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Due Sicilie
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Nicola Zitara e Napoli

di Mino Errico

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Rimini, 6 maggio 2011

“Tutti quei palazzi, si vede che č stata una grande cittā, anche se diversi sono fatiscenti”. Questo uno dei commenti di una collega il cui compagno č un napoletano, quindi le capita sovente di soggiornare nella ex-capitale. “E' stata una capitale per 700 anni” ribatto io durante un breve scambio di opinioni al mio ritorno da Napoli.

Mentre parlavo sfilavano nella mente le strade percorse a piedi appena 24 ore prima, Riviera di Chiaia, Piazza Plebiscito, via Toledo, via dei Tribunali, piazza Dante, piazza Bellini, via Foria, via dei Vergini, piazza dei Miracoli, vico Castrucci, via Duomo.

Una cittā che mi era apparsa diversa dalle immagini mediatiche che hanno iniziato a bombardarci da qualche settimana. Abbastanza pulita, senza le montagne di spazzatura mostrate in televisione. Probabilmente l'imminenza delle elezioni amministrative avevano influito nel tentativo di mantenere un aspetto decoroso alla metropoli partenopea. Si  vedevano operatori ecologici all'opera ed una serie impressionante di vigili urbani e forze dell'ordine. Un controllo del territorio che riportava alla memoria i “fasti” del rinascimento bassoliniano, quasi una sorta di militarizzazione.

Mentre camminavano, con mia moglie, fra quel fiume di gente che affollava piazze, strade e vicoli, ogni tanto si affacciava il ricordo di Nicola Zitara e il suo amore per quella cittā che si fa amare e odiare fino al parossismo. Dove trovi all'ingresso della mostra del tesoro di San Gennaro l'elegante signora esperta di marketing che ti fa una dotta lezione sulla Napoli misterica, e a piazza Cavour uno spaesato signore che non sa darti uno straccio di indicazione perché lui in vita sua non si č mai avvicinato al rione sanitā. Quasi una presa di distanza dal cuore plebeo della cittā.

Una cittā che vendette la sua anima per farsi italiana ed europea. Invece si ritrovō sabauda. Quei nomi a cui erano intitolate le quattro sale dell'hotel in cui avevo prenotato il pernottamento – Crispi, Carducci, Nisco, Poerio  – ne erano l'emblema. Tutti e quattro appartenevano a quella sciagurata schiera di meridionali che collaborarono al tracollo del Regno delle Due Sicilie.

Chissā se Zitara sarebbe stato felice di presentare il suo libro in una di quelle sale. Mi era anche mancato il coraggio di verificare quale delle quattro fosse la sala in cui era stata organizzata la presentazione.

Per la seconda volta nel giro di qualche anno e sempre nello stesso posto – la zona di Chiaia, la volta precedente avevo pernottato in altro albergo per il capodanno del 2007 – avevo avuto qualche ripensamento sul come avevo speso gli ultimi dieci anni. Mi dicevo che forse non ne era valsa la pena di dedicare centinaia di ore della mia vita per quei bottegai che avevano la puzza sotto il naso verso la Napoli plebea. Ed ora si affidavano a santo De Magistris per continuare a sentirsi italiani.

La presentazione del libro organizzata dal PdSud era stata, per me, deludente come partecipazione (appena una trentina di persone) ma onesta nello svolgimento, con quattro nomi di prestigio, Pino Aprile (autore del bestseller “Terroni”), Lino Patruno (autore di “Fuoco del Sud”), Marco Esposito (giornalista economico, autore insieme a Gianni Pittella di “Federalismo avvelenato”),  Beppe De Santis (segretario del Partito del Sud, persona affabile e professionista instancabile, che il libro se l'era letto tutto ed appuntato pagina per pagina). Alcuni amici avevano stigmatizzato l'organizzazione dell'evento come strumentale ed elettoralistico. Non era questa la mia opinione in quanto ho come obiettivo quello di far conoscere il testo, ringrazio quindi Andrea Balia per aver mantenuto la promessa fattami qualche mese fa: presentare con Pino Aprile il libro di Nicola Zitara a Napoli.

Le argomentazioni settarie non mi toccano.

“L'INVENZIONE DEL MEZZOGIORNO” non č un testo che si presta a mercanteggiamenti ideologici. Il filo conduttore della ricostruzione storico-economica – un lavoro che č durato dieci anni – ha come conclusione logica la necessitā e la urgenza della indipendenza del paese meridionale. Questo io lo so benissimo e l'ho ribadito in chiusura della serata, anche se personalmente ho delle riserve, in questa fase almeno, sulla separazione del Sud dal resto del paese. Nicola sapeva benissimo come la pensavo ma questo non ci ha impedito di collaborare per oltre un decennio.

Chi vi scrive č stato pure criticato – a ragione, lo ammetto – per aver parlato per un tempo troppo breve, ma i tempi della presentazione si erano dilatati per un intervento fuori programma. Alle 20 di sera con la gente che cominciava ad alzarsi e ad andarsene non avevo ritenuto opportuno dilungarmi.


Le foto sono tratte dall'album di Armando Mancini:

http://www.flickr.com/photos/armando46/


Napoli - Villa Comunale Napoli - Teatro San Carlo
Napoli - Via medina

Napoli - Palazzo Reale

Napoli - Piazza Dante Napoli - Piazza Trieste e Trento
Napoli - Piazza Monteoliveto Napoli - Port'Alba










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