L'unità d'Italia è una beffa, che comincia con una bugia.
Due Sicilie
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io nun me scordo

La cultura nel Regno


Napoli, 21 Marzo 2007

Chi pensa che il Regno delle Due Sicilie fosse culturalmente arretrato e che fosse abitato da una popolazione ignorante e dedita solo allo svago, come un paradiso di nullafacenti, prende un abbaglio. Ciò purtroppo è facile succeda sempre per le stesse ragioni, che sono sostanzialmente due:

1) mancanza d’informazioni e notizie sui testi storici e scolastici, occultando dati e documenti (voluta in malafede, e quindi nascondendo la verità, e perpetrata per pappagallesca abitudine a ripetere una storia ormai insinuatasi come un vangelo);

2) scientifica operazione nel raccontare menzogne, ribaltando in toto eventi, numeri e consolidate conquiste, istituzioni e quant’altro possa far comprendere l’elevato livello raggiunto nell’ex regno del Sud in tutti i campi.

In sintesi due termini spiegano tutto: occultamento e menzogna! La cultura, altresì, era improbabile fosse a livelli bassi solo per una prima considerazione: Napoli, ovvero la capitale, era la città, fuor di ogni dubbio, più importante e popolosa d’Italia, e questo già dalla metà del ‘700; era grande il doppio di Milano e quattro volte Roma. In Europa veniva considerata seconda solo a Parigi, nonché più grande nel mondo anche di Tokyo e New York.

Ad esempio, per dirne una, l’acqua corrente in casa era stata la prima città al mondo a fregiarsene, e difficilmente conquiste civili non sono seguite da un livello altrettanto civile e culturale dei suoi abitanti.

Viaggiatori e turisti l’affollavano per i commerci, l’arte e le scienze, e come diceva Stendhal era l’unica capitale italiana, “il cui scintillio di carrozze aveva simili forse solo a Broadway”, mentre i suoi abitanti sembravano sollevati da affanni ed ansie ed aver stretto un patto col buon umore, il piacere di vivere, e la predisposizione a godere delle bellezze delle arti. Forse Stendhal si sarà pure sperticato in lodi eccessive, ma difficile abbia ribaltato il tutto discostandosi molto dal vero.

Anche perché non fu il solo uomo di cultura a esprimere concetti ed apprezzamenti così positivi: Bach e Gluck consideravano Napoli un punto d’arrivo per la loro carriera di musicisti; Rossini, Bellini e Donizetti furono la triade fiorita in San Pietro a Majella, il Conservatorio napoletano appellato come il più prestigioso del mondo! In esso vide la luce quella che fu ritenuta una vera scuola di musica (la scuola napoletana) fatta da personaggi come Scarlatti, Pergolesi, Mercadante, Cimarosa, Paisiello, ecc…

Un genio come Goethe ritenne di grande levatura il livello di preparazione delle classi colte del Regno delle Due Sicilie, e d’altro canto è risaputo che il 55% dei libri italiani era stampato ed edìto a Napoli! Un dato del resto conferma quest’opinione: su di un totale complessivo italiano di 16.000 studenti universitari, 10.000 erano nelle università del Regno del Sud! Nei fatti il livello culturale era di gran lunga superiore a quello ritrovabile nel resto d’Italia. Il San Carlo, era un gioiello, costruito in tempi che sono un record a tutt’oggi, ed ogni sera si poteva assistere ad una rappresentazione teatrale in non meno di 14 o 15 teatri nella sola Napoli.

Quale era la differenza? Che in città come Milano bisognava avere la buona sorte di trovarne aperto 1 o al massimo 2! Lo splendore della Corte napoletana era risaputo e riconosciuto in tutta Europa, e col suo mecenatismo era attrazione di scultori e pittori: i Gigante ed i Palizzi, e le scuole d’arte, davano vita alla Scuola di Posillipo, mentre l’architettura con i Palazzi Reali di Napoli, Caserta e Portici, la Palazzina Cinese a Palermo, San Leucio, il Carditello aveva il suo giusto respiro.

Ora tutto ciò si potrà dire che fosse sinonimo d’ignoranza, d’una cultura di basso livello, ecc…?, E’ molto più probabile che l’ignoranza, l’invidia, la malafede albergasse in chi non ci ha strumentalmente tramandato tutto questo, o addirittura ha raccontato di povertà delle menti e dei corpi forse prendendo esempio dai propri.

La storia è risaputo la scrivono i vincitori, la verità probabilmente resta un compito del tempo e, nel nostro caso, dei meridionali di buona fede e volontà!







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