L'unità d'Italia è una beffa, che comincia con una bugia.
Due Sicilie
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Le foto che abbiamo inserito a corredo dell'articolo provengono da un messaggio inviatoci dalla Rete d'Informazione delle due Sicilie di Alessandro Romano.

[email protected] - 16 Marzo 2007
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Un pellegrinaggio alla Real Cittadella di Messina

di Nicola Zitara

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Siderno, 15 marzo 2005

Se Messina fosse in Liguria o in Toscana sarebbe celebrata come uno dei posti più belli del mondo. Diciamo meglio. La celebrità non  manca, almeno a un certo livello culturale. Mancano i turisti.

Ma i turisti sono importanti o no?

In una fase della storia economica dell’umanità in cui la condizione di ciascuno e di tutti dipende dallo scambio mercantile, il turismo, che è scambio di danaro contro un servizio, è sicuramente importante. Doppiamente importante nel paese meridionale, che produce poco o niente di altre cose commerciabili. Tre volte importante diventa, infine, perché l’offerta del bene turismo ha un contenuto limitato di capitale attuale e invece moltiplica un capitale accumulato dalla natura o dall’arte, nel corso della storia, o da queste cose mescolate assieme. Insomma un capitale che o è stato donato dalla sorte o è stato pagato dalle precedenti generazioni.  

I toscopadani, che dispongono di capitali naturali, artistici e storici di grande rilievo, aggiungono il capitale attuale, necessario a valorizzare il capitale secolare.

Questa aggiunta di capitale, spesso, non è aziendale, come dire, appartenente al privato che lo rischia. Più spesso è  spesa pubblica, dello Stato, o del Comune interessato, che ovviamente incassa le somme necessarie dallo Stato.

E qui arriva inevitabilmente il discorso delle due facce dello Stato cosiddetto italiano. Che ci sono, sono anche puttanesche, e si vedono.

Il tema è arcinoto. Superfluo continuare.

Meno nota è, al contrario, un’ulteriore riflessione. La quale riguarda il toscopadanismo dei mass - media nazionali. Sicuramente giornalisti e presentatori televisivi guadagno degli stipendi, o l’amicizia delle popolazioni dominanti, o forse anche una qualche paghetta o sportula, allorché inneggiano alle bellurie della Toscopadana. E forse le stesse paghette ottengono inneggiando brutture del Sud. Concorrente non attuale, ma certamente potenziale.

Sicuramente il Sud è un disastro, sia in generale sia turisticamente parlando. Quantomeno per il turismo di massa. La cosa è diversa per il turismo d’élite, il quale, però,  rende poco e non fa da battistrada al turismo di massa.

Negate  dalla spesa pubblica e negate dall’opinione corrente e dagli stessi meridionali schiavi dell’opinione nazionale corrente, le attrattive, che il Sud avrebbe, decadono, degradano, scompaiono. E con il commercio, scompare anche l’amicizia dei forestieri verso i meridionali.      

I meridionali amano la loro terra, la vorrebbero rispettata, ma non sanno rispettarla. In linea generale, il rispetto non costa in termini di danaro, ma la manutenzione dei beni sì. Per  rispettare le cose, il danaro occorre, eccome!


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Messina, il 12 marzo 2005. Tra le undici e mezzogiorno, una cinquantina di persone raggiungono  un promontorio che guarda sullo Stretto, per rendere omaggio a una virtù che essi non possiedono più, l’onore. Paesaggisticamente, il luogo è suggestivo; uno dei mille posti suggestivi di questa città a cui la natura ha dato senza risparmio. Invece, urbanisticamente, è un luogo fetido, che si raggiunge attraverso un fetido percorso.

La pubblicità televisiva della Regione Sicilia afferma che “La Sicilia è cultura”, ma qui questa affermata cultura non si vede. Certo, i soldi sono pochi e la Sicilia non è il Piemonte o la Lombardia, a cui la natura ha dato poco. In Sicilia, ci sono migliaia e migliaia di panorami da offrire all’ipotetico visitatore, per cui sarebbe enormemente difficile e tremendamente costoso confezionare un bello scrigno per ciascuno di essi.

Qui, poi, la storia è cominciata prima che altrove ed è stata splendida, magnifica, esemplare più che altrove. Micenei, cartaginesi, greci, arabi, normanni, spagnoli hanno lasciato testimonianze ineguagliabili, uniche. La Sicilia è la sintesi del Continente mediterraneo; è la fonte primigenia di ogni aspetto di ciò che l’Europa assume a sua identità specifica.

Però c’è un limite a tutto. L’alibi della penuria di mezzi non regge di fronte allo schifo che questo luogo fa.

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Su questo promontorio sorgeva la Cittadella di Messina, una fortezza, o forse meglio un singolare castello edificato dai dominatori spagnoli e posto tra terra e mare. Gran parte della  costruzione è andata perduta.  Da quel che si vede e si può capire non si trattava soltanto di un magistrale prodotto dell’ingegneria militare, ma probabilmente di un’opera d’arte in assoluto. Ho sotto gli occhi la pianta della fortezza che è un pentagono di mura ciclopiche (25 metri lo spessore), da cui si   domina il porto, il mare aperto e la città. Ho potuto vedere de visu il gran portale di un ingresso interno e qualche altro rudere, che meriterebbero molto rispetto. 



Messina
Messina
I resti della Fortezza Borbonica

Messina

Su questo complesso, che dovrebbe essere monumentale, ma non lo è, esiste un lavoro accurato, elegante ed esauriente di Riccobono, Berdar e La Fauci (La Real Cittadella di Messina, Edizioni Antonino Sfameni, 1988, euro 15,49), ricco di immagini, cartografia e di citazioni bibliografiche.


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Non c’è cittadina d’Italia dove non ci sia un bronzeo monumento a un qualche risorgimentatore. Vittorio Emanuele, Garibaldi, Nino Bixio, Cosenz, Medici, Lamarmora, Cialdini e tanti altri illustri guerrieri. Se ne stanno tutti su alti piedistalli con la sciabola sguainata. Il bronzo del monumento non riproduce il sangue, ma la sciabola lo presuppone.

Questi bronzei signori hanno operato un macello fra i nemici. Però essi non hanno avuto altri nemici da combattere se non gli italiani del Sud. Quindi il sangue che cola idealmente da quelle sciabole appartiene a un qualche mio antenato. Milite  Ignoto o Milite Ignobile?

Non c’è una lapide che ne ricordi il nome. Mai un fiore è stato deposto sulla sua tomba. Noi siamo i nemici di noi. Il nostro passato è più che brutto, è osceno. Borbonico.  

Non so se la stronzaglia toscopadana abbia ereditato la sua arroganza dalla Roma del console Verre o dalla bestialità di Attila, sicuramente il Dna che questa gentaglia si porta nel sangue viene da loro.   

Disquisiamo di radici, magari di ritorno all’indipendenza nazionale, ma come sempre, stiamo al di sotto della vera necessità.

Non è più tempo di perdoni. La sopraffazione militare si è perpetuata nella sopraffazione bancaria  e industriale. La vendetta è un sentimento antico, che fra i meridionali è ancora avvertito. A volte lo è in modo nobile, più spesso in modo ignobile. Comunque, noi sentiamo la vendetta sempre come un fatto privato.  Credo che sia opportuno studiare la storia dei cattolicissimi irlandesi. Ci sarebbe molto da imparare in vista di una vendetta nazionale.


Cittadella fortificata di Messina
Cittadella fortificata di Messina
Si ricordano gli Eroi ed i Caduti Duosiciliani

Cittadella fortificata di Messina

 

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Sventoliamo il tricolore. Ma il tricolore è il vessillo della nostra sconfitta. Forse lo abbiamo amato e servito, ma non siamo stati mai ripagati..

Patria è una parola che ha un senso. Simboleggia la collettività umana che vive su un territorio e lo difende dall’aggressione di altre collettività umane. La difesa ha una valenza adeguata ai tempi. A partire dalle grandi scoperte geografiche e dalla rivoluzione commerciale, la difesa non implica soltanto l’uso delle armi, ma anche il controllo dei commerci.

Le nazionalità tecnologicamente  avanzate  sottomettono le altre, per saccheggiare le derrate e le materie prime esistenti nel territorio, per schiavizzare gli uomini e le donne, per annientare le produzioni locali e vendere con gran lucro le loro merci.

Il mondo sta morendo ad opera di questa civiltà che si autogratifica e autogiustifica coma civiltà avanzata.

Sala Consiliare della Provincia Siciliana di Messina
Sala Consiliare della Provincia Siciliana di Messina
I relatori del convegno

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Il prezzo che le popolazioni meridionali stanno pagando ai saccheggiatori padani ha infinite nomi, ma il nome infernale è disoccupazione.

Da 150 anni il saccheggio toscopadano -  mutevole nei contenuti – provoca andate epocali di disoccupazione. Trenta e forse più milioni di meridionali hanno dovuto lasciare la loro terra per pagare il pizzo risorgimentale ai toscopadani. Fuori del Sud vivono più meridionali di quanti sono i residenti.

Il protezionismo lattiero-caseario e allevatorio ha prodotto, nei decenni trascorsi,  una forte caduta delle ragioni di scambio del Sud.

La prossima ondata si sta preparando. Solo che questa volta non ci sarà dove andare. Adesso avanza il protezionismo tessile propugnato dallo stronzobossismo. Esso peggiorerà ulteriormente la condizione coloniale. Torneremo all’industria parassitaria del tempo di Giolitti.


Ripeto una frase spesso ascoltata, di cui non conosco la paternità: “Più che nemici, erano fratelli”.  

Nicola Zitara


La Chinea


Siderno, 16 marzo 2005

I telegiornali odierni ci rimandano un presidente della Repubblica (difficile dire se italiana o sabauda) molto impacciato nonostante il suo abito scuro, che sale in carrozza con la regina d’Inghilterra, vestita di colori vivaci.

Un allegro spettacolo. Mi viene in mente che, a partire dal ducato normanno e fino al 1855, il Regno di Napoli, in segno di sottomissione,  offriva al papa, il  28 giugno di ogni anno, una cavalla bianca, detta Chinea nel linguaggio equino.

Adesso che il presidente della repubblica ha preso dimestichezza con i cavalli, secondo me, il rito andrebbe ripristinato. Sarebbe bello vedere Bassolino che il 2 giugno d’ogni anno guida per la cavezza una cavalla bianca per il cortile del Quirinale.    

 Nicola Zitara

 

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