L'unità d'Italia è una beffa, che comincia con una bugia.
Due Sicilie
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Nel blu dipinto di blu

di Nicola Zitara

Siderno, 20 Febbraio 2008

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Il miracolo economico italiano s'irradiava altrove, tra Torino, Milano e Genova, qui arrivavano solo gli echi della nuova civiltà materiale che stava nascendo. L'Italia si  accorciava.  Per raggiungere in treno una delle città citate non occorreva più cambiare a Roma. Era stato inaugurato il "Treno del Sole", con la vettura-cuccette,  e già si mettevano le prime pietre all'Autostrada del sole. La guerra aveva cambiato il mondo occidentale da così a così, ma a ciascuno di noi sembrava d'essere, lui, l'artefice del cambiamento. 'Volare nel blu, dipinto di blu', è stato un sogno di potenza del singolo, della libertà individuale conquistata, affermata, proclamata dai soldi in tasca. "Penso, dunque sono", aveva detto Cartesio al mondo dei colti quattro secoli prima, "Volo, dunque sono", cantò Modugno, di cui in questi giorni è stato celebrato l’anniversario, a noi contemporanei.

Andavamo e tornavamo da Milano. Milano era una tana di formichine operose, mosse dal comando del danaro, ciò fino alle sei di sera. Il danaro non era danaro, ma libertà che si conquistava a partire dalle sette di sera, svolazzando quali prosaici  Modugno da un bar all'altro,  per parlare di sport e di politica. Anche il patriarca di Venezia, Angelo Roncalli, aveva preso il vento e orientava le vele dell'Ecclesia  verso gli uomini di fede che giravano in look proletari  per le strade cittadine, con gran sconcerto delle beghine e dei bacchettoni che ingrigivano le chiese. Il ventenne  ex zappatore, arrivato dalla Calabria qualche anno prima, andava sue e giù per Corso Buenos Aires portando delle scarpe bianche e nere, come Al Capone trent'anni prima. Per strada era scrutato come il parvenu alla civiltà, ma quando interveniva  all'assemblea della Camera del Lavoro, in sala non volava una mosca.

I vecchi compagni operai dei Navigli e del Lambro erano per "Nord e Sud uniti nella lotta". Imponevano il silenzio necessario perché egli potesse balbettare il suo pensiero,  e perché loro  in tal modo sapessero come era il mondo, se visto dalla parte della porta di servizio. Si parlò di interclassismo, il Partito socialista rinculò verso il riformismo, i comunisti, sulla scia di Gramsci, presero a pasticciare tra l'internazionalismo proletario e i cosiddetti valori del Risorgimento.

Passarono gli anni, si arrivò alla scolarizzazione di massa, i padroni del vapore rinunciarono ai manganelli della Celere e adottarono la vaselina marca 'Il Mondo', 'L'espresso',  'La stampa' di Torino. L'entusiasmo politico degradò a voto clientelare, il socialismo a diritto di parcheggiare la macchina sul marciapiedi. “L’utero è mio e me lo gestisco io” prese il posto della giustizia sociale.    

Nessuno che avesse rispetto di sé è volato nel blu dipinto di blu. Modugno s'ingannò e ci ingannò, ci siamo coperti di fango con le nostre stesse mani. I contadini sono usciti dalla terra con la lupara in mano e oggi consolano con la polvere di fiori esotici la noia del vivere borghese alieno al piacere del lavoro e senza ambizioni. Gli operai muoiono d'“infiammazione”, come Giordano Bruno. Ci rivoltoliamo nei decimali del prodotto interno lordo. I giovani si autoincensano all’Isola dei Famosi, quasi settecenteschi cicisbei incipriati alla corte del Luigi XVI. Quelli che si credono migliori e destinati a grandi cose girano il mondo a imparare come si trucca un bilancio o come si depredano i fondi degli enti pensionistici. I più vitali confondono l'erotismo con la libertà. I padroni credono d’essere degli Aristidi alla battaglia di Maratona. L'idea di Stato è morta e il globo viene governato da un migliaio di broker semianalfabeti, che hanno vinto una scommessa al  rialzo alla borsa di New York.

La vita si vive una volta soltanto, e il mondo che la rende possibile merita un grande rispetto. Volare? Certo, ma come le farfalle, non come l'anòfele intorno al pantano.






 

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