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DUE SICILIE - Periodico Indipendente dei Popoli delle Due Sicilie - Anno IX – Numero 1 / 2004

Michelina De Cesare

Medaglia d’Oro al Valor Militare
Associazione Due Sicilie di Vicenza, Decreto nr. 2/MO in data 1 dicembre 2003


Catturata durante un combattimento contro preponderanti forze nemiche e sottoposta a crudeli torture per costringerla a svelare le posizioni della resistenza locale preferì la morte al tradimento. Fulgido esempio di amore di Patria e di fedeltà alla Resistenza contro l’invasore piemontese. Monte Morrone, Mignano, 30 agosto 1868.


Michelina De Cesare

 

Michelina De Cesare nacque a Caspoli (Mignano Montelungo) il 28 ottobre del 1841 e quando avvenne l’invasione piemontese aveva appena vent’anni. Era una bellissima ragazza e fu in quel periodo che conobbe Francesco Guerra, uno dei più temuti capi della guerriglia in Terra di Lavoro, aggregandosi al gruppo da lui comandato.

Francesco Guerra, nato a Mignano il 12 ottobre 1836, era stato sergente dell’Armata delle Due Sicilie e aveva partecipato alle battaglie del Volturno nel 1860. Disciolto l’esercito duosiciliano, si aggregò ai guerriglieri legittimisti che combattevano contro i piemontesi, divenendo in breve tempo il comandante di un fortissimo gruppo. In quegli anni l’intero Sud era in rivolta nel tentativo di riportare sul trono Francesco II. Le formazioni partigiane erano oltre 500 e resistevano strenuamente contro l’intero esercito invasore.

La tattica adottata dalla banda Guerra fu quella tipica della guerriglia, evitava cioè il contatto con forze preponderanti e agiva solo in condizioni di sicurezza. Quando veniva intercettato dalla truppa nemica, il gruppo si divideva per riunirsi dopo in un punto precedentemente designato a seconda delle località attraversate. Francesco Guerra faceva eseguire sempre dei rapidi spostamenti, di regola notturni, posizionandosi in altre regioni confinanti.

Michelina, in seguito, si sposò segretamente con Francesco nella chiesa di Galluccio e con lui partecipò ad ogni combattimento del suo gruppo. Fu assai impavida e con il suo formidabile intuito riuscì numerose volte a prevenire gli attacchi e le imboscate del nemico. Ma non riuscì a prevenire la vigliaccheria dei traditori.

Dopo circa sette anni di strenua lotta che inflisse molti danni alle truppe nemiche, nella notte tra il 30 e il 31 agosto del 1868 Francesco Guerra e Michelina De Cesare, in sosta in una masseria alle pendici di Monte Morrone con altri due guerriglieri, Giacomo Ciccone e Francesco Orsi, furono circondati di sorpresa da un reparto del 27° fanteria comandati dal maggiore Lombardi. Le truppe nemiche erano state guidate da una spia del luogo ed erano riuscite nel loro intento anche perché favorite da un fortissimo temporale. Francesco Guerra fu ucciso alla prima scarica della fucileria piemontese, gli altri furono uccisi durante la fuga.

Michelina, rimasta ferita, fu catturata e poi torturata allo scopo di conoscere la posizione degli altri guerriglieri. Morta a causa delle atroci sevizie subite, fu spogliata ed esposta il giorno successivo nella piazza del paese di Mignano come monito alle popolazioni "liberate" insieme ai cadaveri di Francesco Guerra, Giacomo Ciccone e Francesco Orsi, quest’ultimo quasi irriconoscibile per il massacro a cui era stato sottoposto.

L'effetto di questo macabro spettacolo sulla gente inorridita dall'efferato avvenimento fu opposto a quanto avevano in animo i barbari piemontesi, tanto che la guerriglia nella zona riprese con più vigore di prima.


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