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SILENT ENIM LEGES INTER ARMA - la legge sugli assembramenti affonda le sue radici... (Zenone di Elea -Dicembre 2021)

ATTI DEL PARLAMENTO SUBALPINO

SESSIONE DEL 1850

(IV LEGISLATURA)

dal 20 dicembre 1849 al 19 novembre 1850

RACCOLTI E CORREDATI DI NOTE E DI DOCUMENTI INEDITI

DA GALLETTI GIUSEPPE E TROMPEO PAOLO

DISCUSSIONI DELLA CAMERA DEI DEPUTATI

VOLUME II

dal 13 marzo al 22 maggio 1850

TORINO 1864

TIPOGRAFIA EREDI BOTTA

PALAZZO CARIGNANO

(se vuoi, scarica il testo in formato ODT o PDF)

(Quaranta cittadini di Torino reclamano contro un atto dell'autorità militare)

FARINA P. relatore. In seguito alle precise istruzioni ricevuto testé dalla Commissione delle petizioni darò in prima lettura del tenore della petizione che venne presentala or ora, e che la Camera decretò si dovesse immediatamente riferire.

Essa è del tenore seguente:

«Onorevoli signori,

«Espongono i sottoscritti recidenti in Torino che ieri a sera sul far della notte, mentre essi passeggiavano per la città per godere anch’essi della giusta esultanza dei cittadini, furono brutalmente malmenati e percossi dalla cavalleria spinta a galoppo in mezzo alle vie, senza riguardo a vecchi, a donne ed a fanciulli,talché si sarebbe detto che in quel momento la pacifica capitale del Piemonte era convertita in una città occupata dallo straniero, alcuni di essi, benché fossero tranquilli spettatori della popolare esultanza, vennero violentemente arrestati e tradotti in carcere contro ogni principio di diritto costituzionale. Trovanti fra gli arrestati i signori Mantellini, Riccardi, Boscaglia,; tutti studenti degli ultimi anni di legge, oltre a molli altri arrestati in loro presenza di cui ignorano i nomi.

«In questo stato di cose gli esponenti, pieni di fiducia nella giustizia dei rappresentanti della nazione, ricorrono perché sia ordinato il pronto rilascio dei ditenuti e sia provveduto a termini della legge contro quelli che abusarono del potere e sia fatta convenevole riparazione all’insulto che venne recato a tutti i cittadini della capitale.»

(Seguono le firme)

La gravità dei fatti narrati nella petizione e le possibili conseguenze dei medesimi hanno persuaso la Commissione dell’opportunità di sollecitare un pronto provvedimento. Essa quindi, anche in mancanza di maggiore accertamento dello avvenuto, stando nei circoscritti limiti delle sue attribuzioni, m’incaricò alla unanimità di proporvi l’invio di questa petizione al Consiglio dei signori ministri, con raccomandazione di procurare colla massima sollecitudine al riguardo dei fitti, narrati l’esatta osservanza ed applicazione delle leggi vigenti.

GALVAGNO, ministro dell'interno. Accetto di buon grado l’invio della petizione, in quanto che il Consiglio dei ministri si farà un dovere di esaminare più addentro i fatti onde provvedere pel caso in cui qualche illegalità tosse stata commessa. Io credo però di poter assicurare fin d’ora la Camera che nessun arresto venne fatto in sul far della notte, perché in sul far della notte non vi erano assembramenti; che nessun arresto venne eseguito prima che ad un assembramento venissero fatte le intimazioni legali.

Questi arresti, per quanto mi risulta, furono fatti fra quelle persone le quali, dopo le intimazioni, opponevano una resistenza passiva, e non si ritiravano. Sa la Camera che quando si operano questi-arresti, i quali nel loro principio sono legali, perché fatti a termini della legge, le persone arrestale debbono essere entro le 24 ore o rilasciate o trasmesse al fisco. Le ore 24 non sono ancora trascorse; sono persuaso che prima che trascorrano forse molti degli arrestati saranno rilasciali, perché non vi sarà prova contro di essi; ma posso altresì accertare la Camera che delle prove ve ne saranno contro alcuni dei 40 arrestati, e che quindi questi verranno entro le 24 ore trasmessi al fisco per l’opportuno procedimento. Posso d’altronde assicurare la Camera che l’unico desiderio del Governo si è quello di mantenere bensì la tranquillità pubblica, ma di non escire mai in nessuna circostanza dai limiti strettamente imposti dalla legalità. 

NOTTA. La guardia nazionale seppe mantenere l’ordine in tempi difficili, nei quali per adempiere a questo suo dovere era necessità che essa in lei comprimesse generosi sentimenti di nazionalità. (Bravo!) Però ella riconoscente, memore della fiducia che in essa aveva riposta il magnanimo suo fondatore, ricordevole di quanto la legge ad essa affidava, soddisfece al detto suo dovere. Ebbe ella la consolazione di aver veduta approvata dal principe e lodala dai suo. concittadini la sua condotta, di leggere per quello ricordali che il di lei vessillo é ordine, è libertà, di mentire dagli ultimi che se aveva saputo difendere l’ordine per salvare la libertà, non mancherebbe neppure ove occorresse difenderete libertà per salvar l’ordine, giacché ordine non vi è fuori della via Costituzionale. (Bravo!)

Ora io chieggo quali erano o quali temevano fossero i perturbatori dell’ordine ed i violatori delle guarentigie nostre, contro cui il Governo credette essere necessario il far spiegare in battaglia una parte del nostro esercito nelle contrade di Torino. (Bravo!) Io chieggo al Governo perché il medesimo non abbia richiamato io questo circostanza il servizio della guardia nazionale. La guardia nazionale non è forse più degna della fiducia del Governo! Ne attendo la risposta. (Bene!)

GALVAGNO, ministro dell'interno. Io stimo troppo la guardia nazionale, la quale è certamente superiore ad ogni elogio, perché cessi, come ministro dell’interno, dall’invocare il suo soccorso quando si tratta della conservazione dell’ordine e della libertà..

Di questa stima che ho potuto anche personalmente concepire durante il tempo che sono al Ministero dell'interno credo averne anche dato alla guardia nazionale prove non dubbie. (Movimenta) Credo però che sarà soddisfacente al signo deputato Notta la risposte che sono per dargli relativa a circostanze puramente di fatto.

Il Governo non teme le dimostrazioni dei buoni cittadini, i quali, e al 4 marzo e ieri intendevano festeggiare un avvenimento che possiamo chiamare veramente nazionale. Ma quanto innocente fu la dimostrazione del‘4 marzo in sul cominciare, voi sapete quanto più male abbia poi finito, ed il Governo ebbe dei rimproveri perché non seppe vincere quegli inconvenienti che allora succedettero. . Sapeva il Governo che una dimostrazione avrebbe avuto luogo di gioia, di letizia, appena la legge per l’abolizione del toro sarebbe stata adottate. Come dico, esso non temeva di queste dimostrazione, ma aveva ragione di temere che queste dimostrazione non fosse per degenerare, come aveva degenerato l’innocente dimostrazione del A marzo. Quindi era suo dovere di apparecchiarsi. Ma ben lutti sanno come la votazione della legge preaccennata sia stata più accelerata di quello che dapprima si pensasse. Gli ordini erano già dati per chiamare entro quest'oggi (che si credeva fosse l'ultimo giorno della discussione al Senato) la guardia nazionale. Ma ier sera essendo la discussione finita alle ore 5 ed interrogate alcune persone competenti, s'ebbe per risposta che a quell'ora non v’era più mezzo di convocare la guardia nazionale (Mormorio a sinistra) salvo battendo la generale. Ora io domando se per un caso simile si doveva allarmare tutta la città, come se si fosse trattato di un vero pericolo. Questi sono fatti che io posso accertare, poiché mi fu letteralmente detto che non era più possibile, salvo battendo a raccolta, di convocare la guardia nazionale in tempo utile. (Bisbiglio di disapprovazione)

L'amministrazione però non mancò di servirsi dei picchetti che aveva a disposizione, di quelli cioè del Palazzo Madama e di quelli del Palazzo di Città, e che si resero molto utili facendo ottimamente il loro servizio. Ripeto che ogniqualvolta il Governo erede di aver tempo sufficiente per convocare la guardia nazionale, egli lo fa certamente a preferenza della troppa, perché conosce abbastanza il buono spirito della medesima.

CAVOUR. Io non dubito punto della verità di quanto ci venne esposto dall'onorevole signor ministro dell'interno, e l'antica conoscenza ch'io ho di lui mi persuade che se lo avesse creduto possibile, avrebbe convocato la guardia nazionale per confidarle la tutela dell'ordine pubblico. Bensì mi duole che rapporti men che precisi abbiano potuto fargli credere come impossibile ciò che, a mio avviso, sarebbe stato di facile esecuzione. Egli ci ha detto che venne da più persone autorevoli, da uffiziali superiori della guardia nazionale assicurato della impossibilità di convocare in tempo utile, dopo le 5 ½, la guardia nazionale. Or bene, io non dubito di asseverare che quegli individui hanno preso grave abbaglio, perché in altre contingenze, non meno difficili ed urgenti della presente, si potè benissimo, e in tempo minore di quello che ieri rimanesse al ministro, convocar la guardia nazionale in numero bastevole per tutelare perfettamente l'ordine. Io mi ricordo che nell'occasione della venuta in Torino del principe di Lucca, il signori Nigra, il quale allora era sindaco, avendo mandato a chiedere il capo della guardia nazionale alle 7, alle 8 questa si trovava già in piazza di San Carlo. Io credo pertanto che se i capi della guardia nazionale avessero voluto fare altrettanto ieri sera, si sarebbe fuor di ogni dubbio potuto radunar un numero di militi piucché sufficiente a mantenere l’ordine, la tranquillità pubblica, giacché, secondo molto a proposito osservava l'onorevole deputato Notta, attualmente la guardia nazionale è animata non solo dai sentimenti di devozione all'ordine ed alla libertà, ma eziandio dalla riconoscenza e dalla simpatia per il Governo. E se il Governo avesse fatto appello alla guardia nazionale, essa certamente non avrebbe fallito al suo dovere, ed avrebbe da sola bastato a tutelare l'ordine. Conchiudo quindi col pregare il ministro dell'interno a non prestare in altre simili circostanze così facile credenza a quelli che lo indussero ieri in così grave errore. (Segni di approvazione)

GALVAGNO, ministro dell'interno. Osserverò solo che veramente io non faccio che esporre un fatto. A me fu detto che la guardia nazionale non si poteva convocare a domicilio, e solo si poteva ciò fare battendo la generale, e così si sarebbe gettato l'allarme nella città. Queste sono considerazioni di cui un ministro non può e non ha potuto a meno di tener conto.

Domando se gettare un allarme per tutta la capitale non era inconveniente più grave. Del rimanente rinnovo l'assicuranza che ogni qualvolta è possibile, il Governo ricorre di preferenza alla guardia nazionale.

MANTELLI. Io sono persuaso quant'altri mai della buona fede del signor ministro, e del buon volere che esso aveva di impedire i disordini. Gli è unicamente nel mezzo e nei modi adoperati che questi cittadini Torinesi, la guardia nazionale ed il Parlamento hanno diritto di lamentarsi. Di fatti io domando: come si poteva aver tema di quelle pacifiche dimostrazioni, d'altronde commendevoli, d'altronde permesse dallo Statuto a tutti i cittadini di poter esilarar i loro animi pieni di letizia per un avvenimento nazionale, qual è quello che è successo ier sera, potessero in un subito addivenire funeste e cause di serissimi disordini? E perché non permettere siffatte dimostrazioni, perché interromperle sul loro nascere, nel mentre che esse erano pacifiche e che non cagionavano veruna perturbazione?

Ma se il ministro stimava opportuno di chiamar la forza armata per impedire cotesta esultanza, io non so vedere il perché esso siasi prevalso della truppa di linea e della cavalleria, la quale (come poteva agevolmente prevedersi) non poteva a meno che concitar gli animi, destar l'indignazione nei cittadini, e cagionare inconvenienti molto maggiori di quelli che sarebbero occorsi qualora la forza armata non fosse intervenuta, e come ebbe diffatti a verificarsi. Fu detto che era troppo difficile in quel momento il poter convocare la guardia nazionale. Su questo proposito di già abbastanza si è discorso dall'onorevole preopinante, lo farò nondimeno osservare che se per contenere una popolazione quando è nel suo dritto, quando vuol fruire di una tranquilla esultanza, non ponno talvolta bastar forse battaglioni di truppa di linea, all'incontro ponno essere a tal uopo bastevoli pochi militi della guardia nazionale, i quali si presentano a suoi concittadini colla persuasione (Bene! Bene!), come se ne videro dì già parecchi esempi. Io prego pertanto il signor ministro a ben ritenere che, quando vorrà sedare tumulti di cittadini, non occorre di chiedere la forza armata, ma bastano le persuasioni di pochi altri cittadini. (Bravo! Bravo!)

Soggiungerò altresì che se mai nell'organizzazione della guardia nazionale di Torino, la quale è lodevolissima e tale che presenta uno spettacolo da destare invidia in lutto il mondo; se non si è, dico, provvisto ancora in modo di poterla far raccogliere istantaneamente, ciò sarà facile, quando il Ministero si voglia realmente, o con buona volontà occupare di questa santa istituzione, ed io posso dire che in Alessandria,ve ho l'onore di reggere la guardia nazionale, allorché quella' città era occupata da forze straniere, si era provveduto in modo che in un momento, senza che alcuno lo sapesse, si radunava tutta la guardia nazionale la quale servì di spettacolo a quegli stranieri stessi, loro imponendo come dovessero contenersi in luogo forzatamente da essi occupato. Ciò dico al ministro, acciocché per un altra volta prenda le sue misure, affinché la guardia nazionale possa radunarsi istantaneamente, ed affinché il popolo, che giustamente Vuole esultare, non sia messo a conflitto colla truppa assoldata, la quale ha per iscopo precipuo ben tutt’altro che mantenere l'ordine, il quale deve unicamente e gelosamente essere riservato alla guardia nazionale. (Bravo! Bravo!)

GALVAGNO, ministro dell'interno. Non posso accettare in tutta la loro ampiezza le dottrine svolte dal deputato Mantelli, perché se fosse vero che dovessero ad ogni momento essere leciti gli assembramenti nelle vie, ben difficilmente si riescirebbe a mantenere la tranquillità ne’ cittadini. Il signor Mantelli dice che i cittadini si persuadono più facilmente colla presenza dei militi cittadini. Io non niego che molti si persuadano, ma quelli che non si persuadono sono quelli che si immischiano negli assembramenti pel solo piacere dì far disordini, e questi pur troppo vi sono e fanno sì che tranquille dimostrazioni degenerino poi in disordini. Per ischivare questo pericolo adunque non havvi, mi pare, altro mezzo che persuadere i primi che si aggruppano a volersi ritirare onde impedire che l’assembramento aumenti. Quando poi l’assembramento è giunto a tal punto che non si può più altrimenti sciogliere, allora è pur d’uopo venire al le intimazioni affinché si sperdano. Io credo pertanto che, dopo le fatte dichiarazioni, nessun rimprovero possa farsi al Ministero de' fatti succeduti. (Mormorio)

LA MARMORA, ministro della guerra. Io vorrei che il signor Mantelli spiegasse qual è lo scopo misterioso, a cui allude relativamente alla truppa di linea…

(Violenta interruzione e vivissimi segni di disapprovazione alla sinistra).

MANTELLI. Io non ho mai pronunciato la parola misterioso.

LA MARMORA, ministro della guerra Egli non pronunciò la parola misterioso, ma non avendo esplicitamente detto qual altro scopo essa abbia, lasciò in certo modo credere che l’altro scopo non fosse... 

MANTELLI. Ho detto che la truppa dee difenderci dallo straniero e solo concorrere colla guardia nazionale al mantenimento dell’ordine, ove sia chiamata a ciò fare. 

LA MARMORA, ministro della guerra. (Con Impeto) Io me ne appello alla buona fede della Camera, se nel modo con coi il deputato Mantelli si espresse non ha voluto dire altro. (Violenti clamori a sinistra)

Voci numerose. No! no! no! (Rumori prolungati)

BUNICO. All’ordine il signor ministro. 

MANTELLI. Protesto altamente contro le parole del signor ministro. 

PRESIDENTE. Faccio osservare art signor ministro che non sono permesse le insinuazioni. 

VIORA Io ho domandata la parola per dichiarare alla Camera che a quant’io mi credo, non può sussistere la proposizione ultimamente inoltrata dall’onorevole signor ministro degl’interni. Egli crede di non essere redarguibile, perché ieri sera non è stata chiamata la guardia nazionale alla conservazione dell’ordine per ogni supposto di turbamento, attesoché gli fosse stato rappresentato che non altrimenti si potesse ella convocare, salvo che battendo la generale, io che avrebbe indotto l’allarme nella città. Io credo che il Ministero non ha riflettuto al pericolo di danni maggiori che si eccita ogni volta si pone la truppa di linea in conflitto colla popolazione; questo pericolo calcolato al suo giusto valore deve essere considerato più grave di quello di eccitare un allarme qualunque. Dal mettere la truppa di linea in conflitto colla popolazione possono nascere degli inconvenienti inesprimibili. Io credo che il Ministero ha avuto torto di porre in conflitto la truppa colla popolazione, anziché lasciar compiere alla milizia nazionale il suo uffizio che è quello di persuadere i cittadini alla quiete, anziché imporre loro ad eseguire ciecamente gli ordini ricevuti.

GALVAGNO, ministro dell'interno. Io voglio dire solamente che in sostanza non vi fu conflitto fra la truppa e la popolazione; solo ad un certo punto, dopo le ore 9 della sera, vi furono intimazioni, quindi arresti di coloro che non vollero ritirarsi. E questo non è un conflitto. Del resto, le pattuglie che passeggiavano inoffensive per la città per rimettere l’ordine turbato, avevano nulla di minaccioso. (Mormorio a sinistra)

MOIA. Quello che a parer mio deve deplorarsi nel fatto di ieri sera si è un inutile spiegamento di forze. Ora io sono convinto, e credo che la Camera lo sarà con me, che un inutile spiegamento di forze è sempre dannoso. Che cosa erano ieri sera gli assembramenti? Io li ho veduti: consistevano in alcune persone che progredivano, chi in Dora Grossa, chi in contrada Nuova, e gridavano: Viva la legge Siccardi! Viva l'abolizione del foro ecclesiastico! e cose simili. Ora, questi assembramenti non avevano niente di minaccioso. Se la legge si oppone agli assembramenti, si oppone a quelli che hanno un carattere minaccioso per la pubblica quiete. Quelli non ne avevano alcuno. Quantunque non si fosse convocata la guardia nazionale, quella parte di essa che è al palazzo di Città e al palazzo Madama, per quanto fosse poca, bastava per contenere i moti di 'questi assembramenti. Non essendo che un fatto, il quale era di pubblica esultanza, si doveva necessariamente supporre che questi assembramenti non avessero niente di pericoloso. La prima idea che doveva venire al Ministero era questa, che quegli assembramenti erano innocui. Dirò anche che l'intervento della truppa fu deplorabile per il modo con cui si fece; io ho veduto questi due squadroni di cavalleria venire verso la piazza Castello dalla contrada di Po di gran galoppo, mentre non vi era alcun assembramento in piazza Castello. Varie voci. Di trotto. 

MOIA. Di trotto o di galoppo, giunti all’imboccatura di piazza Castello sfilarono verso il palano del Ministero, e dopo aver stanziato un momento si misero nuovamente a galoppare e dico galoppare perché io che aveva fatto il giro, e che mi trovava in piazza Castello dal lato dove fa fronte la facciata del palazzo Madama, essi con un movimento di conversione a sinistra, sempre di galoppo, voltarono, e poco mancò che io stesso rimanessi schiacciato, e credo difficilissimo che nessuno abbia sofferto danno, mentre non erano stati veduti, ed è in quel punto che davanti alla porta de) palazzo Madama uno di questi dragoni cadde a terra col cavallo. lo dirò che il fare galoppare per la città la cavalleria colle sciabole nude quando non vi ba nessun assembramento minaccioso lascia supporre e dà anzi a divedere apertamente che per parte della truppa vi fosse come un’intenzione di provocare. Io mi sono trovato spesse volte presente a queste scene tumultuose nella città di Parigi, ed ho veduto che ogni spiegamento di forze, quando non è assolutamente necessario, è pericolosissimo; e se il Governo di Luigi Filippo non avesse nei tre giorni di febbraio schierata tanta truppa in Parigi, la rivoluzione del 1848 non avrebbe forse avuto luogo

Quando si trovano gli nomini a fronte l’uno dell’altro, nasce facilmente la volontà di venir alle mani, ed il più piccolo inconveniente può produrre un conflitto, cosicché io dico che il far passeggiare le truppe dr galoppo colla sciabola nuda, senza che vi sia un motivo urgente, senza che vi sia una necessità, è un fatto senza dubbio deplorabile, e trovo censurabile chi ba date quest’ordine. GALVAGNO, ministro dell'interno, lo credo che il signor deputato Moia quando paria dì sciabole nude vorrò riferirsi unicamente agli ufficiali. MOIA. Tutti i soldati. Una voce. È impossibile!

LA MARMORA, ministro della guerra. Avevano la lancia.

MOIA. Non avevano la lancia in mano. 

GALVAGNO, Ministro dell'interno. Del resto io posso assicurarlo che tutti gli squadroni di cavalleria andavano sempre al passo (Rumori prolungati), eccetto quello squadrone il quale si mise al trotto dopo che furono fatte le intimazioni contro l’assembramento. 

BIANCHI A. Il signor ministro D’Azeglio essendo stato presente, potrà dir qualche cosa. 

MANTELLI. Siccome le mie parole forse non sono state troppo ben comprese, è necessario che io dia qualche spiegazione. Io ho detto che è ben diversa la condizione dell’esercito da quella della guardia nazionale, per quanto riflette l'ordine, primieramente perché l’ordine è lo scopo della guardia nazionale, e non è oggetto principale dell'esercito; secondariamente perché l'esercito, siccome non ha che un’obbedienza che si può dire cieca, non può che eseguire l’ordine che ebbe primitivamente, e delle volte può succedere che H cambiamento dei casi richieda un’altra disposizione, e che non è pronta per la truppa, invece la guardia nazionale si regola generalmente secondo le circostanze richiedono. Osserverò eziandio che questa, nei casi ordinari, è molto più atta a conservare o ristabilire l'ordine che noi possa essere la truppa di linea, del che posso far buona testimonianza, avendo co’ miei occhi veduto sciogliersi, per non rinnovarsi mai più, dietro persuasioni di due militi della guardia nazionale, in divisa, ma senz’armi, un assembramento di monelli che correvano dietro ai tamburi della truppa straniera, e che invano avea cercato di dissipare una compagnia di cento e più soldati di linea. Il che avviene perché allorquando il cittadino vede un altro cittadino vestito dell’uniforme del corpo il quale è specialmente destinato, a conservare l’ordine sa a chi obbedisce; mentre invece se vedesi a fronte la truppa regolare, che generalmente non fa se non procedere secondo gli ordini ricevuti primitivamente, e non sa, e non può piegarsi alle esigenze possibili del momento, v’ha pericolo nascano dolorosi e fatali conflitti. E infatti, ieri sera in Torino vedemmo appunto la truppa camminare secondo gli ordini ricevuti, senza riguardo di luogo o di persone; cotalchè spesse volte le cariche della cavalleria stessa succedevano contemporaneamente nelle stesse strade in modo che molti ne venivano presi in mezzo senza che loro rimanesse più la via di uscire; d’onde avvenne che si fecero molti arresti di persone affatto innocue ed estranee all’assembramento, non per altro se non perché loro si era chiuso ogni passaggio. Il quale inconveniente, sempre facile a succedere quando si vogliono impiegar troppe forze, e sovratutto quando si impiegano quelle che non sono dalla Costituzione chiamate di preferenza alla tutela dell'ordine. (Bravo!)

D’AZEGLIO, presidente del Consiglio dei ministri. Mi è parso sentire un deputato che parlava di me, e siccome io mi sono pure trovato ieri, anch’io dirò ciò che ho potuto veder nei luoghi dove sono stato, lo fui cioè dal palazzo Madama, in piazza San Carlo, poi in istrada Santa Teresa, e dal Nunzio, vicino al palazzo dell’arcivescovado, e sino alla fine della contrada di Po. Ora io ho visto una sol volta, venendo da porta Po in piazza Castello, la cavalleria camminare ai trotto, e non già al galoppo; del resto quando mi sono trovato con truppa posso assicurare sul mio onore che non ho mai visto andare di trotto nessuno, né farsi alcun atto che potesse dare motivo di lagnanza. Quanto poi al chiamare la guardia nazionale, ai motivi che possono aver impedito di farlo, questo riguarda il Ministero dall’interno, e mi pare che esso abbia dati bastanti schiarimenti. Aggiungo poi che se questi inconvenienti, cioè di correre, di galoppare, di minacciare, ccc. veramente fossero stati molti e frequenti nella città, parrebbe impossibile non fosse avvenuto qualche sinistro, non ci fosse stato qualche offeso, qualche ferita. 

SINEO. Io non ho domandato la parola per ritornare su quello che è stato detto, e che credo essere stato inteso compiutamente dai due lati. Solo desidero che dalla conversazione che ha avuto luogo non si possa altre volte trarre conseguenze equivoche, specialmente sul modo di intendere le nostre libertà e la libertà di adunarsi pacificamente e senz’armi. Il popolo ha due diritti distinti: ha diritto di passeggiare per le strade, anche in numero grande, e quando passeggia senza far male a nessuno, credo veramente che il Governo non abbia diritto di far sgombrare le strade, il popolo ha inoltre il diritto di adunarsi pacificamente senz’armi, ed il Governo non ha diritto di sciogliere gli assembramenti senza che si facciano precedere le intimazioni; ma non si debbono neanco fare le intimazioni salvo che siavi un assembramento illecito, salvo che il Governo sappia che l’assembramento abbia uno scopo cattivo. Desidero che sia bene accertato, che la Camera non intende di ammettere una teoria diversa, non intende di ammettere che se il Governo non piacerà di vedere un qualche numero di persone per le strade abbia il diritto di farle sgombrare; non intende di ammettere che si possono impedire gli assembramenti solo perché tornano a noia, le credo che il Governo non aveva nessun motivo per credere che gli assembramenti di ieri sera avessero fini illeciti, epperciò non doveva curarsi di scioglierli. Si è parlato molto delle ingiustizie sofferte da parecchi cittadini pacifici che passeggiavano per le vie di Torino, e che furono arrestati seuzaché risulti di un legittimo motivo: ma dirò ancora che il Governo deve occuparsi di altre angherie sofferte dai pacifici cittadini: queste sicuramente io non voglio attribuire a colpa dei capi militari, bensì unicamente al modo improvviso con cui fu chiamata la truppa, casi in cui gli ordini non si possono dare compiutamente e qualche volta si s'intendono male, e, perciò ne risultano quegli inconvenienti che si ebbero a deplorare. E ieri sera io posso assicurare che vi furono ferite gravi, e non in assembramenti, ma furono riportate da tranquilli cittadini, da negozianti. Vi era un confettiere in Dora Grossa, che, come sogliono simili industriali, per smerciare ad era più tarda i loro prodotti, aveva la bottega aperta; passa un corpo di cavalleria, e il comandante ingiunge al padrone di chiudere la sua bottega; egli si mette a chiuderla, ma forse non facendolo con quella fretta che voleva il comandante di quel picchetto, questi diede ordini precisi di percuoterlo colle sciabole (Oh! Oh!); diede ordine preciso di percuotere; almeno così depone il querelante, che all’uopo potrà provarlo: ma questo non basta, perché l’ordine fu in parte eseguito.

Il confettiere essendosi ritirato sbigottito nella sua bottega, venne un garzone a vedere il motivo per cui così precipitosamente si ritirava, ed ebbe a ricevere il colpo destinato pel suo padrone. Vicino a questo confettiere un rivenditore di candele fu anch’egli ferito, o almeno ebbe a ricevere una contusione di qualche gravità.

Certamente io non ho fatta alcuna inchiesta in proposito; è il caso che portò a mia notizia questi fatti, ed è possibile che altri di simile natura sieno accaduti in altri luoghi della città, lo credo dunque che il Governò non deve solo provvedere acciocché giustizia venga fatta agli arrestati, ma eziandio acciò si porti riparo agli altri abusi che sono parimente accaduti.

GALVAGNO, ministro dell'interno,Io sarei molto riconoscente al signor Sineo, se volesse darmi maggiori indicazioni, perché protesto che non ho rapporti di ferite, né di contusioni.

Dirò poi che io riconosco il diritto dei cittadini di radunarsi pacificamente, ma domando se sono pacifici quegli assembramenti nei quali si emettono grida tutt’altro che innocenti. Ieri non si trattava di un’adunanza legittima, ma di un assembramento; la legge prescrive che quando un assembramento può diventare pericoloso lo si debba sciogliere.

BROFFERIO. È deplorabile, è fatale, o signori, che mentre il Ministero si rendeva benemerito con una legge, da tanto tempo desiderata, da tanto tempo chiesta, svegliasse ieri sera una così profonda esacerbazione nell’animo di tutti i cittadini; è doloroso e fatale, perché taluno potrebbe argomentare che appena i ministri cominciarono ad avviarsi sulla via delle riforme già ritraggono indietro il piede per ritornare alle antiche orme.

Io che desidero di poter sempre sostenere il Ministero, voglio persuadermi che le incredibili esorbitanze da cui venne funestata ier serata capitale mentre esultava di un trionfo della libertà non è imputabile che alle persone le quali si fecero in mal punto interpreti ed esecutrici dei loro ordini. Checché ne sia, la Camera non dee lasciare senza un atto di riprovazione le violenze della scorsa notte; è d’uopo che la città abbia una conveniente riparazione; e a quest’uopo mal provvedono i ragionamenti se non conchiudonsi con qualche efficace provvedimento. Diceva il signor ministro dell’interno che non vi fu conflitto. Ma perché non vi fu! Perché alle provocazioni delle armi rispose il popolo colla saviezza e colla prudenza: non è dunque merito del Ministero se non vi fu conflitto, è merito della popolazione. (Approvazione)

In più di un loco sono stato spettatore io stesso di incredibili provocazioni; ho veduto io stesso la cavalleria lanciarsi a gran carriera per le vie gremite di popolo, e colla sciabola nuda; vidi i soldati scagliarsi minacciosamente sotto i portici, e affrontare i cittadini con brutali insulti. Vi furono persone percosse, altre rovesciate, altre arrestate. Si sono fatte le intimazioni. Ma dove! Bastano forse le intimazioni in piazza Castello per quelli che trovansi a Porta Nuova, in piazza di San Carlo, o in via di Po! B colui che sta passeggiando tranquillamente nella capitale dove le parole dell'assessore non furono udite, debb’egli essere percosso e maltrattato perché in altri quartieri della città venne fatta intimazione ai cittadini di ritirarsi!

Invece di scusare i vostri agenti, voi dovete reprimerli, signori ministri; lo dovete, perché simili atti non abbiano più s rinnovarsi; lo dovete, perché noi possiamo continuare a sostenervi col nostro concorso nella via delle patrie riforme, nella quale speriamo vorrete sinceramente inoltrarvi.

Nella speranza che il Ministero non sia colpevole delle sventurate violenze della scorsa notte, io non dirò alla Camera di versare la sua censura sui ministri; ma la Camera dee tuttavolta esprimere la sua disapprovazione sulle commesse esorbitanze. Propongo pertanto il seguente emendamento atte conclusioni della Commissione:

«La Camera, esprimendo il suo cordoglio per gli eccessi di repressione che si ebbero ieri a sera a lamentare nella capitale, ordina la trasmissione della petizione al Consiglio dei ministri, perché sia prontamente provveduto alla dovuta riparazione. (Bene! bene!)

GALVAGNO, ministro dell'interno. Mi rincresce, ma non posso accettare l’ordine del giorno proposto dal signor deputato Brofferio, perché non posso assolutamente riconoscere che vi siano stati degli eccessi, massimo negli ordini emanati dal Governo. Farò ancora un’ultima osservazione, ed è che mentre si rimproverano eccessi al Governo, non si ode mai una sola parola di disapprovazione per gli eccessi nati da dimostrazioni qualunque siano. Or bene, io vi dico che in tal modo operando, per quanta amicizia voi vogliate dimostrare a! Governo, il cittadino pacifico e tranquillo dirà pur sempre: Avete un Ministero che non sa contenere l’ordine! (Movimenti in senso diverso)

BROFFERIO. Se ier sera vi fossero stati eccessi per parte della popolazione, se provocatori fossero stati i cittadini di pubblici disordini, sarebbe giusto che il biasimo cadesse sopra coloro che adoperarono contro la legge. Ma il popolo si abbandonava all’esultanza con oneste manifestazioni, e quando era provocato da chi ha dovere di conservar l’ordine si ritirava e taceva. In qual modo si potrebbe adunque biasimare la popolazione!

Quando gli abitanti rendansi colpevoli di turbolenze mi unirò anch’io col signor ministra ad esprimere rincrescimento; ma nessun biasimo si potrebbe in queste contingenze versare sopra là popolazione di Torino, che fu rassegnata vittima, non insolente provocatrice. (Segni d'approvazione)

PRESIDENTE. L’emendamento dell'onorevole deputato Brofferio essendo il più largo, lo metterò ai voti. MANTELLI. Io sarei di parere che si dicesse atti della repressione invece di eccessi di repressione, perché in tal modo resterebbe tolto quanto può avere apparenza di odioso, e si farebbe solo allusione colla parola atti al difetto di non essersi fatto appello alla guardia nazionale, ed essersi invece impiegata la truppa regolare.

VIORA. Io proporrei invece la seguente redazione:

«La Camera esprimendo il suo cordoglio che non sia stata chiamata a conservar l’ordine la guardia nazionale, ordina 1a trasmessione della petizione ai Ministero perché sia provveduto alla dovuta riparazione. »

PRESIDENTE. Il signor deputato Brofferio accetta l’emendamento del signor Mantelli!

BROFFERIO. Io l’accetto.

PRESIDENTE. Lo leggerò adunque coll’aggiunta dell’onorevole deputato Viora. 

GALVAGNO, ministro dell'interno. Non posso nemmeno accettare quest’ordine del giorno, perché dà torto al Ministero per non aver chiamato la guardia nazionale. Io ho già esposto come ciò sia avvenuto; del resto comprendo che si desideri dichiarar che rincresce alla Camera che non si sia potuto chiamare la guardia nazionale, ma io credo che il Ministero non debba accettare se non l’invio puro semplice della petizione. MOIA. Bramerei di far osservare che questa due emendamenti si potrebbero riunire in un solo, perché la Camera può deplorare nello stesso tempo gli atti di repressione ed il motivo per coi non sia stata chiamata la guardia nazionale, tanto più che quegli atti di repressione sarebbero anche compresi nel sotto-emendamento del deputato Mantelli, e so il signor Viora volesse accettare questa fusione di due emendamenti, la discussione risulterebbe più breve e meno complicata. 

SINEO. Osservo che l’ordine del giorno proposto dall’onorevole deputato Viora non potrebbe corrispondere al voto della Camera, perché verrebbe a colpire un fatto solo, mentre ve ne sono parecchi meritevoli di biasimo. Di questi fatti il Ministero vorrebbe scansare la risponsabilità, dicendo che. non crede di avere mancato negli ordini da esso dati, e poi non vorrebbe che venissero rischiarati ulteriormente i fatti medesimi. La proposta dell’onorevole deputato Brofferio non pregiudica in nulla la questione della risponsabilità ministeriale. Pur troppo vi furono degli eccessi, e lo sappiamo tutti (Alcune voci: È vero) e tutti, credo, li deploriamo; ora a chi di questi eccessi si debba attribuire la colpa non è cosa palese. Io desidero che il Governo non abbia nessuna colpa, ed allora questa censura non verrà a colpirlo. È questo, io credo, il sentimento espresso dall’onorevole mio amico Moia, allorché poco anzi egli proponeva di unire assieme le formolo degli onorevoli deputati Viora e Brofferio: con questa unione dei due ordini si manifesta un doppio pensiero, quello che concerne le prerogative della guardia nazionale, e l’altro che consiste nel rincrescimento pei commessi eccessi. Dico cioè in primo luogo, che la Camera deve esprimere il desiderio che in tutte le occasioni di questo genere sia sempre convocata la guardia nazionale, salvo che vi sia l’assoluta impossibilità di radunarla. (Bene! Bravo!) Ed è in questo punto che le scuse addotte dal signor ministro sono inammessibili. Egli dice che temeva che una repentina chiamata della guardia nazionale potesse gettare troppo spavento nella città; ma io domando se non era evidente che il far percorrere le vie da corpi di cavalleria e di truppe di linea dovea produrre un senso ben altrimenti grave che il chiamare a raccolta la guardia nazionale, tanto più che questo non è cosi infrequente e si è già fatto più volte senza che ne risultasse nessun sconcerto. Appoggio dunque la proposta dell’onorevole signor Noia, affinché sia e l’una e l'altra formola congiunta, acciocché sia sempre in simili occasioni chiamata la guardia nazionale, e si reprimano gli eccessi che sicuramente sono stati commessi. 

LAMARMORA ministro della guerra. Giacché tanto s’insiste nel voler far credere alla Camera e far credere alla nazione che si commisero degli eccessi deplorabili per parte della truppa, io debbo dire che a me risulta finora da molte parti che di percosse e di ferite non ve ne fu alcuna, e che bensì udironsi molti fischi e molte ingiurie sul passaggio delle truppe; cotalché questa mattina' molti officiali vennero a far mene lagnanza formale. 

NOVELLI. Dovendo la Camera emettere il suo voto piuttosto intorno all’adozione delle conclusioni della Commissione, che intorno agli ordini del giorno che si sono proposti dagli onorevoli signori deputati, io prego il signor presidente di voler far rileggete le conclusioni della Commissione. (Il presidente le rilegge. )

BROFFERIO. Respingo altamente la mentila del Ugnor ministro della guerra; dissi che ho veduto io stesso i cavalli cacciati a galoppo; torno a dirlo, e mantengo la verità delle mie parole. 

MOIA. Li ho veduti anch’io. 

BROFFERIO. Quanto ai fischi, debbo soggiungere che in principio di sera, passeggiando in via di Santa Teresa con un membro di questa Camera, il deputato Castelli, ho veduto i cittadini accogliere con applauso la fanteria e la cavalleria, e udii gridare da ogni parte: Viva la linea! viva la cavalleria! Se il popolo ha fischiato,fu dopo i ricevuti insulti; i fischi io li biasimo; ma ad ogni modo, se è colpevole chi fischia, è ben più reo chi percuote. (Approvazione)

VIORA. Dirò due parole per sostenere il mio emendamento. Che il Ministero potesse aver l’intenzione che succedessero eccessi, se pure non sono succeduti, io non lo credo, ed in questo concordo nel sentimento dello stesso avvocato Brofferio; e questa è la ragione per coi mi pare dover l’aggiunta ch’io propongo risentire per nessuna maniera quei vivo biasimo che nissuno vuole versare sul Ministero; ma per altra parte io credo che il Ministero in questa circostanza non s’è attenuto a quella regola di prudenza che esigeva assolutamente che la guardia nazionale, anziché la truppa di linea, fosse chiamata a conservar l’ordine. Il signor ministro dell’interno ha addotte alcune ragioni per dimostrare che aveva creduto opportuno di recedere da quella regola generale che vuole sempre preferita la milizia nazionale ella truppa regolare nella conservazione dell’ordine. Ma le ragioni addotte, quanto a me, non sono sufficienti. A questo proposito io debbo richiamare l’osservazione già fatta, cioè che sia da tenersi come un pericolo molto più grave quello di mettere la truppa regolare dr linea in confronto colla popolazione, anziché quello di gettar l'allarme colla convocazione generale della milizia. Quindi mi pare che sia necessaria conseguenza di queste premesse che si debba in alcun modo far sentire, come la Camera ritiene, che invece della truppa regolare di linea si sarebbe dovuto chiamare in sussidio la guardia nazionale; perciò ho proposto l’emendamento che ho l’onore di difendere. Per altra parte, siccome il signor Brofferio ha convenuto non doversi dare un biasimo troppo vivo al Ministero, che possa al medesimo nuocere, io credo perciò di dovermi limitare a quell’emendamento che ha proposto; tanto più che finora degli eccessi allegati avvenuti ieri sera non si ha ancora prova positiva ed indubitata. 

NIGRA, ministro di finanze. Signori, a me pare che in questa questione siamo tutti d’accordo quanto al rincrescimento che proviamo sia stato ier sera un momento l’ordine pubblico turbato; ciascuno di noi si è formato una opinione sua propria secondo i fatti speciali che gli caddero sotto gli occhi.

Ma dacché nessun sinistro è a lamentare, ed a fronte della dichiarazione che il Ministero ha fatto del motivo che impedì la convocazione della guardia nazionale, sembrami che dovrebbe la Camera limitarsi ad accettare un ordine del giorno, nel quale dichiarasse il suo dispiacere che non sia stata chiamata la guardia nazionale, ed insistesse perché il Ministero in altra simile circostanza facesse ogni suo possibile per radunarla, senza badar più alle dichiarazioni di persone non abbastanza informate. A persuaderci a questa via di conciliazione valga anche il pensiero delle circostanze che davano origine agli assembramenti di ieri sera, e la convenienza di non dare a questi fatti una maggiore importanza che in realtà non abbiano o non meritino. A quest’uopo, lo ripeto, sembrami che la Camera potrebbe attenersi ad un ordine del giorno concepito nel senso da me indicalo, il quale potrebbe, a parer mio, essere accettato dal Ministero, siccome veramente credo che i miei colleghi non avranno difficoltà ad accettarlo.

GIANONE. Mi pare che le difficoltà che si oppongono all’accettazione di ciascuno degli ordini dei giorno proposti dagli onorevoli preopinanti si possano superare con una formola complessiva, la quale, senza gettare alcun biasimo sul

Ministero, che non ne merita, esprima tutte le intenzioni spiegate dalla Camera lo proporrei questa formola nei termini seguenti:

«La Camera esprimendo il suo cordoglio pei fatti avvenuti ieri sera, e ritenute le dichiarazioni del Ministero di essere disposto a valersi per la conservazione dell’ordine preferibilmente della guardia nazionale, invita il medesimo sia a provvedere perché possa, occorrendo, immediatamente convocarla, sia a verificare ed a riparare conseguentemente i disordini occorsi; ed adottando a tale effetto, sulla petizione di cui si tratta, le conclusioni dell’ufficio, passa all’ordine del giorno. »

JACQUEMOUD GIUSEPPE. Il faut convenir, messieurs, que les ministres (qu'elle que soit leur couleur politique) sont toujours dans une position délicate. Un attroupement a-t-il lieu par un motif quelconque, et des gens malintentionnés profitent- ils de cette circonstance afin de jeter des pierres contre des vitres, il n'est sorte d'accusation qu'on ne fasse peser contre le Ministère. Le Gouvernement ne surveille pas l’exécution des lois; il ne prend pas les mesures nécessaires pour protéger les personnes et les propriétés; il ne fait pas respecter l'inviolabilité du domicile, la liberté des opinions. Le Ministère doit tout prévoir.

Un autre jour le Ministère voit-se former un attroupement à l’improviste, et il prend aussitôt les moyens d’empêcher qu’il ne se commette des excès. Il ordonne à cet effet des patrouilles dans les rues. Alors on lui fait un grief d’avoir pris des mesures préventives, d’avoir empêché les citoyens d’user de leur droit de se réunir et de se promener pacifiquement sur les places publiques; il aurait dà attendre qu’on eu commis des actes reprouvés par la loi. Messieurs, le Gouvernement contracte envers la société l’obligation de respecter la liberté, et en même temps celai de maintenir l’ordre, sans lequel il n’y a point de vraie liberté. Chaque fois que le Gouvernement peut prévenir le désordre, il est de son devoir de le faire; mieux vaut prévenir que punir. L’ordre du jour présenté par l’honorable préopinant a beaucoup d’analogie avec la proposition que je désirais vous soumettre et qui a peut-être le mérite d’être plus laconique. Il me parait qu’il y a trois points reconnus par la majorité de la Chambre, le premier c’est qu’on n’a aucun excès à déplorer et. que la troupe s’est comportée de manière à mériter (comme toujours) les éloges les plus honorables; le second, c’est qu’on ne peut mettre en suspicion les intentions du Ministère dans les dispositions qu’il a données; le troisième c’est que la principale mission de la garde nationale est de maintenir l’ordre à l’intérieur, et que chaque fois que le temps le permet le Gouvernement doit recourir préférablement à cette précieuse institution, fille de nos libertés et qui a tant de titres aux sympathies de la population qu’elle est chargée de protéger. Ma proposition se réduit donc à des termes très-simples, et j’espère qu’elle obtiendra l’assentiment de la Chambre. Elle est ainsi concue:

«La Camera, prendendo atto della dichiarazione del Ministero che nelle contingenze simili a quella di cui si tratta debba essere la guardia nazionale la prima chiamata a tutelare l’ordine, passa all’ordine del giorno. »

Elle me parait de nature, messieurs, à obtenir votre approbation. 

PRESIDENTE. La parola è al deputato Sineo.

SINEO. Non posso prestare il mio consenso all’ordine del giorno proposto dall'onorevole deputale. Gianone, e quindi insisto perché sia accettalo quello degli onorevoli deputati Moia e Brofferio. Non posso assentire all'ordine del giorno formulato dall’onorevole Gianone, perché egli esprime soltanto il cordoglio pei fatti succeduti, e credo che non sia coerente né alla dignità della Camera, né alla giustizia dovuta ai nostri concittadini il qualificare solamente fatti quelli che noi tutti scorgiamo essere eccessi. Conseguentemente io crede che debba essere mantenuta questa parola, lo credo che la si debba mantenere tanto più rigorosamente per quel motivo stesso che il signor ministro delle finanze ci additava poc’anzi. Egli dice che siamo sicuri che qui non c’era intenzione ostile nel Ministero ed è così naturalmente, perché ben lungi dal voler fare assalti contro il Ministero, gli si voleva far festa. Ora, se il Ministero non può tollerare il minimo moto quando gli si vuole far festa, che farebbe quando vi fosse un assembramento che gli fosse ostile? (Bravo!)

Certo lo scopo di questo assembramento, di questa dimostrazione rende più gravi i fatti accaduti. Lo ripeto, io non intendo di versare il biasimo sopra il Ministero più di quello che abbia potuto incontrare. Lo lascio in piena facoltà di giustificarsi; non colpisco i suoi atti, colpisco quello che tutti hanno veduto o provato. Né anco posso ammettere 4’altra parte dell’ordine del giorno pel Signor Gianone, in cui egli vorrebbe invitare il Ministero a provvedere acciocché si possa prontamente convocare la guardia nazionale, perché ciò farebbe credere che per lo passato non si potesse prontamente convenire, ed allora sarebbe un biasimo dato alla nostra amministrazione municipale ed alla guardia nazionale, biasimo che i fatti passati mostrano non essersi certamente meritato. lo me ne appello ad uno dei generali della guardia nazionale che è qui, e gli dimanderò se non si poteva convocare immediatamente. E poi non è stato contestato da nessuno che si potesse convocare immediatamente. Molto meno poi posso aderire all’ordine del giorno proposto dall’onorevole signor Jacquemoud, il quale sarebbe disposto di approvare intieramente tutto ciò che è stato fatto, lo non gli posso dare quest’approvazione. Credo che la Camera debba qualche cosa alla sua dignità: debba la giustizia ai nostri concittadini che si radunarono per festeggiare, molti dei quali furono lesi, e quand’anche non lo fossero stati, quando anche fossero stati turbati semplicemente nel loro diritto di passeggiare pacificamente per le strade di Torino, troverei questo molto grave, lo domando se qualcheduno poteva passeggiare lungo la via di Dora Grossa quando vi era la cavalleria che occupava l’intera strada, senza eccettuare i siti naturalmente riservati a quelli che camminano a piedi. Ma io dico che questi sono alti che sicuramente non possono imputarsi ai capi; saranno errori occorsi per cagione di ordini dati precipitosamente, e non bene intesi, ma intanto, qualunque sia l’origine di questi fatti, essi hanno il carattere di eccessi, e debbono essere per tali qualificati. MOIA. Vi è, secondo me, una circostanza capitale che domina tutta questa questione, ed è l’impiego inutile della forza armata. Noi usciamo appena da ieri da un Governo prettamente militare; i nostri militari (e qui non faccio torto a nessuno, credo che le mie parole non possano intendersi contro nessuna persona, né contro nessun ceto); i nostri militari, dico,si ricordano ancora dell’antico sistema; noi tutti sappiamo che l’ordine pubblico era interamente affidato all’autorità militare; ora però le cose sono cambiate, e bisogna divezzare i militari dall’intromettersi in ciò che loro non spetta. Questo impiego della forza armata è stato inutile, perché gli assembramenti che si volevano disperdere non avevano nessun carattere ostile; lo spirito della legge, se la lettera. non io dice, é chiaramente questo, che non si debbano disperdere che gli assembramenti che hanno un carattere ostile, e che possono minacciare la pubblica tranquillità; tali non erano quelli di ieri sera; un impiego inutile della forza militare è sempre pericoloso, perché può dar luogo ad una collisione; è poi, in questo caso, pericoloso come precedente, qualora la Camera non io disapprovi. La formola adottata dall’emendamento proposto dal deputato Brofferio, la parola cordoglio non implica una censura per il Ministero, una diretta riprovazione, solamente compiange che il Ministero, troppo fedele alle tradizioni del regime militare ed alle abitudini di due anni fa, non abbia saputo vedere che non era il caso d’impiegare la forza armata. Malgrado le osservazioni fatte ultimamente dall’onorevole mio amico deputato Sineo, il deputato Brofferio ed io ci siamo riuniti al sotto-emendamento Mantelli, perché ci è sembrato che l’espressione atti di repressione che si deplorano fosse sufficiente, senza che sia necessario di adoperare la parola eccessi, perché eccessi di gran momento, come sarebbero state ferite gravi, non ve ne furono, e di essenziale non v’ha che il fatto gravissimo dell’impiego inutile della forza armata, ed è quest’impiego inutile che la Camera deve a parer mio disapprovare per istabilirvi un precedente a favore del Governo civile, e troncare una tradizione dell’antico Governo militare. Insisto perciò nell’emendamento proposto dal deputato Brofferio, ed aggiungerò che essendo più ampio, e scostandosi dalle conclusioni della Commissione assai più che quelli dei deputati Jacquemoud e Gianone, credo che gli si debba perciò accordare la preferenza. 

LA MARMORA, ministro della guerra, lo non posso, come ministro della guerra, accettare l’idea emessa dal deputato Moia, che l’armata abbia conservate le antiche tradizioni a cui allude, L’armata ha fatto adesione alle attuali istituzioni, e sa pienamente in tutti i modi adattarvisi. Quanto al reprimere i disordini, essa cede volontieri questa missione alla guardia nazionale; ma quando è chiamata a questo ufficio ella è pronta ad adempierlo, perché il soldato è tenuto all’obbedienza ed alle regole di disciplina. Voci. La chiusura! la chiusura!

FRANCHI Se la Camera non crede di dovermi lasciare la parola, vi rinuncierò, ma l’aveva chiesta per proporre un emendamento. Voci. Parli! Parli!

FRANCHI. La questione è già stata bastantemente discussa, sicché io non abuserò della sofferenza della Camera per isvolgere la mia proposta. Tutti fummo sinora d’accordo nel giudicare le intenzioni del Ministero, epperò sembrami che dovrebbe bastare a questo proposito il seguente ordine del giorno:

La Camera, ritenuta la dichiarazione fatta dal Ministero del motivo per cui non fu chiamata, come si sarebbe dovuto, la guardia nazionale, manda comunicare la petizione, ecc., come nelle conclusioni della Commissione. 

IOSTI. Io aveva chiesto la parola... 

PRESIDENTE. Avendo la Camera domandata la chiusura, io la debbo mettere ai voti. 

IOSTI. Sarò breve... Voci.Parli! parli!

IOSTI. Io non posso ammettere la chiusura della discussione sotto l’impressione delle parole pronunciate dal ministro della guerra. È necessario pel decoro della Camera, e particolarmente del partito che siede sopra questi banchi, che sieno meglio spiegate.

Il signor ministro della guerra respingerà le parole pronunciate dal mio amico e collega, il deputato Moia, che accennavano al pregiudizio tuttora in vigore di volere cioè lasciare alla forza armata la tutela dell’ordine pubblico, quasi che si volesse con queste parole accusare l’esercito di avversione all’ordine costituzionale, io rifiuto per me e per i miei amici questa interpretazione delle nostre, parole, e protesto contro il vezzo dei signori ministri di questa larga interpretazione, volendo cioè riferire all’esercito o alle amministrazioni i torti che noi crediamo pesare sui ministri, o alcuni capi dell’esercito o delle amministrazioni. Noi non abbiamo mai accusato, né mai accuseremo la generalità dell’esercito, ma non è men vero, e non si può contestare che in alcuni capi, e nel Ministero, e in certi capi di dicastero sussiste l’antico pregiudizio, l’antica abitudine dell’arbitrario e della forza, e che pur troppo non tutti svestirono l’antica natura, rinnegarono il passato, che anzi talora queste tendenze sussistono malgrado la volontà stessa di coloro che le subiscono. E pur troppo queste restìe nature ci trascinano anziché a evitare i disordini, a ferii nascere; quindi succede di noi come in tutti gli altri paesi. Se noi andiamo in Lombardia, o signori, ad osservare i disordini che si manifestano, noi vedremo che essi procedono non tanto dalla irritazione delle popolazioni, quanto dalle istigazioni dei militari; ed è sotto questo punto di vista che è veramente censurabile la condotta tenuta ieri dal Ministero,

L’impiego della forzi non sarò io che lo rifiuti quando si tratti di difendere l’ordine, ma aspettate, o signori, che l’ordine sia minacciato, ed allora vi perdonerò anche il versamento de) sangue, quando non si possa altrimenti; impiegate pure tutta l’energia, tutta la forza che ci vuole per difendere l’ordine, ma non siate voi i primi a comprometterlo coll’eccesso, coll’abuso della forza. Questo è l’errore che si è commesso ieri, o signori; gli assembramenti erano tali che il solo avviso delle autorità locali avrebbe bastato a dissiparli; bastavano le parole degli apparitori e dei commissarii dr polizia, poiché nulla in essi era di ostile, nulla che minacciasse la tranquillità pubblica, che giustificasse questa smania di far pompa di forza: la violenza non è forza. (Bravo!)

E poi, signori, la forza la usi il Governo quando veramente veda che un partito s’appresti alle violenze; ma urtare con tanta leggerezza il sentimento de' cittadini, il sentimento della popolazione con un apparato di forza, come se noi fossimo sotto lo stato d’assedio, gli è un compromettere l’ordine invece di tutelarlo. Ed io debbo pur dire (essendo stato testimonio di quanto succedette ieri sera) che tutta la lede di prudenza e di magnanimità è dovuta alla buona popolazione della nostra capitale, che seppe contenersi alla vista di questo abuso di forti, e mi rincresce che tocchi al Ministero il biasimo d’imprudenza e di precipitazione nelle adottate misure, sotto pretesto di prevenire un supposto disordine. LA MARMORA, ministro dell'interno. Non so come si possa tacciare d’imprudenza il Ministero per aver voluto prevenire un disordine, mentre è pur tuttala recente la memoria della sera del 4 marzo. Fu allora rimproverato acerbamente il Ministero perché non avesse fatto intervenire la forza, talché molte persone furono insultate, i vetri furono rotti pel solo motivo che non vollero illuminare le finestre; ed ora con quell’esempio innanzi agli occhi doveva adunque il Governo attendere che i disordini fossero scoppiati, o non vale meglio il mandare la forza armata onde prevenirli!

Quanto a me, io porto opinione che il Governo ha per primo suo dovere di prevenire ogni disordine e di punirne i promotori; e se la Camera vota in questo senso, io crederò di poter continuare a reggere il mio dicastero; ma se la Camera propendesse verso la teoria contraria, e sancisse altri principii, io mi protesto che mi riescirebbe impossibile il continuare un officio.

PRESIDENTE. Essendo stata chiesta la chiusura, io la metto ai voti. 

SINEO. Domando la parola contro la chiusura. 

PRESIDENTE. La chiusura essendo stata domandata... 

SINEO. Domando la parola per un appello agli usi parlamentari, perché avendo i ministri il diritto di parlare sempre quando io credano opportuno, e non essendo bene che la parola l’abbia in ultimo il Ministero, fa pur d’uopo che i rappresentanti della nazione abbiano diritto di rispondere ai ministri. Così infatti si usa in tutti i Parlamenti. Però se la Camera vuol seguire un’altra via, essa naturalmente lo può fare, ma io credo molto più ragionevole che si seguano gli usi generalmente adottati. 

PRESIDENTE. Osservo che lo Statuto conferendo sempre ai ministri il diritto alla parola, se si adottasse il sistema proposto dall’onorevole preopinante, la discussione non porrebbe mai aver fine. (Segni d'approvazione e risa)

SINEO. Domando la parola per un fatto personale. Il signor presidente ha creduto di dover prendere parte alla discussione, ed attribuire alle mie parole un senso che esse non potevano avere.

PRESIDENTE. Osservo all’onorevole deputato che essendo nelle attribuzioni del presidente il regolare la discussione, era mio dovere di parlare affinché fosse conservato l’ordine della discussione; ora la chiusura essendo già stata chiesta, la pongo si voti. (La discussione é chiusa. ). Sono cinque le proposte fatte, oltre quella delle conclusioni della Commissione; la più ampia é quella dei deputali Brofferio e Moia, la quale è così concepita:

«La Camera esprimendo il suo cordoglio per gli alti di repressione che si ebbero ieri a sera a deplorare nella capitale, e per la non convocata guardia nazionale, ordina la trasmessione della petizione al Ministero perché sia provveduto alla dovuta riparazione. »

Domando se è appoggiata... (È appoggiata. )

La pongo ai voti. (La Camera rigetta. )

Ora viene la proposta del deputato Viora cosi concepita:

«La Camera esprimendo il suo cordoglio che non sia stata chiamata a conservare l’ordine la guardia nazionale, ordina la trasmessione della petizione al Ministero, perché sia provveduto alle dovute riparazioni. »

Domando se è appoggiata.

(È Appoggiata. )

La metto ai voti.

(Dopo prova e controprova, è rigettata. )

Viene l’ordine del giorno motivalo proposto dal deputato Gianone in questi termini:

«La Camera esprimendo il sua cordoglio per i fatti avvenuti ieri sera, e ritenute le dichiarazioni del Ministero di essere disposto a valersi nella conservazione dell’ordine preferibilmente della guardia nazionale, invita il medesimo sia a provvedere perché possa, occorrendo, immediatamente convocarla, sia a verificare e riparare conseguentemente ai disordini occorsi; adottando a tal effetto sulla petizione di cui si traila le conclusioni dell’ufficio, passa all’ordine del giorno. »

Domando se quest’ordine del giorno è appoggiato. (Non è appoggiato. )

Sottentra allora l’ordine del giorno proposto dal deputato barone Jacquemoud…

JACQUEMOUD GIUSEPPE. Je le retire.

PRESIDENTE. In tal caso rimane quello. del deputato Franchi:

«La Camera, ritenuta la dichiarazione fatta dal Ministero del motivo per cui non fu chiamata, come si sarebbe dovuto, la guardia nazionale, manda la petizione,» ecc., come nelle conclusioni dell’ufficio.

(È appoggiato. )

FARINA P., relatore. Come relatore della Commissione, avendo sentito il parere de' miei colleghi, dichiaro che la maggiorità di essa accetta l’emendamento proposto dall’onorevole deputato Franchi, perché avuto eziandio riguardo che il desiderio espresso che sia chiamata la guardia nazionale... 

VALERIO L. Dovere, dovere, non desiderio. 

MOIA. È nell’istituto della guardia nazionale.

FARINA P., relatore. Ritiro la parola desiderio per esprimermi colla parola dovere. Avuto, dico, dunque riguardo che è un dovere che la guardia nazionale sia chiamata a preferenza di un’altra forza, e che questo é il sentimento che ha manifestato la Commissione, e che il signor ministro delle finanze ha dichiaralo essere anche intenzione del Ministero, la Commissione ha creduto di poter accettare questo emendamento, perché in questo ha trovato che c’ è unione nell’espressione dei sentimenti della Camera e dell’intenzione dei Ministero. 

BUFFA. Poiché la Commissione ritira in parte le proprie conclusioni...

FARINA P., relatore. Non le ritira. Voci. No no!

BUFFA. Lascino parlare. Poiché la Commissione ritira in parte le proprie conclusioni, modificandole coll’emendamento del conte Franchi, il quale, a parer mio, le modifica non solo nelle parole, ma anche nella sostanza, io ripiglio per conto mio le conclusioni della Commissione. FARINA P., relatore, lo dichiaro per conto della Commissione che non ritiro in veruna parte le conclusioni della medesima, solo vi aggiungo la frase proposta dal deputato Franchi,. talché si direbbe:

«La Commissione, ritenute le dichiarazioni fatte dal Ministero del motivo per cui non fu chiamata la guardia nazionale, stando nei circoscritti limiti delle sue attribuzioni, vi propone ad unanimità l’invio di questa petizione al Consiglio dei ministri con raccomandazione di procurare colla massima sollecitudine a riguardo dei fatti narrati l’esatta osservanza e l’applicazione delle vigenti leggi. »

SINEO. L’ordine del giorno dell’onorevole deputato Franchi, al quale aderisce l’onorevole relatore della Commissione, non essendo stato ancora discusso, pregherei la Camera di permettermi a tal riguardo qualche osservazione. Quest’ordine del giorno manifesta un’acquiescenza al motivo addotto dal signor ministro dell’interno, e dice sostanzialmente che la Camera riconosce che non si poteva ieri sera convocare la guardia nazionale. Io domando alla Camera se intenda d’imprimere questa taccia alla nostra guardia nazionale, se intenda di riconoscere ciò che i fatti smentiscono, ciò che è smentito dallo zelo e dalla solerzia dei nostri concittadini. Havvi ancora una difficoltà che si oppone alla formola proposta dal signor conte Franchi. La Commissione aveva motivato il suo rinvio al Ministero, ma la Commissione non aveva proposto che la Camera, a guisa d'ordine del giorno motivato, adottasse le sue conclusioni. La Commissione diceva giustamente ch'essa voleva stare nei limiti delle sue attribuzioni, ma le attribuzioni della Commissione sono ben diverse dalle attribuzioni della Camera; bisogna dunque evitare di adottar l’ordine del giorno, il quale potrebbe far supporre che la Camera credesse di non poter prendere maggior ingerenza in questa pratica oltre i termini della proposta conclusione. Nella precedente Legislatura si è più d’una volta usato il diritto d'inchiesta che spetta al Parlamento. Questo mezzo non è stato proposto nel caso attuale, ma avrebbe potuto essere proposto e discusso. Non bisogna adottare una conclusione la quale escluderebbe la legalità di una conclusione diversa: io credo dunque che le parole riferite dalla Commissione non possono servire d'ordine del giorno. Noi adotteremo le conclusioni della Commissione, ma non dobbiamo dire che lo facciamo per non uscir dai limiti delle nostre attribuzioni. Le nostre attribuzioni si estenderebbero senza dubbio a conclusioni ben più larghe di quello che sia il semplice rinvio al Ministero, lo credo dunque che non possa ammettersi l’ordine del giorno del deputato Franchi, perché farebbe gravitare sopra la Camera i motivi della Commissione. 

FRANCHI. Io aveva chiesto la parola per osservare al deputato Buffa che colla mia proposizione non intendo per nulla di cambiare le conclusioni della Commissione, e nello stesso tempo anche per osservare all'onorevole deputato Sineo che neppure non intendo di apporre la benché menoma taccia alla guardia nazionale. Quantunque nella mia proposta si dica: «ritenuto il motivo per cui non fu chiamata, il non essere stata chiamata non sarà mai una taccia perla guardia nazionale. Quindi mi pare che sarebbe impossibile il voler trovare il benché menomo appiglio di censura alla guardia nazionale, estranea in questo altare, giacché non fu chiamata dal Ministero. 

BUFFA. Anch'io insisto su quello che ho detto. Dico «ripeto che dalle parole introdotte dal deputato Franchi nelle conclusioni della Commissione rimane alterato il senso primitivo delle medesime. Ha già osservato il deputato Sineo che le parole dette dal deputato Franchi assolvevano intieramente il Ministero nel fatto di ieri sera; le parole invece della Commissione lasciando in sospeso il giudizio sul fatto medesimo, dimostrano come vi sia bisogno di ulteriori informazioni e ricerche; e se non condannano il Ministero, almeno non lo assolvono prima d'avere perfettamente conosciuto il fatto. Egli è perciò che dico essere alterato il senso di quelle conclusioni. Aggiungo poi che tra le parole introdotte dal deputalo Franchi e quelle che la Commissione ha mantenute nelle sue conclusioni vi é aperta contraddizione, perché in questo si conserva quella frase la quale esprime come le nozioni che presentemente abbiamo sul fatto sono tali che domandano ulteriori ricerche, mentre le parole del deputato Franchi suppongono che noi abbiamo tutte le informazioni necessarie per giudicare. Ora non possiamo ammettere in una stessa proposta due affermazioni contraddittorie. Dirò di più: la discussione che ebbe luogo in questa Camera mostrò appunto la necessità di ulteriori informazioni; abbiamo udito alcuni deputati affermare dì aver veduto coi propri occhi atti che potrebbero appellarsi eccessi; abbiamo veduto il Ministero affermare che non gli constava che si fosse commesso alcun eccesso, lo non intendo di rivocare in dubbio né l'affermativa degli uni, né quella degli altri: credo bensì che dalle relazioni avute il Ministero sia autorizzalo a dichiarare che quegli eccessi non ebbero luogo; ma d'altra parte sono anche obbligato a credere che coloro i quali affermarono aver veduto coi proprii occhi, hanno veramente veduto; quindi è necessario che ulteriori informazioni siano prese; e questa necessità appunto risulta dal modo con cui le primitive conclusioni della Commissione erano espresse, le quali lasciano pendere in dubbio il giudizio. Quando le informazioni saranno prese, quando risulterà veramente che questi eccessi sono stati commessi, oppure che non lo furono, allora sarà il caso di dare un giudizio con cognizione di causa; ma pare a me affatto sconveniente volerlo dare fin d'ora sopra affermazioni così apertamente contraddittorie. Prego perciò la Camera di mantenere intatte le primitive conclusioni della Commissione. 

FRANCHI. Io ripeterò che coll'ordine del giorno che ho proposto, non intendeva menomamente di cambiare i termini delle conclusioni della Commissione: come infatti panni che sostanzialmente non siano cambiati, postochè, quanto alle nozioni di fatto, esse non vengono punto escluse, mentre io mi riferisco esclusivamente a che non siasi chiamata sotto le armi la guardia nazionale. Del resto, siccome io non intendo prolungare questa discussione, dichiaro che ritiro volentieri il mio ordine del giorno.

PRESIDENTE. Non rimangono in tal caso che le conclusioni della Commissione, che sono per l'invio di questa petizione al Consiglio de' ministri, con raccomandazione di procurare colla massima sollecitudine, al riguardo dei fatti narrati, l'esatta osservanza ed applicazione delle leggi vigenti. Le pongo adunque ai voti. 

(La Camera approva.)








Nicola Zitara mi chiese diverse volte di cercare un testo di Samir Amin in cui is parlava di lui - l'ho sempre cercato ma non non sono mai riuscito a trovarlo in rete. Poi un giorno, per caso, mi imbattei in questo documento della https://www.persee.fr/ e mi resi conto che era sicuramente quello che mi era stato chiesto. Peccato, Nicola ne sarebbe stato molto felice. Lo passai ad alcuni amici, ora metto il link permanente sulle pagine del sito eleaml.org - Buona lettura!

Le développement inégal et la question nationale (Samir Amin)










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