L'unità d'Italia è una beffa, che comincia con una bugia.
Due Sicilie
  Eleaml


io nun me scordo

Caro amico ti scrivo…

di Andrea Balìa
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Napoli, 30 dicembre 2009


Era la frase con cui iniziava una canzone di anni fa di Lucio Dalla, con cui si chiudeva l’anno trascorso e il buon Lucio immaginava eventi mirabolanti per l’anno a venire.

Ebbene anche noi vorremmo scrivere ad un amico caro per fare il punto della situazione e fargli, farci a tutti noi, un augurio sincero per il prossimo 2010.

L’anno passato ha visto l’acutizzarsi d’una crisi che è di natura più generale, ma che inevitabilmente va a colpire paesi, come questa sfracassata Italia, in maniera maggiore. Più passa il tempo, gli anni, e questa specie di paese, il suo Stato, fa sempre di più per, non dico farsi volere bene, ma almeno o in piccola parte accettare. Abbiamo passato un anno dietro le paturnie d’un premier che se le inventa tutte, sorretto dalla sua banda (ci ho pensato prima d’usare questo termine…ma in fondo mi pare il più giusto!), pur d’evitare uno straccio di processo. Niente…o si fa come dice lui o, visto gli scarsi numeri e la mancanza d’idee e propositività dell’opposizione, non resta che sperare in un intervento divino che – ahinoi – tarda a sopraggiungere. I problemi della gente, le paghe insufficienti, il precariato, la perdita di posti di lavoro, possono aspettare! Poiché i guai non arrivano da soli e il Sud deve pagare sempre il conto con gli interessi, due eventi naturali massacrano ancor più i meridionali. Il terremoto in Abruzzo e la catastrofe di Messina stendono intere masse di popolo del centro/Sud. Poi si scopre che ospedali, edifici, opere idrogeologiche non affrontate, sono la cartapesta con cui lo Stato italiano ha esposto al sacrificio la gente meridionale per le gestioni truffaldine che ha messo in essere negli anni trascorsi.

La Fiat chiude i battenti? Indovinate dove? A Termini Imerese in Sicilia e a Pomigliano d’Arco in Campania! Si dirà: si, ma anche l’Alfa Romeo a Milano! Con un piccolo particolare di differenza: che un operaio che perde il posto al Sud o va al lastrico, o rischia d’essere assoldato dalla malavita.

Ricordate? O emigrante o brigante! La storia è sempre la stessa, non è cambiata!

E in quella specie di consesso di affari e inciuci che è il Parlamento, non c’è uno, dico uno, degli onorevoli che si faccia promotore d’una rivolta morale. Il problema è sempre quello: il Sud non ha rappresentanza politica che ne rappresenti le istanze e ne difenda gli interessi; abbiamo solo una nutrita schiera d’ascari venduti alla partitocrazia ufficiale, che guarda alla propria poltrona, sia che sieda a Destra o a Sinistra dell’emiciclo.

Questo è lo Stato, o meglio lo status in cui si trova il nostro popolo.

Passiamo agli auguri. Vorremo tutto il bene possibile ma sappiamo fin troppo bene che sarà improbabile, e allora passiamo al possibile.

Dobbiamo creare un partito forte, orgoglioso della nostra storia, che reclami il maltolto, che proponga il bene per la nostra terra, che si faccia vedere, che inizi a comunicare forte il proprio messaggio di pulizia, dignità, senso d’appartenenza, e che lo faccia prendendo le distanze dai due finti contendenti. C’è qualche meridionalista che spera d’apparentarsi con qualcuna delle forze istituzionali sperando di farsi largo. Frottole! La storia insegna che saranno sempre loro a menare il gioco, e fingendo interesse ai nostri problemi, tireranno quel po’ di sangue da rape piccole e poco sugose. Ma a loro interessa comunque tutto, anche il poco! C’è qualche altro leader meridionalista  e movimento che crede di fare il puro, parlare bene ma razzolare male, facendo comunque in silenzio i loro tentativi per vedere se c’è spazio per qualche accordo che porti un po’ di soldi e qualche futura poltroncina.

Signori, la strada non è questa! Ce n’è una sola, difficile, che costa sangue, sudore e lacrime (come un gruppo musicale inglese di memoria rock: “Blood, sweet an tears”), ma è l’unica percorribile e chi non inizia mai arriva!

Noi del Partito del Sud, ci stiamo provando e un augurio al mio amico ipotetico e fratello del Sud mi va di farla: gli auguro di trovare il nostro stesso orgoglio, la nostra stessa fede, la nostra sicurezza che arriveremo – noi o i nostri figli – ma sarà un giorno splendido che ci ripagherà tutti dei nostri sacrifici, del nostro impegno, del tempo sottratto alle nostre famiglie, e non ci saranno cavalieri, burocrati, nani, ballerine, escort, trans, ascari e compagnia bella che potranno fregarci!

Il Sud ritornerà, e se non qualche corte costituzionale o tribunale (come disse Nicola Zitara) ci restituirà il dovuto, sarà il popolo che se lo riprenderà!

Abbiate fede! Viva il Sud e un buon 2010!

Andrea Balìa














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