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Francesco Fiumara


Fonte:

http://ffiumara.wordpress.com/

La mia Calabria

La mia Calabria è una terra

spaccata dal sole

dove i fichi stillano miele

e la melagrana si sgretola

in aperto sorriso.

La mia Calabria è una terra

dove nei campi di fieno

si canta ancora per dimenticare…

ma se al desco festivo

l’occhio si posa sulla sedia vuota

il pane dell’amore

si condisce di pena.

Dolore antico solca gli oceani!

Rinnovo di stagioni e di ricordi

per la sposa lontana che sfiorisce

mentre nella penombra della sera

si fa tela di ragno il tascapane

sospeso al vecchio chiodo dell’oblio;

e il pane duro

mangiato sotto l’albero,

saporoso di olive appassite,

reca il profumo della lontananza.

La mia Calabria è ogni terra straniera

dove raminga approda la mia gente.

(premio “Ferraù” 1986; 2° premio “Giugno Locrese” 1989)


 

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Perdonami patria

Anch’io ho fatto la guerra,

ma non ho appreso il mestiere d’eroe:

io non ho ucciso.

Perdonami, Patria,

se non ho potuto donarti

la mia parte di morti,

se non ho potuto issare ai tuoi piedi

trofei di teste mozzate

in cima a pertiche d’odio,

come il guerriero antico.

Perdonami ancora se il petto

è vuoto di croci o medaglie

che narrano imprese feroci…

Io, doppiamente sconfitto,

a te ritorno povero di tutto

come un figliolo prodigo d’amore.

Quel che mi resta è il cuore d’una volta,

questo cuore atterrito che si scioglie

sul dolore che s’apre da ogni carne.

(da La rima e la raspa, 2006)

 

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Stazione all’alba

6 agosto 2012 § Lascia un commento

All’alba

anche le luci della stazione

sono stanche e pervase

da un pallore d’angoscia.

Pochi i viaggiatori in attesa

ancora assonnati ed assorti:

ogni discorso tornerebbe a noia.

Si verifica senza voci

l’assalto al treno,

e ognuno va a sedersi

nel posto più isolato,

in un cerchio di solitudine.

All’orizzonte una nuvola rossa

precede il sole,

ma i paesi dormono ancora

a ritroso delle stazioni,

mentre il treno sbuffa veloce.

Tra una fermata e l’altra

il pensiero dipana la scia

della casa lontana,

e riascolta la rossa eco

del gallo

che stride nella notte.

 

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Le favole hanno gli occhi di pietra

Nel cuore delle mamme

io vidi l’aste confitte

di mille bandiere,

e in cimiteri di guerra,

aperti a veglie di luna,

lessi la loro storia.

Anelanti a false leggende

si spezzano cuori di vent’anni,

mistero di candele spente

nel tempio violato dei miti.

Ora sono fantasmi i simulacri

nella penombra,

le favole hanno occhi di pietra,

stupore di morta magia.

Il vento smorza l’urlo delle madri

contro muraglie opache di cielo.

E il mare – riflusso perenne

che scava rovine sepolte –

rigetta a nude scogliere

radici di pietà morta.

E l’uomo ancora non trema,

e ruba terra alle spighe

per seminarla di croci.

Oh frode antica!

Di carne viva sono i petti umani

fatti bersaglio,

e il sole bacia nei simboli

la forza che uccide.

 

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Eppure noi siamo

Nella goccia d’acqua piovana

intesi tutto il fragore

del mare in tempesta,

e l’immensità del sole

vidi riflessa

in una bolla di sapone.

Nella tenera gola

dell’usignolo accecato

il mistero ascoltai

d’infinite armonie,

e nel cuore d’un uomo

tutto il dolore

e tutte le gioie del mondo.

Il filo d’erba intanto cresceva

e non faceva rumore,

le stelle valicavano abissi

ed erano ferme.

E il nostro corpo

e la nostra anima

(immagini senza volto

che sono e non sono)

alla rincorsa d’un filo

che il vento disperde

nel vuoto degli abissi.

Eppure

noi

siamo…

Dubbiose tartarughe a piede lento

sul sentiero dello spazio

e del tempo,

che Achille veloce scavalca

segnando i punti fermi

della storia.


Fonte:

http://ffiumara.wordpress.com/

Nasce a Serrata (Rc) il 15 giugno 1915 dove trascorre un’infanzia disagiata, come, del resto, quasi tutti gli adolescenti costretti a vivere nei centri rurali della Calabria.

Terminate le elementari e non potendo trasferirsi in città per frequentare la scuola media, viene avviato al mestiere del sarto. La sua vocazione intelletuale, però, lo porta a continuare a studiare da solo, a volte anche per corrispondenza, approfittando dell’opportunità concessa, quando viene chiamato per il servizio militare, nel 1936, per conseguire la licenza media inferiore.

Nel 1940, dopo essersi pagato, con enormi sacrifici, professori in privato, presso l’Istituto Gullì di Reggio Calabria, conseguirà il diploma magistrale e si dedicherà all’insegnamento, col vivo desiderio di proseguire gli studi universitari che, però, non potrà esaudire per il richiamo sotto le armi, dove vi rimarrà fino alla fine della guerra.

Solo dopo il conseguimento del diploma magistrale inizierà a tirar fuori dal cassetto i suoi versi e a pubblicare.

Il suo primo scritto (una poesia tratta dell’inedito Fiori di siepe) vede la luce nel 1941 sul periodico studentesco di Palermo L’Amico della gioventù.

[...]

Contrario ad ogni forma di esibizionismo, profondamente riservato, sostenitore della tutela della sfera privata, riceverà numerosi premi.

Per la poesia: Pagine (1960), Premio della Presidenza del Consiglio dei Ministri (1969), Verso il Duemila (1970), Casalinuovo (Medaglia d’oro del Presidente del Senato, 1970), Poeti a Sorrento (1982), Torre di Calafuria (Livorno, 1987), Giugno Locrese (1989), Ferraù (Galati Mamertino, 1986 e 1989).

Per la saggistica: Premio della Presidenza del Consiglio dei Ministri (1974), Nepetia (1978), Delle Regioni (Pisa, 1980), Eugenio Frate (1992), Santillo (1998).

Quale direttore de La Procellaria, la maggior parte dei suoi articoli è presente su questa rivista, anche se la sua produzione annovera collaborazioni con La Gazzetta del Sud, il Corriere di Reggio, il Gazzettino dello Jonio, l’Osservatore politico letterario, il Bollettino Domus Mazziniana, per citarne alcuni.

Francesco Fiumara è stato pubblicista, poeta, scrittore, storico, editore, prolifico letterato che ha pubblicato, ancora nel 2006, ultranovantenne, alcuni versi satirici, presenti nel volumetto La rima e la raspa.

Muore a Torino nel 2007 lasciando un patrimonio letterario di pregevole valore che gli permetterà di varcare con Serrata nella storia e Serracapra, un paese del Sud anche la soglia della Biblioteca del British Museum di Londra, nella quale queste opere sono custodite.




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