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LA STAMPA CATTOLICA IN ITALIA

LETTERA AL PROFESSOR GIAN GIUSEPPE DE DOELLINGER

DI  MONACO

BOLOGNA

PRESSO LA DIREZIONE DELLE PICC. LETT. CATT.

Via Larga di S. Giorgio N. 777

1862


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Eleaml.org - Dicembre 2016

LA STAMPA CATTOLICA IN ITALIA

LETTERA AL PROFESSORE GIAN GIUSEPPE DE DOELLlNGER DI MONACO

Lessi, or sono pochi giorni, nel fascicolo di Gennaio dell’interessante periodico di Parigi Le Correspondant un bellissimo articolo del Signor Abate Goschler, nel quale era dato un ragguaglio succinto dell’ultima opera da Lei pubblicata col titolo: La Chiesa e le Chiese, il Papato e lo Stato ecclesiastico.

La lettura di questo articolo mi recò ad un tempo piacere ed ammirazione, perché non avendo io potuto per anco vedere questo importantissimo libro (ed anche vedutolo non lo avrei per mia vergogna che a mala pena compreso poiché assai poco conosco la bella lingua nel quale è stato scritto), un tale articolo, io dico, mi fece non fosse altro per sommi capi e nella sua sostanza  conoscere un lavoro, che è senza dubbio de’ più dotti e profondi che siano stati al dì d’oggi pubblicati in difesa della Santa Sede e del suo temporale dominio. Non è d’uopo che io Le presenti i miei sinceri e vivi rallegramenti: questi libri contengono in loro medesimi le più ampie felicitazioni, e chi li scrive è abbastanza soddisfatto dell’opera sua, perché abbisogni del plauso e dell’encomio degli altri. Tuttavia io Le esprimo con tutta sincerità la mia ammirazione non solo, ma la mia gratitudine ancora, perché come cattolico ed italiano veggo in quel libro strenuamente propugnata la santa causa della mia Religione e della mia patria. Qual è l’uomo anche mezzanamente istruito che non comprenda ornai che la causa del Papato è la causa d’Italia, e che la grandezza e la gloria di quello sono tuttora la grandezza e la gloria di questa?

Ma con pari sincerità debbo significarle che un’asserzione da Lei recata e che io debbo credere esattamente riprodotta dal signor Abate Goschler mi ha destato meraviglia e dolore. Permetta, o Signore, che un oscuro giovane, ma sincero cattolico e per conseguenza sincero amante della sua patria, Le manifesti su ciò con tutta franchezza le sue osservazioni e rettifichi un fatto che non è interamente consono al vero, e che non dimostrato nella sua intera verità potrebbe ingenerare un ben più doloroso e sinistro giudizio nella pubblica opinione d’Europa in riguardo all’Italia ed agli italiani di quello che non siasi concepito per gli ultimi infausti avvenimenti quivi compiuti.

 Riferisco per intero le parole del signor Abate Goschler, affinché più nettamente sia indicato il punto controverso e perché Ella possa comprendere se esse rappresentano fedelmente il concetto da Lei espresso nel suo bellissimo libro.

«Lorsque, dans d’autres temps, les Papes étaient menacés, les italiens se rancegeaient de leur coté ou demeuraient passifs. Aujourd’hui personne, dans la littérature périodique, sauf  l’Armonia de Turin et la Civiltà de Rome, ne prend parti pour le Pape: tous les journaux proclament hautement que pour le bien de l'Italie il faut que le Pape soit dépouillé de ses États, la grandeur et la unité de l’Italie demandant ce sacrifice trop longtemps retardé. Il faut que l’Italie soit une et puissante, comme la France, sa formidable voisine».

Egli è vero purtroppo che gran parte del giornalismo italiano, venduto alla rivoluzione o da questa trascinato, e disconoscendo il vero interesse dell’Italia sì dal lato religioso che politico, è decisamente avverso al dominio temporale del Papa, ed ogni giorno nelle sue colonne lancia contro il medesimo le più fiere accuse e gli muove la più implacabile guerra. Dai giornali che s’intitolano ufficiali o semiufficiali fino a quelli che si vantano gli organi della più estrema democrazia, tutti, quali più quali meno, con una instancabile costanza rivolgono quasi ogni giorno il fiele dei loro attacchi ed il veleno delle loro polemiche contro questa secolare instituzione, e col più reo ed ornai palese intendimento ne scalzano con ogni possa le fondamenta, facendola apparire alle menti illuse di una cieca o debole moltitudine quale il nemico più irreconciliabile dell’unità, della grandezza e dell’indipendenza d’Italia.

Queste bugiarde accuse, e queste Infondate calunnie, ripetute ogni giorno ed ogni giorno vieppiù inorpellate dal fascino ingannevole di fatti adulterati, o di avvenimenti inventati, non mancano di produrre negli animi degli italiani le più sinistre e fatali preoccupazioni ed i più storti ed assurdi pregiudizi in rapporto alla Sovranità temporale della Santa Sede. Per noi, la Dio mercé ancora convinti del diritto non pure che il Papa ha di una temporale dominazione, ma ben anco dell’immenso benefizio che essa arreca all’Italia, alla civiltà ed al mondo, siamo compresi dal più profondo dolore nel vedere quanto ogni giorno più si propaghino questi errori, prendano radice questi pregiudizi, e si accolgano queste basse calunnie e queste ignobili accuse. Noi pei primi e meglio d’ogni altro comprendiamo gl’incalcolabili danni che nella cattolica Italia ha prodotto e produce tuttora una stampa empia e licenziosa, che si è assunta la detestabile missione di spegnere nelle menti ogni principio di giustizia e di attutire ne’ cuori ogni massima di morale, per giungere mercé l’ignoranza della mente e la corruzione del cuore al rovesciamento totale della Religione e della Società.

Noi pei primi abbiamo deplorato e deploriamo tuttora, che in mezzo a tanta guerra e a tanti nemici sorgano sì pochi e bene spesso sì deboli i campioni della Religione oppressa, del Papa oltraggiato e del suo potere temporale perieli tante e quasi direi moribondo. Abbiamo anche noi veduto che il bene che si opera non è guari proporzionato al male che si commette, e che all’audacia dei tristi e ai conati della rivoluzione non si oppone dai buoni un sufficiente coraggio, né si eleva un potente riparo.

Ma permetta, signor Professore, che io le dica che il numero dei generosi campioni dell’ordine, della giustizia e della Santa Sede non è sì ristretto in Italia, siccome Ella assevera. I due periodici, da Lei nominati sono senza dubbio i più valorosi e i meglio influenti: forse è perciò che la loro rinomanza giustamente risuona in tutto il resto di Europa, mentre la fama degli altri loro confratelli, più modesti e meno divulgati, non ha passatoi confini d’Italia, e fors’anco si è ristretta negli angusti limiti della città in cui veggono la luce, od al più della provincia nella quale sono letti e conosciuti.

Ciò non pertanto non mancano in Italia altri giornali ed altre pubblicazioni periodiche, le quali, se non con uguale valore della Civiltà Cattolica e dell’Armonia, certo almeno con uguale coraggio e convincimento, propugnano e difendono la santa causa del temporale dominio della Santa Sede. E questi giornali e queste periodiche pubblicazioni, ancora che abbiano a lottare di continuo colla più fiera e dichiarata persecuzione, vivono e prosperano col solo appoggio morale e materiale dei cattolici italiani, poiché sono sostenuti ed alimentati esclusivamente dai loro associati, ed abbenché oppressi da multe e da condanne, continuano ciò non di meno a vivere, mentre altri non colpiti da una sola condanna o da un solo sequestro deggiono morire appena si può dire sono nati, o debbono menare una vita stentata ed agonizzante, cui loro infonde ben di sovente qualche sussidio o del governo o di un partito, senza del quale dovrebbero irremissibilmente perire per mancanza di lettori e di abbonati.

Soffra, chiarissimo Signore, che io ne faccia una breve enumerazione, perché troppo mi duole, che Ella o qualunque altro possa credere, che nella mia bella patria, tanto scarsi siano i difensori di quella grande instituzione, che fu e sarà sempre il palladio e la sorgente d’ogni grandezza e d’ogni gloria Italiana.

E cominciando dai giornali cattolici che veggono la luce in Italia, le dirò che a Torino oltre l’Armonia sono pubblicati e favorevolmente accolti da non piccol numero di lettori anche il Piemonte e il Campanile giornali quotidiani, e l’Apologista e la Buona Settimana, pubblicazioni ebdomadarie. In Genova vi è lo Stendardo Cattolico che si pubblica ogni giorno in grande formato di quattro colonne, e la Liguria che ogni settimana dà un quaderno di Pagine 32 in 8. ° grande. Brescia ha il suo Oservatore Lombardo che esce tre volte la settimana. Nella gentile Toscana il Contemporaneo, oggi Messaggere Fiorentino, è pubblicato giornalmente a Firenze, ove pure vi ha il Commercio, e la Vera Buona Novella che vengono in luce, questo una volta, e quello tre volte per settimana, e a Livorno esiste l'Ingenuo che pure viene in luce tre giorni della settimana. Nelle Romagne l’Eco di Bologna propugna con coraggio e con valore la santa causa della Religione, della giustizia e del Papato, e nella già capitale degli stati Estensi, a Modena, il Difensore innalza una voce franca e illuminata contro l’empietà e la rivoluzione. Nelle provincie napoletane poi, il numero dei giornali cattolici è rispettabile e considerevole. Di questi non si può fare una esatta statistica, perché in queste già tanto floride ed ora squallide contrade i rigori del Fisco e le violenze della plebaglia li costringono di sovente a tacere o a cangiare denominazione. Nel momento però che Le scrivo si pubblicano nella sola città di Napoli per lo meno nove giornali cattolici, e sono: Napoli e Torino, il Difensore Cattolico, l'Osservatore Napoletano, il Cattolico, il Corrispondente, la Stella del Sud, la Stella del Mattino, l'Eco di Napoli e l’interessante e dotta pubblicazione che s’intitola Scienza e Fede, che da mensuale ch'essa era si pubblica da poco tempo in qua due volte al mese. In questa rapida enumerazione, dei giornali cattolici d’Italia non voglio dimenticare un giornaletto in lingua francese che ha la luce in Aosta col nome d'Indipendant, e che la sua umile, ma ferma e dignitosa voce, aggiunge all’altra dei sumenzionati suoi confratelli.

E poiché Ella, Signor Professore, ha tenuto parola della Civiltà Cattolica che si pubblica in Roma, aggiungerò che nella Capitale del mondo cattolico altri due importantissimi giornali che strenuamente propugnano gli interessi del dominio pontificale sono sorti da qualche tempo, e sono l'Osservatore Romano e la Corréspondance de Rome. Tralascio di indicare i giornali del Veneto apertamente devoti alla Santa Sede, come la Gazzetta di Venezia, la Gazzetta di Mantova, il Giornale di Verona, la Sferza, e il Diavoletto di Trieste, perché avendo tutti fama di giornali governativi non presentano quella importanza che hanno gli altri, scritti da penne indipendenti e sotto il regime della libera stampa.

Sono questi i giornali che nella nostra Italia difendono e propugnano la nobile causa della Chiesa e del Papato, e che ho procurato di enumerare colla più scrupolosa diligenza, tralasciando quelli di dubbia fede o d’incerti principii. E la stampa cattolica in Italia non è solo rappresentata da questi: vi sono ancora periodiche pubblicazioni, le quali più o meno direttamente, hanno impreso la nobile missione d’illuminare le menti e di confutare gli errori sulla grande questione che oggi s’intitola del potere temporale dei Papi. Parecchie. città ’Italia, quali sono Roma, Torino, Bologna, Pisa, Napoli, e Bertinoro, pubblicano mensilmente piccoli fascicoli che si chiamano Letture Cattoliche, e che sotto una forma semplice e popolare propagano sane e religiose dottrine e combattono i dominanti sofismi, o struggono le tante calunnie che si spargono contro la Chiesa e contro il suo augusto capo.

Oltre queste, l’Albo Cattolico in Bologna, le Letture amene ed oneste e gli Opuscoli Religiosi, Morali e Letterari in Modena, il Silvio Pellico in Napoli, la Guida del Popolo in Firenze, il Buon Curato in Genova tengono vivi negli animi degli italiani quei sentimenti di devozione e di affetto a Dio e alla Santa sede, che sono il più prezioso retaggio lasciato dai loro antenati.

E tutti questi giornali e tutte queste pubblicazioni, ripeto, sono sorrette ed alimentate dai soli Cattolici, anzi dai soli associati, i quali, a dire il vero, vanno di giorno in giorno vieppiù crescendo. La Civiltà Cattolica ha nella sola Italia da oltre diecimila associati, e novemila ne conta l’Armonia. Non so precisamente a quale cifra ascendano quelli degli altri. Limitandomi a Bologna, di cui posso parlare con piena cognizione di causa. Le dirò che l’Eco si diffonde per duemila esemplari al giorno, che le Piccole Letture Cattoliche noverano già in pochi mesi da oltre ottomila associati. La Direzione di queste ha in dieci mesi appena esitati trecentomila de’ suoi opuscoli, e al giorno che le scrivo, ha venduto da oltre quarantamila ritratti dell’augusto e santo Pontefice Pio Nono. Tutto questo dimostra, a mio avviso, che nel popolo italiano non è tanto universale, come si crede e si va dicendo, l'avversione alla Chiesa cattolica ed al potere temporale dei Papi. Sono anzi questi segni indubitati che questa secolare instituzione trova in Italia non pochi e decisi sostenitori, i quali con tutti i mezzi che sono in loro potere favoriscono quella stampa che si è consacrata alla sua difesa.

Comprendo benissimo che ragguagliato il numero dei periodici cattolici ai tanti in. creduli e rivoluzionari. che si pubblicano oggigiorno in Italia, appare ed è realmente assai meschino e ristretto. Deploro anch’io nel fondo dell’anima e con me lo deplorano tutti i cattolici italiani, che tanto ristretta sia la falange dei difensori della giustizia e del diritto. Anch’io vedo che i cattolici e i buoni non fanno quanto dovrebbero, e non abbastanza adoperano di quell’arma potentissima, quale si è la stampa, che tanta influenza esercita sull’educazione morale, religiosa e intellettuale dei popoli e delle nazioni.

Ma debbo tuttavia soggiungere che tutta la colpa non è dei cattolici. È difficile descrivere a parole, o chiarissimo signor Professore, le dure prove alle quali vanno soggetti i cattolici nella nostra Italia, e quali e quante fierissime persecuzioni soffra in essa la stampa cattolica, quali e quanti ostacoli le si frappongano, quali e quante difficoltà debba ognora vincere e superare. In questo, il governo ed il fisco sono stretti, si direbbe,'in alleanza offensiva e difensiva colla plebe e colla piazza. Sembra realmente che al primo apparire di un giornale cattolico e conservatore si assegnino reciprocamente le parti e i mezzi di attacco per conquiderlo ed annientarlo. Non v’ha giornale cattolico in Italia che non abbia dovuto e non debba tuttora combattere contro questo duplice assalto: assalto legale del Fisco ed assalto extralegale della piazza. Sequestri, condanne, multe e carcere: ecco quello che il governo riserba alla stampa cattolica: invasioni negli uffizi dei giornali, disperdipiento dei caratteri nelle tipografie, rotture di macchine, insulti e minacele alle persone dei redattori, autodafè nelle pubbliche strade degli esemplari: ecco quello che la plebe e la piazza immancabilmente le regalano.

La pittura che di recente ha fatto al Parlamento inglese Lord Normanby della dolorosa condizione in cui si trova la stampa cattolica in Italia, non è pure esagerata ma d’assai minore del vero. L’Eco di Bologna che già s’intitolava Eco delle Romagne, si vide dopo pochi giorni di sua esistenza invaso il suo uffizio da una mano di prezzolata bordaglia: gli furono rapiti tutti gli esemplari che vennero trovati, e fra gli urli ed i fischi furono bruciati in una pubblica piazza. Ed il governo nulla fece per impedire tanto eccesso, anzi, quasi volesse o provocarlo od approvarlo, sequestrò il giornale e mise in atto di accusa contro ogni disposizione di legge un presunto scrittore dell’articolo incriminato, che per non vedersi ingiustamente condannato dovette sottrarsi colla fuga alle ricerche del fisco e vivere come tuttora vive nella terra d’esilio. Sono appena quattordici mesi che questo giornale viene alla luce, e ha già patito tredici sequestri, ed è stato condannato a sedicimila lire di multa e a diciotto mesi di carcere.

Lo stesso dicasi degli altri giornali. Il Contemporaneo di Firenze conta già quattordici sequestri in un anno di vita, e non ha molto che la abitazione del suo estensore fu scalata da una furente plebaglia che trovate le porte chiuse ruppe i cristalli e penetrò in casa per le finestre, manomettendo, disperdendo ed infrangendo quanto capitavate fra le mani, non rispettando neppur il modesto mobiliare della giovine e derelitta sua consorte. A tanta violazione dei più sacrosanti diritti che cosa fece il governo? Lasciò che tutta si compiesse questa. scena di barbarica distruzione, ed altro non seppe fare in tutela dei diritti e della persona del signor San Pol che tradurlo nelle carceri, per salvarlo dal furore popolare. Ecco la protezione e la difesa che il governo accorda agli scrittori dei giornali cattolici! Ugualmente avvenne all’Ingenuo di Livorno, ed ogni giorno, si può dire, accade ai giornali cattolici di Napoli. È inutile che io ripeta la descrizione delle violenze usate contro la stampa cattolica nella città di Napoli: i giornali si italiani che stranieri ne hanno date lunghe ed esatte relazioni, e che io per onore d’Italia e degli italiani passo volentieri sotto silenzio. Anche nel momento che Le scrivo mi cade sott’occhio un giornale di quella città; il Torino e Napoli, il quale annunzia ai suoi lettori altri due sequestri, per articoli tolti da altri giornali d’Italia non caduti perciò sotto sequestro: di sedici numeri fino ad ora pubblicati di questo giornale, cinque sono già stati sequestrati. Come vede, il Fisco, o meglio il governo, sottentra tosto in luogo della piazza, appena questa lascia ai poveri cattolici un po’ di tregua e di respiro.

Queste persecuzioni e queste lotte spiegano abbastanza lo sbatto numero dei giornali cattolici in Italia. Anzi esse rendono più degno di considerazione questo ristretto numero, il quale a fronte di tante difficoltà e di tanti pericoli è assai ragguardevole e meritevole in qualche guisa di non comune ammirazione. Se la stampa cattolica godesse fra noi quella libertà che le viene conceduta nel Belgio e nell'Inghilterra, non esito a dire che i suoi organi ed i suoi giornali sarebbero duplicati e triplicati, e che sarebbero veramente padroni del campo. Se questa libertà fosse un po’ più rispettata, il dominio temporale dei Papi, lo posso francamente asserire, avrebbe nella stampa periodica e nel giornalismo italiano assai più numerosi ed aperti difensori.

Egli è tempo ormai che l'Europa cattolica, anzi l'Europa civile e liberale, conosca appieno quanto menzognera sia per noi cattolici quella libertà, che la rivoluzione va dicendo di avere instaurata nella nostra Penisola, ed è tempo che sappia convenevolmente apprezzare gli sforzi generosi, onde i cattolici italiani, per ogni verso perseguitati ed oppressi, protestano contro una fazione audace e potente, che vorrebbe rappire alla loro patria quella veneranda instituzione, che da dodici secoli ne forma la più splendida gloria e la più invidiabile grandezza. Il dominio temporale del Papa, se oggi conta in Italia molti avversari, non manca però di nobili, illuminati e devoti fautori, e se io qui volessi re carne le prove, potrei citarne non poche, e tutte convincenti e consolanti.

Ma non voglio intrattenerla di questo: mio scopo nel diriggerle questa mia lettera è stato quello unicamente di farle per una parte conoscere di qualche guisa lo stato attuale della stampa cattolica in Italia, e per l’altra le gravi ed imponenti difficoltà che le attraversano ognora il cammino. Voglio sperare che Ella accoglierà questo mio povero scritto con bontà e con compatimento, e non vorrà in esso ravvisare ne un rimprovero né una censura, ma in quella vece vorrà riscontrarvi un attestato rispettoso e sincero dell’alta considerazione col quale ho l’onore di protestarmi


Di Lei Chiarissimo Signor Professore
Bologna 30 Marzo 1862.
U.mo Dev.mo Servitore
GIO. BATTISTA Avv. CASONI
       
























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