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Fonte:
La Padania - 1 novembre 2001 

Un gatto scandalizza il Times

di Angela Pellicciari

Un esempio efficace di come la stampa dell’epoca, sia pro che contro, riferiva del Risorgimento


Un documentatissimo giornale controcorrente. Questo è L’Armonia, quotidiano cattolico fondato e diretto da uno dei più brillanti e battaglieri preti piemontesi, il teologo Giacomo Margotti. Giorgno dopo giorno, nonostante intimidazioni, botte, ingiunzioni di chiusura, don Margotti continua imperterrito a raccontare la verità. Lo fa con stile vivace, spesso irridendo la prosopopea liberale, prendendo in giro le menzogne della stampa di regime italiana e internazionale con scupolosissima attinenza alla realtà dei fatti.

Don Margotti è particolarmente pungente con l’Inghilterra e il suo facile moralismo filorivoluzionario. "L’intervento inglese in Italia è certo e conosciuto" scrive L’Armonia il 13 settembre 1861. L’Inghilterra è all’opera in Italia come sistema-paese: ministri e diplomatici, uomini d’affari, divulgatori di Bibbie e opuscoli protestanti, la Marina che sorveglia benevola le coste meridionali e, da ultimo, la stampa. A questa tocca il compito di descrivere, esaltandole, le gesta della nazione che dopo 15 secoli si ridesta dal sonno cattolico ed entra nell’orbita protestante e massonica.

In questo contesto rientra una ridicola corrispondenza da Roma comparsa sul Times del 28 agosto 1861. Il prestigioso quotidiano londinese - ironizza don Margotti - non si lascia sfuggire l’occasione di raccontare un fatto scioccante (shocking): la barbara uccisione di un gatto. Autrice del misfatto: Maria Sofia di Baviera, moglie di Francesco II, ultima regina di Napoli. Questo il fosco ritratto che il Times dedica alla giovane regina: "Porta alla sua cintura il suo terribile revolver, ama far pompa dell’aggiustezza de’ suoi tiri. L’altro giorno nei giardini del Quirinale prese per bersaglio un bel gatto della Siria, dal pelo di seta, dalla lunga coda, deliziantesi ai raggi del sole del mattino; imperocché la Regina s’alza dal letto alle ore cinque". Ebbene? "La povera bestia si strigliava, saltava, volteggiava senza la minima diffidenza, allora quando la Regina mira e fa fuoco".

Don Margotti commente: "Voi potete ammirare la sua [del Times] onestà, la sua pietà, la sua delicatezza, il suo rispetto alla donna ed all’infortunio, la sua civiltà, il suo italianismo. Noi siamo certi che la storia del gatto è inventata di sana pianta, ma essa ci mostra che cosa sia quel Times, che diceva a Cialdini di trattare i Napoletani come lupi della foresta, ed è oggi tutto viscere di compassione pel gatto del Quirinale. Forse i nostri lettori s’immagineranno che la pietà del Times sia stata ridestata dalle fucilazioni continue", dai tanti paesi rasi al suolo, dalle violenze contro il clero! Niente di tutto questo: "Trentamila Napoletani abbruciati, altrettanti fucilati sono una bazzecola. Ma un gatto ucciso!".

Gl’inglesi - continua L’Armonia - hanno uno strumento, che chiamano il fatto a molte corde, con cui staffilano i poveri marinai fino a squarciarne a brano a brano le carni. Né quei marinai destano mai la pietà del Times. Ci volle una bestia per commuoverlo, ci volle il gatto del Quirinale".

La stampa liberale si interessa ai gatti e copre con un velo di pietoso silenzio la crudeltà efferata che accompagna l’invasione sarda in Italia meridionale. Per avere una pallida idea di cosa è successo in questa parte d’Italia al momento dell’unificazione, leggiamo un bando del generale Ferdinando Pinelli divulgato nell’autunno del 1860: "Il maggiore generale comandante le truppe ordina: 1. chiunque sarà colto con armi da fuoco, coltelli, stili o altre armi qualunque da taglio o da punta, e non potrà giustificare di esservi autorizzato dalle autorità costituite, sarà FUCILATO IMMEDIATAMENTE. 2. Chiunque verrà riconosciuto di avere con parole, con denari o con altri mezzi eccitato i villici ad insorgere, sarà FUCILATO IMMEDIATAMENTE. 3. EGUAL PENA sarà applicata a color che con parole od atti insultassero lo stemma di Savoia, il ritratto del re o la bandiera nazionale italiana".

Il risultato della liberazione del Regno delle Due Sicilie dai Borbone è così descritto dalla Civiltà Cattolica all’inizio del 1861: "Le province in cui non è scoppiata la reazione, sono abbandonate a se stesse, che è quanto dire all’anarchia. I ladroni vi campeggiano liberamente, e ciascuno si guarda come può. Di che avvengono orrori indescrivibili, massime nell’isola di Sicilia, e gli stessi diari mazziniani ne parlano con ribrezzo. Nelle province in cui il popolo non ha voluto accettare la liberà tirannia regalatagli dal non intervento e dalla prepotenza settaria, vanno scorrendo colonne mobili di milizie regolari, col solito accompagnamento del giudizio statuario, delle fucilazioni immediate di 30, 50, e fino a 100 per volta, e della devastazione di intere borgate. In Napoli stessa non è lecito dir parola contro la presente oppressione, senza correre pericolo di violenze inaudite".

La Padania - 1 novembre 2001  

 









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