L'unità d'Italia è una beffa, che comincia con una bugia.
Due Sicilie
Eleaml


<>Commento ai commenti sul voto del 16 aprile

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Comincio dalla Gazzetta del Sud che è il giornale più venduto e più letto in Calabria. Non essendo un giornale nazionale, il comune buon senso, di cui non è privo la maggior parte dei giornalisti, vorrebbe che il suo commento alle elezioni regionali contenesse una qualche risposta, persino frettolosamente confezionata, alla domanda: cosa guadagna e cosa perde la Calabria in seguito alla vittoria di Berlusconi.

Ma la spocchia che ispira l'editore del quotidiano è notevole. Notevoli sono anche i suoi interessi quale mediatore del grande business padano dalle parti dello Stretto di Messina. Non stupisca, quindi, che il commento alla vicenda elettorale consista in un ben confezionato fondo in cui si attribuisce la sconfitta del centrosinistra all'insoddisfazione dei medici, all'ira dei professori, al vento che sta mutando di direzione in Confindustria.

In quanto prodotto giornalistico, la Gazzetta è un giornale ben fatto. Le sue pagine sono abilmente divise in due parti disomogenee. Una ha il carattere del quotidiano nazionale, sia per la politica, sia per lo sport, sia per la cronaca; l'altra è fatta di cronaca locale - criminale, amministrativa, sportiva - e che è un'informazione richiesta dal lettore prevalente. Non manca una decente terza pagina, anch'essa abilmente ripartita tra grande cultura, e cultura minore. Qualche volta capita anche di leggervi degli articoli seri e informati sulla problematica meridionale e meridionalista. E tuttavia il lettore scaltrito avverte che nel contesto complessivo suonano come d'appiccicaticcio; che sono messi lì per non farsi chiacchierare. Quasi una camicia western sotto un ben tagliato smoking.

Purtroppo gli intellettuali del Sud, per restare italiani, producono pastette.

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Il Mattino, solitamente detto Il Mattino di Napoli, essendo il maggiore giornale del cosiddetto Mezzogiorno, dovrebbe essere anche il più preoccupato per la piega che stanno prendendo le cose tra le due Italie. E spiegarci, lui, cosa sta avvenendo con chiarezza e precisione. Ma la redazione di uno dei più vecchi, se non del più vecchio quotidiano d'Italia, pare fatta da cento avvocati Gerardo Marotta ricalcati con lo stampiglio (forse avrei dovuto dire clonati, ma non mi è venuto).

Perché la Campania ha alzato gli scudi, sollevandoci sopra Bassolino trionfatore? Quasi un sudico Alberto da Giussano, con la spada di Federico Imperatore in pugno?

Cosa è avvenuto? Bassolino è un Comandante Lauro resuscitato, ma arioso, nazionalmente accetto; accetto persino a Lucia Annunziata e all'establishment Minculcopico, Raimediatico e veltroniano, che regna nei Palazzi governativi e negli appartamenti da 5 milioni al mese di Roma capitale?

Franza o Spagna purché se magna? O le cose stanno in modo diverso? Che senso aveva veramente il patto di Eboli?

Niente di tutto questo sul Mattino. Non so se don Gerardo Marotta sia figlio di don Benedetto e nipote legittimo di don Beltrando e di don Silvio, quel che vedo è che il Mattino è brutto mattino.

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Il tema non è invece trascurato da il manifesto. Debbo anzi dire che dei quattro o cinque giornali sfogliati due giorni dopo il voto, solo il manifesto si ferma a riflettere sulla vittoria di Bassolino. Logicamente lo fa da un punto di vista "nazionale" e nella fantasiosa visione che in Italia esista una sinistra, cosa diversa dalla destra.

Tanto per non tenerci niente nella penna, ridiciamo qui cosa Fora…non intende per sinistra. O meglio non intende per sinistra nel Sud. Non sono sinistra: la difesa delle pensioni e dei pensionati, la difesa salariale della manodopera stabilmente occupata, la difesa degli stipendi, la difesa dei professori, dei medici e degli avvocati. Per Fora…è invece sinistra l'indipendenza dei popoli oppressi dalle nazioni industrialmente sviluppate, la libertà del singolo produttore di non avere bisogno del capitale di un padrone per lavorare, l'occupazione di tutti e di ciascuno, a tutti i costi, anche a costo di tornare al Medioevo.

 

Nicola Zitara

 

 

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