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Due Sicilie
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io nun me scordo

Il giustizialista


Napoli, 24 Marzo 2007

Credo sia arrivato, sempre più in maniera evidente, il tempo di dire le cose come stanno. Tutti siamo ingabbiati in categorie sociali, d’appartenenza e anche mentali, per cui pur se persone perbene e dotate d’un minimo di morale e senso della giustizia, abbiamo (forse inconsciamente) timore di reclamare e/o acclamare certi comportamenti.

Temiamo d’essere ritenuti superficiali, poco garantisti, affetti d’un qualunquismo che possono rinfacciarci, d’essere tacciati di essere inclini ad un facile populismo, come ho già detto in un precedente scritto. E invece bisogna smetterla, bisogna cantarle le verità, i rospi vanno vomitati. Ce ne guadagna la nostra onestà intellettuale, o quantomeno il nostro fegato.

Ebbene sì: dopo il dichiararmi revisionista, poi populista sono pronto a rivendicare anche la figura e il termine di giustizialista!

Mi riferisco al fatto che in questo paese raffazzonato che è la nostra beneamata penisola nessuno paga, e se qualcuno s’adopera per smascherare magagne di vario genere subito parte l’onda trasversale di giustificazionisti che è pronta a dare addosso a chi si è permesso di cotanto sgarbo. Mi viene di dire: W Di Pietro, W Woodcock!

L’ex giudice molisano (pur tra mille difetti) cerca di dare un senso di legalità al suo operato nel complicato magma delle infrastrutture dopo decenni di frottole, imbrogli sottobanco, tangenti chiare e occulte, inaugurazioni ufficiali ripetute più volte per tratti autostradali mai veramente completati, commesse strombazzate per lavori senza fondi, ecc… che governi di vario colore gestiscono da anni.

Tutti a prenderlo a pernacchie, da destra a sinistra, quando il grezzo Antonio s’è permesso di protestare per l’indulto che ha scarcerato oltre ai ladri di polli e piccole truffe anche i grandi truffatori di finanze pubbliche e private!

John Henry Woodcock, giovane magistrato napoletano di padre angloamericano, e in stanza alla pretura di Potenza, sta diventando lo spauracchio di nani e ballerine del circo mediatico, di politici che scambiano il loro ruolo per quello di procacciatori di comparsate ed incarichi televisivi, di squallidi figuri con agenzie dal facile guadagno giocato sul gossip ed il ricatto, di reali che di nobile hanno solo il conto in banca e le palle possono mostrarle solo sullo stemma (ammesso ci siano anche lì!).

E la nostra politica cosa fa?

Inizia subito a rivelarsi; la sinistra si pone il problema del garantismo, mentre la destra chiede inchieste sul giovane Woodcock colpevole d’essersi permesso di’indagare su Vittorio Emanuele, ripresentando la sua propensione savoiarda che disconosce quando gliela si rinfaccia. Insomma tutti innocenti: i tangentisti, i Tanzi, Previti, Corona, i politici, Vittorio Emanuele, ecc…

E i colpevoli da additare e quelli da torchiare senza compulsioni di garantismo o scrupoli di pietismo ? Ovviamente i Di Pietro, i Woodcock, ed i cittadini.

Un esempio (vero!): un cittadino con una casa e possessore d’una partita Iva, con una piccola attività esterna alla sua abitazione, viene inquisito come evasore per l’immondizia che paga solo per la casa, e se non paga come se la sua casa fosse anche uno studio, gli viene fatta ipoteca sull’immobile con relativa salatissima multa di migliaia di euro! Ma non c’è garantismo che tenga, nessun ufficio viene richiesto d’essere oggetto d’inchiesta!

Il buon Vittorio Emanuele va altresì difeso dando addosso al magistrato, e poco importa che questa testa coronata sia il simbolo e l’erede di una dinastia che abbia massacrato il Sud!

Il Sud poi cosa importa a loro, è abituato a essere “cornuto e mazziato”, quando gli si chiederanno i voti avrà dimenticato. La sinistra è infastidita da Di Pietro e lo sopporta per il suo quasi 4% che le è utile, Mastella lo strozzerebbe più oggi che domani, e Fini s’indigna che Woodcock si permetta d’indagare su Sottile che pensa più alle veline che alla sua segreteria e su Vittorio Emanuele che è pur sempre d’una dinastia a loro vicina!

Ebbene revisionista, populista, e ahimè..anche giustizialista!







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