L'unità d'Italia è una beffa, che comincia con una bugia.
Due Sicilie
  Eleaml



L'unità d'Italia - Nascita di una colonia di Nicola Zitara

(Jaca Book, 2010)

Non abbiamo mai commentato gli articoli di Zitara su “Fora…”, non cominceremo certo ora nel presentare un classico del meridionalismo identitario: “L'unità d'Italia - Nascita di una colonia, Nicola Zitara” Jaca Book, novembre 2010.

Ci affidiamo, quindi, alle stesse parole dell'autore (CONCLUSIONI pag. 152-153), che scritte ben 40 anni orsono segnano una distanza abissale fra il suo pensiero e gli stolti tentativi di mettervi sopra un cappello malfatto. Come provano a fare oggi taluni.

"E mentre il proletariato del paesi industrializzati si può organizzare in sindacati, riuscendo a strappare al capitalismo concessioni sempre pin vistose, il proletario dei paesi sottosviluppati può solo imprecare contro la propria cattiva sorte (almeno fino a quando, attraverso una rivoluzione socialista, non scardini il sistema politico interno che media lo sfruttamento capitalistico).

Fatta questa premessa ci è più facile cogliere la debolezza dell'analisi gramsciana. Certo è senz'altro esatto che il Nord era (ed è) una piovra nei confronti del Sud, anzi è questo che mi sono sforzato di dimostrare. Ma la frattura tra proletariato settentrionale e meridionale non dipende da un non capire o da un non aver capito. Non solo il proletariato settentrionale, ma anche i partiti ufficiali ed extraufficiali della sinistra italiana, a più di trenta anni dalla morte di Gramsci, hanno capito benissimo. Solo che essi non possono, e giustamente, servire due altari. Cioè, in parole povere, gli interessi del proletariato settentrionale, nella prassi attuale, come in quella di ieri, e l'abbiamo visto, sono inconciliabili con quelli del proletariato meridionale. Tale inconciliabilità non si coglie d'altra parte attraverso la lettura delle enunciazioni verbali, ma dagli atteggiamenti storici concreti. Il proletariato settentrionale combatte una sua battaglia economicistica e riformistica che il più delle volte è anche una battaglia dal respiro corto (si pensi per esempio che i contadini hanno conseguito parecchi decenni dopo gli operai le più elementari forme di assistenza sociale e sono tuttora ben lontani dall'essere alla pari). Ma anche quando le vittorie politiche e sindacali si traducono in leggi generali, il proletariato meridionale non ne beneficia, perché tali leggi contemplano situazioni estranee all'assetto meridionale. In sostanza, il proletariato settentrionale convive con il capitalismo anche fisicamente, e in un certo modo partecipa ai frutti della spoliazione che il capitalismo italiano fa (ed ha fatto) del Sud, oltre che di altri paesi sottosviluppati.

Per di più, attraverso la mediazione delle agenzie politiche nazionali, il proletariato settentrionale fissa e impone a tutto il proletariato italiano una strategia e una tattica conformi ai suoi interessi.

Il proletariato meridionale non ha ricavato e non può ricavare che male da un simile impianto unitario della lotta di classe in Italia. Anzi ciò è costato la sua impotenza e la sua evirazione politica di fronte a problemi gravissimi, primo fra tutti l'emigrazione."

Zenone di Elea – 4 Dicembre 2010

L'unità d'Italia - Nascita di una colonia di Zitara Nicola (Jaca Book, 2010)

In preparazkione per i tipi della Jaca Bokk, tra gennaio e febbraio del 2011:
L'invenzione del Mezzogiorno - una storia finanziaria (Nicola Zitara)








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