L'unità d'Italia è una beffa, che comincia con una bugia.
Due Sicilie
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Anche senza una preventiva autorizzazione, come pretendono le leggi e come vorrebbe la cortesia, mi permetto di inserire su Fora… un articolo su San Leucio apparso sul mensile cosentino Chiarezza del corrente maggio (nuova serie, n. 12, annata 2007). Benché il soggetto sia noto (quantomeno a noi neoborbonici) mi induce a farlo l’eleganza della scrittura, un vero modello di giornalismo.

Per un’informazione del lettore preciso che Chiarezza fu fondata dal compianto Luigi Gullo (figlio di Fausto, il famoso il ministro dei contadini) e attualmente esce a cura della Fondazione a lui intestata.

Nicola Zitara - Siderno, 29 Maggio 2007


(se vuoi, puoi scaricare l'articolo in formato RTF o PDF)

Ferdinando IV di Borbone e il suo sogno

di RAFFAELE RAGO

È giunta l'ora di rivedere la storia, perché quella che è stata scritta dai vincitori (i Piemontesi) è contro la verità. Un fatto che non è stato nemmeno accennato dalla storia ufficiale è l'utopia di San Leucio, una frazione di Caserta che dista dal capoluogo circa 4 Km. Il suo nome deriva dal monte che lo sovrasta e sulla cui cima c'era una chiesetta dedicata al Santo, che ai nostri giorni non esiste più. San Leucio e la Reggia di Caserta sono stati riconosciuti come patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO.

La storia di questo centro, che consiglio di visitare, è interessante, perché, nel 1773, il re Ferdinando IV di Borbone vi creò una comunità specializzata nel lavorare la seta, che si doveva gestire da sola e con leggi nuove, valide solo per questo sito. Furono piantate molte piante di gelso (circa 10.000) ed il re, trasformando una riserva di caccia in un luogo altamente produttivo, fondò la "Colonia si san Leucio", dove le ore di lavoro erano 11, mentre nel resto dell'Europa erano 14.

La donna e l'uomo, in questa colonia, erano uguali e non v'era nessuna differenza tra gli individui, qualunque fosse il lavoro che veniva svolto. Alle lavoratrici, in età di matrimonio, venivano dati 500 franchi per la dote e chi lavorava qui aveva anche una casa. Per la costruzione delle abitazioni fu incaricato dal re Francesco Collicini, che tenne presente tutte le regole urbanistiche dell'epoca, per far durare nel tempo le case, che, infatti, ancora oggi sono abitate e che fin dall'inizio furono dotate di acqua corrente e servizi igienici.

In questo nuovo borgo era obbligatoria l'istruzione, una buona educazione civile, una buona fede (la prima delle virtù sociali) e, ciò che più era originale per quei tempi, vigeva l'assoluta uguaglianza fra tutti. E tutto questo prima della Rivoluzione francese. Furono eliminati i testamenti, dando il diritto di successione solamente ai figli. Vi era una cassa comune "di carità", dove ognuno versava una parte dei propri guadagni. Visitando questo luogo ci si può rendere conto che le camere reali erano a fianco dell'opificio; era il primo passo verso una città ideale, dove tutti erano uguali e nessuno superiore ad un altro. Il re promulgò un codice di leggi così avanzate che fu considerato documento del secolo. Fra le righe si può leggere: "Il merito è la sola distinzione fra gli individui di San Leucio". Era abolita la proprietà privata, era garantita l'assistenza agli anziani e agli infermi ed era esaltato il valore della fratellanza.

L'utopia di san Leucio finì con l'unità d'Italia, quando tutto, famelicamente, fu inglobato nel demanio. Era stato un bellissimo esempio di "sinergia sociale, politica, economica, religiosa e culturale, illuminata e riformista" (G. Paraggio).

San Leucio, ai nostri giorni, è testimone di una luminosa pagina di storia di cui non si parla, perché, purtroppo, non si può dire bene dei Borboni.






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