L'unità d'Italia è una beffa, che comincia con una bugia.
Due Sicilie
  Eleaml


La democrazia

di Nicola Zitara

Siderno, 13 Ottobre 2007

(se vuoi, puoi scaricare l'articolo in formato RTF o PDF)

Domenica, milioni di italiani andranno a votare per scegliere il segretario del nuovo partito della sinistra democratica, la quale mette insieme ex comunisti, ex democristiani, comunisti meno ex, democristiani meno ex, e liberal-democratici o sedicenti tali. In teoria l'ipotesi di semplificare il numero dei partiti funziona. Non so in pratica. 

Sempre in ipotesi, potrebbe portare qualche novità positiva sulla struttura alienata e alienante del sistema politico meridionale, dove il partito nazionale non si presenta in funzione della rappresentazione di interessi avvertiti, ma come prolungamento di interessi dell'Italia restante. Comunque, un partito solo al posto di due o tre, non farà più male di quanto ce ne sia adesso. 

La molteplicità di partiti medi, piccoli e insignificanti alimenta non soltanto il clientelismo e il somarismo, ma anche la confusione tra interessi identificati o identificabili del Sud  e la voce degli eletti che li esprimono - voci che troppo spesso somigliano a ragli. 

Essendo vecchio, ho un chiaro ricordo su quanto l'unità politica e sindacale, la semplificazione in due soli partiti di sinistra e l'unità d'azione, che si ebbe nei primi dieci anni del dopoguerra fra socialisti e comunisti, giovasse se non proprio a tutte le classi meridionali del lavoro, quantomeno alla classe contadina. 

Oggi il progetto politico della sinistra non viene orientato dalla bussola classista. Prevale la politica di schieramento a favore di questo o di quello, la stessa che prevalse disastrosamente al tempo di Cavour e dei suoi successori. Politica di schieramento non significa che le classi oggi non esistano più, benché la tesi sembrerebbe avvalorarta dal fatto che la condizione proletaria oggi non discende dal solo posizionamento contrapposto di lavoratore e  padrone, ma dalla relazione che le famiglie hanno rispetto ai grandi monopoli nazionali e internazionali, in quanto consumatrici di beni e fruitrici di servizi offerti al consumo; direi del tutto come esseri vegetativi, esistenti per consumare in vita e persino da defunti.

Il passaggio dal dollaro sbandierato come convertibile al dollaro inconvertibile e all'inflazione della moneta fiduciaria ha scassato la bussola che orientava il precedente assetto mondiale, quando ad ispirare gli interessi di una nazione era il capitalismo industriale e il rovescio della  medaglia: le condizioni di esistenza della classe operaia e delle altre classi subalterne che si appoggiavano ad essa politicamente ed elettoralmente. Questa era la vecchia democrazia, o se vogliamo la democrazia del Welfare State, oggi morente. 

Attualmente il capitalista industriale (quindi la produzione) è in posizione ancillare rispetto a chi detiene il potere di finanziarlo. E' come se fossimo tornati indietro nei secoli, allorché il mercante di Amsterdam non si sporcava le mani con  le pezze di lana o di cotone che commerciava, perché  un contadino-artigiano, nella sua nuda e fredda bicocca, tesseva su commissione per lui. Il mercante ammassava fiorini nella banca consortile, mentre il lavoratore che otteneva una commissione, campava appena, e quello che non l'otteneva sopravviveva di carità.

Di questo nostro mondo moderno, trasformato in Medioevo (non prossimo venturo, ma già arrivato), una gran parte delle genti del Sud italiano soffre le regole. Per esempio, non si lavora e non si vive senza un'automobile. Quando insegnavo a Vibo Valentia mi capitava di assistere a un divertente  spettacolo. Verso le sette del mattino, conveniva in una piazza del centro storico una schiera di insegnati. 

Formavano gruppi di quattro o cinque persone per macchina e partivano per Catanzaro, dove avevano la cattedra. Un'ora dopo arrivavano a Vibo una decina di macchine, che portavano una cinquantina di insegnanti catanzaresi con cattedra a Vibo. C'era, già allora, un patto tra lo Stato, che organizzava la scuola sulla base del consumo di benzina, e i raffinatori di petrolio che mandavano in malora Siracusa, Augusta e Gela?  

Non ho mai potuto appurarlo, però sono certo che l'attuale, incredibile consumo di automobili, di benzina, di assicurazioni, di risarcimento danni,  di salute, di vita, di ambiente e di un'infinità di altre cose è teleguidato dalla filosofia dei tempi, la quale pretende essere il consumo la vera ricchezza di un paese. 

Chi conosce appena un po’ di contabilità nazionale, sa che il famoso PIL (prodotto interno lordo) cresce, se cresce il consumo di benzina e se cresce il risarcimento danni. Cioè il Pil cresce anche sul danno della nazione. Una vita consumata più che a lavorare e a produrre, a viaggiare tra la propria casa e un posto di lavoro lontano, è un attivo per il Pil, anche se poi è un passivo di denaro, di tempo, di salute e di umanità per chi vi è costretto.

Questa filosofia della società dei consumi (sistema economico) ha spinto avanti l'arroganza dei monopolisti fino a farci rivedere il Medioevo e Dante Alighieri che viaggia fra i dannati dell'Inferno. Se pigliate una botta sugli sportelli della vostra macchina, riparala (cioè riparare i quattro sportelli) vi costa più o meno quanto costa una macchina nuova.  

Questa banale equazione economica non è il frutto di circostanze che si accavallano, ma della propensione dei finanzieri a investire il danaro che inventano con il cliente che costa di meno. Semplificando, costa meno fare un grosso prestito a una sola industria automobilistica che a cinquantamila carrozzieri. Se la casa automobilistica non paga, la si vende a pronti contanti, mentre se non pagano i carrozzieri non si recupera un fico secco. 

Tutte le case automobilistiche europee continuano a esistere perché in un modo o nell'altro lo Stato integra i costi di produzione. Lo Stato paga non solo per tenere su città operaie che (in una fase di passaggio verso il nulla) sprofonderebbero nell'inferno della disoccupazione e nella guerriglia, ma anche perché intorno al mondo a quattro ruote si sviluppa l'esistenza di imprese molto più potenti dell'industria automobilistica, benché tenebrose e defilate. 

Pensate a quanto rende in termini di interessi la vendita rateale. Si dice il danaro della droga! Leggete la cifra e moltiplicatela per dieci.

Questo mondo nuovo/vecchio, fatto di banche, di assicurazioni, di medicine, di benzina, di supermercati, di turismo, d'inquinamento, che per noi meridionali non è lontano quanto il morente mondo della grande industria monopolistica padana, ci asfissia. 

Lo fa senza la nostra ribellione, perché il partito nazionale, più è piccolo, più è servile verso il sistema del consumo, sopraffattore delle scelte di mercato, globalizzatore del borotalco, degli asciugoni e dei pannolini per neonati. Globalizzatore effimero, però vanitoso, perché offre immagini in vista dello spreco dissennato, irrazionale e tuttavia assunto come prodotto. 

Quando ero un ragazzo, si aspettava la festa di Portosalvo per assistere allo spettacolo dei fuochi di artificio. Magari si andava a Locri o a Gioiosa per vederli qualche settimana prima. Oggi sparano fuochi tutte le sere. Ti corichi e cerchi di farti venire il sonno, ma non appena ti assopisci cominciano a sparare. E tu sai che chi paga i fuochi sta spendendo i tuoi soldi, spesso incassandoli in nome di un'equivoca sovranità fiscale, sempre e comunque con l'avallo di una dialettica democratica alquanto accomodante. 

A volte un vero sopruso, che mi fa  tornare in mente un signore del luogo che, si diceva, prendesse a calci i suoi coloni, quella volta che si permettevano un'insubordinazione. Tanto per dirne una, è trent'anni che il Consorzio di Bonifica mi mette a ruolo per più di centomila lire di imposta senza che io possieda un metro di terra coltivata.  

Più in generale noi sappiamo che il panificatore ci impone i suoi prezzi spropositati, perché lo vediamo con i nostri occhi e riusciamo a fare il conto Profitti e Perdite a proposito di una merce che viene prodotta in loco. Ma al market, presso cui riempiamo ogni mattina la nostra busta di plastica, chi riesce a fare i conti in tasca? 

Certamente la televisione ci dice quanto costano le alici a Venezia e i pomodori a Roma, ma è solo per amareggiarci. Non esiste una legge che prescriva di manganellare il pescivendolo e l'ortolano, che alza i prezzi. Anzi vige la legge  opposta. Al tempo della mia giovinezza, i veneti la chiamavano "la legge del menga", di cui non do il successivo verso in rima baciata. Ogni lettore sa immaginarlo.

Tale il sistema economico, tale la democrazia politica. Veltroni, Bindi, Letta? Scambiando di posizione gli addendi, la somma non cambia. L'Italia, incastrata nell'Europa monetaria, la quale ha un solo governo, quello dell'euro, cioè della banconota fiduciaria, va spegnendosi. 

A questo punto, non puoi neppure assaltare la Bastiglia, perché saresti il primo a farti male. Per trovare nella vicenda storica un'identica situazione d'impotenza bisogna andare indietro fino all'Egitto dei faraoni.

La democrazia formale è soltanto un untuoso belletto lucido, se non ha alla sua base la democrazia sostanziale, il reale rispetto per il cittadino, per il lavoratore, per il produttore. Il carnevale politico che il Sud ha vissuto e vive, il carnevale politico che l'effimera nazione italiana tutt'intera sta vivendo, non discende dal carattere dei meridionali  e dalla superficialità degli italiani, ma dal fatto che lo spazio già non sufficiente di democrazia sostanziale che esisteva fino al 1990, è stato spazzato via da chi ha governato, il quale ha mentito alla nazione a proposito dei costi che essa avrebbe dovuto pagare.









___________________________________________________________________________________

 

Per comunicare con Nicola Zitara potete inviare un messaggio breve anche senza dover indicare il vostro indirizzo di posta elettronica:



Se volete inviare una email a Nicola Zitara:

Email per Nicola Zitara - Yahoo


Se, invece, volete inviare una email a Nicola Zitara usando il nostro indirizzo:

Email per Nicola Zitara - Eleaml


Buona navigazione e tornate a trovarci.


___________________________________________________________________________________






vai su









Ai sensi della legge n.62 del 7 marzo 2001 il presente sito non costituisce testata giornalistica.
Eleaml viene aggiornato secondo la disponibilità del materiale e del [email protected].