceano sentire durante tutto il tempo della processione. Le vie da essa attraversate erano gremite di gente,che correva da tutti i dintorni per curiosare.

L’abbate Prevot ci ha conservato nel suo giornale il Pour et Contre una minutissima descrizione di una processione di queste. «Il 9 magli gio 1737, egli dice, giorno stabilito per l’istallazione del conte di Damley in qualità di nuovo gran maestro della società dei liberi muratori, tutti i grandi officiali di questa confraternita, rivestiti dei collari d’ufficio, si portarono verso le dieci del mattino presso questo il signore, onde complimentarlo per la sua carica di gran maestro. Il conte di Damley fece servire una splendida collezione, ed il mezzodì si partirono dalla sua cosa in Pali-Mali, per andare a pranzo nella sala della compagnia dei mercanti pescivendoli presso il ponte di Londra. Il cammino si fece nel modo seguente: 1. Sei carrozze occupate dai dodici fratelli intendenti della festa (stewards), rivestili di collari e grembiali, tenendo in mano le loro bacchette bianche; 2. Cento maestri delle diverse logge della società, rivestiti dei collari il distintivi, occupavano cinquanta carrozze; 3. I sorveglianti ed i principali membri delle altre logge andavano pure due a due in altre Carrozze; 4. Un naccherino, quattro trombette ed otto corni da caccia, montavano tredici cavalli bianchi; 5. Il conte di London, gran maestro uscente di ufficio, rivestito del gran collare della confraternita, ed il conte di Damley, nuovo gran maestro, che portava solamente a il grembiale, erano seduti in un superbo cocchio tirato da sei cavalli grigi pomellati, coperti di superbe gualdrappe di velluto cremisi ricamate in oro; 6. Degli araldi d'armi precedevano le carrozze portando le insegne del gran maestro, e molti uscieri camminavano vicino agli sportelli del cocchio; 7. La carrozza era seguita dai domestici di questi due signori in nuove livree di gran lusso; alla testa del corteggio camminava a cavallo il grand'esperto con la spada fiammeggiante in mano. Giunti alla sala dei mercanti pescivendoli, i fratelli furono ricevuti nel primo cortile dai membri della società con grida di gioia. Quando tutti furono nella sala, si ascoltò la lettura dei rapporti delle logge stabilite nei paesi stranieri, e si ordinò la distribuzione di molti soccorsi per i fratelli che poteano stare in bisogno. Tutta la compagnia si mise tosto in tavola, al suono delle carnee pane della vicina parrocchia e di una grandiosa sinfonia. Il pranzo fu servito su venti tavole occupate da quattrocento cinquanta persone».

Le prime volte che si fecero queste processioni, imposero alla massa del pubblico; ma le frequenti repliche dissiparono quel gran prestigio che aveano destato; lo spirito brittannico si diede a divertirsi a spese della confraternita con dei frizzi e dei scherzi, ai quali succedevano dei malumori spaventosi, particolari al popolo inglese nei suoi cattivi momenti. I fratelli fecero da principio buon viso, ma tosto la disparità d'idee s'introdusse nelle loro file. I più zelanti voleano che si attaccasse di fronte l'uragano, i più prudenti erano d'avviso di non esporsi. Alcuni degli ultimi credettero ottenere più presto una decisione conforme alle loro vedute, con questo mezzo, cioè facendo causa comune coi motteggiatori, organizzando a grande spesa delle processioni grottesche, con le quali essi divertivano gli oziozi della città. Questo argomento fu poco massonico, e bisogna credere che invece di convincere i più zelanti li dovette irritare; però si pubblicò nel 1742 una caricatura che ebbe un successo sì grande da attirare tante satire sui processionisti che bisognò di buono o mal grado considerarsi battuti (52). Tuttavolta si ritirarono cu gli onori della guerra. Infatti tre anni dopo, nel 1745, disperando di vincere, posarono fieramente le armi, in seguilo di una transazione, che diceva: «Le processioni saranno in principio mantenute, ma bisognarci, perché potessero aver luogo in avvenire, una speciale autorizzazione della Gran Loggia in assemblea di comunicazione del quarto».

Queste puerili dispute non erano di tal natura da poter innalzare la massoneria nello spirito dei profani, che non li dimenticavano e ci si divertivano. Nondimeno, siccome la società dispensava molte elemosine, in tutte le occasioni i massoni si davano reciprocamente delle chiare prove di amore e devozione, e non mancava mai la stima reciproca e la considerazione, ed ogni giorno degli illustri candidati brigavano per essere ammessi nelle sue file.

Fra i notabili acquisti da essa fatti in questi primi tempi bisogna citare quello di Francesco duca di Lorena, gran duca di Toscana, dopo imperatore di Germania. Nel 1731, per una delegazione del gran maestro lord Lovel, si tenne una loggia in Aja, sotto la presidenza di Filippo Stanhope conte di Chesterfield, allora ambasciatore in Olanda. Francesco fu iniziato nel grado di apprendista in presenza di una numerosa e brillante assemblea. Nell'anno medesimo questo principe, avendo avuto occasione di fare un viaggio. in Inghilterra, fu iniziato nei gradi di compagno e maestro, in una loggia convocata straordinariamente a quest’oggetto in Houghton-Hall, contea di Norfolk, residenza di sir Robert Walpole.

Il principe Federico di Galles, padre del re Giorgio IH, venne pure iniziato un anno dopo. La loggia nella quale ricevé la luce massonica si tenne nel 1737 al palazzo di Kew, sotto la presidenza del dottore di Desaguliers, che noi abbiamo veduto gran maestro nel 1719, e fin d allora avea possentemente contribuito al bene della confraternita.

L’attività spiegata dalle logge inglesi e lo splendore che davano i loro lavori, stimolarono lo zelo dei massoni d’Irlanda e di Scozia, i quali per lo addietro si erano riuniti irregolarmente e in tempi disparati; perciò rinnovarono i loro templi, e le ricezioni si moltiplicarono all'infinito.

Nel 1729 le logge di Dublino tennero una grande assemblea, nella quale formarono una gran loggia indipendente per l’Irlanda, ed elessero a gran maestro il lord visconte di Kingston.

La Gran Loggia scozzese si formò nel 1736. Noi sappiamo che in questo paese la carica di gran maestro era ereditaria per la famiglia dei Saint-Clair di Rosslyn dopo il 1437. l’ultimo stipite di questa famiglia, William Saint-Clair di Rosslyn, che non aveva eredi diretti, e disperava averne, temendo che alla sua morte la carica di cui era rivestito non dovesse rimanere vacante, e che la società non soffrisse nella sua prosperità, manifestò al fratello maestro ed ai sorveglianti delle quattro più antiche logge di Edimburgo e dintorni l'intenzione di rassegnare la sua autorità nelle mani della confraternita, affinché potesse rimpiazzarlo nel modo adottato dalla massoneria Inglese ed Irlandese, cioè per elezione. In conseguenza di questa risoluzione, una circolare emanata l’11 giugno a tutte le logge della Scozia le convocava per il 30 novembre vegnente in Edimburgo, per organizzare la massoneria su novelle basi. Trentadue logge risposero a quest’appello. I loro proxiessi riunirono il dì 30 novembre 1736, giorno di Sant’Andrea, nel locale della loggia la Cappella di Maria in Edimburgo. La Grande Loggia scozzese fu quindi stabilita, costituita e proclamata nelle forme ordinarie. Tosto fu letto Fatto con cui Guglielmo Saint-Clair di Rosslyn volontariamente rinunciava alla carica di gran maestro ereditario di Scozia; ed il primo uso che la Gran Loggia fece del potere che le venne rimesso, fu di chiamare con unanime suffragio il donatore al posto di gran maestro nazionale.

La Grande Loggia decise che a partire da questo momento tutte le logge del reame dovessero provvedersi, sotto pena d’irregolarità, delle lettere di costituzione, deliberate da essa e rivestite del suggello dell’ordine; la maggior parte delle officine si sottomisero a questa decisione. Solamente la Madre Loggia di Kilwinning si rifiutò e volle con. servare la sua supremazia ed indipendenza; molto tempo dopo dello stabilimento della Grande Loggia, essa deliberò delle costituzioni di logge, come avea fallo anteriormente. Questa rivalità diede luogo a vive dispute, che di sovente turbarono nel modo più violente la pace della confraternita; dispute che non cessarono che nel 1807, tempo in cui la madre loggia di Kilwinning consentì finalmente di riconoscere l’autorità della Gran Loggia Scozzese, e si pose sotto la sua bandiera con tutte le logge di sua dipendenza. Essa venne messa senza numero in testa alla lista delle logge di Scozia, ed il suo venerabile venne fatto gran maestro provinciale dell’Ayrshire.

L’istallazione della Gran Loggia impresse un novello slancio alla società del reame, e il numero delle logge s’accrebbe considerabilmente. Nel 1739 tutte furono divise in distretti, e gran maestri provinciali furono nominati per amministrarle secondo essi distretti.

Uno de’ primi provvedimenti presi dalla Gran Loggia fu di costituire il suo comitato di beneficenza, come quello della Gran Loggia d’Inghilterra. Obbligò ciascun membro a contribuire con un dono volontario alla formazione dei fondi di soccorso, e decise che per l’avvenire tutti i nuovi fratelli ammessi verserebbero preventivamente una somma per quest'oggetto. D’allora in poi non lasciò alcuna occasione di compire delle buone opere a favore tanto dei membri della confraternita quanto di estranei. Allorché nel 1737 alcuni abitanti di Edimburgo risolsero di fare a loro spese un ospizio pei malati poveri la Grande Loggia di Scozia si associò a quest'atto di carità, assoldando a sue spese una parte dei muratori che dovevano occuparsi alla costruzione dell’edificio. La sola condizione che essa pose a tale concorso fu che si riserverebbe una camera dell’ospizio per ricevervi i fratelli ammalati, particolarmente raccomandati dal gran maestro. Più tardi, nel 1740, la Gran Loggia ‘decise di provvedere, educare e dar professione ad un certo numero di figli dei muratori indigenti.

La Grande Loggia ebbe occasione in quest’epoca di far rivivere un'antica usanza della società. Il 2 Agosto 1738, per domanda di Giorgio Drummond, sorvegliante dell'Ospizio reale, essa si recò processionalmenle, con l'assistenza della loggia di Edimburgo e città vicine, al luogo ove dovea essere fabbricalo l’ospizio per posarvi la prima pietra. Il corteggio era tarmato nel modo che abbiamo descritto parlando di simile solennità. Intorno al gran maestro stavano i membri più illustri che la massoneria avea ed i personaggi più eminenti del paese. Essi erano accompagnali dal lord prevosto, dai consiglieri di stato, dai magistrati civili, dagli assessori delle corti di giustizia, dal presidente e collegio dei medici, e dall’ufficio intiero. I pastori ed i diversi parrochi d’Edimburgo si erano pure associali alla cerimonia. Le formalità ordinarie essendo state adempite, le trombe sonarono, e gli applausi e gli huzzé si fecero sentire a tre riprese. Il corteggio si riformò e fece ritorno alla Grande Loggia, ove tutti si separarono. La medesima cerimonia ebbe luogo due anni dopo, per posare la prima pietra dell’ala occidentale dell’ospizio.

Cosi si completò l’organizzazione della massoneria nei tre regni della Gran Brettagna. Ivi la società non fu solamente grande in ragione della qualità e del credilo dei suoi capi e della maggioranza dei suoi membri, ma in ragione degli atti di carità che faceva; aveva pure un’esistenza riconosciuta, e le autorità in qualche occasione non avrebbero esitato di dare il loro concorso officiale. Al seguente capitolo faremo vedere con quanta celerità propagossi nel resto del mondo.

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CAPITOLO III

Propagazione della massoneria fuori della isole Britanniche. —francia: Le prime logge. — Loro organizzazione. — Grave abuso. — Avventurosa influenza. — Gli Ebrei sono esclusi dall’iniziazione. — I Gesuiti — Ballo comico fatto rappresentare da essi. —Massoneria di donne, le felicitaires, i cavalieri dell'ancora, i fenditori, il rito di adozione, l'ordine della perseveranza, le ninfe detta rosa, i philochoréiles, la vetta del monte Taborre. — Primi gran maestri delle logge francesi. — Germania: Introduzione della massoneria. — La Gran Loggia di Sassonia. — Federico il Grande — Il principe di Bayreuth. — Le Grandi Logge dei tre Globi e di York Reale all’Amicizia. — Belgio. — Olanda: Pretesi documenti del 1535 e del 1637. — Fondazione di una gran loggia nazionale. — Spagna. — Portogallo. — Russia: Le logge sotto l’imperatrice Anna. — Caterina II protegge la società. — Progresso della massoneria sotto quest’impero. — Essa prende delle tendenze politiche. — Italia. — Svizzera. — Svezia. — Danimarca. — Polonia. — Boemia. — Turchia — Per sia: Askery Khan. — Zadé Meerza. — Indostan: Il principe Omdit-ul-Omra Bahauder. — Africa. — Ooeania. — America: Canada. — Stati Unili: Warren. — Lafayette. — Solennità massonica. — Franklin. — Washington. — Discordie in New-York. — Inaugurazione del canale di Erié. — Festa massonica in memoria di Adams e di Jefferson. — Haiti. — Brasile: Don Pedro — Scisma. — Venezuela. — Messico: Gli scozzesi ed i Yorkinos. — Il ministro Poinset. — Texas. 

Credendo a qualche storico inglese ed alemanno, e fra gli altri a Robinson ed al consigliere aulico Bode, la massoneria venne introdotta in Francia dagli Irlandesi del seguito del re Giacomo dopo la rivoluzione d’Inghilterra del 1688; la prima loggia fu stabilita al castello di San Germano, e di là l’associazione si propagò nel resto del reame, in Alemagna ed in Italia.

Noi non sappiamo da qual documento derivi l’asserzione di questi scrittori, ciò non pertanto non ci sembra nuda di verosimiglianza. Abbiamo veduto che nel 1648 in Inghilterra il partito realista provò di servirsi del mistero che copriva le assemblee dei muratori per riunirsi con sicurezza, e concertarsi sul modo di sostenere, e più tardi restaurare la monarchia degli Stuardi. Nulla per ciò impedisce credere che gli adepti di questa famiglia si fossero rifugiati in Francia, avessero con il medesimo fine fondate delle logge, e sotto il velo della massoneria avessero tenuta una relazione politica coi loro amici rimasti Inghilterra. Comunque sia, è certo che i partigiani di Francesco Eduardo Stuardo, figlio di Giacomo II, presero una parte attivissima nell'organizzazione della massoneria in Francia, sperando trarne profitto pei loro disegni. Uno degli agenti più ardenti di questa idea era lord Dervent-Water che fu gran maestro delle logge francesi; e dopo il 1746, mori in Londra sul palco, vittima della sua devozione ai pretendenti. Tuttavolta bisogna osservare che le mene controrivoluzionarie dei rifuggisti inglesi non ottennero nelle logge francesi che risultati insignificanti. La massoneria era poco propria ad aiutare un partito, essendo essa composta d'uomini di ogni partito e di ogni credenza religiosa. I rifugiati non tardarono a riconoscerlo, e da quel momento si occuparono a modificare l'ordine della società. Così sotto pretesto di purgarla, ma in fatto collo scopo di reclutare degli aderenti, e per altri motivi che più avanti esporremo, v introdussero gli alti gradi.

La prima loggia, la cui fondazione in Francia sia storicamente provala, è quella che la Gran Loggia di Londra istituì a Dunkerque nel 1721, sotto il nome di Amicizia e Fratellanza (53). La seconda, della quale non giunse fino a noi il nome, fu fondata in Parigi nel 1725 da lord Dervent-Water, dal cavaliere Maskeline, dal fratello Heguerly, e da qualche altra persona del seguito del pretendente; costoro si riunivano presso Hùre, trattore inglese, in via Boucheries al sobborgo San Germano. Il fratello Goustand, lapidario della medesima nazione, fondò una nuova loggia ia Parigi verso quel tempo. Se ne stabilì una terza nel 1726 sotto il nome di San Tommaso. La Gran Loggia d'Inghilterra ne costituì altre due nel 1729; l’una aveva per titolo Al Luigi d’argento, ed il fratello Lebretono n’era il venerabile (54); la seconda chiamavasi Santa Margherita, e su di questa non si conoscono altre notizie tranne il nome trovato in un registro dell’anno 1765. In fine un ultima loggia si formò in Parigi nel 1732 presso il trattore Laudelle nella strada Bussv, sotto il nome della via in cui era stabilita; più tardi si chiamò Loggia d'Aumont, perché il duca d’Aumont vi fu iniziato.

In quel tempo altre logge furono stabilite nelle province. Tali sono l’Inglese di Bordeaux che data dal 1732, e la Perfetta Unione di Valenciennes istallata nel 1733. Queste due officine esistono ancora.

Tutte le logge che in prosieguo si fondarono in Parigi diedero origine alle società delle quali abbiamo parlato. La maggior parte si attribuirono i poteri di Grandi Logge e rilasciarono lettere di costituzione a nuove officine (55). Gl’Irlandesi e gli altri rifugiati aumentarono ancora questo disordine concedendo al primo venuto l'autorizzazione di aprire loggia. A quel tempo le costituzioni erano personali ai fratelli che le avevano ottenute, e le funzioni di venerabile erano a vita. Tutti i massoni di condizione libera erano alti ad essere costituiti venerabili inamovibili, quando erano investiti del terzo grado ed erano stati sorveglianti di una loggia. Le patenti costituzionali erano in suo nome ed egli ne era padrone. Egli aveva il dritto di nominare i suoi due sorveglianti. I rimanenti uffiziali erano proposti da questi tre funzionari!, che redigevano in comune una doppia lista di candidati; i fratelli votavano a scrutinio di palle per ciascun Uffiziale. Vi erano per quest’uso due scatole, su ciascuna delle quali era scritto il nome d’uno dei due candidati; e quello dei concorrenti che otteneva il numero maggiore dei suffragi era rivestito della carica per la quale si era votato. Però vi erano logge che sceglievano e rinnovavano annualmente tutti i loro officiali; ma queste in piccolissimo numero, ed il potere che usavano formava una vera eccezione.

Ciascun venerabile di loggia governava i suoi fratelli in un modo assoluto, ed essi non dipendevano che da lui solo: anche in quei primi tempi il disordine era grande nella massoneria francese. E ciò si vede dal quadro seguente, tracciato da un altro contemporaneo, in uno scritto intitolato I massoni.

«I profani, egli dice, si scandalizzano ragionevolmente della poca nostra delicatezza nella scelta degl’individui, del traffico vergognoso delle iniziazioni, e della sontuosità dei nostri banchetti. La maggior parte dei fratelli non conoscono quasi nulla dell’arte nostra, poiché la loro istruzione viene negletta. Il numero dei venerabili non è in proporzione con quello dei massoni. Alcuni venerabili contano più di cinquecento massoni nella loro loggia: come sarà loro possibile riunirli tutti in una fiata? bisogna che i nove decimi attendano la lor volta che viene appena ogni semestre. L’amministrazione dei fondi non è ordinata né giustificata; l’introito e l’esito si fa senza controllo e senza tenerne nota; il danaro passa per mani prodighe e infedeli. Quindi la profusione, il furto; ed i massoni po(veri, abbandonati alla loro indigenza, per mancanza di fondi non hanno soccorso!»

In vero tale allora era lo stato della massoneria. Sebbene ciò scoraggiasse i fratelli che portavano nelle logge i sentimenti armonizzanti con lo spirito dell’istituzione. nondimeno non si raffreddò punto lo zelo loro, ed essi si applicavano il più delle volte con successo a far estendere la sua utile destinazione. Alla soglia delle logge venivano a finire la rivalità e l’odio, che avevano la lor sorgente nelle divergenze di opinioni e d’interessi. Le logge erano asilo di concordia, amicizia e tolleranza. Nullameno in questi primi tempi i membri delle diverse comunioni cristiane erano i soli ammessi a partecipare ai nostri misteri, benché la maggioranza dei fratelli fosse d’avviso che le altre credenze religiose dovessero egualmente avervi accesso, tranne gli ebrei, che furono esclusi ai termini dei regolamenti del 1733, formulato a questo proposito. Tale anomalia, che cessò di esistere in Francia dopo lunghi anni, dolorosamente sussiste tutt'ora nelle logge tedesche.

Le forme della massoneria di quei tempi poco differiscono da quelle dalla massoneria presente. Le logge si riunivano generalmente, come in Inghilterra, in una sala particolare di qualche albergo, la cui insegna serviva di titolo distintivo. Questa sala non era ornata di alcuna decorazione speciale: si temeva di far conoscere alla polizia, che da un momento all’altro potea venire a perquisire, le prove dell’oggetto per cui si riunivano. Per questo il quadro simbolico del grado nel quale si tenevano i lavori era usualmente con gesso tracciato sul pavimento, ed appena terminata la riunione,veniva lavalo con una spugna bagnata.

Per quanta cura ponessero i massoni a tenere il loro cerimoniale segreto, pur tuttavia traspirò qualche cosa nel mondo profano. Dei falsi fratelli si erano fatti iniziare con lo scopo di rivelare ai profani i misteri della massoneria. I gesuiti sopra tutti, che aveano accesso nelle logge, ed erano convinti esser loro impossibile di tirare la società ne loro disegni, erano i più zelanti nell’opera della propagazione. Fecero sotto diversi falsi nomi stampare scritti ove era sollevato gran parte del velo che copriva l'iniziazione. Ma non contenti a ciò, vollero andare più oltre, facendo ogni sforzo per porre la massoneria in ridicolo. Quelli del collegio Dubois in Caen, dopo una rappresentazione della tragedia Zenobia e Radamisto fatta dai loro scolari il 2 Agosto 1741 fecero eseguire un ballo comico, nel quale si vedea il cerimoniale che si compie nella recezione di un massone. S'incominciava con una lezione di un maestro di ballo data ad un elegante del tempo. Sopraggiungeva un borgomastro olandese colla figlia, facendo una danza buffa, ed andavano a sedersi in fondo al proscenio. Veniva poi uno Spagnuolo seguito dal suo valletto, e facea al maestro di ballo ed all'alunno, entrambi iniziati, dei segni massonici che lor veniano corrisposti. Questi tre individui si gettavano tosto nelle braccia l'uno dell'altro, dandosi il bacio fraterno nel modo consueto. Tale vista suscitava la curiosità dell'Olandese; lasciava il suo posto e veniva ad osservare i gesti fatti da’ fratelli. Costoro lo credevano uno dei loro, e gli faceano egualmente il segno, al quale egli rispondeva in modo grottesco, facendo vedere che non gli era familiare. Gli si proponeva di farsi iniziare, ed egli accettava con sollecitudine. In conseguenza di che lo Spagnuolo ordinava al suo valletto di tutto preparare per la recezione, e l’Olandese faceva ritirare la figlia, la quale correva a mettersi ad una finestra per vedere tutto quanto sarebbe avvenuto. Subito avea luogo la recezione, precisamente come si fa nella loggia. Quando questa era terminata e tutti gli oggetti che servivano per. la cerimonia venivano tolti, l’Olandese richiamava sua figlia, che destando generale meraviglia entrava in iscena imitando i segni e le cerimonie di cui era stata testimone. I fratelli manifestavano il più vivo dispiacere nel vedere i loro segreti venuti a conoscenza di una donna, ma non tardavano a prendere filosoficamente il loro partito. Lo Spagnuolo domandava in moglie la figlia del borgomastro; e quando gli veniva dato il consenso, i due futuri sposi ballavano un passo comico, nel quale vi erano mescolati i segni massonici. Vedremo più tardi i gesuiti usare mezzi energici per distruggere la società.

Verso il 1730 fu istituita la massoneria della donne. S'ignora chi ne fosse l’inventore; ma essa appari per la prima volta in Francia, e sì vede chiaramente essere questo un prodotto dello spirito francese. Le forme di questa massoneria non furono interamente fissate che dopo il 1760, e venne sanzionata dal corpo amministrativo della massoneria nell’anno 1774. Essa da principio usò diversi rituali e diversi nomi, i quali non ci sono giunti. Nel 1743 usò simboli e frasario nautico; le sorelle facevano il viaggio immaginario all’isola della Felicità sotto la vela dei fratelli e con essi per piloti. Questo era l’ordine dello Felicitaires, composto dei gradi di mozzo, capitano, caposquadra e vice ammiraglio; aveano per ammiraglio, cioè per gran maestro, il fratello Chambonnet che ne era l’autore. Si facea giurare alle recipiendari di conservare il segreto sul cerimoniale che accompagna la recezione. Se s'iniziava un uomo, egli giurava «di non intraprendere ancoraggio in alcun porto, ove già si trovava ancorato un vascello dell’ordine». Se una donna, essa prometteva «di non ricevere dei vascelli stranieri nel suo porto, fin tanto che vi sarà un vascellodell’ordine ancorato». Esse prestavano il giuramento sedute al posto del caposquadra, o presidente, che durante questa formalità si poneva alle loro ginocchia. Una scissione di quest’ordine diede origine nel 1745 all'ordine dei cavalieri e delle cavalieresse dell'Ancora, il quale non era che una depurazione del primo, avendone conservato le formule. Due anni dopo, nel 1747, il cavaliere Beauchaine (il più celebre e più zelante dei venerabili di Parigi, quello stesso che avea stabilita la sua loggia in una trattoria della via San Vittore all’insegna del Sole d'oro, dove alloggiava e dava per sei franchi in una sola seduta tutti i gradi della massoneria) stabilì l'ordine dei Fonditori, le cui cerimonie furono ricavale da quelle della congrega dei carbonari, uno dei numerosi rami dei compagni del dovere; la loggia avea il nome di cantiere, e doveva rappresentare una foresta; il presidente si chiamava padre-maestro, i fratelli e le sorelle si chiamavano cugini o cugine, i recipiendarii venivano qualificati palosci.Queste riunioni aveano una voga straordinaria. Aveano luogo in un vasto giardino al quartiere della Nuova Francia fuori di Parigi. Le genti di corte, uomini e donne, vi si portavano in folla ed in gran confidenza, con sopravvesti e sottane di burello, i piedi calzati di grossi zoccoli, e si davano a tutta la vivacità e noncuranza dei popolani (56). Altre società androgino succedettero a questa, come gli ordini del Cotogno, delle Centinaia e della Fedeltà, le cui forme si avvicinano di molto alle forme della massoneria ordinaria.

La massoneria di adozione propriamente detta fu l’ultima a formarsi. Ed a quello che abbiamo detto nella nostra introduzione, aggiungeremo che essa si componeva di quattro gradi, le apprendista, le compagne, le maestre, e le maestre perfette, gli emblemi dei quali erano rilevati dalla bibbia, e commemoravano il peccato originale, il diluvio, la confusione della torre di Babele, ec.

Stabiliti che furono definitivamente i riti di adozione, dalla Francia corsero nella maggior parte dei paesi di Europa fino nell’America. E dapertutto i massoni li accolsero, con gioia, come un mezzo onesto per fare partecipare le loro mogli e figlie ai piaceri che essi provavano nelle loro feste misteriose. I balli ed i banchetti, che seguivano quelle solennità, erano sempre occasione di numerosi atti di beneficenza, e tali riunioni divennero il ritrovo della più alla società. Molte di queste assemblee furono cinte di uno splendore che le rese meritevoli di una pagina nella storia.

Quanti in Parigi v’erano di notabili nelle lettere, nelle arti e nella nobiltà, in folla correvano, nel 1760, alla loggia di adozione, che il conte di Bernouville avea fondata nella Nuova Francia, ed a quelle che diversi signori tencano, verso il tempo istesso, nei loro palazzi.

Vi fu in Nimègue l'inverno del 1774 una riunione-di questo genere, preseduta dal principe d’Orange e dal principe di Waldeck, e reietto della nobiltà olandese assisteva alla festa. Del prodotto di una sottoscrizione si fondò un ospizio por i poveri.

Nei 1775 la loggia di Sant’Antonio, in Parigi, stabilì una loggia di adozione la cui presidenza fu data alla duchessa di Borbone. Nel mese di maggio la gran maestra fu istallata con una pompa straordinaria. Il duca di Chartres, poscia duca d'Orleans, allora gran maestro della massoneria francese, dirigeva i lavori. Si notarono fra le persone presenti le duchesse di Luynes e di Brancas, la contessa di Caylus, la viscontessa di Tavannes e molte altre sorelle del più alto grado sociale. La questua fu abbondante e servì per togliere di prigione alcune persone, appartenenti a famiglie povere, detenute per non aver pagato i mensili dovuti alle nutrici. La duchessa di Borbone presedè nel 1777 una festa data dalla loggia del Candore, alla quale assistettero la duchessa di Chartres, la principessa di Lamballe, le duchesse di Choiseul-Gouflìer, di Bachecourt, di Lemonie e di Nicolai, la contessa di Brienne, e le marchese di Rochambeau, di Bethizy e di Geniis. In una loggia di adozione tenute nel 1779, preseduta dalla medesima sorella, si fece una questua straordinaria a favore di una povera famiglia di provincia, che nella sua ingenua semplicità avea gettala al a posta una domanda di soccorso con questa soprascritta: «Ai Signori Massoni di Parigi.»

Nell’anno medesimo la loggia di adozione il Candore s’interessò vivamente per Fin fori un io di un fra tulio titolato, il quale, vittima di un odio di famiglia, era stato ridotto alla più desolante miseria. Ad istigazione di questa loggia, Luigi XVI accordò al protetto di lei una gratificazione di 1000 lire, una pensione di 800 franchi ed una luogotenenza in un reggimento. La loggia delle Nove Sorelle, preseduta dalla signora Helvetius, e quella del Contratto Sociale, preseduta dalla principessa di Lamballe, celebrarono pure delle feste brillanti, nelle quali però il ballo e la gioia non facevano dimenticare i disgraziati.

Sotto l’impero. le feste di adozione non furono meno splendide; nel 1805 la loggia dei Liberi Cavalieri si portò a Strasburgo per tenervi una loggia di adozione. Il barone Dietrick copriva le funzioni di gran maestro, e l'imperatrice Giuseppina volle assistervi. Una festa non meno notabile ebbe luogo a Parigi il 1807, nella loggia di Santa Carolina, sotto la presidenza della duchessa di Vaudemont. L’assemblea era numerosissima, vi si notavano il principe di Cambacerès, il conte Regnault di San Giovanni d’Angély, la principessa di Carignano, le contesse di Girardin, di Roncherolles, di Croix-Mard, di Montcheau, di Laborde, di Varbonne, di la Ferlé-Mun. d’Ambrugeac, di Buudy, ec.

Fra tutte le feste di adozione celebrale durante la restaurazione, bisogna notare quelle che nel 1820 diedero le logge del rito di Misraim sotto la presidenza del conte Muraire e della marchesa Fouchécour, e nel 1826 la Clemente Amicizia preseduta dal duca di Choiseul e dalla contessa Curnieu; la più notabile e senza pari è quella che ebbe luogo il 9 febbraio 1819 nell'Albergo di Villette, strada del sobborgo S. Onorato n.° 30. La loggia avea per titolo Bella e Buona; era diretta dal conte di Lacépède e dalla marchese di Villette nipote di Voltaire. Bella e Buona fu il soprannome affettuoso che la marchesa avea ricevuto da quel grand'uomo. Quando nel 1778 egli venne iniziato alla massoneria, ed il venerabile Lutando gli rimise i guanti da donna che si usa regalare ai neofiti, Voltaire li prese, e volgendosi verso la marchese Villette, glieli porse dicendo: «Poiché questi guanti sono destinati ad una persona a cui si suppone che io porti un’affezione onesta, tenera e meritata, vi prego di presentarli a Bella e Buona». Tutto quanto la Francia chiudeva di notabile nel parlamento, nelle scienze, nelle arti, negli officii amministrativi e militari, gl'illustri stranieri, il principe reale di Wurtemberg e l'ambasciatore di Persìa assistevano fra gli altri alla riunione della loggia Bella e Buona. In mezzo alle elette dame francesi, fra le quali notavasi la duchessa di Rochefoucault, si vedeva pure lady Morgan e molte altre sorelle straniere, distinte per nascita o per ingegno. Il busto di Voltaire venne solennemente inauguralo, e la sorella Duchesuois lesse in onere dell'illustre scrittore un’ode composta da Marmontel alla quale il Jouy aggiunse due strofe adattate a quella festa; dopo di che ella depose sul busto di Voltaire quella medesima corona di cui venne cinta la fronte del grand’uomo nel Teatro Francese dalla celebre attrice tragica Clairon nel 1778; quindi col concorso del fratello Talma essa recitò la bella e terribile scena della doppia confidenza nell’Edipo molti altri artisti si fecero parimenti sentire, ed un’abbondante colletta terminò dignitosamente la seduta. Poscia incominciò il ballo, che si prolungò per tutta la notte.

Poco tempo dopo l’istallazione del rito di adozione, si formò in Versailles una nuova società, che pretendeva ad un’antica origine, sotto il nome di ordine dei cavalieri e delle dame della Perseveranza (57)). Ebbe per fondatrice la contessa di Potoska insieme a qualche altra dama della corte, al conte di Brolowki ed alla marchesi di Seignelay, e non rimontava realmente al di là de! 1769. Gli istallalori raccontavano colla massima serietà e bonomia che l’ordine venne istituito in Polonia in un’epoca remotissima; che senza interruzione avea sempre esistito nel più profondo mistero, e che era stato ora introdotto in Francia da certi Polacchi di alto stato. La contessa di Potoska, che avea immaginata questa favola, sollecitò il suo parente Stanislao re di Polonia, allora rifuggiate in Francia, di prestarsi a convalidare l’invenzione. Il monarca acconsentì di buon grado, e spinse tanto oltre la sua compiacenza, che in una lettera scritta di proprio pugno narrò la storia circostanziata dell’ordine, fin dai suoi primi tempi immaginari, affermando esser quell’ordine in grand’onore in Polonia; mancava quindi il modo di negare l’antichità dell’ordine, quando era stata affermata da sì alto personaggio! Così pure lutti i dubbii sorti sparirono innanzi a tale assertiva. Rulhières, al quale dobbiamo una storia della Polonia, e che si presumeva sapere meglio di ogni altro gli annali di quel paese, era fra i più creduli. Costui ebbe la malaccorta vanità di far mostra della sua erudizione da rodomonte intorno all'ordine della Perseveranza, un giorno incontrandosi nel Palazzo Reale con la contessa Caylus, una delle dame che avea contribuito all'istallazione di quella società. Le disse che avea scoperto una quantità di curiosi particolari relativi alla storia dell’ordine; che egli era certo, per esempio, che il conte di Palouski avea restauralo l’ordine in Polonia verso la metà del secolo XV, e che in seguito Enrico III fu nominato gran maestro, quando venne chiamato al trono di Polonia, ec. «Veramente! disse la contessa. E dove, buon Dio! avete trovato tante belle cose? — Nelle vecchie cronache polacche che mi sono state comunicate da certi benedettini. — Che le hanno inventate xxxxxxxxxxxxxxx le hanno spedite da Varsavia appositamente per me, sapendo come io sia curioso di sapere tutto ciò che riguarda la storia di quel paese. — E bene! cavaliere, disse ridendo la contessa, essi dovranno fare la penitenza di sì grossa menzogna. Io posso dirvi (giacché sicuramente non lo andrete ripetendo), essendoché il segreto che ho si lungamente custodito terminerà coll'annoiarmi, posso dirvi che la storia dell'ordine della Perseveranza non è che una favola, e voi state innanzi ad una delle persone che la immaginarono.»

Ciò detto, diede a Rulhières i ragguagli che noi abbiamo riportati più sopra. Il cavaliere, un pò confuso, ebbe cura di non divulgare l'avventura; la contessa però non fu cosi discreta. Benché l’ordine della Perseveranza ebbe a rimproverarsi questa piccola frode istorica, non di meno lodevolmente compì il suo mandato, avendo elargiti abbondanti soccorsi, particolarmente alle povere donne puerpere.

Un’associazione di tutt'altro genere fu stabilita, verso il tempo medesimo, sotto il nome di ordine dei cavalieri e delle ninfe della Rosa. Lo scopo che si proponeva era la beneficenza presa in un senso ristrettissimo, e l’amore del prossimo era circoscritto ne' più angusti limiti. Era semplicemente una riunione di piacere, che avea sbagliata la sua data, ed apparteneva, per le tendenze e per la composizione, ai bei giorni della Reggenza. Il sìg. di Chaumont, segretario particolare del duca di Chartres per gli affari concernenti la massoneria, era l’autore dell’ordine della Rosa, e lo fece per compiacere ai voleri del principe. La società avea sede principale in Parigi, strada di Montreuil alla Folie Titon, casa di piacere di sua Altezza; avea pure delle succursali nei palazzi di diversi signori. La sala ove si compiva la ricezione chiamavasi Tempio dell'Amore. Le mura, ornate di ghirlande di fiori, erano cariche di scudi, evi erano dipinti emblemi e divise erotiche. Le assemblee erano presedute da due uffiziali di sesso diverso, l'uno era chiamato gran gerofante e l’altra grande sacerdotessa; il primo iniziava gli uomini, la seconda le donne. Un cavaliere detto Sentimento, una ninfa chiamata Discrezione, e due introduttori d’ambo i sessi aiutavano il gerofante e la gran sacerdotessa nel cerimoniale delle ricezioni. Tutti si davano il titolo di fratelli e sorelle; gli uomini avevano il capo incoronato di mirto e le donne di rose. Il gerofante e la gran sacerdotessaorlavano inoltre una larga fascia color di rosa, sulla quale erano ricamate due colombe nel mezzo di una corona di mirto. Durante la ricezione. la sala era illuminata da una lanterna cieca tenuta dalla sorella. Discrezione; terminata la ricezione, il tempio venia rischiarato dalla luce di mille candele.

Ecco in qual modo si facevano queste ricezioni, giusta il rituale dell’ordine che noi trascriviamo esattamente:

«L'introduttrice (se vien ricevuta una ninfa) e l’introduttore (se si riceve un uomo) spogliano i recipiendarii delle loro armi, gioielli o diamanti, e bendano loro gli occhi; li cingono di catene e li conducono alla porta del Tempio d'Amore, dove si battono due colpi. Il fratello Sentimento introduce i neofiti per ordine del gerofante o della gran sacerdotessa. Viene ad essi domandato nome, cognome, patria, età ed in fine che cosa vogliono; a quest’ultima domanda devono rispondere La felicità.

«D. — Che età avete? = R. — (Se è un cavaliere): L’età d’amare; (se una ninfa): L’età di piacere e di amare.

«I candidati erano tosto interrogati intorno ai loro principii ed ai loro pregiudizii, alla loro condotta in materia di galanteria, ec. Dopo le risposte, si ordinava che le catene ond’erano carichi venissero spezzate, e surrogate da quelle di Amore. Allora catene di fiori succedevano alle primo. In questa guisa veniva comandato il primo viaggio. Il fratello Sentimento facea loro percorrere un cammino, tracciato da un laccio d’amore (58), che partiva dal trono della gran sacerdotessa e veniva a finire all’altra estremità della sala, propriamente al posto del fratello Sentimento.Il secondo viaggio era ordinato per la medesima via, ma veniva fatto in senso contrario. Se era una ninfa quella ammessa, era condotta dalla sorella Discrezione che la copriva con il suo velo. Terminati questi due viaggi, i candidati erano condotti all’altare dell’Amore, e pronunziavano il giuramento seguente: «— Io prometto e giuro, in nome del padrone dell’universo, il cui potere si rinnovella incessantemente, e per il piacere che è l’opera sua più dolce, di non rivelare i segreti dell'ordine della Rosa. Se manco ai miei giuramenti, il mistero non aggiunga niente ai miei piaceri; ed in luogo delle rose di felicità io trovi le spine del dolore!»

«Appena pronunciato questo giuramento, si ordinava che i neofiti venissero condotti nel boschetto misterioso, vicino al Tempio dell’Amore. Si dava ai cavalieri una corona di mirto, alle ninfe una di rose. Durante questo viaggio, una flebile musica si eseguiva da numerosa orchestra. Poscia si conducevano i neofiti all’altare dei misteri, posto a piedi del trono del gerofante; ivi profumi erano offerti a Venere e suoi figli. Se veniva ricevuto un cavaliere, egli cambiava la sua corona con quella di rose dell’ultima ninfa ricevuta; se era una ninfa, essa cambiava la sua corona con quella del fratello Sentimento.Il gerofante leggeva dei versi in onore del dio Mistero, e dopo faceva sbendare gli occhi al neofita. Una melodia si facea sentire, rendendo più bello lo spettacolo, che offriva agl’iniziati una brillante riunione in un luogo incantevole. Durante questa musica, il gerofante o la gran sacerdotessa dava ai neofiti il segno di riconoscenza, che si riferisce tutto all'amore ed ai misteri».

Venivano eseguiti pure altri misteri, di cui i rituali non fanno parola, ma si leggono nelle cronache di quel tempo.

Questa società della Rosa, che data fin dal 1778, non ebbe che una esistenza brevissima, poiché dopo il 1782 non se ne ha traccia alcuna.

Un altra società, che null’altro ha di analogo con questa se non il nome, l’ordine dei Filocoreti o Amanti del piacere, fu istituita il 1808 nell’esercito francese accampato avanti Orense in Gallizia. Alcuni giovani uffiziali ne furono gli autori. Esso avea per oggetto di rallegrare i corti intervalli dei combattimenti con riunioni composte di persone di ambo i sessi, che le donne abbelliscono i divertimenti e le feste. Quest’era una specie di massoneria di adozione, che avea la sua iniziazione ed i suoi misteri. Le logge prendevano il nome di circoli. Ogni cavaliere aveva un nome particolare, come per esempio Gustavo di Damas chiamavasi Sfida d'amore, il signor di Noirefontaine il cavaliere dei Nodi, ec. Le formule della ricezione, su cui fu serbato un religioso segreto, si attenevano agli usi delle corti d’amore ed alle cerimonie della cavalleria. Dall’esercito di Spagna la società s’estese agli eserciti sparsi per altri punti d’Europa, ed anche a qualche guarnigione dell’interno. Non ebbe stabilimenti in Parigi, e nel 1814 cessò interamente di esistere.

In fine un’ultima associazione, l'Ordine delle dame scozzesi dell'ospizio del Monte Tabor, che avea molta rassomiglianza con la massoneria di adozione ordinaria, fu fondata in Parigi nel 1810 dal signor Maugourit costituitosi gran maestro. Essa aveva a gran maestra la signora di Carondelet. Le istruzioni che ricevevano i neofiti nei diversi gradi di cui componevasi il sistema, tendevano a condurre specialmente verso quelle occupazioni sociali a cui le donne sono particolarmente destinate, e premunirle contro l’ozio e la seduzione. Dare pane e lavoro alle persone di buona condotta del sesso femminile che ne mancavano, quindi aiutarle, consolarle, e preservarle, con beneficii e con la speranza di non abbandonarle, dalla minaccia e dal supplizio della disperazione», tale era lo scopo di quest’associazione, che produsse molto bene, e cessò verso la fine della restaurazione. Noi avremo occasione di ritornare sulle riunioni delle donne, parlando della massoneria di Cagliostro.

Sei logge, esistenti in Parigi nel 1735, riunivansi in diversi locali posti nelle vie Bulsy, Deux-Écus, ed alla Rapèe. Quantunque la massoneria non avesse un centro di amministrazione fisso e regolare in quel tempo e non ancora avesse, come in Inghilterra, proceduto all’elezione del gran maestro, nullameno questa qualità era tacitamente accordata a lord Dervent-Water, che devesi considerare come il primo gran maestro della massoneria di Francia, ed effettivamente ne disimpegnava le funzioni. In quell’anno egli fece ritorno in Inghilterra, ove miseramente periva. Le logge di Parigi si unirono nel 1736 ed elessero in sua vece lord d’Harnouester. Il cavaliere Ramsay, famoso specialmente per le sue innovazioni massoniche, in quest’assemblea copriva la carica di oratore.

Verso la fine dell’anno seguente, lord d’Harnouester, dovendo lasciare la Francia, convocò una nuova assemblea generale, per provvedere alla scelta del suo successore. Luigi XV, scontento degl’intrighi orditi da’ rifuggiati inglesi nelle logge, e che già avea proibito l’ingresso in corte ai signori che si erano fatti ricevere massoni, fu avvertito di tale assemblea. Egli dichiarò che se il nuovo gran maestro era francese, lo avrebbe fatto rinchiudere nella Bastiglia. Tuttavolta questa minaccia non si realizzò. L’assemblea annunziata ebbe luogo senza ostacoli il 21 giugno 1738; il duca d’Anlin fu nominato gran maestro, ed accettò. Nel 1713, essendo scaduto il termine, le logge si riunirono per la rielezione: il conte di Clermont, principe del sangue, ottenne la maggioranza dei suffragi; egli avea per concorrenti il principe di Conti ed il maresciallo di Sassonia. É da quest'epoca che data l’istallazione legale del corpo amministrativo della massoneria francese. Esso si costituì regolarmente in quest’anno, e prese il nome di Gran Loggia Inglese di Francia. Dopo il 1735, una deputazione di logge di Parigi, della quale facea parte lord Dervent-Water, avea domandato alla Gran Loggia d’Inghilterra l’autorizzazione di formarsi in Gran Loggia provinciale, e n’ebbe l’autorizzazione nel. 1743. La tendenza politica che si sforzavano di dare alle logge in Francia fu, se non il motivo reale, almeno quello del ritardo.

Appena istallato nella sua carica di gran maestro, il conte di Clermont abbandonò la loggia a sé medesima, non curandosi di convocare la Gran Loggia. Però, sollecitato dal potere amministrativo della società, designò per deputato gran maestro con il potere di sostituirlo il fratello Baure, banchiere di Parigi. Ma questo supplente non ispiegò maggior zelo, e la massoneria ricadde bentosto nello stato di abbandono in cui il gran maestro proprietario l’aveva lasciata. Ne venne allora una anarchia nelle logge; ogni venerabile tendeva a rendersi indipendente, e si attribuiva il diritto d'istallare nuove officine, tanto in Parigi quanto nelle provincie, dove si avverava il disordine medesimo. La Gran Loggia, che prima era composta di un gran numero di persone ragguardevoli, a poco a poco si vide deserta; l’aridità dei particolari dell’amministrazione fu la causa principale della loro ritirata. I venerabili delle logge che li rimpiazzarono, quasi tutti erano piccoli borghesi e di condizione inferiore. Questo personale della Gran Loggia tolse ad essa tutta l’influenza sulle officine di sua corrispondenza. Nullameno le riunioni aveano luogo regolarmente, la Gran Loggia occupavasi a ristabilire l’ordine dell’amministrazione e della disciplina delle logge. Essa credette giungere più facilmente a questo risultalo fondando nel 1754 delle madri logge nelle province, per sorvegliare da vicino il procedimento delle officine inferiori nelle diverse circoscrizioni loro assegnate. Questa misura io sé stessa buona se fosse stata presa in altre circostanze, ebbe allora effetti interamente opposti a quelli che si attendevano. La maggior parte delle madri logge cessarono subito di corrispondere col centro massonico; esse divennero corpi rivali, e molte si fecero ri lasciare delle nuove costituzioni dalle Grandi Logge straniere, scossero il giogo della metropoli ed a lor volta costituirono nuove officine, tanto in Francia quanto fuori.

Questo stato di lotta e di anarchia era giunto al colmo nel 1756; in quel tempo la Gran Loggia si dichiarò indipendente dall’Inghilterra, e prese il titolo di Gran Loggia di Francia, pensando in tal guisa di dominare il disordine che minacciava di mandare in ruina la massoneria; perciò rinnovò le sue costituzioni, corredandole di nuovi regolamenti. Dichiarò di non riconoscere che i tre gradi di apprendista, compagno e maestro, e di doversi creare dei venerabili inamovibili, presidenti delle logge regolarmente stabilite in Parigi, avendo alla loro testa il gran maestro ed i suoi rappresentanti. Solo ai venerabili di Parigi apparteneva il dritto del governo dell’ordine; i venerabili di provincia ne erano interamente esclusi. Gli affari venivano esaminati e decisi da diciotto fratelli, nove officiali e nove venerabili, i quali formavano l’assemblea di consiglio. Le decisioni di questa assemblea non erano che provvisorie: la Loggia di comunicazione del quarto, composta di trenta officiali nominati ogni Ire anni per via di scrutinio, era investita del potere di approvarle o di riformarle. Queste due autorità riunite formavano l’assemblea generale o la Gran Loggia. Una Camera dei dispacci venne istituita per ispedire le corrispondenze e raccogliere informazioni sulla condotta dei proposti; essa era composta di quindici fratelli, dei quali nove officiali e sei venerabili delle logge. La Gran Loggia era conscia di tutti i giudizii emanati dalle officine inferiori; essa percepiva un tributo annuale dalle logge di sua dipendenza, ed i loro officiali pagavano una quota personale per sopperire alle spese occorrenti all’amministrazione dell’ordine. In sostanza son queste le disposizioni generali della costituzione della Gran Loggia di Francia e le regole che la governarono, salvo leggiere modifiche, fino al 1799, tempo in cui si riunì ad un corpo rivale, il Grand’Oriente di Francia, di cui parleremo altrove.

I Tedeschi come i Francesi, secondo Robinson, hanno ricevuti i primi elementi di massoneria dai partigiani della casa degli Stuardi rifuggiatisi in Austria e prendendovi servizio. La prima loggia alemanna fu stabilita in Colonia nel 1716, ma si dissolvette appena formala. Prima del 1725, gli Stati cattolici e protestanti della lega germanica formaron pure nel loro seno un certo numero di logge, che anche esse ebbero corta vita.

Preston riferisce l’introduzione della massoneria in Germania ad un tempo più vicino. Secondo questo autore, la più antica loggia di quella contrada dovette essere fondata in Amburgo nel 1733, da qualche inviato inglese. Egli aggiunge che, ciò nondimeno, esisteva fin dal 1730 un gran maestro provinciale della Bassa Sassonia, benché questo paese non racchiudesse delle logge. Comunque sia, la sua prima officina non sussisté che pochi anni. Essa venne fondata nel 1740 nella loggia Assalonne, stabilita nella medesima città dalla Gran Loggia d’Inghilterra. Alcuni membri della loggia Assalonne, la quale era divenuta numerosissima, si ritirarono nel 1743, e formarono accanto ad essa una nuova officina sotto il titolo di San Giorgio. Il conte di Schmettau avea pure formata la loggia Judica nel 1741 in Amburgo.

Dresda nel 1738 vide fondarsi nelle sue mura una loggia sotto il titolo delle Tre Aquile Bianche, per cura del maresciallo Rutovvshi e del barone Ecombes, consigliere della legazione francese presso la corte di Berlino. Essa diede nell’anno medesimo nascimento alla loggia Le Tre Spade, e più tardi ad una terza loggia chiamata I Tre Cigni. Queste officine riunite formarono nel 1741 una Gran Loggia per la Sassonia, a gran maestro della quale venne eletto il conte Rutowski. Immediatamente dopo, la loggia Minerva alle tre Palme, stabilita in Lipsia nel 1741, si pose all’obbedienza della Gran Loggia di Sassonia. Il primo processo verbale conservatoci di questa loggia fu redatto in lingua francese. Dopo il 1737, la Gran Loggia d’Inghilterra nominò il principe Enrico Guglielmo, maresciallo ereditario di Turingia, alla dignità di gran maestro provinciale por l’Alta Sassonia. Le prime logge che si stabilirono sotto i suoi auspicii risedevano in Altemburgo ed in Norimberga.

L'anno seguente la massoneria alemanna fece un acquisto della più alta importanza; il principe reale, che fu poi Federico il Grande, venne ricevuto in Brunswick la notte del 14 o 15 agosto 1738, da una deputazione della loggia d’Amburgo, composta dei baroni d'Oberg, di Bielfeld e di Lowen, del conte regnante di Lippe-Bucklcmburgo e di qualche altro fratello. La ricezione ebbe luogo al palazzo di Korn, sotto la presidenza del barone d'Oberg. Federico avea chiesto di essere sottoposto a tutte le prove che si usavano in simile circostanza, manifestando la più alta stima per i principii e la forma della massoneria, che gli vennero spiegati dal barone di Bielfeld; ed in seguito vedremo che egli non cessò mai di proteggere particolarmente questa istituzione. Al contrario, il re regnante si era sempre opposto allo stabilimento della società nei suoi Stati, e dichiarò che egli tratterebbe con gli ultimi rigori gli autori di ogni tentativo che verrebbe fatto a questo scopo; per ciò si serbò il più profondo silenzio intorno alla ricezione del principe, la quale non venne conosciuta che dopo la sua assunzione al trono. Nel mese di giugno 1740, Federico prcsedette egli medesimo ad una loggia di Carlottemburgo, e vi ricevette suo fratello Enrico Guglielmo di Prussia, il marchese Carlo di Brademburgo ed il duca Federico Guglielmo di Holeslein-Beck. In un’altra loggia tenuta nei suoi appartamenti, nel mese di novembre seguente, iniziò il principe sovrano di Bayreuth, suo cognato. Poco tempo dopo la sua iniziazione, questo principe stabili una loggia in Bayreuth, sua capitale. Il 4 dicembre 1741 ebbe luogo la seduta d’istallazione sotto la sua presidenza e nel suo medesimo palazzo; dal quale si recò alla testa dei fratelli in processione, con le bandiere spiegate, al locale della loggia ove era preparato un banchetto. Per desiderio espresso da Federico, il barone di Bielfeld ed il consigliere privalo Jordan fondarono in Berlino una loggia, che chiamarono i Tre Globi. Da lettere patenti del 1740, vedesi che Federico elevo quest’officina al grado di Gran Loggia. Da quel tempo fino al 1754 i quadri di questo corpo massonico portano il re come gran maestro. La Gran Loggia dei Tre Globi nel 1746 aveva alla sua ubbidienza quattordici logge, tanto in Berlino quanto in Meiningen, Francoforte sull'Oder, Breslavia, Neufehùlel, Halle ed in altre città della Germania. Essa teneva alternativamente i suoi lavori in tedesco ed in francese.

Scienziati ed artisti francesi, rifuggiati in Prussia, nel 1752 stabilirono un’altra loggia in Berlino, sotto il titolo dell'Amicizia. Questa loggia nel 1755 stava all’ubbidienza della loggia I Tre Globi; ma nel 1762 se ne separò, dichiarandosi indipendente, e di sua piena autorità deliberò costituzioni di nuove officine. Nel 1765 iniziò il duca di York ai misteri massonici, e da quel giorno prese il nome di Madre Loggia di York Reale all'Amicizia. Questa fu la primitiva organizzazione che ebbe la massoneria in Germania. Più tardi la vedremo modificarsi essenzialmente, in seguito a molte divergenze che diedero principio ad un gran numero di sistemi nella parte dogmatica dell’istituzione.

Intorno ai primi tempi della massoneria nel Belgio, se ne hanno pochissime notizie. Si conosce solamente che la Gran Loggia d'Inghilterra nel 1721 costituì la loggia Perfetta Unione in Mons, e nel 1730 ne istallò un'altra in Gand. In prosieguo la loggia Perfetta Unione venne eretta a Gran Loggia provinciale Inglese per i Paesi Bassi austriaci.

In questo luogo la massoneria non ebbe mai una buona organizzazione. La Gran Loggia provinciale delle logge gialle, o belge, delle quali fu capo per molti anni il marchese di Gauges, non riunì mai più di ventuna loggia sotto la sua giurisdizione, da essa costituite direttamente o dalle Grandi Logge di Olanda e di Francia. Nel maggior numero di queste logge regnava lo spirito democratico più spinto; la qual cosa provocò il governo di Giuseppe II, prima della rivoluzione francese del 1789, a concentrare la massoneria belgia nella città di Brusselle, ed a fare che in generale le logge si componessero in maggior parte dei nobili. Vi si videro perciò molti membri dell’alto clero, e particolarmente in Liegi il principe vescovo e la maggior parte del suo capitolo appartenevano nel 1770 alla loggia la Perfetta Intelligenza; quasi tutti gli uffiziali di questa loggia erano dignitari della Chiesa.

Al primo tempo della sua istallazione nella repubblica batava, la massoneria fu fortemente attraversata nel 1819. Il principe Federico di Nassau, fratello del re d’Olanda, che vagheggiava una riforma nella massoneria, aveva indirizzato alle logge olandesi e belge, delle quali era gran maestro, copie dei documenti che rimontavano ai primi anni del XVI secolo, le quali servivano di base e di appoggio al suo sistema di riforma. L'autenticità di questi scritti era certificata dalle quattro logge di Aia e di Delft, le quali aveano redatto un processo verbale d'ispezione. Il primo documento è una specie di statuto con la data di Colonia del 24 giugno 1535, firmato da diciannove persone di nome illustre, come Colignì, Bruce-Falk, Filippo Mélanchton, Virieux e Stanhope. Questi segnatarii sono presentati tome delegati delle logge massoniche di Londra, Edimburgo, Vienna, Amsterdam, Parigi, Lione, Francoforte, Amburgo ed altre città, per assistere ad un’assemblea generale convocata in Colonia. I redattori di questo scritto si lamentano di imputazioni, delle quali è oggetto in que' disgraziati tempi la massoneria, e particolarmente dell’accusa di volere ristabilire l’ordine dei templarii, affine di ricuperare i beni che appartennero a quest’ordine, e di vendicare la morte dell'ultimo gran maestro Giacomo Molai sopra i discendenti di coloro che furono colpevoli del suo assassinio giuridico. Per queste ed altre simili accuse, i redattori credettero lor dovere lo esporre, in una solenne dichiarazione, l’origine e lo scopo della massoneria, ed inviare questa dichiarazione alle loro rispettive logge in diversi originali, affinché, se in seguito le circostanze divenissero migliori, si potesse ricostituire la massoneria (allora forzata a sospendere i suoi lavori) sulle basi primitive della sua istituzione. In conseguenza, essi stabilirono che la società massonica è contemporanea del cristianesimo; che in principio ebbe il nome di fratelli di Giovanni; che nulla dimostra che essa fosse conosciuta, prima del 1440, sotto un altro nome; e non fu che allora che prese il nome di confraternita di muratori, specialmente in Valenciennes ed in Fiandra, poiché in quest’epoca s’incominciò con le cure ed i soccorsi dei fratelli di quest’ordine a fabbricare in qualche parte dell'Hainault ospizii per curare i poveri presi dal male di Sant'Antonio. I principi! che guidavano tutte le azioni dei fratelli sono enunciati in questi due precetti: «Ama e rispetta tutti gli uomini come tuoi fratelli e tuoi parenti, dà a Dio ciò ch’è di Dio ed a Cesare ciò che appartiene a Cesare»; i fratelli celebravano ogni anno la memoria di san Giovanni precursore di Cristo e protettore della società; la gerarchia dell'ordine si compose di cinque gradi: apprendista, compagno, maestro, eletto, e sublime maestro eletto; infine l’ordine era governato da un capo unico e universale, e i diversi magistrati che vi sopraintendevano, erano retti da diversi gran maestri, secondo la posizione ed i bisogni del paese.

Il secondo documento è il registro dei processi verbali d’una loggia che ha esistito ad Aia nel 1637, sotto il nome di Valle della Pace di Federico. Questo registro fa menzione, fra le altre carte di cui si fece inventario, dell’atto d’istallazione in inglese d’una loggia della Valle della Pace, in Amsterdam, in data dell’8 maggio 1519, e dello statuto del 24 giugno 1535, che noi abbiamo già analizzato. Vi si tiene pure parola dell’elezione del principe Federico Enrico di Nassau come gran maestro della massonerie nelle Provincie Unite e supremo maestro eletto, elezione fatta dai fratelli riuniti in capitolo.

Lo statuto è scritto su pergamena in caratteri massonici, ed è redatto in lingua latina del medio evo; la scrittura è cosi alterata che sovente vi fu bisogno di sopperire nuove lettere a quelle divenute illeggibili. Il registro sembra essere stato molto voluminoso: i fogli rimasti indicano che hanno dovuto far parte d’un libro legato, e vedesi che sono stati distrutti dal fuoco. Dotti antiquarii dell'Università di Leida hanno dimostrato che la carta di questi fogli sia stessa di cui si servivano in Olanda al principio del XVII secolo, ed i caratteri sopra tracciativi sono appunto di quell’epoca.

Per molto tempo questi documenti restarono in possesso della famiglia Walchenaer. Verso il 1790 il signor di Walchenear d’Obdam li regalò al fratello Boelzelaar, allora gran maestro delle logge d’Olanda. Alla morie di questo gran maestro, tutte quelle carte caddero in mano d'uno sconosciuto, il quale nel 1816 le rimise al principe Federico.

Tali furono gl’indizii pubblicati nel 1819 intorno all’origine ed all’autorità dello statuto del 1535 e del registro del 1637. Il principe da questi due scritti dedusse la duplice conclusione, che la massoneria esisteva in Olanda almeno dall’anno 1519, e che in quell’epoca remota si componeva dei cinque gradi riportati dallo statuto. Ora questi cinque gradi erano quelli che egli pretendeva fare adottare dalle logge di sua ubbidienza; e si poteva credere che i documenti prodotti fossero stati compilali per dare a questa riforma la sanzione dell’antichità. Alcune logge doveano sapere molto poco degli usi del mondo per sostituire il nuovo rito al rito universalmente praticato. Le altre lo rigettarono, e persino si fecero lecito di dubitare dell’autenticità degli scritti che servivano di appoggio. Malgrado l’alto stato del gran maestro, i contraddittori furono ardenti e molti; ma in generale, le ragioni che accampavano erano deboli e poco concludenti, onde la quistione rimase indecisa. Nullameno, senza parlare degli anacronismi di cui abbonda lo statuto preteso del 1535, e la smentita che dà ai fatti incontrastabili, dei quali noi siamo stati l’eco nel primo capitolo di questo libro, vi è una considerazione che rovina dalla base al colmo l’economia del documento fabbricato, e che non avrebbe dovuto sfuggire alla sagacia del critico. L’assemblea di Colonia si duole che si calunnia pubblicamente le intenzioni e lo scopo della società massonica, e redige una dichiarazione per farlo meglio conoscere. Pertanto non al pubblico, che accoglie e propaga la calunnia, essa indirizza la sua dichiarazionc, ma alle logge; alle quali è inutile, poiché esse sanno convenevolmente a qual partito tenersi circa la realtà delle accuse che contro loro si elevano. E come se l’assemblea di Colonia temesse che la giustificazione da essa intrapresa non giungesse per un caso fortuito a cognizione di persone straniere alla massoneria (alle quali era naturai mente destinata, giacche a quelle soltanto potcva-apprendcrc qualche cosa), cosi distese la sua dichiarazione in idioma latino, che non è inteso che da dotti, e la scrisse in caratteri massonici, non intelligibili che agli iniziati. Questa dichiarazione non aveva un motivo plausibile, quindi è assurdo il pretendere che diciannove persone d’un’alta intelligenza, come un Colignv, Mclanchton, Stanhope e gli altri, fossero venuti in Colonia, da tutti i punti d’Europa, espressamente per redigerla. Intanto se evidentemente è falso lo statuto del 1535, del registro del 1637 che ne diviene, o d’onde venne ricavato? Tutto ciò non merita alcun analisi, e noi avremmo passato sotto silenzio questa frode massonica, se per una leggerezza inesplicabile non fosse stata presa sul serio, nella Svizzera ed in Germania, da certi fratelli più sapienti che riflessivi, i quali hanno prodigato tesori di erudizione per conciliare tutte le inverosimiglianze (59).

Del resto, nulla impedisce che le antiche confraternita di muratori e costruttori avessero degli stabilimenti in Olanda dal medio evo fino al secolo XVI; le vaste chiese ancora esistenti in qualche punto di quel paese sono indubitatamente opera loro. Ma l’organizzazione doveva esserne essenzialmente differente da quella della società immaginaria alla quale è attribuito lo statuto del 1535; ed ivi, come nel resto del continente, si disciolsero, e fu dopo molto tempo che la massoneria vi si introdusse sotto la sua forma presente. Le prime teorie della sua istallazione nelle Province Unite secondo Smith rimontano al 1725. Allora esistevano molte logge, composte degli eletti della società olandese. Abbiamo veduto Francesco di Lorena, che fu poi imperatore di Germania, venire iniziato in una di queste logge nel 1731, sotto la presidenza di lord Chesterfield, molte logge nuove vennero fondate nel 1733: una fra le altre, che risiedeva in Aia, sotto il nome di Loggia del gran maestro delle Provincie Unite e della unione della generalità, teneva le sue riunioni all’albergo del Leon d'oro ed aveva a venerabile il fratello Vincenzo van Kapellen. Fu quella medesima loggia che nel 1719 prese il nome di Madre Loggia dell'Unione reale. Il 30 novembre 1734 si tenne una grande assemblea, nella quale si stabilirono le basi d’una organizzazione regolare della massoneria olandese. Il conte di Wagenaer copriva il posto di gran maestro. Una specie di gran loggia provinciale vi fu stabilita, la quale venne regolarizzata nel 1735 con lettere patenti della Gran Loggia d’Inghilterra; ed il 24 giugno venne inaugurata in un’assemblea tenuta all'albergo di Nieuwen Doelen, sotto la presidenza-dei fratello Joannes Cornelis Radermacher; e questa gran loggia si costituì definitivamente nel 1756. In allora essa aveva alla sua ubbidienza trédici officine. I deputati di queste officine il 27 dicembre, nel tempio dell'Unwne reale, dopo aver stabilite le principali disposizioni intorno agli statuti generali pel governo della confraternita nelle Province Unite, procedettero all'elezione del gran maestro; la quale cadde sul barone van Aersen Beijeren van Hoogerheide.

La Gran Loggia provinciale d’Olanda tenne la sua prima assemblea generale il 18 dicembre 1757; nella quale istallò con gran pompa il gran maestro nazionale, e promulgò gli statuti generali definitivi di quarantino articolo. Nel 1758 elesse gran maestro il conte Cristiano Federico Antonio di Bentinck, e nell'assemblea di elezione il principe Hesse-Pbilipsthat copriva il posto di oratore. Nell'anno seguente, la Gran Loggia elesse a terzo gran maestro il principe di Nassau-Usingen; ma non avendo questi accettato, il barone Boelzelaar venne nominato in sua vece il 24 giugno, e restò in funzione fino al 1798.

La Gran Loggia provinciale d'Olanda il 25 aprile 1770 mandò un istanza alla Gran Loggia d'Inghilterra, pregandola di darle il suo consentimento acciò potesse da allora in avanti prendere un' esistenza indipendente. Questo voto venne accolto; ed un concordato si stipulò fra le due autorità, a termine del quale la Gran Loggia d’Inghilterra rinunziò, a carico di reciprocità, di costituire delle logge nei dominii della Gran Loggia olandese. Venne convenuto che vi sarebbero affiliazioni e corrispondenze reciproche, e d’ambo i lati si terrebbero avvisate di tutto ciò che poteva riguardare l’ordine. In conseguenza di che, la Gran Loggia d’Olanda proclamò la sua indipendenza, notificando quest'avvenimento a tutte le Grandi Logge d’Europa.

La massoneria data dall'anno 1726 la sua vita nella Spagna; ed in questo anno stesso furono accordale costituzioni dalla Gian Loggia d’Inghilterra ad una loggia che si era formata in Gibilterra. Nel 1727 un'altra loggia venne fondata in Madrid, che teneva le sue riunioni in via San Bernardo. Fino al 1779 questa loggia riconobbe la giurisdizione della Gran Loggia d'Inghilterra, dalla quale teneva i suoi poteri; ma poi scosse il giogo e costituì officine cosi in Cadice e Barcellona come in Valladolid ed altre città. Le riunioni massoniche nella Spagna erano molto segrete; perché l'Inquisizione le perseguitava accanitamente; quindi non abbiamo che pochissime notizie degli atti della società in quei paesi; solamente dopo l'invasione francese del 1809 la vediamo apertamente comparire.

Le prime logge stabilitesi in Portogallo furono erette nel 1727 da delegati delle società di Parigi; la Gran Loggia d’Iaghtttwie-nel 1735 fondò pure molte officine in Lisbona e nelle province. Da quel tempo i lavori massonici non furono mai interamente sospes in questo rea me; ma, salvo le eccezioni che indicheremo altrove, furono sempre ravvolte nel mistero più profondo.

Nel 1731 la massoneria aveva già uno stabilimento in Russia. Allora regnava Anna o piuttosto il suo fratello Biren, del quale si conoscono l’ambizione e le colpe. L'impero degli czar tremava sotto il suo giogo sanguinario, ed i massoni, che più particolarmente eccitavano i timori del tiranno, si riunivano con la maggiore circospezione ed a periodi irregolari. Non si tenne più parola della massoneria in questi paesi fino all'anno 1740 in cui taluni Inglesi eressero una loggia in Pietroburgo, sotto gli auspicii della Gran Loggia di Londra. Venne nominato un gran maestro provinciale, e qualche nuova loggia si andava formando; ma i massonici lavori dovettero tosto languire. Nel 1763 ripresero ad un tratto una grande attività. In occasione della fondazione d'una loggia in Mosca, sotto il titolo di Clio, l'imperatrice Caterina si fè render conto della natura e dello scopo dell'istituzione massonica; essa immantinenti comprese quale immenso vantaggio ne poteva ricavare per la civilizzazione dei suoi popoli, per il che se ne dichiarò protettrice, e da quel di in Russia le logge si moltiplicarono. Nel 1770 si apri in Mohilow la loggia delle Due Aquile; nel 1671, in Pietroburgo la loggia della Perfetta Unione. La Gran Loggia d'Inghilterra nel 1772 nominò a gran maestro provinciale dell’impero il fratello Giovanni Velaguine, senatore e membro del consiglio particolare e del gabinetto russo. Sotto l’amministrazione di questo gran maestro furono costituite delle logge nella capitale, a Mosca, Riga, Jassy, ed in molte altre parti della Curlandia; e la Gran Loggia provinciale fece costruire in Pietroburgo un magnifico locale per tenervi le sue riunioni. Infine, nella città medesima, nel 1784, sotto il governo della Gran Loggia di Scozia, e per domanda dell’imperatrice, si stabilì una nuova loggia, che venne chiamata l'imperiale.Una si alla protezione fece della massoneria un vero oggetto di moda. Tutti i nobili si vollero far iniziare. La maggior parte dei gran signori si costituirono venerabili di logge, facendo fabbricare nei proprii palazzi templi per tenervi le assemblee. Ma siccome il principio del loro zelo avea disgraziatamente radici in un interesse diverso da quello dell’umanità, del progresso e dello spirito di associazione, le loro logge non lardarono molto a trasformarsi in tanti circoli politici. Da ciò derivarono divisioni e rivalità, che furono causa principale della decadenza della massoneria in Russia, ove alla fine del passato secolo esistevano quarantacinque officine.

La massoneria non fu mai molto vigorosa in Italia; le censure ecclesiastiche ed i pregiudizii nazionali vi hanno costantemente posto ostacolo. Non ha guari essa era circoscritta in un piccolo numero di spiriti eletti, e dalla sua introduzione fino al tempo della dominazione francese fu praticata con gran segretezza. Una medaglia coniata in onore del duca di Meddlessex e il solo indizio che ci rivela l'esistenza d’una loggia in Firenze verso il 1733. La società fu stabilita nel 1739 nella Savoia, in Piemonte e nella Sardegna; ed in quell’anno medesimo venne dalla Gran Loggia d’Inghilterra nominato un gran maestro provinciale per questi tre paesi. Nel 1742 esistevano in Roma molte logge di massoni: ciò vedesi da una medaglia che esse decretarono al fratello Martino Folkes, presidente della società reale di Londra. I massoni si mantennero in Roma nel segreto fino al 1789; e particolarmente una loggia, gli Amici sinceri, era allora in vigore ed esisteva da più di venti anni. In principio fu indipendente, ma poi si fece regolarizzare dal Grand’Oriente di Francia, i cui commissarii la istallarono nel mese di dicembre 1787. Negli ultimi tempi questa loggia era in maggior parte composta di Tedeschi e Francesi, ed aveva a venerabile un fratello chiamato Belle. Essa aveva contrattate affiliazioni con le logge la Perfetta Eguaglianza di Liegi, il Patriottismo di Lione, il Segreto e l'Armonia di Malta, la Perfetta Unione di Napoli, e con diversi altri corpi massonici di Varsavia, Parigi, Alby, cc. In un diploma rilascialo da questa loggia, vedesi un rosone disegnato a mano in mezzo ad un triangolo e questo in mezzo ad un cerchio, con una lupa che allatta due bambini.

Nella prima metà del XVIII secolo la società sembra aver avuto un gran numero di officine nel reame di Napoli; esse nel 1756 avevano formata una Gran Loggia nazionale, che stava in corrispondenza con la Germania, e nel 1789 viveva ancora.

Una Gran Loggia provinciale inglese venne istituita in Ginevra nel 1737 da Sir Giorgio Hamilton, che aveva a questo scopo ricevuta una patente dalla Gran Loggia di Londra. Ginevra contava nelle sue mura diverse officine, le quali erano state formate molto tempo prima, ed avevano pure nei dintorni e nel resto della provincia diverse logge alla loro obbedienza: tutte si posero sotto l’autorità della Gran Loggia provinciale. Nel 1739, alcuni Inglesi residenti a Losanna v'istituirono una loggia sotto il titolo di Perfetta Unione degli stranieri, la quale ebbe le sue lettere di costituzione della Gran Loggia d’Inghilterra. Da questa loggia di Losanna ebbero vita diverse officine, stabilitesi in Berna e nei paesi limitrofi. Altre furono costituite direttamente nel 1743 dalle Gran Logge d'Inghilterra e di Germania. Circostanze, che menzioneremo più lungi, comandarono a questo tempo la sospensione dei lavori massonici nei paesi di Yaud e nelle altre province dcll’Elvezia. Questo sonno della massoneria svizzera durò fino al 1764. Allora l’antica loggia di Losanna usci dal suo letargo, e diede il segnale dello svegliarsi a tutte le altre. Divisioni e scismi s’introdussero nel 1770 fra i massoni del paese. In Francia la società non era in uno stato più pacifico. Travagliate da tali lotte, che nocevano al progresso della massoneria e interrompeano tutte le relazioni, alcune logge di Ginevra e delle città vicine, onde uscire da quell’isolamento in cui erano rimaste, si costituirono in Grande Loggia indipendente sotto il nome di Grand'Oriente di Ginevra. Però questo corpo massonico non fu che lo asilo delle querele intestine Dopo aver nel 1790 riunite sotto la sua bandiera le logge degli Stati Sardi, avendo il governo di questo reame tolta la direzione alla Gran Loggia ed interdetto i lavori di questa autorità, si vide operare nel suo seno uno scisma che, se non produsse immediatamente la sua rovina, la indebolì considerevolmente e paralizzò in gran parte la sua azione. Alcune logge si separarono, formando un secondo corpo costituente; altre logge si posero sotto la bandiera del Grand’Oriente di Francia, che rilasciò loro nuove costituzioni. Per effetto di queste diserzioni, il Grand’Oriente di Ginevra ed il corpo rivale, che erasi stabilito al suo fianco, caddero in piena dissoluzione. Dopo l’incorporamento di Ginevra alla Francia, le logge di quella città, che allora erano in piena anarchia, formarono una Gran Loggia provinciale dipendente dal Grand’Oriente di Francia. Questa organizzazione durò fino al 1809, tempo in cui la Gran Loggia provinciale fu sciolta. Molte delle sue officine, che rifiutarono di riconoscere la supremazia del corpo direttore della massoneria francese, e continuarono i loro lavori separati da ogni corrispondenza, nell’anno seguente si unirono al Grand'Oriente elvetico romano, del quale fra poco parleremo.

La massoneria fu introdotta nella Svezia prima del 1738. Dopo qualche tempo di sospensione, i suoi lavori vennero riaperti nel 1746. In questi anni, alcuni massoni di Stockolma coniarono una medaglia in occasione della nascita del principe reale. Nel 1753 le logge svedesi eran fiorenti; e per celebrare la nascita della principessa Sofia Albertina, fondarono una casa di soccorso per gli orfanelli, sulla quale abbiamo dato dei ragguagli nella nostra statistica della massoneria. Non fu che nel 1751 che La Gran Loggia di Svezia venne istituita, ed a tale oggetto ricevé dalla Gran Loggia di Scozia una patente che le conferì il titolo di Gran Loggia provinciale. In seguito si dichiarò indipendente e si costituì in Gran Loggia nazionale. Essa venne riconosciuta in questa qualità da tutti i corpi massonici d'Europa, e particolarmente dalla Gran Loggia d'Inghilterra, che nel 1799, a domanda del duca di Sudermania gran maestro di Svezia, contrasse con essa intima alleanza.

Introdotta la massoneria in Polonia nel 1739, cessò nel medesimo anno i suoi lavori per obbedire all’editto del re Augusto II, e le logge non si riaprirono che sotto Stanislao Augusto, il quale particolarmente favoriva la massoneria. Nel 1781, il Grand’Oriente di Francia, per sollecitazione delle logge Caterina alla stella del Nord e la Dea Eleuside di Varsavia stabilì una commissione in Polonia, per costituire officine del suo rito, e se fosse possibile un Grande Oriente. La commissione fondò diverse logge, fra le altre la Perfetta Unione, il Buon Pastore, il Lituano zelante ed il Tempio della Saggezza, in Wilna; il Mistero Perfetto, in Dubno; la Costanza coronata, la Scuola della Saggezza e l'Aquila bianca, in Posen; la Felice Deliberazione, in Groduo; il Tempio d'Iside e lo Scudo del Nord, in Varsavia. Le nuove logge, unite a quelle che già esistevano, nel 1784 fondarono un Grand’Oriente nazionale, che risedeva in Varsavia; da quel momento l’associazione si propagò rapidamente in tutte le parli della Polonia, e nel 1790 si contavano fiorenti ben settanta officine.

L’epoca della fondazione della massoneria in Danimarca si ravvolge nell’oscurità. Secondo Lawrie, la Gran Loggia di questo regno fu istituita in Copenaghen nel 1742; intanto, secondo Smith, fu nel 1743 che la prima loggia venne fondata in questa città. Ciò che sappiamo di certo è questo, che nel 1747 fu nominato per la Danimarca un gran maestro provinciale dalla Gran Loggia d’Inghilterra sotto il gran maestro lord Byron. Bisogna credere che, se in principio formaronsi officine massoniche in Danimarca, non ebbero una lunga esistenza, poiché nel 1734 non ne restava traccia alcuna. In quest’anno la Gran Loggia di Scozia eresse una loggia in Copenaghen sotto il nome di Piccolo Numero, ed istituì nel tempo medesimo un gran maestro provinciale, che investì del potere di costituire nuove officine e riunirle alla sua Gran Loggia, a condizione di riconoscere la supremazia della Gran Loggia di Scozia. In fatti, venne stabilito un centro, che in seguito scosse il giogo della metropoli dichiarandosi indipendente. Un ordine regio, allora pubblicato, dispose che tutte le officine non riconosciute dalla Gran Loggia nazionale, sarebbero considerale e trattate come società in opposizione alle leggi. Poscia la massoneria ha goduto in questo paese una tolleranze non interrotta; un’ordinanza reale del 2 novembre 1792 la riconosce pure officialmente. In oggi forma un’istituzione dello Stato, ed il sovrano regnante ne è il gran maestro.

La prima loggia che si stabilì in Boemia fu dalla Gran Loggia di Scozia fondata nel 1749. Nel 1?76 Praga contava quattro logge, tutte notabili per la loro brillante composizione, e tutte distinte in ogni occasione per atti di carità superiori a qualsiasi elogio. Nel 1776, col prodotto di una sottoscrizione che fecero fra di loro, eressero un’istituzione di beneficenza sotto il titolo di Casa degli Orfanelli. Avendo l'Eger straripato nella notte del 28 a 29 febbraio 1784, la città di Praga fu quasi interamente inondata; tutti i fratelli della loggia Verità e Concordia di essa città, con pericolo della propria vita salvarono un gran numero di abitanti dal furore delle onde. Per questo disastro, le quattro logge si riunirono, e fecero una colletta generale che ammontò a mille e cinquecento fiorini; né contenti di tanta liberalità, delegarono i membri più eloquenti delle logge ad andare a porsi alle porte delle chiese e sollecitare la commiserazione dei fedeli in favore delle vittime dell’inondazione. Così in tre giorni raccolsero più di undicimila fiorini, senza tener conto di un gran numero di doni di diversa natura, che vennero subito distribuiti. Tali fatti avevano reso i massoni oggetto di rispetto e venerazione a tutte le classi del popolo. Nullameno il governo austriaco soppresse la massoneria in Boemia al tempo della prima rivoluzione francese.

Non è solamente negli stati cristiani di Europa che l’associazione massonica ha trovato adepti. Essa si stabilì pure nel seno dell’islamismo, nel 1738 furono fondate logge in Costantinopoli, Smirne, Aleppo ed in altre città dell’impero ottomano. Dopo si estese in Oriente fino nella Persia, e l'ambasciatore di que’ paesi in Francia, AskeryKhan, fu nel 1808 iniziato a Parigi nella loggia di Sant'Alessandro di Scozia. Dopo la sua ricezione, indirizzandosi alla loggia, disse: «Vi prometto fedeltà, amicizia e stima. Permettete che vi faccia un presente degno di veri Francesi. Ricevete questa sciabola che mi servì in ventisette battaglie. Possa tale omaggio farvi fede dei sentimenti che mi avete ispirato, e del piacere che provo di appartenere al vostro ordine». Zade Moerza e un suo fratello minore, figli del re di Persia, nel 1836 venuti in Inghilterra, furono egualmente ammessi alla massoneria il 16 giugno di quell’anno nella loggia dell’amicizia di Londra, quella medesima che il 14 aprile aveva iniziato l’ambasciatore del re d’Aoude. Malgrado queste diverse ricezioni ed altre ancora che le assicurarono in Persia possenti protettori, la società fino ad oggi non ha potuto giungere a formare stabilimenti durevoli in questo impero. Però sir Gore Ouseley, baronetto, esercitò in Teeran le funzioni di gran maestro provinciale in nome della Gran Loggia d’Inghilterra, ed il suo zelo, del quale non si può dubitare, avrebbe certamente ottenuto migliori risultali, se la politica del gabinetto persiano non gli avesse opposti ostacoli che ne hanno paralizzato gli effetti.

La massoneria venne portata nelle Indie nel 1728 da sir Giorgio Pomfret, che in quest’anno stabili la prima loggia in Calcutta. Una seconda se ne formò nel 1740 sotto il titolo di Stella d'Oriente. Dopo tal tempo la società fece rapidi progressi in questa parte delle possessioni inglesi; e nel 1779 non eravi quasi alcuna città dell'Indostan dove non vi fosse un’officina massonica. Non solamente Europei componevano queste logge, ma esse contavano pure delle notabilità indigeno. Nel medesimo anno 1779 la loggia di Tritchinopoli presso Madras iniziò Omdit-ul-Omrah Bahaudcr,figlio maggiore del nababbo di Karnatic. Questo principe seguì regolarmente i lavori della sua loggia, e vi fece numerosi proseliti della sua nazione, particolarmente suo fratello Omurul-Omrab. Istruita di questi falli la Gran Loggia d’Inghilterra, fece pervenire al principe una lettera di felicitazioni,accompagnala da un grembiale riccamente ricamato, e da un esemplare del libro delle costituzioni legato col massimo lusso. Al principiare del 1780, essa ricevé la risposta del principe. La lettera era scritta in persiano e chiusa in una busta di tela d’oro. La Gran Loggia ne fece fare una copia sopra pergamena, che fu messa in un quadro, ed affissa nella sala delle riunioni dei giorni festivi e delle assemblee generali.

Anche l’Africa ben presto ebbe stabilimenti massonici come l’india. Una loggia fu eretta nel 1735 in Gambia dalla Gran Loggia d’Inghilterra; un’altra si eresse nel 1736 a Capo-Coast-Castle. Più tardi dalla medesima autorità ne furono formate diverse al capo di Buona Speranza ed a Sierra Leona. Dopo la conquista di Algeri, la massoneria fu introdotta in questa parte del continente africano, dal Grand'Oriente di Francia. Algeri, Orano, Bugi, Bona, Sétif, Gigelli ed altre città, hanno officine massoniche che si attengono particolarmente ad iniziare indigeni. L'istituzione è parimenti penetrata nell’Oceania. Dopo il 1828, essa ha logge in Sydney, Paramatla-Melburn, e nelle altre colonie.

Dopo il 1724 essa fu portata nel Canada, stabilendosi in Luisburgo, ed al Capo-Breton nel 1745. Agli Stati Uniti, la prima loggia fu fondata nel 1730 in Georgia; ed il fratello Roger Lacev venne nominato gran maestro provinciale. Il numero delle logge si era moltiplicato in questo Stato, quando il 16 dicembre 1786 il gran maestro provinciale Samuele Elbert riunì tutti i deputati in Savannah, ed abdicò nelle loro mani i poteri da lui fin allora esercitati in nome della Gran Loggia d’Inghilterra. Da questo momento, una Gran Loggia indipendente fu istituita per gli Stati di Georgia. Essa scrisse i suoi statuti, nominò gli uffiziali e mantenne il fratello Elbert al posto di gran maestro. In tal modo nel 1730 la massoneria venne introdotta nella New-Jersey, e nel 1786 si costituì la Gran Loggia di questo Stato; il fratello Davide Brearly ne fu il primo gran maestro.

La società già esisteva nel 1730 nel Massachussett; a domanda dei fratelli residenti in Boston, il lord visconte di Montague, gran maestro d’Inghilterra, nominò nel 1733 il fratello Enrico Price gran maestro provinciale per il nord d’America, con pieni poteri di scegliere gli uffiziali necessarii a formare una Gran Loggia provinciale e costituire officine massoniche su tutto il territorio delle colonie. Il giorno 30 luglio, il fratello Price costituì la sua Gran Loggia provinciale ed istituì logge nei diversi luoghi del continente. Nel 1755 un’altra Gran Loggia provinciale si stabilì in Boston, sotto l’autorità della Gran Loggia Scozzese, in rivalità colla prima; fece vani sforzi per opporsi al nuovo stabilimento; lo dichiarò quindi scismatico proibì e alle sue logge di comunicare con i massoni che la riconoscevano. Al proposito d’una tale usurpazione della sua giurisdizione, essa indirizzò reclami alla Gran Loggia di Scozia; la quale non ne tenne verun conto, anzi deliberò in data del 30 maggio 1769 uno statuto, che nominava Giuseppe Warren gran maestro provinciale del Rito Scozzese in Boston, sopra un circolo di territorio di un raggio di cento miglia. Questo gran maestro venne istallato il 27 dicembre dell’anno medesimo, e subito la Gran Loggia da lui preseduta fondò un gran numero di logge in Massachussett. New-York, ec. Poco tempo dopo scoppiò la guerra fra l’Inghilterra e le sue colonie. Boston fu fortificata e divenne piazza d’armi; le logge cessarono i loro lavori, e le due Grandi Logge egualmente si tacquero; stato di cose che durò fino alla pace.

Il giorno 17 giugno 1775 ebbe luogo la battaglia di Bunker’s-Hill. Il gran maestro Warren vi fu ucciso combattendo per la libertà, ed alcuni suoi fratelli lo seppellirono al luogo medesimo ove cadde. Dopo la pace, La Gran Loggia della quale ei fu capo volle rendergli gli ultimi onori: perciò si condusse in corpo sul campo di battaglia, guidata da un fratello che aveva combattuto al fianco di Warren ed aveva contribuito ad inumarne la spoglia mortale; giunta la comitiva sul luogo, fece togliere la terra e disseppellire gli avanzi del gran cittadino, trasportandoli al cimitero di Boston in mezzo ad un numeroso corteo di fratelli. Poco tempo dopo si deposero in una tomba, sulla quale non eravi scolpito nessun emblema né nome, avendo pensato «che le belle geste di Warren non avevano bisogno di essere scolpite sul marmo, per re stare nella memoria della posterità.» Il campo di battaglia di Bunker’s-Hill fu testimone d'una magnifica festa massonica, quando il generale Lafayette partì per gli Stati Uniti. Il 17 giugno 1825, cinquantesimo anniversario di quella eroica lotta, nella quale gli americani trionfarono la priva volta del coraggio disciplinato degli Inglesi, la Gran Loggia di Boston chiamò tutti i massoni della repubblica alla celebrazione di una gran festa nazionale. Più di cinquemila fratelli risposero a quest’invito. Un corteggio di fratelli si recò spontaneamente alla casa del generale Lafayette, di cui si era risoluto di celebrare degnamente la presenza in Boston. I fratelli se lo posero in mezzo, ed al suono delle campane di tutte le chiese ed allo scoppio delle artiglierie, attraverso un milione di cittadini accorsi dai punti più lontani per essere presenti al suo passaggio, lo condussero in trionfo, al luogo medesimo ove cinquant’anni prima egli aveva esposta la sua vita per la difesa dei dritti e delle libertà dell’America. Si collocò la prima pietra d’un monumento destinato a perpetuare la memoria della vittoria di Bunker’s-Hill. Il gran maestro sparse grano, vino ed olio sulla pietra, mentre che un sacerdote la consacrava sotto gli auspici del cielo. Allora il corteggio mosse ad un vasto anfiteatro costruito sul pendio della montagna; ivi, l’oratore della Gran Loggia, indirizzandosi ai suoi numerosi uditori, rammentò loro in una calorosa orazione i dispiaceri e le disgrazie che i loro padri ebbero a soffrire sotto la tirannia della metropoli, ed i beneficii d’una libertà dovuta alla loro generosa devozione ed all’appoggio disinteressato di alcuni nobili stranieri. A queste parole, fragorosi applausi si elevarono dal centro della folla, e Lafayette venne salutato col nome di padre della patria. Questo fu un bel giorno per quest’illustre vecchio, che. sparse dolci la grinfie al ricevere gli omaggi di riconoscenza d’un popolo intero.

Nel 1777 le due Grandi Loggie di Boston si dichiararono indipendenti, però la rivalità ond’erano divise aveva perduto di molto la sua vivacità. I fratelli delle due obbedienze stavano, fra loro in relazione senza che i corpi dai quali dipendevano vi ponessero seriamente ostacolo. Il voto d'una fusione, emesso da qualche massone, era divenuto voto di tutti; in guisaché, quando la Gran Loggia, fondata originariamente dalla metropoli inglese, fece alla sua rivale una proposizione formale di fusione, questa con sollecitudine accettò. Le basi furono facilmente stabilite, e la riunione ebbe luogo il 5 marzo 1792. Simili ravvicinamenti immediatamente dopo ebbero luogo in lutti gli Stati dell’unione americana, ove le logge erano sommesse a differenti autorità. In quest’occasione il presidente Washington venne nominato Gran Maestro generale della massoneria della repubblica, e nel 1797 venne coniata una medaglia per eternare la memoria di quest’elezione.

La fondazione della società nella Pensilvania rimonta all’anno 1734. La Gran Loggia di Boston rilasciò in quell’anno a molti fratelli residenti in Filadelfia costituzioni per aprire una loggia in questa città. Beniamino Franklin, poscia tanto celebre, ne fu il venerabile: il numero delle logge si accrebbe in quello Stato rapidamente, e la maggior parte si erano fatte costituire direttamente dalla Gran Loggia d’Inghilterra; esse da questo corpo ottennero nel 1764 l'autorizzazione di formare una Gran Loggia provinciale, che nel 1786, ad esempio di quella di New-Jersey, di Georgia e di Massachussett, si dichiarò indipendente.

La Gran Loggia di New-York venne costituita Gran Loggia provinciale il 5 settembre 1781 in virtù di uno statuto del duca di Alboll, capo della Gran Loggia degli antichi massoni (corpo che si era formato in Londra, in rivalità della Gran Loggia d’Inghilterra, come si vedrà nel seguito di questa storia); nel 1787 scosse il giogo, proclamando la sua indipendenza. Un’altra Gran Loggia era stata fondata anteriormente sotto gli auspicii della Gran Loggia d’Inghilterra, e questa aveva la sua sede io Albany (60). Essa egualmente si sciolse nel 1787 dalla dipendenza dell’autorità che l’aveva stabilita. Nel 1826 queste due Grandi Logge contavano più di cinquecento officine sotto la loro giurisdizione; l'ultima cessò di esistere nel 1828.

Sul finire del 1837, una Gran Loggia scismatica tentò di costituirsi in New-York. La Loggia di York n° 367 risolvé di fare il 24 giugno una processione pubblica per celebrare, secondo un antico uso colà in vigore, la festa di San Giovanni, patrono della società massonica. Un grave avvenimento, che or ora riferiremo e la cui impressione non ancora è del tutto cancellata, impose alla massoneria americana la più gran circospezione, e le interdisse ogni manifestazione esteriore che avrebbe potuto rammentare il passato. Allora la Gran Loggia intervenne per ottenere dalla loggia di York che rinunziasse ad effettuare il suo disegno: le venne promesso tutto quello che domandò; nondimeno si continuarono i preparativi incominciati, e tutto mostrava che la processione avrebbe luogo, come si era deciso. Al dì stabilito per tale cerimonia, il gran maestro delegato andò al luogo dove la loggia era riunita, sperando ottenere con la persuasione ciò che essa aveva rifiutalo d'accordare agli ordini della Gran Loggia. Ma uno spirito di vertigine sembrava aver colto i fratelli: si rifiutarono di ascoltare quell’intermediario officiale; ed invece di apprezzare ciò che eravi di paterno nella sua condotta, lo colmarono d’invettive e lo costrinsero a ritirarsi per non soffrire oltraggi più serii. Tosto il corteggio si formò; la processione percorse le vie della città, non senza provocare al suo passaggio dei sussurri minacciosi per la sua sicurezza. Poco tempo dopo, la Gran Loggia si riunì straordinariamente e pronunziò la radiazione della loggia, dichiarandola irregolare e denunciandola come tale a tutte le officine di sua dipendenza. Questa chiusura fu diversamente giudicata. Alcune logge altamente la disapprovarono, e facendo causa comune con la loggia radiala, costituirono una nuova Gran Loggia. Però questa levata di scudi non ebbe alcun successo: la maggior parte dei fratelli dissidenti ben presto si ravvidero, ed ottennero il loro perdono dalla Gran Loggia; gli altri non trovarono appoggio in alcun corpo massonico degli Stati Uniti, quindi si dispersero; e le officine di cui erano parte, come la Gran Loggia scismatica, da quel momento cessarono di esistere (61).

Abbiamo visto più innanzi che la massoneria americana si associava alle solennità pubbliche come corporazione dello Stato, qualità che le venne conferita dalla maggior parte dei legislatori dell’Unione; noi citeremo due altri esempii. Nel 1825 Tu celebrala in New-York una gran festa nazionale per l’inaugurazione del canale dell’Eric, ed i massoni particolarmente vi accorsero dall’estremità della repubblica. Nel corteggio che partì dalla casa del Comune per rendersi alla sponda del canale, essi andavano decorati delle loro insegne e colle bandiere spiegate, fra l’ordine giuridico ed il governatore dello Stato, ed ebbero un posto d’onore sui gradini dell’immenso anfiteatro eretto sul luogo della cerimonia. L’anno seguente, alla festa celebrata per onorare la memoria dei patrioti Adams e Jefferson, la società massonica fu oggetto di non minor distinzione. Essa figurava al primo posto del corteggio. Le vesti, le cinture dei differenti alti gradi, le ricche fasce degli uffiziali dei capitoli dell’Arca Reale, gli abiti neri alla spagnuola dei cavalieri del Tempio, formavano uno spettacolo imponente e bizzarro al tempo istesso, che attirava l’attenzione della folla.

Dopo la rivoluzione che rovesciò la dominazione francese in San Domingo, la massoneria aveva cessato di esistere in quell’isola, ove già era stata introdotta verso la metà dello scorso secolo. Il Grand’Oriente di Francia ve la recò di nuovo nel 1808: ed in fatto vediamo figurare nei loro quadri sotto di questa data le logge la Scelta degli uomini, in Jacmel; i Fratelli riuniti, alla Cave; la Riunione desiderata, a Porto-Principe; la Riunione dei cuori, in Geremia. Nel 1809, gl’inglesi costituirono l’Amicizia dei fratelli riuniti a Porto-Principe, e la Felice riunione alla Cave, e posero sotto la loro giurisdizione le logge create dal Grand’Oriente. Nel 1817 istituirono una Gran Loggia a Porto Principe, e nominarono gran maestro il gran giudice della repubblica di Haiti.

Il fratello d’Obernay, il quale prendeva il nome di Gran Maestro ad vitam di tutte le logge del Messico, e fin dal mese di luglio 1819 era stato investito dei pieni poteri dal Grand’Oriente di Francia, nel 1820 costituì diverse officine di rito francese in Jacmel, a Porto Principe ed altrove. Nel 1822 una loggia del rito scozzese antico ed accettato venne stabilita alla Caye dal conte Roume di San Lorenzo: questa aveva permmmùe Grandezze della natura, e riconosceva l’autorità del Supremo Consiglio di Francia. Tale stato di anarchia della società produceva gravi inconveniente per cui i massoni di Haiti stabilirono di porvi termine Si divisero quindi dalla Gran Loggia inglese, ed il 25 maggio 1823 formarono un Grand'Oriente nazionale sotto la protezione della repubblica. Questo corpo nel 1833 dichiarò di riconoscere i diversi riti massonici in vigore, attribuendosi l’amministrazione per tutto il territorio di Haiti. Tale colpo di stato diede luogo a forti reclami, e fino ad oggi le Grandezze della natura alla Caye, i Filadelfi in Jacmel, la Vera Gloria in San Marco, hanno rifiutato di sottomettervisi.

AI tempo che venne stabilito l’impero brasiliano, già la massoneria aveva diverse officine in quelle contrade, e più tardi vi si formò un Grand’Oriente. Don Pedro I, ricevuto massone il 5 agosto 1822, ne fu nominato Gran Maestro il 22 settembre dell'anno medesimo. Appena istallato, concepì dubbii circa la fedeltà delle logge, e volle interdirne le riunioni; ma, essendosi in seguito meglio informato, abbandonò tal pensiero. Il rito scozzese antico ed accettato s’introdusse in questi paesi dopo il 1820, fondò un Supremo Consiglio del trentesimoterzo grado, autorità diversa da quella del Grand’Oriente del Brasile, il quale pratica il rito francese o moderno. In questi ultimi tempi ha avuto luogo uno scisma nel seno del Supremo Consiglio, per cui è nata una seconda potenza Scozzese.

Per molto tempo nella repubblica di Venezuela la massoneria, introdottavi l’anno 1808, ha goduto un gran prestigio; ma le discrepanze politiche che agitarono il paese le furono fatali; ed oggi non vi si contano che poche logge, le quali praticano il rito scozzese e dipendono da un Supremo Consiglio del trentesimoterzo grado.

Nel Messico, l’istituzione non è in uno stato più Gorente. Le prime logge furono erette durante la guerra dell'indipendenza. Esse ebbero le loro costituzioni da diverse Grandi Logge degli Stati Uniti, e particolar mente da quella di New-York, ed il rito da esse praticato era quello degli antichi massoni d'Inghilterra, più conosciuto sotto il nome di rito di York. Prima del 1820, si formarono in questi paesi diverse officine del rito scozzese antico ed accettato, che qualche tempo dopo organizzarono un Supremo Consiglio di questo rito. Nel 1825 le logge del rito di York stabilirono il Grand'Oriente messicano col concorso del fratello Poinsett, ministro degli Stati-Uniti, il quale procede alla sua istallazione. Fortissima era al Messico nel 1827 la divisone dei partiti, e disgraziatamente le logge servivano loro di punto di riunione. La fazione del popolo, composta dai membri del governo, dalla maggioranza degli Indiani e dogli indigeni, e da tutti i sinceri partigiani del sistema federale, si affiliarono alle logge del rito di York, per la qual cosa ricevé il nome di Yorkina.Il partito contrario, quello dell’alto clero, dell’aristocrazia, dei monarchici, dei centralisti, si unirono alle logge del rito scozzese, e per ragione analoga venne chiamato Scozzese.Questo, meno forte ma più destro, s’impadronì per un poco del potere, e distrusse la maggior parie delle logge Yorkine.Quando venne il momento, furono a loro volta gli Scozzesi oggetto di violenza da parte del vincitore. Durante questa agitazione, la massoneria ebbe molto a soffrire: cosicché oggi nel Messico non si contano che pochissime logge, ed i loro lavori sono cosi affievoliti, che non tarderanno a sciogliersi.

L’ultime Grandi Logge che si organizzarono in America sono quelle della repubblica di Texas, del territorio d’Arkansas e dello Stato Illinese (Stati Uniti). La prima venne fondata il 20 dicembre 1837, sotto l’autorità della Gran Loggia della Luigiana. Essa ha la sua sede in Austin ed ha quattordici logge alla sua obbedienza; la seconda data dal principio del 1842; infine la terza fu stabilita il 23 ottobre dell’anno medesimo dalla Gran Loggia di Kentucky o del Missori, sugli avanzi di un’autorità della natura medesima, che da qualche anno si era disciolta.

In tal modo, nel corso di un secolo, la massoneria si propagò su tutta la superficie del globo, spandendo ovunque è passata delle semenze di civiltà e progresso, puranche in mezzo ai suoi grandi sbalzi. Bisogna infatti notare che tutti i miglioramenti che si produssero nelle idee tradotti in opere, per un numeroso periodo di anni, ebbero nascimento in mezzo alla misteriosa predicazione della massoneria, e dalle abitudini contratte nelle logge e portate al di fuori di esse. Perciò non deve recar meraviglia che i partigiani e sostenitori d’un vecchio ordine di cose, di cui la massoneria opera insensibilmente e pacificamente la trasformazione, si sieno opposti con tutte le loro forze allo stabilimento e svolgimento di questa istituzione. Si vedrà nel capitolo seguente di quali ostacoli d’ogni sorta essa ha dovuto trionfare.


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CAPITOLO IV

Persecuzione: Editto degli stati generali d'Olanda. — Arresti. — Conversione dei giudici. — Sentenza dello Chàtelet di Parigi. —Il duca d’Antin. — Condanne. — Ordinanze dei magistrati di Berna e di Danzica. — Gl’inquisitori di Firenze. — Bolla di Clemente XII. — Il parlamento di Parigi rifiuta di registrarla. — Scritti bruciali in Roma. — Il duca di Lorena. — Processo in Malta. —Bolla di Benedetto XIV. —Fanatica predicazione in Aquisgrana ed in Monaco. — Gravi violenze. — L’inquisizione di Spagna. — Processo del fratello Tournon. — Curiosa sentenza. — I fratelli Coust0s, Mouton e Bruslé sono giudicati dall'inquisizione di Lisbona. — Spaventevoli torture. — Intervento di Giorgio II re d Inghilterra. — Deliberazione. — Il Divano di Costantinopoli. — Il marchese Tanucci In Napoli. — Festa di adozione. — Morte d’una recipiendaria. — La massoneria è proibita. — Intrigo di Tanucci. — Nuovo editto contro la massoneria. — Il fratello Lioy. — La regina Carolina. — Nel Belgio le assemblee massoniche sono proibite. — Società di Mopso. — Maria Teresa d'Austria. — Giuseppe II. — Spirito delle logge belghe. — Rivoluzione francese. — Scritti di Lefranc, Robinson, Cader Gassicourt, Barruel, Provard. —Francesco li e la dieta di Ratisbona. — Rinnovazione degli editti contro la massoneria. — Crudeltà commesse in Portogallo contro i massoni. — Billdel parlamento d’Inghilterra. —La massoneria in Francia durante il terrore. — Caduta di Napoleone. — Nuovi editti. — L'inquisizione è ristabilita in Ispagna. —Sanguinosa esecuzione. — I fratelli Alava, Quattro, Cordova, Lavrillana, e altri. —Il missionario Guyon in Montalbauo. — Rivoluzione di Luglio. — La loggia gli Amici della verità, — Banchetto offerto a Lafayette. — Tendenze politiche delle logge. — Proibizioni fatte ai massoni tedeschi di affiliarsi e corrispondere co' loro fratelli di Francia. 

La prima volta in 0landa la massoneria fu oggetto di ricerca per parte dell'autorità. Dopo il 1734 il clero cattolico aveva sparso sul conto di essa mille sfavorevoli rumori, e le aveva sollevato contro le classi ignoranti del popolo. Il 16 ottobre 1735 alcuni massoni, venuti dall'Inghilterra in Amsterdam, si erano riuniti in una casa verso il centro dello StilSteeg da loro presa in affitto per tenervi loggia, quando una folla di fanatici invade quel luogo, rompe tutti i mobili che servivano alle ricezioni, ed irrompe contro le persone ivi raccolte con gli atti della più brutale violenza. Però quest'avvenimento non iscoraggiò i fratelli, e pensarono che coprendosi della protezione di un nome rispettato, avrebbero dissipate le cattive prevenzioni che ave ispirate; laonde il 3 novembre seguente, per via dei giornali, annunziarono la solenne istallazione della loggia sotto la presidenza del tesoriere generale del principe d’Orange. Ma quest’avviso non produsse l’efffetto da essi sperato; e venne considerato come un insulto e una bravata. Gli Stati Federali se ne risentirono e fecero procedere ad un’inchiesta, in seguito della quale il giorno 30 del medesimo mese promulgarono un editto, con cui veniva riconosciuto che la condotta dei massoni non presentava niente di pericoloso per la pubblica tranquillità, non allontanandosi essi dai doveri di leali sudditi; nondimeno si vietavano le riunioni di questa società per allontanare le cattive conseguenze che ne potevano risultare.

Nulla curando questa ordinanza, una loggia composta di persone onorevoli continuò a riunirsi in una casa privala di Amsterdam. Essendone stati informati i magistrati, fecero circondare la casa ed arrestare tutta la loggia. Il domani alla Stadhuiseglino interrogarono il venerabile ed i sorveglianti sull’oggetto delle loro riunioni, e sullo scopo dell’istituzione alla quale appartenevano. I fratelli non parlarono che in generale; ma si offrirono d’iniziare uno dei magistrati, il quale in seguito non avrebbe potuto mancare di attestare che il segreto della massoneria non nascondeva nulla che la morale più severa non potesse approvare senza restrizione. I magistrati accettarono quest’offerta; e dopo aver ordinato la libertà provvisoria dei fratelli arrestati, disegnarono per l'iniziazione il segretario di città, il quale venne immediatamente ammesso alla conoscenza dei misteri. Di ritorno alla Stadhuis egli ne fece un ragguaglio sì vantaggioso, che non solamente l’affare non ebbe altro procedimento, ma i magistrati presero grande interesse per la loggia, e ad uno per volta vi si fecero ricevere massoni. Dopo quel fatto, la pratica della massoneria non venne più attraversata nelle Province Unite.

Il clero cattolico non cessò però di mostrarsi ostile ai massoni. Forti delle censure ecclesiastiche, le scagliarono nel 1738 contro di essi; le loro predicazioni raddoppiarono d’energia; e le logge di Amsterdam. Nimega ed Aja si videro esposte a gravi sevizie da parte degli sciagurati che l’anatema pronunziato dall’alto del pergamo aveva fanatizzati. Nel 1740, un prete rifiutò l’attestalo di confessione a due giovani ufficiali perché si erano confessati di appartenere ad una loggia. Quest’avvenimento fece chiasso, e molti libelli furono pubblicati contro la massoneria. Bisognò che gli Stati Generali intervenissero per porre termi ne a queste polemiche, le quali incominciavano ad inasprire fortemente gli animi. Essi impedirono agli ecclesiastici di ragionare coi penitenti intorno ai fatti della massoneria, ed ordinarono a quel prete, che fu l'origine di tutti questi dibattimenti, di rilasciare ai due uffiziali i certificali di confessione che avea loro ricusati.

Verso il tempo medesimo, le riunioni massoniche risvegliarono la sollecitudine dei magistrati in Francia. Il 10 settembre 1737 il commissario di polizia Giovanni di Lespinay, istruito che dovevasi tenere una riunione numerosissima di freys-masons presso Chapelot, mercante di vino alla Rapée all’insegna di San Benedetto, vi si condusse accompagnato da Viérel, officiale di toga corta, e da soldati, con l’idea di persuadere l'assemblea a disciogliersi. Giunto alle nove e mezzo della sera, vide, giusta le parole del rapporto, «un gran numero di persone, la a maggior parte delle quali aveva grembiali di pelle bianca legati alla cintola, ed al collo un collare ceruleo, da cui pendeva a chi una squadra, a chi una cazzuola, a chi una un compasso ed altri utensili a della massoneria». Le vie erano occupate «da un gran numero di staffieri e di carrozze tanto da padrone quanto da nolo». Sia che le disposizioni che egli portava non fossero molto severe, sia che il gran numero di persone ivi riunite gli avessero ispirato qualche timore per le conseguenze che avrebbero potuto nascere dal suo rigore, Lespinay osservò da lontano che una tavola era imbandita e vi erano un gran numero di coperti. Però egli credè suo dovere di far sapere alle persone che gli sembrarono far parte della società,»«che quelle assemblee erano proibite dalle disposizioni generali, dalle ordinanze del regno e dai decreti dei parlamenti». La maggior parte di coloro ai quali s’indirizzò, dissero d’ignorare il testo della legge, e protestarono, che ivi riunendosi «non supponevano di fare nulla di male». Ma le risposte che ricevé il commissario non furono tutte temperate: il duca d'Antin, che allora sopraggiunse, lo strapazzò violentemente, ordinandogli di ritirarsi. L’albergatore Chapelot, volendo fare qualche osservazione per giustificarsi, gli venne assegnata l’udienza nella camera della polizia dello Chùtelet il giorno 14 del medesimo mese, ove non comparve, e fu condannato dal luogotenente di polizia Hérault a mille lire di multa, e venne chiusa la sua osteria per sei mesi. Pur tuttavia i massoni continuarono le loro assemblee, per la qual cosa Hérault fu obbligato di procedere contro essi. Il 27 dicembre 1738 egli andò in persona all’albergo Soissons, strada dei Due-Scudi, s’impadronì di molti fratelli, in mezzo ad un gran numero che celebravano la festa dell’ordine, e li fece chiudere nelle prigioni del Fort-J’Évèque. Questa misura essendo stata senza effetto, la camera di polizia dello Chàteletil 5 giugno 1744 promulgò una sentenza che rinnovava le proibizioni fatte ai massoni di riunirsi in logge, e proibiva ai proprietarii di case ed ai locandieri di riceverli, sotto pena di tremila lire di multa. In esecuzione di questa sentenza, il commissario Levergée il dì 8 giugno 1713 andò all’albergo Soissons, ove dei fratelli erano occupati a fare una ricezione, disperse i membri e sequestrò tutti i mobili e gli utensili della loggia. L’albergatore, chiamato Le Roy, pochi giorni dopo venne condannato ad una multa di fremila lire.

Nella Svizzera, il governatore di Berna il giorno 3 maggio in quel medesimo anno rese ostensiva un’ordinanza, che ingiungeva ai borghesi ed agli altri sudditi della repubblica di abiurare gl’impegni che potevano aver presi sotto il nome di massoni; proibiva su tutta l’estensione del territorio bernese di praticare la massoneria; imponeva una multa di cento scudi bianchi, e privava ipso facto i trasgressori dei loro impieghi, cariche o beneficii. Essendo quest’editto rimasto nell’obblio, i magistrali di Berna nel 1769 e nel 1782 lo rinnovarono. Una misura simile nel 1785 venne presa dalle autorità di Baie, le quali fecero chiudere due logge esistenti allora nel cantone.

magistrati municipali di Germania lavorarono con egual vigore ad interdire e dissolvere le assemblee massoniche; ma non essendo riusciti i tentativi secondo le loro speranze, ricorsero finalmente ai mezzi più rigorosi. In modo che le autorità di Danzica, il 3 ottobre 1763, pubblicarono un editto, il quale «proibiva a tutti i cittadini, albergati tori, trattori ed altri, di tollerare per l’avvenire in qualsiasi modo le a riunioni della società massonica, e permettere di stabilirsi veruna a loggia sotto pena di prigionia»; ed «ordinava a tutti gli abitanti di denunciare i venerabili, i dignitarii e gl’inservienti delle logge, ed il luogo delle assemblee; ciò che trovavasi depositato in archivio, casse, utensili e mobili massonici; promettendo di tener segreto il nome dei denunzianti, ec.»

Dopo aver subite le persecuzioni delle autorità civili, la massoneria si vide esposta ad attacchi più formidabili, che si coprivano con gl'interessi del cielo.

Verso il 1737 si stabilirono alcune logge in Firenze; Giovan Gastone, ultimo gran duca della casa dei Medici, sospettando delle loro riunioni, pubblicò un editto col quale le proibiva. Il clero di Firenze, il quale non era estraneo alla misura presa da Gastone, denunziò la massoneria a Clemente XII come propagatrice di dottrine condannabili.

Santo Padre inviò un inquisitore, il quale fece arrestare e gettare nelle segrete molti membri dell’associazione massonica.

Il quarto giorno delle calende di maggio dell’anno 1738, il papa scagliò contro quest’associazione una bolla di scomunica dove leggesi:

«Noi abbiamo saputo, e la voce pubblica non ci permette di dubitarne, che siasi formala una certa società... sotto il nome di massoni... nella quale vi si ammettono indifferentemente persone di ogni religione a e di ogni sella; che sotto l'affettata apparenza di una probità naturale che vi si esige e della quale sono contenti, si sono stabilite certe leggi, certi statuii, che li legano gli uni agli altri, obbligandoli, sollo le più severe pene, in virtù d’un giuramento prestato sulle Sante Scritture, a tenere un inviolabile segreto su tutto ciò che ha luogo nelle loro assemblee. Ma siccome il peccato da sé medesimo si scopre,.. queste assemblee sono divenute tanto sospette ai fedeli, che oggi ogni uomo dabbene considera come perverso chiunque siasi fatto affiliare. Se le loro azioni fossero irreprensibili, i massoni non si nasconderebbero con tanta cura alla luce del giorno.... Queste associazioni sono sempre nocive alla tranquillità dello Stato ed alla salute delle anime; per questo non possono accordarsi con le leggi civili e canoniche.» Con tali considerazioni la bolla ingiungeva ai vescovi, ai prelati, ai superiori ed agli ordinarii, di procedere contro i massoni e punirli «con le pene che meritano, a titolo di gente molto sospetta d'eresia; ricorrendo, se ve ne fosse il bisogno, all’aiuto del braccio secolare (62)». Come questo modo di parlare non fosse bastanmente chiaro, il cardinale Firrao, nel suo editto di pubblicazione del 14 gennaio 1739, volendo evitare ogni equivoco, scrisse nei seguenti termini: Che nessuno ardisca di radunarsi e congregarsi e di aggregarsi, in luogo a alcuno, sotto le suddette società... né di trovarsi presente a tali radunanze, sotto pena della morte e confisca dei beni, da incorrersi irremissibilmente,senza speranza di grazia». Dal medesimo editto era proibito a tutti i proprietà rii di ricevere riunioni massoniche, sotto pena di vedere le loro case demolite; fu ordinato a tutte le persone state in dotte a farsi iniziare, di denunciare a sua Eminenza tanto il nome di coloro che fecero loro questa proposizione, quanto il luogo ove si tenevano le radunanze dei massoni, con la pena ai trasgressori di pagare una multa di mille scudi d'oro ed essere mandati alle galere! In Francia, la bolla e l'editto di pubblicazione non produssero l'effetto promessosi dal capo della Chiesa. Anzi questi due scritti furono oggetto delle più dure critiche; e le stesse persone pie li considerarono come atti immorali ed odiosi;. ed il Parlamento di Parigi formalmente rifiutò di registrarli.

Nel medesimo anno che apparvero, venne pubblicato in Dublino uno scritto apologetico della massoneria. Questo libro andò in mano all'inquisizione romana, la quale il 18 febbraio 1739 lo dichiarò eretico, condannandolo ad essere bruciato dal carnefice nella piazza di Santa Maria sopra Minerva. La sentenza fu eseguita qualche giorno dopo, all'uscire dal servizio divino.

Non pertanto, le persecuzioni continuavano in Toscana. Il giorno 24 aprile, un tale chiamato Crudeli venne arrestato in Firenze e, messo nelle prigioni dell’inquisizione, venne sottoposto alla tortura e condannato ad una lunga prigionia, come sospetto di aver dato asilo ad una loggia di massoni. Le logge d’Inghilterra, informate di quanto era accaduto, s’interessarono della sorte di quest’infelice, ed ottennero la sua libertà, mandandogli pure un soccorso pecuniario. Altri massoni vennero imprigionali; ma quello stesso Francesco Stefano di Lorena, iniziato in Aja nel 1731, aveva di recente preso possesso del trono granducale: uno dei primi alti del suo regno fu quello di dare la libertà a tutti quei massoni che l’inquisizione riteneva nelle segrete; anzi fece di più: personalmente concorse alla fondazione di molte logge in Firenze e nelle altre città del suo granducato.

La maggior parte degli altri sovrani d’Italia si mostrarono meno ribelli alle volontà del pontefice. Il Gran Maestro dell’ordine di Malta specialmente nel 1740 fece pubblicare la bolla di Clemente XII, e proibì le riunioni massoniche. Un gran numero di persone presero in tale occasione il partito di allontanarsi dall’isola; nondimeno, le riunioni massoniche continuarono. L’inquisizione v’intervenne; ma il Gran Maestro, moderando il rigore delle sentenze da esso fatte, si contentò di esiliare per sempre sei cavalieri presi in flagrante delitto di massoneria. Però tutte queste violenze non impedirono il progresso della massoneria, la quale si propagò su tutta la superficie del globo con una rapidità che non sembrava potersi fermare. Nel 1751 era pubblicamente praticata in Toscana, in Napoli, nel Piemonte ed in molte altre parti della penisola italiana; nella medesima Roma vi erano logge che non si prendeano briga di tenersi nascoste.

Questo stato di cose era uno scandalo per la maggioranza dei membri del clero; e siccome Benedetto XIV, che allora occupava il trono pontificio, sembrava dare poca importanza all’esistenza della massoneria, la sua indifferenza fu pubblicamente biasimata, anzi venne pure accusalo di essersi fallo ricevere massone. Per cui ad imporre silenzio a tutti questi rumori, credè suo dovere rendere ostensibili le proprie dottrine, con una bolla del quindicesimo giorno delle calende di giugno, che rinnovava la fulminante scomunica, di Clemente XII contro la massoneria.

La pubblicazione di questo scritto fu l’origine di nuove persecuzioni contro i fratelli da parte dei preti e monaci su tutti i punii di Europa.

Il 3 febbraio 1775, il giacobino Mabile, che copriva in Avignone la carica d’inquisitore, avendo saputo che alcuni massoni di quella città erano andati a tenere i loro lavori in una casa privata a Roquemaure per procedervi ad una ricezione, vi si recò di persona, accompagnato dal suo promotore, dal cancelliere, da altri familiari del Sant’Officio e dalla forza armata. Ma i fratelli, avvertiti a tempo, ebbero agio di allontanarsi, ed al suo arrivo l’inquisitore trovò la casa vuota. Furioso della cattiva riuscita, sequestrò tutti gli utensili della loggia e tutti i mobili che addobbavano il luogo; e sotto pretesto che appartenevano ai fratelli, li dichiarò buona preda e se li appropriò. Ebbe a questo scopo qualche atto giudiziario, ma senza verun risultalo. I proprietarii si contentarono meglio di rinunciare ad ottenere giustizia di questo furto, che portare il loro reclamo a Roma, dove non sarebbero stati ascoltati.

Quattro anni dopo, o-propriamente il 26 maggio 1779, il magistrato di Aquisgrana, facendosi scudo delle scomuniche fulminate contro la massoneria, proibì le loro riunioni in quella città e pronunciò pene severe contro i delinquenti. La sua ordinanza stimolò lo zelo del domenicano Luigi Greinemann e del cappuccino Schuff. Essi predicarono violentemente contro i fratelli e li segnalarono come templi, infami e cospiratori, che congiuravano la rovina dello Stato e della religione. La moltitudine, resa fanatica da questi discorsi, si sparse per le vie, proferendo terribili minacce contro i membri della società. molti massoni, che il caso fece passare da quelle parli, furono maltrattati, e dovettero la loro salvezza al coraggio ed all’attaccamento di qualche cittadino. In seguito, la risoluzione manifestata dagli abitanti delle città vicine di togliere a' monaci la facoltà di questuare nelle loro mura, potette arrestare il corso di quelle odiose prediche.

Le medesime scene si producevano in Monaco nel 1784. L’ex gesuita Frank, confessore dell’elettore palatino, il giorno 3 settembre di quell’anno predicò contro i massoni, chiamandoli i Giuda dei nostri giorni, Dei fratelli vi erano nominati personalmente, con gli epiteti di Giuda il traditore, di Giuda l'impiccato e di Giuda il dannato. Già la folla lasciando la chiesa era andata alle case di diversi massoni, rompendo i vetri e sforzandosi ad abbattere le porte; aveva pure ammassato vicino a quelle case delle materie combustibili con lo scopo d’incendiarle; quando un drappello di soldati, accorsi proprio in tempo, impedirono l'effetto di quei tentativi, arrestando qualcuno dei colpevoli e disperdendo gli altri.

La bolla di Clemente XII venne pubblicata in Ispagna nel 1740 sotto il regno di Filippo V. In questo tempo un gran numero di massoni isolali e tutti i membri di una loggia di Madrid furono arrestati e chiusi nelle segrete dell’inquisizione. Otto di quei disgraziati furono condannati alle galere; gli altri subirono una prigionia più o meno lunga, e furono costretti a dure penitenze. Nel 1751 f anatema di Benedetto XIV risvegliò la persecuzione; ed in vero, non appena questa bolla venne pubblicata, il padre Torrubia, esaminatore dei libri pel Sant'Officio, denunziò 1’esistenza dei massoni nel reame; e Ferdinando VI pubblicò contro di essi una nuova ordinanza, assimilandoli ai rei di stato in prima linea, ed infliggendo loro le più crudeli e severe pene. Durante gli anni che seguirono, molti fratelli provarono i rigorosi effetti di quest'editto.

Noi abbiamo sotto gli occhi i documenti d'un processo per fatti di massoneria, giudicati in Madrid nel 1754 dal tribunale dell'inquisizione. Il fratello Tournon francese aveva da qualche anno stabilito in quella capitale una fabbrica di fibbie di rame. Era un fratello più zelante che intelligente, ed il suo imprudente spirito di proselitismo gli attirò la persecuzione del Sant’Officio, che gli sarebbe stata fatalissima se non avesse avuta la fortuna di essere straniero. Esisteva in Madrid un piccolo numero di massoni, i quali riunivansi in loggia, in tempi diversi e nel più profondo silenzio; il fratello Tournon, iniziato all’età di venti anni in una loggia di Parigi, era stato riconosciuto da quei fratelli, e fattolo ad essi affiliare gli conferirono la carica di oratore. Egli voleva aumentare il numero dei membri della loggia, per cui scandagliò diversi suoi operai, nei quali aveva creduto trovare le qualità necessarie, per vedere so volevano affiliarsi. In risposta alle loro domande, spiegò loro lo scopo della società massonica; parlò delle prove che doveano subire, e d’un giuramento da prestarsi sull’immagine del Cristo; mostrò loro il suo diploma, dicendo che un simile documento sarebbe ad essi accordalo dopo l’essersi fatti iniziare. Su quel diploma erano impressi le immagini di alcuni istrumenti di architettura e di astronomia. Essi credettero che quei disegni avessero analogia con la magia; tale idea turbò la loro coscienza e li atterrì: perciò essendosi messi di accordo sul da farsi, conchiusero che non poteano esimersi di denunciare al Sant'Officio le proposizioni loro fatte. In effetti la denuncia ebbe luogo, ed una informazione segreta fu ordinata dal sacro tribunale; le deposizioni di molti testimoni confermarono le dichiarazioni dei denunziami: ed il fratello Tournon il dì 20 maggio fu arrestato e posto nelle segrete.

Tosto ebbero luogo le prime udienze di ammonizione.Dopo aver interrogato l’accusalo circa il suo nome, professione, patria; sul motivo che l'aveva condotto in Spagna ed altro, gli venne domandato se apparteneva alla società massonica; al che egli rispose che vi fu ammesso in una loggia parigina. Forzato a dichiarare se nella Spagna vi erano simili società,'egli negò, sostenendo ignorare resistenza dei massoni in questo paese. Interrogato qual religione professava, rispose d’essere cattolico. Gli si disse che la massoneria era contraria alle dottrine della Chiesa Romana, ed egli affermò non aver mai udito nelle logge nna sola parola che giustificasse tale asserzione. A questo gli obbiettarono l'indifferenza dei massoni in materia di religione; e si aggiunse, il che era discretamente contradittorio, che il sole, la luna e le stelle erano adorate dai membri della massoneria. Inutilmente egli fece osservare che la tolleranza massonica non implicava l’indifferenza religiosa: ciascuno essere libero di adorare Dio secondo le forme che gli erano state insegnate; le immagini del sole, della luna e delle stelle trovarsi fra gli emblemi massonici solamente «per rendere più sensi bili le allegorie della grande, continua e vera luce che le logge ricevevano dal Grand'Architetto dell'Universo, e per rappresentazione apparente ai fratelli di essere caritatevoli»; l’inquisitore persisté a mantenere ciò. che aveva avanzato, e scongiurò il fratello Tournon, «per il rispetto dovuto a Dio ed alla Vergine», di confessare le eresie dell’indifferentismo; le pratiche superstiziose che gli avean fatte me scolare le cose sante alle profane, e gli errori dell’idolatria che l’avevano condotto ad adorare gli astri. Non potendo pervenire ad ottenere da lui tali dichiarazioni, l'inquisitore ordinò che venisse ricondotto nella sua segreta. Nell'udienza seguente, l’accusato persisté nella sua prima risposta; se non che disse che il partito più saggio al quale si credeva doversi appigliare, era di convenire che aveva torto, e confessare la sua ignoranza dello spirito dannoso degli statuti e degli usi della massoneria, con questa restrizione, che non aveva mai creduto che in ciò che faceva come massone vi fosse nulla di contrario alla religione cattolica; per cui sperava che la sua pena, se aveva mancato, sarebbe scemata, considerando la buona fede dalla quale egli era stato. sempre mosso, e che benissimo avea potuto ingannarsi vedendo raccomandare e praticare costantemente la beneficenza nelle logge senza mettere in dubbio nessun articolo della fede cattolica (63)).

Nel mese di dicembre seguente, l’inquisizione pubblicò la sua sentenza. Era essa concepita nei seguenti termini: «essendo il signor Tournon sospetto d'essere caduto negli errori d’indifferentismo, seguendo nella sua condotta in meno ai massoni quelli del naturalismo; e negli errori della superstizione, contrarii alla purità della santa religione cattolica, mescolando le cose profane e gli oggetti sacri, ed il culto religioso dei santi e delle immagini con le gioie dei banchetti, gli esecrandi giuramenti, le cerimonie massoniche, ec.; il signor Tournon merita essere severamente punito per tutti questi delitti, e sopra tutto per aver tentato di pervertire dei cattolici spagnuoli. a Però considerando che egli non è nato nella Spagna, e che ha riconosciuto un errore che la sua ignoranza può scusare..., egli è sola mente condannato, e ciò per effetto della compassione e della misericordia del Sant’Ufficio, ad un anno di detenzione, che dovrà compiere nelle prigioni attualmente da lui occupate; spirato lai termine, dovrà esser condotto dagli agenti di Sant’Ufficio alle frontiere di Francia, e con ciò resterà esiliato dalla Spagna per sempre, dopo avergli significalo che se egli rientrasse nel reame senza il permesso del re e del Sant’Ufficio, sarebbe severamente punito secondo tutti i rigori del dritto».

Il fratello Tournon, durante la sua prigionia, fu inoltre condannato «a fare degli alti di pietà, confessarsi, meditare l'intero giorno sugli esercita spirituali di Sant'Ignazio di Loyola, e sul libro del padre Giovanni Euschio Niercmberg Della differenza fra il temporale e a {eterno; recitare ogni giorno, se non tutto, una parte del Santo Rosario di Maria Vergine; ripetere spesso gli atti di fede, speranza e contrizione; imparare a mente il Chatechismo del padre Asiete, e disporsi a ricevere l'assoluzione nelle feste di Natale, di Pasqua e a della Pentecoste, e lo si esortò a praticare tali penitenze per lotta la vita». Per far conoscere al fratello Tournon una tale sentenza, si decise «che sarebbesi celebralo un auto-da-fè particolare nelle sale del tribunale, alla presenza del segretario del segreto, degli impiegati del Sant'Ufficio e delle persone alle quali il signor inquisitore decano permetterebbe d’assistere; che dovesse il Tournon prender parte all'auto-da-fè; sentire la lettura della sua sentenza; sentirsi una rimenata; che in ginocchio abiurerebbe tutte le eresie; infine, che dovea leggere e firmare la sua abiurazione, come la sua professione di fede conforme alla religione cattolica, apostolica e romana, con la promessa di non mai più assistere per l'avvenire alle riunioni massoniche».

Tutte le disposizioni di questo giudizio furono eseguite. Il fratello Tournon ritornò in Francia, ove le logge si occuparono di fargli dimenticare la crudele persecuzione della quale fu vittima per l'amore della massoneria.

Procedimenti anche più odiosi furono messi in opera nel 1743 dalF inquisizione di Lisbona verso i tre massoni Giovanni Coustos, Alessandro Giacomo Mouton e Giovan Tommaso Bruslé.

Il fratello Coustos esercitava la professione di gioielliere; egli era nativo di Berna e di religione protestante. Nella sua gioventù aveva seguito il padre in Francia e vi si era stabilito. La proscrizione di Luigi XIV contro tutte le comunioni dissidenti gli avea proibito di ritornare nel suo paese; si rifuggì nella Gran Brettagna e vi si fece naturalizzare. In seguito, venne ad abitare Lisbona, ove lavorava nel suo mestiere per diversi gioiellieri. Fu riconosciuto massone in Inghilterra. In Lisbona egli ebbe occasione di legarsi con qualche membro della società, e particolarmente con i fratelli Mouton e Bruslé al par di lui gioiellieri, che appartenevano ad una loggia stabilita in quella capitale. Essi lo fecero risolvere di aggregatisi, e poscia lo elessero venerabile.

La moglie d’un Francese chiamato La Rude, che era pure gioielliere ed abitava nel paese da circa dieci anni, concepì il disegno di far cacciare da Lisbona tutti coloro che esercitavano la professione di suo marito. Essa fece conoscere il suo pensiero ad un altra femmina chiamata donna Rosa, ed insieme li denunciarono come massoni, affermando come i fratelli Coustos, Bruslé, Mouton e gli altri gioiellieri della città tenevano frequenti riunioni. Una indiscrezione della moglie di Mouton aveva suggerito alla moglie di La Rude la prima idea di questa indegna azione, avendole quella fatto sapere che suo marito era membro della società massonica e che teneva loggia in Lisbona. «Non mi sì faccia una colpa (dice ingenuamente il fratello Coustos che riporta questo fatto nella storia della sua persecuzione) se io cito qui la moli glie di un mio fratello, il quale è mio amico. Io lo fo solamente per far conoscere alle altre sorelle, fra le quali ve ne sono molte che hanno una grande smania di parlare, quanto sia importante serbare un profondo segreto intorno a quest'articolo, soprattutto ove esiste a l'inquisizione».

Il fratello Mouton fu la prima vittima che cadde fra le mani degli inquisitori. Un gioielliere, che nel medesimo tempo era familiare del Sant’Ufficio, lo mandò a cercare per uno dei suoi amici pure massone, col pretesto di dovergli far intagliare un diamante dì gran valore. Ma dal canto suo non era che un’astuzia per avere i connotali del fratello Mouton. L’affare per il quale avea finto farlo chiamare non fu concluso, perché il prezzo da lui offerto non corrispondeva all’importanza del lavoro. Egli domandò di sentirsela con il proprietario del diamante, ed incaricò il fratello Mouton di ritornare due giorni dopo per ricevere una risposta definitiva. Al tempo designalo il fratello Mouton ritornò dal gioielliere. Invitato ad entrare in una stanza vicina per dare il suo avviso circa alcune gemme, vi trovò diversi uffiziali dell’inquisizione che s’impadronirono di lui, gli proibirono di pronunziare una sola parola, e senza dilazione lo condussero di soppiatto ad una porta che metteva sopra una via deserta; ivi messolo in carrozza, lo condussero al tribunale del Sant’Ufficio. Chiuso in una segreta, vi restò per più settimane obbliato.

Nondimeno fu necessario spiegare la sua sparizione. Si fece correre la voce che egli aveva involalo al gioielliere il diamante pel quale fu chiamato, ed aveva presa la fuga portando seco il frullo del suo delitto. I suoi amici non potevano indursi a credere che egli fosse colpevole di tale vergognosa azione. Perciò congetturarono che, se effettivamente il diamante era sparito, non potette essere che per una disgrazia indipendente dalla sua volontà; e che egli si era sottratto con la fuga ai reclami che si era in dritto di promuovergli contro per la perdita da lui fatta, e che probabilmente non era nello stato di riparare. Per cui risolvettero, pel riscatto della sua riputazione, di fare tra loro una colletta che potesse rivalere il padrone del diamante. Essi in poco tempo, con questo mezzo, raccolsero una fotte somma, che andarono a portare al gioielliere; ma costui rifiutò le loro offerte assicurando che il suo cliente era troppo ricco per potersi occupare di tale bagattella. Un tale atto di generosità da parte di una persona incognita non parve loro naturale; essi finirono col supporre la verità; e dal quel momento si attorniarono di precauzioni per evitare di cadere nelle mani del Santo Ufficio.

Non accadeva che per via di agguati gli uffiziali dell’inquisizione s’impadronissero della loro vittima; ma bastava ad essi per arrestarla che di giorno uscisse di sua casa; ché colà essi non osavano penetrare per timore di fare del rumore ed attirare l’attenzione pubblica sul loro tribunale; essendo loro politica di coprire le proprie operazioni con una specie di mistero, per ridurle più spaventevoli di quello che erano in effetto. Il fratello Coustos ebbe a rimpiangere d essersi un momento allontanato da questa savia riserva. Una sera, entrando in una bottega da e s'imbatté in un Portoghese, che egli credette uno dei suoi amici, ma che il Sant’Ufficio, del quale era quello uno dei familiari, aveva incaricalo di notare i suoi connotali. Quest’uomo si allontanò furtivamente e corse ad avvertire gl’inquisitori della presenza del fratello Coustos nella bottega da caffè, ed immediatamente vi fece ritorno. Siccome il fratello Coustos verso le dieci uscì seco lui dal caffè, si vide attorniato da nove ufficiali dell'inquisizione, i quali lo arrestarono come complice del furto del diamante attribuito al fratello Mouton. Per quanto allegasse in propria giustificazione, fu caricato di ferri, imbavagliato e condotto al tribunale in una vettura chiusa, che trovavasi fermata poco lungi dal caffè, pronta per questa spedizione.

Del pari che il suo compagno di sventura, egli venne chiuso in una segreta, ove fu lasciato per alcune settimane in una completa solitudine, con l'ingiunzione di serbare il più assoluto silenzio. Finalmente fu menato innanzi al tribunale ed interrogato. Le principali domande che gli vennero indirizzale, furono sull'origine, sulle cerimonie e sulle dottrine della massoneria. Da ciò egli comprese per qual motivo era stato condotto innanzi al tribunale. Le spiegazioni da lui date non soddisfecero per nulla i giudici; questi insistettero perché rivelasse i segreti della massoneria; e non ostante che gli offrissero di scioglierlo dal giuramento (64) prestato nella sua iniziazione, non potettero avere alcun lume su tale oggetto. Irritati da quella discretezza, lo fecero mettere in un criminale, ove dopo alcuni giorni egli cadde gravemente ammalato. Allora lo posero fra le mani dei medici, che lo circondarono di tutte le cure capaci di operare una guarigione immediata. Appena convalescente, ricomparve nuovamente innanzi ai suoi giudici, i quali lasciarono questa volta da parte l'accusa di massone, provando, senza maggior successo, di convertirlo al cattolicismo. Vedendo l'inutilità dei loro tentativi a tale proposito, ristettero dal chiamarlo innanzi ad essi durante tutto il tempo che durò la sua malattia. Quando fu intieramente ristabilito, gli si fece subire un ultimo interrogatorio intorno ai segreti della massoneria, senza ottenerne più soddisfacenti risposte. Gli dichiararono allora, siccome egli si negava di far conoscere la verità, che si accingevano ad impiegare, per costringerlo a parlare, mezzi più efficaci della persuasione usata verso di lui fino a quel momento.

Difetti lo condussero nella sala della tortura. Appena egli vi entrò, si posero contro le porte dei materassi, affinché le grida in cui potea dare non giungessero alle orecchie degli altri prigionieri. Regnava in quel sotterraneo un'oscurità che la fiamma vacillante di qualche candela appena attenuava. Al favore di quella poca luce, egli scorse a sé d'intorno centinaia d'istrumenti di supplizio: catene, corde, collari di ferro, argani, palchi per patibolo. Questo spettacolo Io agghiacciò di terrore. Tosto s'impadronirono di lui lo spogliarono degli abili; gli poserà al collo un collare; ad ogni piede, un anello di ferro; lo legarono di traverso con otto corde della grossezza di un dito. Le estremità di queste corde, quelle delle gomene che passavano nel collare e negli anelli di ferro, dopo aver traversato la spessezza del palco, per via di buchi che vi erano fatti, si avvolgevano al di sotto su d un argano, che, messo in movimento ad un segnale degli inquisitori, stendeva le corde e le faceva penetrare nelle carni del paziente, con inesprimibili dolori; nel medesimo tempo che le gomene passale negli anelli del collo e dei piedi gli stendevano le membra. Il sangue gli fluiva da tutte le parli del corpo, ed egli finì per perdere interamente i sensi. Questo supplizio non avendolo potuto decidere a fare le rivelazioni che gli si domandavano, sei settimane dopo fu sottomesso ad una tortura più crudele, colla quale gli furono slogale le spalle e rovesciò gran copia di sangue dalla bocca. In diverse altre riprese, queste orribili esecuzioni si rinnovarono, per cui il fratello Coustos si trovò ridotto a tale deplorabile stato, che gli fu impossibile di muoversi per tre mesi.

Nella medesima guisa che i fratelli Coustos e Mouton, il fratello Bruslè era caduto nelle mani degli inquisitori, ed era stato oggetto di una simile barbarie. Questi furori ebbero alla fine un termine. Il fratello Coustos venne condannato a quattro anni di galera, e i suoi due amici vennero condannati a cinque anni della medesima pena. Non dimeno essi ed altre vittime dell’inquisizione dovettero figurare in un auto-da-fè con altre vittime di essa inquisizione. Incatenati come assassini, Vennero impiegati ai più duri lavori nel bagno di Lisbona. Il fratello Bruslé venne esposto a tali sevizie che ci lasciò la vita. I fratelli Mouton e Coustos sottostarono ai medesimi rigori, ed ebbero una malattia che mise in pericolo i loro giorni. Però l’ultimo di essi trovò mezzo di far pervenire a conoscenza di Harington, membro della Gran Loggia d’Inghilterra, la trista sorte che gli era toccata. Questo signore immediatamente occupossi della sua libertà. Nè parlò al re Giorgio II, il quale fece reclamare il fratello Coustos qual suddito inglese da lord Compton, suo ambasciatore in Portogallo. Fu in qualche modo ad insaputa dell’inquisizione che gli venne resa la libertà. Egli rifugiossi sopra un bastimento olandese, chiamato il Diamante, che gli diede asilo unitamente al fratello Mouton, che egli aveva seco condotto; e poco dopo essi vennero sbarcali a Portsmouth sani e salvi.

Era destino della società massonica che si dovessero sollevare contro di essa tutti i fanatismi. Nel 1748, il divano di Costantinopoli fece circuire una casa di questa città, nella quale era riunita una loggia massonica preseduta da un Francese, con l’ordine di arrestare tutti ed incendiare la casa. Avvertiti a tempo i fratelli ivi riuniti, si posero in salvo; ma l’autorità, che aveva già fatto un'inchiesta, si disponeva ad assicurarsi delle loro persone, quando l'ambasciatore inglese v’intervenne facendo terminare ogni cosa. Tuttavia, il divano fece sapere agli inviati delle potenze straniere, che non avessero cercato d’introdurre delle nuove sette negli Stati del Gran Signore ed in particolar modo la massoneria (65).

Questa associazione venne in due volte diverse proibita nel regno di Napoli: nel 1751 da Carlo III, e da Ferdinando IV nel 1759. Però l’editto reale non venne eseguito con molto rigore; ed a poco a poco le logge terminarono coll’essere tollerale. Le loro riunioni divennero numerosissime, e si fecero il ritrovo dell’alta società napolitana. Il marchese Tanucci, il quale regnava alla Machiavelli, e che alla fine credeva di essere soppiantato, con inquietudine vedeva il re avvicinato da molti giovani massoni d‘un merito distinto, e suppose che coloro lo volessero far cadere dal potere. Egli avrebbe voluto determinare il re a firmare un novello editto di proscrizione, o pure permettere ch’egli facesse eseguire quello del suo predecessore, il quale era stato interamente dimenticalo; ma trovò da parte del monarca una resistenza assai pronunziala, tanto che credette prudente di non insistere. Egli attese, per realizzare la sua favorita idea, che si presentasse qualche circostanza di natura a poterla mettere a frutto. Un avvenimento assai grave, che accadde nel 1775, venne a fornirgli l’occasione da lui attesa. Una loggia di Napoli dava una festa di adozione. Il fratello incaricato di dirigere le prove che doveva subire una signorina, esaltò l’immaginazione della recipiendaria, al punto di farle considerare pericolosissime le prove insignificanti alle quali venne sottomessa. Il domani della sua ricezione, la neofita provò i primi sintomi di una malattia, che in capo a pochi giorni la fecero soccombere. Questa morte fece chiasso; il ministro trionfò, determinando il re ad interdire le riunioni massoniche. Il Gran Maestro istesso ordinò alle logge di chiudere i loro lavori.

Nel 1776, l’impressione prodotta de questo avvenimento crasi considerevolmente affievolita, ed avvicinavasi il momento che la proibizione pronunciata contro la società stava per essere tolta; ma Tanucci aveva risoluto di mettervi ostacolo. Egli si servi a questo scopo delll’intervento d’uno straniero massone indegno, che era stato obbligato di abbandonare la sua patria per qualche vergognosa azione da lui commessa. Quest’uomo era maestro di lingue; la sua professione gli dava accesso presso molti massoni, ed in ispecial modo presso alcuni fratelli che stavano al servigio del re. Un giorno, egli li invitò ad un banchetto, dato, secondo ch’ei diceva, da un principe polacco; il quale, pieno di stima per i massoni napolitani, desiderava conoscerli ed unirsi ad essi. Questo principe non era che un furbo cameriere travestito. I massoni si condussero all’invito. Si erano messi nella sala degli istrumenti massonici, che dovevano esporsi innanzi agl’invitati. Istruito il Gran Maestro di questa riunione, inviò ai massoni che la componevano un fratello a ricordar loro l'ordine sovrano che proibiva di lavorare. Appena entrò questo messo, la sala fu investita, e tutti gli astanti vennero catturati. Un avvocato, il fratello Lioy, in una memoria da lui scritta prese a difendere i massoni; per cui venne bandito, ed il suo scritto ’ bruciato dal boia. Obbligato di espatriare il fratello Lioy si ritirò in Vicenza, poscia recossi a Padova, Venezia, Basilea, Zurigo, Lione e finalmente a Parigi, ove venne accollo con distinzione ed amicizia La regina Carolina, stanca della vecchia e dura amministrazione del Tanucci, della quale Finterò popolo lagnavasi, ottenne dal re di Spagna, con la mediazione dell'imperatrice sua madre, di disporre delle cose pubbliche secondo le proprie vedute. Il primo uso da essa fatto di questa facoltà fu di destituire Tanucci; poscia aprì le carceri ove erano detenuti i massoni, e formalmente autorizzò la riapertura dei lavori massonici. Il Grand’Oriente di Francia, sentendo quest’alto di benevolenza della sovrana, prese spontaneamente una deliberazione, con la quale ordinava alle logge di sua dipendenza di aggiungere per lo avvenire ai brindisi di obbligo nei banchetti una libazione speciale per Carolina.

Qualche anno dopo, nel 1781, Ferdinando IV di Napoli rinnovò, per motivi che non chiaramente si conoscono, l'editto che proibiva le assemblee massoniche; ma nel 1783, per sollecitazioni della regina, E emanato un novello editto, il quale, riferendosi al primo, annullava tutti le pene nelle quali avrebbero dovuto incorrere i fratelli, per qualsia causa. Però la Giunta ’di Stato venne incaricata di sorvegliare la società massonica, come una aggregazione che se non era attualmente nociva alla tranquillità del regno, poteva in date circostanze divenirlo.

Quando in Vienna si ebbe contezza della bolla di Clemente XII, la massoneria godeva gran favore presso le persone della corte, per la qual cosa la scomunica pontificia non venne pubblicata; ma l'imperatore Carlo VI, prendendo capo da questa bolla papale, proibì in quell'anno medesimo tutte le assemblee massoniche nei Paesi Bassi austriaci. Tuttavia alcuni fratelli timorosi si distaccarono dalle logge dell’Austria, ed a lor volta formarono una società separata che chiamarono l'ordine di Mopso. Le dottrine di questa novella società, nella quale si ammettevano le donne, erano perfettamente insignificanti, e non potevano dar ombra al governo, benché i mopsi si unissero in segreto come i massoni. Questa società si sparse in tutta la Germania, nella Provincie Unite, nella Fiandra austriaca e per sino nella Francia; ma essa non ebbe che una corta vita, e fu rimpiazzata dalle logge di adozione.

Tuttavolta sembra che durante gli anni consecutivi la massoneria dovette divenire sospetta al governo austriaco, e degli ordini dovettero esser dati per impedire le loro assemblee. Infatti, il 7 marzo 1743, trenta massoni riuniti in Vienna vennero imprigionati, e non furono messi in libertà se non qualche mese dopo, il giorno della festa dell’imperatore.

Sotto il regno di Maria Teresa le logge vennero riaperte, ma immediatamente furono oggetto di una nuova persecuzione. Nel 1764 alcune dame della corte, avendo tentato inutilmente di scoprire ciò che facevasi in queste riunioni, pervennero ad ispirare all'imperatrice dei gravi sospetti contro la società. Per cui questa principessa chiamò innanzi a sé i venerabili di molte logge, ordinando loro di farle conoscere i segreti della massoneria. Ma essi si erano rifiutali. Poco tempo dopo uno di quei venerabili, avendo riunita la sua loggia, la riunione venne disturbata dall'arrivo di un distaccamento di soldati, i quali arrestarono tutti i presenti, confiscando tutti i mobili massonici. Francesco di Lorena, che già abbiamo visto proteggere la massoneria in Toscana, intervenne pure questa volta in suo aiuto, ed ottenne che i fratelli arrestati venissero messi in libertà e potessero continuare i loro lavori. Giuseppe II, avendo prese le redini dello Stato, fece pubblicamente sapere la sua intenzione di farsi iniziare nei misteri massonici. Tosto le logge brigarono per avere l'onore d'illuminare un candidato tanto illustre. Questa gara invece di lusingare l'amor proprio del)'imperatore, e disporlo a favore della massoneria, gl’ispirò invece una repentina ripugnanza; ed egli rispose ad un fratello, il quale sforzavasi di attirarlo alla sua loggia: «Non mi parlate più dei massoni: veggo che sono degli uomini come tutti gli altri; e tutta la filosofia di cui menano tanto rumore non li garentisce dalla debolezza dell'orgoglio.» Da quel tempo egli proibì che gli si parlasse di massoneria, e lasciò che le logge proseguissero i loro lavori a loro beneplacito. Ma nel 1785 la massoneria erasi talmente sparsa nel suo impero, che non eravi nessuna città ove non si trovasse una loggia. In questa occasione il 1° dicembre egli indirizzò una istruzione ai governatori delle sue province: Io non conosco, egli diceva, i misteri della massoneria, e non ho alcuna voglia d'istruirmi delle loro buffonerie; mi basta solamente sapere che la loro società produce sempre qualche bene, che essa solleva i poveri e coltiva ed incoraggia le lettere, per fare per essa qualche cosa di più che si faccia negli altri paesi... Io la pongo sotto la mia protezione, e le accordo la mia grazia speciale, se continuerà a condursi bene.» Egli accordò questa protezione alla massoneria con le seguenti restrizioni: che nella capitale e nei paesi dove eravi reggenza, non vi potevano es sere più di tre logge, con l'obbligo di trasmettere al governo i nomi dei membri, il luogo ed il giorno delle riunioni; che nei paesi dove non eravi reggenza, non vi potevano esistere logge; e se alcuni di quegli abitanti tenessero nelle loro case riunioni massoniche, sarebbero puniti con le medesime pene di coloro che permettevano i giuochi proibiti. Per via di questa disposizione, i massoni avevano tutta la libertà di fare le loro ricezioni; ed il governo lasciò ad essi la direzione interna delle logge, secondo le loro costituzioni, senza permettere che si facesse in questa società veruna ricerca curiosa, a In questo modo, diceva Giuseppe terminando, l’ordine dei liberi muratori, il quale è composto da un gran numero di gente onesta da me conosciuta, potrà divenire utile allo Stato.» Tuttavolta venne in sua conoscenza, che le logge dei Paesi Bassi austriaci trattavano nelle loro assemblee delle materie che aveano una relazione più o meno diretta con le costituzioni dello Stato. Essendo egli filosofo, giudicò imprudente che venissero discusse tali materie. Per cui Tanno seguente 1786 un nuovo editto limitò il numero delle logge nelle sue province, riducendole al numero di quelle della città di Brusselle, sotto la sorveglianza del governo generale; egli proibì pure che il numero delle logge stabilite in Brussclle sorpassasse quello di tre. Di più, è da esser notato, che il baro ne Scckendorff, che egli aveva designalo per dirigere la massoneria Belga, in luogo dell’antico Gran Maestro il marchese di Ganges, credette dovere, per farsi accettare dalla massoneria, oppugnare le opinioni che dominavano nella legge. A sua proposta rimase per regola generale che, l’eguaglianza essendo la base fondamentale della massoneria, alcun fratello non poteva prevalersi in loggia di qualsiasi titolo profano, che lo distinguesse o per la sua posizione o per la sua nascita, e la firma di ciascun fratello non menzionerebbe che la dignità massonica.» La rivoluzione francese, che ebbe luogo poco tempo dopo, determinò l’imperatore a sopprimere interamente le logge in tutti i suoi Stati. Il suo rescritto, reso ostensivo nel 1789, ingiungeva a tutti i funzionari! civili e militari di separarsi dalle logge e prestare giuramento di non mai appartenere a società segrete qualunque si fossero, sotto pena di destituzione e di punizione esemplare.

Erasi sparsa la voce, in quel tempo, che la massoneria avesse prodotta la rivoluzione francese. Quest’idea era stata propagata, fin dal 1788, da un primo scritto intitolalo: Le maschere cadute. L'autore anonimo di questo libello si scagliava furioso contro i principii dell’associazione, ed attribuiva ad essi le resistenze che si erano recentemente manifestate in Francia, contro le misure proposte dal governo. Questo scritto venne seguilo da diversi altri non meno ostili all’istituzione. Nel 1791, l’abbate Lefranc pubblicò un libello che avea per titolo: Il velo sollevato da' curiosi, o il segreto delle rivoluzioni svelato con l'aiuto della massoneria. Questa pubblicazione diede origine nel 1893 alle Prove di una Cospirazione contro le religioni ed i governi di Europa, il cui autore era John Robinson, segretario dell'accademia reale. di Edimburgo, il quale apparteneva alla società ed erasi fatto affiliare alle diverse sette che la dividevano. Robinson non attribuiva la colpa alla massoneria ordinaria, della quale proclamò l’innocenza, specialmente in Inghilterra; ma agli alti gradi che vennero innestati sopra i tre primi, con lo scopo di rovesciare l’altare ed il trono. Tre altri scrittori adottarono questo sistema; il primo, Cadet di Gassicourt. lo sviluppò nella Tomba di Giacomo Molay; il secondo, l’abbate Barruel, nelle sue Memorie per servire alla storia del giacobinismo, pubblicata nel 1799; l’ultimo in fine, l’abbate Provart, in un libro intitolato: Luigi XVI detronizzato prima d'esser re, il quale venne alla luce nel 1800. Tutte le accuse lanciate da questi scrittori contro la massoneria non sono che un tessuto di errori e di calunnie. É vero che i simboli e lo scopo apparente della maggior parte degli alti gradi potevano fino ad un certo punto cagionare gravi accuse contro gli alti della massoneria; però nessun fatto solidamente stabilito le ha giammai giustificate. Ma in quel tempo, Barruel, Lefranc, Provard e Cadet di Gassicourt non appartenevano a questa società, quindi non potevano dare una testimonianza ad appoggiare quanto dicevano. Uno di essi, Cadet di Gassicourt, confessò dopo, che nella Tomba di Giacomo Molay, non aveva fatto che una riproduzione ampliata delle assertive dell’abbate Lefranc e di Robinson, sollecitò di essere ammesso nella massoneria; il che ebbe luogo nel 1803. nella loggia dell'Ape.in Parigi. Egli successivamente esercitò in questa loggia le funzioni di oratore e di venerabile. Nel 1809. essendo oratore aggiunto nella loggia di Santa Giuseppina, egli pronunciò il panegirico di quel medesimo Ramsay, gli alti gradi del quale furono da lui attaccati con tanta veemenza ed indignazione.

Le sue diatribe, che posavano su fragili basi, aveano non di meno ottenuta piena credenza nel pubblico; il governo crasi scosso, e deg(5)' editti severissimi vennero pubblicati, i quali proscrivevano una società tanto pericolosa. Francesco II imperatore di Germania provossì di g neralizzare questa proscrizione; per la qual cosa propose nel 1791 alla dieta di Ratisbona la soppressione della società dei liberi muratori e delle altre società segrete, su tutto il territorio della confederazione. Tuttavolta la dieta ebbe la buona idea di rifiutare il suo concorso ad una simile misura. Sulle energiche rimostranze dei ministri di Prussia, di Brunswich e di Annover, che non erano del comune avviso, essa rispose all'imperatore, che egli aveva la facoltà d’interdire le logge nelle terre di suo dominio; ma essa rivendicava la libertà germanica per gli altri Stati. Più tardi il governo austriaco si ricredette dalle sue sfavorevoli idee contro la massoneria, e le logge si riaprirono su tutta l'estensione dell’impero. Nel 1809 eravi in Vienna una Gran Loggia nazionale d’Austria, la quale stava in corrispondenza col Grand’Oriente di Francia.

Nel numero dei paesi ove la massoneria venne proscritta, vi si annovera il Portogallo, il quale non fu uno degli ultimi a pronunciarsi. Infatti, si vede nel 1792 la regina Elisabetta dar ordine al governo dell’isola di Madera di tradurre innanzi al Sanl'Ufllcio tutti i membri di questa società, causa prima della rivoluzione francese. Questi ordini vennero puntualmente eseguili, e poche famiglie potettero sottrarsi al furore dell’inquisizione, rifugiandosi negli Stati Uniti. Uno dei bastimenti che le trasportava, al suo arrivo in New-York, alzò una bandiera bianca con questo molto: Asylum quoerimus. Tosto i primi massoni della città si condussero a bordo, e ritornando a terra condussero seco loro le famiglie proscritte, alle quali diedero generosa ospitalità.

Nel 1806 si rinnovarono le persecuzioni in Portogallo; dei nazionali e degli stranieri vennero arrestali come massoni, confinali nelle segrete della torre di Belem ed immediatamente deportati in Africa. Però tutto ciò non impedì che si continuassero a tenere logge nel reame, anzi in Lisbona, Coimbra, Setuval, Porlo ed altre città si tenevano molte riunioni, ma erano così segrete che l'inquisizione non poteva pervenire a conoscerle. Per qualche anno la massoneria rimase tranquilla, quando nel 1809 si vide novellamente oggetto di persecuzione. Alcuni inglesi fecero imprudentemente una processione massonica attraverso le vie di Lisbona. Alla testa eravi la bandiera della loggia; il corpo di guardia innanzi al quale passava la processione le rese gli onori militari, avendola prese per una processione religiosa. Però l'errore non lardò ad essere riconosciuto; allora i soldati e la plebe, eccitati dai monaci, scoppiarono in violento furore, e si precipitarono sui massoni, assassinandone un gran numero.

Nella stessa Inghilterra, culla della massoneria, e dove le logge diedero tanti segni di attaccamento al governo, quest'ultimo non restò saldo all’invasione dei pregiudizi! sollevati dagli scritti di Lefranc, di Robinson e di Barruel. Nel 1799 lord Raduord propose un bill col quale s'interdicevano le società segrete, e particolarmente quella dei massoni. Ma in grazia dell'intervento di molte notabilità parlamentari, e lord Grenville fra gli altri, si fece un’eccezione per questa società. Però venne proibito alla Gran Loggia di creare nuove officine, e quelle esistenti furono sottomesse a tediose formalità. Nel 1801, un comitato del parlamento fece un nuovo rapporto sulle società segrete, nel quale l’eccezione in favore della società massonica era tacitamente conservata; ma nel 1814, in un discorso pronunciato alla camera dei comuni contro le società segrete d'Irlanda, il ministro Liverpool voleva che anche la massoneria venisse posta nel numero di quelle da sopprimersi. Il buon senso dell'assemblea respinse una tale proposizione, e da quel tempo la massoneria venne resa libera in Inghilterra da tutti gli ostacoli che le aveano opposti sotto l'impero di prevenzioni che la rappresentavano come imbevuta di principii anarchici.

Per considerazioni contrarie, sembra che la massoneria di Francia fosse stata perseguitata durante la tempesta rivoluzionaria. Quei massoni i quali aveano preteso di aver operalo il grande rivolgimento del 1789, non per la potenza delle idee ma per una vera cospirazione, furono le prime vittime dei disordini che accompagnarono lo stabilimento del nuovo ordine di cose. Nelle province la maggior parte delle logge furono chiuse per ordine delle autorità rivoluzionarie. Uno dei membri più influenti della società massonica, il fratello Tassin, presidente di camera al Grand’Oriente, mori sul palco il 1791. L’abbate Lefranc, autore del Velo sollevato dai curiosi, fu massacrato il 2 settembre 1792 nelle prigioni de’ carmelitani; ed il fratello Ledbui, cacciatore del battaglione dei Figli di San Tommaso, volendolo sottrarre alla morte, fu percosso da un colpo di sciabola, e poco mancò non lasciasse la vita per compiere quell'atto di generosa abnegazione.

Alla caduta di Napoleone, aprissi per la massoneria un’era novella di persecuzioni d’ogni sorta. I sovrani alleati rinnovarono gli editti di proscrizione; il papa Pio VII ripubblicò le scomuniche lanciate dai suoi predecessori Clemente XII e Benedetto XIV. In Ispagna, Ferdinando VII, appena salito sul trono, ristabilì l’inquisizione, ordinò la chiusura delle logge e proibì la società massonica. Il 25 settembre, il gene rale Alava marchese di Tolosa, il canonico Marina membro dell’accademia, il dottore Luque uno dei medici di corte, ed altri fratelli stranieri, Francesi, Italiani ed Alemanni dimoranti in Ispagna, vennero arrestali in Madrid e gettati nelle prigioni del Sant’Officio come facenti parte della proscritta società. Le medesime violenze si riprodussero nel mese di ottobre 1819; molti distinti massoni di Murcia perirono fra le torture che l’inquisizione fece loro subire per indurli a rivelare i segreti dell’ordine. La potenza dell’inquisizione era sì grande, che il ministro di giustizia Lozano de Torres, ricevuto massone nel 1791 in una loggia di Parigi, e che avea fatto servire la sua casa in Cadice di asilo ad alcune logge durante la guerra dell’indipendenza, non ebbe verun mezzo per impedire tali atrocità. Nel 1818 il re di Portogallo, allora residente a Rio Janeiro, emanò un decreto di morte contro i massoni, assimilandoli ai colpevoli di lesa maestà, i quali veniano attenagliati con ferri roventi, benedetti da un prete ad ogni pezzo di carne strappata.

Le rivoluzioni scoppiate in Italia e nella Spagna nel 1820 furono causa di nuove persecuzioni e nuovi editti conira la massoneria di Russia, di Polonia e d’Italia. La Francia istessa non fu al coverto dalle persecuzioni dell’autorità; ma la Spagna fu il teatro della più implacabile persecuzione. Il fratello I. P. Quatero, nativo di Casal Monferrato ’n Italia, dopo aver servito nell’esercito francese, erasi ritirato in Ispagna in seguito del licenziamento dell’esercito della Loira. Eglivi prese servizio ed ottenne il grado di luogotenente; e nel 1823 al tempo dell’invasione francese trovavasi di guarnigione nella città di Alicante. Quando le armi francesi presero possesso di quella città, il suo reggimento fu sciolto ed egli andò a stabilirsi in Villa-Nueva-de-Sigas, presso Barcellona. Non erano ancora decorsi nove mesi ch’egli menava in quel luogo una vita ritirata e pacifica, quando nel mezzo della notte il suo domicilio venne invaso da’ familiari della giunta apostolica» i quali perquisirono tutte le sue carte; per sua disgrazia vi trovarono un diploma di massone. Questa circostanza cagionò il suo arresto, e venne chiuso in una delle torri della città. Tre giorni dopo lo trassero dal carcere e lo condussero al monastero di San Francesco, ove i monaci che lo attendevano si slanciarono su di lui come belve furiose, gli sputarono in viso, gli strapparono la barba e gli martoriarono il corpo, chiamando un delitto l’essere massone (66). Coperto di sangue e semivivo, fu gettato in una vettura e condotto nella prigione della giunta apostolica di Barcellona, ove venne messo in una segreta alta non più di quattro piedi, ricevendo luce ed aria da alcuni spiragli praticati nella porta. Il fratello Quatcro restò due mesi in quell’orrendo carcere insieme con altri ottanta disgraziati, ogni di vessati dalla brutalità dei custodi, i quali rinnovavano le loro visite ogni momento, ordinando prima d’entrare ai detenuti di porsi in linea contro il muro con le braccia e le gambe aperte. Dopo tanto tempo il Quatero venne interrogato, e le domande che gli vennero fatte furono secondo il solito intorno alla massoneria, dicendogli di svelarne i segreti; e se avesse fatta la rivelazione lo avrebbero messo in libertà, dandogli il grado che già aveva nell’esercito spagnuolo; ma il fratello Quatero non rispose nemmeno una sillaba a quanto gli fu domandato. Allora gl'inquisitori mandarono il processo alla commissione militare di Barcellona, affinché l’accusato fosse condannato come ribelle al re, per non aver rimesso Usuo diploma alle autorità competenti, secondo i termini delle ordinanze. Ma la commissione giudicò, che il fatto di cui veniva imputato non meritava alcuna punizione, e pronunciò la sua assoluzione, che ebbe luogo molto tardi. Finalmente egli ricuperò la libertà; ma gli fecero pagare le spese di processo. Poscia ottenne uh passaporto, e con l’aiuto di una colletta, che gli fecero pochi fratelli, potè giungere fino in Inghilterra, ove le logge s’interessarono delle sue sventure, e gli procacciarono i mezzi di vivere.

Fu buona sorte pel fratello Quatero che le armi francesi occupassero Barcellona al tempo del suo processo: poiché se avesse avuto da fare con le autorità del paese, egli sarebbe stato irremissibilmente perduto. D terrore superstizioso, che in gran parte influiva sull’odio che generalmente provavano pei massoni gli Spagnuoli, era cagionato dagli stessi barbari trattamenti che l'autorità lor prodigava. Eccovi un esempio. dell'effetto della prevenzione di cui erano oggetto i fratelli, alla quale non poteano sottrarsi le persone più eminenti.

Un giovane officiale spagnuolo, don Luiz Cordova, rifugiatosi in Francia con Ferdinando VII per causa dell’insurrezione del 1820, erasi fatto ricevere massone in Parigi, e nel 1822 venne affiliato alla loggia Clemente Amicizia.Ritornato in patria nel 1822, fu allogato in qualità di segretario all'ambasciata del duca di Villahermosa presso la corte delle Tuileries. La sua nomina fu annunciata officialmente, e lo si attendeva da un momento all’altro a Parigi, quando un incognito, decorato della legione d'onore, che davasi il titolo di antico officiale francese (67), si presentò dal fratello Marconnav, venerabile della Clemente Amicizia, e gli disse che il fratello Luiz Cordova desiderava visitare le logge che avrebbe incontrate per via, principalmente quelle di Bordeaux, ed a tal fine lo aveva incaricato di ritirare il suo diploma; alla qual cosa il venerabile subito annuì (68). Ma sotto a quel fatto eravi un odioso intrigo, ed il diploma avea tutt'altra destinazione. Fu inviato in Ispagna e presentato a Ferdinando come appartenente al conte Cordova, fratello primogenito di don Luiz, il quale occupava un posto eminente nella corte, e godeva di tutto il favore del monarca. Il re vedendo il diploma sentì animarsi d’ira ed indignazione, fece venirsi innanzi il conte Cordova, e lo rimproverò coi termini più minacciosi di essersi legato con patto diabolico ad una società che stava in opposizione con le leggi divine ed umane. Il conte, che forse era effettivamente massone, e che eredevasi irremissibilmente perduto, ne provò tal violento dispiacere, che ritornato in casa si fece saltare le cervella con un colpo di pistola.

I segreti nemici che aveano macchinata la sua disgrazia non si contentarono di quel successo. Rimandarono a Parigi il diploma e lo posero sotto gli occhi del duca di Villahermosa, essendo Luiz Cordova suo segretario d’ambasciata. Il duca, non provando minore avversione23 — 478 — del re istesso per la massoneria, pose don Luiz in istato di prevenzione, e lo tenne prigioniero nel palazzo dell'ambasciata. Per fortuna don Cordova aveva qualche amico devoto e godeva la protezione particolare della duchessa. Quindi si cercò di persuadere il duca che il diploma non apparteneva assolutamente a don Luiz Cordova, essendovi nell'esercito spagnuolo molti officiali del medesimo nome che quello iscritto nel diploma, e nulla potea impedire che appartenesse ad uno di quegli officiali. D'altra parte s’interrogò il venerabile della Clemente Amicizia, per sapere se volea salvare don Cordova, anche a costo d’una menzogna. Il fratello Marconnav promise tutto ciò che gli venne chiesto. Tosto ei fu chiamato presso il duca di Villabermosa, che sembrò lo guardasse con orrore, ed ebbe gran cura di collocarsi dietro un mobile per evitare il suo diabolico contatto. Il duca gli fece presentare il diploma, e gli domandò se egli lo avea rilasciato e firmato, e se era in caso di riconoscere la persona. Sulla sua risposta affermativa, venne introdotto don Cordova. Il fratello Marconnay dichiarò di non averlo mai veduto. — «Credete voi ai Santi Evangeli, gli chiese allora il duca, e fareste voi giuramento su questo libro divino di non aver rimesso a don Luiz Cordova il diploma che vi vedete avanti?» I termini nei quali venne fatta la domanda permettevano al fratello Marconnay di giurare con tutta sicurezza e coscienza, usando una piccola restrizione mentale; perciò rispose in questo modo: — «Io credo ai Santi Evangeli, e giuro su questo divino libro di non aver rimesso il diploma alla persona che mi è presentata». Su questa solenne dichiarazione don Luiz venne rimesso in libertà. Poscia fu mandato ambasciatore in Portogallo, indi divenne generale dell’esercito di Cristina, e morì sul campo di battaglia.

Molti altri fratelli furono vittima del rigore del governo spagnuolo. Nel 1824 dieci fratelli arrestati in Granata, nel mentre che stavano riuniti in loggia, vennero decapitati, ai termini del nuovo decreto dato il 1° agosto da Ferdinando VII in Sacedon. Nel 1828, il tribunale della medesima città condannò alla forca il marchese di Lavrillana di Cordova ed il capitano Alvarez di Sotomavor, come colpevoli di essere massoni e di non essersi da loro stessi denunciati. In fine l’anno seguente un'intera loggia di Barcellona fu arrestata per denuncia di un miserabile traditore chiamato Errero. Il venerabile fu appicato; gli officiali furono condannati alla galera; Errero fu graziato come denunciante, ma venne espulso dal reame.

Anche la Francia avrebbe commessi simili atti di rigore verso la massoneria, se il potere avesse ascoltati quei fanatici, che sotto il nome di missionarii percorrevano i dipartimenti, spargendo odio e discordia sol loro cammino. I massoni non erano risparmiati nelle loro predicazioni furibonde; anzi essi scongiuravano i fedeli, tanto disgraziati da essersi lasciati trascinare in queste perverse società, ad abiurare solennemente i principi che loro aveano insegnalo, e rientrare nel seno della Chiesa, la quale era pronta ad aprir loro il tesoro della sua misericordia. A Montalbano il missionario Guyon, nel 1828, decise tre membri della loggia le Arti Riunii, un vetraio, un muratore ed un tintore, a bruciare i loro diplomi di massoni in mezzo alla chiesa, in presenza di un'assemblea di fedeli.

Durante la restaurazione, la politica aveva invaso qualche loggia di Francia e particolarmente quella degli Amici della Verità in Parigi. Quando scoppiò la rivoluzione di loglio, i membri di questa loggia furono i primi a prendere le armi. Si videro nei momenti più pericolosi animare col loro esempio e con la loro parola i combattenti e raddoppiare gli sforzi per ottenere la vittoria. Molti perirono nella pugna. Il 31 luglio, quando agitavasi nelle camere la quistione di porre la famiglia d’Orléans sul trono, le logge fecero affiggere su tutte le mura di Parigi un proclama, col quale protestavano contro ogni tentativo che avesse per iscopo di fondare una novella dinastia, senza l’avviso ed il consiglio della nazione. Il 21 dicembre, anniversario dell’esecuzione dei quattro sergenti della Roccella, Bories, Pommier, Goubin e Raoox, il primo dei quali era membro degli Amici della Verità, questa loggia portassi processionalmente dal suo locale in via Granello fino alla Piazza di Grève; quivi, dopo un batter di tamburi, un discorso del fratello Buchez, membro della loggia, rammentò la nobile e generosa devozione di quelle quattro vittime della forza, che l'ira del potere aveva infrante. Il corteggio si riformò e ritornò allocale della loggia, ove venne redatta una petizione alla camera dei deputati per l’abolizione della pena di morte.

Questi non sono i soli atti politici che fece la massoneria in quel tempo. 1110 ottobre dell’anno medesimo 23 logge di Parigi celebrarono nelle sale dell’Hòtel-de-Ville una gran festa massonica in onore del generale Lafayette, che avea preseduto alla rivoluzione da poco compiuta. In tutte le logge erasi fatta un’adesione completa a questa rivoluzione, e quei cittadini che erano sopravvissuti alla lotta, o che erano morti con le armi alla mano, furono oggetto di felicitazioni o di cerimonie funebri.

I governi esteri non ignoravano tolte queste circostanze, per la qual cosa si astennero di rinnovare gli editti pubblicati contro la massoneria a causa delle dottrine anarchiche che le veniano attribuite: però essi proibirono alle logge esistenti nei loro Stati di affiliarsi e corrispondere con quelle di Francia, e tutto ciò rilevasi da un rescritto del ministro di polizia prussiano signor di Rochow, in data del 21 ottobre 1838.


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CAPITOLO V

Innovazione: Gradi irlandesi. — Rimsay. — Gradi scozzesi-Gradi filosofici. — Rosacroce. — Kzdosch. — Gradi cabalistici, teosofia, ermetici, ec. — Formazione dei riti. — Capitolo di Arras. — Capitolo di Clermont. — Consiglio degli imperatori d'Oriente ed Occidente. — Consiglio dei cavalieri d’Oriente — Il barone di Teschoudy. — Ordine della Stella fiammeggiante. —Gli illuminati di Avignone. — Svedenborg. — La sua dottrina. — Gli illuminati teosofi. — Rito di Svedenborg. — Martinez Paschalis. — Rito primitivo di Narbona. — Accademia dei sublimi maestri del cerchio luminoso. — Rito ermetico di Avignone. — Rito scozzese filosofico. — Accademia dei veri massoni di Monpellieri. — Mesmer. — Ordine dell'armonia universale. — Il conte di San Germano. — Cagliostro: le sue prime avventure. — Sua popolarità in Parigi. — La sua massoneria egiziana. — Sua rigenerazione fisica e morale. — Qualcuno dai suoi viaggi. — Sua espulsione da Parigi. — Le sue sventure in Londra.  Sua fuga. — Il suo arresto in Roma. — Sua condanna. — Suoi tentativi di fuga. — Sua morte. — Ordine della Semenza di senapa in Germania. — I rosacroce tedeschi. — I fratelli della rosacroce d'oro. — I fratelli iniziati di Asia. — Schrepfer. — Schroeder. — Il rito di perfezione di Berlino. — Rosa. — Il barone di Hund. — Ordine della stretta osservanza. — Johnson. — I chierici della lata osservanza. — Riforma di Dresda. —Il convento di Brunswick. Gngomos. — Stark. — Il capitolo immaginario d'Old Aberdeen. — Il barone di Wachter. — Zinnendorf ed il suo rito. — Rito di Fesster. — Ordine delle antichità dell'Africa. — L’unione alemanna.

Le società massoniche non dovettero solamente sormontare gli ostacoli esterni, che ora abbiamo terminato di raccontare, ma dovettero pure resistere agli elementi dissolventi sorti nel suo seno, ed il più forte fu lo spirito d'innovazione e dei sistemi. Abbiamo veduto che i rifugiati del seguito di Giacomo ed i partigiani di suo figlio Francesco Eduardo Stuardo avevano tentato di servirsi della massoneria per uno scopo politico. Il primo mezzo da essi impiegato fu quello di attribuire ai simboli dei tre gradi un senso appropriato alle loro vedute. É in tal guisa che essi pretesero che l'associazione massonica non era una continuazione delle confraternita di operai costruttori, ma che essa costituiva una aggregazione novella, una vera congiura destinata a facilitare il ristabilimento della casa degli Stuardi sul trono d'Inghilterra. Secondo questa dottrina, la morte d'Hiram-Abi faceva allusione alla tragica morte di Carlo I, ed i compagni rappresentavano Cromwell e gli altri capi del parlamento. Questa interpretazione fu propagata in Inghilterra dagli aderenti segreti del partito degli Stuardi; essa divenne l’origine di una seconda iniziazione, alla quale erano ammessi i massoni che giudicavansi disposti ad entrare nella cospirazione. Venne partecipata in Francia a qualche persona alto locata, che erasi guadagnata alla causa e di cui volevasi utilizzare il credito, per determinare il governo di Luigi XIV ad intervenire armata mano in favore della decaduta dinastia. U carattere arrischievole di questi signori fece loro accogliere con ardore tali pretese rivelazioni; la loro immaginazione facilmente si persuase che tenevansi in occulto degli altri segreti, ed essi ne sollecitarono istantemente la comunicazione. Questo fu un raggio di luce pei rifugiali. Allora essi foggiarono molti gradi, come i maestri irlandesi, i maestri perfetti irlandesi, i possenti maestri irlandesi, ed altri atti a stimolare lo zelo degli adepti, ed a separarli dalla folla; né conferivano la iniziazione che mediante danaro. Molti degli emigrati erano privi di mezzi. I nuovi gradi offrirono modo a sollevarli. Il prodotto delta recezioni sopperiva ai loro più urgenti bisogni; e quando questa sorgente di rendila terminò, venne alimentata da altre innovazioni.

Tosto apparve il cavalier Ramsay (69). Era un uomo dotato duna fervida immaginazione, di molto sapere, e di spirito d'urbanità. Egli erasi dedicato allo studio delta lettere e delta scienze, che poi aveva abbandonato per qualche tempo per mischiarsi nelle dispute teologiche che agitavano l'Inghilterra. Sublime nel presbiterismo, egli aveva alternativamente abbracciata la religione anglicana e la dottrina dei quaccheri. Più tardi, rifugiatosi in Francia, si stabilì a Cambrai, e divenne amico di Fénélon, che lo converti al cattolicismo. Egli si unì al partito degli Stuardi, e li servì con gran devozione; per la qual cosa si gettò nella massoneria, da lui giudicata propria al successo della causa. Il primo suo lavoro fu di rialzarne l'origine agli occhi dei gran signori francesi, il cui orgoglio difficilmente accomodavasi ad una solidarietà con semplici operai. Egli pretese che l'ordine massonico avesse avuto nascimento. nella Terra Santa all'epoca delle crociate; che molti cavalieri appartenenti all'ordine del Tempio eransi riuniti per ricostruire le chiese distrutte dai Saracini; e che questi, per fare abortire un tal pio disegno, avevano inviato degli emissarii, i quali sotto le apparenze del cristianesimo eransi confusi ai costruttori, studiandosi con tutti i mezzi di paralizzare i loro lavori. Ma essendosi scoperto questo tradimento, i cavalieri vennero scelti con più cura, e si stabilirono segni e parole di riconoscenza, per garantirsi dal miscuglio dogli infedeli. Or siccome ogni di arrivavano nuovi cristiani nel paese, in generale mal istruiti della loro religione, essi aggiunsero ai segni adottati diverse cerimonie simboliche, per istruirli in un modo piacevole dei principii della loro fede e dei loro doveri morali; ma la potenza dei Saracini sempre più accrescendosi, i fratelli dovettero rinunciare a proseguire il loro lavoro. In questa situazione, un re d’Inghilterra gli invitò a ritirarsi nei suoi Stati, la qual cosa venne accettata; ed ivi eransi consacrati non solamente a favorire i buoni costumi e tutto ciò che può produrre il bene generale dell'umanità, ma ancora a far fiorire l’architettura, la scoltura, la pittura e la musica. Ramsay appoggiò il suo sistema con qualche fatto storico, e particolarmente con la partecipazione dei cavalieri del Tempio ai lavori delle società muratone del medio evo, ed alla costruzione del collegio dei templarii in Londra nel XII secolo per una confraternita di muratori venuta dalla Terra Santa. Mercé tali supposizioni, il cavaliere tendeva a fare esercitare in Inghilterra il cattolicismo ed a spianare la via al ritorno del pretendente.

Nel 1728 egli si provò di gettare a Londra le fondamenta di una riforma massonica concepita in tale spirito; conferì per conseguenza con i membri della Gran Loggia, e propose loro di sostituire ai tra gradi allori praticati quelli di scozzese, di novizio e di cavaliere del tempio,' che egli pretendeva essere i soli veri gradi ed i più antichi, e che aveano il loro centro amministrativo nella loggia di Sant’Andreain Edimburgo. Ricusato dalla Gran Loggia d'Inghilterra, egli portò la sua innovazione in Parigi, ove ottenne un successo prodigioso. Questi suoi gradi furono aggiunti come alti gradi alla massoneria ordinaria, e fecero abbandonare in parte i gradi irlandesi fino allora praticati. Tale è l'origine di questi gradi scozzesi, di cui le imitazioni moltiplicaronsi all’infinito, e furono i precursori d’una folla di altri sistemi, nei quali si riflettevano successivamente tutte le opinioni professate in Francia, sia apertamente sia in segreto.

H filosofismo, fra gli altri, che incominciò a spargersi, s’introdusse nelle logge e v’istituì diversi gradi, particolarmente i cavalieri del sole, che aveano per iscopo di stabilire la religione naturale sulle rovine di tutte le religioni rivelate. I gesuiti, esploratori delle armi della Santa Sede, immaginarono il grado di rosacroce,per controminare gli attacchi di cui il cattolicismo era divenuto l'oggetto; ma i filosofi pararono il colpo coprendosi con questo grado e dando ai suoi simboli un significato lutto astronomico. Innovatori più arditi nel 1743 istituirono a Lione il grado di Kadosch, o santo, il quale poggiato sui modi antichi era nemico della tirannide, e da esso derivarono tutti i gradi di pugnale.

In quel tempo tutte le dottrine che non osavano di prodursi in pubblico, si formavano una tribuna nelle logge; quivi si è insegnata la cabala, la magia, lo scongiuro, la divinazione, l’alchimia, la teosofia e cento altre scienze non meno vane e screditate Ciarlatani sfrontati posero a contribuzione la curiosità e la buona fede dei massoni: quel carattere così semplice e nel tempo istesso sublime della massoneria ne fu corrotto; il suo scopo si vasto e generoso fu obbliato; l’eguaglianza e la fratellanza che ne formano la base, la concordia, l’affezione ed il dovere, suoi inevitabili effetti, furono gettati nella polvere; e la società massonica divenne una riunione di raggiratori e raggirati, di scaltri ed imbecilli, fra i quali era confuso qualche spirito retto ed onesto che faceva inutili sforzi per opporsi al progresso del male.

Questa moltitudine di gradi, di cui non si possono leggere i rituali senza disgusto, furono aggruppati in diversi modi sistematici; e da ciò nacquero le serie di iniziazioni graduate, alle quali si diede il nome di riti.Questi riti erano divisi in categorie di gradi, ed ogni categoria era governata da un corpo distinto, chiamato capitolo, collegio, consiglio o concistoro (70).

Il primo centro d'amministrazione degli alti gradi fu stabilito in Arras, nel 1747, da Carlo Eduardo Stuardo, il quale diede agli avvocati Lagneau, Robespierre e ad altri fratelli la bolla di fondazione per un capitolo scozzese giacobila, in riconoscenza del bene da essi ricevuto.» Il secondo capitolo fu stabilito in Marsiglia nel 1751 da un viaggiatore scozzese. Nel 1754 il cavaliere Bonneville fondò in Parigi un capitolo di alti gradi, sotto il titolo di Capitolo di Clermont e Io istallò in un vasto locale, fatto costruire appositamente nel sobborgo di Parigi chiamato Nuova Francia. Il sistema che essi praticavano derivava da quello di Ramsay. I gradi di questo sistema, moltiplicati in gran numero negli ultimi tempi, in origine non furono che tre: il cavaliere dell’aquila o maestro eletto, il cavaliere illustre o templario, ed il sublime cavaliere illustre. Quadro anni dopo, nel 1758, sugli avvanzi del capitolo di Clermont si formò un nuovo corpo chiamato Consiglio degli imperatori d’Oriente ed Occidente. I suoi gradi d’istruzione erano venticinque, dei quali abbiamo dato la nomenclatura nella nostra statistica della massoneria, all'articolo rito di Heredom o di perfezione. Un altro capitolo, preseduto dal fratello Pirlet sarto, si apri in Parigi nel 1762, sotto la denominazione di Consiglio di Oriente. Il suo rito, composto d’un numero di gradi più ristretto, era in opposizione col sistema templario del Consiglio degli imperatori d’Oriente ed Occidente. La maggior parte delle dottrine ivi professate, riferivansi a quelle degli egiziani e degli ebrei all'epoca della loro restaurazione; vi si celava pure qualche dogma di cristianesimo. L'autore della maggior parte dei rituali, in generale ben concepiti e ben composti, fu il barone di Teschoudy (71), il quale pubblicò l’opera la Stella Fiammeggiante, ove trovansi curiose notizie sullo stato morale dell’associazione massonica di quel tempo. Nel 1776, il barone di Teschoudy istituì al di fuori del Consiglio dei cavalieri d’Oriente un ordine della Stella Fiammeggiante, che componevasi dei gradi cavallereschi ed aveva la pretensione di rimontare ai tempi delle crociale.

Il benedettino don Pernetti (72) ed il fratello Grabianca, starosta polacco (73), stabilirono nei 1760 in Avignone, secondo le dottrine dello svedese Svedenborg, una società chiamata gli Illuminati d'Avignone. Svedenborg era versatissimo nelle lingue antiche; la filosofia, la metafisica, la mineralogia, l'astronomia gli erano egualmente familiari. Egli fece profonde ricerche sulla massoneria, nella quale era stato iniziato; e secondo quello che ci ha detto, le dottrine di tale istituzione derivano da quelle degli Egiziani, Persiani, Ebrei e Greci. Egli imprese a riformare la religione cattolica romana, ed i suoi dogmi furono adottati da un gran numero di persone nella Svezia, in Inghilterra ed in Alemagna. Il suo sistema religioso trovasi esposto nel libro intitolalo La Gerusalemme celeste o U mondo spirituale (74).

Svedenborg divise il mondo spirituale o la Gerusalemme celeste in tre cieli: il superiore o terzo cielo; lo spirituale o secondo, che occupava il centro; e l'inferiore o primo, che riguardava il nostro mondo. Gli abitanti del terzo cielo sono i più perfetti fra gli angioli; essi ricevono la parte maggiore dell’influenza divina, e Ja ricevono immediatamente da Dio, che mirano in volto. Dio è il sole invisibile del mondo; da lui provengono l'amore e la verità, di cui sono simbolo il calore e la luce. Gli angioli del secondo cielo ricevono immediatamente dal cielo superiore l'influenza divina; essi veggono Dio distintamente, ma non in tutto il suo splendore: per essi è un astro senza raggi, nel modo medesimo che a noi apparisce la luna, che emana più luce che calore. Gli abitanti del cielo inferiore ricevono la divina influenza mediante gli altri due cieli. Questi hanno per attributo l’amore e l’intelligenza: quello caratterizza la forza. Ciascuno di questi regni celesti è abitato da società innumerevoli. Gli angioli che le compongono sono maschi e femmine. Essi contraggono matrimonii eterni, poiché è la scambievole inclinazione e simpatia che li determina. Ogni coppia abita un palazzo sontuoso circondato di deliziosi giardini. L'influenza divina, che il loro involucro materiale impedisce ad essi di sentire, progressivamente lor si rivela ed opera la loro angelica trasformazione, se vi sono predestinati. La memoria del mondo che hanno lasciato, insensibilmente si affaccia alla loro mente; i loro proprii istinti si rivelano senza impacci, e li preparano pel cielo o per l’inferno. Quanto il soggiorno del cielo è pieno di splendore, di amore e di dolcezza, tanto l’inferno è tenebroso, pieno di dolori, di dispiaceri e di odii. Su tali chimere Pernetti e Grabianca edificarono il loro illuminismo.

La massoneria di Svedenborg non rimase confinata nella loggia di Avignone che aveale dato asilo. Essa propagossi al di fuori sotto forme diverse. Il fratello Chastanier, che nel 1766 era venerabile di una loggia di Parigi chiamata Socrate della Perfetta Unione, modificò il rito del Pernetti, creando gl’illuminati teosofi; sistema ch’ei portò in Londra, ove ben presto divenne pubblico. Più tardi, cioè nel 1783, il marchese di Thomé volle liberare la dottrina di Svedenborg di quanto vi era stato mischiato di estraneo; a tal uopo istituì in Parigi il rito di Svedenborg propriamente detto. Nella nostra statistica della massoneria si è veduto che questo sistema, che ancora e in vigore in diverse logge del Nord, si compone di selle gradi.

Altre dottrine mistiche furono create dopo il 1754 sulla massoneria da un altro innovatore chiamato Martinez Paschalis; egli le aveva ordinate in una serie di gradi al numero di nove, intitolati prendista, compagno, maestro, grani detto, apprendista coen, compagno coen, maestro coen, grand'architetto e cavaliere commendatore; questi formavano il rito degli eletti coen o sacerdoti. Il sistema di questo rito, oggi abbandonato, abbracciava la creazione dell'uomo, la sua punizione, le pene del corpo, dell’anima e dello spirito che egli prova. Quello che si proponeva l'iniziazione era di rigenerare gl’individui, e reintegrarli nella loro prima innocenza col dritto da loro perduto pel peccalo originale. Essa si divideva in due parti distinte. Nella prima, il postulante non era altro agli occhi della iniziazione che un composto di fango; egli non riceveva la vita che a patto di astenersi dal mangiare i frutti dell’albero della scienza. Il recipiendario ne faceva promessa; ma vi era sedotto, per cui violava i suoi patti e veniva precipitalo nelle fiamme. Però se con lavori utili e con una condotta santa ed esemplare egli riparava il suo fallo, rinasceva ad una novella vita. Nella seconda parte il neofita era animato dal soffio divino, e diventava atto a conoscere i più ascosi segreti della natura: l'alta chimica, la cabala, la divinazione, la scienza degli esseri incorporei, tutto gli diveniva familiare. Martino Paschalis introdusse il suo rito in qualche loggia di Marsiglia, di Tolosa e di Bordeaux. Nell'anno 1767 egli portò questo suo rito in Parigi, ove fece qualche proselito isolato, e nel 1775 ebbe la fortuna che molte logge l’adottarono. Fra i discepoli più ferventi di Paschalis si annovera il barone di Holbach, autore del Sistema della natura; Duchanteau, al quale dobbiamo il ricercatissimo quadro mistico degli amatori del genere; ed in ultimo il marchese di San Martino, officiale nel reggimento di Foix, che fu il suo successore (75).

L’ultimo di questi, fra le altre opere mistiche da lui pubblicate, scrisse un libro intitolalo: Degli errori e della verità. Vi si trova in uno stile enigmatico la dottrina cosi antica, così universalmente sparsa d’un buono e d’un cattivo principio; d un antico stato di perfezione dell'uomo, della sua caduta, e della possibilità della sua riabilitazione; in somma tutte le idee di Martinez Paschalis, modificate in qualche punto. Saint-Martin si occupò di riformare il sistema del suo maestro; per cui istituì un nuovo rito divenuto famoso sotto il nome di martinismo.I gradi di istruzione, al numero di dieci, erano divisi in due parti o tempii. Il primo tempio comprendeva i gradi di apprendista, compagno, maestro, antico maestro, eletto, grand'architetto e massone del segreto. I gradi del secondo tempio erano il principe di Gerusalemme, il cavaliere della Palestina ed il kadosch, ovvero uomo santo. Il martìnismo aveva il suo centro in Lione nella loggia dei Cavalieri benefattori; poi si propagò nelle principali città di Francia, della Germania ed anche della Russia.

Sugli avanzi dei dogmi di Svedenborg e di Paschalis, nel 1773 si formò nella loggia degli Amici riuniii, in Parigi, una nuova massoneria che prese il nome di regione dei Filateti o Cavalieri della Verità. Questo sistema ebbe per inventori il fratello Savalette diLanges, guardia del tesoro reale, il visconte di Tavannes, il presidente d’Héricourt, il principe di Hesse, il fratello di Saint Jacques ed il fratello Court de Gébelifl, autore del Mondo primitivo. Le conoscenze furono divise in dodici classi, o camere d'istruzione. Le sei prime classi furono designate sotto il nome di piccola massoneria, e le ultime sei con quello di alta massoneria. Le classi della prima divisione erano quelle di apprendista, compagno, maestro, eletto scozzese e cavaliere i Oriente. Nella seconda divisione eranvi i rosacroce, i cavalieri del tempio, i filosofi sconosciuti, i sublimi filosofi, gl'iniziati ed in ultimo i filateti o maestri di tutti i gradi, che possedevano i segreti dell'ordine e ne erano i capi e gli amministratori. Come tutte le altre riforme massoniche, quella dei filateli tendeva a perfezionare l'nomo, ed avvicinarlo alla sorgente divina che lo ha emanato. Del resto, i dogmi che essa aveva adottati erano suscettibili di modificazione, e gli adepti ampliavano costantemente la cerchia delle loro scoperte nelle scienze occulte. La loggia degli Amici riuniti, centro del sistema, possedeva preziosi archi vii ed una biblioteca ove trovavasi riunito quanto si era scritto intorno alle diverse dottrine segrete. Aveva pure un bellissimo ed ottimo gabinetto di fisica e storia naturale. Il fratello Savalette di Langes era il conservatore di questi diversi depositi. Alla sua morte, avvenuta nel 1788, tutti questi preziosi oggetti andarono dispersi; e la società istessa, di cui egli era l'anima, cessò di riunirsi.

Nel 1780 la massoneria dei filateti subi in Narbona notabili modifiche, che diedero origine al rito detto primitivo, il cui centro venne stabilito nella loggia di questo paese detta i Filadelfi.S'ignorano i nomi degli autori di questa riforma; poiché essi non si fecero conoscere, pretendendo che il loro rito veniva dall'Inghilterra, ed era stato introdotto in Narbona da superiori generali maggiori e minori dell'ordine dei free and accepted masons del regime. Il rito primitivo comprende tre categorie di massoni, l'iniziazione dei quali è divisa in dieci classi. I suoi gradi non costituiscono dei gradi propriamente detti; essi sono — 189 — delle collezioni o famiglie di dogmi, di dove si possono trarre un numero immenso di gradi. Dopo le tre divisioni della massoneria turchina, apprendista, compagno e maestro, viene la quarta classe che abbraccia il maestro perfetto, l'eletto e l'architetto.La quinta si forma del sublime scozzese e di tutte le composizioni analoghe. Nella sesta vi sono f cavalieri d'Oriente ed i principi di Gerusalemme.Le quattro ultime classi riuniscono tutte le conoscenze massoniche, fisiche e fisiologiche, che possono influire sul benessere materiale e morale dell'uomo temporale, e tutte le scienze mistiche, il cui oggetto speciale è la riabilitazione e reintegrazione dell’uomo intellettuale nel suo posto ene’ suoi dritti primitivi. Queste ultime classi portano i nomi di primo, secondo, terzo e quarto capitolo di rosacroce.

L'insegnamento della dottrina di Pitagora avea pure un'impronta massonica; e sulle sue basi il barone di Blaerfindy fondò nel 1780 in Francia Un'Accademia dei sublimi maestri del cerchio luminoso. L'istruzione era divisa in tre parti. Nelle due prime sviluppavasi un'ipotesi isterica, dalla quale risultava che Pitagora era stato il fondatore della massoneria, e stabilivasi per quali vie quest'associazione fosse giunta fino a noi. La spiegazione dei dogmi pitagorici formava l’oggetto dell'iniziazione conferita nell'ultima parte.

Quello stesso don Pernelli che nel 1760 stabili in Avignone dei riti basati sulle dottrine di Svedenborg, nel 1770 cooperossi egualmente a fondare nella medesima città il rito ermetico, una massoneria che aveva per iscopo l'insegnare simbolicamente l'arte della trasmutazione dei metalli e la composizione della panacea universale e dell'elisir di vita. Il centro amministrativo di questo sistema prendeva il nome di Gran Loggia scozzese del Contado Venaissin.

Uno dei suoi adepti più distinti fu il fratello Boileau medico in Parigi. A lui è dovuta la fondazione del rito scozzese filosofico nella loggia il Contratto Sociale, altravolta della San Lazzaro. La Madre Loggia di questo regime, che professava i dogmi della massoneria ermetica di Avignone, venne nel 1776 istallata nella capitale dai commissari! della Gran Loggia del Contado Venaissin. Nello stabilirsi in Parigi la massoneria ermetica, e prendendo il nome di rito scozzese filosofico, essa subi modifiche importanti nei suoi gradi d’istruzione (76). I gradi primitivi erano solamente sei, e si dicevano il vero massone, il vero massone sulla via retta, il cavaliere della chiave d'oro, il cavaliere dell'iride, il cavaliere degli argonauti ed il cavaliere del toson d'oro. Essi erano i gradi che conferiva l'Accademia dei veri massoni, istituita nel 1778 a Monpellieri dalla Gran Loggia del Contado Venaissin. Si può giudicare di questa istituzione dalla natura degli emblemi usali dai massoni ermetici, e particolarmente da quelli dei capitoli dipendenti dall’Accademia di Mompellieri, e dal seguente singolare passaggio di un discorso pronunciato dal fratello Gover di Jermilly, nell'istallare un Accademia dei veri massoni alla Martinicca: «Prendere il bulino di Ermete per incidere sulle vostre colonne la filosofia naturale, chiamare in mio aiuto Hamel, Filalele, il Cosmopolita ed i nostri altri maestri, per svelarvi i principii misteriosi delle scienze occulte, tali sembrano essere, illustri cavalieri, i doveri che m’impone la cerimonia della vostra istallazione.... La fontana del conte di Trevisan, l’acqua pontica, la coda del pavone, sono fenomeni a voi famigliari.» I resto è del medesimo stile. Il rito ermetico aveva stabilimenti in Prussia, nella Svezia ed in Russia.

Nessuna dottrina sembrava essere estranea alla massoneria, specialmente quando essa soleva colpire lo spirito con qualche circostanza misteriosa. Verso il 1780, il dottor Mesmer (77) annunziò la grande scoperta del «magnetismo animale, principio di vita di tutti gli esseri organizzati, anima di tutto quanto respira.» Egli dirigeva il fluido agitando le mani, e lo faceva passare in una verga di ferro, in una corda, in una bacchetta, in un bicchier d’acqua, ec. Coll’aiuto di questo agente impercettibile, imponderabile, indefinibile, egli faceva ridere, piangere, dormire, cadere in delirio, in sincope, in convulsione; rendeva sonnambulo, catalettico, medico e profeta. Tosto una folla di massoni si unirono per comperare il suo segreto. Si fecero esperienze, e si arrivò a pensare che il fluido magnetico non esistesse in realtà, che gli effetti che gli si attribuivano non erano che un «risultato del potete re d’un uomo superiore in perfezione sopra un altro uomo meno perfetto.» Allora si credette di dovere scegliere, per esercitare il magnetismo, uomini provati, che si fossero in qualche modo spiritualizzati al punto di poter magnetizzare per grazia divina, per forza della fede e della volontà.» Queste idee nel 1783 condussero a fare stabilire in Parigi una società sotto la denominazione di ordine dell'Armonia universale, destinata a purificare gli adepti con l’iniziazione, e renderli in tal modo più atti a praticare e propagare la dottrina del dottore tedesco.

Ben si comprende che, da quando la credulità dei massoni era giunta ad accogliere simili chimere, le logge doveano essere una terra promessa per tutti i ciarlatani che sapevano adoperare con destrezza l’arte di mentire sfrontatamente. In quell'epoca singolare, in cui la fede e l’incredulità confondevansi nei medesimi spiriti, che si negava Dio nel tempo medesimo che si credeva ciecamente alla potenza del demonio, di ciarlatani d ogni specie non ne mancavano. Cosi, per citare un esempio, un intrigante, noto sotto il nome di conte di San Germano, era in quel tempo in gran voga. Egli davasi quattromila annidi età, e raccontava colla massima bonarietà, che alla nozze di Cana trovavasi a mensa al fianco di Gesù Cristo (78). Ammesso nelle logge, egli vendeva un elisir che procurava l’immortalità; ma la morte di qualche persona che no aveva fatto uso ispirò dubbii circa l'efficacia del magico liquore; per il( )che, vedendo di non poter fare più nulla in Francia, se n’andò a cercar fortuna in Amburgo. Ma colto subito dal langravio di Assia-Cassel, morì nello Schleswig l’anno 1784, a dispetto del suo elisir d'immortalità.

Di quanti impostori abbiano esistito, il più abile e famoso fu Giuseppe Balsamo, conosciuto in Parigi sotto il nome di conte Cagliostro, ed in Venezia sotto quello di marchese Pellegrini. Nato nel 1743 da parenti oscuri in Sicilia, trascorse una giovinezza Sregolata, che disonorò di pessime azioni. Fu obbligato fuggire da Palermo, e passò sul continente; ove rappresentò varie parti, burlando molte persone. Dopo avere percorse varie contrade di Europa e parte dell’Asia, se ne venne in Napoli con lettere di raccomandazione del Gran Maestro di Malta. Poi si recò a Roma, ove sposò la bella Lorenza Feliciani; della quale perverti la virtù, e la spinse per forza all’adulterio, per procacciarsi mezzi di fortuna mediante la sua bellezza. Intraprese con essa nuovi viaggi in Italia, Portogallo, Germania, Inghilterra, Russia, Polonia, Olanda, Svizzera e Francia. Fu visto in abito di pellegrino, con la divisa militare; fu visto menare vita da gran signore, con un numeroso seguito di corrieri, staffieri, domestici d’ogni sorta ventili di ricchissime livree. A Parigi abitava un magnifico palazzo; ivi teneva grandi riunioni, dove interveniva la società più elegante ed illustre. Egli presentavasi come possessore di segreti soprannaturali: conosceva la scienza di prolungare la vita mediante la pietra filosofale; conosceva delle combinazioni per guadagnare al giuoco del lotto; sapeva comporre un acqua ed una pomata che faceano scomparire le rughe della vecchiaia.

Le sue ricette, che vendeva a carissimo prezzo, trovarono immensi compratori; e quando questi si lagnavano della non riuscita di esse, egli aveva l'arte di persuader loro che quelle non aveano avuto l’effetto da lui annunciato per cagione o dei loro peccati, o del loro chiacchierare, o per la mancanza di fede nelle sue parole. Li sapeva così abbacinare, e talmente destava la loro credulità, che qualunque impossibile assertiva, qualunque assurdo, era subitamente accettato. A chi diceva (e lo si credeva) che egli era nato ai tempi del diluvio, che aveva veduto Gesù Cristo: ad altri affermava esser ci figlio d’un Gran Maestro di Malta e della principessa Trebisonda, o che discendeva da Carlo Martello, capo della schiatta dei Carolingi. Altre volte serbava il più profondo silenzio circa la sua condizione, e se qualcuno lo interrogava su ciò, rispondeva: a Io sono quel che sono;» o pure disegnava la sua cifra, figurata da un serpente con un pomo in bocca e ferito da una freccia. Spiegò tanta abilità, che venne riguardato come un nuovo profeta, immagine della divinità. Fu circondato da uomini di tutte le condizioni, facendogli testimonianza della più profonda venerazione e servile sommissione. Il suo ritratto e quello della moglie trovavansi sulle tabacchiere, sui ventagli, sugli anelli; anzi le donne li portavano al collo a guisa di medaglione. Il suo busto figurava nelle sale dei più grandi signori con l’iscrizione: il divino Cagliostro. Le sue parole erano un oracolo. A Varsavia estorse delle somme ad un principe polacco, promettendogli di porre il diavolo sotto la sua volontà. A Strasburgo esercitò un impero assoluto sul cardinale di Rohan. La moglie lo aveva coadiuvato a ottenere questo risultato. «Io voglio, le disse, impadronirmi della sua testa, tu farai il resto». Per cagione delle sue relazioni con questo prelato, fu compromesso nell’affare della collana, chiuso alla Bastiglia, assoluto dal parlamento per mancanza di prove, e cacciato di Francia per ordine di Luigi XVI.

Cagliostro era stato ricevuto massone in Inghilterra, ed eresi fatto iniziare in tutti i misteri che insegnavansi nelle logge di quel paese. É l'inventore o il prapagatore di una nuova massoneria, delta rito egiziano, le cui idee egli trovò in alcuni manoscritti da lui comprati per caso a Londra, già appartenenti ad un certo Giorgio Coflon da lui non conosciuto. In seguito assicurò egli stesso, che erasi contentato di spogliar questo rito delle pratiche magiche e superstiziose che vi si trovano mischiate.

Il gran Cotto (è in tal modo che egli si nominava) prometteva ai suoi settarii di condurli alla perfezione per via della rigenerazione fisica e morale. Per la rigenerazione fisica, dovevano trovare la materia prima o la pietra filosofale, e l'acacia che mantiene l’uomo nella forza della giovinezza e lo rende immortale. Per la rigenerazione morale, procurò agli adepti un pentagono, o foglia vergine, sulla quale gli angioli avevano inciso le loro cifre e suggelli, e che aveva la virtù di ricondurre l’uomo a quello stato d’innocenza dal quale era caduto pel peccato originale.

Uomini e donne potevano essere ammessi ai misteri del rito egiziano; e sebbene vi fosse una massoneria distinta per ogni sesso, pure le formalità dei due rituali erano quasi le stesse. La gerarchia componevasi di tre gradi, apprendista, compagno e maestro egiziano.

Nel rituale della ricezione dei due primi gradi, i neofiti doveano prostrarsi ad ogni piè sospinto innanzi al venerabile per adorarlo; poscia si faceano insufflazioni, incensamenti, fumigazioni ed esorcismi.

Nell'iniziazione d'un uomo al grado di maestro, s'introduceva un fanciullo o una fanciulla in istato di perfetta innocenza, che veniva detto pupillo o colomba.

Il venerabile gli comunicava la potenza appartenuta già all'uomo prima della caduta del nostro primo padre, la quale consisteva principalmente nel comandare agli spiriti puri. Tali spiriti, che sono sette, circondano il trono della divinità e sono preposti al governo dei setti pianeti. La colomba, vestita di lungo abito bianco adorno di nastri cerulei, e decorata di una fascia rossa, era condotta innanzi al venerabile. In quell'istante i membri della loggia volgevano a Dio un'invocazione, affinché si degnasse permettere che il capo della loro loggia esercitasse il potere da esso Dio trasmessogli. Da sua parte, la colomba pregava l’Essere Supremo di darle la grazia di operare secondo gli ordini del venerabile, e servire di mediatrice fra lo spirito e lui. Allora il venerabile le soffiava sul volto, prolungando il soffio dalla fronte al mento; egli aggiungeva alcune parole sacramentali, dopo le quali la colomba veniva chiusa nel tabernacolo (79).

Entratavi la fanciulla, il venerabile ripeteva la preghiera, ed ordinava ai sette spiriti di apparire alla colomba. Quando la colomba annunziava di vedere gli spiriti, egli la incaricava di domandare ad uno di essi, di cui indicava il nome, se il candidato possedeva le qualità volute per giungere al grado di maestro. Dopo la risposta affermativa, altre cerimonie si compivano, e la ricezione facevasi presso a poco come nella massoneria ordinaria.

Quando una donna veniva ricevuta maestra, non era più il venerabile che presedeva, ma la maestra attiva. Prendeva questa il nome di regina di Saba; le dodici più antiche maestre venivano qualificate sibille. La loggia era tapezzata di stoffa cerulea tempestata di stelle d’argento; il trono levavasi di sette gradini dal suolo, ed era sormontato da un baldacchino bianco con un giglio d'argento (80). Introdotta la recipiendaria, la si faceva inginocchiare, come tutti i presenti. Durante questo tempo, la maestra attiva restava in piedi, con gli occhi e le mani levate al cielo, raccomandandosi a Dio; poscia al segnale che essa faceva battendo sull'altare un colpo con la spada che teneva in mano, tutti si rialzavano, tranne la recipiendaria, alla quale veniva imposto di prostrarsi con la faccia al suolo e recitare ad alta voce in francese il salmo Miserere mei Deus. Terminato il salmo, la gran maestra diceva alla colomba di fare apparire un angiolo da lei nominato, e domandargli se era permesso che la recipiendaria fosse purificata. Essendo affermativa la risposta, tre sorelle cantavano in francese il Veni Creator.Si poneva la recipiendaria fra tre profumini, o la sua purificazione aveva luogo gettando nelle fiamme incenso, mirra e lauro. «Le ricchezze sono il primo dono che vi farò», le diceva la maestra attiva: e prendendo da un vaso alcune foglie d’oro, le faceva volare col soffiarle. La maestra di cerimonie diceva: «Così passa la gloria del mondo!» Si dava a bere alla recipiendaria la bevanda dell’immortalità; poi facevasi inginocchiare in mezzo alla loggia di fronte al tabernacolo; la pupilla ordinava allora agli angioli primitivi di consacrare, facendoli passare per le loro mani, gli ornamenti destinati alla neofita;. indi s'invocava Mosè perché benedicesse tutti gli ornamenti. In mezzo alla loggia la recipiendaria veniva decorata della fascia, del grembiale, dei guanti, e la gran maestra le cingeva la fronte di una corona di rose. Con questa formalità terminava la ricezione.

Le prove alle quali bisognava sottoporsi per la rigenerazione morale, consistevano nel chiudersi in un padiglione posto sulla vetta d’un monto, e durante un tempo determinato darsi ad esercizi! mistici. Terminata l’operazione, si acquistava la facoltà di comunicare visibilmente con i sette angioli primitivi; si era dotati d’uno spirito ripieno del fuoco divino, d’una penetrazione senza limiti, d’un potere immenso; si possedeva insomma il pentagono! In quanto alla-rigenerazione fisica, mercé la quale l’essere acquistava un corpo puro come quello di un bambino in fasce, e poteva arrivare alla «spiritualità di 5587 anni,» o prolungare la vita sana e tranquilla finché piacesse a Dio richiamarlo presso di sé, essa ottenevasi con la ricetta seguente. Bisognava andare ogni cinquantanni, durante il plenilunio di maggio, in campagna con un amico ed osservare una dieta austera. Si doveva stare in un'alcova; non si doveva prendere che una zuppa e qualche erba rinfrescante ogni giorno, avendo cura di non bere che acqua distillata, o quella che cadeva dal cielo. Doveansi incominciare tutti i pasti con il liquido e finire con il solido. Al diciasettesimo giorno si doveva leggermente farsi salassare. Si prendevano sei goccio bianche allo svegliarsi ed altrettante al momento di coricarsi, aumentando la dose di due gocce ogni giorno fino a trentadue. Allora bisognava salassarsi di nuovo nel punto che sorgeva il sole. Poi l’uomo doveva avvolgersi fra le coltri e non lasciare il letto che al tramonto del sole. Giunto a questo punto dell'operazione, doveasi ingoiare «il primo granello della materia prima, quello stesso che Dio creò per rendere l'uomo immortale, e di cui il peccato originale avea fatta perdere la traccia». Allora veniva il paziente ridotto a perdere la parola e la ragione per lo spazio di qualche ora; ma tosto provava fortissime convulsioni e forti traspirazioni, e «non evacuava male». Dopo tale crisi, cambiava di letto e prendeva un buon brodo consumato. «E continuando nel medesimo modo per altri otto giorni, al termine della quarantina, si trovava fresco ed agile; in una parola, del tutto ringiovanito e rigenerato». Molte persone ebbero la follia di sottomettersi alle prescrizioni indicate per la rigenerazione fisica; ma come ben si comprende, non potettero giungere sino alla fine.

Cagliostro amava di raccontare i prodigi operati con l'aiuto della sua arte soprannaturale, o meglio con l’assistenza dell'Altissimo, che aveagli rimesso una parte della sua possanza, nell'interesse dell’umanità. Soprattutto per la cooperazione della colomba egli produceva i più clamorosi portenti. A questo riguardo, ci dice egli stesso, che avendo trovato degli increduli in Mittau, pose il figlio d'un gran signore innanzi ad una tavola, sulla quale stava una bottiglia d’acqua circondata da diverse candele accese. Scongiurò il fanciullo, gli pose la mano sulla testa ed invocarono insieme il Grande Spirito. Il miracolo non tardò ad operarsi, ed il fanciullo vide nella bottiglia un giardino e l’arcangelo Michele. L’assembra rimase confusa. Il padre del fanciullo chiese sapere ciò che faceva una sua figliuola, che allora trovavasi quindici miglia distante da Mittau. Il giovane ispirato dichiarò che sua sorella in quel momento discendeva lo scalone del castello ed abbracciava un altro dei loro fratelli. Qui vi fu un momento d incredulità, avendo inteso che la giovinetta in parola doveva trovarsi lontana cento miglia dal luogo ove il fratello pretendeva di vederla, «Si verificò il fatto, aggiunge Cagliostro, e si trovò perfettamente esatto».

Fu in Curlandia nel 1779 che per la prima volta Cagliostro fece uso dei suoi riti massonici. Egli aprì una loggia di adozione e vi ricevette molte dame, particolarmente la Signora di Recke, sperando impiegarne l'influenza per giungere fino all’imperatrice Caterina. Sedotta colei dopo qualche tempo dalle sorprendenti finzioni del giocoliere siciliano, ammise nella sua intimità; ma riconoscendo poi la immoralità e le bassezze di quell'impostore, si fece un dovere di denunziarlo al pubblico. Questa contrarietà non impedì a Cagliostro di andare a Strasburgo nel medesimo anno, e fondarvi una loggia secondo il rito egiziano. L’anno seguente nel mese di maggio, ne istituì un’altra in Varsavia. Ivi offrì ai fratelli di operare la grande opera in loro presenza. Gli si prestò a tal uopo una casa di campagna. Un gran numero di sciocchi assistette alle sue esperienze, seguendone le fasi con grand'ansietà. Dopo venticinque giorni di lavoro, egli annunziò loro che il domani avrebbe rotto l'uovo filosofico e mostrato il successo della trasmutazione. Ma giunto questo gran giorno, si seppe con somma meraviglia che Cagliostro era fuggito, portando seco dei diamanti di valore ed una considerevole somma d'oro.

Dopo questo furto non curò di nascondersi. Giunto a Lione nel 1782, vi fondò una madre loggia di rito egiziano, col titolo di Saggezza Trionfante. Poscia andò a Parigi e vi stabilì una Loggia Madre di adozione dell'alta massoneria egiziana. Vi fece numerosi ed illustri proseliti, e nel 1784 decise il principe Montmorency-Luxemburgo ad accettare la dignità di Gran Maestro protettore de) suo rito.

Espulso da Parigi nel 1786, si rifugiò in Londra, che altra volta fu teatro delle sue magiche operazioni. Ivi si provò di rannodarsi ai suoi adepti, per cui fece inserire sul Morning-Ierald un avviso, annunziando «che giunto era il tempo di cominciare la costruzione del nuovo tempio di Gerusalemme», ed invitando a tutti i veri massoni di Londra a riunirsi nel nome di Jeova, la sera del 3 novembre 1787, alla a taverna di Reilly, Great-Queen-Street, per formare un piano e posare u la prima pietra fondamentale del vero tempio di questo mondo visite bile». L’assemblea ebbe luogo e fu numerosa; Cagliostro aveva incominciato a profittare della credulità pubblica in Inghilterra, col medesimo successo che avea fatto in Francia; ma disgraziatamente per lui, fra le altre assersioni strane, disse che gli abitanti di Medina si liberano dai leoni, dalle tigri e dai leopardi ponendo nelle foreste dei porci ingrassati con l’arsenico, che divorandoli quelle belve feroci ne muoiono. Il redattore del Corriere dell’Europa, chiamato Morand, riportò l’asserzione di Cagliostro e la commentò satiricamente. Questo articolo diverti il pubblico e menò molto rumore. Cagliostro senti che bisognava pagare l’audace, ma commise un altro errore. Mandò a sfidare Morand, invitandolo per via di giornali di venire a mangiare con lui il 9 novembre un maiale lattante, ingrassato col sistema arabo, scommettendo cinquemila ghinee che egli non sarebbe punto incomodato da questo cibo e che Morand ne morrebbe avvelenato. Il giornalista fece di questo cartello di sfida il testo di nuove facezie. Furioso Cagliostro che la sua abilità evidentemente ne scapitava, ai motteggi di Morand rispose con ingiurie. Ma aveva da fare con un saldo campione. Il giornalista, cessando di dileggiarlo, gli assestò colpi più terribili; narrò della sua vita passata, delle sue scroccherie, delle ciarlatanate, della bassezza del suo carattere, e via via. Questa violenta filippica fece aprire gli occhi a coloro che Cagliostro imbrogliava. Una folla di creditori ad oltranza lo perseguitarono, onde fu obbligato di lasciare Londra di soppiatto per non andare in prigione. Passò sul continente; percorse la Svizzera, che non gli offrì verun mezzo di profitto; si recò negli Stati del re di Sardegna, il quale gli fece intimare di partire immantinenti. In Austria si provò di esercitare la medicina empirica, ma l'autorità vi pose ostacolo. Finalmente non sapendo in che luogo rivolgere i suoi passi, se n’andò a Roma; ove giunse latore di lettere commendatizie del vescovo di Trento, al quale aveva persuaso che pentivasi dei suoi errori passati, ed era risoluto di entrare nel seno della Chiesa.

Egli visse in Roma con una circospezione estrema. Non osando di occuparsi di massoneria, tentò di procacciarsi mezzi di sussistenza con l’aiuto della medicina; ma non fece che aggravare i mali delle persone che a lui rivolgevansi, per cui perde il credito. Finito ogni espediente, scrisse ai suo discepoli all’estero, chiedendo soccorsi; ma invano. Appena fu giunto in Roma, egli crasi unito ai massoni di colà, senza però prender parte alle loro riunioni. Ma mancando di danaro, la necessità fu più forte del timore: egli propose a due persone, che supponeva appartenenti alla massoneria, di comunicar loro i segreti del suo rito egiziano. Questi pretesi massoni si sottomisero al cerimoniale della ricezione, si lasciarono insufflare, esorcizzare ed incensare; ma quando venne il momento di pagare 50 scudi romani, prezzo convenuto per la ricezione, non si lasciarono più vedere. Quei due erano spie della polizia. Profittando di tutte le notizie ottenute, denunziarono all'Inquisizione resistenza della massoneria in Roma, e le pratiche di Cagliostro. II 27 dicembre 1789 i familiari del Santo Officio invasero una casa del quartiere della Trinità del Monte, ove riunivasi la loggia degli Amici sinceri. I fratelli trovarono il mezzo di sottrarsi dai loro artigli; ma gli archivii, la corrispondenza ed il materiale della loggia furono sequestrati. Nel tempo istesso venne arrestato Cagliostro e rinchiuso nelle prigioni del castello Sant'Angelo. Vi rimase quasi due anni prima d'essere giudicato. Infine, il 7 aprile 1791 l’inquisizione pronunciò la sua sentenza. Essendo state provale molte sue colpe, e particolarmente avendo incorso le censure e le pene stabilite per gli eretici, dominatisi, eresiarchi, maestri e discepoli della magia superstiziosa, ec., era meritevole di morte; però, a titolo di grazia speciale, fu solamente condannato alla galera perpetua, costretto ad abiurare le sue eresie e fare penitenze salutari. Un suo libro, intitolato Massoneria egiziana, fu solennemente condannato, perché conteneva i riti di un sistema sedizioso, superstizioso, blasfematorio, empio ed eretico, e venne pubblicamente bruciato per mano del boia. Poco tempo dopo compito un tal giudizio, Cagliostro chiese fare penitenza di tutti i suoi falli e volle un confessore per farne una piena ammenda. Di fatti gli fu inviato un cappuccino; terminata la confessione, supplicò il monaco (il quale non se lo fece ripetere due volte) di dargli la disciplina col suo cordone. Ma appena il reverendo padre ebbe incominciato il pio officio, il penitente s’impadronì del cordone e, gettandosi sul cappuccino, minacciava strangolarlo. Egli aveva pensato vestirsi della sua tonaca e salvarsi per via di quel travestimento. Ma l’ebbe a fare con un avversario molto robusto; il cappuccino lottò contro Cagliostro chiamando soccorso; accorsero i custodi e li divisero da quella tremenda pugna; da quel dì il prigioniero venne guardato con molto rigore. Questa fu l’ultima volta che si tenne parola di lui; e si crede che morisse nel carcere poco tempo dopo.

Tutte le aberrazioni di spirito, di cui la storia della massoneria francese ci offre tanti esempii, si riprodussero in Germania, dove furono spinte ad un grado di derisione molto più forte. La fantastica immaginazione de' tedeschi e il loro amore pel meraviglioso li rendevano più atti che gli altri ad accogliere tutti i sistemi e divenir zimbello di ogni ciarlatano.

Le prime innovazioni introdottesi nella massoneria tedesca datano dall'anno 1739. In questo tempo si stabilì la confraternita dei fratelli moravi dell'ordine dei massoni religiosi, altrimenti detta l'ordine della semenza di senapa. I misteri di questa associazione erano fondati su quel luogo dell'evangelo di san Marco, ove Gesù paragona il regno di Dio ad un seme di senapa, che è il più piccolo de semi, ma dopo seminato cresce tanto e fa rami sì grandi, che gli uccelli del cielo possono riposarsi alla sua ombra (81). I fratelli portavano per gioiello un anello d’oro, sul quale erano incise queste parole: «Ciascuno di noi non vive per sé medesimo.» Portavano pure sospeso ad un nastro verde una pianta di senapa sopra una croce d’oro con questo motto: Che cosa era essa precedentemente? Nulla.»

Verso i primi anni del XVII secolo ha esistito una società che sotto il nome di fratelli della rosa croce occupavasi di chimica e medicina occulta. I membri di quest'associazione pretendevano possedere l'arte della trasmutazione dei metalli, non che quella di guarire tutte le malattie per via di un unico rimedio, di prolungare la vita oltre i limiti naturali, e dare in qualche modo l’immortalità. I fratelli della rosa croce avevano diramata la loro società su tutti i punti d’Europa; e quando compare la massoneria, non tardarono ad introdurvi le loro inutili pratiche. In Germania durarono fino al 1750, nel quale anno cessarono le loro riunioni a causa della morte del loro capo, chiamato Brun. Ma l'alchimia offriva ai ciarlatani una sorgente di guadagni troppo feconda per non lasciarsela sfuggire; per il che si accinsero a ristabilire le logge ermetiche. Queste logge presto si fecero numerose, dal perché i loro misteri eccitavano la maggior curiosità, la sensualità e l'avarizia, il cui germe esiste in istato latente nel cuore dell’uomo, ove è sempre facile di svilupparlo. L'associazione dei rosa croce, organizzala come una specie di accommandita di scrocconi, in Germania divenne formidabile; essa si divise, secondo le costituzioni dei gesuiti, in diversi corpi, ciascuno dei quali era governato da un capo particolare, sotto la direzione suprema di un generale in capo. I suoi gradi, al numero di nove, erano detti zelator, theoricus, praticus, philosophus, adeptus junior, adeptus major, adeptus exemptus, magister templi, magus. Tutto ciò rilevasi da un libro pubblicato nel 1763, ove trovansi inserite le costituzioni, il formulario di ricezione, e tutt’altro.

Da una scissione di questa società nacque nel 1777 l’associazione dei Fratelli della rosa croce d'oro, composta di tre gradi d’istruzione. Questo rito fu molto numeroso in Germania, e si estese nei vicini paesi, particolarmente nella Svezia. Essa pretese di essere diretta da superiori ignoti, dicendo che esistevano ora nell'isola di Cipro, ora in Napoli, ora in Firenze ed ora in Russia. Uno dei suoi capi cogniti trovavasi nel 1784 in Ratisbona, ed era il barone di Westerode.

Un’ultima scissione dei rosa croce tedeschi si stabili verso il 1780 in Austria ed in Italia sotto il nome di Cavalieri e Fratelli iniziati dell'Asia. La nuova associazione aveva per iscopo lo studio delle scienze naturali e la ricerca dell’elisir d'immortalità; ma proibì tutti i processi alchimici o magici tendenti alla trasmutazione dei metalli. I suoi principali fondatori furono il barone Hans-Henri von Ecker d’Eckoffen, il professore Spangenberg, ed il conte di Werbna. Questa congregazione che, come le altre società dei rosa croce, era in corrispondenza con le logge ermetiche di Francia, non ebbe che una cortissima esistenza. Nel 1785 venne molestata dalla polizia; e più tardi uno scrittore tedesco, chiamato Bolling, le diede il colpo mortale, rivelandone i misteri in uno scritto pubblicato nel 1787 (82).

Alle pratiche alchimiche alcuni innovatori aggiunsero i prestigi della magia; promisero a’ loro adepti di porti in relazione con gli spirili infernali e con la potenza celeste. Essi non solo si offrivano a prolungare la loro vita d’un numero infinito di secoli, ma pure di far risuscitare i morti dalle tombe. Nel novero di questi impostori eravi Schrepfer, sorbeltiere di Lipsia (83). Costui nel 1786 istituì in sua casa una loggia, ove faceva vedere delle ombre col mezzo di qualche destrezza di mano. Una loggia della medesima città, avendo mostrato dubitare della realtà di quei prodigi, egli l’accusò di eresia ed andò ad insultare i suoi membri con la pistola alla mano. Un principe sassone, non meno incredulo, tolse motivo dalla loggia oltraggiata, e fece applicare a quel furioso dei colpi di bastone, di cui fu obbligato far ricevuta. Schrepfer, bisogna dirlo, era un uomo di spirito; chiuse il suo stabilimento, e andò a Dresda sotto il nome di conte di Stainville, colonnello francese. Introdottosi presso il principe che lo aveva fatto bastonare, si vendicò di lui facendogli apparire degli spettri. Smascherato tosto dagl’inviati di Francia, ritornò a Lipsia, ove riprese il corso delle sue magiche operazioni. Promise ai suoi adepti cose meravigliose che non potè effettuare; e siccome lo premuravano che attenesse le sue promesse, egli li condusse in un bosco vicino Lipsia, detto di Rosenthal, e si fece saltare le cervella in. loro presenza per togliersi d’impaccio (84).

Un altro impostore chiamato Schroeder (85), che nel 1766 aveva fondato in Marburgo il capitolo dei Veri ed antichi massoni rosa croce, apri nel 1779 in una loggia di Sarreburgo una scuola di magia, teosofia ed alchimia. Egli fu un giocoliere così abile ed ardito, che venne chiamato il Cagliostro della Germania. Il sistema da lui inventato, detto rito di Schroeder, è ancora praticato da certe logge d’Amburgo.

Le innovazioni da noi ora riferite appartengono interamente ai massoni tedeschi. Quelle che furono introdotte nella massoneria francese trovarono egualmente accesso nelle logge germaniche. Durante la guerra dei sette anni, alcuni prigionieri francesi, ed in particolar modo i marchesi di Bernez e di Lorney, portarono nella loggia dei Tre Globi di Berlino, dalla quale furono adottati, i gradi della riforma del Capitolo degli imperatori d’Oriente e d'Occidente, Poco dopo, Rosa, ministro luterano destituito, giunse in Parigi con un compiuto assortimento di fasce, grembiali ed altri ornamenti proprii ai nuovi gradi.

Questa provvista fu ben tosto venduta, per cui dovette commissionare nuova roba per soddisfare i massoni di Berlino. D barone di Printzen, che presedeva la loggia dei Tre Globi, inviò Rosa (86) a propagare la massoneria scozzese nelle logge sparse per la Germania, dandogli per istruzione di determinare, se fosse possibile, quelle officine a porsi sotto la giurisdizione della Gran Loggia di cui egli era capo. Per lo spazio di tre anni Rosa si occupò di tale missione, ed ottenne un pieno successo in tutte le città dove andò. Egli spinse le sue escursioni fino in Danimarca ed Olanda, sempre col medesimo successo. Nella Svezia non fu cosi felice; le logge di quel paese rifiutarono di adottare gli alti gradi francesi e riconoscere la supremazia della Gran Loggia dei Tre Globi. Tuttavia la rivoluzione massonica non si operò in Germania senza vive resistenze. Molte logge, fra le altre quelle di Francoforte sul Meno, Brunswick, Wetzlar, e quelle ancora che dipendevano dalla Madre Loggia Royale-York, all'Amicizia di Berlino, si unirono, fra loro per resistere alle pretensioni della Gran Loggia dei Tre Globi, e dichiararono solennemente di volersi attenere all’esercizio del sistema inglese.

In questo mentre il barone di Hund introdusse un’altra innovazione in Germania (87). Egli era stato ricevuto massone in Francoforte sul Meno nel 1742, ed era venuto in Parigi nel 1754, ove erasi fatto iniziarenegli alti gradi del Capitolo di Clermont. La favola di uno di questi gradi, la prima idea dei quali appartiene a Ramsay, presentava l’ordine del Tempio come fosse sempre esistito e si fosse perpetuato in segreto dopo essere stato distrutto da Filippo il Bello. Il barone adottò questo sistema con ardore; lo modificò facendone una compiuta massoneria, divisa in diversi gradi d’iniziazione, e la chiamò l’ordine della stretta osservanza. Quest'ordine abbracciava un vasto territorio ripartito in nove province, che comprendevano tutte le contrade d’Europa. I cavalieri davansi fra loro dei nomi caratteristici; così il barone di Hund chiamavasi eques ab ense; il margravio d'Anspach-Bavreuth, eques a monimenlo, ec.

Secondo gl’innovatori, due cavalieri, chiamati Noffodei e Florian, furono puniti per le loro colpe, nel 1303, e loro si tolsero le commendatizie ond’erano forniti. Eglino si diressero al gran maestro provinciale del Monte Carmelo, domandandogli nuove commendatizie, che vennero loro rifiutate. Irritati di tale negativa, essi lo assassinarono nella sua casa di campagna presso Milano, e nascosero il suo cadavere sotto alcuni rottami. Però la loro vendetta non si arrestò a questo; vennero a Parigi ed accusarono i templarii delle colpe più orrende. Questa denuncia portò la dissoluzione dell'ordine del Tempio, ed il supplizio del suo gran maestro Giacomo Molay. Dopo tale catastrofe, Pietro d’Aumont gran maestro provinciale di Alvernia, due commendatori e cinque cavalieri giunsero a porre in salvo la loro vita. Costoro si diressero verso la Scozia, e per non essere riconosciuti lungo il viaggio si travestirono da operai muratori. Sbarcati felicemente in un’isola scozzese, vi trovarono il gran commendatore Hampton-Court, Giorgio Harris, e molti altri fratelli, coi quali risolvettero di continuare l'ordine. D’Aumont, primo del nome, venne nominato gran maestro in un capitolo tenuto il giorno di San Giovanni 1313. Per sottrarsi alle persecuzioni, i fratelli adottarono dei simboli presi dall’architettura, e si qualificarono muratori liberi o liberi muratori. Nel 1361 il gran Maestro del Tempio portò la sua sede in Old-Aberdeen, e da quel tempo l’ordine sotto le ali della massoneria si sparse in Italia, Germania, Francia, Portogallo, Spagna ed altrove. Questo tema principale era il soggetto di molti gradi della stretta osservanza; gli altri poggiavansi sull’alchimia, la magia, la cabala e le evocazioni di altre pratiche superstiziose.

Di ritorno in Germania, U barone Hund partecipò a qualcuno dei suoi amici il potere di cui era investito, dal quale era autorizzato a propagare il sistema della stretta osservanza. Egli diceva di essere stato ricevuto templario in Francia da Carlo Edoardo Stuardo, gran maestro generale dell'ordine, ed essere stato nominato gran maestro della ultima provincia, in luogo di Marshall, che aveagli trasmessa la sua qualità con un diploma scritto in caratteri ignoti, da esso firmato ed accompagnato da una lista di tutti i gran maestri che succedettero a Giacomo Molay. Più tardi si scoprì che questi documenti erano stati inventati, e che il pretendente, lungi dall'aver ricevuto fra’ templarii il barone di Hund, era stato all’opposto da esso Hund iniziato in quell’ordine. Del resto, molte logge si accinsero ad adottare la nuova massoneria, e nominarono gran maestro il duca Ferdinando di Brunswick.

Nel 1763, Johnson, tedesco di nascita, ma che amava esser creduto inglese, si presentò ai massoni di Old-Aberdeen, per insegnare agli alemanni i veri segreti della massoneria. II di 6 novembre costui fece ardere a suono di trombe e con musica guerresca tutti gli scritti e le circolari pubblicate dalla Madre Loggia dei Tre Globi, o da Rosa suo delegato, sotto il pretesto che contenevano principii falsi ed erronei. Nel mese di dicembre egli inviò il processo verbale di questa operazione al capitolo stabilito da Rosa, proponendogli di adottare il suo sistema. Qualcheduno accettò le sue offerte, e gli mandò o cancellate o lacerate le costituzioni che avevano ricevute dalla loggia dei tre Globi, Il di 11 giugno dell’anno seguente egli convocò a Jena un’assemblea nella quale dichiarò aver egli solo il diritto di creare cavalieri del tempio; ch'egli ripeteva il suo potere dai superiori ignoti residenti nella Scozia (88); che questi capi dell’ordine possedevano il tesoro dell’alta scienza, ed erano disposti a comunicarlo, ove le logge adottassero le regole della stretta osservanza. Aggiunse esistere in Italia ed in Oriente altri superiori incogniti che si sarebbero mostrati a tempo debito. Il barone di Hund, che assisteva a questa riunione, vide con dolore che Johnson era per divenire un personaggio importante nelle logge, il perché ei sarebbe rimasto ecclissato. Non ebbe più pace; ricercò l’origine di quell’uomo, e non tardò a scoprire e pubblicare che il suo vero nome era Becker; che altra fiata fu segretario del duca di Bernburgo, del quale avea tradita la fiducia; poscia, sotto il falso nome di Leucht, aveva percorsa la Germania parecchi anni, facendo varie scroccherie; e finalmente, stando al servizio d’un signore curlandese, aveagli rubate delle carte, per mezzo delle quali aveva commesse nuove birbonate. Denunziato, perseguitato ed arrestato in Macdeburgo, Johnson fu posto sotto giudizio e condannato come complice del furto di una pubblica cassa e come falso monetario. Venne rinchiuso nel castello di Wartemburgo, ove morì nel mese di maggio 1775.

Liberato del suo rivale, il barone di Hund convocò un consesso in Altemburgo. Egli aveva promesse delle comunicazioni della più alta importanza; ma quando fu al momento di rilevare tali grandi segreti, non disse altro che quanto aveva le mille Hate ripetuto: che un vero massone è un cavaliere templario. I fratelli che attendevano venisse loro per lo meno svelata la scienza della magia o la pietra filosofale, furono molto irritati alla pretesa rivelazione. Il loro malcontento si espresse con parole molto calorose, e mancò poco che non si sciogliessero immediatamente. Pure terminarono col pacificarsi, e molte proposte furono improvvisate ad utilizzare la riunione. Si decise che l'ordine si occuperebbe seriamente di trovare mezzi ad acquistar dominii temporali per darsi consistenza. Il barone abbondò in generosità, dichiarando che avrebbe donato tutti i suoi beni alla sua morte. Però a cagione di qualche dispiacere che gli fecero provare, e per l'impero acquistato sull’animo suo da una dama onde erasi innamorato, che lo fece divenire cattolico, egli cambiò di risoluzione.

Poco tempo dopo questi avvenimenti, accadde in Vienna nel 1767 una scissione nell'ordine della stretta osservanza. I dissidenti, ai quali si diede il nome di chierici della tarda osservanza, ovvero dell'osservanza rilassata, pretendevano possedere eglino soli il segreto dell'associazione e conoscere il luogo ove erano nascoste le ricchezze dei templarii. Si attribuivano perciò una preminenza, non solo sull'ordine della stretta osservanza, ma pure sulla massoneria ordinaria. Lo scopo del loro insegnamento consisteva nel comandare agli spiriti, cercare la pietra filosofale e stabilire l'impero dei mille anni. Le loro conoscenze erano distribuite in dieci gradi o gradazioni d'istruzione, co’ nomi di apprendista, compagno, maestro, fratello africano, cavaliere di Sant’Andrea, cavaliere dell’aquila o maestro eletto, maestro scozzese, sovrano mago, maestro provinciale della croce rossa, infine mago o cavaliere del chiarore e della luce. Quest’ultimo grado era suddiviso in cinque parti, cioè di cavaliere novizio del terzo anno, cavaliere del quinto anno, cavaliere dell’ultimo anno, cavaliere levita e cavaliere sacerdote. Bisognava essere cattolico romano ed avere tutti i gradi militari della stretta osservanza per essere iniziati nei segreti del clero. I membri di quest'ordine dicevano avere superiori incogniti; ma i capi patentati dell'associazione erano il barone di Reven in Aechlemburgo, il predicatore Stark in Konisberga, ec.

Prima che si stabilisse l’ordine della stretta osservanza, molte logge della Germania, e particolarmente un'officina di Unwiirden ed un'altra di Dresda, aveano ammesso il sistema de' templarii; il rito chiamato regime rettificato di Dresda era già in vigore in quest'ultima città fin dall'anno 1755. Le pretensioni di questi diversi corpi aveano sollevato delle dispute, per cui fu riunita un'assemblea in Brunsvich il 22 maggio 1775, per venire ad una conciliazione.

A questa riunione convenne, fra tanti altri personaggi, il dottore Stark, teologo protestante ed uno dei chierici della tarda osservanza (89). Egli fu uno dei discepoli più assidui di Schrepfer, come pure fu seguace delle operazioni d’un tale chiamato Gugomos, che apparve nell'Alta Germania, spacciandosi come inviato di Cipro dei superiori incogniti del Seggio Santo. Questo Gugomos si diede il titolo di gran sacerdote, di cavaliere, di principe; prometteva insegnare l’arte di fabbricar l’oro, invocare i morti ed indicare il luogo ove erano nascosti i tesori dei templarii. Ben presto però venne smascherato; volle fuggire, ma fu arrestato; gli si fece ritrattare in iscritto quanto avea detto, ed affermare non essere altro se non un impostore (90). Stark era stato tenuto maestro in fatto di magia, di evocazione, di alchimia, e per fino disputò la palma della superiorità a Cagliostro in Curlandia. Avea dichiarato ai membri del consesso chiamarsi egli Arcàidetmdes, è aquila fulva; essere cancelliere del Gran Capitolo di Scozia; inviato da questo corpo superiore per istruire i fratelli intorno ai veri principii dell’ordine e comunicare i sublimi segreti; il barone di Hund non aver mai posseduto alte conoscenze, del che dovette questi convenirne egli stesso dopo che ebbero insieme una discussione. Aggiungeva che Johnson era un impostore e probabilmente un omicida, essendo che tutto faceva credere le carte da costui possedute aversele procurate assassinando un missionario del capitolo di Scozia, del quale non si aveva più nuova. In fine egli annunciò di essere pronto a compiere la missione di cui era incaricato presso i membri dell'assemblea, laddove avessero giurato serbare il più stretto segreto su quanto svelerebbe loro, e sommettersi ciecamente alle leggi che potrebbe ad essi dettare. Il barone di Hund, sedotto dalle offerto di Stark, accondiscese a tutto e propose di nominare una commissione per ricevere le comunicazioni del dottore. Ma il fratello Schubart, tesoriere della stretta osservanza, il quale godeva una grande influenza sugli animi dei fratelli, combatté con calore un tale provvedimento. Egli fece intendere che pria di promettere una cieca sottomissione a superiori sconosciuti e ad esigenze di cui si ignorava la natura e l’estensione, bisognava verificare i poteri che autorizzavano Stark a trattare con l'assemblea. Quest'idea prevalse; ma tutti gli sforzi furono vani per ottenere dal dottore l’esibizione dei suoi titoli e degli schiarimenti sulle obbligazioni che pretendeva imporro; non si potè sapere altro, che qualche insignificante formula di ricezione. Per la qual cosa i fratelli rifiutaronsi passare dove egli voleva.

Ma siccome ardevano dal desiderio di conoscere i segreti che aveva loro annunziato, inviarono dei deputati in Old-Aberdeen per tentare di scovrire le misteriose caverne che celavano ne’ loro visceri la sublime dottrina ed i tesori dei templarii. Anche perché, avendo già da molti anni mandato ai superiori incogniti di Scozia, per mezzo dei costoro pretesi delegati, delle contribuzioni che ammontavano a più migliaia di risdalleri, si credevano in diritto di reclamare delle rivelazioni. Frattanto, quando i deputati giunsero al loro destino appresero, non senza stupore, che i massoni di Old-Aberdeen ignoravano essere depositari di segreti e tesori; che non conoscevano che i tre gradi della massoneria ordinaria, e non avevano ricevuto alcuno di quei tributi che i deputati dicevano essere stati inviati. Quando si comunicarono tali fatti al dottore Stark, colto egli alla sprovista, provò una certa confusione; ma poi seguitò ad affermare la realtà dei suoi poteri. Disse di sapere che i frà. Ili d’Old-Aberdeen erano serbati nella più grande ignoranza intorno a quanto si era loro domandato, poiché i documenti rubati da Johnson erano appunto quelli destinati a dar loro istruzione. Niuno si fece burlare da questa goffa spiegazione; ma pure non gli si perdette in tutto il rispetto, e godè ancora di una certa autorità.

I fratelli avevano inviato in Italia il barone Wachler per far ricerche dei segreti dell’ordine e dei famosi tesori, avendo saputo da Schrepfer, dal barone di Hund, da Stark e da molti altri ciarlatani, che Aprosi, segretario del pretendente, poteva comunicare indicazioni intorno a tale argomento. Wachter scrisse a suoi mandanti essere una favola tutto ciò che era stato loro spacciato; ma che aveva conosciuto in Firenze dei fratelli della Terra Santa che lo avevano iniziato a segreti meravigliosi; e se essi volessero sottomettersi ad alcune condizioni che loro indicherebbe, li avrebbe comunicati. Essi erano stati tante volte burlati che erano divenuti circospetti; e sebbene si fosse eccitata la loro curiosità, pure non si decisero ad accettare le offerte. La tentazione fu ancora più forte quando Wachter fece ritorno in patria, poiché videro che quest’uomo partito povero aveva seco recate molte ricchezze. Perciò credettero che i fratelli asiatici, di cui aveva fatto parola, gli avessero realmente insegnato di far dell’oro. Lo interrogarono su tale argomento, ma egli non volle rispondere. Però siccome era continuamente importunato da domande tendenti a strappargli il suo segreto, egli si disgustò da’ fratelli, e li abbandonò nella loro incertezza.

Stark non aveva dimenticato né l’opposizione fattagli da Schubart, né lo sfregio apportato al suo credito dalla dichiarazione dei fratelli inviati in Iscozia ed in Italia. Egli si vendicò sul barone di Wachter, combattendo l'idea di adottare la sua dottrina con tutti i mezzi, e particolarmente insinuando essere colui un agente dei gesuiti. Levò dubbii circa la moralità di Schubart, e pervenne a fargli togliere l’officio di tesoriere dell'ordine. Andò anche più oltre: in un libro intitolato La pietra dello scandalo accusò il sistema della stretta osservanza, come ostile al governo e come sedizioso.

Questo non fu il primo attacco al quale andò soggetto questo sistema nella Germania. Fin dal il66 Zinnendorf, chirurgo e capo dello stato maggiore di Berlino, venne ricevuto nella stretta osservanza dalla loggia di Unwiirden, la quale era stata radiata dai quadri massonici dalla Madre Loggia dei Tre Globi, che considerava quest’ordine come scismatico ed aveva fino allora rifiutato di riconoscerlo (91). Malgrado tale divieto, Zinnendorf continuò a praticare la massoneria templaria, e fondò a Postdam e Berlino due logge di tale regimo. Ben presto però abbandonò questa massoneria, e no stabilì una nuova, alla quale diede il suo nome; dicendo di averne ricevuti i poteri, gli statuti e le istruzioni dal duca di Sudermania e dalla Gran Loggia di Svezia. Ad appoggiare una tale assertiva, produsse un titolo scritto io carattere particolare. Noi abbiamo dato nella nostra statistica della massoneria la nomenclatura dei gradi che componevano il suo rito, il quale in effetti ha molta analogia col rito svedese, e come questo è fondato sulle chimere di Svedenborg. Poi nel 1777 la Gran Loggia di Stockolma smentì la patente prodotta da Zinnendorf, dichiarando non avergli mai dato potestà di stabilire il suo sistema in Berlino. Comunque si fosse, la dottrina di Zinnendorf fece rapidi progressi, s’introdusse in varie logge, e nel 1770 ebbe in Berlino il centro amministrativo sotto il nome di Madre Loggia nazionale di Germania. Questa loggia poco tempo dopo ricevé da Federico il Grande lettere patenti di costituzione. Il principe Luigi Gregorio Carlo di Hesse-Darmstadt fu nel 1772 eletto gran maestro della nuova massoneria, e scelse Zinnendorf a suo deputato gran maestro. L’anno seguente quest’autorità concluse un trattato d’alleanza con la Gran Loggia d'Inghilterra. Con l’articolo 8 la Gran Loggia di Germania si obbligava di usare tutta la sua influenza per distruggere il sistema templario, e particolarmente il regime della stretta osservanza.

Il rito di Zinnendorf ri è conservato intatto fino ai nostri giorni (92); ma verso la fine dello scorso secolo la Madre Loggia dei Tre Globi io modificò su vasta scala, riducendo a dieci i gradi del rito della perfezione; oltre a ciò, nel 1796 la Madre Loggia di Royale-York all'Amicizia incaricò il professore Fester di comporre un altro rito. Questo nuovo sistema fu nell'anno medesimo adottato, e nel 1797 riceve f approvazione del re Federico Guglielmo. Tuttavolta la Madre Loggia dichiarò nel 1800 di rinunziare a tutti gli alti gradi, attenendosi esclusivamente ai tre gradi simbolici; e nel 1801 si confederò con la Gran Loggia di Hannover e di Amburgo, con lo scopo di ricondurre la massoneria alla sua primitiva semplicità.

Indipendentemente dagli ordini di cui or ora parlammo, se ne formarono molti altri in Germania, i quali rimasero in una sfera secondaria. Cosi nel 1765 il fratello von Kopper istituì in Prussia, col compiacimento di Federico II, l'ordine degli Architetti dell'Africa, che ebbe nascimento dal 1756 al 1758. Quest'ordine occupavasi principalmente di ricerche istoriche; ma aveva pure una dottrina che partecipava della Massoneria ordinaria, dell’alchimia, del cristianesimo e della cavalleria. I suoi gradi erano undici, divisi in due templi. Nel primo tempio conferivansi i tre gradi di apprendista, compagno e maestro. Nel secondo tempio si veniva iniziato ai gradi di apprendista dei segreti egiziani, d'iniziato nei segreti egiziani, di fratello cosmopolita, di filosofo cristiano, di maestro segreto egiziano, di armigero, di miles e di eques.La società fece costruire nella Slesia un vasto fabbricalo destinato al gran capitolo dell'ordine, ove trovavasi un’ottima biblioteca, un gabinetto di storia naturale ed un laboratorio di chimica. Fino al 1786, tempo della sua dissoluzione, decretò annualmente una medaglia d’oro di cinquanta ducati all'autore della migliore memoria sulla storia della Massoneria. Pure un'altra società, chiamata l'Unione alemanna, venne nel 1787 fondata in Halle dal dottore Bahrdt insieme ad altre ventidue persone. Questa società aveva per iscopo il rischiarare il genere umano ed annientare i pregiudizii e le superstizioni. Il suo insegnamento era distribuito in sei gradi: l’adolescente, l'uomo, l'anziano, il mesopolitano, il diocesano ed il superiore.Nel 1790 l'associazione fu sciolta per la cattura del dottore Bahrdt, il quale avea pubblicati diversi libelli ove diffamava il signor di Hoellner, uno dei ministri del re di Prussia.


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CAPITOLO VI

Innovazioni. Seguito: Gl'illuminati di Baviera. — Weishaupt. Convegno dei Galli. — Rito degli eletti della verità. — Convegno di Wilhelmsbad. — Rito rettificato elvetico. —Convegno di Parigi. —Cagliostro. —Massoneria dell’Arca Reale. — Sparizione di Guglielmo Morgan. — Ordine reale di Heredom di Kilwinning. — Gradi cavallereschi inglesi. — Sistema della Gran Loggia di Scozia. — Massoneria ecletica. — Alti gradi del rito francese. — Rito antico ed accettato. — Sua origine. — Analisi dei suoi trentatré gradi. — Rito di Misraim. — Ordine del Cristo. — Ordine della Misericordia. — Ordine del Tempio. — Suoi documenti.:— Sue reliquie. — Sua vera origine. — Curiose informazioni. —La chiesa della corte dei Miracoli. —Ordine del Santo Sepolcro. —Rito scozzese primitivo. —Rito dei supremi maestri eletti del principe Federico di Nassau. — Rito persiano filosofico.

Vi è un'altra società, della quale ci saremmo astenuti parlare in questa parte della nostra storia, se non si fosse legata alla massoneria per le forme da essa adottate e per la sua introduzione nella loggia di Monaco Teodoro dal buon constato. Noi intendiamo parlare degli Illuminati di Baviera.

L’istitutore di questa società, unicamente politica, fu il professore Weishaupt, che occupava la cattedra di dritto canonico università Ingolstadt. Lo scopo ch’ei si prefiggeva era il rimediare ai mali cui soggiacciono gli uomini a causa della superstizione e dell’ignoranza; i mezzi, da lui creduti proprii ad ottenere tale risultato, consistevano nell'avvicinare ai principi gli uomini più capaci, dirigerli con saggi consigli, e far confidare nelle mani più pure l'esercizio dell’autorità. Weishaupt gettò le fondamenta della sua associazione nel 1776 (93). I suoi primi adepti furono alcuni studenti dell’università; onde bentosto senti il bisogno di far proseliti in una sfera più alta. Fece parte delle sue idee ad un nomo di carattere ardente e spirito distinto, che area già pubblicato molti scritti di valore sulla filosofia e sulla morale: questi era il barone di Knigge. In quel tempo Weishaupt non era ancora massone. Il barone lo decise facilmente a farsi ascrivere, persuadendolo che le logge gli sarebbero di grande utilità per aumentare il numero dei suoi discepoli. Per la qual cosa nel 1777 si fece ricevere massone nella loggia Teodoro dal buon consiglio.

Con l'aiuto di Knigge, egli modellò l'organizzazione della sua società su quella della massoneria. La divise in tredici gradi e due classi. La prima classe, ovvero edificio inferiore, non era che una preparazione alla seconda, edificio superiore, che comprendeva i misteri propriamente detti. Poscia il candidato riceveva i gradi illuminati, i quali erano quattro, cioè novizio, minervale, illuminato minore ed illuminato maggiore.Dopo passava ai gradi intermedii, copiati dalla massoneria, e successivamente diveniva apprendista, compagno, maestro, novizio scozzese e cavaliere scozzese o illuminato direttore. Dopo aver oltrepassata questa classe, perveniva alla seconda, che suddividevasi in piccoli misteri, abbracciami i gradi di apopto o sacerdote illuminato, e di reggente o principe illuminato; ed in grandi misteri, ove riceveva il grado di mago filosofo e quello di uomo re,che compieva il sistema (94).

Quando un illuminato incontrava sul suo cammino qualche uomo che ei giudicava poter essere utile all'ordine, ne faceva parte ai superiori, informandoli delle qualità che distinguevano quel tale individuo. Se illuminato veniva autorizzato ad ammetterlo al noviziato, egli preparavate all’iniziazione con un digiuno di più giorni. Il candidato era di notte introdotto nella sala destinata alla generazione; te si faceva presentare nudo con le parti genitali legate. Gl'iniziatori mascherati te interrogavano intorno a diversi oggetti, e te scopo di queste domande tendeva a conoscere il suo modo di pensare e i segreti motivi che te determinavano a farsi iniziare. Se gli astanti erano soddisfatti delle sue risposte, gli facevano giurare sommissione e fedeltà assoluta all'ordine, e tosto davaogli le istruzioni particolari del grado di novizio.

Per giungere al grado di minerval bisognava che il novizio studiasse gli elementi delle scienze fisiche, matematiche e morali, e si distinguesse con notabili progressi. Secondo lo zelo da lui manifestato, successivamente giungeva ai gradi ulteriori fino a quello di-cavaliere scozzese. Per gli uomini di tempra volgare, di viste limitate, di devozione equivoca, di credito ristretto, questo grado era il noe plua uUr dell’illuminismo; lasciando loro ignorare per fino che esistessero altri gradi più elevati (95). Ma quando l'adepto dava pruova d’immaginazione ardente, di una filosofia superiore ai pregiudizi! comuni, o quando giungeva ad un certo grado di credito presso i principi, egli aveva il dritto di aspirare ai più alti gradi.

L’adepto dopo doveva risolvere. in iscritto certe quistioni che gli venivano proposte; e quando rispondeva in modo soddisfacente, veniva ammesso al grado di apopto. La sala ove aveva luogo la ricezione era tapezzata di drappi d’oro e risplendeva della luce di mille candele. S’introduceva il recipiendario con gli occhi coperti da una benda, che gli veniva immediatamente tolta. Il presidente offrivagli da una parte una corona ed un manto reale, dall'altra un camice di lino ed una cintura di seta scarlatta, facendolo scegliere. Se sceglieva gli attributi sacerdotali, procedevasi alla sua ammissione; ed al contrario se preferiva le insegne del potere sovrano, era immantinente cacciato dall’assemblea. Nel primo caso gli si spiegavano i principii dell'ordì-. ne, che doveva approvare senza veruna restrizione. Allora veniva vestito del camice bianco ed era. consacrato sacerdote, facendogli bere un liquore composto di latte e miele. La classe degli apopti formava un'accademia ove discutevasi delle teorie fisiche, mediche, matematiche, di storia naturale, di arti e scienze occulte.

L'illuminato dopo lunghe fatiche giungeva al grado di reggente. Fra le altre domande preparatorie, alle quali doveva rispondere per iscritto, gli venivano sottomesse le due seguenti: Quale può essere l’influenza di una società segreta ed invisibile sopra i governi civici li?» — ce Se una tale società esiste, la ritenete per giusta?» — Bisognava che il suo lavoro fosse conforme alle idee della società, le quali egli doveva aver comprese nel suo passaggio pei gradi precedenti e per via de’ colloquii avuti coi capi dell'ordine. Quando era giudicato degno di essere ammesso, veniva introdotto nella sala di ricezione, la quale era dipinta nera. Egli vedeva a sé d'intorno macchie di sangue, pugnali ed istrumenti di supplizio. In mezzo a queste orribili immagini si scorgeva uno scheletro d’uomo che teneva sotto ai piedi gli attributi della sovranità. Il suo conduttore simulava sorpresa e spavento, e trattenevalo lontano da quello spettacolo. Un gran numero d'iniziati fingevano di volerlo arrestare; ma essendo avvertiti che egli apparteneva alla scuola degli illuminati, e che il suggello dell'ordite ne era impresso nel suo cuore e sulla sua fronte, essi lo lasciavano, facendolo condurre in un’altra stanza, ove veniva sottoposto a diverse cerimonie; e quando si giudicavano le prove sufficienti, gli si dava un nastro, gli speroni, un manto, un cappello ornato di piuma, ed era proclamato principe illuminato. Il grado di mago filosofo e di uomo re compiva la sua iniziazione (96).

Gl'illuminati avevano acquistata una grande influenza in Baviera; essi disponevano a loro voglia di tutti gl’impiegati. Il loro credito svegliò l’altrui gelosia; per cui s’incominciò ad investigare il mistero, e non si tardò a conoscere gran parte della verità. Ciò che se ne seppe in pubblico, fece nel 1781 determinare l’elettore di Baviera ad interdire tutte le società segrete, e nel 1783 la Madre Loggia dei fra Globi di Berlino fu indotta a pubblicare una circolare,-con la quale escludeva dalla sua associazione tutte le logge che avrebbero degenerato dalla massoneria coll'introdurre i principii dell'illuminismo. Poco tempo dopo questi fatti, quattro illuminati, malcontenti dei loro capi, perché non volevano ammetterli agli alti gradi, dichiararono alla autorità che i membri della socielà detestavano il principe ed i preti; che essi facevano l’apologià del suicidio; che rigettavano tutte le idee religiose, e minacciavano vendicarsi di quelli che li tradivano; che divisavano impunnirsi di tutti gl’impiegati; che volevano ridurre il principe ad essere loro schiavo; inoltre, che uno dei superiori, il marchese di Costanza, aveva detto che nella Germania bisognavano due principi illuminati circondati da illuminati; infine, che, si davano gli alti gradi solo agli iniziati che approvavano il disegno di liberare il popolo dai principi, dai preti e dai nobili, stabilire l’eguaglianza delle condizioni e rendere gli uomini felici e liberi.

Per causa di questa dichiarazione, Weishaupt nel 1785 venne destituito dall’oflìcio di professore. Un anno dopo, l’elettore fece sequestrare le carte degli illuminati; vi si trovarono prove d'intrighi, di soverchierie, d'imposture, di fatti ed opinioni che smentivano il loro zelo per la virtù, e molti di essi venivano seriamente compromessi. Tali fatti, che erano particolari a membri isolati, furono considerati come appartenenti all’ordine in generale. Ebbe luogo un’istruzione segreta, in seguito della quale Weishaupt fu condannato a morte; della quale sentenza venuto egli a cognizione, trovò modo di fuggire. Si ricoverò in Ratisbona; l'elettore domandò la sua estradizione; la reggenza, che non poteva rifiutarla, agevolò invece la sua evasione. Allora egli si rifugiò alla corte del principe di Gotha (di Sassonia), che lo nominò suo consigliere aulico. Quando si vide al sicuro, domandò pubblicamente che venisse formulato contro di lui, come fondatore degli illuminati, una regolare accusa, da esaminarsi innanzi ai tribunali. Ma questo giusto reclamo restò sempre senza risposta. Weishaupt mori in Gotha il 18 novembre 1830 nell'età di ottantatré anni.

L’elettore nella proscrizione della società dell'illuminismo incluse anche la massoneria e le altre società segrete. E fino ad oggi gli editti che le proibirono in Baviera sono severamente osservati; non vi sono eccezioni che pei principati di Anspach e di Bavreuth, concesse alla Baviera dalla Prussia nei primi anni di questo secolo; ma se le logge sono tollerate in queste due province, i pubblici funzionarli ascrittivi sono obbligati o di abiurare la massoneria o dimettersi dai loro impieghi. La loggia Teodoro dal buon consiglio, che diede asilo all'illuminismo, fu istituita in Monaco nel 1775 dalla madre Loggia York Reale all'Amidìia di Berlino. In quell'anno essa aveva a venerabile il professore Baader. Ma non passò lungo tempo che si separò dall’autorità che l'aveva costituita, mettendosi in corrispondenza con la loggia dei Cavalieri benefattori di Lione, i quali professavano il martinismo, che essa adottò. Questa loggia dei Cavalieri benefattori aveva acquistata, non si sa come, una grande influenza sulle logge germaniche; dalle diverse frazioni della stretta osservanza e dalle officine che ammettevano, sia in tutto sia in parte, il sistema templario, essa veniva considerata come la madre loggia dell’associazione.

La loggia dei Cavalieri benefattori avea divisato di porre alla testa del suo regime il duca Ferdinando di Brunswich, che era già gran maestro dei principali rami della massoneria templaria in Germania. Per raggiungere un tale scopo convocò un’assemblea in Lione nel 1778, sotto pretesto di riformare la massoneria, rischiarare qualche punto oscuro di dottrina, e correggere il rituale in vigore. L’assemblea venne aperta il 25 novembre sotto il titolo di convegno de' Galli; essa era prcseduta dal fratello de Villermoz, ricco negoziante lionese, uomo di spirito e sapere; le tornate durarono un intero mese; e di tutti gli oggetti che dovevano ivi essere trattati, uno soltanto ne fu toccato. Si accinsero a correggere i rituali, ed accorciarono la favola dei templarii nel modo meno ostensibile; poiché si disse che tale soppressione fu fatta per ordine della polizia, ma ciò non fu che una simulazione. Nessuna prova però non viene ad appoggiare quest’assertiva; ed è più probabile che l'abiurazione fosse stata reale, e l'assemblea si fosse lasciata influenzare da una tendenza che allora manifestatasi in molte logge di provincia, e particolarmente in quella della Perfetta Unione di Rennes, con la quale il martinismo teneva una corrispondenza non interrotta.

La loggia della Perfetta Unione, composta da uomini di merito, aveva creato un nuovo sistema chiamato il rito degli Eletti della verità, al quale aveva allegati i gradi templarii, e tutti quelli che appartenevano alla magia, all’alchimia ed alla cabala. Il rito comprendeva quattordici gradi d’istruzione, divisi in tre classi. La prima classe componevasi de’ gradi inferiori di apprendista, compagno, maestro e maestro perfetto.Nella seconda classe, quella dei gradi superiori, eranvi l'eletto dei nove, l’eletto dei quindici, il maestro eletto, il piccolo architetto, il secondo architetto, il grande architetto, il cavaliere d’oriente ed il rosa croce.Questi gradi, che furono presi dal rito detto di perfezione, avevano patito forti modifiche, tanto nella loro dottrina quanto nella formula di ricezione: per esempio, erasi ridotto a narrazione tutto ciò che negli antichi rituali degli eletti veniva messo in azione. La terza classe, quella degli eletti della verità propriamente detti, formavasi di due gradi. Il primo, che chiamavasi de’ cavalieri adepti, aveva qualche analogia con quello de' cavalieri del sole; il secondo, degli eletti della verità, riposava sopra un’alta filosofia; tutti i gradi precedenti erano spiegati col medesimo spirito. Il rito degli eletti della verità era amministrato da un capitolo superiore, che rilasciava costituzioni a molte logge, sia a Parigi sia nelle province. Il fratello Mangourit, quel medesimo che poi fondò la massoneria di adozione delle dame del Monte Taborre, fu l'autore principale del rito degli eletti della verità.

Il convegno di Lione fu precursore di quello che si tenne in Wilbelmsbad il 16 luglio 1782, sotto la presidenza del duca Ferdinando di Brunswick, ed al quale assisteva il fratello di Villermoz, in qualità di delegato delle logge martiniste. Lo scopo della convocazione, che rimontava al mese di settembre 1780, fu quello di operare una riforma generale nella massoneria. Dieci quistioni vi furono proposte, delle quali eccone le principali: «È la massoneria una società di recente a data? Deriva da una società più antica? In questo caso quale e la a società di cui i continuatone? La massoneria ba superiori generali? Quali sono? Quali le loro attribuzioni? Consistono queste nel co mandare o nell'istruire?» Però tale programma non fu trattato; solamente si dichiarò che i massoni non erano successori dei templarii. Si creò un nuovo rito sotto il nome di ordine dei Cavalieri benefattori della città santa, ed il duca Ferdinando di Brunswick venne nominato gran maestro generale del sistema rettificato. Il martinismo, che sordamente aveva provocato questo convegno, vi esercitò la maggior parte d'influenza; le sue dottrine dominarono nei nuovi rituali, ed il nome della alla loggia madre, Cavalieri benefattori, figurava nell’istesso titolo della riforma; cori le sue logge usarono senza eccezione il regime rettificato, che fu sostituito alla massoneria di San Martino. Questo sistema si sparse particolarmente in Francia, Svizzera ed Italia; ma nella Germania ebbe un mediocre successo, perché ivi prevaleva ancora il sistema templario con tutte le sue diverse suddivisioni.

Mentre il convegno di Wilbelmsbad era riunito,una loggia di Germania, Federico dal Leone d'oro, fece leggere una memoria accompagnata da una lettera del principe Federico di Brunswick; essa offriva la rivelazione di nuove conoscenze, proponeva svelare i nomi dei superiori incogniti e comunicare il vero rituale dell'alta massoneria; ma il consesso decise che, avendo rinunciato a tutti i superiori incogniti ed operato maturamemte la riforma dell'ordine, questa proposizione sarebbe passata sull'ordine del giorno. Del resto tutti i punti adottati erano stati deliberati a maggioranza, ed i dominatori dell'assemblea avevano risoluto di raggiungere con qualsiasi mezzo il loro scopo; sicché le persone, che a loro parca venissero con mire diverse o pure opposte, furono con cura escluse dalla riunione. Per questo motivo venne rifiutato l’ingresso ai deputati della Madre Loggia la Crescenza dalle tre chiavi di Ratisbona, ed al marchese Chefdebien delegato dei filateti di Parigi.

Nel 1784 il regime rettificato, del quale abbiamo enumerati i gradi nella nostra statistica della massoneria, venne introdotto in Polonia dal fratello Glayre di Losanna, ministro del re Stanislao, che fu poi gran maestro provinciale di questo rito nella parte francese della Svizzera. Ma nello stabilirlo in quel paese, esso fu tanto modificato e cambiato, che propriamente se ne fece una nuova massoneria, chiamata rito rettificato elvetico. Questo sistema fu poi adottato dal Grand’Oriente di Polonia.

Tali numerose modifiche, sì diverse fra loro, che la massoneria aveva subite in meno d’un secolo, le avevano fatto perdere di vista il senso simbolico, le tendenze e l’origine propria. Vi era un novello studio da fare su quei differenti oggetti; e tali e tanti erano gli errori ed i pregiudizi sparsi, che nessuno sentivasi forte abbastanza per uscire da quell’inestricabile caos. Alcuni spiriti investigatori risolsero di fare un appello a tutti i massoni istruiti, perché volessero in una riunione generale porre in comune i lumi che avevano potuto raccogliere intorno a ciò. Questo è il motivo dell’assemblea convocata in Parigi nel 1785 dall’associazione dei filateti.

Nel 1784 furono inviate lettere di convocazione a tutti i distinti massoni della Francia e dell'estero, come pure a tutte quelle persone che, senza far parte della massoneria, professavano le scienze occulte o pure quelle altre scienze che rannodavansi agli alti gradi. Nel numero di questi ultimi trovavasi Eteilla, indovino di sorti mediante le carte da giuoco, ed il magnetizzatore Mesmer. Si erano aggiunte alle lettere di convocazione una serie di domande o proponendo, ove leggevasi: «Qual è la natura essenziale della scienza massonica? Quale origine le si può attribuire? Quali società o pure quali individui l’hanno anticamente posseduta e l'hanno fino a noi perpetuata? Qua le corpo o meglio quali esseri ne sono attualmente i veri depositari? a La scienza massonica ha rapporti con le scienze occulte? Quale è quello de’ presenti regimi che sia più adattalo ad operare grandi progressi nella vera scienza massonica?»

Il consesso tenne una tornata preparatoria il 13 novembre 1784. La presidenza venne data al fratello Savalette di Langes; vennero nominati segretarii il barone di Gleichen ed il marchese di Chefdebien, il primo per la lingua tedesca ed il secondo per la francese. Si lessero le lettere del principe Federico di Brunswick, del marchese di San Martino e del dottore Mesmer, con le quali rifiutavano di prendere parte a quel convegno. Più tardi il marchese di Larochefoucault egualmente si rifiutò d’assistere all'assemblea, per la proibizione fatta dalla Madre Loggia del rito scozzese filosofico, di cui egli faceva parte, la quale toglieva a’ singoli fratelli del suo rito il dritto di dare ragguagli intorno ai dogmi che essa professava.

Il 19 febbraio 1785 ebbe luogo la solenne apertura dell'assemblea. I regolamenti che dovevano guidare le deliberazioni furono il primo e forse il solo oggetto di cui si occuparono. Si decise che Cagliostro sarebbe stato chiamato alla riunione. Egli promise di andarvi, ma pochi giorni dopo pubblicò un manifesto del seguente tenore: «Il gran maestro incognito della vera massoneria ha rivolto i suoi sguardi sui Filateti. Mosso a pietà e toccato al cuore dalla sincera confessione a dei loro bisogni, si è degnato stendere la mano sovr’essi, ed acconti sente a recare un raggio di luce nelle tenebre del loro tempio. Sarà per via della testimonianza dei sensi che essi conosceranno Dio, l'uomo e l’intermediario spirituale creato fra l'uno e l’altro; conoscenza di cui la vera massoneria offre il simbolo ed indica la via. Che i filateti adunque abbraccino i dogmi di questa vera massone ria, si sottomettano al regime dei suo capo supremo, e ne adottino le costituzioni. Ma prima d'ogni cosa, il santuario dev’essere puristi cato, ed i filateti debbono imparare che la luce può discendere nel tempio della fede, e non io quello dell’incredulità. Si gettino alle fiamme quegli inutili volumi dei loro archivi. Il tempio della verità dovrà sorgere sulle rovine della torre di confusione».

Nel mese di aprile pervenne una lettera della Saggezza trionfante, Madre Loggia del rito egiziano in Lione. Era firmata dal venerabile Saint-Gostart e dai principali officiali della loggia. Essa insisteva perché il consesso, giusta le offerte del gran cofto, adottasse il rito egiziano e distruggesse i suoi archivi.

La proposizione era imbarazzante. Farsi iniziare ai misteri di Cagliostro era cosa tollerabile; ma quanto al dar fuoco ad archivi riuniti con accurate ricerche e con la perdita di molto tempo, i filateti in buona coscienza non vi si potevano rassegnare. Un rifiuto formale li avrebbe privati dei lumi che speravano trarre dall’assistenza del gran coftoall'assemblea, per cui non si pronunciarono definitivamente; ma presero una scappatoia, che avrebbe potuto conciliare ogni cosa, se Cagliostro non avesse sollevato una difficoltà,che ben sapeva essere insormontabile e lo dispensava dal comparire innanzi ad un’assemblea, ove egli non era certo di non essere smascherato. l'assemblea dunque rispose alla loggia la Saggezza trionfante, che tanto la sua lettera quanto il manifesto di Cagliostro potevansi benissimo indirizzare ad una loggia propriamente detta, ma non già ad una riunione di massoni di paesi e regimi diversi, la quale sarebbe cessata all'istante che la loro missione era compiuta; per tale considerazione il consesso aveva inviato le due tavole archi tettoniche alla loggia degli Amici Riuniti, centro del regime dei filateti, la sola che poteva prenderne conoscenza e farne dritto, se n’era il caso; nullameno la loggia la Saggezza trionfante era invitata a nominare delegati per assistere all'assemblea e dare tutti gli schiarimenti compatibili con i suoi doveri, e di natura a manifestare la verità. Cagliostro non cercava che un pretesto per ritrattarsi; e questo gli venne offerto. Allora scrisse all’assemblea, che siccome essa cercava di stabilire una distinzione fra quel convegno ed il regime dei filateti, poteva per questa via giungere a salvare gli archivi dei quali era stata domandata la distruzione, rifiutando di sottomettersi alle condizioni che le erano state imposte, e cessando da quel momento in poi di corrispondere con lui.

Surse fra i membri dell’assemblea un’opinione quasi generale, che Cagliostro non era altro se non un ciarlatano; onde non esitarono ad invitarlo, per ismascherarlo, se tale opinione era fondata, o pure profittare degli schiarimenti che egli avrebbe potuto dare, se in realtà possedeva le scienze delle quali prevalevasi. Per questo motivo, malgrado l'ultima sua lettera, risolsero di avere seco lui un abboccamento, e se fosse stato necessario, fargli onorevoli concessioni. Per tale effetto gli inviarono una deputazione di diversi fratelli. Egli li ricevé con distinzione, ed offri d’iniziare nei misteri del suo rito qualcuno da membri dell'assemblea, per raggiungere quanto fosse possibile io scopo della stessa. Ma mentre questa occupavasi della scelta dei massoni che dovevano essere iniziati nel rito egiziano, Cagliostro aveva cambiato avviso, e scrisse una nuova lettera, nella quale si doleva che male eransi interpretate le sue parole, dichiarando che avrebbe mantenuto quanto aveva risoluto, e non avrebbe dato l'iniziazione egiziana a nessun membro dell'assemblea, fintantoché quegli archivi, ai quali davasi tanta importanza, non fossero stati definitivamente distrutti. Ogni negoziazione fu quindi tralasciata.

Quest’incidente occupò in gran parte le tornate dell'assemblea, la cui chiusura ebbe luogo il 26 maggio, e, siccome dicemmo, non produsse verun risultato. I filateti convocarono una seconda riunione nel 1787. Essi ascoltarono Eteilla, il giocoliere di carte; si discusse un piano di riforma massonica mandato dal principe di Hesse-Darmatadt, che fu oggetto di numerose critiche, e finalmente venne rigettato; vi si lesse un rapporto sopra una sonnambula, che nella sua miai magnetica aveva parlato come un dottore sulla metafisica e la teosofia. Il convegno si compose di ventinove tornate, così vuote d’argomento, come bene si potrà rilevare da quanto abbiamo già detto. Di giorno in giorno diminuiva il numero degl’intervenuti, ben prevedendo che avrebbero fallo la medesima figura che al precedente; di modo che il fratello Savalette di Langes, che teneva la presidenza, dovette pronunciare la chiusura. In tal modo nessuna delle quistioni che avevano dato causa alla riunione trovossi risoluta e l’origine, lo scopo e la natura della massoneria continuò ad essere un problema insolubile per la maggior parte dei massoni del continente.

Le stesse logge d'Inghilterra non si potettero fare scudo contro l’invasione degli alti gradi. Nell'anno 1777 erasi stabilita in Londra una iniziazione formata di quattro gradi, la quale chiamavasi massoneriadell’orca reale. Questo sistema era interamente biblico. Il primo grado, quello di maestro di marca, riposava sopra una assai chiara allegoria, relativa ad una chiave di volta che appartenne all’arco principale del tempio di Salomone. Nel grado di maestro passato davansi ai recipiendarii istruzioni circa la costituzione ed istallazione delle logge, le ricezioni, il collocamento della prima pietra dei pubblici edificii, la dedica dei templi massonici, ed i funerali dei fratelli. Il soggetto del grado di eccellentissimo maestro fondavasi su questo passaggio del capitolo VII dei Paralipomeni: «Finito che ebbe Salomone di spandere le sue preghiere, cadde fuoco dal cielo, il quale divorò gli olocausti e le vittime, e la maestà del Signore riempiè la casa. Tutti i figli di Israello prostrarono la faccia a terra, adorarono il Signore e lo lodarono dicendo: Rendete grazia al Signore, perché egli è buono e la sua misericordia è eterna (97).» In fine, nel grado di arca reale si commemoravano le sventure del popolo ebreo durante la sua cattività sotto Nabuccodonosor, la sua reintegrazione per open di Ciro nella Terra Santa, e la costruzione del secondo tempio per cura di Zorobabel. Questo rito si propagò fuori l’Inghilterra poco tempo dopo la sua istituzione. Nel 1786 penetrò in Germania. Si stabili in America nel 1797; aprì il suo primo capitolo in Filadelfia, e di là si sparse nel New-Hampshire, nel Massachusetts, in Rhode-Island, nel Connecticut, in Vermont, in New-York. Oggi quasi tutti gli Stati dell’Unione posseggono un capitolo di arca reale.

Questa massoneria fu occasione di un avvenimento della più alta gravità, che ebbe luogo il 1826 nello stato di New-York.

La loggia il Ramo di olivo, stabilita in Batavia, contea di Genesee, la quale praticava i gradi della massoneria cerulea, risolse in quell'anno di formare un capitolo di arca reale. Quelli dei suoi membri che erano provveduti dei gradi necessarii, formularono una petizione che si proponevano d'indirizzare al Gran Capitolo dello Stato di New-York per essere costituiti. Fra le firme apposte a piè della petizione si trovava quella di un intraprenditore di massoneria chiamato Guglielmo Horgan. Mentre si era per inviare questo foglio, qualcuno de' firmatari esigeva che si fosse cassato il nome di Morgan, adducendo a ragione che i costumi di questo fratello, ben conosciuti nel paese, eran tali da far rigettare la dimanda dal Gran Capitolo. Si tenne conto di questa savia osservazione, e si fece una novella, petizione che non venne fatta firmare a Horgan. Le lettere di costituzione furono accordate; ed a Morgan, presentatosi il dì dell'istallazione del capitolo, venne proibito l'ingresso, poiché non faceva parte della lista dei membri. Irritato di tale affronto, egli si sfogò in forti rimproveri; e dichiarò che quell'ingiustizia gli facea spezzare il legame che lo avvinceva alla massoneria, lo scioglieva da ogni giuramento, ed egli era padrone di svelare al mondo profano tutti i segreti della società massonica.

In fatti, poco tempo dopo si seppe che egli realmente si occupava di porre in atto la sua minaccia, e già aveva rimesso gran parte di un suo manoscritto a Miller tipografo di Batavia. Questa notizia cagionò grande commozione ne' fratelli. Alcuni di essi, in un momento d’ira e d'irriflessione, il 9 settembre, sotto la guida del colonnello Sawyer, mossero alla tipografia del Miller per togliergli con la forza il manoscritto di Morgan. Però questa dimostrazione non ebbe l'atteso successo, ed i fratelli si ritirarono senza aver nulla ottenuto. Il domani, che era il 10, Miller avanzò querela, dicendo essersi tentato di notte tempo d'incendiare la sua casa; ma siccome non fornì le prove, si sparse l'opinione che questo tentativo d'incendio non era che una menzogna da lui inventata per richiamare l'interesse del pubblico sul libro che dovea stampare. Ciò che più giustificava quest'opinione fu una società in accomandita, formata da Miller, Morgan ed altre persone, per la vendita del progettato libro. Quest’atto di associazione, che venne in seguito pubblicato, è uno dei più curiosi documenti. Gli associati aveano esagerato a tal punto il profitto che doveano ricavare dalla loro speculazione, che si erano seriamente obbligati di pagare a Morgan una somma di 500,000 dollari (quasi 2,700,000 lire), terzo presunto degli utili a ricavarsi.

Il giorno che seguì a quello del tentativo d'incendio, vero o supposto che fosse, della tipografia di Miller, cioè l’11 settembre, Morgan venne arrestato per sospetto di furto, a richiesta del fratello Chesebrò, venerabile della loggia di Canandaigua. Egli fu accusato di aver preso ad imprestito alcuni arredi di un albergatore chiamato Kinsley, e di non averli restituiti. Ma non essendo stato provato il fatto, Morgan fu messo in libertà. Lo stesso giorno, il fratello Chesebrò lo fece novellamente imprigionare in virtù d’un giudizio per debito ottenuto contro di lui da Aaron Acklev albergatore in Canandaigua. Il giorno 12 alle nove di sera si presentò alle prigioni un tale chiamato Loton Lawson, pagò la somma per la quale Morgan era detenuto, poi con l'aiuto di alcune persone che lo accompagnavano, fece montare per forza il prigioniero in una vettura che poco lungi aspettava e lo trascinò alla volta di Rochester, malgrado l’opposizione di alcuni che ivi transitando erano accorsi alle sue grida. Da quella sera Morgan non comparve più.

Questo rapimento produsse una profonda sensazione. Si procedette ad una inchiesta; diverse persone furono arrestate e poste sotto processo; furono ascoltati numerosi testimoni; ma le loro relazioni contradittorie aumentarono le tenebre in cui stava involto quell’affare.

Il testimonio che fece la deposizione più precisa fu Eduardo Giddins, magazziniere del Forte Niagara, città situata alla foce d’un fiume che si getta nel lago Ontario. Secondo questo testimonio, una schiera di massoni ad esso ignoti condussero presso di lui, la notte del 13 settembre 1826, un uomo fortemente legato da funi ed imbavagliato da un moccichino bene stretto. Quell’uomo era Morgan. Lo accusavano di aver violato il giuramento massonico, ed essere per ciò incorso nella terribile punizione riserbata agli spergiuri. L'intenzione manifestata da coloro che Io conducevano era di ucciderlo e gettarne il cadavere nelle onde del lago Ontario. Ma prima di farlo, volevano compire le solenni forme del giudizio, e non procedere all’esecuzione se non quando si fossero convinti che egli non avrebbe veruna seria obbiezione da elevare contro la sua condanna. Tuttavolta, in questo momento supremo, uno di essi provò qualche scrupolo, e volle conferire con gli altri, però non alla presenza del prigioniero; per cui lo chiusero nel magazzino che stava sulla sponda del fiume. Ivi Morgan si provò di chiamare aiuto, ma perché imbavagliato non potè mandare che grida inarticolate; le quali giunsero ad una donna mora che andando per acqua era giunta presso al magazzino. Colpita da quei gridi, corse ad informarne Giddins; e questi li attribuì a spiriti che infestavano il paese. Giddins erasi tenuto in disparte e non aveva voluto prendere parte alla conferenza dei massoni. La discussione si prolungò il resto della notte, il domai ed il di appresso. Nel quale tempo Giddins fu chiamato per sue faccende poche miglia lontano dal Forte Niagara; e quando ritornò, non trovò né Morgan, né le persone che lo avevano ivi condotto.

Per quanto questa deposizione fosse circostanziata, non presentava un complesso soddisfacente, né dissipò l'oscurità che avvolgeva la sorte di Morgan. D altra parte Giddins era un uomo di cattivi costumi, capace di tatto per danaro; la sua testimonianza non ebbe alcun valore morale, e si credette che fosse stato comprato, o che spacciasse menzogne per richiamare l’attenzione sopra di sè, dissipare l'apprensione d'una parte della popolazione, e cosi rialzarsi nella pubblica opinione. Pure, benché ci fosse stata qualche condanna, l’incertezza in coi si stava circa il motivo e gli autori del rapimento di Morgan rimase come era prima del processo.

La massoneria aveva esercitato fino a quel tempo una grande influenza in America; essa quasi disponeva, secondo i suoi interessi ed affezioni, delle nomine agli impieghi civili e delle elezioni alle cariche politiche. Una tale preponderanza aveva sollevato contro la società gelosie ed odii, i quali nella sparizione di Morgan trovarono un ottima occasione per alzar la voce contro di essa, sotto il manto della morale e del bene pubblico. I nemici dei massoni si riunirono, si concertarono e costituirono una fazione col titolo di società antimassonica. Da tutte le parti provocarono assemblee e vennero a risoluzioni; dichiararono che i massoni dovevano essere esclusi da tutte In funzioni civili e politiche, dal privilegio del giudizio per giurì, da ogni partecipazione agli esercizii religiosi, come colpevoli di aver compito o approvato un delitto, o almeno di non avere impiccato gli uccisori di Morgan. Vi furono pure meetings di donne, ove le madri fecero solenne giuramento di non mai assentire che le loro figlie sposassero un massone, e le figlie non accettare mai un massone per marito. Questi violenti attacchi occasionarono, per parte delle logge, pubbliche dichiarazioni, con cui si protestava che i principii della società massonica non autorizzavano in verun modo la vendetta e l’omicidio; e se in tatti, cosa che esse erano in dritto di porre in dubbio, alcuni fratelli fossero stati tanto malavventurati da farsi vincere da un tal fanatismo ed avessero tolta la vita a Morgan, lungi dall'avere essi obbedito ai precetti della massoneria, li avevano al contrario infranti criminosamente; poiché quei precetti loro prescrivevano la benevolenza pel prossimo e l'obblio dei torti a delle ingiurie.

Nullameno le arti del partito opposto pervennero a provocare da un certo numero di fratelli una clamorosa rinuncia e dichiarazioni ostili alla massoneria. In tal modo il 4 luglio 1828 vi fu in Leroy un'assemblea di antichi massoni, nella quale centotré fratelli apostati protestar roso contro le dottrine, secondo essi, sovversive delle leggi, sediziose, anarchiche e sacrileghe dell'istituzione da cui erano usciti.

Durante questo tempo, tutti i cadaveri che i flutti gettavano sul lido, o quelli che trovavansi per le vie, davano luogo ad inchieste; ed i testimoni chiamati, raramente mancavano dal dichiarare, che nel corpo che loro stava innanzi riconoscevano, né ponto s'ingannavano, gli avanzi di Guglielmo Morgan, messo a morte dai massoni. Qualche circostanza impreveduta non tardava a far conoscere l’errore, sia involontario sia premeditato, di tal sorta di giudizi; e quando un corpo aveva ritrovato il vero suo nome, si attendeva un altro cadavere per ricominciare da capo.

L'agitazione antimassonica durò diversi anni; le logge furono costrette di cessare le loro riunioni su tutto il territorio degli Stati Uniti, del Canada e delle altre colonie inglesi del nord dell'America. Ma a poco a poco il partito avverso perdette il suo ardore; e ciò che contribuì a togliergli tutta la sua influenza, fu il gran rumore sparso nel 1832 a cagione del passaggio d'una nave che veniva da Levante, dalla cui gente si asseriva che Morgan, per forza voluto assassinato, viveva tranquillamente nella città di Smirne. Dissero pure che la sua sparizione era stata concertata fra lui e quelli della sua società, per occupare ed interessare il pubblico, e con questo mezzo ricuperare la sua libertà. Morgan in pochi mesi dissipò quel poco di danaro che erasi procurato con i suoi imbrogli; per cui trovatosi alle strette, si fece maomettano ed ottenne un impiego dal governo turco. Benché veruna prova non venne a confermare tal racconto, nessuno ne dubitò, e l’opinione della sua esattezza si stabilì negli Stati Uniti.

Dal movimento antimassonico risultò la formazione d’un partito misto nel congresso, che mano mano si andava assoldando alle due frazioni onde era divisa l’assemblea, dando la maggioranza ora all'una ora all'altra, secondo le concessioni ottenute dall'ambizione dei suoi membri.

Il libro di Morgan, causa prima di tutte quelle discordie, pubblicato col titolo di Illustrazioni della massoneria, contiene unicamente il formulario di ricezione dei tre gradi, cento volte stato stampato in Europa; ma esso diede origine a pubblicazioni più estese e più complete, e particolarmente l'opera Light on masonry, che racchiude interamente il trattato di tutti i gradi praticati in America, e particolarmente quello dei trentatré del rito scozzese antico ed accettato. Gli antimassonici, che avevano fallo stampare quest'opera, non si arrestarono a ciò, né se ne contentarono; diedero tanto in teatro quanto sulle pubbliche piazze delle rappresentazioni ove si poneano in ridicolo le ricezioni dei trentatré gradi.

Per quanto forte fosse stato il colpo vibrato alla società di America dagli antimassonici, essa però non soccombette. Superata la prima scossa, la quale, è forza confessarlo, fu violenta, i suoi lavori vennero ripresi in tutti gli Stati dell’Unione, ed oggi sono in pieno vigore; e tutto fa sperare che riprenderanno l’antico splendore (98).

Indipendentemente dalla massoneria di Arca Reale, la quale è riconosciuta dalla Gran Loggia d'Inghilterra, le logge di questo reame ammettono tutt’ora un certo numero di gradi isolati sotto il nome generico di cavalleria (chivalries), i quali sono soltanto tollerali (99). Questi sono quasi simili a quelli ammessi nelle logge americane, che governano dei corpi chiamati grandi accampamenti e supremi conclavi.

Anticamente la massoneria scozzese componevasi di tre gradi simbolici. Ma ad un’epoca, che non è ben determinata, si stabili in Edimburgo un’autorità massonica sotto il titolo di Grande loggia dell’ordine reale di Eredom di Kilewinning, che conferiva un alto grado diviso in tre parti, chiamato rosa croce della torre (100). La Gran Loggia di San Giovanni fece ogni suo potere per opporsi alla propagazione di questa massoneria nell'estensione della sua giurisdizione, e se non pervenne a distruggerla interamente, la circoscrisse nel recinto di un sol capitolo.

I gradi cavallereschi d’Inghilterra nel 1798 invasero egualmente la Scozia. Vi furono portati da un sergente sarto del reggimento de’ soldati di Nothingbam, andato quell’anno di presidio in Edimburgo; ma vi fece pochi proseliti, e quegli stessi che li avevano accolti, li rifiutarono poco tempo dopo.

Da quanto abbiamo detto risulta che i gradi che prendono il nome di scozzesi non derivano dalla Scozia, ove sono assolutamente sconosciuti e non furono giammai praticati; e gli scritti prodotti in appoggio di tale origine sono titoli a bello studio foggiati. In più occasioni la Gran Loggia di Scozia smentì solennemente le patenti di tal genere che dicevansi emanate dalla sua autorità; e per premunire i massoni stranieri contro tutte le assertive che la mostrano come professante ed autorizzatrice dei pretesi alti gradi scozzesi, fece inserire nei suoi regolamenti, pubblicati nel 1836, un articolo così concepito: «La Gran de Loggia di Scozia non pratica altro grado di massoneria oltre-quelli di apprendista, compagno e maestro, denominati massoneria di San Giovanni (101).» Intanto s'incominciò a comprendere sul continente quanto tutti questi alti gradi, nei quali eransi introdotte le chimere templarie, le speculazioni mistiche, gl’inganni dell’alchimia, della magia, della negromanzia e di tante altre scienze menzognere, avessero nociuto all’azione della massoneria e fatto perderne di vista ciò che essa proponevasi; come l'avessero sfigurata e messa in ridicolo, e propagato nel suo seno uno spirito di rivalità onderà spezzato ogni vincolo fraterno, ed una sciocca credulità che aveva fatto dell’istituzione una miniera inesauri bile d’illeciti profitti per gl’intriganti, gl’impostori e gli scrocconi. Si pensò di rimediare a tanti mali, sbarazzando la massoneria delle sue concezioni eterogenee e riportandola alla sua primitiva semplicità. Ma era un’opera difficile: l’orgoglio degli uni, la cupidigia degli altri, l’amore del meraviglioso nel più di essi, doveano porre ostacolo a far loro rinunciare i fastosi titoli di cui erano decorati, le ricchezze che avevano sognate, e quel mondo fantastico di esseri elementari, di evocatori ed esorcisti da lor creato, in mezzo ai quali speravano di gioire d’una vita senza fine. In Germania si credè di giungervi con lo stabilire la massoneria ecletica, la quale non riconoscendo per regola da seguire in modo assoluto che i tre gradi originarli di apprendista, compagno e maestro, permetteva però a ciascuna loggia isolatamente di adottare quanto le piacesse qualunque altro grado ulteriore, di qual siasi specie, purché non ne facesse un affare generale del regime e non cambiasse per esso l’uniformità dei tre gradi massonici. Il barone di Knigge, che concepì la prima idea di questa riforma, per porta in atto se la intese con le logge di Francoforte e di Metzlar. Nel 1783 si tenne un’assemblea generale, dove si posero le basi della riforma. Fu redatta una circolare ai massoni di Germania e dell’estero per pregarli di concorrere allo scopo che si proponevano, e vi si aggiunse il piano dell’associazione ecletica. Per distruggere gli alti gradi si era stabilito di dare alle logge una indipendenza assoluta. Era effettivamente il mezzo più sicuro che si potesse usare; poiché tale isolamento lasciava il campo libero alle immaginazioni, ogni loggia adottava gli alti gradi che più le convenivano, e l’annientamento dei sistemi era la stessa loro multiplicità. Per Sventura un tale frazionamento, che dividendole indeboliva le riforme in vigore, faceva del pari sentire la sua influenza dissolvente nelle logge, che, ad onore del vero, non avevano un centro d'azione, e si muovevano solamente per loro impulso personale. Il vincolo che le univa essendo tutto morale, da questo punto di vista non era che una semplice corrispondenza la quale non implicava alcuna subordinazione. Da tale organizzazione ne risultò che un grave inconveniente fosse rimpiazzato da un inconveniente più grave; ed a quell’esuberanza di vita subentrò un torpore che paralizzò tutto il corpo sociale. Laonde questa riforma, cosi eccellente in teoria e cosi cattiva io pratica, non ottenne che un piccolo numero di suffragi; e tuttoché i primitivi vizii fossero stati in gran parte corretti, pure l’ecletismo non novera oggi più di tredici logge nella sua associazione (102).

Mentre si tentava una tale riforma io Germania, il Grand'Oriente di Francia, mosso da simile pensiero, intraprendeva, non di annientare interamente gli alti gradi, ma di ridurli ad un picciol numero. Una commissione all'uopo nominata presentò il suo lavoro nel 1786. Questo piano di riforma, che fu adottato, diede nascimento ai quattro ordini del rito francese, cioè l’eletto, lo scozzese, il cavaliere d'Oriente ed il rosa croce. Queste composizioni, ben fiacche in sostanza, sono prese dal rito detto di perfezione; gli autori di esse si adoperarono a modificarne lo stile ed a dare una interpretazione più ragionevole delle allegorie e dei simboli sui quali si posano.

La rivoluzione del 1789, che aveva cagionato la chiusura delle logge in Francia ed in gran parte di Europa, e che in alcuni luoghi aveva fatto rinunciare all'esercizio del sistema templario e degli altri sistemi cavallereschi e filosofici divenuti sospetti ai governi, sembrava che dovesse portare un colpo mortale a tutti i gradi innestati sulla massoneria primitiva; ma non fu così. Quando un pò di calma successe alle agitazioni politiche e i templi massonici si riaprirono, non solamente una parte degli antichi riti ricomparve, ma nuovi riti sursero e vennero ad aggiungere le loro aberrazioni e vane cerimonie a quelle che già infestavano la massoneria.

II rito di perfezione fu portato in America da un fratello nomato Stefano Morin, al quale il Consiglio degl'imperatori d'Oriente ed Occidente aveva conceduto i poteri necessarii per quell’opera nel 1761. Esso rito cessò di essere praticato in Francia per effetto della dissoluzione del corpo che lo dirigeva. Il fratello Haquet, antico notaio di San Domingo, lo riportò nel 1803.

Immediatamente dopo giunse dall'America il conte di Grasse, figlio dell'ammiraglio di questo nome. Egli si presentò come capo supremo d'una nuova massoneria in trentatré gradi, che chiamò rito scozzese antico ed accettato. Questo rito comprendeva quasi tutti i gradi del rito di perfezione, e qualche grado tolto ad imprestito da altri riti, o da novelle creazioni. Secondo il conte di Grasse, l'autore di quest'ultima riforma era il re di Prussia, Federico il Grande, che l'aveva istituita il 1 maggio 1786, e ne aveva di suo proprio pugno redatto il regolamento in diciotto articoli, detto le grandi costituzioni, ed aveva fondato in Prussia un Supremo Consiglio del 33° grado. Ma queste asserzioni mancavano di verità: alla suddetta data, assegnata allo stabilimento del rito scozzese, quel principe era pressoché morente ed incapace di darsi ad alcun genere di lavoro; oltre a ciò, egli allora era nemico degli alti gradi, perché li considerava funesti alla massoneria (103); né ha gemmai esistito un Supremo Consiglio del 33 grado in Prussia, ove prima del 1786 il rito di perfezione era stato in gran parte abbandonato (104). Ciò che oggidì sembra dimostrato è questo, che il rito scozzese antico ed accettato non rimonta ai di là del 1801; nel quale anno fu creato in Charlestown da cinque ebrei, Giovanni Mitchell, Federico Dalcho, Emmanuele della Motta, Abramo Alexander ed Isacco Auld, i quali per Ani puramente mercantili si arrogarono ciascuno le funzioni di gran commendatore, di luogotenente gran commendatore, di tesoriere, di segretario, ec.; onde tenevano tutta l'amministrazione nelle loro mani, essendo che questi gradi, ancora nuovi, non si erano potuti bene generalizzare e basare; ed il sistema, presso a poco come-è oggi costituito, fu solamente fissato nel 1802. In fatti, si vede che il 4 dicembre del 1802 il Supremo Consiglio di Charlestown fece conoscere con una circolare tanto la sua fondazione quanto i nomi dei gradi del suo regime, senza però dimostrare per qual via questo rito preteso antico gli fosse stato trasmesso e con qual corpo della natura medesima fosse stato in relazione. Fu in quest'anno medesimo 1802 che il fratello Grasse e qualche altro fratello delle isole francesi di America ricevettero da quell'autorità le patenti che davano loro il potere di stabilire un Supremo Consiglio in San Domingo, e propagare il rito antico ed accettato ovunque sembrasse loro conveniente, tranne la repubblica americana e le Anlille inglesi. Questo Supremo Consiglio di San Domingo è il solo che nell’annuario del Supremo Consiglio di Charlestown, pubblicato l’anno seguente, figura essere in corrispondenza con esso.

Si vedrà nel seguito di questa storia, che molti corpi massonici si disputarono la possessione del rito scozzese antico ed accettato, e ciascuno di essi a gara preconizzava la sublimità delle iniziazioni di questo rito. Bisogna credere però che da una parte e dall’altra non si provasse un si vivo entusiasmo per cotesti ammirabili misteri se non sulla fede dei massoni che li avevano portati. Ciò è tanto più probabile che, ad eccezione di qualche grado, come per esempio il rosa croce ed il kadosch, tutti gli altri sono conferiti per comunicazione ed in un modo succinto; pochissimi de’ fratelli investiti di questi alti gradi sanno in che consistano le meravigliose cognizioni che essi racchiudono; e certamente cotesti pochissimi che le posseggono non ne saranno i più orgogliosi del mondo. In fatti, quanto alla dottrina, tutto è triviale, inconseguente ed assurdo ne' gradi superiori; quanto al cerimoniale, consiste in formalità insignificanti, ove non sono noiose e ridicole, e nel tempo istesso degradanti pel recipiendario.

I tre primi gradi, salvo leggiere modifiche, sono quelli universalmente praticati; di essi abbiamo già discritto le cerimonie nella nostra introduzione.

Nel grado di maestro segreto si deplora la morte di Hiram, e Salomone istituisce sette maestri a rimpiazzare quel grande operaio nella direzione dei lavori del tempio: il recipiendario è uno dei sette eletti. — Il grado di maestro perfetto fu istituito, dice il rituale, da Salomone per eccitare i maestri a far ricerca degli assassini di Hiram. Il privilegio, che fece conferire tal distinzione ai fratelli che ne furono fregiati, consisteva nel sapere essi come il cuore della vittima trovavasi rinchiuso in un'urna sormontata da un sarcofago posto all'ovest del tempio. Essi conoscevano pure la soluzione della quadratura del cerchio, che poi si è disgraziatamente perduta (105). — Riguardo ai segretarii intimi, si suppone che Hiram re di Tiro venga a fare rimostranze a Salomone circa il valore delle venti città di Galilea, che il monarca ebreo gli aveva date in prezzo dei materiali serviti al tempio di Gerusalemme. Hiram entra con precipitazione nell'appartamento di Salomone senza farsi annunziare. Joabon, favorito di questo principe, non conosce Hiram, e sospetta che questi nutra cattivi disegni; per il che si pone ad origliare all’uscio della stanza ove i due sovrani stanno riuniti, per esser pronto a recar soccorso al suo padrone, laddove quell’incognito voglia allentare a' suoi giorni. Salomone, avvertito di questo atto di onorevole ossequio, lo crea suo segretario intimo. Il recipiendario rappresenta Joabon nella ricezione, ed il tatto viene messo in azione nel grado. — Il prevosto e giudice è proposto da Salomone per rendere la giustizia agli operai del tempio. Entrando in loggia si dice C....(io m’inchino); il presidente risponde K...(drizzatevi); poi gli consegna la chiave del luogo ov’è rinchiuso il cuore del rispettabile maestro Hiram (106). — Si occupa ancora il grado d'intendente dei fabbricati;i supplire alla parte di Hiram, nominando qualcheduno per dirigere gli operai (107).

Nei gradi di eletto dei nove e dei quindici (108) si cerca di punire gli assassini di Hiram; il candidato, dopo essersi allontanalo dalla loggia, vi rientra tenendo in una mano un pugnale insanguinato e nell’altro l'effigie di un capo tronco. Egli pretende di aver compita la vendetta, e domanda una ricompensa. Ma quegli stessi che lo hanno indotto all'assassinio, ora lo respingono con indignazione. Peroni tutti i presenti snudano il loro pugnale per colpirlo. Però il loro furore mano mano va frenandosi, considerando quanto egli ha fallo, ed 6 ammesso al grado che sollecita, giurando di troncare la testa agli spergiuri (109).

Gli emblemi dei gradi di architetto, di arca reale, di cozzate della cotta di Giacomo VI, presentano un altro carattere. — Nel primo, il recipiendario deve sapere enumerare tutti gli istrumenti compresi in un astuccio di matematiche compiutamente fornito, e distinguere i cinque ordini di architettura. Quando egli viene introdotto deve guardare la stella polare che trovasi al nord della loggia. Nel grado di orca reale i candidati sono discesi nella loggia per via d’una corda, attraverso un foro praticato nella volta del tempio. Essi veggono una colonna di bronzo, sulla quale prima del diluvio furono incise tutte le umane cognizioni di allora, e che ebbe la fortuna di uscir salva da quel gran cataclismo. Poscia viene loro mostrato un triangolo raggiante ove è scolpito il ero nome della divinità, triangolo situalo sulla nona volta dell’antico tempio di Enoch. — Il grande scozzese offre quasi i medesimi simboli dell'arca-reale; ma fa allusione ad un tempo più recente, e rammenta lo sventure della casa degli Stuardi (110).

I due gradi seguenti sono attinti all'istoria della Bibbia. — I cavalieri d'Oriente si collegano al ritorno degli Ebrei dalla loro cattività, ed alla costruzione del nuovo tempio di Gerusalemme; il recipiendario rappresenta Zorobabel. — Nel grado di principe di Gerusalemme il recipiendario seguita a rappresentare lo stesso individuo, e riceve la ricompensa de' lavori fatti per l'amore del popolo ebreo.

L’aspirante al grado di cavaliere d’Oriente ed Occidente, introdotto nel gran consiglio,viene con cura ispezionalo da tutti i fratelli (111); dopo di che, uno di essi gli dice: Ora vi mostreremo qualche cosa di sorprendente I» Gli fanno fare sette volte il giro d’un ettagono, sulla cui superficie sono dipinte sette stelle, un’iride, un agnello coricato sopra il libro dei setti segnali, un vecchio con la barba bianca e con in bocca nna spada a due tagli. Terminato questo giro, si domanda al recipiendario se sa perché gli antichi avevano una barba si lunga e bianca. Credendo apparentemente che quella domanda non sia che sofistica, egli dà una risposta evasiva, dicendo: Voi lo sapete I» Allora gli si bagnano le mani in un badie fingendo salassarlo, o l'oratore si congratula seco lui del suo coraggio. Quindi si aprono successivamente i sette suggelli del libro mistico, dal quale vengono tolti diversi oggetti, rappresentanti un ago, una freccia, una corona, un teschio, dell’incenso, ec. Tali oggetti vengono rimessi a sette degli astanti, dicendo loro: «Partite e continuate la conquista! — Impedite ai profani ed ai cattivi massoni di venire ad implorare giustizia nelle nostre logge!» ec. (112). Posda si te udire una melodia, e si racconta ai neofiti la storia dell’ordine.

Le diverse fasi della passione del Cristo formano il soggetto del grado di rosa croce (113). — Il grado di gran pontefice o sublime scozzese è dedotto dall’Apocalisse, e si fa. cercare al neofita la via che conduce alla Gerusalemme celeste. — Nel grado di maestro ad vitam, novellamente si riproducono le tradizioni degli Ebrei, ed il candidato rappresenta Zorobabel. Egli viene interrogato intorno ai gradi anteriori; e sembra che si voglia, come nel grado inglese di maestro passato (past master), prepararlo ad acquistare con regolarità la conoscenza delle funzioni di venerabile di loggia. — Il grado di noachita o cavaliere prussiano ci fa ritornare ai tempi della torre di Babele (114). I fratelli celebrano la memoria della distrazione di questo monumento d’orgoglio, e la dispersione degli operai cagionata dalla confusione delle lingue. Quest’ordine fu istituito in Prussia nel 1755. Gl’inventori gli attribuiscono un’origine molto antica, e pretendono che fosse stato creato dai cavalieri teutonici. Il conte di San Gélaire l’introdusse in Francia nel 1757. — Si tiene ancora una volta parola della costruzione del tempio di Gerusalemme nel grado di principe del Libano. I fratelli si occupano a tagliare sul Libano i cedri necessarii alla fabbrica del tempio. —La leggenda del capo del tabernacolo rimonta al tempo della costruzione del primo tempio. Il candidato rappresenta il figlio di Hiram. Gli vien detto che, sebbene il padre fosse stato vendicato, ciò non pertanto non si tralascia di sagrificargli gl’indiscreti, gl’infingardi ed i viziosi; e ne danno una pruova irrefragabile, per dimostrare che non hanno per nulla preso parte all’attentato commesso sulla persona di Hiram, e che desiderano di fare grandi progressi nella virtù (115).»—Nel grado di cavaliere del serpente di rame si racconta al recipiendario come per celebrare la scoperta,dovuta all’istinto d’un serpente, d’un’erba propria a guarire le ferite, Mosè avesse fatto costruire un serpente colossale di rame e lo ponesse alla punta di una lunga pertica facendolo camminare nel campo ebreo; che la tradizione di questo fatto si perpetuò in Giudea fino al tempo delle crociate; e che allora que’ cavalieri che ne furono istruiti istituirono un grado su quest’argomento, dedicandolo allo studio delle scienze, al culto del vero Dio ed alla liberazione dei prigionieri e degli schiavi.

La ricezione al grado di principe di grazia è accompagnato da tali circostanze che rifiuteremmo di credere se non ne avessimo il rituale sotto gli occhi. Dopo aver fatto fare al candidato nove passi serpeggiando, gli si bendano gli occhi e gli si pongono alle spalle due ali che si muovono con un mezzo meccanico. Gli si fanno salire nove gradine che conducono ad una pialtoforma, e gli si ordina di slanciarsi nell’aria e levarsi fino al terzo cielo (116).

Il gran sovrano comandante del tempio ricorda la condanna dei templarii. Il recipiendario viene avvinto da una corda, per ricordargli che trovasi ancora sotto il giogo delle passioni; è legato ad non tavola, coperto da un drappo mortuario, alzato sulle spalle da quattro fratelli, e cosi fa cinque volte il giro della loggia. Dopo questa processione egli viene proclamato, e gli si conferisce il dritto di stare col capo co petto durante i lavori e di essere inoltre «esente dal catechismo.»

Nel grado di cavaliere del sole il venerabile rappresenta Adamo; si chiamano cherubini i sette officiali e silfi i membri senza funzioni. Lo scopo dell'iniziazione è di liberare l’individuo da’ vincoli ed acceca menti dell’errore, e farlo giungere alla conoscenza della verità.

Il grado di scozzese di Sant’Andrea è il primo grado della riforma di Ramsay, e la leggenda che abbiamo riportata nel nostro precedente capitolo ne forma la base. La ricezione consiste in diversi giri che si fanno fare al fratello intorno alla loggia.

Nel grado di grand'eletto cavalier kadosch si commemora la cala strofe dell’ordine dei templarii; si maledice la memoria di Filippo il Bello, di Clemente V e di Noffodei, che chiamansi i tre abbominevoli; l’aspirante sale i sette gradini d’una scala sulla quale sono tracciati la lune parole ebraiche.

Il gran commendatore inquisitore rimonta pure all’ordine del tempio; gli si conferisce il diritto di rendere giustizia ai fratelli. La ricezione consiste nell’introdurre il neofita nel tempio e fargli prestare il giuramento.

Il principe del real segreto è il custode del tesoro dell’ordine del Tempio. La ricezione è molto complicata, si deve passare in mezzo ad un accampamento fittizio, ove trovansi nove tende occupate dai cavalieri rosa croce, dai cavalieri d'Oriente, dai grandi architetti, dagli eletti; più cinque tende destinate ai cavalieri kadosch, ai cavalieri del sole, del serpente di rame, ec.; ed in fine tre altre dei principi del real segreto, dei grandi inquisitori e dei cavalieri di Malta.

La loggia o supremo consiglio del trentesimoterzo ed ultimo grado, chiamato sovrano grand'ispettor generale, è coperta di porpora, e sul drappo sono ricamati in seta teschi ed ossa umane. Nel mezzo della sala, sopra una base quadrangolare coperta da un tappeto cremisi, sta una Bibbia aperta ed una spada. Al nord del piedestallo è uno scheletro umano in piedi, il quale tiene nella mano sinistra la bandiera bianca dell’ordine e nella sinistra un pugnale in atto di ferire. Il gran maestro, che prende il titolo di possente sovrano gran commendatore, rappresenta Federico II re di Prussia; ed il suo luogotenente, il duca d’Orleans gran maestro della massoneria francese. All'apertura dei lavori, interrogato sui doveri che deve compiere, il luogotenente del gran commendatore risponde: Combattere per Dio ed i miei dritti, ed infliggere punizioni ai traditori. Il candidato è introdotto vestito di nero, senza scarpe, senza spada, col capo scoperto e chino e le braccia incrociate sul petto. Porta al collo un nastro nero, i cui estremi sono tenuti per la mano sinistra dall’introduttore, che nella destra tiene una fiaccola. Dopo alcune altre cerimonie, bacia tre volle la Bibbia, e viene armato della spada; infine il presidente gli pone all'anulare della sinistra un anello sul quale è la leggenda: Deus meumque jus, dicendogli; «Con quest’anello io vi marito all'ordine, al vostro paese ed al vostro Dio (117)

Poco dopo di questo tempo, altri speculatori caricarono ancora la mano sul rito antico ed accettato, e stabilirono sotto il nome di rito di Misraim o d'Egitto un novello sistema che comprende 99 gradi. Questo rito, al quale si attribuisce una remota antichità, è diviso in quattro serie, chiamate simbolica, filosofica, mistica e cabalistica. I gradi d’istruzione furono fatti su quelli dello scozzesismo, del martinismo, della massoneria ermetica e su diverse riforme un tempo m vigore in Germania ed in Francia, i cui rituali non si rinvenivano che negli archivi di qualche curioso. Fu nel 1805 che molti fratelli, non potendo essere ammessi nella composizione del Supremo Consiglio Scozzese fondato in quell'anno a Milano, immaginarono il regime misraimita. Un fratello chiamato Lechangeur fu incaricato di raccogliere gli elementi, classificarli, coordinarli e redigere un disegno di statuti generali. Da quel punto i postulanti non potevano giungere che fino all’81 grado, essendo gli altri tre gradi, onde compivasi il sistema, riserbati ai superiori incogniti, tenendosi celati ai fratelli di gradi inferiori finanche i nomi di tali ultimi gradi. Fu con questa organizzazione che il rito di Misraim si sparse in Italia e più che altrove nel regno di Napoli. Esso fu particolarmente adottato da un capitolo di rosa croce chiamato la Concordia che aveva residenza io Abruzzo. Al basso d’un breve o diploma, rilasciato da questo capitolo al fratello B. Clave!, commissario di guerra, figura la firma di uno de presenti capi del rito, il fratello Marco Bédarride, che a quel tempo era investito del 11° grado. I fratelli Joly e Bédarride portarono il misraismo in Francia nell’anno 1814; posteriormente fu propagato nel Belgio, in Irlanda ed in Isvizzera. Menzioneremo altrove le vicissitudini di questa massoneria.

Nel 1806 un Portoghese chiamato Nunez si provò d'introdurre in Parigi una società che egli assicurava essere la stessa cosa che l'ordine del Cristo, formato in Portogallo nel 1314 sugli avanzi dell'ordine del Tempio, dicendosi autorizzato di stabilirla in Francia. Il suo sistema era diviso in diversi gradi d’iniziazione, le cui forme erano copiate da quelle della massoneria templaria. Ma non si tardò a scoprire che questo straniero non era che un intrigante e del suo ordine faceva una pura speculazione mercantile. Denunciato alla polizia da qualcheduno di quei tanti che aveva imbrogliali, ebbe ordine di abbandonare la Francia.

Un altro speculatore di massoneria, verso il tempo stesso, intraprese di fare adottare un ordine della Misericordia, che egualmente collegavasi a quello dei templarii; e per dare più valore ed autorità alla sua istituzione, egli arditamente promulgò che aveva per capo segreto lo stesso Napoleone. Smascherato come Nunez, furtivamente lasciò Parigi per sottrarsi ad un processo criminale.

Nell'anno medesimo 1806, delle circolari sparse a profusione aununziarono a Parigi l'esistenza di un'altra società denominata l’ordine del Tempio, e la prossima istallazione d'una casa d'iniziazione, d'una grande casa di domanda e d'una gran convocazione metropolitana. I capi di quest’associazione raccontavano che Giacomo Molay, stando rinchiuso nella Bastiglia e prevedendo la prossima abolizione dei templarii, nominò a suo successore un certo Giovanni Marco Larmenius, al quale diede il potere di ristabilire l'ordine dei templarii e governarli dopo la sua morte; in effetti, avvenuto il supplizio di Molay, Larmenius prese la direzione segreta dell’ordine del Tempio, per cui tutti si posero sotto la sua giurisdizione e ne riconobbero l’autorità. Costui scrisse un atto acciò l'ordine, in virtù dello stesso, alla sua morte non restasse senza capo; e conferì il dritto di sopravvivenza al posto di gran maestro al cavaliere Francesco Tommaso Tebaldo d’Alessandria, dandogli pure il dritto di nominarsi un successore; in tal modo l’ordine del Tempio crasi perpetuato e la dignità di gran maestro trasmessa da quell'età tanto remota fino ai nostri giorni. In appoggio di tali assertive i membri della novella associazione producevano: 1° l'atto originale della trasmissione di Larmenius, scritto in caratteri geroglifici sopra una gran pergamena, ornata secondo il gusto del tempo di gotici disegni, di lettere fiorate, colorate ed argentate, ed impressa del suggello della milizia, portante manu propria dei gran maestri successori di Larmenius; 2° gli statuti dell'ordine, riveduti nel 1705 e firmati da Filippo d'Orleans. Più tardi corroborarono queste prove con i seguenti oggetti, cioè un reliquiario di rame in forma di chiesa gotica, contenente quattro frammenti d’ossa bruciate, tolti dai roghi dei martiri dell'ordine; una spada di ferro sormontala da una palla, che pretendevasi essere stata di Giacomo Molay; un elmo di ferro damascato in oro, che presumevasi di Guido fratello del delfino d’Alvernia; un bellissimo pastorale d'avorio; tre mitre di stoffa che avevano servito alle cerimonie dell’ordine, ec.

Bisogna riconoscere che questa favola (perché tale infatti) era molto ingegnosamente foggiata, ed i documenti recati in suo appoggio ben rappresentano a primo aspetto tutto il carattere di antichità ad essi attribuito. Essendo però il segreto di questa frode istorica conosciuto da diverse persone, e siccome in seguilo fra loro sorsero divisioni, vi furono delle indiscrezioni commesse, confermate poi da dichiarazioni in iscritto. Noi abbiamo fra le mani documenti originali di cui daremo un riassunto, i quali gettano molta luce sulla presente quistione. Tali documenti appartengono alla preziosa collezione del fratello Morison di Greenfield, e da lui ci furono comunicati (118).

Leggesi nella Storia amorosa dei Galli di Bussy-Rabutin, che diversi signori della corte di Luigi XIV, e fra gli altri Manicamp, il cavaliere Tilladet, il duca di Grammont, il marchese di Biran ed il conte Tallard, formarono una società segreta che aveva per iscopo dì darsi interamente ad un certo gusto portato dall’Italia. La prima regola di questa società consisteva naturalmente nell’esclusione delle donne, e ciascuno degli associati portava sulla camicia una decorazione in forma di croce, su cui era una incisione in rilievo rappresentante un uomo che ha una donna sotto i piedi, ad esempio della croce di San Michele, ove vedesi questi calpestare il diavolo. Si comprende benissimo che tale articolo dello statuto ci dispensa dal riportare gli altri. Appena fondata siffatta società, fu frequentata da un gran numero di giovani signori licenziosi. Il marchese di Biran v’introdusse il duca di Vermandois, il quale non ostante che fosse principe del sangue dové subire le prove imposte ai recipiendarii. Vi si ammise anche il Delfino, ma non osarono di sottoporlo alle stesse formalità. Istrutto di coteste infamie, Luigi XIV fece battere a colpi di scudiscio il duca di Vermandois da uno scudiere, ed esiliò tutti i membri della società, che si disse; Una piccola risurrezione dei Templarii.

Nel 1705 Filippo d'Orleans, che più tardi fu reggente durante la minorità di Luigi XV, riuni tutti gli avanzi della dispersa società, che aveva rinunciato al suo scopo primitivo per occuparsi di politica. Furono redatti nuovi statuti. Un gesuita italiano, il padre Bonanni, grande antiquario ed eccellente disegnatore, il quale ha pubblicato diverse opere molto erudite, fabbricò lo statuto detto di Larmenius; vi scrisse la Orma e l’accettazione di persone esistite in tempi diversi, che egli inventò avessero esercitato da gran maestri dopo di Larmenius, ed in tal modo riannodò la nuova società all'antico ordine del Tempio. Aprì un registro di deliberazioni, sul quale si notarono posteriormente i processi verbali delle tornate più importanti, e questo fu trasmesso a lutti i gran maestri che governarono l'associazione dopo Filippo d’Orleans. Quest’associazione, che aveva uno scopo politico non bene spiegato, nella sua origine intraprese di farsi riconoscere per l'ordine del Cristo stabilito in Portogallo, ove sotto nome differente formava la continuazione dei templarii. A tale scopo due dei suoi membri si recarono in Lisbona ed aprirono negoziati con l’ordine del Cristo. Il re Giovanni V, che ne era il gran maestro, fece scrivere al suo ambasciatore a Parigi, don Lniz da Cunha, di attingere notizie intorno ai chiedenti ed ai titoli che possedevano. Il diplomatico portoghese si diresse per tale oggetto al duca d’Elbeuf, e trasmise un rapporto a Giovanni V; questi dopo la relazione dell’ambasciatore diede ordine che si arrestassero i due inviati francesi. Uno di essi fuggì ricoverandosi in Gibilterra; ma l'altro 31 su che non l'u cosi fortunato, dopo essere stato detenuto per due anni; fu giudicato e mandato ad Angola in Africa, ove morì.

Ciò non di meno la società continua ancora ad esistere in Francia; e tutto fa credere che sia quella stessa società che prima della rivoluzione si era nascosta sotto il nome triviale di società dell'Aloyau, i cui membri furono dispersi verso il 1792. Allora essa aveva per gran maestro il duca Cossè-Brissac, poi massacrato a Versailles il mese di settembre con altri prigionieri, che si conducevano ad Orleans per esservi giudicati. Il fratello Ledru, figlio maggiore del famoso Comus dottore del re, era medico di Cossè-Brissac. Dopo la morte di questo signore, egli comprò un mobile che gli aveva appartenuto, nel quale stava nascosto il famoso documento di Larmenius, lo statuto manoscritto del 1706 ed il libro dei processi verbali. Egli comunicò verso il 1804 questi diversi scritti al suo amico il fratello Saintòn ed al dottore Fabré-Palaprat, antico seminarista, da lui già guidato nei primi passi della carriera medica. La vista di tali documenti suggerì l'idea di far rivivere l’ordine. Si propose al fratello Ledru di costituirsi gran maestro; ma ei rifiutò, indicando il fratello Radia de Chevillon per coprire quella carica; questi però non volle accettare che il titolo di reggente, ed in tal qualità appose la sua firma al documento di Larmenius dopo quella del gran maestro Cossè-Brissac. I quattro restauratori dell'ordine decisero che era troppo necessario di porto sotto il patronato di qualche nome illustre; ma mentre si aspettava di cogliere il destro per mettere in atto quest'idea, il fratello Chevillon, prendendo pretesto dalla sua età avanzata, propose che si nominasse gran maestro il fratello Fabré-Palaprat, a patto di declinare la carica se qualche persona alto locata l’avesse voluta accettare. Frattanto il fratello Fabré eluse i diversi pretesti che occorsero per fargli cedere l’officio, e lo conservò fino alla morte.

Varie altre persone furono ammesse all’ordine del Tempio, e particolarmente il fratello Decourchant scrivano di notaio, Leblond impiegato alla biblioteca imperiale, ed Amai antico curato di Pontoise, allora mercante di ferro alla strada Lepellettier; i quali tutti e tre furono messi a parte di quella frode. Si occuparono di fare ciò che dicevansi le reliquie dell'ordine. I fratelli Fabré, Arnal e Leblond furono incaricati di tale affare. Le ossa bruciate, che pretendevasi essere state tolte dai roghi dei martiri dell'ordine, furono preparate dai fratelli Leblond e Fabré nella casa del primo in via Marmouseto. Il piccolo reliquiario di rame, la spada di ferro detta di Giacomo Molay, il pastorile d’avorio e le tre mitre furono comprale dal fratello Leblond presso un mercante di ferramenti vicino al mercato San Giovanni e presso un banderaio dei dintorni. In fine il fratello Amai comprò un elmo di ferro damascato in oro, che altra volta apparteneva ad un deposito di armi del governo.

Nel 1805 venne ammesso nell'ordine il fratello-Francisco Alvaro da Silva Frevre de Porto, cavaliere dell'ordine del Cristo ed agente segreto in Parigi di Giovanni VI re di Portogallo, e ne restò membro fino al 1815. Egli faceva parte del piccolo numero di quelli ai quali il fratello Fabré e gli altri restauratori dell’ordine del Tempio fecero sapere quanto era successo. Nel 1812 egli era segretario magistrale. Avendogli il gran maestro Fabré comunicato il desiderio di essere riconosciuto per successore di Giacomo Mola? dal gran maestro dell’ordine del Cristo, egli prese copia del documento di Larmenius e l’inviò a Giovanni VI, allora ritirato nei suoi stati del Brasile. La domanda venne rigettata. Sebbene il fratello da Silva non si esprimesse a questo riguardo in termini formali, pure a leggere una dichiarazione da lui firmata, che noi abbiamo sotto gli occhi, è uopo credere che la risposta del re contenesse i particolari, da noi riferiti di sopra, intorno al tentativo fatto nel 1105 dalla società, di cui Filippo d'Orleans era capo, per essere riconosciuta dall’ordine del Cristo.

Da quanto precede bisogna concludere che la fondazione dell’ordine del Tempio attuale non rimonta più lontano de) 1804, e non è più la legittima continuatone della società nomata la Piccola risurrezione dei templarii, poiché quest’ultima realmente non connettevasi all'antico ordine del Tempio. Però per rappresentare più al naturale, se è possibile, di quanto faceva con l’aiuto dei suoi documenti e delle sue reliquie, la commedia che aveva incominciata, la società dei templarii moderni ripartì il mondo in provincie, priorie e commende, che divideva fra i suoi membri. Esigeva dai postulanti delle prove di nobiltà; e quando questi non le potevano fornire, essa li nobilitava di sua autorità. Fu per tale motivo che il 29 ottobre 1805, quattordici buoni borghesi di Troyes, chiamati Pigeotle, Gaillot, Vernollet, Bertrand, Baudot, Gréan, Belle-Grand ec., ricevettero lettere di nobiltà e stemmi parlanti. Essa dichiarò di professare la religione cattolica apostolica romana, per la qual cosa rifiutò la ricezione ai protestanti. Ma il gran maestro Fabré nel 1806 aveva da un venditore di libri vecchi comperato un manoscritto del XV secolo, contenente una lezione dell’Evangelo di San Giovanni opposta in varii punti allo stesso Evangelo inserito nei canoni della Chiesa romana, e preceduta da una specie di introduzione e commentario intitolato Levilikon; egli verso il 1815 decise di appropriare quelle dottrine all'ordine del Tempio, e trasformare in una setta scismatica un associazione che fino a quel tempo fu interamente ortodossa. Questo Levitikon coll'Evangelo che vi si unisce (119) fu nel 1822 tradotto dai fratelli Théologue ed Horobert, e poco dopo stampato con modifiche e considerevoli interpolazioni fatte dal dottore Fabré-Palaprat. Tali modifiche divennero occasione di uno scisma nell'ordine del Tempio. Quei cavalieri che ne aveano adottalo le dottrine ne fecero la base d'una liturgia che si determinarono a render pubblica ad istigazione del dottore. Nel 1833 aprirono in una sala della Corte dei Miracoli una chiesa giovannita, ove quegli onesti cavalieri, per la maggior parte uomini di lettere, impiegati di amministrazioni e mercanti, dicevano gravemente la messa con stola e cotta, alla presenza di un gran numero di curiosi accorsi allo spettacolo che veniva generosamente dato gratis. Disgraziatamente pei chierici giovanniti, i fedeli erano animati da poco zelo e non versavano tributi molto abbondanti, per cui bisognò rinunciare a cosiffatta esposizione religiosa, e nuovamente chiudersi come prima nel santuario alquanto profano del Tivoli d'inverno.

Per elevate che sieno le sue pretensioni, nondimeno l'ordine del Tempio non è in realtà che una riforma massonica. In fatti si può vedere nella nostra statistica della massoneria quale relazione esista fra i gradi d'iniziazione di tale ordine ed i diversi gradi dello scozzesismo. Il fratello Ledru non aveva per nulla trovato rituali nella carte del duca Cossè-Brissac; i rituali d'istruzione, secondo tutte le apparenze, dovettero essere redatti nel 1804. I gradi portavano primitivamente i nomi di apprendista, compagno, maestro, maestro d’Oriente, maestro dell’aquila nera di San Giovanni e maestro perfetto del pellicano. Il 30 aprile 1808 un decreto magistrale, per mascherare tale origine massonica, decise che questi gradi si chiamassero in avvenire iniziato, iniziato dell'interno, adepto, adepto d'Oriente, adepto dell'aquila nera di San Giovanni ed adepto perfetto del pellicano. La prima fondazione di quest'ordine fu una loggia massonica che il 23 dicembre 1805 dal Grand’Oriente di Francia ottenne le costituzioni sotto il titolo di Cavalieri della croce; esso ordine penetrò fra gli individui della loggia di Santa Carolina, tutte persone alto locate, come i fratelli de Choiseul, de Chabrillant, de Vergennes, de Dillon, de Coignv, de Moutesquieu, de Narbonne, de Béthune, de Montmorencv, de la Tour-du-Pin, d'Aligre, de Labourdonnave, de Sénonnes, de Crussol, de Nanteuil, de Flabaut, ec. ec.

Allo stesso tempo della risurrezione dell’ordine dei cavalieri, nel 1806 si propose pure di restaurare l'ordine del Santo Sepolcro (120). La nuova società, posto sotto il patronato di Luigi XVIII, ebbe qualche anno di vita, avendo cessato di esistere nel 1819 alla morte del vice ammiraglio conte Allemand, che allora copriva il posto di gran maestro.

La massoneria belga ebbe pure le sue innovazioni. Nel 1818 apparvero delle circolari ove si annunciava l'organizzazione d'un rito scozzese primitivo, che si diceva introdotto in Namur da una Gran Loggia metropolitana di Edimburgo nel 1770, autorità che non ha mai esistito. Questo, composto di 33 gradi, la maggior parte dei quali poggiati sulla stampa di quelli del rito di perfezione, era ciò non dimeno una creazione recente, e dicesi che avesse per autore principale il fratello Marchot, avvocato di Nivelles. La sua giurisdizione non si estendeva al di là delle mura della città ove aveva seggio.

Abbiamo visto altrove che il rito di perfezione venne portato in filanda da Rosa. Esso restò in uso in qualche loggia Ano al 1807, anno in cui venne fondato il Gran Capitolo degli alti gradi, il quale adottò con leggiere modifiche i quattro ordini o gradi superiori del rito francese. Questa riforma fu poco dopo adottata fino al 1819 in quasi tutto il reame; stante che il rito scozzese antico ed accettato, importato al tempo della dominazione francese, fu praticalo da un piccolo numero di logge, non essendo in gran favore. Le cose erano in tale stato quando ebbe luogo il tentativo di riforma fatto dal principe Federico di Nassau. Noi abbiamo già analizzato i pretesi antichi documenti che le servirono di base: intanto ecco in sostanza i due gradi superiori che il principe voleva sostituire a quelli che erano in vigore nel capitolo 0landese:

La loggia del maestro eletto, prima suddivisione del sistema,'aveva la forma di un quadrato; era dipinta e decorata di colore celeste. Al centro era spiegato sullo spazzo un quadro pure quadrato, ove si trovava dipinto su fondo nero un albero con un regolo ad esso sospeso, due punte dorate, una spada, una fiamma, un fiume ed un compasso. Al basso di questo quadro stava una bara. Sei lampade illuminavano la loggia, che avea per officiali un venerabile, due sorveglianti, un oratore, un segretario, un tesoriere, un maestro di cerimonie ed un preparatore.Il venerabile ed i due sorveglianti facevano sul tavolato della loggia le percussioni simboliche con un bastone bianco lungo tre piedi, che ciascuno di essi teneva in mano. I lavori si aprivano quasi al modo medesimo della massoneria ordinaria. Prima di ammettere un candidato alla iniziazione, gli si volgevano sette domande riguardanti la divinità, l'immortalità dell'anima, le credenze religiose, i doveri di cittadino e quelli dei massoni. Se le risposte soddisfacevano l’assemblea, il recipiendario veniva introdotto fra quattro fratelli, seguiti dal maestro di cerimonie. Faceva due volte il giro della loggia; e dopo di aver prestato giuramento, sedevasi accanto al venerabile, il quale davagli la spiegazione dei simboli dei tre gradi inferiori, terminando la ricezione con una interpretazione morale-dei simboli dipinti sulla tela posta in terra.

La forma della loggia del maestro supremo eletto, seconda suddivisione, era la stessa che quella del grado precedente; se non che sopra alla porta di,esso si sviluppava una volta, le cui due mura di appoggio prolungavansi fino ad un terze della sala, in modo che quando il recipiendario veniva introdotto non poteva distinguere che il fondo della loggia, ove vedevansi dipinte in ceruleo le colonne di un tempio. Un quadro trasparente, sul quale erano dipinti i medesimi emblemi della tela posta sullo spazzo, stava fra le due colonne. Con gli altri officiali da noi descritti eravi in questo grado un dignitario chiamato osservatore. Si esigeva dal candidato di non divulgare i misteri ai quali doveva essere iniziato; poi veniva condotto nel tempio facendolo sedere sotto la volta. Gli officiali ed i fratelli occupavano i loro posti, ma il recipiendario non li poteva vedere a causa delle mura fra cui trovavasi ristretto. D fratello osservatore.nascosto nel vuoto di nna colonna in fondo alla loggia di fronte alla volta, da una impercettibile apertura praticata nel fusto della sua colonna osservava ciò che il candidato facesse. Il maestro di cerimonie, dopo aver introdotto l'aspirante, lo lasciava solo; ed i fratelli riuniti nella loggia osservavano un profondo silenzio per alcuni minuti. Allora il venerabile indirizzava al recipiendario quattro domande riguardanti lo scopo della massoneria, e quando questi vi aveva dato soddisfacenti risposte, venivagli letta una lunga orazione morale. Dopo di che osservavasi nuovamente il silenzio, e poscia alcuni cantanti a suono di orchestra eseguivano un inno adattato alla circostanza. Compite tutte queste formalità, gli officiali si ponevano nella loggia in modo da essere veduti dal recipiendario. L oratore gli spiegava il simbolo del grado, dicendogli che quel tempio che vedeva in fondo alla loggia era un simbolo preso dagli antichi, i quali avevano sempre considerato un tempio come l’edificio più perfetto che potesse esistere sulla terra»; che quel tempio era l’immagine dell’uomo; che la voce uscita dal suo recinto era l’allegoria di una facoltà dell’uomo, chiamata con nomi diversi, della quale nessuno può negare resistenza, e di cui non si ha altra prova tranne la propria convinzione». Il discorso dell’oratore era scritto e firmato da tutti i fratelli della loggia; il recipiendario doveva egualmente apporvi la firma. «Ora, soggiungeva l’oratore, ritiratevi col fermo proponimento di vivere sempre degno della vostra missione.»

Il rituale di questi due gradi venne indirizzato dal gran maestro a tutte le officine di sua obbedienza, aggiungendovi una formola di adesione, che ciascun membro doveva segnare di proprio pugno senza veruna restrizione, o pure astenersi. L’alternativa era delicata: eranvi in fatti due uomini nel gran maestro: se da una parte egli era il capo d’una società che ha per base l'eguaglianza, da un’altra era figlio di re; per la qual cosa il suo favore poteva essere utile sotto varii rispetti, la sua ostilità poteva essere dannosa; inoltre egli sembrava esser tanto pieno del suo novello sistema che il solo astenersi dal firmare era ferirlo. Questa considerazione invase tutti gli spiriti; ciò non ostante, cosa che non si era lontano dal prevedere, molti fratelli non solamente si astennero dall’aderire, ma indirizzarono alcune considerazioni al gran maestro, delle quali la forma tuttoché rispettosa non potea celarne la vivacità. Riassumendo: dopo lunghe discussioni ed andirivieni, ben piccolo numero di logge e di massoni adottarono la nuova massoneria, specialmente in Olanda. Questo fatto fu causa di uno scisma. Il Gran Capitolo degli alti gradi di questo reame e molti Capitoli di sua giurisdizione coraggiosamente dichiararono che si sarebbero attenuti agli antichi gradi superiori; ed il Gran Capitolo decretò che nessuno dei corpi della sua dipendenza poteva in avvenire ammettere nel suo seno, sia come membro attivo sia da visitatore, un rosa croce che, già chiamato a Armare la dichiarazione, non avea aderito al preteso sistema di riforma degli alti gradi, o che per lo meno avesse aderito con restrizione, non considerandola in modo alcuno come distruttiva del grado di rosa croce.» Qualcheduna delle logge di maestro eletto supremo ancora esiste in Olanda. Nel Belgio si dispersero dopo la rivoluzione del 1830.

Quasi al tempo istesso che il principe Federico si provava di stabilire la sua riforma, tentavasi di fare adottare alla Francia una nuova massoneria sotto il nome di rito persiano filosofico. I suoi gradi erano nove: apprendista ascoltante, compagno adepto, scudiere di beneficenza, maestro cavaliere del sole, architetto omnirito, cavaliere della filosofia del cuore, cavaliere dell'ecletismo e della verità, maestro buon pastore, venerabile buon pastore. Questo rito ebbe un picciolissimo numero di adepti, ed oggi è distrutto. Tale fu l'ultima innovazione che si tentò d'introdurre nei tre gradi primitivi.

Ora abbiamo terminato di tracciare un quadro, che ci lusinghiamo esser compiuto, delle aberrazioni di ogni sorta in cui caddero i massoni durante il corso d'un secolo. Se esse non hanno interamente paralizzato gli utili effetti della massonica istituzione, pure l’hanno di molto indebolita; han prodotto un gran danno a quella giusta opinione che godeva la società, e fecero dubitare della sua potenza civilizzatrice; o per coronare tanto pregiudizio, gettarono la divisione nelle sue file, la frazionarono in mille sette mimiche, aizzate le une contro le altre, proponendosi per unico fine di distruggersi a vicenda. Ed oh! potessimo pure, collo scoprire tutti gli ascosi punti del male, aprir gli occhi ai fratelli, e deciderli ad abbandonare tante superfetazioni inutili, ove non siano pericolose, e ritornare alla semplicità della primitiva massoneria, a quella unione che solo può assicurare la sua forza e farle raggiungere il suo scopo!


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CAPITOLO VII

Scisma: Divisione fra le Grandi Logge di Londra o di York. —Formazione della Grande Loggia degli antichi massoni. — La loggia of Antiquity. — Il duca di Sossex. — Fine dello scisma d Inghilterra. — La Grande Loggia di Francia ed i Capitoli degli alti gradi. — il fratello Lacome. — Dissensioni. —Morte del conte di Clermont. — Elezione del duca di Chartres. — Commissione per arrivare alla riforma degli abusi. — Questa propone una nuova costituzione. — Assemblea del palazzo di Chaulnes. — È stabilito il Grand'Oriente di Francia. — Scissione. — La Gran Loggia dichiara il Grand'Oriente illegale e fazioso — Arresto dell’archivario della Gran Loggia. — Viaggio del duca di Chartres. — Egli tiene loggia in un convento. — Riunione al Grand'Oriente di varii corpi dissidenti. — Il Capitolo del dottore Gerbier. — Decadenza della Gran Loggia di Francia. — Contese nella Germania e nella Svizzera. — Il direttorio elvetico, tedesco e romano. — il Grand'Oriente elvetico romano— La Grande Loggia nazionale Svizzera. —La massoneria in Francia sotto il terrore. — Lettera del Gran Maestro duca d’Orléans. — Egli decade dal suo titolo. — La sua spada viene spezzata. — Riunione della Grande Loggia di Francia al Grand’Oriente. — Le logge scozzesi—Il fratello Abraham. — Anatemi. — La Grande Loggia generale scozzese. — Il Supremo Consiglio del trentesimoterzo grado. — Ravvicinamento. — Concordato. — Clausole segrete. — Giuseppe Napoleone Gran Maestro. — Il principe Cambacérès. — Il duca di Rovigo. —Napoleone alla loggia dei sobborgo San Marcello —Discordie suscitate nel Grand’Oriente dal fratello Pyron. — Espulsione di questo fratello. — Rottura del concordato. — Compromesse. — Indipendenza dei riti. 

Le prime divisioni che si manifestarono nella massoneria datano dall’anno 1734, in occasione di cambia menti introdotti nei rituali dalla Gran Loggia di Londra. Varie officine, non contente delle innovazioni, distaccaronsi dalla Gran Loggia,formarono assemblee indipendenti, e lanciarono anatemi sulla irregolarità di quelle, ponendosi sotto la protezione dell’autorità massonica che aveva sede in York. Per questo fatto vennero interrotte le relazioni amichevoli fino allora esistite fra le due Grandi Logge del nord e del sud; l’ultima si credette in dritto di usurpare la giurisdizione della Grande Loggia di York e costituire logge nel suo distretto.

Novelli dissapori turbarono nel 1736 la pace della società Il conto di Loudon, allora assunto a gran maestro, per essere secondato nell'esercizio della sua carica nominò alcuni officiali, la cui elezione aveva bisogno di certe antiche regole delle quali non si tenne conto, per cui si sollevarono forti reclami. molti membri della Grande Loggia, vedendo che le loro rimostranze non erano ascoltate, diedero le loro dimissioni, si riunirono ai dissidenti, stabilirono nuove logge e le fecero costituire dalla Grande Loggia di York. Nel frattempo si negoziò, le differenze sembravano già terminale, ed i fratelli malcontenti avevano ritirate le dimissioni e ripresi i loro posti nella Grande Loggia, quando nel 1739 suscitaronsi nuove dispute. Volevasi ricondurre la Grande Loggia all'osservanza di antichi usi che aveva abbandonati; ma siccome formalmente si rifiutò, i membri ad essi appartenenti si divisero di nuovo, formando nella medesima Londra un corpo rivale, che, sebbene riconoscesse la supremazia della Grande Loggia di York, pure si attribuì un’esistenza indipendente e prese il titolo di Grande Loggia degli antichi massoni. L’antica Grande Loggia, che da ora innanzi chiameremo la Grande Loggia dei moderni massoni, scomunicò la nuova società, interdisse le officine di sua giurisdizione; e ad evitare ogni contatto fra le sue e le altre officine, rinnovò il rituale ed il modo di riconoscersi. Ma questa fu una mentita misura, di cui vollero coprirsi gli antichi massoni per riunire a sé tutti i partigiani dell’ortodossia massonica. Il numero dei loro aderenti s'accrebbe considerevolmente; essi arricchirono il loro patronato di persone della più alla condizione, fra le quali elessero un gran maestro, ed ebbero l'arte di farsi riconoscere dalla Grande Loggia di Scozia e d’Irlanda come la sola autorità legittima d’Inghilterra.

Nel 1777 un’altra dissidenza venne ad aggiungersi agli imbarazzi che gli antichi massoni, dopo essersi stabiliti, non avevano mai cessato di suscitare alla Gran Loggia dei massoni moderni. Certamente ognuno si rammenta che nel 1745 questa autorità proibì che si facessero pubbliche processioni massoniche. Ad onta di questa proibizione, la loggia of Antiquity (altra volta di San Paolo) il 24 giugno assistette in corpo al servizio divino nella chiesa di San Dunstano, e poscia andò proccssionalmente, rivestita delle insegne dell'ordine e con bandiera spiegata, dalla chiesa alla taverna della Mitra per celebrarvi la festa di San Giovanni. La Grande Loggia censurò tale fatto come una violazione ai suoi statuti; e la loggia of Antiquity concepì il più vivo risentimento del pubblico biasimo contro di essa pronunciato. Vi fu pure un’altra circostanza che contribuì ad irritarla Poco tempo prima essa aveva escluso tre dei suoi membri per gravi colpe. I fratelli espulsi appellaronsi alla Grande Loggia contro la loro radiazione; e quest'autorità, senza esaminare la natura delle colpe che avevano motivata la radiazione, ordinò che quei fratelli venissero reintegrali. La loggia of Antiquity si rifiutò di obbedire a quell'ordine, considerandosi come la sola arbitra per decidere definitivamente intorno all'ammissione o l'espulsione dei suoi membri; e per giunta invocò certi privilegi che erosi riservati formalmente nel 1717, tempo della fondazione della-Grande Loggia, i quali la ponevano fuori la censura ed il controllo del corpo supremo.

Queste pretensioni fecero perdere di vista l’oggetto primitivo delle disputa. D’ambo le parti le cose furono spinte agli estremi, si presero risoluzioni precipitate, si fulminarono censure, si stamparono memorie, ed alla fine scoppiò una piena rottura. La loggia of Antiquity da un lato, appoggiata ai suoi privilegi, nominò commissioni per esaminare gli antichi titoli; ed indirizzandosi alle Grandi Logge di York, di Scozia e d’Irlanda, pubblicò un manifesto ove esponeva i suoi gravami, rendea palese la sua separazione dalla Grande Loggia d’Inghilterra e notificava di essersi posta sotto il vessillo della Gronde Loggia di tutta l’Inghilterra a York; inoltre proclamò la sua alleanza con tutte le logge e con tutti i massoni che volevano lavorare secondo le costituzioni originali trasgredite dalla Grande Loggia di Londra. Dall'altro lato, questa Grande Loggia manteneva le sue decisioni, ed autorizzò i fratelli esclusi a riunirsi senza costituzioni, con lo stesso nome of Antiquity, e mandare i loro rappresentanti alla dieta massonica. Essa lanciò anatemi ed espulse dalla società molti fratelli, perché si rifiutarono di rilasciare certi oggetti di pertinenza dell'Antiquity ad alcuni membri eh’ erano stati regolarmente radiati dai suoi quadri. Molte officine però si posero a difendere e proteggere le logge dissidenti, e ad onta della proibizione della Grande Loggia comunicavano con esse.

Tale lotta durò dodici anni, ma finalmente il 24 giugno 1790 ebbe luogo un ravvicinamento per l’intervento del principe di Galles e dei duchi di Gumberland, di York e di Clarence. La Grande Loggia prese una deliberazione per via della quale ristabiliva sui quadri la loggia of Antiquity; questa rivocò il suo manifesto, e da quel giorno il venerabile ed i due sorveglianti ripresero il posto nell'assemblea.

Ciò non pertanto la dissidenza degli antichi massoni continuava ad esistere. A causa di tutte queste quistioni, essa aveva acquistato un gran numero di nuove logge, eia sua corrispondenza erosi estesa quanto quella della Grande Loggia dei massoni moderni. Molti membri di questa esercitarono pure nel 1801 funzioni elevate nella Grande Loggia degli antichi massoni. Messi in istato di accusa per una cosi aperta violazione delle leggi della Grande Loggia, quelli dichiararono di essersi determinati a trasgredirle per ispirito di conciliazione, ed operare se tosso possibile una riunione delle due autorità Essi domandarono una dilazione di più mesi per distaccarsi dagli antichi massoni, sperando con qualche fondamento che in tale intervallo si giungerebbe a facilitare la via d’un ravvicinamento. La dilazione venne accordata, le negoziazioni realmente furono aperte; ma non produssero alcun buon risultato, e la guerra ricominciò più accanita di prima.

Nel 1806 la Grande Loggia dei massoni moderni acquistò sulla sua rivale un forte sopravvento. Il principe di Galles suo gran maestro fu eletto nella medesima qualità dalla grande Loggia di Scozia, ed ottenne che quella venisse riconosciuta da quest'ultimo corpo, da lui fino allora ritenuto per scismatico, per il che non aveva voluto con gli antichi massoni corrispondere. Nel 1808 fu egualmente riconosciuta dalla Grande Loggia d’Irlanda. .

Questa doppia sconfitta aveva portato lo scoraggiamento nella Grande Loggia degli antichi massoni, onde abbandonò la direzione delle logge di sua dipendenza che si erano poste in comunicazione con quelle della sua rivale. Finalmente parve giunto l’istante in cui divenisse possibile una riconciliazione; questo era il voto di tutti, ed una favorevole circostanza permise ben tosto di realizzarlo. Nel 1813 il principe di Galles fu nominato reggente d’Inghilterra, e suo fratello il duca di Sussex gli successe nella carica di gran maestro dei massoni moderni. La prima cura che ebbe il nuovo gran maestro fu di negoziare la riunione delle due autorità. Per la qual cosa conferì con il duca di Atholl, che dopo il 1772 presedeva agli antichi massoni, e lo decise a dimettersi dalla sua dignità in favore del duca di Kent, già stato iniziato sotto i suoi auspicii.

Tale scelta fu ratificata dalla Grande Loggia della quale era capo il duca d’Atholl, ed il 1° dicembre 1813 il duca di Kent venne istallato nella sua alta qualità a Williss Rooms, Saint-James square. Nella tornata egli dichiarò di non aver accettato il posto di gran maestro che con lo scopo di adoperarsi alla riunione delle due Grandi Logge. Questa dichiarazione erasi preveduta. Si nominarono commissioni da una parte e dall’altra, le quali immediatamente si riunirono e facilmente convennero intorno alle basi del trattato d’unione, di cui già era stato formolato un disegno. Nel medesimo giorno 1° dicembre ebbe luogo un'assemblea delle due Grandi Logge alla taverna la Corona e l’Ancoranello Strand. Gli articoli della unificazione furono letti ed appprovati per acclamazione ad unanimità; ed il 27 del medesimo venne consumata essa unificazione in una solenne assemblea.

Giusta gli articoli II e IV del trattato, il rito degli antichi massoni, composto de’ tre gradi di apprendista, compagno e maestro (comprendenti l'ordine supremo della santa Arca Reale, stabilito nel 1771), divenne comune a tutte le logge dipendenti dalla Grande Loggia dell’unità. L’articolo disponeva che i regolamenti dell'ordine sarebbero sottoposti ad una revisione. Questo lavoro fu terminato sul principio del 1815. I nuovi statuti, discussi ed adottati il 23 agosto, subirono nel 1818 un nuovo esame, dopo del quale furono confermati in tutte le loro disposizioni (121).

Abbiamo già detto che verso la metà dello scorso secolo eransi stabilite in più punti della Francia, e particolarmente a Parigi, diverse autorità massoniche, e si attribuivano uno supremazia sulla massoneria cerulea. In questo numero erano i Capitoli irlandesi, il Capitolo d’Arras, quello di Clermont, il Consiglio degl'imperatori d’Oriente ed Occidente, la Madre Loggia scozzese di Marsiglia, ec. Tutte queste associazioni usurpavano i dritti della Grande Loggia di Francia ed attraversavano le sue operazioni. Inutilmente essa dichiarava alle officine di sua dipendenza abusivi gli atti di quelle potenze rivali; il disordine non cessava. Nel mese di agosto 1766 essa credette di porre termine a questi sconci, decretando che sopprimeva tutte le costituzioni illegalmente deliberate dal Capitolo degli alti gradi, ed interdiceva alle sue logge di riconoscerli per valevoli, sotto pena di essere radiate dai suoi quadri e dichiarate irregolari. Ma il pregiudizio, favorevole alle novità introdotte nella massoneria, era così profondamente radicato, che il decreto della Grande Loggia, lungi dall'arrestare il progresso del male, contribuì anzi ad estenderlo. Il Capitolo anatemizzava le logge da esso dipendenti; molte officine pure regolari protestavano contro le censure dalle quali erano state fulminate e dichiararono di non volersi sottomettere. Con intenzioni tutte conciliative, un membro della Grande Loggia provocò una relazione intorno al decreto, e si sforzò di dimostrare la necessità della riunione di tutti i Capitoli dissidenti al centro della massoneria francese. Per facilitare questa fusione, propose di dividere la Grande Loggia in diverse camere che separatamente amministrassero i gradi simbolici ed i diversi sistemi di alti gradi. Questa proposizione venne rigettata, e la lotta con più vigore si riaccese fra la Grande Loggia ed il Capitolo degli alti gradi.

In mezzo a queste contese, nella Gran Loggia medesima nacque una sorgente di novelle divisioni. Tutti si ricorderanno che il fratello Braun, sostituto del gran maestro conte di Clermont, aveva negletto di adempire i doveri della sua carica, e che la Grande Loggia, abbandonata in balia di sé stessa, non aveva opposto che una insufficiente diga all'anarchia che da tutti i lati penetrava nella massoneria. Avendo nel 1161 la Grande Loggia sollecitato il gran maestro di scegliere un sostituto, egli assunse a questo posto un certo Lacome maestro di ballo e provveditore dei suoi amori clandestini. La sconvenevole elezione fu causa di reclami da parte della Grande Loggia, ma non furono ascoltati. Lacome si accinse a prendere possesso della sua dignità, e convocò diverse assemblee, alle quali quasi tutti i membri della Grande Loggia si astennero di prendere parte. Umiliato ed irritato di tale diserzione, andò reclutando per le bettole quella folla di massoni che facevano vergognoso mercato dell'iniziazione, e fino allora eransi sottratti all'autorità ed al controllo della Grande Loggia. Scelse in mezzo a siffatti esseri degli ufficiali di sua fiducia, e fece subire una radicale riorganizzazione al corpo della massoneria francese. I membri che si erano ritirati tennero assemblee separate, protestarono contro gli atti della fazione di Lacorne, e lanciarono scomuniche contro di essa.

Intanto nell'anno seguente il conte di Clermont, per le rimostranze a lui indirizzale, acconsenti di rivocare Lacome, e prese per novello sostituto il fratello Cbaillon de Jonville. Allora si ravvicinarono i membri delle due Grandi Logge, e queste riunironsi in una sola; si divisero gli officii e furono redatti nuovi regolamenti. Ma la riconciliazione durò poco. I membri rifiutatisi di sedere sotto la direzione di Lacome appartenevano tutti alla nobiltà, alla magistratura ed all’alta borghesia, mentre la maggior parte degli altri erano uomini ignoranti o di pessima fama, appartenenti all’ultime classi della società. Era impossibile che queste due frazioni talmente confuse giungessero ad intendersi, per cui le discussioni che seguirono furono animatissime e qualche volta violente. I membri della parte più eletta, i quali tolleravano con disgusto il contatto degli altri, si posero di accordo per toglier loro gli officii ed anche cacciarli dalla Grande Loggia.

Le elezioni triennali dai regolamenti prescritte ebbero luogo il 22 giugno 1765. Gli officiali della fazione di Lacome furono tutti surrogati. Irritati di questo risultato da loro creduto illegale e già preparato molto tempo prima, protestarono contro l’elezioni, si separarono dalla Grande Loggia e pubblicarono contro questo corpo memorie ingiuriose e diffamatorie. L'altra frazione prese capo da tale incidente per dare all’espulsione dei dissidenti un apparato di legalità. Per un decreto del 15 maggio 1766 essa li dichiarò decaduti da ogni dritto massonico, e fece conoscere questa decisione a tutte le logge di Parigi e delle provincie. I fratelli esplusi risposero al decreto della Grande Loggia con nuovi libelli; ed il 4 febbraio 1767, trovandosi questo corpo riunito per celebrare la festa dell'ordine, un gran numero dei dissidenti irruppero nell'assemblea, i presenti insultando e minacciando, per cui si venne a vie di fatto di gravi conseguenze. Il domani il luogotenente di polizia, istruito dell’accaduto, proibì le riunioni della Grande Loggia.

La inazione obbligatoria di questo corpo favoriva i disegni dei fratelli espulsi. Essi tennero radunanze clandestine in una casa del sobborgo Sant’Antonio, e scrissero a tutte le logge della Francia che la Grande Loggia, obbligata di sospendere i suoi lavori conforme gli ordini dell’autorità, aveva delegato a tre di essi, cioè i fratelli Peny, Durent e Leveillé, il potere di corrispondere fino a miglior tempo con le officine di sua giurisdizione. Sotto il titolo usurpato di Grande Loggia di Francia, rilasciarono costituzioni a nuove logge in Parigi ed in provincia, indirizzarono circolari e percepirono tributi. Intanto certe logge alle quali erano giunte le loro comunicazioni, vedendo figurare al basso di quegli scritti i nomi di fratelli loro già annunziati per esclusi e della cui riabilitazione non s’era mai data notizia, concepirono dubbii circa la verità delle qualificazioni che prendevano i segnatarii; per cui scrissero al fratello Chaillon de Jonville per sapere a chi credere ed a qual via attenersi. In risposta a queste lettere il fratello Chaillon de Jonville indirizzò il dì 8 ottobre 1769 una circolare a tutte le logge, nella quale smentiva quanto avevano detto i fratelli espulsi, riproducendo nuovamente la lista dei loro nomi. Premuniti in tal guisa contro le allegazioni della falsa Grande Loggia, le officine di provincia cessarono ogni corrispondenza con essa; e le nuove aggregazioni massoniche, che da quel tempo in poi si voleano costituire, indirizzavansi direttamente al fratello Chaillon de Jonville.

Tale disfatta non iscoraggiò per nulla i fratelli espulsi, anzi continuarono le loro assemblee. I membri della Grande Loggia ne concepirono inquietudini, per cui sollecitarono l’autorizzazione dal luogotenente di polizia di riprendere i loro lavori; e malgrado il suo rifiuto, convocarono un’assemblea pel 28 febbraio 1770; ma essendo intervenuto un piccolo numero di membri, perché la maggioranza ricusò assistervi, non si prese veruna deliberazione.

In questo frattempo mori il conte di Clermont; tale avvenimento, sopraggiunto il giorno 15 di giugno 1771 (122), fu di aiuto ai fratelli cacciati. Essi procuraronsi l'accesso presso il duca di Lussemburgo, e sollecitarono fl suo intervento per ottenere dal duca di Chartres, poscia duca d’Orléans, che accettasse l'officio di gran maestro della massoneria francese che gli si volea conferire (123). La loro domanda venne accolta, ed il principe lor fece rimettere la sua accettazione in iscritto e la scelta del suo sostituto nella persona del duca di Lussemburgo. Tutto ciò aveva luogo il 15 giugno. Orgogliosi di tal successo, i fratelli esclusi provocarono un’assemblea generale pel di 24, alla quale vennero chiamati pure i membri della Grande Loggia di Francia. Diedero conoscenza dell'accettazione del posto di gran maestro fatta dal duca di Chartres, ed offrirono di far godere la Grande Loggia dei vantaggi che avrebbero ottenuti, se essa volesse ritirare il decreto di esclusione contro di loro pronunciato e riconoscere quanto erasi compito in sua assensi e senza il suo consentimento. Condizioni che vennero accettate (124).

In questa sessione furono emesse anche altre pretensioni. I presidenti dei diversi Capitoli degli alti gradi, contro dei quali la Grande Loggia aveva fulminato, e che eransi volti dalla parte dei fratelli esclusi ed ora reintegrati, domandavano di essere riconosciuti, offrendo di nominare il duca di Chartres gran maestro generale degli alti gradi, affinché non vi fosse stato che un solo capo per tutta la massoneria francese. Il duca di Lussemburgo che presiedeva appoggiò questo reclamo, onde l'assemblea da lui influenzata decretò il riconoscimento del corpo dissidente, e proclamò' il duca di Chartres sovrano gran maestro di lutti i consigli, capitoli e logge scozzesi residenti nella Francia.

Però non si arrestò l’esigenza della fazione reintegrata. Uno dei suoi membri, avendo letto un veemente discorso sulla imperiosa necessità di emendare gll'abusi commessi nella massoneria, e presentando un progetto di riforma, l’assemblea dovette nominare otto commissarii per riferire sull’oggetto. Ma la commissione componevasi in maggioranza della fazione reintegrata, per cui gli altri furono battuti.

La commissione non si occupò solamente di raddrizzare alcuni abusi, ma volle riformare le costituzioni generali dell’ordine medesimo. Tutte le logge di Parigi e delle provincie furono invitate con circolari ad inviare deputati a queste assemblee, per venire in soccorso della massoneria, che dicevasi in pericolo. Molti venerabili e deputati risposero a quest’appello ed assistettero alle riunioni che tenevansi nel palazzo di Chaulnes sul boulevard sotto la presidenza del duca di Lussemburgo. Le riunioni furono agitate e sovente tumultuose. I membri, più distinti e ragguardevoli della Gran Loggia di Francia, furono accusati di abusi di potere, di concussioni e di furto. Molti fratelli, che presero la parola in loro difesa, se la videro tolta e furono scacciati dal luogo della riunione. I membri presero il titolo di Assemblea nazionale; le attribuzioni che s’erano arrogate le chiamarono prerogative laro accordate dalla nazione. In mezzo a questa tremenda e dannosa agitazione, venne proposta una novella riorganizzazione dell’ordine di Francia. Questo piano venne posto in deliberazione, malgrado l’opposizione di molti fratelli che non erano implicati nelle mene della fazione reintegrata. Il 24 dicembre l’assemblea dichiarò che l’antica Gran Loggia di Francia aveva cessato di esistere, ed era stata surrogata da una nuova Grande Loggia nazionale, che prendeva il nome di Grand'Oriente di Francia; che questo Grand’Oriente sarebbe formato dai grandi officiali e venerabili, o pure dai deputati eletti da tutte le logge; che questo corpo da ora innanzi non riconoscerebbe come venerabile se non quel maestro a tale dignità elevato dalla libera scelta della loggia; che tutti gli officiali della loggia, non eccettualo il venerabile, sarebbero rinnovati ogni anno, per via di elezione a cui prenderebbero parte tutti i membri, e non potrebbesi riporre lo stesso fratello in funzione più di tre anni consecutivi; che il Grand’Oriente sarebbe diviso in tre camere, una camera amministrazione, una camera di Parigi ed una camera di provincia; e che una Loggia di consiglio conoscerebbe gli appelli e le decisioni delle tre camere.

Bisogna riconoscere che la nuova costituzione massonica, per quanto irregolare fosse la sua sorgente, introducea veri miglioramenti nel regime dell’ordine di Francia. Aboliva l’inamovibilità dei venerabili, rimetteva la scelta degli officiali alla libera votazione, ed ammetteva tanto le logge di Parigi quanto quelle di provincia a prendere parte alla amministrazione ed alla legislazione generale della confraternita. Per cui il Grand’Oriente era una specie di dieta nazionale, ove si potevano fare sentire tutti gl’interessi ed ottenere soddisfazione tutti i bisogni. Questa novella organizzazione meritava certamente l’approvazione di tutti i fratelli, ma dava un colpo mortale ad usurpazioni decorate del titolo di dritto acquistato. I venerabili innamovibili, che venivano feriti nel loro amor proprio e forse anche ne’ loro mezzi d’esistenza, poiché molti faceano traffico della massoneria e consideravano le logge di cui erano capi come loro proprietà, insorsero contro il nuovo statuto. Essi accagionavano quelle sane riforme d’essere il germe di nuove discordie, che certamente si sarebbero manifestate al tempo delle elezioni degli officiali, né avrebbero mancato di attirare l'attenzione del governo e provocare la soppressione dell’ordine in Francia. Il 17 giugno 1773 la Grande Loggia si riunì, e dopo una tumultuosa discussione dichiarò il nuovo corpo, accanto ad essa costituito in Parigi, sotto il nome di Grandi Oriente, sovversivo, scismatico e fazioso; anatemizzò gli otto commissarii da ossa nominati l’anno precedente per fere un rapporto sulla situazione dell'ordine; in conseguenza li degradò dal nome di massoni, denunziandoli a tutte le logge come infami che avevano prevaricato, manomessi i proprii doveri e tradita la sua fiducia. Il Grand'Oriente non si smosse a tale attacco, si occupò invece di procedere alla propria organizzazione; ed il giorno 21 giugno solennemente s'istallò. In quest’occasione il duca di Lussemburgo diede pur esso una brillantissima festa al Vauhall di Torré, strada Bondy. Intanto gli venne denunziata il 26 luglio la pubblicazione di un libello diretto contro il nuovo corpo dai membri della Grande Loggia di Francia; egli decise che gli autori dovessero essere cercati e puniti. Il 1® settembre decise che i detentori degli archivii dell’antica Grande Loggia dovevano presentarli al centro massonico, sotto pena di essere radiati dai quadri. Poco tempo dopo, avendosi per sorpresa fatto dare un ordine del luogotenente di polizia, fece imprigionare l’archivista e diversi officiali della Grande Loggia, sotto pretesto che ritenevano indebitamente carte ed altri oggetti divenuti sua proprietà. Pure quei fratelli non furono ritenuti in prigione che pochi giorni, perché il magistrato, meglio istruito, li fece mettere in libertà.

Fin allora il Grand'Oriente non aveva ridotto alla sua obbedienza che un piccolo numero di logge, essendo la maggioranza rimasta riunita alla Grande Loggia di Francia. Tutte le sue fono e speranze riposavano nell’appoggio che il duca di Chartres gli avrebbe accordalo; perciò coglieva tutte le occasioni che si presentavano per rendersi accetto al gran maestro. Malgrado siffatte premure, quel principe si mostrava poco proclive a comunicare con esso. Il 30 agosto il Grand'Oriente deputi diversi fratelli al duca per sottomettergli il riassunto delle proprie opera rioni. I deputati nel loro rapporto annunziarono: a che non potettero disimpegnare le loro finzioni come avevano desiderato di fare», avendo il principe ricusato di riceverli. Però nel di della nascita del principe di Vaio» (oggi re dei Francesi (125), i deputati dal Grand’Oriente inviati al duca di Chartres per felicitarlo di tale avvenimento, ricevettero migliore accoglienza; il principe li ammise alla sua presenza, pei il 13 ottobre approvi i lavori del Grand’Oriente, e stabilì il giorno della sua istallazione in occasione di un viaggio che doveva tare a Fontainebleau. In Atti l'istallazione ebbe luogo il 22 del medesimo mese, con molto apparato, nella casa del principe chiamata la Folie-Titon, strada MontreuiI, sobborgo Sant’Antonio, ove pii tardi si compirono i misteri dei cavalieri e delle ninfe della rosa. L’assemblea si tenne in una vasta sola dipinta iu rosso la cui volta azzurra era tempestata di stelle. Erano presenti trentuno fratelli. Introdotto il gran maestro, presto giuramento nelle mani del duca di Lussemburgo, il quale dopo averlo ricevuto gli diede il bacio di pace, lo istalli nella sua dignità, gli rimise il magliette di direzione, e poscia prestò anch’egli giuramento nelle mani di lui. Segui all'istallazione un banchetto, al quale il gru maestro non assistette, e fu presieduto dal duca di Lussemburgo. La parola di riconoscenza, detta parola semestrale, venne data per la prima volte in questa assemblea (126). istruito che il duca di Chartres doveva fare un viaggio nelle provincie meridionali di Francia, il Grand’Oriente diede avviso il 1° aprile 1776 alle logge poste sulla via che doveva percorrere il gran maestro; le quali gl’inviarono deputati e gli offrirono feste. A Poitiers egli firmò le costituzioni della loggia la Vera Luce; a Bordeaux pose la prima pietra di un edificio destinato alle sedute della loggia la Francese; a Tolosa conciliò talune differenze esistenti fra quelle logge. Al suo ritorno il Grand’Oriente lo felicitò per la graziosa accoglienza da lui fatta ai massoni di provincia.

Più tardi il gran maestro ebbe occasione di fermarsi in una piccola città della Normandia, ove trovavasi una ricca abbadia di Benedettini. Vi si fece condurre e fu ricevuto dai reverendi con tutti gli onori dovuti al suo grado; nello scendere dalla vettura egli aveva notato innanzi alla porta del monastero una folla di donne e fanciulli coperti di cenci, riuniti in quel punto per ricevere la parca elemosina distribuita dai monaci, non di loro borsa, ma in esecuzione di un'antica pia fondazione della quale erano dispensatori. Egli seppe che la maggior parte degli abitanti della città erano nella massima miseria. Per cui gli surse l'idea di dare un banchetto massonico nel monastero, e fare una colletta a favore della povera gente. Il suo seguilo era numeroso e lutto composto di massoni; ma ciò non dimeno ammise alla riunione i superiori della comunità. Appena tutti presero posto, ciascuno dei fratelli tolse di tasca i proprii distintivi, e se ne decorò secondo il rito con grande meraviglia dei monaci, che avrebbero voluto ritirarsi: ma erano ritenuti in quel luogo dal rispetto. Si bevve alla salute del re, e questo fu pei poveri padri un altro argomento di meraviglia e mortificazione; poiché dopo aver tirato l’ultimo fuoco, i convitati massoni ruppero i loro cannoni, secondo fuso che non permette di bere due volte nel bicchiere che servì per bere alla salute del sovrano. Alla fine del pasto, il gran maestro fece circolare la cassetta dei poveri ed egli vi pose in modo da farla vedere una offerta bastantemente forte; per cui tutti i signori del suo seguito imitarono l’esempio, ed anche i monaci, che il principe aveva prima avvertito di ciò che doveva farsi, ed avevali invitati a mostrarsi generosi. Fu un gran bel giorno per i poveri ai quali venne distribuita quella colletta. Ma poco mancò che non respingessero quella beneficenza, perché i monaci, che non voleansi impegnare con un simile precedente, avevano lor fatto insinuare che il dono aveva una sorgente diabolica.

Il duca di Chartres si compiaceva in quel tempo di prendere parte alle cerimonie massoniche. Indipendentemente dalle solenni riunioni del Grand'Oriente, ch'ei molto spesso presiedeva, aveva pure le riunioni private per le quali aveva disposto nella corte delle Fontane, nel fabbricato dipendente dal palazzo Reale, una piccola loggia decorata con un perfetto buon gusto ed ornata da pitture dei migliori artisti. Fu in questo luogo che dopo i turbamenti rivoluzionari!, la maggior parte delle officine ripresero i loro lavori.

Il Grand’Oriente non tralasciava alcun mezzo per cattivarsi il suo capo. Nel 1774 dichiarò inamovibile la carica della quale lo avevano rivestito. Nel 1777 sollecitarono l'autorizzazione di fargli fare il ritratto e porto nel luogo delle riunioni. Poco dopo, il gran maestro ebbe una gravissima malattia, ed il Grand’Oriente celebrò la sua convalescenza con brillanti feste, e numerosi atti di carità, ai quali presero parte tutte le logge.

La protezione manifesta che il duca di Chartres accordava al Grand’Oriente aveva esercitato una favorevole influenza per questo corpo massonico sulle logge della Francia, e le prevenzioni lungo tempo da loro nutrite contro di esso avevano terminato col dissiparsi in gran parte. Molti si erano distaccali dall’antica Grande Loggia, e la maggioranza delle officine che si andavano mano mano formando domandava ad esso le nuove costituzioni. La sua corrispondenza era divenuta numerosa e molto estesa, tanto che la sua rivale vedeva scemare ogni giorno il cere.. della propria.

Fino dai primordii della sua esistenza il Grand’Oriente erasi occupato d’incorporarsi tutte le autorità indipendenti che eransi formate in Francia in tempi diversi, e vi avevano costituito logge e capitoli di alti gradi. Indipendentemente dai corpi scismatici da noi citati nei due precedenti capitoli, fin dal 1774 eransi stabiliti a Lione, Bordeaux e Strasburgo direttorii scozzesi della riforma di Dresda; eravi in Arras una madre loggia sotto il titolo la Costanza, che diceva emanata dalla Grande Loggia d'Inghilterra; a Meli eravi un capitolo di San Teodoro che professava il martinismo; ed infine nelle provincie del nord una succursale alla massoneria ecletica. Alle nostre porte, un corpo masso nico, che in titolavasi. Il Grand’Oriente di Bouillon, istituì in Francia logge e capitoli, in concorrente con le altre società costituenti che musi stabilite. Le negoziazioni aperte dal Grand’Oriente con questi diversi dissidenti erano rimaste senza risultato, poiché nel 1776 esso pervenne ad operare nel suo seno la fusione dei direttorii di Lione, Bordeaux e Strasburgo. D direttorio rettificato di Mompellieri e di Besanzone si riunirono egualmente al Grand’Oriente, il primo nel 1781 ed il secondo nel 1811.

Il lettore si rammenterà che nel 1776 la Grande Loggia scozzese, del Contado Venaissin aveva conceduto alla loggia del Contratto socia le di Parigi il titolo di Madre Loggia. scozzese in Francia. Questa loggia che erasi riunita sotto l'autorità del Grand’Oriente, nell’epoca dello stabilimento di questo corpo, gli fece passare copia delle sue costituzioni scozzesi, e gli domandò di essere riconosciuta cerne Madre Loggia del rito scozzese filosofico. Il Grand'Oriente rigettò la sua domanda e le ingiunse di rinunciare al titolo che aveva assunto sotto pena di essere radiata dai quadri dell'ordine. Intanto essa non fece verun conto di quest’ingiunzione, e costituì tanto a Parigi che nelle provincie diverse officine di suo regime. Tuttavolta ebbe luogo un riavvicinamento nel 1781. Per via d'un concordato concluso il 3 di novembre del 1781 la loggia del Contratto sociale, rinunciò al suo titolo di madre loggia nelle sue relazioni officiali col Grand’Oriente, benché lo conservasse nei suoi rapporti'ton le logge del suo regime. Gli venne accordato il dritto di costituire dalle logge tanto all’estero che nell'interno della Fr?rcìa, con l’obbligo di sostituire il verbo aggregare al verbo costituire.Ma questo cambiamento di vocabolo, che non cambiava per nulla l'ordine delle cose, produceva da parte della Madre Loggia del rito scozzese filosofico una specie di vassallaggio.

Sogli avanzi dell’antico Consiglio degli imperatori d'Oriente ed Occidente, e del Consiglio dei cavalieri d'Oriente, presieduto dal fratello Pirlet; erasi formato a Parigi verso il 1780 un capitolo degli alti gradi che chiamavasi Gran Capitolo generale di Francia, n Grand’Oriente aveva aperti negoziali con questo Capitolo, e già erasi d’accordo intorno alle basi della riunione, quando il dottore Gerbier presidente d’un Capitolo di rosa-croce domandò di essere ammesso alle — M3 — conferenze. Essendogli siala accordata questa facoltà, contestò al gran capitolo generale la supremazia che egli attribuivasi su tutte le officine che praticavano gli alti gradi in Francia, pretendendo che questa supremazia spettava di dritto al capitolo del quale egli era il saggissimo, o il presidente, attesoché questa officina era la prima che fosse stata istituita in Francia, come dimostravano le lettere di costituzione in latino, liberate nel 1721 dalla Grande Loggia di Edimburgo. Questo titolo era evidentemente falso; poiché la Grande Loggia di Edimburgo era stata stabilila nel 1736, non praticò che i tre primi gradi, o non aveva giammai impiegato la lingua latina nella redazione dei suoi atti. Come pure questo titolo non era stato nemmeno redatto dalla Grande Loggia dell'ordine reale del Hérédom di Kilwinning, d’Edimburgo che non costituì alcun capitolo all'estero pria del 1779. Sebbene l'autenticità di questo documento fu costatata fin dai primi istanti; si venne a sapere che era stato fabbricato dentro una trattoria di Parigi, o le macchie di vino che vi erano impresse, bene ne indicavano l'origine. La loggia dell'ardente Amicizia a Rouen, costituita dalla Grande Loggia di Scozia, sulla domanda del fratello Luigi Clavel gran maestro provinciale in Francia, alla quale era stato annesso dopo il 1785 un Capitolo provinciale dell'ordine reale dell'Hérédom di Kilwinning, presieduto dal fratello Giovanni Matheus, che diede alle asserzioni del dottore Gerbier la più formale smentita, pubblicando delle dichiarazioni autentiche del capi delle due autorità di Edimburgo. Malgrado la forza delle obbiezioni elevate contro il preteso documento del 1721, il Grand'Oriente terminò col credere a questo documento, volendosene fare un titolo contro la pretensione dei diversi Capitoli scozzesi, che pretendevano su lui una preminenza col pretesto di anteriorità dei loro poteri; per cui la riconobbe con la data che attribuivasi il capitolo del dottor Gerbier, ed il 17 febbraio 1786 riunì presso di sé questo corpo ed il Gran Capitolo generale di Francia, facendo rimontare i lavori dell’uno e dell’altro al 21 marzo 1721.

Nell’operare questa riunione, il Grand’Oriente non aveva solamente lo scopo di riunire a sé i capitoli degli alti gradi dai quali era continuamente travagliato, ma aveva egualmente per iscopo d indebolire la Grande Loggia di Francia sua rivale, affiliando nelle logge di sua costituzione tutti i membri del Gran Capitolo generale. In Atti le portò tal colpo dal quale non potè risorgere. All'epoca della formazione del Grand’Oriente, aveva aggiunto al suo titolo quello di solo ed unico Grand'Oriente di Francia, ed aveva proceduto all'elezione dei suoi officiali sotto gli auspicii del duca di Chartres, gran maestro di tutte le logge di Francia, benché questo principe si fosse posto alla testa dei dissidenti; essa aveva dichiarato massoni irregolari e clandestini i membri ed i partigiani d’un sedicente Grand'Oriente di Francia, e proibì alle sue logge di riceverli e di visitarli, sotto pena d’incontrare la sua indignazione (127). Nel 1777, aveva nominato tre rappresentanti d’onore del gran maestro e trenta officine che aveva istallato nel mese di gennaio 1778, in nome e sotto gli auspicii del serenissimo gran maestro, e nell’anno medesimo pose alle stampe i suoi regolamenti che inviò alle sue Logge, preceduti da una circolare nella quale esponeva con amarezza, ma con moderazione disgrazie che l’avevano percossa. Dopo la diserzione del Gran Capitolo generale, s’impadronì di essa lo scoraggimento, e strascinò semiviva Uno all’epoca della rivoluzione francese, che come il Grand’Oriente dovette sospendere i lavori.

In tutto il tempo in cui le divisioni, delle quali abbiamo tracciato il desolante quadro, turbavano la massonica pace in Francia, la società non godeva la più grande tranquillità negli Stati germanici. Si è veduto che lo stabilimento dei capitoli dei rosa croce, di quelli della stretta osservanza e di tutti i sistemi che eransi prodotti sulla scena massonica in queste contrade, era stata la fonte di mille agitazioni. La pretensione emessa dalla Grande Loggia del rito di Zinnendorf di governare tutte le logge della Germania, alla quale pretensione si sotto misero queste logge, nel 1785 fu causa di forti reclami. Gli altri Corpi massonici che eransi immaginati che questa supremazia sarebbe puramente nominate, e che non porterebbe verun danno alla loro indipendenza, si accorsero che la Grande Loggia nazionale l'aveva presa sul serio e voleva esercitare su di essi un autorità di fatto, controllando e regolando le loro operazioni; per cui dalla parte delle logge vi furono resistenze e proteste, e da parte della Gran Loggia nazionale censure ed anatemi. Ciò non dimeno nel 1788 furono appianate tutte le questioni, poiché la Grande Loggia nazionale abdicò tutte le sue pretensioni; gli altri corpi massonici conservarono un esistenza separata ed una completa indipendenza. Oggi le tre grandi logge di Berlino, benché distinte per quanto concerne gli alti gradi, hanno formata una confederazione, nella quale viene di comune accordo regolato quanto ha rapporto con la legislazione e l'amministrazione delle logge della massoneria cerulea.

Nel 1765 si propagò nella Svizzera l'ordine della stretta osservanza, e fondò in Basilea la loggia Libertas, che poscia divenne la madre loggia di questo regime nella parte germanica dell'Elvezia, istituendovi un certo numero di officine. Nel 1778, il suo Capitolo prese il nome di Direttorio elvetico-germanico, e scelse per gran priore, o presidente, il dottore Lavater.

Un fratello chiamato Sidrac, di Parigi, nel 1777 aveva stabilito in Losanna una loggia bastarda che incominciò le sue operazioni con un gran numero d’irregolarità. L’antica loggia la Perfetta unione degli stranieri, i lavori della quale erano stati sospesi per ordine dell'autorità di Berna, si ricostituì per porre termine al disordine. Essa se la intese col dottore Lavater, onde stabilire che in avvenire la massoneria svizzera fosse governata da due autorità, secondo le due lingue del paese, cioè la parte tedesca dal direttorio che aveva allora la sua sede in Zurigo, e la parte francese da un direttorio romano che verrebbe fondato in Losanna. Il nuovo direttorio, dopo di essersi costituito, segnò un patto di alleanza col Grand’Oriente di Ginevra, e con questo mezzo pervenne ad annientare la loggia bastarda di Sidrac, con la quale tutte le altre rifiutarono di comunicare. I membri di questa loggia in parte entrarono nella Perfetta Amicizia, che gli studenti dell’Accademia di Losanna avevano fondata nel 1778; ma vi portarono tali discordie, che nel 1782 il governo di Berna determinò di novellamente interdire le assemblee massoniche nel paese di Vaud. II direttorio elvetico-romano, obbligato di sospendere i suoi lavori scelse tre ispettori per dirigere le operazioni di quattordici logge da lui costituite al di fuori del territorio Bernese.

La massoneria non era stata inquietata nelle altre parti della Svizzera, per cui il direttorio tedesco inviò dei deputati all’assemblea di Wilhelmsbad, ed adottò la riforma operata da quest'assemblea. Il direttorio Lombardo che aveva sede a Torino adottò egualmente la riforma di Wilhelmsbad (128). Ma questo corpo, essendo stato disciolto nel 1785 da una ordinanza del re di Sardegna, trasmise la sua autorità alla Grande Loggia scozzese la Sincerità, residente in Ghambérv, che fino allora era stata una prefettura del suo circondario. Il nuovo direttorio fu sciolto nel 1790 in virtù d'un altro decreto del redi Sardegna.

Gli oragani della guerra apportarono nel 1793 la cessazione di tutti i lavori massonici nella Svizzera. Nel 1798, quando la rivoluzione emancipò il paese di Vaud dalla dominazione bernese, i massoni di questo cantone si riunirono, formando diverse logge che ricevettero costituzioni dall'estero o si costituirono da sé stesse. Il Grand'Oriente di Francia stabilì in Berna, nel 1803, una loggia sotto il titolo di Speranza, e nel 1809 un’altra in Basilea chiamata Amicizia e Costanza.Verso l'epoca medesima i direttorii rettificati si riformarono in Francia e stabilirono il loro centro d’amministrazione nella città di Besanzone. Questa circostanza indusse i membri del capitolo di Basilea a rientrare in attività, e la loggia Amicizia e Costanza ad adottare il regime rettificato. L antico direttorio elvetico-romano si costituì egualmente nel 1810, apportando qualche modificazione nella sua primitiva organizzazione e prendendo il nome di Grand'Oriente Elvetico-Romano.

Nel 1819 le logge svizzere dipendevano da diverse autorità: dal direttorio elvetico-alemanno in Zurigo, dal Grand’Oriente elvetico-romano in Losanna, dalla loggia Speranza in Berna, che l’anno precedente erasi fatta ricostituire dalla Grande Loggia d’Inghilterra, e che esercitava nella Svizzera le attribuzioni di Grande Loggia provinciale, dal Grand'Oriente di Francia e dalla Madre Loggia ai Tre Globi di Berlino. Già da molto tempo molti fratelli, colpiti dagli inconvenienti di un simile ordine di cose, si erano proposti di ricondurre all'unità l'amministrazione della massoneria. Nel 1821, in seguito della dissoluzione del Grand’Oriente elvetico-romano, di cui fra poco diremo le cause, si fecero delle conferenze, il risultato delle quali fu di realizzare in parte la desiderata fusione. Tutte le logge del cantone di Vaud. Berna, Neuchatel, e la maggior parte di quelle del cantone di Ginevra, fondarono una Grande Loggia nazionale svizzera, la sede della quale venne stabilita in Berna. Le officine dipendenti dal direttorio elvetico-alemanno di Zurigo, e molte logge del cantone di Ginevra, costituite dal Grand’Oriente di Francia, rimasero fuori di questa combinazione. Le negoziazioni intavolate con i refrattarii, che durarono lunghi anni, rimasero senza effetto e furono abbandonate. Esse furono riprese in questi ultimi tempi, e tutto fa credere che le difficoltà che si opponevano alle riunioni non tarderanno ad essere appianate, e tutte le logge dell’Elvezia si riuniranno finalmente ad un centro comune.

I dissapori, che accompagnarono la rivoluzione del 1789, non interruppero interamente i lavori del Grand’Oriente di Francia. In fatti si vede dai calendarii di questo corpo che la loggia la Buona Amicizia in Marmande ricevé da esso delle costituzioni il 20 dicembre 1792. Nei tre anni seguenti alcuni suoi membri continuarono a riunirsi nei giorni consueti; ma non rilasciavano costituzioni, non tenevano veruna corrispondenza, in una parola non facevano alcun atto apparente d'amministrazione. Tutte le logge di Parigi seguitarono i loro lavori pure durante il forte Terrore; e queste erano gli Amici della libertà (poscia chiamata U Punto perfetto), la Martinicca dei fratelli riuniti, ed il Centro degli amici; le due prime tenevano le loro sedute nel medesimo locale al quadralo della porta San Martino. Sulla proposta del fratello Hue oratore della loggia Martinicca, queste due logge scrissero, nel 1795, al Grand’Oriente per avere delle notizie intorno alla sua posizione in quell'epoca. Ma non avendo avuta veruna risposta le loro lettere, credettero che quel silenzio significasse che il Grand’Oriente più non esisteva, e per ciò pensarono di costituire un nuovo centro massonico. Ma prima di realizzare questo progetto crederono conveniente prendere le più precise informazioni. I commissarii, da essi nominati per quest'affare, rapportarono che il fratello Roettiers di Montaleau, al quale si erano indirizzati, aveva assicurato loro che molti officiali del Grand’Oriente, nel numero dei quali egli trovavasi, eransi costantemente riuniti, ed aveva aggiunto che,essendo i tempi divenuti più calmi, andavasi a scegliere questa favorevole occasione onde invitare le logge a riprendere i loro lavori ed a nominare dei deputati.

Fra le altre assemblee avute dal Grand’Oriente bisogna citare particolarmente quella del 13 maggio 1793. In questo giorno il presidente diede lettura di una lettera del duca di Chartres (allora duca d'Orléans), inserita nel Giornale di Parigi il 22 febbraio, firmata Egnag-llanza. Questa lettera era così concepita: Eccola la mia storia massonica. In un tempo ove nessuno certamente prevedeva la nostra rivoluzione, io mi attaccai alla massoneria che offriva un’immagine di eguaglianza, come mi era attaccato al parlamento, che offriva un'immagine di libertà. Poscia lasciai i fantasmi per la realtà. Nel mese di dicembre ultimo il segretario del Grand'Oriente si diresse alla persona che disimpegna presso di me le funzioni di segretario del gran maestro, onde farmi pervenire una domanda relativa ai lavori di questa società; io risposi a questi in data del 5 gennaio: «Siccome non conosco il modo come è composto il Grand'Oriente, e siccome credo che non vi deve essere alcun mistero né alcuna riunione segreta in una repubblica, e sopra tutto quando questa è in sul nascere, non voglio per nulla immischiarmi da ora in poi negli affari del Grand’Oriente né delle assemblee dei massoni.»

Questa lettura venne ascoltata in silenzio. Il presidente provocò delle osservazioni ed il silenzio continuò a regnare. Dopo le conclusioni del fratello oratore, il duca d’Orléans venne dichiarato dimissionario, non solamente dal suo titolo di gran maestro ma ancora da quello di deputato di loggia; i fratelli diedero una muta adesione. Allora il presidente si alzò lentamente, impugnò la spada dell’ordine, la spezzò sul suo ginocchio e ne gittò i pezzi in mezzo alla loggia. Tutti i fratelli portarono una batteria di lutto e si separarono (129).

Il fratello Roettiers di Montaleau, mantenendo quanto aveva di già promesso, si occupò di ricostituire la massoneria francese. Egli scrisse al venerabile che stava in esercizio all’epoca della rivoluzione, incaricandolo di riunire le logge ed indicare dei deputati. Poche officine risposero a quest'invito, ma ciò non ostante il Grand’Oriente riprese pubblicamente i suoi lavori, ed in grazia alla sua attività, molte antiche logge si rivelarono e delle nuove vennero costituite. Essendo vacante il posto di gran maestro, si posero gli occhi sul fratello Roettiers di Montaleau, ma una si alta dignità offuscava la sua modestia; per cui rifiutò, contentandosi del titolo meno fastoso di gran venerabile, dichiarando che si sarebbe dimesso dalle sue funzioni tosto che sarebbe stato possibile di porre alla testa dell'ordine un uomo più capace di lui e che potesse proteggere ed onorare l’ordine.

La riorganizzazione del Grand'Oriente invogliò le altre autorità massoniche a riprendere i loro lavori. Gli avanzi degli antichi Capitoli degli alti gradi, che prendevano il titolo generale di Scozzesi riaprirono i loro lavori. L’antica Gran Loggia di Francia si risvegliò egualmente. Ma gli anni ed i guasti prodotti dalla rivoluzione l’avevano considerevolmente affievolita. Gli antichi venerabili inamovibili per la maggior parte più non esistevano, ed il regime del Grand'Oriente, più conforme allo spirito massonico, aveva determinato le nuove logge ed assoldarsi sotto la bandiera di quest’autorità. Intanto la Grande Loggia presentava ancora una massa assai formidabile per il Grand’Oriente: così il fratello di Montaleau, che faceva ogni sforzo onde riunire tutti i massoni al corpo del quale egli era capo, si accinse ad aprire dei negoziati con alcuni membri influenti della Grande Loggia, con lo scopo di operare una fusione con le due società. Queste vedute furono favorevolmente accolte, alcuni commissarii vennero nominati d'ambe le parti, ed il 21 maggio 1799 formarono un trattato d'unione, che aboliva l’inamovibilità dei venerabili; sebbene la Grande Loggia di Francia, per opporre la sua adesione allo stabilimento del Grand’Oriente, in origine si fosse opposta a questa decisione (130). Il 22 giugno i due poteri si riunirono, ed il 28 la fusione fu suggellata da un’assemblea generale, alla quale presero parte più di trecento massoni. Nel 1801 riunironsi al Grand'Oriente il Capitolo di Arras e le officine da esso dipendenti.

La fusione del Gran Capitolo generale e della Grande Loggia di Francia non aveva fatto cessare per nulla lo massoniche dissidenze. Esistevano ancora molte potenze rivali, e fra le altre la Madre Loggia del rito scozzese filosofico, la Madre Loggia di Marsiglia, il Capitolo del rito primitivo di Narbona, la loggia provinciale di Hérèdom di Kilwinning, e qualche capitolo isolato, che era ancora qualche avanzo dell’antico Consiglio degli imperatori d’Oriente ed Occidente, che non avevano aderito alla riunione del Gran Capitolo generale, e la maggior parte dei quali erano presieduti da mercanti di massoneria, e particolarmente da un fratello chiamato Abraham, del quale avremo occasione di riparlare. Tutte queste autorità e le officine di loro dipendenza rifiutarono di allearsi al Grand’Oriente e gli contestarono la sua supremazia. Nel mese di novembre 1802, il Grand'Oriente prese una deliberazione con la quale dichiarava irregolari queste associazioni e proibiva alle logge di sua giurisdizione di dar loro asilo e di comunicare con esse sotto pena di essere radiate dai quadri. Molte di queste logge non tennero in verun conto la proibizione, ed anzi una di queste chiamata la Riunione degli stranieri, venne esclusa nel 1803 dalla corrispondenza del corpo supremo per essersi fatta costituire al rito scozzese dalla Madre Loggia di Marsiglia. Nell'anno medesimo il fratello Hacquet portò dall’America il rito di perfezione e lo fece adottare da un certo numero di logge; la qual cosa fece maggiormente accrescere il disordine.

Inquieto dei progressi dello scozzesismo, il Grand’Oriente lo combatté con tutti i mezzi che stavano in suo potere, e pervenne a scacciarlo da tutti i locali massonici di Parigi. Allora le logge scozzesi tolsero in fitto un sotterraneo dipendente da una casa altra volta occupata da Mauduit, ristoratore al boulevart Poissonnière ed ivi tennero le loro riunioni. In questo frattempo giunse il conte di Grasse, con la serie dei trentatré gradi del suo rito scozzese antico ed accettato; il 22 dicembre 1801 istituì un Supremo Consiglio ed istallò nel locale della via Newides-Petits-Chamja, poscia conosciuto sotto il nome di Galleria di Pompei. Questa novità ebbe subito molti partigiani che fecero causa comune con gli altri scozzesi. Risolverono di costituire una Grande Loggia generale scozzese che sarebbe divisa in tante sezioni per quante ne aveva il sistema dello scozzesismo. La Madre Loggia del rito filosofico prestò il suo locale, posto in via Goq-Héron, per l'assemblea ove fu discussa e difesa questa organizzazione. Il 22 ottobre la Grande Loggia venne proclamata, procedette all'elezione dei suoi officiali, ed ottenne l’adesione di tutte le logge scozzesi.

Quest'alzata di scudi era formidabile. Il Grand'Oriente se ne risentì tanto più vivamente, poiché i dissidenti pretendevano (ciò che era falso) che essi avevano per gran maestro il principe Luigi Napoleone, e mercé all'influenza di questo capo la Grande Loggia generale scozzese andava ad essere riconosciuta dal Governo come la sola potenza massonica della Francia. Il fratello Roettiers di Montaleau ebbe delle conferenze col fratello Pyron segretario della Grande Loggia, ed il più influente di tutti i suoi membri, onde operare fa riunione dei due Corpi. Vennero nominati dei commissarii da una parte e dall'altra, ed il 3 dicembre le due commissioni, riunite nel palazzo del maresciallo Kellermann, firmarono un concordato che fondeva ambedue le associazioni in una sola, e gettava le basi di una novella organizzazione della massoneria francese. Per certe convenzioni segrete il Grand’Oriente si accollò i debiti della Grande Loggia scozzese i quali sorpassavano la somma di tremila franchi, si obbligò di pagare una pensione di mille ottocento franchi al fratello Abraham, uomo corrotto, ed animatore delle dissidenze scozzesi, a condizione che si asterrebbe dal prendere parte ai lavori delle logge. Si pretese pure (ma quest'asserzione non i giustificata da veruna prova scritta) che il conte di Grasse mettesse per prezzo del suo assenso al concordato, che gli sarebbe allogata a titolo d'indennità una somma di ventimila franchi e che glieli avrebbe pagati il Grand’Oriente. Comunque si fosse, i due Corpi riuniti due giorni dopo approvarono il concordato, e l’atto fu sanzionato a mezzanotte; il fratello Roettiers di Montaleau ed il conte di Grasse prestarono giuramento in qualità di rappresentanti particolari del gran maestro, questi pel rito scozzese antico ed accettato, e quello pel rito francese. Il 19 dicembre il Grand'Oriente dichiarò che egli da allora in poi praticherebbe tutti i riti, ammesso che i loro principii fossero conformi al sistema generale dell’ordine.

Tutte le discordie che avevano turbata la massoneria di Francia sembravano terminate. Veramente molti corpi restavano al di fuori dell'unione; ma tenevano un si piccol numero di fratelli i quali non facevano ombra al Grand’Oriente, sapendo bene che presto o tardi si riunirebbero ad esso. Perciò pensava di consolidare il suo edificio ponendovi alla testa qualche persona di alto credito. Esso aveva rivolto i suoi sguardi sul principe Giuseppe Napoleone, sebbene non fosse iniziato. L’imperatore era stato ricevuto massone in Malta durante il soggiorno che egli fece in quell’isola quando si recava in Egitto. Tuttavolta egli crasi mostrato poco favorevole alla società dopo che aveva veduto lo scisma e le divisioni introdotti nelle sue fila allontanarla dallo spirito della sua istituzione. Intanto il suo consenso era necessario per convalidare l’elezione di suo fratello al posto di gran maestro; i marescialli Massena, Kellermann ed il principe di Cambacérès s’incaricarono di sollecitarlo, e non senza pena ne ottennero il permesso. Napoleone pose la condizione che il fratello Cambacérès sarebbe il sorvegliante della massoneria. Allora venne nominato gran maestro il principe Giuseppe, e per primo aggiunto il principe di Cambacérès, e per secondo aggiunto Gioacchino Murat. Ma né Murat né Giuseppe comparvero mai al Grand’Oriente. Non fu cosi di altre persone illustri di questo regime; anzi si videro figurare queste sui quadri del corpo ed assistere alle riunioni nei giorni di gran pompa.

Di tanti illustri personaggi intromessi nell’ordine il solo che occupavasi della massoneria era il principe di Cambacérès, non sappiamo se con lo scopo di coscienziosamente adempire al suo officio di sorvegliante dall’imperatore assegnatogli, o pure se fosse animato da vero zelo per questa istituzione. Egli presiedeva a tutte le feste del Grand’Oriente e ne dirigeva i lavori di tavola; firmava tutte le costituzioni di logge come pure tutti i diplomi; prendeva conoscenza di tutte le operazioni del Grand’Oriente, e mostravasi cortese e reperibile a tutti i fratelli che avevano da rivolgergli reclami o domandare soccorsi. Egli si occupò di fare entrare nella massoneria quanti erano in Francia uomini influenti per posizione officiale, per talenti e per fortuna; egli sovente li riuniva in una loggia che aveva fatto disporre per quest’uso particolare nel sobborgo Sant’Onorato, ed accordava una preferenza speciale al rito scozzese antico ed accettato, di cui i pomposi titoli favorivano le idee monarchiche di che l’imperatore sforzavasi di fare imbevere il paese. La parte che prendeva negli affari della massoneria, i servigi personali che rendeva a molti fratelli, lo splendore che spargeva sulle logge, menando alle loro sedute, col suo esempio e le sue premure, quanto eravi di più chiaro nella milizia, nel ramo giudiziario ec., contribuirono grandemente alla fusione dei partiti ed alla consolidazione del trono imperiale (131). Difatti sotto la sua amministrazione attiva e brillante, le logge si moltiplicarono in gran numero, e si composero degli eletti della società francese, e divennero un punto di riunione pei partigiani del regime esistente e per quelli del regime passalo. Celebravano la festa dell’imperatore, leggevano i bullettini delle sue vittorie pria che si pubblicassero dalla stampa, e con grande abilità organizzavano l’entusiasmo, che gradatamente impadronivasi di tutti gli spiriti.

Il duca di Rovigo, ministro di polizia, può darsi che fosse il solo agente del potere imperiale che non trovatasi affiliato nella massoneria; questo ora un uomo nel quale la finezza e l’abilità si nascondevano sotto forme brutali e grossolane. Un di egli concepì dei dubbii sulla fedeltà delle logge in generale, poiché in qualcheduna epoca numerosa veramente nutrì vasi la speranza del ritorno dei Borboni ed intrigavano in loro favore. Egli fece chiamare presso di sé i presidenti delle diverse camere del Grand’Oriente, per domandare loro che cosa era la massoneria, ciò che facevasi nelle logge e se cospiravasi contro il governo. I presidenti gli risposero che il segreto, che si erano obbligati di mantenere intorno i misteri massonici, loro non permetteva di sollevare il velo per lui; ma se desiderava di conoscerne i misteri,nulla era più facile quanto di farsi iniziare, ed in tal guisa riceverebbe legalmente tutti gli schiarimenti che loro inutilmente domandava; e si assicurerebbe che lungi dal cospirare contro il Governo, i massoni erano i più devoti partigiani e il suo più forte appoggio. Il ministro rigettò tale proposta, dicendo essere disposto ad invocare contro le riunioni massoniche l’applicazione dell’articolo 291 del Codice penale; ed immediatamente li congedo. Il Grand’Oriente, turbalo da quanto era accaduto, deputò diversi dei suoi membri verso il principe di Cambacérès onde esporgli i suoi timori e domandare la sua protezione. L'arcicancelliere sopradetto disse ai deputati di rassicurarsi, ed aggiunse che ne avrebbe parlato all'imperatore e l'affare non avrebbe più seguito; infatti il Grand’Oriente continuò i suoi lavori senza essere stato mai più disturbato.

Alcuni anni dopo, quando i disastri della guerra e le leve degli uomini moltiplicale, essendovene gran necessità, raffreddarono l’entusiasmo e provocarono un malcontento generale, si persuase l'imperatore che i suoi nemici cercavano di attirare le logge alla loro parte. Gli venne specialmente segnalata una loggia di Artisti, che riunivasi in un locale del sobborgo San Marcello, come una delle principali fucine di questa cospirazione. L’imperatore, pria di prendere una risoluzione che in quel momento giudicava pericolosa, volle assicurarsi da se stesso dei fatti che gli erano stati denunciali. Per cui una sera,accompagnalo dai fratelli Duroc è Lauriston, pertossi incognito ad una tornata di questa loggia. Duroc entrò il primo come visitatore e si sedette a fianco del venerabile, dicendogli a mezza voce in modo da non essere ascoltato dagli altri, che sarebbero sopraggiunti due altri visitatori, e che lo pregava ed al bisogno glielo avrebbe comandato di riceverli senza cerimonie, e di astenersi da ogni genere di manifestazioni nel caso che li riconoscesse. L’imperatore e Lauriston essendosi immediatamente presentati vennero ricevuti come si era convenuto; presero posto fra una delle due colonne, e per circa una mezz'ora assistettero alle discussioni della loggia. Accertatosi che la denunzia portata contro la loggia era falsa, l'imperatore si ritirò. Ma alla fine della tornata il venerabile informò i fratelli quali erano stati i visitatori che sedettero in mezzo a loro; certo che se Napoleone fosse stato presente allora, l'entusiasmo che questa dichiarazione eccitò nella loggia, gli avrebbe fornita una novella prova irrefragabile che i massoni di quell'officina non erano per nulla disposti a cospirare contro di lui.

Non era ancora trascorso lungo tempo da che erasi consumata la riunione dello scozzesismo al centro della massoneria francese, elio novelli dissidii surscro nel Grand’Oriente. Il fratello Pyron divenne un eccitatore di discordie. Questo fratello vano ed intrigante, abituato a dominare in tutte le Assemblee scozzesi, pria del concordato, non potevasi rassegnare ad occupare una parte secondaria assegnatagli dal novello ordine. di cose. Egli vedeva con dispiacere che il Supremo Consiglio, del quale egli era il segretario, npu godeva presso il Grand’Oriente la preponderanza che aveva pensato per lui, per cui accampò delle pretensioni che non furono ascoltate per nulla, ed egli dimostrava una onnipotenza che creava delle forti opposizioni. La sua persistenza provocò violente riunioni. Ciò che egli non potè ottenere da una ferma riluttanza, pensò di ricavarlo dalle astuzie, facendo intrighi, cabale ed imbrogli, i quali terminarono di maggiormente accrescere la indignazione contro di lui.

Nel 22 marzo 1805 si riunì il Grand'Oriente. In questa seduta il fratello ChallaQ lesse un rapporto in nome di una commissione incaricata di esaminare i lavori relativi alla riunione dei riti. Dopo aver parlato dell’utilità e della necessità di questa riunione, il rapporto entrava in certi particolari i quali tendevano a provare l'astuzia, la malafede ed i mezzi insidiosi impiegati dal fratello Pyron per fare attribuire al rito antico la supremazia acquistata di dritto e di fatto dal Grand'Oriente». Il fratello Pyron prese tosto la parola e cominciò con recriminazioni, dolendosi che nello Stato ultimamente stampato, non si fossero osservate per certe denominazioni le disposizioni del concordato. S’indignò perché un fratello erasi permesso di trovare a ridire che il conte di Grasse, trovandosi nella sala dei lavori, avesse tenuto il capo coperto, quando come presidente del rito scozzese ne aveva il dritto». In quanto alle accuse contro di lui portate non rispose che poche parole con le quali negava quanto erasi detto. A questo proposito, il fratello Joly, oratore della camera di amministrazione, confermò quanto crasi detto, mettendo alla luce diversi fatti relativi al fratello Pyron, che trovavansi inseriti nei processi verbali delle sedute del Grand’0riente e del Gran Capitolo generalo. Questi attacchi ne produssero degli altri da parte di molti membri delle differenti camere. Il fratello Angebaull, presidente della camera simbolica, si offri volontariamente di confondere il fratello incolpato, producendo scritti autentici che trovavansi in sua mano; ma il presidente lo pregò di serbare il silenzio onde non prolungare di più la discussione che già durava da tre ore, ed era divenuta scandalosa per la massoneria. Il concordato venne deliberato in fretta, i commissarii del Grand’Oriente tralasciarono per inavvertenza una disposizione che attribuiva al Supremo Consiglio il potere di destituire un officiale del Grand’Oriente «in seguilo di lagnanze e denuncio, portate contro di lui in forma massonica». Il fratello Pyron si avvalse di questa disposizione onde far uscire dal Grand'Oriente i membri che si opponevano alla supremazia del rito scozzese. Egli ne luci denunciare molti per volta, e la loro espulsione venne pronunciata con un decreto del Gran Capitolo generale, redatto sulle sue conclusioni in qualità doratore. I fratelli espulsi si lagnarono fortemente, pretendendo che non potevasi produrre veruna prova intorno alle accuse contro di loro portale. Il Grand'Oriente pose in discussione questo fatto, ed alla maggioranza di 107 voti contro 9 annullò il decreto del Gran Capitolo generale, ordinando al fratello Pyron di presentare le prove dei fatti citati nelle sue accuse, affinché tutte le camere riunite prendessero quella decisione che sembrasse più conveniente; si decise che il fratello Pyron doveva presentarsi il 5 aprile, ma egli se ne astenne. All’apertura della tornata, il presidente diede lettura d’una comunicazione del Gran Capitolo generale, con la quale questo corpo rendeva noto, che aveva ritirato il suo giudizio, essendosi convinto che era stato tratto in errore. Il conte di Grasse, che trovavasi presente, insisté di ritenersi come non avvenuto quanto erasi fatto, e protestò che, in quanto a lui, non ebbe mai il pensiero di sottoporre il Grand'Oriente al Supremo Consiglio del quale era capo; e se vi furono delle menzognere calunnie fu a sua insaputa e contro le sue intenzioni.

Però questa dichiarazione non impedì che insorgesse una discussione. Il fratello Roeltiers di Montaleau, presidente, diede la parola al fratello di Joly, che dimostrò la falsità delle accuse sostenute dal fratello Pyron, come oratore del Gran Capitolo, e concluse che le denunce fossero dichiarate attentatorie ai dritti del Grand'Oriente; per la qual cosa il fratello Pyron venisse radiato dal quadro degli officiali e dai membri di questo corpo. Dopo un tale discorso improntato di molta veemenza, da diversi fratelli si domandò la parola. Allora incominciò una discussione animatissima; le dimande si succedevano; alle più positive asserzioni opponevansi le più formali smentite; al calore del dibattimento successe una viva irritazione, che terminò in grave tumulto. Il conte di Grasse, unitamente ad altri fratelli, volevasi ritirare dalla assemblea, ma il presidente ordinò si chiudessero le porte onde nessuno potesse sottrarsi all’assemblea; perciò bisognava obbedire o venire ad una deplorevole lolla. Questo dilemma da tutti compreso fece aprire gli occhi ai due partiti e ristabilire la calma. Il fratello Doisv domandò si aggiornasse la proposizione, ma altri chiesero che la discussione continuasse. Questa opinione prevalse. Vennero ascoltati diversi oratori che parlarono prò e contro il fratello Pyron. I suoi partigiani convennero che egli ebbe torto ad indurre in errore il Gran Capitolo generale, ma dissero «che una denunzia non era una calunnia, e che l’affare era stato inviato al Supremo Consiglio onde essere giudicato»; il partito opposto dimostrò non potervi essere una camera di Grand’Oriente la cui autorità fosse superiore a quella di tutte le camere riunite. L'alternativa essendo stata sostenuta in termini arroganti, la discussione si riscaldò novellamente, e con forti grida si reclamarono le conclusioni dell’oratore. Commosso dalle disposizioni dell'assembla il fratello Roeltiers di Montaleau, presidente, differì di pronunciarsi; ma, essendosi i membri dell’assemblea accorti del suo turbamento, lo invitarono a rimettere il maglietto di direzione in altre mani. Siccome egli esitava, ricominciò il tumulto, e diversi membri del rito scozzese, alla cui testa era il conte di Grasse, si ritirarono dall’assemblea. La deliberazione venne presa dopo la loro partenza, decidendosi che il solo Grand’Oriente era competente per giudicare una tale quistione; che il fratello Pyron era colpevole di calunnia; che i membri da lui denunziati non avevano cessato di meritare la confidenza del Grand’Oriente, e che il fratello Pyron verrebbe radiato da tutti i quadri dell’ordine. Sebbene fossero stati presenti molti fratelli di rito scozzese, pure le deliberazioni anzidette vennero votate ad unanimità.

Quando il fratello fu chiamato a comparire, si vide effettuarsi una strana metamorfosi. Molti oratori e particolarmente alcuni di quei fratelli da lui calunniati, ne presero la difesa, domandando che in grazia del suo pentimento, si mostrassero indulgenti verso di lui, dimenticando, come essi facevano, quanto era accaduto. Alle considerazioni puramente massoniche, invocate a favore del fratello Pyron, il fratello Challan aggiunse che l’indulgenza, la quale era sempre un dovere pei fratelli, in quel momento era necessità, ed egli la domandava in nome del governo, il quale voleva che fra i massoni regnasse la concordia. Questa dichiarazione, dovuta agli intrighi del fratello Pyron, non produsse lo effetto che se ne aspettava, anzi urlò le giuste suscettività di alcuni, e molti fratelli domandarono che non si tenesse conto di quanto aveva detto il fratello Challait, poiché non si doveva carpire con la minaccia ciò che doveva essere una fraterna accondiscendenza e il risultamento di una libera determinazione; per cui il Grand'Oriente, che che ne dovesse succedere, mantenne la presa determinazione. Però la soluzione di quest’affare si aggiornò al 29 aprile. In questo giorno dopo incominciali i lavori venne annunziato che il fratello Pyron trovavasi nella Sala dei passi perduti. Egli venne introdotto nel tempio, e dopo essersi provato a giustificare le sue intenzioni, protestò il suo rispetto pel Grand’Oriente e la sua sommissione alla sentenza che dovevasi pronunciare, o contraria o favorevole che gli fosse. Rigettò la responsabilità delle calunnie, delle quali era stato l’organo, sopra alcuni membri della loggia la Riunione degli stranieri, che, secondo lui, n'erano i veri autori. Egli si ritirò immantinenti, ed il Grand’Oriente, dopo una corta discussione, mise ai voli l’appello del fratello Pyron: ed a gran maggioranza ritenne il decreto di esclusione già pronunciato contro di lui.

Tuttavolta, malgrado le sue assicurazioni, il fratello Pyron non si tenne per vinto; e non andò guari che si fece nominare presidente del capitolo di San Napoleone. Il 15 febbraio 1808 si presentò personalmente al Grand’Oriente per domandare il reto alla sua nomina; ma invece di ottenerlo gli fu imposto di ritirarsi, facendogli sapere che il vetonon gli poteva essere accordato, a causa della esclusione contro di lui pronunciata. Intanto per sollecitazione del principe di Cambacérès, del quale crasi cattivato i favori, 18 marzo 1811 venne reintegrato nel Grand'Oriente.

Tutte le quistioni, alle quali aveva dato luogo la condotta di questo fratello, avevano rotto di fatto se non di dritto il concordato del 1804, e dall’una e dall’altra parte si agiva come se verun fatto esistesse. In opposizione alle disposizioni, in virtù delle quali tutti i riti che esistevano sulla superficie del globo erano considerali come legali, il Grand'Oriente il 21 giugno 1805 decretò lo stabilimento d’un direttorio di riti, investendolo del potere di rigettare o ammettere tutti i riti massonici non ancora riconosciuti nominativamente. Il fratello Roettiers di Montaleau nominato rappresentante del gran maestro continuò a prendere il nome di Gran venerabile, dal concordato abolito. In fine l’organizzazione del Grand’Oriente non aveva subito alcun cambiamento che questo trattalo avesse prescritto; per la qual cosa i membri del rito antico ed accettato reclamarono contro questo stato di cose. Si promise loro una soddisfazione, ma non se ne tenne parola. Il 6 settembre si tenne un’assemblea nel palazzo del marchese Kellermann, nella quale si decise, dopo aver noverato le infrazioni fatte al concordalo dal Grand’Oriente, che questo patto era annuale; che la Grande Loggia scozzese era ristabilita; che la Madre Loggia del rito filosofico riprenderebbe la sua indipendenza, e questa determinazione sarebbe partecipala alle diverse autorità scozzesi di Francia, invitandole a nominare deputati onde concorrere alla riorganizzazione della Gran Loggia. Però il decreto stabiliva un termine di dieci giorni, entro il quale se il Grand’Oriente non ritornava nella osservanza letterale del concordato, il decreto avrebbe pieno vigore.

Il fratello Roettiers di Montaleau conferì con alcuni capi del rito scozzese, promettendo di fare ogni sforzo affinché ricevessero soddisfazione dell'insulto ricevuto; ma la maggior parte dei membri del Grand’Oriente avendo con molto senno preveduto che le pretensioni degli Scozzesi sarebbero una fonte perpetua di discordie, furono d’avviso chc fosse molto utile di far andar via questi ospiti incomodi, salvo ad intendersi con essi, a condizione che non turbassero la pace della massoneria. Vi furono molte discussioni intorno a questa proposta, e finalmente il 16 settembre si decise di comune accordo che il Supremo Consiglio del trentesimoterzo grado, d'allora in poi avrebbe avuto un’esistenza indipendente, colla facoltà di rilasciare costituzioni e diplomi pei gradi superiori al diciottesimo; e le officine scozzesi, praticanti i gradi inferiori al diciannovesimo, resterebbero sotto la dipendenza del Grand’Oriente. Il rito scozzese filosofico, il rito di Hércdom, ed in generale tutti i corpi massonici che erano riuniti al Grand’Oriente in virtù del concordato, resterebbero indipendenti. Solamente, affinché l’unità, rotta dal novello ordine di cose, si ristabilisse per quanto era possibile, il principe di Cambacérès informò officialmente le autorità che separavansi dal Grand’Oriente, che egli era disposto di accettare presso ciascuna di esse le funzioni di gran maestro. La maggior parte di esse acconsenti a questo accomodamento, in modo che divenne il capo di quasi lutti i riti praticali in Francia. Si giunse ad ottenere che il conte di Grasse desse le sue dimissioni dall’officio di gran commendatore del rito antico ed accettato, in favore del principe; e questo fatto ebbe luogo il 10 luglio 1806. Egli venne autorizzalo di stabilire, a lato del Supremo Consiglio di Francia, i quadri d’un supremo consiglio per le colonie francesi in America, fintantoché queste colonie non fossero restituite sotto la dominazione della metropoli; ma con l’obbligo di non rilasciare veruna costituzione, né alcun grado. Il quadro di questo Grand’Oriente venne inserito immediatamente dopo quello del Supremo Consiglio.


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CAPITOLO VIII

Scisma. Seguito: Mercato degli alti gradi. — Il fratello Abraham. — Il Supremo Consiglio d’America. — Il conte di Grasse. — Propagazione dello scozzesismo in Europa. — Progetto di centralizzazione dei riti nel Granii Oriente. — Dissoluzione del Supremo Consiglio di Francia. — Il Sapremo Consiglio d'America gli succede. — Discussioni. — Il generale Fernig. — Il conte Allemand. — Giudizio del conte di Grasse e del barone Fernig. — Alcuni dei giudizii. — Il Sapremo Consiglio del Prado e di Pompei. — Il conte Decazes. — Adulazioni — Vicissitudini del rito di Misraim. — Riorganizzazione del Sapremo Consiglio di Francia. — Le sue prime logge. — La loggia d’Èmeth.— Sue proteste. — Sua lotta col Grand'Oriente. — La loggia della Clemente Amicizia — Il fratello Signol. — Negoziati fra il Supremo Consiglio ed il Grand'Oriente, senza riuscita. —Lo scozzesismo in America. — Il fratello Cerneau. — Alleanza dei Supremi Consigli esistenti sul globo. — Il supremo del Belgio ed il suo rappresentante. — Attacco del Grand'Oriente contro il Supremo Consiglio di Francia. — Nuovi negoziati fra le due autorità. — Importante decisione del Grand'Oriente. — Discordie dei moderni templari. 

Gli speculatori di massoneria, ai quali la serie dei trentatré gradi del rito antico ed accettato apriva un abbondante commercio d’illeciti profitti» erano stati i più ardenti fautori della rottura del concordato, sperando di darsi liberamente alla loro industria, col favore dell’anarchia che indubitatamente ne sarebbe derivata. Da principio si accinsero a fare delle nomine clandestine negli alti gradi dello scozzesismo, ma di mano in mano divennero più arditi, e specialmente il fratello Abraham giunse a rilasciare di sua propria autorità costituzioni di capitoli, concilii e concistori. La potenza scozzese anatemizzava questo fratello; annullò le costituzioni che aveva rilasciate ed avvertì i massoni di guardarsi da questi speculatori di massoneria; ma tutte queste misure non fermarono il disordine. Si vuole che lo stesso conte di Grasse facesse mercato di massoneria; anzi venne accusato di aver rimesso al fratello Hannecart Antonio, nel 1809, pria di partire per l'armata di Spagna, un gran numero di diplomi in bianco, da lui Armati, che costui vendé dividendosi il prezzo ricavato. Però si può assicurare, che se egli non si è mescolato in quei vergognosi raggiri, li ha per lo meno tollerali sin da principio.

Verso la fine del 1810 il fratello De Lahogue, suo suocero, si uni al fratello Hannecart Antonio, al fratello Maghellen, al barone Margueritas ed altri massoni per ricostituire il Supremo Consiglio d’America. Le riunioni ove fu deliberata l’organizzazione si tennero presso Biatre, ristoratore in via Petit-Lion-Saint-Sauveur.Il primo atto di questo corpo fu quello di reclamare l’iscrizione del suo quadro immediatamente dopo quello del Supremo Consiglio di Francia, che lo aveva espresso nelle sue ultime pubblicazioni, e la sua riconoscenza come Supremo Consiglio per le colonie francesi in America. Il Supremo Consiglio di Francia, il 30 gennaio 1813, dopo aver ascoltata la lettura del rapporto del fratello Muraire, dichiarò non esservi luogo a deliberare intorno a tali domande.

Il Supremo Consiglio d'America, il cui capo in quell’epoca era prigioniero degli Inglesi, si rivolse immediatamente al Grand’Oriente e sollecitò, il 27 ottobre 1813, la ricognizione che eragli stata negata dal Supremo Consiglio di Francia. La domanda firmata dalla maggioranza dei membri del Supremo Consiglio d’America, e particolarmente dal fratello Hannecart Antonio, che attribuivasi la qualità di gran commendatore ad vitam, venne presa in considerazione dal Grand’0riente, ma gli avvenimenti politici e militari che poco dopo seguirono non permisero che si operasse una riunione; il conte di Grasse, ritornando dalle prigioni d’Inghilterra, riprese, e noi lo narreremo più lungi, le redini dello scozzesismo e le diresse con altre vedute.

Questo fratello fu il principale ed il più ardente propagatore del rito antico. Dopo di averlo stabilito in Francia, si studiò d’introdurlo nei paesi stranieri e specialmente in quelli ove i soldati francesi portavano le loro armi vittoriose. Nel 1805 conferì dei poteri al fratello Vidal e ad altri massoni scozzesi onde istituire un supremo consiglio in Milano. In fatti questo supremo consiglio venne effettivamente fondato in quest’anno, e si pose alla testa della massoneria italiana, eleggendo poco tempo dopo il principe Eugenio a suo gran maestro (132). Il Supremo Consiglio d'Italia presiedé nel 1809 alla creazione d'un supremo consiglio in Napoli ove di già esisteva un Grand'Oriente del quale era gran maestro Giuseppe Napoleone. Nel 1812 Gioacchino Murat, avendo preso possesso del regno di Napoli, accettò la dignità di gran maestro del Grand'Oriente di questo reame e quella di gran commendatore del Supremo Consiglio del trentesimo terzo grado che eravi annessa (133).

La massoneria scozzese si stabili in Ispagna nel 1809. La prima loggia di questo rito fu inaugurata in Madrid, sotto il titolo di Stella.Essa aveva per venerabile il barone di Tinan, e teneva le sue riunioni nello stesso locale ove era stata l’inquisizione, da poco abolita con decreto imperiale. Poco tempo dopo vennero istituite nella medesima città due altre logge sotto il titolo distintivo di San Giulio e della Beneficenza. Queste tre officine essendosi riunite formarono una grande loggia nazionale sotto gli auspici della quale fondaronsi molte logge io vani punti della Penisola. Il fratello di Clermont Tonnerre, membro del Supremo Consiglio di Francia, eresse nel 1810 presso la Grande Loggia nazionale un Gran Concistoro del 32. grado, e nel 1811 il conte di Grasse vi aggiunse un Supremo Consiglio del trentesimo terzo grado, ed immediatamente organizzò la Grande Loggia nazionale o Grand’Oriente delle Spagne e delle Indie. La fine della dominazione francese disperse nel 1813 la maggior parte dei massoni spagnuoli, e cagionò la chiusura dei lavori massonici in quel paese.

Nel 1820 e propriamente il di 2 agosto il Grand’Oriente di Spagna riprese la sua attività sotto la presidenza del fratello Zavas; il fratello di Berraza, gran commendatore e rappresentante particolare del gran maestro, era presidente del Supremo Consiglio del trentesimoterzo grado. Il conte di Grasse si provò a stabilire nel 1811 un supremo consiglio di questo grado nel vicino reame, ma il suo tentativo andò fallito, a causa dell’influenza ch’esercitava sui massoni di quel paese la Grande Loggia d'Inghilterra, sotto l'autorità della quale si fondò nel 1805 il Grand’Oriente di Portogallo presieduto dal gran maestro Égaz Moniz.

Nel 1813 il Supremo Consiglio d’America, presieduto dal fratello HanDecart Antonio, stabili il 12 agosto 1820 in Brusselles, un concistoro del trentaduesimo grado presso la loggia gli Amici filantropi. D generale Rouver, membro dell’antico Supremo Consiglio di Francia, fondò presso la medesima loggia, il 15 gennaio 1817, un Supremo Consiglio del trentesimoterzo grado pel regno dei Paesi Bassi, ed ill'aprile del medesimo anno, il conte di Grasse istituì un secondo consiglio presso la loggia militare, I difensori di Guglielmo e della Patria. Queste due autorità incominciarono a lanciarsi delle scomuniche e degli anatemi, quando repentinamente ebbe luogo un ravvicinamento fra esse. Il 16 dicembre avvenne la fusione, e la loggia Gli Amici filantropi venne riconosciuta per madre loggia del rito antico ed accettato nel Belgio.

Fin da quando si stabilì il regno dei Paesi Bassi (1814), la loggia Gli Amici filantropi si era provala ad impadronirsi dell’amministrazione di tutte le logge delle province meridionali; ma queste pretensioni furono lungamente combattute, e dopo le dissensioni che durarono lunghi anni, venne fondato un Grand'Oriente nazionale, la prima sezione del quale era in Olanda, e la seconda nel Belgio, e senza escludere alcuno dei riti praticati dalle logge di questi due paesi, adottò il rito francese sotto il nome di rito antico riformato. Il principe Federico di Nassau venne nominato gran maestro di questo Grand'Oriente. Dopo la rivoluzione del 1830, essendosi il Belgio costituito uno Stato separato, si formò un nuovo Grand’Oriente il 23 febbraio 1833. Il re Leopoldo, iniziato nella massoneria nel 1813 dalla loggia Speranza di Berna, accettò il titolo di protettore.

Nel 1805 esisteva in Dublino un Supremo Consiglio del trentesimoterzo grado, per l’Irlanda, il quale aveva per gran commendatore il duca di Leinster. Questo consiglio era stato fondato dai fratello Federico Dalcho membro del Supremo Consiglio di Charlestown.

Abbiamo veduto il governo imperiale di Francia favorire la massoneria e più particolarmente quella di rito scozzese, onde giungere alla fusione dei partiti e riannodarli all’ordine esistente delle cose. Aveva incoraggiato le logge militari ed eranvi pochi reggimenti ai quali non fosse unita un'officina massonica. Quando le truppe francesi prendevano possesso d'una città, le logge sceglievansi un locale e si occupavano d'iniziare quegli abitanti, che loro sembrava esercitassero maggior influenza sul paese. Questi pure aprivano delle logge che poscia dal Grand’Oriente di Francia facevano approvare; divenute numerose queste logge, formarono un Grand'Oriente nazionale che si affiliò a quello di Parigi, da cui ne aveva ricevuto l'impulso. É in tal modo che nel 1806 si stabilì il Grand(1) Oriente di Baden in Manheim, e nel 1811 il Grand’Oriente di Vestfalia in Cassel, del quale era gran maestro il re Girolamo Napoleone.

Gli avvenimenti del 1814 arrecarono grandi cambiamenti nella situazione della massoneria francese. Il Grand'Oriente dichiarò vacante il posto di Gran Maestro; il principe di Cambacérès, decaduto dalle sue dignità massoniche, ed i grandi officiali d’onore che componevano in gran parte il Supremo Consiglio di Francia si dispersero. Il Grand’Oriente vide in quella confusione una favorevole occasione per riunire a sé i diversi corpi dissidenti. Propose di accentrare tutti i riti nel suo seno, e particolarmente invitò il Supremo Consiglio di Francia onde andare a riprendere il posto che egli aveva occupato un tempo. Il maresciallo Beurnonville, il duca di Taranto,il conte Rampon, il conte Clemente de Ris, i fratelli Challan, Roeltiers di Monlaleau figlio, e di Joly, risposero a questa chiamata: ma il conte Mauraire, il conte Lepelletier d’Aunay, il barone di Tinan, il fratello d’Aigrefeuille, Thory, Hacquet e Pyron rifiutarono di seguirli; e conservando i poteri ed il titolo di Supremo Consiglio di Francia, il 23 novembre protestarono contro il progetto di accentramento dei riti e contro le proposte di riunione al Grand’Oriente. Con un’altra deliberazione del 18 agosto 1815 il Supremo Consiglio persistè nella sua opposizione, ed inviò alle officine di sua dipendenza una circolare con la quale le esortava a volersi uniformare alle sue decisioni e restargli fedeli. Intanto poco tempo dopo il fratello Hacquet e Thory si unirono al Grand’Oriente, e diedero la maggioranza alla frazione del Supremo Consiglio di Francia che gli aveva aderito. Sopraggiunta la morte del fratello Pyron il Supremo Consiglio non si riunì più e cessò totalmente di esistere. Gli altri corpi massonici che si erano separati dal Grand’Oriente nel 1806, cioè dopo la rottura del concordato, e fra questi si notano il Concistoro del rito di Heredom, la Madre Loggia del rito scozzese filosofico, la Madre Loggia scozzese di Marsiglia, ec., aderirono al progetto di centralizzazione.

Il Supremo Consiglio d’America aprofittò dell’inerzia del Supremo Consiglio per riprendere le redini dello scozzesismo. La sua loggia principale era la Rosa stellata. Essa divenne numerosa, ricevendo un numero immenso di adepti, la maggior parte dei quali appartenevano alle classi inferiori della società. In questo frattempo il conte di Grasse ritornò dalle prigioni dell’Inghilterra e si ripose alla testa del Supremo Consiglio. Nel mese di gennaio 1816 attirò alla sua parte la loggia la Rosa del Perfetto Silenzio, che faceva parte delle logge del Grand’Oriente ed era presieduta dal fratello Judestrelz. Nel mese di giugno seguente la dissidenza scozzese teneva al locale del Prado, piazza del Palazzo di Giustizia, un’assemblea generale perla celebrazione della festa dell’ordine e per l’inaugurazione del busto di Luigi XVIII e del conte di Artois. La riunione era numerosa, e lutto annunziava, che sotto Talliva e zelante direzione del conte di Grasse, lo scozzesismo opporrebbe al Grand'Oriente una forza invincibile. Ma pochi giorni dopo il gran commendatore fu obbligato di lasciare Parigi, onde sottrarsi alle persecuzioni dirette contro di lui per non aver pagato una lettera di cambio.

Nella sua assenza le cose cambiarono, tanto che vi furono ammissioni scandalose ed un mercato vergognoso di massoneria. Forti reclami vennero diretti al conte di Grasse, ed egli reiterate volte scrisse, per far cessare il disordine, ma nessuno tenne conto delle sue parole, e la minoranza irritata risolvé di escluderlo dal Supremo Consiglio. Il fratello Maghellen era l'anima di quel partito. Il capo dello scozzesismo, istruito dei progetti che si nutrivano contro di lui, si occupò di sventarli; e dal fondo del suo ritiro in Versaglia prese energiche misure contro i suoi avversarti. Il 28 luglio 1817 incaricò il generale Fernig segretario del Santo Impero, e nove ispettori generali «di fare una severa scelta e di formare un quadro degli officiali e dei membri degli alti gradi che per la loro moralità, le loro virtù e il loro grado sociale fossero capaci di onorare l'arte reale e di rialzare lo stendardo dello scozzesismo»; decretò che tutte le decisioni prese senza la sua partecipazione dopo il 1° luglio 1816 fossero considerate come non avvenute; rimise «indefinitamente e senza limiti tutti i suoi poteri durante la sua assenza al generale Fernig, affinché prendesse, insieme coi membri del suo consiglio, le più convenienti misure pel ristabilimento del buon ordine». Queste disposizioni furono rese estensive con un manifesto stampato il quale venne distribuito. La frazione del Supremo Consiglio, contro il quale era diretto questo manifesto, comprese quale autorità esercitasse ancora il nome del conte di Grasse; conosceva lo zelo e le alte relazioni del generale Fernig, la stima che godeva, e con ragione temé i risultati della lotta che avrebbe dovuto impegnare contro il Supremo Consiglio, del quale era capo di fatto. Perciò pensò di trattare una conciliazione, e per giungere più sicuramente allo scopo, immaginò di trarre presso di sé il conte di Grasse, per mezzo di qualche buon’azione. In conseguenza pagò il debito pel quale era perseguitalo, e gli fece pervenire la sua lettera di cambio quietanzata. Tocco da questo atto di amore, il capo del rito si riavvicinò ai fratelli che aveva anatemizzali, e rivocò i poteri dati al generale Fernig. Sembravano appianate fin d’allora tutte le differenze, e le ’ne frazioni del Supremo Consiglio si riunirono in una sola, e s’ingrossò di qualche fratello di condizione elevata, particolarmente del vice ammiraglio Allemand; si tennero numerose e brillanti assemblee. Il Grand’Oriente se ne risenti, e nel mese di ottobre 1817 fulminò i dissidenti, dichiarandoli irregolari; proibì alle sue logge di comunicare con essi, ed interdisse il locale del Prado. Questo fatto diede occasione a calde proteste da parte delle officine, i capi delle quali appartenevano per la maggior parte al Supremo Consiglio d'America. Due fra queste officine, Gerusalemme e Santa Teresa degli amici della costanza, si ritirarono dalla sua ubbidienza e si unirono all’autorità scismatica.

La pace non ebbe lunga vita nello scozzesismo. La frazione Maghellen raggirò il conte Allemand e lo attirò presso di sé. Egli era un uomo vano ed ambizioso; gli posero in prospettiva la dignità di gran commendatore, e gli fecero vedere nel generale Fernig un concorrente spaventoso, che egli doveva vincere. Si tennero presso di lui dei conciliaboli ove assistevano i Maghellen, i Larochette, i Gaut, i Gìlìy ed i Lauglois de Cbalangé, e ivi disponevasi il tutto per far adottare certe misure, e col mezzo di una maggioranza preparata prima impedire che quelle proposte dalle altre frazioni venissero accettate. Da questi fatti derivarono lotte terribili, nelle quali il partito Allemand prendeva ordinariamente il disopra. Il partito di Fernig, onde far girare la sorte dalla sua parte, fece ammettere nel Supremo Consiglio a titolo di officiali di onore un gran numero di personaggi distinti, come il principe Federico d’Assia-Darmstadt, il principe di Aremberg, il Duca di Reggio, di Sant’Aignan, di Guiche, i conti di Bclliard, Guilleminot, di Castellanne, Decazes, ec. L’ammissione di questi fratelli ebbe luogo senza opposizione; ma venne loro contestato il dritto di votare nelle assemblee, e quello di esercitare attivamente le funzioni loro competenti a titolo di onorificenza. Allora nacque una nuova scissura. Dal conte di Grasse fu istituito un secondo Supremo Consiglio, dal quale il generale Fernig venne nominato luogotenente commendatore, ed andava a tenere le sue riunioni nella galleria Pompei strada Neuve-des-Petits-Champs.Onde darsi più forza questo Supremo Consiglio provò a farsi riconoscere dal Grand'Oriente, ma il suo tentativo restò infruttuoso. Il 10 settembre il conte di Grasse si dimise dalla dignità che occupava, e sulla sua proposta il conte di Decazes, ministro della polizia generale, fu scelto per succedergli.

Questi avvenimenti irritarono al più alto grado la frazione Allemand, la quale decretò che il conte di Grasse, il generale Fernig, ed alcuni altri fratelli che li avevano seguiti, sarebbero messi sotto giudizio, come pure si procedé contro il gran commendatore. Il 17 settembre 1818 si riunì il tribunale. Presiedeva il conte Allemand, il barone Margueritas sosteneva l’accusa, ed il fratello Langlais de Cbalangé segretario generale funzionava da cancelliere. Fra le altre accuse pronunziate contro il conte di Grasse, gli si fece carico della dimissione data dalle sue funzioni di gran commendatore in favore del principe di Cambacérès nel 1806, di aversi fatto rimettere, più recentemente, alcuni diplomi firmati in bianco, dei quali non si conobbe mai l'uso, di aver istituito un concistoro del trentaduesimo grado in Rouen, girando in suo favore il prezzo della costituzione, infine di avere stabilito un supremo consiglio scismatico in rivalità col consiglio legittimo. Chiamato a comparire il conte di Grasse in quest'udienza egli se ne dispensò; per cui gli si nominò un difensore d'officio. Il fratello Mangeot giovane venne incaricato di compiere quest'officio; egli lo disimpegnò con onore e coscienza, ma per quanta eloquenza avesse potuto impiegare, non valse a convincere il Supremo Consiglio, tanto che deliberò e dichiarò il conte di Grasse decaduto e destituito del suo titolo di gran commendatore, lo degradò della qualità di massone, lo segnalò come traditore dell'ordine, gl'interdisse in eterno l'ingresso nelle logge scozzesi, ed ordinò si stampassero settemila esemplari di questa sentenza onde distribuirla alle officine di Francia e dell'estero, ed a tutte quelle persone che l’avessero domandata.

Mentre che erano stati rimproverati ed irrefragabilmente provati gli errori del conte di Grasse, se ne facevano degli altri. Questo giudizio violava tutte le regole e tutti i precetti massonici, e lungi dall'essere un atto dì giustizia era una vendetta personale; per cui fu generalmente riprovato, e con molta energia; dapoiché gli uomini che lo avevano pronunciato, la maggior parte non godevano alcuna considerazione e stima. Di fatti in mezzo ai giudici eravi il fratello Larochette, venerabile dei Cavalieri o Benefattori dell'olivo scozzese, che teneva la sua loggia per le taverne, facendo un traffico scandaloso di massoneria; il fratello di M“, allora impiegato del governo, oggi distributore d acqua santa, quello stesso che un giorno nella loggia che presiedeva, conferendo ad una intera squadra di gendarmi l'iniziazione, sottopose i recipiendarii per unica prova a danzare un passo di gavotta (134); il fratello D“ ed il fratello P“, dei quali non conoscevansi i mezzi di sussistenza; il fratello H“ baro di carte, ed un altro, la moglie del quale era la concubina d'un gran signore, ed egli non solo lo sapeva ma ci viveva. A questa gente perduta mischiavasi dell’altra rispettabile, ma che mancava dei necessarii lumi per assumere la responsabilità d’un tale giudizio. Tali erano il fratello G, bettoliere, il fratello A“, sarto da uomo, duna condizione di nuovo genere, il quale sosteneva aver altra volta regnato Ercole nell'Alvernia, ed aveva intrapreso di sostituire il dialetto alla lingua francese.Il vice ammiraglio Allemand che presiedeva il tribunale, li trattava come mozzi; solamente per farsi obbedire, aveva sostituito le fiaschette alla frusta.

Questi stessi uomini, il 24 ottobre dell’anno medesimo, dichiararono traditori dell'ordine i fratelli Fernig, Beaumonte di Quézada, li degradarono dei titoli e qualità massoniche, ed ordinarono che i loro nomi fossero bruciali fra le due colonne dal fratello servente, che veniva in tal guisa trasformato in esecutore di alta importanza.

I due supremi consigli, quello del Prado e quello della Galleria di Pompei, a gara esercitavano la loro autorità. L’ultimo spiegò una grande attività, e si accrebbe di qualche alto personaggio, particolarmente del principe Paolo di Wurtemberg; creò diverse logge, e fra le altre i Propagatori della tolleranza, gli Amici, delle lettere e delle arti, ed i Cavalieri della Palestina. Questo consiglio fondò pure la loggia Bella e Buona, della quale già parlammo altrove. In un’assemblea generale, tenuta il 5 dicembre 1818, annunziò che Luigi XVIII aveva accettato l’omaggio d’una medaglia che era stata coniata in suo onore dal Supremo Consiglio, onde perpetuare la memoria della fondazione della Grande Loggia dei Propagatori della tolleranza, che coincideva con l'evacuazione dal territorio francese dell'armata di occupazione straniera.

Nel 1819 il Supremo Consiglio Fernig cercò nuovamente di riavvicinarsi al Grand’Oriente. Furono nominati alcuni commissarii da ambo le parti II Grand’Oriente propose di riunire le due autorità in una sola, di nominare il conte Decazes gran maestro aggiunto, il barone di Fernig luogotenente gran commendatore, il conte di Lacépède grand’amministratore generale, cinque membri del Supremo Consiglio officiali d’onore, e distribuire gli altri fratelli in qualità di officiali ordinarii, nelle loro differenti camere. Queste condizioni, che rendevano di fatto il Supremo Consiglio superiore al Grand’Oriente, vennero con sollecitudine accettate dai suoi commissarii, ma quando presentarono il loro rapporto venne rigettato, ed il Supremo Consiglio rifiutò di fare la fusione, Volendo conservare la sua indipendenza e la esistenza separata; invocando non sappiamo quale supremazia sul Grand’Oriente, in virtù delle «sublimi conoscenze» delle quali erano depositarli. Per cui si ruppe ogni negoziato.

Mentre queste trattative avevano luogo, il Supremo Consiglio del Prado, sotto il nome di Grand'Oriente Scozzese, poneva ogni studio onde attraversarle. Pubblicò una circolare nella quale dichiarava che il Supremo Consiglio di Pompei non aveva il dritto di trattare la fusione in nome dello scozzesismo, e pregava il Grand’Oriente di non dare orecchio alle sue proposte. Aggiungeva essere falso che questo preteso Supremo Consiglio avesse per gran commendatore il conte Decazes, perché questo fratello esercitava le sue alte funzioni nel Supremo Consiglio del Prado. In appoggio di quest’assertiva egli dava copia di una lettera del conte Decazes, indirizzata al vice-ammiraglio Allemand, ove si leggeva: Signor conte, ho ricevuta la lettera che vi benignaste di scrivermi, onde indirizzarmi congratulazioni intorno al felice parto della Signora Decazes e sulla nascita di mio figlio, in nome del Supremo Consiglio e del Grand’Oriente scozzese al quale ho l'onore di appartenere, ec.» In fatti il conte Decazes crasi lasciato nominare gran commendatore da due autorità rivali, ed aveva accettato le due nomine. Intanto la pubblicazione della sua lettera, che costatava questa doppia accettazione, aveva fallo temere al Supremo Consiglio di Pompei, che non la conosceva, che non si perverrebbe a farlo oliare in favore del Supremo Consiglio opposto; per cui decise di non rimanere indietro in quanto a gentilezza, e decretò che una fascia coi tre colori scozzesi, riccamente ricamata di emblemi massonici, ed alla quale verrebbero sospesi molti gioielli massonici, fosse regalala «al bambino che il Grand’Architetto dell’universo aveva accordato a Sua Eccellenza, qual primo frutto del suo matrimonio». Questa decisione, resa pubblica dai giornali, diede luogo ad una viva polemica fra i membri delle due autorità, la quale non lasciava di avere il suo lato piacevole. Poco tempo dopo questo avvenimento, i due supremi consigli cessarono quasi simultaneamente di riunirsi.

In mezzo alle discordie’ che sorsero nel Grand’Oriente e le diverse frazioni dello scozzesismo, si stabilì in Francia, verso il 1814, il rito di Misraim o d’Egitto, del quale noi facemmo conoscere l’origine. I capi di questo rito pretendevano il privilegio di dirigere indistintamente tutti i rami della massoneria, dei quali il misraimismo, secondo essi, era la sorgente comune. Da principio essi conferirono solamente gli alti gradi, e nel 1815 costituirono la prima loro loggia chiamata Iride, che teneva le sue riunioni in un locale posto in via Saint-Honoré presso il Palazzo Reale. Vi erano stati affiliati in quell’epoca diversi uomini di merito, e fra gli altri il fratello Méallet, versatissimo nelle cognizioni archeologiche, il quale venne posto alla direzione della loggia Iride.Non avevano presso di loro alcun rituale di quel rito, ed il fratello Méallet creò quello del grado di apprendista misraimita, uno dei migliori rituali che si conoscano, poiché vi si scorge l'impronta del genio delle antiche iniziazioni. I rituali dei gradi di compagno, estro, quelli del estro degli angoli, del principe di Gerusalemme, dei cavalieri del sole, e diversi altri furono redatti, verso il 1820, da un fratello meno capace, che noi potremmo citare se non sapessimo da fonte sicura che desidera rimanere anonimo.

Il misraimismo fu in voga per qualche tempo in grazia all’attrattiva che presentavano le forme tutte nuove del grado inventato dal fratello Méallet. I regolamenti generali redatti nel 1805 sembravano troppo difettosi, per cui si occuparono di comporne dei nuovi; ed il fratello Méallet si assunse l’incarico di questo lavoro. Il Gran Consiglio dell’ottantasettesimo grado annesso alla loggia l’Iride, li deliberò e li confermò. Il redattore v’introdusse alcune disposizioni, alle quali i capi del rito, dei quali distruggeva l’onnipotenza, inutilmente si opposero. Furono posti in istampa, ed il fratello Méallet venne incaricato di rivederne le prove; ma egli cadde ammalato, ed i capi del rito profittarono di questa circostanza onde occuparsi essi stessi della correzione ed arrecare al testo, di loro privata autorità, notabili modificazioni. Il fratello Méallet ricuperò la salute, e vedendo i cambiamenti che i regolamenti avevano subito, a sua insaputa e contro la volontà dei fratelli che li avevano votali, venne in urto con i capi del rito, e formò nna loggia misraimita indipendente sotto il nome di Osiride.Ciò non pertanto questa loggia ebbe una sola riunione; poiché, essendo venuti a trattative, il fratello Méallet riprese il posto di venerabile nella loggia Iride.

Intanto eransi macchiati di gravi abusi nell'amministrazione del rito; furono fatte delle ricezioni clandestine, ed il prodotto era scomparso dalla cassa. La loggia Iride sollevossi contro gli autori di questi scandali, ed alcuni membri proposero di passare al Grand’Oriente. Ma i capi manovrarono con molta abilità onde porre la discordia fra i loro avversarli; e quando si venne a votare sulla proposizione, essa venne respinta a gran maggioranza. Un certo numero di malcontenti, fra i quali si trovavano il fratello Joly, Auzou, Gaboria, Décollet, Ragon, Richard, ec., si ritirarono con chiasso, e l'8 ottobre 1816, una nuova potenza suprema del novantesimo grado domandò l'ammissione nel Gran Concistoro dei riti del Grand'Oriente. Ma nel mese di dicembre 1817 giunse una decisione del Grand’Oriente, che rifiutava di riconoscere il rito di Misraim, e di ammetterlo nel Gran Concistoro.

Malgrado i disturbi avvenuti nel misraimismo, dei quali tenemmo parola, la loggia l’Iridenon cessò di lavorare. Vi furono numerose ricezioni, tanto che si fondò una nuova loggia sotto il nome di Seguaci di Zoroastro, ed entrambi trasferironsi al locale del Prado, molto più vasto e più comodo di quello della via Saint-Honoré, per fare subire le prove massoniche che in questo rito si eseguivano fuori del tempio. La loggia dei Seguaci di Zoroastro era notabile per la sua composizione; aveva dato alle provo fisiche uno sviluppo ed un lustro fino allora sconosciuto. Il fratello Gannal, che la dirigeva, aveva messo in opera quanto la chimica, l’acustica e la meccanica offrivano di risorsa per portare il terrore nell'anima degli aspiranti. Per cui alle riunioni di questa loggia accorreva un gran numero di visitatori di ogni regime; la qual cosa determinò il Grand'Oriente a prendere le più energiche misure, onde impedire ai massoni di corrispondere o comunicare con questa loggia. Nel mese di ottobre 1817, nel tempo istesso che egli fulminava anatemi contro il Supremo Consiglio d'America, dichiarò irregolare «la società di Zoroastro sotto la rubrica di Misraim», ed interdisse il locale del Prado, ove riunivansi i membri delle due dissidenze. Però queste misure non ebbero alcun effetto, ed il rito di Misraim continuò a tenere le sue riunioni; ma non andò guari che suscitaronsi nel suo seno stesso novelle discordie.

In una delle riunioni dei Seguaci di Zoroastro, tenuta il 30 aprile 1819, un membro di questa loggia, il fratello Vasillière, domandò venisse fatto un indirizzo alla Potenza Suprema onde invitarla a sopprimere o per lo meno a correggere diversi articoli dei regolamenti generali. Un altro membro, il fratello Quézada, appoggiando questa proposta, indicò diversi arbitrii commessi dal fratello Bédarride principale capo del rito, sotto la sanzione degli articoli in quistione. Egli aggiunse che queste disposizioni degli statuti lo avevano indotto a tenersi lontano dalla Potenza Suprema, e vi era stato pure determinato da «appunti molto svantaggiosi inseriti nei giornali contro l'onore dei medesimi fratelli». In appoggio di quanto diceva produsse un numero di giornale che riferiva un giudizio del tribunale di commercio che dichiarava i signori Bédarride e compagni, negozianti, in istato di pieno fallimento. Dopo aver ben ponderati questi fatti, la loggia prese una decisione con la quale provocava la revisione degli statuti generali e dichiarava che isolavasi dalla Potenza Suprema fin tanto che gli atti emanati da questa potenza portassero la firma del fratello Bédarride. Il processo verbale di questa seduta venne stampato e distribuito alle logge.

Venuta a cognizione della Potenza Suprema resistenza di questo scritto, essa nominò una commissione per esaminarlo. L’11 giugno il fratello Briot, antico cancelliere di Stato a Napoli, riferì l’operato della commissione. Dopo aver combattuto le allegazioni relative agli statuti generali che avevano motivata la decisione della loggia dei Seguaci di Zoroastro, egli trattò l’accusa portata contro il fratello Bedarride, e stabili che questo fratello non era in istato di aperto fallimento, ed il giudizio invocalo, fatto da più di un anno in contumacia, non aveva verun effetto. Dopo questo rapporto la Potenza Suprema fece un decreto col quale radiava dai quadri del rito la loggia dei Seguaci di Zoroastro.

Nel luglio seguente un altro scisma comparve sull’orizzonte massonico. Il conte Allemand, capo del Supremo Consiglio del Prado, ed il generale Fernig capo del Supremo Consiglio di Pompei, facevano parte entrambi della Potenza Suprema di Misraim. Il conte Allemand era venerabile della loggia misraimita l'Iride.In una riunione straordinaria, tenuta da questa loggia, la Potenza Suprema di Misraim ed il Supremo Consiglio del Prado vi si presentarono in,corpo, domandando di essere ammessi. Secondo l’uso, le autorità superiori di un rito praticato da una loggia debbono essere ammesse ai lavori di questa loggia dopo l’introduzione di tutti i visitatori e deputati dei riti stranieri. Il conte Allemand, avendo saputo che il generale Fernig, suo rivale, trovavasi fra i membri della Potenza Suprema di Misraim che domandavano di entrare nell’officina, voleva rendere i più grandi onori alla deputazione del Supremo Consiglio del Prado, per dare in qualche modo a questo corpo la supremazia sopra un autorità della quale faceva parte il barone Fernig. La potenza Suprema di Misraim rifiutò di sottoporsi all’inferiorità che pretendeva attribuirle; il conte Allemand, che era del parere della loggia, persistendo nella sua risoluzione, fece si che la Potenza Suprema si ritrasse. Il 23 dello stesso mese, essa radiò dai quadri del rito la loggia Iride, la quale ben tosto si ravvide, e fu reintegrata il 4 agosto; però il conte Allemand, avendo rifiutato di giustificarsi, la Potenza Suprema lo escluse dal suo seno con un decreto del 14 dicembre.

Il rito di Misraim, sebbene travagliato da queste intestine discordie, riprese il corso de’ suoi lavori nel 1820. Stabili nuove logge e particolarmente quella del Monte Sinai, della Macchia Ardente, dei Seguaci di Misraim, delle Dodici Tribù, e dei Figli d'Apollo in Parigi. Costituì pure un certo numero di officine nei dipartimenti e particolarmente in Rouen, Bordeaux, Tolosa, Marsiglia, Tarare, Lione, Besanzone ed a Metz. I suoi progressi ispirarono serie inquietudini al Grand'Oriente, tanto che, nel 10 ottobre 1821, diresse una circolare alle sue logge, onde rammentar loro che il rito di Misraim non era da esso riconosciuto, e per interdire ogni comunicazione con esse. Nella festa dell’ordine, celebrata il 27 dicembre, il fratello Richard, oratore del Grand’Oriente, parlò con gran calore contro il regime misraimita, dicendo che non temeva di segnalarlo all’autorità, perché questa esercitasse la sua sorveglianza particolare. Questi attacchi ebbero per risultato di provocare misure rigorose contro le officine di Misraim. La polizia ne fece chiudere i locali, e sequestrarne le carte, portando innanzi ai tribunali i principali membri, i quali furono condannati per infrazione all’articolo 291 del Codice penale. Da quel tempo in poi il rito di Misraim sospese i suoi lavori, e li riprese alla rivoluzione del 1830. Oggi tiene le sue riunioni nel locale della strada Saint-Mery. Le sole logge che riconoscono la sua autorità sono quelle dell’Iride, dei figli d'Apollo, della Macchia Ardente e delle Piramidi.

Nel 1818 il fratello Giuseppe Bedarride introdusse il misraimismo nel Belgio. Vi fece alcuni proseliti, e tentò di stabilire una potenza suprema, ma non gli riuscì essendo divenuto il bersaglio di tutte le potenze massoniche. S’impegnò una guerra di scritti, essendo stata pubblicata una decisione del Grand’Oriente dr Francia che colpiva d’anatema il rito di Misraim. Federico di Nassau, appoggiandosi su quei documenti, proscrisse l’esercizio della massoneria misraimita nel regno dei Paesi Bassi con un decreto del 18 novembre. Respinto da questa parte il rito di Misraim, intraprese di stabilirsi nella Svizzera. Verso i primi giorni del 1821, il fratello Bédarride fece adottare questo regime dalla loggia degli Amici riuniti di Ginevra. Poco dopo fondò una seconda loggia a Losanna che chiamò i Mediatori della natura. Il Grand’Oriente elvetico-romano fulminò di anatemi la nuova loggia, ma il suo gran maestro, il fratello Bergier d’Illens, essendosi fatto iniziare nei misteri misraimiti, emise la pretensione di sostituire la nuova massoneria al rito rettificato professato da quest’autorità. Benché ei non trovasse aderenti, pure dopo questo conflitto il Grand’Oriente cessò di riunirsi, e le logge di sua giurisdizione concorsero, verso quell'epoca istessa, a stabilire una Grande Loggia nazionale svizzera. Il fratello, Bédarride si recò pure a Berna ove discese all'albergo della Corona.Ma, meno fortunato che a Ginevra e Losanna, non fece alcuna recluta, e non tardò a lasciare il paese. La loggia degli Amici riuniti si pose nel 1822 sotto l’ubbidienza della Grande Loggia nazionale svizzera, e quella dei Mediatori della natura cessò di esistere verso il 1826. Il misraimismo, importato in Irlanda nel 1820, vi formò una sede che ancora sussiste; ma è ben lontano dall'essere in florido stato. Esso si spense completamente in Iscozia ove il fratello Michele Bédarride aveva tentato introdurlo nell'anno medesimo.

La morte del conte Allemand, ed il profondo discredito nel quale era caduto il Supremo Consiglio del Prado, aveva portato con sé la dispersione completa dei membri di questo corpo. Il Supremo Consiglio, avendo rifiutato di riunirsi al Grand’Oriente, fece si che un gran numero de' suoi membri se ne allontanasse. I disertori, essendo i capi ed i principali officiali delle logge che dipendevano da lui, cessarono tosto di riunirsi. Allora non restò che uno stato maggiore senza soldati, e tanto il Supremo Consiglio del Prado, quanto quello di Pompei dovettero cadere in dissoluzione.

In queste circostanze, il generale Fernig, il cui zelo massonico non permettevagli di rassegnarsi all'inoperosità, verso il principio dell’anno 1821, conferì col fratello Munire, onde risvegliare l’antico Supremo Consiglio di Francia, che fin dal 1815 era caduto in profondo letargo, ed a riempire i vuoti prodotti dalla morte e dalle dimissioni, coll'aggregare a questo corpo alcuni dei membri del Supremo Consiglio di Pompei. Il conte Munire accolse questa proposizione, e la manifestò al conte Valence, al conte di Ségur, al barone Fréteau di Pény, e al rimanente dei fratelli residenti in Parigi, che appartennero tutti al Supremo Consiglio di Francia; essi accettarono la proposta e decisero di rimettere questo corpo in attività. Il Supremo Consiglio si completò col barone di Fernig e con alcuni altri membri dell’associazione da lui diretta, e si decise che la prima cura di questo corpo, novellamente comparso sull'orizzonte massonico, sarebbe di rendere gli onori funebri ai marescialli Lefèvre e Kellermann, colpiti da morte durante la sospensione dei lavori. Si presero tutte le necessarie disposizioni affinché la festa di apertura, stabilita pel di 27 aprile, fosse degna dei fratelli che la facevano e dello scopo per cui era fatta. Si mandarono numerose lettere d'invito; ma poco mancò che la festa non avesse luogo. Erasi scelto per celebrarla il locale della strada Grenelle-Saint-Honoré, ma il Grand'Oriente avendo rifiutato di accordarlo la vigilia del dì stabilito, i commissarii immantinenti si occuparono di procurarne un altro. Perciò domandarono quello della via Saint-Méry, che nemmeno potettero ottenere. La pompa funebre dovette per questi motivi essere aggiornata, e fu più tardi solennizzata nella galleria di Pompei, sulla quale il Grand’Oriente non esercitava alcun diritto.

Pochi giorni dopo, il Supremo Consiglio si occupò di completare la sua organizzazione. Fece il quadro dei suoi membri; nominò il conte di Valence gran commendatore, invece del principe di Cambacérès dimissionario, il conte di Ségur luogotenente gran commendatore, il conte Munire ed il generale Fernig segretarii del Santo Impero, il fratello Wuillaume tesoriere, invece del fratello Thory, dimissionario, ec. Il Supremo Consiglio stabilì un corpo a sé inferiore, chiamato loggia della Gran Commenda, alla formazione della quale furono chiamati a concorrere tutti i fratelli investiti dei gradi inferiori al trentesimoterzo. Questa loggia ebbe per venerabile in esercizio il conte di Ségur, e per venerabile d’onore il conte di Lacépède. Nel 1822 formò una specie di Grand'Oriente, ove le logge ed i capitoli erano rappresentati dai loro deputati.

Il Supremo Consiglio non aveva logge inferiori, per cui pensarono di formarle, ma veruno degli alti personaggi che lo componevano si volle incaricare personalmente di questa cosa. Si era pure progettato di fare dello scozzesismo una società di eletti e quasi aristocratica. Ma si dovette rinunciare a questo progetto, e rassegnarsi a ricevere le logge, che si sarebbero presentate, con qualunque personale. La prima che domandò di porsi sotto la bandiera del Supremo Consiglio fu la loggia dei Cavalieri benefattori dell'olivo scozzese, la quale tutto era fuorché nobile, ed era presieduta da quello stesso Larochetle che sedè fra i giudici del conte di Grasse e del generale Fernig. Vi fu un po’ di esitazione per accettare questo elemento; ma vedendo che non vi era altro da scegliere ed assolutamente volevansi delle logge, venne accettata col solo scopo «di non averla nemica.» Costituita il 31 agosto 1821 venne istallata nell’anno seguente. Per questa consacrazione vennero incaricati il conte Mauraire, il conte d’Orfeuille, ed il generale Fernig. La riunione si tenne presso un trattore, strada Grenelle-Saint-Germain, vicino alla fontana. Siccome Larochette non aveva credito in questa casa, ed i fratelli della loggia erano in piccolissimo numero e per soprammercato tutti poveri, non potettero riunire i fondi necessari, per cui non si tenne banchetto dopo l'istallazione, ed i commissarii, confusi e malcontenti, furono costretti di andare a pranzo a proprie spese al più vicino trattore. Questa disdetta non impedì al Supremo Consiglio di costituire, poco tempo dopo, i Commendatori del Monte Libano, gli Amici dell'onore francese, ed altre officine dello stesso genere. Però se ne formarono delle altre tanto in Parigi quanto nei dipartimenti, composte di uomini onorevoli, i quali diedero alquanto lustro al rito. Di tutte le logge scozzesi, quella che fin dal suo nascere ha sostenuta la parte più importante nei massonici affari fu la loggia di Èmeth,o della verità. Coroponevasi di pochi membri ma scelti, giovani ed ardenti; e la loro attività ed il loro spirito di proselitismo furono di grand’aiuto al Supremo Consiglio nella lotta che esso doveva sostenere contro il Grand'Oriente; per la qual cosa divenne il punto di mira di questa massonica autorità che le suscitò contro ogni sorta di ostacoli. Il 15 ottobre 1823 si vide interdire il locale della via Saint-Mery ove teneva le sue riunioni, onde fu costretta di rifugiarsi al Prado. In quest’occasione essa indirizzò forti rimostranze al Supremo Consiglio, il quale, non avendo già da molto tempo tenute pubbliche riunioni, sembrava che avesse abbandonate le redini dello scozzesismo, lasciando le logge esposte senza difesa al corpo della potenza rivale. Il Supremo Consiglio non si fece muovere da questa protesta, alla quale non rispose nemmeno, rimanendo immerso nella stessa inazione. Lo scoraggiamento erasi impadronito delle logge scozzesi le quali, vedendosi abbandonate, nulla sapevano risolvere; ma la loggia di Èmeth, unendo i suoi ai loro interessi, scrisse una energica tavola che fece pervenire al Supremo Consiglio il 5 maggio 1824. In essa leggevasi: «Esiste ancora il Supremo Consiglio? ecco quanto vicendevolmente si vanno domandando tutti quegli operai pei quali la massoneria non è un nome vano. Già da lunga pezza non si sente più parlare del Santo Impero; presso di essi non si conosce che per tradizione, non è altro che una fuggitiva memoria, e non andrà guari che loro lascerà la debole impressione di un sogno.... Perù noi lo dobbiamo dire: tre membri della potenza suprema (i fratelli Muraire, Fernig e Vuillaume), non partecipando della freddezza de’ loro collegati, i soli che qualche fiata venendo nei nostri deserti templi, consolano ed invitano alla pazienza il gregge senza pastore.Può darsi che noi dovessimo loro anche dipiù; forse hanno provocata qualche riunione dei loro illustri fratelli; ma quali vantaggi e quali beneficii produssero queste riunioni? Ciascuna aveva per iscopo qualche decisione, qualche artico lo regolamentario: come se le migliori misure potessero servire a qualche cosa quando non debbono essere seguite! Cosicché invano si cercherebbe quanto si è decretato con tanta pompa, per esempio la Grande Loggia centrale... Già da lungo tempo noi lavoriamo sotto un’invocazione ideale, e noi siamo troppo penetrati della nostra debolezza per non credere all’annientamento dell'ordine, quando il suo gran fuoco è quasi interamente estinto. Noi ve lo diremo con franchezza, illustrissimi fratelli... è impossibile di riparare il torto della vostra indifferenza verso lo scozzesismo, ma siete ancora in tempo di prevenirne uno più grande. Chiamate presso di voi i nostri deputati, riunite la Gran Loggia: noi abbiamo bisogno di essere sostenuti. Il Grand'Oriente non tralascia di fare dei tentativi per scoraggiarci; le sue logge per noi sono ancora chiuse, la più assoluta proibizione di ammetterci ai lavori é stata pronunciata, e questa proibizione non ha altro scopo che travagliarci con persecuzioni... Noi siamo persuasi che la giustizia della nostra domanda vi animerà onde farci a fare giustizia. Sarebbe lo stesso che recarvi offesa dubitare del successo, poiché, rigettando il nostro indirizzo, sembrerebbe dirci che desiderate la rovina dello scozzesismo. In tal caso, siccome sopra ogni cosa siamo massoni, ci crederemmo forzati ad imitare l’esempio di Samuele, e di prostrarci innanzi ad un altro eletto del Signore, quando Saul ripudiasse l'olio santo che unse la sua fronte».

Questo reclamo irritò grandemente il Supremo Consiglio, il quale decisc di non tener conto del reclamo di quella loggia, li Muraire emise un'opinione differente, dicendo che bisognava prendere in considerazione le ragioni che militavano in favore di quella petizione, le quali scusavano la vivacità dei termini nei quali era concepita, ma queste considerazioni non furono per nulla ascoltate. Egli attese che il tempo avesse calmato quelle dispiacenze, ed intanto vide separatamente i membri della Gran Loggia. Il duca di Choiseul, che pel primo sollecitò, rifiutò formalmente di riunire la Gran Loggia della quale era il venerabile. Il conte Muraire allora si rivolse al conte Lacépède, venerabile onorario, che essendo uomo più conciliativo acconsenti di presiedere. La tanto desiderata riunione ebbe luogo e le logge scozzesi ripresero vigore.

La Loggia Èmeth ottenne che il locale della via Saint-Mérv fosse riaperto alle officine della corrispondenza del Supremo Consiglio. Nel 1825 essa fondò un capitolo di rosa-croce, e ne annunziò l'istallazione per lettere di convocazione distribuite in gran numero. l’8 aprile una di queste lettere pervenne nelle mani del Grand’Oriente, che immantinenti notificò al proprietario del locale la proibizione di ricevere il capitolo di Èmeth, sotto pena di vedere interdetto il suo tempio alle logge regolari, ma questa proibizione passò inosservata, e la istallazione ebbe luogo con gran pompa.

Allora la loggia d’Èmeth cambiò andamento, ed invece di difendersi contro il Grand'Oriente, essa lo attaccò. Ogni sera alcuni de' suoi membri, i fratelli Millet, de la Jonquière, von der Hoff, Ricard, B. Clavel, ed altri, si presentavano nei peristilii delle logge francesi, e domandavano di essere introdotti come visitatori. Quando si rifiutava loro l'ingresso, invocavano la tolleranza massonica, il loro titolo di fratelli, le promesse giurate; i membri da essi convertiti con la loro dottrina, nell'interno della loggia ne difendevano la causa, ed il più delle volte erano ammessi a dispetto dell’opposizione del Grand’Oriente. Nel corso del 1825 la loggia di Èmeth riportò su questi corpi grandi vantaggi, pervenne a contrattare un’affiliazione con una loggia della ubbidienza della Clemente Amicizia, allora preseduta dal fratello de Marconnay. Questo esempio esercitò qualche influenza sullo spirito di molte officine di Parigi, e la loggia d'Èmeth vide scomparire a sé dinanzi, come pure innanzi alle altre logge scozzesi, le barriere che fino allora le tenevano divise.

Questa situazione sembrò grave al Grand’Oriente, per cui risolvè di farla cessare. In fatti il 25 febbraio 1826 pubblicò una circolare fulminante contro il Supremo Consiglio, colla quale contestavagli la legittimità della sua potenza, dichiarandolo irregolare, unitamente alle sue logge, ed interdicendo alle officine di sua dipendenza ogni comunicazione con quelle. La Clemente Amicizia, vedendo in questo manifesto una censura indiretta al suo operato, pubblicò e distribuì a tutte le logge uno scritto col quale rifiutava la circolare del Grand'Oriente, negando a questo corpo il possesso legale dello scozzesismo, e dichiarando di non volersi sottomettere per nulla alla proscrizione pronunciata contro i fratelli dell'altra obbidienza. Questo fatto fu causa di un grande scandalo nel Grand’Oriente. Fu deciso che si facesse un’informazione contro le logge ribelli, ai nominò una commissione d’inchiesta che chiamò presso di sé gli officiali che avevano firmato lo scritto. Essi obbedirono alla citazione, confessarono la propria partecipazione all’atto della Clemente Amicizia, fecero di tutto per giustificarlo, ma loro venne tolta la parola, dichiarando che non verrebbe loro restituita se non quando avessero firmato un foglio col quale ritrattavano quanto era esposto nella memoria incriminata. Ha essi, dopo aver protestato e rifiutato, si ritirarono. Allora il Grand’Oriente fece un decreto col quale li sospendeva ed interdiceva loro l’ingresso in tutti i templi massonici, e s’indicava uno dei suoi membri per dirigere quell'officina. Questo fratello convocò la Clemente Amicizia, la quale, messa in mora per dichiarare se aveva aderito alla redazione ed alla distribuzione di quello scritto, unanimemente rispose con una affermativa. Dopo questo fatto il 5 settembre la loggia venne demolita, ma questa appellò la sentenza scegliendo diversi suoi membri onde sostenere l’appello. Questi ultimi nel giorno stabilito si recarono al Grand'Oriente muniti di tutti i documenti storici atti a giustificare quanto questa loggia aveva dichiarato; queste carte che formavano una voluminosa raccolta atterrirono un membro del Grand'Oriente, il quale alzandosi disse «aver essi portato una biblioteca.» Non sappiamo se questa circostanza influì sulla determinazione dei giudici; poiché essi rifiutarono di ricevere i delegati della Clemente Amicizia, se prima non abiuravano quanto nello scritto incriminato avevano esposto. Questa condizione essendo inammissibile, i delegati non insistettero per essere ricevuti. Istruita la loggia-dell’accaduto, si ritirò dall'ubbidienza del Grand’Oriente, ponendosi sotto quella del Sublime Consiglio, senza aver altro a rimpiangere che la perdita di due suoi membri che facevano parte degli officiali del corpo dal quale si staccavano. Pochi giorni dopo questo avvenimento, spiegò i motivi della sua condotta, con una memoria giustificativa, la quale produsse un gran movimento fra i massoni, ed apri alle scozzesi dissidenze varie logge che fino a quel momento erano rimaste chiuse.

A tutti gli errori che aveva commessi il Grand’Oriente ne aggiunse uno nuovo, che gli attirò il biasimo di tutte le logge e delle sue in particolare. Quasi nel tempo istesso che la Clemente Amicizia separavasi dal Grand'Oriente, un certo Signol scrittore, membro della loggia Sani Augusto della perfetta intelligenza, in una tornala della sua loggia, pronunciò un discorso, che per via della stampa rese di pubblica ragione, col quale proponeva un piano di riforma alla massoneria, onde porta, diceva egli, a livello del secolo, cioè a dire per darle una tendenza politica. Questo discorso, venuto a conoscenza del Grand’Oriente, fu riprovato, ponendosi nel numero dei libelli; fu dichiarato sovversivo ai principii massonici e contrario agli statuti e regolamenti generali. Lo scritto del fratello Signol non aveva che un torto, quello di essere illogico, volendo che un’associazione composta di uomini d'ogni opinione politica propugnasse una opinione politica particolare; ma non conteneva proposizioni talmente sediziose da obbligare il Grand'Oriente a menarne tanto rumore. Però quest’autorità avrebbe potuto ingannarsi, ed in questo caso era fuori proposito dirigerle rimproveri, essendo tutti i corpi morali e tutti gl'individui soggetti ad errare. É vero però, che essa aveva esagerato, per progetto, il contenuto dello scritto di Signol, onde metterlo a frutto in più onorevoli vedute. Infatti, in un discorso pronunciato nella festa dell'ordine, il fratello Richard grand’oratore, quello stesso che nel 1821 aveva indicato al potere il rito di Misraim come associazione pericolosa, si studiò di unire l’affare del fratello Signol con quello della Clemente Amicizia, provandosi d’insinuare, che la ritirata di questa loggia potevasi collegare a qualche politica combinazione contraria agli interessi governativi. Lo scopo che erasi proposto il Grand'Oriente con questa malevola insinuazione non ebbe verun effetto, non avendo subito la Clemente Amicizia alcuno intrigo di polizia, ed i suoi lavori essendo stati circondati da un lustro fino a quel tempo sconosciuto.

Poco tempo dopo molte logge della corrispondenza del Grand’Oriente, e fra le altre quelle di Gerusalemme della costanza, e degli Amici costanti della vera luce, si schierarono sotto la bandiera del Supremo Consiglio. Molti officiali del Grand'Oriente seguirono l’esempio di queste logge, e fra gli altri anche il fratello Caille che aveva parlato contro la Clemente Amicizia, ed aveva fortemente contribuito alla sua demolizione. Onde evitare quelle diserzioni, che giornalmente aumentavano, il Grand’Oriente intraprese le trattative di pace. Per la qual cosa fece al Supremo Consiglio alcune proposizioni che vennero accettate, e d’ambe le parti si nominarono commissarii per discutere. Le conferenze durarono cinque mesi, ma siccome ad ogni concessione fatta dal Grand’Oriente, il Supremo Consiglio opponeva un altra pretensione, s’interruppero i negoziati, vedendo impossibile una riconciliazione.

Le logge, che dalla giurisdizione del Grand’Oriente erano passate a quella del Sublime Consiglio, erano poco soddisfatte dell’organizzazione della Gran Loggia scozzese. Di accordo con la loggia Èmeth domandarono immantinenti delle riforme; il Supremo Consiglio, vedendosi messo con le spalle al muro, acconsentì ad accordare le domandate riforme. Dopo il lavoro di questo fratello le officine scozzesi godevano nella Gran Loggia di una effettiva rappresentanza, prendendo parte alla compilazione delle leggi ed amministrando il rito, lasciando al Supremo Consiglio la sola facoltà di soprastare a quanto concerne il dogma. Questo sistema che era conforme al rito e allo spirito della società massonica, e che dava soddisfazione ai voti formalmente espressi dalle logge scozzesi, aveva pure il vantaggio di accordarsi con quello del Grand’Oriente, facilitando in tal modo il passaggio di un gran numero di logge di questa autorità al Supremo Consiglio; ma siccome questo nuovo argomento distruggeva l’onnipotenza dei capi dell’ordine e li riduceva all’inazione ed in qualche modo li annullava, se non fu respinto in quanto alla forma, lo fu in quanto allo spirito. La rappresentanza delle officine fu mantenuta in principio, ma la resero illusoria nell’applicazione. Si ammise la divisione della Grande Loggia in sezioni, ma non si stabilì definitivamente quali materie erano ad esse attribuite; si fecero semplici commissioni per preparare il lavoro, ed il Supremo Consiglio venne investito del potere di pronunciare sovranamente, non in assemblea generale,

30 J ma in commissione amministrativa, ove poteva accadere che le quistioni del più alto interesse per una loggia fossero decise dalla maggioranza di due contro uno. Decretata questa organizzazione, non soddisfece per nulla le logge; per cui ne vennero gravi discussioni. Diverse officine e particolarmente l'Èmeth e la Clemente Amicizia interruppero la corrispondenza col Supremo Consiglio, e passarono al Grand'Oriente. Indebolito da queste discordie, lo scozzesismo si trascinò semivivo per diversi anni; ma avendo fatto nuovi acquisti cominciò a rianimarsi. Nel 1838 il Supremo Consiglio chiamò il duca Decazes, antico ministro della restaurazione, alle funzioni di gran commendatore. L’alta posizione di questo personaggio, il credito che godeva sotto l’attuale governo, lo zelo dal quale sembrava animato, e la facilità colla quale apriva le sue sale ai fratelli, furono per molti massoni possenti motivi per ritornare al Supremo Consiglio che essi avevano abbandonato onde coprirsi della sua bandiera invece di quella del Grand'Oriente. Si sarebbe potuto credere che il nuovo gran commendatore, che non sdegnava di visitare le semplici logge, e pure le logge di artisti, come quella degli Ammiratori di Brézin, e che coglieva ogni occasione di rendersi popolare, avesse esercitato un’influenza liberale sulla legislazione del rito scozzese, ma non fu così, e la nuova organizzazione della Gran Loggia centrale decretata il 25 dicembre 1842, lungi dal rendere più reale e più efficace la rappresentanza delle officine scozzesi, la rese anche più illusoria di quel che era stata ridotta nella precedente organizzazione.

Il Supremo Consiglio nel 1833 concluse un trattato d’alleanza col corpo della medesima natura, esistente nel Belgio e nel Brasile, e con un nuovo Supremo Consiglio stabilito a New-York sotto il titolo distintivo di Supremo Consiglio unito dell'emisfero occidentale. Noi abbiamo dato delle notizie intorno ai due primi, ora narreremo quale fu l’origine del terzo.

Certamente lutti si rammenteranno che il Consiglio degli imperatori d’Oriente ed Occidente investi, nel 1761, un ebreo chiamato Stefano Morin del potere di propagare il rito di perfezione di America. Questo fratello giunto in San Domingo comunicò i venticinque gradi, di cui componevasi il sistema, ad un gran numero di massoni isolati, e fondò per m. o di deputati, capitoli e consigli in diversi punti delle colonie inglesi, la maggior parte dei quali avevano un’esistenza effimera, e non univansi mai ad un'organizzazione generale. Sopraggiunta la guerra dell'interdipendenza interruppe lutti i lavori massonici; ed il rito di perfezione dovette pure subire questa comune necessità, e non riprese i suoi lavori che dopo la pace. Allora i delegati del fratello Morin si rimisero all'opera, e nel 1783 fondarono in Charlestown una Grande Loggia di perfezione, e tentarono senza successo di stabilire simili istituzioni negli altri Stati dell’Unione Americana. Fu la Grande Loggia di Charlestown, come altrove dicemmo, che portò al numero di trentatré i gradi da essa praticati, che formò il rito antico ed accettato e che istituì il Supremo Consiglio delle Colonie francesi in America (135).

Un Francese, chiamato Giuseppe Cerneau, gioielliere nato a Villeblerin nel 1763, che erasi stabilito in San Domingo, fu iniziato nei misteri del rito di perfezione. Forzato a lasciare l’isola dopo l'insurrezione de’ negri, percorse le Antille spagnuole, gli Stati Uniti, e finalmente à stabilì in New-York, ove fondò nel 1806 un Supremo Consiglio del trentesimoterzo grado, dei-quale da sé medesimo si nominò gran commendatore, segretario e cassiere. Fece un gran numero di ricezioni e specialmente fra gli Americani del sud; rilasciò diplomi, grembiali, fasce e gioielli alle persone che iniziava. Intraprese la fabbricazione di quelle scatole di latta che servono a custodia del suggello che si attacca al diploma (136). A questi diversi rami d'industria aggiunse una speculazione libraria: fu autore ed editore di un Manuale massonico in lingua spagnuola, del quale inondò il Messico e le altre colonie di questa parte dell'America. Più tardi si pose in relazione col Grand'Oriente di Francia che riconobbe il suo Supremo Consiglio, aiutando, senza saperlo, un indegno mercato di massoneria. Giunta la nuova di questo successo in Charlestown, gli ebrei del Supremo Consiglio di questo paese, invidiando i guadagni che ricavava dalle ricezioni, immaginarono di fargli concorrenza. Difatti spedirono a New-York il fratello Emmanuel de la Motta, il quale, appena giunto, inalzò al trentesimoterzo grado diversi fratelli, e si portò con essi presso il fratello Cerneau onde fargli subire un interrogatorio intorno all'origine de’ suoi poteri, n fratello Cerneau rifiutò di dare le spiegazioni che gli vennero domandate, ed ai fratelli che lo interrogavano parve ch'ei «fosse completamente estraneo allo sublimi conoscenze del trentesimoterzo grado». Dopo aver raccolto una bella messe di dollari e costituito, il 5 agosto 1813, il Supremo Consiglio di New-York, il quale ebbe per primo gran commendatore il fratello Tompkins vice presidente degli Stati Uniti, il fratello De La Motta andò a propagare in altri ponti della repubblica i misteri del rito antico ed accettato.

La fondazione del nuovo supremo consiglio non impedì al fratello Cerneau di darsi al suo commercio; solamente egli ribassò i prezzi e moltiplicò le sue ricezioni fra gli stranieri che sbarcavano in New-York. Ma il cinismo delle sue azioni aveva fatto allontanare da lui tutti i massoni onorevoli che questa città conteneva nelle sue mura. Verso il 1830 egli era da tutti disprezzato, ed era talmente addolorato che immaginò di lasciare il teatro del suo passato splendore per ritornare nel paese che lo avea veduto nascere. La Grande Loggia di New-York, mossa a compassione del suo misero stato, gli diede una somma di danaro onde ripatriare. Da quei tempo non si seppero più sue nuove.

Gli uomini de’ quali erasi circondato il fratello La Motta per fondare il Supremo Consiglio di New-York erano pure degli speculatori di massoneria, però più destri e meno cinici di Cerneau. Avevano ammesso fra loro alcune persone onorevoli, i nomi delle quali servivano loro di raccomandazione e di manto; all'ombra de' quali invertivano ad utile loro i dritti provenienti dalle ricezioni e dai diplomi; e per dispensarsi di rendere i conti, essi raramente convocavano il Supremo Consiglio; e se qualche volta ciò accadeva, era soltanto per procedere alle iniziazioni, le quali cerimonie venivano ad arte prolungate, affinché non vi fosse il tempo di occuparsi d’altro. A diverse riprese, essi fulminarono di anatema il fratello Cerneau loro concorrente, accusandolo di aver abusalo della confidenza dei massoni, conferendo loro on falso scozzesismo da lui inventato, ed appropriandosi le somme ricavate dai gradi e dai diplomi da lui rilasciati. L’ultimo manifesto che pubblicarono contro di lui fu sul principio del 1827. Sebbene avessero con tanto studio nascosto il mal versamento delle somme ricevute, pure ne traspari qualche cosa, per cui ebbe luogo un’inchiesta, e dai membri onesti del Supremo Consiglio vennero senza rumore cacciati. Ma quel loro zelo interessato era la sola (orza di questa autorità massonica, e quando essi non ne fecero più parte, cadde in quasi completa inerzia. Raramente aveva luogo qualche riunione, ma pochissimi erano quei membri che vi prendevano parte. In una parola, il Supremo Consiglio non esisteva più.

In queste circostanze giunse in New-York, nel 1832, un fratello che facevasi chiamare Maria-Antonio Nicola-Alessandro-Roberto-Gioacchino di Santa Rosa, Romolo di San Lorenzo, marchese di santa Rosa, conte di San Lorenzo, il quale prendeva il nome di sovrano gran commendatore ad vitam del Supremo Consiglio del trentesimoterzo grado del rito scozzese antico ed accettato, capo supremo dell’antica e moderna massoneria, per la Terraferma, l’America meridionale, il Messico ec., dell’uno e dell’altro mare; le isole Canarie, Porto Rico oc. ec. Si presentò come investito dei poteri del Supremo Consiglio da lui presieduto, onde trattare la sua riunione a quella di New-York e formarne un solo che abbracciasse tutta l’America, e pervenire in tal modo a far cessare tutte le scissure, che dividevano la massoneria in quella parte del mondo. Le sue proposte vennero accettate, e si stabilì a New-York un’autorità massonica che prese il nome di Supremo Consiglio unito, per l'emisfero occidentale, del trentesimoterzo ed ultimo grado del rito scozzese antico ed accettato, il quale ebbe per gran commendatore il fratello Elia Hicks, quello stesso che occupava il medesimo posto nell'ultimo Supremo Consiglio di New-York. Quello nuovo corpo pubblicò un manifesto in cui annunziava la sua istallazione, ne faceva conoscere i motivi, e chiamava a se tutti i massoni scozzesi d’America; questo manifesto veniva seguito dal testo del trattato di pace, composto di sedici articoli con la data del 5 aprile 1832, da una professione di fede, i cui dogmi principali erano l'indipendenza dei riti e la tolleranza massonica. Malgrado tutto il rumore che egli fece alla sua fondazione, non andò guari che questo supremo consiglio cadde nell’indolenza a causa della partenza per la Francia del conte di San Lorenzo, che n’era l’anima: in modo, che mentre questo fratello trattava in Parigi l’alleanza del supremo consiglio di questa città con quello di New-York, quest’ultimo più non esisteva che di nome.

Lo scopo dell’alleanza fra il Supremo Consiglio di Parigi, di New-York, di Rio Janeiro e di Brusselle, era quello di regolare, di comune accordo, quanto concerneva il dogma, la legislazione generale, la disciplina, la prosperità, la sicurezza e l’indipendenza dello scozzesismo. Ogni Supremo Consiglio confederato era rappresentato presso gli litri dai suoi delegati, i quali erano invitati in tutte le loro assemblee, ed avevano voto consultivo, è potevano protestare, quante volte si prendessero deliberazioni che sembrava ad-essi poter compromettere gl’interessi generali dell’ordine, o specialmente quelli delle potenze che li avevano investiti di poteri. Ma anche questa come tutte le alleanze venne eseguita fintanto che non urtò le convenienze personali delle potenze contraenti. Questa gran verità che or ora dicemmo sarà confermala dal fatto seguente.

Nel 1839 il clero cattolico, avendo suscitato intrighi di ogni sorta contro i massoni del Belgio, il Supremo Consiglio di Brusselle rese consapevole di questo stato di cose il Supremo Consìglio di Francia, domandando il suo appoggio ed intervenuto onde farlo cessare. il Supremo Consiglio di Francia, composto di alti personaggi, la maggior parte de’ quali era molto ben voluta in corte, trovavasi in ottime condizioni onde ottenere per vie diplomatiche, che il governo belga, i capi del quale avevano d’altra parte assunto il patronato de massoni, s’interponesse affinché il clero non turbasse più la pace della confraternita: tale era l’opinione del Supremo Consiglio del Belgio, ed era con quest’idea che aveva scritto. Tuttavia sembrava che il Supremo Consiglio di Francia non fosse di questa opinione, poiché la lettera che ricevette lo pose in imbarazzo; ed in luogo d’agire, oppure di offrire qualche consolazione, rispose in termini vaghi, affermando che la massoneria belga non aveva nulla da temere fintantoché la rosa fosse ai piedi della croce.» Non appena il Supremo Consiglio di Brussclle ebbe conoscenza di questa risposta, protestò contro tale atto, dichiarandolo un abbandono degli interessi massonici cui apparteneva. Esso aveva preso il suo mandato cosi sul serio, e vi mise tanto valore nel render noli i torti del Supremo Consiglio di Francia verso l’alleato, che venne subito dispensato di convocarlo alle assemblee, e si negoziò la sua rivocazione dal Supremo Consiglio del Belgio. Questa autorità che durante alcun tempo aveva sostenuto il suo delegato, insidialo, travagliato dalla lotta da essa impegnata, fini col disapprovare quanto aveva fatto, facendolo rimpiazzare da un altro fratello, comprando a questo prezzo una pace vergognosa.

Nel numero delle logge che eransi unite a lui, il Supremo Consiglio di Francia contava particolarmente quella dell’Avvenire in Bordeaux. Nacquero disgusti fra questa loggia e le officine della medesima città che riconoscevano l’autorità del Grand'Oriente e rifiutavano di ricevere i suoi membri in qualità di visitatori. Differenti corpi massonici dei dipartimenti, in quest’occasione, domandarono al Grand’Oriente, fino a quando fosse interdetto l’ingresso ai loro lavori, ai massoni dell’ubbidienza del Supremo Consiglio. Il Grand’Oriente incaricò uno dei suoi membri, il fratello Lefèvre d’Acanal di fare un rapporto intorno alle quistioni che gli erano state sottomesse. Il lavoro di questo fra tello, letto il 22 settembre 1840, compendiava la storia del concordali del 1804, e degli avvenimenti che l'avevano seguito, e concludeva che il Grand’Oriente era il solo legittimo possessore del rito antico ed accettato, e le logge da lui dipendenti non potevano né dovevano avere comunicazione coi massoni dipendenti da una autorità irregolare e scismatica delta Supremo Consiglio di Francia. Questo rapporto fu sanzionato, stampato e distribuito. Alcune logge della corrispondenza del Grand'Oriente protestarono contro le conclusioni e dichiararono non volere ubbidire alla proibizione che loro veniva fatta di fraternizzare coi massoni scozzesi. Tutto faceva credere che la maggioranza delle logge francesi andasse a seguire quest'esempio. Alcuni officiali del Grande Oriente, ed in particolar modo il fratello Bouilly, rappresentanti del gran maestro, allora intervennero onde far dare soddisfazione alle idee di tolleranza massonica messe già da quindici anni in circolazione dalla loggia Èmeth e dalla Clemente Amicizia, che in grazia della loro perseveranza erano divenute la dottrina generale della società. Poscia si occuparono di attuare la fusione in una sola autorità del Grande Oriente e del Supremo Consiglio. Si tennero delle conferenze intorno a questo argomento, e diversi progetti vennero messi in discussione; ma i negoziati dovettero cessare, poiché il Supremo Consiglio, come aveva fatto altra volta, aveva accampato pretensioni inammissibili. Però si venne ad una transazione che doveva ricondurre la pace nella massoneria francese. Ad un trattato di unione venne sostituito un accordo di buon vicinato; per la qual cosa il Supremo Consiglio, con una sua decisione del G novembre 1841, permise alle logge di sua dipendenza di contracambiare visite colle officine del Supremo Consiglio. Questo accomodamento venne suggellato da reciproche visite da parte de grandi officiali dei due corpi, ed i massoni tanto scozzesi che francesi si trattavano come se appartenessero alla medesima giurisdizione. Sembrerebbe senza dubbio che ogni spirito di rivalità fosse terminato fra il Supremo Consiglio ed il Grand’Oriente. Le cause di divisione che separavano queste due autorità sussistevano tutt ora in istato latente. Il Supremo Consiglio non rinunciò ad alcuna delle sue pretensioni; e,come altra volta, rifiutò di riconoscere i diplomi degli alti gradi scozzesi rilasciati dall’altra autorità. Il Grand’Oriente, da parte sua, dimenticando quanto erasi convenuto, voleva stabilire una disciplina comune. Verso la fine del 184-2 il Segretario del Supremo Consiglio aveva fatto passare a quello del Grand’Oriente una nota, colla quale proponeva una reciproca attenzione di ricevere e costituire i dissidenti dell’uno e dell’altro. Il Grand’Oriente fu quasi risoluto a non riconoscere la forma di questa comunicazione, ed una notabile frazione della loggia scozzese, chiamata gli Ospedalieri Francesi, erasi separata da questa officina e domandò le costituzioni al Grande Oriente, che facilmente le vennero accordate nel novembre dello stesso anno. Il Supremo Consiglio non tardò ad usare delle rappresaglie; manovrò in tal modo che diverse logge del Grand’Oriente, e delle più importanti, vennero mano mano a porsi sotto la sua ubbidienza. Tale era allora lo stato de' rapporti fra le due associazioni.

Intanto che la massoneria era in preda a queste discordie, l’ordine dei moderni templarii era egualmente turbato da intestini dissidii. Gli statuti del 1705 furono sottomessi ad una nuova revisione nel 1811. Alcune delle loro disposizioni, molestando il dispotismo del gran maestro Fabré-Palaprat, questi profittò dell’assenza di alcuni cavalieri per farne votare l’abolizione da un certo numero di membri a lui devoti. Quasi tutta la milizia, avendo alla sua testa il duca di Choiseul, protestò contro questa soppressione; tre dei luogotenenti generali ed il supremo precettore, formanti il magistero dell'ordine, vai quanto dire il governo dell'ordine, attribuendo le portate modifiche agli statuti generali dell’ordine ad un intrigo del gran maestro, lo posero sotto stato di accusa. Il fratello Fabré rifiutò di comparire innanzi ai giudici, ma, prevedendo che soccomberebbe in quella lotta, credette necessario di temporeggiare, simulando una dimissione, e con un decreto del 23 maggio 4812 convocò l’Assemblea generale pel 1° febbraio 1813, affinché si procedesse all'elezione del nuovo gran maestro. I dissidenti non attesero l'epoca della convocazione; e nel mese di giugno elessero a gran maestro il conte Lepellelier d'Aunav, zelante templario, ma poco atto alle funzioni alle quali era chiamato, cosicché lo scisma non ebbe né attività né pubblicità.

Ferito dal modo di procedere verso di lui, e vedendo che era impossibile a dissimulare più lungamente, il gran maestro Fabré il 23 dicembre ritirò la data dimissione. Dieci fratelli solamente erangli rimasti fedeli; fece numerose ricezioni, dando una certa importanza alla parte di ordine del Tempio da lui diretta. I fatti del 1814 portarono con loro una tregua agli avvenimenti ed alle lotte dei due partiti, le quali terminarono interamente nel 1827. Il 4 aprile, per motivi non molto cogniti, comparve inaspettatamente il duca di Choiseul nell'assemblea della frazione Fabré, rimise nelle mani di questo fratello le dimissioni del conte di Lepellelier d’Aunay, gli fece la sua sottomissione, e dichiarò di unirsi a lui con tutti i cavalieri dissidenti.

Verso la stessa epoca il fratello Dutronne, uomo di adenti passioni, sperò di trovare nell'ordine del Tempio un punto di appoggio per stabilire un novello ordine di cose. Le sue vedute furono male accolte dal fratello Fabré, tanto che non volle prestargli il suo appoggio; per la qual cosa egli concepì il disegno di farlo cadere dal trono magistrale. Trenta cavalieri si associarono alla sua intrapresa; per cui vi furono grandi e calorose discussioni tanto nel Gran Concistoro quanto nella Grande Assemblea metropolitana; e questi due convegni vennero sospesi con un decreto del gran maestro. Però i congiurati non si tennero per vinti, ed il 12 luglio pubblicarono una solenne dichiarazione, colla quale censuravano le tendenze retrograde del gran maestro e chiamavano presso di loro tutti i cavalieri, dicendo di essere i soli depositari! delle progressive dottrine dell’istituzione. Quest'alzata di scudi non ebbe seguito, benché si leggessero sotto alla dichiarazione de' nomi allora molto in favore, come: Carnot, Nev, Napoleone, de Montébello, Isambert, Chatelain, Montalivet, ec.

Altre discordie nel 1833 si manifestarono fra i templarii per causa dello stabilimento della religione giovannita. Dei cavalieri innalzarono altari contro altari, e costituirono un ordine del Tempio che faceva professione della fede cattolica, apostolica e romana. Questo scisma ebbe diverse alternative; ravvicinamenti seguiti da novelle rotture, ed in mezzo a queste agitazioni il gran maestro Fabré venne a morire. Allora ebbe luogo una riunione parziale; la religione giovannita venne abbandonata e la pace si ristabilì. Intanto l'ordine del Tempio è lontano dall'aver ricuperata la sua attività ed il suo splendore d'una volta, e considerando la sua attuale situazione, è facile il prevedere che la sua esistenza non sarà di lunga durata.

Dai fatti che ora terminammo di narrare, siamo forzati di concludere che le discordie, ed i disordini di ogni genere che travagliarono la massoneria, non possono essere attribuiti che alla perniciosa influenza esercitata dagli alti gradi. In essi esiste l'intera causa del male. Esso non deriva, né poteva derivare dalla costituzione radicale dell'associazione. All'incontro questa costituzione è calcolata con un'ammirabile conoscenza del cuore umano onde stabilire e rendere inalterabile l'unione e la concordia fra le associazioni. Per convincersene bisogna gettare uno sguardo sullo stato della massoneria in tutti i paesi, come la Gran Bettagna, la Germania, l’OIanda, gli Stati Uniti, ove ha conservato e ricuperato la primitiva sua forma e semplicità. In fatti ivi regna una pace profonda; ed i fratelli, animati da una virtuosa emulazione, si applicano, in un modo invidiabile, a spandere a loro d’intorno l'istruzione e la carità. Se accade qualche volta, che qualche malintesa sorga fra di loro, questa raramente oltrepassa il recinto della loggia ove nacque; e la riflessione, il sentimento del dovere, o il fraterno intervento pervengono tosto a farla scomparire. Noi lo diciamo con convinzione: la massoneria sarà incapace di giungere completamente al suo scopo fin tanto che esisteranno gli alti gradi; ma diciamo anche di più: conservando gli alti gradi, la massoneria inevitabilmente perirà; poiché, non solamente sono per essa una permanente sorgente di discordie e di corruzione, ma snaturano il suo spirito e la fuorviano dal sentiero che deve percorrere. I fratelli debbono dunque scegliere fra le futili gioie dell’orgoglio ed il dovere giurato di concorrere al progresso della civiltà ed al benessere dell'umanità (137).


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CAPITOLO IX

Conclusione: Le logge tedesche e le israelita. — Tendenze filantropiche della massoneria. — Premio di virtù. — Medaglie d’incoraggiamento. — Atti di dovere fraterno. — La loggia della Croce di ferro. — Episodi! della guerra de’ Cento Giorni. — Il corsaro spagnuolo. — fi capo irochese Brandt. — Protezione accordata alla massoneria. — Federico il Grande. — Carlo XIII. — Cristiano Vili. — Don Pedro. — Leopoldo. — Il duca di Sussex. — L'imperatore Alessandro. — Il fratello Bocher. — La Grande Loggia Astrea. — Napoleone. — Luigi XVIII. — Luigi Filippo.

La storia della massoneria quasi tutta intera si riassume negli avvenimenti che fin ora narrammo. Ora, a completarla, non ci restano che alcuni fatti, diremo quasi aneddotici, la maggior parte dei quali poco conosciuti, che non potettero aver posto nello grandi partizioni che eranci assegnate.

Uno dei titoli, che raccomandano particolarmente la società massonica alla stima di tutti, è quella tolleranza religiosa, della quale è stata essa la prima a darei precetti e l'esempio. Intanto per una eccezione che merita di essere da tutti biasimata, le logge di Germania hanno costantemente rifiutato di ammettere gli iniziazione. Se un giorno si allontanarono da questa ingiusta esclusione, lo debbono io grazia delle conquiste di Napoleone, ed all'invasione delle idee francesi. Infatti nei primi anni di questo secolo si era formala a Francoforte sul Meno, a dispetto del pregiudizio nazionale, e sotto la protezione delle nostre armi, una loggia composta di ebrei e cristiani, la quale prese il nome di Aurora nascente, ed ottenne le sue costituzioni dal Grand'Oriente di Francia. L'istallazione venne fatta dai commissarii di una loggia di Magonza, sotto il titolo distintivo Gli Amici riuniti, che dipendeva dalla medesima autorità. In conseguenza degli avvenimenti politici, la loggia di Francoforte si dovette ritirare dalla corrispondenza del Grand’Oriente, ed i fratelli che la componevano si divisero in due frazioni, l'una di cristiani e l’altra di ebrei. La prima frazione formava la loggia Carlo dalla luce nascente, che ricevette una patente costituzionale dal langravio Carlo di Kurhessen, gran maestro del rito rettificato, regime che aveva pure adottalo la loggia degli Amici Riuniti di Magonza. I membri israeliti dell’Aurora nascente conservarono il materiale ed il nome della loggia, e nel 1813 domandarono alla Madre Loggia Royale York all'amicizia, di Berlino, la conferma de' loro poteri. Malgrado i forti reclami de' venerabili, particolarmente quelli del fratello Fcelix, la Madre Loggia si rifiutò di approvarla. Essendo respinta da' suoi fratelli, la loggia Aurora nascente si rivolse alla Grande Loggia d'Inghilterra, la quale non trovando veruna difficoltà l'accettò e la costituì. Le logge degli Amici Riuniti, Carlo dalla luce nottante e l'Aurora nascente continuarono a comunicare fra loro come per lo addietro; ed a causa dei rapporti che le due prime avevano con la terza, la Grande Loggia eclettica di Francoforte non la volle riconoscere, ed interdisse alle sue officine di praticare seco lei.

Nel 1832 sorse una novella loggia di cristiani ed ebrei in Francoforte sotto il nome di Aquila froncofortina.Rigettata dalla Grande Loggia eclettica, si diresse al Grand'Oriente di Francia, che le rilasciò le costituzioni, ed inviò il fratello Ramel onde istallarla. Gl’israeliti fino ad oggi non pervennero a farsi ammettere che nelle tre logge che già abbiamo diate; le altre officine della Germania, per ubbidire alle ingiunzioni delle autorità, dalle quali dipendono, chiudono loro ermeticamente le porte.

Si era detto che il principe Federico Guglielmo Luigi di Prussia, protettore dei massoni di questo regno, erasi fatto l’avvocato degli israeliti ed aveva proposto la loro ammissione nelle logge. Un si alto intervento non mancò di esercitare una decisiva influenza sopra una quistione tanto interessante; ma questo fatto non è confermato. In fatti è una disgrada l'esclusione degli ebrei, poiché essa non viola solamente i precetti massonici, non è solamente una brutale smentita alla tolleranza religiosa, che oramai è divenuta l'evangelo ed il bisogno dei popoli civili, ma essa trascina dietro di sé più d'un pericolo che può molto influire sulla stabilità della massoneria istessa; essa fa dubitare della luce e degli istinti generosi dei massoni e getta nelle loro file la discordia e l'odio. La Grande Loggia d'Inghilterra ed il Grande Oriente di Francia non potevano costituire logge in Francoforte senza usurpare la giurisdizione della Grande Loggia di questa città, sebbene siasi agito in tal modo; le loro intenzioni erano scevre da ogni ostilità, poiché essi volevano stendere una mano soccorrevole ai massoni, che le loro credenze religiose facevan trattare come estranei dai loro fratelli; pure a causa di questo operato, urtarono molte suscettibilità, suscitarono malumori, e la buona armonia che pria regnava fra queste diverse autorità venne turbala. Da un altro lato, molti israeliti, appartenenti a diverse logge di New-York, vedendosi rifiutare l'ingresso nelle logge alemanne a causa del culto che professavano, mossero giuste lagnanze alla Grande Loggia di questo Stato, che dovette dirigere per tale argomento energiche rimostranze a tutte le grandi logge germaniche.

I massoni israeliti di Prussia, la maggior parte iniziati all’estero, nel 1836 tennero una specie di congresso, nel quale scrissero un indirizzo alle tre Madri Logge di Berlino, ed una circolare a tutte le logge alemanne, e scongiuravano questi differenti corpi, in nome delle dottrine massoniche, della giustizia e della ragione, di non respingerli dalle loro assemblee. Questi scritti scossero gli animi, e molti massoni cominciarono a perorarne la causa, trovando ingiusta la loro esclusione dall’ordine. Diverse autorità massoniche, e fra le altre la Grande Loggia provinciale di Mecklemburgo-Schwerin, seguirono quest’esempio. Poscia la quistione degli israeliti fu agitata diverse fiate nelle riunioni delle Grandi Logge di Dresda e di Francoforte, e nella Madre Loggia Royale-York di Berlino. Se finora alcuna decisione formale non è stata presa, tutto ci fa sperare che i veri principii dell’ordine muratorio dovranno una volta trionfare. La Madre Loggia eclettica di Francoforte, attendendo che la quistione degli ebrei venisse risoluta definitivamente, ha autorizzato le logge di sua dipendenza, d’inserire nei loro regolamenti particolari quella provvisoria disposizione che loro sembrerebbe più acconcia. Da ciò bisogna concludere che il primo passo è fatto. Inoltre è impossibile che fra i popoli germanici tanto civili, fra la maggior parte de’ quali la tolleranza dei culti è inserita nelle leggi che li governano, la società massonica, la eletta della grande società, continui a nutrire assurdi e gotici pregiudizii, e volontariamente infranga i precetti di fratellanza e di carità universale che la reggono e che essa pratica verso tutti gli altri uomini, e che con tali principii non divenga da sé stessa un ostacolo al progresso della civiltà, che è chiamata a secondare con ogni sforzo.

Bisogna dirlo in onore del vero, che le logge non lasciano sfuggire veruna occasione onde alleviare l’infortunio o pure prevenirlo. Un incendio, un’inondazione, un’epidemia, una carestia, o qualunque altro disastro venga-ad affliggere un paese, si è certi di vedere i loro membri soccorrere le vittime tanto con la borsa, quanto coi mezzi fisici. Esse non fanno solamente il bene, ma si adoperano onde incoraggiare le opere buone ed il merito, con lutti i mezzi di che possono disporre. Molte officine ed in ispecial modo l’Iside Monthvon, i Sette Scozzesi. la Clemente Amicizia, i Trinosofi, in Parigi; l’Unione e confidenza ed i Cavalieri del Tempio in Lione, hanno fondato premii alla virtù ossia medaglie d'incoraggiamento, che dispensano in pubbliche sedute ai profani ed ai massoni che si sono distinti in qualche cosa. Il Grand’Oriente si uni ad incoraggiare queste tendenze della società, e nel 1838 istituì ricompense destinate alle officine ed ai fratelli, che per le loro opere, talenti o servigi hanno meritato della libera muratoria e dell’umanità.

Uno degli effetti più felici dell’istituzione massonica è di annientare gli odii nazionali, facendo stringere tutti gli uomini da un sentimento di comune affetto e di devozione; e quando la politica dei governi obbliga i popoli ad armarsi gli uni contro gli altri, la massoneria interviene per attenuare le disastrose conseguenze della guerra. Nel 1813, quando la Germania si levò come un sol uomo per sottrarsi dal giogo di Napoleone, una loggia chiamata la Croce di ferro venne istallata nella Slesia, in mezzo ai campi di battaglia, mentre ferveva la guerra, ed il cannone sterminatore immolava alla patria ed all’ordine. uomini valorosi. I membri che la componevano si obbligarono con giuramento solenne di proteggere durante la guerra le logge ed i fratelli che si farebbero riconoscere. Ma questo giuramento era inutile,poiché la mutua assistenza è nello spirito e nelle abitudini delle società massoniche. Sempre nel più forte della mischia, la vista di un segno di soccorso fa cadere le armi dalle mani dei vincitori. La guerra dei Sette anni, quella della rivoluzione e dell'impero ne offrirono molti esempi; e questi si riprodussero più numerosi, quando l'imperatore ritornato dall’isola d’Elba, doveva ricominciare, alla testa di un pugno di soldati, la sua gigantesca lotta contro l'Europa coalizzata.

Il 16 giugno 1815, in un momento che l’armata alleata operava un movimento retrogrado, un officiale superiore scozzese, gravemente ferito nel fatto dei Quatre-Bras, fu abbandonato sul campo di battaglia. Calpestato dalla cavalleria francese stava per ispirare, quando scorse le nostre ambulanze che venivano a raccogliere i feriti. Riunite allora le poche forze che gli rimanevano, ed animato dalla speranza di esser salvato, potè a stento sollevarsi sulle ginocchia, e con voce fioca chiamare i fratelli in suo aiuto. Fortuna volle che, malgrado l’oscurità e la debolezza della sua voce, egli attirasse l’attenzione di un chirurgo francese, il quale corse a portargli aiuto. I nostri feriti erano molti, i mezzi di trasporto insufficienti; ma la necessità rese ingegnosi i nostri compatriotti. Dopo aver medicate le ferite del massone straniero che presentavano il più grave pericolo, il chirurgo lo fece alzare e trasportare nei nostri ospedali; vegliò al suo capezzale fintantoché il suo stato sugli pane pericoloso, indi lo diresse in Valenciennes, ove, calorosa mente raccomandato e circondato di amorose ed assidue cure, non tardò a ricuperare la salute.

Il 17 giugno alcuni cacciatori francesi erano entrati nel sobborgo di Genappe facendo prigionieri quanti vi aveano trovati, quando alcune fucilate vennero tirate dalle finestre d'una casa che colpirono molti di essi. Questi ultimi s'impadronirono immantinenti della casa d’onde era venuta l'aggressione, ed acciecati dal desiderio della vendetta si disponevano a fucilare nove nemici feriti che ivi giacevano. Il capo dei cacciatori, nel momento di dare il comando di far fuoco, vide fra i feriti un officiale brunswichese che facevagli il segno di soccorso. Malgrado Tira che lo animava, malgrado il rigore delle leggi di guerra, egli intese quella massonica domanda. Coprì del suo corpo lo straniero ferito, lo difese contro i suoi soldati e gli salvò generosamente la vita. L’indomani questa buona azione ricevé la sua ricompensa; ferito alla sua volta e prigioniero dei Prussiani, pervenne a farsi riconoscere da uno de’ loro officiali, che lo prese sotto la sua salvaguardia, lo circondò di cure, e gli fece restituire il danaro che gli avevano portato via.

Un officiale belga, la sera del 18 verso le sei, riconobbe nella mischia uno dei suoi antichi compagni d’armi, massone come lui, ed altra volta membro della stessa loggia. Essi stavano lontano l'uno dall'altro, ed il belga gioiva della distanza che separavali, essendovi meno probabilità di venire alle mani con esso, quando lo vide circondato e ferito. In quell’istante dimenticò tutto, tranne di essere massone. Si precipitò verso di lui ed a rischio di passare per traditore, lo strappò dalla mani degli assalitori facendolo suo prigioniero, ed egli stesso lo condusse all’ambulanza, e non lo lasciò per ritornare al combattimento, se non quando si assicurò che i suoi giorni non erano più in pericolo.

Cinquanta uomini circa, quasi tutti feriti, eroici avanti di un quadrato di due reggimenti di fanteria francese distrutti dalla mitraglia, si trovarono nel medesimo giorno, verso le nove della sera, circondati da forze nemiche consjderevoli. Dopo aver fatto prodigi di valore capirono che era impossibile battere la ritirata; per la qual coca con gran dolore si decisero a cedere le armi; ma irritati delle perdite che loro avevano fatto soffrire, gli alleati continuarono a fulminarli con la moschettarla. Il luogotenente, che li comandava, comprese che erano irremissibilmente perduti, se un miracolo non veniva a salvarli. Una subitanea ispirazione gli ricordò che la massoneria può operare prodigi. Si slanciò fuori delle file e in mezzo ad un fuoco terribile fece il segno di soccorso. Due officiali Annoverasi lo videro, e con un movimento spontaneo, senza consultare i loro capi, ordinarono alla truppa di cessare il fuoco; e dopo aver provveduto alla sicurezza dei prigionieri, si posero a disposizione del generale per questa infrazione di disciplina militare; il quale essendo massone, lungi dal punirli, si congratulò seco loro del generoso operato.

In un’epoca più recente, cioè il 14 giugno 1823, la nave mercantile olandese Minerva ritornò da Batavia in Europa, avendo a bordo diversi ricchi passeggieri quasi tutti massoni, e fra gli altri il fratello Engelhardt, antico deputato e gran maestro nazionale delle logge indiane. Giunto all’altezza del Brasile, questo legno incontrò un corsaro sotto bandiera spagnuola, munito di lasciapassare del governo di Spagna. Venne attaccato e fu obbligato ad arrendersi dopo un sanguinoso combattimento. Il corsaro, irritato della opposizione incontrata, aveva ordinato l'arrembaggio ed il massacro, e già i vincitori avevano legato agli alberi una porzione dell’equipaggio olandese, quando a forza di preghiere e di lagrime passeggieri ottennero di essere condotti a bordo del corsaro. Vi giunsero, ma né offerte, né suppliche poterono mitigare il furore del capitano. In questo estremo momento il fratello Engelhardt ricorse ad un mezzo, sull’effetto del quale ei non osava contare; fece il segno di soccorso. Allora quegli stesso, che sembrava inflessibile ad ogni preghiera, si commosse e diventò mansueto. Tanto egli che gran parte dell’equipaggio erano massoni ed appartenevano ad una loggia di Ferrai. Egli comprese questo appello fraterno, ma dubitò della realtà de' titoli di colui che lo aveva fatto, poiché le parole ed i segni fra loro cambiati malamente si confrontavano; egli voleva prove. Per disgrazia i fratelli olandesi, credendo con un po' di ragione di eccitare il furore di un popolo che consideravano come nemico della massoneria, durante il combattimento avevano gettato in mare le loro carte ed i loro ornamenti massonici. Però raccolsero alcuni avanzi di un diploma che ancora galleggiavano; alla vista de’ quali il capitano cessò ogni violenza, riconobbe i suoi fratelli, li abbracciò, restituì loro la nave, e riparò ai danni da lui cagionati, e per di più domandò l’affiliazione ad una loggia olandese. Dopo aver riabbracciati i fratelli diede loro un salva-condotto onde non fossero molestati dagli Spagnuoli durante il loro viaggio.

La massoneria non ispira solamente ai popoli civili tali atti di dovere, ma agisce pure e non con minor forza su i popoli selvaggi. Durante la guerra degli Inglesi cogli Americani, il capitano Mac-Kinsty del reggimento degli Stati-Uniti, comandato dal colonnello Paterson, fu due volte ferito e fatto prigioniero dagli Irochesi alla battaglia dei Cedri, a trenta miglia da Monreale sul San Lorenzo. La sua intrepidezza come officiale dei partigiani aveva eccitato il terrore ed il risentimento dei selvaggi ausiliarii degli Inglesi, i quali erano decisi di dargli la morte e poscia divorarlo. Già la vittima era legata ad un albero circondato da cespugli che formar dovevano il suo rogo. La speranza lo aveva abbandonato; esasperato dal dolore, senza rendersi conto di quanto faceva, il capitino profferì quel mistico appello, ultima risorsa de’ massoni agli estremi. Allora, come se il cielo fosse intervenuto fra lui ed i suoi carnefici, il guerriero Brandt, che comandava i selvaggi,lo comprese e lo salvò. Questo selvaggio, allevato in Europa, era stato iniziato nei misteri della massoneria. Il legame che l’univa ad un fratello fu più forte dell’odio per la razza bianca, per la quale aveva rinunziato alle dolcezze ed alle gioie della vita civile. Egli lo protesse contro il fuoco de suoi, lo condusse a Quebec, rimettendolo nelle mani de’ massoni inglesi, affinché lo facessero giungere sano e salvo agli avamposti americani. Il capitano Mac-Kinsty divenne generale nell’armata degli Stati-Uniti. Egli mori nel 1822.

La società massonica di ogni tempo capì che le era impossibile di raggiungere il suo scopo, dovendo lottare contro gli ostacoli esterni; laonde cercò sempre la protezione dei governi stabiliti, qualunque fossero stati i principii che formavano la loro base.

Nel 1768 la Grande Loggia d’Inghilterra, non contenta dell’appoggio che aveva trovato presso la Corona, volle ancora ottenere la. sanzione della legge. Per cui diresse una petizione alla camera de’ comuni, colla quale esponeva, che già da molti anni aveva esatto dalle logge delle contribuzioni volontarie ascendenti ad una forte somma, destinata a sopperire ai bisogni degli indigenti; che possedeva un capitale di 1,200 lire sterline (30,000 fr.) impiegato nei fondi pubblici, un risparmio considerevole in contanti e tutti i mezzi per fondare un tempio per suo uso; che aveva l’idea di far costruire questo edificio, e stabilire case di carità pei poveri; per cui domandava che la società massonica venisse considerata come una pubblica corporazione, e godesse la protezione delle leggi. La camera dei comuni prese in considerazione la domanda e passò il billd’incorporazione; ma nel 1771, sottomesso alla deliberazione della camera dei lord, il billvenne rigettato a debole maggioranza.

La massoneria degli Stati dell’Unione americana fu più fortunata di quella dell’Inghilterra, poiché venne riconosciuta da quei legislatori per corporazione. Le camere del Canada l'eccettuarono nominativamente dalla proibizione, che pronunciarono dopo l'ultima rivoluzione contro tutte le riunioni e società. In Prussia, le tre madri logge, che oggi hanno per gran maestro comune il principe Guglielmo, fratello del re, iniziato il 22 giugno 1840, furono istituite verso la metà dell’ultimo secolo, in virtù delle lettere patenti di Federico il Grande, ed esse continuarono ad avere col governo dei rapporti officiali. La massoneria della Svezia è un'istituzione dello Stato, della quale è gran maestro il re Oscar, iniziato nel 1816, ed il quinto grado di essa conferisce la nobiltà civile, e vi esiste un ordine istituito nel 1811 dal re Carlo XIII, la cui decorazione è data ai massoni che più si distinguono con atti di beneficenza (138)). La società gode i medesimi privilegi e protezione in Danimarca, ove il re Cristiano Vili n è posto alla testa (139)). In Olanda ha per capo un principe del sangue, nell’Annover il re. L’imperatore del Brasile e il re del Belgio si sono dichiarati i protettori della massoneria ne’ loro Stati.

Quasi da un secolo i membri della famiglia reale d’Inghilterra sono stati i gran maestri delle società di quel regno. L’ultimo di essi fu il duca di Sussex, morto il 21 aprile 1843. Fa uomo eminente per Io spirito, pel carattere e per la posizione che occupava nello stato. Superiore ai pregiudizi! della sua nascita, sposò, a dispetto della propria famiglia, una donna di condizione inferiore alla sua, ladv Augusta Murrav, figlia di lord Dunmore, membro della camera dei pari. Il duca di Sussex era partigiano della libertà popolare; proteggeva, in proporzione della sua fortuna, che era molto moderata, le lettere, le scienze e le arti. Egli contribuiva coi suoi doni agli atti di beneficenza di tette le associazioni filantropiche che esistono in Londra. Zelante massone, egli occupavasi incessantemente di compiere i molteplici doveri della sua carica di gran maestro. Egli assisteva a quasi tutte le assemblee generali di commissione amministrativa, e non mancava ad alcuna seduta del Comitato di carità. Le opinioni che emetteva erano costantemente dettate da uno spirito retto e da un anima compassionevole ed amante di fare il bene, in modo che, durante la sua gestione, regnò una grande libertà nelle deliberazioni, e le misure da lui proposte erano quasi sempre adottate. I massoni stranieri che giungevano in Londra erano sicuri di ottenere da lui un accoglienza cordiale e premurosa. Non è trascorso ancora molto tempo che il Grand’Oriente di Francia mandò a Londra il fratello Morand per trattare un affiliazione con la Grande Loggia d’Inghilterra; questo fratello ebbe una conferenza particolare col principe, che senza prevalersi del1 alta sua posizione lo trattò con intera eguaglianza, esprimendogli calorosamente il dispiacere che provava di non poterlo facilitare nel compimento. della sua missione, essendo la Grande Loggia d’Inghilterra risoluta di non affiliarsi con verun corpo massonico che riconoscesse gradi superiori a quello di maestro. La morte del duca di Sussex fu grandemente sentita dai massoni d’Inghilterra, i quali il 9 marzo 1844 gli diedero a successore il conte di Zelland, lo zelo ed i meriti del quale difficilmente faranno dimenticare la perdita dolorosa da loro Atta (140).

Non sono decorsi molti anni che la massoneria, oggi proibita in Russia, vi brillò di un grande splendore sotto la protezione del sovrano. Le sue assemblee erano state proibite nel 1794 da quella stessa Caterina che le aveva incoraggiate fin da principio, ma che allora erasi lasciata persuadere che la massoneria aveva prodotta la rivoluzione francese e meditava di rovesciare tutti i troni. Ciò non ostante le logge avevano continuato a riunirsi, quando nel 1797 i gesuiti, richiamati da Paolo I, determinarono questo monarca a proibire l’esercizio della massoneria sotto le più rigorose pene. Al regno di Paolo, che fu di corta durata sul trono di Russia, succeduto Alessandro, i. massoni concepirono la speranza di vedere migliorate le loro sorti. In fatti egli era principe liberale, e nutriva delle idee di riforma che dovevano rendere più sopportabile la condizione dei popoli del suo impero. Ma le loro speranze andarono fallite,poiché lo czar rinnovò gli editti pubblicati dal suo predecessore contro le riunioni massoniche. Questo stato di cose cessò nel 1803. In quest'anno il fratello Boeber, consigliere di Stato e direttore delle scuole dei cadetti in Pietroburgo, incoraggiato dalla bontà che in varie occasioni gli aveva dimostrata l’imperatore, intraprese di ricondurlo a sentimenti più favorevoli verso la massoneria. Alessandro lo ascoltò senza collera, e gli rivolse varie domande intorno allo scopo della massoneria e sulla natura de' suoi misteri. Le risposte ottenute lo soddisfecero intieramente: ed accondiscese a ritirare le leggi che proibivAo l’esercizio della massoneria: ed aggiunse: Ciò che ora mi diceste intorno a questa associazione m’invoglia non solamente ad accordarle protezione, ma pure a domandare la mia ammissione fra i massoni. Credete voi che ciò sia possibile? — Sire, rispose il fratello Boeber, non posso di mia autorità rispondere alla vostra domanda. Vado a riunire i massoni della vostra capitale, onde annunziar loro le vostre intenzioni; e spero che accondiscenderanno a soddisfare i vostri desiderii. Poco tempo dopo l’imperatore venne ricevuto, le logge si riaprirono in ogni parte sotto i suoi auspicii, e venne fondato un Grand’Oriente, che prese il nome di Grande Loggia Astrea, la quale nominò il fratello Boeber gran maestro nazionale. Abbiamo presenti i regolamenti generali di questa Grande Loggia, redatti in francese, stampati a Pietroburgo nel 1815» formanti un volume in 4° di circa 150 pagine. Di tutti i regolamenti generali conosciuti questo è quello che incontestabilmente è fondato sulle basi più democratiche; e questa circostanza fa l'elogio a sua volta dei fratelli che hanno osato di redigerlo, e del principe che non ha temuto di approvarlo. Si vede dal quadro pubblicato dalla Grande Loggia nel 1817, che in quel tempo aveva dodici logge alla sua ubbedienza, cioè a Pietroburgo Pietro dalla verità, la Palestina, Michele l'eletto, Alessandro dal Pellicano coronato, gli Amici Riuniti, la Stella fiammeggiante; a Revel Iside, i Tre fasci d'armi; a Cronstadt Nettuno dalla speranza; a Teodosia il Giordano; a Jitomir le Tenebre disperse. Nel corpo d’armata russo in Francia eravi la loggia Giorgio il Vittorioso. I diplomi rilasciali ai membri delle logge erano redatti in latino. Le mene delle società segrete russe e polacche, e particolarmente della massoneria nazionale della quale ora parleremo determinarono nel 1822 l’imperatore Alessandro a novellamente proibire la massoneria nei suoi Stati, ma si scorgeva dai termini dell’ukase che pronunciava questa proibizione, che Alessandro poneva la massoneria nella proscrizione comune colla quale colpiva le società segrete.

In Francia la massoneria è apertamente praticata, e gode di un tacilo riconoscimento; ma sempre fallirono i suoi tentativi, fatti in diverse epoche per ottenere la sanzione legale. Quando si discusse al consiglio di Stato la disposizione del Codice penale che proibiva di riunirsi più di venti individui, il conte Muraire domandò si facesse un’eccezione speciale in favore delle logge massoniche. Napoleone che trovavasi presente combatté questa proposta. «No, no, egli disse bruscamente; protetta, la massoneria non è da temersi: autorizzata, avrebbe troppa forza, potrebbe essere pericolosa. Essa nello stato attuale dipende da me, io non voglio dipendere da essa.» Durante la Restaurazione, il Grand’Oriente, non osando sperare di essere riconosciuto officialmente, volle almeno che il gran maestro fosse un principe del sangue. Si pensò a Luigi XVIII, che era stato ricevuto massone a Versailles con suo fratello il conte d’Artois, alcuni anni prima della rivoluzione del 1789. Egli non manifestò veruna ripugnanza personale; ma obiettò che la massoneria era malveduta dalla Santa Alleanza, della quale bisognava temere, e dal clero francese, di cui era prudente tener conto; che in questo stato di cose vi erano degli inconvenienti nel dare alla massoneria una formale approvazione; però bastava che il governo la tollerasse; e del resto essa formava un utile contrappeso che si aveva interesse di conservare, e che questa considerazione era assai possente per dissipare i timori che poteva concepire per l’avvenire. Questa risposta non soddisfece punto il fratello che la ricevette. Trascorso un certo tempo egli si rivolse direttamente al duca di Berri, onde offrirgli il posto di gran maestro. Non si è mai saputo quale determinazione abbia presa il duca in questa circostanza. Però si sa di positivo, che egli era generalmente considerato come gran maestro della massoneria francese. Pure il Grand’Oriente sembra che riconoscesse come capo, avendo celebrato le sue esequie massoniche con pompa straordinaria.

Venuta la rivoluzione di luglio il Grand'Oriente fece domandare a Luigi Filippo l'autorizzazione di nominare il duca d’Orléans gran maestro; il re aggiornò la risposta. Più tardi, non si sa per quali motivi, il Grand’Oriente rinunciò all’idea d’investire della prima dignità dell'ordine il duca d'Orléans, e fece domandare a Luigi Filippo dal generale Macdonald, se avesse voluto accettare quel posto. Ma il re tacque come la prima volta. Tredici anni trascorsero, e l’attesa risposta non venne fatta, o per lo meno se il re fece noto il suo rifiuto, il segreto della sua determinazione era stato religiosamente mantenuto.

Eccoci giunti alla fine della parte del nostro libro che tratta specialmente della storia delle società massoniche. Si è potuto osservare che abbiamo detto il vero, per quanto fosse duro, tanto sulle cose quanto sugli uomini: noi dobbiamo la verità ai nostri fratelli, e facendola loro intendere, abbiamo voluto mostrar loro lo scoglio sul quale erano venuti ad infrangersi affinché lo potessero evitare per l'avvenire. Abbiamo pure narrato il bene da loro fatto; e se non ci siamo estesi maggiormente su questo punto, si è perché abbiamo considerato che essi non hanno bisogno di essere incoraggiati per camminare nel sentiero del bene e della morale, i buoni sentimenti e le buone azioni essendo loro retaggio. La massoneria è infatti un’associazione essenzialmente generosa; essa tende costantemente al miglioramento della condizione morale e materiale dei popoli; e la sua organizzazione è così ammirevolmente concepita, che non può attendere il suo scopo che da vie pacifiche. Essa è pure l’ausiliaria naturale, ma libera, dei governi che vogliono il progresso; essa fu, e sarà sempre, l’oggetto della loro particolare protezione. Sta alla società il meritare quest’appoggio, che qualche volta le è indispensabile, con la saggezza dei suoi atti, e col raddoppiare continuamente gli sforzi in favore dell’umanità; se essa potrà vorrà sbarazzarsi degli elementi eterogenei introdottisi nella sua formazione, i quali hanno seminato la discordia, e creato un vergo-

-m gnoso mercato, nociuto alla sua astone, alla sua considerartene ed alla sua influenza; nulla potrà opporre ostacolo al bene che essa è chiamata a spandere sul mondo. Noi abbiamo fede in essa e crediamo fermamente che non vorrà abdicare, o tralasciare di compiere, l’alta e virtuosa missione che le venne affidata, e della quale può a buon dritto chiamarsi orgogliosa.

Terminata la prima parte del nostro compito, noi daremo fine a questo nostro lavoro, gettando un rapido sguardo sull’istoria delle società segrete antiche e moderne che si formarono al di fuori della massoneria.

FINE DELLA PRIMA PARTE


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PARTE SECONDA

STORIA DELLA MASSONERIA

CAPITOLO I

Misteri del paganesimo: I ginnosofisti dell’India. — II mito massonico. — Gradi. — Iniziazione degl’indiani. — I Ginnosofisti di Meroe. — I sacerdoti egiziani. — Misteri d’Iside. — Cerimonie preparatorie. — Prove fisiche. — Descrizione del santuario. — Prove morali. — Ricezione. — Manifestazione. — Trionfo dell’iniziato. — Banchetto sacro. — Misteri di Serapide. — Misteri di Osiride. — Riti isiaci. — Decadenza dei misteri egiziani. — Misteri di Adone, dei Cabiri, dei Dattili, dei Cureti, dei Coribanti, di Cotytto, della Buona Dea, d’Eleusi, di Bacco, delle Orfiche, di Mitra, dei Druidi gallici, dei Drotti scandinavie dei Filosofi. —Abolizione dei misteri. — Vestigia nel medio evo e nei giorni nostri. 

Si pone generalmente in Egitto la culla dei misteri. É là in fatti che, secondo tutte le apparenze, essi L hanno rivestito la forma sotto cui sono conosciuti: ma bisogna ricercare primieramente Videa originale e le prime applicazioni. L'India è verosimilmente il paese ove ebbero nascimento. I sacerdoti degl'indiani dai Greci chiamati Ginnosofisti (saggi nudi) (141), poiché essi andavano pressoché ignudi fin da tempi immemorabili, erano rinomati per la loro saggezza, e pel vasto sapere, e da tutte le contrade del mondo gli studiosi venivano in folla ad ascoltarne le lezioni (142). I primi sembravano aver circondato le loro dottrine d'allegorie e di simboli. Si conosceva il loro idolo a tre teste ed a quattro braccia con un sol corpo, trinità composta di Brama, dio crea tore; di Siva, dio distruttore; di Visnù, dio conservatore; rappresentazione dell'essere eterno che mantiene l'opera sua distruggendone e rinnovellandone incessantemente qualche parte; si conosce pure il famoso lingam-yoni, formato dagli organi generatorii di ambo i sessi, che rappresentano la forza fecondatrice della divinità. Bardesones, citato da Porfirio, menziona un altro dei loro simboli: questo è una grande statua metà uomo e metà donna, portante l’immagine del soie sulla mammella destra e della luna sulla sinistra. Il mito massonico fa immaginato da essi; secondo i quali il divino architetto Viswakarma, aiutato dai suoi operai, i tchoubdaras, ha costruito ed edificato i mondi. Tutte queste allegorie risalgono alla più remota antichità. Dai sacerdoti indiani quelli degli altri popoli presero l’idea di un Dio unico, eterno, onnipossente, ed i dogmi dell'immortalità dell'anima, delle pene e delle ricompense future, e della metempsicosi, che formavano la materia del loro segreto insegnamento. Come ai di nostri erano divisi in tre classi: O upavits, praichinàvitis e nìvitis ed i loro misteri erano gradualmente comunicati ai loro allievi dopo lunghe e penose prove. Il corso di studii ai quali li sottoponevano non durava meno di trentasette anni. L’istruzione che ricevevano era puramente orale, acciocché dovessero ritenerli a memoria senza scriverli. Questo metodo d'iniziazione fu quello adottato in seguito dai druidi gallici e dai drottì scandinavi.

Le cerimonie,che si sono conservate fra gl’indiani anche ai di nostri, sono probabilmente le medesime, quelle stesse che accompagnavano l'iniziazione dei Ginnosofisti. Ancor oggi è volgare opinione presso gli Indiani che niuno può arrivare ad eterna beatitudine se neglige di farsi iniziare; ancor oggi, come un tempo, havvi presso gli Indiani un triplice ordine di sacerdoti, gli oupavitis, i praichinàvitis, e i nìvitis; ancor oggi il dvidja o neofito preparasi al grand'atto religioso con digiuni, limosine. Venuta l’ora, si purifica nell'acqua e si reca presso il bramino iniziatore (atcharya o gourou), che apprestò apposita stanza per la cerimonia. In questa non è lasciato entrare se non dopo interpellato sulle cagioni che lo muovono a chiedere l’iniziazione; ammonito sui pericoli che lo attendono, sull'asprezza della vita a cui sta per sommettersi, invitato a ritirarsi se ancora non si sente capace di tanto. Se non recede l’aspirante, il gowrou lo istruisce della condotta che avrà da tenere, su i vizii che dovrà fuggire, e le virtù che dovrà costantemente praticare; lo minaccia de castighi celesti se vien meno all'assunto; gli promette una felicità inenarrabile e immortale se serbasi fedele ai giuramenti. Quindi entrano nella camera apprestata. di cui rimane socchiusa la porta, perché gli assistenti dal di fuori possano partecipare al sacrifizio che, forse dalla sacra parola che vi si pronuncia e vi si apprende, appellasi homa.Accendesi fuoco di samitou, legno sacro, che il sacerdote, pronunciando preghiere in lingua sanscrita, alimenta con burro. Dopo il sacrifizio il gourou vela il capo al neofito, e gli sussurra una parola d una sola sillaba, che si fa ripetere all’orecchio affinché niuno l'intenda; preghiera che l'iniziato deve, potendolo, recitare cento mila volte ogni di, ma costantemente nel più profondo segreto, senza che appaia il moto delle labbra; e se l’obblia, solo al suo gouroupuò ridomandarla, e solo può profferirla all'orecchio dell'agonizzante per dargli salute; e in ciò consiste il supremo fine ed il supremo bene dell'iniziazione. Tutte le sette derivate dal bramanismo, buddismo, tomismo, ec., si rassomigliano nel modo di fare le ricezioni (143).

Dalla rive del Gange una parte degli antichi Ginnosofisti andò a stabilirsi in Etiopia. Il principale collegio di questi sacerdoti aveva sede nell’isola di Meroe. I re erano scelti dal loro ordine, ed essi ne erano i consiglieri, ed il loro possente intervento bene spesso arrestò dispotiche inclinazioni. Fu per questo ordine di cose, che durante una lunga sequela di secoli, i popoli di queste contrade vissero felici e liberi sotto le loro autorità tutelari. Però uno dei loro monarchi detto Hegruméne, contemporaneo di Tolomeo Filadelfo re dellEgitto, impaziente del giogo salutare che imponevangli i sacerdoti, meditò e compì i più orribili misfatti, di cui facciano menzione gli annali della tirannide; nel di che i Ginnosofisti erano riuniti nel tempio, onde offrire un sacrifizio, Hegruméne che li aveva accompagnati, li fece sgozzare tutti dai suoi soldati. Quest’orrendo misfatto fece cadere l'Etiopia in uno stato di desolazione dal quale non solo non potè più rialzarsi, ma pure gradatamente ne distrusse la potenza e la civiltà, che rivaleggiava con l'Egitto.

I sacerdoti egiziani sono evidentemente usciti dai collegi dell'Etiopia; poiché Osiride è divinità etiopica. D’altronde fra loro ed i Ginnosofisti di Meroe correvano strette ed abituali relazioni, che accennavano una origine comune. Ogni anno le due famiglie di sacerdoti movevano ad incontrarsi presso a’ confini de due paesi, per offrire un comune sacrifizio ad Ammone, il dio colle corna di ariete, e celebrare quel sacro banchetto che i Greci appellavano eliotrapezio, o tavola del sole. Il viaggio di ambo le famiglie doveva durare dodici giorni per andare e venire; la qual cosa faceva allusione alle dodici stazioni annuali del sole nei sei segni ascendenti e ne’ sei discendenti dello zodiaco.

Ad imitazione dei Ginnosofisti di Meroe, i sacerdoti egiziani formavano una casta e si trasmettevano il sacerdozio per via di eredità; come l'primi prendevano una parte attiva al governo dello Stato. Nella posizione sovrana da loro formatasi, avevano ridotto i re ad essere i primi sudditi della loro casta. Li sorvegliavano in vita, e quando morivano si costituivano in tribunale, e traducevano il loro cadavere alla sbarra, mettendo in bilancia le loro azioni buone e cattive, e dopo un solenne giudizio, biasimavano o lodavano la loro memoria. Divisi in varii ordini, cioè de’ profeti, de’ comasti e de’ tacconi, o che altri nomi si avessero, formavano senza contrasto la parte eletta, privilegiata e sola libera della nazione. Ciascuno di essi era investito di qualche funzione che formava la sua abituale occupazione e la sua professione. Gli uni coltivavano l’astronomia, gli altri la medicina; questi componevano i canti sacri, quegli tracciavano i piani degli edificii consacrati al culto degli Dei. Avevano due dottrine religiose, l'una pubblica, che era praticata dalla moltitudine, ed un'altra occulta che veniva comunicata ad uomini scelti presi nelle altre caste della nazione, e fra gli stranieri illustri che si trovavano associati al sacerdozio con questa iniziazione. Intanto fra gli iniziati eravi soltanto un piccolo numero che avesse la diretta rivelazione dei misteri, vai quanto dire la dottrina nascosta; gli altri dovevano rinvenirla fra un numero di grossolane allegorie, che venivano offerte alla loro penetrazione nel corso della iniziazione sacra. Vedremo in seguito come per gli iniziati era una semplice finzione morale destinata a renderli migliori e più felici.

Il principale centro d'iniziazione in Egitto trovavasi in Menfi nelle vicinanze della grande piramide. Il più profondo segreto circondava il mistero sacro; e la moltitudine, onde formarsene un'idea doveva fare congetture e supposizioni. Gli iniziati serbavano un profondo silenzio su questo soggetto, poiché colui, che avesse avuta l’imprudenza di sollevare il velo che copriva il santuario, ci avrebbe lasciata la vita. Non potevano trattenersi che fra loro intorno ai misteri; e se erano obbligati di parlare innanzi ai profani, dovevano servirsi di frasi enigmatiche, il senso delle quali fosse cognito a loro soli.

Questa regola era generale. In Grecia venne posto un prezzo alla testa di Diagora per aver rivelato i segreti degli Eleusini. Androcide ed Alcibiade, accusati per la medesima colpa, vennero citati innanzi al tribunale d'Atene, il più terribile che sia mai esistito, poiché presentava i colpevoli innanzi al popolo ignorante e crudele che doveva pronunciare la sentenza. Il poeta Eschilo, che avevano rimproverato per aver messo sulla scena dei soggetti mistici, non si potè far assolvere se non quando provò di non essere iniziato. Infine Aristotile, segnalato come empio dal gerofante Eurimedone, per aver sacrificato ai mani di sua moglie secondo il rito usato nei misteri Eleusini, dovette rifugiarsi in Calcide. Però i rituali di questi misteri vennero poscia a circolare quasi pubblicamente; ma non sono giunti fino a noi. I particolari che seguono sono i soli che ci hanno lasciato intorno ai misteri egiziani gli storici dell’antichità.

I misteri egiziani erano divisi in grandi e piccoli. Erano detti piccoli quelli d’Iside che celebravansi all’equinozio di primavera; i grandi erano quelli di Serapide e di Osiride; i primi celebravansi al solstizio di estate, ed i secondi all’equinozio di autunno. La facoltà di presentarsi all'iniziazione era accordata agli uomini che potevano vantare una vita senza macchie. Lo stesso praticavasi fra i Greci. Nerone, che chiese di essere iniziato nei misteri Eleusini, si fermò sulla soglia del tempio, quando intese il jerocerice, o araldo sacro, pronunciare la scomunica contro gli empii e gli scellerati. Due secoli e mezzo dopo l’imperatore Costantino domandò l'iniziazione che non potè ottenere. L'associazione religiosa dei cristiani, che escludeva tutte le altre, era pure verso la stessa epoca, e per la stessa ragione, respinta nominativamente dalla partecipazione dei misteri di Eleusi; poiché bisogna osservare che la tolleranza regnava fra le diverse-famiglie d'iniziati del paganesimo, e reciprocamente ammettevansi alla celebrazione de' loro misteri.

L'aspirante alla iniziazione egiziana doveva astenersi da qualunque alto carnale, prendere un nutrimento leggiero e sopra tutto astenersi dal mangiare carne di animali. Inoltre doveva lavarsi le sozzure del corpo per via di frequenti abluzioni, ed in certo giorno bagnarsi sette volte la testa nelle acque del Nilo o del mare. Simili pratiche usavansi in tutte le altre iniziazioni. Era ingiunto all'aspirante all’iniziazione di Eleusi di presentarsi nel tempio colle mani terse ed m cuor puro. Per questa cerimonia eravi un apposito ministro detto hvdronos, che purificava le mani del postulante, facendogliele lavare nell’acqua lustrale posta sotto il portico in una vasca. Il candidato doveva affermare di aver bevuto del ciceon, liquore destinato ad indebolirgli le facoltà generatrici. Gli erano interdetti alcuni alimenti, e particolarmente le fave, l'astenersi dalle quali era pure raccomandato nell’iniziazione egiziana e da quella di Pitagora che era dalla prima derivata; poiché i sacerdoti, pensando che il legume è troppo riscaldante, ed agitando i sensi, non permette all'anima di possedere la quiete necessaria alla ricerca della verità. Le donne che aspiravano alla celebrazione delle tesmoforie, misteri riservati al loro sesso, in Atene, dovevano prepararsi col digiuno e colla continenza. Ordinariamente esse ricorrevano, per calmare i loro desiderii, all’uso dell’agnus castus e di altre piante fredde (144), che stendevano sul suolo per formarsene un letto (145). Se dovessimo applicarvi ciò che Ovidio dice dei misteri di Atene (146), esse dovevano osservare la castità durante nove notti consecutivi (147). Nei misteri di Bacco era obbligato di serbare la più severa continenza. Lo stesso praticavasi in quelli di Ati, di Cibele, di Orfeo e di Mitra.

Quando l'aspirante alla ricezione egiziana era convenientemente pre parato, accompagnato da un iniziato che servivagli di guida, si portava verso la mezzanotte alla grande piramide, avendo la cura di munirsi di una lucerna e dei mezzi necessarii per accenderla. Ivi giunto saliva sedici gradini del monumento e trovavasi sotto un’apertura di un metro quadrato, che immetteva in una bassa galleria, ove egli con la lucerna accesa penetrava carpone. Dopo aver lungamente camminato in mezzo a tenebre ed orrori sempre crescenti, per estesi androni, contorti passaggi e tetri meandri, giungeva ad un pozzo di smisurato orifizio, che sembrava senza fondo, nel quale doveva discendere. L’oscurità nascondeva ai suoi occhi dei gradini di ferro che circondavano la parete interna del pozzo; molte volte avveniva che l’aspirante, agghiacciato da tremendo terrore, rivolgeva i suoi passi dalla parte d’onde era venuto, rinunziando all'iniziazione. Se al contrario egli acconsentiva di scendere, l'iniziato che lo accompagnava discendeva pel primo, facendogli vedere che poteva seguirlo senza alcun timore. Al sessantesimo gradino il candidato imbattevasi in un’apertura che serviva d'ingresso ad una strada scavata nella rupe che discendeva a spirale in uno spazio di circa quarantacinque metri. All'estremità trovavasi una porta di bronzo con djie battenti, che egli apriva senza fatica, e che poi dietro di lui si richiudeva da sé medesima, producendo un orribile rumore, che da lungi si sentiva, e sembrava scuotesse le volte dei sotterranei. Questo segnale annunziava ai sacerdoti che un profano erasi sobbarcato alle prove dell’iniziazione: per cui i zucconi ministri dell’ultimo ordine preparavano il necessario per la ricezione.

Di fronte alla porta di bronzo trovavasi una graticola di ferro, attraverso la quale l’aspirante vedeva una vasta galleria, costeggiata d'ambe le parti da un lungo ordine di archi illuminati da faci e da lucerne. Sentiva la voce dei sacerdoti e delle sacerdotesse d'Iside cantare degl'inni funebri accompagnati da melodiosi istrumenti. Questi inni mirabilmente composti, accompagnati da tetre melodie, e gli echi delle volte, che li rendevano più imponenti e più lugubri, fissavano l'attenzione dell'aspirante, immergendolo in un’estasi malinconica. La guida, che per un istante lascia vaio in preda ai suoi tetri pensieri, prendendolo per di dietro lo faceva sedere sopra un banco di pietra ove novellamente lo interrogava sulla sua risoluzione. Se persisteva nell'idea di farsi iniziare, lo introduceva in una galleria larga due metri, sotto la volta della quale l’aspirante non tardava a leggere un’iscrizione in lettere nere scolpite sopra una tavola di marmo bianco, così concepita: «Il mortale che calcherà questo suolo, senza guardare né ritornare indietro, sarà purificato dal fuoco, dall’acqua e dall’aria; e se supererà lo spavento della morte, egli uscirà dal seno della terra, rivedrà la luce k ed avrà il dritto di preparare l’anima sua alla rivelazione de’ misteri a della grande dea Iside.»

Terminata questa lettura l’iniziato che accompagnava l’aspirante, gli dichiarava che non poteva seguirlo più oltre; che gravi ostacoli avrebbe incontrato lungo quella via, e per trionfarne volevasi grande forza d’animo ed una presenza di spirito inalterabile; se per poco concepisse il dubbio di poterne uscire vittorioso, dovrebbe rinunciare ad affrontarli, e ritornare indietro mentre era ancora libero di farlo; ma dopo aver mosso un sol passo più innanzi sarebbe troppo tardi. Il candidato mostrandosi risoluto, la sua guida lo esortava a fortificare l’anima sua contro il timore, lo abbracciava teneramente, abbandonandolo in balìa di sé stesso con rincrescimento. Intanto conformemente alla regola lo seguiva da lontano, onde potergli apprestare aiuto in caso di bisogno, se veni vagli meno il coraggio, e per ricondurlo fuori dei sotterranei, raccomandandogli, in nome della dea Iside, di non rivelare mai ciò che gli era accaduto, ed evitare in avvenire di presentarsi all'iniziazione in alcuno dei dodici templi dell’Egitto.

L’aspirante, rimasto solo nella galleria, che aveva la larghezza di centoquaranta metri, alla vacillante luce della sua lampada vedevasi circondato da un gran numero di nicchie quadrate nelle quali eranvi statue colossali in basalto ed in granito, assise su dei cippi funebri, nell’altitudine di mummie che attendono il dì della risurrezione. Ad ogni piè sospinto gli sembrava vedere degli spettri che al suo approssimarsi sparivano. Finalmente giungeva ad una porta di ferro custodita da tre uomini armati di spada, e col capo coperto da un elmo rassomigliantc alla testa di uno sciacallo, i quali vedendolo gli si facevano incontro. Uno di essi gli indirizzava questo discorso: «Noi non ci troviamo in questo luogo per impedirvi il passaggio; potete continuare il vostro cammino se gli Dei ve ne han dato la forza. Ma pensateci bene, poiché se oltrepasserete la soglia di questa porta, sarete obbligato di continuare il vostro cammino senza mai rivolgere la testa d’onde siete venuto. In caso contrario, ci ritroverete al nostro posto per opporci alla vostra ritirata, e voi non uscirete mai più da questi sotterranei.» Di fatti, se dopo aver passato la porta, l’aspirante preso da spavento ricalca sse le sue orme, le tre guardie lo circondavano e lo conducevano negli appartamenti inferiori del tempio, ove veniva chiuso pel rimanente dei suoi giorni. Ciò nondimeno la sua reclusione non era molto austera; poiché veniva dichiarato atto a divenire officiale subalterno, e poteva Sposare una delle figlie dei ministri del second’ordine. Però egli non doveva mai più comunicare coi profani, e doveva scrivere alla sua famiglia queste parole: Il cielo ha punita la mia temerità; io sono stato tolto per sempre al mondo; ma gli Dei giusti e misericordiosi mi hanno accordato un ritiro dolce e tranquillo. Credete e venerate gli Dei immortali! Fin dall’istante che scriveva queste parole era ritenuto per morto. Ma quando, accoppiando la presenza di spirito al coraggio, l'aspirante assicurava che nulla turberebbe i suoi sensi, né muterebbe la sua risoluzione, allora le guardie gli facevano largo onde farlo passare.

Non appena aveva percorso una cinquantina di passi oltre la porta, offrivasi ai suoi sguardi una forte luce, che andava crescendo a misura che egli vi si approssimava. Tosto trovavasi in una sala, alta circa trenta metri e di egual dimensione in lunghezza e larghezza. Dai due lati di questa galleria bruciavano materie infiammabili, come rami d’alberi, bitume, ec. Il fumo prodotto da queste materie era assorbito da due lunghi tubi che trapassavano la volta. L’aspirante doveva attraversare questa fornace, ove le fiamme d’ambo i lati unendosi gli formavano una cupola di fuoco sul capo. A questo pericolo nc succedeva immantinenti un altro; al di là della fornace si stendeva sul suolo una grande graticola di ferro, che erasi arroventata, e gli spartimenti in forma di losanga lasciavano appena un poco di luogo onde il neofita potesse posarvi il piede. Non appena aveva superata questa duplice prova, ove aveva dovuto spiegare tanto coraggio e tanta risoluzione, che un novello ostacolo gli si parava d’innanzi. Un canale largo e rapido, alimentato dal Nilo, gli chiudeva il passo. Bisognava attraversarlo a nuoto, o coll’aiuto di due ripari che uscivano dal fondo dell’acqua, ed erano destinati ad impedire chela corrente non trasportasse coloro che lo attraversavano. Allora egli si spogliava dei suoi panni, li avvolgeva, e se li poneva sulla testa legandoli con la sua cintura, avendo cura di tenere alta la lampada per dirigersi attraverso l’oscurità che regnava al lato opposto. Poscia gettavasi nella corrente che attraversava con grandi sforzi. Giunto all'altra sponda trovavasi all’ingresso di un'arcata che conduceva ad un nascondiglio di due metri quadrati, il pavimento del quale conteneva un trabocchetto sul quale egli trovavasi. A diritta ed a sinistra sorgevano due mura di bronzo che servivano di appoggio agli assi di due grandi ruote dello stesso metallo; di fronte, gli si presentava una porta d'avorio intarsiala, ornata da due reti d'oro che indicavano che aprivasi da dentro. Inutilmente egli provavasi ad aprirsi un passaggio attraverso quest'uscio; esso resisteva a tutti i suoi sforzi. Ad un tratto due anelli lucidissimi offrivansi ai suoi sguardi; egli li stringeva per vedere se, tirandoli verso di sé, riuscisse ad aprire la porta. Ma quale era la sua sorpresa ed il terrore, quando stringendo gli anelli le ruote di bronzo giravano immantinenti intorno a loro stesse con una rapidità ed un rumore formidabile, ed il pavimento sprofondando sotto i suoi piedi lo lasciava sospeso agli anelli ad disopra di un abisso donde veniva un vento impetuoso, che gli spegneva la lampada lasciandolo nella più profonda oscurità! Egli rimaneva in quella crudele posizione per più di un paio di minuti, stordito dal rumore delle macchine, gelato dal freddo della corrente d'aria che usciva dal profondo della terra, e col timore che gli mancassero le forze, e cadesse nella voragine aperta sotto i suoi piedi. Per cui un brivido mortale scorreva per le membra del neofita; un sudor copioso, come quello d’una vera agonia, gli bagnava la fronte; ei barcollava, vacillava, e le sue facoltà andavano mancando, quando, all'improvviso il rumore cessava, il pavimento riprendeva il suo posto; gli anelli scendevano e con essi l’aspirante. Allora la scena cambiava; i due battenti della porta di avorio gli si spalancavano e una viva luce lo colpiva dal maraviglioso recinto.

La porta per la quale egli entrava nel santuario era costruita nel piedestallo della triplice statua d’Iside, Osiride ed Oro, gruppo divino, la natura del quale gli doveva essere poscia rivelata se ne era giudicato degno. Sulle mura vi erano segnate alcune figure misteriose: un serpente che vomita un uovo, simbolo dell’universo, che racchiude in sé il germe di tutte le cose che sviluppano al calore dell'astro del giorno; la croce manicata, imitazione del lingam indiano, e come questo rappresentava la potenza generatrice attiva e passiva della natura; un altro serpente attorcigliato intorno a sé medesimo in linea circolare che si morde la coda, figura mistica della rivoluzione eterna del sole; infine mille altre pitture allegoriche, poste in ogni silo, rendevano quel tempio un microcosmo. Ivi il neofita era ricevuto dai sacerdoti posti su due linee e rivestili delle insegne mistiche. Alla loro testa eravi il porta-fiaccola, il quale teneva in mano un vaso doro in forma di nave (148), da coi sorgeva scintillante fiamma, immagine del sole, che spande la sua luce su tutto l'universo. Veniva in seguito il porta-altare, rappresentazione vivente della luna, poi un terzo ministro vestiva gli attributi di Mercurio, il quale portava la palma dalle auree foglie e il caduceo, che figurava la voce divina, il logos la vita universale. Degli uni quale recava una mano di giustizia ed un vaso in forma di mammella, simboli che riferivansi al giudizio delle anime ed alla via lattea che elleno dovevano percorrere per ritornare alla loro sorgente primitiva, la luce increata; degli altri quale il mistico vaglio; quale un vaso ripieno d'acqua, simbolo della purificazione che fa degne le anime di salire al soggiorno degli Dei; quale il sacro crivello relativo alla separazione delle anime e che designava altresì l'iniziazione; quale il sacro canestro, immagine dello cteis, organo generatore della donna, nel quale era il fallo simbolo della virilità, ed ambidue questi emblemi figuravano la duplice forza fecondatrice della natura. In fine un ultimo ministro teneva fra le mani un vaso chiamato canopo, della forma d'un uovo, su cui attorcigliavasi un serpe, cioè l'immagine dell'universo intorno a cui gira il circolo zodiacale.

Colpito dalla maestà di questo spettacolo, il neofita prosternava la faccia al suolo. Un gerber, o maestro di cerimonie, gli dava animo ad avanzarsi fin presso al pontefice, il quale congratulavasi seco lui del gran successo ottenuto pel suo coraggio; e porgendogli un nappo ripieno di mele e latte (149): «Bevi, gli diceva; questo liquore ti farà dimenticare le false massime che hai udito da bocche profane (150).» Dopo di che fattolo inginocchiare dinanzi alla triplice statua, posandogli una mano sul capo,recitava questa preghiera che tutti gli assistenti ripetevano battendosi il petto: Oh grande dea Iside! rischiara dei tuoi lumi questo mortale, che ha superato tanti pericoli ed ha compito tanto lavoro, a e fallo trionfare, anche nelle prove dell'anima, affinché sia interamente degno di essere iniziato nei tuoi misteri (151)

Terminata la preghiera il neofita rialzavasi ed accostava alle labbra la coppa ripiena di una bevanda amara portagli dal pontefice massimo che gli diceva: «Bevi questo liquore, esso ti farà ricordare i precetti della saggezza che da noi ti saranno insegnati» (152). In questo istante una musica armoniosa si faceva sentire, alla quale alcuni giovani sacerdoti univano inni in onore della dea Iside. Cessati i canti il neofita era tratto in remote stanze situate nei fabbricati adiacenti al tempio, dalle quali non poteva uscire, se la sua iniziazione non era terminata.

In questo luogo incominciavano prove di altra natura, che dovevano durare per ottantuno giorni. Dopo un riposo di ventiquattro ore veniva sottoposto ad una serie di digiuni gradatamente più severi, i quali terminavano col divenire rigorosi. Tutto ciò tendeva a purificare il corpo. Poscia veniva la purificazione dell'anima che dividevasi in due parti: l'invocazione e l’istruzione. L’invocazione consisteva nell’assistere per un'ora mattina e sera ai sagrificii: l’istruzione, a prender parte ogni giorno a due conferenze; la prima intorno a materie religiose, la seconda intorno alla morale. Infine per completare tutte queste prove, gli veniva imposto un assoluto silenzio di diciotto giorni. In questo periodo di tempo aveva il permesso di passeggiare nei giardini del tempio, di scrivere le sue riflessioni; ma gli era assolutamente interdétto di comunicare, fosse anche con segni, i suoi pensieri ai ministri del tempio che avrebbe potuto riconoscere camminando, di rispondere alle loro domande, e di corrispondere, anche con un semplice sorriso, ai saluti che le donne di questi officiali gli indirizzerebbero passando. Era necessario che divenisse impassibile e muto come una statua. Intanto si faceva ogni studio per fargli rompere il silenzio. Lo s'intratteneva di cose che lo interessavano immensamente; gli si richiamavano alla memoria le azioni più segrete della sua vita, delle quali credeva di non aver altro testimone che il cielo: io si svegliava di soprassalto per dargli qualche novella atta a recargli forte impressione, e malgrado tutto ciò, la minima parola che venisse da lui proferita gli era imputata come peccato, e gli avrebbe fatto perdere il frutto di tutto il suo lavoro.

Si comprende che il neofita vedeva avvicinarsi con gioia il termine di questa lunga tortura. La vigilia del giorno che essa doveva cessare, tre sacerdoti gli annunziavano che l'indomani raccoglierebbe il frutto di quelle penose prove, e sarebbe aggregato, con la sua iniziazione, ad una società di eletti, investiti dei più bei privilegi in questa e nell’altra vita. Di fatti, il di seguente, riceveva il permesso di parlare. Veniva condotto innanzi al collegio de sacerdoti, ed era interrogato intorno alle sue opinioni sulla divinità, sulla missione che la società umana era chiamata a compire quaggiù e sui principii della morale individuale. Ma questa non era che una pura formalità: il neofita essendo stato convenientemente istruito e preparato, le sue risposte dovevano naturalmente soddisfare i suoi giudici. Dopo di che incominciavano per lui i dodici giorni della manifestazione.

All’alba del primo giorno veniva condotto innanzi alla triplice statua di Osiride, d’Iside e di Oro; gli si faceva piegare il ginocchio, e dopo di averlo consacrato alle tre divinità, veniva rivestito delle dodici stole sacre e del mantello olimpiaco: quelle per le stelle ond’eran cosparse, figura delle costellazioni zodiacali, questo per le stelle medesime ond’era ornato, figura del cielo fisso, soggiorno degli Dei e delle anime beate. Poscia si cingeva la testa del neofita di una corona di palma, le foglie della quale figuravano dei raggi intorno al suo capo, e gli si poneva una fiaccola nella mano destra. Cosi vestito da sole» secondo f espressione di Dupuis, pronunciava un giuramento, presso a poco nei seguenti termini: «Giuro di non rivelare ad alcun profano nulla di quanto vedrò in questo santuario, né alcuna delle cognizioni a che mi saranno comunicate: chiamo in testimonio di quanto giuro gli Dei del cielo, della terra e degl’inferni, e chiamo la loro vendetta sulla mia testa, se sarò tanto disgraziato da divenire spergiuro.» Dopo aver adempito a questa importante formalità il neofita veniva condotto nella parte più segreta del santuario. Un sacerdote, che lo accompagnava, spiegavagli il senso di tutti i simboli che eragli permesso di conoscere. Facevagli percorrere dei giardini abbelliti da tutte le creazioni dell'immaginazione più poetica: dicendogli che quella era una ben meschina immagine dei luoghi divini che dopo la morte abitavano le anime beate. Gli facevano comprendere l’origine degli Dei, la formazione del mondo, le leggi che lo governano, la caduta delle anime e le prove che dovevano subire pria di ritornare alla loro divina sorgente. Le cognizioni, da essi comunicate agli iniziati, non si restringevano alla sola teologia e morale, ma abbracciavano tutte le scienze allora conosciute. I sacerdoti avevano consacrato nei libri i soli che in quei primi tempi esistessero, le loro scoperte astronomiche, fisiche, chimiche, meccaniche, statistiche, mediche, dietetiche, in una parola tutte le materie che interessavano il benessere ed il progresso delle società. Questi tesori venivano compresi sotto il nome di libri di Ermete ed erano aperti all'iniziato, nei quali studiava tutta la dottrina di quell'epoca, e quando usciva dal santuario, a buon dritto veniva posto nelle prime file dei suoi concittadini.

Quando aveva ricevuto il complemento delle rivelazioni alle quali poteva aspirare, disponevasi ogni cosa per la processione chiamata il trionfo dell'iniziato. La vigilia di questo giorno alcuni sacerdoti dell'ordine inferiore, in suntuose vesti, montavano su cavalli ricoperti di gualdrappe scritte di geroglifici ricamati in oro; si portavano innanzi al palazzo del re, ed a suono di tibia proclamavano che il di seguente un novello iniziato sarebbe condotto in processione per la città. Il medesimo annunzio era ripetuto in tutti i luoghi dove doveva passare il corteggio sacro, sicché i devoti potessero spargere le vie di fiori, ornare le case di ghirlande e di stoffe di gran valore.

Giunto il di della cerimonia si parava l'interno del tempio di quanto il tesoro dei sacerdoti conteneva di più ricco e prezioso. Veniva levato dai sotterranei il tabernacolo d'Iside, il quale era coperto di un velo di seta bianca pieno di geroglifici d'oro, che nascondeva a metà un secondo velo di stoffa nera. I pontefici le offrivano un sagrificio fra le danze delle figlie dei sacerdoti, le quali non comparivano in pubblico che nelle grandi solennità del culto della Dea. Tosto la processione mettevasi in moto. Alia testa andavano gli araldi che il giorno innanzi avevano fatta la proclamazione; e ad ogni istante eseguivano dei cantici. Alcuni sacerdoti dello stesso ordine seguivano i primi a piedi, ed erano posti su due fila, chiudendo in mezzo la sacra processione.

Immediatamente dopo gli araldi veniva un gruppo numeroso di sacerdoti, profeti e comasti, vestiti di una tonaca di lino coperta di una vesta nera, cerulea, rossa o violetta, secondo le funzioni di ciascheduno, ed una fascia attorcigliata intorno al capo lo nascondeva quasi interamente. Quindi venivano alcuni ministri porzione dei quali portavano i libri di Ermete, un altro le tavole isiache, le pale. di argento sulle quali erano segnali i geroglifici relativi ai misteri, della Dea; e varii portavano gli utensili dei quali si servivano nei sagrificii. Seguivano le sacerdotesse direttrici, circondale dalle figlie dei sacerdoti, poste in quattro fila, dandosi le braccia due a due; un coro, seguito dai sacerdoti e dai loro figli precedeva il tabernacolo d’Iside, che otto ministri portavano sulle spalle, innanzi al quale giovani sacerdotesse eseguivano, intorno del tabernacolo, danze religiose accompagnandosi con Bistri e crotali, e si bruciava nei profumini gran copia d'incenso, che svolgeva nubi di fumo, che lasciavano al popolo vedere appena il misterioso forziere. Poscia veniva il gran sacerdote il quale camminava solo, col capo coperto da una mitra, il bastone augurale in mano, vestito di lunga tunica bianca, eh'era coperta da una vesta di color porpora orlata di ermellino, la coda della quale era sostenuta da due giovani leviti. Dopo di lui veniva un numero considerevole di sacerdoti, la maggior parte dei quali portavano gl'istrumenti usati nel culto pubblico; un gran numero di suonatori di flauto, di sistro e di crotali; delle bandiere ove. stavano dipinti varii emblemi sacri, poscia gl'iniziati dei differenti riti dell'Egitto e dell'estero, vestiti con una tonaca di lino che scendeva sino al ginocchio, e che formava il loro abituale vestimento, che generalmente era quello stesso del quale furono rivestiti nella ricezione, e che non dovevano cambiare se non quando era ridotto in brandelli; infine compariva il nuovo iniziato. Aveva il capo coperto da un velo bianco che scendevagli fino alle spalle, e nascondevagli completamente il volto senza impedirgli di vedere. La tunica, dello stesso colore, era stretta al corpo da una fascia dorata. Una spada colf elsa d’acciaro gli era sospesasi fianco sinistro ad una cintura bianca orlata nera. Portava in mano una palma, e la sua fronte era cinta della stessa corona dalla quale gli fu cinto il capo nel giorno che prestò il suo giuramento. Infine aveva presso di sé, da un lato i sacerdoti più giovani, e dall'altro i più vecchi. Il corteggio era chiuso dal carro di trionfo tirato da quattro cavalli bianchi. Questo era lo stesso carro che serviva a condurre attraverso l'Egitto i generali d'armata che avevano riportalo qualche segnalata vittoria (153). 342 — La vista dell’iniziato provocava gli applausi della folla riunita al suo passaggio. Da tutte le parti gli gettavano fiori, e lo aspergevano con essenze preziose. In quel modo faceva il giro della città, ed immediatamente era condotto sotto al balcone del palazzo del re che lo attendeva circondato dalla sua corte. Ivi l’inizia lo saliva sopra un palco costruito appositamente, poneva il ginocchio sopra un cuscino, s’inclinava, e rialzandosi traeva la spada dalla guaina, indicando di metterla a disposizione del monarca. Poscia discendeva dal palco, e colla spada sguainata portavasi al tempio. Un trono molto alto, appositamente preparato, lo attendeva; egli vi si assideva accompagnato da due ministri dell’ordine inferiore, i quali tiravano due cortine persottrarlo un istante alla vista del popolo. Mentre che la voce dei sacerdoti faceva risuonare le volte del tempio con inni sacri, si spogliava l’iniziato del suo abito di festa, e lo si rivestiva con la tunica bianca che doveva portare abitualmente. Terminata questa formalità, le cortine erano aperte, e l’iniziato mostrato al popolo col volto scoperto era salutato con vive acclamazioni. Così terminava questa grande e solenne cerimonia, che generalmente era seguita da banchetti sacri che replicavansi per tre giorni, e l’iniziato vi occupava il posto d’onore.

Quando l’iniziato ai misteri d’Iside e di Oro era giudicato degno, veniva ammesso ai misteri di Serapide. Questi sono i meno conosciuti di quanti si celebravano in Egitto; Apuleio è il solo autore che li ha citati. Quando Teodosio rovinò il tempio di Serapide a Canopo, scoperse sotterranei e macchine con cui i sacerdoti provavano gli aspiranti. Però Apuleio, intorno ai misteri di Serapide, non ci dà che alcune notizie di poca importanza. Egli ci fa sapere che si celebravano la notte, che gli iniziati preparavansi con digiuni e purificazioni, e per esservi ammessi bisognava essere già iniziati in quelli d’Iside. Le iniziazioni avevano luogo nel solstizio di estate. In molti antichi monumenti Serapide è chiamato Giov., ed il Sole è pure detto Serapide. In fatti egli altro non è che il Sole dei segni superiori. Veniva rappresentato con una lunga e folta barba, simbolo della forza, che naturalmente lo riempie a quel tempo dell’anno nel quale ha presieduto; il calatus o moggio col quale coprivasi il capo, era pure simbolo dell’abbondanza. Le corna di capro delle quali è armata la sua fronte si riferiscono al solstizio d’estate, tempo del suo culto, in cui il sole è giunto nel segno del Capricorno, cioè ad una data molto vecchia.

I misteri di Osiride formano parte dell’iniziazione egiziana. Abbiamo visto altrove, come Osiride fu posto a morte da Tifone, e come il suo cadavere chiuso in una cassa fu gettato nella corrente del Nilo. La leggenda sacra ci dice che Iside, informata di quest’orribile avvenimento, si pose in cerca degli avanzi del suo sposo, e terminò col trovarlo a Biblas in Fenicia; che essa lo depose in un luogo nascosto, fuori della vista degli uomini; che Tifone, trovandosi a caccia durante la notte, lo scoprì per caso, e nel suo furore divise il corpo in quattordici pezzi (154), e li sparse in luoghi diversi; Iside però li ritrovò eccetto le parti genitali, poiché Tifone avendole gettate nel fiume che irriga l’Egitto, furono mangiate da un pesce detto pagro (155); che Iside vi sostituì una rappresentazione fittizia di quest’organo, o fallo, che essa consacrò, e che poscia figurò sempre nelle cerimonie segrete dei misteri (156). Il volgo possedeva la sola interpretazione letterale di questa favola sacra, poiché la rivelazione allegorica era devoluta ai soli iniziati.

Non vi i segreto ben custodito, di cui alla fine non debba trasparir qualche cosa. Porfirio a proposito de’ grandi misteri (ché quelli d’Iside erano detti i misteri minori) riferisce un frammento di Cheremone, sacerdote egiziano, che i mistagoghi della sua nazione «facevano del Sole il gran dio, architetto e moderatore del mondo, spiegavano la favola di Osiride ed Iside dagli astri, dalla loro apparizione o disparizione, dalla loro ascensione, dalle fasi della luna, dallo accrescere (diminuire della sua luce, dal movimento del Sole, dalla divisione del tempo e del cielo in due parti, l’una assegnata alle tenebre e l’altra alla luce.» Cosicché il sacerdote egizio riconduce a senso del tutto astronomico la leggenda osirica. Osiride è il Sole, Iside la lana, e le avventure di lui sono gli eroi, e si riferiscono allo stato del cielo in certe epoche dell’anno. Il primo è denominato re perché tal titolo conferivasi all’astro del giorno. Nella mitologia egiziana quest’astro ricevé successivamente tre nomi: Oro nel solstizio d’inverno, bambino il cui sviluppo compiesi con lentezza, avversato dal rigor dell’inverno. All’equinozio di primavera prende il nome di Serapide, poiché già è uomo fatto cogli emblemi della virilità, la barba, simbolo della forza, le coma di capro che riferisconsi al solstizio estivo, e il calatus o moggio alludente all’abbondevole messe. Infine nell’equinozio autunnale diviene Osiride, che come Bacco sorregge un tirso rivestito d’edera, e presiede alla vigna ed ai frutti che accompagnano questa stagione. Egli è giunto a tutta la sua maturità, e si avvicina al momento in cui deve decrescere, indebolirsi e morire, per fare luogo ad un altro Sole, ad Oro. Indi morto dai colpi del cattivo genio Tifone, padre delle tenebre, dell’umidità e del freddo, che lo privano degli organi generativi, pianto dalla pallida luna, personificata nella dea Iside sua vedova, che, vestita a bruno, lo cerca nell'oscurità, e finalmente trova l’inanimata sua spoglia alla quale invano cerca di ridonare la vita; la quale catastrofe forma l’argomento dei misteri di Osiride, e il candidato, nelle cerimonie iniziatorie, sosteneva la parte di quella divinità, e subiva fittiziamente la sua passione e morte.

Erodoto, che fu il primo a parlare di questi misteri, lo fa con gran circospezione. Egli descrive il tempio di Minerva in Sais, uno dei santuari ove celebravansi le iniziazioni osiriche, e favellando di una tomba collocata nel più sacro recesso, come veggonsi calvari dietro l’altare delle nostre chiese, dice: É la tomba d’un uomo, di cui debbo tacere il nome per rispetto. Nel recinto del tempio sorgono obelischi di pietra (157), e stendesi un lago circolare, nel quale gli Egiziani durante la notte rappresentavano i patimenti del dio. Deponevano il suo cadavere fittizio, cioè il neofita in una tomba, ed operavasi immantinenti la sua risurrezione, in mezzo al chiarore dei lampi ed al rumore de’ tuoni, che s’imitavano con apposite macchine. Il Dio così risorto non è più Osiride, ma suo figlio Oro: e figuratamente si era giunti al solstizio d’inverno, epoca della nascita d’un nuovo Sole.

La spiegazione che ora abbiamo data non è una pura ipotesi; poiché è appoggiata dalla testimonianza della maggior parte degli scrittori dell’antichità. Uno di essi, fra gli altri (Clemente Alessandrino), che era stato iniziato in tutti gli antichi misteri, cosi si esprime: «Quante tragedie religiose ci affacciano tombe e ci rappresentano omicidi,hanno pari significato con infinite varianti; figurando la morte e la risurrezione fittizia del Sole, anima dell'universo, cagione di vita e di moto nel mondo sublunare, e padre delle intelligenze, le quali non sono che una porzione dell’eterna luce che in quell’astro, suo fuoco precipuo, scintilla.» Nei misteri si raccoglie il prezzo delle sofferenze del dio. Quando risuscitava e riprendeva il suo impero sulle cose, l'anima si associava al suo trionfo,e con lui rimontava all'eterna beatitudine. Ecco uno dei più bei privilegi accordati agli iniziati, e dei grandi segreti dei misteri di Osiride e di tutti gli altri che basavano sugli stessi principii (158)).

Lungamente i sacerdoti egiziani avevano senza opposizione,ed in seno ad una profonda pace, governato i popoli di questo paese innome de loro re. Le scienze,le arti, le industrie erano state portate alla più alla perfezione da essi. In cambio di una libertà della quale non capiva il valore, la nazione aveva ricevuto tutto il benessere materiale che essa poteva desiderare. Finalmente i misteri, base e cemento della possanza sacerdotale, erano celebrati col più gran lustro e circondali da venerazione ed inviolabilità. Circa centoventicinque anni prima dell'era nostra, Cambise re di Persia (159), capitanando una numerosa armata, penetrò in Egitto e se ne impadronì. Il vincitore, per stabilire la sua conquista, attaccò il sacerdozio, suo acerrimo nemico, su quanto aveva di più formidabile, cioè sull'ascendente che aveva esercitato sugli spiriti in favore delle opinioni religiose. Voleva distruggere il prestigio della potenza che circondava gli dei, ed a sua volta avvilire i loro ministri. In una festa di Api, egli seguilo dai suoi soldati si gettò sul bove sacro ove l'anima di Osiride erasi ritirala, e non era altro che lo stesso Osiride, lo trafisse colla sua spada, e fece battere colle verghe i sacerdoti che assistevano alla pia cerimonia. Il popolo detestò e maledi l’empio; ma da quel fatto l’incredulità trovò accesso nell’anima sua, e la venerazione pei pontefici ricevé un colpo mortale. Ma Cambise non si arrestò, invase i templi, lacerò i veli dei santuarii degli dei e delle ab tre immagini, depredò i sepolcri, atterrò gli idoli, oggetti di pubblica venerazione, e trasportò in Persia quanto eravi di più prezioso (160). In seguito uno de Tolomei, a sua volta vincitore de Persi,riportò io Egitto più di due mila e cinque cento di queste statue, per la qual cosa ricevette dalla nazione riconoscente il sopranome di Emergete o benefattore.

I successori di Cambise lasciarono un po' di respiro ai ministri degli dei, ed in grazia di questa tolleranza a loro accordata, i sacerdoti riedificarono i loro templi, e riacquistarono una parte dell’antica influenza. Ma comparve Alessandro e passando per l’Egitto vi gettò il flagello de Tolomei. La guerra esterna, le intestine discordie, i frequenti assassini!, furono il tipo caratteristico del regno di questa intera dinastia. Tolomeo Fisoone s'impadronì, commettendo grandi delitti, di un trono già bagnato di sangue, riempì il paese di assassini e di stragi, spopolò le città, distrusse i templi, e costrinse i sacerdoti a fuggire per salvarsi dalla morte che loro era destinata. Quando questa tremenda bufera disparve, ed i sacerdoti sperarono di riprendere in pace l’esercizio del loro santo ministero, ritrovarono solo i ruderi de’ loro templi, e nuovi edifici! costruiti da operai greci; e divinità di origine straniera erano adorate dal popolo. Si erano istituiti dei misteri bizzarri, nei quali i simboli primitivi avevano deviato dal loro vero senso, e qualche volta brutalmente interpetrato alla lettera. Nel numero di questi misteri erano quelli di Saturno, nei quali per essere iniziati bisognava essere carichi di catene, con degli anelli alle narici, la barba lunga, e le vesti in uno stato schifoso. In altri misteri, la sacra immagine del follo non era più considerata come il simbolo venerabile della fecondità divina,ma come il simbolo mistico degli eccessi del libertinaggio. I costumi si depravarono, i templi furono il teatro di pratiche più vergognose,e gli stessi santuarii d Iside non restarono immuni da tali profanazioni. La degradazione morale dell’Egitto giunse a tal punto sotto la dominazione Romana,che senza resistenza sfasciarono imporre, che Antinoo,l’infame favorito d’Adriano, fosse adorato come un dio, ed istituirono dei misteri in suo onore. Questi riti, uniti a quelli dell'antica religione, vennero chiamati isiaci o riti alessandrini, perché nacquero nella città fabbricata da Alessandro, che era divenuta la residente di Tolomeo.

Verso la fine del regno di questa dinastia i nuovi misteri avevano oltrepassato i confini dell'Egitto, ed eransi stabiliti in vani punti d’Europa. Li aveva ricevuti Corinto, e secondo Apuleio, debolmente guastati dalle pratiche alessandrine, e quasi così puri come lo erano stati pria. Furono introdotti in Roma sotto la dittatura di Silla, ove, sessantanni prima dell'era nostra, Iside, Anobi ed altre deità egiziane furono cacciate dal Campidoglio, abbattendosene le statue per ordine del senato. Ma il popolo. tenace nei suoi amori, le rialzò, e novellamente abbattute nuovamente le eresse; proseguendo poi nel mistero il colto conteso, e perciò meglio pregiato, e sparso in tutte le provincie dell'impero, si moltiplicò all'infinito il numero delle iniziazioni. Però i sacerdoti isiaci non erano più, come nell'Egitto, depositarti della scienza ed arbitri dei re; non più vivevano nel fasto, nell'abbondanza di tutto, nella calma dello studio e nella sublime speculazione della scienza; ma traevano vita raminga e mendica, senza tempio, senza tetto, seco portando la statua della dea. Al mattino dopo la preghiera, in lunga tonaca di lino finissimo, il capo e il volto coperti di maschera figurante un muso di sciacallo (161), la bisaccia sulle spalle, ed il sistro in mano, recavansi ad accattare di porta in porta per le vie di Roma, e ritornavano all'ottava ora del dì per chiudere quello che chiamavano tempio d'Iside. Di sovente andavano offerendo l'iniziazione a chi la volesse pagare. Ben si comprende che questa mendicità e questa venalità degli Isiaci non poteva attirar loro la considerazione del pubblico. Di fotti erano derisi, e godevano alcun poco di credito solamente presso le ultime classi della popolazione.

Intanto, diretti da mire politiche che non vennero mai spiegate, gli imperatori romani vollero in seguito nobilitare il culto discreditato d’Iside, accordandogli una pubblica protezione e facendovisi iniziare essi stessi. Domiziano è il primo che diede questo esempio; poscia Commodo, il quale affettò tale devozione a questi misteri, che portò egli stesso la statua di Anubi nelle pubbliche processioni o pompe isiache. Leggesi nella storia della sua vita scritta da Lampridio, che questo feroce principe divertivasi durante la processione, a ferire col muso di sciacallo del dio il capo degli iniziati che sanguinanti, pazienti e muti gli camminavano innanzi (162). Ne templi isiaci spese grandi somme Caracalla, e sontuosissimo era quello di Campo Mirzio ove celebravansi le cerimonie dell'iniziazione. La proiezione di questi tiranni fu fatale ai misteri isiaci. Fino allora essi erano rimasti immuni da pratiche oscene: ma da quel tempo divennero il teatro della più vergognosa corruzione, facendo la virtuosa Iside testimone di non più vedute turpitudini, e circondando il tempio di quei giardini (chiamati giardini della dea), che disgradarono l'immoralità de' Babilonesi.

I misteri dell’Egitto sono la sorgente comune di tutti i misteri del paganesimo. La differenza, che esiste fra essi, sta nella nomenclatura dei personaggi allegorici, ed in qualche circostanza delle sacre leggende. Tutti si rapportano ai fenomeni che natura ci pone sott’occhio nel corso dell’anno. Il neofita rappresenta il Sole, e come quest’astro nasce, cresce e muore simultaneamente sotto i corpi del suo mortale nemico, l’inverno, che lo colpisce nei simboli della virilità. Allora si tinge il dolore e le lagrime; ma tosto la gioia subentra al dolore; poiché un altro Sole sorge raggiante, e spande novellamene l’abbondanza sulla terra. Questo avvenimento viene salutato dall'esibizione del fallo, simbolo sacro, che rammenta la virtù fecondatrice celeste, oggetto della riconoscenza degli iniziati.

L'Egitto trapassando in Fenicia, i misteri d'Osiride furono accomodati a gusto del luogo. Il dio v'ebbe nome di Adonai o Adone. Secondo la leggenda, Venere, scorto Adone bambino, tanto le piacque che lo chiuse in un forziere, e lo mostrò solo a Proserpina. Questa, cui non men piacque il fanciullo, meditò rubarselo; sicché, nata contesa, le gelose ricorsero alla sapienza di Giove, il quale deliberò si tenessero Adone sei mesi per ciascheduna (163). Questa decisione fu accettata ed eseguita; però Adone, infaticato cacciatore, fu ucciso sul Monte Libano da un cinghiale che gli stracciò gli organi della generazione. Venere tanto lagrimò sul cadavere di lui, che Cocito, discepolo di Chirone, n’ebbe pietà e restituì Adone alla vita. In Macrobio, che spiega questa allegoria, si legge:

«I fisici nomarono da Venere l’emisfero superiore, di cui a noi occupiamo parte; e da Proserpina intitolarono l’emisfero inferiore. Perciò Venere, presso gli Assiri e i Fenici, piange allorché il Sole, percorrendo nel suo corso annuale i dodici segni dello zodiaco, scende agli antipodi; poiché di questi dodici segni sei sono detti inferiori e sei superiori. Quando il Sole è nei segni inferiori, e per conseguenza i giorni sono più corti, la dea piange la temporanea morte e la privazione del Sole, il quale è ritenuto da Proserpina, che noi riguardiamo come la divinità delle regioni australi o dei nostri anti podi. Dicesi che Adone viene restituito a Venere, quando il Sole, avendo attraversato i sci segni inferiori, incomincia a percorrere quelli del nostro emisfero, e ci apporta luce più viva e giorni più lunghi. Il cinghiale, che ama di stare ne’ luoghi umidi e ghiacciati e nutresi di ghiande, frutto invernale, è il verno che ferisce il Sole. Dite fatti l'inverno è una ferita pel Sole, che ci leva la luce ed il calore, il quale effetto produce la morte degli esseri animali. Venere rappresentasi sul Monte Libano: chino il capo e coperto d’un velo, lacrimoso il volto, immagine vivente della mestizia che siede nel verno o sopra il creato. Ma quando il Sole s innalza al disopra delle regioni inferiori della terra, quando oltrepassa l’equinozio della primavera e prolunga la durata del giorno, allora Venere è nella gioia, i campi e si abbelliscono delle loro messi, i prati delle loro erbe e gli alberi delle loro foglie (164)

Il culto di Adone si propagò nella Fenicia, nella Siria, in Babilonia, nella Persia, nella Grecia e nella Sicilia. Le pubbliche feste, celebrate in onore del dio, principiavano in Fenicia, quando le acque del fiume Adone, che scendono dal Libano, erano fatte vermiglie da sacerdotale artificio (165)o da particelle di terra rossa che seco traevano. Le donne del paese immaginavano che la ferita di Adone ogni anno rinnovellandosi facesse rosseggiare di sangue il sacro fiume. La festa inauguravasi con lagrime e mestizia, e compievasi con esultanza. Ad Alessandria la regina portava la statua di Adone seguita dalle più cospicue matrone della città, che in cestelle recavano cialde, profumi, vezzi, fiori, rami di melagrano fioriti e fruiti del medesimo albero. La processione era chiusa da donne che sciorinavano magnifici tappeti e reggevano gli aurei letti di Venere e di Adone. Ad Atene, in più parti della città, ponevasi il simulacro di un giovinetto morto nel fiore della salute, della bellezza e della vita. Le donne in lutto facevangli funerali, e quei giorni erano tenuti infausti (166). L'ultimo dì della festa la tristezza mutavasi in gioia e celebravasi la risurrezione di Adone. Anche la Giudea ebbe il proprio Adone, sotto il nome di Thammuz. Narra Ezechiello, che ogni anno era pianto dalle donne ebree, silenziosamente assise sulla porta delle loro case.

Dell'iniziazione adoniaca poco si conosce; Luciano ne apprende che l’aspirante sacrificava una pecora, cibavasi della carne di essa, e poneva la testa sul suo capo; inginocchiavasi per pregare gli Dei sovra pelle di cerbiatto, indi entrava in un bagno, beveva acqua fredda,e stendevasi per terra. Verosimilmente e’ fingeva il dio e figuratamente passava per le varie fasi dell’immortale catastrofe.

Il culto ed i misteri dei Cabiri, che si erano stabiliti nell’isola di Samotracia (167), sembravano, come quelli di Adone, t(r)arre origine dalla Fenicia (168). Vi erano quattro Dei Cabiri: Axieros, Axiokersos, Axiokersae Casmilus (169), loro fratello minore, che uccisero. Essi fuggirono involando i di lui organi genitali. La sua testa fu ravvolta in una stoffa di porpora, ed il suo corpo fu sovra uno scudo recato io Asia e a piè del monte Olimpo sepolto. Dai paesi più lontani venivano a ricevere l’iniziazione ai misteri di Samotracia. Gli anaclotelesti o gerofanti, promettevano agli adepti di renderli giusti e santi. Coloro che erano tormentati dai rimorsi se ne sbarazzavano confessando le loro colpe ad un sacerdote, chiamato col nome di coes.Però il coes non aveva il potere di purificare tutti i colpevoli senza eccezione. Evandro,generale dei Persi,si presentò per farsi iniziare; ma i Romani avendo riflettuto che la sua presenza macchierebbe il santuario, lo chiamarono a comparire innanzi all'antico tribunale incaricalo di giudicare gli omicidi che osavano penetrarsi. Evandro non insisté e rinunziò all’iniziazione.

La morte allegorica di Casimilo era commemorata nei riti segreti. Il misto o recipiendario, dopo aver subito le prove, nelle quali il neofita rappresentava Casimilo, e durante le quali gli iniziati simulavano il dolore e facevano sentire dei singulti e dei gemili (170), veniva coronato d’ulivo, e ornato di una lascia di porpora. Così vestito era posto sopra un trono, ed i sacerdoti per festeggiarlo menavano intorno a lui una ridda circolare cantando inni sacri.

I misteri di Samotracia non avevano nulla perduto della loro celebrità nell’anno XVIII della nostra era; Germanico navigò a quella volta per farsi iniziare, ma fierissima burrasca gl’impedì di approdarvi (171).

Nella Frigia e propriamente sul monte Ida celebravansi delle iniziazioni sotto il nome di misteri dei Dattiti. Questi poggiavano sulla medesima favola dei misteri di Samotracia; se non che Casimilo era chiamato Kelmis; questi misteri si celebrarono in Rodi, ove si chiamarono misteri rodii o dei Telchini; in Creta ricevettero il nome di misteri dei Cureti o misteri gnostici, dalla città di Gnosse ove si celebravano. A Gnosse adoravausi gli Dei Urano, Rea e Giapione messi a morte dai Titani.

Questa catastrofe al solito posta in azione, l'aspirante, coperto di pelle di agnello, figurava la vittima mostrandosi il fallo come nelle imitazioni ostriche, adoniache e cabiriche.

Oltre ai misteri celebrati sui monte Ida in onore di Dattilo, la Frigia ebbe i misteri dei Coribanti che celebravansi a Pessinunte, e onoravano Ali, figlio di Cibele. L'imperatore Giuliano, il quale chiama Ati «la divinità per eccellenza feconda», narra come questo dio nascesse sulle rive del fiume Gallo e vi venisse allevato fino all'età della pubertà. In quest’epoca Cibele, alla quale ei doveva la vita, rapita dalla sua bellezza, in testimonio di tenerezza, gli coprì il capo di un berretto sparso di stelle. Dice Giuliano che questo berretto significa il cielo, e il fiume Gallo la via lattea galaxia.Ati, irresistibilmente tratto alla danza, cercò la compagnia delle ninfe, per una delle quali si prese d’amore e la seguì nella grotta da lei abitata. Secondo Giuliano «questa grotta, o antro, è il mondo ove compionsi le generazioni.» Cibele, gelosa del suo amante, gli aveva posto a guardia un fulvo leone, dal quale risaputo il fatto costrinse Ati a rinunciare alla diletta ninfa, sicché per cordoglio costui si mutilò.

Quest’atto di pietà lo rese caro alla dea, ma eccitò la gelosia di Giove, che suscitò un mostruoso cinghiale, il quale desolò la Lidia ed uccise Ati. In quest’ultime leggende Ati subisce la morte di Adone: poiché tanto l'uno quanto l’altro vengono feriti da un cinghiale negli organi della generazione. Anche Ati è figura del Sole, e Alacrobio lo dice espressamente. Per esprimere che l’astro del giorno governa tutte le cose e presiede all’armonia delle sfere, Ati rappresentavasi con una verga in una mano ed un flauto nell’altra. Nei monumenti gli si poneva accanto un ariete ed un toro, segui dell'esaltazione del Sole e della luna, ed un pino emblema della duplice potenza generatrice dell’universo, poiché quest’albero reca costantemente fiori de’ due sessi. [(172)]

Le feste che celebravansi in onore di Ati avevano luogo nell'equinozio di primavera, in cui il Sole trionfa delle tenebre e delle lunghe notti invernali. Queste feste duravano tre giorni; nel primo regnava tristezza, e si abbatteva un pino crociforme al quale era appesa l’effigie di Ati, poiché, secondo la leggenda, il suo corpo era stato scoperto dai Coribanti a pie di un pino, e da questi recalo nel tempio di Cibele, ove rese l’ultimo respiro: la quale si riferisce alla morte fittizia del Sule, e sotto altro nome la catastrofe di Osiride, di Adone e di Casimilo. Il secondo di era chiamato la festa delle trombe; e crotali, tamburi, trombe concertavano i loro suoni per risvegliare Ali. Di fatti i Frigii pensavano che l’inverno il Sole dormisse e si ridestasse nella primavera. Il terzo di si procedeva all’iniziazione, e feste di gioia dette hilaria commemoravano il ritorno del dio alla vita.

Quando procedevasi all'iniziazione il neofita era interrogato dal gran sacerdote, al quale dorerà rispondere queste enigmatiche parole: «Ho mangiato del tamburo, bevetti del cembalo ed ho portato il corno.» Il corno eia un vaso di terra in cui poneransi papaveri bianchi, frumento, olio e miele, tutti emblemi funebri. A queste interrogazioni succedeva no cerimonie i cui particolari non sono giunti fino a noi. Però è probabile che si mettesse in azione l’istoria di Ati come facevasi nei misteri degli altri dei.

I ministri di questo culto si chiamavano galli, poiché il loro tempio principale sorgeva sulle sponde del fiume Gallo. Durante le feste tristi, essi eccedevano in atti di tale frenesia, che si stentano a credere. Percorrevano i boschi e le montagne, coi capelli sparsi,-gettando spaventevoli grida, tenendo in una mano una spada e nell'altra un ramo di pino infiammato; per dare una rappresentazione della catastrofe di Ati, si mutilavano o portavano in trionfo i deplorabili segni del loro delirio, che terminavano col gettare in qualche casa (173). Però essi erano gli uomini più miserabili e più spregevoli; andavano di porta in porta, vendendo al popolo il favore di Ati e di Cibele, e suonando diversi istrumenti, particolarmente i cembali ed i tamburi, che erano la musica obbligata dei loro misteri.

Le iniziazioni dei Coribanti rimontano ad un'epoca molto remota; e si ritiene che ebbero nascimento quindici secoli prima dell'era cristiana. Dalla Frigia passarono nella Siria e nella Grecia, ove con gran difficoltà furono accettati dagli Ateniesi. Introdotti a Roma durante la seconda guerra punica, si propagarono in tutto l’impero, e sussistettero fino agli ultimi tempi del paganesimo (174).

I misteri di Cotitto (175), che avevano molta analogia con quelli di Ati e di Cibele, ebbero primamente sede nella Tracia e di Ih si sparsero in Atene, Chio, Corinto ed altrove. Poche notizie si hanno intorno a questi misteri; solamente è noto che gli iniziati prendevano il nome di bapti o batti (bagnati), dalle abluzioni a cui sommettevansi, e bevevano in un vaso in forma di follo. I misteri di Cotitto passarono in Roma nell'epoca della sua fondazione (176), e si modificarono prendendo il none di misteri della Buona Dea, principalmente sacri alle donne, e le Vestalin'erano le sacerdotesse, e Cicerone pretende che avessero per iscopo la salute del popolo romano. Secondo Dionigi di Alicarnasso, la Buona Dea era Cerere, la quale, secondo la favola, nacque da Fauno e fu da esso chiesta d'amore, al quale ella rifiutandosi, e tentò averla con violenza, fustigandola con rami di mirto, e coll’inganno, ubriacandola, e ancor non gli venne fatto di ottenere il suo intento. Allora egli trasmutassi in serpente, e sotto questa forma le piacque e la sedusse. Questa leggenda si spiega astronomicamente dalla posizione delle costellazioni al momento della celebrazione della festa della Buona Dea, cioè nelle calende di maggio. Le iniziate, fra le altre cerimonie che rappresentavano la sacra favola, si flagellavano, e Dupuis saggiamente dice, che questa flagellazione rappresentava la fustigazione della Buona Dea. Infatti uomini e donne flagellavansi in Egitto in memoria d’Iside, fustigata dal dio Pane.

I misteri della Buona Dea celebravansi di notte, in presenza delle Vestali, nella casa del console, dove la madre o la moglie presiedeva ai sacri riti. Gli uomini non potevano prendervi parte; e se in qualche quadro eravi dipinto un uomo, era scrupolosamente velato, e lo stesso praticavasi a tutti quelli che rappresentavano animali maschi. Non solamente la curiosità, ma la temerità non potevano senza colpa far cadere gli sguardi di un uomo sugli oggetti di questo misterioso culto. Clodio, amante della moglie di Cesare, che difficilmente poteva avvicinare, a causa della rigorosa sorveglianza che su di essa esercitava Aurelia, madre del console, profittò di questa festa per introdursi in casa della sua amica. Clodio, ancora imberbe, travestitosi da donna, si fece introdurre, da una schiava da lui comprata; ma egli venne scoperto; la cerimonia cessò, le cose sacre vennero coperte da un velo, le iniziate fuggirono, ed andarono a denunziare l'accaduto ai loro mariti. Clodio accusato di empietà venne tradotto in giudizio; ma ebbe la fortuna di scampare la pena della morte nella quale era incorso.

Prestando fede alle parole di Giovenale, gli uomini ebbero pure i loro misteri, dai quali erano escluse le donne. Per osservare in certo modo gli antichi riti, essi vestivansi da donna, ornandosi il capo con dei drappi, ed il collo con collane. Pria d’incominciare la celebrazione di questi misteri gli araldi dicevano queste parole: «Lungi da qui, profani! In questi luoghi non si ascoltano i lamentosi accenti dei vostri cantori.» Sembra che fin dai tempi di Giovenale i misteri della Buona Dea, nei quali nulla vi era che arrecasse offesa ai costumi, degenerassero dalla primitiva purezza; vi si compivano cerimonie atte ad eccitare violenti desiderii nelle donne; ed il poeta menò a tondo la sua frusta su queste iniziazioni ove regnava la dissolutezza ed il vizio.

Quasi tutti gli scrittori dell'antichità confessano l'identità d’Iside, onorata in Egitto, e di Cerere, che veneravano i Greci ed i Romani. Gli Ateniesi, presso de' quali era stabilito il culto di Cerere, erano una colonia di Egiziani venuti da Sais, ove adoravasi Iside. In Corinto, nella Focide e nell'Argolide, Cerere aveva conservato il nome d'Iside. La storia di Cerere, nella maggior parte delle sue circostanze, è la stessa di quella della dea egiziana. Ecco in che differiva: Plutone, dio dei regni inferiori, rappresenta il dio delle tenebre, e,come Tifone,rubò Proserpina figlia di Cerere, portandosela nell'inferno. Cerere, desolata della perdita di sua figlia, incomincia a cercarla. Per rischiarare i suoi passi, accende una fase, e dopa aver percorso molti paesi giunse in Eleusi città dell'Attica. Intanto Giove ordina a Plutone di dare Proserpina a sua madre. Questo dio vi acconsente, ma a condizione che durante il suo soggiorno negl'inferni, Proserpina non avesse toccato alcun cibo: così esigeva il decreto delle Parche. Disgraziatamente Proserpina, passeggiando nei giardini del palazzo infernale, aveva colto una mela granata, della quale ne aveva mangiato sette acini. Allora Giove, non potendo fare altro, ordinò che Proserpina dimorasse sei mesi dell'anno col marito e sei mesi colla madre. Questi medesimi particolari sono riportati nella favola di Adone. Cerere aveva,come Iside, un fanciullo chiamato Jacco, che nell'idioma fenicio significava fanciullo poppante. Questo Jacco, l’Oro degli Egizii, era celebrato nei misteri Eleusini, ed era pure chiamato Bacco; fu messo a morte dai Titani, come Osiride da Tifone. Tutti gli anni in Patrasso, nell’Acaia, celebravasi la festa di Bacco Esymnete, nel modo istesso che quella di Jacco celebravasi nei misteri Eleusini; e la notte, che la precedeva, il sacerdote di questo dio recava un forziere nel quale chiude vasi la sua statua.

I misteri di Cerere, l’origine dei quali si pone generalmente verso iprimi anni del XV secolo prima dell’era volgare, non restarono confinati in Eleusi. Erano conosciuti in Sicilia ed in Roma ai tempi di Silla, ed anche in Inghilterra, fin dal regno dell'imperatore Adriano. Quando queste feste celebravansi h Grecia, tutte le nazioni vi accorrevano, nel modo istesso che il popolo di Egitto portavasi alle feste di Sais, di Boì a lo, di Eliopoli di Pampremimi. Vi affluiva gente da tutti i punti della Grecia, poiché non solamente gli Ateniesi, ma tutti i Greci potevansi fare 'Oziare: per cui il concorso era immenso. In tempo di guerra gli Ateniesi inviavano dei salva-condotti a tutti coloro che desideravano di prender parte ai misteri eleusini,sia come iniziati, sia come spettatori. Questi misteri erano in grande venerazione tanto presso i Greci quanto presso i Barbari (177). Serse, nemico dichiarato delle divinità della Grecia e distruttore de’ loro templi, risparmiò il santuario di Eleusi. Aristoneo, per determinare gli Ateniesi a dichiararsi in favore di Mitridate, disse loro che i Romani volevano abolire i misteri di Eleusi.

Questi misteri erano di due classi: i grandi ed i piccoli; questi ultimi celebravansi in Agra due o tre stadi! al sud-est di Atene, ove si ò trovato un tempio alle sponde dell'Isso. Questo lume serviva alle purificazioni preparatorie. Il daduco,secondo ministro dell’iniziazione, taceva mettere il piede sinistro del neofita su pelli di recenti vittime. Dopo questa lustrazione, il mistagogo esigeva dall’aspirante on tremendo giuramento per assicurarsi della sua discrezione. Poscia gli si rivolgevano diverse domande, e, dopo di avervi risposto, lo facevano sedere sopra un trono, e beerei una danza a lui d’intorno. La stessa cerimonia aveva luogo nei misteri di Samotracia. Secondo Dione Crisostomo, il tempio di Agra rappresentava l'universo. I piccoli misteri erano una preparazione ai grandi. Gli iniziati ai primi prendevano il nome di misti; coloro che venivano ricevuti nei secondi erano chiamati epopti. Vi erano cinque anni d’intervallo fra le due iniziazioni.

Diverse cerimonie precedevano la celebrazione dei grandi misteri, i quali duravano cinque giorni. Il primo giorno si chiamava agyrmos (riunione); in questo dì gli aspiranti riunivansi in apposito locale. il secondo facevano una processione fino al mare, traversando a piedi due canali di acqua salsa che separavano il territorio di Atene da quello di Eleusi, e nella quale si purificavano. Era consacrato ai giovani il terzo giorno, e si preparavano al digiuno bevendo del liquore detto ciceon (178). La sera rompensi il digiuno con un leggiero pasto composto di sesamo, di Nocotti, detti piramidi per la loro forma, e di vani altri cibi chiusi nel canestro mistico. Questo giorno doveva passarsi nell’afflizione. Nel quarto giorno compivasi un sagriflcio; ed era interdetto agli iniziati di toccare le parti genitali delle vittime. Si eseguivano delle danze sacre. che fhcevano allusione alla rivoluzione dei pianeti attorno al Sole: poiché l'opinione che quest'astro sia il centro del sistema planetario non è nuova; essa fu professata dagli astronomi della più remota antichità. .

Il quinto giorno dicevasi delle torce, perché gli iniziati, a due a due, in silenzio. con torchi in mano, proceduti dal deduco si recavano al tempio, ove paasavansi di mano in mano le fiaccole, ed al loro fumo ed alle loro fiamme attribuivasi una virtù purificatrice (179). Il tempio di Eleusi era posto sulla vetta di un colle e circondato da mura. La navata del tempio era di spropositata grandezza. Il gran muro di cinta era destinato a rinchiudere tutti i muti che aspiravano all'ultima iniziazione, pria di essere ammessi nella navata mistica.

Il sesto giorno era consacrato a Jacco (180). In quel giorno il giovane Jacco, coronato di mirto, pianta funerea, recando in mano una face, era portato in pompa dal Ceramico ad Eleusi; era seguita la statua dal vaglio mistico e dal calatocon quel che conteneva, e particolarmente dal fallo (181). Il grido ripetuto di Jacco! facevasi sentire durante la processione, che usciva d’Atene per la porta sacra, prendendo la via di Eleusi, detta via sacra per questa ragione.

In quel giorno si facevano le iniziazioni nei grandi misteri, il coi rituale fu pubblicato dagli iniziati, che al tempo di Giuliano ne fecero molte copie che eccitavano vivamente la curiosità dei profani. Di questo antico monumento non restano che incompleti frammenti, dai quali ci proviamo di descrivere la cerimonia che accompagnava la iniziazione. Abbiamo già detto altrove che un segreto inviolabile involgeva questi misteri. Le donne, sebbene iniziate nelle tesmofore, delle quali parleremo altrove, erano formalmente escluse. Ciò nondimeno, una volta Demetrio Arcontere, incorato dalla protezione di Antigono re di Macedonia, fece porre un posto per Aristagora, sua amante, presso il santuario di Eleusi, durante la celebrazione dei misteri, minacciando di severamente punire chi vi si opponesse. Gli Ateniesi pria di morire erano obbligati di farsi iniziare, e fin dalla loro infanzia potevano assistere a questa cerimonia. In origine l'iniziazione era gratuita, ma i bisogni dello Stato non permettevano di conservare quest'uso; e per una legge fatta da Aristogitone, per essere ammesso ai misteri bisognava pagare una somma di danaro. In Roma i beni confiscati ad una certa specie di colpevoli ed il prodotto delle ammende erano sacri a Cerere.

Gli aspiranti non erano iniziati in una sola fiata, ed in ultimo entravano nella sacra navata. Il jerocerice, o araldo sacro, apriva la cerimonia colla proclamazione seguente: a Se qualche ateo, cristiano o epicureo, è spettatore di questi misteri, che esca, e solamente coloro che credono in Dio siano iniziati sotto felici auspicii! Quindi gli aspiranti prestavano un nuovo giuramento di segretezza. Si domandava loro: «Avete o no assaggiato pane? Siete puro?» Alle quali domande rispondevano con la formola: «Ho digiunato, ho bevuto il ciceon, ho presa della cista, e dopo gustalo ho deposto il calato;ripresi il calato e lo posi nella cista (182)

Questa risposta provava che egli era stato già iniziato nei misteri di Agra. Il neofita doveva presentarsi nudo.Veniva tosto coperto di pelli di capriolo, delle quali se ne facevano una cintura; poscia di nuovo svestito veniva coperto di una tunica sacra che doveva indossare fino a che non fosse ridotta in brandelli. Caduto negli orrori della notte e colto da spavento, il recipiendario attendeva nel vestibolo o pronao, che la porta del santuario gli venisse aperta (183), mentre sentiva rumori simili a quelli del tuono, il muggire dei venti, vedeva fantasmi, lampi, e fra essi l’ombra di Cerbero. Per tali rappresentazioni, fra cui la tragica fine di Jacco, o Bacco morto dai Titani, ovvero la pugna dei due principii, delle tenebre e della luce, i sacerdoti di Eleusi ebbero nome di philopolemi, amici della guerra. Dopo quest'agitazione e questo terrore, le imposte si aprivano ed il recipiendario scorgeva la statua della dea risplendente di luce. Allora egli era dichiarato epopto, ed i mistagoghi gli rivelavano la dottrina segreta, ma senz'arte, dice Plutarco, senza produrre alcuna prova, alcun argomento, che potesse far prestare al loro discorso una intera fede, a Dopo l’esposizione di queste dottrine l’assemblea era congedata con la formola konx om pax, che veniva ripetuta da tutti gl’iniziati. Questa formola composta di parole sanscritte corrotte, che doveva essere comune ad altri misteri, viene in appoggio all'opinione, che i ginnosoflsti sieno gl’istitutori delle iniziazioni.

Dopo le cerimonie da noi ora descritte, che avevano luogo durante la notte, gl’iniziati ritornavano in Atene. Cammin facendo riposavansi presso un fico sacro, col legno del quale era fatto il fallo sacro, chiuso nel calato: infatti il frutto del fico ha molta analogia con una parte dell’organo dell'uomo. Gli iniziati si rimettevano in cammino e gli abitanti de’ luoghi circonvicini accorrevano per vederlo passare, e giunto al ponte di Gefirismie, il popolo lo derideva e lanciavagli epigrammi. Gli iniziati dovevano rispondere, servendosi delle stesse armi, e colui che risultava vincitore in questa guerra di frizzi veniva coronato.

L’ottavo dì della festa era intitolato Epidaurio, ed era sacro ad Esculapio il quale essendo giunto troppo tardi da Epidauro non potè essere iniziato. Gli Ateniesi gli permisero di farsi iniziare il giorno seguente; e da quel tempo venne in uso di fare una seconda iniziazione per coloro che non poterono partecipare alla prima.

Il nono giorno chiamavasi Plemochoe, dal nome di un vaso di terra di forma particolare. I sacerdoti riempivano di vino due di questi vasi, che poi rovesciavano uno a levante e l’altro a ponente, pronunciando alcune parole misteriose (184). Questa festa era triste, ed il dì seguente avevano luogo i giuochi ginnici (185), coi quali terminavano i misteri eleusini.

Le Tesmoforie, i cui misteri erano particolari alle donne, come gli eleusini si collegavano al culto di Cerere; e gli uomini n’erano rigorosamente esclusi. Quegli che avesse osato di penetrare nel tempio, ove celebravansi le cerimonie, era punito di morte o gli si cavavano gli occhi. Queste feste avevano luogo in Grecia, nel tempo che in Egitto solennizzavasi la morte di Osiride, cioè nell’equinozio d’autunno. Il giorno consacrato al digiuno le iniziate mandavano delle grida, come facevano gli Egiziani alle feste d'Iside. Seguivano a piè scalzi il carro tirato da quattro cavalli bianchi, dove stava il sacro canestro, dei simboli mistici, circondato da vergini che portavano dei vasi foro. Le donne, non ancora iniziate nei misteri, non potevano mischiarsi in questa santa processione. Le iniziazioni seguivano, ed avevano luogo di notte; ogni donna teneva in mano una fiaccola, che spegnevano ed immediatamente riaccendevano appena giunti al Pritaneo, o Tesmoforion, tempio di Cerere Tesmoforia. Nelle cerimonie segrete s’imitava il ratto di Proserpina, rappresentata da una sacerdotessa che veniva rapita. Nel modo istesso che il fallo era l'oggetto di venerazione per gli uomini nei grandi misteri, le iniziate veneravano l’organo femmineo. Le tesmofore, tenendosi per le mani, eseguivano pure delle danze sacre. Queste sono le poche notizie che gli antichi ci hanno lasciate intorno a questi misteri (186).

I diversi misteri di Bacco, conosciuti sotto il nome di dionisiaci, di feste sabasie ed orfiche, presso i Greci rimontavano alla più alta antichità. Secondo Erodoto erano stati introdotti da Melampo. Però in un'epoca anteriore si videro nella Tracia, nell'Arabia e nell’India.

I dionisiaci si divisero in grandi e piccoli, e questi ultimi avevano luogo tutti gli anni all'equinozio di primavera. Le donne vi erano ammesse, e come nell'Egitto si adornavano il collo con l'immagine del fallo (187). I piccoli misteri dionisiaci si aprivano col sagrificio di un porco, che si uccideva, e poscia dal gerofante era distribuito ai presenti nel corso dell'iniziazione, e si dice. che dovevasi mangiare crudo. Compilo il sagrificio gli aspiranti e gli iniziati portavansi processionalmente al tempio, portando un ramoscello di albero nella destra, e cammin facendo eseguivano una danza sacra. Dei giovani canofori portavano dei canestri, o ceste mistiche, nelle quali fra gli altri oggetti eravi l’itofallo, o fallo dritto, fatto con legno di fico: gli Egiziani rappresentavano il fallo con una foglia di quest'albero. S'impiegavano gli stessi mezzi di Eleusi per penetrare il neofita di un orrore santo. Si poneva in azione la favola di Bacco massacrato dai Titani, i quali, simili al Tifone d'Egitto, avevano le mani ed i piedi di serpenti, e si fingeva d'immolare il recipiendario. Questo era per lo meno quanto facevasi in Chio ed a Tenedo, stando alle parole di Porfirio. I grandi misteri dionisiaci celebravansi ogni tre anni, nell'equinozio di primavera, nelle vicinanze di uno stagno come le feste di Sais in Egitto. La notte precedente all'iniziazione la moglie dell'arcontere, aiutata dalle geraire o presidentesse, sagrificava un capro. Essa rappresentava la sposa di Bacco, e quando veniva istallata in questa qualità sul trono appositamente disposto, i ministri e gli iniziati d’ambo i sessi le indirizzavano queste parole: «Salute, sposa! salute, novella luce!» Poscia aveva luogo l’introduzione successiva degli aspiranti nel pronao del tempio. Il recipiendario era purificato dal fuoco, dall’acqua e dall’aria. Per compiere l’ultima purificazione egli si slanciava da un luogo elevato, posto ad una certa distanza, per prendere un fallo fatto di fiori, sospeso ad un ramo di pino posto fra due colonne. Dopo questa cerimonia purificatoria, veniva ammesso nel santuario, col capo cinto di una corona di mirto, ravvolto in una pelle di certo, e trovavasi innanzi alla statua della divinità, sfolgorante di luce.

Le feste sabasie avevano ricevuto questo nome dall'epiteto di Sabasio,dato a Bacco, che ne era l’oggetto, da un luogo cosi chiamato nella Frigia ove era stabilito il suo culto. Questi misteri celebravansi di notte, ed i loro sacerdoti erano chiamati bessi.Si dava la rappresentazione dì Giove coabitante con Proserpina sotto la forma di serpente. Questo cerimoniale relativo alla costellazione di Ophiucus, il quale tiene fra le mani il serpente, che si estende sotto la corona boreale, Libera o Proserpina madre di Bacco. In commemorazione di questa leggenda sacra si faceva scivolare un serpente d’oro nel seno degli iniziati, i quali facevano sentire le esclamazioni: Evoi, saboi, hyès, attès, attès, hyès! Il culto di Bacco Sabasio, tanto pubblico quanto segreto, visse fino agli ultimi dì del paganesimo, ma degenerato ed imbrattato dalle più vergognose cerimonie. Si vedevano gli iniziati coperti di pelli di capra darsi nel modo più chiaro alla sregolatezza; correvano qua e là come pazzi, sbranavano dei cani, e commettevano le più indecenti stravaganze. P ire in Roma si tentò d’introdurre le feste sabasie 514 anni dopo la fondazione di questa città; ma C. Cornelio Hispallo, preture degli stranieri si oppose fortemente, nell’interesse della morale pubblica, ed impedì a questi innovatori di riunirsi. Nel 566 un sacerdote greco fece adattare i riti sabasii nell’Etruria; però la iniziazione fu tenuta in gran segreto, e solo piccolissimo numero di persone di ambo i sessi furono ammesse, le quali si diedero a tutti gli eccessi della più alta depravazione. Questi misteri furono di soppiatto portati in Roma e ben presto i magistrati lo seppero per mera combinazione. Un xxxxxxxxx erasi deciso di far parte di questi misteri; già si dispose il sacerdote le prove, quando seppe da una donna, che aveva preso parie a quelle orgie, tutte le infamie che vi si commettevano. Indignato, denunziò quanto aveva udito al console Postumio, il quale, dopo aver attinte altre notizie, ottenne dal senato un decreto che scioglieva questi settarii. Si fece un’istruzione dalla quale risultò che il numero degli affiliati ascendeva a settemila, la maggior parte dei quali, oltre alle sregolatezze, alle quali si erano dati, erano colpevoli di false testimonianze, di falsificazioni di firme e di omicidii. Coloro fra gli affiliati che avevano prestato il solo giuramento, senza doversi rimproverare alcun alto punibile contro le persone o i loro averi, vennero imprigionati e gli altri messi a morte; e Tito Livio ci dice che il numero di quelli giustiziati era maggiore di quelli carcerati. Però le feste sabasie si riprodussero in Roma ai tempi degli imperatori, e principalmente sotto Domiziano, come si vede da qualche iscrizione latina. Anche nella Grecia queste feste suscitarono i rigori delle leggi, e Cicerone riferisce una legge dei tempi di Diagonda che le proibì in Tebe.

Il culto di Bacco era pure quello degli orfici.Così chiamavasi una specie di confraternita che si era stabilita senza l’autorizzazione delle leggi, ed era costituita quasi nel modo che oggi sono costituiti i massoni: solamente i suoi membri, usurpando le attribuzioni del sacerdozio, pretendevano di aprire le porte del cielo ai loro adepti col mezzo di alcune cerimonie religiose. Si dicevano depositarli delle antiche dottrine di Orfeo, e si sforzavano di ricondurre i misteri alla loro origine primitiva, cioè alle idee egiziane. Per cui affermavano che Bacco ed Osiride erano una medesima divinità. Commemoravano nelle loro cerimonie segrete, che avevano luogo di notte, la tragica istoria di Bacco messo a morte dai Titani, ed aspergevano di gesso il recipiendario, per ricordare che i Titani si erano coperti di quella materia per non farsi riconoscere quando andarono ad uccidere Bacco. Come nelle feste sabasie, il serpente aveva grande parte nei misteri orfici, le esclamazioni dei quali erano pure: Eroi, saboi, hyès, attès, attès, hvès! L’iniziazione orfica, siccome era separata dal sacerdozio, non ebbe il medesimo lustro delle altre, e terminò col divenire il retaggio delle classi ignoranti del popolo; ma nei primi secoli del cristianesimo risorse; ed i pitagorici e platonici, che sforzavansi di arrestare la caduta del paganesimo, se ne impadronirono, e la rimisero in onore. Ne modificarono i riti e diedero a Bacco il nome di Phanes, il maggiore degli dei, il principio luminoso della natura. Ma questo tentativo ebbe un successo passeggero, e non potette ottenere il trionfo definitivo delle nuove dottrine (188)).

La storia del paganesimo non ha registrato nelle sue pagine il nome di colui che stabilì i misteri di Mitra. Le opinioni più comuni li attribuiscono a Zoroastro; ma questo nome venne dato a diversi riformatori, i quali vissero in epoche diverse e molto lontane le une dallo altre. Il primo Zoroastro, che si suppone abbia vissuto 3200 anni avanti l’era nostra, dicesi avesse portato la sua dottrina presso i bramini dell’india. Perseguitato varie volte fu obbligato a nascondersi, ed i magi suoi discepoli la conservarono religiosamente Ano alla venuta dell'ultimo Zoroastro, cioè quando sembrò che Cambise avesse concepito il progetto di annientare tutte le sorgenti di luce; quest’ultimo Zoroastro allora abitava l’Egitto, ove erasi portato per farsi iniziare nelle scienze e nella filosofia dei sacerdoti di quel paese. Formò sugli avanzi delle antiche leggi dei magi un nuovo corpo di dottrina che divenne il codice religioso dei Persi, dei Caldei, dei Parti,dei Battriani. dei Saigi, dei Corosmiani e dei Medi.

Secondo questa dottrina è scritto il Zend-Avesta.L’essere supremo Zeruanè-Akerenéè altresì denominato il Tempo senza limiti; creò la luce, dalla quale uscì il re della luce Ormuz. Mercé la parola, Ormuz creò il mondo puro di cui è il conservatore e il giudice. Egli creò a sua immagine dei genii detti amshaspand che circondano il suo trono, suoi mandatarii presso gli spiriti inferiori, presso gli uomini, tipi a questi ultimi di purezza e perfezione. La seconda serie della creazione di Ormuz fu quella degli altri genii chiamati ized, capitanati da Mitra (189), che veglia alla felicità, innocenza e conservazione del mondo, modelli di virtù, interpreti delle preghiere degli uomini. Da Zeruanè-Akerené fu pure creato direttamente Arimane in un’epoca posteriore. Questo spirito nacque puro come Ormuz; ma ambizioso e tutto orgoglio ingelosì del primogenito. A punirlo l'Essere supremo lo condannò ad abitare gli spazii muti di luce, l’impero delle tenebre. Allora fra Ormuz, accompagnato dall’armata degli ized e degli amshaspand, ed Arimane coi cattivi genii chiamati archidaevi e daevi da lui creati, incominciò una lotta accanita, alternata di vittorie e di sconfitte, che doveva durare dodicimila anni, e terminare in favore del principio della luce. Dalle regioni celesti la lotta infierì sui confini del mondo e nel mondo medesimo. Ormuz dopo un regno di tremila anni creò il mondo materiale in sei periodi distinti, con tutti gli altri pianeti e tutti gli astri del firmamento. L’uomo era uno dei prodotti di Ormuz, alla purità del quale vegliava con cure incessanti. Arimane pervenne a sedurre la prima coppia Meschiae Meschiane per mezzo di latte e frutta, ed in ultimo trionfando della donna. Però malgrado la caduta dell'uomo le anime non hanno nulla da temere, poiché sono assistite dallo spirito buono; e saranno successivamente purificate, poiché il trionfo finale del bene é risoluto nelle decisioni dell’Essere Supremo (190).

L'ized Mitra precedeva al Sole, e poscia fu confuso con questo astro, e gli venne reso un culto esclusivo,che fece dimenticare lo stesso Ormuz. Nei monumenti il dio è effigiato di giovanile apparenza con frigio berretto e fluttuante mantello dietro le spalle, schiacciando coi piedi un toro che ferisce al collo con una coltellata, allusione della forza del Sole giunto nel regno del toro. Ordinariamente la immagine di Mitra è accompagnata da molti altri animali, che alludono ai segni dello zodiaco. La principale festa di questo dio Sole era quella della sua nascita, che come quella del Cristo avveniva otto di prima delle calende di gennaio. Questi misteri si celebravano nel solstizio d’inverno, ed in Roma nell’equinozio di primavera.

La iniziazione era divisa in differenti gradi, ai quali non potevasi accedere senza subire aspre e rigorose prove superabili da pochi. L aspirante vi era ammesso dopo virtuosissima preparazione di sette anni, digiuno di cinquanta giorni, durissimo carcere d’alquanti dì, passando dagli estremi di caldo all’acqua fredda; fustigazioni protratte con brevi interruzioni fino per due giorni, sicché molti degli adepti perivano o si riducevano uno scheletro. Terminate queste prove il neofita veniva introdotto in un antro che rappresentava il mondo; quivi erano delineate tutte le divisioni del cielo e l’immagine dei corpi luminosi che vi circolano. Veniva quindi purificato da una specie di battesimo; e gli si imprimeva un marchio sulla fronte; mentre egli offriva al dio un pane ed un vaso d'acqua, pronunciando misteriose parole, gli presentavano colla punta di una spada una corona, che indi ponevangli sul capo, e che ei rigettava esclamando: «Mitra è la mia corona.» Dopo di che lo salutavano soldato, ed egli chiamava gli assistenti compagni d'arme.

Nel secondo grado detto del leone per gli uomini e iena per le donne l’aspirante indossava un mantello sul quale erano figurati degli animali che alludevano alle costellazioni dello zodiaco. Gli si ungevano con miele la lingua e le mani per purificarle; e poscia passavasi ad una pantomima; per lo che Archelao disse a Manès: «Barbaro Persiano, tu vai ad imporre al popolo, e come abile comico vai a rappresentare i misteri della divinità». Si poneva il neofita dietro una cortina che veniva tirata improvvisamente, facendolo vedere circondato da orribili grifoni (191). Dopo il grado di leone veniva quello di sacerdote o di corvo e quello di Perso, in cui l'iniziato vestiva il costume nazionale; quello di Bronio, epiteto di Bacco; quello d’Helios o del Sole; e per ultimo quello di padre, in cui gli iniziati erano detti sparvieri, uccelli presso gli Egiziani sacri al Sole, e precedevali il pater patrum oppure il gerofante.Questi gradi, al numero di sette, avevano rapporto coi pianeti; ed intorno alle cerimonie delle loro ricezioni si hanno poche ed incomplete notizie. Si poneva un serpente d’oro sul petto del neofita, precisamente come praticavasi nei misteri di Bacco Sabasio. Questo rettile, che ogni anno cambia la scorza, riprendendo novello vigore, era per gli antichi un’immagine del Sole, il calore del quale si rinnova in primavera. In altro grado si fingeva d'immolare l’aspirante, e poco dopo si annunziava la sua resurrezione, e gli assistenti davano segni di gioia. Come si pratica nelle logge massoniche si esponevano alla vista dei neofiti cranii e scheletri; ciò che sembrò giustificare l’opinione di molti, che i mitriaci compissero sagrificii umani. Facendo caso delle opinioni di tutti gli autori, risulta che ai neofiti davasi una spiegazione astronomica dei simboli esposti alla loro vista e delle cerimonie che accompagnavano le loro ricezioni. In una di queste ricezioni si rappresentava, secondo Celso, citato da Origene, il doppio movimento delle stelle fisse e dei pianeti. Queste misteriose pratiche facevano pure allusione alla purificazione successiva delle anime, pel loro passaggio attraverso gli astri, secondo la dottrina di Zoroastro. Perciò erigevano nelle caverne del loro rito un’alta scala che aveva sette porte, in capo alle quali erane un ottavo. La prima porta era di piombo e riferivasi a Saturno; la seconda di stagno attribuivasi a Venere; la terza di bronzo alludeva a Giove; la quarta di ferro figurava Mercurio; la quinta di lega ricordava Marte; la sesta d'argento rappresentava la luna; la settima d’oro fingeva il Sole; infine l’ottava era quella del cielo dei pianeti fissi, soggiorno della luce increata e scopo finale al quale doveva tendere l’anima.

Abbiamo veduto che i misteri di Mitra ebbero vita nella Persia; poscia da quella contrada passarono in Armenia, in Cappadocia, in Cilicia. Vennero portati in Roma ai tempi di Pompeo; ma sotto Traiano fiorirono molto nell’impero. Adriano ne proibì l’esercizio; e si videro ricomparire sotto il regno di Commodo, il quale erasi fatto iniziare, e vi copriva cariche importantissime. Ebbero molto lustro sotto Costantino e sotto quelli imperatore che gli successero. In questo periodo si sparsero in tutte le città,in tutte le province romane, e particolarmente nell’isola di Brettagna. Però nell’anno 378 furono proscritti dal senato, e gli antri sacri dei mitriaci furono aperti e distrutti per ordine di Gracco prefetto del pretorio.

Circa seicento anni prima dell’era volgare i Kimri o Cimbri, popoli numerosi che abitavano la Crimea, invasero l’Europa settentrionale ed occidentale, e successivamente si stabilirono nelle vaste pianure comprese tra la Scandinavia (Svezia) e le catene delle Alpi e degli Appennini, ed introdussero la religione ed i misteri druidici. I capi di questa iniziazione, nella Scandinavia chiamati drotti, e druidi nelle Gallie, erano divisi in tre classi; i vati, depositarli dei dogmi segreti, occupavano le funzioni di sacerdoti e di giudici; i bardi cantavano gl’inni sacri nelle cerimonie del culto, e celebravano le azioni dei grandi uomini e degli eroi; gli evadi presiedevano al governo civile ed alla agricoltura e formavano i calendarii. Alla morte del sommo sacerdote i druidi sceglievano fra di loro, a maggioranza di voti, quello che dovevagli succedere. Ritirati in fondo alle loro vaste foreste comparivano agli sguardi del popolo, quando il loro santo ministero, o la cura dei pubblici affari richiedeva la presenza loro. Siccome nell’Egitto, associavano al sacerdozio per via d’iniziazione quegli individui che loro sembravano atti a poter ricevere la sacra istruzione. Venti anni erano appena sufficienti agli studii preparatorii che imponevano ai loro allievi; alcun libro, né alcuna tradizione scritta poteva sgravare la loro memoria. Dopo questo lungo corso di studii, in seguito a delle prove e rigorosi esami, gli allievi erano ammessi all’iniziazione. Eguali ai loro maestri, erano fin da quello istante circondati dalla pubblica venerazione. Nelle Gallie propriamente dette i druidi avevano la sede principale della loro iniziazione nella foresta di Dreux; nella Gran Brettagna il loro collegio supremo era stabilito in Mona, oggi isola di Man. Intorno alle loro segrete cerimonie sappiamo che avevano un altare triangolare, un misterioso forziere, e la spada di Belinuo o Belen, loro dio Sole.

La dominazione dei Romani nelle Gallie e nell’isola Britannica portò l’annientamento della religione druidica in quelle contrade. Claudio le proscrisse; ma ne restarono vestigia nel IV secolo. Perseguitata nelle Gallie si rifugiò o più tosto si conservò in tutto il suo vigore nella Germania e nella Scandinavia. Pure nel XII secolo si vide rifiorire; e nella Scandinavia sembrò che si fosse mescolata di nuovi riti, importati dall’Oriente dalla tribù degli Asi o Asiatici. L'Edda, libro sacro degli Scandinavi, rinvenuto nello scorso secolo, ci fornisce preziose notizie intorno all’iniziazione di questi popoli. L'Edda incomincia con un canto intitolato: I prestigi di Har, il quale evidentemente contiene una descrizione delle cerimonie usate nella ricezione di un profano. Il neofita si chiamava Gilfo, cioè lupo, ovvero iniziato (192). Egli veniva ad apprendere le scienze possedete dagli Asiatici, che circondavano nel mistero; ed affascinando i suoi sguardi con prestigi, gli facevano vedere un palazzo, il tetto del quale si trovava ad una smisurata altezza, ed era coperto di scudi dorali.All’ingresso di questo palazzo imbattevasi con un uomo che si esercitava a lanciare in aria sette fioretti.In questo fatto si riconosce facilmente un simbolo comune a tutte le iniziazioni: il palazzo era il mondo; il tetto il cielo; gli scudi le stelle; ed i sette fioretti i pianeti che circolano nello spazio. Si domandava all’aspirante quale fosse il suo nome; egli rispondeva Gangler, cioè colui che facendo un giro distribuisce gli oggetti necessarii agli uomini. Si vede che il neofita in comincia a rappresentare la parte di Sole. Gli vien detto che il palazzo nel quale si trova appartiene ad un re, nome che gli antichi mistagoghi davano al capo del sistema planetario. Poscia offrivansi tre troni ai suoi sguardi, elevati l’uno sull’altro. Gli veniva detto che il personaggio assiso sul trono inferiore era il re, chiamato Har (cioè sublime); che il secondo era Infahar (l’eguale del sublime); e quello assiso più alto degli altri due chiamavasi Tredie (il numero tre). Questi personaggi sono quelli che il neofita vedeva nell’iniziazione Eleusina: il gerofante, il daduco e l’epibomio; quelli stessi che vede nella massoneria: il venerabile e i due sorveglianti,immagini simboliche del Sole, della luna e del Semiurgo o grande Architetto dell’universo. Nelle istruzioni che porgonsi al neofita, questi apprende che il massimo e il più antico degli Dei si chiama Alfader (il padre di tutti, il Teutate dei Galli), con dodici nomi che ricordano i dodici attributi del Sole, le dodici costellazioni, i dodici sommi Dei degli Egizii, dei Greci, dei Romani. Compiesi la sua istruzione esponendogli la teogonia e la cosmogonia scandinava (193). Fra gli Dei o figure di Dei della teogonia scandinava havvi Batter il Buono che mori sotto i colpi del principio del male, come nella nostra Introduzione dicemmo. La leggenda funerea di questa divinità è a credere che costituisse l’oggetto del cerimoniale iniziatorio, come invariabilmente praticavasi negli antichi ed odierni misteri (194).

Si rinviene pure nell’Edda un allegoria che ha grande somiglianza con la leggenda massonica. In fatti nel ventunesimo canto leggesi: «Gangler domandò: Da dove venne il cavallo Slcepuer (195), di cui favellate e a chi esso appartiene?» Har gli rispose: «Un giorno un cotale Architetto offerse agli Dei di erigere in due sole stagioni si salda fortezza che e’ vi si potessero tenere sicuri contro gli assalti d’ogni sorta di giganti, non pericolando neppure dopo superata da questi la cinta di Midigard (la dimora di mezzo). Ma domandò in compenso la Dea e Frega (la Venere scandinava, la Natura), il Sole e la Luna.I numi, e dopo lunga discussione, acconsentirono, a patto e’ compirebbe l’opera in un sol tempo, e non riuscendogli perderebbe il premio stabilito. L’architetto, avendo inteso ciò, domandò P autorizzazione di servirsi del suo cavallo; e gli Dei, per consiglio di Loke (il cattivo principio) acconsentirono alla sua domanda. Questo trattato fu confermato da molti giuramenti, e dalla deposizione di molti testimoni; poiché, senza questa precauzione, un gigante non avrebbe creduto di essere al sicuro fra gli Dei, e sopra ogni altro Thor (196) se fosse ritorti nato dai viaggi che aveva intrapresi in Oriente per vincere i giganti. Fin dal primo giorno, l’operaio fece trasportare notte tempo enormi macigni dal suo cavallo: e gli Dei vedevano con sorpresa che questo animale lavorava più del padrone. Intanto l'inverno si avanzava, e come si appressava alla sua fine, la costruzione di questa città inespugnabile era pressoché compiuta, mancandole solo le porte.Vennero a consiglio gli Dei, domandandosi l’un l’altro, ch’era quello che aveva consigliato di maritare Freva nel paese dei giganti far cadere Varia a e il cielo nelle tenebre, lasciando sollevare il Sole e la Luna. Conventi nero che Loke era l’autore di questi cattivi consigli; quindi a lui ((commisero, minacciandolo di crudelissima morte, di sottrarre il ben meritato guiderdone al perfetto artefice. La sera istessa, l’architetto ((faceva portare, secondo l’ordinario, delle pietre dai suo cavallo; quando da una foresta vicina una giumenta cori suoi nitriti chiamò a il cavallo (197); il quale dando in eccessi di furore ruppe le briglie e scappò via. L’operaio volle correre dietro il suo cavallo; ed entrambi perdettero là intera notte; quindi il lavoro fu differito fino all’indomani. Intanto l’architetto convinto, che non aveva altro mezzo per a terminare l’opera, riprese la sua forma naturale, ma gli Dei, saputolo non tennero verun conto delle promesse loro; Thor pagogli il suo a salario spaccandogli il capo con un colpo di clava, e rovinandolo nel Neflheim (l’inferno). Poco dopo, Loke ritornò, raccontando che il cavallo dell’architetto aveva prodotto un poliedro con otto piedi (198)». Fin dal secondo canto è detto che Balder possedeva un palagio con colonne istoriate di rune (199), acconce ad evocare morti. Del resto questa allegoria massonica non è particolare alla mitologia Scandinava, ma numerose tracce se ne trovano nelle favole del paganesimo (200).

Anche i filosofi avevano dei misteri, nel modo istesso dei sacerdoti pagani, i quali derivavano dalla stessa sorgente. Ferecide è il più antico filosofo che sembra aver circondato la sua dottrina dei veli dell’iniziazione. Il simbolo al quale stava più attaccato era una quercia alaia, coperta di un manto di varii colori. Questa quercia alata era probabilmente simbolo dell’amore, padre del mondo, a cagione del suo fallico frutto, ed il manto avea relazione col cielo. Ferecide fu il maestro di Pitagora.

Nato nell’isola di Samo, circa seicento anni pria dell’era cristiana, Pitagora,divorato dal bisogno d’istruirsi cercò lungamente la luce presso le nazioni erudite. Si fece iniziare nei misteri degli Indiani e degli Egiziani, in quelli di Samotracia e di Eleusi, e dopo molti altri viaggi ritornò in patria, poco tempo dopo che Policrate aveva usurpato il supremo potere in Samo. Non potendo rassegnarsi a vivere sotto lo scettro di questo tiranno, il filosofo lasciò la Grecia e venne in Cotrone a rifondare la famosa scuola italica, ove la sua dottrina, insegnata segretamente, ebbe numerosi ed illustri discepoli. Ma la natura di questo insegnamento armò contro i pitagorici l’ignoranza e la scelleraggine, e la moltitudine cieca li perseguitava con furore. Cacciato da Cotrone, ramingo, perseguitato, Pitagora, prima di terminare la sua esistenza, vide i suoi disgraziati discepoli cadere sotto la scure o morire fra le fiamme.

I pitagorici erano divisi in tre classi, in auditori, discepoli e fisici.L'auditore, prima di essere ammesso a questi gradi, doveva depositare tutti i suoi averi fra le mani dei tesorieri, e rassegnarsi ad un silenzio assoluto, lungo i tre anni che dorava il suo noviziato. Se durante questo tempo manifestasse l’attitudine conveniente, veniva ammesso nella classe dei discepoli ove rimaneva per altri cinque anni, costretto ad un silenzio non meno rigoroso, e la voce del maestro perveniva al suo orecchio attraverso la spessezza del velo che nascondeva l'ingresso del santuario. Finalmente quando era ammesso fra i fisici, gli si comunicava interamente la dottrina sacra, e doveva lavorare alla sua volta all’istruzione dei neofiti.

I precetti di Pitagora erano circondati di allegorie, la maggior parte delle quali erano attinte dai numeri mistici, che secondo la filosofia avevano presieduto alla formazione del mondo e ne governavano i movimenti e i rapporti. Tutto ci fa credere, che nelle loro riunioni segrete si tenesse parola di qualche catastrofe eguale a quelle che erano commemorate nei misteri del sacerdozio; poiché, se bene fosse noto che Pitagora non mori di morte violenta, pure i suoi discepoli gli attribuivano una morte di questo genere. Tennero un religioso silenzio intorno a quanto concerneva i misteri della loro scuola, e si esprimevano con metafore ed enigmi. Dispersi in diverse regioni, si riconoscevano a certi segni, e si trattavano, fio dal loro primo incontro, come amici di vecchia data. Volete, dice Barthélemy, un esempio intorno alla scambievole loro fiducia? Uno di essi, viaggiando a piedi, si smarrisce in un deserto, e, dopo aver molto camminato, giunge in una abitazione ove cade ammalato; giunto vicino a spirare, e trovandosi ancora nello stato di capire le cure che gli vengono prodigate, con mano tremante, fa un segno simbolico sopra una tabella, ordinando si esponesse sulla pubblica via. Molto tempo dopo, il caso conduce a quella volta un discepolo di Pitagora, il quale istruito, dai caratteri enigmatici che scorge su quella tabella, della sventura accaduta al primo viaggiato, re, si ferma, entra nell’abituro, con usura rimborsa quella gente per l’incomodo ricevuto, e prosegue il suo cammino.

Zamolxi, Geta di nazione e schiavo di Pitagora, dopo aver accompagnato questo filosofo nei suoi viaggi, ed iniziato nei suoi misteri, ritornò in patria e si scavò sulle rive del Tanai una dimora sotterranea, ove insegnava la dottrina del suo padrone a numerosi discepoli. «Non si può attribuire che a Zamolxi, dice Guerrier di Dumasl, l’origine della misteriosa dottrina dei plistis, specie di saggi che vivevano nella Dacia, che Giuseppe non esitò di paragonarla agli Esseni».

Socrate, Platone, e tutti i filosofi che fiorirono dopo Pitagora, insegnavano le loro dottrine segretamente. Quando il cristianesimo venne a minacciare l’antica religione, le diverse scuole filosofiche si estesero su vasta scala, e vi fu una specie di accordo per difendere il paganesimo spirante contro l'invasione dei dogmi cristiani; e si occuparono di giustificare queste favole religiose che i padri della Chiesa presentavano come empie ed oscene. Per conseguire questo scopo squarciarono il velo che coprivano il senso, mostrando che esse rapportavansi alle operazioni della natura, ed erano un omaggio reso alla divinità dalla riconoscenza dell'uomo; si stabilirono i simboli pagani e quelli del cristianesimo; e si studiarono a provare che non vi era differenza intorno al significato degli uni e degli altri, e che i primi erano più dotti dei secondi. Ma tutti questi mezzi furono impotenti; poiché il cristianesimo trionfò per la combinazione della protezione e della persecuzione, delle quali fu a sua volta l'oggetto, e per l’energia dello spirito democratico che ne era il carattere fondamentale. Il sacerdozio e la filosofia perirono in un comune naufragio, sebbene avessero opposto energica resistenza al torrente che seco li trascinava, però non è difficile che la causa della loro caduta fossero stati i medesimi loro sforzi. In fatti, a misura che il cristianesimo spiegava zelo maggiore nell'aumentare i suoi proseliti, i pagani, dal canto loro, non si mostrarono meno energici nel propagare i loro misteri. Tutte le antiche iniziazioni, modificate e perfezionate,vennero rimesse in vigore, ed i loro capi nulla trascurarono per farle accettare dalle masse. Si cessò di esigere dai candidali le qualità morali e l’istruzione altra volta volute, ammettendo ogni sorta di gente (201); e si diede spettacolo nelle pubbliche piazze e nei trivii delle pratiche più segrete; e quelle auguste cerimonie caddero in tale discredito, che sebbene i pagani fossero ancora in maggioranza, Teodosio senza verun timore, nel 438, colpì i misteri pagani con rigorosissima proscrizione.

Pur tutta volta, essi cessarono di esistere verso il tempo del risorgimento, poiché durante il medio evo, i misteri di Diana o di Ecate, sotto il nome di corse di Diana, e i misteri di Pane, sotto il nome di sabbati,si continuarono a praticare nelle campagne. Infatti leggesi in Ducange, che una moltitudine di donne si riunivano, durante la notte, in luoghi isolati, per onorare Diana o Ecate; che facevano dei pranzi, ed eseguivano delle danze, si occupavano di affari diversi, e dicevano, per gabbare i creduli,e nascondere ai cristiani il luogo delle loro riunioni, che esse erano trasportate nell’aria da animali fantastici, e percorrevano in sì fatto modo, a smisurata altezza, gran parte delle regioni della terra. Fu questo preteso viaggio che diede il nome a questi misteri di corse di Diana. Ma i misteri più in voga erano quelli di Pane, derivati dagli antichi lupercali. Le assemblee si tenevano la notte nei luoghi deserti; gli associati avevano dei segni di riconoscenza e si obbligavano con un giuramento di serbare il segreto. Colui che presiedeva ai loro misteri era coperto di pelle di capro; la sua fronte era armata di corna; ed il suo mento coperto della barba di questo animale.

In altri punti del globo sussistono ancora oggidì. vestigi di pagane iniziazioni. Tali sono presso i negri della Guinea i misteri chiamati Belly-Paaro;la celebrazione de’ quali ha luogo diverse volte in un secolo. Gli aspiranti vengono condotti in un bosco dopo che si sono disfatti di quanto posseggono, come se non dovessero ritornare mai più nel mondo. I vecchi, che presiedono l’iniziazione, dànno loro un novello nome, gli fanno imparare dei versi in onore del Dio Belly ed una danza molto brillante, prolungando l’istruzione per quattro o cinque anni. I neofiti passano tutto questo tempo nella più austera solitudine, e non possono aver alcun commercio coi non iniziati. L’ingresso del bosco sacro è interdetto alle donne, ed in generale a tutti i profani. Giunto il momento dell’iniziazione il neofita viene condotto nelle capanne costruite per la cerimonia, ed ivi gli venivano rivelati i misteri più segreti. Quando uscivano da questa scuola per rientrare nel mondo, si distinguono dai volgari da ornamenti particolari: essi hanno il corpo coperto di penne, sul capo un largo berretto, fatto di scorza d’albero, una maschera sul volto, e sul collo e le spalle delle profonde incisioni, le cicatrici delle quali rimangono per tutta la vita,come gloriosa testimonianza della loro iniziazione. Da questo tempo vengono rispettati come santi e godono una autorità quasi assoluta.

Una associazione dello stesso genere esiste fra i negri del Congo. Essa conta un gran numero di membri, e ammette nelle sue fila i negri di tutte le regioni dell’Africa. I misteri di questa società chiamati le cerimonie dell’Inquita sono più cogniti di quelli di Belly-Paaro, ed offrono più punti di rassomiglianza con le antiche iniziazioni da noi descritte. Nel mezzo di vasta foresta sorge un tempio in forma di tettoia chiusa, il prospetto del quale è dipinto in varii colori, e tutti gl’ingressi sono con cura guardati dagli iniziati; ed ogni profano che tentasse di penetrarci sarebbe senza pietà messo a morte. Le ricezioni hanno luogo una volta l’anno. Chi aspira ad essere iniziato deve fingere di morire. All’ora convenuta gl'iniziati si portano presso il postulante ed intonano i canti funebri; poscia ravvolto in una stuoia viene condotto nel tempio in mezzo alle danze e cori funebri. Steso sopra una lastra di rame sotto della quale si accende un moderato fuoco, viene unto di olio di palma, albero consacrato al Sole dagli antichi Egiziani, poiché gli avevano riconosciuto trecentosessantacinque proprietà. Egli rimane in questa posizione quaranta giorni, ed i suoi parenti hanno il permesso di venirgli a fare delle unzioni. Terminato questo tempo di prove, viene condotto fuori la foresta, e fra i canti di gioia, viene riportato nella sua casa. Allora egli finge di non riconoscere alcuno, e si fa dare spiegazione di quanto lo circonda come se giungesse da un altro mondo. Secondo la credenza popolare, l’iniziazione gli ha dato un’anima novella, e quella che aveva prima è andata ad abitare un altro corpo. L’iniziato gode grande autorità, e non si esige da lui alcun lavoro, anzi i suoi amici si estimano fortunati di poterlo servire.

Il Giappone e la Cina hanno avuto dei misteri e delle iniziazioni delle quali tuttora ne rimane una traccia.

La mitologia dei Giapponesi deriva da quelle dellTndostan, del Ceylan, del Tibet e della Cina. Essa ha pure rapporti evidenti con la ere denza dei pagani dell'Africa e dell’Europa antica. Questo popolo conta dodici grandi Dei, apostoli di Sensio-dai-sin; il Sole, considerato come eroe planetario, ha nella sua poesia religiosa dei combattimenti a sostenere e dei mostri da vincere. Questi combattimenti, che sono rappresentati intorno ai templi, formano sempre dodici quadri, cornei dodici episodii della salita di Cristo al Calvario, che veggonsi scolpiti sulle mura di molte chiese e particolarmente in Nostra Signora e San Rocco in Parigi. I sacerdoti del tempio del Sole, vestiti di un abito color fuoco, fanno passare i fedeli che visitano i santi luoghi, attraverso una sfera artificiale composta di cerchi che si muovono, ed indicano al punto di loro penetrazione, sia il nodo ove il cerchio lunare taglia l’ecclittica, ed ove il Sole e la Luna sono allora figurati, sia tutt’altra rivoluzione degli astri di cui si celebra il periodo. Essi hanno quattro feste principali che solennizzano il terzo giorno del terzo mese, il quinto giorno del quinto mese» il settimo giorno del settimo mese, ed il nono giorno del nono mese. In una di queste feste, detta Mainai, pongono in azione una favola, l’allegoria della quale è uguale a quella di Adone. Secondo i loro poeti il mare diviene rosso come nella Siria, quando le acque del fiume Adone si mescolano in primavera. Una particolarità di queste feste si è che si mescola sempre nelle danze sacre un personaggio vestito di un abito di tutti i colori, che rassomiglia perfettamente al nostro Arlecchino, ed ai loro occhi rappresenta la natura. Però i sacerdoti che nascondono alle masse il senso simbolico di quelle allegorie, le rivelano ai novizi che si aggregano al loro ordine. Pure vi è una confraternita religiosa, i membri della quale sono chiamati jammabos, che pratica dei misteri, ai quali per esservi ammessi i profani debbono pagare una somma di danaro, e debbono superare difficili prove. Gli aspiranti per molto tempo debbono nutrirsi di carne di animali bisogna che si bagnino sette volte il giorno e compiano un altro gran numero di purificazioni; e dopo questo gran numero di formalità la dottrina segreta della setta gli veniva comunicata.

Nella Cina esistono diverse associazioni segrete, che pei loro diversi simboli sono somigliantissime alle iniziazioni dell’antichità. La più celebre è la società di Thian-ti-wé, o dell’unione del cielo e della terra; essa ha per dogma l’eguaglianza fra tutti gli uomini, e prescrive il dovere ai ricchi di dividere coi poveri il superfluo. Non si ammette un individuo a far parte di questa società, senza aver passalo durissime prove. L’aspirante introdotto nella sala delle riunioni, è condotto innanzi al capo; due iniziati incrociano le loro sciabole al di sopra del suo capo; levano alcune goccie di sangue tanto al neofita quanto al presidente, che, mescolato in una coppa con una bevanda di thè, la bevono entrambi dopo che il neofita ha prestato il suo giuramento di prima morire che rivelare i segreti della società, o di esserle infedele. Terminala questa cerimonia vengono spiegati al neofita i misteri della società, e gli si comunicano i segni per farsi riconoscere dai suoi fratelli.

L’associazione di Thian-ti-wé ha un gran numero di affiliati all’ovest ed al sud della Cina, e fra i Cinesi dell’isola di Giava. Nelle parti settentrionali e nelle provincie centrali dell’impero, esistono due altre associazioni segrete, conosciute sotto il nome di Pè-lian-kino, cioè di nenufar o ninfea, o pure di loto; e di Thiardi, o delle regioni celesti. Queste, che certamente derivano dalla prima, sono basate sugli stessi principii, ed hanno pure delle prove e dei segni di riconoscenza. Sembra che indipendentemente da queste tre società,ì Cinesi ne abbiano ancora un'altra, i membri della quale si riconoscono fra loro a certi armamenti simbolici; e questo risulta da un dispaccio indirizzato il 23 giugno 1843 da sir Enrico Pottinger a lord Aberdeen, in occasione di un pranzo dato da questo agente inglese a Ké-Ying, alto commissario cinese:

«… Dopo che ebbe terminato il suo canto Ké-Ving tolse dal suo braccio un ricco braccialetto di oro chiuso da due mani incrociale e lo passò ad una mano. Mi disse che quel braccialetto appartenne a suo padre, e glielo aveva dato quando egli aveva undici anni; ed il compagno trovavasi in Pechino al braccio di sua moglie; ed aggiunse che il suo nome era inciso nella palma di una delle mani in caratteri misteriosi, e se viaggiasse in Cina, i suoi amici lo riceverebbero come fratello alla sola vista di quel segno.

L’America incontrastabilmente ebbe dei rapporti col vecchio mondo. La civiltà dei Messicani, i monumenti da loro lasciati chiaramente mostrano un’origine egiziana. Perciò non ci deve fare meraviglia di vedere fra i popoli di questo continente delle tracce d’iniziazioni dell'antichità pagana. I Virginiani, nominati huséanawer, dànno una specie d’iniziazione che somiglia al noviziato al quale sottomettono gli aspiranti. Ammettono pure a questa cerimonia dei giovani stranieri all’ordine sacerdotale. I neofiti hanno il corpo coperto di una specie d’intonaco bianco;vengono condotti innanzi all’assemblea dei sacerdoti che tengono in mano delle zucche e dei ramoscelli; ed intorno ad essi si eseguono delle danze sacre e si cantano delle melodie funebri.

Cinque giovani iniziati erano incaricali per portare volta per volta ciascuno degli aspiranti a piedi di un albero attraverso un gran numero di persone armate di piccoli bastoni.

Questi giovani dovevano coprire col loro corpo il prezioso fardello del quale erano carichi, e ricevere su loro i colpi che gli erano destinati. In questo frattempo le madri preparavano piangendo le stuoie, le pelli, il muschio ed il legno secco, per servire ai funerali dei loro figli, che esse già consideravano come morti. Dopo questa cerimonia, l’albero era abbattuto; se ne tagliavano i rami,e se ne formavano corone per ornare il capo dei neofiti. Poscia li chiudevano per diversi mesi, facendo loro trangugiare una bevanda inebriante chiamata visoccan, che turbava la loro ragione.

Giorno per giorno la dose era diminuita, e quando queste prove erano terminate, il neofita riceveva la comunicazione della dottrina sacra, ed allora veniva mostralo al popolo che con rispetto lo accoglieva, e fingeva di non riconoscere alcuno come se venisse in un mondo novello. Gl’Indiani pretendevano che questa iniziazione avesse per iscopo di liberare i giovani dalle cattive impressioni dell'infanzia e da tutti i pregiudizi contratti prima che fossero stati suscettibili della ragione. Dicevano, che posti in libertà di seguire le leggi della natura, non correrebbero il rischio di essere lo zimbello dei costumi, e sarebbero posti Bello stato di poter amministrare equamente la giustizia, senza riguardi verso l'amicizia o i legami del sangue.

Nel nord dell’America esiste ancora fra i selvaggi Irochesi, Oneidas, San Regis, Menonies, Sénécas ed altri, un'istituzione segreta che pretende rimontare all’origine del mondo. Alcuno non può essere ammesso in questa associazione se non ha riportato l’unanimità dei suffragi; vi sono diversi gradi, e gli affiliati hanno alcuni segni di riconoscenza; ogni tre anni l'associazione tiene un'assemblea generale, alla quale assistono i deputati delle diverse aggregazioni particolari.

Fino nell’interno della Polinesia si trovano tracce di antiche iniziazioni. I viaggiatori hanno tutti certificato l’esistenza della società segreta degli Arréovs in Taiti. Ratonga, una delle isole di Menaia racchiude un’associazione del medesimo genere le cui ramificazioni si estendono fino all’arcipelago vicino.


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CAPITOLO II

Misteri degli ebrei, dei cristiani, dei musulmani, cavalleria, ecc,: Mosè, sacerdote egiziano. —Allegoria del giudaismo. — I segreti della legge. —Iniziazione sul Sinai. —Gli Assidii, gli Esseni ed i Terrapeuti. —Particolari interessanti. — I Cabalisti. —Iniziazione dei Cristiani. —La messa dei catecumeni e la messa dei fedeli. —Società gnostiche. —Loro dottrine generali. —I Basilidiani, loro dottrine. —Gli Ofiti, i Valentiniani, i Manichei ed i Priscillianisti. —Società segrete persiane. — Società segrete maomettane. — Le società della saggezza nel Cairo. — L’ordine degli Assassini. —Sua organizzazione—Iniziazione dei Fedavi. —Altra iniziazione musulmana. — Gli Osseti, i Molari, i Motevilli, i Drusi. — Società albanesi. —Misteri della cavalleria. — L’ordine dei templarii. — Sue dottrine olite. —Suoi rapporti coll’ordine degli assassini. — I Franco-giudici—I fratelli Rotschild. —Altre società del medio evo. —I Compagni del dovere. —I fratelli Rosacroce. 

Gli Egiziani non hanno solamente trasmesso le istituzioni loro alle nazioni pagane dell'antichità, ma le hanno date anche al popolo ebreo che da poco era uscilo dalla comunanza di essi.

In fatti, secondo Diodoro Siculo, una malattia che copriva il corpo ed era incurabile (la lebbra) erasi sparsa in Egitto; il re domandò un rimedio all'oracolo di Aminone, il quale consigliò si scacciassero dal paese tutti gli abitanti che venivano presi dal male. Leggesi un secondo passaggio di questo autore che gl'infelici così espulsi dall’Egitto formarono nazione israelita. Da un altro canto, Manetone e Cheremone dicono che gli Ebrei scacciati dall'Egitto, sotto il regno di Amenofi, perché infetti di lebbra, elessero a loro capo un sacerdote di Eliopoli chiamato Osarsìph, nome che egli tosto cambiò in Mosè. Tacito, Giustino, Strabone e Lisimaco riportano quasi i medesimi fatti.

Intanto, studiando la Genesi, l'Esodo, il Levitico, i Numeri e il Deuteronomio, libri attribuiti a Mosè, vi si riconosce immantinenti la mano di un sacerdote egiziano, che volle rendere volgare con qualche modificazione la dottrina segreta dell'iniziazione, e modellare su di questa un popolo nuovo, che egli era chiamato a formare. La circoncisione distingueva gl’iniziati nei misteri degli Egiziani; Mosè volle che tutti gli Ebrei fossero circoncisi. Essi furono gli eletti, ai quali s'insegnò il dogma d[ un dio unico, particolare agli iniziati dell’Egitto. Se paragoniamo ciò che fossero i sacerdoti presso gli Egiziani, e ciò che furono presso gli Ebrei, chiaramente si vedrà che d’ambo le parti erano una casta separata da tutte le altre; possedevano le scienze, rubando le conoscenze dei loro sacri libri ai gentili, ed allo stesso popolo ebreo, non lasciando penetrare alcun profano nella loro dimora, punendo colla morte i leviti incaricati di far guardia ai luoghi santi, se l’avessero negletta di giorno o di notte, ed il temerario straniero che avesse osato solamente di avvicinarsi all’entrata del tabernacolo. Quella cerimonia, che aveva luogo il 10 di Tischri, festa delle espiazioni, nella quale il pontefice pronunziava il nome dell’Altissimo in faccia del popolo, intanto che i leviti coprivano la sua voce a suono di trombe, fanno vedere evidentemente l'esistenza dei misteri nel seno del sacerdozio. L'allegoria solare, base di tutte le religioni del paganesimo, la ritroviamo pure fra gli Ebrei: ciascuna delle dodici tribù aveva una bandiera, sulla quale era dipinto uno dei dodici segni dello zodiaco (202); e Diodoro di Sicilia, nel suo quarantesimo libro citato da Fozio, dice che Mosè aveva diviso il suo popolo in dodici tribù, perché questo numero è perfetto e corrisponde pure alla divisione dell’anno. (203)

Diodoro aggiunge che «la grande, la sola divinità di Mosè, era come quella de’ Persi, la circonferenza dal cielo, ed è perciò che non si studiò di configurarla sotto forma umana.» Il tempio, ove questa divinità era adorata, e gli ornamenti dei ministri addetti al suo culto, presentavano degli emblemi, che vengono in appoggio di questa interpretazione. Gli Ebrei per loro stessi non facevano mai misteri, e si può vedere, dalle Antichità giudaiche di Giuseppe, qual senso apponevano ai loro templi, agli utensili sacri ed agli attributi sacerdotali (204). La leggenda d’Hiram, che forma il tema della libera muratoria, era pure l’allegoria posta in azione dai misteri del giudaismo? É appunto ciò che rendesi impossibile di stabilire, per mancanza di documenti. É vero che si legge nei Proverbii.questo passaggio da noi altra volta citato: «La sovrana saggezza ha fabbricato la sua casa ed ha tagliate le sue sette colonne;» ma sarebbe troppo ardita cosa basare su questa frase isolata una seria argomentazione; però, comunque fosse la cosa, il silenzio della Bibbia non ci fornisce nemmeno prove contrarie. La dottrina degli Ebrei non era tutta scritta, essi avevano pure una tradizione orale, che era solamente il retaggio di un piccolo numero. In fatti Maimonides dotto rabino che visse nel XII secolo, fa osservare ai discepoli pei quali scrisse un’opera intitolata: Mose nevochim nel quale libro spiegava i segreti della legge. «Or voi sapete che i nostri rabini riguardano come colpevole di gran peccato colui che riveli i segreti; ed al contrario merita una ricompensa quegli che conserva i segreti della legge, che viene confidata agli uomini dotti e saggi.»

Egli aveva fatto rimarcare precedentemente che gli Ebrei avevano perduto la conoscenza di molti misteri sulle cose divine, non solamente per la dispersione ove li avevano gettati le persecuzioni dei loro nemici, ma ancora perché questi misteri non erano stati scritti, per questo inviolabile principio della loro nazione: «Le parole che vi ho dette colla bocca, non vi è permesso di metterle in iscritto.»

Qualche dottore cristiano, e fra gli altri Clemente Alessandrino, e presso gli Ebrei Filone, Giuseppe e tutti i dottori talmudisti, hanno interpretato come allegorie un gran numero di passaggi della Bibbia. Fra questi ultimi M. Sarchi vede, nei prodigi che racconta Mosè in occasione della consegna delle tavole della legge sul Sinai, una relazione contraffatta dell’iniziazione degli Ebrei che egli pretende essere eguale a quella della massoneria. Per quanto questa opinione sia ipotetica, noi la riportiamo; poiché se non è incontestabile, è ingegnosa e piccante; per cui sarà letta con piacere. «Gl’Israeliti dice il Sarchi, erano ammessi all’oriente raggiante della montagna sacra dopo tre viaggi misteriosi che fecero i loro antenati per portarsi nella terra classica della massoneria (205). Abramo vi andò pel primo, poscia Giuseppe ed in seguito Giacobbe coi suoi discendenti, nel mistico numero di settanta individui; la loro posterità fece un arduo noviziato lavorando sulla pietra viva (206) durante tre volte sette anni. Suonata l’ora della liberazione, gli apprendisti israeliti, ottenevano un aumento di salario dopo alcuni viaggi misteriosi nel deserto e camminando fra le due colonne, l’una di fuoco e l’altra di nubi.Durante questo cammino lungo e penoso, incontravano per via dodici fontane simbolo delle dodici purificazioni. Giunti finalmente sul Monte Sinai, la loro iniziazione non differiva per nulla da quella degli altri misteri: purificavansi passando pei quattro elementi; per l’aria, che agitando corpi numerosi fingeva il rombo del tuono; dal fuoco del cielo, da quel fuoco mistico conosciuto dagli adepti sotto il nome di Vesta; per l'acqua delle abluzioni dalla terra che tremava sotto i passi di questo popolo neofita. Inoltre si percorrevano le pagine ove sono inseriti i dettagli di questa augusta solennità, si riconoscevano pure i raggi della vera luce che squarcia il velo impenetrabile ai profani. Il terzo mese fu scelto di preferenza; il terzo giorno di questo mese i recipiendarii furono riuniti al piede di questa montagna sulla quale discese il gran maestro per eccellenza; tre giorni furono impiegati alle abluzioni ed ai preparativi; e fu il terzo giorno che il Grande Architetto diede la legge della verità, sorgente di tutte le credenze. principio di ogni legislazione, base della morale e di tutti gli uomini, che offre i tre numeri mistici, 3, 5, e 7: tre comandamenti positivi, sette negativi, divisi per cinque su ciascuna delle due tavole».

Se i misteri non esistevano nel seno del sacerdozio ebreo, lo che è inverosimile, noi li ritroviamo nell’asilo delle diverse associazione ebraiche, la più celebre delle quali fu quella degli Essenii.Questa deriva da una aggregazione anteriore, conosciuta sotto il nome di società degli Assidii o Cassidii, che esisteva all'epoca della costruzione del tempio di Salomone, e che aveva per oggetto principale di assistere alla costruzione di questo edificio e di ornarne il portico. Giuseppe dà curiose notizie intorno agli Essenii. Secondo questo autore, essi formavano delle comunioni separate, non prendevano moglie, non ammettevano donne in mezzo ad essi, si davano all’esercizio di diverse professioni, il prodotto delle quali non poteva essere nocivo all’uomo, e mettevano in comune tutto ciò che possedevano. Quando qualcheduno di essi era in viaggio, erano ricevuti nei diversi semnei (207), come in casa loro, anche quando le persone colle quali imbattevansi fossero loro interamente incognite. Dopo aver lavorato una parte del giorno, «gli Essenii, dice Giuseppe, si riunivano, ponevansi dei grembiali di tela di lino e facevano un’abluzione nell'acqua fredda; dopo la quale portavansi in un appartamento ove non era permesso di entrare, se non si era della loro setta; sedevano intorno ad un desco comune, senza profferir parola, facevano una preghiera ed incominciavano i loro pasti. Quando eran terminati toglievansi il grembiale bianco, che essi consideravano come sacro, ritornavano al lavoro fino alla sera, e facevano un secondo pasto colle cerimonie medesime… Quando un profano domandava di essere ammesso nella loro società, esigevasi da lai il noviziato di un anno, durante il quale era sottomesso a tutte le regole da essi seguite però restava al di fuori della loro abitazione. Gli davano un martello o battitoio, lo vestivano di un abito bianco e del grembiale del quale abbiamo già parlati. Se durante questo noviziato, egli manifestava le altitudini convenienti, gli si permetteva di partecipare alle abluzioni sacre; ma non era ancora ammesso nell'associazione; gli bisognavano ancora due anni di prove durante le quali assicurati della sua temperanza, esaminavasi l'anima ed i suoi sentimenti. Se riusciva vincitore in questo esame era finalmente ricevuto membro della confraternita; però pria di prender posto alla tavola comune, faceva dei voti formidabili, obbligandosi di servire Dio religiosamente, osservare la giustizia verso tutti gli uomini,e mantenere sempre inviolabilmente le sue promesse, amare la verità e difenderla, non rivelar mai per veruna circostanza i segreti della società agli estranei, altrimenti la vita loro sarebbe minacciata». Gli Essenii erano divisi in quattro classi che fra di loro si riconoscevano con segni particolari,ed i loro dogmi, la maggior parte tolti dagli Egiziani, erano coperti con simboli e parabole.

Quest'associazione non dimorò confinata nella Terra Santa; essa si sparse in tutte le parti del mondo;e sebbene i Semnei della Giudea fossero, la maggior parte, se non interamente, composti di Israeliti, ciò non ostante ammettevano nel loro ordine uomini di tutte le religioni.

Gli Essenii stabiliti in Egitto si distinguevano dalla società madre, col sopranome di Terrapeuti o contemplativi.Essi ammettevano pure le donne, e menavano una vita solitaria e di privazioni. Essi studiavano, dice Filone (208), le sacre scritture a modo loro, nei filosofi, e le spiegavano allegoricamente.Il settimo giorno della settimana si riunivano solennemente, sedevano secondo l’ordine di antichità nell’associazione con tutta la gravità e la decenza, la mano destra sul petto, poco al disotto del mento, la sinistra più basso e la correggia al lato. Allora uno dei più istruiti si alzava facendogli un discorso con voce grave e seria. Ciò che diceva loro era saggio e ragionato e senza ostentata eloquenza: erano alcune ricerche ed alcune spiegazioni si giuste e si solide che eccitavano e sostenevano l’attenzione, e lasciavano delle impressioni incancellabili. Durante il tempo che questi parlava gli altri ascoltavano in profondo silenzio, ed al massimo indicavano l'approvazione loro col movimento degli occhi.

Oltre degli esseni e dei terapeuti (209), eravi fra gli ebrei un’altra setta misteriosa, i membri della quale erano conosciuti sotto il nome di cabalisti.Aveva una iniziazione individuale, cioè, che ogni membro dell'associazione poteva aggregare di sua autorità quegli individui che sembravangli atti a ricevere la comunicazione della dottrina segreta. Questa dottrina era in gran parte tolta dai magi della Persia e dai sacerdoti egiziani. Nel numero dei simboli usali dai cabalisti, fa mestieri citare le colonne Jakin e Boos del tempio di Salomone. Filone di Alessandra apparteneva a questa setta, che aveva intimi rapporti con gli esseni ed i terapeuti. Nel suo trattato dei Càendìm egli allude ai dogmi segreti dei cabalisti, e rivolgendosi a coloro che li conoscevano, dice: «O voi, iniziati, che le orecchie avete purificate, ricevete tutto ciò nell’anima vostra come dei misteri, che non debbono giammai dirsi; non li rivelate ad alcun profano, nascondeteli e conservateli io voi medesimi come un tesoro incorruttibile come l’oro e l’argento; ma è più prezioso di ogni altra cosa, poiché è la scienza della grande causa, della virtù, e di ciò che nasce dall'una e dall’altra.» La setta, o più tosto la scuole dei cabalisti non ha mai cessato di esistere, ed i suoi affiliati sono ancora numerosi fra gl’israeliti dell’oriente, della Polonia, e della Germania (210).

In origine il cristianesimo fu una iniziazione simile a quella dei pagani. Clemente Alessandrino, parlando di questa religione, esclama:

«O misteri veramente sacri, luce purissima! Al lume delle fiaccole cadono i veli che nascondono Dio ed il cielo, e divengo santo perché sono iniziato.Il signore medesimo è il gerofante; del proprio suggello imprime l'adepto che illumina; e in premio della salda fede, lo raccomanda eternamente al proprio padre. Ecco le orgie dei miei misteri:

«Venite-a-farvi-ricevere». Queste parole si potrebbero prendere per una semplice metafora ma i fatti provano che bisogna interpretarle letteralmente. Gli evangeli sono pieni di calcolate reticenze e di allusioni alla cristiana iniziazione. Vi si legge: «Chi è quegli che può divenire divino? quegli che ha orecchie ascolti.» Gesù, indirizzandosi alla folla impiega sempre parabole: «Cercate, egli dice, e troverete; bussate e vi sarà aperto.» Le prove della ricezione cristiana sono evidentemente descritte nel quattordicesimo capitolo di san Luca e nel diciassettesimo capitola di san Matteo, ove si rileva la manifestazione completa di tutti i segreti dei misteri scelti prima dei discepoli. Qualunque sia l’opinione che si professi intorno alla divinità del Cristo e sulla origine celeste della sua dottrina, non si può disconoscere che non vi siano meravigliosi rapporti fra la leggenda cristiana e quella con cui i pagani rappresentavano allegoricamente la rivoluzione annuale del Sole (211). Sembra altresì che nello assemblee cristiane, che a Roma tenevansi nella profonda e cupa notte delle catacombe, qualche scena rappresentativa, o qualche circostanza del rituale ricordassero quella fittizia immolazione dell'aspirante, che noi ritroviamo in tutti i misteri del paganesimo, ed alla quale in certo qual modo allude il discorso che Minuzio Felice attribuisce al pagano Cecilio: «Il cerimoniale, che i Cristiani osservano ammettendo alcuno ai loro misteri, è orribile. Si ordina all'aspirante di pugnalare un fanciullo, che travestito o mascherato, non sembra vivo; il sangue sgorga ed il comune delitto è pegno del comune silenzio» Crudeltà inaudita e non credibile, come non è credibile s'immolasse un uomo nei misteri mitriaci. Ha da questo passo si può inferire che l'immolazione del fanciullo era una figura simbolica dei più ascosi misteri.

Segretissime mantenevansi le radunanze, ci volevano speciali condizioni per esservi ammessi, e si aveva la completa conoscenza della dottrina dopo aver ricevuto i tre gradi d’istruzione: Gli iniziati erano divisi in tre classi: auditori, catecumeni o competenti a fedeli. Gli auditori formavano il noviziato che preparava mercé acconce istruzioni a ricevere la comunicazione dei dogmi cristiani. Una parte di questi dogmi era svelata ai catecumeni, i quali dopo le prescritte purificazioni, riceveano il battesimo o l'iniziazione della teogonesia (generazione divina) come la chiama san Dionigi nella sua Gerarchia ecclesiaurea; divenivano allora domestici della fede ed avevano accesso nei templi. Nulla eravi di segreto e di nascosto pei fedeli, potevano assistere a tutta la liturgia e tutto conoscere; ma erano tenuti a vegliare che niun profano o -iniziato di un grado inferiore si aggiungesse alle loro schiere, e mercé il segno della croce, si riconoscevano gli uni cogli altri.

Questi misteri erano divisi in due parti. La prima si chiamava la messa dei catecumeni, perché i membri di questa classe potevano assistervi e abbracciava quanto dicesi dal principio dell’ufficio divino fino al simbolo apostolico. La seconda era detta la messa dei fedeli e comprendeva la preparazione al sacrificio, il sacrificio medesimo e il rendimento di grazia. Quando cominciatasi questa messa, un diacono intimava ai catecumeni di uscire, e si cita la frase da lui usata in tale circostanza, poco conciliabile colla mitezza e tolleranza della chiesa nascente: Sancta santi, foris canes! (le cose sante sono pei santi, che i cani si ritirino!) Allora venivano scacciati i catecumeni ed i lapsi,penitenti che dovevano sostenere gravi espiazioni dalla Chiesa ordinale, per cui non potevano assistere alla celebrazione degli spaventosi misteri, come li chiama san Giovanni Crisostomo. I fedeli rimasti soli, recitavano il simbolo apostolico onde accettarsi che tutti gli astanti avevano ricevuto l'iniziazione e che si poteva parlare, fuori di metafora e senza enigmi, dei grandi misteri della religione e specialmente di quel Eucaristico che era tenuto in gran segreto, favellandosene in termini oscuri fin nel Nuovo Testamento, ove rompere il pane significa conoscere e distribuire l'eucaristia. Quando Diocleziano ordinò ai Cristiani di consegnare ai magistrati i propri libri sacri, quelli di essi, che ubbidìrono al comando per sgomento della morte, furono cacciati dalla comunione dei fedeli e riguardati come traditori e apostati. Si può vedere in Sant'Agostino qual dolore provò allora la Chiesa, veggendo le sante scritture in mano dei Gentili. I fedeli querelavansi come di grandissima profanazione, quando uno non iniziato entrava nel tempio ed assisteva allo spettacolo dei misteri sacri. San Giovanni Crisostomo annuncia un fatto di questa natura a papa Innocenzo I: «Dei soldati barbari, la vigilia di Pasqua, penetrarono nella chiesa di Costantinopoli. Le catecumeni, spogliatesi poco prima per ricevere il battesimo, dieronsi seminude alla fuga. I barbari entrarono nel luogo ove si custodivano con profondo rispetto le cose sante; ed a parecchi di coloro, che non erano iniziati ai nostri misteri, fu manifesta ogni più sacra cosa.»

Il numero dei fedeli crescendo a dismisura, recò la Chiesa ad istituire, nel VII secolo, gli ordini minori; fra cui quello dei portieri, che succedettero ai diaconi nell'ufficio di custodire le porte delle chiese. Verso il 700 tutti furono ammessi ad assistere ai divini ufficii e del mistero che circondava nei primi tempi, il cerimoniale sacro, si conservò solo l'uso di recitare segretamente il canone della messa. Nullameno nel rito greco il sacerdote celebra tutto l'ufficio divino dietro la cortina, che è solo rimossa durante l'elevazione, cioè quando gli assistenti prostrati, si suppone che non debbano federe il santo sacramento.

Sin dall'anno 58 dell’era nostra eransi introdotte nelle dottrine cristiane molte idee tolte dal giudaismo, dal zoroastrismo, dalla filosofia platonica, dalla teogonia e pneumatogonia egizia, caldaica e greca. Queste idee erano professate in segreto da un gran numero di sette, conosciute sotto il nome generico di gnomiche, dapoiché pretendevano possedere la vera gnosi o scienza. Discrepanti intorno alcune circostanze della loro dottrina, queste differenti sette si accordavano in tutto il resto. Tutte pretendevano che l'Essere Supremo infinitamente perfetto e felice, non fosse il creatore dell'universo, poiché non era il solo essere indipendente, essendo anche la materia come lui eterna. L'Essere Supremo risiedeva nell'immensità dello spazio chiamato plerome o il piano.Da lui erano emanati di altra natura immortale e spirituale gli eons, che riempirono la dimora della divinità di esseri simili ad essi e spirituali. Porzione di questi eons vennero collocati nelle più alte regioni, e gli altri nelle più basse. Questi delle regioni inferiori erano più vicini alla materia, che in origine costituiva una massa inerte ed informe, finché uno di essi di moto proprio e senza neppure il consenso e l'aiuto della divinità, la organizzò, animandone una parte. L’autore di questa opera era il Semi-urgo, il Grande Operaio. Ma la perversità della materia era tale, che quando prese una forma, divenne la sorgente di tutti i mali. Per attenuare questo molesto risultato, per quanto era possibile, la divinità aggiunse la potenza razionale e la vita, della quale erano animate diverse parti della materia. Queste parti, alle quali fu data potenza razionale, sono origini della razza umana; e le altre sono gli animali propriamente detti. Disgraziatamente questo intervento dell’Essere Supremo non ebbe effetto alcuno; poiché il Semi-urgo, fiero della sua potenza, sedusse l’uomo, e lo eccitò a scuotere l'obbedienza che doveva a Dio, e fece ricadere su lui tutta la sua adorazione. Ma in seguito dell'allontanamento della divinità, le anime degli uomini sono in preda alle sofferenze: esse fanno dei penosi e vani sforzi per giungere alla cognizione della verità, e per ritornare alla primitiva loro unione con l’Essere Supremo. Però verrà un tempo, nel quale i voti loro si compiranno, e rientreranno nel seno della divinità, della quale sono una emanazione.

La storia del gnosticismo si dilungherà più di quanto ci eravamo proposti, poiché studieremo di riferire i particolari che provano come le differenti sette, che lo divisero, costituivano tante società segrete modellate sulla iniziazione da noi già descritta. I gnostici si chiamavano generalmente figli della luce. L'insegnamento della dottrina dei seguaci di Basilide era diviso in più gradi, e al primo si veniva ammesso dopo cinque anni di silenzio, e dopo molteplici esperimenti. Uno di questi gradi era quello di credente, un altro quello di eletto.I Basilidiani ci hanno lasciato un gran numero di pietre scolpite, che si chiamavano abraxas.Questa misteriosa parola secondo Basnage, è una parola vuota di senso. Il valore numerico delle lettere greche che la compongono, sommate dànno il numero di trecensessantacinque, numero dei giorni dell'anno, che unisce questi monumenti al culto dei Sole professato da tutta l'antichità. Il nome greco di Mitra (Meithras) o il sole aveva come quello di Abraxas il valore numerico di trecensessantacinque. Nella raccolta di Chifflet vedesi riprodotta una di queste pietre gnostiche, sulla quale sono incise sette stelle di egual grandezza, sormontate da un’ottava più grande; sono verosimilmente i sette pianeti ed il cielo fisso dei misteri mitriaci. Vi sono pure incisi un compasso, una squadra ed altre figure geometriche muratorie (212). Cosi ci vien fatto discernere nel moto solare la più certa analogia fra le iniziazioni di tutti i tempi.

Gli Ofiti annettonsi pel culto del serpe ai misteri di Bacco Sabasio. Il serpente, che in greco appellasi ophis, serviva a caratterizzarli, ed il serpe rammenta quelli d’Oficus o dell'Esculapio celeste. Persuasi che il serpe tentatore d’Èva, che per mezzo di questa invitò l’uomo a mangiare il frutto dell’albero della scienza del bene e del male, avesse beneficato il genere umano, essi conservavano uno di questi rettili nella cesta o sacro canestro, e nell’ora dei misteri lo ponevano sulla tavola su cui stavano disposti i sacri pani; e se esso con numerose spire li contornava, era segno che il sacrifizio era gradito dal Dio serpente, che gli oliti consideravano come un re sceso dal cielo (213). Questa setta si conservò fino alla metà del VI secolo (214).

I Pepuziani variavano le loro iniziazioni con apparizioni di fantasmi; e pretendevasi che sgozzassero un fanciullo. Mostravano agli iniziati una donna alta di statura, col Sole sul capo, la Luna sotto i piedi e coronato da dodici stelle. Questa figura allegorica era d'Iside egiziana e la Cerere dei Greci, fecondo Dupuis il libro della Apocalisse è il rituale della setta pepuziana.

I Valentiniani chiamavano la loro iniziazione vanaviins, che traducevano nella parola luce.Tertulliano fa ad essi un forte rimprovero, poiché rubarono le loro cerimonie al santuario di Eleusi (215).

I Manichei erano divisi in tre classi o gradi d'iniziazione. La prima era quella degli uditori o catecumeni, ai quali insegnavano la dottrina sotto il velo dei simboli e delle cerimonie, e la seconda classe quella degli eletti.Vi si era ammessi dopo lunghe prove e dopo essere stati sottoposti a diverse purificazioni. Allora si riceveva comunicazione di una gran parte della dottrina segreta. Una vita pura e santa liberava l'anima da tutte le passioni che avevano del terrestre,e la rendevano degna di pervenire, dopo la distruzione della sua prigione corporea, nella regione della Luna.Veniva purificata in un gran lago, e giungeva immantinenti nella regione del Sole ove era santificata dal fuoco. Quindi era ammessa nell'intimo commercio col Redentore, che risiede nel Sole, e con gli spiriti divini del cielo. Fin da questo momento nulla più s’opponeva che ella s'innalzasse nell'impero della luce, sede del numero dei numeri o di Dio. La classe dei maestri, che aveva la rivelazione completa dei misteri, componevasi di dodici membri senza contare il presidente. Manete, fondatore dei Manichei, nato in Persia l'anno 267, fu messo a morte dal re di questo paese, perché aveva sfrontatamente promesso di guarirgli la figlia molto ammalata. I suoi discepoli celebravano in primavera una festa funebre chiamata Berna in memoria della tragica sua morte. Dopo aver preso un pò di cibo ed invocata la divinità sotto differenti nomi, si versavano dell’olio sul capo, pronunciando il motto sabaoth, che pretendevano significasse il fallo.Perseguitato dal re di Persia, dagli imperatori pagani e cristiani, il manicheismo sopravvisse a questa lunga oppressione e durò Uno al XIII secolo. In Ispagna da questa associazione ne nacque un'altra detta dei Priscillianisti, la quale scomparve interamente nel 711, epoca dell'invasione dei Saraceni (216).

Sui ruderi dell’antica iniziazione dei magi, verso i primi anni del III secolo, sursero in Persia diverse associazioni misteriose, che mischiarono alle dottrine di Zoroastro alcuni dogmi novelli tolti in maggior parte dallo gnosticismo. Verso la metà del VII secolo queste associazioni erano sette. La prima era quella dei Keyoumersié, cioè seguaci della dottrina di Keyoumer, il primo che ebbe il nome di re; la seconda detta dei Servaniyé, settari di Servan, o il tempo infinito, il creatore e motore di lutto; la terza, quella dei Serdoutchtiyé, discepolo di Zoroastro; la quarta quella dei Séneriyé, o dei veri dualisti; la quinta quella dei Maneviyé o Manichei; la sesta quella dei Farkouniyé, specie di gnostici che ammettevano due principii, il padre ed il figlio, e pretendevano che le discordie sorte fra loro fossero state placate da una lena potenza celeste. In fine la settima di associazione era quella dei Mastekiyé o partigiani di Mastek che congiuravano la rovina di tutte le religioni, predicavano l'eguaglianza e la libertà universale, l’indifferenza di tutte le azioni umane, e la comunanza dei beni e delle donne. Questa ultima era la più numerosa, e contava nelle sue fila uomini di tutte le classi e particolarmente i più alti dignitarii dell'impero.

Quando gli Arabi s'impadronirono della Persia, queste varie società da noi ora citate si occuparono di spandere le loro dottrine fra i settarii dell'islamismo, affine di distruggere le credenze maomettane. Gli adepti loro, quando se ne presentava l'occasione, ponevano in dubbio anche i dogmi più venerati del Corano; questo spirito di dubbio e di discussione fece dar loro il nome di sindik o spiriti forti. Le occulte predicazioni delle società di Peni, che datano fin dalia metà del VIII secolo, non tardarono ad apportare i loro frutti. Infatti apparve lo sciama nel maomettanismo, e si formarono società analoghe. Nell’anno 758 sorsero nel Korassan, sotto il califfo Mansyour, i rawendi che insegnavano la trasmigrazione delle anime; nel 778, nel Dscharschan, sotto il regno di Abdol-kahir i mohammeeni, o gl'lnfocati, ovvero gli asini; queste due idee si esprimono dagli Arabi col medesimo vocabolo. Nell'anno istesso apparvero nella Transoxiana i sèfiddschamegan o quelli vestiti di bianco. Il fondatore di questa ultima associazione, Hakemben-Haschem, soprannominato Makanaa, il mascherato, poiché portava una maschera d'oro, la quale faceva vedere che Dio aveva presa la forma umana dopo che aveva ordinato ai suoi angeli di adorare il primo uomo, e da quell'istante la natura divina si era di profeta in profeta trasmessa fino a lui; che le anime degli uomini alla morte passavano nel corpo degli animali, se erano contaminate di colpe; ma al contrario si assimilavano all’essenza divina, se eransi purificate con buone idee durante il loro soggiorno sulla terra.

L’odio per l'ismaelismo, propagato da tutte queste associazioni, fra le proporzioni musulmane diede nascimento nell’815 ad una novella setta che aveva per capo Babek, la quale non prendevasi nemmeno la briga di nascondere il suo scopo. I califi le fecero per lo spazio di venti anni una guerra crudele e terminarono per distruggerla. Noi frattempo però che i partigiani di Babek cadevano sotto la mannaia del carnefice, viveva in Abyras, nelle provincie meridionali di Persia, Abdallah, figlio minore di Daissan il dualista, che aveva ereditato l’odio profondo dedicato dall’avolo suo alla potenza e alla fede degli Arabi. Reso circospetto dalla sorte dei discepoli di Babek risolvette di minare sordamente ciò che era pericoloso attaccare a faccia scoperta. Per cui formò il piano di una società nella quale si insegnavano dottrine sovversive al maomettanismo; la sua istruzione era divisa in selle gradi, ai quali erano ammessi gli adepti successivamente quando erano stati convenientemente provati. Nel settimo grado si apprendeva, che tutte le religioni erano delle chimere, e tutte le azioni umane erano indifferenti. Abdallah non tardò a formare un certo numero di discepoli ed a costituire la sua società. Alcuni missionari! andarono a propagare le sue dottrine in lontani paesi, ed ebbe subito varie diramazioni in Bassora ed in tutta la Siria.

Il più celebre di questi propagandisti fu Ahmed, figlio di Eskhaas, soprannominato Karmath. I discepoli di costui, che si chiamavano i Kamathiti, non ebbero la prudenza degli altri aderenti di Abdallah; e si posero in lotta aperta contro la potenza ancora formidabile del califfo. Questa lotta sanguinosa durò un intero secolo. ed i Karmathiti furono interamente distretti.

Uno dei loro più arditi missionarii, chiamato Abdallab, che pretendeva discendere anch’esso da Mahammed figlio d’Ismaele, pervenne a fuggire dal carcere ove lo aveva fatto rinchiudere il califo Motadhad. Alla testa di un partito numeroso e devoto impadronì dell’Egitto, e si assiso sol trono sotto il nome di Obeidollah-Mehdi. Egli fu il fondatore della dinastia dei califi egiziani che pretendevano discendere da Fatima. figlia di Maometto, per cui sono chiamati fatimiti.Da questo avvenimento incominciò a regnare in Egitto la dottrina di Abdallah, la quale fu propagata dagli agenti officiali, il capo dei quali era chiamato daial doat, supremo missionario nell’interesse del trono, e di kadkiol khodat giudice supremo dello Stato. I membri dell’associazione d’Ismaele, titolo che davasi loro in Egitto, tenevano nel Cairo, fin dall'anno 1104, riunioni due volte la settimana, cioè il lunedi ed il mercoledì sotto la presidenza del daial doat. A queste assemblee prendevano parte uomini e donne, e si riunivano in locali separati; esse erano chiamate medschalisol-hicimet, società della saggezza; l'edificio nel quale avevano luogo, era detto darol-hickmet,casa della saggezza. Vi era una biblioteca abbondantemente provveduta di libri e di tutti gli strumenti proprii alle diverse scienze. Ciascuno aveva il diritto di usarne e si dava a chi ne desiderasse della pergamena, penne ed inchiostro. Indipendentemente da questo modo d'istruzione, messo a disposizione di tutti, vi era pure un insegnamento particolare, dato solamente agli individui che sembravano idonei a ricevere le comunicazioni della dottrina segreta, piena d idee persiane e gnostiche divisa in nove gradi. Lo stabilimento del darol-hickmet sussistette senza verun cambiamento fio dal quando fu fondato dal califo Kalen nel 1004 fino all’anno 1122, epoca in cui il califo Emr-Biahkamillah le soppresse e ne fece abbattere gli edificii a causa di un tumulto, che ebbe origine dai membri dell'associazione. Intanto l'anno seguente il califo fece costruire un novello edificio chiamato darolilm-deschedide, nuova casa di scienza. Le riunioni segrete durarono fino alla caduta dell'impero dei Fatimiti, e nel tempo che esse ebbero luogo, gli emissarii della società andavano propagando dottrine dell'ordine nelle diverse contrade dell'Asia.

Verso la seconda metà dell'XI secolo uno di questi missionarii, chiamato Hassanben-Sabah-Homairi,divenne fondatore di un novello ramo di questa setta denominata Ismaeliti dell’est o Assassini (217). Hassan, nato nel Khorassan, strinse amicizia nella sua giovinezza con Nisamolmoulk, suo compagno di scuola, obbligandosi entrambi con giuramento di spingersi vicendevolmente alla ventura. In seguito, essendo quest’ultimo pervenuto alla dignità di gran visir del sultano selgiucida Melek schah, Hassan reclamò l'esecuzione del patto che aveva giurato, per cui fu introdotto presso il sultano e colmato di onori e ricchezze. Intanto, divorato d’ambizione poneva in opera ogni mezzo per soppiantare il suo benefattore; ma Nisamolmoulk, indignato di tanta ingratitudine, impiegò tutto il suo credito per rovesciarlo dal posto eminente ove lo avevi situato, e riuscì a farlo cacciare vergognosamente dalla corte. Hassan allontanatosi con la rabbia nel cuore, fondò poco tempo dopo l’ordine degli assassini (218), e Nisamolmoulk e Melek-schah non tardarono a cadere sotto il pugnale dei sicarii. Nel 1C90 s’impadronì della fortezza di Alamout, fabbricata su erta montagna poco distante da Casbin, nella provincia persiana d’Irak, fortificò il castello, vi fece venire delle sorgenti di acqua, ed obbligò gli abitanti di darsi all'agricoltura, onde potere al bisogno sostenere un lungo assedio, con le raccolte conservate in appositi siti.

Sebbene l'insegnamento della dottrina segreta degli Ismaeliti fosse diviso in nove gradi, pure gl’iniziati formavano solamente due classi, l'una detta dei Refiki (compagni) e l'altra dei Dai (maestri). Hassan ne istituì una terza, quella dei Fèdavi (i sacri). Per costoro i segreti dell’ordine dovevano essere sempre coperti da impenetrabile velo, ed altro non erano che ciechi e fanatici strumenti, pronti ad eseguire qualsiasi ordine dei superiori. Formavano la guardia del gran maestro senza mai lasciare il pugnale onde essere sempre pronti a consumare l'assassinio che veniva loro comandato.

Le formalità impiegate per la ricezione dei fedavi sono descritto nel seguente modo nel viaggio di Marco Polo: «Nel centro del territorio degli Assassini, nella Persia, in Alamout, Siria, e nel Masziat, vi erano dei siti circondati da mura, vero paradiso, ove si trovava tutto ciò che poteva soddisfare i bisogni del corpo ed i capricci della pii esigente sensualità, aiuole di fiori e boschetti di alberi fruttiferi, canali attraversati da ombrosi pascoli e prati verdi, con argentei e scorrevoli ruscelletti, pergole d: rose e parapetti di giacinti: ariose sale e chioschi di porcellana adorni di tappeti persiani e di stoffe greche; tazze e coppe d'oro, d'argento di cristallo; leggiadre donzelle, molti e inebrianti come i cuscini su cui riposavano e il vino che mescevano. Il suono delle corde mescolavasi al canto degli uccelli. Tutto respirava piacere, ebbrezza dei sensi e voluttà. I garzoni bevevano -dagli occhi scintillanti delle uri somma delizia, e dalle lucenti coppe un vino animatore. Insomma tutto era piacere, voluttà ed incanto. Quando s’incontrava un giovane dotato di forza e risoluzione per fare parte di questa legione di Assassini, il gran maestro o il gran priore lo invitava ad un pranzo o pure ad un trattenimento particolare, lo inebriava con l’oppio di giusquiamo, e lo faceva trasportare in questi giardini. Al suo destarsi credeva di starsi io paradiso; e più completavano la sua illusione quelle voluttuose e belle uri. Quando aveva gustato fino alla sazietà lutti i piaceri e tutte le gioie, che il profeta promette agli eletti dopo la morte, inebbriato di quella dolce voluttà e dei vapori di un vino oppiato, ricadeva novellamente in una specie di letargo, e lo conducevano fuori dei giardini e dopo pochi minuti si trovava presso il suo superiore, il quale poneva ogni studio per persuaderlo che egli aveva avuta una visione celeste, e ciò che erasi offerto ai suoi sguardi ed avevagli fatto godere si ineffabili godimenti, era riservato ai fedeli che avessero sacrificatola vita loro alla propagazione della fede, ed. avessero avuto pei superiori una illimitata obbedienza (219).

Questa gioventù veniva cresciuta in tutto ciò che il lusso asitiaco ha di più suntuoso e di più attraente. S'insegnavano loro varie lingue, venivano armati di pugnale, e si mandavano a commettere degli assassini! sui cristiani e sui musulmani, per vendicare le offese personali dell'ordine e dei suoi amici. Prendevano tutte le forme; molte volte vestivano l'abito del povero e molte altre quello de) commerciante; ed agivano con tanta circospezione che rendevasi impossibile di scampare dai loro colpi. Coloro, che perivano nella esecuzione della sanguinosa missione, erano considerati dagli altri per martiri, e siccome eletti chiamati a gioire nel paradiso di facilità illimitata; ed i parenti ricevevano ricchi doni, o se erano schiavi venivano riscattati.

Dal seguente esempio sarà facile formarsi una idea della potenza che Hassan esercitava sullo spirito di questi infelici. In pochissimo tempo egli si era impadronito di un gran numero di fortezze fabbricate sulle più alte montagne di Persia. Melek schah, allarmato dai suoi progressi inviò un ufficiale, per pregarlo di sgombrare le castella. Hassan lo ricevé con cortesia, e senza spiegare i suoi disegni ordini ad uno dei suoi federi di conficcarsi un pugnale nel cuore. Non aveva ancora terminato di parlare, che il sanguinoso corpo della vittima rotolare ai suoi piedi. Ordinò ad un altro fedavo precipitarsi dall’alto di una torre, e pochi istanti dopo il cadavere dell'infelice giovane giacere nel fossato. «Riferite al rostro padrone, dice Hassan all'ambasciatore spaventato, ciò che ora redeste, e ditegli che in egual modo mi ubbidiscono settantamila uomini. Ecco la mia risposta.» — «Qualche fiata, dice il de Hammer nella sua Storia dell'ordine degli Anatrini, il gran maestro amara meglio arrestare i suoi possenti nemici, facendo loro intravedere i pericoli che li minacciavano, e disarmarli col terrore, più tosto che inutilmente aumentare il numero dei suoi assassinii, rinnovanti troppo di sovente. Sotto queste punto di vista comperò uno schiavo del sultano Sandschar, che, durante il sonno del suo padrone piantò un pugnale a terra vicinissimo alla sua testa. Benché spaventato al suo destarsi di vedere qoell'istrumeoto di morte, il sultano non lasciò penetrare il suo timore; ma alcuni giorni dopo il gran mastro gli scrisse, nello stile breve e robusto dell'ordine: «Senza la nostra affezione pel sultano, gli avrebbero piantata nel petto il pugnale, che fu deposto vicino al suo capo». Sandschar, che aveva inviato delle truppe contro il castello degli Ismaeliti nel Kokistan, le richiamò e fece la pace con Hassan, al quale assegnò come annuo tributo una parte delle entrate del paese di Kouris (220).

Sotto ai fedavi vi era un’altra classe di novizii, che ancora non appartenevano all’ordine, ma solamente aspiravano a farvi parte; per cui erano stati chiamati lassik o aspiranti; e facevano parte della guardia del gran maestro, siccome i primi.

Indipendentemente dalle guardie propriamente dette, nell'ordine vi era una gerarchia di funzionarti. Dopo del gran maestro, che era il capo supremo della società, che gli storici delle Crociate chiamano il Vecchio della montagna (221), venivano i dailkebir, o grandi reclutatori. Questi uffiziali governano le tre province sulle quali erasi estesa la potenza dell’ordine: nel Dschebal, nel Kohistan e nella Siria. Erano pure indicati col nome di grandi priori, ed avevano sotto i loro ordini un certo numero di funzionari civili e militari, con moltiplicati impieghi, senza verun emolumento.

Verso la metà del XII secolo la potenza dell'ordine si estendeva dalle frontiere del Khorassan alle montagne della Siria, dal Mosdoramus al Libano, e dal mar Caspio al Mediterraneo. Tutto tremava innanzi ad esso ed in qualche modo si sottometteva alle sue volontà. Hassan era morto nel 1124 dopo di avere scelto per suo successore Kia-Buzurgomid, quello fra i dai che gli era sembrato più degno di essere investito della dignità di gran maestro, che poco per volta divenne ereditaria. L'ordine degli Assassini sussistette nella sua integrità fino all'anno 1254, epoca nella quale Mangou Khan, figlio minore di Gengis-Khan, inondò l'Oriente colle sue orde mongole, s’impadronì della Persia, fece scomparire il califato di Bagdad, rovesciò altri troni e nel tempo istesso distrusse l’ordine degli Assassini. La fortezza di Alamout e quasi tutte le castella dell'ordine caddero in suo potere, e la maggior parte dei membri di questa setta sanguinaria furono massacrati o dispersi. Però la società, distrutta in Persia, si conservò fiorente nella Siria fino all’anno 1326. L'associazione degli Ismaeliti dell’Egitto, appartenente al darol-hickement, che gli storici chiamano Loggia del Cairo, fu abolita nel 1171 da Saladino, luogotenente di Noureddin capo dei Saraceni; dei quali ne resta qualche avanzo nei Suffiti.Benché le dottrine delle società segrete musulmane siano state io gran parte rivelate dagli scrittori orientali, pure poche sono le notizie che abbiamo intorno al cerimoniale che si usava nelle loro iniziazioni. Guerrier di Dumast congettura con ragione che questo ce rimontale sia esposto nel celebre racconto arabo Storia d'Habib e di Dorathilgoase, l’autore della quale si vuole che vivesse al tempo ed alla corte di Saladino.

L’eroe del racconto è allevato da un venerando vecchio per nome Hfak’s, e compie la sua educazione alla scuola del guerriero indiano Hhabul, la cui beltà e cortesia eguagliano quella lodata dai nostri romanzi cavallereschi. La sua educazione filosofica e virile è interamente egiziana, ed i precettori gliela porgono in linguaggio figurato. Cresciuto negli anni Habib si prende d’amore per Doralhilgoase, e galante cavaliere, onde rendersi degno di lei, muove pel Caucaso a fine di conquistarvi le armi di Salomone. Guidato da Hhabul scende in amplissime caverne; ed affinché non si prendesse equivoco intorno al senso di queste funzioni, l’autore arabo fa rivolgere da Hhabul queste parole al suo allievo: «Ricordatevi che in questo soggiorno tutto è simbolico». Invero egli è ammesso dentro il luogo, pronunciando parole incantate, e subito si abbatte in quattro statue misteriose ed in trecentossesantasei geroglifici, il cui valore emblematico dev’essere da lui scoperto. Indi discerne le ambite armi disposte a trofeo e decorate dalle piume del favoloso uccello, simbolo del sole (fenice). Ogni pezzo dell’armatura che Habib deve conquistare reca una iscrizione: «La fermezza è la vera corazza dell'uomo;—la prudenza è la sua visiera». L'ultima frase concorre a delinearci questa cavalleria come del lutto morale ed allegorica al pari dell'albigese: «Copritevi di ferro, impotenti guerrieri della terra, Salomone proseguiva la conquista del mondo col soccorso delle sole virtù». Io questo modo un monarca pacifico è trasformato in conquistatore. Questi trionfi, dice Guerrier di Dumast, altro non sono che quelli dell'iniziazione. Habib come Enea scorge nel cieco mondo del Caucaso l’Eliso ed il Tartaro, ove impara la storia del mondo, e le tradizione cosmogoniche sui dews e sulla razza d'Eblis, e cresciuto alla reverenza ed obbedienza di Salomone, poiché in quei sotterranei si fa tutto per Salomone». Per ultimo il cavaliere solleva una gran cortina dietro la quale stanno i sette mari e le sette isole che egli deve attraversare pria di giungere a Medinazilbalor, la città di cristallo, la Tebe e la Gerusalemme mistica. Queste isole che rammentano le selle isole fortunate di Luciano, i sette gradi del maoismo, le selle stazioni planetarie lungo il cammino che percorrono le anime salendo da questo mondo di miseria alla luce eterea di Oromazo, si denominano da sette colori, come le selle parli della scala mitriaca; e siccome le insegne bianche non variarono mai pel primo grado, la prima isola che Habib deve conquistare è l'isola bianca. Ma pria di pervenirvi e necessario che subisca le prove degli elementi. Infatti la natura sembra scompigliata a lui dintorno, soffia il vento, rumoreggia la folgore; uno spaventevole combattimento fa i buoni e cattivi genti muove la terra ed il mare. In mezzo a tanto scompiglio egli resta salvo perché è costantemente difeso dalla spada del re filosofo e delle parole sacre che vi sono incise.

Il resto è nel medesimo genere, e non si potrebbero disconoscere i può di somiglianza fra questa storia allegorica e le dottrine delle antiche lunazioni, e particolarmente con quelle dei magi e dei gnostici; e possiamo paragonare questo racconto al sesto libro dell'Eneide, ove Virgilio ha riprodotto sotto il velo della finzione le cerimonie segrete dei misteri d’Iside.

Comunque siasi la cosa, gli avanzi dell'ordine degli Assassini si sono perpetuati sino ai nostri giorni nella Siria e nella Persia. Solamente sono estranei alla politica rivoluzionaria dei loro predecessori e costituivano propriamente parlando una setta eretica nell'islamismo. Se si è conservato un gran numero degli antichi loro simboli, tutti ci fa credere che se ne sia perduto il significalo. Le fortezze del distretto di Rubbar nella Persia sono occupate dagli Ismaeliti, i quali nel paese sono conosciuti sotto il nome generico di Aosseim. Io Siria occupano diciotto villaggi intorno al Massiat, altra volta sede della loro dominazione.

Altre sette provvedenti dalla medesima sorgente abitavano pure la Siria. Queste sono quelle dei Nosairi, Motevilli e dei Drusi.Tutte queste società hanno delle. riunioni segrete, tenute nella notte, e, se bisogna credere ai Musulmani ortodossi, sono delle vere orge, ove si abbandonano a tutti i piaceri dei sensi. I Drusi agli occhi del mondo si piegano all'esercizio del culto riconosciuto, mentre fra loro professano le dottrine particolari dell'ordine. Hanno diversi gradi d iniziazione, ed il luogo dove si riuniscono è diverso per ogni grado. Delle guardie vegliano all'esterno, affinché nessuno si avvicinasse, ed un profano, che potesse giungere a penetrare nel recinto, è immediatamente punito colla morte. I Drusi si riconoscono con frasi enigmatiche ed hanno un gergo; l'uno chiede. «Si sparge nel votivo paese semenza d’halalidie o di mirobolani?» e l’altro risponde: «La si semina nel cuore dei fedeli.» Un ramo riformato d'Ismaeliti si è conservato fino ai nostri tempi nell’Albania, ove ha costituito una specie di massoneria Ammette nel suo seno i settari di tutte le religioni, e si compie la ricezione mediante un cerimoniale mistico, ed un giuramento di segretezza. Un’altra società dello stesso genere, or sono circa trentanni, era stabilita a Gianina, ed Ali-Pascià vi si era fatto aggregare, e fece servire alla sua ambizione l'influenza dei principali abitanti della città che ne erano membri (222).

L’istituzione della cavalleria, secondo tutte le apparenze. deriva dalle società segrete persiane, avanzi degli antichi mitriadi. Il suo scopo è uguale a quello delle associazioni, che la storia del cavaliere Habib ci descrive insieme alle forme misteriose. L'ordine della cavalleria aveva per iscopo il trionfo della giustizia, la difesa degli oppressi, in una parola l’esercizio di tutte le virtù sociali. Era diviso in tre gradi: paggio o zerbinetto, scudiere e cavaliere.L’educazione del paggio era confidata a qualche signora rinomata pel suo spirito e per la sua educazione, onde inculcargli l’amore e la deferenza per le donne, e fargli apprezzare l'importanza dei doveri imposti dalla cavalleria. Quando era giudicalo sufficientemente istruito, ed aveva raggiunta l’età voluta (223), veniva presentato all’altare da suo padre. Il sacerdote celebrante consacrava una spada e la sospendeva al fianco del paggio, che da quel momento diveniva scudiere. Posto al servizio di un cavaliere, ammesso nella sua intimità, associato a tutti i suoi lavori, lo scudiere riceveva da lui il complemento dell’istruzione particolare al suo grado. Queste due successive età, paggio e scudiere, altro non formavano, propriamente parlando, che il noviziato del cavaliere. Il terzo grado era quello che dava il titolo di cavaliere e poneva l'iniziato a parte dei misteri. La vigilia del giorno in cui lo scudiere dovea essere promosso, digiunava e passava la notte nel tempio, genuflesso a’ piedi dell’altare in mezzo alle tenebre (224); il dì vegnente s’inginocchiava innanzi al cavaliere che presiedeva la cerimonia, e giurava di essere sempre pronto ad accorrere in aiuto della patria e degli oppressi e di sacrificarsi per l’onore e la difesa de’ misteri della cavalleria. Poscia il presidente gli cingeva la spada, gli toccava il collo con la sua, gli baciava le guance, la fronte e gli dava un buffetto. Terminata questa cerimonia lo faceva alzare ed indossandogli l’armatura gli spiegava il senso simbolico di ogni sua parte.

La Roque, nel suo Trattato della nobiltà, ci ha conservato il formulario di questa ricezione. La spada, che si cingeva al nuovo cavaliere chiamavasi armatura della misericordia, poiché essa doveva ricordargli «che bisognava vincere il nemico colla misericordia anziché colla forza delle armi». Era a due tagli per insegnargli che bisognava «mantenere la cavalleria e la giustizia, e combattere sempre per sostenere queste due grandi colonne del tempio d'onore». La lancia rappresentava la verità «perché la verità è dritta come una lancia». L'usbergo figurava «una fortezza contro il vizio»; poiché siccome le castella sono cinte di mura e di fossi, così l’usbergo chiuso da per tutto difende il cavaliere dai tradimento, dalla slealtà, dall'orgoglio e da tutti gli altri cattivi sentimenti». Era munito di speroni «per correggere i ritrosi dell’onore, della nobiltà e di ogni genere di virtù». Lo scudo, che poneva fra lui ed il suo nemico, gli ricordava che «il cavaliere è un mezzo fra il principe ed il popolo per mantenere la pace e la pubblica tranquillità fra questi due».

Dopo la ricezione il novello cavaliere era con gran pompa mostrato al popolo, come altra volta mostravasi l’iniziato egiziano. Banchetti, seguiti da largizioni ed elemosine, terminavano la cerimonia. Alcuni segni di riconoscenza permettevano ai cavalieri di poter provare all’occasione che avevano ricevuto il battesimo della cavalleria,dal quale erano legati ad un mistero. Infatti si trovano negli antichi romanzi di cavalleria certe allegorie che si rannodano alle dottrine di tutte le iniziazioni. La maggior parte delle favole di Turpino e di altri vecchi romanzieri sono piene di figure astronomiche, che applicano a Carlo Magno; e tanto questo principe che i suoi dodici paladini debbono essere considerati, in queste leggende, come il sole ed i dodici genii o segni dei dodici palazzi dello zodiaco.

Gli ordini religiosi della cavalleria, e specialmente quelli dei templarii, avevano pure dei misteri e delle iniziazioni. I misteri dei templarii, lungamente ignorati dal pubblico, furono nel 1307 l’occasione ed il motivo dell’abolizione del loro ordine. Le orribili persecuzioni che provarono questi cavalieri, il supplizio del loro capo Giacomo Molay, bruciato vivo in Parigi nel 1314, nella Citè; sono troppo conosciute perché noi dovessimo narrarne la storia. Si è studiato nel secolo passato di assolvere la memoria di quest'ordine, e si è contestata la verità delle accuse, di cui fu oggetto nel corso del suo processo; ma recenti scoperte stabiliscono che la maggior parte dei fatti allegati erano della più grande esattezza. Oggi è dimostrato che i templarii erano un ramo dello gnosticismo, ed avevano adottato una gran parte di allegorie e dottrine della setta degli Oliti. Nel loro processo si tenne molto parola di una testa barbuta, alla quale attribuivano la potenza di far crescere i fiori e le messi. Questa figura era il simbolo usato dai gnostici per rappresentare il Dio eterno, il creatore. In tutti i tempi gli 0rientali hanno considerata la barba come il segno della maestà, della paternità e della forza generatrice. Perciò avevano ragione i templarii, quando dicevano che l’Essere rappresentato da quella testa era la sorgente della fertilità della campagna. Questa testa portava il nome di baphometus, parola derivata dal greco bafhmetous battesimo del saggio. Essa doveva presiedere all'iniziazione che infatti era pel neofita un battesimo novello; o la vediamo figurare su due pietre incise, di origine gnostica, citate nella collezione di Jean l’Heureux. Verso la fine del XVII secolo si scoprì in Germania, nella tomba di un templario, morto pria della persecuzione dell'ordine, una specie di talismano ove sono tracciati dei simboli gnostici, la squadra e il compasso, la sfera celeste, una stella a cinque punti detta pentagono di Pitagora, adottata pure dagli Ofiti ed infine le otto stelle dell'ogdoade gnostico. In diverse memorie, relative alle dottrine segrete dei templarii, il de Hammer dimostra che queste dottrine erano quelle degli Otiti. Fra gli altri monumenti si sono trovati due forzieri appartenenti all’ordine del Tempio, l'uno in Borgogna e l'altro in Toscana. Si vede sul coperchio di uno di questi forzieri una immagine della Natura sotto le spoglie di Cibele, nello stato di completa nudità; in una delle sue mani sostiene il disco del sole, e nell'altra la luna crescente, alla quale è attaccata la catena degli eons, quella stessa che nelle logge massoniche chiamasi laccio di amore. .

A’ piedi della dea è una testa di morto fra il pentagono degli Ofiti ed una stella a sette punti, che allude al sistema planetario ed alle successive purificazioni delle anime attraverso le sette sfere. Intorno alla tavola seno incise diverse iscrizioni in carattere arabo. Sulle quattro facce laterali sono dei gruppi di diversi individui che sembra deliberassero le cerimonie dell'iniziazione, come sarebbe la prova del fuoco, l'adorazione del fallo ed il sacrifizio del toro mitriaco. Sull'altro forziere vi sono analoghe indicazioni relative alle prove, il fallo, lo cteis, il vitello dell'iniziazione dei Dzusi e la croce manicata degli Egiziani.

Gli storici orientali ci mostrano, in epoche differenti, la relazione intima fra i templarii e l'ordine degli Assassini, ed insistono sull’affinità esistente fra queste due associazioni; essi notano che avevano adottalo gli stessi colori, il bianco ed il rosso, che avevano la medesima organizzazione, la medesima gerarchia di gradi; i gradi dei fedavi, derefiki e dei dai dell'una, corrispondono ai gradi di novizio, di professo e di cavaliere dell'altra; entrambi congiuravano alla rovina delle religioni che professavano in pubblico, e finalmente tanto gli uni che gli altri possedevano numerose castella, i primi in Asia ed i secondi in Europa. E incontestabile che, essendo legati da patti occulti, si rendevano reciprocamente ogni sorta di buoni ufficii: anzi Balduino II, re di Gerusalemme, stipulò segretamente per mezzo dei templarii, un trattato segreto, mediante il quale essi gli rilasciavano la città di Damasco in cambio di quella di Tiro che doveva essere data all'ordine.

L'associazione dei Franchi Giudici si atteneva pel suo scopo generale alla cavalleria ed all'ordine degli Assassini pel suo nodo di procedere. Sorse in un' epoca, nella quale la forza brutale regnava al posto del dritto, una odiosa tirannia pesava sul popolo e si accordava l’impunità ai delitti dei grandi. La società dei Franchi Giudici si formò per porre un termine a questo stato di cose: s’istituì in tribunale invisibile per giudicare i colpevoli possenti, o arrestandoli nei loro eccessi, colpendoli di vago terrore. Le sentenze che pronunciavano, le eseguivano essi stessi: e quelli, che erano prescelti per l’esecuzione s'impadronivano del colpevole lo conducevano in un silo remoto, e gli facevano subire la inflitta pena. Ma, ciò che in origine aveva un'apparenza di equità, un effetto salutare, più tardi degenerò in abuso in giusto. L’associazione non si serviva più della sua potenza per proteggere i deboli contro l'oppressione dei forti; ma l'impiegò per soddisfare le sue private vendette: di modo che r appoggio ed il concorso, che aveva ottenuto dai popoli molestati dai sovrani e dai grandi vassalli, gli mancarono, e dovette soccombere sotto il peso della universale riprovazione che le si era sollevata contro.

La Westfalia sembra essere stata la culla di questa istituzione indicata sotto diversi nomi vehme ding, tribunale veemico; frey ding, libero tribunale; keimliche acht, tribunale segreto; concilium sanctissimum arcanumque dilectissimorum integerrimorumque virorum,santissimo e segreto consiglio di uomini integerrimi ed eccellentissimi,ec. II supremo consiglio segreto avea la sua sede in Dortmund. La prima volta che si tenne parola di questo tribunale fu nel XIV secolo. I franchi giudici di quest'epoca dicevano essere Carlo Magno il loro fondatore; ed in virtù di questa pretesa origine l'imperatore regnante era il capo nominato di tutti i tribunali segreti della Germania; ma affinché avesse potuto esercitare la sua autorità, bisognava che egli fosse stato franco giudice. I conti liberi, che presiedevano questo tribunale ricevevano dall’imperatore, a titolo di feudo, l’investitura della loro carica.

I membri dell'ordine si divisero in due classi; quelli della prima si appellavano leali franchi giudici, cavalieri franchi giudici con armi e scudo, ed erano nobili e militari. I membri della seconda erano qualificati col titolo di veri franchi giudici, e santi giudici del tribunale segreto, e si componevano sempre di borghesi. Il diritto di ricevere novelli franchi giudici lo aveva il solo tribunale di Westfalia. I candidali dovevano essere nati da legittimo matrimonio, e avere una buona riputazione. Era necessario che fossero «uomini leali e giusti». Si esondavano gli spiriti recalcitranti, gli strimpellatori di violino, i falliti «ed i giuocatori di professione». Le ricezioni si facevano di notte, o in una caverna o in mezzo ad un bosco, all'ombra di un biancospino. Condotto il neofita in mezzo ai franchi giudici, lo facevano inginocchiare, col capo scoperto, l’indice ed il medio della destra poggiati sulla spada del conte libero e ripeteva con lui un giuramento concepito in questi termini:

«Giuro perpetua devozione al tribunale segreto; difenderlo contro me stesso, contro l'acqua, il sole, la luna, le stelle, le foglie degli alberi, tutti gli esseri viventi, tutte le creazioni poste da Dio fra il cielo e la terra; contro il padre, la madre, il fratello, la sorella, la moglie, i Agli, in fine contro tutti gli uomini, eccetto il solo capo dello stato; di mantenere i giudizii del tribunale, compierne o procurarne l’esecuzione e denunziare al presente tribunale, o ad altro tribunale segreto i delitti di sua competenza, che verranno a mia conoscenza, o che mi verranno detti da persone degne di fede; fitalmenle che il colpevole sia giudicato come di dritto, o sia prorogato il giudizio col consenso dell'accusante. Prometto altresì, che né dolore, né danaro, né padre, né madre, né fratelli, né sorelle, né parenti, né alcuna cosa che Dio ha creata, potranno rendermi spergiuro; essendo risoluto di soste nere da ora innanzi con tutte le forze e con tutti i miei mezzi il tribunale segreto in tutti i punti innanzi menzionati. Cosi l’Altissimo e i suoi santi mi tengano nella loro beata custodia». Pronunciato il giuramento, il conte libero diceva. «Ti domando, fiscale, se io ho ben dettato il giuramento del tribunale segreto a quest'uomo, e se egli lo ha esattamente ripetuto». Il fiscale rispondeva: Sì, signor conte, avete ben dettato il giuramento a quest’uomo, ed egli lo ha ben ripetuto».

Compite queste formalità, giusta |1 codice di Dortmund (225), il conte insegnava al neofita i segni misteriosi che servivano ai franchi giudici per riconoscersi fra di loro. Si è trovato in Hertfort (226) un protocollo di ricezione ove si leggono le quattro lettere S. S. G. G. Alcuni autori veggono in queste lettere le iniziati delle parole Strich, Stein, Gras, Grein, corda, pietra, erba, piante e pretendono che queste quattro parole misteriose fossero le parole di passo dei franchi giudici (227).

Ogni recipiendario doveva pagare una misura di vino (228). al giudice presidente del tribunale; un marco d'oro al franco giudice cavaliere; un marco di argento al franco giudice del fui ti ma classe e quattro scellini al fiscale. Però queste tasse non erano di assoluta regola, e secondo la loro condizione i nuovi franchi giudici erano ammessi a fare dei regali di maggiore o minor valore.

Essendo l’imperatore ed uni parte dei membri del suo consiglio istruiti nei misteri del tribunale segreto, si potevano portare innanzi a lui gli affari spettanti al tribunale, ed egli aveva la facoltà di farli decidere da quei membri del suo consiglio che facevano parte dell’ordine dei franchi giudici. Per godere di questo privilegio, quando ascendevano al trono gl'imperatori avevano l'uso di domandare l'iniziazione (229), e se non adempivano a questa formalità, nulla veniva loro comunicato di quanto operavasi nelle assemblee, dell'ordine; e quando domandavano se un individuo da essi indicato era stato condannato, era permesso rispondere soltanto si o no. Gl'imperatori iniziati potevano procedere all’ammissione di un nuovo franco giudice; ma bisognava lo facessero io t