L'unità d'Italia è una beffa, che comincia con una bugia.
Due Sicilie
  Eleaml


In marzo su è stato affrontato il problema dell'accordo UE-Marocco – Accordo UE-Marocco (1) (2) –, un accordo destinare a danneggiare ulteriormente la già fragile economia delle provincie napolitane. Ora apprendiamo con soddisfazione che della questione si è interessato il Senato della repubblica, che la mozione presentata da Grande Sud è stata approvata con 192 voti a favore nessuno contrario e 10 astenuti.

Confidiamo in una revisione del trattato, anche se le lobby che lo hanno permesso sono potenti e non sarà facile.

Le mozioni che pubblichiamo sono tratte dal sito del Senato, ci scusiamo con i lettori per eventuali nostri errori nel passaggo dal formato PDF al formato HTML.

Zenone di Elea – 11 Maggio 2012


SERVIZIO DELL’ASSEMBLEA SENATO DELLA REPUBBLICA

XVI LEGISLATURA

Giovedì 10 maggio 2012 alle ore 9,30 

721a Seduta Pubblica

ORDINE DEL GIORNO

I. Seguito della discussione delle mozioni sull'accordo Unione Europea-Marocco in materia di commercio di prodotti agroalimentari (testi allegati) II. Mozioni sulla normativa relativa alle fonti energetiche rinnovabili (testi allegati)



11 Maggio 2012

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MOZIONI SULL'ACCORDO UNIONE EUROPEA-MAROCCO

IN MATERIA DI COMMERCIO DI PRODOTTI AGROALIMENTARI

(1-00578) (6 marzo 2012)

D'ALIA, FISTAROL, GALIOTO, GIAI, GUSTAVINO, MUSSO, SBARBATI, SERRA, VIZZINI, FIRRARELLO, BIANCO, LUMIA

- Il Senato, premesso che: negli scorsi giorni è stato siglato dal Parlamento europeo, riunito in sessione plenaria a Strasburgo, un accordo commerciale tra l'Unione europea (UE) e il Marocco ai fini della liberalizzazione reciproca dei prodotti agricoli e ittici che apre forti dubbi in materia di diritti degli agricoltori, lotta contro le frodi, protezione dell'ambiente e delle norme di sicurezza alimentare; questo accordo è stato sottoscritto, nonostante dubbi e perplessità da più parte sollevati, con una maggioranza di voti pari a 369, a fronte di 225 voti contrari e di 31 astenuti; lo stesso relatore del provvedimento, l'eurodeputato francese José Bové, ha ritirato il suo nome dal documento e ne aveva proposto la bocciatura considerando l'accordo dannoso per gli europei, in quanto gli agricoltori dell'UE sono unanimemente contrari, nell'interesse loro e dei marocchini, che vedrebbero distrutta la loro capacità di produzione di latte, carne, cereali, di fronte all'import dall'Europa; l'accordo dovrebbe entrare in vigore all'inizio di maggio del 2012 ed avrà un impatto pesante sulle imprese agricole italiane, in particolare sul sensibile settore dell'ortofrutta; esso rappresenta, infatti, una tappa verso la liberalizzazione del commercio agroalimentare tra UE e Marocco, stabilendo l'aumento delle quote di scambio per una serie di prodotti che potranno essere importati a tariffe doganali basse o pari a zero; infatti, in base all'intesa, che riguarda anche il settore della pesca, verrà esentato dai diritti di dogana il 55 per cento delle derrate esportate dal Marocco verso l'Europa, contro il 33 per cento attuale. Nel giro di dieci anni verrà poi esentato dai dazi il 70 per cento delle esportazioni europee verso il Marocco, contro l'1 per cento attuale; l'accordo produrrà prevedibili effetti catastrofici per l'agricoltura italiana e rappresenta un ennesimo aggravio per il comparto dell'agroalimentare che sarà ulteriormente penalizzato a fronte – 3 – della produzione proveniente da Paesi dove si produce a bassi costi e non vi sono controlli adeguati; oltre alla questione riguardante l'inclusione nell'accordo del Sahara Occidentale, che da anni rivendica l'indipendenza dal Marocco e rispetto al quale si lamenta la sistematica violazione dei diritti umani ai danni del popolo Sarawi, oltre al problema riguardante la pesca, sia perché le liberalizzazioni creano ulteriori danni al già provato settore ittico italiano, sia perché in questo modo si apre la strada a un ulteriore sfruttamento degli stock ittici del già sovrasfruttato Meditteraneo, il problema principale, comunque, riguarda l'impatto dell'accordo UE-Marocco sui piccoli agricoltori e in particolare sul settore ortofrutticolo dei Paesi dell'Europa mediterranea; specie in un contesto come quello italiano, in cui già il settore ortofrutticolo subisce una drastica contrazione dei prezzi all'origine; l'accordo che è stato concluso, secondo le associazioni degli agricoltori maggiormente rappresentative, provocherà infatti ripercussioni drammatiche sull'occupazione nelle zone rurali dell'UE, causa, tra le altre, l'aumento dei prodotti agricoli provenienti dal Marocco; se nelle intenzioni della maggioranza dei deputati del Parlamento europeo l'accordo commerciale con il Marocco ha l'obiettivo di sostenere la transizione democratica che è iniziata con la Primavera araba attraverso un incremento del commercio fra l'UE e il Marocco, di fatto esso apre tuttavia - allo stato attuale delle cose - un evidente problema di distorsione del mercato legato alle differenti condizioni del lavoro esistenti in Europa e in Marocco; le aziende ortofrutticole italiane si troveranno in realtà a dover competere con produzioni provenienti da un contesto nel quale il lavoro non è tutelato a livello sindacale e i costi produttivi e della forza lavoro sono di pochi euro al giorno, e comunque molto più bassi rispetto ai nostri standard; quello sottoscritto è quindi un accordo squilibrato, che certo non salvaguarda i principi di reciprocità delle condizioni produttive, che devono essere alla base di qualsiasi intesa, bilaterale e non, che l'UE voglia fare con i Paesi terzi. Reciprocità che garantisca agli operatori economici di ciascun Paese la possibilità di competere, con pari condizioni di concorrenza; le produzioni italiane, come è noto, devono rispettare parametri e standard imposti dall'UE, ad esempio in materia di protezione ambientale, condizione dei lavoratori e sicurezza alimentare. In base a questo accordo, le produzioni, in particolare siciliane e

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meridionali, finiranno col subire la concorrenza di mercati non soggetti agli stessi vincoli normativi e che affrontano costi di manodopera certamente inferiori, con prezzi di vendita conseguentemente molto più bassi; se, da un lato, quindi devono essere giustamente rispettati i trattati e le regole dell'UE, che già oggi determinano sofferenze nei settori della pesca e dell'agricoltura, dall'altro, è contraddittorio e inaccettabile che la stessa UE metta gli Stati membri nelle condizioni di subire la concorrenza, sostanzialmente sleale, di mercati diversamente strutturati; in pratica è da aspettarsi l'invasione di prodotti ortofrutticoli a bassissimo prezzo provenienti dal Marocco, a tutto vantaggio dei Paesi dell'Europa continentale e con gravissimi danni per le economie dei Paesi europei che si affacciano sul Mediterraneo. L'Italia in particolare sarà la prima ad essere danneggiata; in Italia, poi, le maggiori preoccupazioni, naturalmente, sono concentrate in Sicilia, che sarà tra le Regioni commercialmente più colpite dall'accordo con il Marocco; il Marocco ha creato 1.200 ettari di nuovi impianti per la produzione di agrumi. Secondo il Ministero dell'agricoltura marocchino, quest'anno la produzione aumenterà del 6 per cento rispetto alla stagione precedente, per un totale di 1,86 milioni di tonnellate. Secondo l'Associazione di produttori di agrumi del Marocco (Aspam), l'aumento dell'offerta si tradurrà in un incremento dell'8 per cento delle esportazioni; la produzione di arance marocchina è stimata in 975.000 tonnellate, il 52,3 per cento del totale degli agrumi. Non è certo ancora quantificabile la percentuale di agrumi che arriveranno in virtù di questo accordo, tuttavia il panorama agricolo siciliano subirà un forte contraccolpo con gravissime ripercussioni occupazionali; se ad oggi, infatti, le arance dal Marocco arrivano a Palermo al prezzo di 30, 35 centesimi al chilo, un prezzo che, in ragione degli attuali dazi doganali, equivale più o meno a quello applicato alle arance siciliane, in futuro il prezzo delle prime potrebbe scendere a 17, 18 centesimi al chilo. Una corsa al ribasso insostenibile per i produttori dell'Isola; il Parlamento europeo, dopo le preoccupazioni espresse dalle associazioni di categoria e da alcuni settori dell'UE, ha posto delle misure di salvaguardia per determinati prodotti sensibili. Nell'elenco non comparirebbero tuttavia gli agrumi a danno dell'agricoltura dei Paesi del Mediterraneo e a tutto vantaggio di ciò che si produce nelle serre del Nord Europa;

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questo accordo, come evidenziato dal relatore europarlamentare José Bové produrrà inoltre disastrose conseguenze non solo per i Paesi dell'Europa meridionale ma anche per le stesse famiglie marocchine dedite all'agricoltura, che rappresenta il 20 per cento del mercato del lavoro. L'accordo ridurrà infatti in maniera permanente l'autonomia agricola del Paese, esponendo i consumatori marocchini alla speculazione dei mercati mondiali sui prodotti agricoli; di fatto, invece di sostenere gli agricoltori marocchini, l'accordo aumenterà le esportazioni dell'UE del 50 per cento e quelle del Marocco del 15 per cento. Sono le aziende europee produttrici di cereali e latte in polvere che, infatti, aspettano quest'accordo. Come anche le multinazionali del settore agro-alimentare. Per quanto riguarda il Marocco, le poche società che esportano frutta e verdura aumenteranno i loro guadagni. I beneficiari dell'accordo saranno quindi le grandi aziende europee, mentre sarà l'agricoltura marocchina a conduzione familiare a rimetterci; è evidente quindi come questo accordo non interpreti le ragioni dell'agricoltura mediterranea ma piuttosto traduca interessi e poteri economici forti in cui vengono privilegiati gli interessi delle industrie del centro-nord europeo a danno dell'agricoltura meridionale e dei consumatori marocchini. I consumatori marocchini vedranno aumentati i costi dei prodotti agricoli nel loro Paese e i produttori siciliani, meridionali e del Sud Europa verranno messi in una condizione di disparità; inoltre, non vi è alcuna clausola in materia di fitofarmaci e quindi sulla sicurezza dei prodotti che verrebbero importati; i popoli del Sud del Mediterraneo vanno aiutati, ma sicuramente non a danno delle regioni più povere d'Europa; le conseguenze negative di questo accordo saranno amplificate dalla crisi in cui versa l'agricoltura, in particolare del Meridione, attanagliata dalla pesante crisi finanziaria, dall'aumento a dismisura dei costi di produzione, dal calo dei redditi dovuto alla concorrenza sleale, dalla pressione esercitata dagli istituti finanziari sulle imprese agricole, tutti fattori che mettono già a dura prova l'economia locale; se non se ne condividono le modalità, che hanno ulteriormente gravato un settore in crisi come quello agricolo, tuttavia, già il cosiddetto movimento dei forconi, partito dalla Sicilia, che ha coinvolto trasportatori, agricoltori ed addetti alla pesca, a cui si sono aggiunti anche altri settori importanti dell'economia siciliana, negli scorsi giorni ha evidenziato un forte disagio di tutto il settore agricolo, in particolare del Sud, non più sostenibile

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a fronte di una complessiva politica agricola latitante da troppi anni; oggi, il comparto agricolo va sostenuto perché non si può immaginare uno sviluppo del territorio senza un vero rilancio dell'agricoltura e delle aziende agricole; le istanze promosse da questo come da altri movimenti più rappresentativi hanno riguardato alcune questioni che fanno riferimento al caro gasolio e al pedaggio, alla contraffazione dei prodotti provenienti dai Paesi extracomunitari, alla difficoltà di accesso al credito e, soprattutto, al blocco dei debiti che hanno costretto numerosissime aziende in difficoltà a chiudere, impegna il Governo ad adoperarsi, nelle opportune sedi, affinché il sottoscritto accordo non pregiudichi ulteriormente il settore agroalimentare, con particolare riferimento a quello ortofrutticolo e alle Regioni del Sud più esposte quali la Sicilia, nonché a salvaguardare i diritti degli agricoltori, la lotta contro le frodi, la protezione dell'ambiente e delle norme di sicurezza alimentare e più in generale ad intervenire per avviare, anche a livello europeo, idonee iniziative a sostegno della politica agricola mediterranea promuovendo la tutela del made in Italy e dell'etichettatura anche con apposite iniziative legislative.

(1-00603) (4 aprile 2012)

DI NARDO, PEDICA, BELISARIO, GIAMBRONE, BUGNANO, CAFORIO, CARLINO, DE TONI, LANNUTTI, LI GOTTI, MASCITELLI, PARDI

- Il Senato, premesso che: il 16 febbraio 2012 il Parlamento europeo ha approvato un accordo tra l'Unione europea e il Marocco concernente alcune misure di liberalizzazione reciproche per i prodotti agricoli e i prodotti della pesca; la liberalizzazione degli scambi commerciali e la progressiva integrazione nel mercato interno dell'UE rappresentano un mezzo efficace per lo sviluppo dei Paesi del Mediterraneo meridionale e possono contribuire a ridurre la povertà diffusa e la disoccupazione, che provocano nella regione problemi di ordine economico, migratorio e di sicurezza. L'Unione europea ha altresì la responsabilità di avvalersi pienamente delle sue capacità commerciali ed economiche per facilitare la transizione dei Paesi del Mediterraneo meridionale che, come il Marocco, stanno facendo progressi importanti verso una compiuta democrazia istituzionale;

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l'accordo, sul quale i parlamentari europei dell'Italia dei Valori hanno espresso forti riserve, offre notevoli opportunità per l'industria agricola dell'Unione europea, in particolare per i prodotti alimentari trasformati; segnatamente, gli esportatori dell'UE beneficeranno in ultima analisi dell'abolizione dei dazi applicati dal Marocco sul 70 per cento delle importazioni di prodotti agricoli e della pesca, che secondo le previsioni consentirà un risparmio di 100 milioni di euro in dazi doganali; le iniziative commerciali e di investimento dovrebbero mirare ad arrecare vantaggi a tutti gli ambiti della società ed in particolare alle piccole e medie imprese ed ai piccoli agricoltori. A tal proposito, va valutata positivamente la proprietà diffusa delle terre agricole marocchine, in forza del fatto che oltre l'80 per cento degli agricoltori marocchini possiede meno di 5 ettari di terreno; considerato, inoltre, che: le più importanti associazioni agricole italiane, come condiviso dall'Italia dei Valori, hanno definito tale accordo come "catastrofico" poiché, nel già difficile contesto economico e sociale del settore agricolo europeo e nazionale, esso potrebbe avere un impatto pesantissimo sugli agricoltori, in particolare nel sensibile settore dell'ortofrutta, con ripercussioni drammatiche sull'occupazione nelle zone rurali dell'Unione europea. L'accordo, infatti, determinerà un notevole aumento dei prodotti provenienti dal Marocco, nello specifico per sei prodotti sensibili che interessano in misura importante il nostro Paese: pomodori, zucchine, cetrioli, aglio, agrumi e fragole; in altri termini, alcuni prodotti tipici italiani provenienti dal Marocco potrebbero entrare nel mercato europeo a condizioni assai più competitive di quelle attuali. Allo stesso tempo, tra le merci prodotte in Europa ed esportate verso il Marocco per le quali l'accordo prevede di mantenere l'applicazione di dazi vi sono prodotti come l'olio extravergine di oliva, le carni ed i salumi, che diventerebbero meno competitivi di quelli provenienti da Paesi terzi; occorre infatti considerare che il costo del lavoro in Marocco è molto più contenuto di quello medio europeo ed in particolare di quello italiano, e che nel Paese l'applicazione dei diritti fondamentali ha ancora molte lacune e non risultano adeguate garanzie che la sicurezza alimentare sia basata su principi e procedimenti del tutto analoghi a quelli del nostro Paese; in definitiva, l'accordo potrebbe risultare oggettivamente squilibrato, non opportunamente in grado di salvaguardare i

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principi di reciprocità delle condizioni produttive che garantiscono la possibilità di competere, con pari condizioni di concorrenza, agli operatori economici di ciascun Paese. È inoltre necessario tener conto dei diversi standard in termini ambientali, fitosanitari e di qualità dei prodotti originari del Marocco e che il sistema europeo dei prezzi di entrata per tali importazioni non tiene conto dei costi di produzione e di manodopera propri all'UE. Un rapporto dell'Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF), a tale proposito, ha dimostrato come il sistema europeo di controllo e di tutela per le importazioni dal Marocco non sia efficace; un meccanismo di applicazione non adeguato dell'accordo in oggetto, con riferimento agli standard produttivi, potrebbe dunque determinare l'effetto indesiderato di porre a rischio numerose aziende agricole e posti di lavoro in alcune aree del Mezzogiorno d'Italia, con la prospettiva di un conseguente abbandono dei terreni. Si teme, pertanto, che anche nel nostro Paese possa iniziare a verificarsi un preoccupante fenomeno cui si sta assistendo su scala mondiale, consistente nel progressivo mutamento della destinazione d'uso delle superfici. In particolare, si registrano operazioni di acquisto di aree agricole (con modalità che in alcuni Paesi si configurano quali vere e proprie forme di accaparramento, denominate "land grabbing") e di un loro successivo utilizzo non più per la coltivazione a fini alimentari, bensì per la produzione a fini energetici, impegna il Governo: 1) a valutare l'impatto che l'accordo potrebbe produrre sul settore dell'ortofrutta, adottando tempestivamente le opportune iniziative per assicurare l'equilibrio del sistema agricolo e il raggiungimento di risultati bilanciati, mediante misure che tutelino la produzione nazionale di qualità e consentano alla stessa un miglior accesso ai mercati internazionali; 2) ad attivarsi per garantire, nelle opportune sedi comunitarie, che l'accesso di prodotti al mercato interno dell'Unione europea sia sempre subordinato al rigoroso rispetto di norme in materia di igiene e sicurezza, con particolare riferimento all'ambito delle garanzie sanitarie e fitosanitarie; 3) a porre in essere verifiche scrupolose, attraverso stringenti controlli doganali, sugli scambi di prodotti agricoli, onde garantire il puntuale rispetto delle condizioni bilaterali, al fine di evitare perturbazioni dei mercati e di assicurare la stabilità degli stessi, nonché il pieno rispetto delle norme sulla sicurezza alimentare e ambientale;

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4) a sollecitare il Marocco, nelle opportune sedi internazionali, allo sviluppo delle garanzie dei diritti dei lavoratori, considerando che, malgrado la ratifica della maggior parte delle pertinenti convenzioni dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) e l'adozione di leggi che proibiscono il lavoro minorile, permangono preoccupazioni in merito alla libertà di associazione, al lavoro dei minori e alle complessive condizioni lavorative; 5) a supportare, in particolare, il Governo marocchino nell'attuazione delle convenzioni dell'Organizzazione internazionale del lavoro sinora non sottoscritte, quali la Convenzione n. 87 dal 1948 sulla libertà sindacale e la protezione del diritto sindacale, nonché le iniziative sulla responsabilità sociale delle imprese.


(1-00609) (4 aprile 2012)

ANTEZZA, PIGNEDOLI, ANDRIA, BERTUZZI, MONGIELLO, PERTOLDI, RANDAZZO, DI GIOVAN PAOLO

- Il Senato, premesso che: nella seduta del 16 febbraio 2012, il Parlamento europeo ha approvato una raccomandazione per il definitivo via libera sul progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell'Accordo in forma di scambio di lettere tra l'Unione europea (UE) e il Regno del Marocco in merito a misure di liberalizzazione reciproche per i prodotti agricoli, i prodotti agricoli trasformati, il pesce e i prodotti della pesca; il Parlamento europeo, riunito in sessione plenaria a Strasburgo, nonostante dubbi e perplessità da più parti sollevati, ha approvato l'Accordo commerciale tra l'UE e il Marocco con 369 voti a favore, 255 voti contrari e 31 astensioni; la maggioranza dei parlamentari europei ha ritenuto l'Accordo uno strumento importante per sostenere la difficile transizione democratica in Marocco, sulla scia di una nuova propulsione nel processo democratico avviata nei Paesi del Mediterraneo meridionale dopo le cosiddette primavere arabe. Tuttavia, sono state sollevate da più parti - in particolare da parte degli eurodeputati rappresentanti di alcuni Paesi mediterranei - alcune perplessità in merito ai contenuti dell'Accordo e alle sue implicazioni sulle agricolture degli Stati membri dell'Europa meridionale; visti gli eventi della primavera 2011 in Tunisia, Egitto, Libia e Siria, il relatore del provvedimento ha constatato che gli accordi

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di liberalizzazione finora conclusi non hanno conseguito gli obiettivi perseguiti; in questo senso, sarebbe auspicabile che venissero valutate e tenute in debito conto, nell'implementazione dell'Accordo, le ripercussioni sociali, economiche ed ambientali che questo produrrà, sia in Marocco che negli Stati membri dell'UE; considerato che: l'Accordo dovrebbe entrare in vigore nel maggio 2012, eliminando nell'immediato il 55 per cento delle tariffe doganali sui prodotti agricoli e di pesca marocchini (rispetto al 33 per cento attuale) e il 70 per cento delle tariffe sui prodotti agricoli e di pesca dell'UE in 10 anni (rispetto all'1 per cento attuale); il testo, inoltre, introducendo un incremento dei contingenti esenti da dazi ha suscitato numerose preoccupazioni relativamente alle eventuali conseguenze negative per alcune Regioni agricole dell'Europa meridionale e per determinati settori agricoli, come ad esempio quello ortofrutticolo-mediterraneo; le organizzazioni di rappresentanza agricola del nostro Paese hanno infatti manifestato forti dubbi verso un provvedimento che, di fatto, rischia di penalizzare l'agricoltura e la pesca mediterranea e, in particolare, le produzioni nazionali ortofrutticole, già pesantemente danneggiate da una congiuntura economica sfavorevole e da un contesto futuro connotato da incertezza ed estrema volatilità dei prezzi all'origine; stante l'impatto potenzialmente negativo dell'Accordo nei confronti soprattutto delle agricolture mediterranee e a fronte delle preoccupazioni espresse dalle associazioni di categoria, il Parlamento europeo ha previsto una serie di misure di salvaguardia, ad esempio permettendo solo un aumento moderato delle quote di scambio su alcuni prodotti considerati sensibili, quali pomodori, fragole, cocomeri e aglio, ovvero stabilendo delle quote di scambio che variano secondo la stagione per evitare distorsioni sul mercato UE; il Parlamento europeo, contestualmente all'approvazione dell'Accordo di liberalizzazione degli scambi tra l'UE e il Regno del Marocco in materia di prodotti agricoli e della pesca, ha anche adottato una risoluzione che esprime una serie di preoccupazioni legate alle possibilità di frodi e di violazioni delle norme previste dal testo; in tale risoluzione - adottata con 398 voti a favore, 175 contrari e 50 astensioni - i deputati esprimono in particolare le proprie preoccupazioni in merito all'aumento dei contingenti esenti da dazi per le importazioni di prodotti ortofrutticoli sensibili, a

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presunte frodi e a violazioni dei prezzi di importazione e chiedono alla Commissione di procedere con una relazione di valutazione d'impatto dell'Accordo sugli agricoltori europei; rilevato che: per quanto riguarda l'agricoltura e la pesca, la nuova intesa privilegia per entrambe le Parti il rafforzamento di un'agricoltura industriale, ad alta intensità di capitali, a spese dell'agricoltura familiare e contadina. L'aumento delle quote ad aliquota ridotta per una notevole gamma di ortaggi e frutta metterà i produttori europei in una situazione concorrenziale difficilmente sostenibile, senza contribuire in cambio ad uno sviluppo agricolo equilibrato in Marocco; in particolare, va rilevato il fatto che alcuni elementi di distorsione del mercato sono legati alle differenti condizioni di lavoro in Marocco rispetto a quelle dell'UE, essenzialmente riconducibili al basso costo della manodopera, dovuto sia alla mancanza di organizzazioni sindacali che alla persistenza del lavoro minorile nel Paese; si potrebbero inoltre creare problemi anche sul piano ambientale, in particolare in considerazione del principio - più volte riaffermato in sede di UE - di protezione dell'ambiente e di riduzione dei gas serra al fine di minimizzare il rischio di cambiamenti climatici; sembra dunque necessaria una più approfondita valutazione circa l'impatto sociale, ambientale ed economico dell'Accordo approvato, considerando che tutti questi elementi dovrebbero essere presi in considerazione negli Accordi commerciali con il Paese Nordafricano; a margine, sebbene non del tutto irrilevante, rimane la questione riguardante l'inclusione nell'Accordo del Sahara Occidentale, che da anni rivendica l'indipendenza dal Marocco e rispetto al quale si lamenta la sistematica violazione dei diritti umani ai danni del popolo Saharawi. Tale questione irrisolta costituisce un limite anche nella stipula di accordi commerciali; considerato, inoltre, che: le relazioni commerciali con il Marocco dovrebbero tenere conto delle esigenze del Paese in materia di sviluppo economico e rurale, in particolare delle esigenze dei piccoli e medi produttori in Marocco e nell'UE, e riconoscere dunque il ruolo fondamentale dell'agricoltura familiare e della pesca su piccola scala, la necessità di promuovere attività agricole e della pesca sostenibili, preservando le risorse naturali, l'ambiente rurale e marino nonché

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gli stock ittici, in particolare attuando una gestione responsabile delle acque ed evitando le grandi monocolture; il settore ortofrutticolo riveste un'importanza considerevole in molte regioni rurali dei Paesi meridionali dell'UE, in particolare in Italia, Spagna, Portogallo e Francia, dove la crisi economica e sociale ha raggiunto proporzioni allarmanti, impegna il Governo: 1) ad intraprendere, nelle opportune sedi europee ed internazionali, tutte le iniziative volte: a) a monitorare gli sviluppi dell'Accordo commerciale e a minimizzare le conseguenze negative sulle produzioni sensibili conseguenti l'Accordo e ad evitare eventuali frodi e violazioni; b) ad adottare, in sede di riforma della politica agricola comune, le opportune misure di compensazione e garanzia su eventuali danni recati alle produzioni ortofrutticole e della pesca; c) a garantire un mercato più trasparente, orientato al concetto della cosiddetta reciprocità delle regole commerciali al fine di favorire una maggiore convergenza degli standard applicati dall'UE anche a livello internazionale e rafforzare i meccanismi di salvaguardia; d) ad assicurare che, nell'ambito delle riforme della politica agricola comune e della politica comune della pesca, alle questioni della crescita economica e dello sviluppo competitivo dell'agricoltura mediterranea siano date adeguate risposte da parte delle istituzioni europee; 2) ad adoperarsi, in sede nazionale, al fine di salvaguardare, tutelare e promuovere il sistema ortofrutticolo nazionale e, più in generale, il made in Italy agroalimentare; 3) a monitorare e valutare gli sviluppi futuri dell'Accordo, le relative conseguenze sui produttori italiani e, in particolare, le eventuali ricadute negative in termini reddituali ed occupazionali; 4) a presentare alle competenti Commissioni parlamentari una relazione concernente i risultati delle attività di monitoraggio e di valutazione degli impatti dell'Accordo e le iniziative intraprese a riguardo.

(1-00610) (11 aprile 2012)

SCARPA BONAZZA BUORA, SANCIU, PICCIONI, BOSCETTO, COMPAGNA, DI STEFANO, NESPOLI, SANTINI, ZANOLETTI, FIRRARELLO, BIANCONI, TEDESCO

- Il Senato, premesso che:

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il Parlamento europeo ha approvato la risoluzione che riguarda la decisione del Consiglio relativa alla conclusione dell'accordo tra l'Unione europea e il regno del Marocco, che pertanto entrerà in vigore; tale accordo prevede misure di liberalizzazione per i prodotti agricoli, i prodotti agricoli trasformati, il pesce e i prodotti della pesca; l'accordo è stato giustificato, in particolare, dal mutamento del quadro politico nel Mediterraneo meridionale che avrebbe richiesto una reazione da parte dell'Unione europea; appare riduttivo focalizzare tale reazione nella conclusione di accordi commerciali di liberalizzazione degli scambi che, se da un lato penalizzano gravemente le più importanti produzioni ortofrutticole dei Paesi europei, dall'altro difficilmente avranno l'immediato effetto di alleviare la povertà e la disoccupazione diffuse che sono alla radice dei problemi di ordine sociale, economico, migratorio e di sicurezza della regione; in un contesto già particolarmente difficile dal punto di vista economico e sociale per il settore agricolo europeo e italiano, un accordo di liberalizzazione come quello sottoscritto avrà un impatto catastrofico sugli agricoltori italiani, in particolare nel sensibile settore dell'ortofrutta, con ripercussioni drammatiche sull'occupazione; la proposta di accordo prevede la liberalizzazione con effetto immediato del 55 per cento dei dazi doganali sui prodotti agricoli e della pesca del Marocco, contro l'attuale 33 per cento, e la liberalizzazione entro 10 anni del 70 per cento dei dazi doganali sui prodotti agricoli e della pesca dell'UE, contro l'attuale 1 per cento; il Marocco ha creato 1.200 ettari di nuovi impianti per la produzione di agrumi che, secondo il Ministero marocchino dell'agricoltura, contribuiranno ad un aumento della produzione del 6 per cento rispetto alla stagione precedente, per un totale di 1,86 milioni di tonnellate, con conseguente aumento dell'8 per cento delle esportazioni; non corrisponde a realtà la valutazione dell'UE secondo cui le produzioni di questo Paese si porranno in contro-stagione rispetto alle produzioni comunitarie, soprattutto di prodotti orto-floro-frutticoli, e completeranno la produzione comunitaria, poiché invece esse si sovrappongono con le produzioni delle regioni europee più meridionali, determinando un danno ai produttori comunitari;

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un esempio di impatto economico negativo di questa decisione sui produttori italiani è relativo al pomodoro da mensa, per cui il calendario di commercializzazione marocchino coincide con quello dei produttori italiani, con un'ulteriore perdita di competitività del prodotto nazionale sui mercati nordeuropei (Germania, Austria e Regno Unito); queste produzioni sono spesso l'unica fonte di reddito ed occupazione nelle regioni del sud dell'Italia, in cui non sono possibili alternative colturali; esse rappresentano peraltro uno dei prodotti di punta delle esportazioni, essendo apprezzate per requisiti qualitativi e organolettici, per cui l'accordo avrà effetti negativi sulla bilancia dei pagamenti, proprio quando sarebbe necessario affiancare, ai sacrifici economici imposti dalla crisi finanziaria, provvedimenti per la crescita del PIL; i prodotti ortofrutticoli italiani sono anche apprezzati per l'alto livello di sicurezza raggiunto, evidenziando l'assenza di residui di fitofarmaci nei costanti controlli cui sono sottoposti; è noto che in Marocco è consentito l'uso di un lungo elenco di prodotti antiparassitari che non possono essere impiegati in Europa, quale ad esempio il bromuro di metile, dannoso all'ambiente, che in Europa è vietato, per cui gli agricoltori devono reperire prodotti molto più costosi e meno efficaci, con evidente perdita di competitività; l'effetto peggiorativo dell'accordo non è solo di carattere economico, ma incide fortemente sulla sicurezza alimentare che costituisce un'esigenza fortemente avvertita dai cittadini; tutti i prodotti agricoli importati dai Paesi terzi nell'Unione europea devono conformarsi alle norme dell'Unione in materia di misure sanitarie e fitosanitarie; gli effetti negativi colpiscono le produzioni meridionali di agrumi e orticole ma altresì quelle importanti di regioni del centro-nord, pomodori, zucchine, cetrioli, fragole e aglio, in cui l'Italia può vantare anche riconoscimenti di indicazioni geografiche protette; l'impatto dell'imprevedibile aumento di prodotti di scarsa qualità e privi di adeguate garanzie si riverbera su tutta la filiera, in particolare quindi anche sui prodotti trasformati, senza possibilità per il consumatore di effettuare scelte consapevoli, dato che non esiste obbligo di indicazione dell'origine dei prodotti agricoli freschi utilizzati; le produzioni svantaggiate dall'accordo sono parte integrante delle tradizioni alimentari e del paesaggio agrario, trattandosi anche di impianti arborei quali agrumi e alberi da frutto, per cui un loro

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progressivo abbandono comporta effetti negativi anche ai fini della sicurezza del territorio e dei suoli; il monitoraggio dei prodotti sensibili e la rigorosa applicazione dei contingenti sono condizioni indispensabili per il funzionamento equilibrato dell'accordo; è nota la scarsa capacità del sistema comunitario e nazionale di monitorare e far rispettare i calendari e i contingenti tariffari fissati in questi accordi, che, come denunciato più volte nel corso degli ultimi anni, vengono troppo spesso ignorati dagli operatori dei Paesi interessati; particolarmente sensibile è anche l'aspetto del costo del lavoro, che svantaggia le produzioni europee e italiane, accentua le gravi problematiche a livello di competitività causate dal differenziale di costo della manodopera tra l'Unione europea e il Marocco, con il rischio di perdita di reddito e di posti di lavoro soprattutto nel Mezzogiorno; la Conferenza Stato-Regioni ha rappresentato la necessità che l'Unione europea, nel riconoscere le difficoltà generate dagli accordi bilaterali, preveda misure che ne mitighino gli impatti negativi e quindi, l'urgenza di riformare il sistema del prezzo di entrata, poiché si manifestano rischi di frode in tale sistema, ed in generale nel mercato agricolo, come evidenziato anche dall'Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF); alcuni operatori europei hanno presentato denuncia all'OLAF e alla commissione per le petizioni del Parlamento europeo, la quale ha invitato la Commissione a modificare il regime dei prezzi d'entrata in modo da porre fine alle frodi, impegna il Governo: 1) a rafforzare il sistema di controllo doganale, anche incrementando il numero delle operazioni, al fine di evitare l'elusione delle disposizioni vigenti, soprattutto relative alla sicurezza dei prodotti; 2) ad adottare i decreti attuativi della legge n. 4 del 2011, sull'etichettatura e la qualità dei prodotti alimentari, con particolare riferimento ai prodotti trasformati a base di ortofrutticoli, al fine di informare esaurientemente il consumatore sull'origine della materia prima utilizzata e consentire scelte di acquisto consapevoli; 3) a richiedere l'attuazione di tutte le misure di salvaguardia non tariffarie addizionali incluse nell'accordo, con particolare riferimento alle norme sulle indicazioni geografiche europee;

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4) ad attivarsi a livello europeo per richiedere la modifica del regolamento di attuazione dell'organizzazione comune di mercato per introdurre misure di controllo più efficaci; 5) ad effettuare valutazioni di impatto sulle produzioni italiane maggiormente svantaggiate dall'accordo e sui redditi delle imprese agricole, al fine di presentarle alla Commissione e al Parlamento europeo; 6) a vigilare e chiedere garanzie affinché l'aumento dei contingenti tariffari previsto dall'accordo sia adeguatamente regolamentato dall'UE e non ci sia errata interpretazione di attuazione del meccanismo dei prezzi di entrata; 7) a richiedere l'applicazione del meccanismo di composizione delle controversie, che consente a ciascuna delle parti di ottenere un risarcimento se l'altra non rispetta i termini dell'accordo, tenendo in maggiore considerazione le liste di prodotti sensibili da escludere dagli accordi; 8) a far applicare strumenti e meccanismi istituzionali specifici che l'accordo prevede, quali la cooperazione finalizzata ad evitare perturbazioni dei mercati, i gruppi di esperti con i Paesi terzi, compreso il Marocco, il sottocomitato per gli scambi agricoli nel quadro della gestione degli accordi di associazione, gli scambi di informazioni sulle politiche e la produzione nonché la clausola di salvaguardia ai sensi dell'articolo 7 del protocollo; 9) a richiedere la realizzazione di un monitoraggio continuo, anche attraverso meccanismi specifici, per lo scambio di dati e di informazioni sulle produzioni e sugli scambi commerciali al fine di evitare perturbazioni dei mercati; 10) ad attivarsi affinché la Commissione promuova l'equivalenza delle misure e dei controlli tra il Marocco e l'Unione europea per quanto concerne le norme ambientali e in materia di sicurezza alimentare, in modo da garantire una concorrenza equa tra i due mercati.

(1-00631) (8 maggio 2012)

VIESPOLI, FLERES, CASTIGLIONE, CENTARO, FERRARA, POLI BORTONE, CARRARA, FILIPPI Alberto, MENARDI, PALMIZIO, PISCITELLI, SAIA, VILLARI

- Il Senato, premesso che: il Parlamento europeo, riunito in sessione plenaria a Strasburgo, ha approvato (con 369 voti a favore, 225 contrari, 31 astensioni) un nuovo accordo commerciale Ue-Marocco sulle tariffe doganali dei prodotti agricoli e ittici. L'accordo, la cui entrata in vigore è

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stata prevista per il mese di maggio 2012, conduce in pratica verso la liberalizzazione del commercio agroalimentare tra Unione europea e Marocco; questo, in sintesi, l'accordo: una riduzione del 55 per cento delle tariffe doganali sui prodotti agricoli e di pesca marocchini (dal 33 per cento attuale) e una riduzione del 70 per cento delle tariffe sui prodotti agricoli e di pesca dell'Ue in 10 anni (rispetto all'1 per cento attuale). In sostanza si va verso l'importazione di prodotti agricoli marocchini a tariffe doganali basse o nulle, con prevedibili effetti negativi per la nostra agricoltura; nelle intenzioni della maggioranza dei deputati del Parlamento europeo, l'accordo commerciale ha l'obiettivo di sostenere la transizione democratica, che è iniziata con la "primavera araba", attraverso un incremento del commercio fra l'Unione europea e il Marocco. Di fatto, però, l'accordo apre un evidente problema di distorsione del mercato legato alle differenti condizioni del lavoro in Europa e in Marocco. Con alte probabilità accadrà che le aziende ortofrutticole italiane si troveranno a dover competere, a pari condizioni di concorrenza, con produzioni provenienti da un contesto nel quale il lavoro non è tutelato a livello sindacale e i costi produttivi e del lavoro sono di pochi euro al giorno e, comunque, molto più bassi rispetto ai nostri standard. In pratica bisogna prepararsi ad un forte aumento di prodotti ortofrutticoli a bassissimo prezzo provenienti dal Marocco, a tutto vantaggio dei Paesi dell'Europa continentale e con gravissimi danni per le economie dei Paesi europei che si affacciano sul Mediterraneo; l'accordo pregiudicherà non solo il mercato dei prodotti ortofrutticoli ma anche la pesca, sia perché le liberalizzazioni creano ulteriori danni al già provato settore ittico italiano, sia perché in questo modo si apre la strada ad un ulteriore sfruttamento degli stock ittici del già sovrasfruttato Meditteraneo; l'accordo UE-Marocco sull'agricoltura risulta lesivo per il sud dell'Italia, per il sud d'Europa e dello stesso popolo marocchino. L'accordo è basato sulla tutela di interessi e poteri economici forti, in cui vengono privilegiati gli interessi delle industrie del centro-nord europeo a danno dell'agricoltura meridionale e dei consumatori marocchini. Con tale accordo infatti sarà possibile importare indiscriminatamente prodotti dal Marocco ed esportare dall'Europa prodotti industriali, scatenando così una guerra tra poveri. I consumatori marocchini vedrebbero aumentati i costi dei prodotti agricoli nel loro Paese e i produttori italiani, soprattutto siciliani, e quelli del sud d'Europa verrebbero messi in una condizione di diseguaglianza. Senza considerare, poi, la mancanza

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di una clausola in materia di fitofarmaci e quindi sulla sicurezza dei prodotti che verrebbero importati, sapendo che nel Marocco è consentito l'uso di molti prodotti antiparassitari che non possono essere impiegati in Europa; considerato che: in merito all'accordo Ue-Marocco, molti sono stati i commenti negativi e moltissime le perplessità. Il presidente di Confagricoltura ha dichiarato che l'accordo prevede misure di liberalizzazioni reciproche per i prodotti agricoli, trasformati, il pesce e i prodotti della pesca, in particolare per il settore dell'ortofrutta e, all'interno dell'Ue, risulta più vantaggioso per le produzioni dei Paesi continentali piuttosto che per quelli mediterranei. L'Italia in particolare sarebbe la prima ad essere danneggiata. Non si tratta di essere protezionisti né tantomeno di essere contrari alla crescita di Paesi che vivono in condizioni di maggiori difficoltà dell'area del Mediterraneo, ma accordi del genere non risolvono problemi di crescita, bensì creano situazioni di nuova povertà, danneggiando un settore come quello agricolo che sta affrontando una crisi senza precedenti. Inoltre ha sostenuto che quello sottoscritto è un accordo squilibrato, che certo non salvaguarda i principi di reciprocità delle condizioni produttive, che devono essere alla base di qualsiasi intesa, bilaterale e non, che l'Ue voglia fare con i Paesi terzi. Una reciprocità che garantisca agli operatori economici di ciascun Paese la possibilità di competere, con pari condizioni di concorrenza; un comunicato stampa della Coldiretti riporta: "Si tratta di un accordo squilibrato che colpisce duramente l'agricoltura italiana in un contesto già particolarmente difficile dal punto di vista economico e sociale"; l'accordo "avrà un impatto pesante sulle imprese agricole italiane, in particolare nel sensibile settore dell'ortofrutta". Inoltre si sostiene che l'agricoltura ancora una volta viene ingiustamente sacrificata per interessi diversi in considerazione del nuovo scenario politico emerso nei Paesi della sponda sud del bacino Mediterraneo a seguito dei recenti eventi della "primavera araba", impegna il Governo: 1) ad attivarsi, nelle opportune sedi comunitarie, al fine di evitare i paventati effetti negativi, citati in premessa, che l'accordo potrebbe produrre nei settori agroalimentare e della pesca, preminenti fonti di reddito per i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo - in particolar modo per le regioni del meridione d'Italia - in grado di garantire sviluppo e occupazione;

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2) ad adottare le opportune iniziative per salvaguardare i diritti degli agricoltori e il rispetto delle norme in materia di sicurezza alimentare, con particolare riferimento all'ambito delle garanzie sanitarie e fitosanitarie; 3) ad assicurare, attraverso controlli doganali sui prodotti agricoli, l'equilibrio del sistema agricolo e a prendere misure che tutelino la produzione nazionale di qualità e consentano alla stessa un miglior accesso ai mercati internazionali.

(1-00632) (8 maggio 2012)

VALLARDI, VALLI, MAZZATORTA, MURA, MONTANI, CAGNIN, VACCARI, PITTONI, LEONI, TORRI

- Il Senato, premesso che: la proposta di decisione del Consiglio europeo relativa alla conclusione dell'accordo tra l'Unione europea e il Regno del Marocco, concernente misure di liberalizzazione reciproche per i prodotti agricoli, i prodotti agricoli trasformati, il pesce e i prodotti della pesca, dispone sostanziali modifiche all'accordo di associazione tra la Comunità europea e il Marocco in merito a disposizioni tariffarie e concessioni; l'accordo in questione, se rafforza la posizione degli esportatori europei sul mercato marocchino dei prodotti agricoli, in particolare dei prodotti agricoli trasformati, dove è attesa, nei prossimi dieci anni, una liberalizzazione totale progressiva, consente anche l'immediata liberalizzazione del 55 per cento delle importazioni provenienti dal Marocco e favorisce, quindi, un aumento delle concessioni nell'intero comparto dell'ortofrutta; i prodotti marocchini costituiscono l'80 per cento circa delle importazioni nell'Unione europea; l'ulteriore liberalizzazione prevista prospetta, per il settore agricolo italiano, una situazione allarmante in grado di destabilizzare ulteriormente una già difficile realtà produttiva e di mercato; in particolare, l'importazione di pomodoro marocchino potrebbe determinare una vera e propria invasione a danno del mercato italiano dal momento che, da recenti stime effettuate, risulta che le importazioni dal Marocco raggiungeranno nel 2014 un livello di poco inferiore alle 300.000 tonnellate; già alla fine dello scorso anno, secondo i dati diffusi dalla Fepex, l'associazione degli esportatori spagnoli, i quantitativi di pomodoro importati nell'Unione europea e provenienti dal Marocco hanno sfiorato le 90.000 tonnellate, con un aumento di oltre il 70 per cento sul

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2009, con quotazioni inferiori al prezzo di entrata stabilito (0,46 centesimi al chilo); l'accordo, oltre a prevedere un aumento delle concessioni nel comparto dell'ortofrutta, dispone che le produzioni marocchine accedano al mercato comunitario in periodi diversi rispetto a quelli di commercializzazione europea provocando gravi ripercussioni sui prezzi di mercato; l'entrata in vigore dell'accordo nei termini stabiliti potrebbe provocare una situazione di concorrenza sleale non solo con riferimento ai prezzi di entrata di alcuni prodotti, ma anche con riferimento alla compatibilità con le vigenti normative europee di qualità sul lavoro e sull'ambiente; la Commissione agricoltura del Parlamento europeo, nella seduta dell'11 luglio 2011, nell'approvare il parere sull'accordo in merito a misure di liberalizzazione reciproche per i prodotti agricoli e per la pesca tra il Marocco e l'Unione europea, ha chiesto che il Parlamento non desse il proprio consenso alla proposta della Commissione europea ritenuta da molti operatori del settore eccessivamente favorevole al Marocco, impegna il Governo: 1) ad intervenire nelle competenti sedi comunitarie per concordare la revisione dei termini negoziati con il Marocco al fine di evitare la predisposizione di un accordo che potrebbe sfavorire il comparto agricolo nazionale, in particolare le piccole e medie imprese votate alle produzioni di qualità attraverso la valorizzazione dei prodotti del territorio e i piccoli agricoltori locali che danno un importante contributo alla sicurezza alimentare delle loro aree di riferimento; 2) ad attivarsi affinché negli accordi commerciali internazionali l'Unione europea tenga in particolare conto l'equilibrio fra la liberalizzazione del mercato da un lato e la protezione dei settori economici e dei diritti dei lavoratori e dei consumatori europei dall'altro, considerato che l'Unione europea è il principale importatore mondiale di prodotti agricoli provenienti dai Paesi in via di sviluppo e che le sue importazioni superano quelle di Stati Uniti, Giappone, Canada, Australia e Nuova Zelanda insieme; 3) a promuovere, in sede di Consiglio dell'agricoltura e pesca dell'Unione europea, la necessità che gli accordi commerciali dell'Unione europea con i Paesi terzi preservino le filiere europee in crisi e in particolare quelle dell'ortofrutta che hanno visto scendere considerevolmente il proprio reddito a fronte della concessione ai Paesi extra Unione europea di maggiori opportunità di esportazione;

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4) ad esporre la propria contrarietà ad un orientamento della Commissione europea che troppo spesso accorda concessioni sul settore agricolo al fine di ottenere un migliore accesso, nei Paesi terzi, al mercato dei prodotti industriali anteponendo gli interessi dell'industria e dei servizi a quelli dell'agricoltura; 5) a promuovere un approccio comunitario volto ad instaurare un equilibrio tra produzioni nazionali ed importazioni che tenga conto, per ciascun settore agricolo, dell'evoluzione dei trattati commerciali multilaterali e bilaterali, anche effettuando, prima dell'avvio dei negoziati, valutazioni di impatto al fine considerare le specificità di ciascun prodotto in relazione alla segmentazione del mercato; 6) ad attivarsi affinché le decisioni riguardanti ulteriori aperture del mercato dell'Unione europea alle importazioni di prodotti agricoli siano adottate previa verifica delle disponibilità di risorse atte a compensare gli agricoltori europei delle eventuali perdite subite.



































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