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Fonte:
http://web.calabriaora.it/ - domenica 13 novembre 2011 anno VI numero 313

Caro Prandelli...

la Calabria non è mafia

DI DAVIDE VARÌ

Caro Cesare Prandelli,

lei è qui in Calabria per una seduta di allenamento con la sua nazionale di calcio. Anzi, la nostra nazionale. Qualcuno ha convinto lei e i dirigenti della Federazione che la nostra è solo una terra di mafia e che un’iniziativa del genere, qui in Calabria, può assumere un valore simbolico importante. Sia chiaro, chi le ha chiesto di venire qui lo ha fatto in assoluta buona fede. Lo ha fatto per amore, un amore assoluto per questa terra. Caro mister, noi però siamo convinti che tutto questo sia inutile. Anzi, dannoso. Vede, gli ’ndranghetisti non hanno nessuna paura di quattro tiri al pallone di De Rossi, Pirlo e Balotelli. E gli abitanti di Rizziconi, una volta che lei e suoi ragazzi sarete tornati nelle vostre case, saranno di nuovo soli con i loro problemi quotidiani.

Caro Prandelli, lei deve sapere che con questa iniziativa non solo non stiamo spaventando i boss ma, cosa ancor più grave, stiamo dicendo a tutta l’Italia che la Calabria è solo una terra di mafia. Caro mister, lei è qui in buona fede, di questo ne siamo certi.

Qualcuno le ha senz’altro raccontato che le nostre città vivono sotto il ricatto della criminalità organizzata. Che i nostri concittadini galleggiano nella zona grigia dell’illegalità. Caro mister, non è vero. Caro Prandelli, la Calabria è un’altra cosa. Qualche mese fa, in occasione della sua elezione alla carica di segretario generale della Cgil, anche la signora Camusso è venuta qui in Calabria. Lei crede che la Camusso, la segretaria del più grande e importante sindacato italiano sia venuta qui per reclamare lavoro e diritti? Niente affatto, Susanna Camusso era qui per aderire ad una iniziativa contro la ’ndrangheta. Iniziativa nobile, certo. Eppure la nostra terra ha il più alto tasso di disoccupazione d’Italia. Perché la signora Camusso non viene qui per protestare contro questo dramma sociale? Il fatto è che la segretaria della Cgil non lo fa per le sue stesse ragioni. Non lo fa perché nell’immaginario italiano, ormai, la Calabria è solo ’ndrangheta. E allora, ci lasci dire una cosa: così come vorremmo che Susanna Camusso venisse per reclamare lavoro e diritti, allo stesso modo vorremmo che anche lei e i suoi ragazzi veniste per una semplice partita al pallone. Per farci divertire e non per raccomandarci di essere buoni italiani. Anche a noi piace il calcio e, caro mister, non siamo mafiosi.




calabria ora - domenica 13 novembre 2011 anno VI numero 313









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