L'unità d'Italia è una beffa, che comincia con una bugia.
Due Sicilie
Eleaml


Da l'Ema <---> Tre Monti in Cima

di Nicola Zitara

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Siderno, 9 Aprile 2004

Ballerò, 7 aprile 2004.

Per la verità il verbo al futuro è fuor di luogo. L'azione è contemporanea. Quindi presente secco. Da Lema non sembra di Lema, ma un marocchino prestato ai Ds. Tre Monti in Cima si presenta come un tirolese, dall'incerto italiano, aumma aumma prestato a Bossi.

I due litigano a spese nostre, in Tv. Tre Monti in Cima sostiene che ci vuole togliere le tasse, e in compenso aumentare il biglietto sui tram.

Da Lema controbatte fino all'insulto.

Lui sospetta che Tre Monti in Cima le voglia togliere soltanto ai ricchi, lasciando i poveri così come sono, più l'aumento del biglietto sul tram. Dal canto suo l'arbitro della partita, un giornalista a stipendio pieno RAI, dimostra con servizi ad usum dephini che il biglietto si paga, ma i tram non ci sono.

Fatti questi preliminari, si dà inizio al valzer romano. O anche al "Capriccio italiano", con marcia funebre in finale. O forse a "I pini di Roma", che grondano sotto la pioggia (di tasse).

Gli itali, stupefatti di tanto amore. Rimangono tuttavia incerti tra "La biondina in gondoleta" e "Vorrei baciar/ i tuoi occhioni neri" (di tasse). Melting pot. Miscuglio di popoli, Italia di ser Nicolò Machiavelli. Lui con i guanti. Noi no.

Popolo di tutte le ipocrisie.

La Tv dice "il nome più diffuso è Mario Rossi". In effetti è Giuseppe Russo.

Tre Monti in Cima a da Lema litigano un'intera serata, ma nessuno dei due sgancia la verità. Verità! Verità! Cioè sono d'accordo a far fesso il popolo, che non legge le statistiche (che peraltro l'Istat vende a prezzi di strozzo a quei fessi che non le ricevono in dono).

La discussione verte sull'Irpef (imposta sulle persone fisiche). Le persone metafisiche - quelle dell'Irpeg - godono di un totale diritto a imbrogliare i bilanci. Bugie. Falsità. Ipocrisie. Succintamente la verità è questa.

Su 100 di Irpef riscossa dallo Stato, l'80 (dico ottanta) percento viene pagato da operai, impiegati e fornitori di servizi privati agli enti pubblici. Questa classe eletta di contribuenti ha anche - e largamente - il raro privilegio di pagare l'imposta (alla fonte) per trattenuta (cioè chi paga il salario, lo stipendio, la fattura trattiene l'Irpef per versarla subito allo Stato, anche se non sempre accade).

La classe degli eletti paga anche 18 (dico diciotto) mesi prima della legale scadenza fissata per le classi di contribuenti meno emerite. Peraltro i contribuenti meno emeriti, che poi sono i soli che lavorano e producono, si scocciano di pagare, mettendo in difficoltà il condonante ministro delle FFF VVV finanze veritiere).

Il rimanete venti per cento è pagato nella misura del 10 per cento circa da commercianti e artigiani, e nella misura del dieci per cento circa da dentisti, notai, grossi avvocati, cabalisti, calciatori etc., insomma da gente il cui guadagno annuale supera il miliardo di vecchie lire.

La storia tributaria nazionale fu molto investigata fino agli anni del miracolo economico padano. La riforma Vanoni arrivò nel momento in cui l'agricoltura passava in seconda linea rispetto all'industria. In precedenza il carico delle imposte dirette gravava sugli agricoltori, o meglio sui proprietari di terre (i contadini pagavano indirettamente quando mangiavano il pane di segale).

Fra i proprietari i conflitti furono aspri sin dall'anno primo dell'infausta unità. Infatti i rappresentanti parlamentari dei padroni lombardi, con l'aiuto dei toscani e degli emiliani, riuscirono per qualche anno a fregare i piemontesi. Poi lombardi e piemontesi si accordarono per fregare i napoletani.

Per decenni la provincia di Caserta ebbe il privilegio ambito di essere la provincia più tassata d'Italia.

Il fotti compagno era autorizzato dal fatto che le imposte si basavano sul valore della rendita, ma questo valore era presuntivo (cioè politico). Durante il periodo fascista la ricchezza mobile (cioè la ricchezza diversa da quella prodotta dai terreni e dai fabbricati) scavalcò il gettito delle imposte fondiarie.

Con il regno Fiat - sotto il governo di San Luigi lo Zoppo, già governatore della Banca d'Italia e già ministro del tesoro - si decise che a pagare le tasse bastavano gli operai e i maestri di scuola.

E da allora nulla è cambiato. Solo Da Lema.

La riforma Vanoni ha rivoluzionato la vita degli italiani. Infatti il massimo surplus economico nazionale viene realizzato ad opera dei commercialisti, specialmente da quelli che riescono a non farti pagare le tasse. Insomma lo Stato, la patria, è un peso per i ricchi, e un nobile dovere per i poveri. Questo si chiama liberalismo, cioè la fede nella libertà di far fesso il prossimo tuo, cui si sono ispirati San Luigi lo Zoppo ed Ezio Vanoni.

"La zuppa l'è cotta, la zuppa l'è cotta, venite a magnà!" Tempi andati. Il rancio era eguale per tutti, ma la mensa ufficiali era fuori dalla portata olfattiva del marmittone. Adesso truppa e ufficiali mangiano alla stessa tavola, ma i colonnelli e i generali mangiano ancora da un'altra parte.

Voglio dire che, dal tempo in cui era il padronato fondiario a pagare le imposte dirette (quelle indirette sui consumi erano appannaggio dei proletari) per mantenere il suo Stato, i suoi carabinieri e i suoi bersaglieri, sono cambiate molte cose. Per esempio, tenenti e capitani mangiano con la truppa, perché adesso sono anch'essi dei proletari. E molte cose sono rimaste tali e quali un secolo fa. Per esempio il divide et impera in materia fiscale.

L'imposta unica sui redditi di tipo anglosassone, introdotta da Vanoni, è controbilanciata dalla larga possibilità, che il sistema offre, di falsificare i bilanci societari e dalla facilità con cui ci si può sottrarre alle rendite finanziarie.

Ma la cosa divertente è il trattamento dei salariati, i quali pagano l'Iperf alla fonte e alla fonte pagano anche le assicurazioni previdenziali.

Il padrone ne versa una parte e trattiene la parte destinata alla liquidazione di fine rapporto. La usa come gli conviene e la restituisce dopo decenni e decenni.

Sulla buonuscita, in benuscito paga l'Irpef e la paga anche sulla pensione.

Le tante voci tributarie non solo servono a spillargli soldi ma anche a confonderlo. Per cui, se non paga un commercialista, deve almeno fidarsi di un sindacalista.

Liberté Veritè. Jouer de main.

Nicola Zitara

 

 

 

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