L'unità d'Italia è una beffa, che comincia con una bugia.
Due Sicilie
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Antologia inversa

La fine del “brigante” Benincasa


“ … Benincasa, capo di briganti, da' suoi tradito, legato mentre dormiva, nel bosco di Cassano, fu menato in Cosenza; e 'l general Manhes [inviato in Calabria da G. Murat per reprimere il cosiddetto brigantaggio, n.d.r.] comandò che gli si mozzassero ambe le mani, e, così monco, portato in San Giovanni in Fiore, sua patria, fusse appeso alle forche; crudel sentenza, che quel tristo intese sogghignando di sdegno.

Gli fu prima recisa la destra, ed il moncone fasciato, non per salute o pietà, ma perché  non tutto il sangue uscisse dalle troncate vene, essendo riserbato a più misera morte.

Non dié lamento: e, più che vide compiuto il primo uffizio, adattò volontario il braccio sinistro su l'infame palco, e mirò freddamente il secondo martirio, e i due, già suoi, troncati membri lordi sul terreno, e poi, legati assieme per le dita maggiori, appesigli sul petto. Spettacolo fiero e miserando. Ciò fu a Cosenza.

Nel giorno istesso impreso a piede il cammino per San Giovanni in Fiore, le  scorte tra via riposarono: e di esse una offrì cibo a quel sofferente, che accettò, ed imboccato, mangiò e bevve, né solo per istinto di vita, ma con diletto.

Giunse in patria, e nella succedente notte dormì: al dì vegnente, vicina l'ora del finale supplizio, ricusò i conforti della religione: salì alle forche non frettoloso né lento, e per la brutale intrepidezza morì ammirato.”


[da P.COLLETTA, Storia del Reame di Napoli, pagg. 403-404, Edizioni S.A.R.A. 1992]



















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