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Il Portale del Sud

Due Siciolie

Noi Borbonici

di Brigantino

 

I Borbone furono meridionali. Erano come noi. Il Re ed il "lazzaro", nell'innegabile diversità di ruolo, erano parte di un unico organismo sociale, che funzionava.

Ma lo Stato non era "borbonico", era bensì il nostro Stato.

Eppure quando si ricordano gli avvenimenti risorgimentali, i più pensano che la guerra la persero i Borbone da soli, assumendoli a simbolo convenzionale di un'entità estranea e desueta, cui tutti i mali vanno ascritti, quale panacea delle coscienze di ieri e d'oggi.

Così, in questa narcotica trasposizione, la Nazione viene sostituita dalla stessa Monarchia, ed il Re considerato un estraneo nemico del tessuto sociale.

Questa visione è presente anche tra gli eruditi: coloro che hanno immagazzinato tantissimi dati, ma non hanno saputo sintetizzare una cultura propria, omologandosi così a quella convenzionale.

Costoro sono pronti a condannare, con severa sicumera, chi non si adatta a questa operazione di rimozione della memoria storica, bollandone il pensiero quale revisionismo "spazzatura".

Sopravvive pertanto la visione del passato distratta e rassicurante per le italiche coscienze che il Borbone passasse le giornate assiso sul trono, in una pittoresca e tragica rincorsa verso sempre più dispotici ed estemporanei capricci.

Questa visione risulta conveniente anche alle coscienze meridionali che, identificando l'Antico Stato con la Dinastia, si affrancano dalla sconfitta e, soprattutto, dal peso di ciò che i nostri padri avrebbero dovuto esprimere, in campo politico sociale civile economico, e che invece non seppero esprimere.

Così è nata la trasposizione d'ogni responsabilità, passata presente e futura, ai Borbone, compendio di un Male talmente inamovibile, da spiegare e giustificare l'imperfezione dell'attuale Bene.

Ma la verità è che i Borbone non erano un tumore in un corpo sano.

Non erano gli oppressori stranieri da sostituire con l'Italia: essi erano Meridionali, con pregi e virtù, e se il Regno cadde, ciò fu anche dovuto alle colpe dei liberali meridionali.

L'Antico Regno era uno Stato costituito: aveva leggi, governi, ministeri, funzionari, burocrati, magistrati, militari e tutti questi erano Meridionali, che condividevano le responsabilità di Stato.

Sia ben chiaro: l'Antico Regno di Ferdinando II è stato quanto di meglio il Sud ha saputo, in completa autonomia, esprimere in campo istituzionale.

Ricordiamoci perciò che quando si dice "lo Stato borbonico, l'esercito borbonico, la burocrazia borbonica, il dispotismo borbonico, ecc", si stanno usando simboli atti a rimuovere il ricordo del nostro passato, l'unico che ci appartiene, e per far apparire naturale esigenza storica il confluire nell'Italia dei Savoia, quelli sì stranieri.

La guerra del 1860 l'abbiamo persa noi Meridionali, con la nostra incapacità e con i nostri traditori.

I soldati di Franceschiello non erano un esercito stravagante, un po' sfortunato, un po' ridicolo: era il nostro esercito formato da giovani pugliesi, lucani, abruzzesi, calabresi, campani, ecc.

Tutti ugualmente traditi da pochi e dimenticati dalla Storia nelle squallide prigioni sabaude, o in un bosco di Ripacandida, in una infame e disperata guerra partigiana. I morti di quella guerra furono i nostri morti, non quelli dei Borbone.

Le conseguenze di quella sconfitta esplosero nelle nostre mani, come una bomba a orologeria che scoppia ad intervalli successivi con deflagrazioni sempre più laceranti: miseria, emigrazione, sottosviluppo, malavita, imbarbarimento sociale e civile

 

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