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Due Sicilie
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Alluvionati!

di Antonia Capria

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Siderno, 25 Febbraio 2005

Era un venerdì (o forse un giovedì, ma niente esclude che fosse domenica) del settembre 2000, anno del millennio, allorché Giove pluvio decretò un’alluvione a favore degli amati calabresi. Chi salvò la pelle nella circostanza, si dette da fare. Raccolse le sedie rotte che ancora aveva in casa e le buttò a galleggiare nel fiume. Un secchio abbondante d’acqua sporca lo versò sul materasso della defunta zia Marietta, morta zitella all’età di 89 anni. Ciccio Farvetta fece di più.

Con il manico della paletta con cui Boris, il figlioletto nato settimino, infranse i vetri di una vecchia cristalliera. Dopo di che si ricordò che il giorno prima aveva rotto per caso due bottiglie di birra. Uscì fuori, sotto la pioggia, per controllare se i cocci erano ancora nel secchio della spazzatura. Ma il netturbino se li era portati già via.

A quel punto gli venne in mente che la biancheria aveva un suo pregio e un suo prezzo. Così raccolse tutti gli stracci che trovò in casa e li inzuppò di acqua fangosa.

Giove guardava ammirato da sopra le nubi. Avrebbe voluto estendere il gioco per divertirsi ancora il giorno dopo. Ridere gli faceva bene. Dopo, mangiava di buon appetito, senza dover ricorrere al dio Esculapio per un digestivo. Ma Diana, che è la protettrice dei boschi e anche di tutti gli animali, s’impensierì.  - “Finisce che questi scafessi rovinano la carriera del Fido Governatore, e magari anche di Giulio e di quel simpaticone di Silvio che, quando racconta una barzelletta, manda in giro Emilio Fede per fare il solletico agli astanti”.

- “Papà, si mise a urlare Diana, con questa mania che hai di scatenare alluvioni, finisce che mandi in rovina la finanziaria del 2001”.

Giove aveva un gran timore di questa sua figlia armata di arco e di faretra.  “Quella è pazza. Per le budella di Saturno,   se  le gira, fa una strage. Però con me non la monta”. Così si mise in cerca di Hermes, volgarmente chiamato anche Mercurio, dio del commercio e dei telegrammi, come ognuno può facilmente verificare osservando la carta da lettere delle Poste Italiane.

“Mercurio, consigliami tu. Io, con le alluvioni mi diverto un mondo, ma quella folle di tua sorella Diana mi minaccia. Sostiene che maltratto le bestie da lei protette e che rovino la finanziaria 2001”.

-“Su calmati, papà. L’aggiusto io. Con i contributi facciamo una partita di giro”.

-“E che cos’è questa partita di giro?”

-“Una presa in giro. Noi gli diamo i soldi con la mano destra e ce li ripigliamo con la mano sinistra”.

-“E tu dici che così salviamo il bilancio?”

-“Fidati, papà. La regola è questa. Non dare mai soldi ai morti di fame; se li mangiano. Bisogna invece darli ai ricchi, che pagano le tasse. Tanto, appena il Fido Governatore gli dà il contributo sui danni alluvionali, il divino Giulio gli becca di tasse.”

-“Ma è una presa per i fondelli. Più che una partita di giro, un raggiro. Che figura faranno i nostri Fidi?”

-“Non darti pena, papà. Sono abituati.” 

Mercurio lasciò il piano alto delle nubi, si travestì da Dottore Commercialista - un abito che portava sempre con gran disinvoltura e innata eleganza. Inforcò alle caviglie i coturni con le ali delle Poste Italiane, prese una borsa di coccodrillo piena di vecchi giornali, in modo da darsi importanza,  e planò sulla Locride.

In Piazza Vittorio il Vittorioso la gente tripudiava. Cortei guidati dai sindaci pro-tempore-presente e sindaci pro- tempore-futuro, assessori dalla lunga chioma, consiglieri con la testa rapata,  uomini di rispetto che aspiravano alla carica di deputato, presidi, segretari, medici della mutua, agenti delle tasse, studenti delle medie pronti alla Rivoluzione sfilavano per il Corso, il Ricorso e le Vie adiacenti. Innalzando dei cartelloni. ”Robba du Guvernu, cu non futti vai ‘o ‘nfernu.”   Socrate Carbonella, abbigliato con una lunga tonaca che quattro secoli prima, al tempo di Omero, era bianca, ma il tempo e l’uso avevano resa completamente nera, tanto da somigliare alla camicia di Achille Starace (bomboniere in Napoli), urlava come un ossesso: - “Alluvionati siti, e alluvionati restati”.

- “Questo, sicuramente, vuole fare il deputato”, commentò il Saettante padre dell’Olimpo. 

“E che ti fotte a te”, ribatté il divino Febo, detto anche Apollo per via della pelle di pollo, il più bel figlio di Giove Olimpio, ultimamente adibito a incitare i Cavalli del Sole perché arrivassero prima, nel rispetto dell’ora legale comunitaria. Il quale Febo-Apollo, essendo anche il Ministro dell’ambiente, tifava per l’energia da combustione e per le divise nere.

“Futtimmu ‘u cuvernu, futtimmu ‘u cuvernu”. Il mercuriale commercialista si aggirava per gli uffici delle grandi aziende. “A te tre miliardi, a don Pasqualino dieci, a Cicciu da Pagghia quindici”. In conclusione impegnò tre milioni di miliardi, dopo di che si presentò dal Fido Governatore.

- “Ma in Olimpo siete impazziti. Io non metto firme, io non do un soldo a nessuno. Io nomino una commissione di esperti. Ho giusto un impegno di tre milioni di miliardi con Roberto Formigoni, che deve restaurare La Scala.  Puoi dire a Giove che occorre un’altra alluvione. Poi vedremo”





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