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Fonte:
L'IMBROGLIO NAZIONALE, ALDO SERVIDIO (Guida Editore, Napoli, 2000) pagg. 77-78

LA DEMONIZZAZIONE DEL "BORBONICO"

Aldo Servidio

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Se la scelta della metodologia (demonizzazione) fu semplice, lo sforzo per imporne gli elementi non fu ne semplice ne superficiale, come e facilmente comprensibile pensando alla sua essenzialità per la vitalità stessa del disegno unitario; era indispensabile, infatti, lavorare molto in profondità e con una costanza tale da produrre in tutta la società civile (in primis a sud) reazioni, verso le "fonti di pericolo" da demonizzare, che fossero precise, spontanee ed acriticamente orientate come un riflesso condizionato.


E bisogna riconoscere che lo sforzo fu coronato dal successo, se quella metodologia ancora oggi produce l'efferto che una persona come S. Romano, notoriamente alieno da esasperazioni partigiane e fornito di una cultura storica unanimemente riconosciuta come eccellente, nel luglio 1999  commentando, sia pure su di un quotidiano nazionale, la concessione della reggia di Caserta (fatta edificare da Carlo ili di Borbone) per la cerimonia delle "nozze d'oro" del terzo Ferdinando di quella casata  non ha trovato di meglio per squalificare politicamente, ben s'intenda  i due distinti coniugi che indicarli (testuale) come II gli eredi di un regno che W. Gladstone, leader dei liberali inglesi, definl nel 1851 la negazione di Dio".


L'episodio del commento "giornalistico" che ha scomodato, alle soglie del 2000, le lettere di Gladstone" e sintomatico più di quanto possa far sospettare la levità dell'occasione (nozze d'oro) e della sede (un commento giornalistico, anche se di "spalla" ma in prima pagina e su di un quotidiano che e il più diffuso d’Italia ed uno dei più seguiti d'Europa).


Evidentemente, anche ed ancora oggi in uomini di grande equilibrio intellettuale, basta la parola "13orbone" a far scattare il riflesso condizionato della demonizzazione "necessaria".

Perchè non appaia eccessiva questa considerazione  che e, al contrario, essenziale per toccare con mano persino la durevolezza degli effetti strumentali di quella metodologia unitaria  varra ia pena ripercorrere brevemente i "fatti" cui ha voluto far riferimento, da ultimo, S. Romano e che, per vero, non vengono più neppure citati (nel senso che si danno per ovvi) dalla gran parte di chi ed a qualunque proposito voglia squalificare in modo irrimediabile una situazione, un comportamento o una mentalità definendola "borbonica".


I fatti furono questi.


Come gia ricordato, la rivolta verificatasi nelle strade di Napoli il 15 maggio 1848 origino dal fatto che il Parlamento eletto, prima ancora di insediarsi ufficialmente, polemizzava con Ferdinando II tra l'altro, e sostanzialmente, perchè intendeva "sviluppare" la Costituzione "concessa" (a quel tempo si diceva "ottriata", ne più ne meno di quanto fosse stato "ottriato", ma qualche giorno dopo la carta di Napoli, lo Statuto albertino).


L'obiettivo sotteso da una consistente fetta di parlamentari napoletani  e, per la verità, anche in modo aperto da parte di qualcuno di loro  era quello di sviluppare la Costituzione fino a trasformarsi in Assemblea Costituente con la finalità  perseguità in modo velleitario quanto si voglia, come non manco di notare subito C. Poerio, ma chiaramente  di instaurare la repubblica.


Questa finalità non e "arguita" in questa sede ma risulta "registrata" da G. Fortunato, nei suoi 'Appunti di Storia napoletana dell'ottocento', come tarda e callida confessione di S. Spaventa a B. Croce: dunque, si tratta di un fatto confessato da un protagonista di quegli eventi in un contesto (la realtà istituzionale ampiamente consolidata del Regno d'ltalia) di assoluta neutrality rispetto a qualsivoglia finalità nascosta.


Sia le conseguenze sanguinose della rivolta che la chiara consapevolezza di questa matrice eversiva delle istituzioni, consigliarono l'awio di un'indagine di polizia.


Mentre quell'indagine veniva svolta (indagine che si concluse poi con rincriminazione di 39 imputati presenti nel regno oltre a 50 gia fuggiti; si ricordi il numero degli imputati perchè e funzionale alla comprensione dei fatti), si verified un altro attentato nel giugno 1849, quando esplose una bomba davanti alla reggia di Napoli mentre era in corso una manifestazione di folia plaudente alla riconquista della Sicilia da parte del generale Filangieri.


Naturalmente, anche questo secondo crimine porto all'apertura di una nuova e distinta indagine di polizia che porto airincriminazione di 42 persone (fra cui  per citare i nomi più noti  e'erano Carlo Poerio, Luigi Settembrini e Nicola Nisco). Questa seconda indagine porto alla scoperta di una Società segreta, l'Unione d'ltalia". che non solo aveva organizzato l'esplosione del giugno 1849 ma gestiva una attività eversiva molto diffusa che aveva fra i suoi obiettivi "statutari" quello di ammazzare Ferdinando ii perchè ritenuto responsabile dei fatti dei 15 maggio 1848 (i fatti, cioe, per i quali era in corso l'indagine che porto airincriminazione dei "39" prima ricordati).


Al processo detto "degli unitari" (quello dei "42'% insieme con sir W. Temple ambasciatore inglese "sistemato" quasi immediatamente e non meno emblematicamente  ma con la diplomatica motivazione dei problemi di udito nell'impropria vicinanza del Procuratore Generale che sosteneva l'accusa, assistette anche un deputato inglese, di nome W. E. Gladstone, che  stando alle cronache dei tempo  aveva un aspetto tale da non suscitare interesse particolare diverso da quello della sua vicinanza  ancora più "impropria" di quella di Temple  al banco della pubblica accusa.


Gli e che quel lord inglese torno in Inghilterra nel 1851  vale a dire subito dopo la conclusione del processo ai "42" awenuta alla fine del gennaio 1851 e ben prima dello stesso "inizio" del processo ai "39" per i fatti dei 1848  e scrisse un pamphlet titolato 'lettere a lord Aberdeen'.


Lord Palmerston si servi (come aveva deliberatamente previsto di servirsi, per comprensibili finalità della politica interna ed estera dell'Inghilterra, di cui si documentera più avanti) di questo libello per ottenere da Ferdinando ii una sorta di colpo di spugna generale per tutti i fatti del 1848 e 1849; richiesta che sapeva bene Ferdinando non avrebbe potuto soddisfare (era ancora "pendente" il procedimento riguardante i fatti del 1848) senza legittimare le gia accertate e provate azioni violente per il regicidio e l'instaurazione della repubblica (processo dei "42") e riconoscere, implicitamente, la propria responsabilità per i fatti del 1848 che avevano mosso l'azione dei "42".


Giustino Fortunato  avo omonimo del più noto meridionalista, ed in quel momento capo del governo di Ferdinando  penso bene, addirittura, di non informare nemmeno il re delle ritorsioni ufficialmente minacciate da lord Palmerston per vie  si fa per dire  diplomatiche. E Palmerston, naturalmente, non aspettava altro che di dare seguiti al ricatto preordinato.


Quando il ricatto inglese esplose, il buon Fortunato ci rimise, giustamente, il posto, ma Ferdinando fu indicato  attraverso la diffusione del 'libello" in via ufficiale da parte del governo britannico a tutte le corti d'Europa  come feroce despota, torturatore, giustiziere, costruttore e colonna di un regno bollato come la 'Va negazione di Dio" (l'espressione  per tornare aLL’origine di questa breve ma necessaria deviazione  che un uomo equilibrato e colto come S. Romano usa ancora nel 1999 come un maglio di insindacabile giustizia).


Tutta la stampa liberale europea e  per quel che contava  nordamericana fece da cassa di risonanza.

Le reazioni non mancarono: nelle Due Sicilie ed in Francia  in modo particolare  vi fu chi contesto parola per parola le righe della prosa di Gladstone, e con argomenti oggettivi ed inconfutabili. Ma quegli argomenti appartengono alla documentazione storica che il preconcetto metodologico che stiamo analizzando qualifica (anzi, squalifica) come "di parte borbonica" (con tutto quel che segue).


Dunque, sara meglio non tenerne alcun conto.


Ma il contenuto della documentazione esistente (e nota da tempo) di fonte sicuramente antiborbonica e tale da ridurre in polvere il mito di Gladstone e quel che ha significato: ed è  probabilmente  questo il motivo della perdurante omissione di quei documenti nella "cultura ufficiale" anche a fronte della assoluta notorieta e facilità d'accesso delle fonti in cui sono da sempre rintracciabili.


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