L'unità d'Italia è una beffa, che comincia con una bugia.
Due Sicilie
Eleaml


Commissario/i e classi povere

di Nicola Zitara

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Siderno, 29 agosto 2006

In una sola, altra elezione, Siderno fece una brutta figura paragonabile a questa delle recenti elezioni comunali. Fu al tempo del  bianchetto, la scheda votata in bianco per ostacolare l’elezione al senato di Cosimo Jannopollo. Il quale non fu eletto per circa mille voti: quelli che Siderno oltraggiosamente non gli diede. Lo scontro si svolse interamente in casa socialista. Non riguardava  Siderno, ma il signoraggio di due proconsoli romani sugli elettori socialisti calabresi. Ovviamente il socialismo era soltanto un’etichetta elettorale per la massa degli elettori, sia quelli che votarono  Jannopollo sia coloro che votarono scheda bianca. A quel tempo - circa quarant’anni fa - i socialisti erano al governo e la maggior parte di chi votava socialista intendeva stabilire un legame clientelare con un boss governativo. Lo scontro personale fra i due notabili arrivò a Siderno per via clientelare. Giacomo Mancini era al momento il segretario nazionale del partito socialista, Francesco Principe aveva un suo forte seguito (fra cui Jannopollo e altri minori a Siderno) e avrebbe potuto conquistare un numero di preferenze più alto di Mancini. Ciò avrebbe  resa dubbia la leadership regionale del segretario.  Principe, che già gli metteva i bastoni fra le ruote a Roma, si sarebbe irrobustito.

La recente brutta figura della Siderno elettorale è dello stesso genere, ma su una scala che, con molta larghezza di vedute in sede etica,  potremmo definire a quota contradaiola. A quel che si sa, infatti, il broglio elettorale ha origine nella levata d’ingegno di un galoppino. Costui, a quel che si dice, scarsamente aduso al rispetto umano,  ha voluto strafare. Così da cagionare una colossale brutta figura al paese e da danneggiare il suo stesso patron. Il quale, peraltro, si era già danneggiato da sé promuovendo (o accettando) una candidatura a sindaco fiancheggiatrice.

Il fatto insolito per il comportamento elettorale dei sidernesi ha messo in luce la brutta situazione che sta dietro ai  reclamizzati fasti del paese. In generale, nei dieci e più anni dacché vige l’attuale sistema elettorale comunale, il consiglio comunale - un tempo il regno delle etichette partitiche e dei consiglieri eletti in una lista politica - è divenuto un organismo in cui siedono corpi senz’anima. Il fatto che oggi il corpo del consigliere è remunerato con un gettone, mentre prima l’anima era data gratis, non è la sola differenza negativa. Ce ne sono parecchie altre, fra cui la principale è che il sindaco, eletto a scrutinio personale, se ne può fregare (e se ne frega) del consiglio comunale. L’evoluzione si è rivelata un’involuzione, in quanto in consiglio siedono, invece che persone politicamente coinvolte (nel bene o nel male), due claque; quella  del sindaco in carica e   quella del candidato perdente. A ben vedere uomini di conventicola, più che leale espressione della città e della collettività.

Questa gente, assolutamente inutile ai fini del funzionamento democratico del comune, conta  tuttavia parecchio. Conta come mediatrice di piccoli favori e perché autorizzata ad aprire la porta del sindaco senza dover bussare. Nella situazione disgraziata a cui lo Stato italiano ha portato le popolazioni del Sud, non si tratta di poca cosa. Non siamo più al tempo delle quattro uova che l’impiegato pretendeva per rilasciarti un certificato. Oggi un buon ammanicamento in municipio ti può cambiare la vita. Tanto più che i comuni oggi sono in condizione di spendere e di spandere. (Le filosofie  europee favorevoli all’appalto dei servizi ci hanno fatto questo bello e progressivo dono!).

Insomma è facile dire che “cu mania non penia” e che codesti nobili interpreti dell’etica politica disdegnano di perdere il posto.    

Fatte queste annotazioni negative, c’è però da aggiungere che Siderno non era mai andata tanto aventi nel confronto con i paesi vicini, quanto negli ultimi dieci o dodici anni. Non credo, però, che ciò sia merito della politica. E infatti i paesi vicini, tranne Marina di Gioiosa,  regrediscono invece che avanzare. E qualcuno di essi è persino ben amministrato. L’eccezione mostra che il contributo della strada di valico Jonio-Tirreno è stato decisivo ai fini della crescita. (Tra parentesi, il fatto attesta  ancora una volta – per contrario - che il sistema delle comunicazioni viarie e ferroviarie  Sud /Nord, impostato con l’unità cavourrista, fu un modo deliberato per  danneggiarne i commerci e le comunicazioni nel Sud). A Siderno e anche a Marina di Gioiosa sono arrivati e arrivano tuttora consistentissimi flussi di danaro fresco, che animano il commercio e ne alzano il livello di scala (imprese più grandi e magazzini pieni). C’è da aggiungere che a Siderno va concentrandosi l’artigianato dei servizi che accompagna lo smercio di beni durevoli, tipo gli elettrodomestici. Tutte queste cose hanno favorito la nascita di un gruppo sociale danaroso e incline a spendere, tanto è vero che i prezzi correnti a Siderno sono parecchio più alti che nei paesi vicini e nelle stesse Reggio, Catanzaro e Cosenza.

Le amministrazioni comunali sidernesi dell’ultimo decennio sono state il prodotto dell’egemonia sociale della classe del business, nonché della non incisività sociale del sindacato e del welfare dove manca la produzione capitalistica. Quanto alla classe del business c’è da dire, poi,  che, se  potesse esplicarsi in un quadro d’indipendenza politica e bancaria farebbe parecchio di più, in quanto non viene dalla rozza evoluzione che porta, dal un banco di vendita al mercato, al negozio con vetrina, ma si è formata durante gli anni dell’emigrazione, in particolare in America del Nord. E c’è da aggiungere che un sindacato libero dalle logiche padaniste opererebbe in difesa dello sviluppo in un’area di sottosviluppo, e non all’inverso, a difesa del marcescente e dell’improduttivo e parassitario, purché settentrionaleggiante, come avviene adesso.    

Ma Siderno non gioisce  soltanto. Soffre anche, e duramente. L’introduzione dell’euro inflazionato sin dal momento dell’emissione, onde abbassare il valore reale dei debiti pubblici dei paesi membri, e poi la svolta berlusconiana a favore dell’affarismo in congiunzione con l’evasione fiscale, hanno colpito duramente il variegato paesaggio delle classi deboli: di quelle classi che non partecipano all’abboffata commerciale e artigianale, in quanto, o  lavoratori dipendenti in un’area di inefficienza del capitale, o perché non hanno lavoro.

E’ ipotizzabile che il recente scandalo elettorale porterà al ballottaggio tra Figliomeni e Panetta. Passeranno così parecchi mesi. Nel frattempo i sidernesi saremo governati da due commissari prefettizi, che assommano il potere del sindaco e del consiglio comunale. Da quel che ho sentito in giro, pare che il loro impegno sia rivolto al recupero dei crediti del Comune verso i contribuenti. Personalmente penso che dovrebbero lasciare il compito all’eletto, in modo che la gente possa toccare con mano da che parte  sta, se con chi sguazza o chi patisce, mentre essi (i commissari) potrebbero impegnare meglio il loro tempo a rivedere l’impianto contributivo comunale. Tutti i comuni s’ispirano alla stessa iniqua politica su cui si fonda il sistema fiscale statale: i fessi pagano e gli evasori trionfano sulle note della Marcia dell’Aida. Restringendo il discorso a Siderno il sistema contributivo comunale è non solo vecchio e lacunoso, ma è divenuto iniquo rispetto ai cambiamenti intervenuti nel reddito delle classi. A pagare sono i settori che un tempo non erano deboli, ma oggi lo sono.  Numericamente credo comprendano la maggioranza delle famiglie. Erano esse, e purtroppo sono ancora esse il sostegno delle entrate comunali. Ma oggi il loro potere economico è insignificante, al limite della sopravvivenza. Chiamati a pagare anche per le famiglie che hanno il vento in poppa, soffrono di più e rendono la riscossione più costosa. Per  non alienarsi le simpatie di chi ha più peso sull’opinione pubblica, e può determinare la vittoria o la sconfitta alle elezioni future,  nessuno dei due contendenti alla poltrona di sindaco – una volta eletto - metterà mano ai ruoli contributivi. Potrebbe farlo, invece, un funzionario la cui carriera non dipende dal voto. Una collettività in cui le classi deboli non trovano rappresentazione politica, ma solo un’ambigua rappresentanza nei partiti cosiddetti di sinistra, è avviata a diventare Amerika, il grande paese in cui i poveri sopravvivono di quel che trovano nel cassonetto dei rifiuti. In campagna elettorale i democratici sedicenti di sinistra hanno fatto un gran rumore su questo tema, ma poi, una volta  al governo, hanno adottato e battezzato come uomo di sinistra Padoa-Schioppa, lo stesso che dire la Banca Europea, la cui regola generale è un generoso salario di 300 euro al mese per chi non fa il bancario, in vigore su base continentale, da Mosca a Lisbona, passando per Berlino, Parigi e Madrid, nonché l’adeguamento delle pensioni a un chilo di pane al giorno. 

Il problema dell’abbattimento alla base per l’imposta comunale sulla casa, quello delle tariffe differenziate per l’acqua e i rifiuti sono centrali in un comune a forte dualismo sociale, qual è Siderno. E non è detto che i commissari prefettizi si debbano dedicare a problemi di bassa ragioneria. Al tempo dell’avvento del fascismo, Siderno, comune  socialista, fu commissariato. Il commissario si chiamava Aprea e rimase parecchi anni ad amministrare il paese. Ovviamente non ebbi modo di conoscerlo, ma il rispetto che la generazione dei miei genitori ne aveva, era come di un mito. Talmente positivo che,  vecchio,  ricordo ancora un cognome forestiero, appreso da bambino.

Nicola Zitara







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