Eleaml



Poeti e scrittori non meridionali

Giacomo Leopardi

Canti

 


IL PASSERO SOLITARIO

1 D'in su la vetta della torre antica,
2 Passero solitario, alla campagna
3 Cantando vai finché non more il giorno;
4 Ed erra l'armonia per questa valle.
5 Primavera dintorno
6 Brilla nell'aria, e per li campi esulta,
7 Sì ch'a mirarla intenerisce il core.
8 Odi greggi belar, muggire armenti;
9 Gli altri augelli contenti, a gara insieme
10 Per lo libero ciel fan mille giri,
11 Pur festeggiando il lor tempo migliore:
12 Tu pensoso in disparte il tutto miri;
13 Non compagni, non voli,
14 Non ti cal d'allegria, schivi gli spassi;
15 Canti, e così trapassi
16 Dell'anno e di tua vita il più bel fiore.
17 Oimè, quanto somiglia
18 Al tuo costume il mio! Sollazzo e riso,
19 Della novella età dolce famiglia,
20 E te german di giovinezza, amore,
21 Sospiro acerbo de' provetti giorni,
22 Non curo, io non so come; anzi da loro
23 Quasi fuggo lontano;
24 Quasi romito, e strano
25 Al mio loco natio,
26 Passo del viver mio la primavera.
27 Questo giorno ch'omai cede alla sera,
28 Festeggiar si costuma al nostro borgo.
29 Odi per lo sereno un suon di squilla,
30 Odi spesso un tonar di ferree canne,
31 Che rimbomba lontan di villa in villa.
32 Tutta vestita a festa
33 La gioventù del loco
34 Lascia le case, e per le vie si spande;
35 E mira ed è mirata, e in cor s'allegra.
36 Io solitario in questa
37 Rimota parte alla campagna uscendo,
38 Ogni diletto e gioco
39 Indugio in altro tempo: e intanto il guardo
40 Steso nell'aria aprica
41 Mi fere il Sol che tra lontani monti,
42 Dopo il giorno sereno,
43 Cadendo si dilegua, e par che dica
44 Che la beata gioventù vien meno.
45 Tu, solingo augellin, venuto a sera
46 Del viver che daranno a te le stelle,
47 Certo del tuo costume
48 Non ti dorrai; che di natura è frutto
49 Ogni vostra vaghezza.
50 A me, se di vecchiezza
51 La detestata soglia
52 Evitar non impetro,
53 Quando muti questi occhi all'altrui core,
54 E lor fia vòto il mondo, e il dì futuro
55 Del dì presente più noioso e tetro,
56 Che parrà di tal voglia?
57 Che di quest'anni miei? che di me stesso?
58 Ahi pentirommi, e spesso,
59 Ma sconsolato, volgerommi indietro.

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L'INFINITO

1 Sempre caro mi fu quest'ermo colle,
2 E questa siepe, che da tanta parte
3 Dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
4 Ma sedendo e mirando, interminati
5 Spazi di là da quella, e sovrumani
6 Silenzi, e profondissima quiete
7 Io nel pensier mi fingo; ove per poco
8 Il cor non si spaura. E come il vento
9 Odo stormir tra queste piante, io quello
10 Infinito silenzio a questa voce
11 Vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
12 E le morte stagioni, e la presente
13 E viva, e il suon di lei. Così tra questa
14 Immensità s'annega il pensier mio:
15 E il naufragar m'è dolce in questo mare.

 

LA SERA DEL DÌ DI FESTA

1 Dolce e chiara è la notte e senza vento,
2 E queta sovra i tetti e in mezzo agli orti
3 Posa la luna, e di lontan rivela
4 Serena ogni montagna. O donna mia,
5 Già tace ogni sentiero, e pei balconi
6 Rara traluce la notturna lampa:
7 Tu dormi, che t'accolse agevol sonno
8 Nelle tue chete stanze; e non ti morde
9 Cura nessuna; e già non sai né pensi
10 Quanta piaga m'apristi in mezzo al petto.
11 Tu dormi: io questo ciel, che sì benigno
12 Appare in vista, a salutar m'affaccio,
13 E l'antica natura onnipossente,
14 Che mi fece all'affanno. A te la speme
15 Nego, mi disse, anche la speme; e d'altro
16 Non brillin gli occhi tuoi se non di pianto.
17 Questo dì fu solenne: or da' trastulli
18 Prendi riposo; e forse ti rimembra
19 In sogno a quanti oggi piacesti, e quanti
20 Piacquero a te: non io, non già ch'io speri,
21 Al pensier ti ricorro. Intanto io chieggo
22 Quanto a viver mi resti, e qui per terra
23 Mi getto, e grido, e fremo. Oh giorni orrendi
24 In così verde etate! Ahi, per la via
25 Odo non lunge il solitario canto
26 Dell'artigian, che riede a tarda notte,
27 Dopo i sollazzi, al suo povero ostello;
28 E fieramente mi si stringe il core,
29 A pensar come tutto al mondo passa,
30 E quasi orma non lascia. Ecco è fuggito
31 Il dì festivo, ed al festivo il giorno
32 Volgar succede, e se ne porta il tempo
33 Ogni umano accidente. Or dov'è il suono
34 Di que' popoli antichi? or dov'è il grido
35 De' nostri avi famosi, e il grande impero
36 Di quella Roma, e l'armi, e il fragorio
37 Che n'andò per la terra e l'oceano?
38 Tutto è pace e silenzio, e tutto posa
39 Il mondo, e più di lor non si ragiona.
40 Nella mia prima età, quando s'aspetta
41 Bramosamente il dì festivo, or poscia
42 Ch'egli era spento, io doloroso, in veglia,
43 Premea le piume; ed alla tarda notte
44 Un canto che s'udia per li sentieri
45 Lontanando morire a poco a poco,
46 Già similmente mi stringeva il core.

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ALLA LUNA

1 Graziosa luna, io mi rammento
2 Che, or volge l'anno, sovra questo colle
3 Io venia pien d'angoscia a rimirarti:
4 E tu pendevi allor su quella selva
5 Siccome or fai, che tutta la rischiari.
6 Ma nebuloso e tremulo dal pianto
7 Che mi sorgea sul ciglio, alle mie luci
8 Il tuo volto apparia, che travagliosa
9 Era mia vita: ed è, né cangia stile,
10 mia diletta luna. E pur mi giova
11 La ricordanza, e il noverar l'etate
12 Del mio dolore. Oh come grato occorre
13 Nel tempo giovanil, quando ancor lungo
14 La speme e breve ha la memoria il corso,
15 Il rimembrar delle passate cose,
16 Ancor che triste, e che l'affanno duri!
17 giocondo e primo
18 Dono del ciel, ma grave, amaro, infesto
19 A chi patria non ha. Te punge e move

 

A SILVIA

1 Silvia, rimembri ancora
2 Quel tempo della tua vita mortale,
3 Quando beltà splendea
4 Negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi,
5 E tu, lieta e pensosa, il limitare
6 Di gioventù salivi?
7 Sonavan le quiete
8 Stanze, e le vie dintorno,
9 Al tuo perpetuo canto,
10 Allor che all'opre femminili intenta
11 Sedevi, assai contenta
12 Di quel vago avvenir che in mente avevi.
13 Era il maggio odoroso: e tu solevi
14 Così menare il giorno.
15 Io gli studi leggiadri
16 Talor lasciando e le sudate carte,
17 Ove il tempo mio primo
18 E di me si spendea la miglior parte,
19 D'in su i veroni del paterno ostello
20 Porgea gli orecchi al suon della tua voce,
21 Ed alla man veloce
22 Che percorrea la faticosa tela.
23 Mirava il ciel sereno,
24 Le vie dorate e gli orti,
25 E quinci il mar da lungi, e quindi il monte.
26 Lingua mortal non dice
27 Quel ch'io sentiva in seno.
28 Che pensieri soavi,
29 Che speranze, che cori, o Silvia mia!
30 Quale allor ci apparia
31 La vita umana e il fato!
32 Quando sovviemmi di cotanta speme,
33 Un affetto mi preme
34 Acerbo e sconsolato,
35 E tornami a doler di mia sventura.
36 natura, o natura,
37 Perché non rendi poi
38 Quel che prometti allor? perché di tanto
39 Inganni i figli tuoi?
40 Tu pria che l'erbe inaridisse il verno,
41 Da chiuso morbo combattuta e vinta,
42 Perivi, o tenerella. E non vedevi
43 Il fior degli anni tuoi;
44 Non ti molceva il core
45 La dolce lode or delle negre chiome,
46 Or degli sguardi innamorati e schivi;
47 Né teco le compagne ai dì festivi
48 Ragionavan d'amore.
49 Anche peria fra poco
50 La speranza mia dolce: agli anni miei
51 Anche negaro i fati
52 La giovanezza. Ahi come,
53 Come passata sei,
54 Cara compagna dell'età mia nova,
55 Mia lacrimata speme!
56 Questo è quel mondo? questi
57 I diletti, l'amor, l'opre, gli eventi
58 Onde cotanto ragionammo insieme?
59 Questa la sorte dell'umane genti?
60 All'apparir del vero
61 Tu, misera, cadesti: e con la mano
62 La fredda morte ed una tomba ignuda
63 Mostravi di lontano.

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LE RICORDANZE

1 Vaghe stelle dell'Orsa, io non credea
2 Tornare ancor per uso a contemplarvi
3 Sul paterno giardino scintillanti,
4 E ragionar con voi dalle finestre
5 Di questo albergo ove abitai fanciullo,
6 E delle gioie mie vidi la fine.
7 Quante immagini un tempo, e quante fole
8 Creommi nel pensier l'aspetto vostro
9 E delle luci a voi compagne! allora
10 Che, tacito, seduto in verde zolla,
11 Delle sere io solea passar gran parte
12 Mirando il cielo, ed ascoltando il canto
13 Della rana rimota alla campagna!
14 E la lucciola errava appo le siepi
15 E in su l'aiuole, susurrando al vento
16 I viali odorati, ed i cipressi
17 Là nella selva; e sotto al patrio tetto
18 Sonavan voci alterne, e le tranquille
19 Opre de' servi. E che pensieri immensi,
20 Che dolci sogni mi spirò la vista
21 Di quel lontano mar, quei monti azzurri,
22 Che di qua scopro, e che varcare un giorno
23 Io mi pensava, arcani mondi, arcana
24 Felicità fingendo al viver mio!
25 Ignaro del mio fato, e quante volte
26 Questa mia vita dolorosa e nuda
27 Volentier con la morte avrei cangiato.
28 Né mi diceva il cor che l'età verde
29 Sarei dannato a consumare in questo
30 Natio borgo selvaggio, intra una gente
31 Zotica, vil; cui nomi strani, e spesso
32 Argomento di riso e di trastullo,
33 Son dottrina e saper; che m'odia e fugge,
34 Per invidia non già, che non mi tiene
35 Maggior di sé, ma perché tale estima
36 Ch'io mi tenga in cor mio, sebben di fuori
37 A persona giammai non ne fo segno.
38 Qui passo gli anni, abbandonato, occulto,
39 Senz'amor, senza vita; ed aspro a forza
40 Tra lo stuol de' malevoli divengo:
41 Qui di pietà mi spoglio e di virtudi,
42 E sprezzator degli uomini mi rendo,
43 Per la greggia ch'ho appresso: e intanto vola
44 Il caro tempo giovanil; più caro
45 Che la fama e l'allor, più che la pura
46 Luce del giorno, e lo spirar: ti perdo
47 Senza un diletto, inutilmente, in questo
48 Soggiorno disumano, intra gli affanni,
49 dell'arida vita unico fiore.
50 Viene il vento recando il suon dell'ora
51 Dalla torre del borgo. Era conforto
52 Questo suon, mi rimembra, alle mie notti,
53 Quando fanciullo, nella buia stanza,
54 Per assidui terrori io vigilava,
55 Sospirando il mattin. Qui non è cosa
56 Ch'io vegga o senta, onde un'immagin dentro
57 Non torni, e un dolce rimembrar non sorga.
58 Dolce per sé; ma con dolor sottentra
59 Il pensier del presente, un van desio
60 Del passato, ancor tristo, e il dire: io fui.
61 Quella loggia colà, volta agli estremi
62 Raggi del dì; queste dipinte mura,
63 Quei figurati armenti, e il Sol che nasce
64 Su romita campagna, agli ozi miei
65 Porser mille diletti allor che al fianco
66 M'era, parlando, il mio possente errore
67 Sempre, ov'io fossi. In queste sale antiche,
68 Al chiaror delle nevi, intorno a queste
69 Ampie finestre sibilando il vento,
70 Rimbombaro i sollazzi e le festose
71 Mie voci al tempo che l'acerbo, indegno
72 Mistero delle cose a noi si mostra
73 Pien di dolcezza; indelibata, intera
74 Il garzoncel, come inesperto amante,
75 La sua vita ingannevole vagheggia,
76 E celeste beltà fingendo ammira.
77 speranze, speranze; ameni inganni
78 Della mia prima età! sempre, parlando,
79 Ritorno a voi; che per andar di tempo,
80 Per variar d'affetti e di pensieri,
81 Obbliarvi non so. Fantasmi, intendo,
82 Son la gloria e l'onor; diletti e beni
83 Mero desio; non ha la vita un frutto,
84 Inutile miseria. E sebben vòti
85 Son gli anni miei, sebben deserto, oscuro
86 Il mio stato mortal, poco mi toglie
87 La fortuna, ben veggo. Ahi, ma qualvolta
88 A voi ripenso, o mie speranze antiche,
89 Ed a quel caro immaginar mio primo;
90 Indi riguardo il viver mio sì vile
91 E sì dolente, e che la morte è quello
92 Che di cotanta speme oggi m'avanza;
93 Sento serrarmi il cor, sento ch'al tutto
94 Consolarmi non so del mio destino.
95 E quando pur questa invocata morte
96 Sarammi allato, e sarà giunto il fine
97 Della sventura mia; quando la terra
98 Mi fia straniera valle, e dal mio sguardo
99 Fuggirà l'avvenir; di voi per certo
100 Risovverrammi; e quell'imago ancora 0
101 Sospirar mi farà, farammi acerbo
102 L'esser vissuto indarno, e la dolcezza
103 Del dì fatal tempererà d'affanno.
104 E già nel primo giovanil tumulto
105 Di contenti, d'angosce e di desio,
106 Morte chiamai più volte, e lungamente
107 Mi sedetti colà su la fontana
108 Pensoso di cessar dentro quell'acque
109 La speme e il dolor mio. Poscia, per cieco
110 Malor, condotto della vita in forse, 1
111 Piansi la bella giovanezza, e il fiore
112 De' miei poveri dì, che sì per tempo
113 Cadeva: e spesso all'ore tarde, assiso
114 Sul conscio letto, dolorosamente
115 Alla fioca lucerna poetando, 1
116 Lamentai co' silenzi e con la notte
117 Il fuggitivo spirto, ed a me stesso
118 In sul languir cantai funereo canto.
119 Chi rimembrar vi può senza sospiri,
120 primo entrar di giovinezza, o giorni 1
121 Vezzosi, inenarrabili, allor quando
122 Al rapito mortal primieramente
123 Sorridon le donzelle; a gara intorno
124 Ogni cosa sorride; invidia tace,
125 Non desta ancora ovver benigna; e quasi 1
126 (Inusitata maraviglia!) il mondo
127 La destra soccorrevole gli porge,
128 Scusa gli errori suoi, festeggia il novo
129 Suo venir nella vita, ed inchinando
130 Mostra che per signor l'accolga e chiami? 1
131 Fugaci giorni! a somigliar d'un lampo
132 Son dileguati. E qual mortale ignaro
133 Di sventura esser può, se a lui già scorsa
134 Quella vaga stagion, se il suo buon tempo,
135 Se giovanezza, ahi giovanezza, è spenta? 1
136 Nerina! e di te forse non odo
137 Questi luoghi parlar? caduta forse
138 Dal mio pensier sei tu? Dove sei gita,
139 Che qui sola di te la ricordanza
140 Trovo, dolcezza mia? Più non ti vede 1
141 Questa Terra natal: quella finestra,
142 Ond'eri usata favellarmi, ed onde
143 Mesto riluce delle stelle il raggio,
144 È deserta. Ove sei, che più non odo
145 La tua voce sonar, siccome un giorno, 1
146 Quando soleva ogni lontano accento
147 Del labbro tuo, ch'a me giungesse, il volto
148 Scolorarmi? Altro tempo. I giorni tuoi
149 Furo, mio dolce amor. Passasti. Ad altri
150 Il passar per la terra oggi è sortito, 1
151 E l'abitar questi odorati colli.
152 Ma rapida passasti; e come un sogno
153 Fu la tua vita. Iva danzando; in fronte
154 La gioia ti splendea, splendea negli occhi
155 Quel confidente immaginar, quel lume 1
156 Di gioventù, quando spegneali il fato,
157 E giacevi. Ahi Nerina! In cor mi regna
158 L'antico amor. Se a feste anco talvolta,
159 Se a radunanze io movo, infra me stesso
160 Dico: o Nerina, a radunanze, a feste 1
161 Tu non ti acconci più, tu più non movi.
162 Se torna maggio, e ramoscelli e suoni
163 Van gli amanti recando alle fanciulle,
164 Dico: Nerina mia, per te non torna
165 Primavera giammai, non torna amore. 1
166 Ogni giorno sereno, ogni fiorita
167 Piaggia ch'io miro, ogni goder ch'io sento,
168 Dico: Nerina or più non gode; i campi,
169 L'aria non mira. Ahi tu passasti, eterno
170 Sospiro mio: passasti: e fia compagna 1
171 D'ogni mio vago immaginar, di tutti
172 I miei teneri sensi, i tristi e cari
173 Moti del cor, la rimembranza acerba.

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CANTO NOTTURNO
DI UN PASTORE ERRANTE DELL'ASIA

1 Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai,
2 Silenziosa luna?
3 Sorgi la sera, e vai,
4 Contemplando i deserti; indi ti posi.
5 Ancor non sei tu paga
6 Di riandare i sempiterni calli?
7 Ancor non prendi a schivo, ancor sei vaga
8 Di mirar queste valli?
9 Somiglia alla tua vita
10 La vita del pastore.
11 Sorge in sul primo albore;
12 Move la greggia oltre pel campo, e vede
13 Greggi, fontane ed erbe;
14 Poi stanco si riposa in su la sera:
15 Altro mai non ispera.
16 Dimmi, o luna: a che vale
17 Al pastor la sua vita,
18 La vostra vita a voi? dimmi: ove tende
19 Questo vagar mio breve,
20 Il tuo corso immortale?
21 Vecchierel bianco, infermo,
22 Mezzo vestito e scalzo,
23 Con gravissimo fascio in su le spalle,
24 Per montagna e per valle,
25 Per sassi acuti, ed alta rena, e fratte,
26 Al vento, alla tempesta, e quando avvampa
27 L'ora, e quando poi gela,
28 Corre via, corre, anela,
29 Varca torrenti e stagni,
30 Cade, risorge, e più e più s'affretta,
31 Senza posa o ristoro,
32 Lacero, sanguinoso; infin ch'arriva
33 Colà dove la via
34 E dove il tanto affaticar fu volto:
35 Abisso orrido, immenso,
36 Ov'ei precipitando, il tutto obblia.
37 Vergine luna, tale
38 È la vita mortale.
39 Nasce l'uomo a fatica,
40 Ed è rischio di morte il nascimento.
41 Prova pena e tormento
42 Per prima cosa; e in sul principio stesso
43 La madre e il genitore
44 Il prende a consolar dell'esser nato.
45 Poi che crescendo viene,
46 L'uno e l'altro il sostiene, e via pur sempre
47 Con atti e con parole
48 Studiasi fargli core,
49 E consolarlo dell'umano stato:
50 Altro ufficio più grato
51 Non si fa da parenti alla lor prole.
52 Ma perché dare al sole,
53 Perché reggere in vita
54 Chi poi di quella consolar convenga?
55 Se la vita è sventura
56 Perché da noi si dura?
57 Intatta luna, tale
58 E` lo stato mortale.
59 Ma tu mortal non sei,
60 E forse del mio dir poco ti cale.
61 Pur tu, solinga, eterna peregrina,
62 Che sì pensosa sei, tu forse intendi,
63 Questo viver terreno,
64 Il patir nostro, il sospirar, che sia;
65 Che sia questo morir, questo supremo
66 Scolorar del sembiante,
67 E perir dalla terra, e venir meno
68 Ad ogni usata, amante compagnia.
69 E tu certo comprendi
70 Il perché delle cose, e vedi il frutto
71 Del mattin, della sera,
72 Del tacito, infinito andar del tempo.
73 Tu sai, tu certo, a qual suo dolce amore
74 Rida la primavera,
75 A chi giovi l'ardore, e che procacci
76 Il verno co' suoi ghiacci.
77 Mille cose sai tu, mille discopri,
78 Che son celate al semplice pastore.
79 Spesso quand'io ti miro
80 Star così muta in sul deserto piano,
81 Che, in suo giro lontano, al ciel confina;
82 Ovver con la mia greggia
83 Seguirmi viaggiando a mano a mano;
84 E quando miro in cielo arder le stelle;
85 Dico fra me pensando:
86 A che tante facelle?
87 Che fa l'aria infinita, e quel profondo
88 Infinito seren? che vuol dir questa
89 Solitudine immensa? ed io che sono?
90 Così meco ragiono: e della stanza
91 Smisurata e superba,
92 E dell'innumerabile famiglia;
93 Poi di tanto adoprar, di tanti moti
94 D'ogni celeste, ogni terrena cosa,
95 Girando senza posa,
96 Per tornar sempre là donde son mosse;
97 Uso alcuno, alcun frutto
98 Indovinar non so. Ma tu per certo,
99 Giovinetta immortal, conosci il tutto.
100 Questo io conosco e sento, 0
101 Che degli eterni giri,
102 Che dell'esser mio frale,
103 Qualche bene o contento
104 Avrà fors'altri; a me la vita è male.
105 greggia mia che posi, oh te beata,
106 Che la miseria tua, credo, non sai!
107 Quanta invidia ti porto!
108 Non sol perché d'affanno
109 Quasi libera vai;
110 Ch'ogni stento, ogni danno, 1
111 Ogni estremo timor subito scordi;
112 Ma più perché giammai tedio non provi.
113 Quando tu siedi all'ombra, sovra l'erbe,
114 Tu se' queta e contenta;
115 E gran parte dell'anno 1
116 Senza noia consumi in quello stato.
117 Ed io pur seggo sovra l'erbe, all'ombra,
118 E un fastidio m'ingombra
119 La mente, ed uno spron quasi mi punge
120 Sì che, sedendo, più che mai son lunge 1
121 Da trovar pace o loco.
122 E pur nulla non bramo,
123 E non ho fino a qui cagion di pianto.
124 Quel che tu goda o quanto,
125 Non so già dir; ma fortunata sei. 1
126 Ed io godo ancor poco,
127 greggia mia, né di ciò sol mi lagno.
128 Se tu parlar sapessi, io chiederei:
129 Dimmi: perché giacendo
130 A bell'agio, ozioso, 1
131 S'appaga ogni animale;
132 Me, s'io giaccio in riposo, il tedio assale?
133 Forse s'avess'io l'ale
134 Da volar su le nubi,
135 E noverar le stelle ad una ad una, 1
136 come il tuono errar di giogo in giogo,
137 Più felice sarei, dolce mia greggia,
138 Più felice sarei, candida luna.
139 forse erra dal vero,
140 Mirando all'altrui sorte, il mio pensiero: 1
141 Forse in qual forma, in quale
142 Stato che sia, dentro covile o cuna,
143 È funesto a chi nasce il dì natale.

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LA QUIETE DOPO LA TEMPESTA

1 Passata è la tempesta:
2 Odo augelli far festa, e la gallina,
3 Tornata in su la via,
4 Che ripete il suo verso. Ecco il sereno
5 Rompe là da ponente, alla montagna;
6 Sgombrasi la campagna,
7 E chiaro nella valle il fiume appare.
8 Ogni cor si rallegra, in ogni lato
9 Risorge il romorio
10 Torna il lavoro usato.
11 L'artigiano a mirar l'umido cielo,
12 Con l'opra in man, cantando,
13 Fassi in su l'uscio; a prova
14 Vien fuor la femminetta a còr dell'acqua
15 Della novella piova;
16 E l'erbaiuol rinnova
17 Di sentiero in sentiero
18 Il grido giornaliero.
19 Ecco il Sol che ritorna, ecco sorride
20 Per li poggi e le ville. Apre i balconi,
21 Apre terrazzi e logge la famiglia:
22 E, dalla via corrente, odi lontano
23 Tintinnio di sonagli; il carro stride
24 Del passeggier che il suo cammin ripiglia.
25 Si rallegra ogni core.
26 Sì dolce, sì gradita
27 Quand'è, com'or, la vita?
28 Quando con tanto amore
29 L'uomo a' suoi studi intende?
30 torna all'opre? o cosa nova imprende?
31 Quando de' mali suoi men si ricorda?
32 Piacer figlio d'affanno;
33 Gioia vana, ch'è frutto
34 Del passato timore, onde si scosse
35 E paventò la morte
36 Chi la vita abborria;
37 Onde in lungo tormento,
38 Fredde, tacite, smorte,
39 Sudàr le genti e palpitàr, vedendo
40 Mossi alle nostre offese
41 Folgori, nembi e vento.
42 Natura cortese,
43 Son questi i doni tuoi,
44 Questi i diletti sono
45 Che tu porgi ai mortali. Uscir di pena
46 È diletto fra noi.
47 Pene tu spargi a larga mano; il duolo
48 Spontaneo sorge e di piacer, quel tanto
49 Che per mostro e miracolo talvolta
50 Nasce d'affanno, è gran guadagno. Umana
51 Prole cara agli eterni! assai felice
52 Se respirar ti lice
53 D'alcun dolor: beata
54 Se te d'ogni dolor morte risana.

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IL SABATO DEL VILLAGGIO

1 La donzelletta vien dalla campagna,
2 In sul calar del sole,
3 Col suo fascio dell'erba; e reca in mano
4 Un mazzolin di rose e di viole,
5 Onde, siccome suole,
6 Ornare ella si appresta
7 Dimani, al dì di festa, il petto e il crine.
8 Siede con le vicine
9 Su la scala a filar la vecchierella,
10 Incontro là dove si perde il giorno;
11 E novellando vien del suo buon tempo,
12 Quando ai dì della festa ella si ornava,
13 Ed ancor sana e snella
14 Solea danzar la sera intra di quei
15 Ch'ebbe compagni dell'età più bella.
16 Già tutta l'aria imbruna,
17 Torna azzurro il sereno, e tornan l'ombre
18 Giù da' colli e da' tetti,
19 Al biancheggiar della recente luna.
20 Or la squilla dà segno
21 Della festa che viene;
22 Ed a quel suon diresti
23 Che il cor si riconforta.
24 I fanciulli gridando
25 Su la piazzuola in frotta,
26 E qua e là saltando,
27 Fanno un lieto romore:
28 E intanto riede alla sua parca mensa,
29 Fischiando, il zappatore,
30 E seco pensa al dì del suo riposo.
31 Poi quando intorno è spenta ogni altra face,
32 E tutto l'altro tace,
33 Odi il martel picchiare, odi la sega
34 Del legnaiuol, che veglia
35 Nella chiusa bottega alla lucerna,
36 E s'affretta, e s'adopra
37 Di fornir l'opra anzi il chiarir dell'alba.
38 Questo di sette è il più gradito giorno,
39 Pien di speme e di gioia:
40 Diman tristezza e noia
41 Recheran l'ore, ed al travaglio usato
42 Ciascuno in suo pensier farà ritorno.
43 Garzoncello scherzoso,
44 Cotesta età fiorita
45 È come un giorno d'allegrezza pieno,
46 Giorno chiaro, sereno,
47 Che precorre alla festa di tua vita.
48 Godi, fanciullo mio; stato soave,
49 Stagion lieta è cotesta.
50 Altro dirti non vo'; ma la tua festa
51 Ch'anco tardi a venir non ti sia grave.

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LA GINESTRA
O IL FIORE DEL DESERTO

1 E gli uomini vollero piuttosto le tenebre che la luce.
2 Giovanni, III, 19
3 Qui su l'arida schiena
4 Del formidabil monte
5 Sterminator Vesevo,
6 La qual null'altro allegra arbor né fiore,
7 Tuoi cespi solitari intorno spargi,
8 Odorata ginestra,
9 Contenta dei deserti. Anco ti vidi
10 De' tuoi steli abbellir l'erme contrade
11 Che cingon la cittade
12 La qual fu donna de' mortali un tempo,
13 E del perduto impero
14 Par che col grave e taciturno aspetto
15 Faccian fede e ricordo al passeggero.
16 Or ti riveggo in questo suol, di tristi
17 Lochi e dal mondo abbandonati amante,
18 E d'afflitte fortune ognor compagna.
19 Questi campi cosparsi
20 Di ceneri infeconde, e ricoperti
21 Dell'impietrata lava,
22 Che sotto i passi al peregrin risona;
23 Dove s'annida e si contorce al sole
24 La serpe, e dove al noto
25 Cavernoso covil torna il coniglio;
26 Fur liete ville e colti,
27 E biondeggiàr di spiche, e risonaro
28 Di muggito d'armenti;
29 Fur giardini e palagi,
30 Agli ozi de' potenti
31 Gradito ospizio; e fur città famose
32 Che coi torrenti suoi l'altero monte
33 Dall'ignea bocca fulminando oppresse
34 Con gli abitanti insieme. Or tutto intorno
35 Una ruina involve,
36 Dove tu siedi, o fior gentile, e quasi
37 I danni altrui commiserando, al cielo
38 Di dolcissimo odor mandi un profumo,
39 Che il deserto consola. A queste piagge
40 Venga colui che d'esaltar con lode
41 Il nostro stato ha in uso, e vegga quanto
42 È il gener nostro in cura
43 All'amante natura. E la possanza
44 Qui con giusta misura
45 Anco estimar potrà dell'uman seme,
46 Cui la dura nutrice, ov'ei men teme,
47 Con lieve moto in un momento annulla
48 In parte, e può con moti
49 Poco men lievi ancor subitamente
50 Annichilare in tutto.
51 Dipinte in queste rive
52 Son dell'umana gente
53 Le magnifiche sorti e progressive .
54 Qui mira e qui ti specchia,
55 Secol superbo e sciocco,
56 Che il calle insino allora
57 Dal risorto pensier segnato innanti
58 Abbandonasti, e volti addietro i passi,
59 Del ritornar ti vanti,
60 E procedere il chiami.
61 Al tuo pargoleggiar gl'ingegni tutti,
62 Di cui lor sorte rea padre ti fece,
63 Vanno adulando, ancora
64 Ch'a ludibrio talora
65 T'abbian fra sé. Non io
66 Con tal vergogna scenderò sotterra;
67 Ma il disprezzo piuttosto che si serra
68 Di te nel petto mio,
69 Mostrato avrò quanto si possa aperto:
70 Ben ch'io sappia che obblio
71 Preme chi troppo all'età propria increbbe.
72 Di questo mal, che teco
73 Mi fia comune, assai finor mi rido.
74 Libertà vai sognando, e servo a un tempo
75 Vuoi di novo il pensiero,
76 Sol per cui risorgemmo
77 Della barbarie in parte, e per cui solo
78 Si cresce in civiltà, che sola in meglio
79 Guida i pubblici fati.
80 Così ti spiacque il vero
81 Dell'aspra sorte e del depresso loco
82 Che natura ci diè. Per questo il tergo
83 Vigliaccamente rivolgesti al lume
84 Che il fe' palese: e, fuggitivo, appelli
85 Vil chi lui segue, e solo
86 Magnanimo colui
87 Che sé schernendo o gli altri, astuto o folle,
88 Fin sopra gli astri il mortal grado estolle.
89 Uom di povero stato e membra inferme
90 Che sia dell'alma generoso ed alto,
91 Non chiama sé né stima
92 Ricco d'or né gagliardo,
93 E di splendida vita o di valente
94 Persona infra la gente
95 Non fa risibil mostra;
96 Ma sé di forza e di tesor mendico
97 Lascia parer senza vergogna, e noma
98 Parlando, apertamente, e di sue cose
99 Fa stima al vero uguale.
100 Magnanimo animale
101 Non credo io già, ma stolto,
102 Quel che nato a perir, nutrito in pene, 0
103 Dice, a goder son fatto,
104 E di fetido orgoglio
105 Empie le carte, eccelsi fati e nove
106 Felicità, quali il ciel tutto ignora,
107 Non pur quest'orbe, promettendo in terra
108 A popoli che un'onda
109 Di mar commosso, un fiato
110 D'aura maligna, un sotterraneo crollo
111 Distrugge sì, che avanza
112 A gran pena di lor la rimembranza. 1
113 Nobil natura è quella
114 Che a sollevar s'ardisce
115 Gli occhi mortali incontra
116 Al comun fato, e che con franca lingua,
117 Nulla al ver detraendo, 1
118 Confessa il mal che ci fu dato in sorte,
119 E il basso stato e frale;
120 Quella che grande e forte
121 Mostra sé nel soffrir, né gli odii e l'ire
122 Fraterne, ancor più gravi 1
123 D'ogni altro danno, accresce
124 Alle miserie sue, l'uomo incolpando
125 Del suo dolor, ma dà la colpa a quella
126 Che veramente è rea, che de' mortali
127 Madre è di parto e di voler matrigna. 1
128 Costei chiama inimica; e incontro a questa
129 Congiunta esser pensando,
130 Siccome è il vero, ed ordinata in pria
131 L'umana compagnia,
132 Tutti fra sé confederati estima 1
133 Gli uomini, e tutti abbraccia
134 Con vero amor, porgendo
135 Valida e pronta ed aspettando aita
136 Negli alterni perigli e nelle angosce
137 Della guerra comune. Ed alle offese 1
138 Dell'uomo armar la destra, e laccio porre
139 Al vicino ed inciampo,
140 Stolto crede così qual fora in campo
141 Cinto d'oste contraria, in sul più vivo
142 Incalzar degli assalti, 1
143 Gl'inimici obbliando, acerbe gare
144 Imprender con gli amici,
145 E sparger fuga e fulminar col brando
146 Infra i propri guerrieri.
147 Così fatti pensieri 1
148 Quando fien, come fur, palesi al volgo,
149 E quell'orror che primo
150 Contra l'empia natura
151 Strinse i mortali in social catena,
152 Fia ricondotto in parte 1
153 Da verace saper, l'onesto e il retto
154 Conversar cittadino,
155 E giustizia e pietade, altra radice
156 Avranno allor che non superbe fole,
157 Ove fondata probità del volgo 1
158 Così star suole in piede
159 Quale star può quel ch'ha in error la sede.
160 Sovente in queste rive,
161 Che, desolate, a bruno
162 Veste il flutto indurato, e par che ondeggi, 1
163 Seggo la notte; e su la mesta landa
164 In purissimo azzurro
165 Veggo dall'alto fiammeggiar le stelle,
166 Cui di lontan fa specchio
167 Il mare, e tutto di scintille in giro 1
168 Per lo vòto seren brillare il mondo.
169 E poi che gli occhi a quelle luci appunto,
170 Ch'a lor sembrano un punto,
171 E sono immense, in guisa
172 Che un punto a petto a lor son terra e mare 1
173 Veracemente; a cui
174 L'uomo non pur, ma questo
175 Globo ove l'uomo è nulla,
176 Sconosciuto è del tutto; e quando miro
177 Quegli ancor più senz'alcun fin remoti 1
178 Nodi quasi di stelle,
179 Ch'a noi paion qual nebbia, a cui non l'uomo
180 E non la terra sol, ma tutte in uno,
181 Del numero infinite e della mole,
182 Con l'aureo sole insiem, le nostre stelle 1
183 sono ignote, o così paion come
184 Essi alla terra, un punto
185 Di luce nebulosa; al pensier mio
186 Che sembri allora, o prole
187 Dell'uomo? E rimembrando 1
188 Il tuo stato quaggiù, di cui fa segno
189 Il suol ch'io premo; e poi dall'altra parte,
190 Che te signora e fine
191 Credi tu data al Tutto, e quante volte
192 Favoleggiar ti piacque, in questo oscuro 1
193 Granel di sabbia, il qual di terra ha nome,
194 Per tua cagion, dell'universe cose
195 Scender gli autori, e conversar sovente
196 Co' tuoi piacevolmente, e che i derisi
197 Sogni rinnovellando, ai saggi insulta 1
198 Fin la presente età, che in conoscenza
199 Ed in civil costume
200 Sembra tutte avanzar; qual moto allora,
201 Mortal prole infelice, o qual pensiero
202 Verso te finalmente il cor m'assale? 0
203 Non so se il riso o la pietà prevale.
204 Come d'arbor cadendo un picciol pomo,
205 Cui là nel tardo autunno
206 Maturità senz'altra forza atterra,
207 D'un popol di formiche i dolci alberghi,
208 Cavati in molle gleba
209 Con gran lavoro, e l'opre
210 E le ricchezze che adunate a prova
211 Con lungo affaticar l'assidua gente
212 Avea provvidamente al tempo estivo,
213 Schiaccia, diserta e copre
214 In un punto; così d'alto piombando,
215 Dall'utero tonante
216 Scagliata al ciel profondo,
217 Di ceneri e di pomici e di sassi
218 Notte e ruina, infusa
219 Di bollenti ruscelli
220 pel montano fianco
221 Furiosa tra l'erba
222 Di liquefatti massi
223 E di metalli e d'infocata arena
224 Scendendo immensa piena,
225 Le cittadi che il mar là su l'estremo
226 Lido aspergea, confuse
227 E infranse e ricoperse
228 In pochi istanti: onde su quelle or pasce
229 La capra, e città nove
230 Sorgon dall'altra banda, a cui sgabello
231 Son le sepolte, e le prostrate mura
232 L'arduo monte al suo piè quasi calpesta.
233 Non ha natura al seme
234 Dell'uom più stima o cura
235 Che alla formica: e se più rara in quello
236 Che nell'altra è la strage,
237 Non avvien ciò d'altronde
238 Fuor che l'uom sue prosapie ha men feconde.
239 Ben mille ed ottocento
240 Anni varcàr poi che spariro, oppressi
241 Dall'ignea forza, i popolati seggi,
242 E il villanello intento
243 Ai vigneti, che a stento in questi campi
244 Nutre la morta zolla e incenerita,
245 Ancor leva lo sguardo
246 Sospettoso alla vetta
247 Fatal, che nulla mai fatta più mite
248 Ancor siede tremenda, ancor minaccia
249 A lui strage ed ai figli ed agli averi
250 Lor poverelli. E spesso
251 Il meschino in sul tetto
252 Dell'ostel villereccio, alla vagante
253 Aura giacendo tutta notte insonne,
254 E balzando più volte, esplora il corso
255 Del temuto bollor, che si riversa
256 Dall'inesausto grembo
257 Su l'arenoso dorso, a cui riluce
258 Di Capri la marina
259 E di Napoli il porto e Mergellina.
260 E se appressar lo vede, o se nel cupo
261 Del domestico pozzo ode mai l'acqua
262 Fervendo gorgogliar, desta i figliuoli,
263 Desta la moglie in fretta, e via, con quanto
264 Di lor cose rapir posson, fuggendo,
265 Vede lontan l'usato
266 Suo nido, e il picciol campo,
267 Che gli fu dalla fame unico schermo,
268 Preda al flutto rovente,
269 Che crepitando giunge, e inesorato
270 Durabilmente sovra quei si spiega.
271 Torna al celeste raggio
272 Dopo l'antica obblivion l'estinta
273 Pompei, come sepolto
274 Scheletro, cui di terra
275 Avarizia o pietà rende all'aperto;
276 E dal deserto foro
277 Diritto infra le file
278 Dei mozzi colonnati il peregrino
279 Lunge contempla il bipartito giogo
280 E la cresta fumante,
281 Che alla sparsa ruina ancor minaccia.
282 E nell'orror della secreta notte
283 Per li vacui teatri,
284 Per li templi deformi e per le rotte
285 Case, ove i parti il pipistrello asconde,
286 Come sinistra face
287 Che per vòti palagi atra s'aggiri,
288 Corre il baglior della funerea lava,
289 Che di lontan per l'ombre
290 Rosseggia e i lochi intorno intorno tinge.
291 Così, dell'uomo ignara e dell'etadi
292 Ch'ei chiama antiche, e del seguir che fanno
293 Dopo gli avi i nepoti,
294 Sta natura ognor verde, anzi procede
295 Per sì lungo cammino
296 Che sembra star. Caggiono i regni intanto,
297 Passan genti e linguaggi: ella nol vede:
298 E l'uom d'eternità s'arroga il vanto.
299 E tu, lenta ginestra,
300 Che di selve odorate
301 Queste campagne dispogliate adorni,
302 Anche tu presto alla crudel possanza 0
303 Soccomberai del sotterraneo foco,
304 Che ritornando al loco
305 Già noto, stenderà l'avaro lembo
306 Su tue molli foreste. E piegherai
307 Sotto il fascio mortal non renitente
308 Il tuo capo innocente:
309 Ma non piegato insino allora indarno
310 Codardamente supplicando innanzi
311 Al futuro oppressor; ma non eretto
312 Con forsennato orgoglio inver le stelle,
313 Né sul deserto, dove
314 E la sede e i natali
315 Non per voler ma per fortuna avesti;
316 Ma più saggia, ma tanto
317 Meno inferma dell'uom, quanto le frali
318 Tue stirpi non credesti
319 Dal fato o da te fatte immortali.

 

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Note biografiche

 

 












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