L'unità d'Italia è una beffa, che comincia con una bugia.
Due Sicilie
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io nun me scordo

“La colonia serica di San Leucio”


Napoli, 2 Febbraio 2007

La creazione di quest’iniziativa merita, fuor d’ogni dubbio, qualche informazione più precisa.

Nel 1789 Ferdinando IV passò all’istituzione di questa comunità, cittadella del lavoro, o come altro la si voglia definire, organizzata e retta da uno statuto ben preciso le cui regole organizzassero la vita, i diritti ed i doveri, per i suoi membri lavoratori ed abitanti. 

Lo statuto fu scritto dietro dettatura dello stesso Ferdinando IV, e ovviamente stilato nei minimi dettagli con la consulenza legale e rifinitura dei suoi giuristi. 

Le idee illuministe avevano fortemente ispirato le idee del re, cosa che sta a testimoniarne la sua apertura mentale, ponendolo in una posizione d’avanguardia rispetto agli altri reali europei, e addirittura in anticipo riguardo alle prime leggi sul lavoro inglesi. 

Ad ogni membro della comunità spettavano, per legge, un’abitazione proporzionata al suo nucleo familiare, ovvi e completi strumenti per svolgere il proprio lavoro, assistenza medica gratuita, istruzione sempre gratuita ed obbligatoria per gli eventuali figli dopo il compimento del sesto anno di età, pensione di vecchiaia ed eventualmente di invalidità. 

L’eventuale vedova e gli orfani risultanti da un decesso del lavoratore avevano mezzi di sussistenza per un dignitoso prosieguo della loro vita. 

Per tutto ciò potesse concernere eredità paterna era specificato che : “né resti esclusa la femmina dalla paterna eredità, ancorché vi siano i maschi”. Insomma un piccolo/grande capolavoro sociale ed economico ante litteram che ha fatto definire ai più, che l’hanno onestamente ed attentamente studiato, il primo esempio di repubblica socialista al mondo. 

Persino la futura oppositrice Eleonora Pimentel Fonseca, che in seguito dimenticherà tutto, compose un sonetto dove, inneggiando al re, diceva ; “novello Numa, nuove leggi detta”

E questo sarebbe stato il sovrano che voleva, secondo i retori del mito risorgimentale, affamare i suoi sudditi riducendoli ad abitanti/protagonisti d’una terra di diavoli ed esempio della negazione di Dio!

Anche quest’iniziativa è prevalentemente, come tutta la storia preunitaria del Sud, occultata o al più fatta passare come un diletto del re a crearsi un sito per le sue amanti. La storia, come sempre, la scrivono i vincitori, ma scrivere altresì la verità resta compito di quel gran galantuomo che è il tempo.




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