L'unità d'Italia è una beffa, che comincia con una bugia.
Due Sicilie
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Il bello delle donne

di Antonia Capria

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Siderno, 7 Marzo 2006

Siderno, Corso della Repubblica. All’angolo di Piazza Portosalvo un gruppo familiare composto da padre, madre, un figlio e una figlia, si blocca compatto sul limite delle strisce bianche, prima d’attraversare. Come prescritto dalle leggi, dalla cortesia e dalla morale corrente, mi fermo. Il gruppo parte. Ma, appena partito, si disunisce. Il padre, quarant’anni circa, e il figlio, vent’anni circa, vanno avanti speditamente. La madre, quarant’anni circa, e la figlia vent’anni circa, attraversano maestosamente, e quindi lentamente. E a ben ragione. Infatti esibiscono una magnifica siluette, che viene rimarcata dai pantaloni e dalle magliette attillate.

Il bello delle donne è davanti o didietro, o anche davanti e didietro. L’eleganza dell’andatura femminile viene rimarcata dai tacchi alti. Qualcuno mi ha spiegato che per un’esigenza di equilibrio dei muscoli e delle ossa, il corpo, che i tacchi alti spingerebbero in avanti, si raddrizza e si erige maestoso sulle anche e sul bacino, altrimenti detti cosce e natiche.

La propensione femminile verso la maestà della persona incontra o non incontra il gusto maschile? A stare alla gente sembrerebbe di no. Ricordo che a scuola, il professore di francese ci fece tradurre un brano in cui l’autore, non rammento più chi, si sofferma ironicamente sul fatto che nei palazzi dell’aristocrazia parigina si dovettero alzare le porte delle stanza per lasciar passare le dame che portavano ai piedi scarpe con tacchi alti venti centimetri e in testa parrucche incipriate alte altri venti. Con queste acconciature, una dama, alta un metro e mezzo di suo, raggiungeva il metro e novanta, più dei centimetri richiesti per fare il corazziere del presidente Napolitano.

Gli attributi che sono più impegnativamente esibiti, vengono considerati, dalle donne, come aspetti decisivi della loro attrattiva presso l’altro sesso. L’attrazione sessuale è un fatto eterno. La Bibbia parla chiaro a riguardo. Non così le poesie che ci hanno fatto studiare a scuola. Dante, Petrarca, Ariosto, Foscolo, di cui sarebbe difficile escludere la mascolinità, non ci hanno lasciato grandi elogi di seni e natiche. In verità, i pittori del Rinascimento si sono ampiamente rifatti. E solo per modestia non parlo dei loro colleghi del Sei e Settecento o di scultori come il Canova.

Il ritorno alle nudità bibliche è un gran progresso, sia per le donne che per gli uomini. L’estasi che i bronzi di Riace hanno provocato e provocano tuttora, sebbene siano relegati nella sottosviluppata città di Reggio in Calabria, a convivere con mafiosi e politici corrotti, lo prova ampiamente. Però, diciamoci la verità, questa non “circonfusa da Venere celeste” silhouette femminile, bensì nuda come in Grecia e a Roma, comporta ingiustizie grandissime. La ragazza che ha le cosce secche come la risolve? Come riesce a esibire attrattive che non ha, la donna piatta davanti e piatta didietro? Secondo me, la nuova cultura del bello femminino porterà alla clonazione delle belle e alla sterilizzazione delle brutte, o forse alla più umana e modesta eugenetica, di cui Hitler come si sa fu un gran fautore. Solo che poi tutte le donne saranno la fotocopia o di Marilin o di Sofia o di Noemi. A quel punto gli uomini sceglieranno le loro campagne non più su base individuale, ma per genere e specie.

Non vorrei assumere l’atteggiamento di un Aristotilessa del Ventunesimo secolo, ma ho la vaga impressione che gli uomini in fatto di attrattive verso l’altro sesso siano stati, diciamo cosi, più abili e che, al loro solito, siano riusciti a manipolare la natura. Per esempio il potere ha una grande attrattiva presso le donne. E così la ricchezza, la fama, l’intelligenza, la cultura, l’eleganza, l’eloquio. E altre cose ancora, come la disinibizione, o meglio la sfrontatezza, o come lo spirito, o meglio le spiritosaggini. Ai tempi in cui avevo vent’anni, il più gran conquistatore del paese era un tappetto di un metro e sessantacinque che sapeva divertire noi ragazze. Da qualche parte ho letto che l’abate Ferdinando Galiani, ambasciatore del re di Napoli presso Luigi XV, pur essendo brutto, grassoccio e occhialuto, affascinava le più gran dame della corte parigina con il suo spirito e la sua cultura.

I tacchi alti sono un versante dell’attrattiva femminile in qualche modo simile alle mistificazioni inventate dagli uomini per apparire attraenti con le donne?





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