Eleaml


SUL COMMERCIO DELL’OLIO DI OLIVE DELLE DUE SICILIE


RIVISTA CONTEMPORANEA

VOLUME DECIMOQUINTO

ANNO SESTO

TORINO

TIPOGRAFIA CERETTI, DEROSSI E DUSSO

Via della Peata, n° 1.

1858

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Agosto 2018

DELLA INDUSTRIA MANIFATTURIERA IN ITALIA

INDUSTRIE CHE DIPENDONO DA SOSTANZE VEGETALI

Olii.

Vi hanno olii di diverse qualità: alcuni sono tratti da sostanze vegetabili, altri in cambio hanno origine animale. Fra quelli che appartengono alla prima specie, l'olio d’oliva occupa senza dubbio il primo posto, e noi comincieremo perciò dall’esame di tale prodotto indicando le condizioni di cultura dell’albero che gli è proprio.

L’olivo ha bisogno di un clima temperato; le sue foglio restano verdi tutto Pilotino, e i suoi frutti impiegano un tempo abbastanza lungo onde giungere a maturanza; il che fa di esso un albero a vegetazione lenta, ma continua, capace di sostenere un freddo anche intenso ove non sia troppo prolungato. Là dove l’arancio perirebbe, l’olivo prospera mirabilmente, giunge ad un’altezza piuttosto considerevole ed è riputato come una delle principali ricchezze del nostro paese.

Per tali condizioni l’olivo è divenuto un albero di coltura quasi universale in Italia. Le coste di Genova e di Nizza sono coperte da questa preziosa vegetazione, che appartiene ugualmente alla Toscana, e soprattutto allo campagne di Pisa e di Lucca, celebratissime per la bontà dei loro olii. La piantagione dell’olivo si associa spesso colà alta vigna, oppure è disposta su piccoli ripiani a gradinate. Questa-specie di coltura, negli Stati Romani, si confà ai terreni vulcanici, e principalmente ai calcarei; essa cresce ovunque presso lo provincie orientali e le occidentali, sotto le mura di Roma e sul versante degli Apennini. La Sardegna e la Corsica fruiscono puro della medesima, la quale rende lieta anche la regione dei laghi di Lombardia, la Venezia, lo costo dell’Istria, a malgrado della loro posizione settentrionale. Ma di tutto le regioni italiane, la parte continentale del regno dello Duo Sicilie è ancora quella in cui la coltivazione dell’olivo è più diffusa, e i suoi prodotti più regolari o cospicui. Lungo le coste nordiche della Sicilia,, i declivii delle montagne e le valli sono quasi interamente popolate da oli veti. Netta costa meridionale ed occidentale, e generalmente all’interno dell’isola, l’olivo è più raro, e non fornisce, neppure olio sufficiente al bisogno dei suoi abitanti. La parte orientale della costa a settentrione dì Catania produco olivi di ottima qualità.

La bacca dell’olivo, che impiega no’ nostri paesi, come dapertutto, i due terzi dall’anno a crescere ed a maturare, roccogliesi allorché comincia l’inverno. D’ordinario si aspetta che ì venti o la maturità eccessiva facciano cadere le ulive, oppure questo vengono scosse dagli albori, o le poche che restano, sullo scorcio della. stagione, sono staccato dai rami per mezzo di lunghe pertiche o di bastoni, a u«dipresso come si usa colle noci. Sì le uno che lo altro vengono poscia raccolto dalle donne e dai ragazzi e riposto in tini, ove rimangono circa un mese, allo scopo di estrarne l’olio, come erroneamente pretendesi, in copia maggiore. Ci corre obbligo tuttavia di tosto avvertire come il sistema di abbacchiare, battendo i rami dell’albero, sia oltremodo rovinoso per i raccolti futuri, epperò in taluni, luoghi proibito a coloro che prendono in fitto gli ulivi con appositi patti. V’hanno di proprietari infatti che praticano il raccolto dei frutti prima che giungano alla loro completa maturanza, staccandoli dagli alberi, guidati in ciò dall'esperienza, la quale insegna come l’olio tratto dalle uliva molto mature e annerite riesca minoro di quantità ed abbisogni di maggiore depurazione. Anche la cattiva abitudine di promuovere la fermentazione dello, bacche, prima di. triturarle e di premerle, va perdendo de’ suoi partigiani fra noi o presso la maggior parto dei nostri paesi oleiferi.

Per la triturazione impiegansi delle mole dì pietra rotanti entro una vasca iu muratura ed intorno ad asse perpendicolare, mosse da asta orizzontale, spinta dall’acqua od a forza d’uomini o da uno o più. animali da tiro. A questo aulico e primitivo sistema in molti luoghi fu sostituito l’oleotribo, che ò applicazione altrettanto semplice quanto ingegnosa del molinello a caffè. Con quel meccanismo basta meno della metà di forza motrice ad ottenere una triturazione tripla di quella che davano lo antiche macino, ond'è che un solo oleotribo tritura tante bacche quante bastano a tener in moto tre torchi. Prescindendo della necessaria dispersione della sostanza oleosa che deriva dall'assorbimento dell'antico apparecchio di pietre connesse, e che è nulla nell'oleotribo, la triturazione operata con questa macchina è così uguale, così uniformo, da assicurare un prodotto maggiore sotto Fazione del torchio; la qual ultima si ripartisce equabilmente sulla pasta già omogenea, delle bacche pesto. I vantaggi di questa macchina si riassumono nell'economia della mano d’opera, del tempo e del locale, perché essa non occupa che la metà dello spazio assegnato alle macine ordinarie e nell’aumento della produzione.

Dopo la triturazione viene la pressione. Poiché il frutto è schiacciato si raccoglie e si pone in sportini d'erba, di forma cilindrica fatti di giunghi o di altro erbe; i quali sportini sì sottopongono ai torchio (molti io una volta). Il torchio è ordinariamente formalo da una pietra che viene lasciata discendere, o premuta sulle ulive da un sistema analogo a quello dei nostri torchi da vino: una colonna di legno verticale, alla quale por mezzo di un palo trasverso si applica la forza degli uomini destinati a farla girare. In alcune delle nostre provincie la pressione si compie per mozzo di strettoie meccaniche specialmente mosse ad acqua (strettoie con viti) e colonne di ferro fuso, strettoie alla Ravanes.

Intorno al piano inferiore del torchio, su cui stanno le ulive schiacciate, scendo una ribalta solcata da rigagnoli, poi quali Folio, che cola dagli sportini, sotto la pressione, s’avvia ad un becco donde è raccolto in un frugolo o secchia sottoposta.

L'olio che cola dal torchio é torbido, chiamasi mosto: per farlo diventar brillante (limpido diremo noi) si pone in un ampio recipiente, in fondo al quale col tempo e col riposo depone il sedimento oppure si filtra testo, appena spremute, col cotono e per mezzo di apposito filtro. Anche fra noi in non pochi luoghi venne introdotto quell’ultimo metodo di chiarificazione o di purificartene consiglialo dai recenti progressi della chimica, e che già rende celebrati gli olii del mezzodì della Francia.

Nelle diverse parti d’Italia, ove coltivasi l’ulivo, dopo la prima estrazione dell’olio, le sanse vengono gettato a marcire su letamai, ovvero si destinano ad alimento della combustione specialmente dei forni di panetteria. In pochi luoghi finora si ripassano, e dopo breve ebollizione nell’acqua calda vengono sottoposte di bel nuovo alto strettoio onde ottenerne olii di qualità inferiore. Tuttavia alcuni fabbricanti traggono partito dalle sanse, e producono olii lavati nella proporzione di una sesta parte della quantità ottenuta colla prima pressione, assicurandosi d’altra parte col nocciolo un separato prodotto.

Alcuni degli apparecchi che servono a sì proficua fabbricazione sono posti in movimento dall’azione dell’acqua, altri invece, assai più estesi e migliori, sono regolati dalla forza del vapore. Così nell’isola di Sardegna ve n'ha a Sassari uno ad acqua ed altro a vapore, altri due lavorami sono in esercizio a Cagliari ed a Boss. Alla terraferma degli Stati Sardi, ed al Granducato di Toscana sono pure famigliati quegli apparecchi, dei quali, noi 1835, non si contavano nel regno di Napoli che tre, mentre ora ve n’hanno almeno quarantacinque.

Un’utile modificazione fu quella recata a’  serbatoi di olio, per cui ai vasi ordinari in terra creta, che occupano molto spazio, facili a rompersi ed incommodi nel vuotarsi, vennero sostituiti grandi cilindri in lamine di ferro, i quali versano di leggieri quanto contengono, mediante rubinetti aperti al centro ed alla base di quei recipienti.

Come vedesi, la fabbricazione dell’olio d’oliva era, altre volte, presso noi oltremodo negletta! Nulla facevasi per raccogliere le bacche con minor sposa, per premerle ancor fresche, ben triturarle, separare Folio delle varie pressioni, ottenere dalle sanse l’olio lavato, por purificare e rendere chiari i prodotti in genere con maggioro agevolezza e risultali più soddisfacenti. Tuttavia, da qualche tempo, de’ miglioramenti sensibili furono introdotti, od i metodi usati oggidì in alcuno parli del regno di Napoli, negli Stati Sardi e nel Granducato dì Toscana permettono di ottenere olii che uguaglino, ove pure non superino, le migliori qualità di quelli di Provenza.

Del resto, so qualche incuria esiste ancora io quest’arte, essa è largamente controbilanciata dall’abbondanza del prodotto, il quale è comune a tutto il paese, o che, dopo aver soddisfatto i bisogni Io-cali, costituisce l’oggetto di una vasta esportazione. E a convincere i nostri lettori basti indicare, nel prospetto che seguo, la quantità ed il valore dell'olio prodotto nelle varie provincie italiane o di là inviato all’estero.

PRODUZIONE.


Quantità Valore
Regno delle Due Sicilie Napoli 556,000 ettolitri 50,060,000 fr.
Sicilia 258,000 » 17,000,000 »
Stati Sardi Terraferma 283,500 » 20,000,000 »
Sardegna 54,000 » 3,700,000 »
Toscana 160,000 » 11,800,000 »
Corsica 150,000 » 10,500,000 »
Stati Romani 130,000 » 10,000,000 »
Istria e Gorizia 11,872 » 811,000 »
Venezia 7,840 » 490,000 »
Modena 5,131 » 350,000 »
Lombardia 2,966 » 150,000 »
In tutta Italia  1,717,309 » 124,801,000 »

ESPORTAZIONE.

Quantità Valore
Regno delle Due Sicilie Napoli 328,000 ettolitri 25,000,000 fr.
Sicilia 64,000 » 4,545,000 »
Stati Sardi Terraferma 99308 » 6,951,000 »
Sardegna 1,241 » 80,860 »
Corsica 71,000 » 5,000,000 »
Toscana 11,600 » 1,652,000 »
Stati Romani 3,298 » 230,860 »



1858 rivista contemporanea industria manifatturiera olii grafici PRODUZIONE ettolitri-2018
FONTE: Rivista Contemporanea, Vol. Decimoquinto, Anno Sesto pgg. 433-440
ELABORAZIONE: eleaml.org
1858 rivista contemporanea industria manifatturiera olii grafici PRODUZIONE valore
FONTE: Rivista Contemporanea, Vol. Decimoquinto, Anno Sesto pgg. 433-440
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1858 rivista contemporanea industria manifatturiera olii grafici ESPORTAZIONE ettolitri
FONTE: Rivista Contemporanea, Vol. Decimoquinto, Anno Sesto pgg. 433-440
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1858 rivista contemporanea industria manifatturiera olii grafici ESPORTAZIONE valore
FONTE: Rivista Contemporanea, Vol. Decimoquinto, Anno Sesto pgg. 433-440
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Sulla quantità d'olio esportata dal Regno di Napoli, 40,497 ettolitri vanno all'Inghilterra, 16,234 all’Austria, 28,116 alla Francia, 15,160 al Netherlands, 31,380 alla Russia, 20,2616 agli Stati Sardi, 15,100 agli Stati Romani, 769 alla Toscana, 6591 alla Sicilia, 82,832 ettolitri ad altri paesi. Due terzi dell’olio che si esporta dagli Stati Sardi sono diretti in Francia, il resto in Inghilterra, in Austria, ecc. , ecc.

Le cifre del prospetto che precede parlano da sé; esse ci fanno conoscere quali siano i paesi cui producono l’olio d’olivo in maggior copia, e quali quelli che ne spediscono di vantaggio all'estero, quale sia in una parola l'importanza di questa produzione e di questo commercio presso tutta la penisola.

In Italia la quantità d’olio d'olivo che si ottiene è tale, che gli olii estratti dagli altri frutti, o dallo altri sementi, sono di poca rilevanza. Nondimeno ogni provincia ha olii speciali cavati dai diversi vegetali. Così la pistacia lentiscus dà olio buono per gli usi domestici. L’industria si serve dell’olio dì lino o di noce, la medicina di quello di mandorle dolci o di ricino, che cominciano ad essere di qualche conto nelle nostre produzioni. Parlando della fabbricazione dell’olio di semi di lino, merita nota l’opificio sorto non ha guari nella città di Livorno, ed appartenente alla società sotto la ditta la Nuova Industria. Esso impiega metodi perfezionati, e va munito di una macchina a vapore della forza di 12 cavalli.

Nel Mantovano, nel Bresciano, nel Vicentino la coltivazione del ricino occupa intieri campi. In Toscana, negli Stati Romani e nel Regno di Napoli trovasi puro in via di progresso. Commendevoli per la fabbrica di quest'olio sono: uno stabilimento nella città di Ceprano, nella delegazione di Frosinone, fornito di un grandioso torchio idraulico, posto in moto dalle acque del Liri, e l’altro dai signor Croppi di Forlì, che mantiene 20 operai, e produce circa 40,000 chil. di detto olio ogni anno. In quest’ultimo opificio funzionano tre macchine costrutto a Glasgow, ed una macchina atta ad acciaccare il seme del ricino, con cui se ne lavora 400 chilogrammi all'ora.

In Sampierdarena, presso Genova, v'ha la fabbrica d’olio di sesamo del signor Calvi, fornita di un motore idraulico, e capace di produrre q. in. 7. 500 d’olio affanno, impiegandovi una doppia quantità di sostanza oleosa. I residui di quella lavorazione compongono le cosi dette pianelle, spedile all'estero por uso di combustibile.

Dal fagus sylvestris e dal cornus sanguinai si estrae un olio che si può avere del pari da altre piante oleose, la calza, il sesamo, il gyperus esculans, ecc. Noi ci limiteremo ad indicare qui le qualità e la quantità dì questi olii prodotti da ognuna delle nostre provincia italiane.

Olio di lino. — Lombardia 21,114 ettolitri. Venezia 1,907 ettolitri. La Sicilia no ha un’esportazione pel valore dì 80,750 franchi.

Olio di ravizzone. — Lombardia 14,814 ettolitri. Venezia 38,3744 ettolitri. Modena 5,232 ettolitri.

Olio di noce. —Lombardia 10,675 ettolitri. Venezia 3,186 ettolitri.


























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