L'unità d'Italia è una beffa, che comincia con una bugia.
Due Sicilie
Eleaml


"ITALIEN ITALIEN"

di Antonia Capria

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Siderno, 24 novembre 2005

Molto tempo fa ? mi sembra però ieri, così è vivo il ricordo ? una coppia di amici milanesi invitò mio marito e me a un troppo fugace viaggio in Svizzera. Partimmo all'alba da Milano in una guizzante Mini Morris rossa che mio marito guidava come se fosse a una gimcana e non invece su strade ingolfate di traffico e piene di pericoli.

Finché fummo in territorio italiano, il fatto che viaggiassimo in terza fila, che si facessero dei sorpassi al millimetro, che non si rispettassero gli stop, le precedenze e il limite di velocità, passò assolutamente inosservato, essendo l'espressione normale di una normale italianità, ma allorché il nostro sfrenato boliduccio, arrivato nelle spaziose strade cantonali, prese d'infilata i segnali di precedenza, le strisce bianche, i sensi vietati, potemmo osservare per la verità con divertita incoscienza ? che le auto dei lindi svizzeri si bloccavano, che ne uscivano inviperiti guidatori urlanti e che i passanti impietriti ci facevano segno di fermarci.

L'urlo " italien, italien ", seguito non so da quali apprezzamenti, ci corse dietro per decine e centinaia di chilometri.

Ancor più divertiti di mio marito, gli amici milanesi asserivano che, a quel punto, il governo cantonale era di sicuro già avvertito della nostra folle presenza e che nel giro di qualche minuto la gendarmeria ci avrebbe duramente accompagnati in un carcere.

Ma fummo fortunati e arrivammo a Zurigo senza manette ai polsi. Dopo un disgustoso potage e di un non meno disgustoso piatto di wurstel, mezzi morti di fame, ci mettemmo in cerca di cibi italianamente sani e appetibili. Davanti alla stazione, l'amico milanese ipotizzò che dentro avremmo trovato certamente qualche panino.

Vi entrammo, ma l'unica cosa di italianamente commestibile fu un sacchetto di cioccolatini. Per l'appetito del bambino dei nostri amici andava benissimo e questi cominciò a sgranocchiarli, buttando sul lucido marmo del marciapiedi le carte di stagnola, inconsapevole di trovarsi in un Paese igienico, anzi altamente igienico, civico, discreto, silenzioso, incapace di pensare che per istrada si possa osare di canticchiare " 0 sole mio "; che dico!: chiacchierare con la persona con la quale si cammina in compagnia.

Gli svizzeri non hanno " né bocca né parola ", come si diceva un tempo in Calabria delle ragazze in età di marito, per descriverne le virtù di future mogli ubbidienti. La Svizzera è come una grande toillettes dove tutto è strofinato con Mastrolindo in versione teutonica. Non c'è un odor di più. Persino gli alberi fanno cadere le foglie solo dopo che è stato disposto il cestino per raccoglierle.

Ebbene le carte dei cioccolatini, sparse nella stazione, richiamarono l'attenzione delle guardie, le quali ci individuarono e ci raggiunsero quando eravamo già fuori Arrivarono sprizzanti indignazione, ira, razzismo e, con una loquela imprevedibile, scaricarono contro di noi tutto il vocabolario tedesco.

Chiedemmo scusa, proponemmo di pagare una multa, ma non ci fu niente da fare: o la galera, sia pure confortevole, più le multe e i danni, o tornare indietro a raccogliere le carte dei cioccolatini. Una decina di anni dopo fui spedita ad insegnare a Domodossola.

Questa città, il sabato, aveva (e forse ha ancora) un fiorente mercatino. Gli svizzeri arrivavano in treno e in macchina a saccheggiarlo con i loro odorosi franchi, ma a mezzogiorno non andavano al ristorante come i poveri italiani. No. Da nababbi, taccagni si contentavano di un mezza pizza, i cui rimasugli fra cartacce unte e giornali già letti finivano nelle aiuole.

Adesso hanno ucciso il Reno. Ma gli incivili restiamo noi che non usiamo i cestini della spazzatura.




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