L'unità d'Italia è una beffa, che comincia con una bugia.
Due Sicilie
  Eleaml


La verginità

di Antonia Capria

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Siderno, 27 gennaio 2005

Qui si parla di finanza e non di sesso. E non si allude a quei funzionari piemontesi che, al tempo dei Canonici di Legno, avevano la reputazione di chiudere un occhio o tutti e due sulle infrazioni daziarie di un pescatore senza licenza o di un macellaio clandestino, per un paniere di piselli o per un capo di salciccia, che avrebbe irrobustito il quotidiano piatto di cicorie. Si parla della finanza che adesso si scrive con la lettera maiuscola e di cui si occupano giornalmente i grandi quotidiani di Roma e di Milano, nonché un giornale ad hoc che, sostiene mio marito, essere il più serio in Italia.

Questa Finanza, poi, è all’origine della Finanziaria e delle incomprensibili guerre tra Tremonti e tutti gli altri, tanto che, pestato il titolare della maglia numero 9, è dovuta scendere in campo una riserva a nome Siniscalco. Essa non è che stia negli empirei celesti, come l’uomo della strada potrebbe supporre, ma pervade ogni angolo del paese. Paese  è,  peraltro, una parola che vuol dire l’intera Italia o anche la nostra non meno amata Siderno.

La conosco personalmente il Soggetto e potrei indicarvi persino il nome,  il cognome, l’aspetto, il recapito postale  e il numero di telefono. Si chiama Vincenzo, il cognome lo salto per modestia (sua, e non mia), il luogo è … Beh, saltiamo anche questo! Quanto all’aspetto, si tratta di un giovane sui trantacinque anni, all’apparenza ancora disoccupato, sebbene svolga un lavoro vero e proprio. In questi giorni di freddo intenso, porta un cappotto un po’ corto di maniche, che gli resta aperto  sulla parte anteriore della vita, volgarmente detta pancia, in quanto il bottone non intende congiungersi con l’occhiello.      

Viene quasi tutti i giorni a casa mia, per chiedere se intendo versargli 180,00 euro; cosa che, secondo lui, mi consentirebbe di riavere la verginità perduta. Ovviamente la verginità finanziaria, di cui ogni onesto consumatore dovrebbe essere dotato. Difatti Vincenzo è in possesso della giusta Password per restituire il bene perduto.

Per la verità, della perdita di detto bene, non mi ero resa esattamente conto. Capivo, e non capivo, d’aver nome e cognome macchiati. Una volta mi capitò di dover comprare un nuovo frigorifero. Un pomeriggio andai dal  solito fornitore, scelsi il modello che mi conveniva, mi misi d’accordo sul prezzo e sul numero delle rate, e me andai. Come al solito, il cortese fornitore, visto  che aveva anche il suo tornaconto, avrebbe portato a casa l’elettrodomestico nuovo di zecca, imballato in un sarcofago di tavole di legno e difeso con polistirolo, cartone da imballaggio, nonché munito di un regolare certificato di garanzia.

Aspettai, si fece sera. Fuori dal frigo, i pomodori, messi in un cestino e collocati sul davanzale della cucina, attiravano nugoli di mosche. Anche peggio quattro fichi che si erano salvati dall’assalto mezzogiornino di mio marito. Due uova, non so se giapponesi o italiane, sarebbero sicuramente marcite. Non parliamo dei tre etti di carne, comprati al mattino, prima del guasto, per fare delle polpette per cena.

Quando fu certo che il venditore non sarebbe arrivato, mi dissi che avrebbe potuto almeno avvertirmi. Comunque, non c’era altro da fare che rimandare a domani. In verità, anche senza un frigorifero in cucina, la notte feci un sonno tranquillo. Al mattino, alzai il telefono per chiedere.

“Sapete, signora…noi non c’entriamo…E’ che la Finanziaria …quindi le rate…non possiamo…Dovreste pagare per contanti…”

Mio marito commentò: “Sai, ai vecchi, le rate non le fanno”. Ci rassegnammo. Un po’ di soldi me li prestò mio cugino, una parte ancora ce la prestò un nipote di mio marito, pagammo.    

 

Un’altra volta mi capitò l’esatto contrario. Con mio marito, eravamo andati a comprare un computer nuovo. Ammaestrati dall’esperienza precedente, ci prestammo in banca il danaro che supponevamo necessario e sufficiente, ma il venditore cominciò a dire che sarebbe stato da sciocchi pagare subito: “In contanti o a rate costa lo stesso…”

“Ma siamo vecchi. Le finanziarie non ci accettano…”

“Macché! Neanche per sogno. Al dottore Malocchio, che è molto più anziano, stamattina gli ho consegnato….”

“ E facciamo le rate, come dite voi…”

Per farla breve, il computer arrivò a casa solo dopo essere stato pagato in contanti. Però almeno sapemmo la verità. La verità, spesso, è amara. Qualche volta è meglio non saperla. Insomma, sia io che mio marito avevamo la fedina finanziaria macchiata. Anzi, per essere precisi, più che come individui, eravamo macchiati come coppia.

Quando, come e perché  entrambi – sia uniti che disuniti - avevamo perduto la verginità, me lo ha spiegato Vincenzo,  che pretende 180,00 per restituircela. Glieli daremo, non glieli daremo? Dio solo lo sa.






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