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THE INEXPRESSIBLES

ovvero lo sbarco di Marsala secondo La Patrie


«On se souvient qu’un officier anglais qui avait oublié ses inexpressibles à terre fut cause que des vapeurs napolitains ne purent canonner le petit bâtiment de Garibaldi.» Questo si leggeva ne La Patrie del 19 agosto 1861 – praticamente una versione francese dello sbarco dei Mille ! Il riferimento all’articolo de “La Patrie” contenuto ne “La Civiltà cattolica 1861, Volume XI, Serie Quarta” lo pubblicammo diversi anni fa, nel lontano giugno 2009.

Ora ne riparliamo perché lo abbiamo ritrovato – tradotto in italiano – in altre due pubblicazioni dell’epoca, “Il Sole” e “La Bandiera Italiana”. Entrambi i giornali riportarono nell’agosto del 1861 l’articolo di fondo del giornale francese  “La Patrie” – che ora noi pubblichiamo integralmente in lingua originale – traendolo dalla rete francese [https://gallica.bnf.fr/].

Di resoconti dello sbarco se ne trovano a decine, ne ricordiamo solo alcuni, tra i più interessanti.

Cronaca degli avvenimenti di Sicilia , Italia 1863 :

Nella camera de'  comuni d'Inghilterra il deputato sir Osborne accusa i legni inglesi di aver favorito lo sbarco di Garibaldi a Marsala: il ministro lord Russell fa una risposta, in ogni parola della quale si può desumere qualche spiegazione su lo spirito della politica inglese ne' fatti di Sicilia: il nobile lord, dopo aver accennato che per la protezione de'  sudditi inglesi dimoranti in Sicilia vengono spediti i due legni brittannici Argus, ed Intrepid, e che questo secondo nell'arrivare in Marsala nel mattino degli 11 maggio vide arrivare e sbarcare i bastimenti con Garibaldi, ed i suoi, avvicinandosi pure immediatamente i due legni napolitani, dice così: – ,,I legni napolitani avrebbero potuto tirare su quelli di Garibaldi: ma non lo fecero; né ne furono impediti dal legno inglese, al cui officiale Marryat invece il comandante del legni napolitani offrì se volesse mandare una scialuppa inglese per impadronirsi delle navi garibaldine, e n'ebbe rifiuto; perchè le sue istruzioni erano di guardare stretta neutralità. Sembra però, che il comandante napolitano lo abbia invitato a far tornare a bordo i suoi ufficiali, che erano a Marsala: al costoro ritorno cominciò il fuoco contro la città. Il procedere del capitano napoletano fu un atto di cortesia internazionale: ma ciò non vuol dire, che i legni inglesi si fossero messi a traverso del loro cannoni; essi erano in quelle acque solo per proteggere la vita e i beni de'  sudditi britannici.,, – Indi lord Russell si versa a difendere la condotta del governo inglese nello aver tollerato in Inghilterra le soscrizioni per la Sicilia: difende la impresa di Garibaldi, che dice esser diversa da quella del filibustiere Walker impiccato in America; e piuttosto rassomigliante alla discesa in Inghilterra del principe d'Oranges etc. etc. Il fuoco cominciato dal regio vapore Stromboli sul Lombardo fu sospeso d'ordine del comandante d'uno de legni inglesi, i cui favori nel rincontro a pro dello sbarco di Garibaldi sono evidenti. (Rustow, opera citata, pag. 137).

Rapporto J. H. MARRYAT:

The one which had grounded, however, having to land all her men in boats, had not succeeded in getting more than one-fourth out of the ship when the Neapolitan came within easy range of his guns; his bulwarks were down, and guns laid, and we watched with some curiosity to see the result of his filing. Before this I had advised the owners of two or three English schooners to get their vessels out of the port, as they seemed to me to run a risk of being hit; but the wind being dead in, they could not be removed; consequently they had to take their chance. The Neapolitan, however, instead of opening fire, lowered a boa and sent it towards the Sardinians: but when half the distance between the two ships had been traversed, the officer suddenly turned his boat round, and pulled back to his own vessel as fast as he could. We now made sure the firing would commence, but we were surprised to see him paddling out towards the Intrepid, instead of frustrating at once the further landing of the expedition. The commanding officer of the intrepid states that he was hailed by the commander of the Neapolitan, and asked if there were any English troops on shore. The reply he received was, “No. The commanders of the two Englishmen-of-war are on shore, and two or three officers.” Shortly afterwards an officer came on board, and asked for me, and seemed anxious to know when I should return. A boat, however, had been sent to me before his arrival, and I had sent an officer into the town to recall every one to their ships. By this time all of the expedition had landed, (4 o’clock,) and he then began to open fire.

Il messia dei popoli oppressi: scene storiche della vita politica di Antonio Balbiani, Volume 2:

Era bello il vedere quelle barche formicolanti d'armati vogare con celerità incredibile verso la riva, e porre i garibaldini a terra, e ritornare colla emulazione medesima a riprendere nuovi carichi a bordo. Un inglese, che da una vicina altura stava osservando, esprime la più viva emozione che in lui produsse lo strano e singolare avvenimento.

«Giungono battelli in gran numero, dic'egli: e gli uomini vi discendono in buonissimo ordine. I garibaldini, che all’arrivo loro parevano pochi, divennero cosi numerosi, che parea incredibile che tanti potessero capire nella stiva di un legno si piccolo di mole siccome il Piemonte. Eglino addossavano in parte una camicia rossa, il che dava loro l’aspetto di truppe inglesi: altri vestiti in verde, ed altri infine in abito comune . »

Intanto, sul Lombardo eseguivasi la stessa operazione di sbarco ma ad onta dell’impazienza di Bixio, con molta lentezza, attesa la maggiore distanza da terra e la grande quantità di materiali e soldati che quel legno portava. Il comandante dal cassero infuriava, minacciando barcaiuoli e volontari, ma invano: gli uomini non fanno se non ciò che umanamente è possibile.

Era scorsa già l’ora che i vapori italiani stavano fermi sull’àncora. I volontari del Piemonte trovavansi a terra, meno i pochi incaricati del trasporto delle salmerie e delle munizioni, ed era il Lombardo per metà scaricato, quando i vascelli borbonici che gl’inseguivano, il Tancredi ed il Capri, questo comandato da Marino Caracciolo, quello dal contrammiraglio Guglielmo Acton, girando il capo Bona, minacciosi comparvero davanti a Marsala.

I borbonici velocemente dirigevano la prora verso il centro del porto, colla evidente intenzione di sorprendere e disordinare i volontari nell’atto che questi scendevano a terra. Questi all’avvicinarsi del pericolo, ancorché si presentasse coll’aspetto più grave, nulla perdettero dell’usato coraggio, e continuarono l’operazione con impassibile risolutezza ed audacia.

All’arrivo di Garibaldi, due legni inglesi, l’lntrepid e l’Argus, stavano nella rada di Marsala sull’àncora: essi furono spettatori e testimoni oculari del fatto. Garibaldini ed inglesi sulle prime credettero che i borbonici sarebbero incontanente venuti all’assalto: ma questi, appena giunti a tiro di cannone dal porto, anzi che aprire il fuoco, senza veruna apparente ragione arrestarono il corso, quasi temessero un'insidia od esitassero a compiere il loro pensiero.

Poco stante una scialuppa si staccò dal Tancredi indirizzandosi verso il Lombardo: se non che pervenuta alla metà dello spazio frapposto, quasi colpita da improvviso terrore, piegò bruscamente a sinistra ed a tutta forza vogando raggiunse l’Intrepid. I borbonici domandarono all’ufficiale di bordo, se inglesi fossero le truppe che aveva vedute sbarcare. Al che questi rispose che inglesi non erano, ma che i comandanti dei due legni ancorati, Marryat ed Igram, con pochi ufficiali trovavansi a terra. I borbonici udito ciò, se ne andarono.

Non sappiamo se fu per un paio di inexpressibles oppure per reconditi accordi tra Garibaldi e gli Inglesi, rimane il fatto che le navi napolitane avrebbero potuto colare a picco sia il Lombardo che il Piemonte – impedendo lo sbarco – e questo non accadde.

Appresso seguono:

(se vuoi, scarica il testo in formato ODT o PDF)

La Patrie - 20 Août 1861

PARIS 19 AOÛT

Bullettin

L’affaire du général Cialdini est sinon expliquée, du moins terminée. Les fonctionnaires avec lesquels le lieutenant général ce trouvait on désaccord ont donné leur démission, qui a été acceptée par le cabinet, lequel a refusé celle du général.

Quant à la situation générale à Naples, elle est toujours la même. Les télégrammes annoncent sans cesse que tout est fini, et sans cesse tout recommence. Nous nous trompons cependant; il y a un fait nouveau qui ne devra point surprendre nos lecteurs, auquel on devait s'attendre et qui ne laissera pas sans doute d’exercer une certaine influence sur les événement : nous voulons parler de la présence dans la baie de Naples de l’escadre anglaise.

Une lettre, que nous publions plus loin, donna des détails sur l’arrivée des navires anglais, leur nombre, le chiffre des hommes, des canons, et l'altitude qu’ils ont adoptée. On voit que par suite d’une évolution, au moins singulière, des navires anglais paraissent dans la baie de Naples juste dans un moment où il semble que le besoin d’un secours quelconque se fait sentir chez les Piémontais; on voit aussi que le commandant de l’escadre, ne pouvant se décider à laisser un seul jour ses soldats et ses marins sans taire l'exercice, a demandé l'autorisation de faire descendre à terre ses hommes, qui sont avenus à bord, mais qui pourront bien certainement recommencer leur exercice le lendemain.

C’est la troisième fois, si nous ne nous trompons, que le hasard ou le besoin d’exercice envoie des vaisseaux anglais évoluer dans certains parages fort agités. La première fois, c'était à Marsalla. On se souvient qu’un officier anglais qui avait oublié ses inexpressibles à terre fut cause que des vapeurs napolitains ne purent canonner le petit bâtiment de Garibaldi.

La seconde fois, au siège de Gaëte, dans un moment où le siège traînait en longueur, des mafias anglais arrivés là par hasard se donnèrent la distraction de bombarder la citadelle. Enfin, aujourd’hui, ces mêmes soldats et ces mêmes marins vont se livrer dans les provinces napolitaines à un exercice qui a fini par leur devenir fusilier.

En regard de ces concours déguisés, de ces interventions subreptices, on remarquera un autre fait assez significatif.

L’emprunt italien, qui a été, comme on l’a vu, souscrit si bien au delà du chiffre demandé qu’on a dû réduire les demandes de 40 à 45 p. 100, qui est coté à Paris, où il a fait une légère prime, cet emprunt, le plus solide secours qu’on puisse donner au gouvernement de Victor-Emmanuel, n’est pas coté à la Bourse de Londres.

Nous avons cherché aux sources les plus compétentes et les plus officielles, rien n’indique la cote de l’emprunt italien sur le marché anglais.

Lorsque l'indépendance italienne a été menacée, la France, ouvertement, au grand jour, a sacrifié cinquante mille hommes et cinq cents millions pour cette grande cause.

L’Angleterre a d’abord déclaré quelle n’entendait dépenser ni un homme ni un schelling.

Elle a tenu parole. Seulement, comme elle prévoit qu'avant peu elle pourrait tirer un beau bénéfice des relations qu’elle songe à établir avec le nouveau royaume, elle s’arrange de façon à se donner le mérite d'une intervention déguisée, sur laquelle l’Europe fermera les yeux, et qui ne lui aura coûté, comme elle a dit, ni un homme ni un schelling. De la sorte, ses bénéfices seraient nets, et elle nous laisserait volontiers l’honneur de l'entreprise. N’en a-t-il pas toujours été ainsi?

Un télégramme annonce l’arrivée de Garibaldi à Naples pour le 7 septembre, jour anniversaire de son entrée dans la ville. Il y aurait de grandes fêtes ordonnées par le gouvernement.

Rien d’ailleurs de nouveau. Les Nationalités se bornent à dire que la lieutenance de Naples a été offerte à plusieurs personnages, qui l'ont fous refusée, et que les difficultés dont cette position est entourée sont autant à Turin qu'à Naples.

La population de Pesth, nous dit notre correspondant de cette ville, attend avec impatience la réponse de l’Empereur à l’Adresse hongroise. On prévoit de très graves événements et, nous dit-on, le moment de l'explosion est peut-être plus proche qu’on ne croit. Des lettres des grandes villes peignent la situation sous de tués sombres couleurs; M. Deak lui-même signale les symptômes d'un orage prochain.

Un télégramme arrivé ce malin corrobore ces informations. L'ordre de dissolution des Diètes est donné, et de plus, des mesures rigoureuses doivent être prises contre les personnes qui refuseront obstinément le paiement dos impôts.

En ce qui concerne la réponse à taire par le gouvernement, voici les détails très curieux que nous donne l’Ost-Deutsche Post:

On publiera deux pièces: l'une, destinée à la Diète hongroise, sera courte et ne dira que les choses les plus indispensables; l’autre, adressée à toute la population de l'Empire, résumera d’une manière générale les raisons qui prouvent l'incompatibilité des prétention s hongroises avec le droit et la consistance de l’ensemble de la monarchie, et fera connaître la politique que lo gouvernement a l’intention de suivre après la dissolution de la Diète de Hongrie.

Il n’est pas encore décidé si cette pièce aura la forme d un manifeste on d’un billet autographe de l’empereur. Un manifeste serait plus solennel, il est vrai, mais c’est pour cela même qu'il rencontre une certaine opposition. Nous pensons que la question de forme est tout à fait accessoire dans une affairo de cette importance; la grande question est celle de la teneur de la pièce.

On apprend que les deux présidens de la Diète de Hongrie ont prié le ministère, quand le réécrit sera terminé, de le leur faire savoir aussitôt, mais de leur laisser deux un trois jours à l’effet de leur donner le temps de convoquer la Diète pour sa dernière séance, un grand nombre de magnats et de députés étant absens de Pesth. En aucun cas,. le rescrit impérial ne pourra donc être public avant mercredi ou jeudi.

Nos correspondances de New-York constatent que les événement militaires n’ont pris aucun développement depuis la bataille de Manassas; et nous avons déjà hier, d’après le télégraphe, mentionné cette sorte de trêve spontanée.

Il convient d'ajouter que le Congrès de Washington a remis tous ses pouvoirs entre les mains de M. Lincoln, qui en usera comme il le jugera convenable. Premier et déplorable effet des discordes civiles! Les États-Unis, s’il est encore permis de leur donner ce nom, si orgueilleux naguère encore de l’extrême liberté de leur organisation sociale et politique, si fiers du rôle de leur gouvernement, qu’ils considéraient comme une sorte de gérance sans pouvoirs, en sont réduits, au Nord comme au Sud, à reconnaître leur impuissance, leurs folies, et aussi peu sages que ces vieilles nations européennes qu’ils ont si longtemps dédaignées, ils sacrifient leurs libertés à leurs passions!

Cette guerre, que faute de bon sens, de sagesse et d’intelligence, on ne se hâte pas de terminer par un accord définitif, coûtera aux États du Nord infiniment plus cher qu'ils ne croient, cl les deux milliards qu'ils perdent à présent sont bien peu de chose comparés à tout ce qu’ils ont à perdre encore!

On écrit de Rio de Janeiro, en date du 25 juillet, que les deux nouveaux ministres sont des champions éprouvés du parti conservateur, et leur entrée aux affaires n’altère en rien la politique et la marche adoptées par le cabinet actuel, ou plutôt on pourrait dire qu’elle lui imprime un nouveau degré d’assurance.

La réponse au discours du trône a enfin été votée dans le sens du parti conservateur, à une grande majorité.

Entre Buenos-Ayres et les autres États de la Confédération, le canon n’avait pas encore grondé; mais les choses en sent à ce point qui n'est plus la paix s’il n’est pas encore la guerre. Le gouvernement fédéral et celui de Buenos ont déjà adressé à leurs agens diplomatiques les circulaires qui justifient l’attitude qu’ils ont prise vis-à-vis l’un de l’autre. Dans toute la Confédération, on court aux armes. Le général Urquiza occupe déjà la campagne à la tète de 16 ou 17,000 hommes. Le général gouverneur Mike, de sou côté, a déjà réuni plus de 10,000 hommes.

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Anno I – N° 22 — Napoli — Sabato 24 Agosto 1861

IL SOLE

GIORNALE POLITICO-LETTERARIODELLA SERA


L’ARTICOLO DELLA PATRIE

Ecco l'articolo della Patrie segnalatoci dal telegrafo:

«Quanto alla situazione generale di Napoli, essa è sempre la stessa. I telegrammi annunziano costantemente che tutto è finito, e costantemente tutto ricomincia. Tuttavia c'inganniamo: vi è un nuovo fatto che non dovrà sorprendere i nostri lettori, fatto che si doveva attendere, e che senza dubbio non mancherà di esercitare una certa influenza sugli avvenimenti: vogliamo parlare della presenza della flotta inglese nella baia di Napoli.

«Una lettera che noi pubblichiamo dà alcuni particolari sull'arrivo delle navi inglesi, il loro numero, quello degli uomini, dei cannoni e l'attitudine che hanno assunta. Si vede che in seguito ad una evoluzione, per lo meno singolare, delle navi inglesi compariscono nella baia di Napoli, appunto in un momento in cui sembra che il bisogno di un soccorso qualunque si fa sentire dai piemontesi (?!): si vede pure che il comandante della squadra non potendo risolversi a lasciare un solo giorno i suoi soldati e marinari senza esercitarsi, ha domandata l'autorizzazione di far discendere a terra i suoi uomini, che son tornati a bordo, ma che potevano certamente ricominciare il loro esercizio la dimane.

«E questa la terza volta, se non c'inganniamo, che il caso o il bisogno d'esercizio fa trovare vascelli inglesi in certi paraggi molto agitati.

«La prima volta era a Marsala. Si rammenta che un ufficiale inglese, che aveva dimenticate a terra le sue mutande fu causa che i vapori napoletani non poterono cannoneggiare il piccolo bastimento di Garibaldi.

«La seconda volta, all'assedio di Gaeta, mentre l'assedio andava per le lunghe, alcuni marinari inglesi, giunti colà per caso, si dettero la distrazione di bombardare la cittadella. Finalmente oggi questi medesimi soldati e marinari vanno nelle provincie napolitane a darsi ad un esercizio divenuto loro famigliare.

«Accanto a questi concerti mascherati. a queste intervenzioni surrettizie si osserverà un altro fatto abbastanza significante.

«L'imprestito italiano che è stato, come si è visto, sottoscritto al di là della somma domandata tanto che si son dovute ridurre le domande del 40 o 45 per 100; che è negoziato a Parigi, ove ha avuto un leggiero aumento, quest'imprestito, il più solido soccorso che possa darsi al governo di Vittorio Emanuele, non è negoziato alla borsa di Londra.

«Abbiamo chieste informazioni alle fonti più competenti ed ufficiali ma nulla indica che l'imprestito italiano sia negoziato sul mercato inglese.

«Quando l’indipendenza italiana è stata minacciata, la Francia apertamente al cospetto del mondo, ha sacrificati cinquanta mila uomini e cinquanta milioni per quella grande causa.

«L'Inghilterra ha dichiarato da principio che non intendeva sacrificare un uomo né uno scellino.

«Essa ha mantenuta la parola. Soltanto, siccome prevede che fra breve potrebbe ricavare un gran vantaggio dalle relazioni che pensa di stabilire col nuovo regno, essa si adopera in maniera da darsi il merito d'un intervento mascherato, sul quale l'Europa chiuderà gli occhi, e che non le sarà costato, come essa disse, né un uomo né uno scellino.

«In tal guisa i suoi utili sarebbero netti, e si lascierebbe volontieri l'onore dell'impresa. Non è stato sempre così?»

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Napoli — 26 Agosto 1861

LA BANDIERA ITALIANA

GIORNALE POLITICO-LETTERARIODELLA SERA


Napoli 26 agosto 1861

CRONACA NAPOLITANA

Ecco il famoso articolo della Patrie, relativo alla presenza della flotta Inglese nella nostra rada. Esso mostra quale importanza debba avere per noi questa opportuna apparizione del naviglio britannico della quale deriverà forse la pronta o evacuazione delle truppe francesi da Roma.

La squadra inglese a Napoli e la Patrie

Ecco l'articolo violento della Patrie contro la presenza della flotta inglese nelle acque di Napoli, accennato dalla Monarchia Nazionale. Da questo articolo è evidente che la presenza della flotta inglese è una spina negli occhi del governo di Francia:

Quanto alla generale situazione di Napoli, essa è sempre la stessa. I telegrammi annunciano continuamente che tutto è finito, e tutto continuamente ricomincia. Nulla di meno, c'inganniamo; havvi un nuovo fatto che non dovrà sorprendere i nostri lettori, che dovevasi attendere, e che certo non mancherà di esercitare una qualche influenza sugli avvenimenti: vogliam dire la presenza nella baia di Napoli della squadra inglese.

Una lettera che noi più innanzi pubblichiamo riferisce particolari ragguagli sull'arrivo delle navi inglesi, sul loro numero, su quello degli uomini, dei cannoni e sul contegno che mantengono.

Vedesi che, dopo un'evoluzione, almeno singolare, certe navi inglesi compaiono nella baia di Napoli appunto nell'istante in cui pare essersi manifestato nei piemontesi il bisogno di un soccorso qualunque. Vedesi, che il comandante della squadra, non potendo risolversi a lasciar un sol giorno i suoi soldati e marinai senza l'esercizio, ha chiesto l'autorizzazione di far discendere i suoi soldati a terra, che sono ritornati a bordo ma certo potranno il domani ripigliare il loro esercizio.

Se non erriamo quest'è la terza volta che il caso o il bisogno d'esercizio spedisce vascelli inglesi a fare evoluzioni in certi paraggi molto agitati.

La prima volta era a Marsala. Ognuno si ricorda che un ufficiale inglese, il quale aveva dimenticato a terra i suoi inexpressibles, (calzoni), è stato causa per cui i vapori napolitani non poterono cannoneggiare il piccolo bastimento di Garibaldi.

La seconda volta, all'assedio di Gaeta, mentre l'assedio si protraeva in lungo, alcuni marinai inglesi giunti colà a caso, si presero il divertimento di bombardare la cittadella.

Finalmente, oggi, questi stessi soldati e marinai vanno a fare nelle provincie napoletane un esercizio che omai loro divenne famigliare.

Quanto a questi concorsi mascherati, a questi surrettizi interventi, si può notare un altro fatto assai significante.

Il prestito italiano il quale, come si sa è stato sottoscritto per una somma tanto superiore a quella domandata, che fu forza ri durre le domande del 40 al 45 per 0/0, e il quale è quotato a Parigi dove ha già ottenuto un lieve premio, quell'imprestito, il più soccorso che si possa dare al governo di Vittorio Emmanuele, non è quotato alla Borsa di Londra.

Noi ci siamo rivolti alle fonti le più competenti e le ufficiali, ma nulla abbiamo trovato che indichi la quota del prestito italiano sul mercato inglese.

Allorché l'indipendenza italiana era minacciata, la Francia, apertamente, a fronte scoperta, ha sacrificato 50 mila uomini e 500 milioni per quella gran causa.

L'Inghilterra allora dichiarò che non avrebbe speso né un sol uomo, né uno scellino. E mantenne la sua parola. Ma, pre vedendo essa che fra poco potrebbe cavare un grosso utile delle relazioni che ha in animo di stabilire col nuovo regno, così si va disponendo in modo da attribuirsi il merito d'un intervento mascherato, sul quale l'Europa chiuderà gli occhi, e a lei non sarà costato, come già disse, né un uomo, né uno scellino.

Per tal guisa, i suoi benefizii sarebbero netti, e volonterosa lascierebbe a noi l'onore dell'impresa.

Non è egli forse sempre stato così?

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La Civiltà cattolica

1861 – Volume XI – SERIE QUARTA

Or è sopraggiunto nel Regno un fatto che diede a molti grave cagione d impensierire assai. Un dì si vide ardere una selva presso a Castellammare, e si ebbe avviso che una grossa mano di legittimisti stava per scendere al tempo stesso da' monti e assalire la città. Ne uscì tosto il presidio piemontese, si cercarono aiuti da Napoli, si fece movere la milizia nazionale e tutto fu allestito a difesa. In quella ecco il comandante del vascello inglese l'Exmouth mandare a terra, in arme e in assetto da guerra, un quattrocento soldati di marina; e intanto mandar offerire al comandante piemontese i suoi servigi, per concorrere al mantenimento del buon ordine. Fu ringraziato. Pochi giorni dopo, siccome molti si mostravano commossi di tal fatto, si spacciò che così avea fatto il Comodoro britannico, per mantenere i suoi soldati in esercizio, e che non c'entrava per nulla la politica, né doveasi in quel fatto scorgere traccia d'intervento. Ma ecco che sopravvennero ad ancorarsi a Castellammare e incontro a Napoli sette altre delle maggiori navi da guerra inglesi, senza che si sapesse per qual motivo, se non fosse per prevenire qualche potente alleato di Vittorio Emmanuele nell'opera pietosa di aiutarlo a domar Napoli. Certo è che in Francia la cosa riuscì molto spiacevole, e la Patrie ne parlò in questa forma.

«Una lettera reca ragguagli sull'arrivo delle navi inglesi, sul loro numero, sulla cifra degli uomini, dei cannoni e sull'altitudine che hanno presa. Si vede che in seguito d'una evoluzione, per lo meno singolare, navi inglesi compariscono nella baia di Napoli, proprio nel momento in cui paro clic il bisogno di un soccorso qualunque si faccia sentire presso i piemontesi; si vede pure che il comandante della squadra, non potendo decidersi a lasciare un solo giorno i soldati e i marinai senza esercizio, fa scendere a terra i suoi uomini, che sono tornati a bordo, ma che potranno certamente ricominciare il loro esercizio l'indomani. È la terza volta, se non erriamo, che il caso o il bisogno d'esercizio manda vascelli inglesi a volteggiare in certi paraggi molto agitati.

«La prima volta fu a Marnala. È noto che un officiale inglese, il quale aveva dimenticato a terra i suoi inexpressibles, fu cagione che i vapori napolitani non poterono cannoneggiare il piccolo bastimento di Garibaldi.

«La seconda volta, all'assedio di Gaeta, in un momento che l'assedio andava per le lunghe, dei marinari inglesi, giunti là per caso, si dedero il passatempo di bombardare la cittadella. Finalmente oggi questi medesimi soldati, e questi medesimi marinari si abbandonano nelle provincie napolitane ad un esercizio che finì per diventar loro famigliare.

«Riguardo a questi concorsi mascherati, a questi interventi surrettizi, si noterà un fatto molto significativo. Il prestito italiano sottoscritto, come si è veduto, al di là della cifra richiesta, sì che si dovettero ridurre le domande da quaranta a quarantacinque per cento, il quale è tassato a Parigi, dove ha fatto un piccolo premio: questo imprestito, il più solido soccorso che si possa dare al governo di Vittorio Emanuele, non è tassato dalla Borsa di Londra. Abbiamo attinto alle sorgenti le più competenti, le più officiali; nulla indica il tasso del prestito italiano sul mercato inglese.

«Quando l'indipendenza italiana fu minacciata, la Francia, apertamente, in pieno giorno, sacrificò cinquantamila uomini e cinquecento milioni per questa gran causa. L'Inghilterra ha dichiarato innanzi tutto ch'essa non intendeva sacrificare né un uomo né uno scellino. E mantenne la sua parola. Solamente, poiché essa prevede che fra poco potrebbe trarre bel partito dalle relazioni che pensa di stabilire col nuovo regno, si aggiusta in modo da farsi il merito d'un intervento mascherato, sul quale l'Europa chiuderà gli occhi, e che non le sarà costato, come essa disse, né un uomo né uno scellino. In tal modo i suoi benefizii sarebbero netti ed essa ci lascerebbe di buon grado l'onore della impresa. La non è sempre andata così?»











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