L'unità d'Italia è una beffa, che comincia con una bugia.
Due Sicilie
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Pace agli uomini di buona volontà

di Nicola Zitara

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Siderno, 13 Aprile 2003

La guerra affligge gli uomini dal tempo dei tempi. All'interno degli Stati, la guerra (homo homini lupus) viene tamponata dalla forza dello Stato, il quale impone che i conflitti tra le persone vengano risolti dalla sentenza di un giudice. Chi perde deve sottostare. Anche i delitti contro la persona non vengono risarciti con la vendetta, ma da una sentenza. E' di tutta evidenza che soltantouna forza più forte (Weber) può imporre anche ai forti il rispetto della legge..

Questo nell'ambito del singolo Stato. Invece, a livello internazionale non è mai esistito uno Stato dotato di sovranità costituzionale su tutti gli altri Stati. Solo nel Basso Medioevo gli imperatori germanici si arrogarono una funzione del genere su parte dell'Europa. Nel 1300 Dante scrisse, se non li ricordo male, questi due versi d'invocazione al superstato: "Oh Alberto tedesco che abbandoni/ costei che fatta indomita e selvaggia", cioè l'Italia.

Anche la Santa Alleanza - come ho già ricordato su queste colonne - ebbe una pretesa del genere nella prima metà dell'Ottocento. In appresso e fino al 1914, l'Inghilterra e la Francia si atteggiarono a superstati effettivi, scassando l'intero mondo con le loro ingordigie coloniali, incluse le terre e i popoli che chiamarono Irak. All'idea di una specie di parlamento degli Stati, avente la funzione (ma non la forza) di dirimere i conflitti internazionali si arrivò per merito del presidente degli USA Woodrow Wilson, dopo la carneficina del 1914/1918. Ma la Società delle Nazioni morì cariata dalla mancanza di una forza cogente.

Sono, poi, sotto gli occhi di tutti i pasticci politici e le inefficienze dell'ONU, che è stato disegnato nel 1945 in modo tale che gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica, e per bontà loro anche la Cina, l'Inghilterra e la Francia (il Consiglio di sicurezza) disponessero di un tavolino intorno al quale comporre gli interessi contrastanti, prima di passare all'uso delle bombe atomiche. Tutti gli altri Stati rappresentati hanno contato e contano quanto il due di coppe. In sostanza, l'ONU si è rivelata essere assolutamente impotente, oltre che inidonea a configurarsi come una specie di Tavola Rotonda.

Adesso spostiamo il discorso. Si sente spesso dire che i romani portarono avanti la civiltà greca perfezionandola sul lato del diritto. La parola diritto non deve confonderci. Qui gli avvocati c'entrano poco: gli artefici delle leggi sono i legislatori. Gianbattista Vico identifica le leggi con la civiltà. Per lui la civiltà corrisponde alla sospensione della guerra (la barbarie) e al trionfo della legge. In effetti la norma giuridica offre uno schema di comportamento. Chi lo rispetta, non viola (giuridicamente) gli interessi altrui. Il legislatore, se è un autentico giurista come lo furono i romani, non le cava dalla sua immaginazione. Invece mette sotto osservazione i rapporti umani (le fattispecie reali, il fatto) e su quell'effettività costruisce la regola idonea a disciplinare gli opposti interessi (ovviamente nel quadro di rapporti di classe determinati storicamente dall'equilibrio delle forze in campo).

Chi sta in alto, perché esercita un potere politico, economico, culturale, raramente è un buon legislatore. Sollecitato dal suo stesso ruolo, tocca i soliti bottoni affinché la ruota non si fermi. E' ben difficile che apra spontaneamente a una nuova equità. D'altra parte, il suo potere è la stessa cosa dei suoi interessi. Chi sta in basso osserva. E se gli pare che la ruota debba modificare il suo moto, reagisce, qualche volta abbattendo il potere e il suo sistema. E' questa l'opinione pubblica, la gente come voi e come me. L'opinione pubblica è più potente di qualsiasi governo, di qualsiasi dittatore, di tutti i re dei libri di storia. Vox populi vox dei.

Doppiamente forte è nei paesi democratici. Si tratta di un'ovvietà. Meno ovvia diventa la cosa se si osserva che, per la prima volta dacché mondo è mondo, l'opinione pubblica non è più nazionale o continentale, ma mondiale. Dall'Australia a Mosca, da Londra a Tokyo, dal Bengala all'Egitto, da Palermo a New York, la gente dice Pace. Ci sarà pure chi specula, ma non ci sono dubbi circa la vastità e capillarità del fenomeno. Il mondo unificato dalle merci di massa e dalle multinazionali, si è unificato anche moralmente. La pace è il "corso storico" della civiltà, la guerra è il "ricorso storico" della barbarie. La civiltà è frutto delle leggi. Il rispetto delle leggi è il prodotto della forza di cui è dotata la sovranità. E' inutile nascondersi dietro il dito, solo gli Stati Uniti d'America possiedono la forza di uno Stato globale.

Nessun altro Stato ha la forza militare per debellarlo. La gente lo sa, cosicché il grido Pace viene indirizzato a chi comanda veramente. Cosa ben diversa sono le pretese francesi e tedesche di continuare a usare la forza militare statunitense come quella di un paese che si fa menare per il naso. Nessuno, se non gli stessi Usa, detterà legge sulle armate statunitensi. L'ipotesi di un'ONU che decreti, e del paese americano che esegua con i suoi aerei supersonici e i suoi marines, è solo una levata di cervello.

D'altra parte, già da tempo il mondo intero contribuisce alle loro spese militari con un invisibile tributo. Tale è infatti il dollaro, un pezzo di carta che costa qualche spicciolo di stampa. Ma con il dollaro gli americani acquistano merci sul mercato internazionale e fanno prestiti al mondo. Ormai sono tanti i dollari in circolazione - diecimila miliardi - che mai potrebbero venir rimborsati.

Con gli anni si svaluteranno. Tutto qui. La realtà è questa, e va cambiata, ma non tornando indietro. Indipendentemente dal fatto che la guerra in Irak sia stata giusta o sbagliata, Pace non significa che gli interessi francesi siano degni di tutela. Pace oggi significa una nuova legge, un'autorità militare che s'imponga a tutti gli uomini. Giustizia e democrazia significano una comunicazione diretta, non mediata, tra il potere mondiale e il cittadino mondiale.

Il diaframma costituito dagli Stati nazionali dovrà necessariamente cadere. Un buon legislatore lascerebbe in vita soltanto le autonomie regionali con larghi poteri in materia economica. Spetta ai giuristi predisporre la transizione dell'immane potenza americana in equità giuridica mondiale. Ma tocca agli uomini di buona volontà alzarsi in piedi per la democrazia universale e l'equo impiego delle risorse universali. L'inverso del trionfo di Wall Street, come credono gli uomini Bush. La Casa Bianca è l'odierno Palazzo d'Inverno. Tocca a essa decidere se provocare l'assalto rivoluzionario o automodificarsi come fecero un tempo i monarchi illuminati. La cosa che prima d'ogni altra va cambiata è l'anarchia del commercio mondiale, che i forti pretendo per sfruttare i deboli.

Gli scambi debbono osservare la regola dell'equità e non debbono essere imposti, ma voluti. Gli Stati nazionali - la Gran Bretagna, la Francia, l'Italia etc - hanno esaurito il loro ciclo epocale. Chi sa la storia, ricorda che in Europa, tanto le dittature quanto le democrazie hanno mandato al macello, a decine di milioni, i loro cosiddetti figli. E non una sola volta, e lo hanno fatto per interessi gretti, a volta abominevoli.

Se i governi europei ancora non si rassegnano a scomparire è perché i rispettivi potentati finanziari, industriali e corporativi vogliono continuare ad avere una copertura militare dei loro vecchi privilegi, delle loro quote latte, delle loro quote carne; o peggio ancora, per continuare a vendere carri armati e mine antiuomo a mezzo mondo e poi, con il ricavato, pagare i giornali perché attizzino lo sciovismo nazionalista, o europeista, che è la stessa cosa.
L'era della pace verrà solo se gli uomini avranno buona volontà.

 

Nicola Zitara

 

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