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Sunto dell'amministrazione delle Provincie Napolitane 

dal principio del corrente anno (1861) fino ad oggi

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Se andiamo a leggere, sul sito http://www.costantinonigra.eu/, la sintesi della “carriera diplomatica straordinaria” di Costantino Nigra non troviamo alcun riferimento alla luogotenenza svolta nel 1861 a Napoli. 

Qualche accenno nella voce biografica della Treccani, dove leggiamo:

“Ma il 1861 non fu per lui un anno fortunato. Iniziò con l’esperienza temporanea di segretario generale della seconda luogotenenza napoletana, tra gennaio e maggio, dopo il fallimento della prima affidata a Luigi Carlo Farini, allo scopo di guidare più in fretta possibile l’unificazione amministrativa del Mezzogiorno, delle Marche e dell’Umbria.

Si rivelò inadatto e fu il primo fallimento nella sua brillante carriera pubblica, perché privo di esperienza di governo e portato più a mediare con cautela che a dirigere con decisione “

http://www.treccani.it/enciclopedia/costantino-nigra

 Sunto dell'amministrazione delle Provincie Napolitane dal principio del corrente anno (1861) fino ad oggi

Nell’archivio online del Senato fra i vari incarichi avuti durante la sua carriera troviamo anche “Luogotenente generale di SM per le province napoletane (1861)”.

L’opuscolo che mettiamo a disposizione di amici e naviganti si trova in poche biblioteche, ne citiamo tre:

  • Biblioteca di storia moderna e contemporanea - Roma
  • Biblioteca dell'Accademia delle scienze - Torino
  • The British Library - https://www.bl.uk/

Ovviamente anche nella immensa biblioteca digitale di Google.

Nel catalogo nazionale OPAC non si indica il luogo di pubblicazione e come data si scrive 1861 (?).

Nel catalogo della British Library si indica: Napoli, 1861.

Si tratta di una sorta di rapporto sul lavoro svolto e sulla situazione delle Provincie Napolitane – la lettura dell’opuscolo, dopo la solita litania sul malgoverno borbonico, occorre riconoscerlo per onestà intellettuale, offre uno spaccato abbastanza realistico delle condizioni dell’ex-regno. Scrive della ostilità di clero e aristocrazia, della delusione dei tanti che si aspettavano grandi cambiamenti, del malcontento dell’esercito meridionale e degli ex-soldati borbonici, dei licenziamenti di impiegati e di operai. Ovviamente il brigantaggio viene ridotto ad un tentativo dei borbonici di restaurare l’antico ordine servendosi di grassatori e assassini in cerca di perdono per le loro malefatte. E il governo si trova ad operare senza il  supporto della pubblica opinione a causa della “antica abitudine di considerare il Governo come naturale nemico della società”

Ve ne consigliamo la lettura.

Zenone di Elea – 12 Maggio 2017


Napoli 20 Maggio 1861.

Per ordine di S. A. R. il Principe di Carignano, Luogotenente Generale di Sua Maestà, ho l'onore di presentare a V. E. un sunto dell'amministrazione delle Provincie Napolitane dal principio del corrente anno fino ad oggi.

Le gravi difficoltà incontrate dal Governo di S. A. R. nei quattro mesi trascorsi furono in qualche parte provocate da fatti recenti e transitorii; ma la più gran parte di esse ha origine da cause remote e più o meno durevoli. Lo scioglimento dell'esercito borbonico, le misure prese a riguardo dell'esercito meridionale sul finire dello scorso anno, i capitoli di Gaeta che per misero a Francesco Secondo il soggiorno di Roma, contribuirono senza dubbio a suscitare al Governo di queste provincie seriissimi imbarazzi. Non è qui opportuno di discutere le ragioni di questi fatti, alcuni dei quali han dovuto essere una necessità pel Governo centrale. Ma è importante di constatare che l'amministrazione di S. A. R. fu del tutto estranea ai medesimi e che essa dovette solamente subirne le conseguenze.

A S. E.
Il Sig. Conte di Cavour
Presidente del Consiglio dei Ministri
di S. M. il Re d'Italia
Torino

Ad ogni modo però i fatti accennati non avrebbero di per sé soli dato luogo ai torbidi scoppiati nelle provincie e a Napoli stessa, senza la coesistenza di una condizione generale di cose, la cui gravità non poteva nemmeno sospettarsi, se la rivoluzione dello scorso autunno e gli eventi posteriori non fossero venuti a manifestarla.

Le storie contemporanee, da Colletta in poi, sono piene de’ biasimi dell'Amministrazione borbonica. Ma nessuna storia ha potuto svelare tutta quanta la immensa piaga. Fatte le debite eccezioni, tanto più onorevoli quanto più rare, ben si può dire con tutta verità, come ogni ramo di pubblica amministrazione fosse infetto dalla più schifosa corruzione. La giustizia criminale serva alle vendette del Principe; la civile, meno corrotta, ma incagliata anch'essa dall'arbitrio governativo. Libertà nessuna, né ai privati né ai municipii. Piene le carceri e le galere del più onesti cittadini, commisti a rei de più infami delitti. Innumerevoli gli esiliati. Gl'impieghi concessi al favore o comperati. Gl'impiegati in numero dieci volte maggiore del bi sogno. Gli alti impieghi largamente pagati, insufficientissimi gli stipendii degli altri. Quindi corruzione e peculato ampiamente e impunemente esercitati. Abuso di pensioni di giustizia e di grazia. Ammessi in gran numero ad impieghi governativi ragazzi appena nati, cosicchè contavano gli anni di servizio dalla primissima infanzia. Istruzione elementare nessuna. La secondaria poca e insufficiente. L'universitaria anche più poca e cattiva. Trascurata più ancora l'istruzione femminile. Quindi ignoranza estrema nelle classi popolari. Pochi i mezzi di comunicazione. Non sicure le strade, né le proprietà, né le vite de’ cittadini. Neglette le provincie. Poco commercio malgrado le risorse immense di paese ricchissimo. Pochissime le industrie.

Perciò aggiunta all'ignoranza la miseria e la fame. Le spese di amministrazione molto maggiori d'ogni più largo calcolo. Gl'istituti di beneficenza, riccamente dotati, depauperati da schiera immensa d'impiegati, d'amministratori, d'ingegneri, d'avvocati.

I proventi loro consumati, di regola generale, per tre quarti in spese d'amministrazione, e per un quarto solamente nello scopo dell'istituzione. Nelle carceri, nell'esercito, nelle amministrazioni, in tutti i luoghi pubblici esercitata largamente la camorra, il brigantaggio nelle provincie, il latrocinio dappertutto.

La polizia trista, arrogante, malvagia, padrona della libertà e della fama dei cittadini. I lavori pubblici, decretati, pagati e non fatti. Ogni potere, ogni legge, ogni controllo concentrato nell'arbitrio del Principe. Nessuna guarentigia del pubblico denaro. Clero immenso, ignorante, salve alcune eccezioni meno rare nella diocesi di Napoli; sfornito di dignità e della coscienza del proprio ministero. Bassa superstizione nel popolo. La mendicità esercitata, sotto forme diverse, da tutte le classi dei cittadini, non escluse le più elevate. Non giornali, non libri.

L'esercito corrotto, non esperto di guerra, privo di fiducia nei capi. Fu notato a ragione che se le popolazioni napoletane han potuto resistere a tanti mali per sì lungo tempo, ben doveva essere tenace la loro tempra, e profonda la coscienza del loro diritto. Difatti tutto questo corrotto edifizio, a mala pena sostenuto dall'ostinata volontà di Ferdinando Secondo, si sfasciò sotto l'urto d'un pugno d'uomini eroici, a cui tenne dietro il sollevamento quasi istantaneo dell'intiera popolazione.

Successero la rivoluzione, e il plebiscito con cui fu dichiarata l'unione al Regno italiano sotto la dinastia di Savoja. Durante il breve periodo della dittatura, Garibaldi governò coll'entusiasmo, col prestigio del nome e delle gesta, e colla rivoluzione. I più noti partigiani dei Borboni fuggirono; furono chiamati al Governo ed agli impieghi uomini prima perseguitati dalla polizia borbonica. Si sollevarono le speranze di tutti. Ma la dittatura non ebbe il tempo né il potere di portare un rimedio efficace, durevole, radicale ai mali da cui tutta quanta la società era travagliata in queste provincie. A sradicare questi mali, due soli erano i mezzi; uno proprio della rivoluzione, l'altro proprio di Governo regolare.

Procedendo rivoluzionariamente si poteva far tavola rasa di tutto per riedificar tutto più tardi con modi rivoluzionarii.

Ma per operare questo radicale rivolgimento conveniva sottoporsi a tutti i pericoli della rivoluzione, e quindi alla probabilità di lotte sanguinose interne ed anche esterne. Per tal modo veniva a compromettersi colla pace d'Europa la soluzione della questione italiana. Non rimaneva quindi che l'altro mezzo: quello cioè di procedere ad ordinare regolarmente e successivamente l'amministrazione di questa provincia, partendo dalla base di quanto esisteva, eliminando a poco a poco gli elementi corrotti, sur rogandoli con elementi buoni, e preparando quanto più celeremente si potesse la via all'unificazione, senza respingere nessuno de partiti che fosse pronto ad accettare il nuovo ordine di cose dal voto popolare stabilito.

A questo secondo partito doveva appigliarsi, e s'appigliò difatti il Governo del Re. Colla spedizione delle Marche e del l'Umbria e colla presa di possesso delle provincie napoletane, troncò egli ad un tratto il corso della rivoluzione che ben presto avrebbe assunto in questo paese le tendenze sociali. Ma questo sistema, se aveva per effetto di salvare la pace dell'Europa e la causa d'Italia, non era senza inconvenienti né senza pericoli. Il Governo del Re accettava tutta l'eredità della rivoluzione senza potersi valere dei mezzi rivoluzionarii. Potevasi fin d'allora prevedere che agli antichi mali sarebbersi aggiunte le deluse speranze dei partiti estremi, il malcontento di quanti si promettevano fortune e favori del nuovo ordine di cose, l'ostilità d'infinite suscettibilità offese, lo spostamento di molti interessi e la difficoltà gravissima di rimettere al posto loro tutti i bassi elementi che ogni violenta commozione dagl'infimi fondi sociali fa venire a galla.

Difatti appena stabilito, colla Luogotenenza, un regolare Governo, queste difficoltà vennero man mano manifestandosi.

Il clero, rassicurato dalla temperanza del Governo del Re, rialzò il capo e si mostrò in massima parte apertamente ostile. Una parte dell'aristocrazia, senza rendersi conto dei rischi a cui li sottrasse, o tenne il broncio al Governo, o l'osteggiò con colpevoli maneggi. Il gran numero di coloro che pensavano che la libertà e la nazionalità fossero sinonimi di ricchezze, d'impieghi e di pane, si trovarono delusi e malcontenti. Ad essi si aggiunsero molti fra i componenti dell'esercito meridionale irritati del tolto grado e stipendio, i soldati borbonici lasciati liberi dalla generosa confidenza del Governo, i pochi repubblicani ed un numero più grande di autonomisti, tutti per ragioni diverse malcontenti della nuova amministrazione. La miseria e la carestia, originate dalle cause fin qui accennate, e fatte più sensibili nell'inverno e nella primavera, contribuirono pure ad ingenerare lo sconforto.

Finalmente non devesi omettere che per riformare alcune amministrazioni, il Governo è stato nella necessità di sciogliere compagnie di milizie irregolari, di licenziare impiegati superflui ed operai inetti o immorali in numero assai grande, i quali accrebbero pur essi il numero del malcontenti.

Non è quindi a stupire, se in un paese da lunga mano esercitato dal brigantaggio, dopo una rivoluzione, ed un cambiamento completo di dinastia e d'ordini governativi, siansi manifestati in varie provincie moti parziali, che sotto il colore politico avevano vero carattere di grassazione e di saccheggio.

A ben determinare quest'ultimo carattere dei recenti moti degli Abruzzi, di Terra di lavoro e di Basilicata gioverà l'esporre un altro fatto, sul quale chi scrive chiama la speciale attenzione di V. E.

Accanto ai patrioti onesti e liberali che aiutarono la rivoluzione in queste provincie si unirono uomini rei d'ogni delitto, di perduta fama, sfuggiti all'azione della giustizia o alle carceri, i quali e per far dimenticare i commessi misfatti e per acquistar credito o ricchezze, ed anche per esercitare private vendette, cooperarono al compimento del rivolgimento politico che stabilì il nuovo ordine di cose. Credevano essi che il nuovo Governo (seguendo esempi non nuovi nelle storie napolitane) non solo avrebbe dimenticato le loro nequizie, ma li avrebbe ricompensati. Vedendo invece che le loro malvage speranze trovavano ostacolo insuperabile nell'onestà e nella giustizia del Governo, si diedero all'antico mestiere del brigantaggio e dell'assassinio. Citerò, per tutti, un esempio, sul quale dal Governatore del Principato ulteriore ebbi interessanti indicazioni. Capo dell'orda dei briganti reazionarii, che ultimamente fu dispersa sui confini del Principato ulteriore e di Basilicata, era un certo Carmine Donatello. Costui, pastore di capre in origine, di costumi depravati, analfabeta, reo di molti omicidii e di altri gravi misfatti, evaso di galera, si univa nel settembre scorso ai liberali, prestava il suo braccio ignominioso alla rivoluzione, e, siccome era fornito di coraggio personale e di attività, giungeva perfino ad acquistare una certa influenza nel suo circondario.


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Sperava egli dal nuovo Governo perdono e favori; ma, scorgendosi invece pendere sul capo la mano della giustizia, il Donatello, spinto dalla fame e disperando di ottener grazia, tornò all'antica vita di omicida e di ladro. Carcerato in seguito a mandato di arresto, l'assassino riusciva ad evadersi aiutato da alcuni suoi amici facienti parte della Guardia Nazionale. Uscito in libertà, si diede a far socii ed a scorrere la campagna. Prima che si avesse truppa disponibile da mandare sui luoghi, la banda divenne numerosa ed insolente. Si fu allora che i partigiani del cessato Governo Borbonico credettero di poter dare uno scopo politico alla comitiva e trasformare il brigante in capo di partito. Il Donatello vi trovava il suo conto, nell'oro che gli si diede, nella nuova dignità assunta e nella speranza di quei medesimi compensi, che i Borboni nel secolo scorso accordavano a Fra Diavolo, a Mammone e ai banditi del Cardinal Ruffo. Le stesse cose più o meno si verificarono negli Abruzzi, in Capitanata e altrove. Fu cioè dappertutto un moto di ladri e di briganti, a cui si tentò di dare forma e tendenze politiche.

La poca truppa che si potè spedire nei luoghi minacciati ebbe facilmente ragione di queste orde. Le popolazioni e le guardie nazionali si riebbero dallo spavento incusso da fatti reali e da narrazioni esagerate. Insomma con tante cagioni di malcontento e di malessere il movimento non ebbe seguito. Se fosse stato un vero moto politico, in poco tempo avrebbe preso le più vaste proporzioni. Si rammenti V. E. che nel 1799 il Cardinal Ruffo, con principii assai più meschini che non fosse la banda del Donatello, giungeva in pochi giorni a Napoli dall'ultima Calabria a distruggere la repubblica e a scacciarne il presidio francese.

Un'altra circostanza degna di nota si è che nelle ultime elezioni politiche i nomi dei più avanzati radicali uscirono dal l'urna di quei Collegi appunto, ove le reazioni eransi manifestate.

Il partito borbonico, incoraggiato da questi fatti e spinto dalle eccitazioni di Roma, ebbe disegno di approfittare della circo stanza per tentare un vero moto politico. Ma la vigilanza del Governo e l'attitudine della popolazione, e massime della Guardia Nazionale di Napoli, sconcertarono in sul primo formarsi il colpevole divisamento. Gli accusati si trovano ora in mano ai Tribunali ordinarii ed a questi toccherà il giudicare.

Si noterà qui solamente come l'annunzio delle scoperte trame eccitasse una tale indignazione nella popolazione di Napoli da togliere ai nemici della unità italiana ogni speranza di successo.

Da quanto si venne sin qui esponendo appare quanto grave fosse la posizione del Governo di S. A. R. in queste provincie.

Il Principe Luogotenente doveva reggere il paese, migliorarne l'amministrazione, preparare l'unificazione in mezzo a tutte queste difficoltà, e ciò senza ricorrere a mezzi rivoluzionarii, senza poter disporre di forza sufficiente, quasi senza gendarmeria, con elementi quasi esclusivamente locali, con poteri limitati e senza provocare misure incostituzionali. Doveva governare senza urtare troppo violentemente le tendenze autonomiche di un partito considerevole per numero e per influenze, valendosi in gran parte d'impiegati e magistrati antichi e perciò poco accetti alla popolazione, e in parte di uomini nuovi e quindi privi di esperienza amministrativa; doveva governare coi mezzi della libertà un popolo che non ha lungo esercizio di libertà, e in mezzo agli ostacoli suscitati nel Parlamento allo stesso Governo centrale, ostacoli la cui azione si faceva vivamente sentire in queste provincie. Infine doveva governare senza l'ajuto efficacissimo che presta dovunque ai liberi governi la pubblica opinione; giacché è pur d'uopo confessare che in queste provincie la pubblica opinione si sta pur ora appena formando. In prova di questo fatto il sottoscritto non ha che a richiamare quanto scrisse in altra circostanza sulla stampa napoletana.

La pubblica opinione qui esistente ha un carattere quasi esclusivamente negativo. E per l'antica abitudine di considerare il Governo come naturale nemico della società, e per le cause di scontento superiormente accennate l'ufficio della pubblica opinione fu finora quello di indicare i mali spesso esagerandoli, di accusare gli uomini e i sistemi, senza indicare i rimedii, ovvero indicando tutto al più alcuni rimedii generali senza rendersi conto della possibilità della loro attuazione.

Si è gridato e si grida continuamente: si migliori, si semplifichi, si moralizzi l'amministrazione, si caccino gli impiegati borbonici, si mettano al loro posto le vittime del cessato dispotismo, si dia pane e lavoro al popolo, si facciano strade ferrate, si fondino scuole, asili, e licei, si crei l'industria e il commercio, si reprimano le ostilità clericali e borboniche, si organizzino i municipii, si diano armi alle Guardie Nazionali, si mandino truppe e gendarmi nelle provincie, si compensino i martirii e i danni sofferti. Da altri si grida: si cammini speditamente nella via della unificazione, si distrugga ogni vestigio di autonomia, passi al Governo centrale l'intiera responsabilità e l'azione dell'amministrazione locale. Infine si dice da altri: si rispetti lo spirito autonomico del paese, si rispettino le  tradizioni e le istituzioni locali; si conservi quanto ci è di buono nella legislazione locale; si trattino con moderazione il clero e i partiti anche avversi; non si mettano sulla strada i numerosi impiegati antichi sì civili che militari; si chiamino alla direzione della cosa pubblica meno uomini politici che esperti amministratori, benché per avventura abbiano servito il cessato Governo.

Alcuni di questi consigli si escludono a vicenda, altri non si possono attuare immediatamente, altri non si possono seguire senza i temperamenti che la pratica delle cose di Stato in dica indispensabili. Non s'improvvisa in pochi mesi un sistema di strade ferrate; non si creano scuole senza maestri, e questi non s'improvvisano egualmente; le industrie e i commerci non si fondano che colla fiducia, coll'azione lenta delle libere istituzioni, collo spirito di associazione e della iniziativa privata; non si muta in un istante un popolo soggetto da tempo lunghissimo alla schiavitù e alla ignoranza in un popolo colto e civile; l'opinione pubblica non si crea che coll'esercizio della libertà; non si cancellano ad un tratto le vestigia profonde di una seco lare oppressione; non si possono mandar truppe in numero maggiore di quelle che si hanno; né in pochi mesi si può centupli care il numero de Carabinieri la cui istituzione esige tempo e disciplina; non si moralizza in un istante un'amministrazione - corrottissima. -- Tuttavia il Governo di S. A. R. introdusse nei varii rami dell'amministrazione tutti quei miglioramenti pratici che gli furono consentiti dalle difficoltà del tempi. Esso ha la coscienza di aver preparato il terreno a miglioramenti maggiori, e non dubita che la storia imparziale, il Governo del Re, e queste stesse provincie gli terran conto degli sforzi fatti e delle difficoltà superate.

Esso si astenne dall'urtare troppo violentemente le suscettibilità del paese, conciliando questo rispetto col principio del l'unificazione vivamente reclamata nell'interesse della grande patria italiana. Tenne conto di ogni legittimo diritto relativa mente alle persone; governò col concorso di uomini del paese, ed introdusse l'utilissimo sistema della commutazione degl'impiegati fra la superiore e l'inferiore Italia; chiamò a suoi Consiglieri gli uomini che erano indicati dalla pubblica opinione e da più benemeriti cittadini.

Sciolti gli antichi Ministeri napoletani degli affari esteri, della guerra e della marina, passate le loro attribuzioni a rispettivi Ministeri centrali, si adottò un'eguale misura per le Amministrazioni delle poste e del telegrafi. Si abolì il Consiglio di Luogotenenza: i Consiglieri furono mutati in Segretarii generali dipendenti da rispettivi Ministeri di Torino. Furono ridotti a quattro gli otto Dicasteri; gli affari e le nomine più importanti furono portati alla dipendenza del Governo centrale. Le misure legislative principali, qui pubblicate prima dell'apertura del Parlamento, furono generalmente inspirate dal medesimo concetto d'unificazione.

Non essendo possibile a S. A. R. l'acquistare in breve tempo esatta e sincera notizia del personale, ha essa saviamente determinato che ogni nomina ed ogni disposizione concernente il personale stesso, prima di essere sottoposta alla sua firma ed a quella del segretario generale di Stato, fosse discussa in conferenza del Consiglieri di Luogotenenza o Segretarii generali, e da essi approvato. Malgrado questa precauzione, errori han potuto succedere e successero di fatti; ma, se si tien conto delle circostanze eccezionali del Governo, si ha luogo a credere che questi errori non furono né frequenti né gravi.

Intorno alle riforme apportate nell'amministrazione degli affari ecclesiastici il sottoscritto ha riferito all'onorevole Guardasigilli con ispeciali rapporti, fra cui accenna quello che porta la data del 24 marzo ora scorso. Il Commendatore Mancini, Segretario generale incaricato di questo importante servizio, diede pur esso ampia notizia dell'operato con particolari relazioni, alcune delle quali furono pubblicate. Il sottoscritto si limita a far qui menzione delle leggi importantissime promulgate coi decreti di S. A. R. del 17 scorso febbraio. Esse non furono che l'esecuzione precisa delle istruzioni impartite dal Governo centrale alla Luogotenenza quando S. A. R. partì da Torino.

Con un primo decreto sono richiamati in vigore gli atti costituenti l'antico diritto pubblico ecclesiastico delle provincie napolitane, e si dichiara cessata ogni efficacia del Concordato borbonico conchiuso con la Sede Pontificia il 16 febbraio 1818, e dell'altra Convenzione del 18 aprile 1836. Tali patti stretti con Roma da due Ferdinandi di Napoli avevano presso che distrutta l'indipendenza del Principato civile, ed estesa enormemente l'ingerenza del Clero nelle cose meramente secolari.


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Nello stesso modo in Toscana il decreto che dichiarò cessato e disciolto il suo Concordato, ristabilì l'antica polizia ecclesiastica conosciuta sotto il nome di Leopoldina. Solamente con ciò la potestà civile per tutt'i suoi diritti riconosciuti ed accordati nel già Regno delle due Sicilie dal Concordato del 1818, benché non possa più oltre esercitarli in virtù del Concordato medesimo, nulla perde, potendo invocare a fondamento di essi un diverso titolo nel preesistente diritto pubblico ecclesiastico napoletano. Una perfetta eguaglianza per lo esercizio de' diritti ci vili e politici è stabilita tra i cittadini appartenenti a differenti culti; la qual cosa è conforme a quanto in forza di apposita legge votata dal Parlamento nel 1848 è in vigore negli antichi Stati della Monarchia. Ogni privilegio di foro è abolito; e gli ecclesiastici sono assoggettati a tutte le leggi ed a Tribunali ordinarii dello Stato. Queste sono le principali disposizioni com prese in quel primo decreto.

Ma a prevenire i possibili abusi delle autorità ecclesiasti che in danno dell'ordine pubblico, fu stimata convenevol cosa introdurre anche in Napoli quel rimedio di ricorso alla regia protezione, che già sotto il nome di Appello per abuso era in vigore negli antichi Stati (come in altre contrade cattoliche di Europa), e che fu poscia esteso alle altre provincie italiane che si aggregarono alla Monarchia di Savoia. Tale rimedio che provvede anche a conflitti della podestà civile con la ecclesiastica era riconosciuto eziandio prima del Concordato del 1818 nel diritto pubblico napoletano. Ma si volle qui assimilare anche in questa parte le istituzioni vigenti nella superiore e media Italia con quelle delle provincie napoletane, attribuendo alla cognizione del Consiglio di Stato quel ricorsi, sia per abuso, sia per conflitto di giurisdizione.

Una Prammatica del 12 luglio 1779 aveva in Napoli con fidata l'amministrazione de beni delle Chiese e del beneficii vacanti a regii economi e sotto-economi, e ciò perchè i beni medesimi esser debbono sotto la protezione regia, e i frutti dei benefizii costituiscono una regalia della Corona. Ma il Concordato del 1818 aveva creato, come si è accennato più sopra, le Commissioni diocesane che ebbero l'effetto di sottrarre tali beni ad ogni ingerenza governativa, e di confidarli esclusivamente nelle mani degli ecclesiastici. – Ora un terzo decreto soppresse le Commissioni diocesane, e ripristinò il regio economato  generale per le provincie napoletane, nella forma e con le norme vigenti nell'Italia superiore.

Un quarto decreto, sull'esempio di quanto si è operato nelle altre provincie della Monarchia, toglie la qualità di enti morali riconosciuti dalla legge civile alle Case degli ordini monastici ed a Capitoli delle chiese collegiate, salvo le eccezioni da de terminarsi specialmente per quegli ordini che compissero utili uffizii sociali per proprio istituto. Col medesimo decreto sono sciolti i benefizii, le cappellanie e le abazie che non abbiano cura d'anime, né annesso alcun uffizio ecclesiastico che debba compiersi personalmente dal provvisto. È creata pel possesso de beni di questi conventi, benefizii e cappellanie una Direzione della cassa ecclesiastica, dipendente dal Governo, dalla quale sarà corrisposta una sovvenzione a membri degli ordini soppressi, senza che sia permessa nel medesimi l'ammessione di nuovi religiosi.

Con un quinto decreto son parimenti soppresse le così dette conferenze delle missioni. Per comprendere l'importanza di quest'altro provvedimento, basti il notare che ad una sola di queste conferenze, quella creata sotto il titolo di Santa Maria dell'Assunta nel palazzo arcivescovile di Napoli, fu lasciato nel giro di pochi anni un capitale di 6 milioni di lire per legati.

Quella conferenza, il cui scopo primitivo doveva essere di spargere nelle provincie la parola religiosa, era diventata strumento di Governo sotto la cessata dinastia. Un sesto decreto abolisce ogni disposizione che escluda la libera azione dell'autorità civile, o prescriva il necessario con corso, o l'esclusiva ingerenza del vescovi nelle Commissioni di beneficenza, nell'amministrazione e nel governo delle opere pie laicali, delle cappelle laicali, degli orfanotrofii, conservatorii e ritiri, delle confraternite e pie associazioni e di ogni altra corporazione, stabilimento ed istituzione laicale. Questo Decreto riserba la nomina degli amministratori del pii luoghi a municipii sotto l'approvazione del Dicastero dell'interno.

Nello scopo di mettere il Governo centrale in misura di determinare con conoscenza di causa quali fra gli ordini monastici dovessero eccettuarsi dalla misura di soppressione poc'anzi accennata, furono nominati per ordine del Governo di S.A.R. Commissioni provinciali presiedute dal Governatore del la provincia e composte di persone ragguardevoli per ingegno, probità e patriottismo, ed immuni da pregiudizii e da eccedenze sia nella esagerazione, sia nel disprezzo dei principii religiosi. Il lavoro di queste Commissioni provinciali fu compiuto e mandato all'onorevole Guardasigilli, perchè il Governo centrale, possa nella sua saviezza determinare le eccezioni necessarie.

Intorno a questa materia non rimane al sottoscritto che di insistere vivamente presso il Governo centrale, perchè voglia nel più breve tempo possibile togliere gli ordini religiosi dalla incertezza in cui vivono relativamente ai loro destini. Siccome fra essi ve ne sono alcuni i quali, e per lo scopo della loro istituzione, e pei servigi resi al paese non può cader dubbio che debbano essere conservati, il sottoscritto proporrebbe che si fissasse subito una prima lista di ordini eccettuati, salvo a completarla più tardi ove sia stimato necessario.

Intorno ai provvedimenti dati per l'esecuzione dei decreti precitati lo scrivente si riferisce agli speciali rapporti inviati su questa materia all'onorevole Guardasigilli. Non deve tralasciare di notar qui a questo proposito la protesta sottoscritta dal l'Episcopato napoletano contro l'esecuzione dei decreti medesimi.

A complemento di queste brevi notizie sulle cose del culto si stima cosa non inopportuna l'aggiungere alcuni cenni intorno alla statistica ecclesiastica.

Mancano affatto elementi certi per una statistica degli ordini religiosi; nissuna traccia se ne trovò al Dicastero degli affari ecclesiastici, il quale sotto la Luogotenenza di S. A. R. ordinò di compiere sollecitamente questo importante lavoro.

Ma non essendo finora pervenuti al Dicastero i dati richiesti alle varie provincie, non si può dar qui che un cenno molto inesatto degli ordini religiosi maschili, e specialmente poi dei femminili.

Mendicanti. Da un lavoro statistico del 1848 compilato sulle notizie somministrate dai Superiori stessi delle case religiose al Dicastero degli affari ecclesiastici in Napoli, risulterebbe, che i mendicanti trovavansi sparsi per le provincie napoletane come appresso:

ORDINI. CASE. PERSONE.
Alcantarini27653
Cappuccini2343136
Osservanti2192650
Riformati1592697
Passionisti367
Totaleordini   5 case  642persone  9203

Tenuto conto però, che nel lasso di tempo trascorso dal 1848 in fino ad oggi un aumento vuol essere sopravvenuto nel personale anzidetto, si può rispetto al momento che corre fissare la cifra de membri dell'ordine in 10 o 11 mila persone.

Sebbene mendicanti, pure pagherebbero di contributo fondiario, per quanto si potè conoscere, la somma complessiva d'annui ducati 1441,10; ciò che darebbe loro complessiva mente la rendita di circa annui duc. 9,000, e quindi il capi tale di ducati 180,000

ossia di rendita lire38,250
e di capitale765,000

Possidenti. Dai cenni parimenti consegnati nel lavoro sur riferito ricaverebbesi per gli ordini religiosi maschili possidenti disseminati per le provincie napoletane il quadro che segue:

ORDINI. CASE. PERSONE.
Agostiniani calzi20167
Agostiniani calzi di S. Giovanni450
Agostiniani scalzi135
Benedettini Cassinesi3109
Benedettini bianchi315
Barnabiti355
Crociferi044
Canonici regolari lateranensi042
Conventuali (III Ordine di S. Francesco)14
Cisterciensi113
Certosini245
Camaldolesi356
Carmelitani calzi9112
Carmelitani scalzi568
Cherici RR. di S. Fr. Car118
Cherici RR. della Mad. di Dio240
Cinesi134
ORDINI. CASE. PERSONE
Congregazione di S. Vinc. di Paola6156
Congregazione del SS. Redentore14273
Conventuali14151
Dottrinarii630
Domenicani27354
Gesuiti7188
Mercedarii115
Minimi di S. Francesco di Paola933
Mannarini944
Pii Operarii335
Filippini899
Sacramentini359
SS. Cuore574
PP. di S. Giovanni di Dio1270
Scolopii8126
Teatini358
PP. del B. Pietro da Pisa376
Totale Ordini 34 case 206 persone 3200

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Ritenuto però, che, come dei mendicanti s'è detto, anche il numero del possidenti siasi accresciuto d'un quinto, dal 1848 in poi, sembra che possa ritenersi oggi come più vero il quadro stesso così modificato, cioè,

OrdiniN.° 34
CaseN.° 206
PersoneN.° 3840

Tutto questo personale pagherebbe annualmente per con tributo fondiario l'ammontare di ducati 73,257.40, ed avrebbe d'entrata annua corrispondente ducati 458,590.96, e quindi possederebbe un capitale di ducati 9,171,819.22 ossia avrebbe:

RenditaL.1,949,011.58
CapitaleL.38,567,500,685

Aggiungendo il capitale di ducati 262,462.49 provenienti da legati pii laicali, e ricevuto parte dalle corporazioni religiose mendicanti e parte dalle possidenti dal 1818 al 1847, risulterebbe come la rendita affetta agli ordini possidenti toccasse quasi sin d'allora i due milioni di lire.

Monache. Da una statistica del censo di Napoli del 1845, che si potè a stento avere sott'occhio, rileverebbesi che nel perimetro della città si avevano allora:

N.° 13 Ordini monastici di donne
conN.° 24 Case fra tutti essi ordini
e N.° 1495 Persone in esse case.

Fatto quindi caso della popolazione, tenuto conto delle di verse ragioni che possono favorire o contrastare l'impianto di case monastiche femminili nelle diverse località, e stabilita pu re una qualche proporzione fra il noto numero di case maschili e di monaci esistenti in Napoli e fiori, ed il numero di case femminili e di monache che già si conoscerebbe per Napoli, crederebbesi potere ascendere il numero delle case di monache (fra Napoli e fuori) a 250; ed assegnando a ciascuna di esse N.° 20 persone tra monache propriamente dette, novizie e converse, si avrebbe un totale di monache N.° 5000. Attribuendo poi, nella mancanza assoluta di dati statistici, a ciascheduna casa pel suo mantenimento la rendita di lire 8 mila, avrebbesi complessivamente la rendita annua di lire 2,000,000, e corrispondente alla stessa un capitale di lire 40,000,000.

I 13 ordini di religiose, che esistevano in Napoli nel 1845 e che si suppone vi esistano tuttora, sono i seguenti: Domenicane, Francescane, Cappuccine, Teresiane, Concezioniste, Benedettine, Sacramentine o Adoratrici Perpetue, Carmelitane, Teatine, Romite, Canonichesse lateranensi, Agostiniane, Suore della carità.

Si noverano nelle provincie napoletane.

N.° 20 Arcivescovadi, cioè quelli di Acerenza e Matera, Amalfi, Bari, Benevento, Brindisi, Capua, Chieti e Vasto, Conza, Cosenza, Lanciano, Manfredonia, Napoli, Otranto, Reggio, Rossano, Salerno, S. Severino, Sorrento, Taranto, Trani, e Nazaret; e

N.° 77 Vescovadi, cioè di Acerno, Acerra, Alife, Andria, Anglona e Tursi, Aquila, Aquino, Sora e Pontecorvo, Ariano, Ascoli e Cerignola, Avellino, Aversa, Bisceglie, Bojano, Bova, Bovino, Cajazzo, Calvi e Teano, Campagna, Capaccio e Vallo, Cariati, Caserta, Cassano, Castellamare, Castellaneta, Catan zaro, Conversano, Cotrone, Diano, Foggia, Gaeta, Gallipoli, Gerace, Gravina e Montepeloso, Ischia, Isernia e Venafro, Lacedonia, Larino, Lecce, Lucera, Marzi, Marsico e Potenza, Melfi e Rapolla, Mileto, Molfetta, Giovinazzo e Terlizzi, Monopoli, Muro, Nardò, Nicastro, Nicotera e Tropea, Nocera de Pagani, Nola, Nusco, Oppido, Oria, Ortona, Ostuni, Pen ne ed Atri, Policastro, Pozzuoli, Ruvo e Bitonto, S. Marco e Bisignano, S. Severo, S. Agata de' Goti, S. Angelo de Lombardi e Bisaccia, Sarno e Cava, Sessa, Squillace, Telese e Cerreto, Teramo, Termoli, Tricarico, Trivento, Troja, Ugento, Valva e Solmona, Venosa, Viesti.

La rendita complessiva di tutti i Vescovadi e Arcivescovadi suddetti, calcolata per la maggior parte dietro informazioni officiali e pel rimanente approssimativamente, sarebbe di duc. 460,287 pari a lire 1,956,219; 75 formanti il capitale di duc. 9,201,720 o lire 39,124,395.

La rendita in media spettante a ciascun titolare delle di verse diocesi sarebbe di ducati 4745 – L.20,171.40.

Stabilendo un confronto fra il numero dei Vescovi e Arcivescovi di Francia e quelli delle provincie napoletane, si ricava anzitutto, che il numero d'anime 7,060,618 diviso pel num.97, dà circa anime 70,000 per ciascun Vescovo. Laddove in Francia, dove per una popolazione di circa 35 milioni di cattolici non si hanno che 14 Arcivescovi e 66 Vescovi, cioè in tutto 80 pastori, il primo numero (35,000,000) diviso pel secondo (80) darebbe solamente un Vescovo per ogni 437,500 anime. Cioè la Francia, se dovesse mostrarsi sul piede delle provincie napoletane, dovrebbe avere, per la sua popolazione cattolica di 35 milioni, Vescovi 485; e le provincie napoletane, se fossero sul piede di Francia, dovrebbero contentarsi, per una popolazione di 7 milioni, di Vescovi 16. Ora invece, contando le ultime Vescovi 97 invece di 16, ne risulta che il numero del Vescovi napoletani rispettivamente alla popolazione napoletana sta al numero del Vescovi francesi a rispetto della popolazione francese nella proporzione di 6 1/6 ad 1.

Il Dicastero di grazia e giustizia doveva compiere sotto il Governo di S. A. R. un doppio mandato, cioè quello di procurare la maggiore possibile unificazione legislativa con le altre parti libere della Monarchia, e quello di rinvigorire l'azione della giustizia fino allora lenta spesso ed inefficace.

Intorno alla delicata questione della riforma sul personale della Magistratura il sottoscritto richiama all'attenzione di V. E. quanto scrisse in data dell'11 aprile scorso all'onorevole Guardasigilli, e quanto espose verbalmente al sig. Conte di Castella monte, Segretario generale del Ministero di grazia e giustizia, durante la sua missione a Napoli. Basterà l'accennare qui le misure date per fornire di Giudici regii un numero grande di circondarii, che ne erano privi con grande scapito dell'azione della giustizia, non che il principio sanzionato da S. A. R. e dal Go verno centrale, e giova sperare tosto messo in esecuzione, in torno al cambio dei Magistrati tra la superiore e l'inferiore Italia.

Nota pure a questo riguardo il sottoscritto come uno dei primi atti del Governo di S. A. R. sia stato quello di chiamare immediatamente alle loro sedi i molti Magistrati, i quali con congedo o senza se ne erano allontanati, e ciò sotto pena di destituzione. Furono soddisfacenti i risultati che si ottennero da queste misure di rigore, talché al cominciare di febbraio quasi tutti i Magistrati si trovarono al loro posto. I pochi che non adempirono a questo dovere furono sospesi dall'uffizio.

S'istituì un Tribunale provinciale ed una gran Corte cri minale nella città di Benevento. Si diede opera a compiere il lavoro di scrutinio dei Giudici regii (di Mandamento) sulle informazioni pervenute dalle Commissioni censorie precedentemente istituite nelle provincie, e sugli antecedenti posseduti dall'Archivio del Dicastero.

Quanto all'unificazione legislativa è d'uopo accennare che già prima dell'arrivo di S. A. R. erasi cominciata l'opera colla pubblicazione delle leggi di pubblica sicurezza, sulla stampa e sull'ordinamento del comuni, votate dalla Consulta.

Il Consigliere di grazia e giustizia sotto la precedente Luogotenenza aveva nominato una Commissione legislativa, com posta di chiari Giureconsulti, con incarico di studiare il modo d'introdurre con opportune riforme in queste provincie il codice penale, quello di procedura penale, e la legge sulla organizzazione giudiziaria, vigenti negli antichi Stati della Monarchia Italiana. Questa Commissione non si era riunita che una sola volta. Alcuni membri di essa volevano che fossero lasciati in vigore i codici napoletani con qualche modificazione, e que sta dissidenza aveva prodotto lo scioglimento della Commissione. Tuttavia que membri di essa, che erano stati specialmente incaricati di formare il progetto di legge sulla organizzazione giudiziaria, completarono il loro lavoro, che rimase presso il Dicastero.

Il Governo di S. A. R., succeduto alla prima Luogotenenza, fece subito pubblicare il Codice Penale Militare già decretato dalla precedente amministrazione.

Susseguentemente, nello scopo di porre sollecitamente in opera la riforma legislativa, la quale faceva anche parte delle istruzioni date dal Governo centrale, S. A. R. nominò una nuova Commissione legislativa composta del più distinti magistrati e giureconsulti, della quale affidò la Presidenza al Commendatore Mancini. Questa Commissione esaminò con lodevole alacrità il Codice Penale, quello di Procedura Penale e il pro getto di legge sull'organamento giudiziario già presentato dalla precedente Commissione. Questi Codici e questa legge, che sono, salvo poche modificazioni, quelli che hanno vigore negli antichi Stati del Piemonte, in Lombardia e nell'Emilia, furono promulgati con decreti del 17 febbraio. Le poche modificazioni apportate dalla Commissione napoletana erano consigliate o da una maggior conformità a dettami della scienza, o da un debito e ragionevole rispetto alle tradizioni ed agli usi locali.

Il Codice Penale napoletano promulgato nel 1819 fu in quei tempi reputato buono se non ottimo; ma d'allora in poi la scienza aveva fatto nuovi progressi, e già il Colletta aveva portato di alcune parti di esso severo giudizio. L'abolizione del medesimo fu quindi ben lungi dal destare il malcontento che alcuni temevano.

Con altro decreto fu dato immediato vigore ed effetto in queste provincie al R. decreto del 7 ottobre 1859, che attribuisce esecuzione in tutta la Monarchia agli atti, alle citazioni ed ai giudicati che hanno luogo nelle diverse provincie italiane.

Con altro decreto furono messi in vigore la legge del 23 giugno 1854 e il regolamento annesso intorno alla promulgazione delle leggi ed atti del Governo.


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Con altro decreto furono introdotte nelle Camere di disciplina opportune riforme fondate sul principio della elezione dei componenti delle medesime da parte degli stessi avvocati.

Si è cercato migliorare la istituzione della statistica giudiziaria mensuale con apposite circolari.

Con altra circolare si esentarono dal registro e bollo i verbali di deposito nelle cancellerie dei Tribunali civili, dello esemplare del processo verbale delle elezioni politiche, non che le spedizioni del verbale stesso.

Altre disposizioni sulle prigioni giudiziarie, sulla pronta spedizione delle istruzioni e dei giudizi pendenti, sulle inumazioni dei cadaveri, sulla occultazione di reati per transazioni delle parti offese, sulla repressione dei reati di stampa ecc. fu rono accennate dal sottoscritto con speciali rapporti.

Fu pure a suo tempo informato il Governo centrale dei primi esperimenti intorno all'applicazione del sistema dei giurati ai reati di stampa.

Nello scopo di applicare contemporaneamente alle varie provincie italiane un sistema di legislazione uniforme, il Governo centrale decise che l'applicazione delle leggi sovra accennate, la quale doveva aver luogo il 1° luglio prossimo, fosse per alcun tempo differita. Intanto il Governo di S. A. R. ebbe cura di far pervenire all'onorevole Guardasigilli le proprie considerazioni intorno a questo importante argomento, massime per ciò che concerne la nuova circoscrizione giudiziaria.

Finalmente fu pure pubblicata sotto la Luogotenenza di p S. A. R. la legge vigente negli antichi Stati sulla tutela dei diritti di proprietà artistica e letteraria.

Per quali ragioni la legge comunale e provinciale non siasi potuta applicare più presto fu riferito dal sottoscritto con speciali rapporti al Ministero dell'interno. È però lieto di annunziare che in questo stesso momento ebbero luogo le elezioni comunali e provinciali secondo la nuova legge in tutte le provincie napoletane, con ordine perfetto e con tutta regolarità.

L'applicazione di questa legge importante segna in modo particolare la Luogotenenza di S. A. R., e sarà sorgente per queste provincie di fecondi risultati.

La riorganizzazione della Guardia Nazionale si sta pure in questo momento operando sotto i più favorevoli auspicii. Si spedirono nelle provincie distinti ufficiali in qualità di organizzatori, e già dai rapporti ricevuti appare come l'opera loro sia stata utile ed efficace. Pel riordinamento della Guardia Nazionale della città di Napoli il Governo può contare sulla intelligente sollecitudine degli egregi generali Marchese Tupputi ed Enrico Cosenz, Comandante l'uno della Guardia Nazionale di Napoli e l'altro Ispettore Generale. V. E, sa quanto grandi servizii abbia reso questa benemerita istituzione in queste provincie. Eccellente è lo spirito degli ufficiali e dei militi, lodevole la condotta e il contegno, come Ella avrà potuto giudicare dal battaglione mobilizzato spedito a Torino e a Milano. Un altro battaglione fu pure mandato, e trovasi ancora in Toscana. Non deve però lo scrivente celare a V. E. come sia cosa indispensabile ed urgente che questo benemerito corpo si purghi di alcuni pochi cattivi elementi, che non hanno diritto di appartenervi, e che potrebbero compromettere, come già tentarono di fare, l'onore della intera istituzione. Si deve ugualmente notare come si manifesti nella Guardia Nazionale di queste provincie una certa tendenza ad oltrepassare i limiti delle proprie attribuzioni, e si abusi anche dell'uniforme fuori di servizio. Ma questi difetti si vanno naturalmente correggendo coll'andar del tempo a misura che si va acquistando dalla popolazione la coscienza delle istituzioni costituzionali. V. E. si ricorderà come ne’ primi anni della sua instituzione la Guardia Nazionale del Piemonte presentasse gli stessi inconvenienti, che poi a poco a poco scomparvero del tutto. Lo scrivente ha riferito a suo tempo il fatto deplorabile del 26 dello scorso mese. Ora è lieto di potere assicurare che quel fatto, opera di alcuni sconsigliati, spinti da partiti avversi al Governo, ha eccitato la disapprovazione generale della immensa maggioranza della Guardia Nazionale. E ne fu prova solenne il banchetto cordialmente offerto dalla Guardia Nazionale, e con pari cordialità accettato dalle truppe di questo presidio, e che ebbe luogo in questi di nell'ampia sala del Teatro S. Carlo, in segno di mutua fiducia e di vera fratellanza. La regia Luogotenenza provvide pure al complemento dell'armamento della Guardia Nazionale. Ai settantamila fucili già precedentemente distribuiti si aggiunsero altri quarantamila fucili messi a disposizione della Guardia Nazionale di queste provincie dal Ministero della guerra. Di questi 40 mila fucili furono già distribuiti oltre a 35 mila, come risulta dallo specchio seguente:

DATASOMMINISTRAZIONEFUCILIDAGHE
10 AprileAlla Guardia Nazionaledi Benevento150
idemidemdi Salerno3000
idemidemdi Basilicata5000
idemidemdi Capitanata1000
11 Aprileidemdi Calabria Ultra 1a1000
idemidemidem Ultra 2®2000
13 Aprileidemdel 10° Batt di Napoli400200
idemidemdi Abruzzo Ultra 2°1000
idemidemTerra di Bari3000
15 AprileidemTerra di Lavoro4850
idemidemAbruzzo Citra2000
17 Aprileidem8° Batt di Napoli200
idemidemdi Cosenza300
idemidemDistretti di Napoli2500
18 AprileidemTerra d’Otranto3000
19 AprileidemAbruzzo Ultra 2°119
idemidemPrincipato Ultra2000
20 AprileidemMolise3500
25 Aprileidem6° Batt di Napoli200200
13 Maggioidemdi Capua200
idemidem1° Batt di Napoli17
Totale35236600

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L'organizzazione del servizio di Pubblica Sicurezza e della Polizia presentava gravissime difficoltà. Gli antichi elementi non offrivano né fiducia né guarentigia non solo, ma compromettevano il servizio e aumentavano il disordine. Convenne adunque organizzare completamente con elementi in massima parte nuovi questa importantissima amministrazione; opera lenta di sua natura e piena di difficoltà. Ma l'energia e l'attività del Segretario Generale incaricato di questo servizio furono pari alle difficoltà dell'impresa. Ora gli uffici di polizia e le Guardie di Pubblica Sicurezza possono dirsi organizzati se condo la legge degli antichi Stati nella città di Napoli, e nelle provincie. La maggior parte degli antichi impiegati di polizia, di trista rinomanza, furono licenziati dal servizio. A tutela della Pubblica sicurezza si disseminarono nelle provincie i Carabinieri reali della settima legione. Essi sono distribuiti nelle seguenti località: Capua, Reggio, Teano, Nola, Castellammare, Capodimonte, Cosenza, Campobasso, Bari, Lecce, Caserta, Chieti, Maddaloni, Aversa, Monteleone, Marano, S. Onofrio, S. Anastasio, Isernia, Mignano, Procida, Piano di Sorrento, Piedimonte, Ariano, Pomigliano, Bojano, Agnone, Catanzaro, Forlì, Forio, S. Domenico Soriani, Foggia, Avellino, Potenza, Mugnano, Gragnano, Portici, Somma, Pozzuoli, Pizzo, Bene vento, Casoria, Sessa, Sora, Gerace, Aquila, Solmona, Pesca ra, Pepoli, Torre Varignona, Castel di Sangro. Altri sono di stazione a Napoli, ed alcuni in distaccamento, senza destinazione fissa. Ma il loro numero è di gran lunga inferiore al bi sogno. Per istabilire stazioni regolari in corrispondenza le une colle altre occorrerebbero circa settemila uomini, mentre finora non poterono essere messi a disposizione della Luogotenenza più di mille duecento carabinieri con duecento cavalli.

Il sottoscritto non può a meno di insistere sulla necessità di aumentare il più che si possa questo numero troppo insufficiente al bisogno. Nello stesso scopo il Principe Luogotenente ordinò un'equa distribuzione delle truppe del sesto dipartimento poste sotto il suo superiore comando. Lo specchio di questa distribuzione è regolarmente spedito al Ministero della Guerra ed a quello dell'Interno. L'invio di un rinforzo di truppe è urgentemente consigliato dalle circostanze eccezionali del paese. Nelle repressioni a cui si dovette ricorrere per mantenere l'ordine nelle Provincie i soldati, i carabinieri ei militi delle Guardie Nazionali agirono dovunque nel modo il più soddisfacente, la loro condotta merita i più grandi encomii.

I servizi dipendenti dal Dicastero del lavori pubblici formarono oggetto di una speciale ispezione affidata al Cav. Ranco Deputato al Parlamento, ed al Conte Regis. Da loro rapporti l' E. V. avrà potuto formarsi un giusto concetto di questa amministrazione.

L'amministrazione delle strade ferrate dello Stato presenta gravi disordini ed inconvenienti sia pel personale, sia pel materiale fisso e mobile. I soli modi per porvi immediatamente riparo sono, a giudizio del sottoscritto, o la cessione delle Ferrovie all'industria privata, o il passaggio immediato di quest'amministrazione sotto la dipendenza del Governo centrale.

La rete attuale delle strade ferrate napoletane è di brevissima estensione. Essa si compone della ferrovia da Napoli a Vietri per Castellammare, tendente a Salerno, esercitata dall'industria privata, e di quella da Napoli a Capua con diramazione da Cancello a S. Severino. Amendue queste strade ferrate sono costrutte secondo i metodi antichi con materiali affatto insufficienti; è quindi indispensabile, per poco che il movimento si accresca, di ricostruirle quasi per intiero. La prima di esse non ha nemmeno il servizio telegrafico. Vi è inoltre in costruzione la linea da Capua a Ceprano sul confine romano, opera condotta per conto del Governo. Questa strada, per la natura del terreno intersecato ne 96 chilometri che essa percorre da frane e torrenti, occasionò opere importanti, fra cui cinque grandi viadotti in parte già costrutti. Il ponte sul Volturno è ancora da costruirsi intieramente. La strada sarà compiuta fra 18 mesi. Vi lavora sotto la direzione di appaltatori privati un numero di operai che varia secondo le stagioni da 3 a 6 mila. Anche questo tratto si costruisce secondo i metodi antichi, le rotaie sono ancora poste sui dadi di pietra, e presenta un grave inconveniente alla Stazione di S. Germano, ove pel difettoso tracciamento, se non verrà corretto, ogni convoglio dovrà necessariamente fermarsi.

Il movimento verificatosi sul breve tratto delle ferrovie dello Stato attualmente in esercizio presenta pel primo trimestre del corrente anno le cifre seguenti:

Trasporto di viaggiatori338,890                    
Trasporti per conto del Governo22,339                    
Prodotto lordo pe' viaggiatoriD. 57,859.33
Idem per le merci 3,033.75
Totale60,893.08

Alla quale cifra se si aggiunge il calcolo secondo la tariffa del trasporti gratuiti si ha un prodotto complessivo lordo di............. D.73,699.30

Il prodotto chilometrico lordo presenta la ci fra di…... D. M 46.36

Ma gli esiti generali oltrepassano la cifra del prodotto, essendo essi pel detto trimestre di………………………………………………. D.82,526.96

Queste cifre non sono certamente consolanti; ma se si paragona il movimento del primo trimestre dell'anno corrente col trimestre precedente, si ha un ragguardevole aumento negli introiti e una non meno ragguardevole diminuzione nelle spese.

Il primo trimestre del 1861 presenta di fatti un aumento d'introito

sul trimestre precedente di...…………………....... D.20,1 15.49

ed una diminuzione di spese di.....…………........ D.16,270.88

il che forma un aumento reale di....…………...... D.36,386.37

Pel difetto preesistente di una scrittura contabile atta a far rilevare il valore del capitale primitivo impiegato, la quota di ammortizzamento, nonché le effettive spese di esercizio, la direzione delle strade ferrate non è per anco in grado di poter determinare il prodotto chilometrico netto sugli utili ottenuti.

Ma, gittate già le basi per una corrispondente scrittura, si è nella fiducia di poter offrire quanto prima gli opportuni risulta menti con sufficiente esattezza. Ad ogni modo le cifre sopra de scritte dimostrano eloquentemente la necessità di far passare questa amministrazione alla direzione centrale, o di cedere le ferrovie all'industria privata.

Sotto la Luogotenenza di S. A. R. fu terminato e messo in esercizio il tronco di ferrovia da Sarno a S. Severino. Fu pure decretato il tronco che deve mettere in comunicazione il prece dente colla città di Avellino. Finalmente dopo molte cure e sollecitudini S. A. R. lascia Napoli colla certezza che dentro il mese corrente s'inaugura la grande stazione centrale di Napoli, e s'incominciano i lavori sui varii punti della importante linea destinata a congiungere Napoli coll'Adriatico e colla valle del Po a traverso degli Apennini. Questa linea passa per le più feconde provincie napoletane toccando Salerno, Eboli, forando l'Apennino prima di giungere a Conza, segue l'Ofanto, passa per Ascoli, Foggia, S. Severo, Termoli, Ortona e Pescara fino al Tronto lambendo la costa dell'Adriatico. In poco meno di quattro mesi furono conchiuse le occorrenti stipulazioni colla società. Delahante e Talabot, si fecero gli studii e si procede alla espropriazione de’ terreni. In diciotto mesi questa linea dev'essere messa in esercizio dalla società intraprenditrice, all'eccezione del breve traforo dell'Apennino, che esige l'opera di due anni.

Un altro contratto eventuale fu pure stipulato dal Governo centrale per la costruzione delle ferrovie Calabro-Sicule.

I lavori pubblici di conto regio e provinciale eseguiti dal 1.° gennaio fino alla metà del corrente mese nelle differenti provincie napolitane presentano la vistosa cifra di duc. 830,821.61, pari a L.3,522,683, distribuiti come segue:


Lavoriper la provincia di Napoli133,363.19
IdemTerra di lavoro109,806.31
»Benevento6,650.
»Molise 36,736.13
»Principato ulteriore52,532.82
»Capitanata35,063.29
»Terra di Bari71,285.29
»Terra d’Otranto49,600.
»Abruzzo citeriore18,828.13
»Abruzzo ulteriore 2.°25,300.
»Abrogo ulteriore 1.°25,000.
»Principato citeriore87,770.
»Basilicata86,978.23
»Calabria citeriore37,250.
»Calabria ulteriore 2.°21,905.27
»Calabria ulteriore 1.°32,752.95
TotaleD. 830,821.61

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Si noti che nelle suindicate somme non sono comprese le spese di mantenimento delle strade regie provinciali e speciali le quali spese, per le strade regie soltanto, ascendono a circa annui ducati 280 mila. A queste cifre si devono aggiungere le somme pagate a comuni per la ripartizione del cinque milioni di lire destinate alle opere pubbliche giusta il real Decreto del 23 gennaio scorso. Le somme anticipate a tale scopo fino ad oggi a comuni delle varie provincie danno un totale di ducati 91,914.08 pari a lire 390,625.07. Quindi, senza contare le spese annue di mantenimento delle strade, si è speso per lavori pubblici, in massima parte per costruzione di strade nelle diverse provincie napoletane, nel breve periodo di quattro mesi e mezzo, la somma rilevantissima di lire 3,913,308.07.

L'eloquenza di queste cifre prova quanto siano ingiuste le accuse fatte al Governo di poca sollecitudine per le opere pubbliche.

L'Amministrazione delle Poste sotto la Luogotenenza di S. A. R. passò alla immediazione del Governo centrale. I miglioramenti ed i lavori fattisi da gennaio in poi in questa Amministrazione sono i seguenti: Organamento del personale.

Servizio giornaliero per le provincie napolitane con carrozze postali sui cammini consolari e sulle linee traverse.

Idem nelle provincie stesse tre volte la settimana col mezzo di messaggerie.

Idem per via di mare con le antiche provincie del Regno Italico.

Idem tra Napoli e Palermo, e tra Napoli e Messina.

Decretazione di oltre a 100 uffizii postali secondarii, e lavori inerenti al loro stabilimento.

Orarii postali stabiliti per maggior comodo delle popolazioni: per cui gli ufficii son tenuti aperti dalle 8 a. m. alle 8 di sera senza interruzione e senza distinzione di giorni.

Compilazione di tariffe per lo scambio delle corrispondenze tra le provincie Napolitane e Malta, Australia, Indie Orientali, Cina col mezzo del piroscafi francesi ed in virtù della convenzione postale Anglo-Sarda.

Movimento generale per compiersi interamente la organizzazione del servizio.

Fitto di nuovi locali nelle provincie ad uso d'uffizii di posta.

Compra di mobili e di utensili, fornitura di bolli e bilance. Organizzazione delle Pedonerie, del Corrieri, Portalettere e Procacci ecc. ecc.

Per fornire a V. E un criterio del movimento delle lettere, francobolli e vaglia-postali verificatosi sotto la Luogotenenza di S. A. R. il sottoscritto offre uno specchio del prodotto di aprile ultimo col paragone di quello dello stesso mese dello scorso anno. Il prodotto di aprile nel 1860 fu di lire 81,630.72: quello di aprile ultimo è stato di lire 85,078.87 e quindi la differenza in più è stata pari a lire 3,448.15. Egli è vero che vi è stato di più il prodotto del vaglia, ma per una somma poco rilevante. L'aumento non è molto sensibile, ma è pur tale che dà fiducia che per l'avvenire sarà di gran lunga maggiore sulla considerazione che per ora non è già la conseguenza delle novelle istituzioni, le quali si possono dire appena iniziate, ma sibbene della maggiore sorveglianza e della maggiore probità degli impiegati. Le poste napolitane sono divise in quattro direzioni compartimentali secondo le norme generali dell'amministrazione centrale, aventi sede una in Napoli, una negli Abruzzi, una nelle Puglie ed una nelle Calabrie.

L'amministrazione del telegrafi passò pure sotto la direzione del Governo centrale. Essa è divisa nelle Provincie napoletane egualmente in quattro direzioni come le Poste. I miglioramenti ed i lavori fatti in questo servizio da gennaio in poi sono i seguenti:

1. Costruzione di una nuova linea telegrafica, ad un solo filo, da Avezzano a Sora, della lunghezza di chilometri cinquanta, coll'apertura di una nuova stazione in Sora.

2. Ricostruzione di un tratto di chilometri cinquanta circa della linea da Avezzano a Popoli, distrutto presso che intiera mente per fatto della reazione, e riapertura della stazione di Avezzano.

3. Costruzione di una nuova linea ad un solo filo da Napoli a Benevento, della lunghezza di chilometri sessanta, colla apertura di una nuova stazione in Benevento.

4. Costruzione di una nuova linea ad un solo filo da Sarno a S. Severino, lungo la Ferrovia, della lunghezza di chilometri quindici, coll'apertura di una nuova stazione in S. Severino.

5. Apertura di una nuova stazione in Boiano, sulla linea tra Isernia e Campobasso.

6. Generali riparazioni sulle linee delle Calabrie, Puglie ed Abruzzi, ridotte in pessimo stato, per causa del passati politici sconvolgimenti.

7. Collocazione de due Cavi sottomarini nello stretto di Messina, per le comunicazioni telegrafiche del continente col l'isola di Sicilia.

8. Sostituzioni di apparati Morse alle macchine Henley, che funzionavano nelle varie stazioni sopra uno de fili delle Calabrie, e ritardavano. ed impedivano il corso regolare delle corrispondenze.

9. Collocazione di un secondo filo da Isernia al confine Umbro, per una lunghezza di chilometri centonovanta, per facilitare le comunicazioni telegrafiche colle provincie dell'alta Italia.

10. Trasporto di due fili da pali della destra a quelli della sinistra, lungo la Ferrovia da Napoli a Cancello, per una di stanza di chilometri venti, al fine di dare ora più conveniente disposizione a molti fili che si trovavano sui pali del lato destro.

11. Costruzione ora in corso della linea ad un solo filo da Napoli a Sora, passando per S. Germano, della lunghezza to tale di chilometri centosessantasei. Di questa linea se ne trovano compiuti chilometri quaranta, ed il rimanente sarà portato a termine entro tre settimane.

Finalmente per dare migliore assetto alle stazioni e riparare radicalmente le linee telegrafiche, si sono commissionati molti apparati alle fabbriche Svizzere, si è provveduto filo tele grafico dall'Inghilterra, e si è ordinato la confezione di ventimila isolatori alle fabbriche Ginoni di Firenze, e Richard di Milano, e già una porzione di questi isolatori trovasi in spedizione.

Il movimento telegrafico del primo quadrimestre dell'anno corrente offre i dati seguenti:

Dispacci spediti13,045 
» ricevuti43,396
» transitanti2,404
Totale88,845

Questo movimento comparato con quello del quadrimestre precedente dà un aumento totale di dispacci 37486. Il movimento degli introiti pel medesimo primo quadrimestre del 1861 dà le cifre seguenti:

Tasse riscosse negli uffici napoletani…………….....lire 77,735.54

Tasse riscosse in altri uffici per competenza

napolitana................……………………………............ lire 31,342.74

Totale………………………………………………………... lire 109,078.28

Questo movimento comparato con quello del quadrimestre precedente offre un aumento di lire 56,504.99.

Intorno alla complicata amministrazione delle Finanze in queste provincie furono somministrati al Governo centrale all’occasione della trasmissione dei bilanci tutte le informazioni, che vennero chieste.  Anche in questa amministrazione il disordine è grave ed a portarvi efficace rimedio occorreranno cure molte ed assidue aiutate dal vigile controllo del Parlamento.

Basti qui dare un'indicazione sommaria degl'introiti ed esiti effettuati dalla Tesoreria Generale di Napoli nel primo quadrimestre 1861 comparati con quelli del primo quadrimestre 1860, ed un'eguale indicazione pel movimento d'uno degli speciali servizi di quest'amministrazione quello delle Dogane.

Specchietto degl'introiti ed esiti effettuati dalla Tesoreria generale di Napoli nel M.° quadrimestre 1861 comparati con quelli del 1° quadrimestre 1860.

§. 1.° INTROITI.

CESPITI.1.°

QUADRI-

MESTRE 1861.

1.a

QUADRI-

MESTRE 1860.

DIFFERENZA  

del 1861 dal 1860

in

Osservazioni.
PIÙMENONon essendo
fin oggi pervenuto lo Stato
di aprile 1861 del Ricevitore
di Cosenza, non si è potuto aggregare la somma introitata da questo Distretto nel detto mese.
a) Introiti ordinarii»
Contribuzioni dirette  D.2,620,091 -2,715,272.36»95,181.36
Dogane………….……..»1,070,768.781,632,232.19»561,466.41
Consumi………….…...»»466,763.23»466,763.23
Dritti riservati………....»1,449,324.581,909,021.17»459,696.59
Monete………………...»8,539.9010,463.37»1,923.47
Licenze da caccia e multe forestali………...»13,452.0932,885.81»19,433.72
Registro e Bollo……..»327,467.78451,901.13»124,403.35
Lotti………..………..»494,546.69719,195.53»224,648.84
Poste………………...»61,442.88117,700.04»56,257.16
Strada Ferrata……...»94,965.562,107.4212,19849»
Telegrafia………….»16,728.9225,758.29»9,029.37
Per conto della Commissione di Benemerenza……….»5,299.129,367,37»4,068.25
Patenti dell’Ammini-strazione Generale di Salute2,416.843,813.80»1,306.96
Da riportare D.6,164,421.188.476,481.7112,196.432,024,268.71

SEGUONO GL’INTROITI

CESPITI.1.°
QUADRI-
MESTRE
1861.
1.°
QUADRI-
MESTRE
1860.
DIFFERENZA
del 1861 dal 1860
in
Osser-
vazioni.
PIÙ.MENO.
Riporto……..D.6,164,411.138,176,480.7112,198.132,024,268.71
Passaporti……............»598.202,008.20»1,41.3 -
Ritenute diverse............»6,596.17145,492.92»139,896.75
Significatone…............»9,986.81572.759,414.06»
Dritti sulle Lauree.........»479.20844.50»363.30
Regii Exequatur...........»1,478.721,189.16289.56»
Dal Comune di Torre Annunziata per la Polveriera………...........»»»»»
Supero de’ Maggiorati de’ già Principi Reali»157,149.»137,149. -
Dalla Tesoreria di Sicilia per la 4a parte de’ pesi comuni »»402,447.»402,447.
Dalla Cassa di Sconto per gl’interessi sul milione di ducati..........................»»13,794.»13,794
Introiti diversi ed eventuali ...............................»69,810.6268,129.361,681.26»
Totale D.6,252,357.858,968,108.6023,583.012,739,333.76
2,715,750.73
b) Risorse straordinarie…. D.6,392,318.193,656,094.182,736,224.01
c) Unione di tutte le entrate………... D.12,644,676.0412,624,202.7820,473,26

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§. 2.° ESITO.

CESPITI1.°
QUADRI-
MESTRE 
1860.
1.°
QUADRI-
MESTRE
1861.
DIFFERENZA
del 1860  dal 1860
in
Osser-
vazioni
PIÙMENO.
Guerra …………….D.1,909,842.124,680,056.49»2,770,214.37
Finanza………...»2,947,735.685,447,363.43»2,499,627.75
Lavori Pubblici…»1,709,817.48895,766.37814,051.11»
Marina…………..»1,167,189.40889,168.94278,020.46»
Interno fondi generali259,140.49229,401.9729,738.52»
detto fondi provinciali273,242.85166,307.34106,935.51»
Grazia e giustizia.»180,428.69215,790.22»35,361.53
Affari Esteri……. »9,127.86112,832.30»103,704.44
Affari Ecclesiastici »21,893.0821,339.70553.38»
Istruzione Pubblica
fondi generali…...»
100,043.6171,995.6928,047.92»
detto fondi provinciali63,871.6524,910.7338,960.92»
Polizia………… »132,560.9355,941.7676,619.17»
Presidenza ….»31,368.8923,829.237,539.66»
Totale..D.8,806,262.7312,834,704.171,380,466.655,408,908.09
»4,028,441.44
. 3.° BILANCIO.
Entrate ordinarie D.6,252,357.858,968,108.60»2,715,750.75
Uscite…………. »8,806,262.7312,834,704.17»4,028,441.44
Disavanzo D.2,553,904.883,866,595.37»1,312,690.69

OSSERVAZIONE GENERALE.

Al menzionato disavanzo del l.° quadrimestre 1861 in................. D. 2,553,904.88
sono da aggregarsi tutti gli esiti fatti dal Tesoriere generale in linea provvisoria, salvo la regolarizzazione su’ bilanci rispettivi, cioè:
Pel conto corrente del Tesoro centrale...............................D. 2,653,905.41
Per pagamenti in Napoli....................................................» 1,680,342.57
Per pagamenti nelle provincia............................................» 1,136,565.82
» 5,470.813.80
Totale del disavanzo del 1.° quadrimestre del 1861, salvo il rimborso del conto corrente del Tesoro centraleD. 8,024,718.68

Al surriferito disavanzo si è sopperito con le risorse straordinarie notate di sopra in D. 6,392,318.19, co’ boni della Cassa di servizio della Tesoreria generale, e con la resta al 31 dicembre 1869 di numerario e valori.

Stato dei prodotti delle dogane verificati nel primo quadrimestre 1861 paragonato coll'ultimo quadrimestre dell'anno precedente.

1. Quadrimestre 1861. Duc.1,043,256.84(a)

Ultimo quadrimestre 1860. Duc.952,564

Ne risulta un aumento pel primo quadrimestre dell'anno 1861 di Duc. 90,692.84.

Il quale aumento non prova che una cosa, cioè maggiore sorveglianza e maggiore esattezza nella percezione. Ed in vero se si paragona lo stesso primo quadrimestre 1861 col primo quadrimestre dell'anno precedente ne risulta invece una diminuzione di Duc. 635,655.81.

È però da osservare che tale diminuzione è meramente relativa giacché assolutamente parlando vi è un positivo ed evi dente accrescimento di consumo e di percezione. La Tariffa Doganale del primo quadrimestre del 1860 era quasi tre o quattro volte più elevata della Tariffa italiana vigente pel quadrimestre dell'anno corrente, oltre a ciò tutti i generi italiani entrano ora in cabotaggio, ed i generi esteri, sdaziati in altre dogane ita liane entrano altresì come nazionali. Malgrado ciò la percezione doganale non è scemata che di un quarto o di un terzo relativamente allo scorso anno, e tutto porta a credere che nel venturo anno tale differenza sarà scomparsa.

L'istruzione pubblica nelle provincie napoletane attirò la particolare sollecitudine del Governo di S. A. R. Ma per la brevità del tempo e pel disordine completo in cui era quest'amministrazione l'opera di riforma può dirsi solamente incominciata. L'egregio cittadino che fu chiamato dal Principe Luogotenente a dirigere questa parte importante dell'amministrazione ha dovuto lottare con gravi difficoltà fra cui il difetto di personale risoluto e capace di secondare i nobili suoi sforzi.

L'insegnamento universitario fu riformato colla legge universitaria e colla legge sul Consiglio superiore basate amen due sulla legislazione degli antichi Stati. Ma benché siano designati i professori e le cattedre non si è ancora potuto ottenere che vi siano i corsi regolari, e che l'insegnamento vi proceda coll'ordine voluto.

La legge sull'insegnamento secondario qui pubblicata riformò questa parte della pubblica istruzione. Si istituì il Liceo Vittorio Emanuele forse con soverchia profusione di personale e con qualche altro inconveniente inevitabile per un primo esperimento, ma che sarà corretto ed evitato negli istituti di simil natura che saranno creati nelle Provincie. Gli elementi ammaestrativi abbondano in queste Provincie, ma esse difettano massimamente di elementi direttivi. Sarà quindi utilissimo che si chiamino nell'Italia superiore Professori Napoletani e che da essa vengano in Napoli i Direttori. Questo è il miglior mezzo che si possa per ora proporre per rialzare l'istruzione secondaria in queste Provincie, dove ci è profusione d'ingegno e di coltura ma insufficienza di quella esperienza, di quell'ordine e di quella severa moralità che si richieggono in un buon direttore.

L'istruzione elementare non potrà per qualche tempo es sere qui in buono stato. Cagione principale è la mancanza dei maestri e delle maestre, la cui istituzione richiede pure insegnamenti e metodi speciali. Tuttavia non si è tralasciato cure né fatiche per ottenere quanto fosse nei limiti del possibile. S'istituì una scuola primaria esemplare a spese del Governo, nella quale si dà pure un insegnamento domenicale sei artisti adulti.

Una scuola magistrale maschile e femminile fu fondata in Napoli. Una scuola simile fu decretata per ciascuna Provincia, e se ne sta ora preparando l'attuazione. Il concorso che sul bel principio rese popolata di 300 e più allievi la scuola magistrale di Napoli, l'opera solerte degli insegnanti a quella preposti, e soprattutto la vigilanza e sollecitudine del segretario Generale di Pubblica Istruzione fanno confidare che fra pochi mesi si avran no Ispettori e Maestri se non in numero proporzionato ai bisogni, almeno quanti occorrono per le Città principali.


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Come buona preparazione alle scuole elementari si e aperto un primo Asilo infantile mascolino alla Vicaria in Napoli. Uno antico venne riordinato. Quattro altri, due maschili e due femminili si stanno attivamente preparando. Per rendere vitali que ste istituzioni si formarono Commissioni e s'invitarono a partecipare alla pia opera i signori più influenti dei savii quartieri della Città. Merita speciale mensione l'egregio Alfonso Della Valle di Casanova il quale con amorosa operosità promosse ed assiste della sua presenza, dei suoi consigli e della sua opera il sorgere di questi nobili stabilimenti. Stanno pure per aprirsi le scuole serali, il cui regolamento è già compilato.

L'istruzione tecnica manca affatto: ma questa non così facilmente si può fondare. Prova ne sia lo stesso Piemonte dove dopo dodici anni di sforzi appena ora si comincia a dare importanza a questo insegnamento, e si ha un numero sufficiente di scolari. Tuttavia sarà indispensabile che il Governo fondi alcune di queste scuole in Napoli. Esse potranno svilupparsi in seguito collo svolgersi delle altre istituzioni dell'insegnamento, ed a misura che si farà sentire il bisogno dell'istruzione nelle officine e nelle case della povera plebe.

Finalmente giova accennar qui il decretato riordinamento della Società reale delle scienze, lettere ed arti, e quello dello Istituto di belle arti, la riforma degli studii pel Collegio musi cale ed altre utili misure per gli archivii e le biblioteche, gli scavi operati su larga base a Pompei e nell'anfiteatro di Pozzuoli, ed infine le cominciate riforme dei tre reali Educandati di Napoli, che sono scuole primarie e secondarie femminili.

Coi pochi elementi di cui ha potuto disporre riesce impossibile al sottoscritto il dare un rendiconto anche incompleto di quanto concerne l'agricoltura l'industria ed il commercio. In torno a questo Dicastero ed alle disposizioni da esso emanate fu riferito con ispeciali rapporti. Si noterà qui solamente come il raccolto del corrente anno si manifesti sotto i più favorevoli auspicii, e come questa eventualità abbia influito sui prezzi del mercato.

Quando venne in Napoli S. A. R. grande era il timore per l'elevato prezzo dei cereali, degli olii e di altre derrate. Dopo la rivoluzione si verificò infatti un aumento di prezzi in tutti i generi, ma questo aumento, che si manifesta costantemente nei grandi rivolgimenti politici, è più relativo che assoluto; imperciocchè esso risponde ad un maggiore corrispondente aumento nelle circolazioni del numerario. Di fatti all'antico numerario in argento esistente in queste Provincie venne aggiungendosi una considerevolissima quantità di oro monetato, il quale prima era quasi affatto escluso da questo mercato. Del resto l'aumento in quei generi se può tornare nocevole a quella parte di minuta plebe cittadina, che era solita vivere di elemosina, non potrà che aiutare, come accadde da per tutto altrove, il lavoro e quindi la moralità e la ricchezza. Lo stesso fenomeno accadde in Piemonte dopo la rivoluzione del 1848. Tuttavia, prima che si stabilisca una scala proporzionale tra l'aumento dei generi e  il corrispondente aumento del prezzo della mano d'opera, deve necessariamente correre un certo tempo. Malgrado questa crise non fu la Luogotenenza forzata a ricorrere a veruna disposizione contraria ai principii economici, la cui applicazione venne anzi aiutata da alcune misure, fra cui si cita il Decreto di libera esportazione dell'avena.

La nuova moneta italiana fu qui introdotta e si sta coniando nella zecca di Napoli in questo stesso momento in seguito a contratto fatto dal Governo colla Casa Estivant. I primi saggi del nuovo pezzo da cinque centesimi furono già spediti a Torino, e quanto prima si spediranno quelli della moneta d'argento. Il Governo centrale si preoccupa a buon diritto della pronta unificazione monetaria. A facilitare questa riforma nelle provincie napoletane gioverebbe il dare alla moneta d'oro italiana nel suo rapporto colla moneta d'argento napoletana quello stesso valore ufficiale proporzionato che ha in Francia e in Piemonte la moneta d'oro verso quella d'argento, Se la maggior carezza dell'argento fece scomparire quasi interamente questa moneta in Francia ed in Piemonte colla surrogazione dell'oro, non vi ha dubbio che la medesima causa produrrebbe qui il medesimo effetto. Gli speculatori troverebbero il loro conto a comprare l'argento coll'oro e così troverebbesi singolarmente facilitata nelle Provincie Napoletane l'opera della unificazione monetaria. Ma perchè ciò potesse accadere senza inconvenienti sarebbe d'uopo che le zecche nazionali potessero mettere in circolazione e gittare sul mercato tanta quantità di oro monetato e massime di pezze da 10 e 5 lire quanta sarebbe richiesta dalle esigenze del Commercio. In un paese come questo, ove non esiste ancora banca di circolazione, ove da poco tempo è in vigore il sistema dei vaglia postali, ove l'invio dei valori nelle Provincie si fa in natura col mezzo dei procacci e delle poste, non vi ha dubbio che la surrogazione dell'oro all'argento offrirebbe un grande vantaggio.

Ma a facilitare le transazioni ed aumentare il credito, a rendere più numerose e più spedite le operazioni industriali e commerciali, la istituzione di una sede della Banca nazionale di circolazione è cosa della più grande urgenza. Quando S, A.R. venne in Napoli era invalsa l'opinione presso i negozianti locali che, invece di una sede della banca Nazionale dovesse esservi in Napoli una banca di circolazione da quella distinta e separata. Fortunatamente questa opinione si andò man mano modificando, ed ora è ammessa l'idea della fondazione in Napoli di una sede della banca Nazionale, nella cui costituzione però i capitali e gli interessi di queste provincie trovassero un ragionevole e giusto guadagno.

Per avere risultati certi sul movimento della industria di queste provincie dopo il rivolgimento politico converrà necessariamente attendere che lo stato del paese sia più ordinato e tranquillo. Per ora chi scrive si limita ad accennare qui di passaggio l'aumento della industria giornalistica dopo la libertà della stampa. Prima del 25 giugno in Napoli si pubblicavano circa 30 giornali tra mensuali e settimanali, in massima parte letterarii; v'era un giornale di giurisprudenza e tre di medicina e scienze naturali. Si può far calcolo che si stampavano circa 11 mila fogli al mese. Dal 25 giugno in poi sono venuti fuori 81 giornali, alcuni dei quali in verità già spenti. Ma si può calcolare che si stampino ora oltre a 50 mila fogli al mese.

Finalmente non sarà inutile il dar qui qualche cenno delle principali cose fatte dall'onorevole Municipio della Città di Napoli in questi ultimi tempi. Fra i provvedimenti presi devono noverarsi l'assegno di mensili ducati 50 a ciascuno degli asili infantili della città, e di eguale somma mensile a ciascuna delle scuole serotine; lo stabilimento di quattro nuove scuole primarie superiori; la fondazione di due ospedali pel tifo, qualche miglioramento nella illuminazione della città, la quale è ancora insufficientissima. Furono attivate le seguenti opere già in corso di esecuzione:

1.° I cinque grandi edifizii con pubblici lavatoi lungo il primo tratto della strada delle ferrovie oggi detta Garibaldi.

2.° Il secondo tratto di detta strada che da Porta Capuana conduce a Foria.

3.° Le opere al Campo Santo di Poggio Reale e specialmente il muro monumentale verso l'ingresso principale.

4.° Le due strade di Gradoni e del Ponte di Chiaja.

5.° L'apertura della Porta di Massa.

6.° La strada di Mergellina con gli edifizi laterali.

7.° La salita di Pontecorvo. Furono compiute 1.° Il primo tratto dell'amenissimo corso Vittorio Emmanuele.

2.° La caserma alla Vittoria.

3.° L'ampliamento della strada Forcella nell'ingresso del l'Annunziata.

4.° La strada de' Banchi Nuovi col larghetto di S. Demetrio.

5.° Ed il vicolo Chiavettieri a Porto.

S'iniziarono.

1.° Il secondo tratto del corso Vittorio Emmanuele da Cariati alla Cesarea.

2.° La ricostruzione della strada S. Maria del Pozzo, e parte di quella della Arena della Sanità.

3.° Il lastricato del largo Trinità Maggiore.

4.° Il vicolo Purità a Materdei.

5.° Il vico lungo a Miracoli.

6.° Vico Consolazione, e larghetto Pietrasanta.

7.° Il Bazar al vico della Quercia.

8.° Più centinaia di orinatoi in marmo.

Finalmente furono discussi ed approvati i seguenti pro getti di nuovi lavori.

1.° Vasti serbatoi per le acque pluviali sulle colline dominanti la città, onde condurle ne' siti abitati che ne difettano, per lavatoi pubblici sulle alture, per fontane ed altri usi. Que sta utilissima opera, concessa ad una compagnia, manca an cora di superiore approvazione.

2.° Prosieguo di lavori di miglioramento e covertura del canale di Carmignano, che conduce le acque da S. Agata dei Goti in Napoli 3.° L'edificazione di un nuovo quartiere nella zona de' terreni tra le strade Garibaldi ed Arenacce.

4.° La nuova ed ampia strada del Duomo, da Foria alla Marina. Questa magnifica opera non si è ancora incominciata perchè si attende l'approvazione di poter espropriare le proprietà private per lo piano stradale e per edificare i nuovi edifizii nelle due zone laterali.

5.° La demolizione di una parte del forte del Carmine per rettificare la comunicazione alla strada Garibaldi, all'altra del Lavinaio, nonché per avere nuovi suoli edificatorii.

6.° Il prolungamento della detta strada Garibaldi, dall'angolo del Vasto alla piazza S. Francesco fuori Porta Capuana.

7.° La costruzione di un Teatro al Largo del Castello, precisamente dove oggi è la Gran Guardia. Si attende il permesso di demolire quest'ultima, e riempiere l'inutile fossato di detto Castello. - 8.° La costruzione di pubbliche latrine, nonché de' casotti per la vendita del giornali.

9.° La demolizione di tutte le antiche porte della città, meno quella monumentale detta Capuana.

10.° Il miglioramento della contrada tra il largo Mercatello ed il Museo Nazionale.

11.° La costruzione di un vasto pubblico macello per gli animali bovini, e di altri quattro macelli per le bestie porcine e lanute.

12.° La ricostruzione di nuovi basolati in parecchie strade e vicoli.

Queste ed altre minori opere non potranno essere messe in corso di esecuzione se o col prestito che ora si tratta di 2 milioni e mezzo di ducati, o con anticipazioni della Finanza non si somministrano gli occorrenti mezzi al Municipio, le cui risorse furono di molto diminuite dal decreto del 16 novembre scorso, che tolse alla città oltre 600 mila ducati annui coll' abolizione del dazio sulle farine, dazio che sarebbe utile e conveniente di restituirgli.

Ricapitolando il sin qui detto appare che le condizioni materiali delle Provincie Napolitane hanno subito da gennaio in poi un notevole miglioramento, e che i germi sono gettati per miglioramenti futuri più considerabili, Lo stato politico e morale del paese è ben lungi dal rispondere a nostri desiderii; ma è anche ben lontano da quanto vorrebbero far credere i nemici della unità italiana. Il partito Borbonico non ha nessuna radice nel paese. Non si dimentichi che il concetto dell'unità italiana è nato qui appena ieri, e pure si è già impadronito della Coscienza pubblica; lo spirito autonomico va decrescendo. Quegli stessi che or son quattro mesi gridavano contro l'invasione del piemontesismo oggi domandano che l'alta Italia mandi impiegati, amministratori e magistrati.

In tutto questo tempo il Governo mostrò di fronte a partiti imparzialità; autorità e fermezza. Si frenarono e repressero dimostrazioni e reazioni da qualunque partito venissero, e nessuna concessione fu fatta alle dimostrazioni di piazza. S. A. R lascia a chi le succede nell'arduo compito tutta quanta intatta l'autorità governativa senza legami, senza impegni. Le difficoltà politiche e amministrative di queste provincie sono certamente gravissime, ma non bisogna dimenticare che non si rovesciano troni secolari, non si compie un'opera smisurata come quella dell'unità italiana senza incontrare difficoltà, inconvenienti ed ostacoli.

Per poco che si consideri la storia di queste stesso paese e quella del rivolgimenti politici avvenuti presso le altre Nazioni di Europa farà anzi meraviglia che i presenti imbarazzi nostri non siano né più numerosi né più gravi.

Gradisca l'E. V. l'espressione della mia profonda osservanza.

b>Costantino Nigra.







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