L'unità d'Italia è una beffa, che comincia con una bugia.
Due Sicilie
  Eleaml


Il partito separatista

di Nicola Zitara

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Siderno, 8 Novembre 2007

Il movimento separatista si affacciò sulla scena siciliana negli anni immediatamente successivi all'unità cavourrista. Venne violentemente represso in seguito alla sollevazione dei Fasci Siciliani, in base all'identica concezione colonialista e con le stesse armi usate per annientare la resistenza contadina cosiddetta del  brigantaggio (forche, fucilazioni, campi di sterminio). Dopo la sconfitta e l'armistizio del 1943 rinacque, ma fu ancora sconfitto. Solo nel decennio successivo si è  diffuso fra la gente di tutto il paese meridionale un sottofondo isolazionista, che cova in sordina come insofferenza alla politica corrente e all'ambiguo sistema italiano, che sbandiera una parità unitaria e opera secondo un criterio colonialista usando la corruzione delle rappresentanze politiche e dei pubblici amministratori;  l'usura bancaria e la estraneità della funzione bancaria all'ambiente realmente produttivo; l'alleanza tra capitalismo padano e finanza mafiosa; l'inefficienza dell'apparato giudiziario e lo svuotamento dei pubblici servizi. 

 Con lo sviluppo industriale e turistico delle regioni toscopadane, nel secondo dopoguerra, e il connesso aggravarsi dell'emarginazione produttiva e occupazionale del Sud, giunse a un totale e insanabile fine il meridionalismo unitario, liberale, cattolico, democratico e socialista, che in  precedenza, vigendo una vivacità della produzione agricola meridionale, aveva contestato lo storico dualismo italiano e tentato parecchie forme d'intervento. Il fallimento dello Stato unitario, già chiaro sin dalla fase di partenza, venne ribadito in fase di appello.

L'archiviazione delle tematiche meridionalistiche ha  comportato una deviazione barbarica e caotica delle rappresentanze elettive meridionali,  passate dalla rivendicazione di un progetto per lo sviluppo economico alla mera sopravvivenza elettoralistica, la quale è funebremente illuminata dal generale consenso al degrado. In effetti la forte denuncia, che il degrado solleva, è soltanto un artificio retorico da parte dei degradanti e una comoda forma di partecipazione ordalica dei degradati agli ipocriti messaggi televisivi. In effetti gli uni e gli altri, nonché i ben remunerati pulcinella che ispirano il popolo dei telespettatori sanno fin troppo bene che il degrado è emendabile soltanto dopo un radicale cambiamento.

L'emersione, sulla soglia degli Anni novanta  del neoborbonismo, come fenomeno di pubblica opinione, è stata una forma di risentimento all'affermarsi del bossismo e alla volgare retorica da esso profusa per consentire l'ulteriore accaparramento di risorse pubbliche a favore delle regioni padane. In realtà, il moto culturale e identitario neorbonico era già nel grembo del meridionalismo prefascista. Le solide ricerche sviluppatesi in appresso, dopo la caduta dei Savoia, sia  nell'ateneo napoletano, che a Portici, a Palermo, a Messina, a Catania, a Bari, e la diffusione dei risultati, ad opera di alcuni pubblicisti non integrati nel sistema partitocratico, avevano anticipato di parecchi decenni quell'emersione a livello popolare.

Non va trascurato, inoltre,  che il meretricio bossista è coinciso  con  il tracollo delle idee socialiste e comuniste, con la caduta verticale della speranza internazionalista per una fuoriuscita dal disastro meridionale insieme alle vaste masse mondiali, ansiose di libertà e dignità. Contemporaneamente i fatti di Russia, l'affermarsi delle correnti liberiste, individualiste e leonine  pesavano  in senso dissuasivo dell'intervento pubblico a favore dei settori marginalizzati del lavoro e della produzione. L'intreccio di tali diverse ma convergenti spinte ha contribuito a coniugare, fra la gente del Sud, il risentimento di rivalsa antipadana con l'idea isolazionista e nazionalitaria, circa il futuro; un complesso moto degli animi che fonde il recupero (non solo storiografico) della passata indipendenza, la spinta a privilegiare i valori e l'ordine ad essi corrispondenti, non ultimi, fra questi,  la qualificazione individuale come produttore (il cosiddetto merito, ma non in senso salariale) e la virtù patriottica.

Dal neoborbonismo, inteso come patriottismo meridionale, al separatismo, il passo non è breve. Bisogna che la gente capisca che non esiste una sola alternativa praticabile alla fuoriuscita del Sud dal sistema coloniale toscopadano. Solo dopo tale acquisizione si passa dalla mera ideologia al progetto e all'azione politica.

Il progetto è suggerito dai mali vigenti, che sono facilmente individuabili.

- Uno: la stagnazione  economica, la quale  è l'interfaccia dalla primazia toscopadana nella gerarchia regionale stabilitasi con l'unificazione nazionale del 1861. Sull'esempio della politica interventista e colbertista di Ferdinando II, lo Stato indipendente avrà il compito di far rinascere i settori della produzione abbandonati dal sistema italiano e di portare il Sud a livello dei migliori esempi stranieri. 

- Due: la corruzione pubblica e privata. E' questa un male antico del Sud, che è stato strumentalizzato e dilatato dal sistema unitario, a sostegno della dominazione nordista. Lo Stato indipendente inaugurerà un rapporto  tra pubblico e privato moralmente duro sia per lo Stato sia per il singolo   

- Tre: la borghesia politica. Questa si serve del potere di dilapidare il pubblico danaro e di assumere in  posti remunerati  persone incapaci di produrre, al fine d'ottenere il consenso necessario a impiantarsi nel sistema politico nazionale, con ciò alimentando mafiosità, tamarria, disordine, disservizi, soprusi, saccheggi, caos, paura, viltà, povertà, ignoranza, improduttività, sudditanza, immoralità, inutilità dell'agire politico. Lo Stato indipendente cancellerà ogni forma di rendita parassitaria e ogni forma di malandrineria accattona.    

- Quattro:  la mafia trova il suo potere nel commercio mondiale della droga. Mentre  investe altrove i suoi immensi  capitali,  qui alimenta  povertà, asocialità, parassitismo e delinquenza. Si passerà dalla droga capitalistica al servizio sanitario gratuito a favore delle persone dipendenti. Le persone  notoriamente coinvolte nelle associazioni a delinquere saranno chiamate a optare se rientrare inequivocamente nella società civile o lasciare il paese, ferme restando le sanzioni penali. 

La separazione d'Italia è inevitabile; il problema d'affrontare non è questo, ma se,  dopo la separazione, il Sud sarà ancora governato dall'attuale classe politica, o dai suoi abitanti e per i suoi abitanti.  Ciò non si decide domani, ma oggi, in base al modo in cui si strutturerà il partito separatista.










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