L'unità d'Italia è una beffa, che comincia con una bugia.
Due Sicilie
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io nun me scordo

I Diavoli

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Napoli, 2 Aprile 2009

Ne aveva parlato, strumentalmente, già qualche anno prima dell’unità d’Italia un certo Lord Gladstone: “un paradiso abitato da diavoli”(1). Dove aveva usato il termine paradiso non tanto per decantare sinceramente le bellezze del Sud, ma per accentuare ancor più il contrasto con il modus vivendi luciferino dei suoi abitanti, da additare al ludibrio dell’opinione politica e pubblica d’Europa. Ad annessione avvenuta, a Sud conquistato, aveva ritratto tutto confessando d’aver graziosamente confezionato un pacco di bugie per il solo scopo d’agevolare il piano piemontese d’appropriazione del meridione. 

Davvero un gran signore, degno del suo titolo di Lord. La frittata però era omai fatta, il plurisecolare regno con oltre sette secoli di storia che, da Ruggero il Normanno ai Borbone, aveva avuto splendori ed autonomie, diventava una lontana provincia italiana. Era stato depredato, depauperato, massacrato nella sua florida economia, subendo vessazioni, uccisione di civili e militari, ed una repressione violentissima e feroce. 

Era iniziato il degrado, lo stillicidio di oltre un secolo e mezzo che attraverso abbandono, due emigrazioni bibliche (ed una terza a tutt’oggi in atto), finte sovvenzioni ed assistenzialismo, ruberie, corruzioni, la collusione malavitosa con la politica fatta diventare sistema, l’appropriazione demaniale di siti e ed edifici storici, la mancanza d’interventi infrastrutturali e perfino di soluzione sulle acque, l’ascarume di politici meridionali da i Gava, ai Pomicino, per arrivare agli Scotti, Lombardo, Mastella ecc…porterà il vecchio Sud alla rovina attuale. Non c’è che dire: un gran bel lavoro! I diavoli però, a differenza delle fandonie di Gladstone, si sono, grazie a quanto sopra, adesso davvero materializzati. 

Un governo della capitale del Sud e regionale in mano ad una sinistra rapace, inconcludente, rissosa, collusa, salottiera e giacobina. I berluscones, per lo più giovani e di mezza età, che si sono appropriati con il loro consumismo sfrenato, delle più belle piazze con i loro SUV arroganti, con le moto e le auto esagerate, ed i loro capi d’abbigliamento firmati. 

Quelli di loro più politicizzati, di destra, con il mito di Zio Silvio, il loro faro, il nuovo duce di riferimento. Una “torcida”, proveniente da una periferia iperdegradata, terra di niente, che pullula, con i suoi motorini e con la sua presenza invadente, nelle sere e notti napoletane; border line con la malavita, o malavita essa stessa, e che sfrontatamente si muove con il suo carico di violenza e pericolosità. I diavoli, i nuovi diavoli. Per fortuna e, incredibilmente, sono, tutti messi insieme, da i politici agli altri, ancora la minoranza; i due terzi sono quel popolo, quella che una volta s’usava dire “maggioranza silenziosa”, snobbato dalla destra e tradito dalla sinistra, che subisce i diavoli. 

Come scrive il mio amico Gino Giammarino, giornalista meridionalista, da ispirato brigante, parlando di sé stesso in terza persona: “…nella sua insonnia, si gode la bellezza lunare di Partenope, finalmente libera dai suoi tamarri aguzzini. Ancora per poco: tra un po' l'alba farà luce sulla tribù geneticamente modificata. La Sirena si nasconderà negli abissi per non guardare, mentre le sue lacrime si confonderanno tra le onde del mediterraneo”. 

Ora purtroppo noi non abbiamo il ruolo, il carisma e l’autorità, né siamo Nostro Signore, per scacciare i mercanti dal tempio. Un anatema, invece sì, possiamo permettercelo, da eredi privilegiati, tramite ramo materno, di quei briganti che diedero la vita per le nostre terre, come il grande Carmine Crocco, il mio avo di cui ascoltavo rapito, da piccolo, i racconti che i grandi facevano in casa sulle sue imprese: “che una nuova classe dirigente di gente fiera e dignitosa cancelli le vostre dannose presenze o vi riconduca ad una vita dove il senso d’appartenenza guidi il vostro iter quotidiano…diversamente che questa terra offesa e vilipesa - in un sussulto di riscatto - v’inghiotta!!!”.

Andrea Balìa

(1) Era stato Louis Moreri ne "Le grand Dictionnaire historique, ou melange curieux de l'histoire sacrée et profane" a coniare la famosa frase, poi diffusa da Antonio Genovesi. [NdR]


















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