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Fonte:
larivieraonline

Lo show dell’antimafia, Maltese, Bolzoni e la cellula del Sole 24 ore

di Ercole Macrì

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La spettacolarizzazione degli arresti ai fini elettoralistici è nel meridione, Calabria e Sicilia in primis, un punto fermo da cui non si può più prescindere. La propaganda dei successi contro la criminalità è senza freni e nei periodi di campagna elettorale il piede spinge sull’accelleratore. All’arresto di Provenzano con ministro degli interni Pisanu ha risposto, sentenziando un pareggio tra PDL E PD, Amato con Condello. Nella rete è finito nel 2006 il capo di cosa nostra. Pochi giorni fa quello della ‘ndrangheta?

Roma, dacci oggi la nostra mafia quotidiana

La consorteria criminale calabrese è come Al Quaeda - il Macdonald’s si appellerà al Tar – ha sentenziato l’ennesimo sforzo di Forgione e del suo staff. La relazione della commissione parlamentare antimafia non lascia equivoci: il mostro, la mafia calabrese, è sempre più potente. Molto probabilmente è vero, addirittura sarebbe stato più preciso affermare che non è la ‘ndrangheta assomigliare ad Al Quaeda ma al contrario è il gruppo di Bin Laden che ha imitato la progettualità militare dei vari Tiradrittu, Piromalli e Condello.  Quest’ultimo è considerato dalla maggior parte dei “liberatori” e dai giornalisti della Calabria e da quelli che scrivono sulla Calabria il capo dei capi della Ndrangheta.

Circa un anno fa, però, nell’inchiesta su Reggio Calabria Curzio Maltese, uno dei “mammasantissima “di Repubblica, avanzò un’altra ipotesi: “a Reggio comanda la famiglia di Melito Portosalvo che esegue i comandamenti di Natale Iamonte”, almeno questo ha inteso farci capire tra le righe, in un suo sostanzioso articolo del 25 Aprile 2007.

Che significa? che per questo prestigioso giornalista Condello non solo non è il “Supremo” in Calabria, ma non lo è nemmeno a casa sua. Lo è diventato o per il fatto che tra meno di due mesi si vota o perché aggiungendo un di più  cinematografico si vendono tante copie. La scrivania di Curzio Maltese non sarà tanto distante, all’interno della redazione del secondo quotidiano più attraente della nazione, da quelle di D’Avanzo e di Bolzoni, maestri sia a stanare informazioni su capibastoni e cartelli che per abilità a far bucare lo schermo al caso Calabria tre volte a settimana.

Grazie alla complicità di un quotidiano regionale calabrese anche il Sole 24ore ha raddrizzato la mira. Ha fiutato l’affare e ha piazzato i suoi. Del resto Montezemolo e Veltroni si guardano, e il recupero su Berlusconi può arrivare soltanto attraverso lo spaccio di legalità nel meridione e in particolar modo in Calabria.

Io continuo a pensare invece che il mancato sviluppo di questa regione sta nel confronto tra il documento strategico regionale pugliese e quello calabrese e sta anche nel caso Irlanda che ha progettato la sua svolta attraverso valide strategie nell’impiego dei Fondi Europei e non impegnandosi come si sostiene nella lotta al terrorismo. La Calabria paga da una vita i sequestri di persona. Ha un marchio che la condannerà per l’eternità. Ai calabresi hanno impiantato un microchip in testa che li obbliga a pensare che una loro prospettiva dipende esclusivamente dalla lotta alla sua criminalità.

La ‘ndrangheta è un grande problema indubbiamente, ma è anche un efficace sciroppo per tante incapacità. Ultime in ordine di tempo quelle dei clan di Chiaravalloti e Loiero.

Perché il prossimo premier non ci regala, invece, uno dei migliori cinque esperti di sviluppo americani per consentire seriamente alla retroportualità di Gioa Tauro di divenire la piattaforma più importante del mediterraneo? Solo in quel momento la classe politica italiana di destra e di sinistra  si potrà inginocchiare sullo scalino legnoso del confessionale.





 

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