L'unità d'Italia è una beffa, che comincia con una bugia.
Due Sicilie
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Difetto d'informazione

di Nicola Zitara

Siderno, 8 Novembre 2007

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Nella primavera scorsa scrissi un articolo che auspicava l'espansione del bosco sui terreni collinari che in Calabria non vengono più coltivati. Le unità fondiarie sono piccole e non bastano a dar da vivere a un coltivatore diretto, meno che mai possono rappresentare la base per forme di conduzione capitalistica. Al tema del rimboschimento si lega l'esigenza morale di un proficuo impiego dell'esercito di forestali - un settore che costituisce un ulteriore fattore di disordine in una regione che ha soprattutto bisogno di ricostruirsi moralmente.  Poco tempo dopo la pubblicazione dell'articolo arrivarono gli incendi. Si apprese  che  solo in minima parte erano causati dall'elevata temperatura, mentre in gran parte erano programmati, affinché lo Stato stanziasse altri soldi a favore di chi, fingendo di lavorare e votando per chi di dovere, si assicurava un'occupazione e una paga decente; incendi che non è dato sapere se auspicati di chi dà posti nella forestazione in cambio di preferenze elettorali. 

Il gatto si morde la cosa. Il lavoro vero non viene pagato adeguatamente. Inoltre il problema della vasta disoccupazione giovanile e meno giovanile è come se non ci fosse per il governo, per i partiti e per i sindacati - qui niente più che  etichette le quali, per rimanere visibili, hanno condotto la Calabria alla corruzione molecolare, al crollo morale, al disastro occupazionale. Abbiamo in sostanza che il sistema italiano dà un incitamento all'immoralità politica e privata. Niente di nuovo sotto il sole, però. E' dal 1861,  quando nacque l'infausto Regno dell'Italia unita, che il maestro concerta la stessa suonata. La sozzura trionfa e ciò che è limpido viene ricacciato nell'abbandono e nella solitudine.

Allorché, in primavera, scrissi a favore dell'estensione del bosco nella collina incolta, non sapevo della svolta che stava emergendo nel settore della produzione e dei prezzi in agricoltura. Colpa della pigra vecchiaia. Il fatto era già emerso come problema e anche come notizia, quantomeno sulla stampa specializzata. La domanda mondale di cereali e di carne è in crescita ormai da alcuni anni. A fronte di ciò sta un calo della produzione di grano e di gran turco, che è  addebitabile ai mutamenti climatici. E c'è anche un nuovo consumo di prodotti cerealicoli per la fabbricazione di etanolo come sostituto della benzina. L'aumento dei consumi, l'assottigliamento delle scorte nei grandi paesi che vivono nel benessere e il calo della produzione hanno avvantaggiato gli agricoltori, e ancor più chi traffica a livello monopolistico nell'import/esport di derrate. Paesi come l'Argentina e il Brasile, che versavano in una situazione prefallimentare, hanno girato la boa della salvezza. Non essi soltanto ne hanno beneficiato, la spinta ha raggiunto anche l'intera America Latina e persino l'Africa martoriata. Come tutte le formazioni socio-ecomiche rimaste all'Ottocento, anche la Calabria potrebbe trarre beneficio dai nuovi equilibri settoriali. Con la prospettiva di spuntare un prezzo remunerativo, qualche proprietario in congedo illimitato provvisorio quest'anno tornerà a seminare grano duro dove la terra si presta, se no grano tenero.

La produzione in agricoltura è strutturata in modo molto diverso che l'industria e la banca. In forza di tradizioni millenarie, la proprietà del suolo è rimasta suddivisa in centinaia di milioni se non del tutto miliardi di proprietari (settori atomistici della produzione).  Ciò nel senso che anche colui che per caso possiede centomila ettari di terra coltivabile rappresenta una frazione milionesima di tutta la terra del mondo. Per dirla in modo diverso, la Palmolive detiene una frazione su dieci del mercato di prodotti per l'igiene personale, cosicché contribuisce decisivamente a farne il prezzo, mentre il più grande allevatore della Pampas argentina possiede una frazione inferiore all'unità  su milioni di produttori mondiali di carne bovina, quindi  subisce il prezzo.

La formazione dei prezzi in agricoltura varia fortemente da prodotto a prodotto. Per portare a produzione un uliveto ci vogliono dieci/dodici  anni, e ne corrono venti o venticinque per arrivare alla piena produzione. Per un vigneto occorrono tre o quattro anni. Per il grano il ciclo è annuale. Si semina in autunno e si raccoglie in primavera. Se centinaia di milioni di agricoltori decidono oggi di lavorare e seminare le terre che tengono a pascolo brado,  a giugno la produzione mondiale di grano potrebbe avere un balzo avanti anche del 15 o 20 per cento. L'evento che per il mondo dei consumatori è auspicabile, per il produttore potrebbe essere  una delusione, a causa di un  prezzo più basso che quando ha seminato.

In una regione in cui la cosa più gentile che si può dire delle classe politica è che essa è composta da ladri impuniti, l'ingegno si spreca a difesa del furto continuato. La politica è un affare da codice penale eluso. E adesso vedremo punire De Magistris a cui sono girati quei cosi e ha steso i panni sporchi alla luce del sole. Da noi, governare non significa guidare le popolazioni, ma avere le mani nel cassetto: quello italiano, quello europeo, quello sanitario. Se così non fosse, se gli incendi boschivi  fossero  considerati un danno e non una fortuna, se fare il medico non significasse partecipare (volenti o nolenti) a un'associazione a delinquere, se un posto da infermiere non fosse per una maggioranza degli addetti una sinecura, si potrebbe forse suggerire un (sobrio) osservatorio sull'andamento del marcato e dei prezzi agricoli. Purtroppo così non è. Parlarne è lo stesso che fare un comizio in una piazza vuota.






 

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