L'unità d'Italia è una beffa, che comincia con una bugia.
Due Sicilie
  Eleaml


E-mail di Costagliola a Zitara


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Sto assistendo alle varie comunicazioni via web. Mi permetto di inserirmi su questa che trovo interessante per le analisi di fondo del dottor Zitara che finalmente parla di qualcosa di serio. Il sud colonia è una realtà che molti non hanno compreso purtroppo anche se parliamo... Qualcuno viene ancora a presentarsi antifederalista e persino unitario. Evidentemente, velleitarismi a parte non si vuole smettere di giocare ai soldatini e basta. 

L'Italia è sfatta lo si voglia o no. Non saremo noi a sancire la divisione del paese è negli atti. Siamo stati abbandonati al sottosviluppo se qualcuno non l'ha capito è meglio che si svegli. Andate al nord e guardate le città, il paesaggio, le strutture, la gente... fate il paragone. 

Abbiamo una classe dirigente (si fa per dire) corrotta, ma questo non significa che dobbiamo aspettare la salvezza da nord. L'Italia ci deve risarcire certo ma senza ipoteche immobiliste che nessuno vuole impiantare, ne il nord, ne noi che dovremmo legarci mani e piedi per ricevere un ristoro o quanto meno l’obolo dello stato italiano. 

Pensate che per la ricerca riceviamo il 9% di quanto viene stanziato a livello nazionale. E per questo dovremmo rimanere legati, almeno concettualmente per quanto ci riguarda, allo stato? I divorzi sono all'ordine del giorno ed il nostro matrimonio non è mai stato celebrato. Zitara sa quello che dice. Però scusate penso che questo strutturalismo societario sia un poco sopra le righe da parte di tutti, Zitara compreso. Siamo ancora a caro amico, il chi siamo è stato ancora dribblato, soprattutto concedetemi, troppa cura del passato e poca del presente. 

Senza storia un popolo muore ma anche con troppa storia... Il sud sta morendo ogni giorno di più in una Europa che corre. Persino Grecia, Spagna, Portogallo vanno meglio del sud. I paesi dell'Est tra poco ci surclasseranno e noi non abbiamo ancora capito niente, come quei pugili che sono intontiti alle corde. Ed il sud è al palo come "i  duosiciliani " come l'ambiente identitario meridionalistico che rincorre improbabili corone negli stemmi araldici scelti con gran cura, il repechage di vecchi merletti non serve. Garibaldi è un mito avverso ma è morto tanti anni fa e pensare sempre a quel figuro barbuto è fuori luogo. I Savoia sono un trio squallido e andare dietro a loro significa perdersi. Lo stesso dicasi per le dinastie “amiche” che frequentano più novella 3000 che qualcosa di altro. I principi passano i popoli restano, lasciateli in pace nel loro jet set. E se qualcuno crede che parlare del sociale significa sciorinare i primati di un tempo è fuori strada.

Parlate attuale, delle condizioni del popolo meridionale (finiamola anche con i vocaboli retro che creano fratture di comprensione con la gente), parlate della disoccupazione, delle carenze infrastrutturali, del declino della famiglia, dei nuovi poveri soprattutto nelle realtà urbane, la deindustrializzazione dei pochi settori ancora vivi, la criminalità, la droga che si diffonde tra i giovani, il credito esoso delle banche, la fine dell'agricoltura, il precariato, la distruzione dell'assetto urbanistico, il fallimento della marineria, il piccolo commercio in crisi, l'assalto delle multinazionali, l'emigrazione clandestina, la distruzione del turismo, e per ultimo consentitemi la distruzione sistematica del nostro territorio e l'etnocidio del popolo campano attraverso l'inquinamento sistematico dell'acqua, del suolo e dell'aria. 

C’ è tanto da dire alla gente che non ce la fa più a vivere e che di Garibaldi non sa che farsene. Un ultima cosa qualche volta scendete in piazza per una delle tante ragioni che vi ho detto e portatevi una bandiera comprensibile che sia senza corone…

 Con affetto,

Pasquale Costagliola


Da Zitara a Costagliola

Siderno, Dicembre 2007

Caro compatriota,

                          ho letto con grande interesse la tua e-mail. Ti ringrazio dell'apprezzamento e spero che Tu abbia il tempo e la voglia di aprire il sito che ospita i miei articoli (www. eleaml.org), in aggiunta ai quali mi permetto alcune considerazioni di ordine generale.

1) Dopo la caduta di Francesco II, il Sud ha vissuto una guerra civile: i contadini da una parte, i padroni e i piemontesi, fra loro alleati, dall'altra. A questo riguardo c'è un bel libro di Lucarelli che risale credo a settant'anni fa, che però è stato ripubblicato. L'ho letto da giovane e poi è… scomparso. Caserta credo abbia una buona biblioteca e penso che non sia improbabile trovarlo.

2) I contadini persero, i piemontesi vinsero, i padroni si papparono le terre comunali destinate all'uso contadino e le terre che la Chiesa dava a colonia per un modico canone.

3)  I padroni non si godettero la vittoria perché, a partire dal 1887, l'Italia padana introdusse il protezionismo alle frontiere, con la qual cosa l'agricoltura meridionale non solo perse i clienti stranieri ma dovette pagare zappe, falci, trattori, energia elettrica, concimi a un prezzo esorbitante.

4) Il meridione venne corrotto in questa fase. I proprietari si attaccarono ai fondelli dello Stato per avere uno stipendio che sostituisse la rendita perduta (Salvemini).

5) Il primo nostro obiettivo è togliere a questa classe (declassata) il potere che ha e che le viene dallo Stato padano. In questo dovremmo avere il popolo dalla nostra parte, ma il popolo ci considera dei politicanti, come tutti gli altri. E poi bisogna dire anche un'altra verità: con l'assistenzialismo dell'ultimo cinquantennio anche il popolo si è corrotto.

6) Non possiamo fare la guerra, né vogliamo. Non abbiamo soldi, né armi, e neppure mezzi di comunicazioni di massa. Possiamo mostrare soltanto con l'esempio che siamo persone serie. Da qui la mia proposta di partito che partecipa al voto, ma non parteciperà alle decisioni fino a quando il Sud non tornerà indipendente.

7) Oggi possiamo fare poche cose. Per esempio difendere l'ambiente, o anche far fruttare il risparmio prestandocelo fra noi stessi mediante banche locali e normali finanziarie. Potremmo anche sfidare lo Stato sul terreno della spesa per la ricerca che, come rilevi Tu, qui non arriva. Ma prima ancora dovremmo sfidare i lumaconi che insegnano nelle nostre università e si sentono lusingati quando un collega milanese gli dà una pacca sulla spalla. Forse potremmo fare altre cose, ma il problema di fondo è recuperare le virtù perdute, come l'onore, la dedizione alla nostra terra, alla famiglia, alla speranza. Il crollo morale del Sud sta proprie nella perdita della sua identità, nella fine della ragione, della solidarietà umana, dell'idea di un destino nostro, non condiviso nella parte terragna d'Europa, di cui siamo l'ultimo confine, quasi un galera rispetto al mare aperto che ci circonda.    

Un fraterno abbraccio,

Nicola Zitara




 

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