L'unità d'Italia è una beffa, che comincia con una bugia.
Due Sicilie
  Eleaml


io nun me scordo

I Lazzari


Napoli, 5 Aprile 2007

Argomento delicato che va anch’esso maggiormente analizzato e sviscerato, in quanto esiste un’approssimazione rispetto al termine, al suo abuso e al suo significato. Il popolo delle Due Sicilie, quello non appartenente alla classe colta o nobile, ed in effetti la gran massa degli abitanti dell’ex regno del Sud è identificabile con “i lazzari”.

La terminologia fu coniata e prese corpo ai tempi della cosiddetta rivoluzione giacobina del 1799 che portò alla temporanea (circa 6 mesi) Repubblica Partenopea. Il termine era ed è rimasto a tutt’oggi spregiativo rispetto al popolo considerato e chiamato anche plebe.

Basterebbe questo per bollare quella tanto conclamata rivoluzione che, al di là degli intenti d’anelito libertario, altro non fu che lo scimmiottare i fermenti giacobini francesi con una rivolta elitaria e borghese, senza alcun consenso popolare ed impregnata d’un profondo disprezzo per il popolo. Popolo, per l’appunto non considerato tale ed appellato come plebe e i cui rappresentanti definiti “lazzari”. Perfino il non borbonico Vincenzo Cuoco scrisse e riconobbe che il popolo fu escluso dal processo di mutamento.

Ovviamente si tratta d’intendersi: a quei tempi la società era molto meno omogenea e frastagliata nei suoi componenti. Si passava dall’individuo che viveva all’aria aperta, di lavori occasionali, fino all’altro estremo dove si trovavano gli intellettuali, i notabili di varia natura ed i nobili. Oggi è tutto apparentemente più omogeneo ma altresì è probabilmente una massa più informe, e certamente più staccata dal potere governativo e più scettica rispetto ad esso, nonostante forme presumibilmente più evolute di democrazia.

Quello napoletano, o più precisamente meridionale, però fu comunque un esempio atipico di comunanza fra il popolo ed i suoi reali: una sorta d’amore condiviso tra le due parti. Mai, o quasi, s’è visto un popolo difendere i propri re o governanti se l’istituzione gli è nemica o lo opprime. I lazzari, bypassando (se mi si passa l’irsuto termine) le classi intermedie e la borghesia (ritenuta nemica e collusa) avevano questo privilegiato rapporto con il loro re.

Il famoso grido: “Viva ‘o ‘Rre!”, la dice lunga perché incitazione a sostegno non del singolo individuo idolatrato come culto della persona tipo “Viva Mao o Viva il Duce, ecc..”, ma rivolto ad inneggiare all’istituzione ritenuta amica, quasi come una figura paterna. Per il loro re avrebbero fatto tutto, usavano dire: “…pe Tata nuosto!” ovvero “…per nostro Padre!”, perché tale lo ritenevano. E tutto fecero…

Nel 1799, oppressi da nuove leggi astruse, gabelle, la loro religione sbeffeggiata, date e calendari cambiati, il tutto quasi beffardamente propinato come progresso, furono i protagonisti della riconquista del Regno, del ritorno di Ferdinando II°, e certamente lo fecero anche in maniera cruenta. Ma i tanto libertari ed egualitari giacobini, ne avevano fatte di tutti i colori, uccidendo i loro fratelli napoletani del popolo in diverse migliaia, in numero ben superiore ai cento (tanto ricordati) giacobini condannati e giustiziati a rivoluzione finita (tra l’altro con leggi vigenti dell’epoca che prevedevano l’impiccagione per i traditori accertati, e con tanti altri graziati dalla bonomia di Ferdinando).

Attenzione: quella dei lazzari non fu un’offesa, ma una reazione! Non furono loro a colpire per primi, ma a reagire difendendosi e riappropriandosi dell’istituzione borbonica che così male non doveva ovviamente governarli per spingerli a tanto. E come se condannassimo i partigiani perché sparavano e uccidevano per contrastare i fascisti, o i briganti che erano diventati tali perché vessati dai piemontesi!

Quando reagivano avevano per la loro città comunque rispetto, e non volevano colpire innocenti o cose che non avevano colpe per essere danneggiate, per cui gridavano: “..serra..serra!” ovvero “…chiudi..chiudi!” ai commercianti, perché appunto chiudessero le loro botteghe quando l’aria si surriscaldava. Ovviamente diventavano truci al pericolo che si prospettava per il loro Re e, come già detto, si dichiaravano disposti a tutto tanto da far dire loro come atto di fede, rivolto al monarca: Signò, m’pennimmo chi t’ha traduto, muonece, prievete e cavaliere!” ovvero “Signore, impicchiamo chi ti ha tradito, monaci, preti e cavalieri!”.

Si sentivano vicini al loro re che aveva comunanza con loro negli usi, la lingua, i costumi, le abitudini alimentari, gli svaghi, tanto da scendere tra di loro, pescare o cacciare insieme, a tal punto che Ferdinando era detto “Re Lazzarone”; cose che un regnante d’un altro stato dell’epoca, o ancor più un politico d’oggi si sognerebbe! E questo spiega molto.

Del resto il re riceveva in udienza chi lo richiedesse per esporgli un problema, ed era considerato “il garante supremo dei diritti del popolo contro le pretese dei baroni, del clero e della emergente borghesia” incarnando le qualità del suo popolo, rappresentandolo. Francesco Saverio Nitti ha scritto: Il Re scriveva agl’intendenti di ascoltare chiunque del popolo; li ammoniva di non fidarsi delle persone più potenti; li incitava a soddisfare con ogni amore i bisogni delle popolazioni! “. Insomma, e allora, perché meravigliarsi dell’amore del popolo per il re? Erano “lazzari”?

Erano ciò che oggi s’intende per “lazzari”? L’unica cosa che si può dire è che erano un popolo con un accordo e amore mai visto, e forse irripetibile, per il loro re! Per chiudere uno scritto esauriente di Orazio Ferraro:

Lazzari, scugnizzi, muschilli. Lo stesso amore viscerale per la propria città. Niente da perdere porta a morire da grande, a migliaia: nel 1799 a mani nude contro le baionette dell’invasore – anarchici ma al contempo “p’ ‘o Rrè “- , nel 1943 a far ingoiare la tracotanza ai tedeschi. Un credito che gli storici di professione si ostinano a non pagare. Non affiliati alla camorra che teme la forza della “Lazzaria” - ognuno di loro riconosce solo tre padroni: S. Gennaro, il Re ed egli stesso. 50/60.000 uomini pronti a tutto! Conflittuali alla borghesia che troppo facilmente li bolla come straccioni, barbari ed ignoranti. Lazzari monarchici la cui scelta di campo coincide con la difesa della dignità e della libertà della nazione Napoletana, in barba a tutti i sofismi intellettualoidi!






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