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IL BANCO DELLE DUE SICILIE (Zenone di Elea, Aprile 2012)

DELLA STORIA
DELLE FINANZE

DEL

REGNO DI NAPOLI

VOLUME III
CAV. LODOVICO BIANCHINI  


NAPOLI

DALLA STAMPERIA REALE

1857

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Pag. 644

Toccando ora di quanto ha riguardato la Tesoreria dello Stato, ricorderà il lettore qual fosse il nostro antico modo di tener le ragioni: confusa era la entrata con la spesa, non utile distinzione nelle parti di esse, non prevedenza e determinazioni di somme pei vari bisogni e per le spese dello Stato. La prima volta che s’iustituìsse un ufficio, ove, come a contro comune, si adunassero la rendita e la spesa della finanza, fu a’ 11 ottobre del 1806. D'altra parte, abolita l’antica Scrivania di razione, la ruota de’ Conti, e la carica di Tesoriere, determinavasi nel di 11 dicembre del 1808 comporsi il Tesoro dello Stato di tutte le somme che nel reame si riscuotessero per conto del Governo, e però la sua azienda consistcsse a regolare, sorvegliare, e verificare il movimento di tali somme, e di allogarlo alle pubbliche spese. Il reggimento ne venne affidato al Ministro delle finanze, il quale all’uopo ebbe presso di se l.° Un amministratore perché vegliasse tutte l'operazioni del Tesoro. 2.° Un controloro, per sorvegliare tutte le scritture di quell'ufficio e prender nota di tutt’i pagamenti che si facessero. 3.° il Tesorier generale perché facesse gl'introiti di tutta la rendita dello Stato.

4.° ll pagator generale, il quale secondo gli ordini del Ministro adempisse al pagamento di tutte le spese. 5.° Un agente del Contenzioso, perché praticasse tutte le diligenza e le coazioni contra i ragionieri morosi. Era poi instituito nello stesso Tesoro un particolare ufficio detto Contabilità centrale, ove tenevasi una scrittura in doppio, un giornale generale, ed un gran libro che presentassero in breve tutte le operazioni delle due Casse di entrata e di spese; affinché il Ministro conoscesse in ogni volta che ne avesse talento la condizione di esse. Mo. il danaro non già in tali Casse si teneva, bensì in quelle del Banco, sulle quali si traevano le polizze per eseguire i pagamenti. E però si supponeva trovarsi nelle Casse del tesoriere o del pagatore tutti i valori introitati dal governo ed allogati pel pagamento delle spese. Il quale materiale movimento di fondi non è possibile a farsi, e, se mai potesse aver luogo, sarebbe causa di inutili spese e di ritardo nell’andamento dell’amministrazione. Laonde vedendosi complicata la scrittura e il modo de’ conti e che si arrestava il corso celere che aver deve Popem. del tesoro, onde il danaro spesso ozioso rimaneva nel Banco, fu fatto decreto a 21 novembre del 1809 per abolire in ispezieltà la. pratica di quel finto movimento del danaro. Vennero eziandio abolite le cariche di tesoriere generale dell'entrata e di pagator generale delle spese. Si compose quell'azienda di un amministratore, di un controloro dell'entrata, o della spesa, di un agente detto contabile, di un agente del contenzioso. Gli ufficiali che aveano il carico dell'entrata e della spesa, e corrispondevano direttamente col Tesoro, erano un cassiere del danaro contante e del giro de’ valori, che prendeva nome di Cassiere del tesoro, un ricevitor generale per ogni provincia, un cassiere del Tavoliere di Puglia, un altro delle poste, un altro della lotteria, i particolari pagatori per le cose di guerra e di marina nei luoghi ove si credessero necessari.

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Il controloro però avea il reggimento della contabilità centrale e di tutte le scritture e del portafoglio del Tesoro, dove stavano i così detti valori, le obbligazioni ed altre simili scritture di credito. Per l’entrata, prendevasi notamento di ciò che versavano gli esattori, e le aziende di pubblico danaro netto di spese di amministrazione. Ecco il metodo che seguivasi per la spesa. Ogni Ministero avea il suo stato discusso approvato dal Re, e, secondo i vari articoli di spese in esso notati, avea un conto sul Tesoro. In tal conto si ponevano a credito le somme assegnate, e a debito le somme, delle quali il Ministro disponeva secondo gli stati discussi con regolari ordini, che addimandavansi, come tuttora si addimandano, ordinativi. Messi fuori siffatti ordini insieme co’ documenti di appoggio, s’inviavano al Ministro delle finanze, donde passavano al Controloro, il quale conservava le debite scritture di ciascun credito de’ ministeri. Sicché egli, ponendo in paragone con tali crediti gli ordini spediti, e verificando i documenti a questi uniti, trovandoli regolari, formava una scritta detta borderó, che passava all'approvazione del Ministro delle finanze, perché si eseguisse il pagamento. Laddove poi non conosceva regolari quegli ordini, erano tornati al ministero donde venivano. Approvati ch'erano dal Ministro delle finanze gli ordini di pagamento, si spedivano all'agente contabile, perché coi suoi mandati ne facesse eseguire il pagamento dal cassiere in Napoli, o dai ricevitori in Provincia. Al di primo gennaio di ogni anno il Tesoro chiudeva i suoi esiti. Siffatto sistema di tener le ragioni, comeché non era esente da taluni difetti, pure sarebbe stato facilissimo di migliorarsi, perocché semplici ed esatte erano lo basi sulle quali era fondato. E a creder mio, meno imperfetto sono le basi della contabilità della finanza. per quanto più si avvicinano alla contabilità mercantile.

Quando il Cav. de Medici venne a regolar la nostra finanza stimò spediente far de’ cangiamenti al sistema del Tesoro, e non solo ripristino la pratica del movimento fittizio de’ fondi per la entrata e per la spesa, ma aggiunse di molte altre formalità. Il presente sistema del nostro Tesoro venne fermato dal decreto del di 27 dicembre del 1815, e dalle istruzioni de’ 19 gennaio del ISIG e dalle modificazioni ad esse fatte a’ 2u marzo del medesimo anno; da una legge de’ Su del seguente mese di aprile, che solfri riforma a’ 25 dicembre dell’anno stesso; da’ decreti de’ 10 febbraio del 1817, de’ 23 giugno del 1818, dei 13 dicembre del 1819, del dil gennaio, e del dì I maggio del 1822, de’ 15 dic. del 1823, de’ 24 marzo e de’ 3 maggio del 1824- e de’ 5 dicembre del 1825 La Tesoreria generale diventò vastissimo ufficio del regno, partito nel suo interno iu altri uffici che sono i seguenti. 1.° Tesoreria propriamente detta sotto gli ordini di un ufficiale appellato Tesoriere generale, il quale intende specialmente a raccogliere tutto le entrate del reame per la parte dei domini al di qua del Faro, e le quote dovute alla nostra finanza dai domini al di là del Faro, riunendole in una cassa sola, divisa in numerario e portafoglio. La madrefede sul Banco con la intestazione Tesoreria Generale contener debbe il numerario; nel cosi detto portafoglio si racchiudono i valori di esazione, cioè le lettere di cambio, le obbligazioni, le dichiarazioni di debito, ed altre scritte da realizzarsi o qualunque altro valore che con tecnica voce diciam da regolazizzarsi. 2.° Allo scrivano di razione fu commesso di disporre le spedizioni, che si chiamano liberanze per tutt’i pagamenti a. carico dello Stato, per le spese cosi del ramo civile, che del ramo di guerra e marina nel reame di Sicilia: i quali pagamenti debbono essere disposti per conto delle somme assegnate ai diversi ministeri. Le liberanze vengono dirette al Pagator Generale dopo che sono verificate dal Controloro, e si fa distinzione tra quelle che pagar debbonsi con polizze di banco, e quelle da realizzarsi sulle casse de’ ricevitori.

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3.° Il Pagator Generale è poi incaricato di eseguire i pagamenti delle spese secondo le liberanze dello Scrivano di razione, verificate dal Controloro generale. 4.° ll Controloro generale è detto anche sostituto del Ministro delle finanze per tutto ciò che riguarda la rendita e la spesa pubblica. Ogni atto che si facesse riguardo a tali cose non è valido, se prima non ne sia presa ragione da lui. A dirla, egli è il fiscale di tutti gli uffici della Tesoreria, sicché tiene elementi e scritture uguali a quelle degli altri uffici per l'armonia, e l'uniformità. delle operazioni. Pei pagamenti e per le riscossioni da farsi in Sicilia, sono due ufficiali col titolo di Sostituti allo Scrivano di razione, ed altri due con quello di sostituti al Pagatore, i quali ad un tempo adempiono alle funzioni di sostituti al Tesoriere. Ci ha pure un sostituto al Controloro. Presso la nostra Tesoreria ha seguitato ad esservi l'ufficio dell'agente del contenzioso, affidato ad un magistrato della Gran Corte de’ Conti. La rendita dello Stato in ogni anno è distribuita e messa a disposizione di ciascun Ministro pel ripartimento che regola, secondo quel proponimento che se ne fa, il quale, approvato dal re, ha nome di alato discusso ed è partito in capitoli ed articoli. Tutti gli stati de’ diversi ministeri formano lo Stato discusso generale. Richiamata alla Tesoreria ogni spesa ed entrata pubblica, tutte le branche di amministrazione versano in essa le entrate lorde di spese: il che d'altronde è stato praticato solo dal 1824 in poi. Tutte le spese sono poi distinte in tre specie coi nomi di personale, materiale, imprevedute; oltre di esse non se ne ammettono altre. La prima comprende i soldi, i soprassoldi di qualsiasi natura, ed ogni emolumento unito ai soldi, le aziende di viveri e foraggi alle milizie di terra e di mare,

il vitto, le suppellettili, ed i medicamenti ai militari infermi negli ospedali, le somministrazioni dei letti ne‘ quartieri militari, laddove si faccia per appalto generale, ed in fine quei pagamenti a molte persone dei cosi detti ruoli provvisori, de’ quali fra poco terrò ragionamento. La seconda specie riguarda i pagamenti degli oggetti di costruzione, di fabbriche, di armamenti, di stampa, di mantenimento di strade, di trovatelli, di ristretti civili, di soccorsi ed altro: i quali oggetti sono specialmente indicati negli Stati discussi de’ diversi Ministeri. La terza specie comprende le spese straordinarie, ed imprevedute negli stati discussi. Le spese della prima specie non sono più appoggiate agli ordinativi de’ Ministri, ma dipendono dallo stato generale, secondo i decreti di nomina e di assegnamenti. Le spese di seconda specie, che sono già stato sanzionate negli stati discussi, non possono disporsi dalla Scrivano di razione con le sue liberanze senza gli ordini de‘ rispettivi ministri, e delle Intendenze di guerra e marina, e coll’appoggio de’ contratti, e de’ documenti legali. Da ultimo lc liberanze di terza specie non si possono fare che dopo gli ordini de’ ministri avvalorati dai rapporti originali, sui quali il Re con la sua soscrizione quel pagamento approva. A dire il vero, tali sono il giro e le formalità alle quali van soggetti i pagamenti nella nostra Tesoreria, che per qualsiasi somma é necessario prenderne nota in molti registri, sicché passano non pochi giorni, sorgono spesse difficoltà, e con grave pregiudizio del privato interesse e della. circolazione pubblica, il danaro spesso rimane ozioso nel banco. L'intero ufficio della tesoreria è oggi composto di circa quattrocento persone La sua spesa nel l 10, comprendendovi anche quella del Ministero delle finanze, era di d. 125,000, nel 1811 di 130,000; nel 1812 di 141,000.

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Ma oltre a quella dell'indicato ministero giunse nel 1823 a ducati 137,812 e grana 80; nel 1829 a ducati 154,696 e grana 4. Alla tesoreria venne unita, come instituzione aggiunta, la cosi della Cassa di servizio a‘ 21 gennaio del 1817, ben diversa da quella che è in Francia. Le istruzioni in prima furon segrete del tutto; poi ne furono talune approvate dopo due anni nel di 1 maggio del 1819, le quali vennero anche tenute con una specie di mistero. Insomma  la cassa venne instituita per tutte le operazioni che il ministro delle finanze stimasse di fare, tanto per l'interno che per l'esterno del reame (ripeto le stesse parole) per conto della Real tesoreria, gli statuti della quale non permetterebbero di poterle eseguire. Gli utili farebbero parte delle entrate della Tesoreria, le perdite si comprenderebbero tra le così dette spese di negoziazione. Sarebbe sotto i comandi immediati del ministro; la reggerebbero un direttore, un ragioniere, un controloro e due ufficiali aiutanti di costoro. Tutte le somme che in essa pervenissero sarebbero messe a credito dello stesso ministro su di una madrefede nel Banco, ed egli del pari soscriverebbe le polizze di pagamento. La cassa, laddove occorresse, darebbe fuori carte di credito dette boni, soscritti dal ministro, i quali, pagabili al latore ed a scadenza fissa, per sovvenire a qualche bisogno o per soddisfar debiti, formarono parte del cosi detto debito flottante. Qualunque spesa si esegue dalla nostra Tesoreria deve subitamente porsi in regola; non cosi per quelle della cassa di servizio, le quali fu disposto che il potessero dopo un certo tempo più o meno lungo secondo la natura delle operazioni. Nel 1822 ebbe tal cassa anche l'obbligo di soddisfare le lettere di cambio, che trarrebbero i nostri diplomatici a conto del ministero degli affari stranieri. Adunque fu essa una instituzione tutta di confidenza, che poteva diventar pericolosissimo nelle mani di un ministro che avesse voluto abusarne.

In proposito delle spese dette di negoziazione, si dee por mente che queste insieme con le spese di cambio e d’interessi sopra taluni prestiti flottanti si notano nello stato discusso del 1822 e del 1823 per ducati 200,000. Nel 1829 erano 80,000. Le spese di negoziazione nel 1810 furono 25,000; nel 1811 6,000; e nel 1812 7,000.

Ma poiché sin ora ho più volte ragionato del nostro banco, uopo è che narri di proposito le sue vicende. Veramente dovrei trattarne nel prossimo capitolo, se non che essendo addivenuto un’ importante instituzione della nostra finanza per la pubblica entrata e per la spesa, è necessario tenerne qui parola. A’ 19 febbraio del 1806 confermavnsi quanto erasi già. praticato riguardo alla soddisfazione dei biglietti de’ nostri antichi banchi e de’ beni ad essi ceduti. Ma agli 11 giugno di quel medesimo anno restava il solo banco di S. Giacomo destinato al servigio dello Stato, ed univansi in un solo tutti gli altri banchi privati con quattro casse, distinte si, ma regolate da una stessa azienda. Cosi il novello governo proponevasi senza niuna guarantigia di dare ai banchi, com'eg|i diceva, quel grado di confidenza indispensabile per la pubblica prosperità. Pertanto questo banco de’ privati, formato dai miserabili avanzi di un grande naufragio, e che come disse ltoederer ministro delle finanze, avea infelicemente rappresentati gli antichi nostri banchi, fu soppresso nel seguente anno. Era il suo patrimonio di ducati 2,222,871, e il debito per polizze in circolazione ed altri pagamenti non fatti in ducati 968,000. Se il lettore ricorderà ciò che ho scritto de’ nostri banchi, il patrimonio de’ quali era meglio di 13,000,000 di ducati, i depositi di numerario oltre a 20,000,000, il credito e la opinione immensa, i benefici che ne derivavano straordinari; certamente sarà preso di dolore vedendo che di tanta grandezza restavano appena incerti e litigiosi avanzi.

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E né anche avanzo vi sarebbe stato, ove ti piaccia por mente agli altri debiti che già gravavano i banchi, e che furon compresi tra quelli dello Stato, ed in conseguenza fecero parte della liquidazione generale del pubblico debito. Il banco S. Giacomo, mentreché restava destinato solo per le cose della finanza tener dovea una cassa per le private persone, la quale tantosto venne soppresa; ed in sua vece s’institui ai 16 ed ai 22 dicembre del 1808 un nuovo banco imitato dai più celebri di Europa. Fu addimandato banco nazionale delle due Sicilie, e si volle che avesse forma di Società di commercio con 1,000,000 di ducati di capitale, diviso in quattromila parti o azioni, ognuna di ducati 2,500; che aprisse i suoi conti come gli antichi banchi, ed esigesse diritto sulle polizze e sulle sue fedi per compenso di spese. Ricevesse depositi di danaro, pagasse i mandati che su di questi si traessero; facesse prestiti sopra pegni di cose preziose e d'argento, ricevesse a titolo di consegna, varie merci e scontasse scritte di commercio, e del tesoro dello Stato; rilasciasse da ultimo biglietti pagabili a vista. Sembrava però che non fosse cessata la sciagura che perseguitava qualsiasi nostro banco, perocché, instituito appena questo novello banco, essendosi conosciuta la sua inefficacia, ed una specie di pregiudizio che dicevasi recare a quello di Corte, né di vantaggio avendo il pubblico alcuna opinione di esso, fu abolito a’ 20 novembre del 1809 e riunito allo stesso banco di Corte in un solo edificio sotto il nome di banco delle due Sicilie. Il governo somministrò il capitale in beni fondi delle quattromila azioni che formavano un milione di ducati; ma di poi le medesime passarono a mano a mano a far parte del patrimonio della cassa di ammortizzazione, siccome dissi nel precedente capitolo. Altri beni furono assegnati al banco di un valore di 1,500,000 ducati a un bel circa.

Da tali fondi si dovettero soddisfare le polizze del banco di Corte, che furono guarantite in sino a’ 31 dicembre di quell'anno. Tutti gli altri creditori suoi furono a carico del governo, a fin di essere soddisfatti delle rendite scaduto di esso banco. Siffatta instituzione non mutò l'antico sistema di tener la scrittura, e di fare i depositi di danaro. Però le girate apposte alle fedi e alle polizze non provavano in giudizio, come per lo addietro, le convenzioni che avean bisogno di scambievole consenso, e i pagamenti fatti altre volte, le togli il caso in cui non si fossero fatti con altre fedi e polizze.

La quale innovazione spiacque grandemente al popolo che senza pagar nulla da più secoli si era giovato del banco come notaio e computista. Non pertanto il banco poteva fare prestiti sopra pegni, o valori di commercio per un tempo non maggiore di sei mesi, ed eziandio ricevere depositi di danaro, pagando però un certo interesse. La sua azienda era retta da dodici governatori, sei dei quali eletti venivano fra negozianti. Ritornato Re Ferdinando nel 1815, trovato il banco vuoto di danaro, e le sue polizze che scapitavano del dieci in dodici per cento, o di più i beni suoi amministrati dalla cassa di ammortizzazione, comando che le polizze non fossero rifiutate dalle casse di pubblico danaro, e il banco amministrasse di nuovo i suoi averi. E a’ 12 dicembre del 1816 diede diffinitivo ordinamento, pel quale furono instituiti due banchi, distinti e separati collo stesso nome di Banco delle due Sicilie. L'uno destinato a prestare esclusivamente la sua opera alle private persone, ed a particolari stabilimenti. Le sue fedi e le polizze son distinte da una cifra che indica cassa de’ privati. L’altro ebbe il carico del tesoro, e delle aziende delle finanze e de’ pubblici stabilimenti. La cifra delle sue scritte è cassa di Corte.

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A siffatto banco venne poscia aggiunta un’altra casca, posta nell'edilizio dello Spirito Santo. E fu statuito essere in libertà di chiunque far depositi in amendue i banchi in qualunque cassa, i quali hanno obbligo di ricevere come moneta effettiva le carte che rispettivamente rilasciano, riscontrandole fra ventiquattro ore con la cassa alla quale originariamente appartengono, perché i conti de’ due banchi restino sempre separati. Quanto riguarda alle girate, a’ contratti, ai mandati sulle polizze, e sulle fedi di credito, non che al modo di tener le ragioni e alla scrittura di tali banchi, tutto si mantiene nell'antico semplicissimo ed ammirevol sistema; laonde in un momento si conosce del corso e delle vicende che ebbe il danaro pagato per mezzo di essi in qualsiasi tempo. Ciascuno di siffatti banchi ha il suo particolare patrimonio. Il banco de’ privati e la cassa detta dello Spirito Santo dal danaro in esse depositato praticano la pegnorazione sopra materie d’oro, di argento, e sopra altre cose di valore. l’interesse era nel 1818 del nove per cento, ora (1834) è del sei. Ogni cassa riguardo al suo reggimento venne affidata a tre probi e conosciuti proprietari, nominati dal Re, uno de’ quali n’è il presidente. Tutte le accennate casse sono poi vigilate da una reggenza generale, alla quale è commessa l’amministrazione delle proprietà del banco, ed è composta di un reggente nominato dal Governo, e de’ presidenti delle casse. Il massimo deposito di danaro che ci sia stato ne‘ nostri banchi ammontava in un mese a circa duc. 8,500,000, incirca nell'anno 1822. Negli anni precedenti i depositi sono stati per una somma minore.

Riguardo alla Cassa di sconto piace ricordare che l'instituzione de’ banchi in Napoli i quali anticipavano danaro sopra depositi e pegni di varie cose, faceva si che loro si potesse unire anche lo sconto delle lettere di cambio, e di altre scritte di commercio, e di finanze.

Con tali mire fu instituita una cassa di sconto a' 23 giugno del 1818, come opera aggiunta alla cassa di corte del banco delle due Sicilie. Il suo patrimonio di un milione di ducati fu anticipato dalla Tesoreria, riscuotendo in luogo d’interessi una quota sui lucri alla ragione del novo per cento. l’interesse dello sconto delle lettere di cambio fu prima fermato al sei, indi al quattro per cento, poi al tre e mezzo all’anno per rata di giorni. Per lo sconto de’ semestri della rendita del pubblico debito l'interesse è del tre. Per le pignorazioni di qualsiasi cosa e del sei. Poi valori de’ quali domanda lo sconto la Tesoreria, l’interesse é del due per 100. Nel 1833 la cassa ebbe facoltà di pegnorare diamanti, ma l'interasse fu riscosso in ragione del sei per ltX). Laonde ci ha una contraddizione, perocché il banco e la cassa di sconto riscuotono maggiore interesse sugli oggetti che hanno un valore reale, come oro, argento, gioie, rendite del debito pubblico; ed all'opposto minore per le lettere di cambio. Ad una commissione di quattro negozianti è commesso di esaminare le lettere di cambio, ed altri valori da scontarsi. Le spese di amministrazione di questo ufficio sono state a un bel circa di ducati 4800 all'anno. Questa cassa, oltre del suo patrimonio, si vale de‘ fondi del banco per gli sconti. Dopo del 1823 molti erano i titoli di pubblico debito che ivi si scontavano, e di più i boni della cassa di servizio sommarono talora a più di 1,000,000 di ducati. Vale a dire, che tali somme superavano il capitale della cassa. Il massimo valore di sconto fatto dalla cassa in un anno per un giro di quattro volte è stato in duc. 6,000,000, il minimo per 1000,000 che è a dire di 24000,000 e di 4,000,000. Né deve trasandarsi di sapere che nel mese di agosto del 1834, tra pegni del banco e della cassa, tra il negoziato di sconto, e la moneta effettiva, ci avea un valore reale di ducati 14,714,532 e 23.

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Quell'azienda, che dicesi delle monete, ed a cui diffinitivo ordinamento fu dato nel 1824, oltre del suo carico principale d'improntar la moneta, ebbe quello dell'assicurazione de’ diversi titoli che contener debbono i lavori di oro, e d'argento di qualsiasi maniera, della incisione delle medaglie, e da ultimo di verificare la falsità delle monete, laddove ne’ giudizi penali ve ne fosse bisogno. Per la riscossione del dazio e delle multe di guarantia, che si versano nella Tesoreria, fu destinato un ricevitore particolare. Nel resto del regno ci ha dieci officine di guarantìa, cioè in Chieti, Aquila, Teramo, Cosenza, Reggio, Foggia, Campobasso, Bari, Lecce. Nel grande ed antichissimo edilizio della Zecca di Napoli, costrutto come dissi sin dai tempi degli Angioini, sono particolari uffici per monetare, per fare raffinamenti chimici delle materie d'oro, e d’argento, e per la incisione di medaglie. Di ciò che riguarda a’ particolari di tali cose, siccome non concernono il metodo di amministrazione, ne tratterò nel seguente capitolo, ove delle monete ragionerò. Il reggente del banco è anche capo dell'amministrazione della moneta. Le spese di tale azienda per salari, fitti, fondiaria, compensi all'ufficio di guarantigia, talora furon di ducati 16,000, e nel 1829 erano di d. 14,844; che se negli stati delle finanze leggi una Somma maggiore, avverti che duc. 24,700 erano per ispese di manifattura delle monete d'oro e di argento, e ducati 80,000 per la spesa di coniar monete di rame, e per perdite nel tornare a coniare le monete d’oro e di argento consumate dall'uso.

Rispetto alla direzione generale del Gran Libro del debito pubblico, dissi già la sua instituzione nel 1807 e le sue vicende pel debito dello Stato. Debbo solo aggiugnere, che tale azienda, oltre dell’incarico di pagare in ogni sci mesi delle rendite iscritte dopo la Soppressione della cosi della cassa delle rendite, ebbe anche quello di soddisfare

le pensioni che in essa s’iscrivono agli ufficiali civili e militari che sono al ritiro, ed i sussidi alle loro vedove, e a’ figliuoli, e di più gli assegnamenti a vita, come già dissi, a’ religiosi di ambo i sessi de’ monisteri soppressi, e da ultimo le pensioni di grazia accordate dal Re. Un direttore generale regge siffatto ufficio. La spesa della sua amministrazione sommava nel 1814 a 50,000 duc., quando minore era il debito pubblico: nel 1816 fu ridotta a 34,000. Indi si fermò per 35,787. Delle somme che si son pagate per debito perpetuo, e per pensioni, come di cose attenenti alle spese dell'intero debito pubblico, ne farò ivi ragionamento.

Quanto alla cassa di ammortizzazione, ne' discorsi tutte le vicende, e quali incarichi e aziende le fossero unite, oltre del suo fine principale di soddisfare ai debiti dello Stato. Venne prescritto nel 1825, che continuassero a reggerla un direttor generale, e due amministratori, ai quali nel 1851 so ne aggiunse un altro pei beni dell’ordine Gerosolimitano di Malta. La spesa per la sua amministrazione, pe’ salari agl'impiegati, per la fondiaria ed altri pesi, e per le liti, ammontava nel 1829 a ducati 113,237 e grana 55, cioè, per soldi ducati 40,113 e 17, e gratificazioni ed indennità ducati 4448, per fondiaria 48491 e 38, per manutenzione di beni stabili 5000, per diritti ai ricevitori per l'esazione delle rendite de’ beni della cassa ducati 6185, per spese di liti 9000. Se in tale anno nello stato discusso vedi fermati per le spese dell'azienda in discorso duc. 225,234 e grana 4, devi por senno che tutto il dippiù era destinato al pagamento di vari debiti, de’ quali dirò parlando del pubblico debito dello Stato. La spesa di amministrazione del Tavoliere dissi già essere di annui ducati 16,544 e 39.



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