L'unità d'Italia è una beffa, che comincia con una bugia.
Due Sicilie
  Eleaml


Caro Collega,

mi permetto di segnalarti il comunicato diffuso dall'Associazione che ho l'onore di presiedere. Cordialmente, Nicola Zitara

ASSOCIAZIONE CULTURALE 'DUE SICILIE'

Gioiosa Jonica

ll calvario di Fenestrelle

Comunicato stampa

(se vuoi, puoi scaricare l'articolo in formato RTF o PDF)

A distanza di 148 anni dagli eventi, finalmente l'amministrazione del Comune di Fenestrelle ha accolto civilmente e con senso di responsabilità che fosse posta sul muro della fortezza una lapide commemorativa degli ottomila prigionieri napolitani periti fra quelle mura. Dice la lapide:

TRA IL 1860 E IL 1861 VENNERO SEGREGATI NELLA FORTEZZA DI FENESTRELLE MIGLIAIA DI SOLDATI DELLE DUE SICILIE CHE SI ERANO RIFIUTATI DI RINNEGARE IL RE E L'ANTICA PATRIA. POCHI TORNARONO A CASA. I PIU' MORIRONO DI STENTI. I POCHI CHE SANNO S'INCHINANO.

Si trattava di prigionieri di guerra, essenzialmente di soldati semplici che in ritirata, dopo la battaglia del Volturno, non avevano potuto trovare rifugio, a causa del numero, nella fortezza di Gaeta, in cui Francesco II aveva cadere non certo per salvare la patria, impresa ormai impossibile, ma l'onore. Ma vi erano anche sbandati calabresi, pugliesi, abruzzesi, molisani, campani appartenenti alla divisioni di linea i cui generali avevano complottato con i piemontesi o erano passati a Garibaldi, nonché renitenti alla leva che Cavour aveva ordinato appena occupato il Regno napolitano nella speranza di spegnere la resistenza contadina già in atto. 

Trattati come animali, ammassati nei bastimenti, tenuti senza cibo e acqua per giorni, i duosiciliani, colpevoli soltanto di essere rimasti fedeli al loro Re, vennero sbattuti in terre sconosciute, fredde, in campi di concentramento inospitali e, soprattutto, lontano dalla loro terra e dalla loro famiglia. Molti non riuscivano a sopportare la disperazione e mettevano fine ai loro giorni gettandosi in mare, come viene attestato in un articolo del giornale L'Armonia edito a Genova. 

Tanti, anzi, quasi tutti quelli che non morirono nel lungo tragitto a piedi dal Sud fino alle Alpi o per mare fino a Genova preferirono affrontare il duro e disumano regime carcerario, gli stenti, le umiliazioni, i maltrattamenti, i morsi della fame e della sete, le malattie e, persino, la morte, pur di non chinare la testa di fronte a quelli che consideravano solo crudeli usurpatori. 

I principali campi di concentramento istituiti dal nuovo Regno d'Italia furono, oltre a Fenesrelle (in Val Chisone, fra le Alpi), San Maurizio Canavese, Alessandria, Milano, Bergamo, le Isole Pontine, l'Elba, le piccole isole del Mar di Sardegna, dove vennero internati più di 12.000 tra ufficiali e veterani che avevano rifiutato di continuare il servizio militare nell'esercito italiano. Festrelle costituisce ancora un sistema difensivo composto da parecchie fortezze poste fra le Alpi. 

In una di queste i prigionieri organizzarono una rivolta progettando persino d'occupare Torino. Furono scoperti. La repressione fu durissima. Degli 8000 concentrati in questo lager pochi tornarono a casa. I più morirono di fame, di freddo, di malattie non curate. Furono sepolti in fosse comuni e non si fece memoria dei loro nomi.

Gioiosa Jonica, 17 luglio 2008



Reportage fotografico su Fenestrelle - Licenza Creative Commons



 

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