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Due Sicilie
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“Un’ora sola ti vorrei…” 

Prodi, il Governo, la Locride e la Calabria

di Antonio Orlando

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Locride, 16 ottobre 2006

I giornali calabresi, compresa la Riviera, hanno volutamente, e giustamente, evidenziato il poco tempo riservato dal Presidente Prodi alla cerimonia di commemorazione del compianto Fortugno.

Il Presidente Loiero, da parte sua, si è subito affrettato a comunicare che, da quando si è insediato, questa è la quarta volta che Prodi - bontà sua - viene in Calabria, segno di grande attenzione nei confronti della nostra Regione, da lui considerata “una sua pupilla”.

Per quel poco che mi riguarda penso da sempre che le visite dei governanti, durassero pure intere settimane, non cambiano lo stato delle cose. Se poi sono una “toccata e fuga”, non lasciano proprio traccia alcuna.

Ne era cosciente, pur avendone fatte tante e pur avendo, a suo modo, “inventato” il genere, perfino Mussolini, il quale ammise, al termine dell’inaugurazione degli stabilimenti FIAT di Mirafiori, che gli operai di Torino “…sono come i fichi: neri di fuori, ma rossi dentro”, mentre a Catania prima e a Reggio Calabria poi, constatò amaramente che i calabresi e i siciliani “…fascisti non lo erano mai stati e non lo sarebbero mai diventati”.

In Calabria abbiamo, nell’ordine, prima votato Loiero, poi Prodi e nella nostra provincia, l’avv. Morabito; abbiamo dato fiducia alla coalizione di Centro-Sinistra in ben tre diverse elezioni, abbiamo sperato in un cambiamento rapido, concreto, reale e serio; ci ritroviamo, invece, a sentire le solite litanie e le solite giaculatorie in materia di lotta alla mafia ed alla criminalità.

Aria fritta e peggio ancora inspiegabili silenzi, dimostrazione di totale incompetenza e superficialità nell’affrontare i problemi della Giustizia, del processo e della criminalità nel Meridione.

Sarebbe stato molto meglio, al posto delle “visite pastorali” o delle “benedizioni”, di solenni promesse fondate sul nulla, dei logorroici discorsi e della roboante retorica patriottarda, dimostrare la volontà di cambiamento a partire dalle piccole cose e dal concreto.

Tanto per cominciare impegnarsi seriamente nelle indagini alla ricerca degli assassini delle vittime di mafia in maniera che i parenti (penso al signor Congiusta) non si sentano isolati, emarginati e respinti dalla società.

Le assicurazioni e le garanzie non bastano più, ci vogliono fatti e di questi, a tutt’oggi, non ne abbiamo visti. Anzi abbiamo assistito ai soliti “giochi proibiti” con una Giunta Loiero che viene rimpastata con la sola aggiunta di qualche spezia, tipo Monorchio e Santo Versace. Con rispetto parlando e salvando queste due ottime persone: tanto rumore per nulla!

Per quel che riguarda specificamente la lotta alla criminalità abbiamo potuto assistere:

alla polemica con l’on. Napoli sulla composizione della Commissione Antimafia; con il risultato che un parlamentare, inquisito o non inquisito, può entrare a far parte di questo delicato organismo e abbiamo concluso che se è inquisito ha maggior titolo a farne parte perché è un esperto.

All’approvazione di un provvedimento di indulto. Esultanza generale, l’aveva chiesto pure (inascoltato) buonanima di papa Woitjla e perciò non può che essere una cosa buona e giusta. A cose fatte ci si accorge che usciranno centinaia di poveri cristi, ma che beneficeranno pure fior di delinquenti.

Al tira-e-molla sulla riforma della Giustizia. Il solito Programma Elettorale dell’Unione aveva messo tra le priorità assolute la cancellazione di quell’obbrobrio di riforma della Giustizia nota come “Legge Castelli”.

All’acquiescenza sulle “leggi-vergogna”. Le “leggi ad personam”, e cioè le rogatorie internazionali, la Cirami, la legge sul falso in bilancio (depenalizzato), la ex Cirielli (diventata Pecorella) avrebbero dovuto essere cancellate con un colpo di spugna.

Alla discussione sul “sesso degli angeli”. In altri termini si riparla dell’abolizione dell’ergastolo e le orecchie di Cosa Nostra si drizzano attente.

Alla distruzione dei fondamenti del diritto moderno. Quel capolavoro che è il riformato e vigente art. 111 della Costituzione (“giusto processo”), tanto gradito da delinquenti vari, lo si vorrebbe con effetti retroattivi in maniera da far cadere sotto la mannaia le sentenze in materia di stragi.

Alla notte in cui tutti i gatti sono neri. Le discussioni, i dibattiti, le diatribe sulle intercettazioni telefoniche hanno avuto come effetto quello di rendere odioso questo strumento di indagine. Risultato: aboliamo le intercettazioni perchè la privacy del cittadino è sacra.

Alla tarantella calabrese. Arresti, scandali, procedimenti quando riguardano esponenti politici vengono automaticamente dichiarati o errori o pure persecuzioni giudiziarie. Segue visita in carcere da parte di un deputato o di un senatore ed invito in una trasmissione televisiva d’intrattenimento o al telegiornale.

Alla ennesima presa per i fondelli. Va sottolineato che quando questa viene effettuata da governi di Sinistra, non è tale per dogma rivelato. Se glielo ricordi ai DS, s’incazzano di brutto.

In conclusione: la Scuola deve insegnare la legalità, come se questa fosse una qualsiasi materia da apprendere.

La legalità si pratica, non si insegna; sarebbe ora che da Prodi in giù fino a Loiero se lo ficcassero bene in testa questo elementare concetto. I primi a praticare la legalità devono essere i governanti, se vogliono essere credibili, altrimenti ognuno si sente autorizzato a far da sé.

Tutte le ricette finora proposte non tengono conto che la Calabria “…è terra di montagne, non ha niente, non ha pianure e non ha industrie. Lo Stato qui ha fatto sempre poco, abbiamo dovuto inventarci tutto. Diamo la croce addosso ai clan, ma i capibastone hanno dato lavoro e ridistribuito la ricchezza con il mitra. Se non ci fossero loro si farebbe la fame…Lo Stato dovrebbe fare un monumento a questi uomini che gli levano la gente dalla strada ed ingrassano le banche. Organizzano le campagne elettorali ai politicanti e questi si sdebitano favorendoli con gli appalti…”. (“Ombre sull’Ofanto” di Raffaele Nigro)

Il Presidente Prodi si rassicuri. Questa è una descrizione della Calabria puramente oleografica e romanzata e si sa che poeti e letterati sono gente con la testa tra le nuvole e dipingono la realtà sempre a tinte fosche.

Torni pure quando vuole, Presidente, nella sua regione prediletta, ma non percorra l’autostrada e neppure prenda il treno e neanche l’aereo, faccia come ha sempre fatto: discenda da uno di quei begli elicotteri militari. E faccia come il Presidente De Gaulle, non parli! Perché lui sosteneva che “niente rafforza l’autorità come il silenzio”.




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