L'unità d'Italia è una beffa, che comincia con una bugia.
Due Sicilie
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Un’affettuosa risposta (suppongo) a Eduardo Spagnuolo

di Nicola Zitara

Siderno, 13 Agosto 2007

(se vuoi, puoi scaricare l'articolo in formato RTF o PDF)


Benché una nota apparsa su Nazione Napoletana del dicembre 2006, che vedo e solo per caso nell’agosto 2007, sia siglata soltanto con le iniziali E. S., credo di non sbagliarmi se l’attribuisco a Eduardo Spagnolo. In polemica con un precedente articolo della rivista Due Sicilie a firma Salvatore Ruffo, accesamente critico verso l’operare della formazione napoletana Terra e Libertà, ha coinvolto anche me nella mischia.

Niente di male in generale: sono qui per darle e per riceverle. E niente di male poi nel particolare. Voglio bene a Eduardo e lui vuole bene a me, ma questo non vuol dire che siamo obbligati a pensarla allo stesso modo.

La questione che muove la critica di Due Sicilie a Terra e Libertà e la successiva stizzita risposta di Eduardo ruotano intorno al quesito che segue. Chi è legittimato a rappresentare il neorbonismo nella Città di Napoli in occasione delle elezioni comunali: il gruppo di Terra e Libertà, il gruppo primigenio che fa riferimento a Gennaro De Crescenzo, il gruppo legato al periodico Due Sicilie, altri gruppi che appaiono in occasione di una tornata elettorale, per scomparire subito dopo?

Nella fase di genesi di una formazione politica di opposizione allo Stato italiano, l’impostazione classista di Terra e Libertà - secondo me - è teoricamente perfetta. Dico brevissimamente il perché:

1) Sia che l’azione indipendentista parta dall’ex capitale sia che parta dalla periferia, il punto in cui avverrà lo scontro decisivo sarà in ogni caso Napoli. Napoli è decisiva per tutte le regioni italiote (non è decisiva invece anche per la Sicilia).

2) La borghesia della Città ex capitale è burocratizzata, assistita italianizzata, filopadanista (o se preferite filotoscana o filoromana), parassitaria, impotente.

3) La sua ideologia unitaria va battuta con le buone, se possibile. Sarebbe infatti duro e costoso che si fosse costretti a evocare lo spettro di Fabrizio Ruffo.

4) Insieme alla sua ideologia unitaria e parassitaria, vanno battute anche le sue pratiche clientelari e accattone.

5) L’unico soggetto demograficamente forte che si prospetti come idoneo a ricevere l’idea di cambiamento è il mondo del lavoro subalterno della provincia e dell’antica capitale. Infatti, la preziosa opera degli studiosi, volta a rintracciare, fra le nebbie della storiografia di regime e della retorica unitaria, gli aspetti nobili e positivi della soppressa identità duosiciliana, apre varchi non solo alla coscienze oneste ma anche ai disonesti; a chi è uso a orientare la vela a favore di vento.

Ma se ritengo esatta la linea teorica di Terra e Libertà, non so dire se sia valida la sua linea pratica. I pochi elementi di giudizio immagazzinati ultimamente mi porterebbero a dire di no. Un gramsciano direbbe giusta la strategia, sbagliata la tattica.

La Rivoluzione meridionale ha al suo epicentro il rinnovamento della classe dirigente del paese. Un paese nuovo non si costruisce con i voltagabbana. Chi oggi dirige il meridione è disposto a vestire qualsiasi casacca pur di continuare a stare in arcioni Salendo dai bidelli e dagli infermieri fino ai ministri e ai governatori regionali, la casta dei politici è perduta, e non solo sul lato dello spirito di servizio, non anche su quello della morale privata. A dirla apertamente, si tratta di una banda di delinquenti, senza onore e senza capacità professionali.

L’operazione che l’Europa sta portando avanti in sordina prevede la separazione delle due Italie. Lo attesta il diverso trattamento nel settore agricolo, solidale con chi è visto come parte della famiglia, negativo con chi si vuole allontanare dalla famiglia. L’Italia due sarà prima scacciata dalla pari dignità e poi riconsegnata all’attuale classe politica e alle mafie (che rendono miliardi di euro al sistema continentale). In questo prevedibile passaggio, l’azione meridionale sarà inquinata dai Gattopardi di fede massonica e di fede cattolica. Tutto cambierebbe, ma a un livello più basso.

Il progetto di partito da me disegnato (e offerto alla discussione generale, ma non degnato non dico di un’osservazione ma neanche di uno sberleffo) ha come leit-motiv la fondazione di una nuova classe dirigente, che trovi nella restaurata monarchia dei Borbone di Napoli la forza per coagulare un paese socialmente e ideologicamente articolato e nel primato dei saggi il suo meccanismo istituzionale e il suo principio morale.

Un’Ytalìa libera e giusta nell’ambito di uno stato mondiale capace di integrare le diverse nazioni del globo senza mortificare le diversità storiche e gli interessi tradizionali.






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