L'unità d'Italia è una beffa, che comincia con una bugia.
Due Sicilie
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Chi fa le regole

di Nicola Zitara

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Siderno, 26 marzo 2005

La nostra vita privata e collettiva sta velocemente cambiando. Tutti ne siamo sorpresi, frastornati, scontenti. Capiamo d’essere impotenti, ma non sappiamo cosa fare. Il  dibattito politico, anche quello al più alto livello che vediamo in televisione, non ci dà risposte. E’ vuoto, spento,  sembra  - e forse è – una corsa alle poltrone, o anche peggio, a quel che sta sotto la poltrona: il danaro, i privilegi personali e familiari, il potere.

Gli stessi leader sembrano pesci fuor d’acqua. Arlecchino Ridens canta storielle e il suo avversario somiglia a Colombina, che ha un ruolo solo perché ‘litica col moroso’. Persino Bertinotti - il Bastian contrario per eccellenza - che in ogni occasione mostrava di possedere un suo chiaro punto di vista - un personaggio sicuro di sé, spesso un mattatore -  annaspa visibilmente. Soltanto gli stronzobossiti paiono sicuri di sé.

Ed è facile capirne il perché. Non si pongono problemi generali, si limitano a difendere i privilegi che Milano e la Lombardia hanno conseguito nel corso degli ultimi 140, con il Regno e la Repubblica d’Italia. Il loro mondo è vecchio, prefascista, crispino e giolittiano - riemerso il quale, il disegno costituente e costituzionale si va spegnendo giorno dopo giorno.  

La confusione mentale e il pasticcio  progettuale hanno una causa precisa: è cambiata l’economia. Il mercato unico nazionale è alle corde e la globalizzazione, la mondializzazione dei padroni va avanti sicura e spedita.

A pagare è la libertà del poveruomo, che oggi non ha più una  faccia umana – quella del produttore, del lavoratore –  ma una faccia di cuoio (o di sky), il cui profilo sta interamente nel suo portafoglio di consumatore; oggetto, questo, alquanto comodo, specialmente quando contiene qualcosa, nonché idealizzato dall’economia bocconiana, che invece di chiamarlo con il suo nome, lo chiama ‘equilibrio del consumatore’, forse perché  spesso cade, come capita appunto alle cose che hanno una malcerta base.

L’evoluzione (meglio l’involuzione) del diritto privato è il miglior termometro del cambiamento nei rapporti economici. Il sistema giuridico occidentale sembra ancora quello elaborato dai pretori romani. Tutti i contratti, per il cui rispetto il cittadino può invocare l’intervento di un giudice, possono esser fatti risalire a duemila anni fa. E’ cambiato qualche nome, la dottrina ha affinato o chiarito qualche concetto, ma si ha l’impressione di essere sempre lì.

Ciò avviene perché le novità economiche vengono insistentemente sforzate, per farle rientrare nell’istituto antico, nel principio morale basilare, che le norme scritte dovrebbero rispettare, ma che purtroppo non ha più il senso e la pregnanza primigenia. I giuristi chiamano questo principio l’ “autonomia privata”. In materia negoziale, cioè nelle relazioni intersoggettive, ognuno di noi è il supremo giudice del proprio interesse, e ciascuno invera questa regola di libertà ‘negoziando’, ‘contrattando’ (liticando, come diciamo noi meridionali) con l’altra parte (presente o eventuale).

Su questo sottofondo si inserì sin dal tempo di Roma la vendita a prezzo fisso. Duemila anni fa, il prezzo fisso si aveva  solo nel caso di un monopolio statale; per esempio il sale. E fin da allora fu chiaro ai giuristi che in questo caso l’autonomia privata si riduceva a una semplice opzione: sì o no.

Oggi che tutto si compra presso venditori professionali, la vendita a prezzo fisso è quasi la regola. Soltanto in situazioni tradizionali, come il mercato settimanale, o in qualche settore specifico, per esempio il commercio dei mobili, si conserva l’uso di  contrattare (tirare o litigare sul prezzo). Per il resto, o si accetta in blocco l’offerta o non si compra. Infatti è il venditore  che fissa i termini del contratto. La sua proposta è come se fosse scritta nella merce esposta su un banco.

L’antico contratto di compravendita nominalmente regge. Però nella transizione  non ha perduto soltanto, come riteniamo erroneamente, il suo carattere folcloristico. Ha invece semplificato i rapporti (umani) di scambio fino al punto da eliminare l’uso della voce. Li ha resi muti. Quasi tutte le merci, oggi, sono come il sale al tempo degli imperatori romani. “Prendere o lasciare”. Cosicché è facile intuire che il produttore delle lamette Gillette, se non è un imperatore romano, poco ci manca.

Nella Napoli spagnola, il grano era venduto ai fornai al prezzo fissato dai governanti. Come si dice, era calmierato, anzi c’era una pubblica annona. In momenti di crisi, erano le autorità  a decidere un aumento o un ribasso del prezzo. Oggi, neanche il presidente della Repubblica  ha il potere di modificare il prezzo delle lamette da barba, figuriamoci il sindaco di Napoli o l’onorevole Bertinotti.

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 Più libertà, o meno la libertà? Chiamiamola globalizzazione, e non ci sbaglieremo.

Ma andiamo avanti. Dall’acquisto di un francobollo, o dalla carità fatta al mendicante sulla porta della chiesa, a salire in su, una persona, nella sua vita, conclude centinaia di migliaia, se non milioni di negozi, senza minimamente far mente locale al fatto che sta compiendo un atto giuridicamente rilevante.

Si accorge di stare assumendo una responsabilità negoziale soltanto quelle poche volte che si trova di fronte a un notaio o comunque gli viene chiesto di apporre una firma sotto un testo a stampa. In quest’ultimo caso sottoscrive un contratto, cosiddetto, di adesione.

Si tratta di una tipologia che richiama alla mente il venditore monopolista del sale. In Italia la nascita del contratto di adesione non è collegata alla compravendita, ma al ‘contratto di fornitura’ d’acqua e di energia elettrica, nonché al mutuo bancario e al contratto di assicurazione.

Nella compravendita, il contratto per adesione (muta, e quasi acefala e abulica) alla proposta del venditore nasce o comunque si afferma con la vendita (specialmente a rate) di autoveicoli (i quali, insieme alle navi e agli aerei, sono dei beni mobili soggetti a registrazione, tale e quale gli immobili –  cfr. > Catasto – Registro delle ipoteche, etc.).

Va da sé che soltanto un venditore forte quanto il monopolista del sale può imporre il prezzo e le altre  condizioni del contratto alle eventuali controparti. Oggi questa situazione è diffusissima. Basta comprare tre matite per corrispondenza o per internet, per essere tenuti a sottoscrivere il suicidio della propria autonomia privata.

Insomma, è il potere del venditore che è cambiato rispetto al 1948, allorché entrò in vigore la costituzione italiana  e prese ad andare a tutto regime il sistema dei partiti e lo  Stato dei partiti. A partire dalla caduta del muro di Berlino, i partiti si ripartiscono un potere che sta su un gradino più basso rispetto ai venditori globali e persino rispetto ai grandi venditori nazionali  di merci e di servizi. Volendo giocare con le parole, si potrebbe dire che il ‘servizio’ che Berlusconi ha fatto e sta facendo ai meridionali,  è interamente legato al servizio Mediaset.

Il Parlamento è divenuto la camera di risonanza della televisione, la quale è a sua volta la Voce del Padrone monopolista. Quand’anche Berlusconi fosse disarcionato politicamente dagli elettori, resterebbe comunque a un livello più alto della sovranità statuale.

Anche più in alto stanno i monopolisti internazionali. Bil Gaites è più forte dell’Unione Europea. Neanche il governo USA riesce a farsi rispettare dai grandi monopolisti del tonno in scatola. I due o tre grandi venditori di detersivi possono far fallire gli accordi di Kyoto. Le industrie della carta stanno disboscando la foresta tropicale, in barba a tutti i divieti.

In Italia, le società di assicurazione possono ‘assicurasi’, indipendentemente dalla volontà dei governanti, una quota rilevante del reddito nazionale. Le banche possono tenere ‘lavorare’ i capitali della mafia in barba ai procuratori della Repubblica e agli organi di polizia. Insomma gli Stati annaspano, i parlamenti chiacchierano, il potere sta altrove.

In Europa il processo di dissoluzione dell’autonomia privata corre velocemente  verso il crollo finale, perché l’Unione ha piegato la sovranità dei singoli stati, senza che essa si facesse Stato. La civiltà della libertà negoziale deperisce un giorno dopo l’altro. Gli europei tornano a una forma moderna di feudalesimo e di servitù della gleba.

Fra una settimana voteremo, ma a votare pro o contro non cambia niente. L’opposizione al sistema vigente è ancora nella mente di dio. Il voto servirebbe a scegliere come governante un ragioniere onesto e capace. Ma ho l’impressione che qui da noi non sappiamo fare neanche questa cosa alquanto semplice.

Nicola Zitara


Untori

In alcune plaghe di Calabria si è diffusa una strana forma d’influenza, molto simile alla peste del Manzoni.
Circola voce che l’infezione sia stata propagata da alcuni leghisti, scesi fin qui al seguito del ministro Caldiroli. Secondo altri, il male avrebbe una diversa origine. Siccome colpisce principalmente le donne in avanzato stato di gravidanza, si suppone che a fare ammalare le puerpere sia stata la vista in televisione di Bossi redivivo e la paura d’avere un figlio che gli somigli.

Nicola Zitara, 26 marzo 2005



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