L'unità d'Italia è una beffa, che comincia con una bugia.
Due Sicilie
  Eleaml


“Prof. Nicola Zitara, grazie di  esistere”*


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Da pochi giorni internauta, il primo sito che ho visitato è stato www.duesicilie.org principalmente perché sono abbonato al periodico di Antonio Pagano; poi ho scoperto (eleaml.org) di Nicola Zitara che, comunque, già seguivo nei suoi numerosi scritti sul giornale testé citato.

Ebbene, la prima pagina che ho letto è stata “Napoli  la nostra capitale” articolo che risale al 1997 ma che io, ripeto, ho scoperto solo adesso; ringrazio, anche se a distanza di otto anni, l’amico Zitara (spero non si offenda se oso tanto) per la bellissima considerazione che ha per questa mia città.

Ma, ahimè, non tutti la pensano così e non mi riferisco soltanto agli “italiani”, ma anche e principalmente ai Meridionali i quali non hanno la stessa considerazione del nostro Zitara; Napoli ed i Napoletani sono invisi ovunque, continuamente oltraggiati, infamati, derisi nella migliore delle ipotesi, vilipesi ancorché ghettizzati, spesso, nei luoghi di villeggiatura, nel basso Lazio (vedi Gaeta, Formia, Scauri per non parlare della città di Latina, vero e proprio avamposto contro i Napoletani; per riprendere dagli abruzzesi e dai calabresi che vorrebbero solo i soldi dei miei concittadini senza averli tra i piedi.

Continuando il discorso, anche nella stessa Regione Campania ci vedono con il fumo negli occhi: i beneventani si dissociano dalla nostra cultura ed amano definirsi sanniti; gli avellinesi si identificano con i longobardi (ma fino a pochi anni fa si trasferivano per la fame, a frotte a Napoli per posti di portierato al Vomero o a Posillipo ma che adesso si comportano verso di noi come e peggio dei nordisti stronzo-bossiani, anzi, anche peggio, poiché è un razzismo associato a quel bieco campanilismo proprio delle comunità meno note che si sentono offese nella loro realtà provinciale.

Gli stessi bacolesi, abitanti di una ridente cittadina costiera che si affaccia sul golfo di Pozzuoli, diretti discendenti di antichi ebrei colà deportati per la loro avidità e strozzinaggine, mal sopportano la presenza partenopea durante l’estate, tanto che il sindaco (italiano pure lui) ha pensato bene di tariffare l’entrata verso il mare di Miseno con €. 5,00 giornalieri in modo da ridurre la presenza napoletana durante la bella stagione.

Ovviamente, non pretendo di far credere agli eventuali miei lettori che i napoletani siano i migliori al mondo, ci mancherebbe ma, qui si sta sparando sulla Croce Rossa.

Oramai Napoli è una capitale ed una città morte, uccise dall’invasione savoiarda prima e dagli italiani poi, nonché da noi stessi che, col nostro atteggiamento rinunciatario volutamente masochista abbiamo finito di lottare per un  possibile risorgimento che ci ridarebbe l’antica dignità.

Sembra quasi che siamo li, nell’attesa di un novello Ferdinando (I o II che sia) che ci spinga verso la definitiva consacrazione di popolo di serie A.

A proposito di serie A, tanto per parafrasare l’argomento calcistico, ci hanno fatto sprofondare in serie C anche per la gioia  di tanti meridionali che soffrivano per la sola presenza  del Napoli come rappresentante del Sud nel panorama pallonario: gelosi, invidiosi, hanno aspettato anche  la decadenza  sportiva della città per poter finalmente dare sfogo al  proprio istinto razzi-campanilistico.

Basta vedere come i napoletani sono accolti sui campi di Avellino, Foggia, Sora, San Benedetto del Tronto ecc. offendendoli coi più feroci degli aggettivi; poi è logico che questi reagiscano in modo anche violento. I Merdionali sono tutti tifosi di Juve, Inter e Milan.

Ora, al di la di questo mio sfogo e nel ritenere, comunque, Napoli una città assolutamente invivibile, non è più possibile far finta di niente: qui stiamo rischiando l’apertheid poiché, ripeto, siamo visti sempre e comunque col fumo negli occhi: basta circolare con un’auto targata NA che già ti guardano “storto” anche se sei una persona perbene; sempre sotto esame, al minimo errore ti bollano come”napoletano” (termine aggettivato in segno di disprezzo così come borbonico divenne sinonimo di gretto, retrivo ecc.).

Di questo passo, l’eventuale ritorno all’antico, cosa alla quale, sinceramente, credo poco considerati i tanti avvoltoi che volano attorno agli interessi meridionali, questo non passerà più per Napoli, ma necessariamente per un’altra città che più degnamente saprà rappresentare il popolo del Sud: questa potrebbe essere la sannita Benevento o la longobarda Avellino o, perché no,  Salerno considerati i suoi trascorsi di capitale per un giorno così che, tra sette-ottocento anni, i salernitani potranno dire di avere uguagliato Napoli  almeno come fatto temporale.

Prof. Nicola Zitara, grazie di  esistere.

Antonio Amitrano


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