L'unità d'Italia è una beffa, che comincia con una bugia.
Due Sicilie
Eleaml


“Il sesso degli angeli”

di Andrea Balìa
Napoli, 20 Febbraio 2007

Il meridionalismo nasce come riflessione e contrapposizione propositiva alle problematiche per l’appunto del Meridione d’Italia. Problematiche che, nonostante la “solfa” letteraria e storica ancora vigente ed il convincimento indotto o autoindotto degli stessi e molti abitanti del Sud, non è qualcosa di insito nel DNA di questo popolo ma ha ragioni precise ed una data d’inizio.

Le ragioni sono facilmente adducibili all’unificazione forzosa d’Italia e la relativa e conseguente data risalente al 1861.

Analisi tutto sommato incredibilmente semplice per il raffronto di dati e numeri che, nella loro oggettività, vanno a far farsi benedire interpretazioni ed opinioni più o meno colte.

Un certo meridionalismo “mastelliano” o “mastelloide”, ovvero politicamente ufficiale, salta a piè pari le ragioni, prescinde dall’evento unitario come irrilevante episodio storico senza conseguenze negative, non annovera condizioni preesistenti per crassa ignoranza ancor prima che per malafede. Riduce tutto ad un vittimismo deprecabile, rivendica una retorica sul meridionale buono e mira all’ottenimento di favori, concessioni, piccoli o medi poteri e possibili privilegi.

Il meridionalismo più serio, che è quello che ci interessa, opera sul recupero della memoria storica, analizza dati di raffronto, valuta eventi e loro conseguenze; è lucidamente scettico sulle possibilità scaturibili dall’attuale panorama delle forze politiche parlamentari, ed ipotizza e scandaglia, con enormi difficoltà, scenari futuri praticabili.

Uno degli slogan ufficiali – dai neoborbonici e via via per tutti gli altri è: “ né a destra e né a sinistra, ma a sud!”

La qualcosa è, in prima battuta, affascinante e colpisce quasi come dichiarazione di purezza. Però…

1) si presta facilmente all’accusa di qualunquismo;

2) fa ipotizzare una triste e non dichiarata (quasi per scaramanzia) posizione centrista;

3) al di là della forte dichiarazione d’intenti diventa spesso un paravento per comportamenti che portano ad un meridionalismo “guercio” e/o “portaborse” di personaggi, movimenti, siti ecc… che, portatori sani (sic!) delle loro matrici d’appartenenza politica, s’impegnano (a volte anche quotidianamente) a portar acqua al mulino della parte di cui – a prescindere da tutto – si sentono paladini.

Allora il dire “né a ….ecc…” diventa per il meridionalismo un po’ il sesso degli angeli; ma il Sud non è una bambola, non è un travestito (pur col sommo rispetto di questa categoria). Il Sud è femmina e maschio assieme; ha (o dovrebbe avere) della prima la sensibilità e del secondo gli attributi. Più che dire “né a destra e né a sinistra” il Sud è “a destra e a sinistra”.

L’equivoco nasce dalla non qualità delle compagini del  nostro panorama politico, e dal fatto che (anche chi scrive l’ha sostenuto) le ideologie, o per meglio dire le loro rappresentatività politiche, sarebbero ormai defunte e arcaiche.

Un noto filosofo/scrittore francese, di cui non mi sovviene il nome, ha ultimamente dichiarato però (e credo abbia ragione) che come forma di pensiero destra e sinistra esistono sempre. E quindi il Sud è destra quando parla di patria, tradizione, appartenenza e sia sinistra quando ricorda le lotte del suo popolo, i briganti, la tolleranza e la solidarietà. Perché questo distinguo che, si potrebbe obiettare, sa di sofismo, puzza forse d’intellettuale?

Perché anche i linguaggi devono essere nuovi, la strategia di comunicazione deve volare alto, spiegarsi meglio, non prestarsi ad equivoci e dubbi di cui come sopra. Un atto di presunzione forse c’è: il Sud sa e può esprimere il meglio delle due grandi correnti del pensiero politico.

Dite che è impossibile?

Forse non è neanche problema di essere rappresentati da forme di governo tra le più rinomate come le democrazie solite; basta pensare alla riconosciuta civiltà delle monarchie del nord Europa che pur modernissime in leggi ed organizzazione di vita non hanno mai rinunciato alle loro orgogliose istituzioni..

Ovviamente era un esempio nel tentativo di esprimere al meglio dei concetti, e lungi da voler essere un’agiografia della monarchia.

Riflettiamo…

Andrea Balìa




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