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Due Sicilie
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SAPONE E SAPIENZA

di Antonia Capria

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Siderno, 28 ottobre 2005

Don Totò vendeva nastri e saponi. Ma anche sapienza, come avrebbe notato Marotta. Il quale, sempre che avesse potuto incontrare un simile esemplare della fauna umana nella sua vecchia Napoli, ci avrebbe giocato su con divertito e incantato distacco. Cosa che credo più agevole quando il protagonista è un napoletano. Ma il nostro don Totò era il prodotto di ben altra antropologia culturale. Nella sua ascendenza non c'erano, infatti, scugnizzi che, dopo aver rubato un portafogli, condiscono allegramente il furto con cori un divertito sberleffo alla persona del fesso che si è fatto derubare, e all' intera classe sociale dei derubabili. Nel sangue di don Totò c'erano invece cromosomi di economia di villaggio, di vendetta paesana di faide familiari, di accette ben affilate, di riverenze al Barone, di consigli della "Famiglia", di rancori per la roba del nonno, di odio dissimulato, di processioni interminabili con il coltello nascosto nella manica della giacca, di candele portate alla Madonna affinché facesse la grazia di accecare il vicino di casa.

Per questo motivo, la sapienza che don Totò vendeva, insieme ai nastri e alle saponette, era intristita di acidi corrosivi; aveva l'amaro sapore della cattiveria biliosa e gratuita, il tocco viscido del tartufismo del cafone rivestito.

Don Totò odiava il progresso... degli altri. Quello della sua famiglia, gli spettava come il diritto naturale dell' "unico" uomo esistente agli occhi di Dio e della storia.

Don Totò odiava i partiti. Gli altri partiti. Quello suo sarebbe stato perfetto, se non ci fossero stati gli altri a condizionarlo.

Don Totò redarguiva i fumatori, ma non quando erano suoi clienti; criticava aspramente le donne imbellettate, ma vendeva profumi e belletti. Se don Totò avesse saputo il latino, avrebbe esclamato   continuamente o tempora o mores. Però non mancava di darsi da fare per una raccomandazione al figlio, che zoppicava in matematica. Don Totò sanzionava con parole durissime i consumi voluttuari, ma aveva comprato un Rolex alla moglie.

Don Totò odiava, con tutta la sua ancestrale capacità di odiare, i socialisti e i DS. ‑"Ma perché, gli chiedevo? Cosa vi hanno mai fatto"‑,

‑"Sono ladri. Si ammantano di false virtù. Sono dei criminali sì, potrei essere d'accordo ‑ replicavo ‑ ma anche gli azzurri sono ladri.  Gli americani che si sono macchiati del premeditato massacro di intere popolazioni inermi. E i preti non sono quelli che dicono: Fai come ti dico e non fare quello che faccio"? Ma la mia obiezione scivolava via sulla scorza della sua mente unilaterale, come la pioggia su un ombrello. Don Totò continuava:

 ‑" State alla larga da quella gente, é gente pericolosa.-

‑"Oh don Totò, che è forse proibito ascoltare le loro idee"?

‑"No,proibito non è ,ma non è pulito. Sarebbe ora che  proibissero  i partiti. Sì,  troppa libertà. Dovrebbero proibirli!”

‑"Ma insomma don Totò, qual è per voi la politica giusta? "

‑ "L'onestà, la pulizia. L'onestà e la pulizia".-

E infatti don Totò commerciava saponette, con cui ci si lava il corpo, e sapienza, con cui ci si lava la mente. Solo che le sue saponette erano più detersive dell'acido muriatico.





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